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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 01 / 12 / 2017
    Festa del 60°
    Il 27 dicembre 2017, a Bologna, nella sede della Compagnia Missionaria del Sacro Cuore, si celebrera... Continua
gesù mite e umile di cuore
 
La contemplazione del Cuore di Gesù, lo sguardo di fede, fugace ma intenso di desiderio, che rivolgiamo di frequente alla sua immagine, lentamente ci conducono a farci copia dei suoi sentimenti e della sua disponibilità. Nella fedeltà quotidiana all’impegno di preghiera, questa disponibilità si allarga e si consolida. Al punto da renderci “adulti” in Cristo, testimoni limpidi ed entusiasti delle disposizioni del suo cuore, particolarmente di quelle che sono più efficaci di ammirazione e di grazia: l’amore misericordioso, la giustizia, lo zelo, la volontà di pace…. E’ la nostra missione: fare del Cuore di Cristo, il cuore nostro e il cuore del mondo. Qualunque sia il posto dove viviamo, qualunque attività che rientra nei doveri della nostra quotidianità, in famiglia, nel lavoro, nell’ambiente ecclesiale o sociale… noi dobbiamo presentarci impregnati dello spirito del Cuore di Gesù e tutti, indistintamente tutti, devono coglierne il fascino nella costanza della nostra visione di fede, nell’apertura all’ottimismo e alla speranza, nella disponibilità all’accoglienza, nella “caparbietà” serena a risolvere tutto nella giustizia e nella carità. La liturgia della Chiesa ha scelto questa pagina come brano evangelico proprio della solennità del Sacro Cuore dell’anno A. Rileggiamola insieme: “In quel tempo Gesù disse: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenute nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Si, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”. (Mat. 11, 25-30). Indubbiamente il Vangelo di Matteo ci pone di fronte a un brano molto originale, in cui meritano attenzione per “le cose che sono state dette” e “come” sono dette. Ne rileviamo in particolare, due: - l’esclamazione di giubilo e di benedizione al Padre per lo stile con cui Egli conduce il cammino della redenzione del mondo; - l’invito a seguire il suo esempio di mitezza e di umiltà. E questo, nonostante che Egli abbia appena affermato di essere maestro “assoluto” e “necessario” per l’addentramento dell’uomo nella conoscenza del mistero di Dio. Potremo concludere che, prima dell’intelligenza, preme a Gesù il nostro cuore. E’ lì che Egli vuole, soprattutto, collocare l’amore e la pace di Dio. L’esclamazione di giubilo di Gesù Ci colpisce la confidenza con cui Gesù si rivolge al Padre. Capovolge la mentalità e l’uso, fino allora seguiti dal popolo Ebreo, che aveva relegato la grandezza e l’onnipotenza di Dio in un mondo tutto suo, inaccessibile ai limiti umani. Al punto che il pio israelita non si permetteva nemmeno di pronunciare il nome di Dio. Gesù, con il suo esempio, abbatte le barriere della inaccessibilità dell’uomo a Dio e ci insegna che Dio è il Padre buono e misericordioso, sempre aperto all’accoglienza. Il Padre che soprattutto ama e vuole essere amato. Il Padre a cui piace immensamente il nostro linguaggio e il nostro atteggiamento filiale. Del resto è Lui stesso che ci instrada su questo rapporto di semplicità. Gesù lo benedice perché rivela le cose della sapienza di Dio. I misteri del suo amore non sono appannaggio riservato ai dotti, ai grandi della terra, ma dono di amore e di infinita benevolenza per i piccoli. Così i piccoli, nel criterio di Dio, diventano il prototipo di coloro che Egli ama. E Gesù dice ai “grandi” che devono convertirsi e farsi nello spirito come loro. Diversamente non troveranno posto nel regno dei cieli… Imparate da me! “Imparate da me che sono mite ed umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime”. Con queste parole Gesù si proclama “maestro di vita”. Maestro di tutti, perché tutti hanno incontrato e incontrano sulla strada della vita il volto sfigurato della fatica e della tribolazione, perché tutti fanno esperienza quotidiana della ingenita debolezza che li spinge sotto la schiavitù del peccato e della morte (cfr. Rom. 5,12). Gesù, come il Padre, vuole far giungere a tutti i tribolati il suo amore che solleva e che salva. Ma è strana, per la mentalità umana, la strada che Egli sceglie per farsi nostro sollievo: “Imparate da me che sono mite ed umile di cuore”. Con due aggettivi Gesù caratterizza il suo comportamento e ci assicura che, se lo imiteremo, troveremo un profondo beneficio di spirito. La mitezza: è il comportamento che dona un fascino straordinario alla persona di Gesù. La sua bontà, la sua accoglienza, la sua disponibilità a tutti, la capacità illimitata di comprendere, di perdonare, di aiutare, di soccorrere ogni sorta di calamità…. Fa accorrere a lui le moltitudini persuase che in lui “è Dio stesso che ha visitato il suo popolo” (Lc.7,16). La via della mitezza è un obbligo irrinunciabile per chi segue i passi di Gesù. Egli è stato molto esplicito nel suo insegnamento: il nostro volto presenterà al mondo l’autenticità del suo volto, solo se ci manterremo sulla linea della sua bontà… La mitezza, per espandersi in tutte le sue esigenze ha bisogno assoluto di sbocciare e mantenersi nel terreno dell’umiltà . Per questo Gesù, pur dichiarandosi guida necessaria a Dio, non trasborda mai nell’insofferenza dei limiti e delle debolezze umane. Ne condivide volentieri il peso e dove è necessario si mostra medico paziente e generoso che sa rimetterci fino… al sacrificio stesso della vita, senza mai darsi l’aria di chi vive su un gradino superiore. Anzi! La sera dell’ultima Cena, racconta l’Evangelista Giovanni, nel mezzo del pasto “Gesù si alzò da tavola, depose le vesti, si cinse di un asciugatoio e, versata dell’acqua in un catino, cominciò a lavare i piedi dei discepoli”. Il gesto di Gesù, sul piano sociale era un gesto rivoluzionario che rovesciava i comportamenti abituali, i normali rapporti tra maestro e discepoli, tra padrone e servi. Sul piano della fede era addirittura un gesto sconvolgente, assolutamente impensabile: Dio che si inginocchiava davanti all’uomo. Certo l’atto compiuto da Gesù suscitò meraviglia e gli apostoli sorpresi, si saranno domandati che cosa intendeva significare la novità di quell’atteggiamento. Gesù stava per consegnare alla sua Chiesa il testamento di umiltà e di servizio che aveva contraddistinto tutti i momenti della sua vita e che, se accolto e seguito, avrebbe inserito i suoi seguaci nello stile specifico di Dio e, come Dio, li avrebbe fatti beati. Il mio augurio per la solennità del Sacro Cuore Oso auspicare che l’imitazione di Gesù “mite e umile di cuore” divenga la nostra beatitudine e il modo semplice, trasparente con cui soprattutto vogliamo esprimere la nostra donazione e il nostro servizio al carisma che lo Spirito santo ha posto nelle mani della nostra Famiglia. Ci conduca a questa grazia l'imminente Solennità della festa del Sacro Cuore di Gesù. ( dagli scritti di p. Albino Elegante - Solennità del Sacro Cuore 1996)
piccola grande donna
 
Ricordo di Lucia Di Bonito, familiaris di Bologna Febbraio 1984: Camilla e io animiamo la missione popolare a Poggetto di S. Pietro in Casale, “due passi” a nord-est di Pieve di Cento. In un incontro serale, mi trovo per la prima volta davanti ai volti sorridenti e comunicativi di due napoletani trapiantati in terra bolognese, Lucia e Mimmo, e ascolto con piacere gli interventi vivaci e carichi di fede di lei. È simpatia a prima vista, per me, ma per loro io non sono nuova. Mi dicono di avermi vista alla missione di Pieve di Cento, l’anno precedente. Anche in quell’occasione, pur non essendo della parrocchia, hanno partecipato e hanno conosciuto la missionaria Annamaria. Scopro due persone innamorate della vita. Non hanno figli e qualche anno prima hanno scelto di dare famiglia e amore a due sorelline gemelle che vengono date loro in affido. Nel loro cuore alberga il desiderio di arrivare all’adozione. Novembre 1991: nuova missione a Poggetto e ritrovo Lucia e Mimmo, ma stavolta portano il peso di una sofferenza. Le due ragazzine sono state loro tolte, per incomprensioni con i servizi sociali. Condividere con loro questo dolore e la speranza che coltivano fa crescere e rende sempre più salda la nostra amicizia. Nel 1993, alcuni amici, incontrati in altre missioni popolari in diocesi di Bologna, chiedono di fare il percorso formativo per diventare familiares della Compagnia Missionaria. Mi sembra che sia una proposta adatta anche per Lucia e Mimmo. Ne parlo con loro che accettano con entusiasmo. L’amicizia si avvia a diventare appartenenza alla stessa famiglia. Diventano familiares effettivi e cresce la passione di Lucia per l’annuncio della Parola di Dio, che approfondisce sempre di più con vari strumenti e corsi. E matura la disponibilità a partecipare alle missioni popolari. La prima volta a Cittadella (PD), nel 1994. Un’esperienza che per lei è un dono grande e entusiasmante. E anche per noi. Ormai ci lega un’amicizia che sa di fraternità, di condivisione di un carisma e della stessa passione per l’annuncio del Vangelo, di complicità e grande affetto. E programmiamo anche la sua partecipazione alla missione di Viareggio, nel maggio 1995, invece non ci sarà, perché deve sottoporsi a un intervento per asportare un tumore al seno. Quando vado a trovarla in ospedale, mi dice con un sorriso, indicando l’immagine del Crocifisso dal cuore trafitto: “Sai? Adesso assomiglio un po’ a Lui: ho il costato ferito come il Suo. E sono serena”. La situazione è grave, ma Lucia affronta serenamente cicli e cicli di terapie con tutto ciò che comportano… e un anno dopo, con gratitudine straripante, è alla missione di Olmo e S. Luca (PD). Quindi in settembre è a Maserà (PD), in novembre a Bologna, nelle parrocchie di S. Paolo Maggiore e di S. Girolamo. E a gennaio 1997 è a S. Antonio Abate, nella parrocchia del Buon Consiglio. Vent’anni fa. C’è ancora chi la ricorda. Ed è naturale: non si dimentica uno scricciolo di donna che avvicina le persone con un sorriso semplice e disarmante e parla di Dio con un entusiasmo coinvolgente. Facilmente viene scambiata per una ragazzina. È l’ultima missione, perché poi si inserisce nella scuola, per l’insegnamento della religione. Ancora di più in questo lavoro Lucia esprime tutte le sue qualità, anche quelle inaspettate. Colleghi, bambini, genitori, sono conquistati. E anche in curia diocesana imparano a stimare la sua competenza, la sua passione, la sua fede, le sue capacità didattiche. Si lancia a scrivere libri per la scuola… ed esplode anche la sua vena poetica: nella poesia fiorisce tutta la profondità del cuore e della mente, della vita di questa piccola grande donna. Intanto le bambine, che considerano sempre “figlie”, crescono e a diciotto anni decidono di tornare a incontrare “mamma e papà”. Ormai sono grandi, autonome e non vanno a vivere con loro, ma riprendono i rapporti, si incontrano spesso. Trovano lavoro, si fidanzano, formano le loro famiglie e “mamma e papà” vivono lo gioie e le preoccupazioni di tutti i genitori. Ci sentiamo di tanto in tanto. Da quando vivo a s. Antonio Abate le occasioni per incontrarci diminuiscono, ma quando vado a Bologna qualche volta riusciamo a vederci, oppure ci troviamo a qualche incontro di familiares. Nel 2007 viviamo insieme un indimenticabile pellegrinaggio in Terra Santa. Gennaio 2015. Mentre sono in viaggio, in auto, ricevo una telefonata di Lucia: è fuori di sé dalla gioia. Il 31 dicembre, dopo aver partecipato con Mimmo alla celebrazione dei vespri con Papa Francesco, in piazza S. Pietro riesce ad avvicinarsi alle transenne del corridoio dove passa il Papa. Lei ha in mano un libretto delle sue poesie rilegato artigianalmente e riesce, naturalmente, a farsi notare dal Papa. Lui si avvicina, le pone la mano sulla testa, la benedice e lei le regala il suo libro, che lui accetta sorpreso. “Sono sicura, mi dice, che mi abbia scambiato per una bambina: avevo una giacca bianca e cuffia di lana bianca”. Piccola e vivacissima: una bambina a sessant’anni… passati. E sogna di poterlo incontrare ancora. Poi sento Mimmo: tanto è stato l’entusiasmo di lei di poter incontrare il Papa che è fuggita via di corsa per infilarsi verso le transenne e lui l’ha persa di vista. Si sono ritrovati in albergo. Anche lui è entusiasta di questa esperienza. Ci sentiamo ancora e sempre ricorda con gioia questo incontro sorprendente, poi un giorno ricevo un suo sms che è come un pugno nello stomaco: Lucia mi comunica che ha la leucemia, mentre sta vivendo con gratitudine il ventesimo anniversario dalla sconfitta del tumore. Le telefono: mi chiede di pregare, è preoccupata, ma fiduciosa, pronta a ricominciare la lotta. Siamo in tanti ad accompagnarla e sostenerla con la preghiera. Tutta la Compagnia Missionaria prega con lei e per lei e per Mimmo. In novembre le sue condizioni diventano gravissime a causa di una polmonite, ma pian piano riesce a riprendersi e si susseguono le terapie… Intanto nasce il bambino di una delle “figlie” e questa gioia infinita, la festa del battesimo le danno una forza straordinaria per continuare a combattere contro il male. In maggio sono a Bologna e con Luisa andiamo a trovarla a casa. Un incontro bellissimo: sono tutti e due felici di essere a casa, strafelici di essere nonni e contempliamo le foto del bambino. Ci comunicano la loro carica di attesa e di speranza perché si prevede la possibilità di un trapianto di midollo. Lucia ha intatta tutta la sua carica di vitalità, racconta le tribolazioni vissute e parla delle terapie e fatiche che dovrà ancora affrontare, ma sempre con il suo sorriso, manifesta tutta la sua fede e la sua consapevolezza di essere nel Cuore di Dio, insieme con Mimmo, le ragazze e le loro famiglie. È stata dal parrucchiere e ha proprio un aspetto “ragazzino”. Ci lasciamo con un lungo abbraccio. Non sappiamo che è l’ultimo. Continuiamo a sentirci al telefono fino a pochi giorni prima del trapianto… poi all’improvviso mi giunge la notizia che è in coma, poi viene comunque praticato il trapianto… ma non ci saranno più segnali di miglioramento. Alla fine di settembre sono di nuovo a Bologna e vado a trovarla in ospedale, in terapia intensiva, con Mimmo. Intubata, respira a fatica. Incosciente? Chissà? Mimmo la chiama e le parla con tenerezza, la accarezza, e lei socchiude gli occhi e quando lui si sposta dall’altra parte del letto e le parla ancora, lei gira gli occhi da quella parte. La chiamo e la accarezzo anch’io e lei socchiude ancora con fatica gli occhi. Quando fu operata al seno mi disse che si sentiva somigliante al Signore crocifisso. Ora ho in cuore le parole del profeta Isaia: “era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca”. Ha vissuto d’amore, per amore e ora davvero è assimilata al sacrificio di Cristo e credo che, pur in questo stato di semicoscienza, ne sia consapevole. Io da una parte e Mimmo dall’altra, la prendiamo per le mani e iniziamo a pregare il Padre nostro e lei ha un sussulto, come un forte rantolo e quasi solleva la testa, con gli occhi semiaperti. Così quando iniziamo a recitare l’Ave Maria. L’infermiere presente dice che forse è una reazione inconscia al fastidio del tubo che ha in gola. Però, per tutto il tempo che stiamo con lei, non ha più queste reazioni. A me sembra che sia come un tentativo di parlare… per pregare con noi. Porto in cuore questa immagine di Lucia trasformata in olocausto. Il 18 ottobre è entrata nella vita, là dove non ci sono più né lutto né lacrime, ma solo gioia e luce. E, secondo la sua volontà, nella sua chiesa di Poggetto, per il saluto finale la sua famiglia e i tanti amici hanno partecipato a una celebrazione pasquale e l’hanno salutata con il suono delle campane a festa, come il mattino della risurrezione. Con te, Lucia carissima, ringraziamo il Signore per il dono della tua vita e della tua luminosa e crocifissa fede.  ____________________ Getzemani So di dover affrontare il trapianto  so già  di dover soffrire. Mi ritrovo a vivere il tuo Getzemani, combattere la paura la difficoltà di non farcela, mi ricordo di te e del tuo profondo dolore, quel dolore con il quale  mi hai salvato. Hai detto a tutti noi piccole creature, che ci sarai vicino compagno delle nostre sofferenze. Così mio grande e amato Signore ho  te e come te chiedo nel mio cuore di  non dover bere il calice, ma Signore non la mia volontà , ma la tua. Sono  certa che non sarò  sola  a sostenermi non ci sarà solo il Padre ma anche Te mio Signore amato, Solo affidandomi a te riuscirò ad unire il mio Getzemani  al tuo per i peccatori e per il bene di questo mondo Lucia Di Bonito
parola incarnata
 
La meditazione della Parola di Dio fa parte dell’impegno quotidiano di preghiera dei membri della Compagnia Missionaria del Sacro Cuore. Gesù avverte, nei Vangeli: “Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più” (Mc 4,24), quindi occorre ascoltare con cuore aperto, ampio, grande; e ancora dice: “Ascoltatemi tutti e comprendete bene” (Mc 7,14). Non si tratta di una semplice lettura, ma di un ascolto che fa ardere il cuore e motiva la vita, esperienza vissuta dai discepoli delusi e arrabbiati che incontrano il Risorto sulla via di Emmaus. “La Parola di Dio si è fatta carne e ha posto la sua dimora tra noi” afferma il Vangelo di Giovanni (1,14). Il Concilio Vaticano II, nella costituzione Dei Verbum afferma che Dio “mandò suo Figlio, cioè il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinché dimorasse tra gli uomini e spiegasse loro i segreti di Dio” (DV 4) e questa “Rivelazione comprende eventi e parole intimamente connessi”(DV 2). Insomma non solo le parole di Gesù sono Parola di Dio, ma tutta la sua vita. Gesù di Nazaret è, appunto, la Parola di Dio per l’umanità. Ed egli stesso, in più occasioni, fa riferimento a vari libri dell’Antico Testamento, dicendo che parlano di lui e che in lui arriva a compimento tutto ciò che è annunciato nelle Scritture. Inoltre, dopo la Risurrezione, Gesù incarica i discepoli di portare l’annuncio della salvezza – la Parola di Dio - a tutte le creature. È ciò che uomini e donne, discepoli del Risorto, fanno dopo la pentecoste. Questo annuncio e la vita che ad esso si conforma e la progressiva comprensione che ne ha la comunità dei credenti sono la Parola di Dio che ci è comunicata nei Vangeli e negli altri libri del Nuovo Testamento. Cristo maestro pantocrator, Duomo di Cefalù Gli stessi Vangeli non sono la registrazione perfetta delle parole e della vita di Gesù. Sono l’annuncio dell’esperienza vissuta dai discepoli, l’annuncio di ciò che essi hanno compreso alla luce della Risurrezione, sotto l’azione illuminante e sapiente dello Spirito ricevuto a pentecoste. Ma dalla lettura attenta dei Vangeli scopriamo anche che non sono stati redatti – così come li abbiamo - dagli autori a cui sono attribuiti, ma piuttosto dalle comunità cristiane che hanno ascoltato, vissuto e compreso l’annuncio degli apostoli; comunità che a quegli evangelizzatori facevano riferimento. Questo significa che le parole della Sacra Scrittura non si identificano letteralmente con la Parola di Dio, ma la Parola di Dio è contenuta, come nascosta, nelle parole umane. Si tratta sempre del mistero dell’incarnazione. Il Verbo di Dio si è umiliato, svuotato, spogliato, impoverito assumendo il limite, la fragilità, la povertà della carne umana nel seno di Maria, ma anche rivelandosi nella povertà e fragilità e limitatezza delle parole umane. Come l’incarnazione del Verbo nel seno di Maria è opera dello Spirito Santo, così il rivelarsi del Verbo nelle parole umane è opera dello Spirito Santo. L’apostolo Paolo insegna che solo lo Spirito può farci riconoscere Gesù come il Signore (1Cor 12,3: “Nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l'azione dello Spirito Santo”) e solo lo Spirito può farci comprendere la Parola di Dio nelle parole umane della Scrittura (2Cor 3,5-6: “Non che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, il quale anche ci ha resi capaci di essere ministri di una nuova alleanza, non della lettera, ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito invece dà vita”). Se lo Spirito è l’autore vero, che ha ispirato gli autori materiali, della Scrittura, solo lo Spirito può farci comprendere la Parola di Dio in essa contenuta. Ne consegue che ascoltare la Parola di Dio (da qualunque libro della Bibbia) · NON È sentire il racconto di fatti - a volte edificanti, altre volte incomprensibili o fiabeschi o addirittura scandalosi - accaduti molto tempo fa; · NON È ascoltare regole morali più o meno convincenti, ancora adatte ai nostri tempi o antiquate; · NON È ascoltare insegnamenti usciti dalla mente di Dio e quindi anche affascinanti, ma… “lui è Dio e la nostra realtà umana è un’altra cosa”; · NON È cercare di capire intellettualmente gli insegnamenti della Bibbia e poi, se li abbiamo capiti, sforzarci di applicarli alla vita… se non costa troppo; · NON È assolutizzare il significato letterale della Scrittura; · NON È intenderla o interpretarla secondo idee, gusti, emozioni, ideologie o finalità personali. La meditazione della Parola è, allora, non un esercizio intellettuale, ma esperienza di incontro e di comunione con il Signore vivente. È vera preghiera, opera dello Spirito, che va vissuta necessariamente in modo personale e comunitario, per accogliere ciò che la Parola dice alla comunità e alla persona. C’è una verità oggettiva eterna, immutabile, che la Parola rivela all’umanità di tutti i tempi. Ma c’è una luce che emana da quella Parola per guidare e dare forma alla vita della persona, nelle diverse circostanze, e alla vita delle comunità nel corso della storia. Gesù dice che la sua Parola non passerà. È Parola eterna, ma è vivente, quindi non è statica. Non è scritta su pietra morta, ma nei cuori abitati dallo Spirito, capace di illuminare sempre nuovamente la vita nei vari corsi della storia, nei cambiamenti delle culture. S. Gregorio Magno (sec. VI), monaco appassionato della Sacra Scrittura e poi papa, insegna che la Scrittura cresce con la comunità che la ascolta, la medita, la rumina, la comprende vivendola. Sì, non esiste una comprensione intellettuale della Scrittura e quindi un’applicazione obbediente. Solo vivendola, cioè nell’obbedienza, si comprende la Scrittura. E solo dall’ascolto comunitario, ecclesiale, può sgorgare un ascolto personale che può dare illuminazioni diverse ai credenti. La vita dei santi ne è la testimonianza. L’unica verità rivelata nella Scrittura si incarna e si manifesta in forme diverse nella vita di ciascuno. Dice ancora S. Paolo ai Corinzi (2Cor 3,3): “È noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma su tavole di cuori umani”. Occorre, dunque, accogliere con fede la comprensione che oggi la Chiesa ha della Parola e che ci offre. È indispensabile alla vita di ciascuno la meditazione e la comprensione personale della Parola e la meditazione fatta in comunità, nei nostri gruppi e nei gruppi ecclesiali. È utile l’aiuto che ci può venire dagli studiosi della Sacra Scrittura. Certamente le comprensioni personali di questi studiosi devono incoraggiarci, aiutarci, spronarci allo studio per una comprensione personale, sempre nell’invocazione e nell’obbedienza allo Spirito, nel confronto con l’insegnamento della Chiesa. Sappiamo che nessuno di noi e nessun biblista o teologo ha la pienezza e l’esclusiva dello Spirito. Poiché la verità della Parola di Dio non si identifica con le parole della Scrittura e la Scrittura non può essere presa alla lettera, tanto meno si può prendere come “verità”, come “Parola di Dio” le varie comprensioni personali, nostre o dei vari studiosi. Credo che sia importante anche per noi, nell’ascolto e nell’annuncio della Parola, usare un accorgimento tipico dei maestri ebrei, che quando spiegano o insegnano la Scrittura dicono: “Se così si può dire…”. Perché, sempre secondo questi maestri, la povertà della Scrittura contiene la Parola viva di Dio e quindi ha… 70 significati… +1! Non possiamo mai assolutizzare un significato colto da una persona. Ci troveremmo nel fondamentalismo e nell’estremismo che rimproveriamo ad altri. Lo Spirito ci dia fame e sete della Parola e un cuore grande per amarla e comprenderla, ascoltandola. Sempre di nuovo.
mille motivi per ringraziare
 
50° CM in Portogallo 25° consacrazione di Gloria Era maggio, un sole splendente. Mese del centenario delle apparizioni di Fatima. Cinquantesimo anniversario dell’amata Compagnia Missionaria nella terra de Portogallo. Terra della Vergine Santa. Venticinquesimo anno della mia offerta al Signore, nello spirito dello Statuto della Compagnia Missionaria. Ho più di mille motivi per ringraziare e lodare il Signore della Vita, per fare festa: siamo in pieno tempo pasquale, nel giorno dedicato al Buon Pastore. Alla mia gioia si è unita tutta la comunità di Safins de Ferreira e il gruppo C.M. di Porto. Sì, nella mia terra di Sanfins abbiamo celebrato il Cinquantesimo della Compagnia Missionaria e il venticinquesimo della mia consacrazione. Un evento per me unico. Non so che dire a riguardo, se non sottolineare la presenza di Teresa Castro, Laura Gonçalves e Justina Carneiro, le quali, sabato, avevano animato l’incontro con gli adolescenti, i giovani, i bambini, presentando la Compagnia Missionaria e la vocazione in generale. A fine serata, dopo l’Eucaristia vespertina, abbiamo fatto l’Adorazione Eucaristica, che ha un posto molto importante nel nostro Statuto. La domenica, giorno dedicato a Gesù Buon Pastore, Padre Giacomo ha presieduto alla Celebrazione Eucaristica e Lùcia ha presentato in breve la Compagnia Missionaria. Il gruppo corale ha animato con cura e semplicità la Santa Messa. Con tutta la comunità ho condiviso la torta e del buon vino di Porto. Con gli amici più intimi, la C.M. e la mia famiglia di origine, abbiamo condiviso un pranzetto semplice, ma molto gustoso. Questo, nel Centro Sociale di Carvalhosa, di cui Padre Giacomo è pure parroco. Tutto è andato come volevamo, con semplicità e gioia. Sì, sono riconoscente al Signore per il dono della C.M., perché senza di essa oggi non sarei una consacrata secolare. Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla. Come 25 anni fa cantammo questo salmo per la mia consacrazione, senza aver fatto nulla di speciale, abbiamo cantato lo stesso ora, nella celebrazione eucaristica. Il mio Pastore mi ha condotta sempre su cammini sicuri. E so che continuerà a farlo. “il Signore è il mio Pastore, niente mi manca” “ la mia anima dà gloria al mio Dio”. In comunione. Glória Neto
giugno
 
meraviglia e gratitudine
 
In occasione del 50° anno di presenza della Compagnia Missionaria del sacro Cuore in Portogallo, sono stata invitata dalla Responsabile di gruppo a partecipare al “corso di formazione permanente”, uno dei momenti celebrativi della ricorrenza. Il motivo dell’invito: in passato ho fatto parte anch’io per due anni del gruppo di Porto. Il tema del corso era: “Fare Memoria”. Di fatto è stato proprio un ripercorrere la storia della CM in Portogallo per contemplare l’azione di Dio nel nostro vissuto, riviverne i valori, la ricchezza di grazia e di vitalità di cui essa è portatrice. Con gioia, entusiasmo e anche un po’ di trepidazione il 24/2, accompagnata a Roma da Lucia e Rosetta, sono partita per Porto per portare la mia testimonianza storica. Più volte mi sono chiesta come me la caverò con la lingua, visto che da più di trent’anni non la parlo più. Invece ce l’ho fatta, tra un po’ di portoghese, un po’ di italiano e un po’ di fantasia ci siamo capite benissimo … La prima avventura: arrivo con due ore di ritardo a Porto per un motivo tecnico dell’aereo. Maria Teresa Castro, venuta ad accogliermi all’aeroporto, mi aspettava pazientemente. L’incontro è stato molto bello e vivace. In mezzo a tanti altri passeggeri ci siamo abbracciate calorosamente e rumorosamente … La gente ci guardava un po’ sorpresa, ma noi eravamo felici di ritrovarci e di parlarci. Dopo la ricerca e il ritrovamento degli appunti e della cartellina che M. Teresa, nelle ore di attesa, aveva lasciato su una qualche panchina, siamo partite per Rua Miguel Bombarda. Lùcia ci aspettava per il pranzo: baccalà al forno, squisito! Dopo un po’ di riposo siamo uscite per una passeggiata e per partecipare alla S. Messa. L’impatto con Porto. Già alcune missionarie italiane mi avevano detto che non avrei trovato la città di un tempo … ma una città trasformata, bellissima, moderna, con tante luci e tanti negozi nuovi, strade belle larghe e pulite, autobus e metrò funzionanti, piazze, giardini e tanti fiori… Veramente mi sono commossa nel rivedere la bella città di Porto con il suo imponente e romantico fiume Douro, così maestosa e così rifiorita. Il mio pensiero è andato hai ricordi di un tempo, non per sognare o per rimpiangere, bensì per rivivere tutta la ricchezza di grazia e di bellezza di cui la storia di vita è sempre portatrice e per gioire delle novità incontrate. In questo clima abbiamo iniziato il nostro corso di formazione permanente incentrato proprio sul “fare memoria” della storia della Compagnia Missionaria in questa terra benedetta. Lùcia Correa, responsabile di gruppo, ci ha introdotte nel tema in modo lungimirante e ricco di provocazioni interessanti e significative. Abbiamo poi ricordato gli inizi della CM a Porto leggendo una pagina molto significativa della cronaca scritta da P. Albino, Fondatore della Compagnia Missionaria. Da parte mia ho dato la mia testimonianza raccontando la mia storia di vita nel gruppo di Porto a partire dal mio arrivo, 2 novembre 1972 alla mia partenza 24 giugno 1974, e alcuni aspetti del- l’esperienza vissuta in quel viaggio. Cinquant’anni di vita La ricorrenza del 50° di presenza della CM in Portogallo è un evento che suscita stupore, meraviglia e ci porta alla lode e al ringraziamento per i doni concessi dalla Provvidenza. Possiamo celebrarlo perché il Signore Dio, a cui abbiamo consacrato la nostra vita, per sua grazia ci è stato fedele, ci ha prese per mano e ci ha condotte per le sue vie. Vie ben delineate nello Statuto della CM e che costituiscono il nostro modo di incarnare il Vangelo nella chiesa e nel mondo, come di fatto ci definiamo: “una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...”. Per raccontare la mia storia mi piace ripercorrere in parte le linee che Papa Francesco ha evidenziato nella lettera Apostolica ai consacrati, nell’anno della vita consacrata: “Guardare il passato con gratitudine - Vivere il presente con passione - abbracciare il futuro con speranza”. Guardare il passato con gratitudine: «Il primo obiettivo è “guardare il passato con gratitudine”. Ogni Istituto viene da una ricca storia carismatica. Alle sue origini è presente l’azione di Dio che, nel suo Spirito, chiama alcune persone alla Sua sequela (cfr. la parola di Dio dall’inizio a Gesù e da Gesù a noi, St. 1ss.) e a tradurre il Vangelo in una particolare forma di vita; a leggere con gli occhi della fede i segni dei tempi; a rispondere con creatività alle necessità della Chiesa. L’esperienza degli inizi è poi cresciuta e si è sviluppata, coinvolgendo altri membri in nuovi contesti geografici e culturali, dando vita a modi nuovi di attuare il carisma, a nuove iniziative ed espressioni di carità apostolica. È come il seme che diventa albero espandendo i suoi rami. Sarà opportuno che ogni famiglia carismatica ricordi i suoi inizi e il suo sviluppo storico per ringraziare Dio che ha offerto alla Chiesa così tanti doni che la rendono bella e attrezzata per ogni opera buona (cfr Lumen gentium, 12). Raccontare la propria storia (continua il documento del Papa) è indispensabile per tenere viva l’identità, così come per rinsaldare l’unità della famiglia e il senso di appartenenza dei suoi membri. … È un modo anche per prendere coscienza di come è stato vissuto il carisma lungo la nostra storia, quale creatività ha sprigionato, quali difficoltà ha dovuto affrontare e come sono state superate. Si potranno scoprire incoerenze … forse anche l’oblio di alcuni aspetti essenziali del carisma. Tutto è istruttivo e insieme diventa appello alla conversione. Narrare la propria storia … è un’occasione anche per confessare con umiltà e insieme con grande confidenza in Dio Amore (cfr 1 Gv 4,8) la propria fragilità e per viverla come esperienza dell’amore misericordioso del Signore» (cf Lett. Ap. vita consacrata). La mia storia È proprio quello che mi è stato chiesto venendo qui: fare memoria del passato per testimoniare oggi la ricchezza e anche le fragilità vissute nella fraternità di Porto come momento di grazia. Partii in nave dal porto di Napoli assieme a Mariolina Lambo il 28 ottobre 1972. Tutte e due eravamo orientate all’Africa ma come era abitudine allora, si faceva una sosta in Portogallo per imparare la lingua e poi procedere per il Mozambico. Arrivammo a Lisbona il giorno dei Santi 1 novembre 1972, attese al porto da fratel Giuseppe Meoni e da p. Aldo Marchesini. Dopo i primi festosi abbracci, ci recammo alla chiesa di Loreto. Il giorno seguente vennero a prenderci in macchina Ilda e Martina per andare Porto dove aveva sede la CM. Arrivammo verso sera in Rua Miguel Bombarda accolte molto calorosamente dalle sorelle presenti. Come primo momento andammo nella cappellina per l’affidamento alla Madonna. Quella sera si fece festa… Rimasi subito colpita dalla spontaneità libera e gioiosa che regnava in casa nostra, mi sentii a mio agio. Dentro di me c’erano forti attese, positive, belle, un desiderio intenso di conoscere quel mondo nuovo dove la Provvidenza mi aveva chiamata. Eravamo in un periodo storico molto diverso da quello attuale … (il tempo della dittatura e delle colonie). Fu molto forte per me l’impatto con la cultura portoghese ma anche attraente. Si trattava di un mondo tutto nuovo rispetto a quello che avevo lasciato e riguardo al bagaglio culturale che portavo con me. Sapevo che si parlava portoghese ma la novità della lingua, mentre mi faceva impressione, mi divertiva il sentir parlare e non capire nulla, mi faceva stare a disagio il fatto di dover starmene buona, buona e in silenzio perché analfabeta. Per fortuna il portoghese è una lingua latina come l’italiano. In poco tempo riuscii, a capire sostanzialmente i discorsi e in seguito imparai anche a parlarlo. La vita della nostra fraternità mi piaceva molto e mi consolavo quando ritrovavo attuati gli stessi modi e gli stessi valori tipici della CM che già facevano parte della nostra identità come la preghiera fatta secondo lo stile ecclesiale ma anche tipicamente nostro CM. Lo spirito di fraternità si esprimeva nella gioia di stare assieme, nella condivisione dei servizi e dei ruoli, nello spirito della festa e nell’entusiasmo missionario. Si sperimentava una maggior vicinanza e semplicità nel rapporto con la responsabile di gruppo, era un camminare assieme condividendo fraternamente la vita quotidiana, le responsabilità, la missione… nell’ impegno profondo e intenso a vivere e a testimoniare la spiritualità del S. Cuore secondo lo Statuto della CM. Dentro una nuova cultura L’inserimento nell’ambiente per noi era essenziale, dedicandoci a varie iniziative, in particolare nella parrocchia di Boavista, nel Bairro de Francos, e nella parrocchia della Vittoria. Seguivamo anche la pastorale del carcere mediante incontri e momenti di preghiera. Orientavamo incontri del Vangelo, le missioni nelle parrocchie di periferia con altri Istituti maschili e femminili presenti in Diocesi. Questo non è tutto ma lo ricordiamo per capire come il passato possa stimolare e ravvivare il desiderio di dedicarci oggi e sempre all’evangelizzazione. Mi piace sottolineare ancora la presenza di altri valori come la ricchezza della cultura - della storia e dell’arte del Paese – della lingua - il fascino del poema epico “I Lusiadi” del grande poeta portoghese Luìs Vaz de Camões. La ricchezza dell’ambiente, le coltivazioni, le vigne e vini doc con cantine famose e visitabili, gratificanti mediante l’assaggio di un vino eccellente e inebriante. I costumi della gente: musiche, danze popolari come il Fado … La cucina tipica speciale...L’originalità del popolo portoghese: intelligente e sveglio, colto, intraprendente, accogliente e solidale … sono solo alcuni aspetti per evidenziare quanta grazia e bellezza esiste in questo popolo e come il farne memoria ci arricchisce tutt’ora di vita e di spiritualità. La formazione costituiva uno dei punti cardini e più sentiti tra noi. Per le nuove aderenti c’era il percorso già stabilito dalla CM. Più carente invece era la formazione permanente. Cercavamo di approfittare di quello che veniva offerto: abbiamo frequentato diversi corsi al Mondo Migliore e conferenza o percorsi formativi in Parrocchia. Per la mia esperienza è stato significativo e importante il dialogo aperto tra noi missionarie, con la gente e con la responsabile di gruppo, Ilda Candelaria. Abbiamo fatto tanti dialoghi e ricerche di nuovi progetti assieme. Ricordo con nostalgia il viaggio nell’Algarve per conoscere alcune realtà ecclesiali. Avremmo voluto aprire un piccolo gruppo in quel luogo ma rimase solo un sogno. A questi eventi belli sono seguiti momenti di difficoltà … Nel mese di giugno del 1974 tornai in Italia per le ferie e in Italia rimasi come missionaria dedita, anzitutto e con gioia, all’annuncio del Vangelo. Il corso di formazione permanente è continuato anche nei due giorni successivi sul “capitolo III della Storia della CM in Portogallo” scritto da M. Lùcia Correa. Ci siamo interrogate anche su come dare oggi la nostra testimonianza nel “Vivere il presente con passione” e “Abbracciare il futuro con speranza.” Si può sintetizzare la riflessione affermando che occorre vivere una piena disponibilità all’” Eccomi” perché come dice S. Paolo: Sappiamo in chi abbiamo posto la nostra speranza (cf 2Tim. 1, 12b). A metà del mio soggiorno ho avuto la possibilità di fare un pellegrinaggio a Fatima in questo centesimo anno delle apparizioni della Madonna. Vi ho portati tutti nella mia preghiera. Ringrazio la Provvidenza per un dono cosi grande. Da Porto a Madeira Madeira: un sogno che ho portato in cuore per tanti anni. Finalmente si è realizzato. Sono arrivata all’aeroporto di Funchal venerdì 3 marzo alle 11,35 locali. Per chi arriva in aereo guardando l’isola dall’alto rimane strabiliato per la bellezza che intravvede: le case bianche e belle, sembrano tutte nuove, di forma regolare quasi uguali almeno in altezza, con i tetti rossi e in mezzo al verde e ad alberi fioriti, ti appaiono come adagiate su colline fatte a triangolo che formano la bella città di Funchal.Teresa Freitas mi stava aspettando. Con la sua macchina siamo arrivate alla nostra sede dove momentaneamente abita anche lei e lì mi sono sistemata. I giorni trascorsi a Madeira sono stati molto semplici e intessuti di relazioni fraterne con le missionarie, i familiares e amici. Abbiamo fatto visita a Paixão nella sua bella casa tra le montagne dell’Isola, abbastanza distante da Funchal. Dopo un lauto pranzo siamo rientrate in città da cui sono ripartita con Celestina alla volta di un altro luogo su in alto alto con strade belle, ma arrampicate sui monti in luoghi proibitivi, almeno per me. Celestina mi ha fatto vivere un’avventura unica, mi ha portata dove io non avrei mai scelto di andare. In compenso ho potuto vedere un panorama incantevole e visitare la sua casa di montagna dove è nata e dove ha vissuto i primi anni della sua vita. La prima domenica di quaresima abbiamo partecipato al ritiro degli operatori pastorali della Diocesi, presso i Dehoniani, con le meditazioni tenute dal Vescovo don Antonio Braga Dehoniano. Il Lunedi 6/3 ci siamo trovate tra noi missionarie e familiares per una giornata intensa di riflessione e dialogo sempre sulla storia della CM in Portogallo. Non possiamo dimenticare che le prime Missionarie portoghesi arrivate in Italia, provenivano proprio dall’isola di Madeira e sono state loro le pioniere degli inizi della CM in Portogallo e anche in Africa. Furono infatti le prime a partire per il Mozambico. Guardare lontano è un motto della CM. E sentiamo che ci appartiene. La CM a Madeira è costituita da un piccolo nucleo di missionarie e familiares ma, come dice la Lettera Programmatica di questo sessennio: Davanti all’oggi della storia, scolpite dallo Statuto e sospinte dallo Spirito dei primi tempi della nostra Famiglia, ci siamo avventurate in vari Continenti della terra, con la nostra ricchezza e la nostra fragilità, per portare l’annuncio di Cristo e dedicarci alla promozione umana. Vorrei raccontare ancora tante cose della vita e delle care sorelle incontrate, tutte preziose e originali una ad una, ma mi fermo qui per dire di nuovo grazie per questa stupenda esperienza. Luisa Chierici
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