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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 14 / 05 / 2021
    SOLENNITA\' DEL SACRO CUORE DI GESU\'
    Venerdì 11 giugno 2021... Continua
  • 14 / 05 / 2021
    SOLENIDADE DO SAGRADO CORAÇÃO DE JESUS
    Sexta-feira 11 de junho de 2021... Continua
  • 14 / 05 / 2021
    SOLEMNIDAD DEL SAGRADO CORAZÓN DE JESÚS
    Viernes 11 de junio de 2021... Continua
l'adultera perdonata
 
Entro nel silenzio: del corpo (cerco una posizione in cui stare comoda, ma concentrata e ferma), della mente, del cuore, della bocca. Prendo consapevolezza della presenza di Dio, che vuole parlarmi e invoco lo Spirito Santo. Leggo attentamente il brano. Se siamo in gruppo una persona proclama la Parola: Gv 8, 1-11 In silenzio rileggo, cercando di cogliere, anche sottolineando, le parole o frasi che attirano la mia attenzione, che suscitano un sentimento di commozione, di gioia, di timore, che provocano perplessità, incomprensione… Per cogliere il significato di alcune frasi o parole, è utile andare a leggere ciò che precede il brano che voglio meditare, o cercare in altri brani frasi simili. Si tratta di leggere la Bibbia con la Bibbia. È molto utile entrare nell’episodio descritto, fare la composizione del luogo: immaginare il posto, al situazione, le persone, l’avvenimento che viene narrato, e porre me stessa all’interno del racconto, trovare il mio ruolo; posso identificarmi con uno dei personaggi presenti, comunque è importante coinvolgermi in ciò che leggo. Medito. Se siamo in gruppo, una persona può suggerire alcuni spunti di meditazione. vv. 1-2: … si recò di nuovo nel tempio…. e si mise a insegnare loro. Nel tempio di pietra, Gesù che è il vero tempio in cui Dio si rivela, insegna. Lui stesso, Parola fatta carne, è l’insegnamento: la sua persona, le sue parole, i suoi genti. vv. 3-4: … una donna sorpresa in adulterio… L’adulterio era punito con la morte, perché considerato come un omicidio. Tradire l’amore significa uccidere. Il Dio della Bibbia considera adulterio il peccato di idolatria, perché Egli si considera e si comporta come lo Sposo del suo popolo, ma il popolo amato tradisce Dio/Sposo seguendo i propri idoli. Storia che si ripete sempre, anche nella nostra vita. Il peccato, ogni peccato è adulterio, perché ogni peccato è idolatria. Come Israele, noi cristiani e tutta la Chiesa siamo adulteri. Meritevoli di morte. vv. 6: … Gesù si chinò e si mise a scrivere con il dito per terra. Per due volte, in questo brano, l’evangelista nota che Gesù, in silenzio, si china a scrivere per terra, cioè sulle pietre del pavimento del tempio. Gesto misterioso. Proprio per questo ci interpella. Quando una parola della Scrittura ci sembra incomprensibile, troppo misteriosa… è su quella che dobbiamo fermarci, ascoltarla dentro… riascoltarla… Non inventarci delle spiegazioni, ma cercare nella stessa Scrittura una luce. Sono presente a questa scena e osservo Gesù e coloro che lo interpellano, e la donna là in mezzo… e Gesù che scrive sul pavimento… Che cosa mi dice questa scena, questo gesto di Gesù? Quando Dio dà la legge a Mosè, scrive con il suo dito sulle pietre. Scrive una legge che è atto di amore perché il popolo viva; è alleanza di amore con il suo popolo. I profeti, constatando l’adulterio del popolo, avevano annunciato un tempo in cui Dio avrebbe scritto la legge non più sulle pietre, ma nel cuore di carne dell’umanità. Il cuore di carne su cui è incisa perfettamente la Parola del Padre è il Cuore di Gesù. Se non siamo uniti a Lui dallo Spirito, i nostri cuori restano di pietra. Possiamo immaginare che forse Gesù, sulle pietre del tempio, scrivesse il pieno compimento della legge: l’amore. vv. 7-9: Chi di voi è senza peccato… Ci poniamo una domanda: se la donna era adultera, con quale adultero aveva commesso adulterio? Se era stata sorpresa in adulterio, dunque era stata sorpresa con un uomo. Ma era più facile condannare solo lei. E sono solo uomini quelli che la accusano. Non si parla di marito, eppure era il marito che decideva la morte della moglie. Ciò che è in ballo, ciò che interessa a scribi e farisei – esperti e osservanti della legge – è mettere alle strette Gesù, coglierlo in fallo, dimostrare ai presenti che è un impostore. Se dice di applicare la legge, che prevede la morte violenta, allora smentisce tutti i suoi insegnamenti sulla misericordia. Se dice di non ucciderla si mette contro la Legge di Mosè, è un bestemmiatore. Osservando la scena, non è possibile riconoscere il marito della donna, ma vediamo Gesù, il vero Sposo di Israele, della Chiesa, dell’umanità. E vediamo la donna, immagine di Israele, della Chiesa, dell’umanità, che ignora, dimentica, tradisce l’amore dello Sposo. È Gesù lo sposo, il giusto senza peccato, che può condannare l’adultera. E può condannare anche coloro che la accusano, perché nessuno è giusto davanti a Dio e il giusto pecca sette volte al giorno: così dice la Scrittura. Ma Gesù non è venuto a condannare; è venuto a salvare l’una e gli altri. Ciò che gli sta a cuore, perché si salvino, è che prendano coscienza di essere peccatori e dunque tutti bisognosi della sua salvezza, del suo amore. E infatti uno per uno se ne vanno. Nessuno è senza peccato. E resta Gesù solo con la donna, là in mezzo. “La misera e la misericordia” scrive Agostino di Ippona. Prima era in mezzo al cerchio degli accusatori. Ora è in mezzo al cuore misericordioso di Cristo: al centro della sua attenzione amorosa. Gesù ha rivendicato e manifesta in modo sublime la sua identità e la sua missione di Sposo. vv. 10-11: Gesù si alzò…. “Neanch’io ti condanno. Va’ e d’ora in poi non peccare più”. Sorprende e commuove questo gesto di Gesù, che si alza in piedi davanti a questa donna, disprezzata perché adultera. E la chiama “donna”, come chiama sua Madre, la samaritana e Maria di Magdala. “Donna” cioè icona di Israele e dell’umanità, sposa amata da Dio. Alzarsi in piedi davanti a qualcuno significa onorarlo, rispettarlo. È ciò che fa Gesù davanti a ogni peccatore: non ci disprezza, non ci umilia. A volte, anche quando facciamo il bene siamo capaci di umiliare la persona che pure aiutiamo. Gesù, invece, ci rispetta, ci onora, perché in ogni peccatore egli riconosce l’immagine e somiglianza del Creatore, l’impronta del Padre nei figli, il volto sfigurato della Sposa. Davanti al peccatore, davanti all’adultera, Gesù non ignora la gravità del peccato, non la sminuisce, non dice: In fondo che male c’è? Passiamoci sopra, tanto lo fanno tutti… Il peccato ferisce, umilia la sposa di Dio, deforma, uccide i figli del Padre, quindi umilia e ferisce il Cuore del Padre e il Cuore del Figlio Unigenito. Ma Gesù è venuto proprio, con la sua morte e risurrezione, a risuscitare il peccatore dal male, a salvarlo, a vincere il peccato. E allora “Nessuno ha potuto condannarti, Donna. Neanch’io, il Giusto, ti condanno, perché la mia giustizia è salvezza. Accogli il perdono, rinunciando d’ora in poi al tuo peccato”. L’adultera è rigenerata sposa. Icona della speranza di Dio sui peccatori.
un tempo opportuno?
 
In Te Signore mi sono rifugiato, mai sarò deluso; difendimi per la tua giustizia. Tendi a me l’orecchio, vieni presto a liberarmi. Salmo 31(30) La pandemia ha devastato molti paesi, uccidendo centinaia e centinaia di persone in breve tempo. Ascoltando da lontano sembrava una cosa incredibile, si è diffusa nei paesi europei, uccidendo migliaia di persone e ora è la volta dei paesi africani. Un animale non visibile ad occhio nudo, lo puoi vedere solo al microscopio. In breve tempo si è diffuso in tutto il mondo, uccidendo principalmente, medici, preti, infermieri, persone consacrate, tante persone di buona volontà. Oggi siamo tutti sottoposti alla quarantena, a separarci dai nostri familiari, a non farci visita, tutte le attività pubbliche sono paralizzate, a scuola i bambini delle classi iniziali già non stanno ascoltando la voce del loro insegnante, sono già nell’insegnamento a distanza attraverso esercizi forniti con i media come: televisione, WhatsApp, e-mail e altri mezzi. Figuriamoci nei luoghi più lontani, dove non ci sono molte possibilità di utilizzare questi mezzi di comunicazione, non c’è elettricità, non c’è la possibilità di internet, già molti dei loro genitori non hanno potuto andare a scuola, per cui mi chiedo: quale sarà il futuro di questi bambini. Insomma, ora viviamo con le maschere, divisi a causa di questo virus Covid19, non possiamo rendere omaggio al nostro familiare, amico, vicino quando intraprende il suo pellegrinaggio alla casa del Padre. Proprio a causa del Corona Virus, le autorità competenti hanno deciso di stabilire alcune regole, per contrastarne la diffusione. Con questo ci abbandoniamo nelle mani di Dio. Lui sa quello che fa, c'è un male che viene per il bene, da una parte si piange e dall'altra ci si rallegra. Gesù ha sofferto in modo tale da sopportare le nostre infermità, sputato, picchiato a morte, tutto per redimerci e consegnarci a Dio. Chissà che questa quarantena non sia il momento opportuno per approfondire la nostra Fede attraverso la preghiera, letture bibliche, rosario, meditazione su vari libri, breviario, adorazione e contemplazione di Gesù presente nell'Eucaristia. L'ultimo discorso di Mosè è: “... avete visto tutto ciò che Yahweh vostro Dio ha fatto, per amor vostro, a tutte queste nazioni; è stato il Signore tuo Dio che ha combattuto per voi. Vedete, l'ho distribuito per voi, come possesso per le vostre tribù ...”. Mi fido anche io, perché so che mi hai accompagnato quotidianamente nel mio cammino.
un cuore che vede
 
Carissime/i, nell’approssimarsi della celebrazione della Festa del Sacro Cuore di Gesù ricevete un abbraccio fraterno. Alcuni potranno celebrarlo quest’anno nell’Eucaristia, altri per mezzo della comunione spirituale nelle proprie case, l’essenziale è ringraziare per questo enorme dono dell’Amore che sgorga dal Suo Cuore e che è sorgente della nostra spiritualità e missione. Stiamo riprendendo lentamente gli impegni quotidiani che, a causa della pandemia, abbiamo dovuto lasciare. Anche se è buona cosa non abbandonare il vissuto in questo tempo: il silenzio – l’ascolto – la contemplazione. Chiediamo al Signore un cuore nuovo: “un cuore che Vede. Questo cuore vede dove c’è bisogno di amore e agisce in modo conseguente” [1]… “Dio guarisce la miopia dei nostri occhi e non lascia che il nostro sguardo si fermi in superficie … La persona contemplativa si esercita per guardare con gli occhi di Dio sull’umanità e sulla realtà creata, fino a vedere l’invisibile …”[2] Come il Buon Samaritano siamo chiamate ad essere il pellegrino che guarda con il cuore la realtà che lo circonda e con un cuore misericordioso accoglie quelli che soffrono. A nome del Consiglio auguro una Gioiosa Festa del Cuore di Gesù a tutti. Graciela VINCENT VAN GOGH, Buon samaritano, 1890 [1] Contemplate - Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica n. 59 [2] Contemplate - Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica n. 58
in pieno clima di salvezza
 
Riflessioni tolte da un ritiro di padre Albino Elegantealle missionarie di Bolognaper la festa di Pentecoste e del Sacro Cuore.(7 giugno 1987) Lo scambio delle consegne La Pentecoste è il giorno dello scambio delle consegne tra Cristo e lo Spirito Santo per la continuazione della redenzione e della santificazione degli uomini da parte dell’amore di Dio. Scambio delle consegne, per cui in questo momento noi viviamo in pieno clima di salvezza. Ecco il cammino della salvezza. Questo mi pare una cosa molto importante, perché siamo troppo portati a pensare che la salvezza sia opera del solo passato. Allora va particolarmente bene l’esortazione del salmo 94: “Ascoltate anche la sua voce; non indurite il vostro cuore come fecero i vostri Padri a Meriba, a Massa nel deserto, dove mi tentarono, mi misero alla prova. Ascoltate anche la sua voce”. La voce dello Spirito Santo che appunto continua quest’opera dell’amore di Dio, proteso alla salvezza, alla santificazione. Guardiamo agli atteggiamenti che noi possiamo avere in questo momento di pieno clima di salvezza. Lo facciamo con una osservazione del Marmion (un autore che qualche tempo fa era abbastanza in voga, adesso è un po’ passato), comunque ha della dottrina molto buona. Il Marmion osserva che, nei giorni della vita terrena di Cristo, molti andavano da lui, accoglievano l’invito alla conversione e di fatto cercavano nella misura delle proprie possibilità di impostare la loro vita quotidiana secondo l’indirizzo delle parole di Cristo e lo facevano, secondo la testimonianza in particolare di S. Luca, sotto l’azione dello Spirito Santo. Bello il pensiero di S. Ireneo: “Lo Spirito Santo, nel momento in cui Cristo si fece uomo, invase anche l’umanità di Cristo e di tutti coloro che andavano ad ascoltarlo”. Chi andava da Cristo obbediva alla voce dello Spirito Santo, chi invece aveva una fiducia accanita nelle proprie intuizioni e si manteneva refrattario ad ogni suggerimento di conversione che poteva venire dall’esterno, nel caso specifico dalla Parola di Cristo, costui lo faceva resistendo allo Spirito Santo. Questo si ripete anche oggi. Ecco perché ci tengo a sottolineare ancora una volta: siamo in pieno clima di salvezza. Chi ha la capacità di rinunciare al proprio modo di vedere per accettare quello tracciato da Cristo, lo fa sotto l’azione dello Spirito Santo. Chi invece è abbarbicato al suo modo di vedere e non c’è possibilità che la parola penetri nel suo cuore, costui resiste allo Spirito Santo. Ed è il famoso rimprovero che Santo Stefano rivolgeva ai Sinedriti, i quali molto probabilmente erano irreprensibili dal punto di vista delle prescrizioni legali, però non andavano oltre: “Voi resistete sempre allo Spirito Santo”. Che cosa può fare lo Spirito santo in noi “Il primo uomo divenne, secondo l’espressione cara a S. Ireneo, “la gloria di Dio”. L’argilla con cui era stato impastato ricevette il soffio di vita e allora l’argilla, vivificata da questo soffio, divenne la gloria di Dio, la creatura più bella, più espressiva della grandezza di Dio. Noi ci poniamo in questa sfera di grandezza, nello splendore della testimonianza che è nell’aspettativa di Dio e dei fratelli se, circostanza per circostanza, la nostra iniziativa personale avrà il coraggio di cedere il passo all’azione dello Spirito Santo, che è il soffio di vita capace di trasformare la povera argilla del nostro essere in un’immagine luminosa e continuata nel tempo di Cristo Risorto. Allora è chiaro che la nostra vita diventa l’esempio e la strada che conduce a Cristo. Ricordiamo l’espressione di San Paolo: “In qualunque posto andiamo, lasciamo il profumo di Cristo”. E questo capiterà anche di noi se, circostanza per circostanza, la nostra azione sarà capace di cedere il passo all’azione dello Spirito Santo … Stare sempre dalla parte della carità Per noi c’è il nostro essere Compagnia Missionaria. Lo Statuto al N° 9 dichiara “invisibile” pienezza della nostra vocazione al carisma dell’amore, senza l’aiuto efficace dello Spirito Santo. Impegniamoci durante la giornata: se i nostri sensi ci immergono nelle realtà materiali, in queste cerchiamo la via della nostra ascesa allo Spirito. In che modo? Stando sempre dalla parte della carità. “Tutto tra voi si compia nella carità”, dice l’Apostolo Paolo nella 1a lettera ai Corinzi (6,14). La preziosità degli atti di carità, che forse qualche volta sottovalutiamo perché siamo refrattari all’azione dello Spirito Santo, viene diminuita perché ci comportiamo secondo il nostro modo di vedere, mentre la preziosità degli innumerevoli atti di carità che possiamo compiere durante la giornata, sono indicati nella lettera ai Galati (5,22). Sicuramente questi atti di carità ci mettono dalla parte dei desideri dello Spirito Santo e ci fanno camminare da uomini del nostro tempo, circondati da questa realtà complessa, ma secondo la volontà dello Spirito: questo è importante. Non è la modalità che dobbiamo tener presente, è la sostanza! Se dunque vivo immerso in questa realtà che mi distrae in tutte le maniere, che moltiplica le iniziative, la creatività per suscitare i miei interessi e la mia distrazione, mi abbarbico a questi atti di carità che sicuramente piacciono allo Spirito santo che è Spirito D’Amore. Inoltre diventano una manifestazione della dolcezza, della pazienza, della grazia dello Spirito Santo è questo è tutto, sia come cristiani sia come membri della Compagnia Missionaria. L’ape fa scuola d’amore La festa del Sacro Cuore ci richiama a quello che Marta (missionaria) ha definito il “gesto semplice e profetico” della consegna di quell’immagine del Crocifisso dal Cuore squarciato. Nella consegna di questa immagine è stato detto che essa “diventa l’appello a farne il punto di riferimento vitale come membri C.M.” Non un riferimento qualunque, devozionale, ma vitale. Abbiamo appena detto che in tutte le manifestazioni della nostra vita dobbiamo renderci disponibili alla grazia dello Spirito santo, assurgendo dalle realtà materiali allo Spirito mediante la carità, per cui diventiamo manifestazione della grazia dello Spirito. Lo Statuto della Compagnia Missionaria al N° 9 ci dice che dobbiamo diventare segno visibile della presenza di Dio proprio attraverso la carità. Essa costituisce la “nota dominante” della nostra volontà di amore, altrimenti sono chiacchiere. L’atto di carità che io compio diventa nota dominante del mio servizio al carisma dell’amore. Inoltre il N° 9 specifica anche il sorriso, la comprensione, l’accettazione, la capacità di perdono e di ripresa integrale, senza lasciare strascichi. Quando Pietro chiese a Gesù se doveva perdonare 7 volte, Gesù rispose: “Non 7 volte, ma 70 volte 7”, cioè sempre. Qualsiasi atto di carità è sempre un superamento di se stessi. C’è una bella poesiola di R. Pezzani intitolata: L’ape che fa’ scuola d’amore. Il fiore disse all’ape affaccendata:“Sei davvero sfacciata;il nettare mi rubi e te ne vai,e un dono in cambio non mi lasci mai. Disse l’ape sincera: “Sono un’operaia della primavera, e tutto il giorno faccio miele e cera. Agli uomini piace tanto il miele mio e la cera che arde piace a Dio. Se quello che abbiamo non lo diamo di cuoreChe diremo allora al Signore?”“Prendi quello che vuoi, rispose il fiore, mi hai insegnato che cos’è l’amore”. Semplicissima, ma molto bella. La nostra ape è il Cuore ferito di Cristo. Ecco perché torno ad insistere: cerchiamo di fissare piccole zone della nostra giornata e facciamo in modo che sia una contemplazione piena di intensità, di tenerezza, di riconoscenza. Allora il Cuore di Gesù ci insegna che cos’è l’amore, anzi ci provoca all’amore. Voi dovete arrivare fino a qui. Quel giorno che stavo facendo un lavoro materialissimo, mi sono innervosito pensando a tanta gente che tendeva la mano, poi ho visto l’immagine del Cuore trafitto e ho pensato: “Che cosa importa allora il posto dove sono? L’importante è che io diventi come Cristo”. Ecco l’immagine che mi ha provocato e mi sono detto: “Anche se dovessi rimanere così per tutta la vita ...”. Cristo non si è staccato da solo dalla croce, l’hanno staccato gli altri. Lui sarebbe rimasto lì per l’eternità. E’questa la lezione che mi dà il Cuore ferito di Gesù. Naturalmente anche qui ci vuole un motivo, perché essere sempre nell’atteggiamento dell’ape che attinge e dà, non è facile. Noi siamo troppo abbarbicati a noi stessi, siamo troppo stretti nelle morse dell’egoismo. Ho cercato nella Sacra Scrittura e ho trovato un brano del discorso che San Paolo ha fatto agli anziani di Efeso: “E ora vi affido al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l’eredità con tutti i santificati. Non ho desiderato né argento, né oro, né la veste di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si devono soccorrere i deboli, ricordandoci della Parola del Signore: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”. (Atti 20, 32 – 35) Noi dobbiamo tenere abitualmente presente questa parola del Signore, custodirla nel nostro cuore. Purtroppo noi ci stanchiamo di dare, di dare in continuità; eppure Gesù ha detto e forse ne abbiamo fatto anche l’esperienza, che c’è più gioia nel dare che nel ricevere.
n. 2- giugno
 
una vita... un cammino
 
Intervista a Albina Pinho Bina puoi presentarti ,  raccontaci  la tua vita..la tua storia? Sono nata nel mese di marzo del 1956, in un piccolo paesino chiamato Santo Tirso del comune di Porto (Portogallo) in una famiglia con sette figli. Mi sento benedetta per essere nata in una famiglia umile, semplice e cristiana, molto impegnata nel lavoro e nelle cose più semplici della vita quotidiana. Il lavoro nei campi era l’occupazione giornaliera de miei genitori e dei fratelli maggiori. Da qui veniva il sostegno per la casa e per tutto quanto era necessario per vivere. Dopo aver terminato il quarto anno di scuola elementare chiesi ai miei genitori di imparare a cucire. Loro mi diedero il permesso e così cominciai un percorso di vita diverso da quello dei miei fratelli e da quanto era normale svolgere in quel tempo. Eravamo negli anni sessanta. Sono stata educata in una famiglia cattolica praticante e i miei genitori, pur avendo tanto lavoro, accettavano con molta disponibilità di collaborare alle attività della parrocchia. Avevo diciotto anni quando, avendo ormai un po’di preparazione nell’ambito del cucito, riuscii a trovare lavoro in un fabbrica di confezioni, vicino a casa mia. Questo mi diede la possibilità di apprendere altre cose e di entrare meglio in questo campo ormai già industrializzato. Dopo sei anni cambiai di nuovo inserendomi in un'altra industria dove mi affidarono la responsabilità di insegnare il lavoro a sessanta donne. Questo fu un incarico molto serio e impegnativo perché dovetti affrontare diverse sfide come: difendere le mie colleghe quando i responsabili del settore esigevano una forte produzione e il poco tempo a disposizione non lo consentiva, richiedere un salario giusto, uguale per tutti, pagare onestamente le ore straordinarie, ecc. Sono stati due anni di grande impegno e fatica, soprattutto per chi come me, non aveva grande esperienza del mercato di lavoro, ma è stato anche un tempo in cui ho conosciuto meglio come i lavoratori venivano sfruttati, soprattutto in questo settore che aveva come unico obiettivo il lucro. Dopo due anni mi sono licenziata e rimasi a casa per cinque mesi. Ripresi poi il lavoro in un laboratorio di alta moda, lavorando per venti anni. Questo ambiente è stato molto importante per me perché ho imparato molte cose nuove. Inoltre, in poco tempo da laboratorio si trasformò in fabbrica sviluppandosi sempre più. L’obiettivo era quello di entrare nel mercato internazionale con il miglior prodotto nel campo classico. Tutto questo si è riusciti a realizzarlo attraverso una equipe, collaborando e aiutandosi in maniera molto positiva. Il mio lavoro consisteva nel realizzare modelli per presentarli poi come collezioni. Un lavoro che esigeva molto, però sono sempre riuscita a dare risposte giuste attraverso l’esperienza che avevo e anche perfezionando quanto già sapevo; mi piaceva molto! Anche il clima tra noi era molto buono sia nelle relazioni con le colleghe sia con chi ci guidava. La responsabilità cresceva ma mi dicevo: responsabilità ed impegno stanno bene insieme! E’ stato un periodo intenso e ho trovato tempo anche per studiare un po’alla sera dopo il lavoro. Dopo venti anni presi la decisione di continuare a lavorare in proprio rimanendo a casa mia, anche perché mio padre cominciava ad avere problemi di salute e di età. In seguito hai scelto la CM. Come ha reagito la tua famiglia? Questa avventura così svariata e allo stesso tempo impegnativa mi portò a riflettere sulla mia vita: cosa fare, cosa scegliere? A livello vocazionale sentivo l’esigenza di una scelta diversa dalle solite: matrimonio, il convento, non avevo chiaro cosa scegliere. In quel periodo della mia vita avevo trascorso alcuni anni senza svolgere attività nella parrocchia. Ripresi quindi i contatti: mi inserii nel coro e nella catechesi dove conobbi Laura, missionaria del gruppo di Porto. Un giorno, mi invitò a casa della Compagnia Missionaria dove conobbi Lucia Correia e Teresa Castro. Subito dal primo contatto con loro mi sono sentita a mio agio, come fossi a casa mia. Nonostante questa impressione e in seguito pur frequentandole non capivo bene ancora cosa fosse la CM, l’Istituto secolare…Ricordo che ci volle del tempo prima di scoprire che, forse era questo il luogo che cercavo per la mia vita futura. In seguito, ho cominciato a partecipare ai loro ritiri, a capire di più la loro realtà soprattutto cosa voleva dire laica consacrata dentro il mondo, tutte cose a me nuove. Il tempo passava e questo accresceva in me la volontà di donarmi a una vita di servizio nella chiesa e nel mondo. Capivo che questo era quanto cercavo. Dio mi veniva incontro come un Padre provvidente, presentandomi diversi cammini. Nel frattempo, scoprivo anche alcuni segni che rafforzavano la mia decisione: la devozione al Sacro Cuore di Gesù che mia mamma aveva trasmesso a tutta la nostra famiglia, il gruppo della CM che mi faceva sentire in casa, lo stile di vita sobrio che vivevano, sapere che c’erano missionarie anche in Africa. Questo era il sogno che avevo fin da piccola e che ancora desideravo realizzare. La vita è piena di sfide, una dovevo assolutamente affrontare: comunicare alla mia famiglia la decisione che stavo per prendere. Non fu facile, soprattutto far capire loro che la mia scelta non era il convento, ma un modo nuovo di vivere la consacrazione nel mondo. Sono stati momenti di prova che il Signore ha permesso e mi hanno aiutato ad assumere meglio la mia vocazione. Man mano che il tempo passava, la mia famiglia comprese meglio e accettò serenamente questa mia scelta di vivere in famiglia la mia consacrazione. E questo mi diede coraggio per continuare il cammino. Quando hai cominciato la tua avventura in Africa: Guinea Bissau…Mozambico… La chiamata di partire per la missione è stata sempre presente nel mio cuore. Nel 1989, la CM mi fece la proposta di partire per il Mozambico. Un sogno che come dicevo, avevo fin da bambina! La mia prima reazione fu quella di ringraziare il Signore, esultavo di gioia! Però mi chiedevo: come farò a comunicarlo alla mia famiglia? Ma Dio aveva preparato per me un progetto ben diverso. Passò solamente un mese dalla proposta, quando il Signore chiamò nel suo regno la mia mamma. Allora la mia vita cambiò direzione perché dovetti rinunciare per aiutare mio padre e mio fratello che aveva appena diciotto anni. Così la porta appena aperta si era chiusa e rimase dentro di me la sofferenza di aspettare altri ventidue anni prima di partire! La mia vita cambiò e all’improvviso diventò complicata: gestire la casa, il lavoro professionale, la parrocchia, il gruppo…E dentro di me la domanda: come superare questa perdita della mamma? In questo periodo ci sono stati anche momenti di crescita spirituale, di impegno, donazione, gratuità, spirito di servizio…tutto era diventato un atto di continua donazione. Il salmo 23 diventò il mio sostegno diario; nelle parole incontravo la forza per ricominciare ogni giorno: “Il Signore è il mio pastore niente mi manca…”. L’età di mio padre avanzava e la sua salute cominciava a diventare fragile, precaria, aveva bisogno di assistenza, di attenzione. Fu allora che lasciai il lavoro e questo mi permise di accompagnarlo da vicino fino agli ultimi anni della sua vita. La prima esperienza missionaria risale al 2009: quarantacinque giorni in Guinea Bissau La mia famiglia che conosceva bene i miei sogni, mi sostituì nei lavori di casa in questo periodo per darmi la possibilità di fare questa piccola esperienza. Nel 2010 trascorsi trenta giorni in Mozambico. In questo stesso anno morì mio padre, 21 anni dopo la morte di mia mamma. Nel 2011 inizia la mia presenza più prolungata in Africa. Dopo aver dialogato con i miei fratelli ( Luigi il più giovane non era ancora sposato), tutti furono d’accordo per collaborare in quanto fosse necessario pur di aiutarmi a realizzare il mio sogno. Ringrazio Dio per il dono della mia famiglia la quale dopo aver capito la mia scelta di vita è stata sempre al mio fianco per appoggiarmi. Destino: Guinea Bissau: Sono partita con una stretta al cuore perché lasciavo dietro di me cinquantacinque anni di vita tessuta da piccoli ritagli, uniti tra loro, che davano un colore nuovo al mio essere consacrata nella CM al servizio della chiesa e del mondo. Anni di crescita umana e spirituale, dove ho imparato a contemplare la bellezza della cose semplici della vita, recuperare la felicità e la speranza, valori che ho sempre sentito dentro di me. E’ così il 25 luglio 2011 arrivo in terra africana, precisamente in Guinea Bissau e questa volta per un tempo più lungo. Ricordo che un’aria calda mi ha avvolto al momento in cui scendevo dall’aereo e mi ha fatto prendere subito coscienza che non solo il clima era ben diverso del mio abituale, ma anche la cultura, gli usi e i costumi sarebbero stati diversi dall’Europa. L’accoglienza che mi fecero le missionarie del gruppo della Guinea ( composto da Teresa Castro, Antonieta e Ivone consacrate e da Nhamo in formazione) facilitò il mio inserimento nel gruppo. Era anche la mia prima esperienza in un gruppo di vita fraterna ( la mia scelta nella CM è di vita in famiglia). Mi sono sentita subito a casa, mi adattai molto bene, non ebbi problemi di salute. Considerai tutto una grande grazia che il Signore mi concedeva e un segno per la mia permanenza e continuità in questa terra. Mi presentavo con un unico progetto: essere a servizio del gruppo in tutto quanto avesse bisogno, totalmente disponibile. E così avvenne: collaboravo nella gestione della casa e nella segreteria della “Scuola di S. Paolo”. In Guinea Bissau ho trovato un paese molto povero, mancava di tutto, ma un popolo molto solidale che non dimenticherò mai. La natura incantevole, gli uccelli bellissimi che venivano a dissetarsi nel giardino della nostra casa, con il loro cinguettio mi aiutavano a lodare il Creatore per le Sue creature. Ci tengo a sottolineare che anche la relazione con gli alunni della scuola, i professori ed educatori è stata un’esperienza gratificante. Nella comunità cristiana collaboravo nella catechesi, liturgia…nella celebrazione domenicale che avveniva nel cortile. In poco tempo ho capito la sofferenza di questo popolo, le difficoltà che incontrava a vivere con tante precarietà. L’aspetto che più mi colpiva ed era molto carente riguardava la poca efficienza nel campo della salute; anche l’Ospedale centrale non aveva a disposizione mezzi o strutture per dare più sicurezza e assistenza alla gente. Tuttavia, anche per questa esperienza sono grata al Dio della mia vita, per tutto quanto mi ha dato da vivere in questa bellissima terra, per la sua Bontà, Tenerezza e Misericordia. Sono stati sei anni ricchi di avvenimenti belli e meno belli, (come ogni vita ,dove ci sono rose e anche spine) che mi hanno aiutato a vedere la vita in altra forma a dare valore alle piccole cose, soprattutto a capire che non è necessario possedere molto per essere felici e sentirsi realizzati. Ci vuole solamente un cuore per amare e lasciarsi amare come ha fatto Gesù. Alla fine del 2017, dopo sei anni di Guinea Bissau, sono rientrata in Portogallo. Nel 2018 e dopo aver trascorso un po’ di tempo con la mia famiglia, mi sono messa ancora disponibile per la CM: in Africa oppure dove fosse più necessario. Mi fu proposto Invinha, in Mozambico… Com’è il tuo lavoro, la missione che svolgi oggi? Ho accettato la proposta di andare ad Invinha - Guruè, nord del Mozambico ed è qui che ora mi ritrovo a scrivere un po’ di storia della mia vita e a ricostruire il percorso dei cammini fatti fino ad oggi. Sono arrivata il giorno 14 di maggio del 2018, in un luogo di grande bellezza naturale. Un posto poco abitato, un ambiente calmo con un panorama spettacolare, circondato da una cordigliera di montagne…e dove soprattutto lo sguardo aiutato dalla meraviglia e dalla contemplazione, può andare anche oltre! Le varie tonalità del verde della vegetazione e la pianura delle piantagioni di té incantano! Il mio impegno in casa: non so bene come definirlo: con l’aiuto di Dalaina e Isabel, svolgiamo i lavori di casa, dei campi ( machamba), faccio un po’ di tutto, collaborando con le altre. Con noi vivono 11 ragazze che stanno facendo un cammino di discernimento. A noi consacrate è affidato il compito e la responsabilità di creare un ambiente familiare e formativo, facendo conoscere, attraverso la nostra vita, la nostra vocazione missionaria di consacrate al servizio della chiesa e del mondo. In questo ambiente africano, la consacrazione secolare non è ben capita dalle persone che ci conoscono, ma per quanto dipende da noi cerchiamo ogni occasione per chiarire lo stile della nostra vita, di camminare con questo popolo semplice e sofferente, quasi dimenticato e abbandonato alla sua sorte. Lodo il Signore, che sempre mi accompagna con la sua forza e la luce del suo Spirito. Ho la certezza che è Lui che conduce la mia vita, e a Lui va la mia gratitudine per dire come Maria il mio SI’, continuando con la mia fedeltà il progetto della mia vita. Una vita…un cammino…
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
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