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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 14 / 05 / 2021
    SOLENNITA\' DEL SACRO CUORE DI GESU\'
    Venerdì 11 giugno 2021... Continua
  • 14 / 05 / 2021
    SOLENIDADE DO SAGRADO CORAÇÃO DE JESUS
    Sexta-feira 11 de junho de 2021... Continua
  • 14 / 05 / 2021
    SOLEMNIDAD DEL SAGRADO CORAZÓN DE JESÚS
    Viernes 11 de junio de 2021... Continua
rimanete in me per sempre
 
Condividere con voi il mio passo all’Incorporazione Perpetua è come ricordare la prima chiamata di Dio a seguirlo per donarmi a Lui e alla Compagnia Missionaria. Il tempo che precede la cerimonia ci aiuta a preparare il cuore, nonostante immerse nel lavoro, la pandemia, la fine d’anno … però lo Spirito che è vicino, suscita nuove emozioni. Un aspetto che sento molto presente in questo fare memoria del cammino vocazionale che ho percorso fino ad oggi, è il contesto dove ho sentito la chiamata: mi trovavo in mezzo al popolo rurale della pre-cordigliera nel nord del Cile. Il mio incontro con il Signore è avvenuto durante “una missione rurale” alla quale partecipavo, assieme a una suora dell’Istituto S. Anna e a un sacerdote gesuita. Avevamo passato il periodo natalizio (da noi è estate) visitando alcune popolazioni. Qui è cominciato tutto: l’incontro con la gente semplice, i loro costumi, l’ambiente agreste e la natura intorno. È qui che ho incontrato il Signore della vita. Assieme a tutto questo è cresciuta in me la voglia di un impegno più concreto con le comunità che conoscevo e la mia vita di fede. Da questo periodo iniziale è trascorso tanto tempo, però ho sempre sentito che questa esperienza è stata qualcosa di importante, di fondamentale per la mia vita. Chissà se questo periodo già stava concretizzando e dava un senso al “guardare lontano” di p. Albino! Dio non ha un tempo preciso per realizzare i suoi progetti dentro di noi. Più avanti ancora una volta, Dio si fa presente interpellandomi e riproponendomi la chiamata iniziale. Anche questa volta mi trovo in mezzo alla gente della mia pre– cordigliera, però il mio lavoro è nelle scuole del settore: Putre, Murmuntani, Belèn, Ticnamar. Immersa in questi paesaggi suggestivi ascolto la voce di Dio attraverso il sibilo del vento, il rumore dei torrenti, e il cielo limpido e terso. Piano piano mi avvicino alla Compagnia Missionaria, che già dal suo nome mi sembra molto interessante perché fa riferimento alla missione. Mi colpisce anche la sua spiritualità e carisma. Sono cosciente della sfida e di cosa significhi “contemplare il Cuore trafitto di Gesù, chiamate a vivere la vita di amore …a percorrere l’itinerario della comunione in tutti gli ambiti della vita…”. Sono parole molto profonde che richiedono di essere approfondite. Così inizia il mio cammino formativo in un primo tempo a distanza poi sono seguita più da vicino. Anche se questo percorso formativo mi sembrava molto lungo ora riconosco che è stato prezioso per conoscere concretamente altri volti concreti, esperienze varie ritenute fondamentali, per capire meglio cosa voleva significare Compagnia Missionaria del Sacro Cuore, per la mia vita e per la Chiesa, per il mondo e per il Regno di Dio che vogliamo costruire. Per questo ringrazio Dio per il cammino che abbiamo fatto, perché ogni incontro ha contribuito alla mia formazione: la mia famiglia, ogni persona che ho incontrato nel mio cammino di fede, sia appartenente o meno alla Chiesa, sia quando le cose andavano bene e quando invece c’erano difficoltà. Ciascuno ha contribuito a farmi “rimanere nell’amore di Dio”. Per questo con grande gioia il giorno 30 dicembre 2020 è stato il momento della mia consacrazione definitiva, perpetua. La cerimonia è stata celebrata dal padre Cristian Cuevas dehoniano e Pietro Maglozzi, camilliano. Data la situazione del virus in atto, ha potuto partecipare solo un piccolo gruppo di amici, parte della mia famiglia, Teresa Pozo e alcuni familiares CM. Una cerimonia molto semplice però preparata con tanto affetto. “Scelte da Dio, vogliamo scegliere Dio come pienezza delle aspirazioni della nostra vita” Statuto n. 2. Per sempre, per Dio e per la missione nel mondo specialmente per i più poveri e svantaggiati. Eccomi Signore.
ricordo di lucia maistro
 
Messaggio della Presidente Carissimi fratelli e sorelle, ci stiamo congedando dalla nostra sorella Lucia, nella sua Pasqua. Desidero ringraziare il Signore per il dono della sua vita nella CM di cui ha fatto parte fin dalla sua giovinezza. Molto possiamo dire di Lucia, ma desidero far memoria della sua fede, del suo amore per la Parola di Dio e della sua donazione generosa in ogni servizio che ha svolto. Una donna semplice, umile e sincera, con una grande forza interiore, esigente con sé stessa e molto sensibile negli ambiti socio-pastorali. Viveva la sua disponibilità missionaria con generosità, anche se significava per lei una fatica senza risparmio. Oggi molti dei presenti che l’hanno conosciuta, condividendo la vita con lei, avranno molte altre cose da ricordare. Mi rimane solo da far emergere la SUA TESTIMONIANZA di fede e offerta in questi ultimi mesi, quando la malattia è arrivata nella sua vita. Realmente, per tutte le missionarie e familiares della CM, la sua testimonianza è stata una grazia. Ci ha permesso di essere partecipi di quello che stava vivendo giorno per giorno. Con le cose buone e dolorose, condividendo il suo cammino di preparazione  per l’incontro col suo Amato e la gratitudine a Maria nostra Madre. E a lei diceva questo in uno dei suoi ultimi scritti: “Grazie Maria per il bene che mi vuoi, - grazie per il sorriso che tutti giorni mi regali attraverso le persone, -grazie per l'amore che mi fai sentire, -grazie per la fiducia che mi hai sempre dato, -grazie per le lezioni di vita che mi hai insegnato, -grazie per essermi madre, guida e custode di vita, - grazie per non farmi sentire mai un senso di ribellione. Sento che nel corso degli anni hai fatto del tuo meglio perché i sentimenti del Cuore di tuo Figlio impregnassero il mio essere, per cui la sofferenza del momento è come un nodo che mi lega al cuore di Cristo, tanto che mi viene spontaneo pregare per le persone che mi assistono e soffrono con me. A Maria chiedo solo di intercedere per me presso suo Figlio perché con tutta la mia vita possa esprimere il bene che gli voglio.” Accompagno in questo momento di dolore i suoi familiari. Sappiamo che lei condividerà la gioia con coloro che l’hanno preceduta nella Casa del Padre. Carissima comunità pastorale “Epifania del Signore”, carissimo Don Vittorino, grazie per l’affetto e vicinanza che  avete manifestato nei confronti di Lucia e Orielda, e di tutte le missionarie che l’hanno accompagnata. Siete stati per loro forza nel cammino. Avete dato testimonianza di una vera comunità cristiana. A te Lucia in nome di tutta la CM: GRAZIE, GRAZIE carissima sorella per tutto quello che ci hai donato. Intercedi per tutti noi insieme a P. Albino, il nostro Fondatore e le altre missionarie e familiares che ora vivono alla presenza del Signore. Graciela Magaldi L' ECCOMI  di  Lucia Domenica 24 gennaio è morta a Brugherio (Monza/Brianza) la missionaria Lucia Maistro, 77 anni, malata da agosto scorso. Entrata in Compagnia Missionaria a 16 anni, aveva emesso i primi voti nel 1964. "Volevo dare al Signore la mia giovinezza” disse una volta. È stata a Porto (Portogallo), a Salerno, a Grottammare e a Bologna. Da tre anni era a Brugherio, impegnata soprattutto nella Caritas parrocchiale, nella catechesi degli adulti, e, da un po’ di tempo, nell’animazione del centro di ascolto della Parola, che si tiene una volta al mese in diverse case delle famiglie ospitanti. Siamo grate al Signore per il dono di Lucia alla nostra Famiglia CM, e per il bene da lei compiuto. Vogliamo affidarla all'amore misericordioso del Cuore di Cristo. Che dire di Lucia? Chi ha avuto modo di conoscerla ha potuto cogliere in lei una donna determinata, impegnata, con un profondo senso di responsabilità di fronte agli impegni che si assumeva. Una donna di una fede incrollabile, di una puntualità spiccata in tutte le cose da compiere, appassionata dell’ordine e della cura degli ambienti in cui sempre si è trovata a spendere le sue giornate. Da quando era arrivata qui a Brugherio, subito si era inserita nel contesto parrocchiale e ha avuto i primi contatti con le associazioni Caritas, dove ha dato la sua disponibilità per questo importante servizio. Soprattutto nel centro di ascolto è riuscita a creare attorno a lei importanti relazioni; era diventata il loro punto di riferimento per la preghiera, e non solo. Attenta ai bisogni di chi è più provato, attenta alle sofferenze degli altri, presente nella vita delle persone, con molta discrezione, ma sempre presente con un ricordo, una frase, una preghiera. Preoccupata che tutto fosse in ordine e pulito anche gli ambienti esterni: tutte le mattine, anche in inverno, lei alle 6.30 scendeva giù a pulire, scopare e riordinare l’entrata della scuola materna anche fuori dei cancelli perché - diceva - chi viene a portare i bambini alle 7.30, è più bello, se trova pulito... Innamorata di Dio e della sua Parola, tutte le mattine prestissimo la trovavo in ascolto di Dio. Anche durante questi mesi di malattia il suo primo appuntamento era mettersi a pregare, e ha pregato insieme alle altre missionarie fino all’ultimo. Consapevole che la malattia non le avrebbe dato scampo, lucidissima nel suo percorso di salute precaria, ma decisa a percorrerlo fino in fondo con profonda fede. La malattia ci ha travolto insieme: io, con la diagnosi di tumore maligno di mia mamma, lei, con una triste sentenza di non scampo. E le nostre vite si sono dovute dividere: io, da una parte ad accudire mia mamma, e lei qui, assistita amorevolmente da tre missionarie che le sono state accanto fino all’ultimo respiro. Ci sentivamo per telefono, spesso, e entrambe eravamo rattristate per non poter condividere da vicino la sofferenza. A volte per telefono piangevamo insieme, forse era un modo per dirci la fatica di accettare il mistero di quello che ci stava capitando. In tutto questo resta la stima, la fiducia reciproca, l’intensa comunione che ci ha fatto sentire ancora più sorelle. Quando le sue forze ancora lo permettevano ha mantenuto contatti con tutti, e così mi scriveva qualche tempo fa: “Sto prendendo una pastiglia che agisce 100/100 quando le metastasi si moltiplicano in maniera irregolare. Ed è il mio caso. Perciò la qualità della vita è migliorata. Sinceramente, al Signore, non chiedo mai la guarigione del corpo, ma piuttosto la serenità interiore e di volto. Nella mia breve esperienza di vita la bontà mi ha sempre accattivata. Ora nella malattia sento che potrebbe essere mitezza e serenità contagiosa per abbattere barriere e creare ponti. In questo tempo di attesa, che viene, lascerò uno spazio allo Spirito Santo, e non invocherò la sua grazia "protettiva", ma piuttosto che io possa abbandonarmi, la consapevolezza di dover tornare alle fonti, l'umiltà di chiedere aiuto e farmi guidare, la spinta dell'affidarmi allo Spirito Santo di Dio e, se ci sarà battaglia, la spinta a rinnovare la mia consacrazione con Chi tanto ha mi voluto e mi ha cercato per condividere il suo amore. Che il Signore mi accompagni nei momenti di maggiore intimità con Dio... È un dono grande, ma sono consapevole, che l’ho sempre cercato, chiesto, implorato! Il Signore che non si lascia mai battere in generosità, e che riesce sorprendermi, mi ha donato molto di più di quello che potevo sperare: rispettando la mia "testa", sta guarendo il mio "cuore"! Per attenderlo con cuore accogliente. Ciò che il Signore sta facendo a me lo chiedo anche per te. Ti auguro una serena attesa impreziosita da un forte abbraccio”. Ecco questa è Lucia! Orielda Tomasi Mi ha insegnato tanto Abbiamo dialogato, tanto; spesso. In cucina, in sala, mentre le somministravo le terapie. Io e lei ci stupivamo di ritrovarci al mattino presto a far colazione e a parlar di Dio, della missione, della CM, dello Statuto… Che discorsi! A quest’ora! …Per i fratelli! … mi si allarga il cuore, la mente… Lucia è stata definita come donna dalla fede incrollabile. Certo, ma di una fede adulta, che resisteva al vaglio degli avvenimenti della vita, al vaglio del pensiero, impegnato a dar ragione della fede che è in noi. Davanti all’ineluttabile interrogativo della sofferenza, del male, di quel mistero della croce che segna ogni uomo, non si rassegnava a risposte scontate e banali. Niente che stride con DIO AMORE può essere accolto in modo acritico. E allora il silenzio, il non capire, anche la fatica di accettare. La protesta e la ribellione in conflitto col desiderio e la volontà di abbandono. Facile a dirsi, abbandono, quando tocca agli altri. Bisogna attraversare il dubbio, la paura, anche l’angoscia. E in uno di questi momenti di buio, di scoramento davanti alle forze che vengono meno, a ricercare una luce nella Parola di Dio, nella vocazione CM: l’Eccomi a Dio per i fratelli… E allargava le braccia, dal petto al Cielo. “Mi si allarga il cuore, la mente, lo spirito. I fratelli, è un allargarsi dell’orizzonte che dà la forza di sostenere tutto…” Più o meno erano queste le sue ultime parole in una delle nostre chiacchierate in cucina, intorno alle cinque del mattino. E per i fratelli ha allargato le braccia sulla croce. E nell’abbraccio di Dio, ora abbraccia anche noi. “Pietra viva e preziosa, scolpita dallo Spirito” Sarebbero davvero tante le cose da raccontare, e si affollano alla mente, in modo caotico e disordinato. Il tempo vissuto con Lucia da settembre a gennaio è stato davvero un tempo di Grazia. Di Comunione profonda. Si respirava la premura tra sorelle, in gara nell’attenzione reciproca. Abbiamo imparato a conoscerci, ad accoglierci, anche con le nostre fatiche, superate volendoci bene e desiderando soprattutto il rispetto e la libertà dell’altra. È stato un tempo per raccontarsi: la sua famiglia, la mia famiglia, l’infanzia e l’adolescenza della nostra CM. Le attese, le vocazioni nella vocazione. Le sue parole vibravano di quella premura preveniente (che attingeva al nostro Statuto) e che si manifestava in piccole cose, per sollevare dalla fatica le sorelle. Vibrava d’affetto per i suoi familiari, viveva la presenza di suo fratello Giuseppe, della mamma, del papà. Attendeva con trepidazione l’arrivo dei suoi, sorrideva sempre ricordando i suoi nipoti, Fabio e Susi. E Accompagnava con la preghiera i giovani, soprattutto i giovani in discernimento vocazionale; e i sacerdoti: “bisogna pregare per loro, è una vocazione impegnativa”, mi diceva. Chiamava il suo parroco, don Vittorino, suo Pastore, e ne condivideva le fatiche nella preghiera. Aveva davvero un’anima pastorale: era costante l’attenzione per coloro che accompagnava, per gli amici, per la Caritas. “Inclusiva! Che parola meravigliosa!” Ripeteva con un sorriso che nasceva dal cuore dilatato, per far suo fino in fondo l’insegnamento di Papa Francesco. Amare con un cuore capace di includere tutti. Tutti fratelli! Aperta, ma concreta. Nella sua sapienza vedeva con chiarezza – e anche con un po’ di ironia – i nostri, i suoi limiti. Ed era capace di smascherare le bugie che inconsapevolmente ci diciamo per accontentarci, per mantenere i nostri piccoli privilegi. A volte poteva sembrare urticante. Ma sapeva chiedere scusa. Ho imparato tanto da Lucia, mi ha fatto scuola, formazione permanente, mi ha insegnato a guardare con libertà, e non è poco. Lucia grazie, sei per me volto autentico di missionaria CM, dono d’Amore a Dio e ai fratelli! Continua a essermi sorella in cielo, a essermi compagna nel cammino di donazione totale, finché danzeremo insieme nell’Assemblea dei Santi! Maria Grazia Virdis
webinar = evento online
 
La formazione degli Istituti Secolari in Asia L'ACSI (Associazione Istituti Secolari in Asia) il 17 gennaio 2021 ha promosso una giornata di formazione online. L’ACSI attualmente è ancora guidata da Lili Fernandes (Indiana) in qualità di Presidente insieme al suo consiglio composto: dalla Sig. Maria Concepcion Gonzales Servitium Christi, Sig. Kim Hyun Sook Secular Institute of Mary, Ms. Agustina Susanti Compagnia Missionaria del Sacro Cuore e il Sig. Anthony Fernandes della Christ King Institute Seculare. È stata la prima volta che si è tenuto un incontro per riflettere e discutere sul tema della “formazione” negli Istituti secolari in Asia. I partecipanti al webinar erano 68 di 24 Istituti Secolari Asiatici: India, Vietnam, Taiwan, Indonesia, Filippine, Corea del Sud ecc. I moderatori di questo webinar: Antony Fernandes e Frederik Perez, membri di Fils de Notre Dame de Vie hanno facilitato e portato a termine con successo questo avvenimento. Della Compagnia Missionaria erano presenti oltre a Susi come consigliera, Mudji e Ludo. Il webinar è iniziato con la preghiera basata sull'enciclica “Fratelli Tutti”. In apertura Lili Fernandes Presidente dell’ACSI ha salutato i partecipanti. Nel suo intervento, ha sottolineato che, il fatto di riunire tutti noi in queste evento e soprattutto durante la pandemia del Covid 19, è da considerare una straordinaria benedizione. È seguita la lettura del messaggio della Sig. Jolanta Spilarewicz, Presidente della Conferenza Mondiale degli Istituti Secolari (CMIS), presente al Webinar. Tre i relatori, Pater Miguel Garcia SSS, assistente I.S. Servitium Christi delle Filippine, che ha presentato l’aspetto giuridico - canonico soprattutto citando i numeri 712-724, il signor Robin D, Sauza e Lissy A. Pater Gracia gli aspetti del cammino formativo, relativi alla persona umana, formazione morale e spirituale, professionale e apostolica. Hanno fatto un’ampia presentazione sulla formazione che deve costituire la base di un impegno in prima linea, per dare una testimonianza evangelica nel mondo. Il “cambiamento” del formatore è stato il tema presentato dal signor Robin D, Sauza membro del Christ the King Secular Institute in India. Ha condiviso diversi motivi per cui "non vuole essere un semplice formatore". Dalla sua esperienza come formatore nel suo Istituto, ha detto che oggi il volto del formatore nell'Istituto è cambiato, come è cambiato o deve cambiare il metodo. Il formatore deve essere qualcuno che vive la sua vita in spirito di servizio e lo manifesta a tutti coloro che segue. Essere vicino alle persone come colui che serve, che lava i piedi degli altri fratelli. Ha anche spiegato che un formatore deve essere anche libero dal suo ego; camminare accanto al candidato in punta di piedi, deve avere conoscenza, comprensione e sensibilità della cultura e della storia dei candidati in formazione. Alla fine della sua esposizione ha concluso che lui non vuole “fare” il formatore. Vuole invece “dare” con la testimonianza della sua vita un messaggio di saggezza: cioè l’importante è chiedersi cosa voglio dalla vita? Se Dio mi chiama a fare qualcosa, incluso diventare un formatore, devo aprirmi allo Spirito Santo e dire SI. Ha concluso la sua conversazione con una preghiera: “Signore, solo con il tuo aiuto, sarò il migliore formatore e potrò svolgere con autorità quanto mi chiedi per eseguire i tuoi insegnamenti. Possa Dio benedirci in questo incarico”. L’affiancamento personale ai candidati e soci in formazione è stato il tema svolto da Lissy A. K, dell'Istituto delle Maids of the Poor, dando importanza al mentoring, cioè affiancare le candidate e Juniores in formazione per aiutarle a crescere. Ha sottolineato quanto sia importante in questo aspetto fare leva e lavorare con la Grazia perché possa riempire questo lavoro. Ha citato Papa Francesco: "La formazione è un’opera artigianale, non poliziesca… dobbiamo formare i cuori…” (“Svegliate il mondo” - Colloquio di Papa Francesco con i Superiori Generali 2014). Accompagnare tutto, comprendere la volontà e il cuore di una persona, custodire la sua volontà, la forza e coscienza: questa è la preoccupazione che deve scaturire da un cuore fraterno che si preoccupa di aiutare. I formatori proteggeranno il bene che la persona possiede dentro di sé: spirituale, emotivo, intellettuale, la consapevolezza, l’apertura sociale, l’aspetto fisico e finanziario… Devono far emergere la loro capacità di equilibrare adeguatamente l'assistenza e il rispetto / apprezzamento… con piena empatia. La dimensione della relazione con gli altri è stato l’aspetto più focalizzato e importante che ha presentato Lissy: "Per accompagnare gli altri, bisogna saper toccare i loro cuori con gioia, e buon umore, che nasce dall'apertura e dalla benedizione di Dio. Questa è una dimensione importante nella formazione verso una Consacrazione negli Istituti Secolari. Deve essere una formazione basata nella fede, una formazione che comprenda anche l'economia socioculturale, politica e prospettive psicologiche. Questo incontro webinar è stato molto positivo per noi CM in Indonesia, soprattutto per quanto riguarda il nostro cammino futuro e il suo sviluppo. La nostra presenza oltre a farci conoscere ad altri Istituti, è stata molta ricca di interazione comunicativa e condivisione, di esperienze diverse, che ci possono aiutare a crescere meglio come CM in Indonesia. L’Assemblea si è conclusa con questi interrogativi che ciascuno potrà continuare a riflettere personalmente e proporre alle nostre realtà di Istituto… e perché no, inviare il risultato anche all’ACSI. 1. Quali sono le 3 idee principali che hai acquistato durante la sessione e ritieni importanti tenere presente, nella formazione per formatori di Istituti secolari? 2. Dopo aver ascoltato queste conversazioni indica 2 aspetti da concretizzare attraverso la tua volontà / speranza. 3. Suggerisci l’argomento che potremmo svolgere in futuro.
guardare lontano odv
 
Ormai è passato più di un anno da quando l’associazione Guardare Lontano è stata trasferita dall’Emilia Romagna alla Campania. Il decreto di iscrizione nel registro della Campania ha la data del 23 ottobre 2019. C’è voluto un bel po’ di tempo per “sistemarci”, dal punto di vista logistico e dal punto di vista amministrativo. A questo punto ci sembra opportuno far conoscere a tutta la Compagnia Missionaria e agli amici che ci seguono attraverso Vinculum la nuova situazione. Anzitutto ringraziamo il Signore che ci ha aperto la strada del trasferimento, dal momento che era diventato molto difficile continuare l’attività dell’associazione a Bologna, a causa del ridotto numero di soci per realizzare progetti sul territorio. La nostra associazione è nata soprattutto per sostenere i progetti in Mozambico e in Guinea Bissau, ma lo Stato italiano chiede che si realizzino progetti anche sul nostro territorio. Dopo l’assemblea straordinaria dei soci dell’aprile 2019, che ha deciso il trasferimento, è iniziato un percorso burocratico estremamente impegnativo. Anzitutto si è dovuto rinnovare il Consiglio Direttivo. Sono stati eletti: Lucia Capriotti, Clemente Statzu, Rosa Todisco, Pio Santonicola, Maria Todisco. Lucia viene eletta presidente e rappresentante legale, Clemente vicepresidente. Tutto il consiglio e qualche altra socia sono stati impegnati in questo percorso burocratico, e anche nella nuova sistemazione logistica e amministrativa. Secondo passo del percorso è stata la modifica della ragione sociale dell’associazione: prima era Guardare Lontano ONLUS (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale), ora è Guardare Lontano ODV (Organizzazione Di Volontariato) secondo i criteri della nuova legge sul Terzo Settore. Sono state fatte anche piccolissime modifiche allo Statuto. È sempre un’associazione che non ha fini di lucro e quindi usufruisce di agevolazioni fiscali; anche i benefattori possono usufruire di queste agevolazioni. Come in qualunque realtà, il cambiamento ha provocato una certa crisi, forse anzitutto perché Lucia ha avuto bisogno di lunghi mesi per imparare (almeno un po’) a fare la presidente con tutto il lavoro di amministrazione e di segreteria che comporta. I benefattori sono diminuiti in maniera consistente, crediamo per vari motivi: nel 2019 non hanno ricevuto le informazioni e notizie che ricevevano regolarmente; a Maputo (Mozambico) c’è stato il cambio di responsabilità nella gestione della scuola Nossa Senhora das Vitorias tra Giannina e Julieta, che ha dovuto anche assumere la responsabilità del progetto di sostegno a distanza per un gruppo di alunni, con tutto il lavoro che questo comporta; la pandemia ha creato problemi economici anche in Italia e alcuni benefattori non sono più in grado di dare il contributo annuo per il sostegno a distanza dei bambini e ragazzi. Una crisi, però, è sempre anche feconda di vita nuova. Nel 2020 siamo passati da 34 soci a 51 e in questo nuovo anno abbiamo già ricevuto alcune domande di ammissione di nuovi soci. Continuiamo a sostenere i progetti in Mozambico e in Guinea Bissau. Anche se sono diminuiti i benefattori dei sostegni a distanza, ci sono benefattori che hanno offerto contributi molto consistenti che ci hanno permesso di non diminuire il numero dei bambini che ricevono il sostegno. Abbiamo ricevuto anche buoni contributi a favore del progetto Fondo Scuola, per aiutare ragazze che frequentano le scuole superiori o l’università. Abbiamo anche cercato di realizzare qualche progetto qui a S. Antonio Abate. In ottobre scorso era in programma il progetto culturale-formativo “La corruzione nelle istituzioni pubbliche”: tre serate a cadenza settimanale con l’intervento di esperti. Siamo riusciti a realizzare i primi due incontri, nel teatro Dehon, adiacente al santuario Gesù Bambino, con la partecipazione di circa 30 persone. Abbiamo dovuto poi rimandare il terzo incontro a tempi meno rischiosi per il contagio. È programmato da tempo il progetto “Raccolta e distribuzione di abiti usati”, sempre in ambienti adiacenti il santuario, messi a disposizione dai p. Dehoniani. Anche questo, però, è stato rimandato a causa del diffondersi del covid qui in città. Ora ci stiamo organizzando per iniziare questo servizio appena possibile, solo su appuntamento. Avevamo in cuore anche di riprendere i corsi di formazione per il volontariato internazionale, dal momento che ci sono giovani e adulti interessati, ma anche per questo dobbiamo attendere tempi migliori. In settembre scorso, siamo riusciti a realizzare un incontro formativo per soci sulla conoscenza dello Statuto e dei progetti in corso. Su richiesta di Irene Ratti, in novembre scorso è nato il progetto “AIUTO ALIMENTARE”, per distribuire a famiglie in grave disagio economico, a Maputo, pacchi con generi alimentari di prima necessità, per un valore complessivo di € 50,00 cadauno. Il progetto ha voluto rispondere alla grave situazione provocata dalla pandemia, che ha tolto risorse a molte famiglie. Le scuole sono state chiuse in marzo 2020 e dovevano riaprire in agosto, ma poi la riapertura è sempre stata rimandata per il diffondersi del contagio. Mentre scriviamo (febbraio) ancora sono chiuse. Si stanno solo facendo gli esami. Nel Centro Infantil Esperança (scuola d’infanzia privata diocesana) la cui responsabile è Irene e nella Scuola Nossa Senhora das Vitorias (scuola secondaria della Compagnia Missionaria) la cui responsabile è Julieta, molte famiglie che pagavano la retta dei figli non hanno pagato in questi mesi di chiusura e quindi è diventato più che mai necessario il contributo del sostegno a distanza offerto dalla nostra associazione. È diventato problematico anche pagare il personale scolastico. Molte famiglie, a causa della disoccupazione provocata dalla pandemia, hanno bisogno di aiuto alimentare. C’è stata una generosa risposta da parte di tanti benefattori a questo Progetto. Finora abbiamo potuto aiutare una settantina di famiglie, comprese quelle di alcuni operatori della scuola. Ci sarà bisogno di continuare, almeno finché la pandemia non darà un po’ di tregua. Per la scuola diocesana São Paulo di Bissau, la cui responsabile è la missionaria Antonieta, continua il progetto di sostegno a distanza per molti alunni, ma c’è bisogno di nuovi benefattori. Anche per questa scuola esiste il problema di pagare i dipendenti, in tempo di pandemia, a causa della prolungata chiusura. A conclusione di questa nuova presentazione dell’associazione GUARDARE LONTANO, desideriamo invitare tutti – missionarie, familiares e amici - a sentirsi impegnati a sostenere questa realtà nata 18 anni fa proprio per volontà di missionarie e familiares. Insieme vogliamo ringraziare i tanti amici che si lasciano coinvolgere nel nostro servizio, come soci, benefattori, volontari. Davvero l’associazione ci permette di allargare l’orizzonte umano e spirituale della Compagnia Missionaria ed è una grande ricchezza. Per questo ci piacerebbe che altre missionarie e altri familiares diventassero soci e, per quanto possibile, anche benefattori e “inventori” di progetti, secondo i requisiti previsti dallo Statuto. Chi volesse conoscere lo Statuto, può darci la sua mail e lo invieremo. Altrimenti dateci l’indirizzo di residenza e lo invieremo cartaceo. Per quanto riguarda i PROGETTI in corso, eccoli di seguito: ARMANDINHO: sostegno a distanza per bambini e bambine/ ragazze e ragazzi che frequentano la scuola d’infanzia Centro infantil Esperança e la scuola secondaria Nossa Senhora das Vitorias, a Maputo (Mozambico). Molti bambini della scuola d’infanzia vengono sostenuti anche quando passano alla scuola elementare. La quota annuale è di € 200,00. Ogni anno vengono inviate ai sostenitori notizie del bambino, del suo percorso scolastico e della sua situazione familiare. FONDO SCUOLA: sempre in Mozambico, a Nampula, questo progetto sostiene ragazze che frequentano scuole superiori o università, aiutandole ad affrontare le spese legate allo studio. Qualunque contributo è bene accetto. AIUTO ALIMENTARE: distribuzione di generi alimentari di prima necessità (farina di mais, zucchero, olio, sapone, sale) a famiglie in gravi difficoltà economiche a causa della disoccupazione generata dalla pandemia. Qualunque contributo è una benedizione. UN SORRISO PER S. PAOLO: sostegno a distanza per bambine e bambini che frequentano la Scuola Diocesana São Paulo, a Bissau (Guinea Bissau). La quota annuale è di € 150,00. Anche di questi bambini vengono inviate notizie annualmente ai sostenitori. Chi desidera sostenere un bambino, telefoni o scriva una mail per avere il nome del ragazzo, poi invierà il contributo. Qualunque contributo va inviato tramite bonifico sul conto corrente GUARDARE LONTANO ODV         BANCA INTESA SAN PAOLO         IT92 O030 6902 4871 0000 0003 533  I benefattori devono inviarci indirizzo di residenza e codice fiscale (e se possibile anche mail) per la ricevuta che servirà per la detrazione fiscale. Chi vuole diventare socio, ci contatti per ricevere il modulo per la domanda di ammissione. In seguito, verserà la quota associativa di € 25,00.
aprire gli occhi, e la mente e il cuore
 
Entro nel silenzio: del corpo (cerco una posizione in cui stare comoda, ma concentrata e ferma), della mente, del cuore, della bocca. Prendo consapevolezza della presenza di Dio, che vuole parlarmi e invoco lo Spirito Santo. Leggo attentamente il brano. Se siamo in gruppo una persona proclama la Parola: Gv 9,1-41 In silenzio rileggo, cercando di cogliere, anche sottolineando, le parole o frasi che attirano la mia attenzione, che suscitano un sentimento di commozione, di gioia, di timore, che provocano perplessità, incomprensione… Per cogliere il significato di alcune frasi o parole, è utile andare a leggere ciò che precede il brano che voglio meditare, o cercare in altri brani frasi simili. Si tratta di leggere la Bibbia con la Bibbia. È molto utile entrare nell’episodio descritto, fare la composizione del luogo: immaginare il posto, al situazione, le persone, l’avvenimento che viene narrato, e porre me stessa all’interno del racconto, trovare il mio ruolo; posso identificarmi con uno dei personaggi presenti, comunque è importante coinvolgermi in ciò che leggo. Medito. Se siamo in gruppo, una persona può suggerire alcuni spunti di meditazione. vv. 1-5: “Chi ha peccato? …. Io sono la luce del mondo” Se sei malato, sicuramente sei colpevole e la malattia è la punizione del peccato. Una delle certezze più diffuse, purtroppo anche tra i discepoli del Signore, ancora oggi! Una certezza che rivela una non conoscenza di Dio, del Dio di Gesù Cristo. Una certezza che scandalizza, soprattutto davanti al dolore innocente, e impedisce di incontrare Dio, il Dio di Gesù Cristo. È misterioso il dolore, spesso incomprensibile, ma Gesù assicura che anche il dolore può diventare strada per incontrare Dio. Questi primi versetti sono la chiave di lettura di tutto il brano. Siamo davanti a uno che è nato cieco, che non ha mai visto un volto umano, il sole, i fiori… nulla. Solo buio. Poi ci sono i discepoli di Gesù, che sono ancora in penombra, ma hanno la possibilità di arrivare a vedere pienamente, perché chiedono luce a Gesù. Solo alla sua luce vediamo la luce (cf Salmo 36,10), la mente e il cuore possono comprendere la verità, rivelata da ciò che gli occhi possono vedere. E poi ci saranno altri ciechi… vv. 6-7: “Fece del fango … va’ a lavarti … e ci vedeva” Nella prima creazione Dio formò l’uomo dal fango della terra. Ora il fango è prodotto con la saliva di Gesù, un liquido che sgorga da lui, come lo Spirito che sgorgherà con l’acqua dal suo costato trafitto. Quel fango è segno di Gesù stesso, l’uomo nuovo, venuto a ricreare l’umanità a sua immagine di Figlio di Dio. Pone se stesso-luce sugli occhi bui del cieco. E lo manda a lavarsi alla piscina di Siloe-inviato. Gesù vuole che il cieco “collabori” alla guarigione miracolosa, chiede la sua adesione alla sua volontà di guarirlo. Nessuno guarisce veramente se non vuole guarire, se non fa nulla per guarire. Il cieco, necessariamente accompagnato da qualcuno - è fondamentale la compagnia umana – si lava alla piscina dell’Inviato e ci vede. Anche l’acqua con cui si lava è segno di Gesù, l’Inviato del Padre per sanare l’umanità ferita e accecata dal male. vv. 8-12: “Non è lui? … Sono io!” Lo stupore e la fatica di capire ciò che è accaduto. Inizia un processo di ricerca per comprendere ciò che si vede, ciò che è accaduto. Cercare il significato di ciò che vediamo è essenziale, altrimenti siamo come ciechi. Ma l’ex cieco, anche se deve fare un percorso fino alla piena illuminazione, è già testimone di verità. Ha assunto in pieno la sua nuova condizione: “Sono io!”. Colui che prima non vedeva è lo stesso che ora vede: una nuova creazione è avvenuta. Nel buio del caos, Dio creò per prima la luce, perché la luce è la radice della vita. vv. 13-17: “Era un sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto quel fango” Ci si stupisce davanti all’agire di Dio, ma può essere uno stupore positivo, come quello dei discepoli, della gente, oppure uno stupore negativo, quello provocato dal pregiudizio, dall’ideologia, quando la legge e la tradizione vengono prima del bene della persona. Il pregiudizio e l’ideologia vivono nel buio. La luce li stupisce perché li disturba. Pregiudizio e ideologia rifiutano la luce, perché la luce li minaccia, li vince, li uccide. Invece di vedere l’uomo che era cieco e ora vede, l’uomo “ricreato”, i farisei vedono solo che il fango è stato fatto in giorno di sabato, quando era proibito fare questa azione. Quando la legge fatta per il bene e la libertà dell’umanità diventa ideologia, si trasforma in prigione per l’umanità. E l’ideologia è sempre a servizio di un potere disumanizzante. La luce, invece, mette in crisi il potere e dà la libertà di incamminarsi sulla via della verità: l’uomo guarito può dichiarare, anche se non lo conosce, che Gesù è un profeta. vv. 18-34: “Non credettero … e lo cacciarono fuori” Il cieco era andato a togliersi il buio dagli occhi, lavandosi alla piscina; i farisei si bendano per non vedere e per continuare a negare la luce: sono ridicoli. L’uomo che era nel buio ora è felice perché è nella luce. Era al buio, come un morto nella tomba. Ora è venuto alla luce, come un neonato, un uomo nuovo. Coloro che si arrogano il potere di giudicare perché dicono di “vedere”, rifiutano la luce, scelgono il buio. Negano la realtà: decidono che non era cieco. Anche i genitori identificano il loro figlio, assicurano che era nato cieco, ma la paura del potere impedisce loro di gioire e sostenerlo. Forse anche loro avrebbero preferito che nulla fosse cambiato: non si troverebbero ad essere chiamati in giudizio, con il rischio di essere scomunicati (=cacciati dalla sinagoga). E’ sempre rischioso schierarsi per la verità. Tutto il Vangelo di Giovanni mostra lo scontro tra le tenebre e la luce, cioè tra la menzogna e la verità, tra Gesù e i poteri del mondo. E chiede inesorabilmente di schierarsi, o per l’una o per l’altro. Non c’è via di mezzo. “Non lo sappiamo” significa scegliere le tenebre. Non potendo negare ciò che è sotto gli occhi di tutti, il bene compiuto da un uomo e ricevuto da un altro uomo (in fondo è un’immagine di paradiso un uomo che fa il bene di un altro uomo), per salvare un potere iniquo e geloso, quindi cieco, che si nasconde dietro la legge e il nome di Dio, non sanno fare altro che condannare ed escludere: cacciano l’ex cieco dalla sinagoga, cioè dalla comunione con Dio, come se questo fosse nel loro potere. Ciechi e quindi illusi. Una condizione in cui facilmente possiamo trovarci. Una condizione che ci rassicura e addormenta la coscienza. vv. 35-41: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?” La scena cambia: cacciato dalla sinagoga, l’uomo che ora vede, incontra Gesù, che non aveva mai visto. Sembra che Gesù abbia fatto in modo di incontrarlo. Gesù introduce l’incontro e il dialogo con una domanda decisiva: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”. Dopo avergli aperto gli occhi, vuole condurlo alla fede, cioè alla pienezza della luce. Mi metto nei panni dell’ex cieco che ha solo cominciato a vedere. E vedo Gesù davanti a me che mi chiede: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”. Resto in silenzio. Riascolto in silenzio il dialogo tra l’uomo e Gesù. Mi lascio coinvolgere. Sono io che chiedo: “Chi è, Signore, perché io creda in lui?”. “Lo hai visto: è colui che parla con te”. Davvero voglio sapere chi è per poter credere? Davvero lo vedo davanti a me? Davvero lo ascolto per vederlo? Perché non potrò vederlo, se non lo ascolto. La sua Parola è la luce. Posso rispondere: “Credo, Signore!”, prostrandomi davanti a lui? Sono un ex cieco che arriva alla piena illuminazione? Egli è la luce e la luce giudica, perché rivela la verità, perché manifesta l’amore. E allora gli chiediamo: “Siamo ciechi anche noi, Signore?”. Se è così, vinci le nostre tenebre con la dolce violenza della tua luce, perché non restiamo nel nostro peccato. Dacci il desiderio della tua luce! Se siamo in gruppo, dopo qualche momento di silenzio, è bene fare la condivisione, dove ciascuno parla e ascolta, senza discussione. È lo Spirito che parla in ognuno. Infine prego o preghiamo a partire dalla Parola ascoltata.
sint unum
 
Vivere la comunione e farsi comunione “Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi…” (Gv. 17,11b). “Io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi…” (Gv.17,12a). “E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità…” (Gv. 17,22-23a). Queste parole vengono pronunciate in un contesto di grande solennità, di altissima comunione Trinitaria e di intenso “pathos”. Non ci sorprende che queste stesse parole abbiano toccato il cuore attento e sensibile di P. Dehon fino al punto da trasformarsi in una delle leve più stimolanti della sua vita ed in uno dei motti del suo messaggio. Non sorprende che le stesse continuino a toccare il cuore di quelli e di quelle che si sono messi alla sequela di Cristo, secondo lo stile dehoniano. La comunione come realtà e come appello Per noi, della Compagnia Missionaria, la realtà e l’appello contenuti in queste parole, sono al centro della nostra vita e della nostra missione. Come missionarie del Sacro Cuore, “siamo chiamate a vivere la vita di amore sino a farci comunione con Dio e con i fratelli…” (St. nº6). Mi pare importante intendere la comunione, prima di tutto, come l’inserimento gratuito, da parte di Dio, nel dinamismo della Sua vita Trinitaria. Prima di essere un impegno, una risposta mia, è un dono e una realtà già presente nel mio essere e nel tessuto della mia esistenza. Questa certezza è stata e continua ad essere decisiva sia per la mia crescita che per quella di coloro che sono stata chiamata ad accompagnare nel cammino di formazione. Intendere la comunione alla luce della sua matrice Trinitaria, comporta anche altre conseguenze importanti. Quando facciamo autentica esperienza di Dio comunione di persone, nella misura in cui entriamo nella Sua intimità, sperimentiamo proprio che l’intimità non si oppone alla differenza, anzi cresce insieme a questa. La distanza e l’alterità assolute non significano separazione. Questo ha delle implicazioni nel nostro modo di intendere le relazioni con gli altri: anche qui la distanza significa la dualità che permette il riconoscimento, lo spazio dell’incrocio di sguardi che fa progredire la comunione, il luogo dell’altro come colui che non è per niente la proiezioni di me o un semplice doppio. Accettazione della differenza, riconoscimento del mistero dell’altro, salto per una libertà che non è caduta nell’isolamento e nella solitudine ma l’inaugurarsi di un regno dove pluralismo e solidarietà di uomini e donne, sono atteggiamenti che si possono sviluppare nella misura in cui ci esponiamo al calore della vita Trinitaria, nella misura in cui ci lasciamo liberamente condurre nel dinamismo della sua VITA. Coscienza delle rotture… Ho detto e dico molte volte, a me stessa e alle altre missionarie più giovani che sono stata e sono chiamata ad accompagnare, che avendo la comunione un luogo così centrale e così decisivo nella nostra vita e nella nostra missione, tutte le rotture, anche quelle che sembrano insignificanti, sono da noi avvertite e sentite come qualcosa di grave. Ricevere un carisma è, in un certo modo, diventare esperte di un determinato dono. È come se fossimo chiamate ad essere nella Chiesa e nel mondo artigiane di comunione… e, nel frattempo, verifichiamo che anche noi siamo capaci di creare dinamismi che non favoriscono o che provocano proprio la rottura della stessa comunione. A questo proposito evocherò quello che è successo un Giovedì Santo, in uno dei nostri gruppi. Era un giorno molto bello di una Primavera che già si annunciava. La casa dove abitavamo era una bella casa antica dove abbondava il legno. Avevamo fatto pulizie, il pavimento passato a cera scintillava, c’erano cascate di camelie cosparse qua e là … una grande dolcezza sembrava impregnare tutto e anche i nostri gesti. Avevamo programmato un pomeriggio di adorazione, sarebbe poi seguita la cena in clima di festa e poi la Cena del Signore… Però, prima dell’ora del pranzo, sorge un alterco tra due missionarie del gruppo. Volano parole insensate e smisurate che spazzano via la dolcezza e l’armonia fino ad allora esistente e che rimangono lì come un pungente contrasto con il messaggio e l’appello di un giorno come quello. Nonostante quell’incidente, o proprio a causa di esso, il messaggio di Amore e Comunione di quel Giovedì Santo, è rimasto per sempre scolpito dentro di me. Accogliere la fragilità e il peccato, rispettare il tempo psicologico necessario per riallacciare una relazione spezzata, accettare la misteriosa solidarietà che ci lega agli altri, aprirsi alla Parola e alla Presenza sanante e rigenerante del Signore della Vita – sono stati aspetti che ho capito più profondamente e che sono passati nel patrimonio della mia esperienza spirituale. È sempre una cosa grave attentare contro la comunione; le nostre rotture dovrebbero arrecarci sofferenza come se si realizzassero sempre il Giovedì Santo; ma è anche importante non dimenticare che la garanzia della comunione che ci viene offerta dal dinamismo della vita teologale è decisivamente maggiore e più determinante di tutto quello che può essere provocato dalla precarietà del nostro equilibrio psicologico o dalla cattiveria del nostro cuore. “Custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato” Penso sia successo, a coloro che sono stati incaricati di una missione di servizio (soprattutto formativo) all’interno di una comunità o di un gruppo, di trovarsi frequentemente a pregare con queste parole di Gesù. Personalmente le trovo straordinariamente espressive, con una notevole capacità di stimolare e rappacificare. Ritengo che la parola custodire è molto bella ed evoca un atteggiamento tipicamente femminile e materno. Vigilanza di un amore che protegge, difende e cautela. “Custodiscili”, custodiscile perché non si perdano, perché non si allontanino dalla fonte della vita piena, perché non vengono disintegrate e frammentate ma “siano uno, come noi”. Non perderle di vista, Signore, guarda a loro… Ricevile nel silenzio del Tuo amore, come in un seno fecondo, dove si possano creare e ricreare. “Ho custodito coloro che Mi hai dato…”. Alle volte anch’io, Signore, ho custodito quelle che mi hai dato. Le ho custodite con la mia sollecitudine, con il mio servizio disinteressato, con la tenacia della mia presenza discreta, le ho custodite nel silenzio del mio amore, nell’accoglienza rispettosa del mistero di ciascuna, nell’attesa paziente del loro sbocciare. Ma alcune volte mi sono distratta, altre volte ho rifiutato di allargare la mia tenda perché trovassero lì un riparo, non sempre sono stata capace dell’austera vigilanza del pastore… mi sono addormentata, mi sono chiusa nella fortezza dei miei gusti, dei miei interessi e dei miei diritti… e le ho perse di vista, ho lasciato che si disperdessero. Proprio per questo, custodiscile, Tu, Signore. Nascondile nel Cuore del Tuo Figlio, tuffale nelle acque abbondanti del Tuo Spirito, piantale stabilmente nell’alveo della Tua volontà e del Tuo disegno di Amore. Fa che comprendano quanto è rilevante per loro stesse e per il mondo, dove le invii, la spiritualità di comunione di cui sono ereditiere e portatrici. Fa che siano capaci di grandi desideri, come quelli che hanno modellato il Cuore di Tuo Figlio – il sint unum è uno di questi desideri – e dona a loro il realismo dell’umiltà che le renderà capaci di concretizzarli nelle pieghe nascoste della storia complessa del nostro tempo.
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