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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEIA GERAL ORDINÁRIA DA COMPANHIA MISSIONÁRIA DO CORAÇÃO DE JESUS
    Realizar-se-á no CENÁCULO MARIANO em Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna – Italia ... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASAMBLEA GENERAL ORDINARIA DE LA COMPAÑÍA MISIONERA DEL SAGRADO CORAZÓN
    a realizarse en el CENÁCULO MARIANO en Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bolonia - Italia DE... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DELLA COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
    si terrà al CENACOLO MARIANO a Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna - Italia DAL 19 AL ... Continua
ben-haja inhambane!
 
Abbiamo accolto con gioia l’invito, da parte del diacono Ananias, a partecipare alla fiera vocazionale, organizzata dalla commissione diocesana di Inhmbane il 13 settembre 2014. E’ stato un momento solenne, un incontro fraterno dove è stato possibile uno scambio di esperienze riguardo alla dinamica diocesana della pastorale vocazionale. Di Maputo, abbiamo partecipato Irene ed io e da Nampula, Gabriela. Siamo partite venerdì 12 settembre, molto presto perché ci aspettava un lungo e stancante viaggio ma, nonostante le difficoltà, abbiamo affrontato il tutto con coraggio e serenità. Siamo arrivate a Inhambane alla sera e precisamente al Centro di promozione umana di Giùa, gestito dai Missionari della Consolata, dove siamo state ospitate per due giorni. La mattina del sabato già si vedevano arrivare persone dal sud della regione e dal centro di quella diocesi che venivano a partecipare a questa fiera vocazionale. All’inizio c’è stata una bella riflessione riguardo alla vocazione e alla preghiera. Subito dopo, 21 Congregazioni/Istituti hanno presentato il loro carisma ed hanno risposto alle domande dei circa 300 partecipanti in ricerca vocazionale di età diverse. In seguito c’è stata la presentazione del carisma e missione di ciascun Istituto, cioè la propria dimensione essenziale. Riguardo alla Compagnia Missionaria, Gabriela ha comunicato chi siamo, Irene invece ha parlato della nostra spiritualità ed io ho presentato la nostra missione. Essendo la nostra vocazione secolare una novità in Mozambico, soprattutto in quella regione, la nostra presentazione ha suscitato un grande interesse nei giovani presenti e anche in alcuni istituti religiosi. Un altro momento importante è stato il pranzo, preparato con tanto amore per tutti noi partecipanti, dove abbiamo avuto la possibilità di scambiarci impressioni con diverse giovani che, un po’ timidamente, ci avvicinavano e presentavano i loro dubbi …Giovani molto aperte e desiderose di conoscere e imparare. E’ stata davvero una magnifica esperienza! Mi ha rafforzata nel mio desiderio di continuare il cammino con la Compagnia Missionaria e mi ha fatto realmente scoprire un altro orizzonte della vita cristiana. Ben-Haja Inhambane!
vita quotidiana dei miei studenti
 
Ho raccontato altre volte un po’ di storia della nostra presenza a Maputo e di questa Nazione, dove anche noi abbiamo avuto la nostra minuscola, quasi invisibile, parte, condividendo il cammino del dopoguerra e costruendo per i  loro figli una scuola. Oggi apro una finestra sul quotidiano dei miei studenti. Innanzitutto vi dico subito che le ragazze e i ragazzi, al primo incontro, paiono somigliarsi, per cui non mi é stato facile nei primi tempi distinguere Magda da Ana, Anira da Daimira, e tantomeno Nelson da Abdul, Sergio da Tomás e cosí via. Oggi li conosco tutti e ricordo anche i primi, quelli del 1990, che oggi, dopo 24 anni, ancora tornano a farsi vedere, a iscrivere i figli a scuola. Vengono a vedermi, a chiedere aiuto, a raccontarsi. Io ci sono sempre, li ascolto e quando se ne tornano a casa una parte di me è con loro.. Conosco nonne, cugini, genitori, i nuovi orfani che vivono storie tristi, storie di ferite, le nuove famiglie... Sono tanti, mai troppi. Essi sono diventati i “figli” che amo e seguo anche quando formano la loro nuova famiglia, quando nasce un figlio, se si ammalano, se perdono il lavoro, se vanno a vivere lontano, se prendono una brutta strada... Le loro famiglie di periferia. Nella nostra scuola passiamo insieme anni, gli anni dell’adolescenza, dei sogni, delle speranze. I ragazzi e le ragazze arrivano dopo le primarie a 11/12 anni e vanno via a 16 anni, se sono studiosi, a 18/20 anni se hanno avuto problemi. Essi provengono da famiglie con un basso livello di formazione, che peró stanno migliorando il tenore di vita con la tenacia e il lavoro. Alcuni genitori hanno perfino ripreso a studiare sia per avere piú opportunitá di lavoro, che per aiutare i figli a scuola. La mamma di Meríta, Esthér, sta frequentando la 7°, Meríta é in 6ª e gli altri fratellini, 3 maschietti, sono in 1ª, 2ª e 3ª elementare. A casa c’é la presenza rassicurante di nonna Marta. Il papá di Felizberto, Cesár, che aveva frequentato da noi fino alla 10ª classe - ricordo la sua passione per lo studio -, quest’anno é riuscito ad iscriversi alla 11ª classe grazie alla collaborazione di sua moglie Catarina e della Tia Agostinha. In due anni potrebbe accedere all’Universitá. Voleva fare ingegneria meccanica, ma potrebbe anche fare informatica. Di notte lavora, fa il “guarda” , il guardiano di un albergo di Maputo. I ragazzi e le ragazze piú poveri, tipo Antonio, Vánia, Vanessa, Adérito e altri che non sto a nominare, sono spesso anche quelli che rendono poco e male a scuola. I loro genitori sono fuori casa per lavoro dal mattino presto a sera tardi, prendono poco, non hanno mai tempo per i figli e non sempre c’é una nonna di supporto. Questi ragazzi che vivono nella lontana periferia, sono molto sacrificati: si alzano alle 4 del mattino per uscire di casa alle 5. Devono prendere il primo chapa delle 5 e mezza per essere a scuola puntuali. Si inizia alle 7. Antonio ad esempio non ha l’acqua in casa e il suo primo lavoro é di fare rifornimento al mattino appena sveglio. Pure Vánia aiuta fin dall’alba, andando a raccogliere la legna per accendere il fuoco, scaldare l’acqua per la doccia per sé, mamma e papá. Solo dopo escono a prendere il chapa, lei per andare a scuola in cittá, i genitori per andare al lavoro. Non c’é l’abitudine di fare colazione, né di prendere con sé una merenda. Quando arrivano a scuola sono assonnati fino verso le 8 e mezza, quando squilla la campana di pausa e comprano qualcosa da mangiare. Patrice, Samuel, Cristina, Melissa, Tiago e Evander vengono da Matola, territorio molto vasto, dove le famiglie piú povere hanno l’opportunitá di costruirsi una casetta un pezzo per volta. Da qualche anno si stanno spostando lí tutte le piú grandi imprese e sta diventando la zona industriale di Maputo. Con tre chapa raggiungono Maputo Per raggiungere la cittá, dove ci sono i servizi, scuole, ospedali, uffici governativi, si usa il mezzo di trasporto “chapa”, il piú economico, l’unico mezzo pubblico, un VW a 9 posti, che puó arrivare a 20 posti a sedere, perché al suo interno vengono fissate delle panche. Qualcuno viaggia anche in piedi, curvo, pur di entrare nel chapa e non dover aspettare il successivo, che non si sa se ci sará e a che ora. Chi é piú mattiniero sale davanti, accanto all’autista e divide quello spazio con un altro viaggiatore. É il posto migliore. Si aspetta che ci siano tutti, si parte solo quando il chapa é pieno, ma pieno davvero, con qualcuno seduto sulle ginocchia. L’altro mezzo a disposizione del popolo é un autocarro aperto dietro, dove una trentina di persone stipate fitte e con il loro carico di merce da vendere in cittá, viaggiano in piedi, aggrappati gli uni agli altri. Lo spazio é quello, viene sfruttato al massimo e vi succede di tutto: chi viene derubato, chi deve fare da “aggancio” al vicino che non sa dove tenersi per non cadere, con disagio del sesso debole, che deve sopportare cose spiacevoli. Il percorso dura anche piú di un’ora a causa dell’ingorgo del traffico, su un percorso che si potrebbe fare in metá tempo. La strada sconnessa e piena di buche viene percorsa come una gimcana per evitarle. Si sopportano scossoni e spinte soprattutto in curva o nei sorpassi. Arrivati a destinazione della tratta, c’é il cambio di chapa e si riparte. A volte ci vuole molto piú tempo, a coprire lo stesso percorso, soprattutto quando c’é molto traffico e si fanno code interminabili. Le vie che portano al centro cittá sono poche. Dal Nord, dal Gurue, entrano in Maputo file di auto, camion carichi di lavoratori e di studenti, che partono alle 3 del mattino da Quelimane per arrivare in tempo in cittá e fare le loro commissioni. C’é un’unica arteria supertrafficata, dove si immettono dalle vie interne chapa, camion, auto, carretti spinti a mano, piccoli taxi, gente in bicicletta, che formano una fiumana di mezzi e di persone. Ultimamente la gente ha avuto grossi problemi di sicurezza sulla strada a causa della guida sconsiderata degli autisti dei chapa. Essi vanno a velocitá elevata, non si curano di semafori, né di codice della strada. Fanno dei sorpassi che ricordano piú le giostre dove ci divertivamo da piccoli, che il senso di responsabilitá per le persone che portano. Ti tagliano la strada, superano indifferentemente da sinistra o da destra, si fermano improvvisamente per scaricare le persone e farne salire altre senza un minimo di attenzione per chi sta dietro o di lato. É vero che le buche nell’asfalto sono pericolose, ti possono far saltare l’asse, bucare le ruote, far sbandare il mezzo che finisce addosso agli altri veicoli. Ma quelli corrono, perché a fine giornata devono aver fatto un certo incasso per avere un buon margine. La gente é scontenta, gli incidenti causano anche morti, ma quale altra alternativa? Per questo tutti se ne servono, altro mezzo pubblico non c’é. Avevano provato a far girare dei mezzi piú grandi, con posti normali, piú comodi. Il costo del servizio andava al di lá delle possibilitá della gente, per cui é fallito il progetto. Non parliamo poi di come si viaggia quando piove! Basta un giorno intero, o una notte di pioggia e le strade diventano impraticabili. L’acqua cresce, copre le strade, fa un unico canale d’acqua e la terra rossa si fa poltiglia che si attacca alle ruote. La gente é costretta ad uscire di casa con i pantaloni arrotolati, le ciabatte di plastica ai piedi o scalzi, l’ombrello é inutile e si portano il cambio per quando arriveranno al lavoro o a scuola. Nelle viuzze tra le abitazioni l’acqua copre tutto ed entra in casa. Ci sono buche e avvallamenti anche di mezzo metro, provocati dallo spostamento della terra rossa sabbiosa che viene portata via dalla pioggia. Nessun mezzo si arrischia a passare lá dentro. Se succede che si impantana deve aspettare che venga il giorno buono per essere tirato fuori. Il carro attrezzi? Non siamo in Italia, mi dicono gli amici. Qui é cosí.
verifica e prospettive dell’attività di evangelizzazione diretta e itinerante
 
Le  missionarie impegnate nell’attività di evangelizzazione diretta e itinerante, insieme con alcuni familiares si sono incontrati a S. Antonio Abate, il 6 e 7 ottobre, per riflettere sul tema: L’attività dell’evangelizzazione itinerante in Italia: sguardo storico – motivazioni, risultati e difficoltà, sviluppi, cambiamenti, prospettive. Lucia , dopo aver mostrato il calendario delle attività itineranti dal 1966 a oggi, aiutata anche dai ricordi di Luisa e Camilla, presenta la storia dell’attività dell’evangelizzazione itinerante, sottolineandone lo sviluppo e anche i cambiamenti avvenuti nella realtà sociale e ecclesiale e, di conseguenza, la ricerca di metodi sempre più adatti. Si ricorda come si è passati da missioni svolte una di seguito all’altra, negli anni sessanta, con p. Albino, a missioni più distanziate e anche più preparate. Nel corso degli anni hanno collaborato sempre più i padri dehoniani e la presenza di p. Albino si è diradata a causa di altri suoi impegni. Così, soprattutto negli anni novanta, è aumentata la collaborazione di numerosi laici e  anche di altri religiosi. È cambiato anche il modo di preparare le missioni, con un maggiore coinvolgimento dei laici delle parrocchie interessate, non solo nella preparazione, ma anche nello svolgimento della missione. Negli anni novanta si è tentato anche di continuare un contatto di aiuto con le parrocchie dopo la missione, per preparare i laici a continuare da soli i centri di ascolto. Intanto è andata aumentando la difficoltà, soprattutto in città, di visitare le famiglie, perché assenti o perché non disponibili. Nel confronto con altri gruppi missionari, abbiamo imparato a inserire nuovi elementi nel nostro metodo: data la difficoltà di incontrare le famiglie in casa, in alcuni casi abbiamo tentato di fare un punto di animazione e diffusione in strada con un gazebo ed è stato positivo;  fino a metà degli anni novanta, i centri di ascolto si svolgevano per tre sere consecutive in uno stesso luogo con le catechesi sul battesimo, sulla confessione e sull’eucaristia, che la terza sera veniva celebrata; progressivamente abbiamo dovuto accettare di fare un solo incontro in ogni famiglia disponibile e siamo passati dalla catechesi alla lectio divina. Quando è stato possibile, fin dall’inizio dell’attività, abbiamo inserito nella missione momenti di animazione e di preghiera all’aperto: processioni, marce, via crucis…  Negli ultimi dieci anni abbiamo tentato di incontrare le famiglie tramite appuntamenti previ raccolti dagli animatori, ma non ha dato grandi risultati per la difficoltà degli animatori a fare questo servizio: il problema è stato sempre di più la non disponibilità degli animatori, e dei parroci, a fare una formazione approfondita nello spirito della missione. Abbiamo lavorato molto nell’animazione delle missioni fino all’anno santo del 2000. Dopo, le richieste di missioni popolari sono andate diminuendo, fin quasi a scomparire. Sono continuate, invece, le richieste di novene, tridui, esercizi spirituali, quarantore, ritiri, corsi di formazione per catechisti, per fidanzati, per famiglie, per operatori pastorali. Abbiamo la percezione che, nelle parrocchie, si è sempre più impegnati a conservare l’esistente e non c’è la spinta a tentare percorsi nuovi di evangelizzazione che coinvolga gli operatori pastorali. Le parrocchie hanno difficoltà a sentirsi veramente missionarie, aperte alle periferie, secondo l’esortazione di papa Francesco. Si rischia di ignorare la scristianizzazione e anche il dato di fatto che tante tradizioni religiose si sono svuotare di vera fede, di spiritualità. Si continua a fare catechesi per l’iniziazione cristiana, ma manca la prima evangelizzazione. In preghiera davanti all’Eucaristia, abbiamo ascoltato alcuni brani dell’Evangelii Gaudium di Papa Francesco e ci siamo interrogati: A quali ambienti e ambiti sentiamo di doverci fare più attenti e di dover privilegiare nel nostro servizio?  Quali esigenze e problematiche della chiesa e della società ci interpellano, oggi?  Quali scelte e metodi nuovi ci sembrano più adeguati? Quali aspetti del nostro metodo di evangelizzazione possono ancora essere validi e quali non lo sono più? Sono seguiti la condivisione e il confronto, per arrivare a un discernimento comunitario, in vista anche di un incontro più allargato con i padri dehoniani e altri collaboratori: ü Abbiamo ricevuto dei doni: la fede in Cristo e la vocazione nella CM: tutto dobbiamo condividere nella missione secondo lo stile CM ü I doni ricevuti non ci rendono superiori agli altri, ma ci impegnano al servizio in nome di Cristo, per la salvezza di tutti ü Anche l’incontro con il Sermig, a Napoli, ci ha ricordato che oggi i poveri sono i giovani, perché noi adulti siamo incapaci di trasmettere loro i valori umani e cristiani. La nostra assemblea generale dello scorso anno ci ha riconsegnato come ambiti della nostra missione, i giovani, le famiglie, le periferie esistenziali. ü La missione della CM è anzitutto “vivificare con la forza del Vangelo l’ambiente in cui viviamo”. Perciò missionarie e familiares vivono la missione di evangelizzazione in ogni forma e in ogni circostanza possibile ai laici. Però, fin dai primi anni, P. Albino ha formato le missionarie all’annuncio diretto del Vangelo, anzitutto ai giovani. Camilla ricorda di aver conosciuto la CM nella quaresima 1965, quando Cesarina e Giuseppina Martucci andarono a incontrare i giovani della diocesi di Biella; dopo quell’incontro decise di entrare nella CM. Perciò riteniamo di non poter abbandonare la forma itinerante di evangelizzazione, anche se da anni siamo più impegnate nel servizio di evangelizzazione sul territorio in cui siamo inserite. ü Considerando le esperienze vissute e i metodi seguiti, ci sembra che alcune cose siano ancora valide: · La visita alle famiglie, dove è possibile · L’animazione di strada insieme con i collaboratori della parrocchia · Il dialogo personale · Il coinvolgimento di altri laici, sia delle parrocchie in cui siamo invitate, sia amici che vengono con noi; in particolare abbiamo sempre apprezzato la collaborazione di coppie di sposi · Organizzare la missione insieme: missionarie, familiares e altri collaboratori · Ci sembra sia stata molto opportuna la scelta di non andare più singolarmente nella visita alle famiglie, ma insieme con laici della parrocchia: è una scelta evangelica e segno di comunione ü Emergono alcuni suggerimenti: · Non sembra più possibile la visita a tappeto delle famiglie, soprattutto in città · Occorre uscire sempre dagli schemi, per aprirci al nuovo, per dialogare e cercare metodi e risposte nuove per una nuova evangelizzazione · Sentiamo di non essere più abbastanza competenti nell’evangelizzazione dei giovani; abbiamo bisogno di confronto con altri gruppi che stanno lavorando in questo ambito. Dobbiamo metterci sempre in discussione: non possiamo fare quello che abbiamo sempre fatto. Come riuscire ad ascoltare i giovani e a dialogare con loro? · L’evangelizzazione passa attraverso lo STARE con Gesù (preghiera e approfondimento della Parola di Dio e della Chiesa), con le persone (ascolto-dialogo-partecipazione-condivisione della vita), con la realtà socio-ecclesiale in cui viviamo (conoscere, essere coinvolti e solidali con problemi, impegni, iniziative) · Nell’ultimo decennio stiamo trovando difficoltà a lavorare nelle parrocchie, dove ci sembra che si voglia mantenere le tradizioni, più che promuovere una vera evangelizzazione, formazione e spiritualità. Per questo pensiamo che non sia necessario solo attendere che un parroco ci chieda una missione in parrocchia; luoghi concreti dove evangelizzare sono anche la strada e le case: si può fare un lavoro meno organizzato e istituzionale, ma certamente più semplice e attento alle periferie: le famiglie sono una realtà sofferente. · Una possibile iniziativa di evangelizzazione fuori dalla parrocchia potrebbe essere fatta in spiaggia: sarebbe importante coinvolgere i giovani. Camilla ha già partecipato a un’esperienza di questo genere nella parrocchia della Gran Madre di Dio a Grottammare. · L’attività della casa per ferie, nella CM, è stata voluta fin dall’inizio, non solo come fonte di mantenimento economico, ma anche come luogo di animazione cristiana del tempo libero, come anche l’agenzia di viaggi, che purtroppo abbiamo dovuto chiudere già da anni. Crediamo, però, che sia importante non rinunciare a organizzare gite e pellegrinaggi, perché sono grandi opportunità per viver esperienze di spiritualità. Così crediamo di dover ripensare, insieme con le missionarie impegnate a Villa S. Giuseppe, un’animazione significativa, che ci impegni nei periodi più intensi (estate  e feste natalizie). Occorrerà organizzarsi, anche con la partecipazione volontaria di qualche giovane, in modo da vivere serenamente la collaborazione part-time al lavoro e l’impegno di animazione spirituale. · NOI CM è la luce e lo stile  della nostra attività di evangelizzazione diretta, locale o itinerante. La relazione fraterna tra noi è fondamentale per la missione che siamo chiamati a svolgere. L’annuncio del Vangelo deve passare attraverso la nostra relazione fraterna, che in se stessa è testimonianza evangelica. Occorre dunque riqualificare le nostre relazioni, tra missionarie e tra missionarie e familiares. Sentiamo che è la sfida per noi in questo anno della vita consacrata. Nel 2016, l’attività dell’evangelizzazione itinerante compirà 50 anni. Celebreremo questo anniversario come momento di ringraziamento e di rinnovato impegno, coinvolgendo missionarie e familiares, religiosi e laici, che hanno dato la loro collaborazione, sacerdoti e parrocchie nelle quali abbiamo svolto il nostro servizio. All’inizio del nuovo anno, ci incontreremo con alcuni Padri Dehoniani del nord e del sud Italia, per uno studio e una riflessione sull’evangelizzazione diretta nella situazione socio-ecclesiale nel nostro Paese. Ringraziamo il Signore che ci ha concesso, dopo alcuni anni, di ritrovarci anche con la partecipazione di familiares a ricordare, riflettere, verificare e… “guardare lontano”. Con papa Francesco, non vogliamo farci rubare la speranza e la gioia dell’evangelizzazione.
maria e la compagnia missionaria
 
Noi invochiamo abitualmente Maria chiamandola Madre, guida e custode della Compagnia Missionaria del Sacro Cuore di Gesù. Cerchiamo di cogliere la pregnanza di queste parole. A) MADRE - Il primo motivo, il fondamentale è perché la voluta tale Gesù per tutti gli uomini, in particolare i credenti in Cristo, i battezzati. “Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e li accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: ‘Donna ecco il tuo figlio’ , poi disse al discepolo: ‘Ecco la tua madre’. E da quel momento il discepolo la prese in casa sua (Giov. 19,25-27). Nell’atto di affidamento a Maria, proclamato dal Papa l’8 ottobre del 2000, in piazza S. Pietro, davanti alla statua della Madonna di Fatima, rilevo quanto è più espressivo e impegnativo per noi della Compagnia Missionaria. Maria, risuona particolarmente dolce per noi questa parola del tuo Gesù, che a te ci rinvia, facendoti nostra madre: “Donna, ecco il tuo Figlio. Come l’apostolo Giovanni, noi vogliamo prenderti nella nostra casa, farti, cioè posto nella nostra vita, per imparare da te a conformarci al tuo Figlio. Ottienici, o Madre con la tua intercessione che i semi di grazia (depositati nel nostro cuore dalla nostra vocazione cristiana e della Compagnia Missionaria) non inaridiscano per il nostro scarso impegno, le nostre distrazioni, la nostra indifferenza…., ma si sviluppino fino alla piena misura della santità a cui tutti siamo chiamati. - Poi perché la Compagnia Missionaria, prima ancora di nascere nella notte di Natale 1957 fu affidata al Cuore di Maria. Leggiamo nelle prime pagine della cronaca della Compagnia Missionaria, a proposito della giornata di ritiro, tenuto il 24/12/1957, in preparazione alla nascita dell’Istituto: “Nel secondo trattenimento spirituale, il Padre ci comunica, con nostra grande gioia, che la Direttrice della Compagnia Missionaria del Sacro Cuore sarà in perpetuo la Madonna. Costituita dalla sapienza divina la Direttrice di Gesù, è giusto che sia anche la Direttrice di coloro che compongono la nuova Famiglia di Gesù. Ciò detto, il Padre consacra solennemente il primo nucleo della Compagnia Missionaria leggendo la preghiera che sarà ripetuta tutte le mattine, dopo la celebrazione della Messa. - E, terzo motivo, perché Maria ha donato la Compagnia Missionaria alla Chiesa e al mondo nella notte stessa in cui ha donato l’umanità a Gesù. Continuando la lettura delle prime pagine della cronaca della Compagnia Missionaria: Mezzanotte del 25/12/1957. La S. Messa ha inizio, mentre una profonda commozione pervade i nostri cuori. In questo momento più nulla ci sembra di avere importanza: nulla viene a distrarci dalla stupenda realtà: stiamo per promettere a Gesù, in forma solenne che per la vita e per la morte, saremo tutte sue. Dopo la S. Messa viene esposto il SS.mo Sacramento e ha così inizio la funzioncina della nostra prima accettazione nella Compagnia Missionaria del S. Cuore. Le mani di Maria, ancora una volta si sono tese per presentarci al suo Gesù. B) GUIDA - l’esempio di Maria può guidare sapientemente il nostro cammino cristiano e di membri della Compagnia Missionaria del Sacro Cuore. Fissiamo lo sguardo in particolare su due espressioni della vita di Maria: - la quotidianità, - la sua totale disponibilità a Dio nella fede. 1) La quotidianità - Non è stata di un giorno, ma di una cinquantina d’anni, almeno. - Consumato nello squallore estremo di Nazaret. - Ma in una serenità costante, dove le nuvole, anche se densissime di acqua e di tempesta, erano solo di passaggio. La quotidianità può facilmente essere anche per tutti noi la condizione normale di vita. 2) La totale disponibilità a Dio nella fede - L’espressione più significativa di questa disponibilità: quando si presenta a Maria l’angelo dell’annunciazione che le propone di prestarsi a divenire la madre del Figlio di Dio. - La missione è sublime, oltre ogni desiderio e immaginazione. Ma chi, di coloro che stavano attorno a Maria, avrebbe potuto capire il mistero del concepimento di Gesù per opera dello Spirito Santo? - Maria si rende conto del disagio a cui andava incontro, del clima di sospetto in cui avrebbe dovuto vivere, in una parola della sofferenza morale che l’attendeva. - Ciò nonostante, con piena fiducia nella Parola di Dio, risponde all’angelo: “Eccomi! Sono la serva del Signore. Si compia in me la tua parola”. - E questa disponibilità integrale a Dio, nella fede, l’accompagnerà fino al Calvario, fino ai piedi della croce a cui è appeso il suo Gesù. Con il cuore squarciato dal dolore ripeterà: “Eccomi! Sono la serva…..” - Maria, donaci un briciolo della generosità della tua fede, perché la nostra missione nella Compagnia Missionaria ci vuole proprio così: capaci di camminare nella piena disponibilità a Dio, fidandoci di Lui. - Questo è nella specificità della nostra spiritualità: · La Compagnia Missionaria del Sacro Cuore trova nella spiritualità d’amore e di oblazione l’alimento della sua vita interiore e della sua missione (Stat. N. 1) · Vivremo il nostro ideale soprattutto in una intensa e operosa unione a Cristo. Con Lui e assieme a tutta l'umanità, ci offriremo al Padre, in docilità allo Spirito, come oblazione viva, santa e gradita a Dio, nella accoglienza umile e serena della sua volontà in qualunque forma si manifesti…” (Statuto n. 7 ) · Padre Dehon afferma, in proposito,: Nell’Ecce venio di Cristo e nell’Ecce ancilla di Maria è compendiata tutta la nostra vocazione”. C) CUSTODE - Compito del custode: mantenere nell’integrità quanto gli è stato affidato. - Rinnoviamo il nostro affidamento a Maria perché Ella ci custodisca: + nella grazia della nostra vocazione, + nel fervore della nostra dedizione, + nella volontà di essere per tutti (fratelli e sorelle) richiamo alla fiducia, alla santità, alla pace:. Ricordiamo il detto, attribuito a S. Caterina da Siena: “se noi non ardiamo, molti moriranno di freddo!” (dagli scritti di p. Albino)
pace a voi
 
“Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama”     Lc 2,14 Carissime/i, pace a ciascuno/a di voi, pace ad ogni Paese e popolo dove il Signore ci ha seminate, pace a questo mondo travagliato che nutre la speranza più bella che è quella della venuta di Colui che ci porta la pace. Una pace “non come la dà il mondo” ma una pace da costruire con la Sua Grazia e con la nostra libertà, creatività e responsabilità. Mi piace citare qui il fervido invito alla pace di Paolo VI nel suo pellegrinaggio in Terra Santa del 1963: “Nel momento di lasciare Betlem, questo luogo di purezza e di calma dove nacque venti secoli or sono Colui che preghiamo come il Principe della pace, sentiamo il dovere imperioso di rinnovare ai Capi di Stato e a tutti coloro che hanno la responsabilità dei popoli, il Nostro pressante appello a favore della Pace nel mondo. … Che essi collaborino ancor più efficacemente per l’instaurazione della pace nella verità, nella giustizia, nella libertà e nell’amore fraterno …”. (X. TOSCANI ( a cura), Paolo VI Una biografia – Ed Studium, Roma, p. 376) Come possiamo lavorare instancabilmente anche noi per la pace? Quanti testimoni attorno a noi ci stimolano con il loro esempio a lavorare alacremente per offrire questo dono al mondo assetato di riconciliazione e di perdono. Una pace che parte dal nostro cuore, dai nostri gruppi e si comunica con la nostra testimonianza di comunione. Con Luisa Chierici abbiamo partecipato, in ottobre, all’incontro del CIIS a Roma ed in quella occasione, con altri membri degli IS e con tanta gente, siamo state presenti, in nome di tutta la CM, alla beatificazione di Paolo VI. Un momento veramente significativo che ci conferma nella nostra vocazione tanto amata da questo Papa. Il periodo dell’Avvento ci stimola a rinnovarci ed a convertirci per preparare i sentieri del Signore come la Parola di questo periodo ci suggerisce. “Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio -. … Una voce grida: “Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. … (cf. Is 40,1-5) L’Anno della Vita Consacrata è un’altra occasione preziosa che ci è offerta per rinnovare la nostra consacrazione e per accogliere tutti gli stimoli che ci vengono donati in abbondanza da varie parti. Come possiamo viverlo al meglio personalmente e nei nostri gruppi? Anche le nostre assemblee nazionali CM che si sono svolte, e si svolgeranno in tempi diversi, a seconda della programmazione di ogni Nazione dove siamo presenti; hanno un ruolo importante per il nostro cammino di comunione, di crescita e di corresponsabilità. Dagli echi e dalle relazioni che ci stanno giungendo, cogliamo “quanto è bello che le sorelle si ritrovino insieme” e possano condividere scelte e iniziative che diano nuovo vigore a ciascuna ed a tutte. E’, per certi versi, una sperimentazione importante perché ciascuna si senta sempre più coinvolta e capace di dare il proprio contributo originale alla crescita della CM. Comunione e creatività personale possono coniugarsi bene quando sappiamo tenere conto dell’insieme e rispettare le capacità ed i doni che ciascuna porta con sé. Amare ed accogliere reciprocamente le nostre ricchezze e, nel contempo portare con magnanimità e realismo le nostre fragilità senza ansie e paure eccessive. Gesù ci dice: “Ad ogni giorno basta la sua pena”. Se invece vogliamo già vivere la pena che ci sarà chiesta fra qualche anno sarà difficile portarne il peso adesso. La saggezza ci chiede di accogliere l’oggi con amore e pazienza come del resto fanno tante persone intorno a noi, provate come e più di noi. L’essere consacrate al Signore non ci esime anzi chiede quell’amore che impariamo continuamente da Colui che ci ha chiamate e ci vuole alla sua sequela. Auguro a me stessa e a tutti/e voi un Natale riccoi di fiducia e di abbandono nelle mani provvidenti e previdenti di Dio e sotto la protezione della Vergine Maria. Martina A Maria Aurora di Salvezza Maria, tu sei l'annuncio Maria, tu il preludio, Maria, tu l'aurora, Maria, tu la vigilia, Maria, tu la preparazione immediata, che corona e mette termine al secolare svolgimento del piano divino della redenzione; tu il traguardo della profezia, tu la chiave d'intelligenza dei misteriosi messaggi messianici, tu il punto d'arrivo del pensiero di Dio, «termine fisso d'eterno consiglio », come Dante si esprime. La tua apparizione, o Maria, nella storia del mondo è come l'accensione d'una luce in un ambiente oscuro; una luce del mattino, ancora pallida e indiretta, ma soavissima, ma bellissima; la luce del mondo, Cristo, sta per arrivare; il destino felice dell'umanità, la sua possibile salvezza, è ormai sicuro. Tu, o Maria, lo porti con te. (Paolo VI - 8 settembre 1965, festa della natività di Maria Santissima) 
uscire con cuore aperto
 
Carissimi/e, riprendiamo la nostra comunicazione dopo la pausa estiva e proiettate verso il mese di ottobre – mese missionario. Per noi è molto importante ricordare quello che ci dice Papa Francesco nel suo messaggio per la giornata missionaria mondiale 2014: “Non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione! Vi invito ad immergervi nella gioia del Vangelo, ed alimentare un amore in grado di illuminare la vostra vocazione e missione. Vi esorto a fare memoria, come in un pellegrinaggio interiore, del “primo amore” con cui il Signore Gesù Cristo ha riscaldato il cuore di ciascuno, non per un sentimento di nostalgia, ma per perseverare nella gioia. Il discepolo del Signore persevera nella gioia quando sta con Lui, quando fa la sua volontà, quando condivide la fede, la speranza e la carità evangelica”. Come Compagnia Missionaria ci è propria questa missione evangelizzatrice che ci richiama continuamente ad “uscire” per condividere con cuore aperto le tante situazioni di sofferenza e di fatica che vediamo intorno a noi, vicino e lontano. Siamo solidali con le tante minoranze dell’Iraq che soffrono indicibilmente in queste settimane, con tuti coloro che subiscono tante sofferenze causate dalle guerre e dalle malattie (es. Ebola), che a volte ci sgomentano … "Se in un'epoca come questa non si crolla per la tristezza, o non ci si indurisce e si diviene cinici, o non si tende alla rassegnazione - e tutto questo per proteggere se stessi - allora si diventa sempre più teneri e dolci, e sciolti, comprensivi e affettuosi" (Etty Hillesum a Julius Spier, luglio 1942) La nostra missionarietà si misura in modo molto immediato anche con le sofferenze e fatiche di “casa nostra”. Sono molte le situazioni che ci chiamano a “portare i pesi le une delle altre” sia singolarmente che come gruppi CM, anche mettendo in atto una generosità creativa e generosa. Le varie partenze – presenze di questi mesi: Edvige in Mozambico con i giovani volontari, Santina e Anna Maria in Indonesia, Serafina in Mozambico, Elvira in Guinea Bissau ci sollecitano ad una preghiera più intensa e ad una offerta che accompagni ognuna con la nostra sollecitudine spirituale. Sappiamo che Samila (una giovane di Brugherio) ha vissuto positivamente la sua presenza in Argentina e che Marlene (di Occhiobello) partirà il 13 settembre per un anno di servizio in Guinea Bissau. Vivono anche loro la missionarietà accompagnate dalla nostra simpatia. Anche le missionarie di Monguelfo, coadiuvate da alcune di noi, hanno vissuto e vivono la loro missionarietà assieme a volontarie/i tutti/e molto impegnate/i perché possiamo sostenere le nostre presenze “ad gentes”. Ognuna nel suo luogo di vita porta avanti questo valore della missionarietà nelle parrocchie o nel suo ambiente di vita, sia con la parola che con la testimonianza. Ed in particolare pensiamo a tante situazioni di malattia e sofferenza che molte missionarie o le loro famiglie stanno vivendo. Un’occasione importante per aiutarci a realizzare insieme questa “missionarietà” con scelte mirate e concrete sono anche le Assemblee annuali (dei coordinamenti nazionali) locali. L’Assemblea italiana, che si terrà dal 31 ottobre al 2 novembre, potrà senz’altro portare una ventata d’aria nuova se sapremo ascoltarci con cuore aperto e fiducioso le une le altre. Invitiamo a leggere integralmente il messaggio del Papa ed a rinverdire davvero il “primo amore”, per coltivare quella gioia che scaturisce da “gesti comprensivi e affettuosi” che lasciano da parte pessimismi e ricordi negativi per ricominciare sempre relazioni nuove anche tra di noi. Il nostro statuto e Rdv al n. 11 ci ricordano che: “Qualificano la nostra missione: la comunione, l’oblazione, la semplicità, la solidarietà-condivisione, la missionarietà”. Ce lo ricordiamo a vicenda perché possiamo concretizzare nelle nostre scelte di ogni giorno quanto ci chiedono i nostri documenti. La preghiera, l’incontro intimo con il Signore è il fondamento di tutto questo. “Guardate a Lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire. Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo salva da tutte le sue angosce” . (Salmo 34 (33) 6,7) In comunione. Martina “Francesco (Saverio) non fu mai un missionario in attesa di raggiungere la sua postazione. Se, ad esempio, dovevarestare in nave per un anno, quell'anno e quella nave e quei compagni di viaggio (anche se si trattava di marinai ubriaconi, pervertiti e bestemmiatori) erano la sua missione, notte e giorno. Tutti coloro che lo attorniavano erano o i suoi fedeli o i suoi pagani, di cui si sentiva responsabile davanti a Dio. Si curava della catechesi, del rinnovamento morale, della preghiera; preparava malati e morenti all'incontro con Dio, anche se doveva farlo quand'era lui stesso febbricitante o in pericolo di vita. Lo stesso avveniva durante i lunghi viaggi per terra, nei villaggi dove sostava, con i viandanti che incontrava. Francesco non era mai in viaggio verso la sua missione: era sempre in missione”. (Schegge)
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