Logo
COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEIA GERAL ORDINÁRIA DA COMPANHIA MISSIONÁRIA DO CORAÇÃO DE JESUS
    Realizar-se-á no CENÁCULO MARIANO em Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna – Italia ... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASAMBLEA GENERAL ORDINARIA DE LA COMPAÑÍA MISIONERA DEL SAGRADO CORAZÓN
    a realizarse en el CENÁCULO MARIANO en Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bolonia - Italia DE... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DELLA COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
    si terrà al CENACOLO MARIANO a Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna - Italia DAL 19 AL ... Continua
familiares: sacramento dell'amore di dio
 
Familiares (uomini e donne) Ef 2,19-22 19Voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio (οὖν οὐκέτι ἐστὲ ξένοι καὶ πάροικοι ἀλλὰ ἐστὲ συμπολῖται τῶν ἁγίων καὶ οἰκεῖοι τοῦ θεοῦ), 20edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. 21In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; 22in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito. Il vostro stato di familiares è definito anzitutto in rapporto alla Compagnia missionaria e alla sua vocazione. Ma non è un aggettivo, è un sostantivo radicato nel battesimo, che vi costituisce «concittadini dei santi» e «familiari di Dio». In rapporto alla Chiesa siamo «concittadini dei santi», abitatori della medesima città dove abitano i “santi”, cioè i figli di Dio. Il termine “santo”, con la sua connotazione di separato, indica una condizione di privilegio, di elezione. L’attributo di “concittadini” indica un’identità condivisa. Con i santi condividiamo la città e condividiamo la città da santi. Se per i religiosi una storia millenaria avvalla il sospetto che nella consacrazione si andasse cercando una “fuga mundi”, i Familiares sono immuni da questo sospetto fin dalla fondazione e dalla definizione statutaria. Nella città degli uomini «voi non siete più stranieri né ospiti (ξένοι καὶ πάροικοι)»; non siete “parrocchiani”, ma concittadini. Non siete chiamati a costruire un’altra città, ma ad abitare questa città insieme con tutti gli altri. La chiamata non vi porta fuori dalla città, ma vi spinge a «scrivere la legge divina nella vita della città terrena» (GS 43, citato da S 18). È qui la bellezza e la grandezza della vostra chiamata, consapevoli che quanto vivete da cittadini non vi sottrae al Vangelo, anzi vi rende artefici di quella edificazione che ha la pietra angolare in Cristo Gesù. Quando collaborate a superare le ingiustizie, a riconciliare le divisioni, a ridare dignità di cittadini a chi è emarginato, anche se colpevole, voi edificate quella città costruita sul fondamento del Vangelo annunciato e reso concreto (apostoli) nella quale Dio stesso vuole abitare, vuole dare casa ai suoi “familiares” (οἰκεῖοι). Lc 8,19-21 19 E andarono da lui la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. 20 Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». 21Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica». A costituirvi familiares è dunque la chiamata – che è di tutti i credenti – ad ascoltare e mettere in pratica la Parola. I familiari di Gesù vengono per ricondurlo a sé, per “sequestrarlo”, per riportarlo nell’alveo dei rapporti di parentela di sangue. C’era anche Maria tra quelle persone. Immagino il conflitto che stava vivendo, lei che aveva già attraversato il dubbio («come avverrà questo?» Lc 1,34) ma si era consegnata in quell’ecce ancilla nel quale riconosciamo la nostra adesione di fede. Come accade altre volte nel Vangelo, Maria viene ricondotta al nudo sì della fede (cf. Cana, la croce). I familiari di Gesù secondo la carne vogliono “vederlo” e per raggiungere questo obiettivo la folla è loro di impedimento. Gesù manda a dire loro che suoi familiares sono coloro che «“ascoltano” la Parola di Dio e la mettono in pratica». Ai familiares non è data la visione, ma l’ascolto. Condividono con gli altri “concittadini” il desiderio di vedere, di toccare con mano, di tirare una riga e stilare bilanci, ma possono solo proseguire ascoltando e mettendo in pratica. Diventano loro il Vangelo visibile. Sono loro la città posta sul monte, la luce accesa nella stanza che altro non può fare se non emanare luce, sale che non può essere senza sapore, lievito che altro non sa fare se non fermentare la pasta. «Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 39Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?» (cf. Mt 25). Quando mai ti abbiamo “visto”? Però abbiamo messo in pratica la tua parola e così hai potuto farti prossimo (cf. buon samaritano Lc 10,29-37). La vita quotidiana: parola e sacramento Nelle risonanze delle vostre schede, una delle insistenze più ripetute e più concordi è quella riferita alla spiritualità della vita quotidiana. È nella consapevolezza comune dei Familiares di essere chiamati non tanto a compiere opere particolari, ma piuttosto a vivere ogni azione animati da quello spirito che si vorrebbe lo stesso che animava il Cuore di Cristo. La celebrazione della Parola e del sacramento è un momento definito delle nostre giornate, un momento elettivo, “santo” (cioè distinto). Ma è vuoto se non porta con sé la materia della vita quotidiana. È la vita quotidiana che mette in pratica la Parola (e dunque la fa vivere) e dà materia al sacramento. Gal 2,19b-20 (il versetto biblico più citato da p. Dehon): «Sono stato crocifisso con Cristo, 20e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me». La vita quotidiana non è ciò che ci sottrae alla vita della grazia, ma anzi ciò che la fa scorrere; non ciò che ci sottrae all’intimità con Dio, ma ciò che ci rende familiares perché mettiamo in pratica la Parola ascoltata. Cf. S 44: «L’amore vissuto al punto di divenire “comunione” con Dio e con i fratelli». La Parola non ci è data per battere l’aria, ma perché, come la pioggia e la neve, fecondi la terra e la faccia germogliare (cf. Is 55,10-11) perché porti frutto. Una Parola che, nata dal Verbo, ha bisogno sempre di incarnarsi. Nell’annuncio e nella carità. Quando le nostre parole sono animate e suggerite dallo Spirito che abita in noi, e dunque sono carità, danno carne al Verbo. E il Verbo non ha altra possibilità se non le nostre parole per farsi uomo oggi. Così è per i nostri gesti. Quando sono animati dallo Spirito che abita in noi, e dunque sono carità, diventano sacramento, gesto efficace che trasmette la grazia. La nostra vita si muove lungo il dinamismo di questo pendolo: i gesti particolari del sacramento e la sacramentalità dei gesti ordinari. Celebriamo ciò che viviamo e viviamo ciò che celebriamo. Non andiamo in cerca di cose grandi superiori alle nostre forze, né di gesti spettacolari che attirano l’attenzione più su di noi che sulla grazia che in essi scorre. Il messianismo di Gesù. Gesù, nel deserto, mentre si interrogava su quale fosse la vocazione messianica alla quale era chiamato, è stato tentato dal prodigioso, dallo spettacolare, dal dominio. Ma ha respinto questi progetti messianici come diabolici e ha scelto la via della semplicità, dell’umiltà, addirittura della croce. Anche noi partecipiamo oggi sacramentalmente a ciò che salva il mondo non attraverso la grandiosità delle nostre azioni, ma attraverso la piccolezza scelta per fede, perché la nostra debolezza sia sacramento della grazia di Dio. I familiares non fanno cose straordinarie. Forse anche quelle. Ma soprattutto vivono le cose ordinarissime con la fede nella straordinarietà della grazia di Dio che si fa carne, si fa sacramento, si fa pane quotidiano nella quotidianità del pane che prepariamo e condividiamo. Non diamo al mondo tesori d’oriente, ma semplicemente pane. Quel pane quotidiano è il sacramento nel quale Dio stesso si fa nostro familiaris alle nostre mense. Siamo invitati a superare anche la tentazione speculare, di non volere la nostra messianicità, di dubitarne, di voler essere lasciati in pace nel nostro piccolo mondo senza il sorprendente della grazia. È l’“ultima tentazione” di ogni cristo. Perché la quotidianità porta con sé sempre anche la croce («Se uno vuol venire dietro a me ... prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» Lc 9,23) (cf. S 14). Aver paura del talento che ci è stato consegnato e seppellirlo nell’illusione di conservarlo. Mentre invece, nella logica sacramentale del Vangelo, ciò che non si dona si perde. E chi non ha si trova anche senza quello che ha. È il carisma del sacerdozio, dato a tutti nel battesimo. I sacerdoti ordinati sono quelli dediti a “fare le cose del sacro”. Il sacerdozio del battesimo è quello che ci abilita a “fare sacre tutte le cose”, a “con-sacrare” ogni azione rendendola un “sacrificio” (sacrum-facere) che non è offerta di cose o animali, ma offerta di se stessi. È lo Spirito donatoci che trasforma ogni cosa in sacrificio; è la carità, da noi vissuta come “spirito di oblazione”, che fa di noi, anzitutto, e poi delle nostre azioni un’“offerta gradita a Dio”. Cf. S 42 Col 3,17 17E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre. Come credenti non compiamo opere straordinarie, ma «qualunque cosa», anche la più ordinaria facciamo in modo che «avvenga nel nome del Signore Gesù». L’inno all’amore di 1Cor 13: potrei anche compiere le opere più straordinarie, ma se non avessi l’amore sarei un nulla. Addirittura siamo chiamati a fare in modo che le cose «avvengano nel nome del Signore». Siamo chiamati a dare un senso all’intera storia, perché tutto sia orientato alla carità. «Nel nome del Signore Gesù» suggerisce almeno tre dinamiche: » tutto avvenga per grazia di Gesù, tutto si compia in forza della sua grazia. Lasciamo cadere la presunzione di compiere qualcosa in forza delle nostre capacità, e nello stesso tempo non cedere alla frustrazione della debolezza ripetutamente sperimentata, perché è nella debolezza che si manifesta la grazia di Gesù Cristo. » tutto si compia per amore di Gesù. Non facciamo le cose per dovere, ma per amore. E non per un amore generico e astratto, ma per amore di Qualcuno, di lui. » tutto avvenga in nome suo, per conto suo. La missione in un certo senso ci espropria del merito, perché tutto ciò che facciamo lo facciamo “in nome suo”, “per conto suo”. Questo ci libera anche dalla necessità di pesare il raccolto. Lo Statuto 15 e 21 (dove cita Col 3,17) incammina verso questo orizzonte. Ef 5,18b-20 Siate ricolmi dello Spirito, 19intrattenendovi fra voi con salmi, inni, canti ispirati, cantando e inneggiando al Signore con il vostro cuore, 20rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo. Ci è stato dato lo Spirito, che colma della sua grazia e ci suggerisce il ringraziamento per ogni cosa e in ogni caso a Dio Padre. Rispetto a Col 3,17, in questa esortazione di Paolo (?) possiamo leggere un significato più “passivo”, accogliente: » Rendere grazie perché ogni cosa viene da Dio e noi possiamo riconoscere in ogni cosa e in ogni avvenimento un risvolto provvidenziale: «Noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio» (Rm 8,28). » Rendere grazie perché ogni cosa e ogni avvenimento pos.sono portarci a vivere una comunione più profonda con lui. Anche i sassi possono diventare gradini. Non esiste sentiero che non possa portare a Dio. Perché la sua volontà è proprio questa: che io possa trovare comunione in lui. » Rendere grazie perché tutto ci parla di Dio. In ogni cosa e in ogni situazione possiamo trovare un motivo per ringraziare Dio e anche i fratelli e sorelle che sono la “carne” attraverso la quale Dio ci raggiunge. E rendere grazie perché fa di noi i sacramenti della sua carità. Tutto può diventare motivo di ringraziamento, motivo di “eucaristia”. La nostra vita può essere un’eucaristia continua, nel doppio significato: tutto possiamo offrire a Dio e possiamo ringraziare di tutto perché ci è offerto da Dio. Anche la “croce” diventa motivo di “eucaristia”, perché, «nel nome di Gesù», la croce non è più senza senso, ma «anche la notte del dolore si apre alla luce pasquale del tuo Figlio crocifisso e risorto» (Prefazio VIII). Il nostro ringraziamento non è una generica esclamazione di meraviglia per qualcosa di bello, come potrebbe essere il fiotto di emozione che si prova dinanzi a un bel paesaggio, ma è sempre un ringraziamento personale, rivolto a un nome: “nel nome di Gesù”. 1Cor 10,31 31Dunque, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio. Cf. Statuto 9a «Alla scuola del Cuore di Gesù impariamo anzitutto a realizzare la “comunione” con Dio mediante l’impegno ad accogliere e coltivare la vita di grazie e l’attenzione a tutte le circostanze per testimoniarla ai fratelli». L’espressione che utilizza Paolo scrivendo alla Chiesa di Corinto fa riferimento – lo si desume dal contesto – alla carne immolata agli idoli. Conosciamo il dilemma che ha impegnato le prime comunità e la coscienza dei primi cristiani. La carità e la gloria di Dio diventano la misura del bene e il criterio di discernimento di ogni nostra azione («sia che facciate qualunque altra cosa»). Quando lo Statuto invita a realizzare la comunione con Dio non fa altri che riprendere con altre parole l’invito paolino: «fate tutto per la gloria di Dio». La gloria di Dio non è un attributo che gli viene riconosciuto da fuori e che è tanto più grande quanto più si eleva sopra di noi. Al contrario, la gloria di Dio, ciò di cui Dio si gloria, si stima, ciò che vuole per sé è la comunione con noi. Quella di cui parla lo Statuto. Ad maiorem Dei gloriam è il motto dei gesuiti. Per noi della famiglia dehoniana mi piace pensare, nello spirito della Evangelii gaudium, che il motto possa essere Ad maius Dei gaudium. È lui che nel Salmo (133[132]) rivela ove trovi gioia: «Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme!». Col 3,16 16La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. Facciamo un passo indietro nella citazione di Paolo, ma probabilmente è un passo avanti nel nostro discorso: lasciarsi abitare dalla ricchezza della parola di Cristo. Potremmo azzardare: lasciarsi abitare da quella parola che è Cristo. Dalla ricchezza della Parola attingiamo sapienza, grazie alla quale è possibile il discernimento personale e l’istruzione fraterna. Dalla stessa Parola attingiamo anche la grazia che trasforma la nostra vita in un canto a Dio. La traduzione italiana dice «con gratitudine», ed è un significato alto, ma il testo sia greco sia latino dice «nella grazia». La grazia di Dio fa sì che le nostre azioni («sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa») siano come note di un canto, con il quale rallegriamo Dio. Che accetta di buon grado anche le nostre stonature... La preghiera Ef 6,18 18In ogni occasione, pregate con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, e a questo scopo vegliate con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi. Nelle risonanze delle vostre schede, l’altra convergenza è attorno alla centralità della preghiera. Intesa in maniera privilegiata come eucaristia, adorazione, meditazione della Parola. Evidentemente in ossequio allo Statuto (cf. n. 23). Nella citazione di Paolo agli efesini – nella sua traduzione italiana – ricorre ben tre volte l’aggettivo “ogni” (anche in latino e in greco il corrispondente). L’immagine di una preghiera diffusa, che pervade “ogni” momento in “ogni” forma. Il n. 22 dello Statuto sembrerebbe dare alla preghiera una connotazione strumentale («Un aiuto sicuramente efficace»). Ma continuando nella lettura si trova il significato profondo espresso dallo Statuto: «Gradualmente essa ci addentra nelle disposizioni e nei sentimenti del Cuore di Gesù e favorisce un’operosa “comunione” con lui, in docilità allo Spirito Santo». In ogni occasione (ἐν παντὶ καιρῷ) Lo Statuto, al n. 20, concludendo sulla “missione” dice che «La disposizione con cui vivremo la nostra missione sarà di continua comunione con il Padre e con il Figlio suo Gesù Cristo, nella grazia dello Spirito Santi, con tutta la Chiesa,le sorelle e i fratelli di ideale». Ogni evento, ogni momento possiamo trasformarlo in occasione di preghiera, cioè di comunione cercata con Dio. Paolo usa il termine greco “kairos” (kairoς), che ben conosciamo per il suo significato pregnante. Kairoς è l’occasione puntuale nella quale si manifesta la grazia di Dio. Nella vita del cristiano ogni occasione può diventare tempo di grazia se lasciamo che sia lo Spirito a guidarci. Tutto il nostro tempo, vissuto come offerta – cosa è lo “spirito di orazione” se non questo? –, diventa tempo di grazia. Con ogni sorta di preghiere e suppliche Si può pensare che Paolo abbia usato il doppio termine come rafforzativo. Il primo termine (proseuché – proseuch) fa riferimento alla preghiera nel suo significato più ampio, che va dalla lode all’invocazione all’intercessione... Il secondo termine (deésis – dehsiV) intende un significato particolarmente rafforzativo. È una forma di preghiera solitamente associata al digiuno, espressione di un momento di particolare travaglio o necessità. L’invito di Paolo è a lasciare che la preghiera dia parole e sentimenti a ogni momento della nostra vita, da quello ordinario a quello di maggiore angustia o difficoltà Sono poche le preghiere “particolari” dei Familiares. Potrebbero anche essere nessuna. Perché ciò che dà sapore alla nostra preghiera è che diventi un atteggiamento dello Spirito, una sorta di “indole”, quasi un tratto del nostro carattere che si palesa in ogni cosa che facciamo. Vegliate con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi Se la preghiera si dilata ad ogni momento della nostra giornata e gioca tutti i suoi registri siamo approdati alla “preghiera incessante”. Non vuol dire recitare incessantemente orazioni. Sarebbe impossibile. Lodevole la forma dell’esicasmo. Ma ancor più apprezzabile e alla portata di tutti una preghiera incessante perché portata ad abitare le tante circostanze («in ogni circostanza»). Non ci sono per questa preghiera forme precostituite, ma ognuno è invitato a costruire con pazienza umile o a trovare la propria forma di una preghiera “perseverante”. Ci aiuta, anzi forse ne è la meta, l’esperienza di una comunione profonda con Dio, che sentiamo al fondo delle nostre giornate, sia che vegliamo sia che dormiamo, sia che mangiamo sia che beviamo, sia che agiamo sia che meditiamo. La condizione di familiari di Dio, che resta vera anche quando non ci pensiamo. Se sono figlio, lo sono sempre. La preghiera diventa questa sorgente sotterranea che alimenta i nostri pensieri e le nostre azioni. Fino a contrassegnare perfino le nostre imprecazioni. [Aneddoto dell’uomo e la scodella] Nello spirito Quello della “preghiera nello spirito / nello Spirito” è un capitolo molto ampio, caro particolarmente a Giovanni, nel suo Vangelo e nelle sue lettere. Gv 4,23 «I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità». Può essere inteso in un doppio senso: adorare nello spirito può significare una preghiera fatta di atteggiamenti dello spirito più che di pratiche e formule (come del resto sottolineano i vostri riscontri alla IV Scheda sulle “pratiche”). Ma soprattutto significa che la preghiera “cristiana” è preghiera “nello Spirito”. In lui. E lui in me. È lo Spirito che prega in me, “con gemiti inesprimibili. Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili (Rm 8,26). Penso sia esperienza comune quella di scoprirsi incapaci di preghiera, o di qualcosa che ci strugge dentro e ci mette in conflitto tanto che nemmeno sappiamo cosa sia conveniente domandare. La preghiera dell’umile accetta di sapersi inadeguata e crede di essere ascoltata non perché ben formulata, ma perché accetta che anche i gemiti inesprimibili siano abitati e mossi dallo Spirito. Lo Spirito che veste anche i nostri gemiti inesprimibili per farne preghiera. E tutto può diventare preghiera, anche ciò che è inesprimibile se ci affidiamo allo Spirito, che il Padre desidera donarci e Gesù ha promesso. Gesù ci ha insegnato a chiedere anzitutto lo Spirito (cf. Lc 11,13 a “commento” del Padre nostro), perché grazie allo Spirito tutto in noi può diventare preghiera. Lo Spirito «viene in aiuto» alla nostra debolezza, quando ci sembra di non farcela, nemmeno a pregare. Il verbo che usa Paolo (sunantilambanw) ricorre soltanto un’altra volta nel NT, quando Marta chiede a Gesù che dica alla sorella Maria di venirle in aiuto (cf. Lc 10,40). È un significato così consolante! Quando ci diamo da fare, ma ci sembra di non venirne a capo; quando ci agitiamo per molte cose e ci sembra di perdere tempo; quando moltiplichiamo gli sforzi, ma i risultati non si vedono: lo Spirito “viene in aiuto” alla nostra debolezza. «La preghiera cresce e si matura – fino a essere la sostanza più rimarchevole della santità – in proporzione del nostro “sapere” che la preghiera è un lasciarsi creare figli da Dio. Questo convincimento, se è matura, una volta che si sia tramutato in modo di vedere abituale in noi, perdura e si afferma, a dispetto delle distrazioni, o degli impacci ad esprimersi, e nelle cosiddette aridità, che sono poi solo espressione della nostra impotenza a trattare Dio come una «cosa» da manipolare. Uno è preghiera, più che non dica le preghiere. Lo si capisce, guardando il suo essere lì a ricevere, in attesa della chiamata, anche se, in anticamera, uno può tentare di leggere una rivista del mucchio di stampa sul tavolino, in realtà lui non perde mai la percezione di star aspettando; non dirà mai che lui, per prima cosa, sta leggendo. Legge per aspettare, dunque aspetta. Fuori di metafora: lui prega, e prega tanto quanto è maturata e profonda in lui la convenzione che Dio è lì a quel modo, e che lui, l’orante, è il privilegiato che Dio sta chiamando, perché ha qualcosa da dire e da fare a suo favore. Magnifica la preghiera di quiete, in cui non si ha nemmeno la forza di trascorrere sui pensieri, perché centrati e affascinati dalla certezza della Presenza. Ma è preghiera di quiete, non meno magnifica, anche se povera e tutt’altro che concentrata su un particolare edificante, quella preghiera che si esprime nella pacata e non concentratissima persuasione di essere, senza bisogno di credere che, per essere, occorra pensarci; perché non è al pensarci che noi siamo disponibili a Dio; lo siamo nient’altro che per il fatto di esserlo davvero, non sapendo fare altro» (Enzo Franchini). La comunione Una delle due «disposizioni» nelle quali si concretizzano «le esigenze dell’imitazione del Cuore di Gesù», secondo Statuto 7, è «l’amore che si fa “comunione”, che ci fonde nell’unità». Abbiamo speso parole per dire della comunione con Dio, una comunione sostanziale, perseverante, frutto e radice della nostra preghiera e del nostro agire. Nell’esperienza della comunione non può essere disgiunta dalla comunione tra “fratelli e sorelle” (familiares). «Fare “comunione” con i fratelli significa “perdersi” per ritrovarsi nel Cuore di Cristo e farsi con lui ascolto, disponibilità, dolcezza, rispetto, accoglienza, forza unitiva ... con tutti» (Statuto 11). Anzitutto il testo dell’evangelista Giovanni (cap. 17), nella solenne e drammatica cornice del Getsemani. Gesù sta per consegnarsi alla volontà del Padre, ma prima si rivolge dicendo al Padre che «vuole» alcune cose per i suoi. 20Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: 21perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. 22E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. 23Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me. 24Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo. Il rischio è quello di fermarsi a una lettura ecumenica della preghiera di Gesù o, appena più su, a una lettura etica. Come se Gesù pregasse perché «si vada d’accordo», non si litighi, si faccia i buoni. E invece la lettura più adeguata è teologica: non è solo il condominio, o la famiglia, o la Chiesa ad andarci di mezzo. In gioco c’è Dio stesso, perché lui stesso si è messo in gioco nella nostra unità. Tanto da considerarsi perso, annichilito se la sua unità non potesse rispecchiarsi – ancorché in maniera confusa, come in uno specchio appunto – nella nostra. L’Unità trinitaria, anche a voler parlare di lui solo dogmaticamente, è l’intima essenza di Dio. Tanto che il suo antagonista – al quale è ancora possibile agire in questo mondo – è chiamato «dià-bolon», colui che è diviso e divide. E la sua azione nel mondo per contrastare il Regno non è sollecitare i nostri appetiti più pruriginosi, ma istigarci alla divisione, alla competizione, alla rivalità fra noi, perché sa che là dove si rompe la comunione fa gli uomini si minaccia Dio stesso nella sua unità, in ciò che lui intimamente è. I colpi sono mortali – quei peccati sono mortali. (Si potrà eventualmente comprendere da qui perché una destinazione impropria della ricchezza sessuale sia sempre stata vista come una minaccia grave, mortale in alcuni casi: perché ciò che contiene la vocazione alla comunione viene speso per isolare, dominare o dividere). Costruire comunione fra di noi è dar modo a Dio di vivere. Anche la comunione, come la preghiera, è realtà quotidiana, che se non è fatta della nostra carne – debole eppure abitata da Dio – non è “cristiana”. Gen 2,18.21-25: 18E il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo ». 21Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. 22Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. 23Allora l’uomo disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta». 24Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne. 25Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non provavano vergogna.26 I due saranno un’unica carne. Il Sint unum è all’origine della Chiesa, ma è anche, anche perché, all’origine dell’umanità. Il giudizio di Dio sul suo creato è duplice: «Non è bene che l’uomo sia solo (monon)», e il rimedio che salva è che «i due siano un’unica carne», che siano uno. Dio ha plasmato per Adamo, in Eva, «un aiuto che gli corrisponda». Così come Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza. Il Sint unum è ciò che porta, custodisce, trasmette la vita nel mondo. Dio si è dato nella coppia umana un aiuto nella sua opera di creatore. Ancora una volta non è un comando dato da Dio, dato da chi fa le regole ma non gioca. Dio, nell’unità fra l’uomo e la donna, si gioca non solo la sua immagine, ma se stesso. La sua carne... Perché Cristo è osso delle nostre ossa, carne della nostra carne. Ha preso carne da Maria, nuova Eva, e noi siamo nati dal suo costato, carne della sua carne. Quella sponsale non è soltanto un’immagine affascinante, è realtà costosa per Dio, e promettente per noi. Cristo ha lasciato suo Padre e si è unito per sempre a noi, sua Chiesa, diventando con noi una sola carne. Ora la sua stessa esistenza è legata alla nostra. La sua felicità è ancorata alla nostra. «Non è lecito all’uomo separare ciò che Dio ha unito». È di più del divieto opposto al divorzio, molto di più. È la linea di separazione tra il bene e il male. Dovrebbe esserci chiaro che una dinamica contraria a quella del Sint unum è diabolica, disfa la creazione. Il Sint unum, letto nel giardino dell’Eden, è il progetto di dare carne a Dio. Dargli un aiuto che “gli corrisponda”, perché non è bene che Dio sia solo. Il Sint unum è dunque molto di più di una pia esortazione spirituale o di un invito ecumenico. Non è un semplice consiglio dato da uno esterno alle nostre vicende, nel nostro interesse. È una vocazione alla comunione con Dio, è anzi una invocazione scaturita dalla bocca del Creatore mentre chiamava all’esistenza i suoi figli; scaturita dal cuore di quel Figlio di Dio che stava per unirsi ai suoi fratelli, su quel letto di croce, per essere con loro una sola carne, nell’esperienza più carnale di tutte: la morte. Nella teologia (discorso su Dio) del matrimonio, si è sempre individuato nell’intimità degli sposi – che è l’esperienza più eloquente dell’abbraccio divino per il quale noi siamo una cosa sola, una carne sola con lui – una finalità unitiva e una finalità procreativa. Analogamente, anche il Sint unum, nella sua dimensione sponsale, genera (nel senso che prende vita qualcosa che altrimenti non c’era) la comunione tra noi, membri dell’unica carne di Dio e, in questa comunione, ci rende capaci di «dare la vita». Poiché non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri fratelli. Sono i gesti della comunione fraterna (il perdono, l’aiuto, la pazienza, l’ascolto...) e della quotidianità sponsale quelli che danno vita al fratello e anche a me. Lo Statuto, al n. 41, riprende la citazione di Gv 17,21 [la citazione non è letterale]: «I Familiares sono raccolti in Gruppi, in ragione della loro dislocazione geografica. Questo motivo di carattere pratico si eleva, nella fede, a collaborazione all’azione salvifica di Cristo: Padre, ti prego, che essi siano “uno” come noi siamo “uno” ... Così il mondo crederà che tu mi hai mandato” (cf. Gv 17,21)». Una volta di più, ciò che è ordinario, “banalmente” logistico, nella fede assume un significato sacramentale. Nella comunione quotidiana – sponsale per chi è sposato, amicale per chi è amico, sollecita per chi dedica la propria vita alla cura di qualcuno – prende “corpo”, “storia” la comunione che è in Dio e alla quale tutti siamo chiamati, perché la sua gioia sia piena e sia in noi. La missione Nei riscontri alla IV scheda, un altro dei punti di convergenza – in sintonia piena con lo Statuto – è la missione, letta soprattutto, oggi, come “annuncio”. Attingo all’icona di Emmaus, che si presta a diversi registri di lettura, non ultimo il contesto “domestico” e familiare (qualche esegeta azzarda perfino che i due di Emmaus fossero una coppia uomo/donna) nel quale avviene il riconoscimento del risorto. I passaggi essenziali: » i due sono in viaggio delusi » uno sconosciuto li avvicina e li interroga » i cuori si scaldano alla “lettura” della parola di Dio » lo sconosciuto fa «come se dovesse andare oltre» » il riconoscimento allo spezzare del pane » nel momento del riconoscimento si sottrae alla vista » la conferma della risurrezione alla comunità dubbiosa e intimorita Leggendo questo episodio parabolico come modello di catechesi, siamo soliti identificarci con Gesù, la sua lectio e la sua pedagogia. Proviamo a identificarci invece con i due di Emmaus. Siamo testimoni e missionari non perché “ne sappiamo più degli altri”, ma perché ne condividiamo la vita, le frustrazioni, le delusioni anche da parte di Colui nel quale avevamo posto le nostre speranze. Siamo testimoni perché nel cammino della vita sperimentiamo la forza di gravità che ci porta lontano dalla Passione di Gesù, lontano dalla vita della comunità, per vivere le nostre case, le nostre città-Emmaus al chiuso delle nostre esperienze chiuse. E però, vivendo queste stesse tentazioni, ci lasciamo interpellare da chi ci aiuta a leggere l’accaduto con occhi di speranza. Anzi ne abbiamo bisogno. Siamo testimoni perché abbiamo imparato un dialogo sincero (nella preghiera) con chi non sa niente di noi e ha bisogno di sentirsi raccontare il nostro sconcerto e la nostra amarezza mortificante. Siamo testimoni di colui che ci ha scaldato i cuori e poi ha fatto come se dovesse andare oltre, ma la genuinità della nostra invocazione è riuscita a trattenerlo. Siamo testimoni di un riconoscimento avvenuto allo spezzare del pane, primo istante di un riconoscimento che si ripeterà nella fede, non negli occhi. Siamo testimoni perché, benché sia tardi, sia l’ora del riposo, sia buio intorno, noi facciamo il cammino a ritroso per andare a portare l’annuncio incontenibile agli altri. Prima era giorno fuori e buio dentro, ora è buio fuori ma dentro c’è la luce. Siamo testimoni, perché viviamo le nostre giornate in questa spola senza fine tra la delusione e la speranza ritrovata, perché siamo sempre in cammino tra Gerusalemme ed Emmaus e tra Emmaus e Gerusalemme.
rendiamo grazie per la cm
 
Dio, Padre di Misericordia,                                                                           Ti rendiamo grazie perché hai donato alla Compagnia Missionaria del Sacro Cuore,di contemplare il Figlio tuo Gesù, nel mistero del suo Cuore Trafitto,che per “NOI CM” è sorgente e alimentodella spiritualità e della missione.O Padre, (in quest’anno in cui facciamo memoria del 60° di fondazione), manda lo Spirito Santo perché ci converta dai nostri limiti e dalle nostre infedeltà,perché “NOI CM” possiamo ravvivare il dono che hai posto nei nostri cuori,· per vivere con rinnovata disponibilità l’offerta di noi stessi a servizio del tuo Regno nella chiesa e nel mondo;· per essere “casa e scuola” di Comunione;· per vivificare con la forza del Vangelo l’ambiente in cui viviamo;· per poter ogni giorno scoprire il Tuo Amore che opera nella storia;· per fare nostre le gioie e le sofferenze degli uomini e delle donne d’oggi,ed essere per loro segno di speranza.Ti rendiamo grazie per il dono di P. Albino e delle prime missionarie,per il coraggio e la disponibilità e la docilità allo Spirito,per il bene che abbiamo potuto operare in questi anni.Facciamo memoria riconoscente a Te, Trinità d’Amore,e camminiamo con Maria, nostra Madre, Guida e Custode. Amen
offerta
 
Mio Dio, ti offro….                                                                                                    In unione a Gesù, per mezzo di Maria, in spirito di amore, per l’avvento del tuo Regno nel mondo. P. Albino Elegante scj O Dio, Trinità d’amore,                                                                                            prima della creazione del mondo tu ci hai scelti; attraverso il battesimo, ci hai chiamato ad essere tuoi, nella Chiesa e poi nella Compagnia Missionaria del Sacro Cuore. Oggi, come ogni giorno, scegliamo Te come pienezza delle aspirazioni della nostra vita. Ti offriamo, per le mani di Maria, questo giorno, con le gioie e le fatiche, i desideri e i timori, le preoccupazioni e le tribolazioni, le speranze e l’impegno, il lavoro e il riposo. Ti offriamo il nostro piccolo amore per vivere in comunione con Te e con i fratelli e le sorelle che la vita ci dona, per obbedire con gioia alla tua Parola e alla tua volontà, per impegnarci con passione nella nostra missione di amore e di servizio nella Chiesa e nel mondo.  Amen Lucia Capriotti O Padre, sorgente dell’amore, hai tanto amato il mondo da dare il tuo Figlio. Contempliamo con stupore e commozione il Cuore trafitto del tuo Figlio crocifisso per noi e per ogni uomo e donna che viene nel mondo. Ti rendiamo grazie per questo incredibile e smisurato amore. Chiediamo, con Maria, la luce e la forza del tuo Spirito perché ci renda somiglianti a Gesù, in Lui figli obbedienti e servitori appassionati, fiduciosi, generosi, amanti, impegnati a vivificare con la forza del Vangelo l’ambiente in cui viviamo, perché ogni uomo e ogni donna ritrovi se stesso in Cristo. Ti sia gradita la nostra offerta, unita a quella eucaristica che, in Cristo, anche oggi la Chiesa ti offre. Amen Lucia Capriotti Trinità d’amore,                                                                                                        che ci hai chiamati a seguirti e servirti nella Compagnia Missionaria del Sacro Cuore, realizza in noi, che ci presentiamo oggi a Te, la tua volontà. Rendici disponibili a “perderci” per ritrovarci in Cristo. Fa’ della nostra vita un segno e uno strumento di comunione. Allontana da noi l’illusione di poter realizzare da soli la nostra vocazione e la nostra missione. Dacci una sempre nuova consapevolezza che nessuno può salvarsi e santificarsi da solo. Facci essere solleciti più della santificazione degli altri che della nostra. Facci in Cristo ascolto, disponibilità, dolcezza, rispetto, ponte d’incontro, forza unitiva con le persone che più ci stanno a cuore, con quelli che facciamo fatica ad amare, con coloro che la vita ci fa incontrare. Amen Lucia Capriotti Padre, che ci ami dall’eternità                                                                               e nel tuo Figlio Gesù ci mostri il tuo volto misericordioso, guarda la nostra debolezza e il nostro desiderio di rispondere alla vocazione e alla missione a cui ci hai chiamato. Il tuo Spirito ci attiri a vivere il dono di noi stessi fino a unirci all’immolazione di Cristo per partecipare alla sua opera di redenzione del mondo. Nella nostra povertà, desideriamo anche oggi ripeterti con Lui: “Eccomi, vengo per compiere la tua volontà”. Lo Spirito di amore, che sgorga dal suo Cuore trafitto, ci doni la forza di lottare con la paura e l’egoismo. La tua misericordia ci avvolga e vinca il nostro peccato, ci consoli nello scoraggiamento, ci rinnovi nell’entusiasmo e ci renda testimoni della gioia, nella consapevolezza di essere peccatori perdonati. Amen Lucia Capriotti Trinità Santissima, unico e sommo Dio,                                                               contempliamo con gioia il capolavoro del tuo amore  in Maria, vergine in ascolto, giardino chiuso totalmente accogliente del seme della tua Parola, sposa amata e amante, roveto ardente in cui Tu riveli la tua passione per l’umanità errante, madre tenera e coraggiosa fino al dono totale di sé nella croce del Figlio, carica di speranza nel dolore davanti al sepolcro, donna della gioia senza fine nell’alba della risurrezione, nostra sorella e compagna di viaggio, madre della misericordia. Con lei desideriamo anche noi ripeterti: “Eccomi, sono la serva del Signore. Si compia in me la tua Parola”. Accogli la nostra offerta e rendici gioiosi nella disponibilità a servire il tuo Regno, pur nella nostra debolezza. Fa’ che, come in Maria, anche nella nostra vita, oggi, l’amore ci conduca e si manifesti nella vivacità della donazione, nel sorriso, nella semplicità, nell’accoglienza di tutti, a cominciare dalle persone più vicine. Amen Lucia Capriotti Signore Gesù, inviato dal Padre nella forza dello Spirito,                                per la salvezza dell’umanità, ti ringraziamo per averci voluto uniti a te, nutrendoci dell’amore che sgorga dal tuo Cuore, nel compimento della tua missione di amore e di servizio. Con te ci rivolgiamo al Padre: “Eccomi, io vengo. Un corpo mi hai dato, per compiere la tua volontà”. Tutto ciò che siamo e che abbiamo ricevuto dal Padre vogliamo metterlo a servizio dell’annuncio del Vangelo e della liberazione  e promozione dell’umanità, là dove il tuo Spirito ci conduce: nello svolgimento del nostro lavoro quotidiano, nell’apostolato e nell’evangelizzazione, nell’animazione cristiana del tempo libero, nel servizio educativo e formativo, nella vicinanza e nel servizio ai poveri, alle famiglie, ai giovani, nei luoghi e nei ruoli sociali ed ecclesiali di responsabilità e decisionalità, nelle periferie umane ed esistenziali, nella salute e nella malattia, nell’entusiasmo della giovinezza, nell’impegno della maturità, nella debolezza dell’anzianità. Amen Lucia Capriotti Eccomi, Signore,                                                                                                        sono pronto a testimoniare la tua Parola: per seminare la Speranza, per donare il Perdono, per costruire la Pace, per difendere la Vita, per celebrare la Verità, per vivere la Carità, per proclamarti Risorto. Eccomi, Signore, nonostante le mie debolezze e il mio peccato: per accogliere il tuo Amore, per riconoscere il tuo Dono, per affidarmi alla tua Volontà, per dirti con tutta la mia vita: GRAZIE! Lorenzo Lattanzi Prendi, Signore, e ricevi                                                                                           tutta la mia libertà, la mia memoria, la mia intelligenza e tutta la mia volontà. Tutto quanto sono, quanto possiedo, mi fu dato da te; a te, Signore, lo ridono. Tutto è tuo: tutto disponi secondo la tua piena volontà. Dammi il tuo amore e la tua grazia, e sarò ricco abbastanza e non chiederò più nulla. S. Ignazio di Loyola Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio,                                        concedi a noi miseri di fare, per tua grazia, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che ti piace, affinché interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del Figlio tuo, il Signor nostro Gesù Cristo, e a te, o Altissimo, giungere con l’aiuto della tua sola grazia. Tu che vivi e regni glorioso nella Trinità perfetta e nella semplice Unità, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen S. Francesco d’Assisi
a maria
 
O Maria,                                                                                                                       Madre, Guida e Custode della Compagnia Missionaria del Sacro Cuore, prega per noi O Maria,                                                                                                                      Madre di Dio e Madre nostra, la Compagnia Missionaria del Sacro Cuore si consacra oggi a te, perché tu abbia a regnare nella nostra Famiglia con la tua protezione materna e con il tuo spirito modello di ogni virtù. Degnati di prendere pieno possesso di questa Famiglia che vuole essere il piccolo regno del tuo Cuore e del Cuore di Gesù. Amen P. Albino Elegante scj Maria,                                                                                                                          ti consacriamo la Compagnia Missionaria del Sacro Cuore e coloro che, appartenendovi, aspirano a diffondere il regno del Cuore di Gesù tra le genti lontane: fa che esse divengano davvero Missionarie di luce, con la verità di cui tu sei Maestra; Missionarie di pace, con l'Amore di cui tu sei Madre. P. Albino Elegante e prime missionarie Alla Vergine dell’Eccomi                                                                                          Maria di Nazaret, Sposa di Giuseppe, il tuo cuore di Vergine fedele ha ascoltato con stupore, fede e amore la Parola del Padre che in te si è fatta Carne. Il Figlio di Dio, dicendo  “Eccomi, io vengo, Padre, per fare la tua volontà”, è diventato tuo Figlio Gesù e nostro unico Salvatore. Su tutti noi, tuoi figli in Lui, invoca il dono dello Spirito, perché con te e con Lui sappiamo ripetere “Eccomi, si compia in me la tua Parola”, vivendo e annunciando la gioia di essere Chiesa Sposa di Cristo, Serva dell’amore e della speranza per tutta l’umanità assetata di Vita. Amen Lucia Capriotti Vergine, Madre di Dio e degli uomini, Maria,                                                     noi ti chiediamo il dono dell'equilibrio cristiano,  tanto necessario alla Chiesa e al mondo d'oggi.  Liberaci dal male e dalle nostre meschinità,  salvaci dai compromessi e dai conformismi,  tienici lontani dai miti e dalle illusioni,  dallo scoraggiamento e dall'orgoglio,  dalla timidezza e dalla sufficienza,  dalla presunzione e dall'ignoranza,  dall'errore, dalla durezza del cuore.  Donaci la tenacia nello sforzo,  la calma nella sconfitta,  il coraggio per ricominciare,  l'umiltà nel successo.  Apri i nostri cuori alla santità,  donaci una perfetta semplicità,  un cuore puro, l'amore alla verità e all'essenziale,  la forza di impegnarci senza calcolo alcuno,  la lealtà di conoscere i nostri limiti e di rispettarli.  Accordaci  di saper accogliere e vivere la Parola di Dio,  accordaci il dono della preghiera.  Apri i nostri cuori a Dio:  noi ti chiediamo l'amore alla Chiesa,  così come tuo Figlio l'ha voluta,  per partecipare in essa e con essa,  in fraterna comunione con tutti i membri  del popolo di Dio, gerarchia e fedeli,  alla salvezza degli uomini nostri fratelli.  Infondici per gli uomini  comprensione e rispetto,  misericordia e amore.  Apri i nostri cuori agli altri:  mantienici nell'impegno di vivere e di accrescere  questo equilibrio, che è fede e speranza,  sapienza e rettitudine,  spirito di iniziativa e prudenza,  apertura e interiorità,  dono totale, amore.  Santa Maria,  noi ci affidiamo alla tua tenerezza. Amen Santa Maria, Madre di Dio                                                                                     conservami un cuore di fanciullo puro e limpido come acqua di sorgente. Ottienimi un cuore semplice, che non si ripieghi ad assaporare le proprie tristezze; un cuore magnanimo nel donarsi, facile alla compassione, un cuore fedele e generoso che non dimentichi alcun bene e non serbi rancore di alcun male. Formami un cuore dolce e umile, che ami senza esigere di essere riamato, contento di scomparire in altri cuori, sacrificandosi davanti al Tuo divin Figlio; un cuore grande e indomabile così che nessuna ingratitudine lo possa chiudere e nessuna indifferenza lo possa stancare; un cuore tormentato dalla Gloria di Cristo, ferito dal Suo amore, con una piaga che non si rimargini se non in cielo. P. Léonce de Grandmaison s.j. L’angelo del Signore portò l’annuncio a Maria                                                   *ed ella concepì per opera dello Spirito Santo. Ave Maria… Eccomi, sono la serva del Signore,                 *si compia in me la tua Parola. Ave Maria… E il Verbo si è fatto carne                 *ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Ave Maria… Prega per noi, Santa Madre di Dio,                 *e saremo degni delle promesse di Cristo. Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre; tu, che nell’annunzio dell’angelo, ci hai rivelato l’incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen. (oppure) Tu hai voluto, o Padre, che all’annunzio dell’angelo la Vergine immacolata concepisse il tuo Verbo eterno e, avvolta dalla luce dello Spirito Santo, divenisse tempio della nuova alleanza: fa’ che aderiamo umilmente al tuo volere, come la Vergine si affidò alla tua Parola. Per Cristo nostro Signore. Amen. Regina del cielo, rallegrati, alleluia:                                                                                      *Cristo che hai portato nel grembo, alleluia, è risorto come aveva promesso, alleluia.                 *Prega il Signore per noi, alleluia. Rallegrati, Vergine Maria, alleluia:                 *il Signore è veramente risorto, alleluia. O Dio, che nella gloriosa risurrezione del tuo Figlio hai ridato la gioia al mondo intero, per intercessione di Maria Vergine concedi a noi di godere la gioia della vita senza fine. Per Cristo nostro Signore. Amen. (oppure) O Padre, che ai tuoi apostoli e discepoli riuniti nel cenacolo con Maria madre di Gesù hai donato lo Spirito Santo, concedi anche a noi, per intercessione della Vergine, di consacrarci pienamente al tuo servizio e annunziare con la parola e con la vita le grandi opere del tuo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen.
ai santi patroni della cm
 
A San Giuseppe                                                                                                         La Compagnia Missionaria, nata sotto lo sguardo della Santa Famiglia, sempre ha chiesto aiuto a te Giuseppe, Custode del Redentore. Tu ti sei reso presente guidandoci nelle nostre decisioni. Non lasciarci mancare il coraggio, l’equilibrio e la fiducia, per fare scelte sagge. Metti sul nostro cammino persone giuste per crescere meglio. Sempre ci hai guidato nelle nostre urgenze di vita, dacci un cuore fiducioso, libero e aperto per servire innanzitutto il Regno di Dio. Amen                                                                                                                                                           Annamaria Berta A San Giovanni evangelista                                                                                    San Giovanni, apostolo del Cuore trafitto di Cristo, che hai avuto in dono la conoscenza viva del Verbo fatto carne, guidaci nel cammino della contemplazione per vivere e incarnare la spiritualità e la missione della Compagnia Missionaria.Aiutaci a comprendere: - che solo nella fedeltà alla preghiera possiamo ravvivare la nostra donazione e rendere feconda la missione;- che la vita di comunione si costruisce solo se siamo uniti a Cristo fonte inesauribile. Costruiremo così, ogni giorno la comunione attraverso: l’ascolto, l’accoglienza, la comprensione, il perdono, il dialogo, la corresponsabilità per l’edificazione del Regno.Invoca con noi lo Spirito Santo perché educhi il nostro cuore e lo rinnovi nell’amore. Accompagnaci, con Maria, ai piedi della croce per “volgere lo sguardo a Colui che hanno trafitto”. AmenAnnamaria Berta A Santa Teresa di Gesù Bambino                                                                          Santa Teresa del Bambin Gesù, maestra nel cammino della piccolezza e della via dell’amore:aiutaci a ravvivare il dono che è in noi, per vivere contrassegnate in tutto e sempre dalla carità;donaci di vivere la vita di amore sino a farci comunione con Dio e con i fratelli;aiutaci ad essere testimonianza viva attraverso la vivacità della donazione, il sorriso, la semplicità, l’accoglienza…;insegnaci a guardare oltre il nostro piccolo mondo per aprire il nostro cuore alle dimensioni del mondo. Intercedi presso il Padre, affinché possiamo comprendere che tutta la nostra vita, offerta in oblazione santa e gradita al Signore, è collaborazione all’avvento del Regno di Dio. AmenAnnamaria Berta A San Paolo apostolo                                                                                               San Paolo, apostolo delle genti, che hai amato, annunciato e testimoniato Cristo fino al martirio. Insegnaci ad essere veri apostoli ovunque siamo chiamati a vivere. Guidaci all’amore per il mondo nel quale vogliamo essere luce e lievito. Donaci di avere uno sguardo libero, aperto, intelligente, per saper rispondere alle sfide del mondo di oggi. Aiutaci ad avere il coraggio di fare scelte profetiche, a non conformarci alla mentalità di questo mondo. Donaci un cuore appassionato per le cose di Dio in comunione con la Chiesa per la quale hai lavorato e sofferto. Concedici di rispondere con gioia e letizia per amare, annunciare e testimoniare il Signore Gesù, nella comunione e nell’offerta della nostra vita. Amen Annamaria Berta A S. Francesco Saverio                                                                                             San Francesco Saverio, che hai dedicato la tua vita all’annuncio del Regno in terre lontane, aiutaci a crescere nell’audacia missionaria, che ha animato e guidato i tuoi passi. Concedici di saper “guardare lontano”, con occhi e cuore profeticiRavviva in noi la forza di vivere l’ “ecce venio e l’ecce ancilla”profondamente incarnati nelle situazioni che la provvidenza ci presenta ogni giorno.Per tua intercessione, fa’ che lo Spirito Santo guidi le nostre scelte, mantenga viva in noi la fede missionaria che ha animato la tua vita. Aiutaci a perderci per ritrovarci in Cristo e farci con lui ponte di incontro, per vivificare con la forza del Vangelo, nello spirito che ci è proprio, ogni realtà in cui viviamo. forza unitiva con tutta l’umanità. Amen Annamaria Berta Litanie ai Santi patroni                                                                                             Signore pietà                                                                   Signore pietà Cristo pietà                                                                      Cristo pietà Signore pietà                                                                   Cristo pietà Santa Maria,                                                                    prega per noi Santa Maria , Madre, Guida, Custode della Compagnia Missionaria, mostraci con materna bontà il tuo Figlio. San Giuseppe, Sposo della Vergine Maria, Uomo giusto e fedele,  sii custode della nostra famiglia. San Giovanni Evangelista, nel cui vangelo contempliamo il Cuore Trafitto di Cristo, insegnaci la vera contemplazione. Santa Teresa di Gesù Bambino, che ci mostri la piccola via dell’amore,              insegnaci a vivere l’oblazione. San Paolo Apostolo, che hai sentito l’urgenza dell’annuncio del Cristo Risorto, insegnaci ad avere un cuore apostolico San Francesco Saverio, che hai vissuto la missionarietà come urgenza, insegnaci a guardare lontano. P. Leone Dehon, che hai vissuto in armonia la spiritualità  e l’azione sociale,   aiutaci ad essere nel mondo luce, sale e lievito. P. Albino Elegante,  aiutaci ad essere autentiche missionarie CM Santi e Sante di Dio      pregate per noi Annamaria Berta
lode per la storia cm
 
Dio Amore, dalla radice della spiritualità e del carisma di P. Dehon, hai voluto far fiorire nella Chiesa la  Compagnia Missionaria del Sacro Cuore: lode e gloria a Te, Trinità Santissima, unico e sommo Dio. Dio Amore, hai guidato p. Albino Elegante a comprendere il soffio dello Spirito che dall’Apostolato della Riparazione voleva far germogliare una nuova famiglia missionaria nella Chiesa:                 lode e gloria a Te, Trinità Santissima, unico e sommo Dio. Dio Amore, hai voluto che i Vescovi di Bologna Giacomo Lercaro e Antonio Poma seguissero con premurosa attenzione e paterna benevolenza il sorgere e lo svilupparsi della Nostra Famiglia, nella quale la consacrazione a Dio e l’inserimento nel mondo erano vissuti secondo lo spirito di amore e di riparazione al Cuore di Gesù:                 lode e gloria a Te, Trinità Santissima, unico e sommo Dio. Dio Amore, attraverso il Vescovo Giacomo Lercaro, il 25 marzo 1958, concedesti alla Nostra Famiglia una prima approvazione con il nome di Compagnia Missionaria del Sacro Cuore di Gesù:                                lode e gloria a Te, Trinità Santissima, unico e sommo Dio. Dio Amore, nei 25 anni successivi, hai concesso alla nostra Famiglia di crescere e di espandersi, mentre veniva studiato, approfondito, riveduto, sperimentato e sempre nuovamente approvato lo Statuto: lode e gloria a Te, Trinità Santissima, unico e sommo Dio. Dio Amore, hai voluto che la Compagnia Missionaria del Sacro Cuore fosse composta da missionarie e da familiares, come un unico albero con due rami, per portare frutti di comunione:                                lode e gloria a Te, Trinità Santissima, unico e sommo Dio. Dio Amore, ci hai chiamato a vivere nella Chiesa e nel mondo la spiritualità di amore e di offerta ispirata e alimentata all’ecce venio di Gesù e all’ecce ancilla di Maria:                                lode e gloria a Te, Trinità Santissima, unico e sommo Dio. Dio Amore, nei nostri gruppi e nelle fraternità, negli ambienti sociali e professionali, nelle realtà familiari ed ecclesiali, ci affidi una missione di amore e di servizio nell’evangelizzazione e nella promozione umana:                                lode e gloria a Te, Trinità Santissima, unico e sommo Dio. Dio Amore, il Vescovo di Bologna Enrico Manfredini, l’8 settembre 1983, festa della Natività di Maria, ha eretto la Compagnia Missionaria del Sacro Cuore in Istituto Secolare di Diritto Diocesano, approvando lo Statuto:                                lode e gloria a Te, Trinità Santissima, unico e sommo Dio. Dio Amore, il 10 giugno 1994, solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, la Compagnia Missionaria del Sacro Cuore, per volontà del Papa S. Giovanni Paolo II, è stata elevata a Istituto di Diritto Pontificio: lode e gloria a Te, Trinità Santissima, unico e sommo Dio. Dio Amore, la Nostra Famiglia ha voluto sempre camminare con la Chiesa sulle vie del mondo, facendosi strada a Dio per tutta l’umanità, perché ogni persona ritrovi se stessa in Cristo:                                lode e gloria a Te, Trinità Santissima, unico e sommo Dio. Dio Amore, noi missionarie e familiares siamo consapevoli delle debolezze e dei peccati che hanno ostacolato e rallentato il nostro cammino nel compimento della Tua Volontà. Per questo ti offriamo il nostro pentimento e l’ardente desiderio di vivere ogni giorno, con rinnovato impegno e totale dedizione, l’obbedienza al carisma e alla missione a cui ci hai chiamati. Sappiamo infatti che mai ci hai fatto mancare la Tua Misericordia e la Tua Grazia:                                lode e gloria a Te, Trinità Santissima, unico e sommo Dio. Dio Amore, accogli ancora il canto della nostra gratitudine e l’offerta della nostra vita nella Compagnia Missionaria del Sacro Cuore, a servizio della Chiesa e del mondo:                                lode e gloria a Te, Trinità Santissima, unico e sommo Dio. Dio Amore, hai voluto darci Maria Madre di Gesù come Direttrice generale e perpetua, Madre, Guida e Custode:                                lode e gloria a Te, Trinità Santissima, unico e sommo Dio. Dio Amore, con Maria Vergine dell’Eccomi ti riconsegniamo il nostro Ecce ancilla e con il Cuore di Cristo ti ripetiamo il nostro Ecce venio, perché NOI CM diventiamo ogni giorno, nella Chiesa e nel mondo,                                lode e gloria tua, Trinità santissima, unico e sommo Dio.
1 . 2 . 3 . 4 . 5 . 6 . 7 . 8 . 9 . 10 . 11 . 12 . 13 . 14 . 15 . 16 . 17 . 18 . 19 . 20 . 21 . 22 . 23 . 24 . 25 . 26 . 27 . 28 . 29 . 30 . 31 . 32 . 33 . 34 . 35 . 36 . 37 . 38 . 39 . 40 . 41 . 42 . 43 . 44 . 45 . 46 . 47 . 48 . 49 . 50 . 51 . 52 . 53 . 54 . 55 . 56 . 57 . 58 . 59 . 60 . 61 . 62 . 63 . 64 . 65 . 66
Logo
COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
Via A. Guidotti 53, 40134 - Bologna - Italia - Telefono: +39 051 64 46 472

Follow us on Facebook