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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
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Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 13 / 11 / 2018
    CONSIGLIO CENTRALE
    28 gennaio - 2 febbraio 2019, a Bologna... Continua
  • 13 / 11 / 2018
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  • 13 / 11 / 2018
    CONSELHO CENTRAL
    28 de janeiro - 2 de fevereiro de 2019, em Bolonha... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La Presidente in Guinea Bissau
    Martina visiterà il gruppo della Guinea dal 6 dicembre 2018 al 9 gennaio 2019. La accompagniamo con... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    A Presidente em Guiné Bissau
    A Martina visitará o grupo da Guiné, de 6 de dezembro 2018 a 9 de janeiro 2019. Acompanhamo-la com... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La presidenta en Guinea Bissau
    Martina visitará el grupo de Guinea desde el 6 de diciembre 2018 al 9 de enero 2019. La acompañamo... Continua
ricordare per parlare lingue nuove
 
A Bologna il 5 novembre e a S. Antonio Abate (NA) il 26 novembre 2016, la Compagnia Missionaria del Sacro Cuore ha realizzato due incontri per celebrare i 50 anni di missioni popolari nelle parrocchie italiane. È stata presentata una rilettura del vissuto con lo sguardo rivolto al futuro. 50 anni di missioni popolari. Questa attività risponde al n. 16 dello Statuto della Compagnia Missionaria del Sacro Cuore dove si legge: “La nostra missione si esprime anche attraverso: l'annuncio della Parola di Dio mediante la catechesi, incontri di carattere formativo e di spiritualità, corsi di missioni parrocchiali, preferendo luoghi e persone meno favoriti”. Di seguito si parla della missione ad gentes, del servizio alle varie forme di povertà, dell’animazione del tempo libero. Abbiamo voluto celebrare questo anniversario per due motivi: - Ricordare l’esperienza missionaria vissuta, rileggendone il significato, per rendere grazie al Signore e a tutti coloro che ci hanno dato l’opportunità di realizzarla; - Scrutare il presente per ascoltare ciò che la mutata realtà socio ecclesiale ci chiede e cercare le possibili risposte. La testimonianza del Fondatore Mi sembra importante riascoltare ciò che il nostro fondatore, P. Albino Elegante scj, ebbe a dire nella celebrazione dei 25 anni delle missioni popolari. “Come fondatore dell’Istituto, comincerò con il dire che l’attività delle missioni al popolo è sempre stata una delle iniziative più care al mio spirito. Condotto da un misterioso richiamo, sono stato costretto a socchiudere la porta e a guardare alla moltitudine dei fratelli che tendevano la mano, implorando la rigenerazione in Cristo. Non ho mai fatto mistero della mia ammirazione profonda per don Giovanni Rossi, fondatore della «Pro Civitate Christiana». Tra le varie attività svolte, soprattutto una suscitava il mio entusiasmo e polarizzava le mie simpatie: la predicazione delle Missioni Popolari in uno stile nuovo”. Sull’esempio delle missioni della Pro Civitate, p. Albino impegnò se stesso e le missionarie in questa attività, con una passione straordinaria. La prima missione si tenne a Bologna, nella parrocchia di S. Giuliano, a porta S. Stefano, nel maggio 1966. Ma dobbiamo ricordare che l’evangelizzazione itinerante era già un impegno delle missionarie, fin dai primi anni della Compagnia Missionaria: si trattava soprattutto di incontri di formazione e spiritualità per giovani. In 50 anni sono state animate 297 missioni, in 240 parrocchie. Oltre alle missioni, sono state realizzate tante altre iniziative di evangelizzazione e spiritualità: corsi di formazione per operatori pastorali, esercizi spirituali a gruppi e parrocchie, novene, tridui, settimane bibliche, settimane liturgiche, settimane per le famiglie, settimane eucaristiche, quarantore, incontri per giovani, campi scuola… Centralità della Parola Il servizio di evangelizzazione itinerante attraverso le missioni popolari è sempre stato un dono soprattutto perché impegna le missionarie in un cammino di comunione con le comunità in cui sono chiamate a operare, di ascolto della realtà ecclesiale e sociale in fermento e in continuo cambiamento, di attenzione a offrire ciò che realmente la chiesa del dopo-concilio attende e ciò di cui la società del post-moderno ha bisogno. Si è trattato e si tratta di camminare con la gente, di farsi compagne di strada offrendo, nei modi più adatti, quella ricchezza di cui il mondo ha fame e sete, spesso senza averne consapevolezza. La ricchezza che abbiamo sempre considerato indispensabile condividere con la gente è la Parola di Dio. Anche negli anni ‘60-‘70, fino a metà degli anni ’80, quando spesso, da parte dei vari gruppi anche ecclesiali, ci si chiedeva di trattare problemi di carattere sociale, psicologico, politico, magari “usando marginalmente” la Parola di Dio per sostenere la propria ragione, da una parte e dall’altra, abbiamo sempre mantenuto fede alla centralità della Parola. Nella faticosa ed entusiasmante ricerca di metodi adatti, abbiamo sempre ricordato che è la povertà e la debolezza dell’annuncio che offre luce ai problemi umani, sociali ed ecclesiali, che tocca le coscienze e trasforma la vita, che converte i singoli e germina società nuove, che compone le contese e costruisce la pace. Per molti anni… … protagonisti della missione erano le missionarie con p. Elegante o altri sacerdoti. Naturalmente la missione era preceduta da un tempo e da alcune iniziative di preparazione in collaborazione con i laici impegnati della parrocchia. Con il passare del tempo, è diventato sempre più importante il coinvolgimento del consiglio pastorale e di altre persone disponibili, laici e religiose presenti in parrocchia. I tempi di preparazione si sono dilatati, a volte anche per due o tre anni. Iniziative di questo periodo erano la formulazione di un questionario per le famiglie o addirittura per singoli adulti e giovani; formulazione della preghiera per la missione; pellegrinaggi; ritiri; incontri formativi per gli animatori; divisione della parrocchia in zone; per ogni zona venivano incaricati uno o più animatori che consegnavano prima i questionari e poi il programma della missione; individuazione degli ambienti dove tenere i centri di ascolto serali, quasi sempre ambienti familiari, ma anche sale condominiali, uffici, autoscuola, retrobottega, capannoni industriali, garage, bar; preparazione delle liste delle famiglie da visitare per ogni zona. Durante la missione, l’impegno maggiore delle missionarie consisteva nella visita alle famiglie, ogni missionaria in una zona; la sera la missionaria faceva la catechesi nel centro di ascolto dove si riunivano le famiglie, per tre sere di seguito; sempre a partire dall’ascolto della Parola di Dio, al prima sera si teneva la catechesi sul battesimo, la seconda sulla confessione; la terza sera, un sacerdote celebrava l’eucaristia nel centro di ascolto e la missionaria teneva la catechesi sull’eucaristia; si concludeva con un momento di festa e di condivisione. A seconda della dimensione della parrocchia, la missione durava otto, undici o anche quindici giorni. La missione si apriva con la celebrazione del mandato alle missionarie e al missionario, spesso da parte del Vescovo, o del parroco. Naturalmente non mancavano incontri per coppie, per gruppi parrocchiali, per giovani, per bambini e ragazzi, per anziani; incontri vocazionali; celebrazioni per anziani e malati con l’unzione degli infermi; celebrazioni penitenziali; celebrazione e adorazione eucaristica quotidiana; adorazione notturna nell’ultima notte; processioni, via crucis, fiaccolate a seconda dei tempi liturgici. La missione si concludeva con l’assemblea di tutta la comunità, durante la quale il gruppo missionario relazionava sul lavoro svolto, offrendo anche suggerimenti e propositi; gli animatori presentavano la loro testimonianza e le loro proposte per il cammino futuro della comunità. Quindi la conclusione del Parroco. Collaborazione con altri gruppi Abbiamo sempre voluto essere attente ai mutamenti sociali, all’evolversi della sensibilità e delle esigenze sociali ed ecclesiali e anche alle esperienze di altri gruppi impegnati nella stessa attività delle missioni popolari. Il numero delle missionarie impegnate in questo servizio non è mai stato molto grande, anche se hanno partecipato missionarie che vivono in fraternità e anche missionarie che vivono in famiglia. È stato quindi naturale chiedere la collaborazione di altri gruppi. E anche noi abbiamo partecipato a missioni organizzate da gruppi religiosi. Mi piace ricordare la collaborazione con le missionarie dell’Immacolata, con le missionarie Saveriane, con Passionisti, con i Domenicani, con i Sacramentini, con i Minori, con i Cappuccini. In particolare pensiamo con profonda gratitudine alla collaborazione fraterna e costruttiva vissuta nelle missioni popolari con i Padri Dehoniani. Una vera esperienza di comunione, nella stima e nella fiducia reciproca, di condivisione della passione per l’annuncio dell’Amore di Dio, per l’avvento del Regno. In 50 anni, oltre a p. Albino Elegante, hanno partecipato alle missioni popolari della Compagnia Missionaria 34 p. Dehoniani dell’Italia Settendrionale e 11 dell’Italia Meridionale. Mi permetto un ricordo personale colmo di gratitudine: grazie all’evangelizzazione itinerante e grazie a p. Enrico Massetti, dehoniano della provincia dell’Italia Meridionale, ho incontrato la Compagnia Missionaria. Quando le diocesi di Bologna e di Roma decisero di preparare l’anno santo del 2000 con le missioni nelle parrocchie, il nostro gruppo fu coinvolto nel lavoro di preparazione insieme con altri gruppi. Queste collaborazioni si sono rivelate provvidenziali e arricchenti. Insieme abbiamo ascoltato le realtà ecclesiali alle quali eravamo inviati, ci siamo scambiati le esperienze e le competenze, abbiamo accolto suggerimenti e sollecitazioni reciproche, scoperto modalità diverse, imparato a lavorare insieme per il Regno. Servizio più impegnativo In questo percorso di riflessione, di collaborazione, di ricerca comune di una missione evangelizzatrice più rispondente alla realtà sociale ed ecclesiale, sempre di più è cresciuta la consapevolezza che la missione non può avere come protagonista il gruppo missionario e come destinataria la popolazione che abita nel territorio di una parrocchia. Già in passato il nostro essere missionarie laiche impegnate ad annunciare il Vangelo, anche nelle liturgie, era testimonianza viva della rivoluzione operata dal Concilio, soprattutto per quanto riguarda l’apostolato dei laici e la loro corresponsabilità nella vita della comunità ecclesiale, la loro missione profetica che scaturisce dal Battesimo. In seguito abbiamo sentito sempre più urgente la necessità di coinvolgere nella missione i laici della parrocchia, non solo nelle iniziative di preparazione, ma nello stesso svolgimento, cioè nell’annuncio del Vangelo, nelle famiglie e nei centri di ascolto. E qui il nostro servizio è diventato più impegnativo e anche più difficile. Troppo spesso, potremmo dire oggi più di ieri, le comunità che chiedono la missione si aspettano che le missionarie vadano a convertire quelli che non vengono in chiesa; pensano che i cosiddetti credenti praticanti e gli operatori pastorali non abbiamo bisogno della missione, ma ne siano solo gli organizzatori; hanno grande difficoltà a sentirsi e a sentirsi ciò che sono: comunità missionarie. Per noi, invece, è diventato essenziale stimolare la parrocchia a riscoprire e assumere con rinnovato impegno la missione evangelizzatrice, a entrare in stato di missione permanente. Per questo è importantissimo il cammino formativo missionario per i laici della parrocchia, per le famiglie, per i giovani, per gli stessi operatori pastorali. Allora l’esperienza condivisa di evangelizzazione diventa un momento di crescita nella comunione e nell’apertura missionaria delle persone e della comunità. Sentiamo che ci appartiene profondamente ciò che il Papa scrive nell’Evangelii Gaudium 120 e 121: In virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario (cfr Mt 28,19). Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione… Certamente tutti noi siamo chiamati a crescere come evangelizzatori. Mi piace ricordare un’esperienza straordinaria vissuta nel 2015, a S. Antonio Tortal (BL) diocesi di Vittorio Veneto, dove la missione (già sperimentata nel 2002), è stata voluta dai laici e loro stessi ne hanno assunto la responsabilità dello svolgimento, insieme con il gruppo missionario. Grazie al cammino ecclesiale di alcuni gruppi e movimenti, già negli anni 90 abbiamo trovato la collaborazione di laici entusiasti di impegnarsi in questo servizio di evangelizzazione, non solo nella propria parrocchia, ma anche altrove. E anche alcuni familiares della Compagnia Missionaria, a seconda delle possibilità, si sono coinvolti con passione. Così il gruppo missionario si è arricchito di una fisionomia molteplice: missionarie e familiares, sacerdoti dehoniani e religiosi di varie congregazioni, laici di varie realtà ecclesiali, anche in coppia. Tra fedeltà e novità Anche lo svolgimento della missione popolare ha preso una fisionomia diversa, pur mantenendo alcuni aspetti fondamentali. Per missione popolare non si è più inteso la missione al popolo, ma un popolo in missione: protagonista non è più il gruppo missionario, ma la comunità parrocchiale con la collaborazione del gruppo missionario. La missione si apre con il mandato ai missionari “esterni” e ai missionari della parrocchia, che sono l’espressione più avanzata della comunità missionaria. Ciò che è restato fondamentale per noi è l’incontro con le persone e con le famiglie. Anche in questo aspetto ci conforta e motiva la parola del Papa: “Si tratta di portare il Vangelo alle persone con cui ciascuno ha a che fare, tanto ai più vicini quanto agli sconosciuti. È la predicazione informale che si può realizzare durante una conversazione ed è anche quella che attua un missionario quando visita una casa […] In questa predicazione, sempre rispettosa e gentile, il primo momento consiste in un dialogo personale, in cui l’altra persona si esprime e condivide le sue gioie, le sue speranze, le preoccupazioni per i suoi cari e tante cose che riempiono il suo cuore. Solo dopo tale conversazione è possibile presentare la Parola, sia con la lettura di qualche passo della Scrittura o in modo narrativo, ma sempre ricordando l’annuncio fondamentale: l’amore personale di Dio che si è fatto uomo, ha dato sé stesso per noi e, vivente, offre la sua salvezza e la sua amicizia.” (E.G. 127-128). Questo viene fatto dai laici della parrocchia con i missionari, a volte lo fanno anche senza la presenza dei missionari. Altra iniziativa che abbiamo sempre voluto mantenere sono i centri di ascolto del Vangelo, anche per piccoli gruppi di famiglie. Da molto tempo il nostro impegno è quello di preparare i laici della parrocchia per guidarli. Da molti anni, grazie all’incontro con i Padri di Rho, non proponiamo più le catechesi, ma la lectio divina. Anche nell’ultima missione, a Padova, nella Parrocchia del SS. Crocifisso, la lectio divina nei centri di ascolto è stata guidata anche da laici della parrocchia. Esperienza che ridà slancio al cammino Naturalmente, la programmazione della missione tiene sempre conto della situazione sociale culturale e ecclesiale e delle esigenze della popolazione. Ancora oggi sentiamo importante l’assemblea conclusiva, come momento in cui la comunità cristiana contempla l’esperienza vissuta, rende grazie al Signore, cerca, anche con l’aiuto del gruppo missionario, le vie di un cammino rinnovato e di una maggiore apertura missionaria. Al termine della missione a S. Antonio Tortal, lo scorso anno, scrivevo: “Una missione popolare non è un toccasana. Non risolve i problemi della comunità. Non si fa una volta per tutte. E non è vero che sia un fuoco di paglia. Soprattutto se non è affidata solo ai missionari, ma è realizzata nell’impegno condiviso tra missionari e laici della parrocchia. È un’esperienza ecclesiale che rinnova il cammino, ridà slancio, intensifica la vita di fede, impegna a una revisione e spinge a un rinnovamento. La quotidianità rischia di far appassire la fede e l’esperienza ecclesiale. O di stressarla. La missione è come gli esercizi spirituali. Il Papa per primo li vive ogni anno. Certo una missione non si fa una volta l’anno, ma ci sono comunità che sentono spesso il bisogno di ravvivarsi”. Timori e gioie Dopo il 2000, le richieste di missioni da parte delle parrocchie è molto diminuita. Contemporaneamente anche noi missionarie ci siamo orientate a un maggiore inserimento nel territorio e distribuite in località distanti. Non sono mancate richieste diverse: non missioni popolari ma animazione di novene, tridui, esercizi spirituali parrocchiali, quarantore, accompagnamento e formazione di gruppi ecclesiali. Ci sembra di cogliere una progressiva chiusura delle comunità parrocchiali, anche dove c’è una buona progettualità pastorale. Una pastorale ordinaria e troppo spesso tradizionale, povera di spinta missionaria, che risente della difficoltà a uscire verso realtà umane che sono sempre più lontane, indifferenti e sofferenti. Una pastorale di mantenimento, in difesa, più che in apertura e in uscita. Nonostante il rinnovamento conciliare e il magistero dei pontefici, in particolare di papa Francesco e la sua testimonianza, in quest’alba del terzo millennio, a più di 50 anni dal Concilio, ci sembra di vedere una recrudescenza di clericalismo “clericale e laicale” che soffoca la spinta missionaria delle comunità ecclesiali. (cf E.G. 102) In tutti questi anni, però, noi stesse abbiamo vissuto quella gioia di cui il Papa parla: Vedo con piacere come molte donne condividono responsabilità pastorali insieme con i sacerdoti, danno il loro contributo per l’accompagnamento di persone, di famiglie o di gruppi ed offrono nuovi apporti alla riflessione teologica. Ma c’è ancora bisogno di allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa. (E.G. 103). Uscire ancora In questi anni, dunque, anche grazie proprio allo sguardo appassionato di papa Francesco, scopriamo la grande fame e sete di Dio e della sua Parola, presente anche in tanti che non la riconoscono; sentiamo l’urgenza di un rinnovato e continuo annuncio del Vangelo là dove sembra dilagare il vuoto di senso, la solitudine, la lontananza da Dio, non conosciuto come Amore. Sentiamo soprattutto la necessità di svegliare la coscienza missionaria di noi battezzati, di crescere, insieme con le comunità cristiane, nella consapevolezza e nella responsabilità della dignità battesimale di noi laici e di sostenerne la corresponsabilità nella vita della chiesa. Celebrare questo 50° per noi significa guardare in profondità l’oggi della storia per assumerla nello Spirito di comunione e di missione che ci è proprio. Significa interrogarci, con tutta la Compagnia Missionaria, con la Famiglia Dehoniana, con gli altri istituti e gruppi missionari, con le comunità cristiane e con i laici più sensibili all’urgenza dell’evangelizzazione, su quale sia la strada da percorrere, a quali novità di impegno e di servizio lo Spirito ci chiama. Certamente vogliamo mantenerci disponibili alle comunità parrocchiali, ma forse ci è chiesto di guardare anche verso altre realtà umane e sociali che restano ai margini o sono estranee all’esperienza di fede e di comunione della chiesa. Sentiamo rivolto personalmente e comunitariamente a noi l’invito pressante di papa Francesco di uscire verso le periferie esistenziali, sociali ed ecclesiali. Ancora oggi risuona per la Chiesa la parola di Gesù: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno” (Mc 16,15-18).
parleranno lingue nuove
 
Il giorno 26 novembre, a S.Antonio Abate, abbiamo celebrato l’evento dei 50 anni di missioni popolari della Compagnia Missionaria con un convegno a cui avevamo dato il titolo “Parleranno lingue nuove”, a indicare che sempre nella storia vanno trovati  linguaggi nuovi secondo i tempi e la cultura, tenendo viva la passione dell’annuncio. Il convegno vero e proprio si è tenuto nel teatro “Padre Dehon” che i padri dehoniani hanno messo a nostra disposizione. Ciò che abbiamo vissuto non è solo la ricchezza di un convegno, ma una grande festa preparata da giorni e giorni da tanti amici, amiche e familiares che ci hanno dato una mano con competenza e grande semplicità e che ci ha fatto sentire ancora di più una grande famiglia. In una rete di collaborazioni ciascuno ha trovato il suo posto nell’allestimento, nella preparazione dei cibi, negli inviti e in tanto altro!...Un vero cantiere di festa! All’inizio della giornata Luisa dà il benvenuto ai convenuti, tra cui il Vescovo di Sorrento Castellammare di Stabia e sacerdoti anche venuti da fuori, ringraziando le molte persone che hanno collaborato con noi e presentando il senso di questo evento di grazia: guardare al passato con gratitudine tenendo vigile la memoria e rivisitando con gli occhi del cuore, attraverso immagini e testimonianze, i tanti volti e le esperienze vissute insieme a laici e sacerdoti nelle missioni popolari, uniti dalla stessa passione di annunciare Cristo in ogni modo e con ogni mezzo (anche in bici…) Una passione che ha preso forza dal Concilio Vaticano II, con la riscoperta coscienza della forza del Battesimo, che ci fa tutti missionari, e della dignità laicale. Paola Berto sottolinea l’aspetto culturale e formativo del convegno come progetto culturale sostenuto dalla nostra Associazione ONLUS “Guardare lontano” e collegato al Centro culturale di Nampula dove offriamo sostegno a studenti mozambicani, privi di mezzi adeguati. Il convegno si è svolto in vari momenti : un intervento di Lucia Capriotti coordinatrice dell’attività di evangelizzazione itinerante, una lezione di Lorenzo Lattanzi, Presedente dell’associazione AIART-Marche, sull’importanza dei nuovi mezzi di comunicazione e su come educare i ragazzi ad un loro uso consapevole e moderato, la testimonianza della ballerina pittrice Simona Atzori e, a chiusura della giornata, l’intervento del Vescovo Francesco Alfano. Lucia nel suo intervento appassionato è partita dalle motivazioni che ci hanno spinte a realizzare questa giornata “Guardare lontano non è un guardare solo geograficamente; è un guardare lontano per proiettarci nel futuro.” Ricordare i cammini vissuti per scrutare il presente e coglierne le possibilità e le risposte da dare, una storia che parte dalla prima missione del 1966 e si prolunga nel tempo fino ad oggi : 297 missioni in 240 parrocchie. Storia segnata da povertà e piccolezza, eppure intessuta di incontri, cammini fatti in compagnia della gente, di tanti compagni di strada, centri di ascolto, visite alle famiglie, celebrazioni, notti in preghiera e momenti di festa… in una forte esperienza di comunione anche con altri gruppi ed Istituti in uno scambio arricchente. Un raccontare la bellezza e il fascino di cammini attenti ai cambiamenti sociali e aperti ad orizzonti sempre nuovi; un’unica cordata dove ciascuno ha potuto trovare il suo posto e mettersi in gioco. Guardando all’oggi ci conforta l’invito pressante di papa Francesco ad uscire per annunciare e portare Cristo soprattutto nelle periferie sociali ed ecclesiali, ma anche ci interroga sulla realtà ecclesiale di oggi e su come risvegliare una coscienza missionaria . Dopo l’intervento di Lucia, ci sono state risonanze, ricordi, testimonianze, note biografiche comunicate con semplicità da parte di varie persone, soprattutto parroci che hanno condiviso le missioni popolari con noi. Anche le foto proiettate per datare questa nostra storia sono state motivo di rendimento di grazie, ed anche di…emozioni! Abbiamo ricordato in particolare padre Albino ed Ausilia per la passione che li ha animati in questo servizio. Un momento formativo interessante è stata la lezione di Lorenzo Lattanzi sull’ importanza e la complessità dei mezzi di comunicazione di oggi e delle moderne tecnologie. Possono essere luoghi per annunciare il Vangelo, per educare; vere e proprie sfide educative che dobbiamo saper cogliere: come aiutare i giovani ad un uso consapevole, moderato e critico, per lasciare al mondo figli migliori, con quale stile di presenza accompagnarli. Se non le conosciamo, rischiamo di essere stritolati dalle nuove tecnologie che possono manipolare la verità. Un momento particolarmente coinvolgente è stata la testimonianza di Simona Atzori, una storia di vita raccontata anche nel suo libro “Cosa ti manca per essere felice”. Storia di vita segnata dall’amore, nata dalla scelta d’amore dei genitori, in particolare della mamma, che coglie fin dalla nascita della sua bimba la bellezza della vita, le opportunità che essa offre qualunque sia il corpo in cui si esprime, una realtà più profonda che va scoperta, che non si immagina e non si conosce senza gli occhi dell’amore. Solo l’amore permette di andare oltre le paure, gli ostacoli, i giudizi, quegli sguardi di compassione che fanno male. Simona ci parla della bellezza della vita di ogni giorno. Siamo creati per creare la nostra vita in modo unico, straordinario. Col le parole e con il sorriso che la accompagna sempre come un biglietto da visita, ci dice che si sceglie di essere felici , di festeggiare la vita. Quello che conta è il significato che diamo noi alle cose. Non siamo in balia delle onde del mare. La testimonianza semplice e gioiosa di Simona ci provoca a riflettere: quante volte non siamo vivi perché non sappiamo gioire delle piccole cose che la vita ci dona ogni giorno! Chiude il convegno l’intervento del nostro vescovo. Alla fine di questa giornata serena, bella, intensa, ci interpella con la domanda: “Signore, cosa ci stai dicendo oggi?”. E’ una domanda che dobbiamo farci ogni giorno. Non c’è situazione che non può rendere la nostra vita bella come un sorriso. Solo se conserviamo questa domanda nel cuore, possiamo vivere la missione, svegliarci e svegliare il popolo di Dio a nuove sfide, nuove attese. E’ un compito che non possiamo delegare a nessuno e tocca ognuno di noi. Se questo accade, non sono stati vani i nostri 50 anni di missioni popolare e questa stessa giornata.
messaggio della presidente
 
per il 50° anniversario delle missioni popolari Grazie a tutti e tutte per la vostra presenza che ci rallegra e ci stimola a camminare insieme lavorando per il Regno di Dio. In questi cinquant’anni abbiamo ascoltato e riconosciuto la presenza del Signore e soprattutto abbiamo accolto l’eredità di P. Albino Elegante che ci voleva davvero missionarie nella vivacità della donazione. La nostra missionarietà si esprime in vari modi, per molte di noi in modo nascosto vivendo la nostra vita come molte persone semplici, in mezzo alle contraddizioni ed alla bellezza di questo tempo, attraverso una professione in famiglia o da sole. P. Albino ha voluto anche un’espressione di missionarietà con la presenza cristiana nel tempo libero ed è per questo che abbiamo avuto una agenzia di viaggi e attualmente gestiamo una casa per ferie con questo scopo. Un aspetto importante vissuto da vari membri CM è anche la missionarietà ad gentes ed è per questo che siamo presenti in Mozambico, Guinea Bissau, Argentina, Cile ed Indonesia. Si realizza concretamente attraverso l’impegno educativo e la solidarietà con le persone nel bisogno. In tempi più recenti è stata fondata la Onlus Guardare Lontano che appoggia i progetti educativi in particolare in Africa ed in Italia. Si esprime inoltre nell’impegno dell’annuncio e soprattutto nel sentirci laiche tra laici che crescono nella consapevolezza della responsabilità di collaborare alla vita della chiesa e ad una cittadinanza attiva. Le missioni popolari sono state importanti per molte di noi che vi hanno partecipato fin dalla loro adesione iniziale alla CM. P. Albino ci voleva donne preparate e competenti anche per la predicazione e ci chiedeva di essere lampada sopra il moggio – come dice il Vangelo. Siamo grate a Dio che ci dona la gioia di celebrare questi 50 anni di impegno nella evangelizzazione itinerante e che ci stimola a cercare cammini nuovi ascoltando ciò che lo Spirito ci suggerisce attraverso le nuove sfide della storia. Vogliamo cogliere da questo momento celebrativo e dalla riflessione che ne scaturirà possibili espressioni più capaci di entrare nella vita della gente di oggi e di coglierne il desiderio di bene e di autenticità per un incontro davvero gioioso con Gesù nostro maestro e guida. Che lo Spirito sostenga i nostri propositi e ci doni nuove energie per realizzare quanto papa Francesco ci chiede attraverso l’Evangeli Gaudium che dobbiamo fare nostra e rendere realtà viva anche per noi. E che la gioia del Vangelo sia presente in noi e nei nostri volti è questo l’augurio che faccio alla piccola equipe di missionarie e familiares che con vari collaboratori porta avanti questa attività CM. Il Cuore di Cristo ci doni un cuore materno e sensibile e Maria, stella dell’evangelizzazione ci sostenga quale madre e guida della nostra famiglia. In comunione. La presidente Martina Cecini
fare memoria per...
 
INCONTRO DI STUDIO E DI FESTA A BOLOGNA PER 50 ANNI DI MISSIONI POPOLARI  Insieme per celebrare 50 anni di missioni parrocchiali. Insieme per celebrare un giubileo ricco di grazia e di semina abbondante. Insieme per fare memoria, sì, perché senza di essa non c’è presente né futuro. Con questo intento ci siamo ritrovati per un Convegno organizzato nella sede della Compagnia Missionaria a Bologna il 5 novembre 2016. Erano presenti, oltre alle missionarie, amici e collaboratori di lunga data: laici, Padri Dehoniani, nostri cari fratelli e qualche sacerdote diocesano. Un significativo stimolo alla riflessione su questo evento e come guardare al futuro ci è stato offerto da Rosanna Virgili, biblista, con un linguaggio chiaro, coinvolgente e con una competenza mai ostentata e sempre convincente. Partendo dal significato biblico del termine “giubileo”, la relatrice ci ha invitate a vivere il nostro lavoro di evangelizzazione portato avanti in questi 50 anni come dono di grazia, benedizione e a trasformarlo in una libera e gioiosa offerta al Padre, Sì, perché, ha proseguito Rosanna Virgili, non siamo proprietari di quello che abbiamo fatto e che facciamo. Il dono esige di imparare a vivere la perdita di noi stessi come castità dell’amore. In quest’ottica la Virgili si è poi addentrata nel tema specifico, cioè dell’evangelizzazione fatta da donne, sottolineando che ciò ha potuto avvenire a partire dal Vaticano II e grazie ad esso. Ed è proprio a partire da questo evento di svolta nella Chiesa che le donne hanno potuto accedere agli studi biblici e teologici. Evangelizzazione portata avanti da donne Per quanto riguarda il ruolo o meglio il servizio delle donne nella Chiesa, che ha bisogno di essere ancora approfondito, ha proseguito la relatrice, abbiamo un’apposita Commissione voluta da papa Francesco per studiare la possibilità del diaconato femminile. Quindi l’evangelizzazione portata avanti da donne è ora sulla “scrivania” della Chiesa. I vostri 50 anni di missioni parrocchiali, attuate soprattutto da donne, s’inquadra in quest’ottica e ci porta ad interrogarci su quali erano i ruoli e i ministeri delle donne nella Chiesa primitiva. Rosanna Virgili si è addentrata nel NT e soprattutto Atti e Lettere paoline, con la competenza che le è propria, offrendo numerosi spunti di riflessione riguardo alla partecipazione attiva delle donne nelle prime comunità cristiane. Esempi che ci dicono come la profezia richieda coraggio e sapienza per penetrare il presente e scavare il futuro. L’interesse suscitato dalla relatrice è stato vivo, insieme al desiderio di intessere un dialogo aperto e sincero con la stessa. Il tempo non l’ha permesso perché Rosanna avendo un successivo impegno a Milano, ci ha lasciate in tutta fretta. A sua volta, la responsabile del gruppo missioni, Lucia Capriotti, ci ha fatto ripercorrere questi 50 anni di missioni parrocchiali mediante una relazione puntuale, dettagliata, stimolante riportandoci alle radici che sgorgano dal nostro carisma CM e dall’intuito profetico del nostro fondatore p. Albino Elegante s.c.j. Ce lo conferma quanto egli stesso confessò in occasione della celebrazione dei 25 anni delle missioni parrocchiali: “L’attività delle missioni al popolo è sempre stata una delle iniziative più care al mio spirito. Condotto da un misterioso richiamo, sono stato costretto a socchiudere la porta e a guardare alla moltitudine di fratelli che tendevano la mano, implorando la rigenerazione in Cristo”. E questa celebrazione giubilare l’abbiamo voluta per ricordare l’esperienza vissuta, per rendere grazie al Signore e a tutti coloro che ci hanno dato l’opportunità di realizzarla, ha sottolineato Lucia, ma anche per scrutare il presente e ascoltare ciò che la mutata realtà socio ecclesiale ci chiede e cercare possibili risposte. In 50 anni sono state animate 297 missioni in circa 240 parrocchie. Dietro a questi numeri c’è stata una semina abbondante, curata e, certe volte faticosa della Parola di Dio da parte di un pugno di donne che, con stile laicale, hanno saputo avvalersi di altri collaboratori laici, insieme alla presenza indispensabile del sacerdote, soprattutto per la celebrazione dei Sacramenti. Un cammino fatto di ascolto e di annuncio Questo servizio di evangelizzazione itinerante è stato un grande dono per coloro che l’hanno vissuto in prima persona perché impegnati in un cammino di comunione tra loro e con le stesse comunità interessate: un cammino fatto di ascolto delle persone e delle realtà sociali ed ecclesiali in continuo cambiamento; di attenzione ad offrire ciò che la Chiesa del dopo –Concilio attende e ciò di cui la società del post-moderno ha bisogno; facendosi compagni di strada e mantenendo sempre la centralità della Parola. Nella faticosa ed entusiasmante ricerca di metodi adatti, ha proseguito la relatrice, abbiamo sempre ricordato che è la povertà e la debolezza dell’annuncio che offre luce ai problemi umani, sociali ed ecclesiali, che tocca le coscienze e trasforma la vita, che converte i singoli e germina società nuove, che compone le contese e costruisce la pace. Nel corso degli anni c’è stato anche un cambio di metodo importante: non più protagonisti della missione soltanto le missionarie e p. Albino Elegante o altri sacerdoti, ma è diventato importante il coinvolgimento del consiglio pastorale o di altre persone disponibili, laici o religiose presenti in parrocchia, ha fatto notare Lucia. E questo ha fatto dilatare i tempi di preparazione della missione a volte anche di anni, ma con il vantaggio di trovare poi un “terreno” più predisposto alla semina perché più consapevole dell’evento missione nella propria parrocchia. In questo impegno di lavoro itinerante, ha rilevato ancora Lucia, ci sono state collaborazioni rivelatesi provvidenziali e arricchenti, in particolare quella con i Padri Dehoniani: una collaborazione fraterna e costruttiva che ha favorito una vera esperienza di comunione, nella stima e fiducia reciproca, nella condivisione della passione per l’annuncio dell’amore di Dio. Nel corso degli anni, soprattutto dopo il 2000, ha affermato la relatrice, nonostante il rinnovamento conciliare, si è notata una recrudescenza di clericalismo “clericale e laicale” che soffoca la spinta missionaria delle comunità locali. E allo stesso tempo, grazie allo sguardo appassionato di papa Francesco, si avverte la grande fame e sete di Dio e della sua Parola, presente anche in tanti che non la conoscono. “Celebrare il 50◦, ha concluso Lucia, significa interrogarci su quale sia la strada da percorrere, a quali novità di impegno e di servizio lo Spirito ci chiama. Forse ci è chiesto di guardare, oltre alle comunità cristiane, anche verso altre realtà umane e sociali che restano ai margini o sono estranee all’esperienza di fede e di comunione della chiesa. Non essere custodi di ceneri ma del fuoco dell’amore Nel pomeriggio è seguito un breve ma vitale intervento dell’arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi con cui ha voluto incoraggiarci tutti, in sintonia con papa Francesco, a metterci in cammino, ad uscire, a vivere con una certa radicalità il Vaticano II. E questo per non scambiare l’autunno con la primavera. Convinti però che occorre una nuova conversione pastorale. Ha proseguito inoltre sottolineando con forza che l’Evangelii Gaudium ci ridà la missione popolare. Un invito quindi a non mettere il carisma in bottiglie né ad essere custodi di ceneri, ma ad alimentare il fuoco della fede, dell’amore e cercare di scoprire soggetti nelle comunità parrocchiali per l’animazione delle stesse. Oggi più che mai ci vuole coraggio, ci è chiesto il coraggio della passione e uno sguardo di misericordia. Infine, la Presidente della Compagnia Missionaria, Martina Cecini ha ringraziato tutti i partecipanti dicendo che la loro presenza è stata motivo di gioia e di stimolo a camminare insieme lavorando per il Regno di Dio. Ha proseguito dicendo che “in questi cinquant’anni abbiamo ascoltato e riconosciuto la presenza del Signore e accolto l’eredità di p. Albino Elegante che ci ha volute missionarie nella vivacità della donazione. Una missionarietà che si esprime per molte di noi in modo nascosto in mezzo alle contraddizioni e alla bellezza di questo tempo… Un aspetto importante vissuto da vari membri CM è anche la missione Ad Gentes in Mozambico, Guinea Bissau, Argentina, Cile e Indonesia mediante l’impegno educativo e alla solidarietà con le persone nel bisogno. … Vogliamo cogliere da questo momento celebrativo e dalla riflessione che ne scaturirà possibili espressioni più capaci di entrare nella vita della gente di oggi e di coglierne il desiderio di bene e di autenticità per un incontro davvero gioioso con Gesù nostro maestro e guida”. Mi pare opportuno affermare che la nota dominante, o meglio la fonte d’ispirazione che ha caratterizzato questa intensa giornata è stata l’Evangelii Gaudium, documento pastorale programmatico del Papa attuale. È lì che dobbiamo spesso ritornare per vivere quel cambiamento a cui tutti siamo chiamati. Concludo con una piccola e toccante testimonianza del Padre Generale dei Dehoniani dell’8/9/2014. Prendendomi la mano seriamente, papa Francesco mi ha detto: “Io ti chiedo molto insistentemente di promuovere lo studio della Evangelii Gaudium. Vi troverete al centro del cambiamento necessario: cambiamento della mente e del cuore”. Davvero l’esortazione apostolica e questo 50◦ celebrato possano rinnovare la nostra vita e missione con gioia, generosità e speranza.
va' e fa' uscire il mio popolo
 
Missione popolare a S. Antonio Tortal (BL) dal 10 al 17 maggio 2015 In febbraio 2002 fummo impegnate nella missione popolare a S. Antonio Tortal (BL) – 700 m. di altitudine in vista dei monti del Cadore - insieme con alcuni fratelli cappuccini provenienti dalla Parrocchia di S. Giuseppe Sposo a Bologna, a cui appartiene la nostra fraternità di via Guidotti. A parte il freddo e il ghiaccio che ogni mattina bisognava togliere dall’auto, fu un’esperienza molto positiva e interessante, per l’entusiasmo del Parroco di allora D. Francesco Prade e per la preziosa collaborazione degli animatori giovani e adulti. Con alcuni di loro si sono mantenuti alcuni contatti, soprattutto quando ci hanno comunicato avvenimenti speciali: matrimoni, nascite e l’ordinazione sacerdotale di uno dei giovani. In particolare ci è rimasta impressa nel cuore la simpatica espressione di D. Francesco, che da qualche anno è andato a riposare in Dio: “È la nuova moderna missione”. E lui di missioni in parrocchia ne aveva fatte spesso con diversi gruppi di religiosi. Un momento del musical dei ragazzi Con gioia e gratitudine, più di un anno fa, ci è giunta la richiesta di una nuova missione. Proprio gli animatori laici hanno proposto al nuovo parroco D. Egidio Dal Magro di ripetere l’esperienza della missione di cui sentivano il bisogno, per ridare nuova forza alla vita della comunità, che si trova ad affrontare, come altrove, mutate situazioni sociali e ecclesiali. Il Parroco ci ha confessato con semplicità di non aver mai fatto esperienza di missione popolare, ma uno degli animatori più impegnati, Ezechiele, è il fratello di D. Egidio e, con sua moglie Barbara, non hanno fatto fatica a convincerlo del valore dell’iniziativa. Gli altri animatori sono in parte i giovani di 13 anni fa, oggi sposati con figli. Figlio di Ezechiele e Barbara è don Marco, giovane animatore di allora che oggi è viceparroco in un paese non lontano. Quando noi missionarie abbiamo incontrato il consiglio pastorale abbiamo trovato una sorprendente disponibilità a cercare insieme metodi e iniziative per preparare la missione e per realizzarla. Bisogna notare che il D. Egidio è parroco a Trichiana (4000 abitanti) e a S. Antonio (1000 abitanti). La distanza tra i due paesi è 5 km di curve. Insomma il tempo che può dedicare a S. Antonio è limitato, nonostante il suo impegno: la gente è preoccupata che lavori troppo ed è grata per il suo servizio. In questa situazione, il consiglio pastorale, le catechiste, gli animatori dei giovani e tutti i collaboratori hanno capito che la vita della comunità è affidata, oltre che al servizio del Parroco, anche alla loro responsabilità di laici battezzati. Potremmo dire che questa missione è stata una grande testimonianza dell’importanza della corresponsabilità dei laici nella vita della chiesa e nella sua missione evangelizzatrice. Scherzando, abbiamo soprannominato Barbara “viceparroco”. Nonostante il suo lavoro presso la Scuola materna, ha avuto in mano l’organizzazione della visita alle famiglie e agli ammalati, distribuendo il lavoro alle missionarie, al missionario P. Rocco Nigro dehoniano e agli accompagnatori. Alcuni di questi hanno saputo mettere in atto strategie simpatiche e intelligenti per preparare la visita delle missionarie e predisporre le famiglie all’accoglienza. Tutti loro, alcuni più timidi, altri più intraprendenti, ci hanno testimoniato di aver vissuto un’esperienza forte, di essersi sentiti missionari, di aver imparato a conoscere di più le persone e le famiglie. Numerosi sono stati i centri di ascolto del Vangelo nelle famiglie, la sera. Molti di coloro che ospitavano hanno sentito viva la responsabilità di invitare vicini e conoscenti. Grazie a tutti loro, non ci sono state perdite di tempo, abbiamo lavorato intensamente. Domenica 10 maggio, la missione si è aperta con il mandato missionario al mattino e con due momenti molto significativi e intensi nel pomeriggio: la processione con l’immagine della Madonna del Rosario cui è seguito il musical di bambini ragazzi e giovani, registe le catechiste. Titolo del musical il tema della missione che è anche il tema dell’anno pastorale diocesano: VA’ E FA’ USCIRE IL MIO POPOLO. Mosè è stato inviato da Dio a liberare Israele e Gesù è venuto a liberarci dal peccato e dalla morte. I discepoli di Gesù sono ancora oggi inviati ad annunciare il Vangelo, buona notizia di amore e di libertà per tutti. E questo è lo scopo della missione: ridare slancio all’impegno missionario della comunità cristiana per il bene di ogni persona, dai piccoli, ai grandi, agli anziani, ai malati. Naturalmente tutta la settimana di missione ha trovato vitalità nella celebrazione e nell’adorazione eucaristica quotidiane. Nonostante il temporale – unico in una settimana piena di sole – un gruppo di anziani ha partecipato alla celebrazione eucaristica in cui è stato amministrato anche il sacramento dell’Unzione. Assemblea parrocchiale Dopo gli incontri con i giovani, con alcune famiglie giovani e le confessioni del venerdì sera, il sabato numerosi sono stati i partecipanti all’adorazione eucaristica dalle 20 alle 24, nonostante che i giovani fossero andati a vivere un’esperienza di comunione e di riflessione in montagna con il parroco. Quando già la chiesa si stava chiudendo, a mezzanotte, sono arrivati e hanno chiesto di fermarsi un po’ anche loro davanti all’Eucaristia. Veramente è stata una richiesta commovente, che Orielda ha subito esaudito, accompagnandoli nella preghiera. Domenica 17, festa delle prime comunioni, al pomeriggio la missione si è conclusa con una partecipatissima assemblea parrocchiale in cui gli animatori, alcuni giovani e ragazzi hanno pubblicamente testimoniato la ricchezza dell’esperienza vissuta e espresso desideri propositi e suggerimenti per il cammino futuro della comunità. Noi missionarie, per bocca di Orielda, che ha accompagnato la preparazione della missione, abbiamo dato la nostra testimonianza, espresso la gratitudine al Signore e a tutti coloro che hanno lavorato alla realizzazione di questa esperienza d fede, di spiritualità, di missionarietà ecclesiale. Abbiamo anche lasciato alcuni suggerimenti e incoraggiato un cammino sempre più responsabile e generoso. Testimonianze durante l'assemblea Una missione popolare non è un toccasana. Non risolve tutti i problemi della comunità. Non si fa una volta per tutte. E non è vero che sia un fuoco di paglia. Soprattutto se non è affidata solo ai missionari, ma esige l’impegno condiviso tra missionari e laici della parrocchia. È un’esperienza ecclesiale che rinnova il cammino, ridà slancio, intensifica la vita di fede, impegna a una revisione e spinge a un rinnovamento. La quotidianità rischia di far appassire la fede e l’esperienza ecclesiale. O di stressarla. La missione è come gli esercizi spirituali. Il Papa per primo li vive ogni anno. Certo una missione non si fa una volta l’anno, ma ci sono comunità che sentono spesso il bisogno di ravvivarsi.
per un rinnovato annuncio del vangelo
 
L’ evangelizzazione itinerante è stata la missione che ha fortemente caratterizzato la CM fin dall’ inizio della sua fondazione.  P. Albino Elegante ne è stato il promotore e l’animatore sempre pronto con la valigia in mano per andare dove lo Spirito lo guidava, sentiva l’urgenza di “annunciare il Vangelo da ogni creatura” e ci teneva che le missionarie si dedicassero a questo servizio. Le Missioni al popolo costituirono il modo che più ci ha impegnate fino al 2000. In seguito le richieste sono andate diminuendo. A questo certamente ha influito il cambiamento del contesto culturale…” l’avanzamento di una certa scristianizzazione” come afferma l’esortazione di papa Francesco da cui l’urgenza di una nuova evangelizzazione è più che mai attuale. “ Si rende necessaria un’evangelizzazione che illumini i nuovi modi di relazionarsi con Dio, con gli altri e con l’ambiente, e che susciti i valori fondamentali. È necessario arrivare là dove si formano i nuovi racconti e paradigmi, raggiungere con la Parola di Gesù i nuclei più profondi dell’anima delle città”. (EG.74…)Di fronte alle esigenze e problematiche di una chiesa e di una società in continua trasformazione e che continuamente ci interpella, ci siamo chieste da sempre, quali scelte e metodi nuovi usare e quale linguaggio parlare perché il vangelo possa entrare nei cuori di tante persone che hanno il diritto di conoscere la Parola di Dio. Già l’anno scorso i Dehoniani ci avevano chiesto un incontro per cercare assieme come evangelizzare oggi. e poiché sia loro che noi abbiamo forze limitate, perché non metterci a lavorare assieme? In maggio 2014 facemmo il primo incontro presso lo Studentato delle Missioni di Bologna, presenti il Provinciale dei Dehoniani p. Oliviero, p. Luca e p. Marcello, il Consiglio Centrale CM, il coordinamento italiano e Dolores per i familiares. Abbiamo preso atto che le possibilità di collaborazione possono essere tante, alcune sono già in atto nel SAG e nel SAM. mentre abbiamo avvertito la necessità di intensificare la nostra collaborazione nel servizio dell’evangelizzazione e ci siamo proposti di rincontrarci appena possibile. Lucia Capriotti, coordinatrice del gruppo “Evangelizzazione itinerante della CM”, ci ha convocati per continuare il dialogo iniziato. Ci siamo ritrovati di nuovo il 9 e 10 febbraio 2015 allo Studentato delle Missioni. Presenti un gruppo di Dehoniani dell’ IS e dell’ IM, Missionarie e Familiares. Abbiamo vissuto due giorni intensi di lavoro e ricerca. L’incontro è iniziato con una breve introduzione di p. Oliviero e un giro di nomi per conoscerci. Lucia ha condiviso gli orari della duegiorni e ha ricordato con gioia l’importanza e la vicinanza di p. Albino Fondatore della CM e Ausilia grande sostenitrice dell’evangelizzazione itinerante, di cui sentiamo fortemente la presenza e la preghiera. Lucia ha poi presentato in breve la storia delle missioni popolari orientate dalla CM. sottolineando che da tempo era nato in noi il desiderio di trovarci per riflettere assieme e individuare strade nuove e ” lingue nuove” che il discepolo di Cristo è incoraggiato a parlare (cf. Mc.16,17) per continuare nell’oggi della storia l’annuncio efficace del Vangelo. P. Albino, assieme alle Missionarie, già 50 anni fa, aveva iniziato le missioni parrocchiali centrate soprattutto sulla vicinanza alle persone, sulle visite alle famiglie e sui centri di ascolto. E’ bello notare che alle missioni hanno partecipato o collaborato Sacerdoti dehoniani, sacerdoti di altre congregazioni religiose e sacerdoti diocesani, missionarie, familiares, suore, laici e laiche provenienti da diverse diocesi. Le Missioni poi sono state affiancate da tante altre iniziative ( formazione degli animatori pastorali, dei catechisti, e consigli pastorali, Settimane per i giovani, Esercizi spirituali per le Parrocchie, animazione delle Quarantore Ecc.). Dopo queste considerazioni si è quindi aperto un dialogo molto libero e spontaneo su alcuni punti chiave riguardo lo stile delle missioni itineranti e relativi problemi attuali… Il discorso si è orientato su alcune domande incalzanti: · Quali sono le “lingue nuove” che possiamo/dobbiamo parlare? · È possibile riproporre le missioni popolari? In quale modalità? · La sfida oggi è uscire verso le periferie là dove l’uomo e la donna sono più soli e più feriti… · Come raggiungere i giovani e le famiglie? La riflessione su queste domande e ad altre ancora è stata molto intensa, ricca di spunti e contenuti anche per la ricchezza delle nostre diversità. Abbiamo richiamato alla memoria l’esempio dell’Apostolo Paolo e la sua forte passione per il vangelo tanto da affermare: “guai a me se non evangelizzo” e il motto di P. Dehon: “ Passione per Dio e Passione per l’uomo” in forza del quale ha vissuto il suo “Ecce Venio”. Si è detto che per noi oggi l’ “Ecce venio” si può attuare andando nelle case là dove la gente vive, per condividere la nostra fede di cui non siamo proprietari, ma bensì debitori con il dovere di spezzare il pane della Parola a chi ha il diritto di conoscerla e di gustarne la bellezza salvifica. Essendo “La nostra società, in continua evoluzione riteniamo necessario capire le trasformazioni in atto per intervenire in modo adeguato. Sarebbe opportuno perciò costituire laboratori dove riflettere e ricercare assieme le opportunità di aiuto: ad esempio un numero rilevante dei nostri ragazzi è dipendente dallo whatsapp è importante imparare come usare questo strumento e come usare il computer –internet e i nuovi mezzi di comunicazione… Qui c’è un terreno di evangelizzazione dove la parrocchia arriva con difficoltà, potrebbe essere un campo su cui impegnarci…” Tra i vari interventi è stato chiesto quali sono le proposte o le iniziative a livello vocazionale, all’interno delle missioni. La risposta data è che parecchie missionarie provengono proprio dalle missioni CM. fatte nella loro parrocchia. Viene posta una questione importante: E’ necessario che ancora oggi, le missioni popolari passino attraverso i Parroci? Viene data una risposta affermativa poiché per arrivare alle periferie occorre sempre un mandato esplicito e di comunione… questo però, non deve segnare i confini della missione. Deve essere la base di partenza, ma da lì partire per evangelizzare ad exstra. Rimane importante parlare con i parroci, confrontarsi, farsi indicare le zone più periferiche e bisognose. E’ importante anche proporsi alle parrocchie… senza aspettare che ci chiamino loro. Il problema oggi è un “ terribile calo di spirito missionario”. Dobbiamo ripartire, provare, tentare, con tutte le nostre forze. Serve un impegno serio e sereno. “ Non lasciamoci rubare l’entusiasmo missionario” (EG 80). Dopo un intenso dialogo dalle diverse sfaccettature siamo arrivati ad una, non nuova, ma interessante considerazione: non basta progettare assieme, non basta fare una equipe di lavoro, è tempo di condividere non solo una attività, ma condividere una vita. Non solo progettare insieme ma vivere insieme e testimoniare insieme la nostra fede. Oggi c’è bisogno di una lingua comune che sia comprensibile da tutti; la lingua è data da un popolo che vive un’esperienza. Proviamo a fare esperienza di vita insieme e verificare se questa forma può avere una solida e serena continuità. Crediamo che attualmente si possa osare questo. Di fronte alla proposta di condividere non solo i progetti ma la vita stessa, sono state messe in evidenza le diversità che caratterizzano la forma di vita religiosa dei Padri da quella di un Istituto secolare delle Missionarie, sottolineando che le diversità sono una ricchezza, ma sono sempre anche “ tornanti in salita”. Per armonizzare maggiormente le differenze è stato proposto di iniziare l’esperienza con una modalità di vita non troppo strutturata, aperta, dinamica, libera di movimento, leggera per crescere gradualmente insieme. Ci siamo chiesti quali disponibilità concrete riusciremo a trovare nelle CM? Confidando nella Provvidenza si è prospettata anche l’accoglienza di appartenenti ad altri Istituti, gruppi ecclesiali, laici, famiglie disponibili.
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
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