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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEIA GERAL ORDINÁRIA DA COMPANHIA MISSIONÁRIA DO CORAÇÃO DE JESUS
    Realizar-se-á no CENÁCULO MARIANO em Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna – Italia ... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASAMBLEA GENERAL ORDINARIA DE LA COMPAÑÍA MISIONERA DEL SAGRADO CORAZÓN
    a realizarse en el CENÁCULO MARIANO en Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bolonia - Italia DE... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DELLA COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
    si terrà al CENACOLO MARIANO a Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna - Italia DAL 19 AL ... Continua
condividere la vita
 
Quando vogliamo organizzare delle vacanze, si comincia a pensare dove andare e quali cose pratiche risolvere prima di vivere i giorni tanto sognati. Pur facendo così, alle volte, capitano difficoltà, secondo quanto dice il proverbio: “l’uomo propone e Dio dispone”! E’ quanto mi è successo in questo periodo in cui si avvicinavano le vacanze. Mi sono trovata a gestire situazioni urgenti e diverse da quanto pensavo: la malattia di una missionaria che viveva con me, il cambiamento della casa e, di conseguenza, la preoccupazione di cercarne un’altra dove abitare. Esperienze diverse che mi hanno coinvolta emotivamente e fisicamente, e mi hanno stimolata a offrire tutti questi avvenimenti “in unione a Gesù per mezzo di Maria in spirito di Amore...”. Con la nostra preghiera di offerta mi metto all’opera in vista del trasloco. Mi rendo conto della quantità di cose che sono andate accumulandosi: inizio a riordinare i libri, gli oggetti liturgici e tante altre cose... In ogni cosa che prendo in mano ci sono più di 25 anni della CM. Vedo foto dove sono andati fissandosi altri tempi, in cui tutto stava fiorendo (i tempi in cui si cominciavano i primi passi della CM in Cile), (quando si stavano formando) Familiares e Missionarie. In ogni cosa c’è contenuta tutta la storia! Così continuo in questo lavoro, e considero come Dio, sempre, si fa presente per visitarci e parlarci in mezzo a questa realtà inaspettata. Ascoltando Radio Maria, che mi accompagna con il suo programma di musica e di riflessioni, mi ha colpito soprattutto il tema sull’Eucaristia presentato da un Padre francescano cappuccino. Spiegava agli ascoltatori il senso delle parole della consacrazione nella Messa: “ prendete e mangiate questo è il mio corpo”. Parole che includono tutta la persona di Gesù, non solo si riferiscono alla sua carne, ma a tutta la sua persona, tutta la sua vita è il corpo. “Prendete e bevete questo è il mio sangue”, il sangue come sapienza della vita, il senso del sacrificio della sua vita. Il padre diceva che a partire quindi da Lui, nello stesso modo, anche noi ci uniamo al ministero del sacerdozio comune, ci offriamo a Gesù; in queste parole, “questo è il mio corpo”, offriamo tutto quello che siamo capaci di servire, di amare ecc. “Questo è il mio sangue”: con questa frase vengono espresse le mie difficoltà, la mia infermità, il senso del martirio che qualcuno di noi sta vivendo. Quello che più mi ha colpito di questa riflessione e l’affermazione che RIMARRA’ SOLAMENTE CIO’ CHE SI E’ OFFERTO. Questa realtà mi invitava a riflettere su questo sacramento per eccellenza che è la realtà della presenza di Gesù in mezzo al suo popolo proprio attraverso questa offerta: “Prendete, mangiate, bevete”. E’ il nostro Dio che rimane con noi. Il Padre ha continuato la riflessione dicendo che celebrando l’Eucaristia noi offriamo insieme al sacerdote il Sacrificio. E durante il giorno diventiamo noi stesse vittima offerta e Lui; è il Sacerdote che offre la nostra vita. E’ la vita tutta che si offre, ed è per noi un onore il voler offrire la nostra vita nonostante le nostra piccolezza e i nostri limiti. Allora il poco o il molto, tutta la realtà della nostra vita, se è offerta così com’è al Cuore di Gesù, ha la sua importanza. “E’ soprattutto nell’Eucaristia che ci facciamo “OFFERTA” insieme a Cristo ed impariamo ad assumere il suo programma di vita, specialmente la sua totale donazione al Padre e agli uomini”. ((RdV n 7). Questa riflessione mi ha aiutato a dare un senso nuovo ad ogni Messa, a ringraziare per avere la possibilità di ricevere Gesù, che mi invita a fare un’offerta della mia vita unita a tutta la vita dei fratelli. Così con questi sentimenti ho continuato a vivere, ad accettare il cambio di rotta delle vacanze che avevo sognato di fare in maniera diversa; vacanze invece che ho fatto in compagnia della radio e condividendo il lavoro con altre mani generose che si sono unite alle mie per aiutarmi.
pensieri extra-vaganti
 
Consegnarsi Consegnata: vorrei vivere consegnata, fino in fondo. Non posso guardare al Crocifisso e tenere qualcosa per me. Ma c’è una paura nel cuore, la paura della vulnerabilità. Guardare l’altro, e lasciarsi guardare, spalanca il nostro mistero, apre a noi il mistero di chi guardiamo con occhi amici. E poi le difese si alzano. Vorrei fare il secondo miglio col mio fratello, anche mille miglia, sulla parola del Signore. Ma non riesco a sfondare il mio limite, le mie chiusure. È paura? È prudenza? Vorrei sentirmi consegnata, tutta proprietà di Dio. Lui non ha messo un confine nel suo Amore, ci ha consegnato se stesso nel Figlio, ci ha consegnato la sua vita di relazione nello Spirito. Non ha nulla tenuto per sé. Ha dato TUTTO. Come rispondere, che cosa rendere al Signore per quanto mi ha dato? ECCOMI: Consegnata a Dio nella CM, Nella Chiesa, Nell’umanità tutta, Consegnata in quel noi che dice Padre nostro! ECCOMI: Posso entrare in quella libertà dei figli, nell’obbedienza, sicura che incontrerò il mio Signore. “Ho sete” Il salmo 63, voce degli assetati, dei cercatori di Dio, la cui anima è terra deserta e arida … A volte è facile sentirci nei panni del salmista, altre volte le labbra pregano e il cuore è lontano. Per chiedere l’acqua, come la Samaritana, dobbiamo incontrare il Cristo. E pensavo, come pregava Gesù questo salmo? «Padre, ho sete di te, di tornare a te, anch’io peno in questo mio esilio!», ma forse anche così «Padre, ho sete che la tua volontà sia compiuta fino in fondo, ho sete dell’uomo, di ogni uomo che tu, Padre, hai affidato alle mie mani, Maria Grazia, ho sete di te!». Non so se i miei pensieri extra-vaganti sono ortodossi, ma ridà spirito alle parole sapermi chiamata per nome da un Dio che ha sete di me. Sì Signore, ho solo una brocca per attingere, il mio cuore, la mia vita: ecco, è per la tua sete. “Ascolta Israele” “Samuele! Samuele!” “Maria Grazia, Maria Grazia!” Come mi piacerebbe, Rabbunì, non lasciar cadere neanche una tua parola! Ascolto, spesso distratta, ma quando l’ascolto si fa vivo me ne sento avvolta, travolta. Non è una parola che posso tradurre, è una parola che mi pervade, è linfa che scorre nella mia vita, è parola che mi diventa acqua e cibo. È parola viva, ma non ci capisco niente. Eppure non potrei farne a meno. Mi domando, Signore, non vorrai mica che studi alla Gregoriana per capirti? Per ora so questo: io ti ascolto come una bambina seduta sulle ginocchia di suo Padre. E le parole che tu mi hai detto, e hanno cambiato la mia vita, non hanno avuto bisogno di traduttori, di esegeti, di teologia o ermeneutica, mi hanno penetrato il cuore così, come le ho trovate scritte, e in lingua italiana, perché non conosco né l’ebraico, né l’aramaico. Né ho mai percorso le strade della Palestina. Signore, come a Giacobbe, mi hai preparato una scala, e lì salirò finché tu vorrai darmi la tua benedizione, a costo di soffrire di sciatalgia per tutta la vita: Cammina alla mia presenza Sta in silenzio davanti al Signore e spera in lui Rabbunì Signore! Eterna è la sua misericordia Padre Spirito paraclito Maria E poi parole immagini: L’emorroissa Talitha kum! Ragazzina, alzati! Il paralitico calato dal tettuccio Zaccheo, piccolo, che ti spia da una pianta di sicomoro Il gesto d’amore del profumo di nardo, l’unzione regale che ti ha offerto una donna E ancora nella mia infanzia due imperativi: Lasciate che i bambini vengano a me Traffica i talenti che Io ti ho dato E oggi il tuo cuore trafitto: ECCO, SIGNORE, IO VENGO PER FARE LA TUA VOLONTA’
amico evangelizzatore
 
Un uomo sorridente, affabile, attento alle persone, con la passione per l’annuncio del Vangelo. Annibale Bonanni (primo a sinistra nella foto), marito innamorato di Giorgia, padre e nonno entusiasta, bancario in pensione di Bologna, appartenente al Rinnovamento nello Spirito. Avendo conosciuto la missionaria Rosanna, d’accordo con Giorgia e sostenuto dalla sua preghiera, cominciò a dare generosamente la sua collaborazione alle missioni popolari nella missione di S. Vendemiano (TV) nel 1992. Tredici missioni, fino al 1999. Il 17 febbraio scorso, a 84 anni, ha concluso il suo cammino terreno per entrare nella pienezza della Vita in cui ha creduto e che ha annunciato. Ringraziamo il Signore per il dono di questo amico che ci ha regalato affetto, stima, sostegno, collaborazione e soprattutto la sua serena e forte testimonianza di fede. Quella testimonianza umile e luminosa che offriva alle persone che avvicinava nelle missioni e che trovava radice e solidità nella preghiera, soprattutto nell’ascolto della Parola e nell’adorazione eucaristica. Il nostro grazie anche a Giorgia e a tutta la sua famiglia che non hanno temuto di condividere con noi e con tanti fratelli l’affetto, la simpatia e la ricchezza interiore di Annibale. E grazie a te, caro amico. Come servo fedele, sei ora nella gioia del tuo Signore.
nuove case... nuove storie... nuove esperienze
 
E’ quasi un anno che ho cambiato casa. Dove vivo ora è un edificio a tre piani con 21 stanze e a questo indirizzo: Jalan Bangau No. 42 Palembang. E’ un edificio grande che appartiene alla Fondazione Xaverius di Palembang ed è vicinissima al mio lavoro. La finalità di questa casa è quella di ospitare ragazze e donne che lavorano come dipendenti della Fondazione Xaverius e non hanno un luogo dove vivere. Queste persone occupano le stanze del primo e secondo piano, mentre il terzo piano è riservato per altri che non fanno parte della Fondazione. Ogni piano ha la sua cucina. Insomma è un tipo di pensionato nel quale io ho la responsabilità della gestione. In questo momento ci sono 10 persone provenienti da varie isole, tribù e lingue indonesiane. Alcune di loro lavorano come insegnanti, lavoro d’ufficio nella parte amministrativa e altre studiano. Sabato 14 luglio 2018 la casa è stata inaugurata e benedetta dal presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione Xaverius. Erano presenti tutti i presidenti delle scuole di Palembang, la nostra “comunità di base” Santa Rosa e la vicina comunità del seminario. Un momento molto importante è stata l’apertura, quando Padre Priyo SCJ, direttore della Fondazione, mi ha raccomandato di svolgere questo lavoro con responsabilità e ha comunicato ai presenti il mio compito. Padre Koro e tutti i partecipanti hanno accolto la notizia con gioia e hanno concordato. Abitare una nuova casa, occupare un posto nuovo porta sempre con sé una certa novità nella propria vita, insieme all’incertezza di fronte a qualcosa di estraneo. Significa cioè che devi aggiustare la tua vita, la tua situazione a quel posto. Questo è quello che ho vissuto e sentito quando ho cominciato a vivere in questa nuova casa . Il tempo è trascorso in fretta e oggi mi pare di aver già svolto un sacco di cose. Ecco alcuni aspetti concreti e pratici che ho dovuto affrontare: Y Pensare alle strutture domestiche Y Decidere quali spazi lasciare liberi per renderla piu comoda Y Piantare fiori nel cortile per renderla più accogliente Y Controllare l’acqua e l’elettricità in modo che l’utilizzo venga fatto con responsabilità, così che la spesa sia meno costosa Y Fare attenzione alle persone che abitano la casa Y Tenere in ordine tutto cio che fa parte della casa, in modo da rendere la permanenza serena e comoda. Il programma giornaliero per ora è questo: dal lunedi al sabato tutte lavoriamo, al pomeriggio o verso sera torniamo a casa. Le ragazze sanno che sono una missionaria CM. Se ci sono attività nella “comunità di base” Santa Rosa, che è il quartiere dove abitiamo, anche noi partecipiamo. Alle volte ci troviamo anche per pregare… Vivere insieme così in tante, e diverse tra noi, non è sempre così comodo e facile come quando si vive da sola nella propria casa. I nostri giorni poi non sono sempre uguali, a volte devo sentire lamentele, ascoltare urla improvvise quando per esempio viene a mancare l’elettricità o non c’è più acqua … Il momento della giornata che più mi piace è la sera. Perche? Perchè di sera dopo il lavoro ci ritroviamo tutte. Difficilmente usciamo, quindi possiamo avere il tempo a nostra disposizione per condividere il nostro vissuto, soprattutto quanto ci ha fatto bene e quanto ci ha infastidito nella giornata trascorsa; condividiamo la stanchezza e anche un po’ di nostalgia. E’ uno spazio che in maniera spontanea diventa quasi una valutazione del nostro quotidiano; ci comunichiamo anche le piccole cose che sono successe al lavoro. Queste ore diventano preziose per tutte, perché a volte la fretta che abbiamo non ci permette di trovare tempo per guardarci in faccia. Sono momenti che ci aiutano anche a conoscerci meglio. Cerchiamo inoltre, di vivere insieme anche le feste. Se c’e un compleanno, collaboriamo tra noi, condividiamo con gioia la festa e la gioia di stare insieme. Non manca la creatività come l’altra notte quando alle ore 24 siamo andate a svegliare Mareta perché era il suo compleanno! Una bella sorpresa per la festeggiata. Da parte mia cerco di dare il meglio di me stessa, di essere attenta a quanto le giovani hanno bisogno. Mi sento come una mamma che fa di tutto per vederle serene, per il loro bene. Grazie .
voglia di scrivere
 
Questo pomeriggio mi è stato ricordato da Santina di scrivere qualcosa sulla pastorale nella scuola, luogo e ambiente dove svolgo il mio lavoro. In questo periodo la mia testa è piena di idee, con tanta voglia di scrivere libri per bambini. Sono anche ansiosa di conoscere i risultati di alcune riflessioni che ho proposto ai ragazzi della mia scuola. Le loro risposte mi aiuteranno a scrivere qualcosa sulla figura della madre oppure raccontare il tipo di relazione che hanno con la mamma o col papà. Naturalmente prevedo già che le loro risposte saranno molto varie, perché ogni bambino ha un’esperienza diversificata sia con la madre sia col padre. Non tutti hanno relazioni normali, affettuose… forse la maggior parte di loro ha relazioni molto difficili e tristi, fragili. E’ così che questo pomeriggio, con questi pensieri e la testa un poco confusa, prima di scrivere le mie idee pastorali sulla scuola, sono stata costretta a scaldarmi un po’ d’acqua sul fornello e preparare un buon caffè, per svegliare e ordinare le idee che ho in testa. Ho camminato avanti e indietro per capire il filo giusto per cominciare. Ho aperto un libro e ho trovato un foglio scritto di Elisabetta Todde, una preghiera: riflessione sui doni dello Spirito Santo. Elisabetta era una sorella che amava molto scrivere su Vinculum… Ritrovando un suo ricordo, ho pensato alla mano di Dio che mi veniva offerta per scrivere le mie idee. “Vieni Santo Spirito e donaci la Sapienza. La Scienza e la tecnica umana non sempre bastano: abbiamo bisogno di Sapienza per gustare la nostra vita. La tecnica ci dice quello che è possibile fare, la Sapienza quello che è lecito. La tecnica prepara cuori artificiali, la Sapienza cuori saggi. La tecnica ci rende potenti, la Sapienza ci fa uomini…”                Grazie Elisabetta sei stata una cara sorella. Anch’io sento di avere una certa passione per scrivere… un sentimento vivo, come se fossi innamorata di quest’arte. Quando le persone si innamorano sentono dentro di sé una grande energia che vorrebbero comunicare agli altri. Qualche tempo fa oltre a scrivere per Vinculum, ho trovato un'altra maniera per esprimere questo mio desiderio. Nel periodo 2001-2004 sono stata insegnante e guida degli studenti che venivano alla Casa di ritiro Rumah Retret di Palembang. Ricordo che in quel periodo ho scritto molto: poesie e riflessioni, materiale vario, che ho già pubblicato in quattro libretti insieme ad altre insegnanti che hanno la stessa sensibilità. Adesso mi piacerebbe annotare le molte idee e i sogni che appartengono a studenti, pensieri che possano favorire l'entusiasmo, sviluppare i talenti e gli interessi degli studenti stessi. Sono contenta perché quest‘arte dello scrivere può contribuire a lavorare di più sulla crescita e sullo sviluppo della vita dei ragazzi e dei giovani. A volte mi viene il desiderio di inventare cose nuove, metodi nuovi di insegnamento per la scuola, per gli studenti.                 Nel 2011, dopo essere tornata da Bologna, sono stata inserita in una scuola unica e piccola dove ora sono vice preside. Qui ho trovato un’altra realtà: bambini, ragazzini di 11-14 anni alcuni un po’ fragili, un po’ carenti per la mancata attenzione dei loro genitori. Tra di loro alcuni hanno grandi problemi: feriti, scoraggiati nell'apprendimento, non si sentono accettati in famiglia. Qualche insegnante si lamenta perché questi bambini, oltre ad essere difficili da seguire, faticano a stare attenti. Sono molto distratti e per questo non seguono bene le lezioni. Noi non possiamo cambiare il materiale didattico che ci viene consegnato. Ma possiamo adattarlo alle varie situazioni in maniera che i ragazzi siano educati al senso etico e religioso. Mi dispiace vederli così disorientati, ma anche da parte delle insegnanti alle volte vedo una certa insofferenza e incapacità di gestire le varie situazioni. Perciò spesso, li invito a praticare la meditazione per liberare la mente, per fare sogni per il futuro e insieme trovare maniere diverse, nuove e anche rilassanti. In questo terzo millennio, in cui si usa Whatsapp, ci troviamo invasi da messaggi - video musicali, corti e brevi che trasmettono anche la parola del Papa. Mi piace usare questo mezzo e spesso mi ritrovo in classe ascoltandoli insieme agli studenti. Secondo me il Papa, nel suo parlare, è molto vicino alla lingua dei giovani. Molti messaggi di papa Francesco hanno toccato il mio cuore di insegnante e anche quello dei bambini. Alle volte sono messaggi semplici che riportano alcune sue indicazioni: come essere santi nel quotidiano, attraverso piccoli gesti, come salutare amici e parenti, dire grazie per le piccole cose, sorridere e scusarsi se abbiamo torto ecc. All'inizio per i ragazzi tutto questo sembrava difficile, ma poco a poco hanno provato a fare piccole cose, salutarsi, dire grazie, scusarsi, sorridere, tutto con amore. Il mio desiderio è quello di farli crescere, poter far capire che attraverso questi gesti quotidiani possono sentire l'amore dei genitori per loro finalmente concretizzato.                Adesso ho tra le mani le loro risposte al mio questionario, mi piacerebbe raccogliere in un piccolo libro il loro lavoro. Ciascuno ha creato una storia semplice, breve, di soli tre paragrafi, ma sono scritti toccanti che commuovono. E’ una maniera per esprimere il loro semplice amore ai loro genitori. Degli 80 ragazzi che hanno scritto, ho già scelto 35 idee da proporre loro. Sento che questo potrebbe diventare un piccolo libro, una piccola loro storia con la mamma o il papà. Alcuni sono messaggi da consegnare ai loro genitori, eventi di vita semplice, a volte messaggi molto duri e tristi. Ma in fondo c’è sempre una parola di gratitudine perché vivono in attesa dell’amore della madre e del padre.                La Chiesa cattolica dal Concilio Vaticano II fino ad oggi ha pubblicato vari documenti riguardanti l'educazione cattolica come istruzione. Io, missionaria, che lavoro come insegnante in una scuola cattolica, sento la responsabilità di aiutare gli studenti cattolici a crescere e svilupparsi nella loro fede e a praticarla. Quindi, ovviamente, il mio primo compito è quello di conoscere questi documenti e impostare il mio lavoro sulle linee che vengono date. Mi sento pienamente coinvolta nelle direttive della Chiesa, per svolgere il mio lavoro come un servizio e assistere gli studenti in cose pratiche e semplici.                Concretamente collaboro con i gruppi del coro di studenti, con gli accoliti; nella catechesi per i giovani, li seguo nella partecipazione all'Eucaristia, nella processione all'offertorio. Accompagno i ragazzi in questo cammino di fede: con loro preparo l'Eucaristia ogni primo venerdì del mese, insegno loro il raccoglimento, e insieme viviamo il mese della Bibbia a livello nazionale (in Indonesia è il mese di settembre), il Rosario in ottobre e maggio, il tempo della Quaresima, l'Avvento. Cerco il metodo per presentare gli orientamenti della Chiesa locale e universale in maniera semplice ma incisiva.                Rimane aperta la sfida per continuare questo cammino: Ø come dare una formazione/istruzione in Indonesia nelle scuole cattoliche, una formazione dinamica che faccia crescere e maturare le persone? Ø E noi missionarie, con compiti specifici ed ecclesiali nell’ambiente dove lavoriamo, come possiamo sviluppare nei giovani il senso di appartenenza al mondo e alla Chiesa, ovunque siamo? Ø Cosa abbiamo seminato? E cosa raccoglieremo?                Sono domande che ritengo importanti per prepararci al futuro della scuola e al futuro della nostra CM.                Questa è la mia piccola esperienza che ho voluto condividere con tutti voi nella speranza che aiuti a rinnovare la nostra fede e il nostro amore in Gesù Cristo Signore, nostro Salvatore, che ci è guida nell’inserimento di questo mondo anche come consacrate secolari.
mozambico italia
 
“Noi missionarie, scelte da Dio, vogliamo scegliere Dio come pienezza delle aspirazioni della nostra vita”(Est. Nº 2). Cosa vuol dire scegliere Dio come pieneza delle propria vita? Essere di Dio per me ha voluto dire accettare di fare le esperienze più impensate nei momenti meno previsti – Dare nella propria vita delle sterzate improvvise per entrare in strade sterrate o in autostrada a secondo del momento. Vi racconto la penultima sterzata per giungere a quest’ultima. Nel 2010 ero in piena attività progettuale della commissione di giustizia e pace dell’Archidiocesi di Nampula – Progetto di formazione per i giudici dei Tribunali Comunitari e monitoraggio del rispetto minimo dei diritti umani nei carceri situati nel territorio della archidiocesi, ma un grave incidente stradale che mi lasciava schiacciata tra l’automobile e la parete, fece in modo che rimanessi immobile in un letto a Nampula e di li continuare a lavorare facendo riunioni con i miei collaboratori e poi altri tre mesi in Italia per la riabilitazione . Tornata in Mozambico con difficoltà di deambulazione riprendo il progetto e il lavoro della commissione giustizia e pace a livello diocesano, intanto a livello di gruppo va avanti la riflessione di aprire un’altra casa a causa dello sviluppo che la CM sta avendo nel centro-nord. Andare Martina con un gruppo a Quelimane? E’ l’ipotesi più viabile già che abbiamo una casa vuota di nostra proprietà in questa città; ma, guidate da Dio, la riflessione del gruppo prende un’altra piega. Sollecitate dal vescovo e da alcuni sacerdoti diocesani del Gurue, il gruppo sceglie di costruire una casa ad hoc a Invinha e a questo punto già non è Martina, ma è Mariolina che deve andare... La strada si spiana improvvisamente. Compriamo il terreno dalla Diocesi, Mariolina lascia Nampula e va al Gurue dove a causa del terreno disconnesso deve chiedere l’ausilio ad un bastone già che camminando ancora come un robot, le è facile prendere delle cadute. Undici ragazze sono pronte prima che la casa sia pronta. Cosa facciamo? Proposta: per quest’anno aspettate nelle vostre case. Risposta: Mariolina noi siamo abituate – anche nelle nostre case viviamo come possiamo – vogliamo vivere con te comunque sia – e allora via, poche chiacchiere, si comincia. Ospiti in una casetta della diocesi, ammassate in due stanze ci prendiamo in giro dicendo che stiamo facendo il servizio militare. Le ragazze si alzano alle tre di notte per fare la doccia a turno nell’unico bagno della casetta. Sarebbe da scrivere un libro ma tutte insieme ci diamo forza e in quei mesi abbiamo fatto un’unica assenza a scuola a causa della batteria del fuoristrada che di colpo una mattina ha deciso di salutarci. Normalmente alle sei del mattino senza fiatare eravamo tutte pronte per partire per Invinha, situata a 18 chilometri, loro per la scuola ed io per dirigere i lavori di costruzione. Bene andiamo avanti, a Pasqua ci trasferiamo nella casa che è ancora un rustico, ma per lo meno ha le pareti, il tetto, le finestre con le sole grate di ferro e le uscite con le porte per così, poter dormire tranquille. Continua il servizio militare, ma con tante risate e tanta gioia. Personalmente comincio a notare nel mio corpo un segnale chiaro negativo... comunico tutto al gruppo delle consacrate ma, riempiendomi di limone vado avanti. Assemblea CM: viene scelta Martina... Momento di panico, di confusione, non capisco più nulla. Ci siamo stirate moltissimo, molte ragazze tra Nampula e Gurue poche missionarie ed ora anche Martina viene meno. Io devo venire in Italia, sono cosciente della mia autodiagnosi: Tumore al seno che poi si rivela non dei migliori – operazione, terapia, permanenza in Italia per un anno. Non voglio fare solo questo: chiedo a P. Marcello se posso andare con lui a conoscere la realtà carceraria italiana. Chiusa questa fase sono di ritorno al Gurue. Anche l’Università Cattolica del Mozambico vuole la mia collaborazione. Mi inserisco anche lì come insegnante e come membro amministratrice e dell’equipe di direzione. La vita continua. Unico problema ogni anno devo tornare in Italia per controllare se il tumore accetta di chiudere la porta e andarsene completamente. Settembre 2017 ritorno in Italia con la valigia vuota, programmata a riempirla al ritorno – Ci servono molte cose. I controlli vanno bene a luglio 2018 dovrò tornare per l’ultimo controllo e chiudere il processo sanitario. Sto preparando il rientro, ma dico al medico di base di sentire della fitte alle spalle, cose che mi porto già dal Mozambico. Radiografia urgente... Stoppata – Macchie ai polmoni. Per qualcuno è già chiaro ma i medici chiedono di conoscere esattamente la natura di questo macchie – noduli – vogliono conoscere il nome, il cognome e anche il codice fiscale dei miei noduli polmonari... Biopsie, radiografie, tac, pet… chi più ne ha più ne metta… dopo sette mesi arriviamo all’intervento chirurgico che tanto ho temuto e tentato di evitare: con la taglia e cuci mi prendono il pezzo del polmone col nodulo da analizzare. Ora è chiaro, in gergo popolare sono metastasi partite dal seno e passate ai polmoni. Niente di tragico, la scienza oggi ha terapie sperimentali che danno dei grandi risultati – Unico problema: bisogna trattarla come malattia cronica. Per me è chiarissimo, devo girare pagina. In Mozambico non sono convinti, continuano a pregare, mi vogliono di ritorno all’Università. Per me c’è già qualcosa che brucia nel cuore. Personalmente stavo già accompagnando il sogno della fraternità con i vari intoppi e peripezie e mi ero detta; se non riesco a tornare in Mozambico mi piacerebbe inserirmi in questo progetto. Così quando la situazione per me è stata chiara ho chiesto al Consiglio di aderire come elemento CM a questa proposta che come CC stava già accompagnando dall’inizio. Ora sto vivendo un’esperienza di rinnovamento. Sento che il Signore mi aspettava all’angolo. Era il momento di riprendere a vivere in profondità dando più peso all’essere che al fare. Vivere nella novità di vita mostrando l’allegria di vivere la fraternità nella nuova forma qual è la mia consacrazione – Vivere tra fratelli che non hanno problemi a mostrarsi per quello che si è: fragilità alla ricerca di autenticità. Vivo una condivisione attenta e sincera, nell’ accoglienza per quello che si è, ma provocandoci a migliorare ogni giorno, a vivere nell’accoglienza di Dio, nella novità dell’essere. E’ possibile vivere da fratelli? Si. E’ possibile vivere volendo il vero bene dell’altro? Si. Ciascuno mette in comune le capacità che ha, le forze che ha, il tempo che ha, la sensibilità che ha mettendosi allo scoperto sicuri comunque di essere accolti con amore e comprensione prolungamento dell’amore di Dio, tanto da poter dire noi e gli altri, come è bello che i fratelli stiano insieme. Comunque anche qui non sto con le mani in mano; oltre la vita normale di fraternità mi sono inserita nel carcere e cerco di essere presente in ogni momento importante nel carcere e nell’accoglienza dei detenuti in casa. Nella parrocchia sta aumentando sempre più l’inserimento e oltre le liturgie quotidiane mi è stato affidato un gruppetto di 7 giovani donne del Bangladesh perché apprendano l’italiano. E’ un’esperienza bella, mi fa sentire ancora cittadina del mondo; per cui per tre volte la settimana immersione totale nel gruppo di gioventù internazionale che gradatamente sta apprendendo ad aver fiducia in se stessa e nel frattempo si apre alla relazione interpersonale e alla conoscenza reciproca. Rimaniamo aperte alle novità di Dio e accogliamo quello che viene dalle sue mani.
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
Via A. Guidotti 53, 40134 - Bologna - Italia - Telefono: +39 051 64 46 472

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