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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 13 / 11 / 2018
    CONSIGLIO CENTRALE
    28 gennaio - 2 febbraio 2019, a Bologna... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSEJO CENTRAL
    28 de enero - 2 de febrero 2019, en Bolonia... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSELHO CENTRAL
    28 de janeiro - 2 de fevereiro de 2019, em Bolonha... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La Presidente in Guinea Bissau
    Martina visiterà il gruppo della Guinea dal 6 dicembre 2018 al 9 gennaio 2019. La accompagniamo con... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    A Presidente em Guiné Bissau
    A Martina visitará o grupo da Guiné, de 6 de dezembro 2018 a 9 de janeiro 2019. Acompanhamo-la com... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La presidenta en Guinea Bissau
    Martina visitará el grupo de Guinea desde el 6 de diciembre 2018 al 9 de enero 2019. La acompañamo... Continua
nella semplicità del mio cuore offro tutto al signore
 
Quest’anno con grande dispiacere non ho potuto partecipare al ritiro annuale della CM in Mozambico tenutosi a Invinha (Gurue) perché ero ammalata. Il ritiro è sempre un tempo di incontro più profondo con Dio e di condivisione con le sorelle. Ringrazio Dio perché ora sto meglio, anche se cammino con una certa difficoltà. So che la mia malattia non ha possibilità di guarigione e chiedo al Signore che continui a darmi forza e coraggio per saper accettare con serenità, in atteggiamento oblativo, i limiti inerenti alla mia situazione attuale. Rileggendo la storia della mia vita, riconosco e ringrazio il Signore per il bene che Lui ha fatto, per mezzo di me, nella famiglia, nella Chiesa e nel mondo. Sono consapevole che avrei potuto fare di più e meglio. Riconosco il grande amore che Dio ha avuto per me e lo ringrazio. Lui ha sempre guidato i miei passi, mi ha spinto per la missione e ad aver cura dei miei figli – 8 figli miei e una bambina adottata. A 43 anni, in un Paese in guerra (Mozambico), con la morte prematura di mio marito, ho dovuto assumere la missione di essere madre e padre al tempo stesso. Dopo che il Signore aveva chiamato a sé mio marito, ha chiamato me ad una vita consacrata nella Compagnia Missionaria del S. Cuore; a collaborare nella segreteria della parrocchia della Polana e ad essere responsabile della commissione Evangelizzazione e Fede. Mi sentivo felice in questa missione di accoglienza e di annuncio di Gesù ai bambini e ai giovani catecumeni. Per garantire il sostentamento alla famiglia cominciai a fare torte su ordinazione e anche le mie figlie mi aiutavano. Vedo la mano di Dio nella mia storia e lo ringrazio perché mi ha resa capace di accogliere i suoi doni nel dolce/amaro della mia vita; per aver ascoltato, accolto l’appello a seguirLo e a fare della mia vita un dono di amore e di servizio in famiglia, nella CM, nella Chiesa e nel mondo. Accolgo l’impossibilità di deambulare che attualmente vivo come una chiamata a vivere soprattutto a livello di essere: ascoltare, incoraggiare, accompagnare, pregare per tutti coloro che me lo chiedono… Ricordo con molto affetto p. Albino, nostro fondatore, che presiedette la cerimonia della mia consacrazione. Mi piacerebbe rivederlo, ma ora non ho più la forza per affrontare il viaggio. Offro al Signore per lui, per le aspiranti in formazione, per la CM…l’impossibilità di concretizzare questo sogno. Il gruppo mi ha aiutato molto. Le missionarie sono state il mio Cireneo. Voglio sintetizzare questa mia condivisione con un ritornello che abbiamo cantato nel giorno della mia consacrazione: “Nella semplicità del mio cuore offro tutto al Signore”. Alice Silva
preparazione all'assemblea 2015 (1)
 
Relazione è soddisfare il bisogno essenziale della persona LA SAMARITANA (prima parte) Gv 4,5-15 Ascolto della parola (Lectio) Giunse pertanto ad una città della Samarìa chiamata Sicàr vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo.Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samarìa ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli infatti eranoandati in città a far provvista di cibi.Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere! “, tu stessa gliene avresti chiestoed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?» Rispose Gesù: “chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Riflessioni sulla Parola (Meditatio) I personaggi principali in questo passo del Vangelo di Giovanni sono Gesù e la donna Samaritana. Il vero dialogo avviene tra loro. II resto (i discepoli, i compaesani...) ... L’incontro sembra casuale; è l’incontro di due bisogni elementari: la sete e l’acqua. Per la donna l’acqua del pozzo. Per Gesù l’acqua della rivelazione di Dio, che si fa dono nello Spirito. II Salvatore del mondo si fa bisognoso come gli altri uomini, per avere la possibilità di incontrarli nelle loro stesse necessità e dar loro il dono della Grazia. È la meraviglia di un Dio che chiede per dare. Le domande della Samaritana e le risposte di Gesù, sembrano andare ciascuna per conto proprio: l’acqua del pozzo e l’acqua “che zampilla per la vita eterna”. Gesù ci dona, ci comunica la vita stessa di Dio, la Grazia santificante, dono soprannaturale, che ci rende figli del Padre, partecipi della sua stessa natura e fratelli tra noi. II Padre che è la vita, il figlio che è la Verità, lo Spirito che è l’Amore abitano in noi. I sacramenti, la preghiera, il mistero della Chiesa, corpo mistico di Cristo, la comunione fraterna.., sono realtà che sgorgano da queste “acque di vita eterna”: la Grazia. Forse abbiamo perso un poco questa dimensione fondamentale, essenziale della vita cristiana e della Chiesa. Siamo più preoccupati dell’acqua del pozzo: le nostre efficienze, le nostre strutture, il consenso, cose che possediamo, che costruiamo, la concorrenza con gli altri, il prestigio... C’è il rischio di svuotare il Messaggio cristiano dell’essenziale. Se curassimo di più la nostra spiritualità, la vita interiore, come si diceva una volta, diventeremmo anche per i fratelli una fonte di speranza e di luce. Verifica e confronto Siamo più preoccupati dell’acqua del pozzo o dell’acqua che diventa fonte zampillante? La Parola si fa preghiera (Contemplatio) Salmo 62 O Dio, tu sei il mio Dio,all’aurora Ti cerco,di Te ha sete l’anima miaa Te anela la mia carnecome terra deserta, arida, senz’acqua.Così nel Santuario Ti ho cercato,per contemplare la Tua potenza e la Tua gloria.Poiché la tua grazia vale più della vita,le mia labbra diranno la Tua lode.Ti benedirò finché io viva,nel Tuo nome alzerò le mie mani,mi sazierò come a lauto convito,e con voci di gioia Ti loderà la mia bocca.Nel mio giaciglio di Te mi ricordopenso a Te nelle veglie notturne,Tu sei stato il mio aiuto,esulto di gioia all’ombra delle Tue ali.A Te si stringe l’anima mia.La forza della Tua destra mi sostiene.
preparazione all'assemblea 2015 (2)
 
Relazione è la verità da scoprire LA SAMARITANA (seconda parte) Gv 4,16-26 Ascolto della parola (Lectio) Le disse: « Va’ a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene “non ho marito”; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa». Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo». Riflessioni sulla Parola (Meditatio) “Vedo che sei un profeta”. È un vedere sorpreso, stupito, che fa pensare. Gesù è entrato, con delicatezza e rispetto, nella esperienza personale della donna. E la Samaritana ne approfitta per chiarirsi un problema: “dove incontrare Dio”. È la domanda essenziale per ogni uomo. Il luogo dell’adorazione, dell’incontro è lo spazio dello Spirito e della Verità. Adorare significa il modo di porsi davanti a Dio nella preghiera e nella vita. È l’atteggiamento di chi riconosce il primato di Dio, Padre, in tutto. E il Padre “cerca” cioè desidera con passione, quasi lottando, tali adoratori. Come intendere “in Spirito e Verità”, che è certamente una delle più alte rivelazioni del quarto evangelo? Lo Spirito è la forza attiva, è l’Amore, è lo Spirito Santo, che solleva l’uomo dalla sua impotenza, per collocarlo nello spazio dell’incontro con il Padre. Questo spazio è la Verità. E la verità è il progetto di salvezza di Dio, che si è svelato nella “Parola fatta carne”. La Verità è Gesù. Lui è il Tempio in cui Dio incontra l’uomo e in cui l’uomo si immerge in Dio, Padre, Figlio e Spirito. “Credimi, donna”. “Sono io che ti parlo”. Forse ci siamo troppo abituati a Gesù, da non considerarlo più come attuale, contemporaneo. II rapporto con Lui, spesso diventa una pratica da compiere, un affare da sbrigare, un dovere, un rito, una cerimonia. La Verità è Qualcuno: Gesù. Allora è una novità da scoprire e da incontrare sempre; è dono, ricerca, attesa, luce, ombra, comunione, vita, speranza, perdono, gioia. Verifica e confronto La nostra vita cristiana è una pratica, un dovere, una ritualità o una novità - Gesù - da scoprire e da incontrare sempre? La Parola si fa preghiera (Contemplatio) O Cristo,in Te, uomo perfetto,ricevono una rispostai nostri molti problemi ed aspirazioni,ma Tu accogli le nostre attese.Perché sei Figlio di Dio.In te, o Cristo, inviato dal Padre,il Dio che cerchiamo a tentoni,è il Dio che ci viene incontro.Tu sei la rivelazionepiena, perfetta e definitiva di Dio per noi,Dio in persona.In Te il Dio lontanodiventa il Dio vicino,il Dio con noi, il Dio uno di noi,compagno di viaggio.O Cristo noi ti ripetiamo con fede:Tu sei il Messia,il Figlio del Dio vivente.
preparazione all'assemblea 2015 (3)
 
Relazione è lasciare, andare e dire LA SAMARITANA (terza parte) Gv 4, 27-42 Ascolto della Parola (Lectio) In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse «Che desideri?», o: «Perché parli con lei?». La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?». Uscirono allora dalla città e andavano da lui.Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose: «Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete. Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto».E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli rimase due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e dicevano alla donna: «Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramenteil salvatore del mondo». Riflessioni sulla Parola (Meditatio) Quella donna Samaritana, è figura della Chiesa, “lasciò la brocca, andò in città, disse alla gente...”. In questi tre verbi (lasciare, andare, dire) si compendia la missione della Chiesa. Lasciò la brocca: dimenticare tante cose superflue, tanti falsi valori, tante nostre parole, che hanno oscurato quelle di Gesù e la trasparenza del Vangelo. Recuperare il valore del silenzio e della preghiera. Lasciare o rivedere tante impalcature di un folklore o di un ritualismo, che rassomigliano ad un recipiente vuoto. Lasciare la brocca dell’isolamento per vivere uno stile di comunione con Dio (vita interiore) e con i fratelli (vita ecclesiale e pastorale). Andò in città: significa abbandonare l’oasi tranquilla delle nostre comodità, delle nostre certezze e conquiste per condividere, amare il nostro tempo con i suoi problemi, attese, gioie ed inquietudini. Significa intraprendere la fatica del viaggio del pomeriggio, per incontrare gli altri, non per conquistarli, ma per servirli. Significa scegliere gli ultimi, vincere la paura di parlare con i poveri, con quelli che non contano niente e sono la speranza della storia. Significa non tenersi solo per sé il perdono di Dio, ma trasferirlo ai fratelli. Andare a riconciliarci, lasciando l’offerta sull’altare. E disse alla gente: “Venite a vedere...”. È l’annuncio fatto con la vita, è la testimonianza umile e coerente, è una esperienza di fede, comunicata. È una proposta che fa sorgere una domanda: “Che non sia forse il Messia?”. È non avere vergogna di Gesù e del Suo messaggio, di fronte ad una mentalità superficiale, razionalistica e materialistica È non avere paura di riconoscerci peccatori come persone e come Chiesa, bisognosi sempre del perdono di Dio. È l’esperienza gioiosa di annunciare sempre meno noi stessi ed indicare, con amore, Gesù, Maestro e Signore. Verifica e confronto Siamo veramente disposti a lasciare le nostre sicurezze... andare e annunciare la misericordia del Padre all’uomo di oggi? Alla luce del nostro statuto, siamo consapevoli che solo con la nostra vita possiamo essere testimoni credibili? La Parola si fa preghiera (Contemplatio) O Signore,fa’ di me uno strumento della tua pace.Dov’è odio, che io porti l’amore,dov’è offesa, che io porti il perdono,dov’è discordia, che porti l’unione,dov’è l’errore, che io porti la verità.Dov’è la disperazione, che io porti la speranza,dov’è la tristezza, che io porti la gioia,dove sono le tenebre, che io porti la luce.Signore,fa’ che non cerchi tanto di essere consolato,quanto di consolare,di essere amato, quanto di amare.Perché è donando, che si riceveè perdonando che si è perdonati;è morendo che si risuscita a vita eterna.
la pasqua di padre albino
 
Questa mattina, 21 aprile 2014, nell'ottava di Pasqua e nella novena della Divina Misericordia, Padre Albino Elegante, fondatore della Compagnia Missionaria del Sacro Cuore, ha concluso serenamente il suo lungo cammino terreno, per essere accolto eternamente nella gioia del Cuore di Cristo che ha profondamente amato e instancabilmente servito nella Chiesa, nella Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore, nella Compagnia Missionaria. Missionarie e Familiares, nella sofferenza del distacco, con gioia profondamente grata, affidano l'amato Padre Fondatore all'abbraccio di Dio Amore, che solo sa compensare con il centuplo la lunga, generosa e fedele disponibilità del suo servo.Il funerale sarà celebrato mercoledì 23 aprile, alle ore 14,30, nella Chiesa della Madonna del Suffragio, in via Sante Vincenzi, a Bologna.
memoria della vita di p. albino
 
Fare memoria della lunga vita di p. Albino significa per noi lodare e benedire l’Amore Trinitario per le meraviglie compiute in questo Sacerdote del Sacro Cuore di Gesù, fondatore della Compagnia Missionaria del Sacro Cuore. Lo facciamo, in parte, ascoltando quanto lui stesso raccontò in un’intervista per il suo ottantesimo compleanno: «Sono nato a Caldogno, in provincia di Vicenza, il 15 novembre 1919, da una famiglia povera e fui battezzato il 30 novembre. Mio padre, Giovanni, lavorava i campi, ma il sabato e la domenica faceva il barbiere; la mamma, Maria Galvan, era semplicemente casalinga. Ebbero tre figli: Angelo, Gemma e io. Ricevetti la cresima il 24 giugno 1928. Una sera, quando frequentavo la quarta classe, presi in mano le Letture Cattoliche di D. Bosco. In quell’opera lessi la storia di un missionario, che era andato in Cina ed era morto martire, decapitato. Ho presente l’immagine che lo raffigurava in piedi, sul parapetto della nave, mentre guardava lontano… Anziché spaventarmi, quella lettura fece sorgere in me un grande desiderio. Piansi quella sera e mi dissi: “Domani vado a farmi prete”. Andai dal parroco, che mi chiese: “Che classe fai?”. “La quarta”, risposi. “Finisci la quinta - concluse - e poi ne riparliamo”. Terminata la scuola, l’anno successivo, mi accompagnò alla scuola apostolica dei Sacerdoti del Sacro Cuore, ad Albino, in provincia di Bergamo: la mia casa distava 170 km; troppo. La nostalgia della famiglia mi fece piangere per molte notti. Era l’ottobre 1930. Il 25 marzo successivo, feci la vestizione. Dopo il ginnasio, il 29 giugno 1936, fui accolto come postulante. Fui mandato ad Albisola Superiore (SV), per il noviziato, iniziato il 28 settembre 1936 e il 29 settembre 1937 emisi i primi voti. Iniziai il liceo: il primo anno a Spotorno (SV), gli altri due a Oropa (NO). Terminato il liceo venni allo studentato, qui a Bologna, per lo studio della teologia. Qui il 29 settembre 1941 feci la professione perpetua, ma dovemmo sfollare a Castiglione dei Pepoli, sull’Appennino, a causa della guerra. Dopo tre anni fui ordinato sacerdote, il 25 giugno 1944, dal Cardinale Nasalli Rocca, nella vecchia chiesina del Suffragio, qui a Bologna, ma la mia famiglia non poté essere presente. Dopo tre giorni la raggiunsi io e celebrai la prima messa a Caldogno. Il treno che mi portò a casa fu l’ultimo che riuscì a passare. Fu bombardata la linea ferroviaria. Il quarto anno di teologia l’ho trascorso in famiglia, studiando sui libri del parroco. Erano stati anni difficili: c’era poco da mangiare a Castiglione, per giovani che avevano sempre un buon appetito. Quando arrivai a casa, la mamma mi disse che ero diventato trasparente. Tornato a Bologna, al termine della guerra, il superiore mi nominò direttore dell’Apostolato della Riparazione, un’associazione che diffondeva la spiritualità del S. Cuore, nella forma che p. Dehon aveva consegnato alla sua congregazione: vita d’amore e di riparazione per l’avvento del Regno del Cuore di Gesù nelle anime e nelle società. Furono anni bellissimi, di grandi soddisfazioni. Demmo vita anche alla rivista Adveniat Regnum tuum, diventata poi Rivista dell’Apostolato della Riparazione. Insieme con p. Moro, che seguiva gli Amici di Gesù, associazione di bambini che vivevano la stessa spiritualità, ho girato l’Italia, per diffondere l’associazione, formarne i membri, predicare gli esercizi spirituali. Tra le giovani iscritte all’Apostolato della Riparazione, alcune volevano consacrarsi totalmente al Signore e io indicavo loro gli istituti dedicati al S. Cuore, ma finalmente, a Cesuna (VI), durante un corso di esercizi, nel 1955, con un piccolo gruppo di giovani che desideravano la vita di consacrazione, decidemmo di dare inizio ad una nuova realtà. Fu quello il primo passo verso la Compagnia Missionaria del Sacro Cuore, che nacque a Bologna la notte di Natale del 1957”. Fin qui la testimonianza diretta di p. Albino. Il cammino, iniziato con tanto entusiasmo e tante speranze, ha richiesto ascolto e impegno, ricerca e fatica per comprendere i sentieri di Dio, sempre nello spirito dell’Ecce venio e dell’Ecce ancilla, sotto la spinta del motto Guardare lontano. La Compagnia Missionaria, arricchitasi fin dai primi anni di consacrate portoghesi, nella seconda metà degli anni ’60 andava intraprendendo vie nuove: le missionarie studiavano teologia con gli studenti dehoniani; si preparavano a partire per il Mozambico; cominciavano ad impegnarsi nell’animazione del tempo libero con la gestione stagionale di una casa per ferie e con l’agenzia ITER; in diretta collaborazione con p. Albino offrivano alle parrocchie il servizio di evangelizzazione nella forma delle missioni popolari. Cominciava intanto a bussare alla porta un’altra realtà, che p. Albino accolse, coltivò, cercando di darle, nel volgere del tempo, una fisionomia sempre più chiara: i familiares, laici uomini e donne che assumono la spiritualità e partecipano alla missione della Compagnia Missionaria senza i voti di consacrazione. Nell’apertura allo Spirito, con il sostegno e l’accompagnamento di p. Albino, la Compagnia Missionaria è cresciuta e si è diffusa in quattro continenti, costringendo il Fondatore e viaggiare molto, a imparare diverse lingue e… a prendere molta confidenza con computer e posta elettronica. Con gioia e gratitudine, nel corso degli anni, p. Albino ha accolto i riconoscimenti della Chiesa per la Compagnia Missionaria: il 25 marzo 1958 l’erezione in Pia Unione da parte del Card. Lercaro, l’8 settembre 1983 l’erezione in Istituto Secolare di Diritto Diocesano da parte dell’Arcivescovo Mons. Manfredini, il 10 giugno 1994, con il consenso del Papa Giovanni Paolo II, l’elevazione a Istituto di Diritto Pontificio da parte della Congregazione per gli Istituto di vita consacrata. Dopo essersi dedicato a tempo pieno alla Compagnia Missionaria fino al 1979, pur continuando ad accompagnarla spiritualmente, si è reinserito pienamente nella vita della Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore: dal 1979 al 1982 è stato superiore nella comunità di Albisola (SV); dal 1982 al 1985 nella comunità di Boccadirio (BO). Dal 1985 è stato nella comunità della Parrocchia del Suffragio e poi nella comunità dello Studentato, qui a Bologna, dedito per più di 20 anni alla segreteria dei benefattori. Dal settembre 2011, avendo bisogno di assistenza per sopraggiunti problemi di salute, ha vissuto serenamente nella comunità della Compagnia Missionaria in via Guidotti, a Bologna, circondato dall’affetto delle missionarie. In serenità e pace, è passato da questo mondo al Padre, il mattino del 21 aprile 2014, lunedì di Pasqua. Con gioia profondamente grata, lo affidiamo all'abbraccio di Dio Amore, che solo sa compensare con il centuplo la lunga, generosa e fedele disponibilità del suo servo.
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
Via A. Guidotti 53, 40134 - Bologna - Italia - Telefono: +39 051 64 46 472

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