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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 27 / 05 / 2020
    SOLENNITA' DEL SACRO CUORE DI GESU'
    Venerdì 19 giugno 2020... Continua
  • 27 / 05 / 2020
    SOLENIDADE DO SAGRADO CORAÇÃO DE JESUS
    Sexta-feira 19 de junho de 2020... Continua
  • 27 / 05 / 2020
    SOLEMNIDAD DEL SAGRADO CORAZÓN DE JESÚS
    Viernes 19 de junio de 2020... Continua
corso di formazione permanente del gruppo di porto
 
Ciao carissime missionarie, amici e amiche della Compagnia Missionaria. Il gruppo di Porto (come al solito) si è riunito dal 22 al 25 febbraio, approfittando del periodo di Carnevale, per favorire le missionarie che lavorano. Il tema scelto per la riflessione è stato: "ATTI DELLA IX ASSEMBLEIA G.O." Tre Missionarie hanno scelto di partecipare alla “Settimana Di Studio Della Vita Consacrata”, che si è tenuta a Fatima nella stessa data. Dopo aver accolto e ascoltato Martina, arrivata dall'Italia il giorno prima, Lúcia ha presentato il lavoro su gli Atti che, ci erano già stati consegnati un mese prima, per prenderne visione e facilitare così la riflessione di questi giorni. Lúcia ha indicato anche un metodo di lavoro e ha consigliato di iniziare a leggere da pagina 6 a 23 partendo dai titoli per focalizzare l’attenzione su ciò che veniva indicato. Abbiamo formato due gruppi di lavoro e abbiamo preso in esame le seguenti domande : 1 ° Cosa troviamo più significativo? 2 ° Cosa c'è di più impegnativo per noi? 3 ° In quali aspetti troviamo le maggiori difficoltà? PLENARIA - Formazione del Consiglio centrale: 1° Il primo aspetto importante è stato il decentramento del Consiglio Centrale, che fino a quest’ultima Assemblea, la Presidente e la Vice-Presidente risiedevano a Bologna / Italia nella casa madre. Ora invece le cose sono cambiate, Presidente e membri del Consiglio centrale risiedano in diversi paesi e continenti. Questo è di grande importanza per l'internazionalità e la multiculturalità dell’Istituto. Un altro aspetto significativo è stata la nomina di una segretaria per supportare il Consiglio centrale e occuparsi anche degli Archivi, per i quali, deve rimanere in Italia. 2 ° Questo cambiamento richiede molto più sforzo e creatività, è un salto di qualità, come è stato detto in Assemblea è "... un vento di rinnovamento ... di apertura allo Spirito, di maggiore consapevolezza da parte di ogni singolo CM. 3 ° In relazione al CC, il percorso sta procedendo, non ci sono echi di difficoltà, anche se da parte dell'una o dell'altra missionaria, si avverte un certo disagio. - La formazione delle aspiranti nel contesto africano: Su questo aspetto, il Gruppo Porto è molto favorevole nell'accogliere le giovani per la formazione, è anche una risorsa per l'animazione vocazionale. È necessario continuare a indagare su come facilitare il visto di soggiorno, sia in Portogallo che nel paese di origine, i visti SCHENGEN, ma di lunga durata. Amministrazione ed equipe economica Per quanto riguarda la questione, il Gruppo non ha commentato molto, riferendosi solo alla difficoltà di sostituire l'Amministratrice anche se si ricorresse ad un commercialista credibile. Questa è un'altra questione che ricade sulle spalle del CC. Assemblea dei familiares Il Gruppo è già a conoscenza di questo evento, per questo sta seguendo la preghiera, l'uno o l'altro ha già letto i testi di preparazione, Teresa Castro sta pensando di partecipare all'Assemblea e dopo, dare un aiuto per sostenere Monguelfo. Il corso di formazione, oltre ai temi da noi scelti ogni anno, ha momenti molto forti di preghiera, comunione, condivisione e sostegno negli acquisti e nei pasti, ecc. Un abbraccio, Laura Gonçalves
tempo di fraternità
 
Del 17 al 23 de febrero  en Córdoba  Argentina  hemos vivido acontecimientos llenos de gracia.  Se realizó  el retiro anual donde participamos misioneras de Chile y Argentina,  familiares  y amigas de la CM. El Juan Domingo  Griffone, scj nuevo Provincial  predicó  y acompañó  el p. Guillermo  Exner. Al finalizar el mismo hemos vivido varias celebraciones  que renovaron nuestro Si al Señor en la CM. Realizaron sus promesas dos nuevas familiares Elva y Alicia que viven en Carlos Paz - Córdoba. También  renovó sus votos Ely misionera de Chile e ingresó  al Periodo  de Orientación Yilda Pasotti que vive en San Martín - Chaco. Damos gracias por todas estas bendiciones y acompañamos con la oración  a estas hermanas.   Se realizó  la Asamblea latinoamericana en la que participamos las misioneras de los grupos de Chile y Argentina un encuentro fraterno y fecundo. Graciela Magaldi   Come   ogni anno, noi missionarie cilene ci troviamo con il gruppo dell’Argentina per fare insieme gli esercizi spirituali. Quest’anno ci è stato proposto di andare qualche giorno prima per trascorre insieme a Villa Carlos Paz – Cordova, giornate di fraternità. Ho accettato l’invito e sono partita sperando di trovare anche Letizia, Andrea e Irma che avevano programmato queste giornate. La casa che ci ha accolto ci ha sorpreso. E’ una struttura chiamata: ”Casa dell’amicizia”, un’opera dei padri dehoniani. E’ stata voluta anni fa; attrezzata con mezzi moderni e resa accogliente per ospitare persone della terza età e adulti in generale. “Oggi la speranza di vita in America Latina è stata calcolata così: l’81% delle persone che nascono in Latinoamerica vivranno fino ai 60 anni, mentre il 42% andrà oltre gli 80 anni. Si prevede che nel 2025, saranno 15 milioni le persone con 80 o più anni” (SENAMA). Questa residenza è composta di quaranta stanze ben attrezzate per persone anziane autosufficienti che non hanno case proprie e qui trovano un luogo ospitale e tranquillo per vivere con dignità la loro vita. Collaborano al loro mantenimento con un contributo modesto. Ciò che maggiormente colpisce oltre la struttura, i saloni, la cappella, i laboratori (che funzionano molto bene) è lo stile dehoniano, che si respira tra gli ospiti. Emerge un clima di fraternità, di collaborazione, di accoglienza. Abbiamo avuto la possibilità di condividere con loro alcune giornate, godere della loro gioia, dei loro spazi, della loro casa che veramente rispecchia il nome che porta: “Casa dell’amicizia”. Noi, con Elba, Adriana, Susana e Alicia, familiares che vivono qui, abbiamo avuto la possibilità di venire qualche giorno prima ed è stato veramente molto bello perché abbiamo approfittato di questo tempo per condividere anche un po’ della nostra vita nella semplicità. “La comunione all’interno dei nostri gruppi si concretizza … nell’accoglienza e la stima reciproca”(RdV n. 74) “Siamo chiamate a percorrere l’itinerario di comunione … per ricreare o rafforzare un tessuto di comunione tra tutti i membri CM …”(RdV n. 8). Ringrazio Dio e la famiglia della CM per il tempo e la disponibilità che ci hanno dato. Elisabeth Tiayna Mollo
vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono (1tess 5,21)
 
(PAPA FRANCESCO, Gaudete et esultate n. 168 ) Questa frase di San Paolo ai Tessalonicesi e ripresa da Papa Francesco nell'enciclica "Gaudete et esultate" mi ha fatto venire voglia di comunicare con voi, cosa che non faccio da molto tempo. Mi piace scrivere e lo faccio con piacere, ma quest’ultimo periodo è stato difficile e la vita non è stata facile. Esamina tutto. Posso fare un esame della mia vita che è azzurra come il colore del cielo della mia isola e come i colori bianchi e grigi che coprono il cielo dell'isola. La mia vita è stata bellissima per la famiglia: nonni e genitori che ci hanno educato molto bene, in campo spirituale, formativo e culturale. Dall'eucaristia quotidiana alla quale i miei genitori hanno sempre partecipato, alla confessione frequente, alla preghiera quotidiana della sera che abbiamo fatto insieme, tutto ciò ha formato gli 11 figli che avevano, anche se uno è morto da bambino. Uno è un sacerdote, una suora - Missionaria francescana di Maria che è deceduta - e io, consacrata nell'Istituto Secolare della Compagnia Missionaria del Cuore di Gesù, altri sposati e il rimanente single, ma dedicati a opere di natura religiosa e sociale. Da parte mia, essendo insegnante, ho fatto lezione per 36 anni. La mia vocazione si è risvegliata quando sentivo le suore parlare delle missioni in Africa. Anche se ha ristagnato, per molti anni. In quel tempo, insieme alla mia attività professionale, facevo incontri di catechesi e partecipavo a movimenti religiosi: corsi di cristianità, azione cattolica e visitavo i carcerati nella prigione di Funchal. Durante un ritiro a Fatima, chi orientava le meditazioni, mi ha chiesto cosa stessi facendo e la mia risposta: "sto dando lezioni" , ha capito che non ero ben realizzata e mi ha dato suggerimenti indicandomi nomi di Missionarie della Compagnia Missionaria del Sacro Cuore venute a Funchal e, da allora in poi, ho capito che la mia vocazione era di consacrata nella CM. Faccio parte del gruppo di Funchal da 36 anni e ho collaborato alla formazione di alcuni missionarie e ho fatto parte del Consiglio centrale. Come persona consacrata inizio la mia giornata con la recita delle Lodi, partecipo all'Eucaristia (spesso celebrata in casa da mio fratello), alla recita quotidiana del Rosario e, quando possibile, alle riunioni e ai ritiri organizzati dal Gruppo. Ultimamente sono mancata alcune volte a causa della situazione familiare che vi descrivo. Mio fratello sacerdote ha 90 anni con problemi di salute, a volte è ricoverato in clinica e alle volte è in casa ma richiede molte cure. Vivo anche con una sorella di 87 anni con qualche debolezza psicologica e altro. Ho un fratello in pensione e medico, sposato nel Continente e che ha problemi finanziari e ultimamente fisici con la rottura del coccige. Inoltre, ha un figlio disoccupato e drogato. Ho nipoti che vivono a Madeira e ci danno supporto psicologico. Il mio impegno quotidiano è quello di assistere i due fratelli con cui vivo e svolgere le attività quotidiane: fare la spesa, gestire e guidare le persone che ci aiutano. Il gruppo CM è costituito maggiormente da anziane, ma alcuni più giovani e più capaci si dedicano alle attività del gruppo e diocesane. Il gruppo dei familiares ha vitalità e partecipa alle attività del CM oltre alle attività professionali e diocesane. Concludo con la lode al Signore e agli amici che mi accompagnano e curo ciò che è buono.
ricordo di beatrice mazzieri
 
Beatrice donna riservata Il 13 marzo 2020 è deceduta Beatrice Mazzieri, missionaria italiana. Ha fatto parte del gruppo di vita in famiglia di Bologna per molti anni. Bea, come la chiamavamo affettuosamente, non ha avuto una vita facile e, da parte mia, l’ho conosciuta quando viveva con suo fratello nell’appartamento di Via Guidotti, 65 (proprietà della CM). Erano in affitto ed anno trascorso un buon periodo vicino a noi. Lavoravano tutti e due ed entrambi erano molto discreti. Il fratello è deceduto molto tempo fa. Beatrice ha continuato a vivere vicino a noi per vari anni da sola e, nel periodo del pensionamento si dedicava al volontariato collaborando con il Quadrifoglio, organizzazione che si interessava del recupero delle persone drogate. Dopo vari anni, è andata a vivere al Pallavicini, struttura diocesana, dove ci sono vari alloggi per persone che hanno una pensione insufficiente per pagare l’affitto e lì ha vissuto fino ad alcuni anni fa facendo volontariato nel diurno per anziani gestito dalla diocesi e che si trovava a pochi passi dalla sua nuova abitazione. Negli anni del mio servizio CM a Bologna sono stata spesse volte a trovarla e conoscevo anche la vicina con la quale c’era un buon rapporto di collaborazione e solidarietà. In questi ultimi 6 anni è sempre stata poco bene di salute con la necessità negli ultimi 3-4 anni di essere coadiuvata dalla vicina per prendere le medicine perché cominciava a perdere la memoria. Non potendo più lasciarla in casa da sola, un cugino al quale ha affidato la gestione dei suoi beni, ha deciso che era bene affidarla ad una casa di riposo Nel 2018 è stata ricoverata nella casa di riposo gestita dalla “Comunità in cammino” che si trova vicino a noi e dove attualmente si trova anche la nostra Cesarina. In questo ultimo periodo è stata ricoverata all’Ospedale Maggiore di Bologna dove è deceduta. Purtroppo in questa situazione difficile dovuta a Covin 19 ci ha costrette a rimanere assolutamente in casa con tutte le restrizioni del caso, non siamo potute starle vicine come avremmo voluto. E’ stata importante la presenza di Edvige e Giannina al funerale che ringraziamo di cuore. Da parte mia la ricordo come una cara sorella con la quale ho potuto condividere sia la sua situazione di fragilità, il suo sentire e la preghiera. Ho colto la sua fede nella presenza di Gesù nel suo cuore come compagno fedele. Il suo sorriso quando ne parlava mi è rimasto nel cuore come un ricordo prezioso. Questo suo mondo intimo non traspariva normalmente ma le sue amiche di tavolo sapevo che apprezzavano la sua persona ed anche il personale della struttura dove si trovava. Manifestava anche un grande dispiacere per non poter vivere nella sua casa e questo era un suo cruccio molto grande. Credo che il suo carattere riservato ed il non poter vivere in un ambiente a lei più congeniale le creavano una grande sofferenza. Abbiamo fiducia che il Signore ha continuato a sostenerla con la sua vicinanza anche negli ultimi giorni della sua vita e confidiamo a Lui che è Vita Eterna la nostra Beatrice. Martina Cecini Grazie, Beatrice Ho conosciuto Beatrice nel periodo del mio volontariato nella comunità del Quadrifoglio ad Ozzano Emilia. agli inizi degli anni ‘ 80 - ed è stata la prima missionaria, dopo mia sorella Giuseppina naturalmente – con cui io abbia stretto una bella e forte amicizia. Dall’inizio mi hanno colpito le sue qualità umane, quelle espressioni di “abituale serenità, semplicità e dolcezza” (di cui parla il nostro Statuto (n°48)). Ho imparato poi nel tempo a conoscerla più in profondità . Beatrice aveva una grande maturità umana e una forte fede: sapeva farsi attenta e accogliente con discrezione ed umiltà. Sapeva trasmettere fiducia incondizionata. Con lei ti sentivi subito accolta con simpatia Furono queste qualità umane ad orientarmi verso di lei quando ad Ozzano Emilia maturai il desiderio di ricevere il sacramento della confermazione (non ero ancora cresimata ) e avevo un serio cammino da fare . La scelsi come madrina. Beatrice mi mostrava con la sua vita la gioia e la bellezza del vivere le piccole cose della quotidianità, lavoro, famiglia, amicizia come i luoghi propri della consacrazione secolare. Inoltre la sentivo anche molto vicina nella condivisione di alcuni valori come la solidarietà con i fratelli più poveri o più disagiati. I nostri incontri formativi erano davvero molto particolari. I nostri dialoghi erano condivisioni di vita e… condivisioni della buona cucina emiliana di cui lei era davvero ottima cuoca. Non posso dimenticare le domeniche dei nostri incontri formativi quando non mancava di prepararmi dei pranzi particolari. Era un modo molto semplice e concreto di trasmettermi affetto Con un’attenzione premurosa e intelligente si rendeva conto che venivo abbastanza stanca dal servizio in comunità e avevo bisogno di amicizia semplice e di riposo . Altri momenti che ricordo con gioia sono state le occasioni in cui - io e la mia famiglia - abbiamo avuto la gioia di averla nostra ospite al sud. Era molto legata a mia sorella Giuseppina, a mia mamma, mia sorella, ai miei nipoti. Grazie, Bea, per quanto mi hai donato. Resterai sempre nel mio cuore. Marinella Martucci
ricordo di m. alice da silva
 
Il 25 marzo scorso è deceduta Alice, missionaria di vita in famiglia, del gruppo di Maputo (Mozambico). Insieme con Gina Santana (nella foto) si era consacrata a Dio, nella Compagnia Missionaria, il 2 febbraio 1993, nelle mani di P. Albino. Sono state la primizia della CM mozambicana. Vedova e madre di otto figli, Alice ha vissuto con passione la sua consacrazione a Dio. Avrebbe compiuto fra poco 81 anni. Negli ultimi anni ha vissuto più radicalmente la sua immolazione con Cristo a causa del morbo di Parkinson. La figlia Julia ha scritto un biglietto a Martina: Ciao Martina! Buon giorno! La Mamma è andata dal Padre. Oggi già gioisce della pienezza del suo Regno e se lo merita. Mia Mamma aveva un cuore grande, uguale per tutti. Ora, ci resta solo di pregare perché lei interceda presso Maria affinché protegga tutti noi che siamo rimasti qui. Grazie mille, per tutte voi, di aver fatto felice mia madre. Lei ha trovato Gesù molto più vicino nella Compagnia Missionaria. Che Dio vi benedica. Baci. Anche se mamma non è più con noi, io voglio personalmente stare vicino alla CM
l'eccomi di maria
 
Chi è Maria di Nazaret? Nella lettera ai Galati (4,4), san Paolo, che non nomina mai la madre di Gesù nel suo epistolario, scrive che il Figlio di Dio è “nato da donna”, a indicare che egli è diventato uomo, figlio dell’umanità. Ogni uomo e ogni donna che vengono al mondo, nascono da donna. Fin dalla Genesi (3,20), la donna è chiamata “madre dei viventi”. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù, in due momenti fondamentali della sua missione, si rivolge a sua madre chiamandola “donna”: alle nozze di Cana (2,4) e dalla croce (19,26). Negli eventi culminanti della rivelazione di Gesù come sposo – che dà il sangue e la carne, la vita, all’umanità-sposa – Maria è rivelata come il prototipo e l’immagine della donna-sposa, di quella umanità che Egli è venuto a salvare e a riportare al progetto originario del Padre. «In Cristo, infatti, il Padre ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia» (Ef 1,4-7). “Donna”, dalla Genesi all’Apocalisse, “è la rappresentante e l'archetipo di tutto il genere umano” (Giovanni Paolo II, Mulieris dignitatem, 4) “Il paradigma biblico della donna” (MD 22) è chiave di lettura di tutta la storia della salvezza. “«Essere sposa», e dunque il «femminile», diventa simbolo di tutto l'«umano»” (MD 25) Maria, dunque, è quella precisa ragazza di Nazaret, scelta e chiamata ad un rapporto unico e irripetibile con il suo Dio, suo Creatore e Sposo e suo Figlio, ma è anche la rappresentante di tutta quella umanità che Dio sceglie e ama, da prima della creazione del mondo, per unirla a sé in una alleanza sponsale indissolubile e eternamente fedele. A Cana e sul Calvario, Maria è la Donna che per prima, come nell’annunciazione, consegna a Dio la sua fedeltà di sposa e di madre. La prima donna madre di tutti i viventi – Eva - è la rappresentante di tutta l’umanità peccatrice, infedele alla parola d’amore di Dio (Gn 3,1-7), ma attraverso tutti i secoli questa umanità è rincorsa dall’amore di Dio, che non si lascia vincere dall’infedeltà, perché è il Dio fedele al suo nome che è, come rivelato a Mosè, “Io sono qui per te- Eccomi”. Dio non può essere infedele a se stesso. Proprio per questa sua fedeltà, fin dall’inizio Egli pronuncia la parola di salvezza: «Il Signore Dio disse al serpente: “Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”» (Gen 3,14-15). L’umanità redenta E la donna diventa la rappresentante dell’umanità redenta e fedele a Dio, non più schiava e complice di satana, ma nemica del maligno e, attraverso la sua stirpe – l’umanità nuova – vittoriosa sul male a cui schiaccia la testa superba. Finalmente sposa redenta, «senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata» (Ef 5,27) . In questa donna nuova noi riconosciamo i lineamenti di Maria di Nazaret e nella sua stirpe l’umanità nuova-Cristo Gesù, «primogenito tra molti fratelli» (Rm 8,29). Anche noi, peccatori perdonati, siamo tra quei fratelli. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù chiama donna anche la samaritana al pozzo di Giacobbe (4,21), l’adultera al tempio (8,10) e Maria di Magdala al sepolcro, la mattina di pasqua (20,15). Anche loro sono persone precise che incontrano, sulle strade impervie e traviate della loro vita, il Salvatore. Ma sono anche la donna-umanità ingannata dal maligno, assetata di amore e pure incapace di amare, infedele all’amore di Dio e dunque adultera. Ma è questa la donna-umanità che Gesù è venuto a cercare per renderla, attraverso la croce, sua sposa santa e immacolata come sua Madre. Alla donna di Samaria, in cerca di un amore che colmi la sete del suo cuore, Gesù si rivela come il messia, unico sposo che può dissetarla e renderla fonte di acqua viva per i suoi fratelli, assetati come lei. Alla donna adultera, Gesù sposo tradito offre il perdono che rinnova la vita e toglie ogni vergognoso segno di peccato sul volto della sposa rigenerata. Maria di Magdala, simbolo dell’umanità invasa e sommersa dal male – posseduta da sette demoni e liberata da Gesù – è la sposa che nel nuovo giardino all’alba della nuova creazione – il mattino di pasqua – cerca lo Sposo e dallo Sposo è cercata e trovata. Nel primo giardino, Dio aveva perso l’umanità-sposa che aveva seguito il nemico; nel giardino del sepolcro Gesù sposo ritrova, nell’amore di Maria di Magdala, l’umanità-sposa amata per la quale ha dato la carne e il sangue e lo Spirito. In Maria di Nazaret il progetto di salvezza del Padre è già pienamente realizzato: - è la piena di grazia, nuova Gerusalemme invitata alla gioia, perché il Signore suo Salvatore vive in lei e gioisce per lei (cf Lc 1,28; Sof 3,14-17); - è umanità capace di ascoltare il suo Dio, obbediente al quel primo comandamento del libro del Deuteronomio (6,4-9), che Gesù stesso ricorda: “Ascolta, Israele!” (Mc 12,29-30), - è beata, secondo l’esclamazione di Elisabetta, perché crede alla Parola ricevuta (Lc 1,45); investita di quella beatitudine proclamata da Gesù: “Beati coloro che ascoltano la Parola di Dio e la osservano” (Lc 11,28) e “Beati coloro che hanno creduto” (Gv 20,29) - è la donna nuova sposa salvata e fedele che genera il figlio di Dio e figlio dell’uomo, uomo nuovo in perfetta comunione con il Padre, primogenito tra molti fratelli. Ascolto e dialogo Nella Scrittura, ci è dato di conoscere per la prima volta Maria al momento dell’Annunciazione – Lc 1,26-38. Scopriamo una giovane donna con una straordinaria attitudine all’ascolto della Parola e della storia in cui Dio parla. Si parla di un angelo di nome Gabriele. Ma nella Scrittura l’angelo indica un modo misterioso in cui Dio si rivela e il nome stesso – Gabriele/forza di Dio – indica appunto uno spirito che manifesta la presenza potente di Dio, non indica una figura corporea precisa. Non ci viene indicato “cosa o chi” Maria ha visto, ma ci viene detto quale Parola ha ascoltato, perché il Dio di Israele è un Dio che non si vede, ma parla ed è necessario saperlo ascoltare. E attende risposta. Come un Padre. Come uno Sposo. E parla attraverso la Scrittura e attraverso la Storia. Come l’antica regina Ester a cui il padre, da bambina, raccontava la Storia dell’amore di Dio per il suo popolo, Maria conosce quella Storia e anche la Scrittura, forse ascoltate proprio dalle labbra e dalla fede dei suoi genitori. Alle parole: “Rallegrati, il Signore è con te”, Maria resta turbata, perché riconosce in esse la Parola rivolta dai profeti (Sof 3,14-17 e Zc 9,9), quindi da Dio, alla città santa in cui Dio dimora. E si chiede che senso abbia quello stesso saluto rivolto a lei. Riconosce nel “lieto annuncio” il compiersi delle promesse di Dio al suo popolo. Colma di stupore e di fiducia, non teme di dialogare con Dio e chiede come possa compiersi ciò che sembra in contraddizione con la sua condizione presente di sposa che però ancora non “conosce uomo”, perché non convive con il suo sposo. Deve forse affrettare questa convivenza? Ma come potrebbe? Non sta a lei donna decidere sui tempi stabiliti dalla tradizione dei padri. E la Parola di Dio le chiede una risposta di fede estrema: la vita nuova che già germoglia in lei non è frutto del seme di Giuseppe suo sposo, ma è frutto dello Spirito di Dio. Inimmaginabile e inaccettabile per la ragione, per l’esperienza umana di sempre, per la legge. Ma Dio Padre e Sposo, che sta diventando anche suo Figlio, manifesta una stupenda tenerezza e comprensione per questa piccola figlia a cui sta chiedendo e dando tutto, in una vertigine di fede e di amore: anche Elisabetta sterile e fuori dall’età, attende un figlio già da sei mesi, perché nulla è impossibile a Dio. E giunge allora la resa appassionata di una piccola donna, che consegna la sua carne e il suo sangue, il suo cuore e la sua fede e la vita all’Altissimo ineffabile e invisibile che, in lei, sta diventando visibile, di nome Gesù, di carne e sangue e cuore come lei: “Eccomi, sono la serva del Signore. Avvenga per me la tua Parola”. Lucia Capriotti
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Via A. Guidotti 53, 40134 - Bologna - Italia - Telefono: +39 051 64 46 472

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