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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 14 / 05 / 2021
    SOLENNITA\' DEL SACRO CUORE DI GESU\'
    Venerdì 11 giugno 2021... Continua
  • 14 / 05 / 2021
    SOLENIDADE DO SAGRADO CORAÇÃO DE JESUS
    Sexta-feira 11 de junho de 2021... Continua
  • 14 / 05 / 2021
    SOLEMNIDAD DEL SAGRADO CORAZÓN DE JESÚS
    Viernes 11 de junio de 2021... Continua
partire dalla realtà
 
Siamo già nel mese di settembre e mi rendo conto di come stia passando in fretta anche quest’anno! Condivido con voi quanto abbiamo vissuto come Paese durante questo tempo,  un tempo difficile però riconosciamo che nonostante tutto “stiamo camminando”, con l’aiuto di Dio. Rifletto sull’elevato numero di persone che hanno avuto la possibilità di vaccinarsi e proteggersi dal Covid e con questo poter avere un poco più di libertà di movimento. Nel campo educativo ora c’è già la possibilità, per i bambini che lo desiderano, di partecipare di presenza alle lezioni, tenendo presente le varie precauzioni e attenzioni richieste. Questo ritorno ha permesso a noi insegnanti di renderci conto delle condizioni reali che stanno vivendo questi bimbi. Ci siamo accorte che il percorso scolastico ha subito un rallentamento e quindi i programmi pedagogici sono in ritardo e che in ogni modo dobbiamo supplire con i mezzi a disposizione. Rientrare in classe è stato per la maggior parte dei bambini un incontro che aspettavano con ansia ed è bello vederli contenti. Anche nella parrocchia ora si può celebrare la messa con un gruppo più numeroso di persone, comunque sempre prenotandosi prima per non creare situazioni di assembramento. A poco a poco si stanno riprendendo anche le altre attività. Come sta succedendo in altri paesi, anche da noi continuano ad arrivare migranti provati dalla fatica del viaggio, rischiando alcune volte la loro vita ... questo diventa un problema per le autorità ma per loro è speranza per il futuro. Un’altra situazione che è aumentata è la violenza nella zona sud, chiamata “conflitto mapuche”, con la perdita non solamente dei beni materiali, ma anche di vite umane sia civili che militari. Una situazione che permane e si vive da diversi anni. Come non parlare del periodo attuale di campagna politica presidenziale dove i candidati propongono le loro “proposte popolari” nonostante il disincanto e la poca credibilità di fronte agli elettori. In questo tempo è stato rilevante ciò che è avvenuto riguardo “alla Convenzione Costituzionale”. In giugno il paese ha deciso di rivedere la Costituzione e questo per noi è stato un avvenimento storico, perché si è visto in questo passo un’opportunità per creare qualcosa di nuovo e rappresentativo con nuove norme per il paese. Un altro evento importante è stato quello di vivere in maniera urgente la problematica relativa all’ambiente, accompagnato dalle ultime notizie sul cambio climatico. Questo tema rilevante del cambio climatico ci ha sorpreso e impressionato in maniera negativa, perché il riscaldamento globale si prospetta peggiore e rapido più di quanto si pensi. Si dice che attorno al 2030, dieci anni prima di quanto stimato, si potrà raggiungere la soglia del +1,5°C, con rischi disastrosi “senza precedenti” per l’umanità, già scossa da eventi e inondazioni. A meno di tre mesi dal vertice del clima COP26 in Glasgow (Regno Unito), gli esperti delle Nazioni Unite (IPCC) hanno responsabilizzato gli esseri umani su queste alterazioni ed hanno avvisato che non c’è altra scelta se non quella di ridurre drasticamente le emissioni di gas che producono l’effetto serra. Fonte: Emol.com - https://www.emol.com/noticias/Tecnologia/2021/08/09/1029078/calentamiento-global-acelera.html A proposito di questa situazione, nel nostro paese già si stanno facendo passi a livello legislativo, anche se si dovrebbe fare di più. Vari movimenti e organizzazioni stanno trattando questo argomento per aiutare la gente a coscientizzarsi ed educarsi di più; molta gente giovane sta partecipando. Questo è quanto ho potuto osservare partecipando ad incontri e iniziative varie. Nel mondo ecclesiale abbiamo l’enciclica “Laudato SI’”, che propone l’urgenza del tema ambientale: «Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo? Questa domanda non riguarda solo l’ambiente in modo isolato, perché non si può porre la questione in maniera parziale. Quando ci interroghiamo circa il mondo che vogliamo lasciare ci riferiamo soprattutto al suo orientamento generale, al suo senso, ai suoi valori. Se non pulsa in esse questa domanda di fondo, non credo che le nostre preoccupazioni ecologiche possano ottenere effetti importanti. Ma se questa domanda viene posta con coraggio, ci conduce inesorabilmente ad altri interrogativi molto diretti: A che scopo passiamo da questo mondo? Per quale fine siamo venuti in questa vita? Per che scopo lavoriamo e lottiamo? Perché questa terra ha bisogno di noi? Pertanto, non basta più dire che dobbiamo preoccuparci per le future generazioni. Occorre renderci conto che quello che c’è in gioco è la dignità di noi stessi» (N. 160). Credo che, anche se l’impatto delle azioni che facciamo a livello sociale non siano tanto incisive ed il fatto di riciclare sia qualcosa di piccolo ... il nostro esempio servirà per camminare verso una “conversione ecologica “e diventa solidarietà verso le prossime generazioni. Un esempio viene dai miei bimbi della scuola che hanno già imparato a riciclare i loro residui. E come non assumere la realtà, quella che viviamo nel quotidiano, già che è proprio da qui che possiamo vivere la nostra missione e consacrazione CM in mezzo al mondo: «Seguendo la via tracciata da Cristo, vogliamo ovunque elevare e risanare la dignità della persona; immettere nel lavoro quotidiano un più profondo significato; contribuire a rendere più umana la famiglia degli uomini e la sua storia (cf. CFL n.36)» (RdV n. 14).
la responsabilità sociale del cristiano
 
Come CM del Cile ci siamo proposte di fare insieme una riflessione mensile per crescere nella comunione e nella nostra identità CM cilena. Questo è il tema della nostra prima riflessione preparata previamente e condivisa poi in un incontro online  nel mese di agosto 2021. A questo incontro hanno partecipato Elisabeth e Teresa, missionarie cilene. In Cile, il mese di agosto è dedicato alla figura di Sant’Alberto Hurtado, gesuita cileno (22.01.1901 – 18.08.1952). In sua memoria, la Chiesa cilena, ha dedicato questo mese alla solidarietà. Attualmente, la maggior parte delle riflessioni che si realizzano per aiutare a capire cosa significa responsabilità sociale sono focalizzate sulla Responsabilità Sociale Impresaria (RSE) e sulla Responsabilità Sociale Corporativa (RSC). In questa prospettiva vengono elaborate proposte dirette all’attività produttiva di entità private e pubbliche, con la raccomandazione di lavorare in questo ambito. Il problema che emerge è che queste riflessioni fanno poco riferimento alle persone integrate all’impresa, offuscando così la responsabilità personale, mettendo invece in evidenza la responsabilità sociale di un ente comunitario che, paradossalmente per sé stesso è carente di responsabilità. Il termine “responsabilità sociale” è molto più ampio e profondo di quello che si usa e si intende nel campo ristretto alle imprese, all’economia e al socioeconomico. Alberto Hurtado aveva capito questa visione ristretta che circolava in quell’ epoca. Per questo ha dato un significato diverso al termine “Responsabilità Sociale”, partendo dal Vangelo. Come Compagnia Missionaria abbiamo una visione molto aperta e profetica in questo aspetto. La troviamo chiaramente nel Capitolo II del nostro Statuto dove presenta “La Nostra Fisionomia” sviluppando la Spiritualità e la Missione. La Nostra fisionomia, il nostro essere e la missione, la nostra fonte di vita, la nostra responsabilità di amore e di salvezza per il mondo. La nostra responsabilità sociale evangelica che ci rende trasparenza dell’Amore del Cuore di Gesù in mezzo ai nostri fratelli e sorelle con i quali condividiamo la vita. E’ molto bello rileggere sotto quest’ottica di “responsabilità sociale” i termini “Evangelizzazione e promozione umana”, le attitudini che caratterizzano la nostra missione: la comunione, l’oblazione, la semplicità, la capacità di condividere e lo spirito missionario... Condividiamo ora alcuni pensieri di P. Hurtado che fanno riferimento al tema che stiamo riflettendo. ü “La parabola dei talenti (Matteo 25,14-30) è la parabola della responsabilità sociale e dovrebbe essere spiegata spesso, presentando anche tutto il panorama delle realtà sociali che i nostri giovani dovrebbero cambiare, attraverso il loro esempio, le loro parole, azioni, e preghiere”. ü “Essere Cristo! Il mio problema è tutto qui. La ragione di essere della creazione. Tutto il mondo è stato creato per la gloria del Figlio di Dio, ed io mi unisco al Figlio di Dio attraverso il mio battesimo, che mi fa Figlio di Dio e mi vincola ancora di più ogni volta che faccio la comunione”. Per il gesuita cileno, il desiderio di diventare un altro Cristo è l’attitudine che dovrebbe incendiare la vita di ogni credente, con il fuoco della carità, che rinfresca la vita dell’umanità assetata di amore e di comprensione. Per questo è necessario stare uniti a Cristo e questo si realizza attraverso il sacramento del Battesimo; questa unione si fa più solida e si approfondisce accostandoci quotidianamente al sacramento dell’Eucaristia. Tutti i sacramenti sono veri canali che dirigono la vita divina e l’esistenza dei credenti e gli permettono di svolgere la missione alla quale sono stati chiamati: l’amore a Dio che si manifesta nell’amore al prossimo. ü “Ogni cristiano per il battesimo acquista una responsabilità personale e sociale. Responsabilità personale per applicare alla sua vita la verità che possiede: il corso (di religione) deve essere una chiamata continua a superare la mediocrità. Responsabilità sociale, che esige la donazione della sua vita al servizio degli altri”. Padre Hurtado, nel restituire la responsabilità sociale all’ambito personale stimola ogni essere umano ad impegnarsi per costruire una società migliore e un futuro migliore per la sua dignità. Con questo suo pensiero afferma che nessuno viene escluso dall’impegno di sviluppare una condotta socialmente responsabile. Non è necessario essere un rappresentante economico importante per prendere coscienza della responsabilità sociale delle azioni che ognuno ha da svolgere. In questo senso, si può affermare che, rispetto alla responsabilità sociale, Sant’Alberto Hurtado è un prisma che permette di ampliare e diversificare lo spettro delle realtà umane che questo concetto presenta nelle riflessioni che oggi si svolgono attorno a questo tema. Per il santo cileno la responsabilità sociale è fare il bene e lavorare per un mondo migliore, dove si cerca di proteggere e dare risalto alla dignità della persona, alla sua vita comunitaria, per la quale è imprescindibile un’attitudine di fraternità e partecipazione che manifesti la piena integrazione del cristiano alla vita sociale. Da questa riflessione fatta insieme, sottolineiamo alcune idee centrali che ci hanno particolarmente colpito, coscienti che la riflessione è molto ampia e profonda e che offrirebbe anche di più. ü La comunione con Cristo ü Essere Cristo ü La dignità umana ü La fraternità universale ü Le parole chiavi della nostra spiritualità, RdV n. 11 ü La responsabilità sociale e il Battesimo... ü La mancanza della meditazione profonda, la superficialità ü L’importanza e l’essenziale dell’interiorità ü Il problema dell’individualismo, l’attitudine di non coinvolgersi, non interessarsi dell’altro ü Rendere trasparente nella vita il Vangelo e lo Statuto ü Fare opzioni coerenti, per diventare realmente persone di “lideranza”, essere testimoni credibili. Terminiamo con l’impegno che permanentemente troviamo nel nostro Statuto: n. 11: La nostra missione come la spiritualità, nasce e si alimenta al Cuore di Cristo...” n. 12: Chiamate da Dio a collaborare al piano di redenzione del Padre, ci impegniamo a svolgere la nostra missione di amore e di servizio nella Chiesa e nel mondo mediante la nostra vita di consacrate secolari attraverso l’evangelizzazione e la promozione umana”.
rimanete in me per sempre
 
Condividere con voi il mio passo all’Incorporazione Perpetua è come ricordare la prima chiamata di Dio a seguirlo per donarmi a Lui e alla Compagnia Missionaria. Il tempo che precede la cerimonia ci aiuta a preparare il cuore, nonostante immerse nel lavoro, la pandemia, la fine d’anno … però lo Spirito che è vicino, suscita nuove emozioni. Un aspetto che sento molto presente in questo fare memoria del cammino vocazionale che ho percorso fino ad oggi, è il contesto dove ho sentito la chiamata: mi trovavo in mezzo al popolo rurale della pre-cordigliera nel nord del Cile. Il mio incontro con il Signore è avvenuto durante “una missione rurale” alla quale partecipavo, assieme a una suora dell’Istituto S. Anna e a un sacerdote gesuita. Avevamo passato il periodo natalizio (da noi è estate) visitando alcune popolazioni. Qui è cominciato tutto: l’incontro con la gente semplice, i loro costumi, l’ambiente agreste e la natura intorno. È qui che ho incontrato il Signore della vita. Assieme a tutto questo è cresciuta in me la voglia di un impegno più concreto con le comunità che conoscevo e la mia vita di fede. Da questo periodo iniziale è trascorso tanto tempo, però ho sempre sentito che questa esperienza è stata qualcosa di importante, di fondamentale per la mia vita. Chissà se questo periodo già stava concretizzando e dava un senso al “guardare lontano” di p. Albino! Dio non ha un tempo preciso per realizzare i suoi progetti dentro di noi. Più avanti ancora una volta, Dio si fa presente interpellandomi e riproponendomi la chiamata iniziale. Anche questa volta mi trovo in mezzo alla gente della mia pre– cordigliera, però il mio lavoro è nelle scuole del settore: Putre, Murmuntani, Belèn, Ticnamar. Immersa in questi paesaggi suggestivi ascolto la voce di Dio attraverso il sibilo del vento, il rumore dei torrenti, e il cielo limpido e terso. Piano piano mi avvicino alla Compagnia Missionaria, che già dal suo nome mi sembra molto interessante perché fa riferimento alla missione. Mi colpisce anche la sua spiritualità e carisma. Sono cosciente della sfida e di cosa significhi “contemplare il Cuore trafitto di Gesù, chiamate a vivere la vita di amore …a percorrere l’itinerario della comunione in tutti gli ambiti della vita…”. Sono parole molto profonde che richiedono di essere approfondite. Così inizia il mio cammino formativo in un primo tempo a distanza poi sono seguita più da vicino. Anche se questo percorso formativo mi sembrava molto lungo ora riconosco che è stato prezioso per conoscere concretamente altri volti concreti, esperienze varie ritenute fondamentali, per capire meglio cosa voleva significare Compagnia Missionaria del Sacro Cuore, per la mia vita e per la Chiesa, per il mondo e per il Regno di Dio che vogliamo costruire. Per questo ringrazio Dio per il cammino che abbiamo fatto, perché ogni incontro ha contribuito alla mia formazione: la mia famiglia, ogni persona che ho incontrato nel mio cammino di fede, sia appartenente o meno alla Chiesa, sia quando le cose andavano bene e quando invece c’erano difficoltà. Ciascuno ha contribuito a farmi “rimanere nell’amore di Dio”. Per questo con grande gioia il giorno 30 dicembre 2020 è stato il momento della mia consacrazione definitiva, perpetua. La cerimonia è stata celebrata dal padre Cristian Cuevas dehoniano e Pietro Maglozzi, camilliano. Data la situazione del virus in atto, ha potuto partecipare solo un piccolo gruppo di amici, parte della mia famiglia, Teresa Pozo e alcuni familiares CM. Una cerimonia molto semplice però preparata con tanto affetto. “Scelte da Dio, vogliamo scegliere Dio come pienezza delle aspirazioni della nostra vita” Statuto n. 2. Per sempre, per Dio e per la missione nel mondo specialmente per i più poveri e svantaggiati. Eccomi Signore.
condividere la vita
 
Quando vogliamo organizzare delle vacanze, si comincia a pensare dove andare e quali cose pratiche risolvere prima di vivere i giorni tanto sognati. Pur facendo così, alle volte, capitano difficoltà, secondo quanto dice il proverbio: “l’uomo propone e Dio dispone”! E’ quanto mi è successo in questo periodo in cui si avvicinavano le vacanze. Mi sono trovata a gestire situazioni urgenti e diverse da quanto pensavo: la malattia di una missionaria che viveva con me, il cambiamento della casa e, di conseguenza, la preoccupazione di cercarne un’altra dove abitare. Esperienze diverse che mi hanno coinvolta emotivamente e fisicamente, e mi hanno stimolata a offrire tutti questi avvenimenti “in unione a Gesù per mezzo di Maria in spirito di Amore...”. Con la nostra preghiera di offerta mi metto all’opera in vista del trasloco. Mi rendo conto della quantità di cose che sono andate accumulandosi: inizio a riordinare i libri, gli oggetti liturgici e tante altre cose... In ogni cosa che prendo in mano ci sono più di 25 anni della CM. Vedo foto dove sono andati fissandosi altri tempi, in cui tutto stava fiorendo (i tempi in cui si cominciavano i primi passi della CM in Cile), (quando si stavano formando) Familiares e Missionarie. In ogni cosa c’è contenuta tutta la storia! Così continuo in questo lavoro, e considero come Dio, sempre, si fa presente per visitarci e parlarci in mezzo a questa realtà inaspettata. Ascoltando Radio Maria, che mi accompagna con il suo programma di musica e di riflessioni, mi ha colpito soprattutto il tema sull’Eucaristia presentato da un Padre francescano cappuccino. Spiegava agli ascoltatori il senso delle parole della consacrazione nella Messa: “ prendete e mangiate questo è il mio corpo”. Parole che includono tutta la persona di Gesù, non solo si riferiscono alla sua carne, ma a tutta la sua persona, tutta la sua vita è il corpo. “Prendete e bevete questo è il mio sangue”, il sangue come sapienza della vita, il senso del sacrificio della sua vita. Il padre diceva che a partire quindi da Lui, nello stesso modo, anche noi ci uniamo al ministero del sacerdozio comune, ci offriamo a Gesù; in queste parole, “questo è il mio corpo”, offriamo tutto quello che siamo capaci di servire, di amare ecc. “Questo è il mio sangue”: con questa frase vengono espresse le mie difficoltà, la mia infermità, il senso del martirio che qualcuno di noi sta vivendo. Quello che più mi ha colpito di questa riflessione e l’affermazione che RIMARRA’ SOLAMENTE CIO’ CHE SI E’ OFFERTO. Questa realtà mi invitava a riflettere su questo sacramento per eccellenza che è la realtà della presenza di Gesù in mezzo al suo popolo proprio attraverso questa offerta: “Prendete, mangiate, bevete”. E’ il nostro Dio che rimane con noi. Il Padre ha continuato la riflessione dicendo che celebrando l’Eucaristia noi offriamo insieme al sacerdote il Sacrificio. E durante il giorno diventiamo noi stesse vittima offerta e Lui; è il Sacerdote che offre la nostra vita. E’ la vita tutta che si offre, ed è per noi un onore il voler offrire la nostra vita nonostante le nostra piccolezza e i nostri limiti. Allora il poco o il molto, tutta la realtà della nostra vita, se è offerta così com’è al Cuore di Gesù, ha la sua importanza. “E’ soprattutto nell’Eucaristia che ci facciamo “OFFERTA” insieme a Cristo ed impariamo ad assumere il suo programma di vita, specialmente la sua totale donazione al Padre e agli uomini”. ((RdV n 7). Questa riflessione mi ha aiutato a dare un senso nuovo ad ogni Messa, a ringraziare per avere la possibilità di ricevere Gesù, che mi invita a fare un’offerta della mia vita unita a tutta la vita dei fratelli. Così con questi sentimenti ho continuato a vivere, ad accettare il cambio di rotta delle vacanze che avevo sognato di fare in maniera diversa; vacanze invece che ho fatto in compagnia della radio e condividendo il lavoro con altre mani generose che si sono unite alle mie per aiutarmi.
la solidarietà in cile oggi
 
Associare il mese di agosto con la figura di p. Alberto Hurtado s.j. non è difficile, non solo per il mondo cattolico ma anche per la società cilena. Da quando è stato istituito il “giorno della Solidarietà”, questo concetto e i gesti di solidarietà si sono fatti più familiari e concreti. In questo tempo di emergenza e di grande necessità che stiamo vivendo sono sorte diverse iniziative di solidarietà: a livello sanitario, di solitudine, di assembramento, la difficoltà per mancanza di lavoro, la possibilità di usare internet per gli studenti, la violenza ecc. Tutto questo ha anche reso più evidente nella società la disuguaglianza sociale e l’ingiustizia. Sicuramente questa stessa esperienza, ha interpellato p. Alberto, nell’epoca da lui vissuta. Perché anche se la sua vita è conosciuta e si è svolta in diversi ambienti poveri, ha coinvolto tutte le sue forze nella lotta alla miseria estrema. Tutto questo, in accordo secondo quanto diceva la Dottrina sociale della chiesa, e tenendo presente l’esperienza forte di Cristo povero. Ha camminato su queste orme, cercando di incarnare la presenza di Dio, come ci viene presentata nel Vangelo di Matteo 25,37 - 40: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato… In verità vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Mi soffermo su alcuni suoi pensieri e cerco di fare un confronto con la situazione attuale che stiamo vivendo: “Far sparire la miseria è impossibile, però lottare contro di essa, è un dovere sacro” “In questa epoca di pandemia i lavoratori irregolari per paura di perdere la retribuzione che ricevono per il loro sostentamento continuano a lavorare esposti al pericolo di prendere il coronavirus. Lo stesso avviene con il 50% della popolazione che si trova vicino alla soglia della povertà. Nello stesso tempo le famiglie cilene, in questa situazione precaria si trovano aumentato il loro debito e le altre che hanno possibilità di accedere all’educazione privata, perché più valida dell’educazione pubblica, stanno approfondendo e perpetuando il divario economico. (Studio su Familia y Pobreza relacional/ pucv.c. nel tempo del corona virus). Purtroppo, la povertà è un tema che emerge ancora più gravemente in questi tempi di pandemia. P. Hurtado, in questa situazione assumerebbe la posizione di stare nel mezzo del problema, presente tra la gente per organizzare catene di solidarietà. Nello stesso tempo si unirebbe a coloro che denunciano le politiche di una struttura di mercato ingiuste e contro chi non capisce nulla di protezione sociale o di solidarietà. P. Hurtado, per le sue caratteristiche di pastore e di leader credibile della chiesa, sicuramente starebbe dalla loro parte, cercando in questo momento di crisi, di ampliare il concetto di solidarietà, in una ricerca comune che coinvolga, con l’impegno a compromettersi in tutti i settori sociali. “Che farebbe Cristo se fosse al mio posto” “Pochi giorni fa, in un giorno piovoso di primavera, ho incontrato un povero uomo con tonsillite acuta, tremava per la febbre, era in maniche di camicia e non aveva dove rifugiarsi… (Dal quotidiano: “El Mercurio”, dicembre 1944). Questo fatto è stato uno tra i tanti che colpì P. Hurtado, prendendo chiara coscienza che l’altro è Cristo, quello che soffre. In questa stessa maniera, chissà quante persone e istituzioni in questa situazione di pandemia si sono fatte la stessa domanda e si sono rese presenti per aiutare. Pensiamo agli emigranti che sono rimasti senza lavoro e che avrebbero necessità di ritornare al loro paese. Gli anziani sempre più soli e senza appoggi … le tante persone che stanno vivendo il dolore per la morte di un familiare. E così la lista continua, però l’importante è che rimanga sempre questo desiderio nel cuore per poter rispondere alle necessità di altri “Cristi” che incontriamo sul nostro cammino. “Dare sempre…dare fino a quando le braccia cadono per la stanchezza” Lottatore instancabile contro la povertà, trasformatore di un sistema, di una società più equa e giusta sono aspetti che hanno motivato da sempre p. Hurtado. Donarsi, darsi, stare presente in diversi ambiti, politico, sociale, educativo, sanitario, ecclesiale ecc. Anche noi siamo chiamati a non impegnarci solamente nella parte assistenzialistica, ma stare dentro le varie realtà per ridare dignità all’uomo e alla donna anche in questi tempi di pandemia. Queste “altre persone” sono anche loro mio fratello e mia sorella. In questi giorni ha fatto notizia la testimonianza di “Batman solidale”, un commerciante che, dopo essersi camuffato, è uscito per le strade di notte per offrire e condividere un piatto di cibo alla gente di strada. Nell’intervista che ha rilasciato ha detto:” Esco in questi tempi di pandemia cercando di applicare tutte le necessarie precauzioni per non prendere il virus e sento che il Signore mi è vicino. Molte persone che avvicino mi dicono che non avrebbero mai pensato di arrivare a questo punto. E si sentono umiliate per questa situazione. Io rispondo di non avere vergogna perché questo cibo che offro loro, è già pagato, è per te. Sono convinto che Dio a me, ha già anticipato in una maniera o nell’altra, tante benedizioni che adesso io sto donandole ad altri… perché né il governo, né la politica di destra o di sinistra risolve tutto questo. Questo lo risolviamo noi e questo paese lo dobbiamo sollevare noi stessi” (19-08-20) “La speranza mantiene la ragione per vivere” Alberto Hurtado pieno di speranza in Gesù della Vita ha lavorato per rendere possibile il Regno di Dio in tutte le situazioni in cui si è impegnato. Era necessario in quel tempo trasmettere ai suoi “Patrocitos” (venivano chiamati così i padroni delle fattorie… qui usato da p. Hurtado in termine affettuoso) che era possibile un’altra condizione di vita. E cercava anche di far smuovere quei settori più ricchi alla carità, a dare quello che, giustamente spettava ai più poveri. Se non fosse per questa virtù, la situazione che stiamo vivendo si farebbe più insostenibile, con tutte le varie sofferenze che sono emerse sia a livello nazionale che mondiale. Dobbiamo riconoscere che, siamo anche capaci di guardare alle cose buone e positive che si stanno gestendo: vedere le necessità degli altri come fossimo una sola famiglia, la dedicazione del personale ospedaliero, i contagiati che si stanno recuperando, la solidarietà del vicinato, il tempo per riflettere e pregare, l’aria e l’ambiente più puro, meno contaminato. Anche questi sono segnali della vita che continua e ci invita a costruirla. “La fede che non illumina e non irradia, non ha lo spirito di Cristo” L’essere e il fare di p. Hurtado riflette una spiritualità che non si ferma in un misticismo etereo, spirituale, ma è nell’azione e contemplazione che sperimenta questo vivere di Dio che ci viene incontro. La spiritualità di p. Hurtado si fonde tra il Cristo che siamo e il Cristo che incontriamo negli altri. Il prossimo è Cristo commentava Jorge Costadoat s.j. (teologo cileno). Allora come non sentirsi invitati a incarnarci in queste realtà che tra luce e ombre dei tempi di p. Hurtado e quelle che viviamo oggi, mi invitano ad essere solidale e mi stimolano a riflettere sulla mia relazione con Dio e con la comunità. Valorizzare la comunità, come famiglia umana che contagiata per la pandemia, ci rende più sensibili e bisognosi gli uni degli altri. Bisognosi di consolazione e di speranza. Perché è nella Comunità e sentendomi parte di essa che imparo la Solidarietà, quella che ci viene presentata dalla maniera di procedere dal Cuore di Gesù e dal suo Vangelo.
una settimana di formazione
 
Durante il periodo delle vacanze invernali normalmente si programmano corsi di formazione per gli operatori della pastorale. In questa occasione ho partecipato alla settimana Teologica Pastorale offerta dall’Arcivescovado di Santiago, sul tema:”E’ necessario nascere di nuovo”, ascoltare e accompagnare per discernere. Questa proposta di formazione è stata pensata tenendo presente il contesto sociale ecclesiale di questo momento segnato da gravi abusi di potere, coscienza e sessuali che per decenni si sono tenuti nascosti all’interno della Chiesa cilena e soprattutto per la incapacità di affrontarli. Questo ha provocato rabbia, vergogna, tristezza e dolore. In questa realtà il tema del discernimento era la chiave per riflettere e i relatori l’hanno affrontato con tanta semplicità e serietà. Parto da qui per condividere con voi i miei appunti: 1° giorno: P. Eduardo Pérez-Catapos. Ha iniziato con alcune domande: Cosa sta succedendo nelle strutture ecclesiali? Noi come ci stiamo ponendo davanti alla società? Papa Francesco ha scritto una lettera al popolo fedele:”Alla Chiesa popolo di Dio pellegrina”. Spiega il titolo della lettera: Chiesa popolo di Dio, tutti i cristiani del Cile. Pellegrina, essere pellegrina vuol, dire camminare discernendo ciò che Dio vuole dire al suo popolo. Abbiamo bisogno di ascoltare le voce di coloro che arrivano alla Chiesa. In Cile, nel nostro paese,in una realtà culturale nuova. Ci apriamo al futuro? La Chiesa deve sapere che, come la società,ha fatto i suoi sbagli e i suoi errori. 2° giorno: P. L. M° Garcia Dominguez. Che cos’è l’accompagnamento? I primi Padri che hanno fatto un accompagnamento erano eremiti, i sapienti...Ci sono molti modi di accompagnare. E’ una serie di conversazioni che si usa per fare discernimento tra due persone, per aiutare nella crescita della fede, per poter realizzare meglio la loro missione. In questo modo si sviluppò quello che sarebbe stato l’accompagnamento. 3° giorno: P. Larry Yevenes – P. Koldo Gutierrez – P. L. M° Garcia Dominguez. I tre espositori hanno presentato in un “panel”: · “L’arte di discernere in una Chiesa profetica. Una chiesa piagata che non si mette al centro, ma deve essere una chiesa interessata a come poter sanare? E’ necessario chiedersi; qual è l’ immagine che ho di Dio? In quale chiesa credo? Che immagine di santità coltivo?· Discernere è urgente; si cita il documento (Gaudate et exsultate). Generare esperienze che stimolino domande.· Oggi stiamo lavorando sul Fare e Avere...Però per il discernimento dobbiamo lavorare nell’ambito del SENTIRE E CONOSCERE, quello che mi avvicina a Dio. 4° giorno: Josefina Martinez. Ascoltare ed accompagnare le vittime degli abusi. Questo tema è stato presentato da una psicologa. Ha consigliato alcuni punti chiave per stare vicino e accompagnare le vittime degli abusi. E’ chiaro che, tutto quanto abbiamo ascoltato in questi giorni, non riesce totalmente a far capire quanto ha provocato dentro di noi, tanto è stata forte la comunicazione e la partecipazione degli specialisti in questi aspetti, sia nei temi affrontati che nella potenzialità di domande che sono state presentate, (alcune di queste le sento risuonare dentro di me e sono materia di preghiera e discernimento) e che sono da condividere insieme. Abbiamo capito che è necessario riflettere su questo tema e soprattutto sviluppare la capacità al discernimento, per cercare cammini nuovi, per continuare a sanare la chiesa, come popolo fedele. E’necessario “Nascere di nuovo”, come dice il titolo, nello Spirito di Gesù che sappiamo è con noi, soprattutto in questo momento della storia. Si è conclusa questa settimana di formazione con alcune sfide proposte a noi operatori di pastorale in ciascuna delle nostre comunità e perchè no, utili anche per la nostra vita di consacrate CM inserite nella chiesa cilena. Questi i suggerimenti:ü Fortificare la capacità di ascolto, interagire sul piano dell’ uguaglianza.ü Rinnovare la coscienza di mettere Gesù al centro; dobbiamo insegnare ad amare e a conoscere Gesù.ü Uno sguardo positivo e di fede davanti a una realtà ostile.ü Trasmettere la fede ai giovani.ü Esercitare l’autorità nella chiesa; è positiva se diventa servizio.Ringrazio Dio per aver avuto la opportunità di questa formazione e confido a Maria nostra Madre, guida e custode, questi impegni. Elizabeth Tiayna Mollo
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
Via A. Guidotti 53, 40134 - Bologna - Italia - Telefono: +39 051 64 46 472

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