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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 13 / 11 / 2018
    CONSIGLIO CENTRALE
    28 gennaio - 2 febbraio 2019, a Bologna... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSEJO CENTRAL
    28 de enero - 2 de febrero 2019, en Bolonia... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSELHO CENTRAL
    28 de janeiro - 2 de fevereiro de 2019, em Bolonha... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La Presidente in Guinea Bissau
    Martina visiterà il gruppo della Guinea dal 6 dicembre 2018 al 9 gennaio 2019. La accompagniamo con... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    A Presidente em Guiné Bissau
    A Martina visitará o grupo da Guiné, de 6 de dezembro 2018 a 9 de janeiro 2019. Acompanhamo-la com... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La presidenta en Guinea Bissau
    Martina visitará el grupo de Guinea desde el 6 de diciembre 2018 al 9 de enero 2019. La acompañamo... Continua
con i giovani di s. arnoldus jassen
 
Avevamo programmato nel novembre 2008 di fare un incontro per giovani in ricerca della loro vocazione. Per prima cosa abbiamo cercato di concretizzare una data: 26 marzo 2009. Però, a causa di tanti motivi e anche parlando con padre Wardjito, si è pensato di farlo più avanti, anche per avere tempo per prepararlo bene. Così ci siamo accordate per il 19 aprile 2009, dividendo tra di noi l’impegno della preparazione. La domenica 22 marzo 2009 Lucy, Anet ed io siamo andate alla parrocchia di San Arnoldus per incontrare Yohanes, la responsabile della commissione dei giovani della parrocchia. Anet, incaricata dei primi contatti aveva già preso un appuntamento con lei. Così siamo partite verso le 9.30 da Giacarta. Prima però, io sono andata da padre Wardjito per farmi firmare la lettera di presentazione da portare al parroco di Bekasi, località fuori Giacarta, ma sempre parte dell’Archidiocesi. Dopo un viaggio in pulmino di circa un’ora siamo arrivati a destinazione. Qui ci siamo incontrate con quattro giovani : Yohanes, Yustinus, Merti e Lucy. Ci hanno accolte bene, abbiamo potuto parlare con libertà ed entusiasmo e programmare insieme quello che si desiderava fare. Dopo siamo andati dal parroco per riferire quanto programmato ma non c’era, perché stava celebrando una messa battesimale. Però siamo state fortunate lo stesso perché c’era padre Victor, SVD, moderatore per la commissione dei giovani della parrocchia. A lui abbiamo riferito la nostra programmazione, che ha accolto in maniera entusiasta e positiva . Ci ha pure detto che, sperava per quel giorno, non ci fossero programmate altre attività,così i giovani avrebbero potuto partecipare al nostro incontro. Volevamo anche parlare con il parroco, ma non è stato possibile perché la messa era appena cominciata e c’erano circa 120 persone da battezzare. Così ci siamo decise a consegnare la lettera a padre Victor chiedendo a lui di darla al parroco. Dopo aver ringraziato ciascuno per la premura avuta nei nostri confronti siamo andate in pace. Abbiamo ringraziato anche Dio, perché anche se eravamo ancora all’inizio tutto era andato bene. Dopo siamo andate a prenotare il pranzo che avremmo fatto insieme il 19 aprile. Lo abbiamo prenotato per circa 50 persone; questo pranzo ci è stato offerto da padre Wardjito. Ormai stanche e con fame, abbiamo quindi cercato un piccolo locale per poter fare il nostro pranzo. Subito dopo siamo quindi ripartite per Giacarta e tornate insieme a casa mia per riposare e parlare ancora del nostro programma. Ci siamo quindi divisi alcuni compiti: Lucy avrebbe telefonato a padre Anselmus parroco di Bekasi, Anet manteneva il contatto con Yohanes ed io avrei preparato il materiale da portare all’incontro. Al pomeriggio abbiamo recitato i vespri insieme per ringraziare il Signore per la sua benedizione su questa giornata. Abbiamo poi mangiato insieme “baso” = misto di verdura spaghettini , palline di carne… e subito dopo Anet e Lucy sono tornate a casa loro. Nei giorni successivi ci siamo date da fare per preparare le cose che avevamo bisogno di portare: il depliant e il cartellone. Yudha un nostro amico, ci ha dato un valido aiuto per preparare i cartelloni due dei quali già pronti e molto belli. Per i depliant invece, per vari motivi, non siamo riuscite e prepararli Susi e ibu Surtinah dovevano prepararsi per dare la loro testimonianza. Mudji avrebbe parlato con loro per comunicare questo impegno. Il giorno atteso Finalmente è arrivato il giorno dell’incontro tanto atteso. Ci siamo date appuntamento al terminale del bus a Kampung Melayu. Verso le 9.15 ci incontriamo tutte; eravamo in sei: Anet, Lucy, Susi e le due simpatizzanti familiares Ibu Surtinah e Ibu Ida ed io. Prima di deciderci sul mezzo da prendere discutiamo un po’, i pareri sono diversi: una dice di prendere il bus patas 9A perché diretto e ci porta al terminale di Bekasi, vicino alla parrocchia; un’altra fa la proposta di prendere il treno, un’altra di prendere il pulmino M26 secondo quanto avevamo stabilito in questi giorni… Dopo un po’ di dibattito, si decide di prendere il pulmino M26. Si fa un buon viaggio e si arriva alla parrocchia verso le 10.30. Arriviamo quando la messa è appena finita. Intanto che aspettiamo, Yohanes, Susi ed io entriamo in chiesa per pregare. Qui ci siamo incontrati con padre Wardjito e insieme siamo andati a casa dei padri perché il nostro incontro era lì. Yohanes ci comunica che padre Victor aveva messo a disposizione l’aula della parrocchia per noi, però nello stesso giorno essendoci un seminario sulla figura di san Paolo con più partecipanti, abbiamo dovuto cambiare ambiente Padre Victor ci chiede scusa per questo inconveniente. Secondo me questa parrocchia è molto vivace, ha tante attività e programmazioni, quasi ogni domenica. In quel giorno praticamente c’erano quattro iniziative e tutte le sale erano piene. La presentazione di padre Wardjito Alle 11.00 è cominciato l’incontro, Yohanes ha rivolto una parola di benvenuto a tutti noi presenti. Padre Wardjito ha chiesto a Wening di animare l’inizio dell’incontro con il canto: “Hari Ini Kurasa Bahagia” (Oggi mi sento felice) che viene cantato tutti insieme. Subito dopo il Padre ha continuato l’incontro con una preghiera. In seguito si è fatta la presentazione di ciascuno: il nome, cosa si fa (lavoro), il gruppo di appartenenza. E’ stato molto interessante; tra i partecipanti c’erano giovani che lavorano e alcuni che ancora studiano alla scuola superiore, c’era anche una signora. Padre Wardjito ha cominciato spiegando la situazione degli Istituti Secolari in Indonesia . Sono pochissimi e si possono contare sulle dita. Tra questi sono presenti: IS Ragi Kristus (lievito di Cristo) Bandungan Giava centrale, ALI a Sumatra del nord, ALMA fondata da padre Jansen e la Compagnia Missionaria del Sacro Cuore. Mentre nella diocesi di Jakarta ci sono più di 20 ordini o congregazioni sacerdotali e circa 48 Istituti di vita religiosa. A livello diocesano ci sono più di 450.000 fedeli sparsi in 61 parrocchie. Tanti carismi : la grazia di Dio Nella nostra Chiesa ci sono tanti ordini o congregazioni di vita religiosa: questo significa che Dio opera sempre nel nostro mondo e ci dà la sua grazia per mezzo di tanti carismi. Questa è la nostra ricchezza. Le persone hanno scelto questa chiamata a vivere il loro essere cristiani, seguendo l’ insegnamento di Gesù: . Mediante questa vita religiosa, ciascuno ha voluto realizzare in maniera più concreta la grazia ricevuta nel battesimo. Padre Wardjito ha parlato anche della figura di Santa Faustina che meditava la misericordia di Dio nel Cuore di Gesù. Da questo Cuore sono scaturite l’acqua e il sangue che si possono vedere dai raggi colorati che il Cristo effonde dalle mani. Mentre, nella devozione di Santa Margherita Maria Alacoque al Sacro Cuore di Gesù, possiamo vedere l’immagine del Sacro Cuore con il fuoco acceso. Questo è il simbolo del Cuore bruciato dall’Amore infinito che ama l’umanità intera. Tutte e due le devozioni partono dalla stessa fonte cioè Gv 19,37. In seguito, padre Wardjito ci ha invitato a rinnovare le nostre promesse battesimali per ricordarci della nostra vocazione cristiana.. E’ una vocazione alla vita che porta una novità nella nostra vita. Siamo fragili, ma nel Signore diventiamo forti. Tutto è possibile nel Signore, perchè Lui ha messo nel nostro cuore il suo Spirito (Ez 36). Quindi, questo Spirito diventa anima e sostegno per la nostra vita. Mentre p. Wardjito chiudeva la sua riflessione, la campana della Chiesa ha cominciato a suonare, allora ci ha invitato a recitare il Regina Caeli. Presentazione della CM Poi abbiamo continuato noi a parlare della Compagnia Missionaria. Mudji ha presentato la storia, la spiritualità, il carisma, le tappe, le condizioni per entrare nella CM. E’ stato bello e interessante perché avevamo i cartelloni, quindi, i presenti hanno potuto seguire bene la descrizione e vedere anche le nostre foto. Sono poi emerse alcune domande: sui voti, sull’aspetto economico, volevano sapere se venivamo chiamate suore, sulla possibilità di altre chiamate... Mudji ha risposto a queste domande. Terminata questa sessione, Mudji ha dato la parola a Susi per fare la sua testimonianza. Ecco quanto ha comunicato Susi: “Nell’ anno 2003, ho conosciuto per la prima volta la CM ,in quel tempo ero a Palembang, Sumatra del Sud. Sono venuta a sapere notizie della CM tramite alcuni padri dehoniani. Da qui, ho deciso di conoscere più da vicino questa realtà per cui ho cominciato a partecipare ad alcuni programmi fatti dalla CM. All’inizio, non capivo precisamente cosa fosse un Istituto Secolare che è la caratteristica della CM. Finalmente poco a poco, ho incominciato a entrare nello spirito dell’ Istituto Secolare, capire soprattutto che è formato da laici che consacrano la loro vita al Signore e ai fratelli mediante la testimonianza del loro vivere quotidiano, come semplici laici. E nello stesso tempo si vivono i consigli evangelici. La diversità dai religiosi è che ogni membro di Istituto Secolare vive inserito nel suo ambiente, nel mondo, con la consacrazione e senza l’obbligo di vivere insieme nella comunità o in convento. Io vivo da sola a Bandung, ma partecipo a tutti programmi CM insieme con le sorelle che sono a Jakarta. La mia vita quotidiana normalmente trascorre come qualsiasi laica in genere. Svolgo la professione di insegnante, in una scuola privata (non cattolica) e lavoro come tutti, senza ricercare nessun privilegio. I miei colleghi e i miei studenti sono musulmani quasi al 90%, quindi penso che non sia necessario parlare loro della mia scelta. Voglio condividere la mia felicità vissuta durante il cammino nella CM: La fraternità : Il fatto di accogliere tante sorelle nuove, mi ha aiutato a essere aperta nel modo di pensare. Ho imparato ad avere il coraggio di esprimere le mie difficoltà alle altre, di saper organizzarmi sia il tempo che ho a disposizione che amministrare la parte economica che riguarda la mia vita . La libertà: ho acquistato piena libertà nella mia vita. Vivo in libertà nel senso che in ogni mia attività mi sento accompagnata dall’ Amore cioè Cristo stesso, per esempio: mi sento libera dalle persone o da qualcuno in particolare e dalle cose. Nel seguire la CM anch’io incontro alcune sfide: * Ad esempio quando mi viene fatta la domanda:“Perché non ti sei ancora sposata” ? Per rispondere di solito guardolla persona che mi fa la domanda. Se è un cattolico, rispondo:” perché io ho fatto questa scelta di non sposarmi”; ma se è un musulmano, invece rispondo sorridendo. La forza che mi aiuta ad andare avanti e mi sostiene è la preghiera e il silenzio, soprattutto il silenzio del cuore. Quando alle volte sento l’ aridità nella preghiera a causa della routine quotidiana, mi ritiro dal frastuono, da quanto può essere troppo rumoroso e comincio a riflettere sulla mia vita davanti al Santissimo Sacramento, in adorazione. Questa è la mia esperienza che posso condividere con voi. Il Signore ci benedica. Amen.” Dopo aver ascoltato la testimonianza di Susi, Mudji ha invitato Ibu Surtinah e Lucy a dare la loro. Tutte e due hanno detto che sono contente della scelta fatta, nonostante, a volte s’incontrino difficoltà e sfide. Il tempo è trascorso veloce…infine dopo tanta comunicazione, la fame si è fatta sentire. Kus uno dei giovani presenti si è alzato per pregare. Abbiamo mangiato cibo giapponese. Durante il pran-zo Lucy ha continuato a pa-rlare con Lucy , una ragazza di Lampung che conosceva padre Haryoto, SCJ. Sembra interessata alla CM.. Dopo pranzo abbiamo concluso il nostro incontro scam-biandoci gli indirizzi e-mail e il numero di cellulare. Una ragazza di nome Villi ci ha detto che vuole conoscere meglio i Familiares. Ho chiesto il suo numero di cellulare e indirizzo e-mail, le ho promesso di invitarla al nostro ritiro mensile. Conclusione: ringraziare e salutare Così è finito tutto, il tempo di ringraziare tutti quanti e di salutare. Come piccolo ricordo del nostro incontro abbiamo consegnato 2 tazze del 50º CM, una per Yohanes che ha lavorato tanto per noi e un’ altra per il parroco. Dopo aver terminato questo evento, siamo entrate nella chiesa e davanti al tabernacolo abbiamo reso grazie a Dio che ci ha permesso di realizzare questo programma. Ibu Surtinah e Ibu Ida sono tornate a casa prima di noi. Susi è ripartita direttamente a Bandung prendendo il pulman. Lucy, Anet e Mudji hanno presso il pulmino 05 e M26. Anet e Lucy sono andate a messa nella parrocchia di sant’Antonio di Padova ed io sono tornata direttamente a casa. Ringraziamo ancora Dio per averci dato la possibilità di fare questa bella esperienza. Grazie anche a tutti coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione.
statuto
 
Capitolo I IL NOSTRO ISTITUTO "Uno dei soldati colpì il fianco di Gesù con la lancia e subito ne usci sangue ed acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza é vera ed egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate" (Gv.19,34-35) 1. La Compagnia Missionaria del Sacro Cuore é un Istituto Secolare de Diritto Pontificio che trova nella spiritualità d'amore e di oblazione, colta dalla Sacra Scrittura ed espressa in modo culminante dal mistero del Cuore trafitto di Cristo, l'alimento della sua vita interiore e della sua missione. L'Istituto si regge a norma del diritto comune e del presente Statuto. 2. Noi missionarie, scelte da Dio, vogliamo scegliere Dio come pienezza delle aspirazioni della nostra vita. Il presente statuto traccia lo stile e le modalità della nostra donazione, le cui componenti essenziali sono: Spiritualità d'amore e di oblazione che ci rende incarnazione viva di Cristo e ci porta a fare "comunione" con tutti nell'autenticità della nostra fede; contemplazione che si ispira all'esempio di Maria per aderire sempre più alla persona di Cristo, al mistero del Cuore ed annunciare il suo amore; vita di consacrazione mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, vissuti in ordine alla carità evangelica e professati in mezzo alle realtà del nostro ambiente e del nostro tempo; missione particolare dell'istituto di amore e di servizio nella Chiesa e nel mondo: 3. Il nostro istituto contempla anche un ramo di membri in senso ampio, d'ambo i sessi, che partecipano alla spiritualità e alla missione della CM ma non assumono alcun obbligo sociale di voti. Sono Chiamati "Familiares" ed hanno un loro specifico statuto. 4. Fin dalle origini della CM, Maria viene considerata "direttrice generale e perpetua" perché abbia a regnare nella nostra famiglia quale madre, guida e custode. Sono stati inoltre scelti come santi protettori: san Giuseppe, sposo di Maria e modello di coraggio e di fiducia in Dio nella vita quotidiana; san Giovanni evangelista e santa Teresa del Bambino Gesù, maestri del nostro cammino nella via dell'amore; san Paolo apostolo e san Francesco Saverio, quali guide alla nostra missione di annuncio evangelico. Capitolo II LA NOSTRA FISIONOMIA La Spiritualità della Compagnia Missionaria "Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione é col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose scriviamo perché la nostra gioia sia perfetta". (1 Gio.1,3-4) "Nell'Ecce venio di Cristo e nell'Ecce ancilla di Maria é compendiata tutta la nostra vocazione e il nostro fine, il nostro dovere e le nostre promesse" (P.Dehon) 5. La nostra spiritualità scaturisce dalla contemplazione di Cristo nel mistero del suo Cuore trafitto (cfr.Gv.19,37), segno di amore per gli uomini, sorgente di vita ecclesiale, strumento di universale redenzione. 6. Come missionarie del Sacro Cuore, siamo chiamate a vivere la vita di amore sino a farci comunione con Dio e con i fratelli, secondo il modello che Cristo ci ha lasciato, e ad imitazione della prima comunità cristiana (cfr.At.2,42) 7. Questo ideale lo vivremo soprattutto in un'intensa e operosa unione a Cristo. Con lui e assieme a tutta l'umanità, ci offriremo al Padre, in docilità allo Spirito, come oblazione viva, santa e gradita a Dio (cfr.Rom12,1), nell'accoglienza umile e serena della sua volontà in qualunque forma si manifesti. Come Gesù e la Madonna ci manterremo aperte al "sì" (cfr.Eb.10,5-9; Lc.1,38) e disponibili al "servizio" per amore (cfr. Gv.13,12-17). 8. Fare comunione con i fratelli significa soprattutto "perdersi" per ritrovarsi in Cristo e farsi con Lui ascolto, disponibilità, dolcezza, rispetto, ponte di incontro, forza unitiva....con le sorelle e i fratelli di ideale, con i familiari e con tutti gli uomini. 9. Pertanto, aiutate efficacemente dallo Spirito Santo che educa il cuore degli uomini e lo mantiene nuovo nell'amore, ci sentiremo impegnate a presentarci in tutto e sempre dalla carità, segno visibile della presenza di Dio che é amore (cfr. 1Gv.4,8). L'amore dominerà quindi tutte le espressioni della nostra vita e apparirà evidente nella testimonianza, espressa mediante la vivacità della donazione, il sorriso, la semplicità, l'accoglienza di tutti gli uomini come fratelli. 10. La vita d'amore così vissuta farà di noi un complemento reale dell'immolazione di Cristo e ci renderà cooperatrici di redenzione all'interno del mondo. Per questa finalità valorizzeremo tutta la nostra vita con le sue gioie e speranze, con il suo peso di lavoro, di fatica e di prova, in comunione con le sofferenze e la morte di Cristo (cfr.Col.1,24). La missione della Compagnia Missionaria "Lo Spirito del Signore é sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunciare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore" (Lc.4,18-19). "Gesù Cristo é stabile principio e centro permanente della missione che Dio stesso ha affidato all'uomo" (RH n.11). 11. La nostra missione, come la spiritualità, nasce e si alimenta al Cuore di Cristo. Il costato trafitto è come un epilogo che riassume ed insieme suggella tutto l'ineffabile mistero dell'amore divino, che si é donato nel Cristo e che nella sua efficacia, perdura perenne nella Chiesa. 12. Chiamate da Dio a collaborare al piano di redenzione del Padre, ci impegniamo a svolgere la nostra missione di amore e di servizio nella Chiesa e nel mondo mediante la nostra vita di consacrate secolari attraverso l'evangelizzazione e la promozione umana. 13. La prima espressione del nostro annuncio evangelico é quella di vivificare con la forza del Vangelo, nello spirito che ci é proprio, l'ambiente in cui viviamo, perché ogni uomo ritrovi se stesso in Cristo. 14. Un'altra fondamentale collaborazione al disegno di Dio è per noi l'attività per la promozione e la liberazione dell'uomo, incrementando all'interno delle strutture temporali, i valori di giustizia, di unità, di speranza, di pace, di solidarietà (cfr.EN nº70). 15. Anche mediante il lavoro professionale, compiuto con competenza e secondo la nostra spiritualità, partecipiamo alla missione della CM. Sull'esempio della vita di Gesù a Nazaret, che ha voluto essere "lui stesso provato in ogni cosa a somiglianza di noi, escluso il peccato" (Eb.4,15), saremo cooperatrici della salvezza di Dio al mondo. 16. La nostra missione si esprime anche attraverso: l'annuncio della Parola di Dio mediante la catechesi, incontri di carattere formativo e di spiritualità, corsi di missioni parrocchiali, preferendo luoghi e persone meno favoriti; il servizio di collaborazione alle giovani chiese e alle terre (Africa, America latina...) che sono campo di missione e dove l'evangelizzazione e la promozione umana sono più urgenti; l'attenzione e il servizio ai fratelli più poveri, agli ammalati, agli emarginati condividendo, se possibile, la stessa situazione di vita; l'animazione cristiana del tempo libero, usando mezzi e iniziative adatte alle esigenze dei tempi. 17. La missione sarà attuata secondo le possibilità e la situazione di vita di ciascuna di noi, dopo aver verificato nella preghiera e nel colloqui con le responsabili dell'istituto le indicazioni che vengono dallo Spirito, anche attraverso gli appelli più urgenti della realtà concreta in cui siamo inserite. Iniziative missionarie che coinvolgono la responsabilità e l'impegno di più missionarie associate o di un intero gruppo saranno sempre assunte e svolte in piena intesa con l'Ordinario del Luogo. 18. La disposizione con cui vivremo la nostra missione sarà di continua comunione con il Padre e con il figlio suo Gesù Cristo, nella grazia dello Spirito Santo, con tutta la chiesa, le sorelle e i fratelli di ideale. Ci lasceremo guidare da Maria perché, ovunque ci troviamo e lavoriamo, possiamo essere testimoni credibili della missione salvifica di Cristo. Capitolo III I MEMBRI DELL'ISTITUTO "Io non sono più del mondo; essi invece sono del mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola come noi" (Gv.17,11). "A voi è affidata questa esaltante missione: essere modello di instancabile impulso alla nuova relazione che la Chiesa cerca di incarnare davanti al mondo e al servizio del mondo" (Paolo VI agli I.S. 2.2.1972). 19. Le missionarie vivono nelle condizioni ordinarie del mondo, assumendo le varie situazioni esistenziali: famiglia, gruppo, lavoro, apostolato come realtà teologiche della propria vita. 20. Ciascuna missionaria, secondo le proprie attitudini e circostanze, é chiamata a vivere la consacrazione totale de se stessa, nella fedeltà alla fisionomia della CM, in una presenza attiva e attenta al mondo. 21. Nel nostra Istituto sono previste tre modalità di vita: da sole, in famiglia, in gruppi di vita fraterna. Tali modalità ritenute costitutive della sua identità e vitalità. Le missionarie sono costituite in gruppi aperti a tutte tre le modalità di vita senza distinzione alcuna. Nel gruppo esse hanno la possibilità di vivere assieme momenti di preghiera, fraternità, verifica, formazione, condivisione. Appartengono alla modalità di vita fraterna coloro che sono chiamate a vivere abitualmente insieme e si rendono maggiormente disponibili alle iniziative e alle esigenze dell'istituto. 22. Le missionarie dei gruppi di vita fraterna, per ripetere con la loro vita l’esempio della Chiesa primitiva e manifestare la fisionomia della CM, cercheremo di: a) vivere tra loro un efficace rapporto di comunione che si esprime in attenzione e solidarietà reciproca per tutte le esigenze della vita quotidiana; b) farsi realmente presenti nell’ambiente in cui vivono, per sentirsene responsabili e dare il proprio contributo di testimonianza e di azione come lo richiede la consacrazione nel mondo. ‘E compito dell’Istituto aiutare i singoli membri ad acquisire: • un’accurata formazione, • un profondo senso della vocazione secolare consacrata, • una solida vita spirituale secondo la fisionomia specifica della CM, • una viva sollecitudine apostolica, • una buona preparazione teologica e scritturistica. Così potranno diventare fermento di Cristo nel mondo. Capitolo IV L’AMMISSIONE NELLA COMPAGNIA MISSIONARIA "In Lui ci ha eletti prima della fondazione del mondo, affiche fossimo santi ed immacolati dinanzi a Lui nell'amore" (Ef.1,4). 24. La CM é una famiglia spirituale aperta a coloro che, chiamate da Dio e guidate dallo Spirito santo, chiedono liberamente di consacrarsi a Dio secondo la sua spiritualità e la sua missione. 25. Le missionarie del Sacro Cuore, convinte che fedeltà e vitalità vanno di pari passo, devono mantenersi coscienti della responsabilità di dare testimonianza gioiosa della scelta fatta. 26. La disponibilità alla vita di comunione e di oblazione é un dono dello Spirito Santo. Ed é la condizione principale, irrinunciabile per entrare nella CM. Altri requisiti si affiancano alla scelta di Dio e la confermano: consapevolezza della chiamata del Signore e volontà di rispondergli in ogni momento della vita; desiderio di una totale consacrazione in un Istituto secolare e in particolare nella CM; spirito apostolico per attuare con la testimonianza e azione l'impegno di evangelizzazione e promozione umana; una psiche equilibrata e salda, indispensabile per superare le prove, particolarmente quelle derivanti dalla solitudine e capace di organizzare responsabilmente la propria vita; un'età capace di decisione in ordine agli impegni della propria vocazione, ogni caso non inferiore ai 18 anni compiuti, che l'aspirante non sia legata con vincoli sacri ad un altro Istituto né da vincolo matrimoniale. 27. Se l'aspirante, dopo aver fatto un periodo di verifica, è decisa ad iniziare il cammino della CM e risponde ai requisiti richiesti, presenta la domanda di ammissione al periodo di Orientamento, tenendo conto del parere di tutte le consacrate del gruppo. Capitolo V LA FORMAZIONE DEI MEMBRI "Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un sapiente architetto io ho posto il fonda-mento: un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova che è Cristo Gesù" (1Cor 3,10-11) "Gli Istituti secolari non potranno assolvere un compito così impo-rtante se i loro membri non riceve-ranno una formazione nelle di-scipline divine e umane, tali da diventare realmente fermento nel mondo per il vigore e l'incremento del corpo di Cristo" (PC. 11). 28. La vocazione di totale consacrazione nel mondo per l'edificazione del Regno, esige un impegno verso la perfezione dell'amore che ha come fondamento e meta il Cristo: "...finché non sia formato Cristo in voi" (Gal.4,19). Ogni missionaria è chiamata, fin dall'inizio, con l'aiuto dell'istituto, ad assumere e a gestire con fedeltà e responsabilità la sua formazione, per rispondere con sempre più efficacia alla missione per la quale Dio l'ha scelta nella CM. 29. La formazione ha come obbiettivo lo sviluppo integrale e unitario della persona secondo le sue capacità e condizioni di vita. Perciò le Responsabili della formazione di base avranno cura di aiutare le interessate a scoprire, potenziare, armonizzare i valori umani e soprannaturali mediante un'educazione costante: all'accettazione serena di se stesse e della propria realtà esistenziale ; a vivere il lavoro di ogni tipo di presenza nella società come mezzi per santificare il mondo dal di dentro, secondo lo spirito della CM; ad un'intensa vita di fede e di comunione con Dio e con i fratelli; al senso ecclesiale e alla missione propria della CM. 30. La preparazione di un'aspirante alla prima emissione dei voti nella CM comprende due periodi distinti: l'Orientamento e il Biennio di Formazione. a) L'Orientamento ha normalmente la durata di un anno, ma può anche essere prolungato Per un altro anno, se fosse necessario, ed ha come scopo quello di aiutare l'aspirante a capire con una certa chiarezza la sua vocazione nella CM. In questo periodo iniziale anche l'istituto e soprattutto la Responsabile della formazione sono chiamati a conoscere l'aspirante e la sua disponibilità a condurre la propria vita secondo lo stile della CM. b) Il biennio di formazione ha la finalità di aiutare l'aspirante a vivere alla sequela di Cristo nell’ordinarietà della vita quotidiana e secondo la grazia specifica della CM. La durata di tale periodo può essere prorogata ma per non più di un anno, qualora nell'interessata non vi sia stata un'assimilazione sufficiente della formazione. Al termine del biennio l'aspirante emette i voti ed é chiamata "missionaria". 31. É compito della Presidente col voto deliberativo del suo Consiglio ammettere le aspiranti al biennio di formazione e alla prima emissione dei voti, previa consultazione della Responsabile della formazione e della Responsabile locale con il suo gruppo. 32. Anche dopo la prima emissione dei voti siamo chiamate a vivere in stato di formazione permanente, per rispondere in modo sempre rinnovato alla nostra consacrazione nel mondo. 33. La CM organizza periodicamente corsi specifici di formazione e di approfondimento della spiritualità. Le missionarie parteciperanno a questi corsi al fine di ravvivare la loro vocazione e per rafforzare il loro senso di appartenenza alla CM. La non partecipazione deve essere motivata da serie ragioni, che saranno sempre verificate con la Responsabile di gruppo. 34. Le Responsabile della formazione sono chiamate ad adempiere la loro missione con competenza e responsabilità, abbinando ad una buona solidità spirituale, la più larga testimonianza di equilibrio, di discernimento, di capacità di ascolto e comprensione delle persone, cosi da essere nella vita modello di ciò che presentano con la parola. 35. Le Responsabili della formazione sono nominate dalla Presidente con il voto deliberativo del Consiglio Cen-trale tra le missionarie di incorporazione definitiva. Durano in carica un triennio, ma possono essere riconfermate per assicurare al loro lavoro il contributo efficace dell'esperienza e della preparazione. 36. L'opera di coloro che hanno la responsabilità della formazione sarà sostenuta e integrata dalla premura di tutte le missionarie. Ciascuna in ogni momento, sentirà il dovere di essere la "parola viva" dello Spirito e degli ideali della CM. Capitolo VI L'INCORPORAZIONE NELLA COMPAGNIA MISSIONARIA "Non ritengo tuttavia la mia vita meritevole di nulla, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di rendere testimonianza al messaggio della grazia di Dio" (Atti 20.24). 37. L'incorporazione nella CM inizia con la prima emissione dei voti di povertà, castità, obbedienza. Per tale atto tutta la vita della missionaria è posta al servizio di Dio e "ciò costituisce una speciale consacrazione che le sue profonde radici nella consacrazione battesimale, e ne è espressione più perfetta (PC nº5). 38. Nella CM i voti rimangono sempre annuali. Essi sono accettati dalla Presidente o da una sua delegata. 39. Durante i primi cinque anni l'incorporazione all'istituto è temporanea. La missionaria esprime annualmente con domanda scritta alla propria Responsabile la volontà di rinnovare i voti. In questo periodo continuerà il lavoro della sua for-mazione e si impegnerà ad attuare in sé gli ideali della CM fino a divenire un'espressione viva, carica di entusiasmo nella missione a cui Dio la chiama. 40. In occasione della sesta emissione dei voti, la missionaria chiederà alla Presidente di essere ammessa alla incorporazione definitiva nell'istituto. Essa così ne sarà membro in senso pieno, rinnoverà i voti ogni anno, senza essere tenuta per questo a presentare domanda alla Responsabile di gruppo. 41. Con la prima emissione dei voti si ha diritto alla voce attiva per le elezioni fatte nell'istituto. Occorre invece l'incorporazione definitiva per essere nominate a rivestire e seguenti incarichi: Presidente, Consigliere Centrali, Responsabili di formazione e Amministratrice Centrale. 42. Spetta alla Presidente col voto consultivo del suo Consiglio ammettere le missionarie alla rinnovazione durante il primo periodo e col voto deliberativo ammettere alla incorporazione definitiva, tenendo conto del parere espresso dalla Responsabile locale, previa consultazione del gruppo interessato. Capitolo VII LA NOSTRA VITA DI CONSACRAZIONE 43. La nostra vita di consacrazione a Dio nella CM mediante i consigli evangelici di castità, povertà, obbedienza, è una risposta alla chiamata di Dio perché realizziamo una somiglianza più integrale all'oblazione di Cristo, alla sua assoluta disponibilità per amore al Padre e agli uomini. 44. L'accogliere questa grazia e il mantenerci nella dis-posizione di unità e di coraggio per esprimerla sempre, ci rende strada a Dio per i fratelli, "un segno che può e deve attirare efficacemente tutti i membri della Chiesa a compiere con slancio i doveri della vita cristiana" (LG nº44). 45. Esprimiamo così il dono di noi stesse a Dio e ai fratelli: nel periodo di incorporazione temporanea "Dio di amore, con gratitudine per il dono che mi hai fatto legandomi a te come speciale proprietà, emetto (rinnovo) i miei voti annuali di castità, povertà, obbedienza, secondo lo Statuto della CM. Fa' di me un'oblazione perfetta a lode della tua gloria e rendimi disponibile ad una comunione di amore con te e con i fratelli. Maria, madre della Chiesa, mi sia modello e guida perché la mia vita diventi un perenne servizio di amore". nel periodo della incorporazione definitiva "Padre dell'amore e della vita che, per mezzo del tuo Spirito, mi hai chiamata a seguire Cristo da vicino per una missione di amore e di servizio nella Chiesa e nel mondo, con piena libertà e totale dedizione mi consacro a te, rinnovando per un anno i voti di castità, povertà, obbedienza secondo lo Statuto della CM. Concedimi, Padre, la tua grazia perché la mia offerta ti sia gradita, e, ad imitazione di Gesù Cristo, per l'intercessione di Maria, tutta la mia vita sia vissuta in comunione con te e con i fratelli". La castità consacrata nel celibato "Ti farò mia sposa per sempre, nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell'amore, ti fidan-zerò a me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore" (Os.2,21-22). "La vostra castità dice al mondo che si può amare con disinteresse e con l'inesauribilità che attinge al cuore di Dio e ci si può dedicare gioiosamente a tutti senza legarsi a nessuno, e avendo cura soprat-tutto dei più abbandonati" (Paolo VI agli I.S. 20.09.1972). 46. La vita di castità consacrata è un "insigne dono della grazia" (PC nº12) che non a tutti è dato (cfr.Mt.19,11). Come il Figlio di Dio scelse uno stato di vita verginale per darsi al Padre e agli uomini con un amore senza riserve, anche noi ci obblighiamo con voto a vivere la castità perfetta nel celibato per il Regno. 47. Il Celibato consacrato è una vita d'amore riempita dll'unico amore di Cristo. È vissuto nella fedeltà solo se c'è assiduità con il Signore attraverso il dialogo nella preghiera, l'ascolto della Parola e la collaborazone fedele agli appelli dello Spirito. 48. Per riferire la nostra esistenza a Cristo e realizzarci nella piena disponibilità a tutti i fratelli, siamo chiamate: a) ad essere di Dio in tutte le espressioni della nostra personalià: l'intelligenza, la volontà, la forza affetiva, il comportamento, l'apostolato, il lavoro, tutto ricercherà sinceramente Dio e il bene dei fratelli; b) a vivere in un'espressione abituale di serenità, di semplicità e di dolcezza per costruire una cordiale comunione di vita prima di tutto nell'ambiente della nostra vita quotidiana; c) a trasformare la vita di castità consacrata in apertura e attenzione creativa ai bisogni dei fratelli. La vita di castità vissuta nella sequela di Cristo e in un crescendo di disponibilità si fa così segno e testimonianza di quella pace e di quella gioia che sono doni di Dio. 49. Coscienti che "noi portiamo questo tesoro in vasi di creta" (Cor.4,7), cureremo anche una serena padronanza di noi stesse mediante una costante purifacazione del nostro modo interiore: pensieri, affetti, desideri.... (cfr.Mc.7,20-21). Dobbiamo inoltre essere attente a quanto può assicurare il nostro equilibrio fisico e psichico: il riposo, la distensione, l'uso di quei mezzi che ci aiutano a mantenere il cuore aperto per tutte le opere di Dio e solidale con tutti i problemi degli uomini (cfr.GS nº1). 50. La nostra donazione trova sostegno anche nel sentire la CM come luogo dove ci si accoglie e ci si aiuta reciprocamente, nel rispetto dela personalità e del cammino di cscuna, nell'attenzione affetuosa e discreta, nella fedeltà alla preghiera le une per le altre. 51. Maria, nella castità più perfetta, è divenuta la porta di Dio disceso tra gli uomini. Ci affideremo tutti i giorni all'amore e alla guida di questa tenera madre per poter, come lei, fare di noi stesse un dono gioioso di Dio agli uomini. La povertà evangelica "Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà" (2 Cor. 8,9). "La vostra povertà dice al mondo che si può vivere tra i beni temporali e si può usare dei mezzi della civiltà e del progresso, senza farsi schiavi di nessuno di essi" (Paolo VI agli I.S. 20.09.1972) 52. La povertà liberamente abbracciata, secondo le dete-rminazioni e lo spirito dello Statuto, ci aiuta a vivere nel distacco affettivo ed effettivo dai beni materiali, immettendoci nell'opera di grazia del nostro Signore Gesù Cristo, il quale "venne per servire e non per essere servito" (Mt.20,28) e riservò ai "poveri in spirito" la prima beatitudine del suo Regno (cfr. Mt.5,2). Pertanto la povertà, abbracciata e vissuta in autenticità, è un alimento impareggiabile della vita di fede e di amore. 53. Con il voto di povertà, pur conservando la proprietà e la gestione dei beni personali, ci obblighiamo all'uso degli stesi in maniera limitata, curando in tutto uno stile di vita sobria; dipendente, determinando con la Responsabile di gruppo i criteri di tale sobrietà e verificando periodicamente con la stessa la nostra fedeltà, secondo quanto stabilito nel regolamento di vita. Le missionarie che vivono in gruppi di vita fraterna, per promuovere la pienezza della comunione fraterna e sull'esempio della Prima comunità cristiana, esprimono la povertà anche mettendo in comune il guadagno del loro lavoro. 54. Le spese "straordinarie", definite tali da Consiglio Centrale, possono essere compiute in aderenza al voto di povertà, solo con il consenso della Presidente o, in caso urgente, dalla Responsabile locale che, però, appena possibile informerà la Presidente. 55. Anche l'Istituto, per sostenere spiritualmente i suoi membri e offrire una testimonianza comunitaria di povertà, cercherà di evitare il superfluo nella sua vita interna e l'inutile grandiosità nelle realizzazioni di servizio. 56. La nostra povertà, vissuta alla sequela di Cristo, ci chiede uno stile di vita veramente povero nei desideri e nelle manifestazioni concrete, in ciò che è apertamente controllabile e in ciò che solo Dio sa cogliere. Anche la vita di povertà è voluta e attuata per servire l'amore. Perciò in spirito di povertà e per favorire la carità: a) ci manterremo nella fatica di tutti, evitando l'evasione dagli obblighi comuni e ogni forma di privilegio. Questo ci chiede di svolgere anzitutto con onestà, dedizione e competenza il lavoro e le mansioni affidateci; b) vivremo la solidarietà con i fratelli più poveri. L'aver scelto di essere più vicini a Cristo, venuto per evangelizzare i poveri, ci chiede di accogliere nella nostra vita il grido delle loro necessità e di calarci nella semplicità e nell'indigenza della loro situazione; c) condivideremo, a cominciare da chi ci è più vicino: il nostro tempo, le possibilità dell'intelligenza, la capacità di amare e di farsi amare, la gioia dell'amicizia e gli stessi beni materiali. 57. Il rimanere al proprio posto, con serenità di spirito e di volto, anche quando è necessario molto sacrificio, il saper vedere ciò che deve essere fatto per prevenire la preoccupazione e fatica altrui, è un buon esercizio di povertà materiale e spirituale. Accetteremo con serenità la povertà dei nostri limiti personali, familiari, comunitari e sociali, per servire Dio e i fratelli secondo le possibilità ricevuto (Cfr.Mt.25,14-30). Così vivremo aperte alla beatitudine evangelica di coloro che soprattutto in Dio ripongono le risorse del loro coraggio e della loro speranza. L'obbedienza evangelica "Pur essendo figlio, imparò l'obbedienza dalle cose che patì e reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono" (Eb.5,8-9). "La vostra obbedienza dice al mondo che si può essere felici pur senza fermarsi in una comoda scelta personale ma restando pienamente disponibili alla volontà di Dio, come appare dalla vita quotidiana, dai segni dei tempi e dalle esigenze di salvezza del mondo d'oggi" (Paolo VI agli I.S. 20.09.1972). 58. La totale disponibilità a Dio, e ai fratelli nella vita d'amore trova per la missionaria un'attenzione piena nell'esercizio dell'obbedienza. Come l'obbedienza di Cristo, così la nostra obbedienza è comunione con la volontà del Padre e attua il "sacrificio spirituale" di noi stesse nelle condizioni ordinarie della vita. Così ripetiamo l'oblazione del Verbo che entrando nel mondo disse al Padre: "Ecce venio" ela risposta di Maria dinanzi al progetto di Dio: “ecce Ancilla”. Questa disposizione ci aiuterà ad immergerci nella pienezza del mistero di Cristo il quale “umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil.2,8) 59. Con il voto di obbedienza nella CM ci vincoliamo ad obbedire alle Responsabili dell’Istituto, con spirito di iniziativa e di responsabilità personale, quando ci danno comandi espliciti nell’ambito dello Statuto richiamandoci alla consacrazione. Le Responsabili faranno uso di tale facoltà secondo il dinamismo della carità di Cristo e nel pieno rispetto del progetto che Dio Amore ha su ciascuna missionaria e sull’intero Istituto. 60. La nostra obbedienza ci aiuterà ad acquisire un’attenzione costante per ricercare umilmente la volontà di Dio che si manifesta: a) nella sua Parola, nelle ispirazioni dello Spirito, nella voce del Magistero della Chiesa; b) nel lavoro, negli avvenimenti, negli appelli che ci vengono dalla nostra situazione di vita, nei segni dei tempi; c) nelle norme del nostro Statuto e nelle direttive delle responsabili. 61. Ricercheremo la volontà di Dio anche insieme alla Responsabile di gruppo, per verificare periodicamente la nostra vita di obbedienza ed essere aiutate a realizzare le nostre scelte concrete secondo il progetto di Dio, in particolare quando si tratta di scelte che comportano un sensibile cambiamento nelle nostre attività. Tale verifica sarà attuata in corresponsabilità e caratterizzata da un dialogo leale, umile e sempre aperto alla fiducia reciproca. Rientra nell'esercizio dell'obbedienza esprimere anche le possibilità che si incontrano nel vivere gli impegni della consacrazione secondo le linee contenute nello Statuto. 62. La pratica dell'obbedienza a volte ci potrà domandare un profondo sacrificio di noi stesse. Ma questo ci farà un complemento reale dell'immolazione di Cristo il quale "imparò mediante la sofferenza, che cosa significhi obbedire" (Eb.5,8). Per questo è necessario, alla luce del mistero Pasquale di morte e di risurrezione, saper trovare sempre ciò che rinnova il pieno significato della nostra consacrazione a Dio, ad imitazione di Cristo che è venuto per servire e dare la vita per i fratelli. 63. Anche l'incontro tra noi missionarie ha un ruolo importante nell'educazione all'obbedienza, così come alla castità e alla povertà. La ricerca comune nella preghiera, nel dialogo fraterno, nell'ascolto e nell'apertura serena e sincera le une alle altre, favorisce la scoperta e l'accettazione del piano d'amore di Dio su ciascuna, sul gruppo, sull'intera famiglia a servizio della Chiesa. Capitolo VIII LA NOSTRA PREGHIERA "Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che sia conveniente domandare, lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio" (Rom.8,26-27). "Ecco la generazione che cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe" (Sal.24,6). 64. La preghiera, dialogo di amore con Dio, resta per noi un mistero vitale che ci interpella. Consapevoli che nell'assiduità alla preghiera (cfr.1,14), si alimenta la fecondità alla vita di consacrazione e la fecondità della vita della nostra missione, ci abbandoniamo alla guida dello Spirito Santo perché ci conduca ad una comunione sempre più viva con il Padre e con i Fratelli. 65. La nostra preghiera dovrà anche scaturite dal senso profondo della nostra missione di amore e di servizio nella Chiesa e nel mondo. Sarà essa ad aiutarci a scoprire l'amore operante di Dio nella storia a fare nostre le inquietudini degli uomini e la loro sete di speranza. 66. Nel compimento coscienzioso e sereno dell'attività temporale e apostolica, la contemplazione sarà un atteggiamento dominante nella vita di chi ha dato l'adesione alla CM. 67. Anche se immerse in un'intensa attività, dovremo saper trovare spazi e tempi sufficienti di preghiera che ci aiutino a rimanere in una disposizione abituale di comunione con Cristo, per lasciarci coinvolgere nel suo mistero di amore e di oblazione. 68. I momenti privilegiati della nostra preghiera sono: a) la partecipazione al Sacrificio Eucaristico che ha una potenza unica per rafforzarci nell'amore. In Cristo Eucaristia "segno di unità, vincolo di carità", costruiamo la comunione con Dio e con i fratelli; b) l'adorazione di Gesù Eucaristia per contemplarlo nella gratuità del suo amore, per unirci alla sua oblazione e pregarlo a nome di tutti gli uomini; c) la meditazione della Parola di Dio e la recita delle ore liturgiche: in particolare Lodi e Vespri; d) uno spazio di tempo vissuto in comunione con Maria per esprimere il nostro amore e rinnovarle la nostra consacrazione. 69. La nostra preghiera comprende anche tempi più prolungati quali il ritiro mensile, gli esercizi spirituali annuali, partecipando possibilmente a quelli organizzati dall'istituto, per una ripresa interiore e per un'esperienza di fraternità e condivisione. 70. Una particolare importanza daremo al sacramento della Riconciliazione a cui ci accosteremo con frequenza, come momento di incontro con l'amore misericordioso di Dio che ci rigenera a creature nuove capaci di comu-nione, di amicizia, di gratuità e di dono. 71. Perché la nostra preghiera diventi contemplazione continua di Dio, presente nel nostro intimo e nelle nostre situazioni ordinarie di vita, ci educheremo al silenzio interiore e all'ascolto, come condizione indispensabile per un vero incontro di amore. Ci é di guida Maria che consumò la sua missione nel silenzio di Nazareth (cfr. Lc 2,52) e attuò la dimensione sociale del suo servizio a Dio nell'ordinarietà della sua vita quotidiana. Capitolo IX LA COMUNIONE FRATERNA NELLA COMPAGNIA MISSIONARIA "Vivendo secondo la verità della carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di Lui, che é il capo, Cristo, dal quale tutto il copro, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità" (Ef. 4,15-16). "La carità non abbia finzioni... amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda... Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, premurosi nell'ospitalità... Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un'idea troppo alta di voi stessi. Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti" (Rom,12,9-18). 72. La consacrazione a Dio nella CM, con l'emissione dei voti di castità, povertà, obbedienza, ci immette in una nuova famiglia dove l'amore vuole essere il criterio assoluto di vita e di relazione. L'unione del Padre, del Figlio nello Spirito Santo costituice il modello e la fonte della nostra vita di comunione. 73. Costruiremo la comunione solo se unite a Cristo e alla fonte inesauribile del suo Cuore. Da qui scaturiscono le espressioni concrete della vita di comunione che sono: ascolto, accoglienza, comprensione, perdono, dialogo, corresponsabilità nei confronti di tutti gli uomini, ma in particolare di coloro con cui si svolge il nostro rapporto quotidiano. 74. La vita di comunione, prima che altrove, deve concretizzarsi all'interno della CM. Il gruppo é la prima cellula della comunione fraterna. I rapporti vicendevoli, per essere nell'autentica esigenza del Signore e nella grazia nella comune vocazione, devono intonarsi alle norme che San Paolo ha tracciato per la prima comunità di Roma (cfr.Rom 12,9-18). La nostra comunione si stenderá oltre ai confini del gruppo di appartenenza, per una condivisione dei beni spirituali e materiali con gli altri gruppi della CM. 75. Qualora venissimo a conoscenza di una situazione a cui una sorella non puó far fronte da sola, sia nel campo dello spirito che della vita materiale, ci impegneremo ad offrire tutto il nostro contributo di comprensione e di solidarietá concreta. 76. La nostra carità si farà disponibilità e serenità di rap-porto soprattutto con la missionaria ammalata. Con tatto e pazienza bisognerá aiutare la missionaria colpita da qualche infermità a mantenersi fiduciosa e a sentirsi, nella propria sofferenza offerta in unione all'oblazione di Cristo, piú che mai inserita nella sua vocazione. 77. Consapevoli che questa vita di comunione non è priva di tensioni, di rotture, di difficoltà, dovute all'egoismo e alla debolezza umana, dobbiamo sentire una continua esigenza di conversione, alimentata dal sacramento della Riconciliazione e dal perdono scambievole (cfr. Col.3,1). 78. Maria che ha vissuto intensamente il dono dell'unione con Dio e con i Fratelli, si fa "modello ispiratore" (Paolo VI) della nostra vita fraterna. Con lei che "serbó fedelmente la sua unione col Figlio fino alla croce" (LG nº58) vivremo gli impegni della comunione anche quando essi richiedono l'immolazione di noi stesse. Capitolo X USCITA E DIMISSIONE DALLA COMPAGNIA MISSIONARIA "Anche noi dunque, circondati da un cosi gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede" (Eb.12,1-2). 79. La nostra consacrazione mediante i consigli evangelici nella CM comporta il dono totale e per sempre di noi stesse a Dio e ai fratelli. Qualora però una missionaria sentisse di non essere chiamata a continuare il cammino scelto, dopo serio discernimento, fa domanda alla Presidente di lasciare l'Istituto. Se la missionaria è di incorporazione temporanea, la Presidente col voto deliberativo del suo Consiglio può autorizzare per un motivo grave a lasciare la CM anche prima della scadenza annuale dei voti. Se invece é di incorporazione definitiva, la Presidente, col voto deliberativo del suo Consiglio, inoltra in ogni caso la domanda dell'interessata alla Sede Apostolica. Ricevuto l'indulto di lasciare l'Istituto, cessano per la missionaria tutti i vincoli, i diritti e gli obblighi derivanti dall'incorporazione stessa. 80. La decisione verrà presa dopo preghiera assidua, profonda riflessione e dialogo paziente tra l'interessata e le Responsabili dell'Istituto, perché sia espressione di un disegno di Dio che orienta altrove le capacità di bene della missionaria. 81. La dimissione di una missionaria durante l'incorporazione temporanea o dopo l'incorporazione definitiva avverrà per le cause e secondo la procedura previste dal diritto comune (cfr.CIC can.729 e quelli ivi indicati). 82. Qualora uscisse o fosse dimessa dall'Istituto una missionaria che si dedica a tempo pieno al suo servizio, la CM l'aiuterà a ricercare una conveniente sistemazione di vita. Anche dopo l'uscita o dimissione, sia la missionaria che la CM si sentiranno impegnate a conservare serenità di rapporti e reciproca carità. Capitolo XI RESPONSABILI E LORO SERVIZIO "Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio perché come ho fatto io facciate anche voi. In verità in verità vi dico: un servo non è più del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati, se le metterete in partica" (Gio.13,14-17). 83. Ogni missionaria deve sentirsi partecipe della vita intera della CM. Spetta però in modo in modo particolare alle Responsabili riconoscere e convogliare nella testimoninza specifica e diversi doni che lo Spirito distribuisce come vuole. 84. Alla Vergine Santissima è stata affidata la CM. Coloro che sono chiamate ad assumere la guida, si lascino condurre da Maria, sicure che potranno obbedire con lei allo Spirito Santo e mostrare a tutti e in tutto Gesù. 85. Il corpo direttivo della CM è costituito da - l'Assemblea Generale - la Presidente e il suo Consiglio - le Responsabili locali. L'Assemblea Generale 86. L'Assemblea Generale è la massima autorità collegiale. È convocata: a) ordinariamente: ogni sei anni e in caso di vacanza dell'ufficio della Presidente - per eleggere la Presidente, i membri del Consiglio Centrale e l'Amministratrice Centrale; - per esaminare e possibilmente risolvere, nella luce di Dio, i problemi di maggior rilievo circa la vitalità, lo sviluppo e la missione della CM in armonia con gli insegnamenti della Chiesa e con le esigenze della realtà storica in cui l'Istituto opera; b) straordinariamente: quando ragioni gravi ed urgenti, a giudizio della Presidente e del suo Consiglio. 87. La convocazione dell'Assemblea Generale sia ordinaria che strordinaria, con determinazione esatta del luogo e della data di celebrazione, è fatta dalla Presidente e, in sua mancanza dalla Vice, con voto deliberativo del suo Consiglio. La Presidente potrà indicare quanto, a suo parere, sarebbe opportuno compiere dalle singole missionarie e dai gruppi come preparazione spirituale all'assemblea. All'azione degli uomini infatti mancherebbe il meglio senza l'assistenza di Dio. 88. Partecipano di diritto all'Assemblea Generale: il padre Fondatore della CM la Presidente e membri del Consiglio Centrale, l'Amministratrice Centrale le Responsabili di gruppo in base a quanto stabilito dal Regolamento di vita. Per elezione vi partecipano coloro che vengono scelte secondo le norme esposte nel Regolamento di vita. Le partecipanti elette non devono essere di numero inferiore alle partecipanti di diritto. Chi ha convocato l'Assemblea, ne dirigerà lo svolgimento fino alla elezione della nuova Presidente. 89. Nella votazione per le elezioni della Presidente è richiesta la maggioranza assoluta nei primi tre scrutini. Se questa non è stata raggiunta, si passa al ballottaggio, ossia si limitano i voti alle due candidate che nel terzo scrutinio ne hanno raccolto un numero maggiore. Durante questa operazione le due parti in causa hanno solo voce passiva. Se il quarto scrutinio si risolvesse con parità di voti, risulterà eletta la candidata più anziana di consacrazione e, se anche questa fosse pari, la più anziana di età. Per l'elezione invece dei membri del Consiglio Centrale e dell’Amministratrice Centrale, occorre la maggioranza assoluta nei primi due scrutini, nel terzo basta la relativa. A parità di voti, prevale l'anzianità di consacrazione e poi di età. 90. Nella votazione per l'approvazione delle decisioni dell'Assemblea è necessaria la maggioranza assoluta dei voti validi, dirimibili dalla Presidente in caso di parità al terzo scrutinio. 91. L'Assemblea Generale può apportare modifiche al Regolamento di vita in ragione di tempi e di esigenze mutate, sempre in conformità con lo Statuto. Tali modifiche avranno valore se decise con la maggioranza qualificata dei due terzi dei voti. Pur avendo cura di rimanere fedeli allo Spirito di origine per il bene della Chiesa e per la stessa famiglia, qualora fosse necessario introdurre dei cambiamenti nello Statuto, occorre la maggioranza di almeno due terzi e la ratifica della sede Apostolica che l'ha approvato. La Presidente e il suo Consiglio 92. La Presidente rappresenta ufficialmente la CM, ne garantisce l'unità di indirizzo e si impegna nel servizio di animazione e di presenza ai gruppi. La Presidente viene eletta dall'Assemblea Generale a norma dello Statuto. Tale ufficio richiede una buona esperienza di vita nella CM. Sarà chiamata a questo incarico la missionaria che, per la sua formazione e per le sue doti, dá affidamento di una direzione saggia, attiva e santificatrice. Essa deve essere di incorporazione definitiva già da un certo tempo ed aver compiuto 35 anni di età. Compito precipuo della Presidente è quello di animazione dell'Istituto e di promuovere iniziative atte ad accrescere la fedeltà al Vangelo, alla Chiesa, alla CM. A lei inoltre spetta di visitare i gruppi, di persone o a mezzo delegata. 93. Nel compimento della sua missione, la Presidente è aiutata dal Consiglio Centrale composto da quattro Consigliere elette dall'Assemblea Generale. La prima eletta fungerà da Vice. Ella ha il compito di collaborare più direttamente con la Presidente. Nel caso che la Presidente venisse in qualsiasi modo a mancare, la Vice assumerà la direzione della CM a tutti gli effetti e convocherà l'Assemblea Generale perché entro un anno si proceda alla elezione della nuova Presidente. 94. Perché il loro servizio di animazione e di presenza ai gruppi si svolga con assiduità ed efficacia, è opportuno che la Presidente e la Vice siano o possano rendersi disponibili a tempo pieno. Le altre Consigliere devono essere in grado di dare il proprio contributo di lavoro, richiesto dalla responsabilità del loro incarico. 95. I membri del Consiglio collaboreranno con la Presidente all'animazione e al governo della CM con senso di responsabilità e con spirito di servizio. Hanno voto deliberativo nei seguenti casi: ammettere le aspiranti al Biennio di Formazione e alla prima emissione dei voti; le missionarie all'incorporazione definitiva; nominare le Responsabili di formazione; procedere alla costituzione di un gruppo; convocare l'Assemblea Generale, sia ordinaria che straordinaria; sostituire, dopo aver consultato tutti i gruppi CM, un membro del Consiglio Centrale o l'Amministratrice Centrale, fino alla sucessiva Assemblea elettiva, quando o per malattia o per altre gravi ragioni non potessero compiere il loro mandato; convocare la consulta delle Responsabili; autorizzare il passaggio di una missionaria da una all'altra modalità di vita; a lasciare l'Istituto secondo quanto stabilito al nº79 del presente Statuto; autorizzare l'Amministratrice Centrale ad atti di acquisto e di alienazione circa i beni mobili e immobili dell'Istituto, e a stipulare contratti, debiti, prestiti o altre obbligazioni. 96. La Presidente e i membri del Consiglio Centrale durano in carica sei anni. Possono essere rieletti solo per un secondo periodo di eguale durata. Le Responsabili locali 97. È compito della Presidente, con il voto deliberativo del suo Consiglio, procedere alla costituzione di un gruppo. L’animazione e il governo di un gruppo sono affidati ad una Responsabile scelta tra le missionarie del Gruppo ed è eletta dalle stesse missionarie. La conferma +e fatta dalla Presidente col voto consultivo del suo consiglio. L’incarico ha durata di u triennio, ma può venire rinnovato per un uguale periodo. 98. La Responsabile di gruppo è chiamata ad essere soprattutto strumento di comunione e di autenticità, mediante una serena disponibilità alla comprensione e al servizio per favorire la crescita e l’unità del gruppo. Svolge il suo impegno in collaborazione con tutte le missionarie del gruppo stesso. Quando si devono prendere decisioni che riguardano il gruppo e quando si tratta di ammettere nuove aspiranti all’Orientamento o di valutare il cammino di chi è già in formazione, la Responsabile di gruppo è tenuta a chiedere il parere delle missionarie di incorporazione definitiva. 99. Per rendere più operante la comunione fraterna e per una presa di coscienza dei problemi del gruppo, di ciò che vive, delle iniziative da attuare, la Responsabile promuoverà periodicamente “incontri di famiglia” a cui partecipano missionarie e aspiranti. Le Amministratrici dei beni nella CM 100. L'Istituto ha la capacità di possedere e amministrare beni immobili e mobili, a norma del diritto comune e del presente Statuto. I beni materiali nella CM sono una necessità: - per il mantenimento e lo sviluppo dell'Istituto, - per il compimento della sua missione. Però nel possesso e nell'uso degli stessi dovrà essere evitata ogni forma di attaccamento, di ricercatezza, di superfluo, secondo lo stile di sobrietà proprio della CM. 101. Le missionarie nell'Istituto hanno la responsabilità di amministrare i beni sono: l'Amministratrice Centrale e le Amministratrici locali. Tutte devono considerarsi "incaricate" di trattare ciò che è della CM. Svolgendo il loro compito attraverso un'amministrazione prudente, ordinata, attenta ai valori della giustizia, della povertà evangelica e della carità che si fa solidarietà concreta verso i poveri (cfr. St.nº56b). Tutti gli atti relativi all'acquisto, al possesso e all'amministrazione dei beni materiali, devono essere compiuti nel rispetto delle leggi civili, ecclesiastiche e proprie dell'Istituto. 102. L'Amministratrice Centrale opera secondo le direttive della Presidente e del suo Consiglio e collabora con loro anche per promuovere tra i gruppi la condivisione dei beni per un'autentica comunione fraterna. Annualmente, e ad ogni richiesta, presenterà il bilancio generale e la relazione del lavoro compiuto: il Consiglio Centrale farà le sue osservazioni e procederà o meno all'approvazione. 103. È compito dell'Assemblea Generale ordinaria eleggere l'Amministratrice Centrale secondo i criteri di attitudine, di capacità, e soprattutto di preparazione per tale incarico. Il suo mandato dura sei anni e può essere rinnovato per una seconda volta, dato che l'esperienza e le conoscenze hanno un particolare rilievo nello svolgimento della sua attività. Essa sarà chiamata a partecipare alle sedute consiliari in cui vengono trattati problemi inerenti al suo ufficio e in tal caso ha diritto di voto. 104. L'amministrazione dei beni del gruppo è affidata all'Amministratrice locale. L'elezione è fatta dal gruppo delle missionarie, è confermata dalla Responsabile di gruppo ed è comunicata alla Presidente. Essa svolge il suo compito con il consenso della Responsabile e in collaborazione con il gruppo, favorendo espressioni concrete di povertà all'interno del gruppo stesso e nell'ambiente dove le missionarie sono inserite. Ogni semestre invierà all'Amministratrice Centrale il bilancio, dopo che questo è stato approvato e corredato dagli eventuali rilievi dal gruppo stesso. L'incarico dell'Amministratrice locale è triennale ma può essere rinnovato per un secondo triennio. 105. La via tracciata dal presente Statuto, approvato dalla Sede Apostolica, è quella che ci indica la risposta che dobbiamo dare alla vocazione che abbiamo accolto. Per questo la vogliamo seguire con fedeltà, generosità e gioia. “Perdete tutto ma non perdete la carità" (P. Albino)
regolamento di vita
 
Capitolo I IL NOSTRO ISTITUTO 1 La Compagnia Missionaria del Sacro Cuore é stata fondata il 25 di dicembre 1957 a Bologna da Padre Albino Elegante scj. Egli ha ricevu¬to la grazia e la missione di arricchire la Chiesa di un Istituto Seco-lare che si ispira al carisma evangelico di P.Dehon. Per noi missionarie la spiritualità d'amore e di oblazione (Ebr.10,5-9), che scaturisce da tale carisma, caratterizza la nostra consacra¬zione secolare e la nostra missione nel mondo. 2 La nostra identità é espressa chiaramente nelle componenti del n.2 dello Statuto. Condizione fondamentale per incarnare nel concreto della vita é assumere in modo fedele e generoso lo statuto nella sua globalitá e specificità. 3 Le missionarie e i familiares sono chiamati a coltivare il senso di appartenenza all'unica famiglia CM condividendo lo stesso carisma e la stessa missione, nel rispetto della reciproca autonomia. Per una comunione sempre più operosa creeranno momenti di incontro, di scambio e di formazione soprattutto nella stessa area geografica. 4 Per mantenerci nel carisma specifico, daremo, particolare atten¬zione alle seguenti ricorrenze: * la solennità del Sacro Cuore, che rappresenta il centro e la sor¬gente della nostra spiritualità; * le feste della Madonna, che é per noi madre, guida e custode; * le feste dei santi protettori, quali modelli della nostra vocazione; * la nascita di P.Dehon: 14 marzo 1843; * Le date che hanno segnato la crescita storica dell'Istituto: - 25 dicembre 1957, nascita della CM e suo affidamento a Maria; - 25 marzo 1958, solennità dell'Annunciazione del Signore: ap¬provazione ad experimentum; - 8 settembre 1983, festa della Natività della B.V.M.: approva¬zione definitiva come Istituto secolare. - 10 giugno 1994, solennità del Sacro Cuore: Approvazione pontificia. Coglieremo tali ricorrenze come circostanze di grazia che solleci¬tano la nostra riconoscenza e ci stimolano a vivere in pienezza la nostra spiritualità e missione.   Capitolo II LA NOSTRA FISIONOMIA La spiritualità 5 La contemplazione del Cuore Trafitto ci fa scoprire la rilevanza che la nostra spiritualità ha per il mondo in quanto risponde alle attese più profonde dell'uomo e della donna di oggi. Perciò cerchiamo di: * alimentare la contemplazione del cuore trafitto di Cristo co¬gliendo nella scrittura e nella Tradizione le ricchezze e le com¬ponenti dell'amore in esso rivelato; * radicarci nella carità di Dio educando il nostro cuore a vivere gli stessi sentimenti di Cristo: il dono totale de sé, la gratuità, la misericordia, la pazienza, il perdono, la tenerezza verso i piccoli e i poveri. 6 La vita di amore, cercata e voluta fino a "farci comunione" con Dio e con i fratelli, determina e qualifica la nostra testimonianza carat¬teristica nella chiesa e nel mondo. 7 La comunione con Dio ci porta al dono integrale di noi stesse alla sua volontà. Per questo l'Ecce venio di Gesù e l'ecce ancilla di Maria costituiscono il centro e lo stile della nostra vita. È soprat¬tutto nell'Eucaristia che ci facciamo "offerta" insieme a Cristo ed impariamo ad assumere il suo programma di vita, specialmente la sua totale donazione al Padre e agli uomini. 8 Siamo chiamate a percorrere l'itinerario di comunione con i fratelli, partendo da chi abitualmente ci sta a fianco nel nostro quotidiano, per ricreare o rafforzare un tessuto di comunione tra tutti i membri CM, in famiglia, nel gruppo, nel mondo del lavoro, nel territorio, nella chiesa locale; a suggerire e provocare spazi di comunione dentro le coscienze e dentro le situazioni concrete. 9 Per vivere "contrassegnate in tutto e sempre dalla carità" è fonda¬mentale: * invocare quotidianamente lo Spirito Santo come verità che ci insegna, guida, richiama, riporta nell'alveo dell'amore; come forza che "viene in aiuto alla nostra debolezza"; * curare una formazione integrale perché i frutti dell'amore si pos¬sono manifestare nella nostra vita. 10 Come San Giovanni, vediamo nel Cuore Trafitto di Cristo il segno di un amore che, nel dono di sé, ricrea l'uomo e la donna a immagi¬ne di Dio. Siamo chiamate ad inserirci in questo movimento dell'amore redentore mediante: * l'unione con Cristo e la solidarietà con tutta l'umanità e il creato, offrendoci al Padre come oblazione viva, santa e a lui gradita (Rom.12,1) in tutte le espressioni della nostra vita: il lavoro, le relazioni con le persone, le circostanze liete o tristi...; * la "preghiera di oblazione" recitata ogni mattina e la nostra pic¬cola preghiera di offerta ripetuta durante la giornata. La missione 11 Il Cuore trafitto di Cristo costituisce la sorgente a cui, noi missionarie, attingiamo grazia e stile di vita per attuare la nostra missione nelle realtà comuni a tutti. Qualificano la nostra missione: la co¬munione, l'oblazione, la semplicità, la solidarietà-condi-visione, la missionarietà. 12 La missione di evangelizzazione e promozione umana, la spiritualità e la testimonianza di vita, costituiscono la base della comunione tra i membri CM. Un altro elemento fondante la nostra missione di laiche consacrate sono i consigli evangelici vissuti con radicali, che danno stabilità e consistenza alla nostra adesione al progetto di Dio e rendono pro-fetico il nostro servizio al mondo. 13 Nel mondo e dal di dentro del mondo noi partecipiamo della mis¬sione evangelizzatrice della Chiesa, Le immagini evangeliche del sale, della luce e del lievito ci dicono che il nostro inserimento pro¬fondo e la nostra partecipazione piena nel luogo di lavoro, nel terri¬torio, nella parrocchia... sono destinati alla diffusione del Vangelo che salva (cfr.CFL nº 15). è soprattutto in questi "luoghi teologici" che si esprime la nostra fisionomia secolare. 14 Seguendo la via tracciata da Cristo, vogliamo ovunque elevare la dignità della persona; immettere nel lavoro quotidiano un più profondo significato; contribuire a rendere più umana la fami¬glia degli uomini e la sua storia (cfr.CLF nº 36). A tale fine cureremo anche la nostra crescita nei valori umani: la competenza professionale, il senso civico, l'integrità morale, lo spirito di giustizia, la serenità, la fortezza d'animo (Cfr. nº44). Coltiveremo inoltre una conoscenza approfondita della dottrina sociale della chiesa per un'azione specifica in questo campo. 15 Il lavoro sarà da noi assunto come strumento per collaborare alla creazione e al piano di salvezza di Dio e lo vivremo come: * vera vocazione a trasformare il mondo in spirito di servizio e di amore fraterno e ad umanizzare le sue strutture; * luogo di testimonianza e di promozione di giustizia; * espressione privilegiata della nostra oblazione che ci rende "un complemento reale dell'immolazione di Cristo" (St.10). 16 Noi missionarie sentiamo come impegno di famiglia CM anche le espressioni della missione elencate al nº16 dello Statuto. Esse sono accolte e , nella misura del possibile, sostenute da ognuna di noi. È compito del Consiglio Centrale accompagnare con attenzione tutte le espressioni della missione perché siano vissute con serenità, competenza, nel rispetto della giustizia e secondo il nostro stile CM. 17 Le diverse modalità di attuare l'unica missione costituiscono per tutti i membri CM una ricchezza e un complemento reciproco. Ci lasceremo guidare dalla virtù della saggezza per discernere quando è opportuna una presentazione della nostra identità e quan¬do invece risulta più efficace il valore del riserbo per essere lievito della massa e sale della terra. È bene che ci educhiamo anche a rispettare il riserbo di quelle missionarie che intendono mantenerlo. 18 .............................................   Capitolo III I MEMBRI DELL'ISTITUTO 19 .............................................. 20 ............................................. 21 I gruppi nella CM possono essere composti: - da missionarie che vivono in famiglia o da sole; - da missionarie di vita fraterna; - da missionarie di tutte e tre le modalità. In questo caso il grup¬po è detto "misto". È importante per ciascuna discernere, fin dall'inizio, a quale modali¬tà di vita è chiamata. L'eventuale scelta di una missionaria a cam¬biare modalità dovrà essere ben motivata e fatta dopo profonda ri¬flessione, preghiera e dialogo con la responsabile. Chiarita la sua decisione, farà esplicita domanda alla presidente alla quale compete, con il n voto deliberativo del Consiglio Centrale, autorizzare il pas¬saggio. Ogni gruppo, per alimentare la comunione, che unisce i membri tra loro, e per mantenere vivo il senso della missione, è bene che: * coltivi una chiara identità; * si dia una dinamica che coinvolga la fedeltà creativa di ciascun membro. È importante che i rispettivi membri tendano ad un sereno equili¬brio tra la propria missione e una partecipazione fraterna e respon¬sabile alla vita del gruppo stesso. 22 .................................. 23 La natura della nostra consacrazione secolare esige una formazione adeguata per maturare scelte autentiche e durature. Perché assu¬miamo con responsabilità personale l'impegno formativo che ci fa: * accogliere tutte le possibilità di crescita che l'istituto e il gruppo mettono a disposizione; * coltivare una costante auto-formazione che ci aiuti a maturare armoniosamente come donne e come consacrate nella CM e nel mondo. Le Responsabili di formazione e di gruppo devono farsi promotrici di tale formazione specifica e globale, affinché ogni missionaria uti¬lizzi tutti i mezzi possibili per questo obbiettivo.   Capitolo IV L'AMMISSIONE NELLA CM 24 L'ammissione nella CM è un fatto determinante per la vita e la fe¬condità apostolica dell'istituto. È Cristo che chiama alla vita di consacrazione e lo Spirito conduce le persone dove possono corrispondere, con un'offerta intesa e se¬rena, alle esigenze della vocazione ricevuta. 25 Il vivere gioiosamente il nostro carisma è il primo requisito per la vitalità dell'istituto. Riteniamo, perciò, importante prodigarci per l'animazione vocazionale mediante: * la testimonianza nel vivere e nel presentare l'identità CM in tutte le sue componenti costitutive; * la preghiera frequente, sia a livello personale che di gruppo: daremo particolare importanza al giovedì come giornata dedi¬cata alle vocazioni; * la presenza in mezzo ai giovani con iniziative appropriate e il coraggio della proposta. 26 È essenziale per l'ammissione alla CM un serio discernimento da parte delle Responsabili e del rispettivo gruppo per scoprire se l'aspirante ha solide motivazioni e rivela una buona consapevolezza circa: * la realtà e l'impostazione di vita della CM e la disponibilità a fa¬rla propria in tutte le sue espressioni; * le esigenze della consacrazione secolare; * una buona maturità spirituale; * la disponibilità alla comunione e alla condivisione della vita del gruppo in tutte le sue espressioni; * la "passione" per il mondo e l'impegno a riordinare la realtà se¬condo il disegno di Dio. Il limite massimo di età per entrare nella CM non dovrà superare i 45 anni. Eventuali eccezioni saranno valutate dal Consiglio Centrale. 27 Per una conoscenza dell'aspirante è utile un accompagnamento iniziale sia da parte della Responsabile di gruppo che di formazione. È bene che l'aspirante partecipi per un periodo di tempo alla vita del gruppo interessato che per sua natura è una realtà vocazionale. Esso si farà attento a ricercare quelle modalità che consentono di vivere l'accompagnamento in maniera corresponsabile. A chi si sente chiamata alla vita fraterna, si richiede anche una serena capacità di adattamento a tutte le esigenze richieste dal vive¬re insieme, dopo averle sperimentate per un certo tempo. La domanda di ammissione, in cui l'aspirante dichiara anche la sua disponibilità ad aderire al piano di formazione della CM, sarà pre¬sentata alla Responsabile di locale e corredata dei seguenti certifi¬cati: * certificati di nascita * " di battesimo * " di buona condotta morale, rilasciato dal parroco o da altra persona degna di fede * certificato di stato libero (o di vedovanza) * " degli studi fatti e con eventuali diplomi. La Responsabile che, dopo un serio discernimento con il suo gruppo e con la Responsabile di formazione, tenuto conto del loro parere, ammette le aspiranti al periodo di Orientamento. Essa è tenuta poi ad informare la Presidente e il suo Consiglio dell'avvenuta ammissione perché possano, fin dall'inizio, accompagnare il cammino.   Capitolo V LA FORMAZIONE NELLA CM 28 La natura della nostra vocazione richiede di fare sintesi tra consa¬crazione secolare e missione nel mondo secondo il carisma CM. Questo esige un continuo cammino di maturazione e presuppone una buona capacità di autoformazione. L'aspirante è chiamata ad impegnarsi in un'attiva collaborazione con la Responsabile di formazione e entrare progressivamente nella vita e nella dinamica del proprio gruppo, inteso come luogo di crescita, di comunione, di condivisione e di stimolo alla missione. 29 L'obbiettivo principale della formazione nella CM è la crescita glo¬bale dell'aspirante e l'assimilazione del progetto dell'Istinto. Pertanto l'iter formativo sarà ordinato a far sì che essa: * coltivi la vita di fede e di grazia; * assimili la spiritualità CM e la incarni nella vita; * curi una solida maturità umana manifestata nella fermezza d'animo, nelle capacità di accettare la solitudine e nello stabilire rapporti positivi con gli altri; * conosca e approfondisca le esigenze della secolarità consacrata, e riveli la disponibilità a viverle con serenità e fiducia nel suo quotidiano; * prenda coscienza che, consacrandosi nella CM, tutta la sua vita è donata alla chiesa e partecipa della sua missione universale, mediante la missione stessa dell'istituto. La formazione sarà attuata secondo il Piano formativo della CM, tenendo conto delle necessità dei tempi, dei luoghi e delle persone. 30 le tappe formative che precedono la prima emissione dei voti sono l'Orientamento e il Biennio di formazione. a) L'Orientamento é un periodo più o meno lungo, tenuto conto anche delle realtà secolare, perché l'aspirante acceda al Biennio con sufficiente chiarezza e solide motivazioni. b) Il passaggio al Biennio di formazione come pure alla prima emissione dei voti deve essere richiesto dall'aspirante tre mesi prima con domanda autografa alla Responsabile del gruppo stesso. 31 La responsabile di gruppo è tenuta a consultare le consacrate del suo gruppo in ordine al cammino e all'ammissione delle aspiranti ai vari periodi di formazione. In tale occasione deve essere presente anche la Responsabile di formazione. È importante che le missionarie si pronuncino con carità e verità, rispetto e senso di responsabilità per il bene delle aspiranti della CM e della Chiesa. La Responsabile del gruppo in¬vierà alla Presidente e al suo Consiglio il risultato di tale consultazione assieme alla domanda delle interessate. Il passaggio ai diversi periodi di formazione, normalmente, è preceduto da un corso di Esercizi spirituali e avviene secondo il cerimo¬niale della CM. La Responsabile locale presiede la funzione dell'Orientamento; la Responsabile di formazione quella del Biennio; La Presidente o una sua delegata quella della prima emis¬sione dei voti: 32 La formazione è un valore che alimenta la fedeltà alla nostra identità del Cuore di Cristo sollecita la nostra donazione e ci stimola a crescere umanamente e nella fede; qualifica il nostro impegno per tutti i problemi in cui vive e si agita la realtà che ci circonda; ci conduce ad una risposta profetica agli appelli sempre nuovi della storia... Così che in tutto ci facciamo collaboratrici effettive del Regno di Dio secondo i sentimenti e i criteri di bontà, di giustizia, di pace... del Cuore di Gesù. Per questo la formazione è un valore che deve essere presente in tutta la nostra vita. 33 La partecipazione attiva e costante alle iniziative della CM nasce da un forte senso di appartenenza alla nostra famiglia dalla volontà di crescere assieme nell'adesione alla nostra vocazione. Perciò siamo tenute a partecipare ai momenti formativi sia a livello di gruppo che di Istituto. Tra le iniziative della CM sono da privilegiare i Corsi di Formazione di base e permanente, gli Esercizi spirituali e i momenti di condivi¬sione di vita. 34 Le missionarie incaricate della formazione sono chiamate a vivere questa specifica responsabilità in spirito di servizio e in fedeltà alla loro vocazione. Per questa missione sono particolarmente utili: * capacità umane d'intuito e di accoglienza, * una profonda esperienza di Dio nella preghiera, * conoscenza e assimilazione del carisma CM, * forte senso di appartenenza culturale sia in campo umano che teologica, * disponibilità di tempo per gli incontri personali e di gruppo con le persone in formazione. Per una maggiore efficacia del lavoro formativo, è bene che si crei¬no, tra l'incaricata della formazione, la Responsabile locale ed il gruppo stesso una cordiale collaborazione e un leale confronto per una linea unitaria de intervento. Annualmente ciascuna Responsabile di formazione invia una relazione alla Presidente e al suo Consiglio dove presenta il cammino delle persone in formazione; il programma formativo svolto; il modo con cui la Responsabile stessa ha vissuto il suo servizio. Quando ci sono domande do ammissione ai rispettivi periodi di formazione, tale relazione verrà presentata in coincidenza con esse. 35 Per il confronto, l'approfondimento e l'indirizzo unitario le Responsabili di formazione fanno parte di un'apposita Commissione che, insieme alla Presidente, si riunisce periodicamente per verificare i programmi e per vivere insieme momenti formativi. Data l'importanza della formazione per la vita della CM, è bene che la Presidente, nella misura del possibile, partecipi agli incontri della suddetta Commissione. Per un Buon funzionamento di questo organo le Responsabili di formazione eleggono tra loro una coordinatrice che organizza e dirige gli incontri. stessi. 36 Il gruppo che ha al suo interno membri in formazione è chiamato anzitutto a dare una testimonianza gioiosa e fedele alla proprio voca-zione e dell'impegno a vivere la consacrazione nel mondo; a darsi una dinamica adeguata a questo fine; a conoscere i programmi for¬mativi svolti; a partecipare almeno ad un incontro annuale con la Responsabile di Formazione per valutare il cammino delle aspiranti e come il gruppo ha vissuto la corresponsabilità formativa.   Capitolo VI L'INCORPORAZIONE NELLA CM 37 Con la consacrazione secolare nella CM la missionaria entra in una forma stabile tutta la propria vita. Seguendo Cristo più da vicino, secondo le linee di vita tracciate dallo Spirito e dal RdV, nella spiritualità che si ispira alla contemplazione del suo Cuore trafitto, la missionaria vuole essere di Dio e non del mondo, ma dentro al mondo per consacrarlo a Dio secondo la dinamica dell'incarnazione. Data l'importanza di questo passo, sia per la persona che per l'istituto, è necessario un serio discernimento da ambedue le parti. 38 La rinnovazione annuale dei voti costituisce un momento impor¬tante perché aiuta la missionaria a mantenersi nella freschezza della sua risposta al dono di Dio; a ravvivare la sua fedeltà e a rinvigorire le motivazioni che stanno alla radice della sua consacrazione. Per questo, in preparazione alla rinnovazione dei voti, ognuna farà anche una seria revisione di vita col proprio gruppo per verificare il cammino fatto e per aiutarci reciprocamente a vivere con più au-tenticità la vocazione nella CM. La rinnovazione annuale dei voti può essere anticipata senza limiti di tempo, ma non potrà essere posticipata oltre due mesi della sca¬denza dell'ultima rinnovazione. La cerimonia avverrà, normalmente, in occasione degli Esercizi Spirituali annuali organizzati dall'Istituto, durante la celebrazione eucaristica, alla presenza di una responsabile o di una sua delegata. L'atto si documenta sul libretto personale di incorporazione. Ogni Responsabile di gruppo invia annualmente alla Presidente una breve relazione in cui comunica i nominativi delle missionarie del proprio gruppo che hanno rinnovato i voti. 39 La formazione verrà continuata in forma sistematica soprattutto nei tre anni che seguono la prima emissione dei voti. In questo periodo la missionaria sarà ancora seguita regolarmente dalla Responsabile di Formazione. Durante gli anni di incorporazione temporanea, tre mesi prima della scadenza dei voti, ciascuna missionaria esporrà alla Responsabile di gruppo, con domanda autografa, la volontà di rinnovare i voti. La Responsabile di gruppo, a sua volta, invierà alla Presidente una relazione che terrà conto del parere della Responsabile di for¬mazione e di tutte le missionarie di incorporazione definitiva del gruppo. 40 L'incorporazione definitiva nella CM viene fatta alla presenza della Presidente o di una sua delegata. Essa segna una tappa importante sia per la missionaria che per l'Istituto in quanto si crea un vincolo permanente e di reciproca responsabilità da ambedue le parti. La missionaria si preparerà a questo momento dando particolare attenzione alla sua formazione soprattutto nell'ultimo anno di incorporazione temporanea, per fare il passaggio con la necessaria chiarezza e solidamente motivata. Dopo essere stata incorporata definitivamente nell'Istituto (cfr.St.42), la missionaria è chiama a "vivere in stato di formazione permanente", avvalendosi anche di tutto ciò che a livello sociale ed ecclesiale può aiutarla a rispondere in modo sempre rinnovato alla consacrazione nel mondo secondo il carisma specifico. L'Istituto a sua volta si fa garante della formazione permanente sia organizzando corsi o giornate di studio, a cui le missionarie sono tenute a partecipare, sia sensibilizzando i rispettivi gruppi e i singoli membri a curare una dinamica formativa che aiuti a valorizzare an¬che quanto offre l'Istituto stesso. 41 ................................................... 42 ...................................................   Capitolo VII LA NOSTRA VITA DI CONSACRAZIONE 43 La consacrazione mediante i consigli evangelici "è espressione della nostra indivisa appartenenza a Cristo e alla Chiesa; della tensione permanente e radicale verso la santità; del nostro essere presenti nel mondo per servirlo, per configurarlo secondo Dio, per santificarlo dal di dentro" (Paolo VI). Tutta la nostra di consacrate sarà permeata dalla grazia specifica del nostro carisma CM secondo le modalità e lo stile indicati dallo Statuto. Per vivere con fedeltà profetica la consacrazione, assumeremo con senso di responsabilità la verifica periodica con la nostra Responsabile. 44 .................................................. 45 Ci può essere di molto aiuto il fare spesso oggetto di preghiera, di riflessione e di verifica la formula stessa della nostra consacrazione. La castità consacrata nel celibato 46 La castità consacrata ci indentifica a Cristo; ci rende testimoni del Dio-Amore nel mondo; ci fa segno dei valori del Regno; ci rende capaci di relazioni nuove con i fratelli. Vivere il voto di castità per noi missionarie significa accogliere l'amore sponsale di Cristo con la promessa di: * rinunciare all'amore coniugale; * vivere la continenza totale e permanente; * praticare la virtù della castità conforme allo stato del celibe con¬sacrato. 47 La scelta del Celibato per il Regno è accoglienza di un patto d'amore che tende ad invadere tutta la profondità della nostra esi¬stenza. Siamo consapevoli che possiamo viverlo solo poggiamdoci sull'amore fedele di Colui che ci ha chiamate, sulla forza che ci viene dal suo Spirito, sulla fedeltà convinta al carisma CM. 48 La castità consacrata per noi missionarie é ben più che l'integrità fisica o la continenza. Essa fa in modo che tutte le dimensioni della nostra persona siano unificate e tutte le energie siano protese verso Dio e verso i fratelli. Questo, però, non è mai un dato acquisito, ma un cammino progressivo secondo le linee indicate al n. 48 dello Statuto. 49 La vocazione alla castità consacrata è anzitutto un dono dello Spirito santo (1Cor. 7,7) per il servizio dei fratelli, ma richiede anche un continuo lavoro personale. Perciò dobbiamo avvalerci di ogni mezzo che ci aiuti a: * crescere in un sereno dominio di noi stesse mediante un'educa¬zione costante delle proprie tendenze istintive ed emotive, la purificazione dall'egoismo e la crescita della libertà interiore; * coltivare una visione serena della nostra sessualità e di quella altrui; * maturare uno stile interiore ed esteriore, frutto anche di buona integrazione della propria affettività, che ha come caratteristiche: la comunione, la gioia, la sobrietà, la prudenza; * "non trascurate i mezzi naturali che giovano alla sanità mentale e fisica" (PC12). Questo presuppone una corretta comprensione della nostra corporeità quale tramite indispensabile per la testimonianza del carisma che il Signore ci ha donato; * accettare la solitudine del cuore come una componente necessaria della persona umana e come luogo dove la castità consacrata assume più significato, diventa creativa, profonda, oblativa. Tutto questo eviterà che la solitudine diventi isolamento e quindi contro testimonianza al carisma di amore e di comunione. 50 L'immagine di Betania ci stimola a creare nei nostri gruppi un clima di comunione che favorisce l'accoglienza rispettosa e fraterna, la stima le une per le altre, la prontezza al perdono scambievole, la preghiera come espressione di sollecitazione e umile servizio dell'amore. 51 ................................................... La povertà evangelica 52 Gesù che "da ricco che era si é fatto povero" (2Cor.8,9) è il model¬lo della nostra povertà. La contemplazione del suo Cuore ci stimola alla ricerca di espressioni concrete di povertà, vissute nel clima gioioso delle beatitudini come * l'appoggio fiducioso alla Provvidenza di Dio e la capacità di cercare anzitutto il suo Regno (cfr.Lc. 12,31), rinunciando alla pretesa do costruire da sole il nostro avvenire; * il distacco affettivo ed effettivo dei beni per conservarci al nostro inserimento nel mondo sulla scia di tutti gli altri; * la disponibilità al servizio per farci, come Gesù, dono, gratuità solidarietà verso tutti. 53 Il vincolo del voto di povertà, ci impegna ad usare i beni temporali in modo limitato e dipendente. A - Uso limitato per noi significa: a) determinare i criteri della propria sobrietà perché ogni scelta sia coerente con la povertà evangelica; b) considerarci "amministratrici" dei beni che abbiamo e che acquistiamo; imparare a distinguere il "necessario" dal "superfluo"; compiere scelte coraggiose facendoci carico delle povertà del nostro tempo. B - Uso dipendente che ci porta a: a) verificare normalmente ogni sei mesi con la propria responsabile se il nostro stile di vita è conforme alla povertà, disponibili ad accogliere se le eventuali indicazioni per una maggior fedeltà e coerenza. b) Tenere presente anche il linguaggio delle cifre, con riferimento al seguente schema: - Resoconto delle spese che rientrano nella cifra indicativa, concordata con la Responsabile per le necessità della vita quotidiana, il contributo alla famiglia e al proprio gruppo, viaggi, aggiornamento, solidarietà con i poveri, regali.... - Richiesta dell'autorizzazione per l'uso di somme che riguardano prestiti, debiti, spese che superano la cifra indicativa concordata. - Deposito previdenza per il proprio avvenire, secondo uno stile di sobrietà. - Amministrazione dei beni patrimoniali: verificare se vengono gestiti secondo giustizia e in adesione allo stile della povertà evangelica e della solidarietà concreta. c) I membri dei gruppi di vita fraterna si sentiranno impegnati a far sì che il rispettivo gruppo abbia una propria autonomia economica. Il Centro CM supplirà a quelle spese a cui il gruppo o nucleo non potesse provvedere. Ogni semestre il nucleo di vita fraterna farà insieme la verifica del bilancio comunitario partecipando con senso di responsabilità alle scelte economiche del gruppo stesso. A partire dalla prima emissione dei voti, ogni missionaria si im¬pegna a versare normalmente all'amministratrice del suo gruppo una percentuale delle sue entrate come contributo alle spese ge¬nerali dell'Istituto. Questo vuol essere un segno reale di parteci¬pazione a ciò che concerne l'animazione, il collegamento con i membri, l'aiuto all'uno o all'altro gruppo o singola missionaria che si trovino in situazione di necessità. L'Assemblea Generale definisce di volta in volta la percentuale minima, lasciando libertà ai singoli gruppi di maggiorarla. 54 È compito del Consiglio Centrale, dopo aver avuto le indicazioni dalle singole nazioni dove è presente la CM, stabilire i limiti oltre i quali sia per la singola missionaria che per i gruppi, una spesa, un debito, un prestito diventano straordinari e perciò occorre l'autorizzazione della Presidente. Naturalmente tale cifra varia da paese a paese. 55 L'Istituto, in particolare tramite il Consiglio Centrale, è chiamato a vigilare e a fare scelte conformi a quella sobrietà semplice e solidale che deve caratterizzare tutte le missionarie, in piena adesione alla vocazione secolare e allo spirito che gli è proprio. 56 Il senso più profondo della nostra povertà si esprime nella totale dipendenza da Dio e nella piena libertà nei confronti della nostra stessa vita e delle cose. Di conseguenza il voto di povertà ci chiede: a) vivere il lavoro come un sevizio che ci accomuna ai fratelli, facendoci condividere la loro fatica, la stanchezza, le incertezze... Nello spirito di fede il lavoro deve essere visto come il "luogo teologico" dove concretizziamo quotidianamente la nostra oblazione e missione; b) crescere nella prontezza ad accogliere le nuove povertà e a condividere con chi ne è colpito; contribuire a cambiare i "meccanismi" che producono l'emarginazione e la fame di tanti popoli; c) perfezionare e spendere tutti i nostri talenti per il regno: al primo o all'ultimo posto, in posizioni di sponsabilità o di na¬scondimento, mettendo a servizio degli altri, tempo, energie, cultura e ogni altro bene con gratuità e spirito oblativo; d) vivere nello spirito delle beatitudini evangeliche anche i limiti derivanti da malattie o da invecchiamento. In spirito di comunione e per crescere in uno stile di vita veramente povero, ci comunicheremo reciprocamente le esperienze concrete nel campo della povertà. 57 Gli atteggiamenti esplicitati nello Statuto nº57 non si possono im¬provvisare nella nostra vita. Nascono da un autentico stile di pover¬tà evangelica e si consolidano nel profondo di ognuna di noi dove libertà e responsabilità, fede e abbandono in Dio prendono corpo e danno significato al nostro esistere e operare. L'obbedienza evangelica 58 L'obbedienza al Padre, che Cristo ha vissuto "fino alla morte" (Fil.2,8), costituisce la sorgente e il modello a cui noi missionarie ci ispiriamo per vivere la vita di comunione e alimenta la nostra ca-pacità oblativa. Come Cristo anche noi, obbedire significa essere protese verso il Padre, in una libera e amorosa docilità alla sua volontà. 59 ......................................................... 60 La Parola di Dio e lo Statuto costituiscono l'itinerario di vita a cui noi missionarie ci riferiremo continuamente, per una fedeltà sempre nuovo alla volontà di Dio. Come laiche consacrate CM siamo chiamate a: * assumere l'obbedienza con Spirito di iniziativa e di responsabili¬tà personale, senza facili deleghe e senza autonomie troppo soggettive; * accettare nella fede le indicazioni e le direttive delle Responsabili dell'Istituto in ordine alla realizzazione della nostra vocazione; * coltivare un vero senso ecclesiale che si esprime anche nell'ascolto e attuazione di quanto dice il Magistero o propone la nostra Chiesa locale; * vivere l'obbedienza a Dio nel quotidiano e in particolare il lavoro, inteso come partecipazione al progetto di Dio e come luogo di comunione con chi ne condividiamo la fatica e la re¬sponsabilità; * Educarci ad un attento ascolto del mondo per cogliervi il significato profondo degli avvenimenti e per ricondurlo a Dio. 61 Con le Responsabili cammineremo di pari passo nella ricerca umile e attenta del piano di Dio su di noi. Nel dialogo leale e sempre aperto alla fiducia, verificheremo periodicamente con la Responsabile: * la nostra disponibilità a "vivere nell'accoglienza umile e serena della volontà di Dio in qualunque modo i manifesti" (St.7); * gli impegni del lavoro, apostolici e sociali, perché siano vissuti in conformità alla spiritualità e alla missione CM; * le decisioni e i progetti che possono trasformare la nostra situa¬zione di vita: cambiare lavoro, residenza, accettare o rifiutare ruoli di una certa responsabilità...; * il nostro senso di appartenenza al gruppo e all'Istituto e come lo concretizziamo. 62 Un'obbedienza veramente evangelica ci richiede molta fede e molto amore e ci immerge nel mistero pasquale di Cristo che è morte e risurrezione. Contemplando intensamente il Cuore trafitto di Cristo troveremo la luce e la forza per vivere con fortezza e serenità le oc¬casione in cui l'obbedire si coniuga con una immolazione e oblazione generosa di noi stesse. 63 "Il fratello aiutato dal fratello è come una città inespugnabile" (Pro.18,19). Noi missionarie scopriamo la volontà di Dio anche nella revisione di vita e nel dialogo aperto e fraterno con i membri del gruppo di appartenenza. In questa ricerca avremo a cuore soprattutto l'edificazione del corpo di Cristo secondo il piano di Dio su ciascuna e sull'intera famiglia CM.   Capitolo VIII LA NOSTRA PREGHIERA 64 Noi missionarie, pur in un ritmo di vita fortemente impegnato, tenderemo a un atteggiamento costante di comunione con Dio, per mantenerci nell'equilibrio e nell'autenticità della nostra vocazione. Di qui impariamo ad attuare, in progressiva crescita, il dono di noi stesse a Lui e ai fratelli. 65 Per vivere in pienezza, come missionarie CM, ci lasceremo trasformare dallo Spirito santo perché tutto in noi sia preghiera. Questo atteggiamento ci aiuterà a scoprire con meraviglia la presenza amante di Dio nella storia e nel nostro quotidiano e a considerare ogni realtà del mondo come sorgente di ispirazione per una preghiera oblativa e missionaria. 66 ................................................... 67 .................................................... 68 Per alimentare l'unità tra contemplazione e vita, ci abitueremo a vedere le persone, il mondo, la storia, la nostra vita quotidiana con gli occhi e il cuore di Dio e a leggerli con amore. Assumeremo con convinzione e senso di responsabilità, le espressioni di preghiera indicate nel nº 68 dello Statuto. Daremo particolare attenzione all'Adorazione Eucaristica, scuola privilegiata di vita e di servizio alla chiesa come dice P.Dehon: "l'Adorazione non è per noi un fatto privatistico, individualistico; è compiuta a nome della Chiesa e per la Chiesa". Qualora non ci fosse possibile fare l'Adorazione eucaristica di pre¬senza, è bene che ci sia almeno l'impegno dell'adorazione in spirito, trovando nel cuore della giornata uno spazio di tempo per questo scopo. Chi per particolari circostanze o normali condizioni di vita, non riuscisse a vivere abitualmente le espressioni di preghiera indicate nello Statuto, si verifichi con la responsabile perché possa vivere serenamente e responsabilmente la sua vocazione. Dobbiamo dedicare anche un tempo conveniente alla lettura di quanto ci aiuterà a crescere nel cammino di consacrazione nel mondo. 69 Rientra nella dinamica di ogni gruppo organizzare il ritiro mensile per vivere insieme momenti di riflessione, di preghiera, di fraternità... (cfr.St.21) a cui è indispensabile che ciascuna partecipi con as-siduità e spirito di condivisione. Gli Esercizi spirituali annuali organizzati dalla CM costituiscono un appuntamento importante per ognuna di noi sia per un rinnovamento interiore personale che un cammino di comunione con l'Istituto. Chi, per motivi seri, non potesse partecipare al ritiro mensile con il proprio gruppo o agli esercizi spirituali annuali organizzati dall'Istituto è tenuto a verificarsi con la propria Responsabile e a farli altrove appena possibile. 70 Ci educheremo a celebrare frequentemente il sacramento della Riconciliazione, perché l'esperienza rigenerante della misericordia di Dio ci renda più aperte al perdono reciproco e alla comunione attiva con tutti i fratelli; più disposte a verificare la nostra vita an¬che in ordine ad una maggior efficacia della nostra missione nel mondo. È per noi importante avvalersi anche di una saggia direzione spirituale per un serio confronto su come viviamo il progetto di vita CM a cui abbiamo liberamente aderito. 71 La ricerca dell'intimità con Dio nella vita secolare comporta il bisogno vitale di un silenzio di tutto l'essere. La fede, la speranza, l'amore di Dio e la disponibilità ai doni dello Spirito, come pure l'amore fraterno aperto al mistero degli altri, implicano il silenzio e l'ascolto. Alla scuola di Maria di Nazaret impariamo il vero senso della preghiera, della vita e del dono di noi stesse nella semplicità del quotidiano, prima ancora che nelle grandi occasioni. Ci sarà di aiuto recitare ogni giorno la preghiera di consacrazione alla Madonna. Capitolo IX LA COMUNIONE FRATERNA NELLA CM 72 La consacrazione a Dio nella CM affida alle nostre mani e la nostro cuore il carisma d'amore che si fa comunione. Nella Chiesa e nel mondo ci sentiamo chiamate a dare il primato all'amore e di conseguenza: * ad inserirci di più nel dinamismo e nello stile della vita trinitaria per accogliere in noi il dono della comunione; * a trovare la nostra realizzazione di donne e di consacrate nel dono progressivo do noi stesse nella vita dell'amore oblativo; * a "perdere tutto ma non perdere la carità", secondo la consegna del nostro Fondatore. 73 Vivremmo le espressioni concrete della vita di comunione, che lo Statuto rende normative per noi, attingendo lo Spirito dal Cuore di Cristo e collaborando attivamente con Lui per diventare donne esperte di comunione, artefici e testimoni di quel progetto di amore che è l'essenza della nostra spiritualità. 74 La comunione all'interno dei nostri gruppi CM si fa concreta nella misura in cui viviamo e cresciamo nel senso di appartenenza ad un unico carisma e ad un'unica missione. San Paolo ci insegna l'arte della comunione fraterna: * l'accoglienza reciproca; * il rapporto sincero dove il sospetto è già una sconfitta, mentre l'amore è speranza viva di quello che l'altra può diventare; * la preghiera le une per le altre; * l'attrattiva per le cose umili; * la convergenza sui valori essenziali e il rispetto per la libertà e la personalità di ognuna (cfr.Rom.12,9-18). Per la comunione dei gruppi fra loro e con tutta la CM utilizzeremo i mezzi che l'Istituto ci offre e che la nostra creatività ci suggerisce e ci avvarremo della mediazione del Consiglio Centrale per una comunione concreta dei beni materiali. 75 Con le sorelle più fragili e in difficoltà la nostra comunione si fa più esigente e deve tradursi in ascolto profondo di quello che l'altra sta vivendo; in aiuto discreto e generoso; in gesti concreti di solidarietà. 76 Vivremo la malattia, l'anzianità ed ogni altra situazione di disagio con senso di fortezza, di non pretesa e come offerta oblativa per la redenzione del mondo. Tuttavia, la comunione fraterna ci porta a circondare di carità le missionarie malate o anziane, venendo incontro alle loro necessità. Mediante loro il Signore ci sollecita ad un autentico abbandono, ci ricorda la fragilità della nostra condizione e ci fa memoria che nei più deboli egli vuole essere particolarmente riconosciuto e servito. 77 Il carisma dell'amore che si fa comunione è dono che ci supera continuamente. Convinte che lo portiamo "come tesoro in vasi di creta", ci impegnamo a: * rinvigorire il dono della conversione mediante a il sacramento della Riconciliazione; * una periodica revisione di vita circa il nostro modo concreto di vivere la comunione fraterna, tenendo conto della diversità di temperamenti, età e provenienza; * scambiarci il perdono reciproco ogni volta che abbiamo coscienza di aver ferito o disatteso lo spirito di fraterna comunione nei rapporti interpersonali. 78 Da Maria, modello della nostra vita fraterna, vogliamo imparare a conformare il nostro cuore al suo: cuore forte e vigilante nel prevenire, nell'accogliere e nel conservare nei nostri gruppi il "vino buono" della comunione.   Capitolo X USCITA E DIMISSIONE 79 La persona, rispondendo alla chiamata di Dio, entra e rimane nella CM in vista di un'adesione definitiva al suo progetto di vita voluto dal Signore e riconosciuto dalla Chiesa. Ma può accadere che l'una o l'altra aspirante o missionaria non intendano proseguire in tale cammino. A) Per quanto riguarda l'uscita dall'Istituto di una missionaria di incorporazione temporanea, la procedura é indicata al nº79 dello Statuto. B) Quando si tratta di una missionaria di incorporazione definitiva che vuole lasciare la CM, la procedura é la seguente: a) se esce alla cadenza annuale dei voti non é tenuta a chiedere particolari dispense. Basta che lo comunichi alla Presidente; b) se invece, per motivi gravi, volesse lasciare l'Istituto prima dello scadere dei voti è tenuta a chiedere la dispensa, tramite la Presidente, alla sede Apostolica per riceverne l'indulto. C) Per l'aspirante che é nel periodo di Orientamento o nel Biennio di Formazione vigerá quanto segue: a) se dopo matura riflessione con la Responsabile di Formazione e quella del suo gruppo, l'aspirante non volesse più continuare il cammino nella CM, cesserà il suo rapporto con l'Istituto dopo aver avvisato la Responsabile di gruppo che ne darà comunicazione al Consiglio Centrale; b) nel caso in cui l'aspirante non sia ritenuta idonea a prosegui¬re nella CM. * se si trova nell'Orientamento può essere dimessa dalla Responsabile di gruppo, dopo aver consultato la Responsabile di formazione e le consacrate del gruppo stesso; * se si é nel Biennio la dimette la Presidente con il voto deli¬berativo del suo Consiglio. 80 ...................................................... 81 Durante il periodo di incorporazione temporanea può avvenire che una missionaria sia ritenuta non idonea alla vocazione CM. In tal caso: a) una volta giunta alla scadenza annuale dei voti, può non essere ammessa alla rinnovazione degli stessi dalla Presidente con il voto deliberativo del Consiglio. Di conseguenza l'interessata rimane libera di ogni vincolo con l'Istituto; b) prima della scadenza dei voti, una missionaria può essere dimessa solo per motivi gravi, imputabili e comprovati anche giuridi¬camente e occorre la dispensa della sede Apostolica. 82 Nel caso che esca o sia dimessa una missionaria che è dedicata a tempo pieno al suo servizio, le Responsabili dovranno attuare nei suoi confronti "l'equità e la carità evangelica" e accompagnarla fra¬ternamente finché non abbia trovato una nuova sistemazione di vita. La missionaria da parte sua è tenuta a non esigere risarcimenti per servizi o attività svolti all'interno dell'Istituto (CJC.can.702/1-2). È molto importante che, anche dopo l'uscita o la dimissione, i rapporti rimangano liberi e cordiali sia da parte dell'interessata che della CM.   Capitolo XI RESPONSABILI E LORO SERVIZIO 83 La ricerca della volontà di Dio, nella fedeltà al Carisma e alla mis¬sione CM, accomuna missionarie e Responsabili in un ruolo di me¬diazione che richiede loro di essere donne di fede e le impegna in un servizio di comunione e di governo in conformità all'indole pro¬pria della CM. Per questo chiamate a: * amare il colloquio con Dio e a cercare in Lui la forza per supe¬rare le difficoltà inerenti al loro incarico; * mantenersi abitualmente disponibili a tutte, ma particolarmente a chi ha maggiormente bisogno di essere aiutata nel suo cammino; * "perfezionare le qualità necessarie al ruolo che è stato loro affidato perché, oltre ad avere capacità di ascolto, disponibilità, comprensione, apertura, intuizione, discernimento, esse devono sapere animare, guidare con chiarezza di visione e con fermezza" (Doc. I.S.nº263); * vigilare perché anche le scelte economiche si vivano in armonia e in modo trasparente. 84 È importante per ogni Responsabile coltivare la consapevolezza che "Maria è la direttrice generale e perpetua dell'Istituto" e invocarla spesso quale madre, guida e custode della CM. 85 Oltre al corpo direttivo della CM indicato nello Statuto nº85, è prevista anche la Consulta delle Responsabili di Gruppo. Essa é un organo consultivo e di comunione tra le Responsabili e il Consiglio Centrale. Si raduna ogni due anni nel sessennio che va da un'Assemblea ordinaria all'altra. La Consulta costituisce un'occasione molto importante per: * offrire al Consiglio Centrale la possibilità di una ricerca e di una verifica, con le Responsabili di gruppo, del cammino di tutto l'Istituto; * favorire una comunione più ampia e più specifica a tutti i gruppi, tramite le loro Responsabili, di quanto emerso nella Consulta stessa per una maggior vitalità della nostra famiglia CM. Se una Responsabile di gruppo non potesse partecipare alla Consulta per ragioni gravi, dovrà essere sostituta da una delegata eletta dal gruppo stesso. L'Assemblea generale 86 L'assemblea generale é un momento privilegiato della manifestazio¬ne dello Spirito santo nella vita della CM. Essa riflette, nell'ambito dell'Istituto, quanto avvenne a Gerusalemme per l'elezione di Mattia (cfr.At.1) e la Celebrazione del primo Concilio (cfr.At.15). Come allora, è necessario lavorare con lo Spirito santo perché tutto abbia compimento nell'amore dl Signore Gesù e nella comunione dei cuori. 87 La convocazione dell'Assemblea dovrà essere fatta almeno un anno prima della sua celebrazione. Perché raggiunga gli obbiettivi per cui é stata convocata, é bene che sia preceduta da una seria prepara¬zione spirituale e relativa ai problemi e ai temi inerenti allo sviluppo e alla missione della CM. 88 Partecipano di diritto all'Assemblea: a) di diritto Oltre ai membri già previsti al nº88 dello Statuto: * le Responsabili di gruppo con più di cinque consacrate * una Responsabile di formazione eletta dalla commissione di cui al nº35 del presente RdV * il Responsabile Centrale dei Familiares. b) per elezione Coloro che risultano designate secondo le seguenti norme: * i gruppi che hanno fino a cinque consacrate eleggono una de¬legata e una sostituta; * i gruppi che hanno da sei a otto consacrate eleggono una de¬legata e due sostitute. La prima sostituta prende il posto della Responsabile di gruppo, la seconda della delegata, nel caso che l'una o l'altra non possa partecipare; * i gruppi che hanno più di otto consacrate eleggono due delegate e tre sostitute; * le delegate e le sostitute possono essere scelte sia tra le missionarie di incorporazione definitiva che temporanea; * risultano elette, come delegate e sostitute all'Assemblea, le missionarie che hanno ottenuto la maggioranza assoluta nel primo o nel secondo scrutinio, oppure la maggioranza relativa nel terzo. A parità di voti, nel terzo scrutinio, risulta eletta la più anziana di consacrazione o, se anche questa fosse pari, la più anziana di età. c) Può partecipare all'assemblea, senza diritto di voto, secondo il parere della Presidente e del suo Consiglio, l'una o l'altra persona esperta ritenuta idonea ad aiutare le partecipanti ad esami¬nare alcune questioni importanti per la vita dell'Istituto. L'esperto, che può essere sia membro CM che esterno all'Istituto stesso, parteciperà all'Assemblea solo per il tempo necessario per trattare il tema di sua competenza. d) Dopo la verifica della presenza o meno dei partecipanti, l'Assemblea passa alla scelta di due scrutatrici, delle segretarie e di due moderatrici con votazione a maggioranza relativa o in altra maniera accettata da tutti i presenti. * il compito delle scrutatrici è di vigilare perché le votazioni si svolgano regolarmente e di presentare i risultati alla Presidente perché li proclami all'Assemblea. * Le segretarie invece mettono per iscritto la sintesi degli interventi, le conclusioni concordate e i risultati delle votazioni. All'apertura di ogni nuova seduta leggono il verbale di quanto è stato trattato e concluso nella seduta precedente. L'intero testo dei verbali, firmato dalla Presidente e dalle segretarie stesse, passa agli atti dell'Assemblea. * Le moderatrici hanno il compito di guidare la discussione perché gli interventi si susseguano in modo ordinato, siano aderenti al tema trattato e soprattutto perché il dialogo si svolga serenamente nel rispetto e nell'ascolto delll'opinione di ogni membro. Alla moderatrice compete anche sintetizzare i contenuti e i suggerimenti che emergono in Assemblea, in ordine alla trattazione dei veri temi e questioni. * Per un buon funzionamento dell'Assemblea può essere utile anche un Consiglio di Presidenza costituito da: Presidente e le due moderatrici. 89 La Presidente e i membri del Consiglio Centrale e l'Amministratrice Centrale dovranno essere eletti tra le missionarie di incorporazione definitiva. Prima di procedere alla loro elezione, ciascuna si impegnerà ad essere strumento docile della Provvidenza di Dio, ripetendo a voce intelligibile la preghiera degli Atti degli Apostoli per la prima elezione Apostolica: "Signore Gesù, tu che leggi nel cuore di ciascuno, mostraci chi hai scelto" (At.1,24). Durante le elezioni, se è scelto un membro fuori dall'Assemblea, prima di continuare il lavoro, è necessario che l'eletta notifichi la sua accettazione. La missionaria che ha accettato diventa membro dell'Assemblea, senza che per questo sia esclusa che precedentemente rivestiva la sua carica. 90 Le votazioni riguardano le mozioni assembleari avvengono, normalmente, per scrutinio segreto, ameno che l'Assemblea stessa all'unanimità decida diversamente. Le decisioni prese da un'Assemblea rimangono in vigore fino a che una successiva Assemblea non determini diversamente. Le direttive Assembleari devono essere tenute nella massima considerazione. Si possono ripetere anche per queste le parole del primo Concilio della Chiesa, Quello di Gerusalemme: "Abbiamo deciso lo Spirito Santo e noi..." (At.15,28). 91 ................................................... La Presidente e il suo Consiglio 92 La Presidente ha il compito di animare con l'esempio, la parola e opportune iniziative, la vita spirituale ed Apostolica dell'Istituto, curando al di sopra di tutto la comunione dei cuori, delle forze e degli ideali, perché questa é la grazia specifica della CM. Per questo é chiamata a: a) trattare e possibilmente risolvere con l'aiuto del suo Consiglio e a norma dello Statuto, i problemi generali e particolari dell'Istituto; b) incontrarsi personalmente o per mezzo di altri membri del Consiglio Centrale almeno annualmente con ogni gruppo, per una verifica della vita e della missione del gruppo stesso; c) riunirsi periodicamente con l'apposita Commissione per la formazione come é indicato al nº35 del RdV; d) mantenere un regolare contatto con le Responsabili di gruppo per un confronto e un aiuto inerente allo svolgimento della loro missione di animazione e di servizio al gruppo; e) vigilare sull'amministrazione dei beni dell'Istituto affidati all'Amministratrice centrale. f) assumersi l'incarico della Rappresentanza Legale o affidarlo ad un'altra missionaria. 93 La Presidente svolge il suo servizio di animazione e di guida dell'Istituto con la collaborazione del Consiglio composto da quattro Consigliere. Per la vitalità stessa della CM, è bene che nel Consiglio siano rappresentate le due modalità di vita e, nella misura del possibile, le realtà dell'Istituto. 94 Sia per il buon funzionamento del Consiglio Centrale che per la vitalità dell'Istituto, indipendentemente che la Presidente e la vice siano a tempo pieno, é bene che: * si instauri una vera collegialità e fattiva partecipazione tra tutte le Consigliere e la Presidente; * si crei una segreteria che collabori direttamente col Centro CM. 95 ..................................................... 96 È auspicabile che nell'eleggere la Presidente e i membri del Consiglio si favorisca l'avvicendamento delle persone per il bene delle stesse e per la vitalità della CM. Le Responsabili di gruppo 97 Quando si costituisce un gruppo è bene darne conoscenza anche al Vescovo diocesano per un'esplicita comunione ecclesiale e per far conoscere l'esistenza del nostro Istituto. Normalmente la Responsabile di gruppo è scelte tra le missionarie di incorporazione definitiva. Ma, eccezionalmente può anche essere eletta tra coloro che hanno almeno tre anni di incorporazione tempo¬ranea. Per l'elezione occorre la maggioranza assoluta nei primi tre scrutini. Se questa non é stata raggiunta, si passa al ballottaggio, ossia si limitano i voti alle due candidate che nel terzo scrutinio ne hanno raccolto un numero maggiore.... (cfr.St.nº89) 98 La Responsabile di gruppo è chiamata a vivere con coerenza il suo mandato, mettendosi al servizio del bene delle persone e anteponendolo al proprio interesse. Oltre a quanto già espresso nello Statuto, i suoi compiti particolari sono: a) avere una sollecita e rispettosa premura per tutte le espressioni di vita spirituale e materiale di ciascuna missionaria; b) organizzare il ritiro mensile e altre iniziative di carattere forma¬tivo, di aggiornamento, di fraternità; c) stimolare le missionarie ad essere fedeli alla verifica periodica, rendendosi disponibile e curare l'accoglienza, la discrezione e il discernimento; d) curare il rapporto con l'amministratrice del gruppo e del nucleo per una buona impostazione economica ed amministrativa del gruppo stesso; e) avere a cuore l'animazione vocazionale e missionaria, cercando di sensibilizzare tutto il gruppo a questo scopo; f) collaborare con attenzione e discrezione con la responsabile di formazione nel suo delicato compito; g) tenersi in contatto con la Presidente e inviarle una relazione an¬nuale sulla vita e il cammino del gruppo; h) partecipare alla consulta delle responsabili; i) avvertire la Presidente quando una missionaria è colta dalla morte e diramare la notizia, anche perché ogni gruppo provveda a far celebrare almeno una Messa di suffragio. La Responsabile avrà cura che vengano raccolte le notizie biografiche della mis¬sionaria defunta, perché le sue virtù e la sua donazione possano indicare alla CM nuove vie d'amore. 99 ..................................................... Le Amministratrici dei beni nella CM 100 Anche l'Amministrazione dei beni materiali deve essere impostata e svolta sulle linee dell'amore. Per questo è opportuno tener presente che: * il Vangelo, quale norma fondamentale della vita di consacrazione, dà un preciso insegnamento anche sul valore e sull'uso dei beni materiali (cfr.St.52); * la CM ha diritto di acquistare, possedere e amministrare il necessario al suo sostentamento e alla realizzazione della sua missione nella Chiesa. Ma deve evitare tutte le espressioni che sanno più di lusso che di necessità, che esprimono la potenza e la sicurezza del denaro anziché l'umile accettazione della comune legge del lavoro corroborata dalla fiducia nella Provvidenza di Dio. 101 ...................................................... 102 È compito dell'Amministratrice Centrale amministrare i beni materiali dell'Istituto, mobili e immobili, in collaborazione e secondo le direttive della Provvidenza e del Consiglio. Oltre a quanto indicato ai nn.101 e 102 dello Statuto, i suoi compiti sono: a) fare acquisti e stipulazione di obbligazioni, previo consenso della Presidente e del Consiglio; b) vigilare e accompagnare le amministrazioni delle attività dell'Istituto; c) ricevere i bilanci dei gruppi e i rispettivi contributi che essi ver¬sano periodicamente all'Istituto; d) aiutare le Amministratrici locali a esercitare con competenza e puntualità il loro servizio, stimolandole a fare scelte economiche per il bene dei gruppi e della CM nella sua globalità; e) promuovere periodicamente incontri con le Amministratrici locali per studiare linee economico-amministrative, che tengono conto delle diverse e della comunione. 103 L’amministratrice si avvarrà della collaborazione di consulenti in campo amministrativo e legale. Si costituirà anche un’équipe di lavoro formata da missionarie competenti che collaborino con l’amministratrice nella gestione dei beni dell’Istituto. 104 L'amministratrice dei beni si diversifica secondo l'identità dei gruppi. Di conseguenza sono differenti anche i compiti della rispettiva amministratrice. a) Per una buona dinamica, è bene che ogni gruppo misto o costi¬tuto solo da missionarie di vita in famiglia, una sua cassa comune dove ognuna versa un contributo stabilito dal gruppo stesso. Tale cassa permette di fare fronte alle spese ordinarie della vita di gruppo come: incontri, ritiri, viaggi dei membri a servizio dell'Istituto, attuazione di progetti di solidarietà, contribuire alla manutenzione della casa del gruppo... b) Nel gruppo misto o composto solo da missionarie di vita in famiglia, l'Amministrice locale ha il compito di gestire i beni della cassa comune e di presentare ogni sei mesi il bilancio all'Amministratrice centrale dopo averlo verificato con la responsabile del proprio gruppo. c) Il nucleo di vita fraterna, dentro al gruppo misto, ha una sua propria cassa la cui gestione spetta al nucleo stesso che si sceglierà al suo interno un'incaricata di tale amministrazione. I bilanci vengono inviati ogni semestre all'Amministratrice centrale dopo che sono stati verificati con la Responsabile e col nucleo ma senza che venga no presentati a tutto il gruppo. d) In gruppo di vita fraterna la gestione dei beni é affidata ad un'amministratrice scelta dal gruppo stesso. Essa ha il compito di gestire i beni materiali del gruppo e di presentare semestral-mente all'Amministratrice centrale il bilancio, dopo averlo verificato insieme alla Responsabile e al gruppo; e) se il gruppo dispone di una casa di proprietà della CM, l'Amministratrice locale in collaborazione con quella centrale, si impegna a gestire correttamente questo bene. Si può scegliere di intestare a persone fisiche telefono, acqua, luce, gas.., anche per rispettare la nostra identità di Istituto secolare. Sia i gruppi che nuclei di vita fraterna devono provvedere d'accordo con l'Amministratrice centrale a che le missionarie usufruiscano di una discreta garanzia per il proprio avvenire, a tenore delle norme della previdenza sociale. L'obbligo sarà assolto direttamente dal gruppo in cui la missionaria opera, e dove questo non è possibile, dal Centro CM. È bene, inoltre, per le persone non coperte, fare l'assicurazione infortuni. Conclusione 105 Noi missionarie del Sacro Cuore acceteremo il Regolamento di vita con creatività e senso di responsabilità personale. "Nella tua volontà è la mia gioia; mai dimenticherò la tua Parola" (Sal.119). Maria, madre, guida e custode della Compagnia Missionaria del Sacro Cuore diriga i nostri passi in un cammino di fedeltà e di comunione.
statuto dei familiares
 
CAPITOLO 1° LA COMPAGNIA MISSIONARIA DEL S. CUORE "Vi sono (nella Chiesa) diversità di carismi . Però tutti sono distribuiti dal medesimo Spirito. Egli li dona - a ciascuno come vuole; - solo e sempre per l'utilità comune". (cfr. 1 Cor 12, 4-11) "E' sempre l'unico ed identico Spirito il principio dinamico della varietà e della unità nella Chiesa di Dio. Il fedele laico (obbediente all'azione di salvezza dello Spirito) . . . deve vivere in un continuo scambio con gli altri, con un vivo senso di fraternità, nella gioia di una eguale dignità e nell'impegno di far fruttificare insieme l'immenso tesoro ricevuto in eredità". (CFL n. 20) 1. La Compagnia Missionaria del S. Cuore é un Istituto Secolare che trova nella spiritualità di amore e di oblazione, colta dalla S. Scrittura ed espressa in modo culminante dal mistero del Cuore trafitto di Cristo, l'alimento della sua vita interiore e della sua missione. 2. Questa spiritualità costituisce il carisma "specifico" della Compagnia Missionaria, il carisma cioé che, attraverso p. Dehon, le é stato donato dallo Spirito e che la fa esistere nella Chiesa con uno stile proprio. 3. La Compagnia Missionaria del S. Cuore é composta: - dalle Missionarie chiamate al servizio della spiritualità di amore e di oblazione e alla consacrazione totale di se stesse a Dio, mediante i voti di povertà, castità e obbedienza; - dai Familiares che si impegnano con una specifica promessa a vivere la spiritualità e la missione dell'Istituto. 4. I Familiares pertanto sono coloro che, accogliendo l'invito di Dio, danno alla propria vita lo stile di pensiero e di azione della Compagnia Missionaria del S. Cuore, secondo il carisma che le é specifico. 5. Il presente Statuto traccia le linee del programma di vita dei Familiares, perché il dono della vocazione all'amore e all'offerta di se stessi con il Cuore di Cristo sia autentico ed efficace. 6. La Compagnia Missionaria é aperta alle aspirazioni ed ai problemi di tutti gli uomini. Si propone, però, di vivere particolarmente unita ai Gruppi ecclesiali che si ispirano all'eredità di p. Dehon e di dare il suo contributo per la vita, l'espansione e la fecondità di tutta la Famiglia Dehoniana. CAPITOLO 2° IL NOSTRO PROGRAMMA DI VITA a) La Spiritualità "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io ho amato voi, anche voi amatevi gli uni gli altri (Gv 13, 34). Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici".(Gv 15, 13) "Straordinari o semplici e umili, i carismi sono grazie dello Spirito Santo che hanno, direttamente o indirettamente, una utilità ecclesiale, ordinati come sono all'edificazione della Chiesa, al bene degli uomini e alle necessità del mondo".(CFL n. 24) 7. La nostra spiritualità nasce e si alimenta nella contemplazione del Cuore di Gesù. Attraverso la ferita del costato Egli ci fa dono del suo Spirito e, nell'effusione dell'acqua e del sangue, ci purifica dal peccato e ci rinnova nella carità. Noi vogliamo essergli profondamente riconoscenti realizzando il dono di noi stessi nell'impegno quotidiano a vivere la sua totale disponibilità al Padre e agli uomini. Le esigenze dell'imitazione del Cuore di Gesù si concretizzano soprattutto in due disposizioni di spirito e di vita: - l'amore che si fa "comunione", che ci fonde nell'unità; - l'oblazione, ossia l'offerta di quanto siamo e possiamo perché tutto diventi testimonianza di amore e "con Cristo e in Cristo" contribuisca alla salvezza di tutti gli uomini. 8. La vita di amore, vissuta intensamente sino a farci "comunione" con Dio e con i fratelli, rappresenta il culmine di quanto ha fatto e detto Gesù. Qui si compie pienamente il nostro impegno spirituale. 9. Alla scuola del Cuore di Gesù impariamo anzitutto a realizzare la "comunione" con Dio mediante: - l'impegno ad accogliere e coltivare la vita di grazia e l'attenzione a tutte le circostanze per testimoniarla ai fratelli; - l'accettazione umile e generosa della sua volontà nell'ordinarietà della nostra giornata e nelle circostanze particolarmente difficili o dolorose che la vita presenta. Il "sì" di Gesù e di Maria, espressione della totalità del loro servizio, costituisce l'atteggiamento caratterizzante l'amore che vuole farsi "comunione". 10. Questa vivace e operosa "comunione" con Dio diviene la premessa necessaria della nostra "comunione" con i fratelli. "Questo é il comandamento che abbiamo ricevuto da Lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello" (1 Gv 4, 21). 11. Fare "comunione" con i fratelli significa "perdersi" per ritrovarsi nel Cuore di Cristo e farsi con Lui ascolto, disponibilità, dolcezza, rispetto, accoglienza, forza unitiva . . . con tutti. 12. Il nostro cammino di carità - parte da chi ci sta a fianco, o condivide il nostro stesso ideale di vita; - ma abbraccia e si mantiene carico di attenzione, di benevolenza, di aiuto. . . per tutti gli uomini, specialmente i più bisognosi. 13. Pertanto, aiutati efficacemente dallo Spirito Santo che educa il cuore degli uomini e lo mantiene "nuovo" nell'amore, ci sentiremo impegnati a presentarci contrassegnati in tutto e sempre dalla carità, segno visibile della presenza di Dio che é amore. 14. La pratica della carità, in tutta l'estensione delle sue esigenze, ci domanderà a volte una grande capacità di sacrificio. Allora, soprattutto, chiederemo con insistenza al Cuore di Gesù la fedeltà al nostro impegno di vocazione per essere continuazione e complemento della sua immolazione. 15. La nostra vita, dunque, sarà tutta protesa all'offerta di noi stessi e della nostra attività, in unione alla santità ed ai sentimenti del Cuore di Gesù. I rapporti di famiglia e di lavoro, i contatti con le persone, le vicende liete e tristi, le tante cose minutissime di cui si compone la nostra giornata . . . tutto può e deve divenire un sacrificio di amore dove, più che la vastità dell'offerta, Dio gradisce l'intensità dell'affetto. Anche agli occhi dei fratelli essa acquista efficacia di grazia nella disponibilità paziente, nella semplicità e nel sorriso. b) La Missione Disse Gesù agli apostoli: "Mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e fino agli estremi confini della terra".(Atti 1,8) " I Laici sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall'interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo mediante l'esercizio della loro funzione propria e sotto la guida dello spirito evangelico . . . rendendo così visibile Cristo agli altri, principalmente con la testimonianza di vita".(LG n. 31) "La comunione ecclesiale é un grande dono dello Spirito Santo che i fedeli laici sono chiamati ad accogliere con gratitudine e vivere con profondo senso di responsabilità. Ciò si attua concretamente mediante la loro partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa al cui servizio, ciascuno a suo modo, pone il proprio carisma e le proprie capacità".(CFL n .20) 16. La nostra missione, come la spiritualità, trova alimento e sprone nella contemplazione del Cuore di Gesù. Il Costato trafitto ci manifesta la dimensione e il prezzo dell'amore di Dio, che si é donato a noi in Cristo, e perdura nella Chiesa. Egli ci domanda con insistenza adesione e collaborazione. 17. Così noi consacriamo tutte le nostre capacità e possibilità al servizio della Chiesa e del mondo, impegnandoci nell'evangelizzazione e nella promozione umana, secondo il carisma della Compagnia Missionaria del S. Cuore. Per questo promuoviamo quanto aiuta l'uomo ad incontrare Cristo ed a elevare il livello morale e sociale della sua vita. 18. Vogliamo anche fare gran conto del senso della famiglia, della competenza professionale, della giustizia e di tutte le virtù che riguardano i rapporti sociali, perché, ovunque ci troviamo e lavoriamo, possiamo essere testimoni credibili della missione salvifica di Cristo e "scrivere la legge divina nella vita della città terrena" (GS n. 43). 19. Consapevoli che l'uomo é per sua natura sociale e che piacque a Dio riunire tutti i credenti per farli suo Popolo (cfr. 1 Pt 2, 5ss) e un unico corpo in Cristo (cfr. 1 Cor 12,12), coltiveremo un forte spirito comunitario. Ci inseriremo come forze attive e vivificatrici nelle espressioni apostoliche della nostra parrocchia, della nostra diocesi e negli organismi civili che curano e promuovono il bene sociale. Soprattutto ci sentiremo chiamati a rendere presente ed operosa la Chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze in cui essa non può diventare sale della terra, se non per mezzo nostro (cfr. LG n. 33). 20. La disposizione con cui vivremo la nostra missione sarà di continua comunione con il Padre e con il Figlio suo Gesù Cristo, nella grazia dello Spirito Santo, con tutta la Chiesa, le sorelle ed i fratelli di ideale. Ci lasceremo guidare da Maria perché, ovunque ci troviamo e lavoriamo, possiamo essere testimoni credibili della missione salvifica di Cristo. CAPITOLO 3° LA NOSTRA PREGHIERA "Gli apostoli ritornarono a Gerusalemme (dopo l'ascensione di Gesù al cielo) ed erano assidui e concordi nella preghiera con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù, e con i fratelli di lui".(At 1, 12-14) "Il rapporto con Dio é elemento costitutivo dello stesso "essere" ed "esistere" dell'uomo: é in Dio che noi "viviamo, ci muoviamo ed esistiamo".(CFL n. 39) 21. Noi Familiares vogliamo presentare ai fratelli uno stile di vita che sia espressione evidente della nostra cordiale amicizia con il Signore Gesù. Il suo Cuore ferito é l'immagine viva che ci manifesta tutto l'amore e la misericordia che egli ha avuto per noi. Ma l'amore domanda amore. Così tutta la nostra vita si trasformerà in offerta di amore: le premure per la famiglia, la fatica del lavoro, la distensione del tempo libero, l'azione di apostolato . . . Tutto deve entrare nella ricerca di una cordiale "vita a due", come consigliava San Paolo ai cristiani di Colossi: "Tutto quello che fate, in parole e opere, fatelo tutto nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie a Dio Padre per mezzo di lui" (Col 3,17). 22. Un aiuto sicuramente efficace per costruire e mantenerci nell'amicizia con il Signore Gesù ci é dato dalla preghiera. Gradualmente essa ci addentra nelle disposizioni e nei sentimenti del Cuore di Gesù e favorisce un'operosa "comunione" con Lui, in docilità allo Spirito Santo. Ci può essere di stimolo, al riguardo, l'affermazione con cui Gesù ha sancito l'assoluta dipendenza del nostro sforzo dall' azione gratuita della sua grazia: "Io sono la vite e voi siete i tralci. Chi rimane in me ed io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla". (Gv 15,5) 23. I momenti di preghiera particolarmente efficaci per la nostra crescita cristiana, nelle linee che lo Spirito ha tracciato al nostro Istituto, sono: * la S. Messa. Qui "troviamo il Cuore di Gesù vivente, amante, ferito, presente come l'Agnello immolato e offerto al Padre" (p. Dehon). Noi siamo fortemente stimolati ad unirci alla sua offerta e al suo sacrificio donando all'ordinarietà della nostra vita il valore della sua santità e della sua potenza redentrice. * la meditazione della Parola di Dio; una breve sosta quotidiana per la riflessione e la lettura pregata su una pagina del Vangelo, al fine di cogliere nell'insegnamento e nell'esempio di Cristo un indirizzo sempre più conforme allo stile di Dio e alle finalità che Egli ha proposto alla nostra Famiglia; * l'adorazione di Gesù Eucaristia, la fede che si é fatta amicizia, diventa un forte richiamo ad una sosta quotidiana davanti al Tabernacolo: - per portare a Gesù la nostra lode, il nostro ringraziamento . . . - per aprirgli il nostro cuore, dargli il nostro affetto, esprimergli i nostri desideri, parlargli delle nostre difficoltà . . . - farci intercessori per i problemi che travagliano la Chiesa, la nostra famiglia, il mondo intero . . . - per imparare ad offrirci al Padre con Cristo e come Cristo. Se non é possibile andare materialmente in chiesa, e fare un quarto d'ora di Adorazione di presenza, é bene che l'Adorazione sia fatta almento in spirito, trovando nel cuore della giornata uno spazio di tempo per questo scopo. 24. Nel determinare il proprio impegno di preghiera e nell'aderirvi quotidianamente con libertà, ma anche responsabilmente, ciascuno sceglierà tra le espressioni indicate, quelle che sono più confacenti alla sua situazione di vita e al compito di essere, in mezzo ai fratelli, testimonianza di Dio e della spiritualità dell'Istituto. 25. Una particolare importanza daremo al sacramento della Riconciliazione a cui ci accosteremo con frequenza, come momento di incontro con l'amore misericordioso di Dio. Nel sangue di Cristo, Egli ci purifica, ci santifica, ci rigenera a creature nuove capaci di comunione, di amicizia, di gratuità e di dono. 26. L'apertura alla preghiera sarà favorita, oltre che dalla volontà di donazione all'amore del Cuore di Gesù, anche dalla consapevolezza dell'urgenza della nostra missione nella Chiesa e nel mondo. Essa ci aiuterà a scoprire l'amore di Dio operante nella storia e a riempirci il cuore della inquietitudine degli uomini e della loro sete di speranza e di salvezza. 27. Modello perfetto di unità tra le attività temporali e la vita di preghiera, é la Vergine Maria. "Mentre viveva sulla terra una vita comune a tutti, piena di sollecitudini familiari e di lavoro, ella era sempre intimamente unita al Figlio suo e cooperava in modo tutto singolare all'opera del Salvatore" (A A n. 4). CAPITOLO 4° AMMISSIONE E FORMAZIONE "Tutti gli appartenenti al Popolo di Dio, in virtù del Battesimo e della Confermazione, sono chiamati indistintamente, a collaborare alla missione salvifica della Chiesa e alla sua testimonianza di santità".(LG n. 33) "In un mondo secolarizzato, le varie forme aggregative possono rappresentare per tanti un aiuto prezioso per una vita cristiana coerente alle esigenze del Vangelo e per un impegno missionario e apostolico".(CFL n. 29) 28. L'ammissione di nuovi Familiares é un fattore determinante per la vita della Compagnia Missionaria del S. Cuore e per lo svolgimento sereno ed efficace della sua missione nella Chiesa e nel mondo. Pertanto tutti si sentiranno in dovere di prodigarsi per l'incremento dell'Istituto. 29. I requisiti necessari per l'accettazione tra i Familiares della Compagnia Missionaria del S. Cuore sono: a) l'impostazione sinceramente cristiana del pensiero e della pratica di vita; b) la volontà di conoscere e valorizzare la spiritualità dell'Istituto per dare maggiore specificità C.M. alla propria fisionomia cristiana e per rendere più efficace, nella comunione fraterna, il lavoro di apostolato; c) una psiche sana ed equilibrata; d) l'età normalmente non superiore ai 60 anni. 30. L'inizio del cammino di formazione é segnato ufficialmente da una breve funzione religiosa, le cui determinazioni particolari sono lasciate alla creatività e agli usi locali. Durante tale funzione, l'aspirante esprimerà la sua volontà di adesione con la seguente formula: "Con l'accettazione fiduciosa del progetto di amore che Dio vuole evidenziare nella mia vita, alla scuola del Cuore di Gesù, io . . . . . . . . . . . condotto per mano da Maria, do la mia adesione al periodo di formazione dei Familiares della Compagnia Missionaria del S. Cuore per vivere ogni momento della mia giornata in comunione di amore e di offerta con il Cuore di Gesù. Mi impegno anche a mantenermi in comunione con tutti i membri dell'Istituto per essere con loro testimone di serenità, nella pace e nella speranza. Questa é la mia volontà. Si degni il Cuore di Gesù di accogliermi e benedirmi. Amen!" 31. Il periodo di formazione degli aspiranti, normalmente ha la durata di due anni. Durante questo periodo l'aspirante frequenterà gli incontri che gli saranno segnalati, ai fini di maturare la propria personalità, sia sul piano umano che su quello cristiano, e per inserirsi gradualmente nella specificità del carisma e della missione della Compagnia Missionaria del S. Cuore. 32. Se l'aspirante é sacerdote, il periodo di formazione l'aiuterà a rendere più vivace la luce del carisma che gli fu dato per l'imposizione delle mani del vescovo (cfr. 2 Tim 1,6). Comunque anche per il sacerdote resta necessaria la conoscenza di quanto l'Istituto propone di vivere e testimoniare per rendere più caratteristica la sua fisionomia e più ricco di grazia il suo servizio di fede. 33. La preparazione degli aspiranti é affidata ai "Responsabili della formazione". Essi vengono scelti dal Consiglio Centrale dei Familiares, in ragione della preparazione e della disponibilità necessarie per lo svolgimento di tale lavoro. Se occorrerà, il Consiglio Centrale dei Familiares potrà sollecitare la collaborazione delle Missionarie. I Responsabili della Formazione durano in carica tre anni, ma possono essere rieletti più volte per assicurare al loro lavoro il contributo della esperienza e della preparazione. 34. Trascorso il periodo di preparazione, l'aspirante presenterà al Consiglio di Gruppo la domanda per l'ammissione definitiva. Il Consiglio di Gruppo, sentito il parere del Responsabile della formazione, l'accetterà o meno e, dopo averla corredata del proprio parere, la inoltrerà al Consiglio Centrale dei Familiares. Gli aspiranti che abitualmente, o quasi, sono assenti, anche per giusto motivo, dagli incontri di formazione, non possono essere accolti definitivamente tra i Familiares. 35. La domanda di ammissione definitiva deve essere corredata del: - certificato di nascita; - certificato di battesimo e di confermazione; - stato di famiglia. 36. L'accettazione degli aspiranti, a Familiares, non é legata ad una particolare data, ma é bene che venga fatta, possibilmente, in una circostanza significativa della vita della Compagnia Missionaria del S. Cuore, con la presenza del Responsabile Centrale, o di un suo delegato, dei Familiares del Gruppo e di coloro che gli aspiranti crederanno opportuno invitare. Si compirà secondo il Cerimoniale proprio dei Familiares, con la recita della seguente formula: "O Dio, Padre di misericordia, ti lodo e ti ringrazio per il dono che la tua bontà oggi mi vuole elargire. In comunione di offerta con il tuo Figlio e con tutta la Chiesa, guidato da Maria madre, guida e custode della nostra Famiglia, io . . . . . . . . . . . . . . . do la mia adesione come Familiaris alla Compagnia Missionaria per vivere totalmente donato al Cuore di Gesù e ripetere in mezzo ai fratelli la sua piena disponibilità all'amore e all'oblazione. Mi impegno anche a condividere, secondo le mie possibilità, la missione di grazia e di salvezza che lo Spirito ha donato alla nostra Famiglia. Amen!" 37. I Familiares rinnovano la promessa ogni anno per mantenersi nella freschezza e nell'entusiasmo della loro donazione. La circostanza, verrà preparata da una giornata di ritiro spirituale. 38. La rinnovazione della promessa sarà fatta secondo le modalità descritte nel Cerimoniale dei Familiares, usando la seguente formula: "Mio Dio, ti lodo e ti ringrazio perché, in comunione di offerta con Cristo e con tutta la Chiesa, io . . . . . . . sono chiamato oggi a rinnovare la mia adesione come Familiaris alla Compagnia Missionaria del S. Cuore. Mantienimi discepolo fedele del Cuore di Gesù perché possa continuare a vivere la sua disponibilità all'amore e all'oblazione nella mia famiglia, nel posto di lavoro, nei contatti occasionali o di amicizia . . . e, nel servizio di bene che il tuo Spirito sollecita all'Istituto. Maria, madre, guida e custode della Compagnia Missionaria del S. Cuore, prega per noi! Amen!" 39. Se qualcuno desidera ritirarsi dai Familiares della Compagnia Missionaria del S. Cuore, lo può fare liberamente, anche senza aspettare la circostanza della rinnovazione annuale della promessa. Sarà sufficiente che ne dia comunicazione scritta al Responsabile del suo Gruppo che informerà, quanto prima, il Responsabile Centrale dei Familiares. Non é richiesta nessun'altra formalità per lasciare i Familiares C.M., né sussiste, per chi si é ritirato, alcun vincolo di coscienza per quanto promesso e fatto precedentemente. 40. Anche se ha concluso il periodo di preparazione e é entrato nell'Istituto, il Familiaris dovrà sentirsi nella necessità di continuare, in modo sistematico e permanente, la propria formazione umana e cristiana. Nella misura del possibile, frequenterà: * i corsi di S. Scrittura, di teologia, di catechesi . . . per "laici" organizzati nella propria diocesi o altrove; *gli incontri di preghiera, di formazione, di spiritualità . . . promossi periodicamente dall' Istituto, a livello locale e nazionale. Coglierà con attenzione ogni altra occasione capace di aggiornarlo sui problemi della Chiesa e della società civile, ai fini di crescere nella sua maturità cristiana e C.M. e rendersi, in modo sempre più autentico, strumento di grazia e di salvezza. CAPITOLO 5° LA VITA DI GRUPPO La prima comunità cristiana "era assidua nell'ascoltare l'insegnamento degli Apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere . . . Chi aveva proprietà e sostanze ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno". (At 2, 42-45) "La vita di comunione ecclesiale diventa un segno per il mondo e una forza attrattiva che conduce a credere in Cristo: "Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Gv. 17,21). In tal modo la comunione si apre alla missione, si fa essa stessa missione".(CFL n. 31) 41. I Familiares sono raccolti in Gruppi, in ragione della loro dislocazione geografica. Questo motivo di carattere pratico si eleva, nella fede, a collaborazione all'azione salvifica di Cristo: "Padre, ti prego, che essi siano "uno" come noi siamo "uno" . . . Così il mondo crederà che tu mi hai mandato" (cfr. Gv 17,21). Secondo la dottrina del Concilio Vaticano II°, la vita di Gruppo assume anche una luminosa significazione della realtà della Chiesa: "Essa é un "segno" della comunione e della unità della Chiesa in Cristo". (A A n° 18). 42. Dunque accettare, amare, contribuire operosamente alla vita del Gruppo significa, per noi Familiares, inserire la nostra vita e la nostra attività nella vita e nell'attività di Dio, di colui che, nella diversità delle Persone, é "uno" nella sostanza e vuole proiettata in tutte le realtà della terra l'immagine della sua unità (cfr LG nn. 1-4). 43. Alla ricchezza del significato teologico, la vita di Gruppo unisce un impareggiabile aiuto di ordine morale. Il trovarsi insieme per pregare, ascoltare la parola di Dio, scambiarsi idee, esperienze, difficoltà . . . stimola la generosità, mantiene la vivacità della testimonianza e del servizio . . . Soprattutto assicura l'appoggio della grazia, secondo la promessa fatta da Gesù: "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt 18,20). La vita di Gruppo favorisce la crescita umana, intellettuale e spirituale dei suoi membri. L'esempio di volontà e di coraggio di chi sa affrontare quanto é necessario per farsi fermento di Cristo, diviene stimolo per tutti. Così una buona preparazione teologica e biblica, una conoscenza aggiornata dei principali problemi della Chiesa e del mondo . . . non appaiono più una meta impossibile, ma traguardo necessario per mantenersi nel solco della missione liberatrice e vivificante di Cristo. 44. Lo "spirito di corpo" costituisce un impegno irrinunciabile per noi Familiares, anche per realizzare, con la nostra presenza, una espressione sensibile della spiritualità che ci é specifica: l'amore vissuto al punto da divenire "comunione" con Dio e con i fratelli. Pertanto la ricerca e la salvaguardia dell'unità ci porterà: - a una partecipazione dinamica e creativa alla vita e all'attività del nostro Gruppo; - a mantenerci in "comunione" vivace con tutti gli altri Gruppi: informazione, proposte, collaborazione, incontri . . . ; - a condividere, nella misura del possibile, le attività promosse dall'Istituto. 45. Ogni Gruppo é animato dal Responsabile con la collaborazione del Segretario e dell'Amministratore. L'elezione del Responsabile, del Segretario e dell' Amministratore, viene fatta dai Familiares del Gruppo, a mezzo votazione. Mentre per il Responsabile é necessaria la maggioranza assoluta o, dopo due scrutini inefficaci, quella relativa, per il Segretario e per l'Amministratore basterà la maggioranza relativa. L'elezione del Responsabile del Gruppo dovrà essere convalidata dal Responsabile Centrale con voto consultivo del suo Consiglio. Il Consiglio di Gruppo é composto da tutti gli appartenenti al Gruppo stesso. 46. L'incarico del Responsabile e dei suoi collaboratori ha la durata di tre anni, ma può essere rinnovato per lo stesso periodo. Però é opportuno l'avvicendamento nell'animazione del Gruppo per una condivisione delle responsabilità, ma anche come concreta espressione di apprezzamento dei doni che lo Spirito ha affidato a ogni Familiaris. 47. Compito del Responsabile é soprattutto l'animazione e la vitalità del Gruppo: - organizzando gli incontri mensili e svolgendo, nell'occasione, gli argomenti di studio e di riflessione proposti dal Responsabile Centrale per quell'anno sociale; - stimolando l'impegno degli appartenenti al Gruppo perché siano coerenti alle esigenze della loro vocazione. A questo riguardo, il Responsabile deve trascinare gli altri con il suo esempio e, ove occorra, prendere le necessarie iniziative; - inviando, a conclusione dell'anno sociale, relazione scritta al Consiglio Centrale dei Familiares, del cammino del Gruppo e dello svolgimento degli argomenti proposti. I membri che, senza giusto motivo, mancassero abitualmente a detti incontri, o li eludessero con una certa facilità, non saranno ammessi, dal Consiglio di Gruppo, alla rinnovazione annuale della Promessa. 48. Il Segretario redigerà il verbale dei Consigli di Gruppo e la relazione degli incontri mensili. Prenderà nota, in brevi notizie di cronaca, di tutto quello che interessa l'attività del Gruppo e delle circostanze straordinarie della vita dei singoli Familiares. 49. L'Amministratore curerà l'economia del Gruppo. E' bene, infatti, che ogni Gruppo abbia la propria cassa dove ognuno é chiamato a versare periodicamente, secondo le sue possibilità, un contributo per: - far fronte alle necessità finanziarie per la vitalità del Gruppo e per partecipare concretamente alle possibili varie iniziative di solidarietà ed apostoliche da esso promosse; - alimentare la cassa centrale per l'animazione ed il governo dei Familiares. L'Amministratore terrà la registrazione aggiornata di tutti i movimenti economici del Gruppo. A conclusione dell'anno sociale presenterà al Gruppo la situazione economica e terrà conto degli eventuali rilievi. Poi invierà copia del bilancio all'Amministratore Centrale. CAPITOLO 6° IL SERVIZIO DEL CORPO DIRETTIVO CENTRALE "Se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io facciate anche voi. In verità, in verità vi dico: un servo non é più grande del padrone, né un apostolo é più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati, se le metterete in pratica"(Gv 13, 14-17). 50. Gesù, il "Signore" e il "Maestro" che sta in mezzo ai suoi discepoli come "colui che serve", é la norma e il modello di chi ha la responsabilità dei Familiares della Compagnia Missionaria del S. Cuore. 51. Accanto all'insegnamento evangelico, c'é il ricordo storico: nel suo nascere l'Istituto é stato posto nelle mani di Maria, nominata "Direttrice generale e perpetua". Coloro che, nel tempo, saranno preposti alla guida della Compagnia Missionaria del S. Cuore dovranno considerarsi i "sostituti" di Maria ed esprimerne, in ogni parola e atteggiamento, lo spirito e la virtù. 52. Il servizio di animazione e di governo ordinario sarà accompagnato da intensa preghiera, ma lo saranno soprattutto le circostanze straordinarie, così che tutto sia deciso nella sapienza dello Spirito Santo, secondo il Cuore di Gesù. 53. Il servizio direttivo centrale dei Familiares é composto: - dalla Assemblea Generale; - dal Responsabile Centrale e suo Consiglio. 54. L'Assemblea Generale é convocata: a) ordinariamente ogni cinque anni, con il compito di: - eleggere il/la Responsabile Centrale ed il suo Consiglio; - esaminare e possibilmente risolvere, sotto la guida dello Spirito Santo e con l'aiuto di Maria, i problemi più importanti relativi alla identità, allo sviluppo, alla missione dei Familiares, in armonia con gli insegnamenti della Chiesa e con le esigenze della realtà storica in cui si vive. b) straordinariamente: quando lo esigono ragioni urgenti, secondo il parere del Responsabile Centrale e del suo Consiglio espresso con voto deliberativo. 55. La convocazione dell'Assemblea Generale, sia ordinaria che straordinaria, con determinazione del luogo e della data di celebrazione, é fatta dal Responsabile Centrale e, in sua mancanza dal vice Responsabile, con il voto deliberativo del suo Consiglio. Nella lettera di convocazione é bene che vengano indicate alcune linee di preparazione spirituale all'Assemblea, perché possa essere ripetuto "Abbiamo deciso lo Spirito Santo e noi" (Atti 15, 28). 56. Nell' allegato n. 1 del presente Statuto sono esposte le norme che regolano la convocazione, la partecipazione e la celebrazione dell'Assemblea Generale, sia ordinaria che straordinaria. Esse, nella misura del possibile, saranno seguite con fedeltà. 57. Quanto é stato determinato da una Assemblea Generale resta in vigore fino alla celebrazione della successiva Assemblea Generale e oltre, se da questa non é espressamente revocato. 58. Le decisioni dell'Assemblea Generale, animeranno l'attività direttiva del Responsabile Centrale e suo Consiglio. 59. Il Responsabile Centrale rappresenta il perno d'unione di tutti i Familiares. Anno per anno, insieme al suo Consiglio, il Responsabile Centrale preparerà un programma di riflessione e di studio a cui si atterranno tutti i Gruppi dei Familiares, adattando modalità di vita, di preghiera, di servizio alla mentalità ed ai costumi della propria terra. L'essenziale per tutti infatti é di progredire nelle esigenze della comune vocazione, quali che siano le espressioni esterne che la caratterizzano. 60. Il compito del Responsabile Centrale é l'animazione dei Gruppi, il collegamento con essi e lo stimolo al loro incremento numerico. Per questo egli avrà cura di: - studiare e suggerire le iniziative più adatte a tali scopi; - coltivare i rapporti di corrispondenza, soprattutto quando, a chiusura dell'anno sociale, i Responsabili locali gli manderanno la relazione del lavoro svolto e della situazione del loro Gruppo; - fare tutto il possibile per visitare di persona, o a mezzo Consigliere, i singoli Gruppi, almeno una volta nel decorso del suo mandato. 61. Annualmente, nella circostanza che sarà ritenuta migliore, il Responsabile Centrale e il suo Consiglio si uniranno, in seduta plenaria, con il Consiglio Centrale delle Missionarie, per studiare le reciproche modalità di rapporto e per programmare insieme il calendario di vita e di attività. 62. Nel disimpegno del suo mandato, il Responsabile Centrale é aiutato dal suo Consiglio, composto da due Consiglieri eletti dalla Assemblea Generale. Egli terrà in massimo conto i loro suggerimenti, ed ogni possibile diversità di vedute sarà sciolta nel dialogo paziente ed aperto. 63. Il primo Consigliere fungerà da Vice Responsabile. Egli prenderà nota diligente di quanto viene trattato in Consiglio e porterà sollecitamente a conoscenza dei Responsabili locali, di quanto il Consiglio Centrale ha deciso di comunicare loro. Nel caso che, per qualsiasi motivo, il Responsabile Centrale venisse a mancare, o diventasse inabile all'espletamento del suo incarico, il Vice ne assumerà il compito a tutti gli effetti. Se sarà il caso, convocherà anche l'Assemblea Generale Straordinaria perché provveda alla elezione di un nuovo Responsabile Centrale. 64. Il secondo Consigliere abbina alla sua carica l'impegno amministrativo dell'intero corpo dei Familiares. Egli eserciterà questa missione con senso di responsabilità ed avrà cura di raggiungere una buona competenza per tutti i problemi economici che possono occorrere. Agirà sempre in piena sintonia con il Responsabile ed il suo Consiglio, vietandosi ogni espressione amministrativa indipendente. Si terrà in contatto con l'Amministratore di ogni Gruppo. Annualmente presenterà il bilancio generale e la relazione del lavoro compiuto. Il Consiglio Centrale dei Familiares, se é necessario farà i suoi rilievi e procederà o meno, alla sua approvazione. In occasione della celebrazione dell'Assemblea Generale, relazionerà sull'attività Amministrativa relativa al quinquennio e sarà l'Assemblea stessa a deciderne l'approvazione. Il Responsabile Centrale e i suoi Consiglieri restano in carica cinque anni, e possono essere rieletti solo per un periodo di egual durata. 65. Le linee strutturali e di ordinamento presentate dallo Statuto hanno la finalità di aiutare i Familiares a vivere e svilupparsi nell'indirizzo di spirito della Compagnia Missionaria del S. Cuore. Ricordando che nella stessa linea di grazia vivono le Missionarie CM, i Sacerdoti del S. Cuore, i Gruppi e i Movimenti laicali che si ispirano agli ideali spirituali di p. Dehon, favoriranno e daranno l'adesione a tutto ciò che é espressione di studio comune, di collaborazione, di crescita "insieme". E' la "comunione" infatti che testimonia il nostro inserimento totale nella fede cristiana e provoca irresistibilmente l'avvicinarsi degli uomini alla salvezza di Dio (cfr. Gv 17, 21). 66. La via tracciata dal presente Statuto é quella che ci indica la risposta che dobbiamo dare alla vocazione che abbiamo accolto. Per questo la vogliamo seguire con fedeltà, generosità e gioia. "Perdete tutto piuttosto che perdere la carità" (P. Albino Elegante) ALLEGATO N. 1 N.B. L'esposto, per praticità, é tutto al maschile, ma ha valore, in piena parità anche per il femminile. 1. Lo Statuto dei Familiares della Compagnia Missionaria del S. Cuore, ai nn. 54, 55, determina il tempo e le persone competenti per la convocazione dell'Assemblea Generale. Qui vengono esposte le norme che ne regolano: - la convocazione, - la partecipazione, - la celebrazione, - le elezioni. 2. Perché l'Assemblea Generale raggiunga gli obiettivi per cui é stata convocata, deve essere preceduta da una seria preparazione circa gli argomenti che saranno trattati. Per questo motivo é necessario che essa sia convocata almeno un anno prima della sua celebrazione. Così i Familiares possono far oggetto di studio e di preghiera quanto sarà argomento da discutere e determinare. Allora chi parteciperà all'Assemblea, porterà, con il proprio, il contributo di pensiero di tutti i componenti del suo Gruppo. 3. Partecipano all'Assemblea: * di diritto - p. Albino Elegante, fondatore della C.M. - il Responsabile Centrale e i membri del suo Consiglio, - i Responsabili di Gruppo, - La Presidente delle Missionarie C.M. * per elezione La partecipazione all'Assemblea, con diritto di voto, é riservata ai Familiares. La loro elezione viene fatta secondo le norme sotto esposte, mantenendosi però "aperti" alle necessarie eccezioni, in considerazione della particolare situazione di vita dei Familiares (problemi di famiglia, di lavoro . . .): - i Gruppi che hanno fino a sei membri eleggono due delegati e tre sostituti. Il primo sostituto prende il posto del Responsabile di Gruppo, il secondo e il terzo dei delegati, nel caso che l'uno o l'altro non possa partecipare. - I Gruppi che hanno dodici o più membri eleggono tre delegati e quattro sostituti. Risultano eletti, come delegati e sostituti all'Assemblea, i Familiares che hanno ottenuto la maggioranza assoluta nel primo o nel secondo scrutinio, oppure la maggioranza relativa nel terzo. A parità di voti, nel terzo scrutinio, risulta eletto il più anziano di appartenenza, o, se questa fosse pari, il più anziano di età. I partecipanti eletti non devono essere inferiori di numero ai partecipanti di diritto. Chi partecipa all'Assemblea come uditore (es. aspiranti . . .) potrà esprimere il proprio parere, ma non ha diritto di voto. La stessa norma vale per la partecipazione all'Assemblea di un "esperto" al di fuori della C.M. 4. Queste saranno le modalità secondo cui sarà celebrata l'Assemblea: - Verifica, da parte del Responsabile Centrale, della presenza o meno dei partecipanti dell'Assemblea per diritto e per elezione. - Con votazione a maggioranza relativa, o in altra maniera accettata da tutti i presenti, l'Assemblea passa alla scelta di due scrutatori, dei segretari e del moderatore. - Il compito degli scrutatori é di vigilare perché le votazioni si svolgano regolarmente e di presentarne i risultati al Responsabile Centrale perché li proclami all'Assemblea. - I segretari invece mettono per iscritto la sintesi degli interventi, le conclusioni concordate, i risultati delle votazioni. All'apertura di ogni nuova seduta, leggono il verbale di quanto è stato trattato e concluso nella seduta precedente. L'intero testo dei verbali, firmato dal Responsabile Centrale e dai segretari, passa agli atti dell'Assemblea. - Il moderatore ha il compito di guidare la discussione perché gli interventi si susseguano in modo ordinato, siano aderenti al tema trattato e soprattutto perché il dialogo si svolga serenamente nel rispetto e nell'ascolto dell'opinione di ogni membro. Al moderatore compete anche sintetizzare i contenuti e i suggerimenti che emergono in Assemblea. - Chi ha convocato l'Assemblea presiederà alla sua celebrazione fino all'eventuale elezione del nuovo Responsabile Centrale. 5. Prima di procedere alla elezione del Responsabile Centrale e dei membri del suo Consiglio, ciascuno si impegnerà ad essere strumento docile della provvidenza di Dio, ripetendo a voce intelligibile la preghiera degli Atti degli Apostoli per la prima elezione apostolica: "Signore Gesù, tu che leggi nel cuore di ciascuno, mostraci chi hai scelto" (Atti 1,24). Se é scelto, come Responsabile Centrale, un Familiaris fuori dall'Assemblea, prima di continuare il lavoro dell'Assemblea, é necessario che l'eletto notifichi la sua accettazione. Il Familiaris che ha accettato diventa membro dell'Assemblea, (senza che per questo venga escluso chi precedentemente rivestiva la sua carica), e ne dirigerà i lavori, appena potrà farsi presente. Anche i membri del Consiglio Centrale, se scelti fuori dall'Assemblea, diventano membri di diritto della stessa. 6. Nella votazione per l'elezione del Responsabile Centrale é richiesta la maggioranza assoluta nei primi tre scrutini. Se questa non viene raggiunta, si passa al ballottaggio, ossia si limitano i voti ai due candidati che nel terzo scrutinio ne hanno raccolto un numero maggiore. Durante questa operazione le due parti in causa hanno solo voce passiva. Se il quarto scrutinio si risolvesse con parità di voti, risulterà eletto il candidato più anziano di adesione ai Familiares o, in caso di parità, il più anziano di età. Per l'elezione invece dei membri del Consiglio Centrale, occorre la maggioranza assoluta nei primi due scrutini, nel terzo basta la relativa. A parità di voti, prevale l'anzianità di adesione ai Familiares e poi di età. 7. Le votazioni riguardanti le mozioni assembleari avvengono secondo le modalità che stabilisce l'Assemblea. Prevale il parere che ha raccolto la maggioranza assoluta di voti, oppure, se dopo due scrutini, i suffragi risultano uguali, il Responsabile Centrale può dirimere la parità con il suo voto. 8. Le direttive assembleari devono essere tenute nella massima considerazione. Si possono ripetere, anche per queste, le parole del primo Concilio della Chiesa, quello di Gerusalemme: "Abbiamo deciso lo Spirito Santo e noi . . ." (At 15,28).
un nuovo stile di vita per essere oggi segno e profezia
 
A P. Albino Alle Missionarie Ai Familiares Carissime/i Sono passati alcuni mesi dalla nostra Assemblea e dalla celebrazione del giubileo CM. Siamo nella fase del “dopo” … dopo il 50°… dopo … l’Assemblea …dopo… Questo tempo del “dopo” si carica di grandi aspettative ed è bene che sia così, diversamente si rischia di lasciare cadere, o peggio, dimenticare gli stimoli che derivano da questi avvenimenti. Il dopo Assemblea si deve tradurre in “adesso” e il cammino che stiamo percorrendo è proprio questo “adesso”. Con il materiale elaborato in preparazione all’Assemblea, il lavoro attuale dei gruppi e con ciò che è emerso dall’Assemblea stessa, si è tentato di rispondere all’adesso che ci viene posto come imperativo. Abbiamo scelto come titolo di questa lettera: UN NUOVO STILE DI VITA, PER ESSERE OGGI SEGNO E PROFEZIA Ci pare che il titolo esprima già il nostro obbiettivo. Un nuovo stile di vita che nasce da un’esperienza consolidata ma che ha bisogno sempre d’attualizzazione. Ricercare un nuovo stile di vita perché chiamate/i a confrontarci ai cambiamenti del mondo che evolve rapidamente. Nuovo stile non tanto per un gusto di novità, ma perché chiamate a ritradurre e riproporre in questo tempo i valori evangelici immutabili. Francesca in uno dei suoi articoli così scriveva: “…consapevoli dei grandi doni che abbiamo ricevuto, dobbiamo saper accettare la fatica di tradurli in ‘lingua e dialetto locali’: la nostra spiritualità e la ricchezza della vita consacrata ci sono state date per gli altri, e quindi vanno ‘ridette’ secondo la lingua e secondo il vocabolario di oggi…”. Questo nuovo stile di vita per ridire, con nuovi linguaggi, la verità di sempre, con la saggezza di saper valorizzare l’antico e il nuovo: “Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”.(Mt 13-53) Per operare saggiamente e per armonizzare l’antico e il nuovo è necessario andare alla radice della nostra identità. Un’identità che riscopriamo nella spiritualità, nella secolarità e nella missione. Solo così riusciremo a trovare cammini per un nuovo stile di vita ed essere segno e profezia oggi. Allargare la tenda Vi proponiamo due testi biblici che ci possono aiutare in questa ricerca. Il primo lo incontriamo in Isaia 54,2 e il secondo nel Libro di Rut. Iniziamo da Isaia dove possiamo cogliere un suggestivo invito ad aprirci al nuovo: “Allarga lo spazio della tua tenda, stendi i teli della tua dimora senza risparmio, allunga le cordicelle, rinforza i tuoi paletti”. Isaia ci invita a fare spazio, ad allagare la tenda senza misura, ad allungare le corde e a rafforzare i paletti. Due azioni importanti. Aggiungere tele e corde e fissare i paletti. La tenda non si può allargare se non si hanno corde e teli da aggiungere, e non rimane solida e sicura se non ci sono paletti ben saldi. Isaia ci mette nello spirito giusto. Ci richiama a non chiuderci ma ad allargare la nostra tenda, il nostro cuore e la nostra mente; e ci invita a rafforzare ciò che da sempre dà solidità al nostro cammino. Apertura e cambiamento per rispondere alle sfide che il mondo lancia continuamente, per essere segno e profezia. Con la prudenza e la sapienza di non perdere mai di vista la “solidità dei paletti” che vediamo nella chiarezza della nostra identità. Apertura e solidità, capacità di guardare al nuovo e piedi saldamente per terra. Quindi fedeltà alla storia ma necessariamente dobbiamo vivere una fedeltà anche al futuro che passa e si disegna nella concretezza del presente. Ripartire e riprogettarsi L’altra icona è quella di Rut e di Noemi. Due donne che possono aiutarci in questo cammino. Un’anziana e una giovane che con coraggio ripartono in una povertà estrema, sono vedove e senza figli. Ritornano a Betlemme, alla radice, all’antico. Sono nella desolazione. Noemi dirà alle altre donne “Chiamatemi Mara perché grande è la mia desolazione”. Devono muoversi dalla precarietà concreta che stavano vivendo, e proprio da qui hanno avuto il coraggio di ripartire; il coraggio di riprogettarsi insieme, unendo la saggezza dell’anziana Noemi e la forza e l’audacia della giovane Rut. E’ necessaria l’audacia di entrambe per percorrere il solco del vecchio e progettare cammini nuovi. Un’audacia resa necessaria dalla contingenza, ma gli occhi di entrambe hanno saputo vedere il nuovo che stava nascendo, pur nella precarietà. Anche noi possiamo ripartire e riprogettarci, valorizzando tutte le forze e le potenzialità che ciascuna porta con sè per riscoprire insieme un nuovo stile di vita che ci porti ad essere oggi segno e profezia. Abbiamo consegnato alla storia 50 anni di vita della CM; ora siamo chiamate a costruire con il coraggio di abbandonare (come hanno fatto Rut e Noemi) ciò che non è essenziale e appesantisce il cammino personale e di Istituto. Abbiamo bisogno di un vero cammino di riconciliazione e di rinnovamento. Con questo spirito affrontiamo questo tempo che sarà fecondo nella misura in cui ciascuna/o mette la sua parte e diventa in prima persona costruttrice/costruttore della nostra famiglia C M. Alcune domande ci possono aiutare lungo questo percorso e possono esprimere quanto pretendiamo con questa lettera programmatica: Di che cosa ha bisogno oggi la nostra famiglia per meglio vivere e incarnare il nostro specifico? Qual’è la volontà di Dio su tutta la CM? Per risponde a queste domande siamo chiamate a ripercorrere il cammino della nostra vita e vocazione tramite la spiritualità, la secolarità consacrata e la missione. 1 - IN CAMMINO VERSO IL “NOI” CM Rileggendo le risposte dei gruppi emerge con molta forza l’importanza che ha per noi la nostra spiritualità; si sente che siamo profondamente convinte della validità e del significato che questa può avere per il mondo in quanto risponde alle sue aspettattive più profonde e ci aiuta a vivere in modo specifico e qualificante la nostra testimonianza (cfr. RdV 6). Sarà poi partendo dalla spiritualità che riusciremo a trovare cammini per vivere in pienezza la nostra vocazione. Una vocazione che richiede sempre di più, aggiornamento, studio, preghiera perché diventi “carne” in noi. Parlare quindi, della spiritualità significa guardare a ciò che qualifica tutta nostra esistenza. Infatti la spiritualità ci aiuta a coniugare continuamente il nostro essere e il nostro agire. La chiarezza della mia identità, del mio essere mi pone immediatamente in un agire qualificato. Solo così riusciremo ad intrecciare la nostra spiritualità nella rete complessa e, a volte, contraddittoria della realtà che ci circonda. Questa spiritualità non è il luogo dove incontro “quiete e pacificazione”, ma diventa per noi il luogo della sana inquietudine, perché è una spiritualità incarnata che mi rimanda continuamente all’oggi, al qui e adesso; ci invita ad una continua revisione personale e d’Istituto; ci stimola continuamente a fare scelte, ci invita ad abbandonare tutto quello che non ci rende segno e testimonianza; ci pone in una ricerca continua del nostro “luogo teologico” (Paolo VI) non solo per portare Dio all’umanità ma per incontrarlo nel suo mistero d’incarnazione. Per vivere tutto questo è necessario lasciarci educare dallo Spirito come ci ricorda il n. 9 del nostro Statuto: “…aiutate efficacemente dallo Spirito Santo che educa il cuore degli uomini e lo mantiene nuovo nell’amore…”. Ora, lasciarci educare significa obbedire allo Spirito e camminare “secondo lo Spirito…” come ci ricorda anche San Paolo (Gal 5,16). Siamo allora chiamate/i ad incarnare la nostra spiritualità. Ma che cosa significa proprio questo? Significa anzitutto fare diventare l’Ecce venio e l’Ecce Ancilla centro e stile di vita (cfr. RdV 7). Significa quindi fare il cammino dell’Esodo, cioè di spogliazione di purificazione e di abbandono. E questo cammino va fatto non solo in modo personale ma anche come Istituto. È importante che siamo capaci di dire e di comprendere cosa significa dire: “Eccomi…”, “Ecce venio” avendo come soggetto tutta la Compagnia Missionaria. Molte volte siamo veramente capaci e generose/i nel dire il nostro personale “ecce venio” anche in situazioni molto difficili. Costa di più dire l’Ecce venio come CM. Ma non ci può essere un’oblazione senza l’altra. L’ecce venio detto come Istituto si unisce inseparabilmente alla nostra offerta personale. L’ecce venio dell’Istituto ci chiama ad una ricerca fatta insieme; ora non sempre le scelte fatte concordano con la nostra sensibilità e la nostra visione. Questa ricerca ci chiama ad un “NOI” CM e ci chiede di accogliere il cammino fatto; di riconciliarci con un passato; di riconoscere e accompagnare i cambiamenti che si sono attuati; di sentire, nella propria pelle, tutte le espressioni e le realtà della CM di oggi. Accoglierle così come sono anche se non condivise pienamente, cercando di cogliere il positivo e la bellezza di una diversità. Un “NOI” CM che ci impegna a un riprogettarsi continuamente. Guardiamo ancora a Rut e Noemi. Rut la moabita la straniera, fa una professione di fede forte. Dichiara a Noemi che il Dio d’Israele sarà anche il suo Dio. Ma Rut ha un’esperienza di un Dio fallimentare. La famiglia di Noemi non è stata protetta dal loro Dio. Lascia la sua terra per fame, Noemi rimane vedova e muoiono anche i figli senza lasciare discendenza. Ritorna a Betlemme a mani vuote, con un grembo sterile e con una nuora straniera. Rut per amore alla suocera inizia, insieme a lei, un nuovo cammino. È da questa situazione limite che nascerà il nuovo che scaturisce dall’amore di Dio e sarà un progetto che abbraccerà sia la giovane Rut che l’anziana Noemi. Quando nasce il figlio di Rut questo viene messo sulle ginocchia di Noemi e le donne dicono: “è nato un figlio a Noemi”. Crediamo di vedere un “NOI” realizzato nelle vicende di queste donne. Loro formano un’unica realtà: la gioia di una è la gioia dell’altra, ciò che realizza una è orgoglio per l’altra. Il cammino fatto insieme è vitale e fecondo per tutti. Nella comunione e nella ricerca insieme possiamo attuare cambiamenti significativi nell’ottica del ”NOI” CM . Come e dove iniziare questo cammino? Pensiamo che il primo passo è il gruppo di appartenenza. E’ necessario ripartire dai gruppi. “Le missionarie sono costituite in gruppi aperti a tutte tre le modalità di vita senza distinzione alcuna. Nel gruppo esse hanno la possibilità di vivere assieme momenti di preghiera, fraternità, verifica, formazione, condivisione”.(St.21) Guardiamo insieme queste parole del nostro Statuto. Preghiera Il n. 64 dello statuto parla della preghiera come “mistero vitale”. Questo mistero di vita che ci viene dalla preghiera, tutte ne facciamo esperienza, ma come CM siamo chiamate anche ad avere momenti insieme. E’ necessario riqualificare i momenti di preghiera vissuti insieme. In particolare il ritiro mensile, sia un luogo di vera esperienza di Dio che rivitalizza il gruppo e ciascun componente, perché insieme ci si confronta con la Parola e ci si ritrova intorno all’Eucaristia. Una preghiera che ci apre le une alle altre e al mondo per capire come porci nelle realtà a cui siamo chiamate. L’esperienza della preghiera fatta insieme ci aiuta a mantenerci in comunione abituale con Cristo come dice il n. 67 dello Statuto: “Anche se immerse in un'intensa attività, dovremo saper trovare spazi e tempi sufficienti di preghiera che ci aiutino a rimanere in una disposizione abituale di comunione con Cristo, per lasciarci coinvolgere nel suo mistero d’amore e di oblazione”. Madaleine Delbrêl parlando della preghiera vissuta negli impegni quotidiani dice: “La vita è piena di piccoli vuoti che la preghiera può trasformare in profonde sorgenti”. Questo è un prezioso suggerimento ma che non si può improvvisare, nasce da una intensa preghiera personale e di gruppo. Il nostro ritrovarci dovrebbe educarci a questo. Riscopriamo il senso dell’adorazione come atto pubblico fatto in nome e per la chiesa (RdV 62) e come dice P. Dehon: “Portare il mondo a Cristo nell’adorazione! Portare Cristo al mondo nell’apostolato”. Fraternità E’ una dimensione a cui dobbiamo guardare con attenzione. E’ necessario recuperare il senso profondo della fraternità. Siamo famiglia di fede, unite da un’ideale di consacrazione condividendo la stessa spiritualità. Non è il sangue che ci lega ma la persona di Gesù, e il desiderio di seguirlo nel dono totale. Il nostro ritrovarci dovrebbe essere il luogo privilegiato per vivere ciò che dice il salmo 132: “Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme! …Là il Signore dona la benedizione e la vita per sempre”. Ma questo star bene tra noi non ci deve chiudere ma aprire, spronare, incoraggiare per la missione a cui ciascuna è chiamata. Ritrovare e rivivere l’icona di Betania, non solo per chi viene da fuori, ma anche tra di noi. Possiamo trasmettere il clima di Betania se in primo luogo ci impegniamo a viverlo tra noi. Il gruppo diventa così il luogo dove ci educhiamo costantemente alle relazioni. Lazzaro, Marta e Maria vivevano tra loro ciò che poi offrivano all’amico Gesù. Recuperiamo anche noi alcune delicatezze che abbiamo dimenticato e trattiamoci con rispetto. Dare il buon esempio non è passato di moda. Edifichiamoci, nella carità, le une alle altre. Guardiamoci con occhi nuovi. Verifica Al gruppo non deve mancare mai il “coraggio” della verifica. Significa guardare con onestà la propria situazione personale e di gruppo. La verifica deve avere come obbiettivo la crescita personale e quella di gruppo. Questa verifica è necessaria non solo per le cose che si fanno, ma essenzialmente COME incarniamo la nostra spiritualità nel quotidiano. Una parola anche alla verifica personale. Riportiamo ciò che è scritto nella relazione finale dell’ultima Assemblea: “Si è sottolineata e ribadita l’importanza della verifica personale come mezzo che aiuta a vivere la nostra consacrazione secondo il nostro specifico. L’esperienza comunque dice che, in questo aspetto, dobbiamo ancora camminare molto, perché risulta che non tutte le missionarie si verificano o ritengono necessario questo mezzo per una loro crescita. E’ importante comunque ricordare che la prassi della verifica non è da considerarsi facoltativa, ma rientra nei doveri che riguardano la nostra consacrazione nella Compagnia Missionaria. Lo Statuto e il RdV ne tracciano molto chiaramente e concretamente le modalità e i contenuti”. (Atti VII Ass. p.44). Ci pare di poter affermare che senza verifica si frena lo slancio missionario e lo spirito di comunione. Il coraggio della verifica ci aiuta a non chiuderci e a non cadere in personalismi che non ci fanno crescere. Inoltre questo coraggio ci pone sempre in un atteggiamento di apertura al cambiamento per rivitalizzare il nostro essere nella CM . Formazione Sempre nella CM si è data molta importanza alla formazione, a tutti i livelli. Manteniamoci nella convinzione che abbiamo sempre bisogno di crescere e necessitiamo di formazione continua. L’Istituto offre una dinamica formativa a livello generale; ma anche il gruppo o area geografica deve diventare luogo e promozione formativa. In un aggiornamento continuo con uno sguardo attento alle realtà concrete dove si vive. Conoscere il cammino della chiesa locale e individuare quegli ambiti formativi adatti anche per noi, in cammino con il popolo di Dio in cui siamo. Tenersi aggiornati sugli avvenimenti socio-politici del territorio, ma anche con uno sguardo mondiale. Educarci ad una lettura “critica” di ciò che i mass-media ci propongono. Sentire le sorti del mondo in prima persona. Condivisione La condivisione è la conseguenza di ciò che abbiamo detto fin ora. La parola stessa ha una valenza forte dividere-con mettere sullo stesso tavolo, nulla mi appartiene in forma definitiva… E’ un mettere insieme i doni, e non solo i materiali ma soprattutto ciò che è vita ed esperienza. Ricordiamo che se ciò che riceviamo dalla provvidenza la teniamo nascosto in dispensa, marcisce. Tutto ci viene dato per il beneficio di tutti. "Il fratello aiutato dal fratello è come una città inespugnabile" (Pro.18,19). C’è un altro aspetto a cui dobbiamo educarci per condividere ed è l’ascolto. Un ascolto attento e rispettoso. Raccogliendo alcuni suggerimenti che ci sono arrivati dei gruppi possiamo farci reciprocamente alcune consegne:  dare sempre il primato a Dio;  crescere ed educarci ad una interiorità solida, che irrobustisce le nostre opzioni fondamentali;  lasciarci interpellare dalla Parola;  attenzioni agli avvenimenti sociali;  non lasciaci prendere dallo scoraggiamento;  tutte siamo protagoniste e chiamate a costruire la storia;  riscoprire la fecondità che ancora c’è in noi. Pensiamo che il lavoro che si sta avviando per la revisione dello statuto può essere vissuto in questa prospettiva e essere un mezzo importante per acquisire il “NOI” CM. 2 - “NOI” CM DAVANTI ALL’OGGI DEL MONDO Siamo davanti a un mondo complesso, a un mondo che cambia a un ritmo molto accelerato, a un mondo globalizzato e diversificato allo stesso tempo; un mondo attraversato da fratture molto profonde. Questo mondo ora ci disturba ora ci appassiona. E sempre ci sfida. Se ci fermiamo un po’, possiamo renderci conto che non siamo poi così sprovvedute come, a volte, ci sembra davanti a questa situazione del nostro mondo e della sua/e cultura/e. Non siamo noi eredi, già come battezzate e poi come consacrate in secolarità, di una spiritualità marcata fortemente dal mistero dell’incarnazione? E la fedeltà all’incarnazione non ci porta ad amare con passione questo mondo, a seminarci nei suoi solchi, a vivere, con naturalità e semplicità, dimensioni di nascondimento, di ferialità, di fedeltà al quotidiano, di immersione nei movimenti che si stanno formando e che ci possono traghettare, assieme ai nostri fratelli e sorelle, a nuove sponde e a nuovi orizzonti? Non fa parte di questa spiritualità dell’incarnazione il sapere “abitare stabilmente la complessità”, senza smarrirci, avendo con noi la ricchezza della Parola – luce ai nostri passi; la forza dei sacramenti e della preghiera – acqua viva per il nostro cammino; la “dolcezza” della nostra fraternità, rugiada nei momenti di amarezza e di stanchezza; il plusvalore del nostro essere corpo. con la Chiesa e con la CM, questo “noi” che vogliamo riscoprire e valorizzare e che può rafforzare il nostro senso di identità e la nostra coesione, dandoci ali per continuare a camminare con questo mondo, e al suo interno, per spingerlo affinché sia capace di proporre ancora “sogni” e mete grandi? Inoltre, abbiamo tra le nostre mani il dono della nostra vita consacrata che, di per sé, è un potente, anche se discreto, segno profetico. Forse abbiamo bisogno di appropriarci di più e con più consapevolezza della forza di questo nostro essere consacrate con tutta la sua carica escatologica. “Ma come viviamo la nostra consacrazione?” - si chiedeva un gruppo. Con quale rigore e con quale qualità evangelica? – aggiungiamo noi. E’ bene non dimenticare queste domande e che ce le portiamo nella nostra ricerca personale, soprattutto le riportiamo in quel luogo sacro del confronto con la responsabile e con il gruppo. L’apertura fondamentale e positiva davanti al mondo, lo sappiamo, non ci dispensa di esercitare giorno dopo giorno, ed in ogni circostanza, un vero e sapiente discernimento. Che cosa vuol dire per noi, oggi e in ogni luogo dove ci troviamo, il mandato del nostro Statuto ad evangelizzare e a impegnarci nella promozione umana? (cfr. St. n.12). Quali sono le cose nuove che ci interpellano – personalmente, ma soprattutto come “Noi” CM? Se i segni dei tempi emergono sempre in ambienti di frontiere della vita e della storia è importante che ci chiediamo dove stiamo noi. Che frontiere abitiamo? Che attenzione stiamo dando a quello che si sta elaborando in queste frontiere? Pensiamo che la CONSULTA DEL 2009 dovrà essere spazio di condivisione di quanto i gruppi hanno elaborato a questo riguardo. A partire dalla realtà concreta di ogni gruppo e del suo vissuto chiederci: che cosa ci sta domandando il Signore a noi gruppo, a noi CM in questo preciso momento storico ed ecclesiale. Verso la fine dell’anno 2008 sarà inviato ad ogni gruppo il tema più preciso e il testo che avvierà questa ricerca, ma anticipiamo fin da adesso la tematica generale perché si possa individuare il percorso che ci aspetta. Vogliamo fermarci su un altro aspetto che abbiamo rilevato dalle risposte dei gruppi quasi in modo corale: l’animazione vocazionale. La sentiamo davvero una questione vitale. Volevamo inquadrarla in un ambito più ampio che chiameremo la scelta dei giovani come luogo della nostra missione. Anche in questo caso per un servizio non solo alla CM, ma alla Chiesa e al Mondo. Pensiamo non forzare la metafora dicendo che loro sono proprio una di queste frontiere dove siamo chiamate ad abitare. Almeno alcune di noi, in modo preferenziale e stabilmente. È intenzione del Consiglio fare questa scelta per i prossimi anni. La facciamo con trepidazione – perché anche questo è un mondo nuovo, uno spazio culturale abbastanza sconosciuto per molte di noi e non facile – ma anche mosse da tanta speranza. Da quella speranza che è dono di Dio e di cui avvertiamo la sete nella gente, anche nei giovani, che ci stanno intorno. “Suscitare la fede e la speranza nei cuori è il primo servizio in favore degli altri per aiutarli a liberarsi dalla povertà più grande che è il fare a meno di Dio” – diceva un gruppo. Vogliamo poi “ributtarci” in questo “pianeta” giovanile con audacia, competenza e creatività. Forse dobbiamo crescere in tutti questi ambiti e soprattutto in quello della competenza. C’è da affrontare una cultura, dei linguaggi che ci sono, a volte, un po’ sconosciuti e che esigono delle mediazioni in cui non sempre siamo troppo competenti. Possiamo abbinare alla nostra preparazione per entrare nel mondo giovanile quello della nostra competenza (o non competenza) nel mondo della comunicazione. La prima non potrà fare a meno della seconda. Vedremo in seguito quali iniziative, come Istituto; possiamo mettere in atto per attrezzarci meglio a questa specifica missione. Ma, tutti i gruppi e i Coordinamenti sono, da questo momento invitati a dare concretezza nella loro programmazione a questa priorità. Ci sembra che tutto il lavoro, le iniziative, la conversione a questa priorità, i risultati conseguiti possono diventare patrimonio comune di “NOI” CM nella Consulta del 2011. 3 - CON UN NUOVO E CREATIVO SLANCIO Ci sembra di avvertire, al nostro interno, il desiderio di una dinamica più creativa e più leggera. Anche tra noi capita spesso di incontrare volti e cuori appesantiti da un impegno, da preoccupazioni varie, da una sottile mancanza di fiducia nel futuro. Bene, tutto questo non si vince soltanto con forza di volontà, con impegni che si aggiungono ai molti che già ci caricano. Ci sembra che solo lo stile di vita contemplativo dell’esistenza può restituire all’anima e all’azione la loro leggerezza, senza togliere alla prima il senso della responsabilità e alla seconda la sua efficacia. Prima che un lavoro faticoso o un compito da assolvere la vita cristiana, e l’evangelizzazione che da essa scaturisce è la partecipazione al ritmo segreto della danza della sapienza. Nella frammentarietà e nella sovrapposizione dei nostri impegni, anche quelli all’interno della CM, nella frenetica successione delle situazioni, dei volti, delle storie che intessono la nostra vita, nella sensazione di disorientamento e di stanchezza che, a volta, ci può afferrare, possiamo sentire dirette a noi oggi le parole di Gesù: «Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore» (Mt. 11,28-30). Se tanti cristiani hanno vissuto senza pesantezza l’ascesi, la fatica, le persecuzioni, ciò è stato perché al cuore della loro vocazione stava questa promessa di leggerezza. Sappiamo che c’è una leggerezza il cui prezzo è il vuoto; ma noi vogliamo la leggerezza dell’amore, quella che sa “prendersi cura” e sa convivere con i legami vari che intessono una vita veramente umana. Questa leggerezza non si conquista con le sole forze umane; ma si può preparare il cuore per riceverle e implorarla, come un dono, da Colui che ha promesso di tornare un giorno sulle nubi del cielo (Mt.26,64) per portare tutti nel suo Regno, attraverso una mistica e armoniosa danza cosmica. Attuare la leggerezza di questa danza non può essere un invito rivolto soltanto al Consiglio; deve essere invece sentito da ogni membro della nostra famiglia, da ogni gruppo e del “NOI” CM che vogliamo diventare con più consapevolezza e più convinzione. Crediamo che questa è una prospettiva, un orizzonte che può avere delle conseguenze positive sia all’interno del nostro Istituto sia nella nostra relazione con il mondo. Raccogliamo ancora una volta una serie di espressioni venute dei gruppi e che riconsegniamo a tutte:  ritessere relazioni rivitalizzanti tra di noi  osare con audacia  un nuovo vigore  inventare spazi per stare insieme  rinnovare e inventare dinamiche vitali  creare luoghi concreti d’incontro Anche questo può affinare quello stile con cui ci vogliamo proporre al mondo e che ci può rendere profetiche, non da un profetismo clamoroso e straordinario ma vissuto nell’ordinarietà dei nostri giorni e delle nostre mille occupazioni quotidiane con l’atteggiamento dell’ascolto, della disponibilità, del rispetto, essendo sempre, con tutti e ovunque ponte d’incontro e forza unitiva (cfr. St. n.8). Lasciamo ad ogni gruppo e ad ogni area geografica la libertà e la creatività di dare corpo a questo slancio. Ma volevamo dare due o tre indicazioni che ci possono aiutare a convergere come “NOI” CM e a creare una vera tradizione familiare. Volevamo che la giornata del 25 marzo, Solennità dell’Annunciazione del Signore e la Solennità del Sacro Cuore diventassero davvero festa di Famiglia. Sappiamo che la nostra realtà non sempre ci permette di celebrare queste feste nel suo giorno proprio. Però scegliamo la giornata più prossima e viviamo insieme questi momenti di festa. Siano anche momento di apertura agli amici che stanno crescendo intorno alla CM e di proposta ad altri della ricchezza della nostra spiritualità e della nostra storia. Il nostro desiderio è che ci fosse una salutare emulazione tra tutti i gruppi per vedere quale è capace di mettere in atto la festa più bella, più creativa, più densa di significato, più aperta ai nuovi linguaggi, più inculturata. Proponiamo anche che ogni gruppo, almeno una volta all’anno, realizzi una iniziativa di carattere vocazionale: una giornata di riflessione, un ritiro, un pellegrinaggio, una festa…? La forma la lasciamo, ancora una volta, alla creatività e all’audacia dei gruppi. Quello che ci pare importante è che questi tre momenti:  25 marzo  Sacro Cuore  Giornata vocazionale diventino una tradizione viva e vivificante nel corpo del nostro Istituto. È stata affermata durante l’Assemblea l’importanza di una doppia fedeltà: al passato e al futuro. Crediamo che quanto stiamo proponendo sia una risposta a questa doppia fedeltà. Abbiamo nelle nostre mani una ricchezza enorme: la recente celebrazione del 50ª della CM ce lo ha mostrato con evidenza. Siamo chiamate non solo a custodire questa ricchezza ma a farla crescere e a consegnarla ad altre mani. Certamente, già lo stiamo facendo. Ma forse, si può mettere un po’ più di entusiasmo, di generosità e di creatività. Nel salmo 85 (v.13b) incontriamo con un bel auspicio che dice così: «La nostra terra darà il suo frutto». Un gruppo terminava il suo lavoro proprio con questo auspicio. Noi lo parafrasiamo dicendo: “La Compagnia Missionaria darà il suo frutto”. Prepariamoci, con umile fiducia, per questo raccolto. Ci accompagni lo sguardo materno di Maria nostra Madre, Guida e Custode. Il Cuore di Cristo, fonte di speranza, ci benedica! In comunione La Presidente e il suo Consiglio Bologna, 6 agosto 2008 Festa della Trasfigurazione del Signore AVVENIMENTI IN QUESTO SESSENNIO: 2009 luglio Consulta delle Responsabili di Gruppo; 2010 gennaio Assemblea Ordinaria (elettiva) dei Familiares; 2010 (data da definire) Incontro Responsabili di Formazione; 2011 luglio Consulta delle Responsabili di Gruppo; 2013 luglio VIII Assemblea Generale Ordinaria.
dall'assemblea mondiale degli istituti secolari, 2008
 
L’Assemblea mondiale degli Istituti secolari che si è svolta a Guadalajara in Messico, dal 19 al 23 novembre 2008, ed ha riunito i Responsabili e delegati di 81 Istituti secolari dei circa 160 facenti parte effettiva della Conferenza mondiale. Il clima di mondialità si respirava non solo nella diversità delle lingue e caratteristiche peculiari, ma nella particolarità delle testimonianze ed esperienze. Si viveva in maniera molto forte l’ideale comune e il desiderio di cogliere in pienezza il soffio della Spirito Santo che, nella novità, porta ad un sempre più qualificato ed incisivo apporto degli Istituti Secolari nella Chiesa e nel mondo. È emersa per tutti la sottolineatura della esigenza di una vita spirituale intensa ed autentica capace di riscoprire i semi del Verbo presenti nel mondo globalizzato e nei segni dei tempi, per attuare quel dialogo con il mondo che, nell’umiltà, ci renda capaci di ascoltare e porci a servizio degli uomini e delle attese dei nostri giorni.“Siamo venuti da diversi Paesi- ha detto la Presidente della CMIS Ewa Kusz all’inizio dell’Assemblea – carichi di diverse esperienze culturali, sociali e politiche, ma anche religiose e spirituali e siamo qui per collaborare insieme, per dirci di noi, dei nostri Istituti per mettere insieme le attese e le difficoltà più grandi di questi difficili anni della storia dell’uomo; insieme cerchiamo di individuare le prospettive per il prossimo quadriennio di attività della Conferenza Mondiale... Due grandi eventi hanno segnato gli ultimi quattro anni della Chiesa universale: la morte di Giovanni Paolo II e la elezione di Benedetto XVI. Cadeva il 60mo anniversario della Provida Mater Ecclesia e Primo Feliciter: certamente i documenti più importanti della nostra storia. Abbiamo vissuto queste memorie come preziose occasioni per rafforzare la consapevolezza della nostra identità mediante una rinnovata riflessione 60 anni dopo la nostra ufficiale nascita. Anche nella società è cambiato molto sia nei nostri Paesi che nei Continenti. E’ di questi giorni la esplosione della crisi legata al modello di sviluppo basato sulla finanza più che sulla economia della produzione reale. La difficoltà ambientale e climatica, i grandi cambiamenti in parte percepiti e molto ignorati ci interpellano oggi in modo inquietante. Diventa sempre più difficile immaginare un futuro per i giovani che ci appaiono maggiormente disorientati e statici nella loro apatìa da esclusione dai momenti decisionali. Sono come assenti e ricacciati in una area di disimpegno alienante. Tutti coloro che investono in progetti e alimentano speranze sembrano doversi difendere da accuse di dispersione e inutilità. Dunque in una società in cui il modello di sviluppo sembra offuscarsi progressivamente, noi, i nostri istituti, viviamo l’esperienza lacerante della condivisione e della testimonianza di una speranza “certa” perché garantita dalla Redenzione.” Con la relazione sulla attività del Consiglio esecutivo da parte della Presidente sono iniziati i lavori della Assemblea, svolti soprattutto in gruppi linguistici su tracce di approfondimento predisposte da alcuni Membri incaricati o consiglieri. Il senso degli Istituti secolari nella Chiesa e nel mondo, oggi E’ stato il tema del primo tempo dei lavori di gruppo ed è stato introdotto da Fernando Martin Herraez. Sono stati ripresi alcuni spunti emersi nel Congresso del 2007 riconoscendo luci ed ombre che hanno accompagnato il cammino degli Istituti e l’esigenza di una fedeltà creativa capace di rinnovare il nostro impegno condiviso nella comune vocazione, che è dono dello Spirito: la secolarità consacrata. La nostra vocazione si presenta come provvidenziale e si situa nel cuore della Chiesa e del mondo nella prospettiva della sua missione di portare Cristo agli uomini, ma esige discernimento costante per essere un vero laboratorio di dialogo con il mondo, aprendoci al radicalismo assoluto dell’amore di Dio, nella disponibilità costante per un’incarnazione più profonda nel mondo. La tensione degli Istituti secolari porta a relazioni nuove della Chiesa con il mondo: relazioni di fiducia e amore, incarnazione e presenza, dialogo e trasformazione dal di dentro delle realtà temporali. “Non siamo piante da serra né fiori artificiali,” la nostra vocazione si esercita nel mondo, in mezzo agli uomini, prolungando il mistero dell’Incarnazione- suo fondamento teologico- e discernendo i segni dei tempi per essere laboratorio di dialogo. L’opera di salvezza ci porta ad essere non in contrapposizione con la storia degli uomini, ma dentro ed attraverso di essa. Queste tematiche sono state approfondite nei gruppi di studio sottolineando l’esigenza di una costante vivacità vocazionale che, ravvivandone l’identità, porta ad una crescente incisività. La specificità degli Istituti Secolari nella Chiesa e nel mondo Questa tematica è stata esposta da diversi membri che hanno sottolineato alcuni aspetti particolarmente significativi partendo dalla povertà che spinge ad una spiritualità comune a tutti i battezzati che vivono, lavorano e soffrono in questo mondo. “Il dono più grande che possiamo fare alla Chiesa in quanto consacrati secolari- tra l’altro ha detto Giorgio Mazzola dell’Istituto Cristo Re- è quello di mostrare una vita comune, che, senza perdere nulla della propria umanità, ma anzi esaltandola, si consegna in modo radicale al Vangelo” Katharina Brumann, dell’Istituto Caritas Christi, ha invece sottolineato la specificità della discrezione nel vivere in una fraternità responsabile con le altre persone, dando a Dio tutti gli ambiti della vita e darli in modo “celato”. “Siamo chiamati alla santità nel rapporto con le persone, con le autorità e con le strutture. Viviamo sotto lo sguardo del Padre che vede nel segreto perciò è essenziale avvicinarsi alla Verità, coltivando il mondo e pregando la vita” Viene suggerito di trovare nuovi spazi, proporre nuove iniziative per essere messaggeri dell’amore di Dio nel mondo contemporaneo, secondo le diverse esigenze dei Paesi, dei luoghi e dei bisogni degli uomini con i quali viviamo. Trovare anche nuovi mezzi per vivere il nostro impegno politico, migliorando la nostra qualità ed elaborando nuove offerte di formazione, costituendo una rete di scambio di esperienze religiose e professionali, allargando i nostri criteri e cooperando con tutte le forme di vita anche con un programmi di crescita per l’inculturazione. Padre Robert Daviaud, dell’Istituto Prado, dopo aver parlato della specificità del suo Istituto e dell’importanza della testimonianza, ha sottolineato alcune sfide che si presentano oggi agli Istituti secolari. Una grande sfida è l’atto di fede. In nessun Paese, oggi il cristianesimo è “protetto” per cui è sempre più necessario allargare le nostre conoscenze su Gesù Cristo ed accogliere, far posto nella nostra vita a Maria, come discepola e madre. Cercare di accorgerci degli sguardi di Dio per essere persone di fede e di speranza anche nel buio delle nostre possibili notti spirituali. Altra sfida è la coerenza. Non soffermarci solo sul vaso d’argilla che è il nostro essere, ma anche sul tesoro che portiamo lasciandoci trasformare all’interno ed all’esterno dallo Spirito Santo e rivedendo costantemente la qualità del nostro incontro con le persone, con i giovani, con le realtà. Infine curare molto la dignità personale della propria vocazione, avere un traguardo e la certezza che Dio è con noi, è Padre buono che ci trasforma in pane buono da spezzare ai fratelli. Helena Paludo del Seara ha sottolineato l’importanza della contemplazione nella nostra vita per imparare a guardare tutto con gli occhi di Dio. Condividere ed amare in un clima di fraternità che ci renda persone di pace nella semplicità del quotidiano. La fedeltà alla Chiesa ed alle sue direttive deve caratterizzare la nostra specificità che tende a vivere, ogni giorno, in ogni voto l’aspetto valoriale ed oblativo. La disumanizzazione della società ci sfida a sottolineare l’importanza della relazione fraterna e l’animazione umana del mondo, nella ricerca del bene comune e nella testimonianza di un’antropologia cristiana in una società multiculturale e multireligosa; specializzarsi nel discernimento per trovare soluzioni idonee e proposte da condividere con tutti gli altri uomini. Gli Istituti Secolari esperienza di Incarnazione Il secondo tempo dei gruppi di studio ha avuto questo tema ed è stato introdotto da Marisa Parato. Alcuni interrogativi hanno guidato i lavori dopo aver approfondito il senso dell’oggi degli Istituti secolari, inseriti nello scenario del mondo del nostro tempo, per scoprirne il volto nell’ottica del piano di Dio. Chi siamo oggi, perché siamo, come e dove stiamo come persone e come gruppi, verso quali lidi siamo chiamati e verso quali approdi siamo spinti dalle vicende della storia e in profondità dal vento dello Spirito di Dio che, come dice S: Paolo, ci spinge ardendo in noi. Siamo una piccola realtà, un piccolo seme con una grande potenzialità atto a far nascere un albero. Molti rischi possono però minacciare il nostro essere e, tra questi, si segnalano la mediocrità, l’imborghesimento, la mentalità consumistica, l’individualismo, la mancanza di seria, profonda e continua formazione ed un sincretismo filosofico-teologico che potrebbe danneggiare anche il movimento ecumenico. La storia, il tempo ci incalzano e richiedono risposte nuove e significative capaci di una cultura diversa che dia senso alla vita.La lettura della storia e il discernimento del come e del dove il Signore sta chiamando gli Istituti secolari come forza nuova di santificazione nel mondo e nella Chiesa, ci impegnano allo stare insieme ed al costante interrogarci per essere quelle antenne pulite che captano le nuove esigenze e le orientano a Dio. La riscoperta della significatività di una identità coerente porta ad una novità di vita creativa e feconda. L’impegno ad una presenza vigile nei dibattiti culturali, sociali ed umani dei nostri Paesi nelle sfide di oggi, potrebbe promuovere un eventuale Osservatorio che aiuti nel discernimento al quale per vocazione siamo chiamati anche attraverso la ricerca di piste operative condivise e condividibili per una più efficace presenza nell’oggi della storia. I lavori di gruppo hanno sottolineato soprattutto l’esigenza di lavorare in rete aiutandosi come Istituti nella ricerca della Verità e del cammino al quale lo Spirito invita, rimanendo fedeli alla vocazione e presenti alle sfide ed alle discussioni culturali e sociali. Il confronto tra Istituti rende più forti ed incisivi nella rilettura dell’oggi alla luce del Vangelo. Particolare rilievo è stato dato alla collaborazione con le Conferenze nazionali ed alla esigenza di un maggiore impegno per l’elaborazione comune e lo scambio di esperienze. I rapporti personali con le Conferenze nazionali degli Stati Europei fanno presagire la possibilità di incontri a livello europeo auspicando un serio lavoro comune ed un fruttuoso scambio. Significato e caratteristiche di impegno per la CMIS a 36 anni della sua costituzione Il dottor Tresalti durante i lavori dell’Assemblea ha fatto una relazione affrontando questo aspetto. Abbiamo avuto la gioia, con la sua memoria storica, di ringraziare e benedire tanti nostri fratelli e sorelle che nel coraggioso entusiasmo della novità vocazionale hanno lavorato, sofferto e amato fino in fondo la Chiesa ed il mondo. Trattandosi di una Assemblea elettiva al termine gli aventi diritto hanno votato il nuovo consiglio della CMIS che risulta così composto per i prossimi quattro anni: Fernando Martin Herraez , Presidente; Eva Kusz, Giorgio Mazzola, Marisa Parato, Naoko Ozawa, Crisina Ventura, Adalia de Oliveira Tavares, Robert Daviaud, Claire Nantel, Nadege Vedie e Gerald Lacroix. I ringraziamenti più vivi per quanti hanno lavorato in questi anni e gli auguri più cari per i nuovi eletti hanno felicemente concluso i lavori dell’Assemblea. Un grazie specialissimo agli Istituti messicani che hanno organizzato l’incontro ed a Marcella, preziosa ed attenta segretaria.
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