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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEIA GERAL ORDINÁRIA DA COMPANHIA MISSIONÁRIA DO CORAÇÃO DE JESUS
    Realizar-se-á no CENÁCULO MARIANO em Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna – Italia ... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASAMBLEA GENERAL ORDINARIA DE LA COMPAÑÍA MISIONERA DEL SAGRADO CORAZÓN
    a realizarse en el CENÁCULO MARIANO en Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bolonia - Italia DE... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DELLA COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
    si terrà al CENACOLO MARIANO a Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna - Italia DAL 19 AL ... Continua
servire in umiltà
 
Studiamo il contenuto del secondo termine della nostra denominazione: Compagnia Missionaria. Etimologicamente la parola è derivata  dal verbo latino: “mittere”= “mandare” e precisamente dal participio passato: “missus” = “mandato”. Nella Scrittura questo verbo è usato spessissimo in tutta la sua coniugazione per significare una finalità ben precisa: l’investitura da parte di Dio di una missione di salvezza. Così, ad esempio, in Genesi (45,5) Giuseppe dice ai fratelli: “Iddio mi mandò avanti a voi in Egitto per il vostro bene”. Mosè, in nome di Dio, si presenta al Faraone per dichiarargli: “Jahve Dio degli Ebrei, mi ha mandato da te per dirti: lascia partire il mio popolo affinché mi renda un culto nel deserto” (Es 7,16)… Anche Gesù si dice mandato dal Padre  come  dono  d’amore  “affinché  ognuno  che  crede  non  perisca, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). La presenza della volontà salvifica di Dio deve durare senza sosta sul cammino degli uomini. Per questo Gesù risorto trasmette la consegna della sua missione agli apostoli: “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi”(Gv 20,21). “Andate e istruite tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”(Mt 28,19). L’investitura da parte di Dio importa l’accompagnarsi della sua onnipotenza contro tutte le resistenze e tutte le difficoltà. “Prima che ti formarsi nell’utero ti ho conosciuto, prima che tu uscissi dal seno ti ho santificato: ti ho stabilito profeta per le nazioni” (Ger 1,5). “Tu poi, cingiti i fianchi, levati e di loro quanto ti ordinerò: altrimenti ti farò temere la loro faccia. Ecco io ti pongo, oggi, come città fortificata, come un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo della terra. Ti faranno guerra, ma non ti sopraffaranno perché io sono con te per salvarti” (Ger 1,17-19) Le pagine della Scrittura sono indistintamente segnate da questa certezza e testimoniano la “strana” azione di Dio. Nella prima lettera ai Corinti, l’apostolo Paolo ha tentato di descriverla così: “Ciò che è stolto per il mondo, Dio lo sceglie per confondere quello che è forte….affinché nessuna creatura possa vantarsi davanti a lui” (1Cor 1,27-29)… Noi e il dono di Dio 1. La chiamata di Dio alla fede è certamente per tutti gli uomini, ma alla perfezione della fede in una integrale imitazione di Cristo e ad una esplicita missione di apostolato, è solo per alcuni. Noi dobbiamo raggiungere la morale certezza di essere fra questi. Come? Forse un indice particolarmente rivelatore è il senso di Dio che lentamente ci invade. E’ la forza del cuore che trascina di prepotenza tutte le facoltà verso colui che sta diventando il grande amore e il grande interesse della nostra vita: “Proseguo la mia corsa, scriveva San Paolo ai Filippesi, per vedere di afferrare Cristo Gesù perché anch’io sono stato afferrato da Lui”. Uno scambio di attenzione. Se la nostra non riesce a diventare preponderante per Dio, arrischieremo di fare un passo che forse non era nei suoi disegni o che, comunque, svuota la sua scelta di quella stabile serenità che egli voleva donarci per farci testimoni della sua vita e della sua gioia in mezzo ai fratelli. La volontà dunque di conquistarci brano per brano a Dio, in un lavoro paziente, sofferto, ma tenace e soprattutto soddisfatto perché è prova d’amore, è ricambio d’interesse, perché è dono di noi stessi a lui, immedesimazione della nostra vita con la sua vita….è un buon criterio per affermare che egli ci ha scelti e portati tra le file della Compagnia Missionaria. 2. La vocazione di Dio è sempre per un dono di salvezza che egli vuol porgere agli uomini per mezzo nostro. “Come posso essere nel mio ambiente una luce che elevi dalle bassezze della quotidiana oscurità, luce che riscalda, illumina e vivifica? Solo se io spesso sto nel cerchio luminoso di Dio. “Il Cristo mi deve illuminare: allora potrò irradiare diffusamente ed efficacemente la sua luce” (B.Naegele). Il filtrare quotidianamente tutto noi stessi: pensieri, sentimenti, parole, atteggiamenti, attività attraverso il Vangelo, perché tutto sappia di Cristo, perché tutto ripeta, quanto meglio è possibile, l’esempio di Cristo, non è solo un lavoro necessario per rendere certa la nostra vocazione “radicandola nell’amore” ma è anche una questione di….onestà professionale. “Investiti di questo ministero,... ripudiamo i sotterfugi dettati dalla vergogna e, invece di comportarci con astuzia e di falsare la parola di Dio, ci affidiamo al giudizio coscienzioso di ogni uomo con la chiara manifestazione della verità al cospetto di Dio….Poiché noi non predichiamo noi stessi, ma Gesù Cristo” (2Cor 4,1-5). Sembra legittimo concludere che, per essere degni del mandato di Dio, noi dobbiamo tendere ad essere sacramento di Cristo, come Cristo fu sacramento del Padre. Con il termine “sacramento” intendiamo una realtà umana che ci accosta ed immerge in una realtà soprannaturale. Questo fu certamente il compito dell’umanità di Cristo rispetto alla divinità e all’amore del Padre. “Il Padre ed io siamo una cosa sola” (Gv 10,30). Ecco perché “chi vede me, vede anche il Padre mio”(Gv 14,9). Possiamo ambire lo stesso traguardo nei confronti della santità e dell’amore di Cristo? Credo sia più esatto dire che “dobbiamo”perché “noi siamo gli operai di Cristo e gli amministratori dei misteri di Dio. Ebbene dagli amministratori non si esige altro se non che siano fedeli”(1Cor 4,1-2). 3. Una parola anche sul contesto in cui Dio ha “calato” la nostra vocazione. Senza dubbio diversi erano i compiti di una vocazione di Dio e re, a profeta, a liberatore del suo popolo. Altrettanto, ai giorni nostri, di una vocazione di Dio all’una o all’altra famiglia di consacrati. La nostra si attua nella Compagnia Missionaria del Sacro Cuore. Peccare di astrattismo è una tentazione facile, ma se seguita ci condurrebbe alla insoddisfazione e alla sterilità. Le linee, dunque, su cui noi dobbiamo erigerci a “segno” di Dio in mezzo ai fratelli ed espletare il dono di grazia che egli ci ha affidato, sono quelle che nello studio, nella pazienza, nell’obbedienza all’indirizzo di Dio e della Chiesa sono maturate per la Compagnia Missionaria. Porci decisamente nelle modalità di servizio che sono proprie della nostra famiglia, amarne la fisionomia, rispettarne le tradizioni, donarci con intelligenza e iniziativa alle sue attività, riscaldare gli ideali e le energie al fuoco del suo spirito, significa vivere nella piena aderenza al piano di Dio e nella soddisfazione di sentirci “realizzati”come lui ha pensato e scelto per noi. “Chi di voi, ha detto Gesù, se ha un servo ad arare o al pascolo, al suo ritorno dalla campagna, gli dice: “Svelto, vieni a metterti a tavola! Non gli dirà invece:”Preparami da mangiare, cingiti per servirmi…poi mangerai e berrai anche tu? Forse il padrone ha degli obblighi con il servo perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi: quando avrete fatto tutto ciò che vi è stato comandato, dite: siamo servi inutili. Abbiamo fatto semplicemente quello che dovevamo fare” (Lc 17,7-10). Servire con umiltà, dove e come desidera Dio, è tutto il senso della sua chiamata. Infatti “non siete stati voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho posto sul cammino perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (Gv 15,16). Il pensiero conclusivo Questa mattina, celebrando la Santa Messa, sono stato particolarmente colpito dalle parole della consacrazione: “Prendete e mangiate tutti: questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”. Ho pensato che l’essere scelto da Dio era anche una domanda che egli ci faceva di seguire il suo Figlio in tutti i passi del suo cammino, eventualmente anche fino al calvario. Dal giorno infatti in cui Cristo ha compiuto il suo sacrificio, sembra diventata ineluttabile la legge della sofferenza per il traguardo della redenzione. Ho detto al Signore di “si” per me e per voi. Sono stato indiscreto? Spero di no, perché per noi “chiamati”,  il vivere “è una moneta da spendere” per comperare la salvezza nostra e dei fratelli. (Dagli scritti di P. Albino, Bologna, 2-2-1971)
un altro mondo
 
VISITA DELLA PRESIDENTE IN GUINEA BISSAU Dal 6 dicembre 2018 al 9 gennaio 2019 in Guinea Bissau per visitare il gruppo CM che vive e lavora in questo paese dell’Africa occidentale bagnato dall’Oceano Atlantico. 6 dicembre: viaggio con Royal Air Maroc (RAM) per la prima volta. Alcune persone gentili mi aiutano a salire e scendere dall’aereo portandomi il bagaglio a mano. Ne sono loro grata e le benedico. Siamo stipati in un aereo con sedili mini, molta gente comunica ad alta voce tranquillamente senza la minima preoccupazione di dare disturbo agli altri: tutti insieme appassionatamente … Sarà così per quasi tutto il viaggio. A Casablanca tempo ridotto per raggiungere la coincidenza per Bissau ma un funzionario ci fa passare prioritariamente tra la ressa dei passeggeri. Troviamo il nostro aereo quasi pieno di passeggeri provenienti da altri paesi. Sarà così anche a Capo Verde dove ci fermiamo per far scendere alcuni passeggeri e salire altri. Sembra di stare su un autobus! A Bissau scendiamo ma altri rimangono per andare in Costa d’Avorio. Questa linea aerea occidentale dell’Africa è coperta in buona parte da RAM infatti è più economica di altre. In Guinea Bissau giungiamo il mattino presto – ore 3.30 del 7 dicembre: mi aspettano Antonieta e Ivone. Si avvicina un funzionario dell’aeroporto, Abu, figlioccio di Antonieta, che mi aiuta nel disbrigo delle formalità per uscire rapidamente. Subito a nanna ed il sonno sarà compagno benefico nei giorni seguenti di assestamento tra le temperature europee e quelle africane. Dormo, dormo, dormo e mi fa bene. Oggi, domenica partecipo alla Messa all’aperto, sotto gli alberi ed un grande albero di castagna cajù, attorniata da tanta gente e tantissimi bambini. Alla fine dell’Eucaristia devo presentarmi con un altro credente proveniente dalla Guinea Conakry. Si usa così e vuole essere un modo per accogliere e far sentire che sei in sintonia con la comunità. 10 dicembre: giornata internazionale dei Diritti Umani. Siamo invitate da Ivone ad un incontro nel Centro Culturale Francese dove si parla di inclusione sociale delle persone con handicap. Andiamo tutte: Antonieta, Ivone, Nhamo, Silvia ed io. Molte persone partecipano a questo evento dove si raccontano storie di vita di persone che hanno lottato per affrontare dignitosamente e con determinazione il loro limite riuscendo ad impegnarsi ed a lavorare affinché molti altri connazionali potessero accedere a migliori condizioni di vita. Una di queste persone é appunto la nostra Ivone. Una serata di festa con canti e danze che coinvolgono un poco tutti. Vita quotidiana: il mattino dopo la preghiera e la colazione ciascuna va o a scuola (Silvia e Nhamo, Antonieta), o al lavoro (Ivone) ed io rimango in casa. Jaime (custode di giorno) si occupa di varie cose, galline, cani, giardino, e vigila sull’ampio spazio dove si affacciano la nostra abitazione, la scuola, l’atelier (dove imparano a cucire alcune donne). Rosa, sordomuta, lavora come inserviente nella scuola ma viene tutte le mattine ed ha cura della pulizia esterna di una parte della casa, ... tutte persone che sono preziose per l’andamento della casa e che mi insegnano la fedeltà quotidiana al proprio dovere. Il pomeriggio ci dedichiamo agli incontri tra di noi e cerco di cogliere e di capire attraverso il dialogo ciò che le persone vivono. Antonieta e Ivone (46 anni) fanno parte della CM da 14 anni e Nhamo (30 anni) da 4 anni; Silvia vive con noi da settembre 2017 e frequenta il primo anno della Università per educatrici d’Infanzia; sta vivendo il periodo di accompagnamento iniziale ed ha 21 anni. Colgo le storie familiari e quello che sentono nel loro cuore. La scuola, della quale è direttrice Antonieta, con 450 alunni dal lunedì al venerdì riempie di voci il cortile dove si affacciano le nostre abitazioni. Oltre alla scuola c’è anche l’atelier che ha una sua organizzazione con l’appoggio e l’impegno appassionato di Ivone. Feste natalizie: canti ben preparati e liturgie curate con la presenza dei francescani OFM della parrocchia di Brà che fedelmente celebrano l’Eucaristia nello spazio davanti alla nostra casa e sotto un grande albero di caju. La presenza della comunità di S. Paolo abbastanza corposa ed attiva con l’appoggio e la collaborazione delle nostre missionarie. 26 dicembre: passeggiata a Nhoma dai frati francescani che lì hanno una scuola ed un liceo in una zona che dista circa 30 km da Bissau. Una zona difficile dal punto di vista pastorale. Grande accoglienza e una giornata vissuta nella gioia della fraternità squisitamente francescana. Un giorno di distensione che fa bene a tutte. 30 dicembre: visita alle famiglie delle missionarie: iniziamo con la famiglia di Antonieta che abita relativamente vicina lì preparano il pranzo con la presenza del papà e dello zio con parte della sua grande famiglia. I vicini partecipano alla nostra festa che diventa festa per tutti. Scambio di regali: ricevo il tessuto tipico che qui viene realizzato a mano. Anche dalla famiglia di Ivone che abita vicino alla parrocchia di Fatima (in centro) veniamo ricevuti con molta gioia ed anche qui scambio di doni. Proseguiamo e visitiamo il fratello di Antonieta, Alberto con la sua famiglia ed infine la mamma di Nhamo. Un grande giro che mi dà occasione di conoscere alcuni quartieri della città di Bissau. Un pomeriggio pieno di incontri che rendono gioiosa e bella questa ultima domenica dell’anno. La sera del 31 dicembre partecipiamo alla messa di ringraziamento di fine anno nella parrocchia centrale di Brà di cui fa parte la comunità di S. Paolo ed altre 4 comunità. E’ una messa molto animata con canti e danze. I Frati Francescani Minori animano questa Eucaristia. Sono tutti giovani sacerdoti della Guinea e si sente questo clima gioioso che fa bene al cuore. 2 gennaio 2019: visita a Takir, alla Casa Regionale dei missionari del PIME presenti in Guinea da più di 70 anni. Incontro con P. Fabio Motta Superiore regionale del PIME, che ci fa conoscere questo luogo dove sono vissuti molti missionari. La presenza ed il servizio missionario si svolge non solo a Bissau ma anche in varie missioni. Collaborano anche molti laici. La Compagnia Missionaria deve molto ai missionari del PIME perché sono loro che hanno accolto l’inizio del cammino vocazionale di Antonieta ed Ivone ed accompagnato la nascita della CM in terra di Guinea. Un ringraziamento sentito a loro, (soprattutto a p. Dionisio Ferraro, ora in Italia) che ha collaborato fin dal 1994 per la nascita e la crescita della comunità di S. Paolo, la scuola e le iniziative sociali e missionarie in questa zona della città. Proseguiamo il nostro giro visitando anche il Centro di N’Dame creato da un missionario del PIME. Incontriamo due suore missionarie (provenienti dall’India – Kerala) dell’Istituto Oblate del Sacro Cuore – Frascati (Roma). Sono loro che accolgono i vari gruppi delle due diocesi della Guinea, (Bissau e Bafatà) sia per esercizi spirituali che per incontri diocesani di vario genere. E’ un luogo molto frequentato. Riusciamo a dedicarci alle varie visite per il fatto che siamo in tempo di vacanze e cerchiamo di intercalarle con incontri vari tra di noi così da valorizzare queste giornate con un lavoro di approfondimento di alcuni temi specifici CM. La Guinea Bissau ha circa un milione e mezzo di abitanti e una conformazione geografica particolare contornata dal mare. Attualmente si dibatte tra vari problemi grandi e piccoli. Finalmente dopo vari rimandi, sono state indette le elezioni per il 10 marzo 2019 ma molti partiti si contendono il potere. In questo periodo ci sono stati sia gli scioperi degli insegnanti della scuola pubblica sia quello dei trasporti collettivi. Finalmente gli insegnanti hanno interrotto lo sciopero ed hanno ripreso il 7 gennaio 2019; gli ospedali sono molto precari… Un paese con grandi problemi dove emerge l’impegno di tanti ma anche il prevalere di situazioni che per ora non trovano una via di miglioramento reale per la maggior parte della popolazione. Il 4 gennaio: viene a trovarci il Vescovo D. José Câmnate na Bissign, è un momento bello e significativo. Attraverso il dialogo con lui colgo le sue preoccupazioni sia pastorali che sociali ed il suo impegno, assieme a tanti missionari, diocesani e operatori pastorali, per un miglioramento delle condizioni di vita e di futuro di questo popolo. So dell’impegno della diocesi a livello educativo con più di 40 scuole elementari ed altrettante scuole dell’infanzia. Altre scuole di livello superiore molto importante per la crescita delle persone. La Caritas ha un ruolo importante nel favorire progetti sia agricoli che di promozione della donna … Una chiesa piena di vita impegnata a promuovere e ad alimentare la fede e la speranza. Mi viene spontanea la comparazione con il Mozambico (dove ho vissuto molto tempo e dove siamo presenti come CM) e vedo tante cose uguali ed altre diverse ma tutte con uno sguardo che coglie la bellezza della gente d’Africa. Quel non so che di mistero che abita questo continente e che lo rende attraente ma che a volte interroga per le molte contraddizioni. Qualcosa che ti appassiona e ti fa pensare … E rimane aperta una riflessione che non può contenere e comprendere fino in fondo un altro mondo che guardo con speranza ed empatia.
freschezza della gioventù
 
L’11 novembre 2018 sono entrate nel Biennio di formazione: Angelina, Argentina, Ilda e nel periodo di orientamento Bete e Olga. Abbiamo celebrato questo evento con gli amici della CM, il giorno della chiusura dell’anno sociale. P. Aderito scj, amico di sempre, ha celebrato l’Eucarestia. Questi momenti sono sempre pieni di gioia e per noi sono anche una grande responsabilità. Le testimonianze scritte qui di seguito sono semplici ma manifestano la freschezza della gioventù che si sta donando e mostrando il desiderio di andare avanti. Chiedo molta preghiera perché tutto possa continuare come desidera il Cuore di Gesù. In questo percorso formativo ho fiducia in Maria che è madre guida e custode. Accompagnateci con la vostra preghiera. Anna Maria Berta   Sono entrata nel Biennio di Formazione il giorno 11novembre 2018.  Per me è stato molto bello dare ancora un passo in più nella Compagnia Missionaria. Sono contenta di vivere in gruppo camminando verso la consacrazione.Ho conosciuto la CM nel 2012, quando vivevo nel convitto degli studenti e frequentavo la parrocchia di Namarroi. Ho cominciato il cammino nella CM nell’anno 2013, quando cominciava il gruppo di Invinha; non mancarono le difficoltà perché la casa era ancora in costruzione, ma ne è valsa la pena perché ho imparato molto. Nel 2014 sono passata nel gruppo di Nampula e l’anno successivo sono entrata nel periodo dell’orientamento. Mi è piaciuta molto la formazione oltre che la formatrice Anna Maria; è stato molto importante per me anche l’accompagnamento di altre missionarie. Ringrazio tutte quelle persone che mi hanno aiutata ad arrivare fino a questa tappa del Biennio. Angelina Alberto Mutipo Sono Argentina Fernando Saraua, nata a Regone-Namarroi; ho iniziato il Biennio di formazione l’11 Novembre 2018.Celebriamo questo giorno con molta gioia ed entusiasmo. E’ stato molto importante per me dare più un passo nel mio percorso. E’ stato un giorno diverso: ascoltando, sapendo e credendo che in verità da ora in poi starò nella tappa del Biennio di formazione. Ho acclamato con grande gioia e ho lodato Dio, il Padre, per avermi scelta e accompagnata.Chiedo a Dio che continui sempre ad accompagnarmi nel mio cammino, che mi aiuti ad affrontare le difficoltà, e a vivere nella fede e nella gioia. Ringrazio Dio per essere riuscita ad affrontare tutti gli ostacoli e stare decisa ad avanzare. Chiedo che mi dia il desiderio di contemplare sempre il mistero del suo Cuore trafitto segno dell’amore totale al Padre e che mi conceda la grazia di scegliere Dio come pienezza della mia vita. Argentina Fernando Saraua Mi chiamo Ilda Manuel Antonio, sono di Alto Molocue-Mutala della Zambesia. Dopo il cammino fatto nel periodo dell’orientamento, sono felice per la mia entrata nel Biennio di Formazione. In questo percorso conoscerò meglio e di più la spiritualità della CM e Gesù, nel mistero del suo Cuore Trafitto che è segno di amore totale per il Padre e per gli uomini e le donne.Sono felice di stare in questo percorso, della chiamata e di stare in questa famiglia in cui mi sento di essere proprio in famiglia. Sono molto contenta di appartenere a Cristo, di essere testimone viva, secondo i suoi insegnamenti, e sono disposta di assumere con responsabilità il mio crescere nella Compagnia Missionaria, per l’avvento del Regno di Dio. Sono sicura che in questa tappa formativa apprenderò molte cose su Gesù, sul vivere i suoi insegnamenti nell’amore, nell’umiltà, nella semplicità nell’onestà con Cristo, vivere nella preghiera e seguirei cammini de Dio. Ringrazio Dio per il dono della vita, per il grande Amore che Lui ha per me e voglio chiedergli anche che aumenti la mia fede, che lo Spirito illumini il mio Cuore e che Maria mi guidi nei momenti di gioia e di tristezza e mi protegga nelle difficoltà.Grazie Gesù per il grande amore che mi dai. Ilda Manuel António Io, Bete Vasco Neves, figlia di Vasco Neves e di Lidia Capena, nata il 24 aprile 1996 nella provincia della Zambesia, distretto di Gurue, ho 5 fratelli e sorelle; ho conosciuto la CM nel 2015 quando frequentavo la decima classe a Invinha.E’ stato in questo anno che ho bussato alla porta della CM, nella comunità di Invinha, e che ho cominciato a partecipare agli incontri quindicinali di discernimento spirituali. Nel 2016 sono entrata a far parte del gruppo della CM a Invinha, dove sono stata accolta da: Mariolina, Lisetta e Dalaina insieme ad altre giovani che là abitavano. Ho vissuto 2 anni nei quali mi sono sentita molto felice e gioiosa di conoscere più da vicino la CM e ho acquisito più forza per continuare questo percorso. Con la chiamata che sempre ho sentito e sento, nel 2018 ho continuato la mia esperienza a Nampula. L’11 Novembre2018 è stato un giorno di grande gioia per me perché ufficialmente ho cominciato il periodo di Orientamento.Questo passo mi lascia serena e com la sicurezza che il Cuore di Gesù mi accompagnerà. Voglio chiedere a Maria che continui a essere Madre, Guida e Custode e che indichi il cammino e mi illumini in questo mio cammino. Bete Vasco Neves Ciao! Mi chiamo Olga Alcino, sono di Nampula, sono nata il 10 giugno 1994, figlia di Alcino Francesco e Maria Lúcia Domingos, ho 3 sorelle(2 degli stessi genitori e una che è sorella solo da parte di padre) con me siamo 4 sorelle, sono figlia di genitori separati. Chi mi ha presentato alla Compagnia Missionaria è stato il responsabile della comunità parrocchiale. Il primo contatto è stato con Anna Maria che mi ha parlato della CM: mi ha parlato della storia e mi ha dato un libretto da leggere. Mi piacque…e nel 2017 sono entrata nel gruppo di Invinha per conoscere maggiormente la CM e anche per farmi conoscere. E’ stata una bella esperienza; mi è piaciuto relazionarmi con le altre giovani, in nuovo ambiente, ho appreso a leggere la Bibbia e questo è stato molto bello. Nel 2018 sono tornata nel gruppo di Nampula e nell’11 di Novembre ho iniziato il periodo di orientamento. E’ stato un giorno di gioia e felicità. Nel profondo del mio cuore sento che Dio mi chiama per camminare in questa famiglia CM.Voglio seguire Gesù Cristo come le missionarie della CM seguono. Questo è stato il motivo che mi ha fatto lasciare la famiglia di sangue e stare qui,Ringrazio il Signore Gesù e sua Madre Maria Santissima che mi ha accompagnato e illuminato nel mio cammino attraverso l’ascolto, la preghiera .Grazie, Signore Gesù. Olga Alcino  
esempio di offerta e donazione
 
RICORDO DI EMA LUZ MENDOZA, familiaris di S. Bernardo, Cile Il 21 gennaio scorso all’età di 93 anni è deceduta a S. Bernardo del Cile Ema Luz Mendoza Oyanedel, Emita, per gli amici. La sua vita è stata veramente un esempio di offerta e donazione al Signore. Da 26 anni faceva parte del gruppo dei familiares. Nel marzo 2000 sostituì la responsabile del gruppo Kenia Montano quando questa morì. Un servizio che svolse con impegno e serietà fino alla fine di quell’anno. Aveva una grande ammirazione e stima per p. Albino e Santina che aveva conosciuto personalmente e che cercava di rimanere in contatto attraverso una frequente corrispondenza. Per nessun motivo mancava alle nostre riunioni, era molto fedele e ligia in questo. Aveva un forte senso di appartenenza alla CM. I funerali si sono svolti a S. Bernardo nella parrocchia di S. Clemente, con la partecipazione oltre che dei familiari e amici anche di una rappresentanza CM. Chi era presente ha definito la Messa”commovente”. Il parroco, che la conosceva bene, ha tracciato il percorso della sua vita presentando aspetti concreti: è stata maestra alle elementari e anche maestra di religione. In seguito è stata scelta come direttrice del collegio dove insegnava. Ha partecipato per diversi anni al coro dei professori; le piaceva dipingere soprattutto paesaggi e fiori e scrivere poesie. Questi hobby l’aiutavano ad aver uno sguardo positivo e creativo anche sul mondo. Un suo grande apostolato era anche quello di recitare il Rosario, specialmente con i suoi colleghi, maestri in pensione, gli ammalati e altre persone. E’ deceduta assistita dalla figlia con la quale viveva da tempo. Ringraziamo il Signore per la sua vita di fede, di testimonianza fedele, di servizio e di presenza convinta e discreta nella CM. Preghiamo per lei e per la sua famiglia e chiediamole che dal cielo continui a vegliare su di noi.
dal sogno alla realtà
 
Fraternità accogliente A volte è bello risvegliarsi dai sogni, perché la realtà è migliore degli incubi. A volte. In genere, si dice che i sogni sono migliori della realtà e nei sogni avvengono anche i miracoli. Senza scomodare i miracoli, dovremo pur dare conto che la Provvidenza ha chiuso porta e spalancato portoni, ci ha lasciati cadere a terra, ma ci ha risollevati. E non abbiamo idea di cosa ha in mente ancora per il futuro. La carambola è cominciata nel 2013. A quei tempi, l’idea di una “fraternità accogliente” (ci siamo sempre qualificati genericamente così; ci daremo un nome quando finalmente avremo una dimora stabile), in cerca di un ubi consistar, dopo ricerche frustranti e al di fuori di queste, si era vista offrire una quanto mai allettante possibilità in quel di Pian di Venola. Per più di un anno abbiamo creduto nel sogno, destreggiandoci fra resistenze interne ed esterne. La cosa certa sembrava allora la dimora. Quella incerta, il gruppo. Anche all’interno della CM – per quanto ne so – cominciava già allora a girare l’interrogativo se aderire o no al progetto della fraternità accogliente, che prospettava una convivenza di vocazioni diverse: religiosi/e, consacrati/e, laici e laiche. Ricordo un’espressione di Dolores durante uno degli incontri “bilaterali” fra dehoniani (ITS e ITM) e CM in vista di progetti comuni: «Sarebbe una follia se la CM si sottraesse». Quando poi il gruppo si è costituito, è arrivato il primo sbarramento. Stavamo partendo – il nostro piccolo drappello – per ritirarci qualche giorno a Sottosoglio quando, mentre stavo entrando in macchina per partire, arriva la telefonata che mi chiede: «È vero che hanno venduto Pian di Venola?». Tramortisco. Risulterà vero, ma dalla proprietà (la Fondazione Opera Pia Da Via Bargellini, è bene che i nomi si sappiano) né dalla curia una sola telefonata per darci la notizia come diretti interessati o per dirci: «Il progetto finisce qui». Atteggiamento molto ecclesiastico e poco ecclesiale, che ci fa barcollare ma non mollare. Con l’autorizzazione delle autorità coinvolte, ripartiamo con la ricerca. Ci viene indicata la canonica della parrocchia di San Vitalino (Longara), che stava per essere lasciata da don Francesco Ondedei chiamato ad altro incarico. I parroci della zona (don Marco Bonfiglioli e don Franco Fiorini) danno il consenso. Date le dimensioni della canonica saremmo stati un po’ stretti, ma il sogno riparte. Verso la fine di novembre don Franco ci consegna le chiavi. Nel frattempo si era fatta avanti la diocesi di Pisa chiedendo una presenza nella casa di accoglienza per detenuti in misura alternativa per la quale era pronto un progetto. Proprio nel giorno in cui il p. provinciale dei dehoniani, p. Oliviero, si stava recando a Calci per vedere i luoghi e soprattutto incontrare le persone (ora Calci è una bella realtà avviata) arriva a me un messaggio nel quale don Franco mi chiede di restituirgli le chiavi perché non intende più dare ospitalità al nostro progetto. Dalla curia nessuna contromisura. Atteggiamento molto ecclesiastico e poco ecclesiale. Il 10 dicembre il vescovo Matteo Zuppi entra in Bologna. Dopo 30 anni di apnea si ricomincia a respirare. Per il lunedì 14 dicembre sera ci era stato dato appuntamento dal padre Provinciale dehoniano sostanzialmente per comunicarci che, dopo il nuovo voltafaccia, la Provincia ritirava il suo consenso, per quanto esplorativo, al progetto. Il nostro piccolo gruppetto, bastonato, si incontra la domenica sera per concordare la linea da tenere nell’incontro con il Provinciale. Concludiamo di chiedere coralmente un tempo supplementare, confidando che con il nuovo vescovo si potessero aprire vedute più ampie. Andando a letto, abbiamo tutti, non solo io credo, l’impressione di trovarci a percorrere l’ultimo tratto di un binario morto. La mattina del lunedì 14 vado come mio solito alla Casa della Carità per il mio turno di aiuto all’alzata. E mentre stavo per venire via – il cuore sempre morto – sr. Silvia (ma questo non si deve sapere) mi ferma e mi dice: «Ho saputo che don Franco non intende ospitarvi a San Vitalino. Perché non chiedete se si possa destinare al vostro progetto la Casa del Contadino per la quale la Parrocchia di Corticella sta da tempo cercando una destinazione?». Non credo ai miei orecchi e faccio fatica a credere al mio cuore. Chiedo un appuntamento urgente con il parroco don Luciano Bortolazzi, che me lo accorda per la sera stessa, prima che io andassi a celebrare la messa alla Casa della Carità. Don Luciano si mostra da subito aperto alla richiesta e paventa la possibilità di parlarne la sera stessa al Consiglio pastorale. Proprio mentre noi avremmo incontrato il Provinciale. Telefono subito a p. Oliviero per dirgli che sì, sappiamo bene qual è l’orientamento attuale del Direttivo, ma metti all’ordine del giorno del nostro incontro una proposta dell’ultima ora che solo stasera potrò illustrarti. All’incontro della sera, dopo una discussione indimenticabile, p. Oliviero accettò di darci e darsi un po’ di tempo per esplorare la fattibilità della soluzione Corticella. Così il 23 febbraio successivo (2016) il Consiglio pastorale e il Consiglio affari economici della parrocchia di Corticella consegnarono al parroco il parere favorevole alla destinazione della Casa del contadino al progetto della fraternità accogliente e della casa di accoglienza per detenuti in misura alternativa. Qualche mese dopo, il vescovo, il parroco, la Provincia ITS e il CEIS (che avrà l’incarico della conduzione della casa di accoglienza per detenuti) firmano un protocollo di intesa che dà il via alla progettazione architettonica affidata allo Studio Moretti. Come l’altra volta, ora che sembrava consolidarsi la prospettiva della struttura ad andare in crisi è il gruppo. Nella settimana di Sottosoglio dell’estate 2016 la famiglia Pierotti si ritira e noi ci si trova di nuovo scossi. Nell’estate 2016, dunque, comincia la lunga lavorazione per la ristrutturazione radicale della Casa del Contadino. Si sarebbe voluto consegnare la casa ristrutturata alla diocesi in occasione del Congresso eucaristico diocesano (2017) e invece tutto giace ancora incompiuto. Nel luglio 2018 si è provveduto alla fase destruens, ma al momento (fine gennaio 2019) la fase costruens non è ancora iniziata, anzi non è ancora partita la gara di appalto per l’assegnazione della commessa. Vedendo il succedersi sfibrante delle continue proroghe dei lavori, a maggio 2018 abbiamo chiesto, io e p. Maurizio, al p. Provinciale, p. Oliviero, di sondare la possibilità di una residenza temporanea per la fraternità o almeno un suo nucleo in qualche canonica della città. Il vescovo ci indirizzò a mons. Silvagni, il quale ci invitò a chiedere se don Marco Grossi, parroco di Santa Caterina al Pilastro e Sant’Andrea a Quarto Superiore, potesse metterci temporaneamente a disposizione la canonica di Quarto. Ci siamo recati da lui in gruppo nel giugno 2018 e lo abbiamo trovato benevolmente disponibile. Le condizioni della canonica, che avrebbero richiesto un intervento non soltanto di profonda pulizia, ci scoraggiarono dal raccogliere la disponibilità, visto che, in prospettiva, si sarebbe trattato comunque di un alloggio temporaneo. Abbiamo perciò sondato, a settembre, la disponibilità della comunità di Via Nosadella a ospitarci secondo certe condizioni di autonomia, ma la comunità di Nosadella non ne vedeva la fattibilità. Ora che il gruppo si era di nuovo consolidato e rafforzato, con il consenso dato dalla CM a Mariolina di inserirsi nel progetto, la coperta si scopriva dalla parte della struttura di residenza. E qui la provvidenza ha scoperto un’altra carta. Don Vittorio Zanata, parroco a San Donnino, stava per lasciare la canonica per la cessazione del suo mandato. La parrocchia di San Donnino veniva affidata alla cura pastorale di don Marco Grossi e così siamo tornati da lui con un’altra proposta: abitare temporaneamente nella canonica di San Donnino. Anche questa volta lo abbiamo trovato benevolmente disponibile. Così, con il consenso del vescovo, del parroco e del Provinciale p. Enzo Brena, che nel frattempo aveva assunto l’incarico, abbiamo incominciato ad organizzare la nostra convivenza temporanea a San Donnino. L’accoglienza che la comunità parrocchiale ci ha riservato e la simpatia con la quale ci sta accompagnando è superiore a ogni nostro merito e ogni nostro operato. Credo fermamente che sia un segno della provvidenza. Ad ogni porta che si è chiusa, un portone si è aperto. Ci siamo installati – all’insegna della precarietà – a San Donnino, dove condividiamo la vita quotidiana e domestica, restando dediti ciascuno (Elvira, Marcello, Mariolina e Maurizio; Francesco al momento deve dedicarsi alla madre ammalata) ai propri impegni. Condividere la vita quotidiana vuol dire pensare all’andamento della casa senza assumere collaboratori e nel contempo non trascurare l’inserimento nel territorio; è sorta così un’espressione spontanea di fraternità semplice. Ciascuno si è messo in gioco e ha messo a disposizione quello che sapeva già fare, ma anche attento ad apprendere dall’altro quello che sapeva fare all’incirca. È venuta fuori così una gara di solidarietà nel prevenire quello di cui l’altro avrebbe potuto aver bisogno, ma anche di comunicazione profonda e di messa in comune del nostro “essere”. La nostra attenzione non tanto ai nostri bisogni, ma soprattutto alla condivisione del nostro essere e saper fare ci ha portato a testimoniare la gioia del vivere insieme. Ogni giorno condividiamo con la comunità parrocchiale l’eucaristia del mattino, le lodi e l’adorazione la sera; la domenica proponiamo i vespri. I pochi che vivono insieme a San Donnino sono solo una minoranza-rappresentanza del gruppo più ampio, al quale partecipano (al momento) Flavia, Giuseppe, Mimma, Silvano, Martina, Serafina, Alessandro, Lorenzo. Abbiamo sempre tenuto a custodire come una specialità della nostra fraternità accoglierci secondo le modalità di adesione che sono possibili a ciascuno. Non c’è una o due sole modalità rigide di appartenenza; ciascuno partecipa per quanto gli è consentito dalle circostanze e dalle responsabilità che ciascuno si è assunto verso altri. È fondamentale che ognuno si sappia accolto e si senta invitato a dare il suo apporto perché insieme si possa crescere nella fraternità. I membri del gruppo sanno che lì è casa di tutti, tutti hanno la chiave e possono venire e sostare quando vogliono. Ogni giovedì ci troviamo tutti insieme per pregare, cenare e incontrarci intorno alla Parola di Dio o ai problemi di vita quotidiana. L’andamento a pendolo della nostra avventura ci ha portati a pagare ora il prezzo forse più alto: p. Enzo Franchini, che ha ispirato, alimentato e sostenuto (e credo lo faccia ancora) il nostro progetto e percorso non se l’è sentita di affrontare un trasferimento, tanto più se temporaneo, alla sua età e nelle sue condizioni e ha chiesto di essere inserito nella comunità di Bolognano. A Santo Stefano è stato con noi a San Donnino tutto il giorno e ci ha ancora una volta profondamente ispirati. Sono curioso di vedere quale sarà la prossima mossa della Provvidenza, perché sono fiducioso che, per quanto ci chiede, di più ci dà. Marcello
incontro al pozzo
 
Entro nel silenzio: del corpo (cerco una posizione in cui stare comoda, ma concentrata e ferma), della mente, del cuore, della bocca.Prendo consapevolezza della presenza di Dio, che vuole parlarmi e invoco lo Spirito Santo.Leggo attentamente il brano. Gv 4,5-30 Alcuni spunti per meditare. Il pozzo: per gli ebrei simbolo della Parola di Dio; luogo di incontro: al pozzo Mosè incontra la futura sposa Zippora e Il servo di Abramo trova Rebecca come sposa per Isacco. Era circa mezzogiorno…. “Dammi da bere”… “Se tu conoscessi il dono di Dio… acqua viva”: l’ora del caldo, la stessa ora della crocifissione; anche sulla croce Gesù chiederà da bere. È la sua sete (desiderio ardente e vitale) di dissetare noi con la sua acqua: lo Spirito Santo. Sei mariti… nessun marito: gli idoli a cui consegniamo la vita sono sempre insufficienti a dissetarci, a colmare la sete di amore e di vita (il numero sei, per gli ebrei, dice una mancanza, insufficienza); il vero sposo che colma il cuore umano è Gesù, che al pozzo ha atteso la donna di Samaria, l’umanità peccatrice, eretica, adultera nei confronti dell’unico Sposo. Dove si adora Dio?... “Credimi, donna…”: l’umanità di Gesù è il vero, nuovo e unico tempio in cui è possibile incontrare Dio, lo Sposo. Gesù la chiama “donna”, che vuol dire “sposa”; nel Vangelo di Giovanni Gesù chiama “donna” sua madre (la prima, vera, fedele sposa di Dio), la samaritana e Maria di Magdala al sepolcro, (simbolo dell’umanità cercata dallo sposo fino nella profondità della morte e ritrovata nella risurrezione). I discepoli si meravigliarono…: i maestri della Legge non insegnavano alle donne e non parlavano con le donne in pubblico, e questa è una samaritana, cioè eretica e nemica dei giudei. La donna lasciò la sua anfora… “Venite e vedere”… Andavano da lui: l’anfora ormai non serve più, il suo cuore è dissetato e liberato dalla schiavitù degli idoli, infatti non teme di raccontare la sua esperienza e riconoscere i suoi errori; proprio dalla sua testimonianza, anche se alimentata da una fede ancora in ricerca, altri sono attirati a Gesù. È peccatrice perdonata. È finalmente sposa amata. È discepola-missionaria. Preghiera della sete Mezzogiorno.L’ora della solitudine e dell’arsura, sotto il sole cocente.C’è un pozzo.Non proprio vicino,ma che io sappia è l’unico.Con la mia sete e la mia brocca vado in cercadi un’acqua che possa lenire la mia sete.Sorprendente.Tu, straniero, mi chiedi da bere.Quando la gola arde, e anche il cuore,quasi sempre ti vedo straniero, Signore.In più assetato, anche tu, in un deserto di assetatiin un lungo mezzogiornolungo da questo monte all’altrodove ti disseterò di aceto…e sarà notte.“Se tu conoscessi il dono di Dio…”Credevo di conoscerlosu questo monte, nella mia casa, nella mia fedeal pozzo che io sonoma la sete…che acqua puoi darmi tu assetato?E io ho la brocca, io attingo, io cerco, io lotto.E sempre torno al pozzo, e sempre sete,e sempre solitudine e gola arsa e cuore vuoto.Non mi inganni anche tu, uomo,promettendomi un’altra acqua?Quale che non conosca?E perché serve un marito per avere l’acqua?Ma chi sei tu, profeta?Come sai delle cisterne screpolatealle quali ho creduto di saziarmi e mi hanno prosciugata?Tu solo, profeta straniero,- straniero per me è l’amore –chiedi l’acqua del mio pozzoe mi offri la tua sorgente…e cade la brocca dalle mie mani,diventata inutile la superba brocca ormai,nel cuore una fontana gorgogliache non posso contenere.Non temo più di incrociare sguardi di uomini,-mentre alle spalle sento il sorriso del tuo cuore dissetatodalla mia sete saziata -,sguardi affamati e deridentio sguardi sorpresi e sospettosicome quelli dei tuoi discepoliforse disturbati e un po’ gelosi che tu parli con una donna.Comprenderanno quando nel nuovo giardinocercherai la donna, un tempo anche lei straniera ora sposa,per colmarla della tua gioia nuova eternaperché la condivida,-lei dal cuore finalmente saziatolei degli apostoli apostola-,con i tuoi fratelli?Ormai saziata, io stessa sorgente,liberata dalla vergogna della mia sete umiliata,corro dai miei fratelli.Conosco la loro sete segreta.“Ho trovato uno che mi ha detto tutto quello che ho fatto”.E dunque non sei più stranierotu che conosci me donname umanità assetatavenduta a comprata dalla sete del cuore e del corpodella mente e dei sensi.Non sei più stranierotu che mi conosci senza fame e senza disprezzo,assetato di dissetarminon padrone ma sposo,saziato da una volontà d’amoreche è puro donoche non afferra ma liberache arderà ancora di setedel nostro aceto,finché sgorghi dal tuo cuorela sorgente che per sempre sempre di nuovo guariscecon un’onda che ristora e infiammatua Madre e le donneil discepolo amato e quelli in fuga e raggiuntie me donna un tempo stranieraora sposa discepola-missionaria.
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