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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 15 / 03 / 2019
    FESTA DELL\'ECCOMI
    A S. Antonio Abate (Italia) il 24 marzo; a Funchal (Madeira) il 27 marzo; in Guinea Bissau il 30 mar... Continua
  • 15 / 03 / 2019
    FESTAS DO EIS-ME AQUI
    Em Santo António Abate (Itália) , 24 de março; en Funchal (Madeira), 27 de março; na Guiné, 3... Continua
  • 15 / 03 / 2019
    FIESTAS AQUI ESTOY
    En San Antonio Abad (Italia) el 24 de marzo; en Funchal (Madeira) el 27 de marzo; en Guinea Bissau e... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSEJO CENTRAL
    8 - 10 de mayo 2019, en Bolonia... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSELHO CENTRAL
    8 - 10 de maio de 2019, em Bolonha... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSIGLIO CENTRALE
    8 - 10 maggio 2019, a Bologna... Continua
sogni ..per un futuro migliore
 
Questa esperienza mi ha reso davvero felice. Veramente è un grande dono fatto dal Signore per tutte noi come famiglia e anche alla sua Chiesa. Sento che il Signore pian piano sta compiendo la sua opera in mezzo a noi chiesa giovane, per allargare la nostra famiglia. Con questo avvenimento la nostra presenza iniziale comincia a essere conosciuta da tutti. Fa sapere ai fedeli che nella Chiesa c’è un’altra vocazione oltre la vita religiosa e la famiglia. Il significato di questo avvenimento per noi è un richiamo/appello ad essere più solidale tra di noi membri della CM. Ci invita a formarci per migliorare la nostra persona, per maturare tutti gli aspetti che sono dentro di noi, per imparare a diventare buone discepole di Gesù, per avere un cuore grande pieno di vero amore, che sa amare con sincerità senza legarci a nessuno e sa dare i doni ricevuti per l’ edificazione del Regno di Dio. Così potremo dare una vera testimonianza. Donare a tutti l’amore che riceviamo dal nostro grande Amico , soprattutto a chi ha bisogno di essere amato. Far presente cioè l’Amore infinito nella storia umana di oggi. Guardo la vita di oggi sia nella società che nella Chiesa, e vedo alcune sfide da affrontare con tanta forza e tanto amore: * l’egoismo: tanta gente pian piano perde il valore della vita , pensa solo a come fare per soddisfare se stesso e a volte fa il male pur di raggiungere uno scopo, senza pensare alle conseguenze che provoca. * la povertà: ma non solo a livello economico. I cristiani molto spesso non riescono a dare una bella testimonianza di verità e di carità, a volte seguono idee del mondo, perché così fanno tutti. * Diventa una sfida per noi capire come incarnare la nostra vocazione nella vita quotidiana dove siamo e lavoriamo. Come dare una vera testimonianza come donna consacrata che non cerca il suo interesse ma cerca l’ interesse di Dio. Come si può dire “no” ad ogni cosa ingiusta che ci offre il mondo.. * Come vivere con gioia e fedeltà tutte le situazioni e condizioni di vita tenendo presente che Dio è autore della nostra vita. Ho anch’io dei sogni… “vedere” la CM quando diventerà grande nella qualità e quantità e potrà dare il suo appoggio per far crescere la Chiesa di Dio nel nostro territorio. Avere una sede permanente come punto di riferimento per la nostra attività e simbolo vivo della nostra presenza. Avere un gruppo di vita fraterna che dia una testimonianza concreta di comunione. Quando la CM in Indonesia sarà indipendente cioè avrà la capacità di organizzare la sua vita secondo lo stile indonesiano, senza per questo interrompere il contatto con il Centro, mantenendo una bella relazione con tutte Missionarie e Familiares. Vedere nascere anche qui la realtà dei Familiares per dare un’ altra alternativa alla gente che vuol vivere lo spirito di comunione secondo la nostra spiritualità e il nostro carisma. Avere la possibilità di visitare altri gruppi CM per arricchirsi, conoscere la loro missione e imparare a vivere come loro. Ogni sospiro è il momento per ringraziare, e questo è un bel segno che sono ancora vivo. Rendo grazie per ogni circostanza della mia vita sia nella gioia sia nella tristezza. Con questo rendimento di grazie ho la forza ed energia per affrontare la vita ogni giorno, che non è sempre facile. Con l’emissione dei voti di Ludo ed Antonia, rendo grazie senza fine al mio Signore che ha fatto grande cose per la nostra famiglia. Questo avvenimento mi fa ricordare tante persone che mi hanno aiutato molto nel mio cammino personale e di gruppo. Ricordo Francesca Righi… padre Albino Elegante. Nonostante non siano stati presenti fisicamente a questo evento, ho sentito la loro presenza spirituale con la loro preghiera infinita. Grazie anche a Santina ed Anna Maria. E’ stata una bella esperienza quella di vivere insieme questo periodo. Ha rafforzato il mio cammino, la mia vocazione. Grazie a tutti quanti hanno dato appoggio e sostegno al cammino di ciascuna di noi ed hanno pregato per noi Tutto questo è importante per la nostra crescita. Il Signore vi ricompensi con la sua bontà. Grazie Signore per darci questa nuova famiglia. Aiutaci a far crescere i doni ricevuti da te. Fa’ che la nostra famiglia possa diventare vera famiglia di fede perché tu stesso ci unisci con il tuo sangue e la tua acqua. Guidaci nel nostro cammino, perché sappiamo cercare sempre la tua volontà. Formaci come vuoi tu. Affidiamo tutto a te. Sia fatta la tua volontà
un avvenimento...
 
...piccolo ma sacro In questi giorni sono molto felice, contentissima perché con questo avvenimento mi sento più forte,vedo che la CM pian piano viene conosciuta e viene compresa anche da altri. Il giorno della cerimonia dell’ emissione dei primi voti di Antonia e Ludovika sono venuti anche i miei parenti. Prima mi domandavano sempre spiegazioni sulla mia decisione, sulla scelta di far parte della CM. Adesso hanno capito qualcosa di più. Per me il loro appoggio e la loro preghiera sono molto importanti per il mio cammino. Io penso che questo avvenimento è piccolo ma sacro nel cammino della nostra vita, della nostra storia qui in Indonesia. E’ un avvenimento che ci chiama a ringraziare e celebrare insieme a Lui che ci ha chiamato, ci guida, ci accompagna, ci mantiene nella sua strada. E’ con Lui che possiamo cambiare e formare la nostra vita, diventare coraggiose per una testimonianza vera ed efficace. Il mio desiderio è che la CM in Indonesia cresca sempre più, forte e unita. Che sia sempre piu’ competente , preparata nella conoscenza della sua realta’ sociale, religiosa, culturale, in maniera da essere sempre pronta a rispondere agli interrogativi che la gente alle volte ci pone. Rendo grazie per Antonia e Ludovika che hanno detto il loro “Si” quando hanno fatto i loro primi voti. Rendo grazie per la fedeltà che abbiamo sperimentato finora insieme nella CM. Oggi ho tre sorelle consacrate, questo significa che io devo imparare da loro per diventare più matura come persona, perché anch’io un giorno diventerò una sorella maggiore per chi verra’ dopo di me. Grazie = Terima Kasih Signore Gesù per il tuo amore per me. Lucy Un passo avanti Anch’io sono molto contenta di questo avvenimento perché assume un aspetto importante del nostro cammino. E’ un passo in avanti per la CM in Indonesia, perché adesso sono tre sorelle consacrate. Però questo diventa anche una sfida che pone l’interrogativo su cosa possiamo fare per fare crescere ancora di più questa realtà. Una sfida che personalmente sento è quella di spiegare alla gente cosa significa appartenere ad un Istituto Secolare, perché qui in Indonesia questa realtà è ancora poco conosciuta. Rendo grazie per i doni ricevuti finora per poter vivere insieme questo cammino. “ Signore fa che possa crescere sempre di più ed essere utile agli altri. Nonostante non sappia fare cose grandi insegnami a valorizzare con amore grande le piccole cose”. Anet
verso un nuovo anno sociale
 
Carissimi, eccoci in cammino verso un nuovo anno sociale… dopo la pausa estiva. In questi ultimi mesi abbiamo vissuto momenti forti e significativi per la Compagnia Missionaria. Nel mese di luglio abbiamo vissuto la Consulta delle Responsabili, momento preparato da un anno di lavoro nei vari gruppi. Alla Consulta, ogni responsabile ha presentato il lavoro del proprio gruppo. Così, in una forma più dettagliata, abbiamo avuto la visione di tutta la nostra realtà. Ci siamo regalate uno spazio grande di ascolto che ha caratterizzato anche il resto dei lavori. Abbiamo cercato di guardare in avanti, con un sano realismo, ma anche con la chiarezza che siamo chiamate a rispondere ancora oggi alle sfide del mondo e della Chiesa. Non ci ha mai abbandonato la visione concreta della nostra realtà dove è necessario coniugare continuamente fragilità e risorse, entusiasmo e desolazione. Ci si è resi conto di come è importante non lasciarci frenare da una vena di pessimismo che non ci aiuta a cogliere il nuovo e il bello che comunque nasce dentro e intorno a noi. Un altro avvenimento importante è stata la prima emissione dei voti di Antonia e Ludovika del gruppo dell’Indonesia. Momento importante per le sorelle che hanno fatto questo passo, altrettanto per tutta la CM . Questo avvenimento riveste anche un particolare significato perché con queste due nuove consacrate il gruppo dell’Indonesia si sta consolidando e prendendo forma. Uniamoci alla gioia di Antonia e Ludovika e che è gioia di tutta la CM. Le loro testimonianze che troverete nella pagina dell'Indonesia ci aiuteranno a conoscere di più questa realtà e queste sorelle. Mi preme anche ricordare (come già è stato annunciato) che dal 2 al 5 gennaio 2010 si celebrerà la V Assemblea Generale dei Familiares. Invito tutti a intensificare la preghiera per questo momento celebrativo, perché diventi luogo di verifica e di slancio nuovo e entusiasta per tutti i Familiares. L’Assemblea è il luogo privilegiato per una verifica e per uno slancio. Ma solo con la forza e la grazia dello Spirito possiamo attuare tutto questo. Chiediamo al Cuore di Cristo quella Sapienza del cuore che solo Lui sa donarci. Si sta avvicinando il mese di ottobre che richiama alla dimensione missionaria della chiesa. Paolo VI nell’Evangeli Nuntiandi (n.1) ci fa questo appello: “L'impegno di annunziare il Vangelo agli uomini del nostro tempo animati dalla speranza, ma, parimente, spesso travagliati dalla paura e dall'angoscia, è senza alcun dubbio un servizio reso non solo alla comunità cristiana, ma anche a tutta l'umanità. Mi piace associare a questa affermazione ciò che Giovanni Paolo II afferma nella Redentoris Missio (2): “Nella storia della chiesa, infatti, la spinta missionaria è sempre stata segno di vitalità, come la sua diminuzione è segno di una crisi di fede”. Chiediamo al Cuore di Cristo che ci aiuti a crescere nella consapevolezza che siamo chiamati a: “collaborare al piano di redenzione del Padre…” (Statuto 12) nella gioia di servire con passione questo mondo. Non ci manchi mai la spinta missionaria da cui dipende la vitalità e la gioia di ricominciare ogni giorno consapevoli di essere chiamati a spargere a piene mani i semi del Regno. In comunione settembre 2009
consulta delle responsabili
 
LUOGO DI ASCOLTO, DIALOGO E VERIFICA La cosiddetta Consulta, che già il nome stesso fa pensare a una consultazione, a un incontro dove ci si consulta, ha visto la partecipazione di tutte le Responsabili dei gruppi dove sono presenti le missionarie a parte qualche eccezione in cui c’è stata qualche delega. Lo scopo della Consulta è stato quello di trovarsi insieme alcuni giorni per “consultarsi” appunto su specifici tematiche relative ai cammini dei gruppi. Quest’anno si è tenuta a Monguelfo privilegiando questa nostra casa, non solo perché c’era l’aria fresca della montagna ma soprattutto perché ci è sembrato un luogo un po’ più “nostro” dove poterci incontrare. A questo appuntamento oltre che alle Responsabili c’erano, come sempre, anche i membri del Consiglio Centrale e p.Albino che ci ha accompagnato fin dal primo giorno! Cosa abbiamo fatto? Innanzitutto c’è da premettere che le Responsabili sono arrivate a questo incontro dopo una lunga preparazione e un lavoro significativo fatto con il proprio gruppo su una griglia di domande e di questioni che il Consiglio Centrale aveva fatto pervenire almeno diversi mesi fa! I gruppi delle missionarie, sparse nei diversi continenti, hanno lavorato e hanno dato il loro prezioso contributo per la buona riuscita di queste giornate. Le giornate sono state scandite da momenti celebrativi, ascolto le une delle altre, un momento formativo iniziale tenuto da una consacrata di un altro Istituto secolare, da momenti di fraternità molto semplici ma anche molto graditi. L’arte di discernere Il tema? Il lavoro di quei giorni e il lavoro che i gruppi hanno fatto durante l’anno ha avuto come domanda di fondo: “Cosa il Cuore di Cristo ci sta chiedendo a noi (istituto e gruppi) in questo momento storico ed ecclesiale?” Rispondere a questa domanda sembra facile ma in realtà ci siamo accorte che le sfide sono davvero tante e che la complessità del mondo spesso ci provoca a ridare sempre risposte nuove alle diverse realtà dove siamo inserite. Forse però la questione più importante che ci ha fatto riflettere è stata più interna che esterna cioè ci siamo preoccupate anche di guardare la nostra realtà interna perché se funzionano le dinamiche interne, se i rapporti sono sereni, se riusciamo a trovare un ‘intesa all’interno dei nostri gruppi allora anche il mondo fuori lo vediamo con occhi diversi. Qualche tempo fa ho trovato una frase in uno dei tanti libri di Anselm Grün che dice: “...Dipende da noi raggiungere la felicità. La vita è dunque un‘arte? Sì, dipende da noi apprenderla...Qual’è il segreto? Risvegliarsi a ciò che è davvero importante. Sapere fare delle pause invece che farsi prendere dalla frenesia...lasciar maturare le cose e cercare il proprio ritmo. Trovare la giusta misura in tutte le cose... fare ciò che giova al corpo e allo spirito. Guardare se stessi e gli altri con occhi più indulgenti…l’arte della vita consiste in questo: scegliere di vivere la vita in profondità e restare aperti alle sorprese che la vita offre a tutti e a tutto. Ogni giorno!" In un secondo momento ho trovato quest’altro messaggio che recita così. “Prima di cambiare il mondo dobbiamo saper cambiare noi stessi, e quando abbiamo cambiato noi stessi abbiamo già cominciato a cambiare il mondo”…sembrano quelle belle frasi così quasi poetiche, ma che in realtà sento molto molto concrete. Cosa centra questo con la nostra Consulta? Centra perché il riflettere insieme sulle nostre dinamiche per vedere cosa possiamo migliorare di noi stesse, cosa funziona meglio e/o cosa c’è da modificare all’interno dei nostri gruppi ci permette di avere occhi nuovi anche nei confronti della realtà. Tutti sappiamo che quando i rapporti relazionali all’interno di una famiglia funzionano tutto il resto va un po’ da sé, ma quando le relazioni risultano complicate, difficili, quando non ci si intende più, quando si va per i fatti propri, quando non c’è comunione, quando manca fiducia, quando si fa molta fatica a dialogare e ad ascoltarsi allora non c’è realtà che tenga!! Il nostro istituto, come ogni realtà di vita consacrata, è una piccola/grande famiglia dove a tenerci in piedi sono il carisma e la spiritualità che ci accomuna. Per vivere bene però sia la missione affidateci, qualunque essa sia, e la nostra appartenenza ai nostri gruppi è necessario molto ascolto, e molto dialogo costruttivo. La nostra relatrice che ha aperto i lavori della consulta ci ha proprio aiutato a recuperare alcune dimensione importanti e fondamentali non solo per la nostra vita, ma ritengo anche per quella di tutte le persone di questo mondo: recuperare il dialogo e l’ ascolto reciproco!! Dialogare «…Se guardiamo le definizioni che vengono offerte riguardo alla parola “dialogo”, notiamo come alcune mettono in evidenza la capacità dei soggetti di svolgere, in modo adeguato ed interscambiabile, i due ruoli dell’emittente e dell’ascoltatore. Altre definizioni, invece, come nel testo di Nowen “Viaggio spirituale per l’uomo contemporaneo”, sostengono che comunicare, in un dialogo, non è solo un mezzo per farsi capire da un’altra persona, ma, anzitutto, rivelazione di sé a se stessi; non è un semplice dare informazioni su degli eventi, ma soprattutto, rivelazione di sé ad un’altra persona. Altre definizioni insistono sull’importanza dell’oggetto di cui si parla, altre sottolineano l’aspetto relazionale presente nel dialogo. Tutte queste definizioni sono diverse, ma complementari: ognuna dice una verità ed una verità importante per definire il dialogo e le sue modalità. In un dialogo è molto importante la parola, che è l’espressione più propria dell’io e della sua tensione ad entrare in contatto con un tu; è la testimonianza del suo costante bisogno di capire e di farsi capire. L’uomo può fare a meno di tante cose, ma non di qualcuno con cui parlare. Molte difficoltà nella comunicazione, e nel dialogo in particolare, dipendono dalla scarsa conoscenza dell’evento “parola”. La parola non è solo segno verbale o scritto, ma è anche silenzio, è cenno, è sguardo, è ascolto e può essere espressione oppure barriera alla nostra interiorità. Quando nessuno ci ascolta entriamo in una situazione di profondo disagio, che ci chiude nella nostra solitudine. La parola ha infatti l’ambivalenza di far stare bene la persona, oppure di prostrarla nella desolazione. Per questo il parlare, quando non sia un chiacchierare disimpegnato, è sempre difficoltoso: parlando ci esponiamo alla duplice possibilità, di essere ascoltati e quindi valorizzati, oppure di essere rifiutati. Esporsi ad un altro con la parola significa chiedergli ospitalità; essere ascoltati significa trovare ospitalità. Il dialogo è fatto di molte cose, di quello che si dice e di quello che si fa, della parola e del gesto. Colui che parla lo fa attraverso dei messaggi che manda all’ascoltatore, usa dei codici, codifica quanto ha nel pensiero, consciamente o inconsciamente. E lo codifica con la parola, ma anche con il gesto. Colui che ascolta deve essere capace di comprendere, di decodificare quanto viene detto. Poi, a sua volta, risponde, fa capire se ha ricevuto il messaggio ed invita o dissuade a continuare il rapporto. Quindi il dialogo è fatto inevitabilmente di messaggi scambiati, che vanno e vengono in continuazione. Il rapporto si stabilisce correttamente quanto più siamo in grado di esprimere in modo corretto quello che vogliamo esprimere e quanto più siamo in grado di comprendere in modo corretto ciò che ci viene detto.» Ascoltare «All’interno del dialogo assume un’importanza rilevante l’aspetto dell’ascolto. E’ interessante notare che anche Dio ascolta. Ed ascolta, in particolare, coloro che parlano e gridano, e non trovano orecchie che siano disposte ad ascoltarli. Così Dio ascolta Agar (Gn 16,11), Israele (Es 3,7-8), il povero (Es 22,26), l’orfano e la vedova (Es 22,22). E Gesù proclama beati coloro che ascoltano (cf Lc 8,19-21; 11,27-28). E Giacomo ammonisce: “Ognuno sia pronto ad ascoltare, lento a parlare” (Gv 1,19). Uno degli aspetti più sconcertanti della nostra società è che non ci si ascolta a vicenda. Nessuno ha tempo per ascoltare. I mezzi di comunicazione di massa, per il numero di messaggi che ci offrono e per il modo stesso con cui ne fruiamo, non solo stanno rubando sempre più spazio al silenzio, ma “rapinano” letteralmente i tempi ed i modi dell’ascolto. Pensiamo al modo distratto con cui molte persone ascoltano la radio, mentre sbrigano le faccende o fanno di uno stereo il sottofondo sonoro delle loro letture e il modo con cui guardano e ascoltano la televisione. Sommersi come siamo, anche per le strade, da una infinità di messaggi, sopravviene una specie di difesa. La persona non si impegna più ad un vero ascolto che la costringerebbe a selezionare le informazioni. Credo sia capitato a tutte di assistere a “dialoghi tra sordi”, quando ognuno dei due interlocutori segue imperterrito la sua linea di pensiero, senza tener conto delle ragioni dell’altro. E forse ci è capitato anche di constatare certe pessime abitudini, come quella di interrompere colui che parla, o dimostrare impazienza, noia, disapprovazione o rifiuto di fronte a ciò che una persona dice, o di fare altro mentre una persona sta parlando, o di presumere di sapere già in anticipo il contenuto dell’intervento di qualcuno, ecc. Dobbiamo ammettere che spesso facciamo fatica ad ascoltare fino in fondo colui che parla; a rimanere silenziose ascoltando un intervento o accogliendo chi ci rivolge la parola; a dare tempo senza lasciarci dominare dalla fretta o dalla impazienza; ad esprimere con tutto l’atteggiamento, anche fisico, l’interesse per la persona. Certamente ascoltare è difficile, poiché significa essere attente a ciò che una persona dice e riconoscere, dietro le parole, la persona che pensa, che ama, che desidera, che soffre, che si sfoga, che cerca comprensione, ecc. E ciò porta non solo ad ascoltare quanto una persona dice, ma anche a come lo dice, alla scelta delle parole, al loro ritmo, al tono, ai gesti, all’espressione del viso di chi si ha di fronte. Allora ascoltare è lasciare che l’altro entri nella nostra vita, stabilendo una certa intimità con lui, perché si possa rivelare a noi. Ascoltare non significa “sentire”, ma è lasciare che l’altra parli di sé, si manifesti (senza imporre che si manifesti). Ascoltare è entrare in sintonia, in modo tale che l’altra si senta capita, sia che noi le rispondiamo, sia che non diciamo neppure una parola. Ascoltare è perciò fare silenzio dentro di noi, facendo tacere le nostre preoccupazioni, la nostra fretta, il nostro tempo, i nostri programmi. Dobbiamo rieducarci al silenzio, in questo contesto sociale di grande “bla-bla” in cui tutti parlano e troppo pochi ascoltano. L’ascolto dell’altra porta ad incontrare il mondo dell’altra: ecco perché è delicato. Ma l’ascolto porta ad incontrare anche la sua diversità: ecco perché è difficile. La diversità non è facile da cogliere, perché la persona che conosciamo meglio, anche se non bene, siamo noi stesse e per conoscere l’altra partiamo da noi stesse e ci rifacciamo alla nostra esperienza. Ascoltare l’altra significa darle ospitalità, prenderla sulle nostre spalle, portare il suo peso, lasciarla entrare dentro di noi. Che cosa ci manca forse oggi? Penso ci manchi l’orecchio. In un libro ho trovato scritto le parole di una grande santa musulmana, di nome Rabia, che invitava ad affinare l’orecchio, tanto da renderlo capace di cogliere il rumore delle lacrime delle persone amate. Può essere un insegnamento da imitare. O forse l’autore suggeriva si possono ridurre le aspirazioni. Forse ci si può accontentare di un orecchio in grado di sentire le parole delle persone amate. A volte ciò che spaventa maggiormente è il fatto che, quando ospitiamo una persona, essa entra in casa nostra, ci conosce di più e ci scopre. Ed ognuna di noi, nei confronti dell’altra, è molto indifesa e si sente vulnerabile. Abbiamo paura che l’altra, entrando dentro di noi, ci possa fare del male. Possiamo concludere con le parole di Bonhoeffer: “Chi crede che il suo tempo sia troppo prezioso per essere perso ad ascoltare il prossimo, non avrà mai veramente tempo per Dio e per il fratello, ma sempre e solo per se stesso, per le sue proprie parole, per i suoi progetti… Chi non sa ascoltare il fratello ben presto non saprà neppure più ascoltare Dio; anche di fronte a Dio sarà sempre lui a parlare. Qui ha inizio la morte della vita spirituale”.»(M.R.Z. membro di un istituto secolare) Mi sembra che dopo aver ascoltato, letto e riletto questo, non ci sia molto altro da aggiungere se non cominciare nel nostro piccolo quotidiano a raffinare la nostra capacità di ascolto e di comunicazione perché solo così, anche la nostra missione, trova la sua espressione più serena e più libera perché cercata, dialogata e ascoltata insieme a contatto con la realtà dove siamo inserite. I giorni sono davvero trascorsi così in un clima di ascolto e di dialogo, di fraternità, di presentazione dei nostri gruppi, di vita quotidiana molto semplice. Ci auguriamo che quanto vissuto a Monguelfo tra le Responsabili possa avere una ricaduta positiva nei rispettivi gruppi per vivere al meglio la missione che ogni gruppo è chiamato a vivere.
uno spazio fraterno e di rinnovamento
 
Ogni Consulta CM, a cui fino ad oggi ho partecipato, è stata sempre uno spazio di re-incontro, di crescita e rinnovamento. E questo perché anzitutto ogni Consulta provoca ogni gruppo a prepararsi con la riflessione e la preghiera. In secondo luogo, il confrontarci ci porta a vedere in che modo ciascuna di noi sta incarnando il Sogno di Dio nel quotidiano. In terzo luogo, lo spazio formativo che abbiamo vissuto durante la Consulta ci ha messo in questione ed esige una risposta. Spesso mi domando: Come e quanto offriamo il nostro carisma ai nostri fratelli oggi? In che modo la nostra fedeltà sia a livello personale che di gruppo incide in tutto quello che siamo e condividiamo? E fino ad oggi, con l’aiuto del Signore, ho scoperto in crescendo che è molto quello che la nostra vita consacrata può offrire. La Consulta è stata molto valida perché abbiamo avuto il tempo per ascoltare ciascuna Responsabile che ha presentato la vita del proprio gruppo, scoprendo così le ricchezze, ma anche le sfide presenti in ogni gruppo e come si vivono. Ci ha aiutato molto, per crescere nella comunione e nella comprensione reciproca. La relazione di Maria Rosa Zamboni è stata molto positiva. E’ un materiale che richiede riflessione e preghiera in ogni gruppo, La presenza di p.Albino Elegante ci ha riempito di gioia perché con la sua semplicità in ogni omelia ci ha ricordato gli aspetti essenziali del nostro carisma, invitandoci ad un vero rinnovamento. La vita di gruppo come tema centrale mi ha convinto ancora di più che è essenziale che nel proprio gruppo si vivano quei valori che chiediamo agli altri di incarnare e che la fedeltà al carisma deve essere testimonianza viva dell’amore, della comunione e dell’oblazione. Niente di quello che facciamo, per molto che sia, avrà forza ed efficacia se non lo viviamo anzitutto nel gruppo e non ci lasciamo vincere dallo scoraggiamento, anzi cerchiamo di essere sempre pronte a ricominciare ogni volta che manchiamo, fiduciose nella Grazia che solo Lui ci dà. Abbiamo bisogno di approfondire la relazione di Maria Rosa Zamboni e di convertire il nostro cuore a quei valori da lei indicati: condividere i beni dello spirito; il senso di appartenenza; l’amore e il valore dell’ascolto; il dialogo vissuto con attenzione e stima. Un aspetto segnalato da Maria Rosa e che sento importante riscoprire come valore è quello della fragilità, perché l’avevo sempre considerato come difficoltà da superare e non come risorsa da cui partire per amarci e fare insieme un cammino di aiuto reciproco per superarla con la pazienza e la carità, così che diventi strumento di redenzione. Nelle conclusioni è emersa la proposta di indire all’interno del nostro Istituto un anno della Riconciliazione e un anno della Benedizione. Mi pare molto opportuno che lo facciamo perché sanando le ferite mediante la riconciliazione potremo diventare tutte una benedizione per gli altri, perché la nostra vita riconciliata sarà una testimonianza di quell’Amore e di quella gioia di cui il mondo ha tanto bisogno. Ringrazio il Signore che mi ha permesso di condividere questa esperienza e Gli chiedo l’aiuto perché possiamo trasmetterla con fedeltà ai nostri gruppi per incarnarne tutta la sua ricchezza .
risorse formative
 
Già nell’articolo precedente, apparso su Vinculum, avevo accennato quanto la formazione, all’interno della nostra famiglia, sia parte integrante di tutto un cammino che coinvolge diverse realtà! In questo secondo scritto desidero soffermarmi maggiormente sui “nostri luoghi formativi”e sulle nostre risorse formative che ci toccano un po’ tutte. Riprendo i 3 luoghi formativi che più ci sono propri: 1. la responsabile di formazione 2. la responsabile di gruppo 3. il gruppo stesso Su ognuna di queste realtà i nostri documenti parlano in modo chiaro e danno orientamenti precisi su come queste diverse realtà si devono integrare e devono interagire nel miglior modo possibile per offrire alla formanda linee chiare e dei cammini precisi che portino davvero ad un ‘assunzione sempre più autentica della vocazione dentro la CM. Nell’esortazione apostolica del 25 marzo del 1996 Giovanni Paolo II così scriveva: “Lo Spirito Santo, artefice mirabile della varietà dei carismi, ha suscitato nel nostro tempo nuove espressioni di vita consacrata, quasi a voler corrispondere, secondo un provvidenziale disegno, alle nuove necessità che la Chiesa oggi incontra nell'adempimento della sua missione nel mondo. Il pensiero va innanzitutto agli Istituti Secolari, i cui membri intendono vivere la consacrazione a Dio nel mondo attraverso la professione dei consigli evangelici nel contesto delle strutture temporali, per essere così lievito di sapienza e testimoni di grazia all'interno della vita culturale, economica e politica. Attraverso la sintesi, che è loro specifica, di secolarità e consacrazione, essi intendono immettere nella società le energie nuove del Regno di Cristo, cercando di trasfigurare il mondo dal di dentro con la forza delle Beatitudini. In questo modo, mentre la totale appartenenza a Dio li rende pienamente consacrati al suo servizio, la loro attività nelle normali condizioni laicali contribuisce, sotto l'azione dello Spirito, all'animazione evangelica delle realtà secolari. Gli Istituti Secolari contribuiscono così ad assicurare alla Chiesa, secondo la specifica indole di ciascuno, una presenza incisiva nella società.” A partire da questo il nostro Regolamento di vita al numero 28 dice: “La natura della nostra vocazione richiede di fare sintesi tra consacrazione secolare e missione nel mondo secondo il carisma della CM. Questo esige un continuo cammino di maturazione e presuppone una buona capacità di autoformazione. L’aspirante è chiamata ad impegnarsi in un’attiva collaborazione con la Responsabile di formazione e ad entrare progres-sivamente nella vita e nella dinamica del proprio gruppo, inteso come luogo di crescita, di comunione, di condivisione e di stimolo alla missione”. Appare evidente allora come e quanto tutta la realtà dell’istituto venga coinvolta dentro questa realtà formativa perché di fatto bisogna ribadirlo siamo sempre in formazione un po’ tutte. Riporto di seguito una piccola parte di un intervento tenuto da Ernesto Margherini , consacrato secolare e formatore che così dice: “NON POSSIAMO DEMANDARE AD ALTRI responsabilità che il Padrone della vigna chiede a noi in quanto Istituto! Le “risorse” formative perciò vanno r i t r o v a t e all’interno dell’Istituto stesso. E vanno formate!!! E talvolta formatori che siano professori e dottori potrebbero risultare i meno adeguati …. se non ci mettono il “cuore…. e se usassimo davvero il cuore molte cose prenderebbero tutt’altro corso!!! In campo formativo oggi esistono molti stimoli: dai libri ai convegni, alle conferenze, ai corsi di formazione, scuole di formazione. …. Abbiamo un’ampia possibilità di scelta e non dobbiamo inventare altro. Occorre utilizzare e valorizzare anche quello che le nostre realtà locali ci offrono. Dobbiamo essere consapevoli che l’impegno nel mondo è qualcosa di “impegnativo”: non tutti abbiamo la possibilità di assumerci degli impegni di formazione a lungo termine. Tutti gli Istituti Secolari hanno l’esigenza di avere un formatore per la formazione. Ed allora? Allora dovrebbe sorgere spontanea l’esigenza per il formatore che non può assumersi questo impegno strutturato formativo, di documentarsi comunque, di leggere, di informarsi, di partecipare a convegni, congressi, giornate di studio, al fine di acquisire conoscenze utili , per acquisire cioè un “sapere” che torni utile. Ritengo che sia un “dovere” che ci assumiamo anche nei confronti della scelta di vita …. Una scelta di vita nella secolarità, quindi nel mondo, usando le cose buone che il mondo ci offre, ed uscendo un po’ di più dalle sagrestie spesso buie, anguste e talvolta ammuffite delle nostre parrocchie o dei nostri punti stabili di riferimento …. Anche la nostra Presidente nell’ultima lettera programmatica scrive: “…Sempre nella CM si è data molta importanza alla formazione, a tutti i livelli. Manteniamoci nella convinzione che abbiamo sempre bisogno di crescere e necessitiamo di formazione continua. L’Istituto offre una dinamica formativa a livello generale; ma anche il gruppo o area geografica deve diventare luogo e promozione formativa. In un aggiornamento continuo con uno sguardo attento alle realtà concrete dove si vive. Conoscere il cammino della chiesa locale e individuare quegli ambiti formativi adatti anche per noi, in cammino con il popolo di Dio in cui siamo. Tenersi aggiornati sugli avvenimenti socio-politici del territorio, ma anche con uno sguardo mondiale. Educarci ad una lettura “critica” di ciò che i mass-media ci propongono. Sentire le sorti del mondo in prima persona.” La formatrice e/o il formatore di un istituto “Un Istituto Secolare attraverso il formatore - specie per coloro che sono alla prima formazione - deve porre un’attenzione tutta particolare alla formazione affinché possa contribuire alla crescita umana e divina attraverso un PIANO FORMATIVO  pensato  pregato  condiviso  da attuare tutti insieme. E’ un impegno, questo, che tende a formarci costantemente nelle cose umane e divine”. Allora quel termine Formatore volutamente usato finora al singolare diviene patrimonio di tutti. TUTTI diveniamo così all’interno di una realtà FORMATORI. Siamo “tutti tralci di un’unica vite”. La formazione dunque si gioca su due versanti: Comunitaria e personale. E’ imprescindibile pertanto sia una formazione a livello comunitario che una autoformazione. I cammini formativi che propongono gli Istituti di appartenenza “rispondono”, per così dire, ad esigenze comuni, esigenze cioè che devono divenire patrimonio comune di tutti, per tutti, all’interno dell’Istituto. Ma non ci si può fermare o a c c o n t e n t a r s i di ciò. I cammini formativi comunitari sono la base comune su cui ciascuno, individualmente, deve fare poi il suo personale cammino.”(Ernesto Margherini) Il nostro Piano Formativo traccia un percorso pensato per tutto il tempo in cui una missionaria aderisce al cammino vocazionale della CM; si dà molta importanza a quello che è il cammino iniziale nelle sue diverse fasi per dare una sempre più una precisa identità alla giovane che si sente chiamata a questo itinerario vocazionale. C’è da dire comunque, e da ribadire,che nel nostro Piano Formativo si parla in modo chiaro anche della formazione permanente per ribadire che la formazione non ha mai fine! La Responsabile di gruppo Riporto qui di seguito quanto troviamo scritto nel nostro Piano Formativo di Base ai numeri 57 e 58: “Per un buon risultato nel campo della formazione non basta soltanto il lavoro diretto della Responsabile di formazione, anche se essa rimane il punto di riferimento principale, soprattutto nel periodo iniziale. E’ importante e indispensabile anche la collaborazione che il gruppo è chiamato a dare in questo campo. Esso, però, sarà attento, accogliente e stimolante verso le aspiranti nella misura in cui anche la Responsabile di gruppo cercherà di mettere in atto un’adeguata mediazione a questo riguardo. La Responsabile di gruppo e la Responsabile di formazione sono chiamate a collaborare e a confrontarsi tutte le volte che lo riterranno opportuno per seguire una linea unitaria di intervento là dove ce ne fosse bisogno. La Responsabile di gruppo e si impegnerà inoltre a sensibilizzare il gruppo sulla corresponsabilità che ha nel campo formativo, a valorizzare quelle occasioni e quei momenti che riterrà più significativi per rendersi personalmente attenta ad ogni singola aspirante per stabilire con ognuna un rapporto vivo e , per questo possibile, aperto e profondo". Al di là delle mie povere parole in questo momento desidero dare risalto a ciò che i nostri documenti ci sottolineano e meglio di ogni altra parola ci aiutano a farci comprendere quanto sia importante un lavoro di sinergia. Il gruppo Riporto ancora ciò che il Piano Formativo di Base ci suggerisce a questo proposito: «Con la consacrazione a Dio nella CM la missionaria “si immette in una nuova famiglia dove l’amore vuol essere il criterio assoluto di vita e di relazione” (St. 72). L’amore che si fa “comunione prima che altrove deve concretizzarsi all’interno della CM”. E in essa “il gruppo è la prima cellula della comunione fraterna” (St. 73). Da qui l’importanza che la missionaria fin dall’inizio sia aiutata a considerare il gruppo come luogo di preghiera, d’incontro, de verifica, di crescita, di formazione, e a sviluppare in sé alcune doti come: l’ascolto, l’accoglienza, la comprensione, il dialogo, la corresponsabilità… perché i rapporti vicendevoli siano in sintonia con il carisma della comunione. La partecipazione attiva e fedele alla vita di gruppo, oltre che essere un’espressione essenziale della vita di comunione e di vita ecclesiale, costituisce anche una forza in ordine alla missione che ognuna svolge nel mondo. La missionaria che si sente chiamata a vivere in un nucleo di vita fraterna s’impegnerà ad accettare i membri così come sono e dovrà formarsi anche ad una capacità di serena convivenza, di collaborazione, di condivisione dei propri beni e di piena e disponibilità alle esigenze e attività dell’Istituto.» Mi sembra che queste realtà che ho voluto richiamare alla nostra attenzione, facendo riferimento ai nostri preziosi documenti, ci aiutino oggi più che mai a porre attenzione a ciò che non deve essere dimenticato in tutto il nostro iter formativo…forse non ho detto niente di nuovo ho semplicemente voluto ricordare i luoghi formativi che più ci caratterizzano.
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