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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 15 / 03 / 2019
    FESTA DELL\'ECCOMI
    A S. Antonio Abate (Italia) il 24 marzo; a Funchal (Madeira) il 27 marzo; in Guinea Bissau il 30 mar... Continua
  • 15 / 03 / 2019
    FESTAS DO EIS-ME AQUI
    Em Santo António Abate (Itália) , 24 de março; en Funchal (Madeira), 27 de março; na Guiné, 3... Continua
  • 15 / 03 / 2019
    FIESTAS AQUI ESTOY
    En San Antonio Abad (Italia) el 24 de marzo; en Funchal (Madeira) el 27 de marzo; en Guinea Bissau e... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSEJO CENTRAL
    8 - 10 de mayo 2019, en Bolonia... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSELHO CENTRAL
    8 - 10 de maio de 2019, em Bolonha... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSIGLIO CENTRALE
    8 - 10 maggio 2019, a Bologna... Continua
all'alba del primo giorno
 
Liberazione della luce La nuova creazione nel tempo della grazia Ci sono giorni in cui devo pregare il Signore che mi restituisca l’udito, altri in cui la Parola fa breccia nel cuore, e non vorrei perderne una sola. Così, per fare memoria della mia fede, sto ripercorrendo, alla lettura del Vangelo, quelle parole che hanno segnato la mia vita, cambiandomi. Ma il Signore fa nuove tutte le cose, e vedo e ascolto come per la prima volta parole già udite e conosciute. Come mai non le avevo sentite prima? E in questa riscoperta e nuovo ascolto si sono fatte spazio le parole di Matteo che racconta la Pasqua di Gesù. All’alba del primo giorno Il racconto è scandito con determinazioni temporali precise, a partire dal capitolo 26: “Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua…”, “Il primo giorno degli azzimi”, “Venuta la sera”, “Questa notte”. Poi la scansione temporale accelera in crescendo: “Venuto il mattino”, “a mezzogiorno”, “Verso le tre del pomeriggio” “Venuta la sera”, e dilatarsi poi in un TEMPO senza confini: “il giorno seguente”, “dopo il Sabato”, “all’alba del primo giorno”. Mi ritornavano note familiari, con altre profondità: primo giorno, e fu sera, e fu mattina… Graziella mi dice al telefono che loro, diocesi di Ambrogio, stanno leggendo Genesi. Anch’io torno ai primi passi della creazione, al soffio che dà la vita al primo Adamo, e mi sembra di riconoscere quei segni del Creatore che rivela nel nuovo Adamo la Sua Immagine: e torno indietro ad ascoltare Matteo: che cosa mi racconti? Di Chi mi parli? Ecco l’identità del nuovo Adamo, Dio-Uomo: Gesù avverte i suoi, fra due giorni, è la pasqua, anche lui sente l’avvicinarsi dell’ora, si preoccupa di avvisare gli amici, statemi vicino, insieme siamo più forti nella notte. Ma è SOLO, anche il Padre sembra tacere, e lui tace, tace davanti al Sinedrio, tace davanti a Pilato. Solo la verità parla, e parla con la voce di chi lo accusa: Tu lo dici, Io sono il Figlio di Dio, Tu lo dici, il mio Regno… Figlio di Dio e Re, ma quale nuova creazione dell’uomo: mite, non oppone resistenza, oltraggiato, perdona, tradito e rinnegato, guarda con amore, e in quel sabato santo, in cui il tempo della notte sembra non aver fine, cielo e terra si riconciliano, all’uomo si apre il tempo della grazia: era l’alba del primo giorno Non è il fine settimana che ci fa tornare con la faccia triste al lavoro del lunedì, no. È l’alba del primo giorno del tempo che ci è dato da vivere, nella vita del Risorto, è il primo giorno della nostra Pasqua!
ricordo di p. albino elegante
 
Leggendo i due libri: “60 anni di storia sulle strade del mondo” e “Gettare tutto nelle fondamenta” (lettere scritte da p. Elegante ancor prima che nascesse la Compagnia Missionaria) ho trovato fervore e zelo apostolico, pagine intense, riflessioni che continuano nel cammino della nostra storia, perché P. Albino le ha riproposte e donate anche a noi. Punti fermi che ancora oggi possono aiutarci a vivere la nostra donazione con un amore grande al Cuore trafitto di Gesù e alla Chiesa. Nelle lettere ho ritrovato le fondamenta della nostra spiritualità e dello stile di vita della Compagnia Missionaria. Questa nuova pubblicazione dà voce a tutti coloro che lo hanno conosciuto: membri della Compagnia Missionaria, confratelli Dehoniani e altri amici che attraverso il loro ricordo, ci donano queste “perle”, perché ci aiutino a conoscere altri aspetti e sfumature della sua vita, a noi forse sconosciute. Una persona si può conoscere in molti modi: attraverso ciò che ha scritto, ciò che ha realizzato o altro.. ma penso che la “statura” di una persona si possa misurare e conoscere a fondo, guardando a come ha saputo tessere relazioni. Attraverso queste testimonianze possiamo aggiungere altre piccole perle a ciò che già conosciamo. Sì, ha camminato con noi e questo cammino ci ha fatto crescere insieme: P. Albino e noi. Poter mettere in comune ciò che ciascuno ha vissuto è come comporre un mosaico armonioso fatto di piccole cose, che danno significato e colore alla nostra vita. Ringraziamo tutti coloro che hanno contribuito a comporre questo mosaico che ci stimola a ringraziare il Signore, per averci donato p. Albino e aver potuto costruire insieme un po’di storia. Questa pubblicazione è un dono di riconoscenza a P. Albino nel 5° anniversario della morte e nel centenario della sua nascita. Lo ringraziamo per questa rete di relazioni che ha saputo tessere, e riconosciamo che attraverso queste testimonianze il nostro caro P. Albino ci parla ancora. Anna Maria Berta
n. 1 - marzo
 
servire in umiltà
 
Studiamo il contenuto del secondo termine della nostra denominazione: Compagnia Missionaria. Etimologicamente la parola è derivata  dal verbo latino: “mittere”= “mandare” e precisamente dal participio passato: “missus” = “mandato”. Nella Scrittura questo verbo è usato spessissimo in tutta la sua coniugazione per significare una finalità ben precisa: l’investitura da parte di Dio di una missione di salvezza. Così, ad esempio, in Genesi (45,5) Giuseppe dice ai fratelli: “Iddio mi mandò avanti a voi in Egitto per il vostro bene”. Mosè, in nome di Dio, si presenta al Faraone per dichiarargli: “Jahve Dio degli Ebrei, mi ha mandato da te per dirti: lascia partire il mio popolo affinché mi renda un culto nel deserto” (Es 7,16)… Anche Gesù si dice mandato dal Padre  come  dono  d’amore  “affinché  ognuno  che  crede  non  perisca, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). La presenza della volontà salvifica di Dio deve durare senza sosta sul cammino degli uomini. Per questo Gesù risorto trasmette la consegna della sua missione agli apostoli: “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi”(Gv 20,21). “Andate e istruite tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”(Mt 28,19). L’investitura da parte di Dio importa l’accompagnarsi della sua onnipotenza contro tutte le resistenze e tutte le difficoltà. “Prima che ti formarsi nell’utero ti ho conosciuto, prima che tu uscissi dal seno ti ho santificato: ti ho stabilito profeta per le nazioni” (Ger 1,5). “Tu poi, cingiti i fianchi, levati e di loro quanto ti ordinerò: altrimenti ti farò temere la loro faccia. Ecco io ti pongo, oggi, come città fortificata, come un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo della terra. Ti faranno guerra, ma non ti sopraffaranno perché io sono con te per salvarti” (Ger 1,17-19) Le pagine della Scrittura sono indistintamente segnate da questa certezza e testimoniano la “strana” azione di Dio. Nella prima lettera ai Corinti, l’apostolo Paolo ha tentato di descriverla così: “Ciò che è stolto per il mondo, Dio lo sceglie per confondere quello che è forte….affinché nessuna creatura possa vantarsi davanti a lui” (1Cor 1,27-29)… Noi e il dono di Dio 1. La chiamata di Dio alla fede è certamente per tutti gli uomini, ma alla perfezione della fede in una integrale imitazione di Cristo e ad una esplicita missione di apostolato, è solo per alcuni. Noi dobbiamo raggiungere la morale certezza di essere fra questi. Come? Forse un indice particolarmente rivelatore è il senso di Dio che lentamente ci invade. E’ la forza del cuore che trascina di prepotenza tutte le facoltà verso colui che sta diventando il grande amore e il grande interesse della nostra vita: “Proseguo la mia corsa, scriveva San Paolo ai Filippesi, per vedere di afferrare Cristo Gesù perché anch’io sono stato afferrato da Lui”. Uno scambio di attenzione. Se la nostra non riesce a diventare preponderante per Dio, arrischieremo di fare un passo che forse non era nei suoi disegni o che, comunque, svuota la sua scelta di quella stabile serenità che egli voleva donarci per farci testimoni della sua vita e della sua gioia in mezzo ai fratelli. La volontà dunque di conquistarci brano per brano a Dio, in un lavoro paziente, sofferto, ma tenace e soprattutto soddisfatto perché è prova d’amore, è ricambio d’interesse, perché è dono di noi stessi a lui, immedesimazione della nostra vita con la sua vita….è un buon criterio per affermare che egli ci ha scelti e portati tra le file della Compagnia Missionaria. 2. La vocazione di Dio è sempre per un dono di salvezza che egli vuol porgere agli uomini per mezzo nostro. “Come posso essere nel mio ambiente una luce che elevi dalle bassezze della quotidiana oscurità, luce che riscalda, illumina e vivifica? Solo se io spesso sto nel cerchio luminoso di Dio. “Il Cristo mi deve illuminare: allora potrò irradiare diffusamente ed efficacemente la sua luce” (B.Naegele). Il filtrare quotidianamente tutto noi stessi: pensieri, sentimenti, parole, atteggiamenti, attività attraverso il Vangelo, perché tutto sappia di Cristo, perché tutto ripeta, quanto meglio è possibile, l’esempio di Cristo, non è solo un lavoro necessario per rendere certa la nostra vocazione “radicandola nell’amore” ma è anche una questione di….onestà professionale. “Investiti di questo ministero,... ripudiamo i sotterfugi dettati dalla vergogna e, invece di comportarci con astuzia e di falsare la parola di Dio, ci affidiamo al giudizio coscienzioso di ogni uomo con la chiara manifestazione della verità al cospetto di Dio….Poiché noi non predichiamo noi stessi, ma Gesù Cristo” (2Cor 4,1-5). Sembra legittimo concludere che, per essere degni del mandato di Dio, noi dobbiamo tendere ad essere sacramento di Cristo, come Cristo fu sacramento del Padre. Con il termine “sacramento” intendiamo una realtà umana che ci accosta ed immerge in una realtà soprannaturale. Questo fu certamente il compito dell’umanità di Cristo rispetto alla divinità e all’amore del Padre. “Il Padre ed io siamo una cosa sola” (Gv 10,30). Ecco perché “chi vede me, vede anche il Padre mio”(Gv 14,9). Possiamo ambire lo stesso traguardo nei confronti della santità e dell’amore di Cristo? Credo sia più esatto dire che “dobbiamo”perché “noi siamo gli operai di Cristo e gli amministratori dei misteri di Dio. Ebbene dagli amministratori non si esige altro se non che siano fedeli”(1Cor 4,1-2). 3. Una parola anche sul contesto in cui Dio ha “calato” la nostra vocazione. Senza dubbio diversi erano i compiti di una vocazione di Dio e re, a profeta, a liberatore del suo popolo. Altrettanto, ai giorni nostri, di una vocazione di Dio all’una o all’altra famiglia di consacrati. La nostra si attua nella Compagnia Missionaria del Sacro Cuore. Peccare di astrattismo è una tentazione facile, ma se seguita ci condurrebbe alla insoddisfazione e alla sterilità. Le linee, dunque, su cui noi dobbiamo erigerci a “segno” di Dio in mezzo ai fratelli ed espletare il dono di grazia che egli ci ha affidato, sono quelle che nello studio, nella pazienza, nell’obbedienza all’indirizzo di Dio e della Chiesa sono maturate per la Compagnia Missionaria. Porci decisamente nelle modalità di servizio che sono proprie della nostra famiglia, amarne la fisionomia, rispettarne le tradizioni, donarci con intelligenza e iniziativa alle sue attività, riscaldare gli ideali e le energie al fuoco del suo spirito, significa vivere nella piena aderenza al piano di Dio e nella soddisfazione di sentirci “realizzati”come lui ha pensato e scelto per noi. “Chi di voi, ha detto Gesù, se ha un servo ad arare o al pascolo, al suo ritorno dalla campagna, gli dice: “Svelto, vieni a metterti a tavola! Non gli dirà invece:”Preparami da mangiare, cingiti per servirmi…poi mangerai e berrai anche tu? Forse il padrone ha degli obblighi con il servo perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi: quando avrete fatto tutto ciò che vi è stato comandato, dite: siamo servi inutili. Abbiamo fatto semplicemente quello che dovevamo fare” (Lc 17,7-10). Servire con umiltà, dove e come desidera Dio, è tutto il senso della sua chiamata. Infatti “non siete stati voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho posto sul cammino perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (Gv 15,16). Il pensiero conclusivo Questa mattina, celebrando la Santa Messa, sono stato particolarmente colpito dalle parole della consacrazione: “Prendete e mangiate tutti: questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”. Ho pensato che l’essere scelto da Dio era anche una domanda che egli ci faceva di seguire il suo Figlio in tutti i passi del suo cammino, eventualmente anche fino al calvario. Dal giorno infatti in cui Cristo ha compiuto il suo sacrificio, sembra diventata ineluttabile la legge della sofferenza per il traguardo della redenzione. Ho detto al Signore di “si” per me e per voi. Sono stato indiscreto? Spero di no, perché per noi “chiamati”,  il vivere “è una moneta da spendere” per comperare la salvezza nostra e dei fratelli. (Dagli scritti di P. Albino, Bologna, 2-2-1971)
un altro mondo
 
VISITA DELLA PRESIDENTE IN GUINEA BISSAU Dal 6 dicembre 2018 al 9 gennaio 2019 in Guinea Bissau per visitare il gruppo CM che vive e lavora in questo paese dell’Africa occidentale bagnato dall’Oceano Atlantico. 6 dicembre: viaggio con Royal Air Maroc (RAM) per la prima volta. Alcune persone gentili mi aiutano a salire e scendere dall’aereo portandomi il bagaglio a mano. Ne sono loro grata e le benedico. Siamo stipati in un aereo con sedili mini, molta gente comunica ad alta voce tranquillamente senza la minima preoccupazione di dare disturbo agli altri: tutti insieme appassionatamente … Sarà così per quasi tutto il viaggio. A Casablanca tempo ridotto per raggiungere la coincidenza per Bissau ma un funzionario ci fa passare prioritariamente tra la ressa dei passeggeri. Troviamo il nostro aereo quasi pieno di passeggeri provenienti da altri paesi. Sarà così anche a Capo Verde dove ci fermiamo per far scendere alcuni passeggeri e salire altri. Sembra di stare su un autobus! A Bissau scendiamo ma altri rimangono per andare in Costa d’Avorio. Questa linea aerea occidentale dell’Africa è coperta in buona parte da RAM infatti è più economica di altre. In Guinea Bissau giungiamo il mattino presto – ore 3.30 del 7 dicembre: mi aspettano Antonieta e Ivone. Si avvicina un funzionario dell’aeroporto, Abu, figlioccio di Antonieta, che mi aiuta nel disbrigo delle formalità per uscire rapidamente. Subito a nanna ed il sonno sarà compagno benefico nei giorni seguenti di assestamento tra le temperature europee e quelle africane. Dormo, dormo, dormo e mi fa bene. Oggi, domenica partecipo alla Messa all’aperto, sotto gli alberi ed un grande albero di castagna cajù, attorniata da tanta gente e tantissimi bambini. Alla fine dell’Eucaristia devo presentarmi con un altro credente proveniente dalla Guinea Conakry. Si usa così e vuole essere un modo per accogliere e far sentire che sei in sintonia con la comunità. 10 dicembre: giornata internazionale dei Diritti Umani. Siamo invitate da Ivone ad un incontro nel Centro Culturale Francese dove si parla di inclusione sociale delle persone con handicap. Andiamo tutte: Antonieta, Ivone, Nhamo, Silvia ed io. Molte persone partecipano a questo evento dove si raccontano storie di vita di persone che hanno lottato per affrontare dignitosamente e con determinazione il loro limite riuscendo ad impegnarsi ed a lavorare affinché molti altri connazionali potessero accedere a migliori condizioni di vita. Una di queste persone é appunto la nostra Ivone. Una serata di festa con canti e danze che coinvolgono un poco tutti. Vita quotidiana: il mattino dopo la preghiera e la colazione ciascuna va o a scuola (Silvia e Nhamo, Antonieta), o al lavoro (Ivone) ed io rimango in casa. Jaime (custode di giorno) si occupa di varie cose, galline, cani, giardino, e vigila sull’ampio spazio dove si affacciano la nostra abitazione, la scuola, l’atelier (dove imparano a cucire alcune donne). Rosa, sordomuta, lavora come inserviente nella scuola ma viene tutte le mattine ed ha cura della pulizia esterna di una parte della casa, ... tutte persone che sono preziose per l’andamento della casa e che mi insegnano la fedeltà quotidiana al proprio dovere. Il pomeriggio ci dedichiamo agli incontri tra di noi e cerco di cogliere e di capire attraverso il dialogo ciò che le persone vivono. Antonieta e Ivone (46 anni) fanno parte della CM da 14 anni e Nhamo (30 anni) da 4 anni; Silvia vive con noi da settembre 2017 e frequenta il primo anno della Università per educatrici d’Infanzia; sta vivendo il periodo di accompagnamento iniziale ed ha 21 anni. Colgo le storie familiari e quello che sentono nel loro cuore. La scuola, della quale è direttrice Antonieta, con 450 alunni dal lunedì al venerdì riempie di voci il cortile dove si affacciano le nostre abitazioni. Oltre alla scuola c’è anche l’atelier che ha una sua organizzazione con l’appoggio e l’impegno appassionato di Ivone. Feste natalizie: canti ben preparati e liturgie curate con la presenza dei francescani OFM della parrocchia di Brà che fedelmente celebrano l’Eucaristia nello spazio davanti alla nostra casa e sotto un grande albero di caju. La presenza della comunità di S. Paolo abbastanza corposa ed attiva con l’appoggio e la collaborazione delle nostre missionarie. 26 dicembre: passeggiata a Nhoma dai frati francescani che lì hanno una scuola ed un liceo in una zona che dista circa 30 km da Bissau. Una zona difficile dal punto di vista pastorale. Grande accoglienza e una giornata vissuta nella gioia della fraternità squisitamente francescana. Un giorno di distensione che fa bene a tutte. 30 dicembre: visita alle famiglie delle missionarie: iniziamo con la famiglia di Antonieta che abita relativamente vicina lì preparano il pranzo con la presenza del papà e dello zio con parte della sua grande famiglia. I vicini partecipano alla nostra festa che diventa festa per tutti. Scambio di regali: ricevo il tessuto tipico che qui viene realizzato a mano. Anche dalla famiglia di Ivone che abita vicino alla parrocchia di Fatima (in centro) veniamo ricevuti con molta gioia ed anche qui scambio di doni. Proseguiamo e visitiamo il fratello di Antonieta, Alberto con la sua famiglia ed infine la mamma di Nhamo. Un grande giro che mi dà occasione di conoscere alcuni quartieri della città di Bissau. Un pomeriggio pieno di incontri che rendono gioiosa e bella questa ultima domenica dell’anno. La sera del 31 dicembre partecipiamo alla messa di ringraziamento di fine anno nella parrocchia centrale di Brà di cui fa parte la comunità di S. Paolo ed altre 4 comunità. E’ una messa molto animata con canti e danze. I Frati Francescani Minori animano questa Eucaristia. Sono tutti giovani sacerdoti della Guinea e si sente questo clima gioioso che fa bene al cuore. 2 gennaio 2019: visita a Takir, alla Casa Regionale dei missionari del PIME presenti in Guinea da più di 70 anni. Incontro con P. Fabio Motta Superiore regionale del PIME, che ci fa conoscere questo luogo dove sono vissuti molti missionari. La presenza ed il servizio missionario si svolge non solo a Bissau ma anche in varie missioni. Collaborano anche molti laici. La Compagnia Missionaria deve molto ai missionari del PIME perché sono loro che hanno accolto l’inizio del cammino vocazionale di Antonieta ed Ivone ed accompagnato la nascita della CM in terra di Guinea. Un ringraziamento sentito a loro, (soprattutto a p. Dionisio Ferraro, ora in Italia) che ha collaborato fin dal 1994 per la nascita e la crescita della comunità di S. Paolo, la scuola e le iniziative sociali e missionarie in questa zona della città. Proseguiamo il nostro giro visitando anche il Centro di N’Dame creato da un missionario del PIME. Incontriamo due suore missionarie (provenienti dall’India – Kerala) dell’Istituto Oblate del Sacro Cuore – Frascati (Roma). Sono loro che accolgono i vari gruppi delle due diocesi della Guinea, (Bissau e Bafatà) sia per esercizi spirituali che per incontri diocesani di vario genere. E’ un luogo molto frequentato. Riusciamo a dedicarci alle varie visite per il fatto che siamo in tempo di vacanze e cerchiamo di intercalarle con incontri vari tra di noi così da valorizzare queste giornate con un lavoro di approfondimento di alcuni temi specifici CM. La Guinea Bissau ha circa un milione e mezzo di abitanti e una conformazione geografica particolare contornata dal mare. Attualmente si dibatte tra vari problemi grandi e piccoli. Finalmente dopo vari rimandi, sono state indette le elezioni per il 10 marzo 2019 ma molti partiti si contendono il potere. In questo periodo ci sono stati sia gli scioperi degli insegnanti della scuola pubblica sia quello dei trasporti collettivi. Finalmente gli insegnanti hanno interrotto lo sciopero ed hanno ripreso il 7 gennaio 2019; gli ospedali sono molto precari… Un paese con grandi problemi dove emerge l’impegno di tanti ma anche il prevalere di situazioni che per ora non trovano una via di miglioramento reale per la maggior parte della popolazione. Il 4 gennaio: viene a trovarci il Vescovo D. José Câmnate na Bissign, è un momento bello e significativo. Attraverso il dialogo con lui colgo le sue preoccupazioni sia pastorali che sociali ed il suo impegno, assieme a tanti missionari, diocesani e operatori pastorali, per un miglioramento delle condizioni di vita e di futuro di questo popolo. So dell’impegno della diocesi a livello educativo con più di 40 scuole elementari ed altrettante scuole dell’infanzia. Altre scuole di livello superiore molto importante per la crescita delle persone. La Caritas ha un ruolo importante nel favorire progetti sia agricoli che di promozione della donna … Una chiesa piena di vita impegnata a promuovere e ad alimentare la fede e la speranza. Mi viene spontanea la comparazione con il Mozambico (dove ho vissuto molto tempo e dove siamo presenti come CM) e vedo tante cose uguali ed altre diverse ma tutte con uno sguardo che coglie la bellezza della gente d’Africa. Quel non so che di mistero che abita questo continente e che lo rende attraente ma che a volte interroga per le molte contraddizioni. Qualcosa che ti appassiona e ti fa pensare … E rimane aperta una riflessione che non può contenere e comprendere fino in fondo un altro mondo che guardo con speranza ed empatia.
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
Via A. Guidotti 53, 40134 - Bologna - Italia - Telefono: +39 051 64 46 472

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