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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 13 / 11 / 2018
    CONSIGLIO CENTRALE
    28 gennaio - 2 febbraio 2019, a Bologna... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSEJO CENTRAL
    28 de enero - 2 de febrero 2019, en Bolonia... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSELHO CENTRAL
    28 de janeiro - 2 de fevereiro de 2019, em Bolonha... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La Presidente in Guinea Bissau
    Martina visiterà il gruppo della Guinea dal 6 dicembre 2018 al 9 gennaio 2019. La accompagniamo con... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    A Presidente em Guiné Bissau
    A Martina visitará o grupo da Guiné, de 6 de dezembro 2018 a 9 de janeiro 2019. Acompanhamo-la com... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La presidenta en Guinea Bissau
    Martina visitará el grupo de Guinea desde el 6 de diciembre 2018 al 9 de enero 2019. La acompañamo... Continua
un padre che visita i suoi figli
 
Ricordo di p. Albino Elegante, fondatore della Compagnia Missionaria Eravamo nell’anno 1992, quando ci è stato comunicato che p. Albino Elegante, scj,fondatore e animatore della Compagnia Missionaria del Sacro Cuore di Gesù, sarebbe venuto in Argentina a visitarci. Grande è stata la nostra gioia. Noi CM - Argentina in quel tempo, si poteva dire che eravamo appena nate, per cui una simile notizia aveva riempito il nostro cuore di gioia. Questa presenza del Fondatore la prendemmo come una conferma del cammino che avevamo intrapreso e che pian piano stavamo vivendo. Così fu. In quel viaggio lo accompagnava Santina Pirovano, missionaria italiana. La spiritualità CM era pienamente radicata in lei , è stata ed è uno strumento validissimo, insieme a Lucia Correia, del nostro cammino iniziale. Questo arrivo è stato motivo di grande festa per noi. P. Albino ci ha fatto sentire immediatamente la sua presenza come quella di un padre che visita i suoi figli. La sua figura ci colpi profondamente: la sua umiltà, la sua maniera di starci vicino, la sua speranza, serenità entusiasmo. Parlava con tale convinzione e gioia che contagiava tutti. Voleva conoscere tutto di noi , dimostrandoci la sua preoccupazione e interesse come un vero Padre. A me personalmente mi esprimeva i suoi ringraziamenti perché stavo vicino e incoraggiavo le ragazze che in quel periodo si aprivano per accogliere nella loro vita questo germoglio CM in Argentina. Fin dall’inizio ho cercato di essere per loro come l’ombra che accompagna il loro cammino, affinché potessero crescere liberamente come donne adulte, nella loro consacrazione. P. Albino mi raccontava come era nata la CM in Italia il 25 dicembre 1957; piccola – diceva - come “Gesù Bambino”. Mi confidava che a lui piaceva molto ringraziare il Cuore di Gesù quando vedeva nascere un nuovo gruppo CM in altri paesi. Questi eventi gli ricordavano sempre il primo inizio della CM che si ripeteva in ogni nuova fondazione. Durante la sua permanenza, l’ho portato a conoscere la realtà della nostra città di Resistencia. Avevamo così la possibilità e il tempo di parlarci e di condividere la gioia di vivere la stessa spiritualità in culture diverse. Scoprire insieme che la nostra casa è il Cuore di Cristo, sempre aperto per entrare e uscire liberamente da Lui, per questo motivo il suo Cuore è rimasto aperto, senza chiavi. Tutto questo mi ricordava la sensazione dei primi discepoli: li chiamò per stare sempre con Lui e per essere inviati. Dal volto di p. Albino traspariva il suo amore per la Vergine Maria, per questo la scelse come Madre, guida e custode della CM del Cuore di Gesù. Dal giorno di quella sua visita, breve ma indimenticabile, tutte le mie Ave Maria che recito sono “potenti” ( poderosas), come lui mi aveva suggerito. E queste fanno meraviglie nel mio cuore di figlio e fanno bene al cuore di tutti coloro che vivono la bella realtà del Corpo mistico di Gesù, nostro Capo. P. Albino grazie per il tuo passaggio e vicinanza nella mia vita. La Compagnia Missionaria nel silenzio dei miei lunghi giorni è diventata un’ oasi nel mio cuore. Da lassù, nella casa del Padre aspettaci e benedici ciascuno di noi. p. Guillermo Exner, scj General San Martin - Argentina - Chaco aprile 2018 NOTA. La nostra vita CM argentina non ha senso se non ricordiamo la CM cilena. Questa è stata come la nostra madre adottiva. Fin dall’inizio ci ha accompagnato, ci ha custodito, si è sentita responsabile della nostra crescita, specialmente nella persona di Teresa Pozo, nominata poi come formatrice delle prime vocazioni. La CM cilena è parte viva della CM argentina e insieme abbiamo abbracciato la grande Madre che è la Compagnia Missionaria, cominciando dalla sede centrale di Bologna fino agli altri paesi dove la CM è presente. Siamo un’autentica famiglia, di varie razze, colori e carisma che ci distinguono e ci uniscono. Benedetto sia Dio Padre che ci ha amato fino all’estremo, che ci ha donato suo Figlio, che ci ha aperto il suo Cuore e ci ha regalato il suo Spirito. Grazie infinite al Figlio che ha condiviso con noi la sua meravigliosa Madre.
una semplice storia d'amore
 
Intervista a Irma Pedrotti Parlaci di te, della tua vita: famiglia, ambiente in cui sei cresciuta, il lavoro e dove vivi attualmente… Come hai conosciuto la Compagnia Missionaria? Incomincio a raccontare un po’ della mia vita. Mi chiamo Irma Pedrotti sono la maggiore di altri 2 fratelli: Josè Juan minore di me di due anni e Dante Alejandro dieci anni più giovane di me. I miei genitori Dante e Elsa, figli di emigranti italiani, sono nati a Cordoba città dell’Argentina, dove i miei nonni si erano stabiliti al loro arrivo dall’Italia. Qui con tanto sacrificio hanno messo le loro radici, formarono le loro famiglie e riuscirono per merito loro, a costruire la loro casa ed avere un lavoro proprio. Sono cresciuta in un ambiente di forti valori cristiani; i miei genitori ci hanno trasmesso la fede e alcuni valori fondamentali come il rispetto per il prossimo, la solidarietà, la semplicità, l’unione... Inoltre sono cresciuta in un clima dove si respirava la spiritualità dehoniana perché, a Malagueño, la cittadina dove sono nata e vissuta fino a 37 anni, la parrocchia apparteneva ai Sacerdoti del sacro Cuore di Gesù (dehoniani). I primi sacerdoti che arrivarono qui erano missionari italiani; ogni giorno frequentavano la casa dei miei nonni materni. Con loro ho cominciato a conoscere questa spiritualità, soprattutto mi colpiva la loro testimonianza di vita. Di loro ho un ricordo molto bello: erano persone entusiaste, pieni di zelo e generosità caratteristiche proprie di giovani coraggiosi che vanno in terre lontane per portare la parola di Dio. Penso che, così senza saperlo, seminarono dentro di me una piccola semente che con il passare del tempo, sarebbe lentamente germinata. È in questo piccolo e semplice paese e nel seno di una famiglia semplice, modesta, che ho imparato cos’è la fede e ho scoperto un Gesù amico, vicino, tenero e amoroso. Anche l’influenza delle suore della Congregazione della misericordia di Verona, che insegnavano alle scuole elementari che io frequentavo, mi hanno aiutata molto a mettere le basi della mia fede. Da loro abbiamo ricevuto una bellissima educazione fondata nella fede e nei valori. In seguito ho studiato Scienze Economiche e mi sono laureata. Ho sempre lavorato e ancora lavoro in una piccola impresa in cave di pietra, che possedeva mio papà a Malagueño. Ho insegnato anche nel Collegio della Parrocchia; è stata un’esperienza molto bella perchè oltre al lavoro in sè, mi ha dato la possibilità di avere contatto con ragazzi adolescenti. E’ stato come un far conoscere in questo ambiente, Gesù in maniera indiretta, attraverso incontri e lunghe conversazioni... sono stati dieci anni che mi hanno arricchito molto! Attualmente vivo a Carlos Paz (provincia di Cordoba) con mia mamma di 88 anni, a 15 chilometri dal mio lavoro. E’ una città grande, turistica, molto bella, attorniata da montagne e da un bellissimo lago. Nell’anno 1993 condividendo i miei dubbi vocazionali con Padre Eufrasio SCJ, mia guida spirituale, lui mi informò che c’era un Istituto Secolare fondato da un sacerdote dehoniano e mi consigliò di parlare con p. Guillermo, anche lui dehoniano. Dopo un lungo colloquio questo sacerdote mi disse di parlare con Graciela Magaldi. Finalmente mi decisi a scriverle e a raccontarle quello stavo vivendo in quel periodo della mia vita e così è cominciata questa storia di Amore tra Gesù e Irma. Ho iniziato così i primi passi per dare una risposta a Dio che mi chiamava a vivere in pienezza la mia vita, donandomi completamente a Lui. Il Signore mi ha chiamato fin da sempre, però nel suo grande affetto, ha rispettato i miei tempi di maturità umana e di impegno, fin tanto che il mio cuore non ha potuto più aspettare... la sua chiamata è stata più forte di me! Ho dovuto dire: “Eccomi sono qua per vivere tutto donata a Te”. Così, con grande sorpresa ho scoperto che esisteva la Compagnia Missionaria, un Istituto con la stessa spiritualità che mi aveva accompagnata fin dall’inizio della mia infanzia... Tutto era stato preparato da Lui e per Lui. Oggi, con grande gioia, sono una Missionaria del sacro Cuore di Gesù, di incorporazione perpetua. Membro di questa grande famiglia CM che mi ha accolta con amore e con grande rispetto. 13 marzo 2013: una data storica che ha segnato cinque anni fa l’elezione di Papa Francesco, il “Papa venuto da lontano..”, il Papa argentino, del tuo paese! Descrivici la “sorpresa”, del popolo argentino a questa elezione… Missionaria argentina. Oggi questo nome ha un risalto speciale dato che il nostro caro Papa Francesco è… possiamo dire “nostro”!!! Ricordo il giorno che è stato eletto. Ero con mia mamma davanti alla televisione e lei mi stava dicendo: io penso che sarà eletto Papa il nostro Cardinale Bergoglio. Da parte mia l’ascoltavo e sorridevo senza darle tanta importanza… quando poi è stato annunciato il suo nome in latino ho cominciato a saltare e gridare di gioia, non potevo crederci… ho cominciato a mandare messaggi di qua e di là per comunicare anche ad altri la grande notizia … è stata una gioia tanto grande che sia io che la mamma abbiamo pianto di gioia per l’emozione. In seguito, quando è apparso al balcone con il suo messaggio semplice, come lui è, ci siamo sentite ancora più emozionate. Tutti i canali della televisione erano sintonizzati su questo grande avvenimento. Le immagini che trasmettevano mostravano le diverse città dell’Argentina dove la gente usciva per le strade mostrando allegria e gioia per tale notizia. Credo sia molto difficile esprimere con parole i sentimenti che abbiamo vissuto quel giorno. L’Argentina in questo momento sta vivendo la sfida di accogliere e mettere in pratica il messaggio di Papa Francesco cioè la scelta preferenziale dei poveri. Stiamo vivendo una tappa di transizione politica, economica e sociale, cercando di uscire da un periodo di molta corruzione che c’è stata in questi anni... però questo è un processo molto lento, che a sua volta richiede molto tempo... La formazione è uno degli elementi più importanti per il nostro Istituto. Da alcuni anni sei impegnata come formatrice all’interno del tuo gruppo argentino. Qual è la tua esperienza? Sì, da diversi anni ormai, il mio Istituto mi ha affidato il compito della formazione qui in Argentina . Per me questa è una sfida costante che mi porta a vivere in prima persona il mio essere consacrata, a incarnare la nostra spiritualità nella mia vita, per poi aiutare nel loro cammino formativo le persone che fanno questa scelta e che tuttora sto accompagnando. In tutti questi anni ho vissuto momenti molto belli e anche momenti di sofferenza. Non sempre le cose che si fanno danno un risultato come alle volte si spera... E’ necessario abbandonarsi a Gesù come guida e maestro, solo così possiamo andare avanti nel cammino. Credo fermamente che con molto amore e dando la mia mano a Gesù possa compiere la mia missione. Il nostro carisma è molto bello però alle volte nella concretezza della vita, diventa esigente. Con molta sapienza il nostro Statuto ci dà il tempo necessario, nelle distinte tappe formative, perchè la persona possa poco a poco incarnare i suggerimenti e le indicazioni che vengono date. Anche il gruppo di appartenenza ha molta importanza nel cammino formativo perchè qui è il luogo dove la persona che arriva può vedere concretamente come si vive nella CM. Cioè vedere la testimonianza in ogni missionaria e anche la maniera di vivere la comunione all’interno di un gruppo. Per noi è stato molto importante anche l’aiuto di una psicologa che ci ha rinforzato nell’aspetto della maturità umana. In questo tempo stiamo celebrando i 60 anni di fondazione della Compagnia Missionaria. Che significato ha per te questo traguardo ? Il tuo augurio per il suo futuro. Penso ai 60 di vita del nostro Istituto. Sembrano tanti anni ma alle volte se confrontato con altri istituti appare ancora giovane! Per prima cosa ringrazio il Signore per aver potuto conoscere il nostro Padre Fondatore, il nostro caro p. Albino. Personalmente ritengo una grazia quella di aver potuto ascoltare le sue omelie, incontri, colloqui personali. Ricordo ancora le sue parole dette con fermezza ma anche il suo bel sorriso!!! Considero tutto questo come una eredità da accogliere per continuare a vivere e a far vivere, come lui sognava sempre, questa grande famiglia. Una umile eredità che la CM offre alla Chiesa con la sua spiritualità della contemplazione del Cuore trafitto di Cristo, dove noi incontriamo l’alimento che ci fortifica e ci guida. Un’altra grazia per la mia vita è aver conosciuto le prime missionarie e altre che le hanno seguite…tutte, ciascuna a suo modo, hanno arricchito la mia vita. Desidero che tutto l’ardore, lo zelo ed entusiasmo degli inizi non si spenga mai, che ogni giorno sia rinnovato con il contributo di tutte, che questo ricordo sia uno stimolo per continuare il cammino seminando l’amore e la comunione in ogni luogo dove siamo. Che possiamo con la nostra testimonianza contagiare altre a seguire Gesù a dire il loro sì, in un mondo sempre più individualista e materialista. Che possiamo dimostrare che la felicità verrà quando faremo posto nel nostro cuore all’ unico Signore della nostra vita!!! Maria, madre, guida e custode della Compagnia Missionaria del sacro Cuore, prega per noi!!!
un viaggio lungo e meraviglioso
 
Lo scorso 6 marzo ho preso l’aereo per Lisbona, meta Timor Est, su invito della ARTESAL, un’Organizzazione non Governativa (OnG) che lavora con tessuti fatti a telaio, fondata da Mariana, una signora rumena che ha sposato un cittadino della Guinea e che ha vissuto in Guinea per 33 anni; e dalla CABAZ DI TERRA –OnG, che lavora nella commercializzazione dei tessuti fatti a telaio, anch’essa fondata da Mariana e dal CIDAD – Centro di intervento Amilcare Cabral, a Lisbona. Il viaggio aveva lo scopo di aiutare le donne guineensi ad imparare questo lavoro. In quasi tutto il mondo sono le donne ad occuparsi di tessitura, ma nella Guinea Bissau lo fanno gli uomini ed esiste un mito che dice che le donne non devono fare questo lavoro perché, se lo facessero, morirebbero. In Guinea solo due etnie fanno questo tipo di attività: a Manjaca e a Papel. Secondo informazioni raccolte, in tutto il Paese in questo momento esistono soltanto 20 artigiani tessitori e, per questo, vogliamo che le donne assumano questo lavoro al fine di poter mantenere nel tempo la cultura e la tradizione della tessitura a telaio e anche per conquistarsi una maggiore autonomia e potere. Nell’aeroporto di Bissau, come tutti noi sappiamo, non ci sono condizioni per una persona con handicap fisico di poter viaggiare comodamente e, per questo, per salire sull’aereo mi hanno portato una sedia a rotelle, a cui sono stata legata con delle cinghie e quattro uomini mi hanno sollevato fin dentro l’aereo. Arrivata a Lisbona, mi sono trovata in condizioni migliori: mi hanno messa sempre su una sedia a rotelle, e, poi con un sollevatore e mi hanno fatta scendere dall’aereo senza grandi difficoltà. All’uscita, Mariana, responsabile della ARESAL mi stava aspettando per portarmi all’Hotel Imperador, in via 5 ottobre 55. Erano le quattro del mattino. Il giorno dopo, l’8 marzo, ho conosciuto Carlos che era venuto ad unirsi al nostro gruppo. Carlos è di CIDAD ed è uno dei coordinatori, che conosce bene l’inglese e il ”tétume”, per cui ci ha fatto da interprete. Appena arrivati all’aeroporto di Singapore, di mattina presto, un’altra sedie a rotelle mi aspettava. Anche all’aeroporto di Timor – la situazione era come quella di Guinea Bissau – non erano forniti di servizi “speciali” e nelle mie condizioni non c’era modo di spostarsi. Allora ho tentato da sola di scendere le scale che non erano …corte, infine, con l’aiuto di alcune braccia, grazie a Dio, ce l’abbiamo fatta. Il 12 marzo abbiamo avuto il nostro primo incontro con la Fondazione ALOLA (Direzione) e con la ALOLA speranza delle donne tessitrici. Nello stesso giorno siamo andati al centro di riabilitazione motoria per chiedere in prestito una sedia a rotelle. Il 13 marzo abbiamo visitato tutti i negozi di artigianato di Dìli e, il giorno dopo, abbiamo incontrato anche gruppi di donne che fanno cesti con materiale vegetale. Il 15 successivo avevamo programmato un incontro con l’Ambasciata del Portogallo, ma non è stato possibile. Il 16 c’è stato l’incontro con l’unità di appoggio del gabinetto del Primo Ministro, Coordinatore della Società Civile e questo fu molto proficuo. Si è concluso con la firma di un accordo di partenariato a livello di CPLP. Il 19 seguente siamo andati al nord, verso le montagne (LOSPALO), insieme con lo staff della Alola; siamo passati per Bachau, città che i portoghesi consideravano la 2° capitale, perché era in montagna, in un ambiente pù fresco; dopo aver fatto pranzo, abbiamo proseguito il viaggio in direzione di Lospalo. Il giorno dopo abbiamo incontrato lì diversi gruppi di donne, impegnate nella produzione di “tais”, un telo che si porta ai fianchi e tessuti fatti a telaio. Il giorno 20 siamo arrivati ai confini con Timor, nella parte nord, dove ci siamo resi conto, increduli, dell’altezza della montagna dove ci trovavamo….era una cosa impressionante, mai avrei immaginato che un giorno sarei salita sulla cima di un monte tanto alto… e mai avrei pensato di fare un viaggio tanto meraviglioso!  Considero il viaggio come opera di Dio. Io… che non ho tanta forza come in passato… fare un viaggio come questo! Bisognava proprio avere del coraggio e affidarsi alla provvidenza di Dio - e questo è quanto ho fatto: mi sono abbandonata completamente nelle sue mani, ho incontrato persone meravigliose che mi sono state di aiuto in ogni senso, ho avuto anche la fortuna di essere ospitata nel Centro Giovanile di Balide, della Diocesi di Balide, accolta in casa delle suore che parlavano soltanto inglese o tétume. Sono tornata a casa con un orizzonte più aperto; ho imparato molte cose sull’artigianato; ho visto il mondo da un’altra prospettiva; ho contemplato le grandi meraviglie di Dio ed ho incontrato molte persone buone: un popolo umile, accogliente, amabile e molto religioso. Ho visto cose che mai avrei immaginato di vedere. Ne è valsa la pena! È stato difficile, ma con l’aiuto di Dio, tutto si è risolto bene. Senza la sedia a rotelle e senza quelle persone meravigliose, non sarei arrivata tanto lontano. Grazie, mio Dio, per tutte le meraviglie che hai fatto in me, grazie per aver messo persone meravigliose nella mia vita: grazie Signore, per ognuna di queste persone (Carlos, Mariana e altre). Sono tornata a casa con il cuore pieno di gratitudine a Dio, a ciascuna persona e per tutto quanto ho vissuto. Sono grata al Consiglio Centrale e al mio gruppo della Guinea che ha deciso che io facessi questo viaggio. Grazie ad ARTISAL, grazie a CABAZ DE TERRA e grazie a CIDAD!
missione di offerta
 
Questo è il titolo che voglio dare alla mia condivisione di “Cuidadora”...colei che si cura degli altri. Per otto anni, dopo che aveva perso la capacità di camminare ed era immobile a letto,  ho aiutato mio padre in ciò che ho potuto, collaborando con i miei fratelli perchè tutti erano impegnati nelle loro attività professionali. L’ho “accompagnato” fino al giorno in cui il Signore lo ha chiamto a sé: era il 1° febbraio 2017. Intanto dal mese di ottobre del 2016, sto ogni giorno accanto a mia madre, dandole tutto l’affetto e la tenerezza di cui ha bisogno e che merita, perchè è totalmente dipendente. Io sono ormai in pensione, per questo posso offrirle tutta la mia disponibilità. Noi siamo 11 fratelli e tutti danno la loro collaborazione, il meglio che possono, facendo, fin dall’inizio della malattia di mamma, i turni delle notti e i fine settimana. Sento che questa è una missione grande ed esigente, soprattutto dopo che mamma è caduta, il 31 marzo 2016; da allora il suo cervello è rimasto molto lesionato e non sempre ci capisce. Nei primi tempi dopo la caduta si nutriva con il sondino, ma ora già riesce a mangiare normalmente, anche se è necessario prepararle il cibo, tenendo conto delle sue difficoltà di deglutire. Mia mamma è la dolcezza in persona, molto serena ed ha un bel sorriso. Come dicevo nel titolo, si tratta della mia missione di offerta verso coloro che ci hanno dato la vita perchè, uniti a Gesù, possano vivere una vita degna, con molto amore e tenerezza da parte di tutti i figli e del resto della famiglia. Per questo la mia missione, dall’ottobre 2016 è aver cura degli altri, amare e servire. Questa missione è esigente. Molte volte ho difficoltà a vivere i momenti di preghiera come mi piacerebbe e dovrei, come consacrata, ma cerco di conciliare nel migliore dei modi la mia vita di azione con la contemplazione. Infatti non riesco a partecipare all’Eucarestia ogni giorno, ma faccio della mia donazione a mia madre la mia Eucaristia. Riesco a combinare l’impegno con l’esigenza di prendere parte ai momenti di ritiro e di formazione, organizzati dal mio gruppo di appartenenza, durante i quali vengo sostituita nel mio lavoro dai miei fratelli che si prendono cura della mamma. Sono felice di poter accompagnare mia madre in questi ultimi tempi della sua vita, anche se non sappiamo quanto durerà. Sì, ho in me una grande gioia di poter condividere i miei giorni con la mamma che mi ha dato la vita e sempre si è preoccupata per la mia salute, se stavo bene, così come si è preoccupata di tutti i miei fratelli. E’ stata una madre sempre presente. In coscienza sento il dovere di prendermi cura di tutti, ma in particolare di quelli che ci hanno dato la vita: devono essere “ONORATI, AMATI E ASSISTITI CON AMORE”, come dice papa Francesco. Come famiglia siamo molto uniti, abbiamo dato quanto di meglio abbiamo potuto e ora continuiamo la nostra missione con mamma. Questa è la mia condivisione a collaborare all’Opera del Creatore, che ringrazio di tutto cuore per i genitori che ci ha dato. Con un abbraccio grande a tutti e a ciascuno che riceve il nostro Vinculum...  Maria Amelia, missionaria del gruppo di Porto
purificazione del tempio
 
Entro nel silenzio: del corpo (cerco una posizione in cui stare comoda, ma concentrata e ferma), della mente, del cuore, della bocca. Prendo consapevolezza della presenza di Dio, che vuole parlarmi e invoco lo Spirito Santo. Leggo attentamente il brano. Se siamo in gruppo una persona proclama la Parola: Gv 2,13-22 In silenzio rileggo, cercando di cogliere, anche sottolineando, le parole o frasi che attirano la mia attenzione, che suscitano un sentimento di commozione, di gioia, di timore, che provocano perplessità, incomprensione… Per cogliere il significato di alcune frasi o parole, è utile andare a leggere ciò che precede il brano che voglio meditare, o cercare in altri brani frasi simili. Si tratta di leggere la Bibbia con la Bibbia. È molto utile entrare nell’episodio descritto, fare la composizione del luogo: immaginare il posto, al situazione, le persone, l’avvenimento che viene narrato, e porre me stessa all’interno del racconto, trovare il mio ruolo; posso identificarmi con uno dei personaggi presenti, comunque è importante coinvolgermi in ciò che leggo. Medito. Se siamo in gruppo, una persona può suggerire alcuni spunti di meditazione. v. 13: … la Pasqua… a Gerusalemme La Pasqua è la festa della liberazione che prepara l’alleanza nuziale tra Dio e il popolo. Gerusalemme è la città santa, la città di Dio, la città dell’alleanza. È la sposa, l’amata. Il segno dell’alleanza è il tempio dove Dio abita nel cuore della città. Dopo il segno a Cana, dove si rivela come lo Sposo, Gesù sale a Gerusalemme per la Pasqua. Va a cercare la sua sposa. Per liberarla. vv. 14-15: … fece una frusta di cordicelle … gettò a terra… Il secondo segno nuziale. Il bell’annunciovangelo, offerto già dai profeti, e che Gesù è venuto a compiere, è che Dio ama tanto l’umanità da volerla come sposa libera, a cominciare da Gerusalemme. La sua presenza nel Tempio, cuore della città, è la testimonianzaprofezia di questo amore. Ma quando lo Sposo viene nella sua casa, trova la sposa, liberata un tempo dalla schiavitù politica, schiava dell’idolatria, intenta a mercanteggiare l’amore. Di quell’amore totale e gratuito che Dio offre, la sposa ne fa mercato. Crede di comprare con denaro, con offerte di animali, la benevolenza di Dio, che invece offre se stesso e il suo Unigenito per amore. Poiché il grande potere, nelle relazioni umane, è quello del denaro, anche nella relazione con Dio, il vero  potere è riconosciuto al denaro. E così anche davanti a Dio l’umanità si deve dividere in ricca o povera, a seconda del denaro che ha per comprare l’offerta del sacrificio. La reazione violenta di Gesù è segno profetico, manifesta la sua passione d’amore, perché l’amore che si compra è prostituzione. Il tempio, luogo sacro dell’Amore è trasformato in luogo di prostituzione. Dio non si compra con l’offerta di agnelli e buoi. Entra nel tempio il vero Agnello di Dio che offre se stesso al popolo per liberarlo dalla mortale idolatria. vv. 16-17: … ai venditori di colombe… non fate della casa del Padre mio un mercato! La colomba è simbolo di Israele. Nel Cantico dei Cantici, l’innamorato così si rivolge all’amata: “Alzati, amica mia, mia bella, e vieni, presto! O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è incantevole”. (Ct 2,13-14). E nella Casa del Padre, le colombe immagine della sposa, vengono vendute. Ancora un’immagine dell’amore sottoposto a mercato, segno del tradimento dell’amore. La casa è il luogo dell’amore nuziale, della fedeltà, dell’intimità tra lo sposo e la sposa. La casa dell’Amore di Dio è profanata, insozzata dall’idolatria: il vero dio di cui si riconosce il potere è il denaro, tradimento dello sposo e schiavitù della sposa. Questa ira di Gesù rivela la gelosia di Dio. Dio è geloso di noi, nel senso che ci difende, a costo della sua vita, dall’idolatria che ci uccide. E i discepoli cominciano a comprendere le parole del salmo 69: “La passione per la casa dell’amore mi divora”. vv. 18-21: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere” I giudei chiedono a Gesù le credenziali dei segni, per poter riconoscere la sua autorità. Anche a noi, troppo spesso, non bastano la Parola e la Vita di Gesù per credere, chiediamo segni straordinari, miracoli. Ma l’unico segno sarà l’antisegno: il crocifisso! L’esatto contrario di ciò che ci aspettiamo: aspettiamo i segni del potere. Ci verrà dato il segno della debolezza dell’amore. Con questo gesto della purificazione del Tempio, Gesù vuole purificare noi, liberarci dall’idolatria e dalla schiavitù del denaro e del potere che con esso crediamo di acquistare. E vuole rivelarci che il vero tempio non è più quello di pietre e in muratura. Il vero Tempio è Lui e viene distrutto: anche di Lui fanno mercato, venduto per trenta denari! Ma Lui non si vende al successo e alla menzogna, per questo muore, fedele all’amore del Padre e fedele all’amore anche verso coloro che lo uccidono, perché piova su loro il perdono del Padre e abbiano la vita eterna. E la risurrezione al terzo giorno suggella la vittoria dell’amore sulla morte. v. 22: Quando fu risuscitato dai morti… Noi siamo discepoli, siamo la chiesasposa, ma come i discepoli di allora ancora oggi proviamo disagio di fronte a questa scena, a questo comportamento di Gesù. Ci sembra che contraddica tutto ciò che egli ci rivela dell’amore e della misericordia. L’evangelista dichiara che solo se abbiamo contemplato il crocifisso risorto possiamo accogliere questo segno che Gesù compie. È la stessa passione d’amore che lo ha condotto a offrirsi liberamente alla passione dolorosa e alla morte di croce. Non ha reagito con la frusta contro chi oltraggiava e torturava lui. Ma reagisce con la frusta contro chi, in nome dell’onore da offrire a Dio, rende schiava la sua sposa e oltraggia il Padre. Lasciamoci stupire dall’agire di Gesù, lasciamoci stupire dalla sua croce, che è la piena rivelazione di Dio. E lasciamo che ci scandalizzi la passione del suo Cuore, se è la sua arma per distruggere immagini false e idolatriche che ancora inquinano il nostro rapporto con lui, lo Sposo che ama e si dona, non l’idolo che attende di essere conquistato con preghiere e offerte a pagamento. Se siamo in gruppo, dopo qualche momento di silenzio, è bene fare la condivisione, dove ciascuno parla e ascolta, senza discussione. È lo Spirito che parla in ognuno. Infine prego o preghiamo a partire dalla Parola ascoltata.
cercare insieme cammini possibili
 
Convegno Internazionale della Vita Consacrata Ho partecipato a Roma, dal 3 al 6 maggio, al convegno internazionale “Consecratio et consecratio per evangelica consilia… riflessioni, questioni aperte, cammini possibili” organizzato dalla Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di vita apostolica, presso la Pontificia Università Antonianum. A partire da un’attenta e critica lettura dell’effettiva realtà presente oggi nella Chiesa il Dicastero ha avviato una riflessione sui diversi significati che vengono attribuiti alle espressioni “consacrazione” e “vita consacrata”. Il desiderio era quello di coinvolgere i membri delle diverse forme di vita consacrata, delle associazioni di laici e dei movimenti nella riflessione intorno ad alcune quaestiones individuate in un Seminario sulla stessa tematica, che ha visto la partecipazione di teologi, canonisti ed altri esperti. “Rappresentiamo un popolo numeroso nella Chiesa e cerchiamo insieme di permettere che il vino nuovo di Gesù rinnovi gli otri della vita consacrata, affinché sperimentiamo la gioia del Vangelo e aiutiamo il Signore a donarlo a tanti altri che si avvicinano a noi. Se da una parte la Chiesa ci assicura che tutte le forme di consacrazione vera sono un dono dello Spirito Santo per la vita di tutto il corpo ecclesiale, dall’altra abbiamo bisogno di criteri autentici per discernere quello che sta succedendo”, così il cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione, ha accolto più di 600 partecipanti, giunti da tutto il mondo. “Nelle circostanze attuali, prendere coscienza più chiara della consacrazione battesimale che ci ha generati figli di Dio e costituiti fratelli e sorelle nella passione, morte e resurrezione del Signore – ha continuato il cardinale -, ci potrà anche aiutare a capire meglio il senso della consacrazione in maniere diverse ma complementari all’interno del popolo di Dio”. La prima relazione è stata quella della teologa suor Nuria Calduch, che ha offerto una visione d’insieme sulla consacrazione sottolineando le dimensioni profetica e sapienziale della vita consacrata. Si è poi soffermata sui passaggi del Vangelo nei quali si riflettono le dimensioni essenziali della vita consacrata: consacrazione, vocazione e vita in comune. Subito dopo, l’intervento a due voci di mons. José Rodríguez Carballo, arcivescovo segretario e suor Carmen Ros Nortes, sottosegretario, ha offerto una sintesi del cammino percorso finora e tracciato gli obiettivi del convegno. “La consacrazione – ha affermato Mons. Carballo – non è statica, non è un atto escludente, ma un processo integratore di differenze. Dietro ogni espressione utilizzata per definire la vita consacrata c’è una ricchezza teologica e carismatica da non perdere. Se la vita consacrata è un mosaico di carismi, questi non possono essere definiti, ma ‘raccontati’, ‘narrati'”. Suor Ros Nortes, ha sottolineato l’importanza di portare avanti nuove riflessioni, “per non rimanere fermi a schemi vecchi o inappropriati, ma per comprendere meglio qual è il nostro oggi come consacrati nella Chiesa e nel mondo”. Papa Francesco, in udienza all’aula Nervi, ai Partecipanti al Convegno internazionale degli Istituti di Vita Consacrata - maggio 2018, ha indicato i criteri autentici che guidano nel discernimento: … “Mi sono domandato: quali sono le cose che lo Spirito vuole si mantengano forti nella vita consacrata? … Queste sono colonne che rimangono, che sono permanenti nella vita consacrata: la preghiera, la povertà e la pazienza. … La preghiera è tornare sempre alla prima chiamata … ritornare a quella Persona che mi ha chiamato … è tornare dal Signore che mi ha invitato a esserGli vicino. Tornare da Lui che mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “Vieni. Lascia tutto e vieni”. … E la preghiera è quello che fa che io lavori per quel Signore, non per i miei interessi o per l’istituzione nella quale lavoro. … La preghiera, nella vita consacrata, è l’aria che ci fa respirare quella chiamata, rinnovare quella chiamata. … Non si può vivere la vita consacrata, non si può discernere ciò che sta accadendo senza parlare con il Signore. … La povertà è la madre, è il muro di contenimento della vita consacrata. … Senza povertà non c’è fecondità nella vita consacrata. Ed è “muro”, ti difende. Ti difende dallo spirito della mondanità … il diavolo entra dalle tasche. … Povertà secondo le regole, le costituzioni di ogni congregazione. … Ci sono tre scalini per passare dalla consacrazione religiosa alla mondanità religiosa. … Primo: i soldi, cioè la mancanza di povertà. Secondo: la vanità, che va dall’estremo di farsi “pavone” a piccole cose di vanità. E terzo: la superbia, l’orgoglio. E da lì, tutti i vizi. … La pazienza. … Entrare in pazienza è un atteggiamento di ogni consacrazione, che va dalle piccole cose della vita comunitaria o della vita di consacrazione, che ognuno ha, in questa varietà che fa lo Spirito Santo … Dalle piccole cose, dalle piccole tolleranze, dai piccoli gesti di sorriso quando ho voglia di dire delle parolacce …, fino al sacrificio di sé stessi, della vita. … E anche pazienza davanti ai problemi comuni della vita consacrata: pensiamo alla scarsità di vocazioni. … Manca la pazienza e finiamo con l’“ars bene moriendi”. Posso domandarmi: … accade nel mio cuore? La mia pazienza è finita e vado avanti sopravvivendo? Senza pazienza non si può essere magnanimi, non si può seguire il Signore: ci stanchiamo. Lo seguiamo fino a un certo punto e alla prima o alla seconda prova, ciao. … Questa “ars bene moriendi”, è l’eutanasia spirituale di un cuore consacrato che non ce la fa più, non ha il coraggio di seguire il Signore. E non chiama … … State attenti su queste tre “p”: la preghiera, la povertà e la pazienza. State attenti. E credo che piaceranno al Signore scelte – mi permetto la parola che non mi piace – scelte radicali in questo senso. Siano personali, siano comunitarie. Ma scommettere su questo. … E vi auguro fecondità. Mai si sa per quali vie passa la mia fecondità, ma se tu preghi, se sei povero, se sei paziente, stai sicuro che sarai fecondo”. L’incontro è continuato in tempi di confronto tra tutti i partecipanti e in lavori specifici per le distinte realtà Ordo virginum, Istituti religiosi, Società di vita apostolica, Istituti secolari, Nuovi istituti e nuove forme, Associazioni e Movimenti. I lavori di gruppo sono stati uno spazio importante di incontro tra le persone e la condivisione di riflessioni ed esperienze sulla consacrazione, sul carisma, sulla fraternità e missione. Spazio di confronto dove riconoscere gli elementi comuni di sequela Christi, lo specifico di ogni realtà, la necessità di avviare cammini di rinnovamento per una cultura della formazione permanente, di integrazione tra culture differenti e avviare processi di dialogo tra le radici di fondazione e l’oggi. A conclusione di questi tre giorni, il cardinale João Braz de Aviz, ha indicato che: “Dobbiamo continuare a camminare insieme, in modo sinodale, perché lo Spirito Santo parla solo dove c’è armonia di vita fraterna”. La riflessione sul tema della “consacrazione”, iniziata in questi giorni, deve essere ulteriormente sviluppata, prima di tutto dalla prospettiva teologica, tenendo conto degli insegnamenti del Vaticano II e del Magistero; tutto questo è fatto meglio in comunione con altri Dicasteri. Da parte sua, mons. José Rodríguez Carballo, Arcivescovo Segretario, ha affermato: “La consacrazione è una realtà dinamica, in itinere… È una identità in relazione, perché il carisma ha un aspetto relazionale. Possiamo essere l’aurora della Chiesa – come ieri ci ha detto il Papa – se camminiamo insieme, in comunione con la Chiesa e in comunione con il mondo”. Sono stati giorni intensi ma belli, si è respirato un’aria nuova… il desiderio di un rinnovamento che sappiamo essere difficile perché passa per la vita di ciascuno, ma che si è visto nei modi di condurre, nelle riflessioni aperte, nell’accoglienza della diversità e nel creare fraternità.
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