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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 15 / 03 / 2019
    FESTA DELL\'ECCOMI
    A S. Antonio Abate (Italia) il 24 marzo; a Funchal (Madeira) il 27 marzo; in Guinea Bissau il 30 mar... Continua
  • 15 / 03 / 2019
    FESTAS DO EIS-ME AQUI
    Em Santo António Abate (Itália) , 24 de março; en Funchal (Madeira), 27 de março; na Guiné, 3... Continua
  • 15 / 03 / 2019
    FIESTAS AQUI ESTOY
    En San Antonio Abad (Italia) el 24 de marzo; en Funchal (Madeira) el 27 de marzo; en Guinea Bissau e... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSEJO CENTRAL
    8 - 10 de mayo 2019, en Bolonia... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSELHO CENTRAL
    8 - 10 de maio de 2019, em Bolonha... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSIGLIO CENTRALE
    8 - 10 maggio 2019, a Bologna... Continua
esempio di offerta e donazione
 
RICORDO DI EMA LUZ MENDOZA, familiaris di S. Bernardo, Cile Il 21 gennaio scorso all’età di 93 anni è deceduta a S. Bernardo del Cile Ema Luz Mendoza Oyanedel, Emita, per gli amici. La sua vita è stata veramente un esempio di offerta e donazione al Signore. Da 26 anni faceva parte del gruppo dei familiares. Nel marzo 2000 sostituì la responsabile del gruppo Kenia Montano quando questa morì. Un servizio che svolse con impegno e serietà fino alla fine di quell’anno. Aveva una grande ammirazione e stima per p. Albino e Santina che aveva conosciuto personalmente e che cercava di rimanere in contatto attraverso una frequente corrispondenza. Per nessun motivo mancava alle nostre riunioni, era molto fedele e ligia in questo. Aveva un forte senso di appartenenza alla CM. I funerali si sono svolti a S. Bernardo nella parrocchia di S. Clemente, con la partecipazione oltre che dei familiari e amici anche di una rappresentanza CM. Chi era presente ha definito la Messa”commovente”. Il parroco, che la conosceva bene, ha tracciato il percorso della sua vita presentando aspetti concreti: è stata maestra alle elementari e anche maestra di religione. In seguito è stata scelta come direttrice del collegio dove insegnava. Ha partecipato per diversi anni al coro dei professori; le piaceva dipingere soprattutto paesaggi e fiori e scrivere poesie. Questi hobby l’aiutavano ad aver uno sguardo positivo e creativo anche sul mondo. Un suo grande apostolato era anche quello di recitare il Rosario, specialmente con i suoi colleghi, maestri in pensione, gli ammalati e altre persone. E’ deceduta assistita dalla figlia con la quale viveva da tempo. Ringraziamo il Signore per la sua vita di fede, di testimonianza fedele, di servizio e di presenza convinta e discreta nella CM. Preghiamo per lei e per la sua famiglia e chiediamole che dal cielo continui a vegliare su di noi.
dal sogno alla realtà
 
Fraternità accogliente A volte è bello risvegliarsi dai sogni, perché la realtà è migliore degli incubi. A volte. In genere, si dice che i sogni sono migliori della realtà e nei sogni avvengono anche i miracoli. Senza scomodare i miracoli, dovremo pur dare conto che la Provvidenza ha chiuso porta e spalancato portoni, ci ha lasciati cadere a terra, ma ci ha risollevati. E non abbiamo idea di cosa ha in mente ancora per il futuro. La carambola è cominciata nel 2013. A quei tempi, l’idea di una “fraternità accogliente” (ci siamo sempre qualificati genericamente così; ci daremo un nome quando finalmente avremo una dimora stabile), in cerca di un ubi consistar, dopo ricerche frustranti e al di fuori di queste, si era vista offrire una quanto mai allettante possibilità in quel di Pian di Venola. Per più di un anno abbiamo creduto nel sogno, destreggiandoci fra resistenze interne ed esterne. La cosa certa sembrava allora la dimora. Quella incerta, il gruppo. Anche all’interno della CM – per quanto ne so – cominciava già allora a girare l’interrogativo se aderire o no al progetto della fraternità accogliente, che prospettava una convivenza di vocazioni diverse: religiosi/e, consacrati/e, laici e laiche. Ricordo un’espressione di Dolores durante uno degli incontri “bilaterali” fra dehoniani (ITS e ITM) e CM in vista di progetti comuni: «Sarebbe una follia se la CM si sottraesse». Quando poi il gruppo si è costituito, è arrivato il primo sbarramento. Stavamo partendo – il nostro piccolo drappello – per ritirarci qualche giorno a Sottosoglio quando, mentre stavo entrando in macchina per partire, arriva la telefonata che mi chiede: «È vero che hanno venduto Pian di Venola?». Tramortisco. Risulterà vero, ma dalla proprietà (la Fondazione Opera Pia Da Via Bargellini, è bene che i nomi si sappiano) né dalla curia una sola telefonata per darci la notizia come diretti interessati o per dirci: «Il progetto finisce qui». Atteggiamento molto ecclesiastico e poco ecclesiale, che ci fa barcollare ma non mollare. Con l’autorizzazione delle autorità coinvolte, ripartiamo con la ricerca. Ci viene indicata la canonica della parrocchia di San Vitalino (Longara), che stava per essere lasciata da don Francesco Ondedei chiamato ad altro incarico. I parroci della zona (don Marco Bonfiglioli e don Franco Fiorini) danno il consenso. Date le dimensioni della canonica saremmo stati un po’ stretti, ma il sogno riparte. Verso la fine di novembre don Franco ci consegna le chiavi. Nel frattempo si era fatta avanti la diocesi di Pisa chiedendo una presenza nella casa di accoglienza per detenuti in misura alternativa per la quale era pronto un progetto. Proprio nel giorno in cui il p. provinciale dei dehoniani, p. Oliviero, si stava recando a Calci per vedere i luoghi e soprattutto incontrare le persone (ora Calci è una bella realtà avviata) arriva a me un messaggio nel quale don Franco mi chiede di restituirgli le chiavi perché non intende più dare ospitalità al nostro progetto. Dalla curia nessuna contromisura. Atteggiamento molto ecclesiastico e poco ecclesiale. Il 10 dicembre il vescovo Matteo Zuppi entra in Bologna. Dopo 30 anni di apnea si ricomincia a respirare. Per il lunedì 14 dicembre sera ci era stato dato appuntamento dal padre Provinciale dehoniano sostanzialmente per comunicarci che, dopo il nuovo voltafaccia, la Provincia ritirava il suo consenso, per quanto esplorativo, al progetto. Il nostro piccolo gruppetto, bastonato, si incontra la domenica sera per concordare la linea da tenere nell’incontro con il Provinciale. Concludiamo di chiedere coralmente un tempo supplementare, confidando che con il nuovo vescovo si potessero aprire vedute più ampie. Andando a letto, abbiamo tutti, non solo io credo, l’impressione di trovarci a percorrere l’ultimo tratto di un binario morto. La mattina del lunedì 14 vado come mio solito alla Casa della Carità per il mio turno di aiuto all’alzata. E mentre stavo per venire via – il cuore sempre morto – sr. Silvia (ma questo non si deve sapere) mi ferma e mi dice: «Ho saputo che don Franco non intende ospitarvi a San Vitalino. Perché non chiedete se si possa destinare al vostro progetto la Casa del Contadino per la quale la Parrocchia di Corticella sta da tempo cercando una destinazione?». Non credo ai miei orecchi e faccio fatica a credere al mio cuore. Chiedo un appuntamento urgente con il parroco don Luciano Bortolazzi, che me lo accorda per la sera stessa, prima che io andassi a celebrare la messa alla Casa della Carità. Don Luciano si mostra da subito aperto alla richiesta e paventa la possibilità di parlarne la sera stessa al Consiglio pastorale. Proprio mentre noi avremmo incontrato il Provinciale. Telefono subito a p. Oliviero per dirgli che sì, sappiamo bene qual è l’orientamento attuale del Direttivo, ma metti all’ordine del giorno del nostro incontro una proposta dell’ultima ora che solo stasera potrò illustrarti. All’incontro della sera, dopo una discussione indimenticabile, p. Oliviero accettò di darci e darsi un po’ di tempo per esplorare la fattibilità della soluzione Corticella. Così il 23 febbraio successivo (2016) il Consiglio pastorale e il Consiglio affari economici della parrocchia di Corticella consegnarono al parroco il parere favorevole alla destinazione della Casa del contadino al progetto della fraternità accogliente e della casa di accoglienza per detenuti in misura alternativa. Qualche mese dopo, il vescovo, il parroco, la Provincia ITS e il CEIS (che avrà l’incarico della conduzione della casa di accoglienza per detenuti) firmano un protocollo di intesa che dà il via alla progettazione architettonica affidata allo Studio Moretti. Come l’altra volta, ora che sembrava consolidarsi la prospettiva della struttura ad andare in crisi è il gruppo. Nella settimana di Sottosoglio dell’estate 2016 la famiglia Pierotti si ritira e noi ci si trova di nuovo scossi. Nell’estate 2016, dunque, comincia la lunga lavorazione per la ristrutturazione radicale della Casa del Contadino. Si sarebbe voluto consegnare la casa ristrutturata alla diocesi in occasione del Congresso eucaristico diocesano (2017) e invece tutto giace ancora incompiuto. Nel luglio 2018 si è provveduto alla fase destruens, ma al momento (fine gennaio 2019) la fase costruens non è ancora iniziata, anzi non è ancora partita la gara di appalto per l’assegnazione della commessa. Vedendo il succedersi sfibrante delle continue proroghe dei lavori, a maggio 2018 abbiamo chiesto, io e p. Maurizio, al p. Provinciale, p. Oliviero, di sondare la possibilità di una residenza temporanea per la fraternità o almeno un suo nucleo in qualche canonica della città. Il vescovo ci indirizzò a mons. Silvagni, il quale ci invitò a chiedere se don Marco Grossi, parroco di Santa Caterina al Pilastro e Sant’Andrea a Quarto Superiore, potesse metterci temporaneamente a disposizione la canonica di Quarto. Ci siamo recati da lui in gruppo nel giugno 2018 e lo abbiamo trovato benevolmente disponibile. Le condizioni della canonica, che avrebbero richiesto un intervento non soltanto di profonda pulizia, ci scoraggiarono dal raccogliere la disponibilità, visto che, in prospettiva, si sarebbe trattato comunque di un alloggio temporaneo. Abbiamo perciò sondato, a settembre, la disponibilità della comunità di Via Nosadella a ospitarci secondo certe condizioni di autonomia, ma la comunità di Nosadella non ne vedeva la fattibilità. Ora che il gruppo si era di nuovo consolidato e rafforzato, con il consenso dato dalla CM a Mariolina di inserirsi nel progetto, la coperta si scopriva dalla parte della struttura di residenza. E qui la provvidenza ha scoperto un’altra carta. Don Vittorio Zanata, parroco a San Donnino, stava per lasciare la canonica per la cessazione del suo mandato. La parrocchia di San Donnino veniva affidata alla cura pastorale di don Marco Grossi e così siamo tornati da lui con un’altra proposta: abitare temporaneamente nella canonica di San Donnino. Anche questa volta lo abbiamo trovato benevolmente disponibile. Così, con il consenso del vescovo, del parroco e del Provinciale p. Enzo Brena, che nel frattempo aveva assunto l’incarico, abbiamo incominciato ad organizzare la nostra convivenza temporanea a San Donnino. L’accoglienza che la comunità parrocchiale ci ha riservato e la simpatia con la quale ci sta accompagnando è superiore a ogni nostro merito e ogni nostro operato. Credo fermamente che sia un segno della provvidenza. Ad ogni porta che si è chiusa, un portone si è aperto. Ci siamo installati – all’insegna della precarietà – a San Donnino, dove condividiamo la vita quotidiana e domestica, restando dediti ciascuno (Elvira, Marcello, Mariolina e Maurizio; Francesco al momento deve dedicarsi alla madre ammalata) ai propri impegni. Condividere la vita quotidiana vuol dire pensare all’andamento della casa senza assumere collaboratori e nel contempo non trascurare l’inserimento nel territorio; è sorta così un’espressione spontanea di fraternità semplice. Ciascuno si è messo in gioco e ha messo a disposizione quello che sapeva già fare, ma anche attento ad apprendere dall’altro quello che sapeva fare all’incirca. È venuta fuori così una gara di solidarietà nel prevenire quello di cui l’altro avrebbe potuto aver bisogno, ma anche di comunicazione profonda e di messa in comune del nostro “essere”. La nostra attenzione non tanto ai nostri bisogni, ma soprattutto alla condivisione del nostro essere e saper fare ci ha portato a testimoniare la gioia del vivere insieme. Ogni giorno condividiamo con la comunità parrocchiale l’eucaristia del mattino, le lodi e l’adorazione la sera; la domenica proponiamo i vespri. I pochi che vivono insieme a San Donnino sono solo una minoranza-rappresentanza del gruppo più ampio, al quale partecipano (al momento) Flavia, Giuseppe, Mimma, Silvano, Martina, Serafina, Alessandro, Lorenzo. Abbiamo sempre tenuto a custodire come una specialità della nostra fraternità accoglierci secondo le modalità di adesione che sono possibili a ciascuno. Non c’è una o due sole modalità rigide di appartenenza; ciascuno partecipa per quanto gli è consentito dalle circostanze e dalle responsabilità che ciascuno si è assunto verso altri. È fondamentale che ognuno si sappia accolto e si senta invitato a dare il suo apporto perché insieme si possa crescere nella fraternità. I membri del gruppo sanno che lì è casa di tutti, tutti hanno la chiave e possono venire e sostare quando vogliono. Ogni giovedì ci troviamo tutti insieme per pregare, cenare e incontrarci intorno alla Parola di Dio o ai problemi di vita quotidiana. L’andamento a pendolo della nostra avventura ci ha portati a pagare ora il prezzo forse più alto: p. Enzo Franchini, che ha ispirato, alimentato e sostenuto (e credo lo faccia ancora) il nostro progetto e percorso non se l’è sentita di affrontare un trasferimento, tanto più se temporaneo, alla sua età e nelle sue condizioni e ha chiesto di essere inserito nella comunità di Bolognano. A Santo Stefano è stato con noi a San Donnino tutto il giorno e ci ha ancora una volta profondamente ispirati. Sono curioso di vedere quale sarà la prossima mossa della Provvidenza, perché sono fiducioso che, per quanto ci chiede, di più ci dà. Marcello
incontro al pozzo
 
Entro nel silenzio: del corpo (cerco una posizione in cui stare comoda, ma concentrata e ferma), della mente, del cuore, della bocca.Prendo consapevolezza della presenza di Dio, che vuole parlarmi e invoco lo Spirito Santo.Leggo attentamente il brano. Gv 4,5-30 Alcuni spunti per meditare. Il pozzo: per gli ebrei simbolo della Parola di Dio; luogo di incontro: al pozzo Mosè incontra la futura sposa Zippora e Il servo di Abramo trova Rebecca come sposa per Isacco. Era circa mezzogiorno…. “Dammi da bere”… “Se tu conoscessi il dono di Dio… acqua viva”: l’ora del caldo, la stessa ora della crocifissione; anche sulla croce Gesù chiederà da bere. È la sua sete (desiderio ardente e vitale) di dissetare noi con la sua acqua: lo Spirito Santo. Sei mariti… nessun marito: gli idoli a cui consegniamo la vita sono sempre insufficienti a dissetarci, a colmare la sete di amore e di vita (il numero sei, per gli ebrei, dice una mancanza, insufficienza); il vero sposo che colma il cuore umano è Gesù, che al pozzo ha atteso la donna di Samaria, l’umanità peccatrice, eretica, adultera nei confronti dell’unico Sposo. Dove si adora Dio?... “Credimi, donna…”: l’umanità di Gesù è il vero, nuovo e unico tempio in cui è possibile incontrare Dio, lo Sposo. Gesù la chiama “donna”, che vuol dire “sposa”; nel Vangelo di Giovanni Gesù chiama “donna” sua madre (la prima, vera, fedele sposa di Dio), la samaritana e Maria di Magdala al sepolcro, (simbolo dell’umanità cercata dallo sposo fino nella profondità della morte e ritrovata nella risurrezione). I discepoli si meravigliarono…: i maestri della Legge non insegnavano alle donne e non parlavano con le donne in pubblico, e questa è una samaritana, cioè eretica e nemica dei giudei. La donna lasciò la sua anfora… “Venite e vedere”… Andavano da lui: l’anfora ormai non serve più, il suo cuore è dissetato e liberato dalla schiavitù degli idoli, infatti non teme di raccontare la sua esperienza e riconoscere i suoi errori; proprio dalla sua testimonianza, anche se alimentata da una fede ancora in ricerca, altri sono attirati a Gesù. È peccatrice perdonata. È finalmente sposa amata. È discepola-missionaria. Preghiera della sete Mezzogiorno.L’ora della solitudine e dell’arsura, sotto il sole cocente.C’è un pozzo.Non proprio vicino,ma che io sappia è l’unico.Con la mia sete e la mia brocca vado in cercadi un’acqua che possa lenire la mia sete.Sorprendente.Tu, straniero, mi chiedi da bere.Quando la gola arde, e anche il cuore,quasi sempre ti vedo straniero, Signore.In più assetato, anche tu, in un deserto di assetatiin un lungo mezzogiornolungo da questo monte all’altrodove ti disseterò di aceto…e sarà notte.“Se tu conoscessi il dono di Dio…”Credevo di conoscerlosu questo monte, nella mia casa, nella mia fedeal pozzo che io sonoma la sete…che acqua puoi darmi tu assetato?E io ho la brocca, io attingo, io cerco, io lotto.E sempre torno al pozzo, e sempre sete,e sempre solitudine e gola arsa e cuore vuoto.Non mi inganni anche tu, uomo,promettendomi un’altra acqua?Quale che non conosca?E perché serve un marito per avere l’acqua?Ma chi sei tu, profeta?Come sai delle cisterne screpolatealle quali ho creduto di saziarmi e mi hanno prosciugata?Tu solo, profeta straniero,- straniero per me è l’amore –chiedi l’acqua del mio pozzoe mi offri la tua sorgente…e cade la brocca dalle mie mani,diventata inutile la superba brocca ormai,nel cuore una fontana gorgogliache non posso contenere.Non temo più di incrociare sguardi di uomini,-mentre alle spalle sento il sorriso del tuo cuore dissetatodalla mia sete saziata -,sguardi affamati e deridentio sguardi sorpresi e sospettosicome quelli dei tuoi discepoliforse disturbati e un po’ gelosi che tu parli con una donna.Comprenderanno quando nel nuovo giardinocercherai la donna, un tempo anche lei straniera ora sposa,per colmarla della tua gioia nuova eternaperché la condivida,-lei dal cuore finalmente saziatolei degli apostoli apostola-,con i tuoi fratelli?Ormai saziata, io stessa sorgente,liberata dalla vergogna della mia sete umiliata,corro dai miei fratelli.Conosco la loro sete segreta.“Ho trovato uno che mi ha detto tutto quello che ho fatto”.E dunque non sei più stranierotu che conosci me donname umanità assetatavenduta a comprata dalla sete del cuore e del corpodella mente e dei sensi.Non sei più stranierotu che mi conosci senza fame e senza disprezzo,assetato di dissetarminon padrone ma sposo,saziato da una volontà d’amoreche è puro donoche non afferra ma liberache arderà ancora di setedel nostro aceto,finché sgorghi dal tuo cuorela sorgente che per sempre sempre di nuovo guariscecon un’onda che ristora e infiammatua Madre e le donneil discepolo amato e quelli in fuga e raggiuntie me donna un tempo stranieraora sposa discepola-missionaria.
uno spazio di riflessione, preghiera, amicizia
 
Larissa e Pedro sono una coppia di giovani brasiliani che si trovano in Portogallo per fare il dottorato in ingegneria ambientale. Come mi hanno raccontato, ci siamo conosciuti nella nostra parrocchia di “sant’Antonio das Antas”, in una cena di solidarietà. Nel frattempo li abbiamo invitati a partecipare ai nostri incontri di Amici. Ci è sempre piaciuta la loro presenza semplice e direi gioiosa. Nel momento di pensare a un percorso più serio e più sistematico con alcuni di questi amici, fu facile pensare includerli in un nuovo gruppo. Stiamo seguendo la proposta fatta per i Laici Dehoniani. Il gruppo è ancora piccolo, ma si sta consolidando … e è bene poter contare su gente giovane alla quale non solo offriamo la nostra esperienza di credenti, ma anche chiediamo  una presenza mediatrice in ambienti nuovi e in mezzo a gente con la quale, per la nostra età, non abbiamo un accesso immediato. Lúcia Correia Abbiamo conosciuto Lucia e Teresa in una cena della chiesa  “das Antas”. Siamo stati invitati a partecipare a un incontro. Il primo incontro è stato sugli emigranti e rifugiati, tema di riflessione chiesto da Papa Francesco. Questo incontro fu molto speciale, arricchente e pieno di riflessioni. Siamo stati ampliamente impressionati per l’importanza del discutere, riflettere e soprattutto condividere. Condividere esperienze riflettere sulle azioni umane e ricercare nel dialogo come possiamo migliorare. Dio considera la persona come il suo capolavoro e ciascuno di noi come suo figlio. Il suo amore è cosi grande che ha inviato Gesù per noi e, allo stesso tempo, è cosi delicato che ci lascia il libero arbitrio. Realmente viviamo in una società e in un sistema molte volte difficili in cui c’è individualismo, eccessiva valorizzazione delle cose materiali e sempre più mancanza di momenti di riflessione. Questi incontri per noi, giustamente, marcano la differenza nella nostra vita. Attualmente abbiamo formato un gruppo più piccolo di persone che s’incontrano con maggior frequenza il cui tema è presentato a turno da una coppia. Questa dinamica è stata molto interessante infatti l’arricchimento che si ottiene nel preparare l’incontro è enorme. Mi piace ringraziare tutti coloro che ne fanno parte e dire che molte volte quello che manca nella nostra vita è questa saggezza e intelligenza. Possiamo affermare per esperienza fatta che questi incontri ci rendono migliori, che sono di sostegno e fondamento nell’affrontare le difficoltà della vita e che vogliamo seminare nel quotidiano ciò che apprendiamo. “Il giorno dopo Giovanni si trovava li con due dei suoi discepoli e fissando lo sguardo su Gesù disse: «Ecco l’agnello di Dio». E i due discepoli udirono e seguirono Gesù” (Gv 1, 35-37). Oggi parlare di Dio, parlare con Dio e seguire Gesù può essere un po’ difficile. Come possiamo parlare con Lui? Solo nella preghiera? In questi incontri abbiamo capito che Dio è presente in ogni luogo e in ogni semplice gesto. L’incontro si distingue per la diversità delle persone di età ed esperienze diverse che portano nelle difficoltà quotidiane la vita e gli insegnamenti del mondo cristiano. In uno degli incontri ci è stato chiesto di riflettere e trasmettere al gruppo ciò che stava descritto nell’itinerario formativo per Laici Dehoniani. Con la preparazione di questo incontro abbiamo capito ancora di più, come è bella e attuale la parola di Dio. Uno dei temi di questo incontro è stato “Se Dio ci chiedesse che cosa desideriamo, che risposta gli diremmo?”. Questa domanda non è determinata dalla curiosità degli esseri umani , ma dalla ricerca, dal cercare di capire chi è Gesù e chi è il Padre  che ha fatto venire fino a noi il suo figlio , Gesù è pienezza, è perfezione. Dove vive Gesù, devono vivere tutti. Chi cerca trova in Gesù la risposta, Lui è la pienezza della Rivelazione. Larissa e Pedro
la cm nel mondo
 
Ciao Santina, io sto bene. Sono contenta del mio lavoro, degli amici che vivono con me in questa nuova casa, della responsabilità che mi hanno affidato (tipo di pensionato di cui ho gestione e coordinamento). Al momento siamo 9 persone: molte contente di stare insieme, raccontarci le nostre storie, condividere tutto e anche poter pregare insieme…Anche la mia famiglia è in buone condizioni di salute,solo papà ha problemi di pressione alta e quindi deve stare controllato e riposare molto. Papà ha già 74 anni. Per favore prega perché stia bene.Santina grazie per la tua attenzione e preghiera per mio nipote: si chiama Valentino. Lui sta bene, ha fatto il test per entrare nel seminario. Dobbiamo accompagnarlo con la nostra preghiera anche per lo studio che dovrà continuare; la notizia verrà data il prossimo mese di marzo. Qui a Palembang stiamo tutte bene. Come sai Antonia, Ludovika ed io ci incontriamo ogni mese per il ritiro e per stare insieme. Antonia e Ludovika stanno bene, impegnate con il lavoro e varie attività. Grazie per le notizie che ci hai dato delle sorelle di Bologna . Preghiamo per tutte voi... Ricordo Lisetta, i momenti che ho passato con lei quando ero in Italia…mi diceva sempre “non vuoi fermati con noi un po’ di più…” hehehe! Spero stia sempre meglio di salute. Giannina come stai?? Come va la tua salute? Voglio imparare ancora a preparare gli spaghetti alla carbonara!!!Ti rivedo a Bologna seduta in sala pranzo, mentre leggevi e raccontavi le tue esperienze. E dicevi che con gli altri bisogna sempre, sempre imparare ad essere pazienti nell’ascolto. Sono contenta che stai abbastanza bene. Cesarina l’ho sempre nel mio cuore... ciao Cesarina, mi ricordo sempre di te nelle mie preghiere. Grazie mille Cesarina della tua testimonianza, del tuo voler bene alla CM indonesiana. Edvige, anche per te la mia preghiera, spero che tu sia sempre in salute…ti ho visto in whatsapp, nel video dove ti fanno festa per il tuo arrivo in Mozambico! Sei stata accolta con gioia, con canti, regali e le galline...che bello... Edvige quando vieni a visitare l’Indonesia?Santina non sei vecchia sei ancora giovane, mi manchi in tanti momenti! Prego sempre per te perché il Signore ti faccia stare bene in salute. Più avanti ti aspettiamo in Indonesia… attendo con ansia la tua venuta…. Grazie. Sì, ti saluterò tutti i tuoi amici SCJ. Comunicherò anche ad Antonia e Ludovika e alle altre di Jakarta le notizie che mi hai mandato. Grazie di tutto Santina... Preghiamo sempre per la comunità CM sparsa nel mondo, specialmente per chi nella CM è ammalato o anziano…e preghiamo pure per la nostra prossima Assemblea. Un abbraccio.  Lucy Ekawati Palembang Indonesia 18 febbraio 2019
pellegrinaggio... o semplicemente un viaggio?
 
La nostra vita è costellata di date che tracciano il cammino della nostra storia personale. Alcune di queste passano inosservate, altre hanno il potere di segnare profondamente il nostro vissuto, richiamano l’attenzione e provocano interrogativi, anche dopo diversi anni, per rivedere con spirito critico e gioioso il percorso fatto. E’ come un cammino interiore che conduce nel profondo dove piano piano rivedi la tua vita passata presente e futura. È allora che nasce spontaneamente un GRAZIE a Dio, alla vita, al mondo e riprendi il tuo pellegrinare con più slancio, entusiasmo e gratitudine. Quest’anno (2018) Leonia, Luisa ed io abbiamo ricordato il nostro cinquantesimo di consacrazione. Una data che pur trovandoci lontane e in luoghi diversi, ci ha fatto sentire unite, in comunione, anche se per motivi diversi, ciascuna l’ha vissuto a modo suo. Da tempo riflettevo su questo evento e il solo pensiero mi poneva l’interrogativo di capire: come, quando e dove poter celebrare il mio ringraziamento a Dio e alla vita. Quando ci sono queste ricorrenze è proprio in questo modo che si risponde: il primo pensiero che emerge è quello della gratitudine per tutto quanto si è ricevuto, ci è stato donato. Viene spontaneo pregare come il salmista: “Che cosa renderò al Signore per tutti i benefici che mi ha fatto?” (Salmo 116). La risposta a questi interrogativi è maturata lentamente e in questo modo: fare un viaggio in America Latina, precisamente in Argentina e Cile, luoghi dove molti anni fa è iniziata la CM. Volevo vivere questo cinquantesimo quasi fosse una sorta di pellegrinaggio, per rivisitare luoghi, persone, racconti e sogni che hanno costituito parte della mia vita. In sintesi: “fare memoria” per lodare il Signore. Così è iniziato il mio pellegrinaggio – viaggio, aperta a raccogliere, ricordare, ascoltare, rivivere, spigolare insieme il passato, ma anche scoprire con sapienza e meraviglia i nuovi germogli del presente, attraverso la condivisione vissuta nella comunione, semplicità e fraternità. E questa è stata la caratteristica del mio viaggio in Argentina e Cile. Spigolando qua e làIl 6 ottobre 2018 parto da Bologna con “Air France” via Parigi con destinazione Buenos Aires – Resistencia (Chaco) Argentina. Un lungo volo ma tranquillo, senza tanti problemi. Arrivata all’aeroporto di Resistencia ho incontrato Graciela e la sorella Mirta che mi stavano aspettando. I giorni trascorsi a Resistencia mi hanno dato la possibilità di condividere un po’ di vita con Graciela, la mamma e la sua famiglia, con Rosa, Ana Maria Benegas, Silvia, Andrea, familiares e amici. Ana Maria, dopo alcuni giorni, si è resa disponibile per portarmi in macchina fino a General San Martin, per salutare p. Guillermo Exner SCJ e la comunità dei padri dehoniani. Qui rivedo “vecchi” compagni di teologia e si fa memoria insieme… Incontro il gruppo di familiares e amici animato dall’entusiasmo di Noemi… La celebrazione eucaristica celebrata da p. Guillermo dà ampio respiro alla preghiera dei fedeli: p. Albino e la CM, i 50 anni della mia consacrazione, la chiesa universale... c’è anche un ricordo per tutti i presenti. Una preghiera particolare viene espressa per Rosanna e Annalisa, riconoscendo che la loro missione e testimonianza a Pampa dell’Indio hanno creato un terreno fertile per la crescita della CM in Argentina. Peccato, che per mancanza di tempo non abbia potuto andare anche a Pampa dell’Indio… Comunque l’accoglienza, l’ambiente, il clima di semplicità e allegria mi hanno fatto sentire a casa, in casa, La benedizione solenne e l’accoglienza affettuosa di p. Guillermo mi ha ricordato la presenza vicina di p. Albino… E sale a Dio il nostro grazie. Al termine dell’Eucaristia si programma un piccolo incontro con tutti i partecipanti: lì ci siamo presentati e abbiamo condiviso il motivo della nostra scelta alla CM. Storie diverse, segnate da date che si intrecciano e fanno emergere oltre alla storia di ciascuna anche la storia della CM. Un percorso semplice costellato da vicende personali, tutte significative e importanti perché portano l’impronta della mano dello Spirito che chiama dove e come lui vuole. A poca distanza dalla città di Resistencia c’è una località chiamata “Tirol”. La famiglia di Graciela ha una casetta che ha ristrutturato e resa abitabile per trascorrere i fine settimana. Un piccolo paradiso, lontano dalla città e dal frastuono. Con le missionarie abbiamo trascorso una domenica e naturalmente non poteva mancare un bel “asado”, la famosa grigliata argentina, preparato da Ana Maria Benegas, cuoca improvvisata e specializzata. Una giornata di festa, di allegria e comunione. Abbiamo trovato spazio anche per un incontro – intervista, per ascoltarci e scoprire ancora una volta i prodigi che il Signore ha operato nella nostra vita. Osservo i volti che ho davanti e ascolto questa porzione della CM argentina, e mi sorprende, mi meraviglia la loro capacità di ”guardare lontano” e di… sognare. Dopo alcuni giorni riprendo il viaggio in pullman con destinazione Santa Fé. Ripenso all’incontro di ieri a Resistencia, quando con Andrea siamo andate a salutare p. Virginio Bressanelli, Vescovo emerito SCJ, amico della CM. Mi ha colpito la sua fede, semplicità, apertura, soprattutto il suo ricordo di missionarie da lui conosciute e il suo interesse per le varie realtà della CM. Ci siamo lasciati con la promessa di ricordarci nella preghiera. Questo tipo di incontri fanno crescere nella fede e aprono il cuore alla speranza… A Santa Fè mi aspettano Kuky, Lety, Marta e alcune amiche. Piccolo germoglio della CM, dove con tanta fede, preghiera e semplicità riesce a crescere a far trasparire e comunicare una grande disponibilità all’accoglienza. Grazie di cuore! Riprendo il viaggio di nuovo in pullman fino a Carlos Paz – Cordoba. Irma mi aspetta all’autostazione. Sarò ospite nella casa di Susana una delle prime familiaris dell’Argentina. E’ nella pace e tranquillità di questa casa, dove si respira “preghiera e gratuità”, che continuo a scrivere i miei appunti di viaggio… La domenica con alcuni padri dehoniani, amici e simpatizzanti familiares ci troviamo a casa di Alicia, amica della CM, per vivere insieme un momento di preghiera e di adorazione silenziosa, ricordando anche il mio cinquantesimo. Non potrà mancare anche in questa circostanza il famoso “asado”. Gracias! Domenica 21 ottobre: dall’Argentina al Cile!L’aereo sta sorvolando la Cordigliera delle Ande la catena montuosa che segna il confine naturale che separa l’Argentina dal Cile…Un annuncio del pilota attira l’attenzione di tutti i passeggeri: “stiamo passando sopra la più grande e lunga catena montuosa del mondo”. E’ il momento in cui i passeggeri anche i più assopiti si svegliano e, velocemente, chi possiede il cellulare lo posiziona all’oblò per scattare l’immancabile foto storica alle montagne imbiancate di neve. Uno spettacolo da sogno! All’aeroporto di Santiago del Cile mi aspettano Teresa Pozo e Roxana nostra amica. Insieme andiamo a San Bernardo cittadina poco lontana da Santiago. E qui mi fermerò nella casa abitata da Margarita ed Ely, fino al mio ritorno in Italia. Anche la permanenza a S. Bernardo è stata molto semplice, serena e positiva. E’ un luogo famigliare perché l’ho percorso in lungo e in largo per vari anni, quando venivo per la formazione. Ogni via ha un ricordo, un volto, un sogno. Con Margarita ci siamo divertite a cercare e rivisitare le case, dove abbiamo trascorso i primi anni della presenza CM in Cile. Per ritrovarle abbiamo camminato come fosse un pellegrinaggio… L’attuale casa è la quinta che ci ospita e ci accoglie… Sempre con Margarita visitiamo anche “Casa Davi”, una modesta struttura per ragazze madri dove Cesarina aveva fatto volontariato negli anni della sua presenza in Cile. Il ricordo di Cesarina è ancora vivo e presente anche attraverso una sua foto esposta alla parete, con altre persone che hanno contribuito al mantenimento di quest’opera. Al mattino Ely, al ritorno dalla Messa, mi portava il giornale; un gesto attento e cordiale, perché potessi aggiornarmi un po’sulle notizie del paese e del mondo. Tra i vari commenti una frase attira la mia attenzione .“Un pais sin memoria està condenado a ser un pais sin historia”. Nella piccola biblioteca della sala dove mi trovo il mio sguardo si sofferma sul libro della nostra storia CM: “60 anni di storia sulle strade del mondo” preparato da Lùcia Correia. Rifletto su quanto sia importante la memoria per la storia passata, soprattutto per il suo futuro. Il futuro non esiste se si perde la memoria del passato, perché il futuro ha bisogno della memoria. Credo che questo primo libro della storia CM (anche se deve essere completato in diverse parti) sia un piccolo segno di garanzia per noi, per il nostro passato, ma soprattutto per il nostro futuro...Partecipo all’incontro mensile del gruppo dei familiares. Rivedo volti conosciuti come quello di Luisa Rubio sempre allegra e disponibile ed altri volti per me nuovi. Germogli che crescono e perseverano nella fatica, nella fede, nella comunione tra di loro e con la chiesa, quella cilena, che in questo momento così delicato prega e soffre in silenzio… Ho trascorso gli ultimi giorni a Puente Alto, cittadina dove vive Teresa Pozo. Giornate semplici vissute con la sua famiglia e amici in un clima di festa, di amicizia e di fraternità. A tutte la mia gratitudine per la disponibilità e testimonianza! Ritornare in America Latina dopo 13 anni ha significato rivisitare in parte il percorso della mia vita, scoprire gesti e speranze nuove, limiti, sogni… vedere cambiamenti in me e negli altri, nelle persone e luoghi visitati. Camminando per il centro di S. Bernardo, si possono ascoltare diverse musiche. Ogni negozio propone la sua per attirare l’attenzione di chi sta passando. Ascolto e canticchio un canto latinoamericano da me conosciuto, che in questo momento riassume non solo i miei sentimenti, ma anche i cambiamenti che ho scoperto, che fanno parte della dinamica storica: “Cambia todo cambia… cambia lo superficial cambia también lo profundo, cambia el modo de pensar, cambia todo en este mundo…”. Cambia ciò che è superficiale, anche ciò che è profondo. Cambia il modo di pensare cambia tutto in questo mondo. Ma non cambia il mio amore per quanto lontano mi trovi, né il ricordo né il dolore della mia terra della mia gente… “Cambia, todo cambia, cambia todo cambia…”. Rileggo questi appunti, incontro parole che si ripetono: accoglienza, fraternità, disponibilità, semplicità, allegria, comunione, condivisione, preghiera… le voglio lasciare così, perché costituiscono parte di uno stile di vita CM… che è cresciuta su queste fondamenta e vuole continuare a crescere. E’ la storia che continua… E allora mi viene spontaneo dire ancora: Grazie a Dio, a Colui che mi ha chiamata a questa missione, “grazie alla vita che mi ha dato tanto mi ha dato il passo dei miei piedi stanchi, con loro ho attraversato città pozze di fango, lunghe spiagge vuote, valli e poi alte montagne e la tua casa e la tua strada e il tuo cortile… Gracias a la vida…”. Qualcuno dirà: e il Brasile? Per ora lo porto nel cuore… continuare a sognare non è proibito!Arrivo all’aeroporto di Bologna il 3 novembre, stanca ma con la gioia nel cuore. Trovo Paola che mi aspetta. Un grazie anche per questo gesto di attenzione e fraternità!
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