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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 13 / 11 / 2018
    CONSIGLIO CENTRALE
    28 gennaio - 2 febbraio 2019, a Bologna... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSEJO CENTRAL
    28 de enero - 2 de febrero 2019, en Bolonia... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSELHO CENTRAL
    28 de janeiro - 2 de fevereiro de 2019, em Bolonha... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La Presidente in Guinea Bissau
    Martina visiterà il gruppo della Guinea dal 6 dicembre 2018 al 9 gennaio 2019. La accompagniamo con... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    A Presidente em Guiné Bissau
    A Martina visitará o grupo da Guiné, de 6 de dezembro 2018 a 9 de janeiro 2019. Acompanhamo-la com... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La presidenta en Guinea Bissau
    Martina visitará el grupo de Guinea desde el 6 de diciembre 2018 al 9 de enero 2019. La acompañamo... Continua
responsabile e consiglio centrale
 
Responsabile centrale:   M. Dolores BiggioVia Chiappeto, 616132 GENOVA  cell. 3392402851e-mail: dolores@uvaweb.itskype: maria.dolores.biggio João Carlos Vasconcelos  SpinolaRua Caridade Pestana, 499060-049 FUNCHALcell. 966930089e-mail: joao.spinola@pestana.com Domenico De Riso Via Buonconsiglio, 22380057 S. ANTONIO ABATE  NA cell. 3939443417deriso12@inwind.it Franco CardinaleVia Chiappeto, 616132 GENOVA e-mail: franco@uvaweb.it cell. 3393997193
in coppia, con cristo
 
Intervista a Rosa De Conte e Clemente Statzu Per conoscerci meglio vi chiediamo di sfogliare insieme alcune pagine delle vostra vita, facendo memoria delle “grandi cose” che il Signore ha compiuto sul vostro cammino. Una prima conoscenza tra me e Clemente è avvenuta a S. Antonio Abate intorno al 1978. Ma poi per diverse situazioni siamo vissuti lontani senza legami particolari, solo qualche ricordo sporadico da buoni amici. Questa conoscenza è stata ripresa intorno al 1981, quando, dopo il terremoto per necessità Clemente ha trovato appoggio a Napoli in viale Colli Aminei, presso un’anziana persona sola, che aveva bisogno di compagnia, in una casa tutta puntellata perché gravemente lesionata dal terremoto. Era in attesa di un lavoro che gli era stato assicurato. Il 07 gennaio 1982, dopo attenta e ponderata decisione giunse il giorno del nostro matrimonio. Una festa straordinaria, anche perché nella stessa celebrazione eravamo due coppie a celebrare il matrimonio. È stato, lo dobbiamo dire con franchezza, un matrimonio molto chiacchierato, e qualcuno ha giocato i numeri su quanto accadeva… chissà ??? Per noi è stato un momento di grazia nonostante alcune avversità evidenti, frutto di pettegolezzi, di pregiudizi e di maldicenze. Nonostante le avversità mai è venuta meno la fede nel Signore e ne abbiamo sempre avvertito la Sua presenza. Accanto abbiamo avuto sempre un santo sacerdote, il nostro padre spirituale, che ci ha guidati e accompagnati amorevolmente. Precedente al matrimonio e nei primi mesi di matrimonio, mentre Clemente si adoperava in svariati modi per raccogliere i fondi necessari per andare avanti, anche se vi era un appoggio totale nella mia famiglia, io continuavo ad andare all’università dove mi ero iscritta presso la facoltà di medicina. Clemente a settembre del 1982 riusciva ad inserirsi come applicato nella biblioteca comunale e da lì, per necessità fu inserito nel Comando Vigili Urbani, sempre come applicato. Il 25 novembre del 1982 una grande gioia, la nascita del nostro primogenito Giovanni. A settembre del 1983 Clemente ebbe l’incarico, da parte della Curia di Castellammare di Stabia, come docente di Religione a S. Antonio Abate. Anche la situazione economica incominciava ad avere una maggiore stabilità e ci permetteva una piena indipendenza, che precedentemente mancava. Da subito abbiamo preso, insieme, la decisione di collaborare nella comunità parrocchiale e a livello ecclesiale, secondo le nostre capacità e conoscenze. Clemente nel guidare le celebrazioni con il canto e entrambi come catechisti. Anche in virtù del nostro impegno ecclesiale fu possibile per Clemente avere l’incarico come docente di religione. Con la nascita di Gianni, per problemi di salute sono stata costretta a lasciare l’università e a dedicarmi maggiormente al bambino. Intorno al 1985, a seguito della conoscenza, in maniera più forte, della Compagnia Missionaria del Sacro Cuore, insieme, abbiamo deciso di entrare a far parte di questo Istituto secolare come familiares, colpiti e coinvolti dalla spiritualità e dall’entusiasmo delle Missionarie e dei Familiares. Successivamente Clemente ha sentito forte la chiamata a prestare il suo servizio nella Chiesa Diocesana come Diacono permanente e, dopo averne preso coscienza e aver valutato quanto poteva incidere in positivo e anche, perché no, in negativo sulla nostra famiglia, presentò richiesta al Vescovo. Insieme abbiamo preso la decisione di accogliere questo progetto che il Signore aveva messo nel cuore di Clemente, e ne sono stata ben lieta di partecipare con la mia collaborazione fattiva alla sua scelta. È stato un cammino lungo ma bello, circa dieci anni, che ha portato Clemente a ricevere il sacramento dell’ordine per il diaconato il 30 dicembre del 2000. Nel tempo, gli impegni per Clemente non sono mancati anche a livello di familiaris della CM, che mi hanno, di volta in volta, sempre coinvolta, e ne sono stata lieta. Tutto partiva dal confronto e dalla scelta operata concordemente. Spesso chi ci frequentava non riusciva a capire chi dei due avesse voce in capitolo circa le decisioni e per noi era una conferma che camminavamo sempre in armonia. Come familiaris Clemente è stato eletto come primo consigliere e vice-responsabile dal 1989 al 1999 (per due mandati) e successivamente, per altri due mandati, dal 1999 al 2009 come responsabile centrale. Il 05 luglio 1990 è nato il secondogenito Pasquale e il 25 giugno1997 il nostro terzogenito Daniele. Gli impegni non ci hanno assolutamente distolto dalle premure necessarie nell’educazione e crescita dei nostri figli, e continuiamo, seppur con i nostri limiti a compiere il nostro ruolo di genitori. Accanto ai momenti di gioia diversi eventi di sofferenza hanno segnato la nostra vita e i tentativi di scoraggiamento non sono mai mancati, ma non sono valsi a distruggere la nostra vita di coppia e ciò che ci ha dato forza è stata sempre la preghiera, e la costante partecipazione all’Eucarestia e al sacramento della riconciliazione. Inoltre ciò che ci manteneva fortemente legati al Signore era la certezza che anche nella notte più buia non ci avrebbe mai lasciati soli. Papa Francesco nella sua visita pastorale all’arcidiocesi di Milano ha detto ai diaconi presenti che: “Il diaconato è una vocazione specifica, una vocazione familiare che richiama il servizio…parola chiave per capire il vostro carisma.” (Incontro con sacerdoti e consacrati - 25.03.2017). Clemente, qual è la tua esperienza: gioie e difficoltà… La mia esperienza di diacono la ritengo molto bella ed entusiasmante. Però, devo ammetterlo, non è facile vivere il servizio. Di fronte alle difficoltà iniziali di ammissione al sacramento - non vi erano diaconi permanenti in Diocesi - e tante erano le difficoltà. Anche il cammino di formazione, oltre agli studi teologici fatti in precedenza per l’insegnamento della religione, è stato lungo e non facile. Ma anche una volta diventato diacono le difficoltà non sono mancate. Agli inizi, dovevo spesso farmi violenza perché avrei voluto che tutto funzionasse per il verso giusto, o meglio secondo il mio modo di vedere. La grazia di Dio ha piano piano agito in me e mi sono lasciato toccare e illuminare dalla Parola di Dio e così i miei punti di vista sono andati diminuendo, lasciando spazio alla condivisione, alla collaborazione e al silenzio, imparando a proporre in maniera diversa ciò che io ritenevo importante per la vita della comunità. Con la collaborazione di mia moglie, e non esagero se dico che è più diacono lei di me, in quanto mi ha sempre incoraggiato e sostenuto nelle varie situazioni di difficoltà, ho potuto rendere il mio servizio fattivo e collaborativo nelle diverse comunità dove il Vescovo mi ha inviato. E il Signore ci ha sempre sostenuti e ricolmati del Suo Amore. Il vostro cammino nella Compagnia Missionaria, la conoscenza del fondatore P. Albino, la collaborazione alle attività CM, i momenti più significativi… Parlare di momenti significativi è riduttivo, crediamo di aver sperimentato sempre la bellezza di appartenere alla CM e di vivere le nostre giornate conformandole alla Volontà di Gesù secondo la spiritualità CM. La collaborazione, secondo le nostre possibilità vi è sempre stata e speriamo continui ad esserci, nonostante le tante difficoltà incontrate. Partecipazione alle attività di governo CM da parte di Clemente, alle missioni popolari da parte mia e di Clemente, la collaborazione alla casa di ferie sia ad Asiago che a Monguelfo sono stati sempre vissuti splendidamente e ci hanno offerto delle soddisfazioni e gioie grandi. Il legame poi con P. Albino è stato molto forte e significativo. Il Padre ha avuto un ruolo importante sia nella nostra vita di coppia che nel cammino come familiares della CM aiutandoci a crescere nel conoscere e sperimentare il grande Amore del Cuore trafitto di Gesù. Ritornano spesso alla nostra mente i momenti belli vissuti con lui. Fare memoria è sì un ricordare ma sempre con lo sguardo proiettato al futuro. Quale messaggio vorreste comunicare ai nostri lettori? Lasciare un messaggio è un può arduo. Tuttavia possiamo sintetizzare ciò che per noi è diventato fondamentale nel nostro cammino di coppia. Alla base vi è la scelta radicale di appartenere a Cristo Gesù e cercare di vivere secondo il suo volere. Il percorso di coppia, ne eravamo a conoscenza, poteva essere spigoloso e per questo prima di sposarci avevamo scelto come impegno, partendo da una frase della lettera di San Paolo agli Efesini “non tramonti il sole sopra la vostra ira” (4, 26), di chiarire ogni cosa prima di addormentarci. Senza Gesù non si va avanti, e questo lo abbiamo sperimentato sempre. Preghiera, ascolto della Parola, partecipazione all’Eucarestia, dialogo, condivisione, sempre pronti ad essere dono l’uno per l’altro, tutto nell’amore del Signore, sono aspetti fondamentali se si vuole crescere e camminare insieme. Momenti critici? Sempre! Non ne sono mancati e ne siamo certi non mancheranno, ma una certezza vi è ed è forte: Gesù non ci abbandona mai, nonostante le nostre fragilità.
incontro internazionale dei responsabili di gruppo
 
"NOI CM" sentito e vissuto  Nei giorni 27-28-29 Ottobre 2017 si è svolto  l'Incontro Internazionale dei Responsabili di gruppo Familiares. L' evento è avvenuto a Sant'Antonio Abate e le attenzioni e le cure delle missionarie e dei familiares, hanno fatto sì che il tutto si svolgesse in un clima “sentito” e “respirato” di comunione, di famiglia, di casa. Due segni importanti hanno aperto i lavori: Condivisione del pane. Il pane impastato da noi, cucinato e condiviso. E' stato un momento molto intenso che ha visto tutti i partecipanti, missionarie e familiares, con le “mani in pasta”, sottolineando la necessità di impegnarci insieme e condividere anche le fatiche del quotidiano vivere nella costruzione del Regno. La lavanda dei piedi e consegna del grembiule. Il momento, molto emozionante ha visto ognuna/o di noi lavare i piedi al fratello o sorella vicina perché: “ ...con quella frase: gli uni gli altri, espressa nel testo greco da un inequivocabile pronome reciproco, siamo chiamati a concludere che brocca, catino e asciugatoio,prima che essere articoli di esportazione, vanno adoperati all'interno del cenacolo” ( Tonino Bello) Un eredità da vivere. Questo era il titolo del convegno e il filo rosso che ha unito tutta la preparazione all'evento attraverso le schede di formazione. Un eredità da vivere dunque, non da sfruttare fino all'esaurimento vivendo di rendita ma far fruttare per donare quanto ci è stato donato. Familiares: sacramento dell'amore di Dio. Questo è il titolo della bellissima e profonda relazione di Padre Marcello Maté che ci ha aiutato nel lavoro. Trovo che questo titolo sia bellissimo e allo stesso tempo impegnativo perché ci chiama a rendere visibile l'invisibile. Il sacramento rende visibile l'invisibile e qual è l'invisibile che dobbiamo rendere visibile? E' l'Amore; è questo amore che riceviamo in abbondanza e che ha bisogno di uscire; Come si dice nella relazione, rendere carne la Parola, cioè viverla. E per vivere la Parola, rendendola carne, ci viene in aiuto lo Spirito: “Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, quando ci sembra di non farcela, nemmeno a pregare[...]Quando ci diamo da fare, ma ci sembra di non venirne a capo; quando ci agitiamo per molte cose e ci sembra di perdere tempo; quando moltiplichiamo gli sforzi , ma i risultati non si vedono: lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza” (dalla relazione di padre Marcello Matté). Incontro Internazionale dei Responsabili di gruppo. E' stato il primo tentativo di lavoro insieme ai gruppi lontani. Sicuramente non abbiamo toccato la perfezione, ma il fatto stesso di essere riusciti a vederci e a scambiarci notizie e impressioni è stato un passo importante. Tutti i gruppi hanno lavorato in maniera ineccepibile per la riuscita dell'evento e comunicare ,anche se per poco , con le responsabili dell'America Latina e del Portogallo è stata una ricchezza. Sicuramente dovremo “affinare “ la tecnica ma... un passo per volta! Sono stati giorni di grazia e di benedizione che ci ha fatto veramente sentire e vivere il “ Noi CM”.
intervista a dolores e franco
 
- Raccontateci un po’ della vostra vita: come vi siete conosciuti…cosa fate…la vostra famiglia… l’essere genitori oggi. Narrateci un po’ di storia della vostra vita di coppia e in coppia... Siamo sposati da 36 anni e ci conosciamo da 38 . Ci siamo incontrati in viale Gambaro nella Casa del Missionario per caso, io (Dolores) frequentavo il gruppo già da qualche tempo e io (Franco) ero andato li su richiesta di mio cugino che andava a trovare un amico conosciuto in marina durante il militare. Era un incontro di un gruppo di persone di Genova che si vedevano periodicamente con una missionaria che arrivava da Bologna. Ci siamo sposati dopo due anni, nel 79. Avevamo 24 anni... tanti sogni tante idee tante speranze. Sognavamo di partire per un paese del terzo mondo, abbiamo cercato la strada e dopo due anni siamo partiti come volontari di una organizzazione non governativa per una zona indigena del Venezuela. Prima di partire abbiamo fatto un corso a Verona di due mesi dove abbiamo imparato qualcosa dello Spagnolo ed alcune nozioni sulla Storia dell'America Latina, la Cultura, la Chiesa, la Società e la politica. Questa esperienza è stata molto importante per la nostra vita di coppia. In Venezuela abbiamo fatto due esperienze bellissime: Con gli indios cercando di condividere giorno per giorno esperienze, conoscenze, vita, con una cultura molto lontana dalla nostra. Il secondo periodo lo abbiamo vissuto in un territorio dove la gente, molto povera, viveva della coltivazione di vecchie piantagioni di caffè. Qui abbiamo vissuto veramente come a casa. Io Dolores, lavoravo con le donne utilizzando la medicina naturale e coltivando un orto comunitario. Io Franco lavoravo con i giovani in un progetto di apicoltura. Aspettavamo Emanuele, il nostro primogenito e questo ci faceva ancora più dentro la realtà di coraggio, di voglia di riscatto, di indipendenza del popolo latinoamericano. Siamo tornati in Italia tre anni dopo; Emanuele aveva 6 mesi. L'impatto con la realtà italiana: società, economia, Chiesa è stato molto duro. Ci siamo presto resi conto che avevamo vissuto un tempo privilegiato: avevamo visto all'opera l'azione dello Spirito Santo ed ora eravamo ripiombati nel vuoto della Società e della Chiesa italiana. Una testimonianza per tutte: in Venezuela avevamo incontrato delle Piccole Sorelle del Vangelo ispirate alla spiritualità di Charles de Foucauld, era un piccolo gruppo che viveva in una cittadina vicino a Caracas in una zona popolare e si mantenevano, come tutte le donne del posto, facendo servizio come domestiche nelle case dei ricchi della zona, una sorella ci ha raccontato che tra i tanti lavori le è capitato di fare servizio in un istituto di suore, per un po' è riuscita a nascondere la sua identità ma poi alcune suore più giovani l'hanno riconosciuta; ha dovuto licenziarsi e si rammaricava di non essere riuscita a far capire alle suore l'importanza: non di essere dalla parte dei poveri ma di essere realmente poveri... Questo accadeva trenta anni prima dell'era di Papa Francesco ma, del resto, già un altro ci aveva provato, senza successo, 2000 anni prima. Ci siamo buttati nella vita italiana: lavoro, asilo per Emanuele, è nata Raffaella unica Settentrionale della famiglia. In tutto questo percorso, per noi molto difficile, un grande aiuto ci è giunto dalla Compagnia Missionaria dove siamo entrati formalmente dopo la nascita di Raffaella nonostante frequentassimo comunque sempre tutti gli incontri. Abbiamo cercato di testimoniare la nostra fede nella quotidianità della vita. Come genitori abbiamo pensato che fosse importante che i figli crescessero, liberi e consapevoli, questo significa che abbiamo sempre cercato di spiegare il perché delle cose e l'importanza di pensare con la propria testa, oggi possiamo dire che sono dei bravi ragazzi non fanno esattamente quello che abbiamo fatto noi, non seguono la C M, non sono assidui frequentatori della chiesa, non sono neanche tanto impegnati politicamente, lavorano e questo oggi è molto e sono responsabili. Abbiamo la coscienza tranquilla di aver fatto tutto il possibile per una loro crescita equilibrata e serena. - Il vostro incontro con la Compagnia Missionaria. Come e’ avvenuto, quali motivazioni vi hanno stimolato a scegliere questa nuova avventura… C’e’ stato un incontro, un contatto che ricordate con particolare affetto e che ha inciso e continua ad essere importante per la vostra decisone ? La nostra partecipazione alla Compagnia Missionaria è stata stimolata dalla possibilità di incontro e di dialogo con le persone, in particolare ci ha colpito in modo positivo la personalità di Giuseppina Martucci e di Padre Albino che incontravamo con regolarità una volta al mese. Per me Dolores quello che mi ha colpito di Giuseppina è il sentirmi accolta e capita, ad esempio la prima volta che ci siamo incontrate, nel salutarci Giuseppina mi ha detto: “che strano mi sembra di conoscerti da sempre” ed io le ho risposto che anche per me era la stressa cosa. Gli incontri con padre Albino sono stati fondamentali per la nostra crescita, anche se a volte non condividevamo tutto il suo pensiero e la nostra posizione era un po' come quella di figli che, pur non essendo sempre d'accordo col Padre, non ne mettono mai in discussione l'autorevolezza. A Lui dobbiamo la scoperta che Dio è amore e questo è un calore che ci ha avvolto e ci avvolge ancora diventando “energia” essenziale nel nostro vivere il quotidiano. - Papa Francesco parla di “Chiesa in uscita” e di “periferie esistenziali”. Secondo voi come possiamo declinare concretamente queste stimolazioni con una presenza nel territorio, nella parrocchia, nelle realtà sociali, insomma, in che modo possiamo stare in mezzo alla gente del nostro tempo? L'ostacolo fondamentale che preclude ogni via di comprensione tra gli uomini di chiesa e le persone comuni che bene o male cercano di portare avanti la loro esistenza è il clericalismo in tutte le sue forme sia in quelle conclamate ed evidenti di coloro che ostentano l'abito, sia in quelle striscianti di chi comunque si pone su un gradino di superiorità morale e spirituale e chiude ogni possibilità di dialogo e di comprensione. Gli uomini sono amati da Dio in quanto uomini non perché abbiano una particolare capacità o predisposizione, la Chiesa ha perso la capacità di annunciare questa verità fondamentale, che è il senso dell'incarnazione. Il messaggio che oggi passa nel mondo è quello di una Chiesa recinto che chiama a raccolta gli uomini affinché entrino nei suoi confini e si comportino in modo da sostenere il recinto, in contrapposizione con altri che sono negativi e da combattere. Non basta uscire ed andare occorre uscire ed andare incontro agli altri senza timore di venirne contaminati e trasformati. Per fare questo occorre riflettere molto sulla figura di Gesù sul carattere liberante del Suo messaggio, sul senso autentico della buna notizia di un Dio che Ama e non condanna. Le persone crescono se acquisiscono consapevolezza di sé, importanza del loro ruolo, anche se è marginale, e credono nella possibilità di essere liberi di fronte alle scelte della loro vita e fiduciosi in un Padre che li ama, questo è il senso della misericordia di Dio. - Il recente sinodo sulla famiglia, l’annuncio del giubileo sulla misericordia…sono eventi – prospettive “nuove” che la chiesa ci fa vivere e che dovrebbero incidere e far crescere la nostra vita cristiana ed ecclesiale. Quali cammini di conversione individuate e credete incisivi? Da dove si deve cominciare? Il recente Sinodo sulla famiglia alla fine non ha dato delle risposte certe, forse non le poteva dare, chi nella Chiesa è ancorato ad una visione di una famiglia tradizionale, non è disposto a comprendere le ragioni di chi si trova in una situazione di divisione e di dolore. Chi invece ha come fondamento della Verità della fede la misericordia è in parte confortato dalla possibilità di attingere alla grande misericordia di Dio anche nelle situazioni familiari più degradate. Siamo all'inizio dell'anno della Misericordia, secondo noi questo anno sarà fruttuoso se porterà una riflessione ed una conversione all'interno della vita ecclesiale, una conversione dei cuori e della vita pratica dei credenti. - Quale messaggio vorreste comunicare ai nostri lettori? Vorremmo comunicare un messaggio di fiducia e di speranza sulle parole che Gesù rivolge a chi lo ascolta “Coraggio Io ho già vinto il mondo” Non dice: “coraggio vinceremo” ma ho vinto e lo dice dalla croce, dal massimo della sconfitta. Questo è un messaggio che fa appello alla nostra fede e mette a nudo tutte le nostre paure e certezze, qui ci viene chiesto di fidarci di Lui dal punto più basso della sua esistenza. Vorremmo concludere con l'espressione di don Luigi Verdi, altra persona importante nella nostra vita: “ E' questo il tempo di non sprecare più fatica per il recupero di un cristianesimo bigotto, polemico e triste, è questo il tempo di tornare ad un cristianesimo che abbia lo sguardo dei piccoli e dei poveri, un cristianesimo che nasca dalla follia, dalla fame, dall'innamoramento, che porti con sé la seduzione della verità tenera e della bellezza. La verità è fatta per gente che cammina pensosa, spesso solitaria, che porta sempre nel cuore le stigmate o le ferite della sua vita, perché non c'è nessuna verità e nessuna bellezza a poco prezzo.” ( L. Verdi, La Chiesa della tenerezza).
piccola grande donna
 
Ricordo di Lucia Di Bonito, familiaris di Bologna Febbraio 1984: Camilla e io animiamo la missione popolare a Poggetto di S. Pietro in Casale, “due passi” a nord-est di Pieve di Cento. In un incontro serale, mi trovo per la prima volta davanti ai volti sorridenti e comunicativi di due napoletani trapiantati in terra bolognese, Lucia e Mimmo, e ascolto con piacere gli interventi vivaci e carichi di fede di lei. È simpatia a prima vista, per me, ma per loro io non sono nuova. Mi dicono di avermi vista alla missione di Pieve di Cento, l’anno precedente. Anche in quell’occasione, pur non essendo della parrocchia, hanno partecipato e hanno conosciuto la missionaria Annamaria. Scopro due persone innamorate della vita. Non hanno figli e qualche anno prima hanno scelto di dare famiglia e amore a due sorelline gemelle che vengono date loro in affido. Nel loro cuore alberga il desiderio di arrivare all’adozione. Novembre 1991: nuova missione a Poggetto e ritrovo Lucia e Mimmo, ma stavolta portano il peso di una sofferenza. Le due ragazzine sono state loro tolte, per incomprensioni con i servizi sociali. Condividere con loro questo dolore e la speranza che coltivano fa crescere e rende sempre più salda la nostra amicizia. Nel 1993, alcuni amici, incontrati in altre missioni popolari in diocesi di Bologna, chiedono di fare il percorso formativo per diventare familiares della Compagnia Missionaria. Mi sembra che sia una proposta adatta anche per Lucia e Mimmo. Ne parlo con loro che accettano con entusiasmo. L’amicizia si avvia a diventare appartenenza alla stessa famiglia. Diventano familiares effettivi e cresce la passione di Lucia per l’annuncio della Parola di Dio, che approfondisce sempre di più con vari strumenti e corsi. E matura la disponibilità a partecipare alle missioni popolari. La prima volta a Cittadella (PD), nel 1994. Un’esperienza che per lei è un dono grande e entusiasmante. E anche per noi. Ormai ci lega un’amicizia che sa di fraternità, di condivisione di un carisma e della stessa passione per l’annuncio del Vangelo, di complicità e grande affetto. E programmiamo anche la sua partecipazione alla missione di Viareggio, nel maggio 1995, invece non ci sarà, perché deve sottoporsi a un intervento per asportare un tumore al seno. Quando vado a trovarla in ospedale, mi dice con un sorriso, indicando l’immagine del Crocifisso dal cuore trafitto: “Sai? Adesso assomiglio un po’ a Lui: ho il costato ferito come il Suo. E sono serena”. La situazione è grave, ma Lucia affronta serenamente cicli e cicli di terapie con tutto ciò che comportano… e un anno dopo, con gratitudine straripante, è alla missione di Olmo e S. Luca (PD). Quindi in settembre è a Maserà (PD), in novembre a Bologna, nelle parrocchie di S. Paolo Maggiore e di S. Girolamo. E a gennaio 1997 è a S. Antonio Abate, nella parrocchia del Buon Consiglio. Vent’anni fa. C’è ancora chi la ricorda. Ed è naturale: non si dimentica uno scricciolo di donna che avvicina le persone con un sorriso semplice e disarmante e parla di Dio con un entusiasmo coinvolgente. Facilmente viene scambiata per una ragazzina. È l’ultima missione, perché poi si inserisce nella scuola, per l’insegnamento della religione. Ancora di più in questo lavoro Lucia esprime tutte le sue qualità, anche quelle inaspettate. Colleghi, bambini, genitori, sono conquistati. E anche in curia diocesana imparano a stimare la sua competenza, la sua passione, la sua fede, le sue capacità didattiche. Si lancia a scrivere libri per la scuola… ed esplode anche la sua vena poetica: nella poesia fiorisce tutta la profondità del cuore e della mente, della vita di questa piccola grande donna. Intanto le bambine, che considerano sempre “figlie”, crescono e a diciotto anni decidono di tornare a incontrare “mamma e papà”. Ormai sono grandi, autonome e non vanno a vivere con loro, ma riprendono i rapporti, si incontrano spesso. Trovano lavoro, si fidanzano, formano le loro famiglie e “mamma e papà” vivono lo gioie e le preoccupazioni di tutti i genitori. Ci sentiamo di tanto in tanto. Da quando vivo a s. Antonio Abate le occasioni per incontrarci diminuiscono, ma quando vado a Bologna qualche volta riusciamo a vederci, oppure ci troviamo a qualche incontro di familiares. Nel 2007 viviamo insieme un indimenticabile pellegrinaggio in Terra Santa. Gennaio 2015. Mentre sono in viaggio, in auto, ricevo una telefonata di Lucia: è fuori di sé dalla gioia. Il 31 dicembre, dopo aver partecipato con Mimmo alla celebrazione dei vespri con Papa Francesco, in piazza S. Pietro riesce ad avvicinarsi alle transenne del corridoio dove passa il Papa. Lei ha in mano un libretto delle sue poesie rilegato artigianalmente e riesce, naturalmente, a farsi notare dal Papa. Lui si avvicina, le pone la mano sulla testa, la benedice e lei le regala il suo libro, che lui accetta sorpreso. “Sono sicura, mi dice, che mi abbia scambiato per una bambina: avevo una giacca bianca e cuffia di lana bianca”. Piccola e vivacissima: una bambina a sessant’anni… passati. E sogna di poterlo incontrare ancora. Poi sento Mimmo: tanto è stato l’entusiasmo di lei di poter incontrare il Papa che è fuggita via di corsa per infilarsi verso le transenne e lui l’ha persa di vista. Si sono ritrovati in albergo. Anche lui è entusiasta di questa esperienza. Ci sentiamo ancora e sempre ricorda con gioia questo incontro sorprendente, poi un giorno ricevo un suo sms che è come un pugno nello stomaco: Lucia mi comunica che ha la leucemia, mentre sta vivendo con gratitudine il ventesimo anniversario dalla sconfitta del tumore. Le telefono: mi chiede di pregare, è preoccupata, ma fiduciosa, pronta a ricominciare la lotta. Siamo in tanti ad accompagnarla e sostenerla con la preghiera. Tutta la Compagnia Missionaria prega con lei e per lei e per Mimmo. In novembre le sue condizioni diventano gravissime a causa di una polmonite, ma pian piano riesce a riprendersi e si susseguono le terapie… Intanto nasce il bambino di una delle “figlie” e questa gioia infinita, la festa del battesimo le danno una forza straordinaria per continuare a combattere contro il male. In maggio sono a Bologna e con Luisa andiamo a trovarla a casa. Un incontro bellissimo: sono tutti e due felici di essere a casa, strafelici di essere nonni e contempliamo le foto del bambino. Ci comunicano la loro carica di attesa e di speranza perché si prevede la possibilità di un trapianto di midollo. Lucia ha intatta tutta la sua carica di vitalità, racconta le tribolazioni vissute e parla delle terapie e fatiche che dovrà ancora affrontare, ma sempre con il suo sorriso, manifesta tutta la sua fede e la sua consapevolezza di essere nel Cuore di Dio, insieme con Mimmo, le ragazze e le loro famiglie. È stata dal parrucchiere e ha proprio un aspetto “ragazzino”. Ci lasciamo con un lungo abbraccio. Non sappiamo che è l’ultimo. Continuiamo a sentirci al telefono fino a pochi giorni prima del trapianto… poi all’improvviso mi giunge la notizia che è in coma, poi viene comunque praticato il trapianto… ma non ci saranno più segnali di miglioramento. Alla fine di settembre sono di nuovo a Bologna e vado a trovarla in ospedale, in terapia intensiva, con Mimmo. Intubata, respira a fatica. Incosciente? Chissà? Mimmo la chiama e le parla con tenerezza, la accarezza, e lei socchiude gli occhi e quando lui si sposta dall’altra parte del letto e le parla ancora, lei gira gli occhi da quella parte. La chiamo e la accarezzo anch’io e lei socchiude ancora con fatica gli occhi. Quando fu operata al seno mi disse che si sentiva somigliante al Signore crocifisso. Ora ho in cuore le parole del profeta Isaia: “era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca”. Ha vissuto d’amore, per amore e ora davvero è assimilata al sacrificio di Cristo e credo che, pur in questo stato di semicoscienza, ne sia consapevole. Io da una parte e Mimmo dall’altra, la prendiamo per le mani e iniziamo a pregare il Padre nostro e lei ha un sussulto, come un forte rantolo e quasi solleva la testa, con gli occhi semiaperti. Così quando iniziamo a recitare l’Ave Maria. L’infermiere presente dice che forse è una reazione inconscia al fastidio del tubo che ha in gola. Però, per tutto il tempo che stiamo con lei, non ha più queste reazioni. A me sembra che sia come un tentativo di parlare… per pregare con noi. Porto in cuore questa immagine di Lucia trasformata in olocausto. Il 18 ottobre è entrata nella vita, là dove non ci sono più né lutto né lacrime, ma solo gioia e luce. E, secondo la sua volontà, nella sua chiesa di Poggetto, per il saluto finale la sua famiglia e i tanti amici hanno partecipato a una celebrazione pasquale e l’hanno salutata con il suono delle campane a festa, come il mattino della risurrezione. Con te, Lucia carissima, ringraziamo il Signore per il dono della tua vita e della tua luminosa e crocifissa fede.  ____________________ Getzemani So di dover affrontare il trapianto  so già  di dover soffrire. Mi ritrovo a vivere il tuo Getzemani, combattere la paura la difficoltà di non farcela, mi ricordo di te e del tuo profondo dolore, quel dolore con il quale  mi hai salvato. Hai detto a tutti noi piccole creature, che ci sarai vicino compagno delle nostre sofferenze. Così mio grande e amato Signore ho  te e come te chiedo nel mio cuore di  non dover bere il calice, ma Signore non la mia volontà , ma la tua. Sono  certa che non sarò  sola  a sostenermi non ci sarà solo il Padre ma anche Te mio Signore amato, Solo affidandomi a te riuscirò ad unire il mio Getzemani  al tuo per i peccatori e per il bene di questo mondo Lucia Di Bonito
preparazione all'assemblea 2015 (1)
 
Relazione è soddisfare il bisogno essenziale della persona LA SAMARITANA (prima parte) Gv 4,5-15 Ascolto della parola (Lectio) Giunse pertanto ad una città della Samarìa chiamata Sicàr vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo.Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samarìa ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli infatti eranoandati in città a far provvista di cibi.Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere! “, tu stessa gliene avresti chiestoed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?» Rispose Gesù: “chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Riflessioni sulla Parola (Meditatio) I personaggi principali in questo passo del Vangelo di Giovanni sono Gesù e la donna Samaritana. Il vero dialogo avviene tra loro. II resto (i discepoli, i compaesani...) ... L’incontro sembra casuale; è l’incontro di due bisogni elementari: la sete e l’acqua. Per la donna l’acqua del pozzo. Per Gesù l’acqua della rivelazione di Dio, che si fa dono nello Spirito. II Salvatore del mondo si fa bisognoso come gli altri uomini, per avere la possibilità di incontrarli nelle loro stesse necessità e dar loro il dono della Grazia. È la meraviglia di un Dio che chiede per dare. Le domande della Samaritana e le risposte di Gesù, sembrano andare ciascuna per conto proprio: l’acqua del pozzo e l’acqua “che zampilla per la vita eterna”. Gesù ci dona, ci comunica la vita stessa di Dio, la Grazia santificante, dono soprannaturale, che ci rende figli del Padre, partecipi della sua stessa natura e fratelli tra noi. II Padre che è la vita, il figlio che è la Verità, lo Spirito che è l’Amore abitano in noi. I sacramenti, la preghiera, il mistero della Chiesa, corpo mistico di Cristo, la comunione fraterna.., sono realtà che sgorgano da queste “acque di vita eterna”: la Grazia. Forse abbiamo perso un poco questa dimensione fondamentale, essenziale della vita cristiana e della Chiesa. Siamo più preoccupati dell’acqua del pozzo: le nostre efficienze, le nostre strutture, il consenso, cose che possediamo, che costruiamo, la concorrenza con gli altri, il prestigio... C’è il rischio di svuotare il Messaggio cristiano dell’essenziale. Se curassimo di più la nostra spiritualità, la vita interiore, come si diceva una volta, diventeremmo anche per i fratelli una fonte di speranza e di luce. Verifica e confronto Siamo più preoccupati dell’acqua del pozzo o dell’acqua che diventa fonte zampillante? La Parola si fa preghiera (Contemplatio) Salmo 62 O Dio, tu sei il mio Dio,all’aurora Ti cerco,di Te ha sete l’anima miaa Te anela la mia carnecome terra deserta, arida, senz’acqua.Così nel Santuario Ti ho cercato,per contemplare la Tua potenza e la Tua gloria.Poiché la tua grazia vale più della vita,le mia labbra diranno la Tua lode.Ti benedirò finché io viva,nel Tuo nome alzerò le mie mani,mi sazierò come a lauto convito,e con voci di gioia Ti loderà la mia bocca.Nel mio giaciglio di Te mi ricordopenso a Te nelle veglie notturne,Tu sei stato il mio aiuto,esulto di gioia all’ombra delle Tue ali.A Te si stringe l’anima mia.La forza della Tua destra mi sostiene.
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