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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 13 / 11 / 2018
    CONSIGLIO CENTRALE
    28 gennaio - 2 febbraio 2019, a Bologna... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSEJO CENTRAL
    28 de enero - 2 de febrero 2019, en Bolonia... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSELHO CENTRAL
    28 de janeiro - 2 de fevereiro de 2019, em Bolonha... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La Presidente in Guinea Bissau
    Martina visiterà il gruppo della Guinea dal 6 dicembre 2018 al 9 gennaio 2019. La accompagniamo con... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    A Presidente em Guiné Bissau
    A Martina visitará o grupo da Guiné, de 6 de dezembro 2018 a 9 de janeiro 2019. Acompanhamo-la com... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La presidenta en Guinea Bissau
    Martina visitará el grupo de Guinea desde el 6 de diciembre 2018 al 9 de enero 2019. La acompañamo... Continua
intervista a dolores e franco
 
- Raccontateci un po’ della vostra vita: come vi siete conosciuti…cosa fate…la vostra famiglia… l’essere genitori oggi. Narrateci un po’ di storia della vostra vita di coppia e in coppia... Siamo sposati da 36 anni e ci conosciamo da 38 . Ci siamo incontrati in viale Gambaro nella Casa del Missionario per caso, io (Dolores) frequentavo il gruppo già da qualche tempo e io (Franco) ero andato li su richiesta di mio cugino che andava a trovare un amico conosciuto in marina durante il militare. Era un incontro di un gruppo di persone di Genova che si vedevano periodicamente con una missionaria che arrivava da Bologna. Ci siamo sposati dopo due anni, nel 79. Avevamo 24 anni... tanti sogni tante idee tante speranze. Sognavamo di partire per un paese del terzo mondo, abbiamo cercato la strada e dopo due anni siamo partiti come volontari di una organizzazione non governativa per una zona indigena del Venezuela. Prima di partire abbiamo fatto un corso a Verona di due mesi dove abbiamo imparato qualcosa dello Spagnolo ed alcune nozioni sulla Storia dell'America Latina, la Cultura, la Chiesa, la Società e la politica. Questa esperienza è stata molto importante per la nostra vita di coppia. In Venezuela abbiamo fatto due esperienze bellissime: Con gli indios cercando di condividere giorno per giorno esperienze, conoscenze, vita, con una cultura molto lontana dalla nostra. Il secondo periodo lo abbiamo vissuto in un territorio dove la gente, molto povera, viveva della coltivazione di vecchie piantagioni di caffè. Qui abbiamo vissuto veramente come a casa. Io Dolores, lavoravo con le donne utilizzando la medicina naturale e coltivando un orto comunitario. Io Franco lavoravo con i giovani in un progetto di apicoltura. Aspettavamo Emanuele, il nostro primogenito e questo ci faceva ancora più dentro la realtà di coraggio, di voglia di riscatto, di indipendenza del popolo latinoamericano. Siamo tornati in Italia tre anni dopo; Emanuele aveva 6 mesi. L'impatto con la realtà italiana: società, economia, Chiesa è stato molto duro. Ci siamo presto resi conto che avevamo vissuto un tempo privilegiato: avevamo visto all'opera l'azione dello Spirito Santo ed ora eravamo ripiombati nel vuoto della Società e della Chiesa italiana. Una testimonianza per tutte: in Venezuela avevamo incontrato delle Piccole Sorelle del Vangelo ispirate alla spiritualità di Charles de Foucauld, era un piccolo gruppo che viveva in una cittadina vicino a Caracas in una zona popolare e si mantenevano, come tutte le donne del posto, facendo servizio come domestiche nelle case dei ricchi della zona, una sorella ci ha raccontato che tra i tanti lavori le è capitato di fare servizio in un istituto di suore, per un po' è riuscita a nascondere la sua identità ma poi alcune suore più giovani l'hanno riconosciuta; ha dovuto licenziarsi e si rammaricava di non essere riuscita a far capire alle suore l'importanza: non di essere dalla parte dei poveri ma di essere realmente poveri... Questo accadeva trenta anni prima dell'era di Papa Francesco ma, del resto, già un altro ci aveva provato, senza successo, 2000 anni prima. Ci siamo buttati nella vita italiana: lavoro, asilo per Emanuele, è nata Raffaella unica Settentrionale della famiglia. In tutto questo percorso, per noi molto difficile, un grande aiuto ci è giunto dalla Compagnia Missionaria dove siamo entrati formalmente dopo la nascita di Raffaella nonostante frequentassimo comunque sempre tutti gli incontri. Abbiamo cercato di testimoniare la nostra fede nella quotidianità della vita. Come genitori abbiamo pensato che fosse importante che i figli crescessero, liberi e consapevoli, questo significa che abbiamo sempre cercato di spiegare il perché delle cose e l'importanza di pensare con la propria testa, oggi possiamo dire che sono dei bravi ragazzi non fanno esattamente quello che abbiamo fatto noi, non seguono la C M, non sono assidui frequentatori della chiesa, non sono neanche tanto impegnati politicamente, lavorano e questo oggi è molto e sono responsabili. Abbiamo la coscienza tranquilla di aver fatto tutto il possibile per una loro crescita equilibrata e serena. - Il vostro incontro con la Compagnia Missionaria. Come e’ avvenuto, quali motivazioni vi hanno stimolato a scegliere questa nuova avventura… C’e’ stato un incontro, un contatto che ricordate con particolare affetto e che ha inciso e continua ad essere importante per la vostra decisone ? La nostra partecipazione alla Compagnia Missionaria è stata stimolata dalla possibilità di incontro e di dialogo con le persone, in particolare ci ha colpito in modo positivo la personalità di Giuseppina Martucci e di Padre Albino che incontravamo con regolarità una volta al mese. Per me Dolores quello che mi ha colpito di Giuseppina è il sentirmi accolta e capita, ad esempio la prima volta che ci siamo incontrate, nel salutarci Giuseppina mi ha detto: “che strano mi sembra di conoscerti da sempre” ed io le ho risposto che anche per me era la stressa cosa. Gli incontri con padre Albino sono stati fondamentali per la nostra crescita, anche se a volte non condividevamo tutto il suo pensiero e la nostra posizione era un po' come quella di figli che, pur non essendo sempre d'accordo col Padre, non ne mettono mai in discussione l'autorevolezza. A Lui dobbiamo la scoperta che Dio è amore e questo è un calore che ci ha avvolto e ci avvolge ancora diventando “energia” essenziale nel nostro vivere il quotidiano. - Papa Francesco parla di “Chiesa in uscita” e di “periferie esistenziali”. Secondo voi come possiamo declinare concretamente queste stimolazioni con una presenza nel territorio, nella parrocchia, nelle realtà sociali, insomma, in che modo possiamo stare in mezzo alla gente del nostro tempo? L'ostacolo fondamentale che preclude ogni via di comprensione tra gli uomini di chiesa e le persone comuni che bene o male cercano di portare avanti la loro esistenza è il clericalismo in tutte le sue forme sia in quelle conclamate ed evidenti di coloro che ostentano l'abito, sia in quelle striscianti di chi comunque si pone su un gradino di superiorità morale e spirituale e chiude ogni possibilità di dialogo e di comprensione. Gli uomini sono amati da Dio in quanto uomini non perché abbiano una particolare capacità o predisposizione, la Chiesa ha perso la capacità di annunciare questa verità fondamentale, che è il senso dell'incarnazione. Il messaggio che oggi passa nel mondo è quello di una Chiesa recinto che chiama a raccolta gli uomini affinché entrino nei suoi confini e si comportino in modo da sostenere il recinto, in contrapposizione con altri che sono negativi e da combattere. Non basta uscire ed andare occorre uscire ed andare incontro agli altri senza timore di venirne contaminati e trasformati. Per fare questo occorre riflettere molto sulla figura di Gesù sul carattere liberante del Suo messaggio, sul senso autentico della buna notizia di un Dio che Ama e non condanna. Le persone crescono se acquisiscono consapevolezza di sé, importanza del loro ruolo, anche se è marginale, e credono nella possibilità di essere liberi di fronte alle scelte della loro vita e fiduciosi in un Padre che li ama, questo è il senso della misericordia di Dio. - Il recente sinodo sulla famiglia, l’annuncio del giubileo sulla misericordia…sono eventi – prospettive “nuove” che la chiesa ci fa vivere e che dovrebbero incidere e far crescere la nostra vita cristiana ed ecclesiale. Quali cammini di conversione individuate e credete incisivi? Da dove si deve cominciare? Il recente Sinodo sulla famiglia alla fine non ha dato delle risposte certe, forse non le poteva dare, chi nella Chiesa è ancorato ad una visione di una famiglia tradizionale, non è disposto a comprendere le ragioni di chi si trova in una situazione di divisione e di dolore. Chi invece ha come fondamento della Verità della fede la misericordia è in parte confortato dalla possibilità di attingere alla grande misericordia di Dio anche nelle situazioni familiari più degradate. Siamo all'inizio dell'anno della Misericordia, secondo noi questo anno sarà fruttuoso se porterà una riflessione ed una conversione all'interno della vita ecclesiale, una conversione dei cuori e della vita pratica dei credenti. - Quale messaggio vorreste comunicare ai nostri lettori? Vorremmo comunicare un messaggio di fiducia e di speranza sulle parole che Gesù rivolge a chi lo ascolta “Coraggio Io ho già vinto il mondo” Non dice: “coraggio vinceremo” ma ho vinto e lo dice dalla croce, dal massimo della sconfitta. Questo è un messaggio che fa appello alla nostra fede e mette a nudo tutte le nostre paure e certezze, qui ci viene chiesto di fidarci di Lui dal punto più basso della sua esistenza. Vorremmo concludere con l'espressione di don Luigi Verdi, altra persona importante nella nostra vita: “ E' questo il tempo di non sprecare più fatica per il recupero di un cristianesimo bigotto, polemico e triste, è questo il tempo di tornare ad un cristianesimo che abbia lo sguardo dei piccoli e dei poveri, un cristianesimo che nasca dalla follia, dalla fame, dall'innamoramento, che porti con sé la seduzione della verità tenera e della bellezza. La verità è fatta per gente che cammina pensosa, spesso solitaria, che porta sempre nel cuore le stigmate o le ferite della sua vita, perché non c'è nessuna verità e nessuna bellezza a poco prezzo.” ( L. Verdi, La Chiesa della tenerezza).
intervista ad agnese
 
- Presentati: di dove sei? Come è composta la tua famiglia? Parlane ampiamente. Qual è la tua cultura, te ne senti parte, come? Altro? La tua professione? Attualmente come vivi la situazione di precarietà di tua mamma? Quando riprenderai il lavoro di Infermiera? Sono di Sarcedo (VI). La mia famiglia è composta oltre che da me, da mia Madre di 91 anni, e un fratello di 63, il fratello maggiore pensionato vive in Puglia dove ha svolto la sua professione nella marina militare e una sorella, religiosa delle orsoline del S.Cuore di Maria, missionaria in Brasile. Sono la figlia minore e mi sono sempre preso cura della famiglia fin da quando ho terminato la scuola dell’obbligo, iniziando così a lavorare in fabbrica nel settore tessile per quasi 10 anni. La famiglia era povera, lavorava i campi che non rendevano un guadagno sufficiente. I due fratelli maggiori sono partiti giovanissimi per seguire la loro strada. Papà è morto 10 anni fa: ho potuto assisterlo fino alla morte. La mia cultura media sviluppatasi nel corso degli anni insieme al mio cammino umano, professionale, spirituale, mi ha visto passare dal lavoro in fabbrica ad entrare come inserviente in una casa di riposo. Successivamente sono stata inviata a fare i corsi per operatrice di assistenza secondo le leggi regionali degli anni 80 assumendo una configurazione di livello superiore anche nel lavoro. Sono stati anni molto stimolanti professionalmente, umanamente e spiritualmente. In quel periodo ho frequentato anche la scuola serale di teologia per laici in diocesi: un corso durato 3 anni che mi ha arricchita ulteriormente ampliando le mie vedute anche sulla storia e sul nostro tempo, sulla chiesa e sul suo cammino. La possibilità poi di realizzare la mia aspirazione professionale di infermiera, si realizzò nei primi anni 90 dopo avere conseguito l’ammissione al terzo anno di scuola superiore frequentata la sera come studente lavoratrice. Questo era il requisito per accedere alla scuola infermieri.  Anche la famiglia in quel periodo stava discretamente bene. Così venni a Bologna dove ho vissuto per tre anni  in Via Guidotti nella nostra sede centrale e dove ho frequentato la scuola infermieri all’ospedale Maggiore. Finita la scuola sono rientrata in famiglia dove ho ripreso il lavoro e la cura dei miei. Durante questo tempo vari percorsi formativi mi hanno sempre tenuta aperta alla realtà locale, nazionale e mondiale. In poche parole alla realtà globale, con una lettura evangelica trasversale per coglierne appelli e segni.  Dal 2001 svolgo la mia professione di infermiera all’ospedale di Bassano del Grappa. Per 10 anni ho lavorato nell’area chirurgica e chirurgica specialistica.  Dal febbraio scorso dopo un periodo di aspettativa per occuparmi dell’assistenza della mamma, sono stata collocata nell’area pediatrica infantile-nido. Credo sia anche questo periodo lavorativo un dono della Provvidenza per accogliere il dono della vita dal suo inizio e contemplare il miracolo continuo della vita che dice al mondo che Dio non si è ancora stancato dell’uomo. Lavoro e assistenza della mamma occupano quasi la totalità della mia giornata. Sono supportata anche dall’aiuto di una persona per la mamma. L’icona del buon samaritano sta guidando e illuminando questi anni di maggiore carico assistenziale della mamma. - Da quanto tempo conosci la CM? Quali aspetti vivi meglio della tua appartenenza alla nostra famiglia? I tuoi gruppi CM di appartenenza? Quali sono le attività CM che senti più vicine alla tua sensibilità? Quali aspetti della tua formazione ti hanno aiutata a crescere come donna? Dove senti che potresti condividere le tue competenze? Conosco la C.M. da metà anni 80. L’ho conosciuta durante un corso di esercizi tenuto da una missionaria. Sono entrata poi negli anni 90 e la prima consacrazione è avvenuta nel ’99. Gli aspetti che mi ritrovo a vivere nella mia attuale realtà di vita sono la spiritualità centrata sull’amore del cuore di Cristo che si concretizza nell’oblazione, nella semplicità, nell’offerta della vita. Ancora, nel vivificare ogni ambiente di vita con i valori del vangelo. I gruppi di appartenenza sono stati il gruppo di vita in famiglia di Bologna che per me è stato uno spazio arricchente di pensiero, di elaborazione e riflessione di contenuti umani e spirituali. Attualmente faccio parte del gruppo di vita fraterna di Bologna. Le attività che sento più vicine alla mia sensibilità sono la missione, l’evangelizzazione, la promozione umana, la lettura e lo sguardo sulle realtà umane dal punto di vista del Vangelo, di Dio. La formazione è stata importante e lo è tuttora nella mia formazione di donna. Ma chi mi ha segnato nella mia crescita come donna sono state alcune figure femminili e maschili. Una religiosa, con cui ho lavorato per 13 anni, mi ha segnato profondamente come crescita nell’attenzione all’altro, nella concretezza quotidiana, nella sensibilità femminile, nella promozione umana. Devo molto a questa suora il cui amore è sempre stato sincero e vero. Da qualche anno è morta e ora la sento presente nella comunione dei santi. Altre figure sono stati alcuni sacerdoti che mi hanno aiutata a riconoscere e tirare fuori i talenti, le risorse, gli aspetti positivi e metterli in moto. Sento che la mia formazione è stata beneficiata anche da qualche missionaria, in particolare ne cito una per tutte, Francesca Righi. Sono passati ormai 10 anni dalla sua morte, ma dentro mi porto la sua attenzione, la sua delicatezza, la ricchezza dei contenuti che ci offriva, la speranza e lo sguardo positivo che aveva per ognuna, anche per me. In questo momento lo spazio per condividere le mie competenze è ristretto per la complessa realtà familiare che sto vivendo. Sento comunque che ogni istante della vita è luogo dove incarno l’accoglienza di Gesù e dove cerco di trasmetterla. - Fai parte di una comunità parrocchiale? Come vivi la tua presenza in parrocchia? In Diocesi? Faccio parte della mia comunità parrocchiale S.Maria Assunta in Sarcedo fin dalla nascita. Nella parrocchia sono inserita nel gruppo missionario, nel canto, nel consiglio pastorale, nei ministri dell’Eucarestia. In questi gruppi oltre al servizio mi si chiede un po’ di animazione spirituale. Nel gruppo missionario si cerca di sostenere i missionari della parrocchia, si sostengono progetti mirati e adozioni a distanza attraverso iniziative varie per raccogliere fondi. Ma molto importante è tenere viva in parrocchia la sensibilità missionaria per una conversione continua degli stili di vita. Con il canto animiamo le messe  domenicali e altre celebrazioni liturgiche. Come ministro dell’Eucarestia aiuto il celebrante nel dispensare la comunione nelle messe domenicali e al bisogno nel portare la comunione ai malati e anziani. Nel consiglio pastorale si attuano delle decisioni comuni per il cammino pastorale della parrocchia e si cercano in una riflessione comune le linee pastorali per la crescita della comunità. In questo tempo la mia presenza in parrocchia è limitata per l’impegno nell’assistenza della mamma. In diocesi sono presente nel coordinamento degli istituti secolari e nella pastorale vocazionale. - Lavori in contatto con i Gesuiti? Da quanto tempo? Quali impegni svolgi? Dove senti che potresti condividere le tue competenze? Con i Gesuiti collaboro del 1999 nel campo degli esercizi spirituali ignaziani nella vita ordinaria. Ho avuto la grazia di fare questi esercizi spirituali nel biennio 1995-1997 con un gesuita. E’ stato un percorso che mi ha dato molto anche nel campo formativo spirituale e che ha integrato la mia formazione nella compagnia missionaria. In loco nel raggio di alcuni chilometri assieme ad un’altra guida animiamo questi corsi di esercizi spirituali della durata di due anni, mensilmente ci incontriamo con il gruppo di guide della zona per la supervisione. Anche questo è un tempo formativo dove lavoriamo su contenuti biblici e ignaziani. Gli esercizi ignaziani sono una forte esperienza di Dio che mi hanno segnata profondamente nel vivere la relazione con Dio nella preghiera vissuta alla luce della Parola di Dio nel contesto della vita quotidiana. La pedagogia ignaziana aiuta con un metodo, con un modo di procedere, con il discernimento e questo mi aiuta ad essere attenta agli appelli alle chiamate di Dio dentro la storia,  dentro il nostro  tempo. Attenta ai movimenti del cuore. Credo che questi aspetti siano di valido aiuto proprio per noi laici consacrati nel mondo: attenti ai movimenti del nostro cuore davanti alla Parola di Dio e alle realtà in cui ci troviamo inserite. - Con i Dehoniani? Ci sono relazioni significative? Quali? Con i Dehoniani ci sono  rapporti di amicizia sporadica. Con qualcuno c’è stata qualche piccola collaborazione nell’animazione della giornata missionaria nella mia parrocchia. I limiti sono dati dalle distanze e dal poco tempo a disposizione per coltivare relazioni e attività comuni. - Che rapporto hai con il territorio? Con le varie realtà che ti circondano? Sono attenta alla realtà del territorio. Nel limite del possibile partecipo a qualche iniziativa nel volontariato dove metto a disposizione le mie competenze infermieristiche. A questo scopo proprio il 19 dicembre u.s. mi è stato assegnato il 26mo premio della bontà da parte di un’associazione sportiva con il sostegno del comune. La motivazione riguardava il servizio alla comunità parrocchiale e l’impegno verso le persone bisognose. - Cosa vorresti comunicare a tutta la CM? Non ci resta che amare!!!!!!!! - Hai qualche sogno nel cassetto? Un po’ di spazio per me, in questo tempo è proprio poco e si rischia di perdere il contatto con se stessi e con Dio. E poi partecipare ad una S.Messa di Papa Francesco a S.Marta…..
una pagina di storia
 
La scrivo il 24 giugno 2002. Ho pregato molto lo Spirito Santo oggi, anniversario della mia cresima. Non ricordo bene l’anno in cui l’ho ricevuta, Forse, se fossi a Bologna, saprei trovarlo nei miei appunti personali. Comunque credo che il ricordare l’anno abbia una importanza molto relativa. Oggi, di molto tempo fa, mi è stato consegnato l’impegno di essere testimone della presenza dell’opera dello Spirito Santo e di lavorare in comunione con lui. Scrivo questa memoria confidando nel suo aiuto e nella sua assistenza. Dove è nata la C.M. Storicamente a Bologna il 25/12/1957. Ma l’idea che l’ha promossa è sbocciata qualche tempo prima, in una conversazione a Cesuna (Altopiano di Asiago – Vicenza). Qui, alla Villa Tabor, ho predicato parecchi corsi di Esercizi Spirituali agli Iscritti all’ Apostolato della Riparazione. Erano gli anni in cui la spiritualità del S:Cuore trovava accoglienza entusiasta presso molte persone. Le cifre, normali per quel tempo, contavano parecchie migliaia di persone adulte. I bambini ( gli Amici di Gesù) erano sui 20.000 e ci commuovevano i loro fioretti colmi di generosità. Numerosi sacerdoti, tra cui 1 Cardinale e 11 Vescovi, si erano impegnati per la celebrazione mensile della S. Messa Riparatrice. Dunque, a Villa Tabor, tutti gli anni tenevo uno o due corsi di Esercizi Spirituali, cui seguiva normalmente, dopo una giornata di svago, un paio di giorni di studio e di conversazione amica. Fu proprio in una di queste circostanze che affrontammo un problema che ci stava preoccupando un po’ tutti. Eravamo fuori casa, all’aria libera e fresca della montagna ( Cesuna è a 1050 metri di altezza). Ricordo che ci dominava un grande crocifisso. La totalità dei presenti era al femminile e di età molto giovane. Il caso di cui si cominciò a discutere era quello della scelta vocazionale. Era successo che l’una o l’altra giovane, preparata dall’Apostolato della Riparazione aveva deciso di consacrarsi a Dio L’avevo indirizzata all’uno o all’altro Istituto che ritenevo particolarmente vicino alla spiritualità che ci animava e accoglieva tutta la generosità della nostra vita. Cosa ottima, colma di fede, che però non appagava pienamente i desideri di alcune presenti. Perché non pensare a creare qualcosa che permettesse di consacrarsi a Dio, rimanendo nella scia spirituale dell’Apostolato della Riparazione? Forse era la grazia di Dio che per la prima volta ci domandava il coraggio di fare qualche passo in avanti nel nostro cammino verso il Cuore di Gesù. Ci proponemmo di pregare. Qualcuno si impegnò anche nel compimento di particolari atti di generosità, Così, dopo qualche tempo, benedetta dalla Chiesa e dai Superiori dehoniani, è nata la Compagnia Missionaria del S. Cuore. L’importanza di “fare memoria” Fare memoria dei doni di Dio è un atto doveroso di gratitudine e, se chi lo compie è aperto a riviverne gli slanci di fervore e di generosità che essi hanno suscitato, merita di essere apprezzato come una nuova espressione di grazia che la bontà del Signore fa alla Compagnia Missionaria. In questo spirito, quando la Compagnia Missionaria gestiva la casa di ferie ad Asiago, a pochi chilometri da Cesuna, in un pomeriggio della prima quindicina di agosto, ritornavo a Villa Tabor con le missionarie presenti ad Asiago, cui volentieri si univa qualche persona amica. Andavamo a rivivere la gioia di una decisione suggerita dallo Spirito e a ringraziare Dio per averci aiutato a concretizzare l’ideale di offrire al Cuore di Gesù una nuova Betania di accoglienza affettuosa e fedele. L’ultimo ritorno a Villa Tabor E’ avvenuto il 13/8/2001. Quel giorno per la liturgia della Chiesa era un giorno feriale e la prima lettura della Messa era un brano del Deuteronomio. Esattamente: Deut.10,12-22. L’autore sacro invitava il popolo di Israele ad essere riconoscente a Dio per tutti gli interventi prodigiosi operati nell’evolversi della sua storia. Infatti egli diceva: Voi siete scesi in Egitto in 70…ore siete “ numerosi come le stelle del cielo”. Fatti schiavi dagli egiziani, Dio vi ha liberati operando cose grandi e tremende “come i vostri orecchi hanno udito”. Tutto questo perché il Signore predilesse i vostri padri. Li amò, e dopo loro ha scelto tra tutti i popoli la loro discendenza:”Oggi siete voi”. Forse non c’era passo migliore per ricordare al piccolo gruppo di missionarie presenti i momenti più espressivi dell’attenzione e della benevolenza di Dio nei confronti della Compagnia Missionaria. La C.M.”dono affettuoso di Dio” La C.M. è nata storicamente, come ho già detto, a Bologna nella notte del 25 dicembre 1957, mentre la liturgia commemorava la nascita di Gesù. Come l’umanità di Gesù era il dono che l’amore infinito del Padre faceva al mondo,così la Compagnia Missionaria era il dono affettuoso che il Cuore di Gesù faceva alla sua Chiesa. Dono “affettuoso”è il dono che sgorga da un amore tenero, particolarmente intenso di gratuità e di fiducia. La Compagnia Missionaria non dovrebbe mai dimenticare di essere stata voluta e amata così dal Cuore di Gesù, E mostrarsi in ogni momento, in ogni espressione di vita e di apostolato, tutta protesa in un ricambio degno. Solo così si manterrà nella Chiesa quale l’ha destinata il Cuore di Gesù. Dono di grazia e di salvezza per molti fratelli…( continua nel prossimo numero). ( Riflessione tolta dagli scritti di p. Albino)
incontro delle responsabili di formazione
 
Cenacolo Mariano – Pontecchio Marconi – Bologna – Italia Presente il Consiglio Centrale (assente Graciela). Le formatrici: Anna Maria Berta – Mozambico; Santina Pirovano – Indonesia; Teresa Pozo – Cile; Justina Gomes Carneiro – Portogallo e Antonieta Ndequi – Guinea Bissau. Invitate: Julieta Carlos Mendes e Helena Enoque Matine del Mozambico, perché ambedue in questo tempo stanno accompagnando le giovani nel periodo di discernimento. Irma Pedrotti, formatrice in Argentina, non ha potuto essere presente per problemi di salute della mamma. Siamo riconoscenti al Provinciale dei dehoniani della Provincia nord – Italia, p. Oliviero Cattani, che è venuto per tre giorni a celebrare l’eucaristia ed è stata per noi una presenza importante. I primi giorni li abbiamo dedicati a questi due aspetti: - presentazione delle realtà formative; - comunicazioni e scambio di esperienze - varie. Presentazione delle realtà formative 1. Cile: Teresa Pozo ha presentato la realtà sua realtà formativa comunicando che in formazione c’è solamente Elisabeth che ha 47 anni ed ha emesso i suoi primi voti nel dicembre 2014. Vive con Margherita nella sede della Compagnia Missionaria in S. Bernardo. Lavora in una scuola con bambini con serie difficoltà di comunicazione, partecipa al coro della parrocchia e fa volontariato insieme a Margarita nel progetto Davi, casa che accoglie ragazze madri. 2. Italia: É stata presentata da Orielda. Sta accompagnando Rosy di 42 anni che ha cominciato il periodo di orientamento. Lavora e studia da assistente sanitaria; è una persona attiva, partecipa agli incontri organizzati dal gruppo della Lombardia – Liguria, ad Albino. Accompagna anche Elisa Marini, nel discernimento vocazionale. 3. Guinea Bissau: Antonieta ha comunicato che ci sono due giovani in formazione: Nhamo nel biennio di formazione e Marisol nel periodo di orientamento. Nhamo ha 26 anni ed ha concluso quest’anno il liceo. Marisol ha 18 anni ed è all’ultimo anno di liceo. Luzia, Binmbitida e Silva sono nel cammino di discernimento vocazionale. Luzia ha chiesto di fare un’esperienza, nel mese di settembre, in casa nostra. 4. Portogallo: Justina ci ha comunicato che in questo momento, non c’è nessuna giovane in formazione. Il gruppo del Portogallo è impegnato con l’animazione vocazionale nelle parrocchie, con giovani e adolescenti. A Funchal invece, c’è una giovane nel discernimento vocazionale. 5. Indonesia: da quasi dieci anni Santina sta accompagnando la realtà formativa in Indonesia. Attualmente ci sono cinque missionarie indonesiane e tutte di vita in famiglia. Non esiste la vita fraterna. Tre missionarie vivono a Palembang ( isola di Sumatra) e due a Jakarta ( isola di Giava). La distanza tra loro è grande e si possono incontrare tutte insieme solo una volta all’anno e approfittano di questa occasione per fare la loro programmazione annuale. Tutte lavorano e collaborano con i padri dehoniani e la famiglia dehoniana. Una di loro, Susi, è venuta in Italia quando Santina è rientrata, per studiare la lingua italiana e conoscere da vicino la nostra realtà di Compagnia Missionaria. Gli esercizi spirituali di luglio sono stati svolti da Anna Maria in collaborazione con Santina sul tema: “L’eredità di p. Albino”. 6. Mozambico: Anna Maria ha presentato tre realtà che sta accompagnando. Nampula: in una casetta abita Anna Maria che è responsabile di formazione, con Gabriela e tre ragazze in formazione. Nell’altra situata di fronte, abita Helena con sei ragazze in discernimento vocazionale. Invinha: vivono Mariolina, Lisetta, Dalaina, che in gennaio 2015, ha fatto la seconda rinnovazione dei voti, e sei ragazze in discernimento vocazionale. Maputo: c’erano tre ragazze in discernimento vocazionale, accompagnate da Julieta e dal gruppo locale, però per diversi motivi il percorso è stato interrotto. 7. Argentina: Teresa Pozo ha letto la relazione di Irma inviata via e-mail In Argentina ci sono quattro persone in formazione. Tutte e quattro vivono nella stessa città di Resistencia. Rosa, di 52 anni, lavora come biochimica e ha fatto l’incorporazione perpetua ad agosto di quest’anno. (E’ stata eletta responsabile di gruppo). Andrea ha 41 anni ha fatto la prima rinnovazione dei voti nel febbraio scorso. Silvia ha 41 anni ha fatto la sua prima rinnovazione di voti insieme ad Andrea nel febbraio 2015, lavora come amministratrice in una clinica e quest’anno ha cominciato ad accompagnare alcune persone che vogliono conoscere la realtà dei familiares. Samanta ha 21 anni, studia ingegneria ed è nel periodo di orientamento. Graciela, d’accordo con Irma, accompagna Samanta nella formazione, facendo incontri una alla settimana. Comunicazioni e scambi di esperienze varie Finite le relazioni si è iniziato un dibattito su vari temi: *Si è sentita la necessità di un richiamo all’utilizzazione esatta di termini che a volte usiamo. Esempio, incorporazione perpetua e non voti perpetui, Responsabile di formazione e non maestra di formazione...e altri. *C’è stata una riflessione sulle modalità di vita che si possono scegliere. Tutte le tre modalità sono importanti. Ciascuna di noi deve tener ben presente e aver chiaro la modalità che ha scelto: missionaria di vita fraterna, di vita in famiglia, sola. Dobbiamo essere aperte ad ogni modalità di vita. Santina fa riflettere su alcune realtà che stiamo vivendo. In Cile, Argentina e Indonesia ci sono missionarie e candidate che desiderano la vita fraterna. Alcune missionarie vivono in gruppo pur continuando nella loro scelta iniziale di vita in famiglia o da sole. Sono esperienze positive. Per esempio in Guinea Bissau: si sottolinea la disponibilità di Bina e altre. E’ importante trovare una maniera per affrontare ed accettare queste situazioni attraverso un confronto, un dialogo, stabilendo criteri chiari, concretizzando bene l’impostazione che si vuol dare al gruppo, anche per quanto riguarda l’aspetto economico. *E’ bene pensare a un prossimo incontro delle giovani consacrate, tenendo presente che l’incontro fatto nel 2012 ha dato buoni frutti nel processo formativo , sia nell’apertura a nuove prospettive sia come apertura al nuovo. Si conferma inoltre l’importanza di investire ne mondo giovanile. *Sono seguite alcune riflessioni riguardanti cose pratiche come: organizzare meglio il materiale che stiamo usando per le varie tappe formative, seguire uno schema comune per la relazione che viene presentata al Consiglio Centrale, ecc. Un giorno è stato dedicato al tema: “Inculturazione in Europa” trattato da Rosanna Carmagnani. Questo incontro è stato aperto a tutte le missionarie. Hanno partecipato: Edvige Terenghi, Lucia Maistro, Paola Berto, Marinella Martucci. L’ascolto della relazione ha provocato riflessioni sulla realtà attuale dei giovani in Europa, soprattutto in Italia e Portogallo. Tenendo presente il contesto attuale, ci siamo messe in questione sul modo di accompagnarli nel discernimento vocazionale e capire come aiutarli a scoprire e aderire ai valori cristiani. Nelle famiglie europee si verifica sempre di più una mancanza di formazione cristiana. Tutto questo ci interpella sulla necessità di incontrare nuove strategie e un linguaggio nuovo per aiutare meglio questo mondo dei giovani. Abbiamo capito che è necessario andare loro incontro, aprile loro le nostre porte, e questo lo possiamo fare comunicando loro il nostro carisma di accoglienza e di ascolto. Abbiamo bisogno di tener presente che questo approccio con le famiglie è fondamentale.A questo proposito, Orielda ha suggerito di rivedere la relazione della Consulta dellle Responsabili di gruppo del 2011, dove si parla dell’animazione vocazionale. Si è sottolineato l’importanza di collaborare anche con altri Istituti secolari nel’animazione vocazionale e inoltre di rivedere il materiale che abbiamo per far conoscere la CM. Ormai vicine alla chiusura dei lavori Santina ha proposto una dinamica: È stato ricordato l’incontro delle giovani consacrate del luglio 2012 dove, in quella circostanza, era stata piantata una rosa, nella terra che ciascuna aveva portato dal proprio paese: Argentina, Mozambico ecc. La rosa ha faticato a crescere ed è morta. Si è quindi pensato di piantarne un’altra, per cui si era chiesto ad ognuna di portare una foglia che sarebbe servita come concime. Un gesto simbolico per ricordare che ciascuna di noi è chiamata a coltivare e custodire la formazione attraverso la sua offerta, il suo concime, affinché i “germogli” che coltiviamo e che ci sono stati affidati, possano vivere e crescere bene. Orielda ha chiesto di prendere in considerazione il cambio della coordinatrice delle responsabili di formazione. Un impegno che già da 15 anni lei stava portando avanti. E’ stato così deciso che continuerà questo servizio Justina Carneiro. Abbiamo poi scelto il tema che si affronterà nel prossimo incontro delle Responsabili di formazione: “Come formare a una affettività serena e matura”. L’incontro sarà realizzato in Portogallo nel mese di luglio 2018. L’organizzazione di questo evento è stato affidato a Justina e Serafina. Edvige ha presentato una riflessione sulla amministrazione nella CM. Ha sottolineato l’importanza di riflettere e far capire fin dall’inizio della formazione, che anche l’aspetto economico è importante e fa parte della formazione. La chiarezza di idee in questo aspetto aiuta la persona a comprendere e formarsi a uno stile di vita dell’Istituto e di conseguenza ad assumere con responsabilità e iniziativa il modo di gestire la propria vita e i beni che si amministrano. L’ultimo giorno dopo cena c’è stato un incontro fraterno dove sono stati presentati Power Point sulla vita ed eredità di p. Albino, preparato da Anna Maria e da Lucia Capriotti. Alcune foto dell’Indonesia e dell’Argentina hanno completato la presentazione. E per concludere le nostre sorelle mozambicane hanno offerto a tutte le presenti bellissime capulane al ritmo di danze e canti africani. Ricordi dell’Indonesia, del Cile e della Guinea Bissau hanno completato la serata. Il giorno 26 abbiamo così concluso con l’Eucaristia celebrata da p. Oliviero Cattani, che ci ha aiutato attraverso la sua sapiente omelia. Dopo la colazione ciascuna è ritornata a casa. Anna Maria invece ha accompagnato Teresa Pozo, Antonieta, Helena e Julieta alla Certosa di Bologna per pregare sulla tomba di p. Albino e di tutte le missionarie defunte. Nei giorni 28 – 29 – 30 di luglio, alcune missionarie sono andate a Monguelfo , altre si sono fermate in via Guidotti condividendo con il gruppo locale momenti di gioia 
esperienze di vita nel cammino formativo
 
Quest’anno a metà febbraio ho avuto una sorpresa. Sono stata invitata a partecipare all’incontro delle formatrici che si sarebbe svolto in luglio a Bologna. Meditando su questo mi era venuto il dubbio che io non fossi la persona giusta, ma Anna Maria mi ha incoraggiato dicendo che era bene partecipare, per cominciare come mozambicane, ad inserirci, perché il sapere non occupa spazio ma aiuta la persona a crescere e aprirsi ai segni dei tempi. Arrivato il giorno, insieme a Julieta siamo partite da Maputo con destinazione a Bologna, ma nello scalo di Roma abbiamo avuto una piccola avventura (non sapendo bene l’italiano) abbiamo sbagliato “gate”. Ma tutto si è risolto bene grazie ai nostri angeli custodi, comunque ci siamo proposte di studiare l’italiano e soprattutto l’inglese! Quello che mi ha entusiasmato dell’incontro delle formatrici è stato quello che ciascuna di loro ha comunicato dell’esperienza della propria vita e del cammino formativo, che è tutt’altro che facile come possiamo immaginare, tenendo conto anche delle diverse culture , ma la nostra vita è una sfida quotidiana e noi possiamo diventare una benedizione le une per le altre. Ringrazio Martina e il suo Consiglio che ci hanno offerto questa opportunità di essere presenti in questo incontro senza dimenticare di ringraziare tutte le formatrici che ci hanno arricchito con le loro esperienze, anche quelle che non hanno giovani da accompagnare. Io penso che dobbiamo ricordare il libro di Qoèlet: “…c’è un tempo per piangere, e un tempo per ridere c’è un tempo per gemere e un tempo per ballare…” Mi è piaciuto anche il tema trattato da Rosanna Carmignani, ci ha arricchito nonostante la difficoltà della lingua, l’essenziale della sua relazione l’abbiamo capito. Le domande sono state importanti e ci hanno aiutato a lavorare personalmente e in gruppo, in un dialogo costruttivo guidato dallo Spirito Santo, che lavora in ciascuna di noi. Non posso lasciare di lodare e ringraziare Anna Maria e Lucia Capriotti per il power point che ci hanno presentato sulla storia di padre Albino e sono stata contenta di sapere che Santina e altre stanno lavorando con gli scritti di padre Albino che ci sono nell’archivio. Ringrazio anche Edvige, che ci ha aiutate a capire l’organizzazione amministrativa della CM e che è necessario la circolarità e la condivisione dei beni come nelle prime comunità cristiane. Siamo state poi a Monguelfo a visitare le missionarie che lavorano lassù, il periodo era di molto lavoro, e con le missionarie c’erano anche quatto giovani volontari che offrono il loro servizio gratuito. Pure noi abbiamo collaborato nel lavoro dell’orto. Abbiamo avuto anche un’incontro con questi giovani che è stato molto bello. Infine Martina, prima di partire ci ha portate a fare una passeggiata sulle colline bolognese Abbiamo contemplato la natura e cantato per le meraviglie del Signore e per i suoi doni, per l’incontro con le persone, animali piante e uccelli. Ringrazio il Signore per avervi posto nel mio cammino come sorelle, so che il cammino si fa camminando giorno per giorno per questo voglio vivere nella gratitudine e nell’amore per fratelli. Un forte abbraccio.
50 anni di consacrazione
 
La mia  storia di consacrazione a Dio nella Compagnia Missionaria del Sacro Cuore di Gesù, è iniziata il 29 settembre 1965,con la prima emissione dei voti di castità, povertà e obbedienza, a Bologna nella sede centrale dell’Istituto. In quel giorno, mentre mi avvicinavo all’altare per pronunciare il mio SI, mi uscirono spontaneamente dal cuore queste parole: “Prendi, Signore tutta la mia vita, dammi il tuo amore e la tua grazia e mi basta”. Lo Statuto della Compagnia Missionaria al N° 2 dice: “scelte da Dio, scegliamo Dio, come unico bene della nostra vita. Queste parole, hanno rimosso dal mio cuore, timori, paure, incertezze ect., convinta veramente che era Dio che mi era venuto incontro, mi aveva chiamata, cercata e incoraggiata a seguire Gesù; Lui voleva essere il mio unico sposo. Si, sebbene sperimentavo tutta la mia limitatezza, fragilità e incapacità, ebbi la forza di andare avanti certa che c’era Gesù con me. Sono passati 50 anni, e non mi sembra vero, perché è come se fosse ieri; il tempo è volato, anche perché ho lasciato dietro a me ogni dubbio ed ogni paura e mi sono fidata di Lui. In questi 50 anni, Dio è sempre stato con me, non mi ha lasciata sola, non mi ha fatto mancare nulla. In particolare: - la sua grazia, Lui, ha posto nel mio cuore il desiderio della preghiera, di una profonda comunione con Lui, cuore a cuore e gioiosamente quella comunitaria. La forza della preghiera mi ha sempre fatto desiderare il bene, anche quando non era facile, ma la sua grazia in me ha lavorato rendendomi capace di discernere ciò che era gradito a Dio, ai fratelli e sorelle. - Inoltre, ho fatto forte esperienza della fedeltà di Dio. Mi ha reso forte e capace di stare con Lui, di non venire meno agli impregni presi. SI, Dio è fedele e la sua fedeltà è la mia forza, il mio coraggio, entusiasmo e audacia. - Altra grazia molto bella e particolarissima è stata ed è la sua misericordia, cioè sentirmi sempre amata e accolta con tutta me stessa, e dandomi la forza di ricominciare ogni volta che la mia fragilità mi si imponeva e mi si impone. In questi 50 anni di vita consacrata, ho avuto grazie particolari di cui, per dare gloria a Dio, voglio fare memoria, perché Lui ha fatto tutto in me; io nella mia povertà non potrei nulla. Non posso non fare memoria della presenza di Padre Elegante nella mia vita. Lui è stato lo strumento che mi ha guidata, aiutata a vivere in Dio, con Dio e per Dio, aprendomi orizzonti perché il regno di Dio si estendesse a tutti. Inoltre un ricordo va anche alla mia famiglia naturale, che sebbene erano contrari alla mia scelta, dopo erano orgogliosi di me e mi hanno sostenuta sempre, aiutata e voluta bene. Il mio ricordo va anche ad ogni sorella della Compagnia Missionaria che con amore, tenerezza e rispetto mi sono state vicine e aiutata nel mio cammino. Non posso no ricordare i sacerdoti che ho incontrato nel mio cammino, e quanto bene ho ricevuto da tutti. Quando c’era l’occasione e potevo recarmi nelle loro parrocchie per testimoniare la mia gioia missionaria e ricordare che tutti mediante il Battesimo si è missionari, era per me e per tutti loro motivo di grande gioia e gli inviti si ripetevano, (in particolare quando mi recavo in Sardegna per un periodo di riposo e per stare con i miei). I miei giorni erano sempre pochi per rispondere alle esigenze di tutti, ma nella misura del possibile mi rendevo disponibile. Inoltre a tante altre, tantissime persone va il mio grazie, e in particolare alla comunità di origine: Atzara: ad Atzara ho ricevuto il Battesimo, il sacramento della confermazione, e sono cresciuta nelle file dell’Azione cattolica, ed ho ricevuto tantissimo. Tutti ad Atzara, mi ricordano, mi hanno voluta molto bene e continuano a volermi bene, ho sempre sentito tutti molto vicini con la preghiera e l’aiuto anche materiale per la mia attività missionaria. Dopo la prima emissione dei voti, ebbi un bellissimo dono datomi da Dio, ma offertomi dal Padre Fondatore: lui mi chiese se volevo andare in missione, in Mozambico. Era questo il mio forte desiderio, cioè consacrami a Dio per aiutare tutti, i vicini e i lontani. La missione è un grande dono, ma è una bellissima rosa con tante spine, che non si può fare a meno di amare: si ama, si ama tanto, perché i fratelli e le sorelle a cui sono stata inviata mi hanno accolto con cuore grande, aperto e generoso. In tutti ho trovato una grande sete di Dio, aspettano e amano tanto i missionari e le missionarie. SI, rendo grazie al mio Dio per quanto ho vissuto in terra Mozambicana, per la gente che ho incontrato, curato, i bimbi che sono nati, i lebbrosi che ho avvicinato, i tubercolotici che ho curato; i catechisti con i quali ho lavorato, le comunità cristiane con le quali ho pregato e sofferto con loro. A distanza di tempo, tanta gente è ancora presente nel mio cuore e nella mia preghiera, la missione non finisce mai. Ora che vivo a Bologna sto facendo una raccolta di “perle” per me sono perle, mentre non è così per tutti. Cioè mi trovo con la fragilità che è propria della mia età, ma che mi aiuta a vivere in stato di missione. Spesso mi trovo a percorrere strade su cui ho camminato, e questo in Italia, in Portogallo e in Mozambico. Sento vivo in me la forza dello Spirito che mi sospinge, mi fa sognare e desiderare, ed io voglio accogliere con tutta sincerità lo Spirito Santo, perché mi aiuti sempre a dare il primato a Dio e ogni giorno fargli quello spazio necessario perché possa operare in me. Maria, Madre, Guida e Custode della Compagnia Missionaria, è per me il modello che mi aiuta a riconoscere l’azione di Dio e dargli tutto lo spazio nella mia vita. Anch’io con Maria esclamo: l’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore! Ecco ho raccontato in breve ciò che Dio ha operato in me durante questi 50 anni, e voglio rendergli grazie e lodarlo per tutta la mia vita. Elisabetta Todde In questa tappa della mia lunga vita che segna il mio 50mo di consacrazione, mi porto dentro stupore, gioia e lode al Dio Amore per avermi creata, voluta, amata, chiamata alla sequela di Cristo Gesù nella Compagnia Missionaria del S. Cuore; per avermi portata, ri-generata, inviata… per un servizio umile, nascosto, da me offerto e vissuto come sacrificio d’amore e di riparazione perché il  Regno di Dio raggiunga tutti i cuori. Durante questo anno ho pensato e penso spesso ai miei 50 anni di consacrazione. E ogni volta mi sale dal cuore un inno di benedizione a Dio Trinità perché in tutta la mia vita mi ha riempita dei suoi immensi doni; mi ha ricolmata della sua grazia; ha avuto pietà, da sempre, della mia pochezza, fragilità, meschinità. Sì, il 50mo della mia consacrazione è soprattutto rivelazione dell’amore fedele, paziente e misericordioso del Padre che, nel suo Figlio dal cuore trafitto, mi ha amato fino alla fine. Per questo sento che l’essere stata chiamata come missionaria del s. Cuore è il dono più prezioso che abbia ricevuto nella mia vita. Un dono che sento vivo e vitale in me, nel concreto del mio vivere quotidiano. Un quotidiano che cerco di vivere in docilità filiale, in solidarietà fraterna, in dimensione oblativa e con uno sguardo continuo, ampio e attento al mondo con le sue gioie, speranze, conflitti, grida di aiuto… Solo così, portando in me la Parola di Dio e vivendo con questa attenzione – apertura – servizio …, sento che la mia vita ha un senso e mi genera dentro una profonda pace e serena gioia, frutto dello Spirito Santo, invocato quotidianamente. Una pace e serena gioia che rimangono anche nelle situazioni di conflitto, di fatica, di incomprensioni… che inevitabilmente segnano il cammino di tutti. Sì, sono profondamente grata al Padre, al Figlio dal Cuore Trafitto e allo Spirito Santo per come hanno “segnato” la mia vita; a Maria che mi è sempre stata madre, guida e custode sapiente. E il mio grazie profondo e affettuoso va anche a tutta la Compagnia Missionaria, che ho sempre sentito come la “mia” preziosa e cara famiglia nella Chiesa; a p. Albino che, obbedendo alla voce dello Spirito Santo, ha dato origine con coraggio, fede e concretezza alla CM. Sento importante infine dire il mio grazie anche a tutte le persone che Dio Amore ha messo sul mio cammino, a partire dalla mia amata famiglia di origine e a tutta la Famiglia Dehoniana . Sì, grazie per come ogni persona, a suo modo, anche chi certe volte non mi ha compresa, mi ha aiutato a crescere come donna e come missionaria CM. E, se per tutto quello che è stato dico un grazie pieno di gioia e gratitudine, per quello che sarà dico un sì nell’abbandono pieno alle mani del Padre perché “Lui è mia roccia e mia salvezza, mia difesa: non potrò vacillare” (Sal 62). Marta Bartolozzi
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