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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 14 / 05 / 2021
    SOLENNITA\' DEL SACRO CUORE DI GESU\'
    Venerdì 11 giugno 2021... Continua
  • 14 / 05 / 2021
    SOLENIDADE DO SAGRADO CORAÇÃO DE JESUS
    Sexta-feira 11 de junho de 2021... Continua
  • 14 / 05 / 2021
    SOLEMNIDAD DEL SAGRADO CORAZÓN DE JESÚS
    Viernes 11 de junio de 2021... Continua
una storia d'amore
 
Questa storia è iniziata a Chorense-Terras de Bouro-Braga-Portugal, quando António Ferreira ha chiesto a Maria Angelina Gonçalves di sposarlo. Lei, anche se aveva in cuore il sogno di farsi suora, ha capito che il piano di Dio era un altro e ha accettato. E cosi sono diventati i miei genitori! Sono nata in una notte fredda del 24 gennaio del 1946, nel piccolo paese di Saim – Chorense, la prima di otto figli. Una “bella bambina”, come mi diceva chi mi ha conosciuta da piccolina, che nel pomeriggio del 10 gennaio di 1948, ha preso l’iniziativa di giocare con le ceneri del focolare e,….svegliate le braci, ha preso fuoco al vestitino… E cosi, la storia ha cambiato direzione: accolta da parenti di mia mamma (cugini ), che hanno voluto curarmi, la mia crescita si è svolta a Braga, dove loro abitavano. È da loro che ho ricevuto tutto quello di cui avevo bisogno per sopravvivere fisicamente, ma anche tutta l’educazione umana e spirituale. Dopo i miei genitori, questi parenti (tre sorelle e un fratello), sono le colonne della mia vita. Oltre alla preparazione intellettuale, mi hanno avviato all’ iniziazione cristiana. Braga è una città bimillenaria, di cultura romana e cristiana. E questo ha influito nella mia personalità. I corsi Commerciali, che ho frequentato, sono stati la base per aprire i miei orizzonti umani e spirituali. Famiglia Gonçalves Ferreira 1970 La vocazione Spronata dalla testimonianza di bontà di questa famiglia che mi aveva accolto, mi sono aperta alle necessità del mondo, concretamente ai più deboli: i bambini, gli anziani, i lontani da Dio. Cosi, mi ricordo che ero ancora piccola (5 o 6 anni), quando presi una decisione: “Quando sarò grande, avrò cura dei bambini abbandonati!”. E le circostanze mi portavano a fare piccoli servizi a persone anziane e ad ascoltarli, ma anche ascoltare persone che avevano problemi familiari. E mi dicevo: ”Ma non so che cosa dire loro! Perché mi raccontano i loro problemi se io sono piccola e non so rispondere niente?...”. E guardando le immagini dei santi, mi dicevo: “Voglio essere come loro! Se loro sono diventati santi, anch’io potrò esserlo!”. E cosi, sono cresciuta sognando progetti. E tutto quanto studiavo, anche le cose più difficili (Economia Politica, Diritto Commerciale, Contabilità soprattutto...), era indirizzato a comunicare agli altri. E così è nato il sogno di essere insegnante per aiutare i giovani. E mi sono trovata a sognare di vivere questo progetto con un gruppo di ragazze che pensassero come me, cioè insegnare e aiutare i giovani. Allo stesso tempo, sentivo dentro di me il sogno di vivere come le suore (a Braga c’erano tanti Istituti Religiosi…), ma non volevo vivere chiusa in un convento e avere un abito come loro; volevo passare sconosciuta nel mondo e che nessuno sapesse dei miei sogni. E cosi sono cresciuta a Braga fino ai 17 anni. Dopo avere vissuto due anni a Porto per studiare nell’Istituto Superiore di Contabilità, mi sono trasferita a Lisbona per continuarli gli studi. È in questo periodo – 1965/1967 – che ascoltando le notizie alla radio, soprattutto di omicidi nelle famiglie, che sento gli appelli alla donazione di me stessa a Dio e ai fratelli. Non era più sufficiente essere insegnante o fare opere (orfanatrofi, ecc.) per aiutare i più deboli… Qui è entrato il pensiero dell’ Oblazione a Dio per i fratelli: cosi lo ha definito il mio confessore, Padre Paolo Riolfo, SCJ. E mi ha presentato la COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE, che era a Bologna. E cosi per me è diventato chiaro: essere nel mondo senza essere del mondo. Un Istituto Secolare. In seguito, Padre Giulio Gritti scj, mi ha confermato: questa è la tua vocazione. Avevo 20 anni. E mi sono preparata per andare in Italia, all’inizio del 1967, anche affrontando l’opinione contraria della mia Famiglia…. La Compagnia Missionaria, invece, ha deciso di venire in Portogallo… È cosi che, nel 13 ottobre del 1967, la CM dà inizio a un gruppo a Porto e io sono accolta il 22 dello stesso mese da Padre Albino Elegante, il Fondatore. Era la Giornata Mondiale delle Missioni. Ho iniziato la formazione per vivere la consacrazione: è Teresa Carvalho, come responsabile di gruppo, ad aiutarmi a fare i primi passi. L’anno seguente (1968) arriva dall’Italia Marta Bartolozzi, come responsabile di formazione. E cosi, con il suo aiuto e del gruppo e di tutta la CM, rinforzata dallo Spirito Santo, arrivo al momento della emissione dei voti: 29 settembre 1972. Concretamente, come vivo la mia Vocazione? Dopo l’emissione dei voti, ho continuato la formazione con la riflessione, la preghiera e lo studio. E svolgo anche attività professionali (Insegnamento di Religione e Morale, Segretaria nel Seminario Maggiore) e di Apostolato (catechismo in parrocchia, incontri per adolescenti e giovani). Anche la CM sogna e decide progetti per rispondere agli appelli di Dio nei fratelli. Dopo il Mozambico, si fanno passi per l’America Latina: Brasile, Argentina, Cile, e io mi offro per fare parte di un gruppo. In seguito, mi viene chiesto di fare parte del gruppo CM in partenza per il Brasile. Dico il mio SI. È un SI nel buio, ma lo dico consapevole che la cosa più importante che andrei a fare, non sarebbero state le attività professionali e di apostolato, ma il vivere l’Oblazione in ogni momento. E cosi siamo arrivate a San Paolo, il 19 settembre 1980! Le prime: Santina, Edvige e io. La Parrocchia dei Padre Dehoniani, a San Paolo, dove ci siamo state inserite, mi ha chiesto subito di entrare nelle attività di apostolato nelle scuole e nelle Comunità Ecclesiali di Base. Era il 1980! In questo anno, anche se il Brasile viveva già un certo clima di democrazia, la paura della dittatura era ancora presente. E i più poveri, oltre all’ estrema povertà materiale, vivevano nell’ analfabetismo e nell’ oppressione, soprattutto nelle zone rurali. E cosi le “Favelas”, nelle grandi città come San Paolo, crescevano sempre più. Di tutte le necessità che mi furono presentate, la più forte era questa: le scuole statali non seguivano i bambini poveri, li lasciavano da parte e, per questo, non progredivano. Come conseguire una professione degna senza un diploma scolastico? Per rispondere a questa domanda, nella Comunità di Base dove mi trovavo ad aiutare, è quindi nata la decisione di organizzare una Pre-Scuola per i bambini più poveri della “favela”, aperta anche ad altri che erano nella stessa situazione. Una Pre-scuola che preparasse i bambini con il minimo per affrontare la scuola elementare statale: leggere, scrivere, matematica, conoscenze dell’ambiente, ecc. Con un supplemento alimentare naturale (con tutte le qualità di nutrienti necessari), per 3 anni, i bambini imparavano bene e crescevano sani! In seguito, anche i loro genitori chiesero di avere la stessa preparazione per progredire nel loro lavoro. E cosi, alla sera anche gli adulti venivano alla scuola. Oltre a questa attività professionale, mi è stato chiesto un aiuto anche per il catechismo (bambini e adulti) e incontri di formazione biblica e vocazionale. Come CM, la vita di gruppo, missionarie e familiares, ha rinforzato sempre la mia consacrazione. Anche a livello di Istituti Secolari, mi è stato chiesto di fare parte del Consiglio della Conferenza Nazionale, come Segretaria, e poi a livello Regionale di San Paolo, anche come segretaria. Questi impegni mi hanno permesso di avere una visione generale della vita consacrata secolare nel Brasile e nel mondo, di essere a contatto, anche personale, con membri di vari Istituti. Mi sono sentita di fare parte di una grande Famiglia. Sono stati 20 anni (19 settembre 1980-18 dicembre 2000) di donazione nella Oblazione. Intuivo, prima di partire, che la mia vita in Brasile non sarebbe stata tanto importante nel fare attività, ma vivere ogni momento in spirito di Amore e Oblazione... E cosi è stato!... Ed è stato cosi per la Compagnia Missionaria in Brasile: ogni membro del gruppo (io, Santina Pirovano, Edvige Terenghi, Antonia dell’Orto, Giuseppina Martucci, Luciana Battistello) ha fatto questo cammino di offerta quotidiana. Questa è stata la nostra risposta all’appello del popolo brasiliano, in tanti modi diversi secondo le attitudini di ciascuna… E continua ancora dopo quarant’anni, perché le relazioni che si sono costruite continuano vive tramite i mezzi informatici. Quest’anno, la CM ringrazia il Signore perché, quaranta anni fa, ha iniziato a dare vita alla missione con il Popolo del Brasile. E noi, di questo gruppo, ringraziamo il Signore che ci ha chiamato a vivere questa missione! Missione sempre viva nel nostro cuore perché gli appelli continuano, anche se non siamo più presenti fisicamente! La mia vocazione oggi Ora, dal 1 febbraio 2004, io sono a Lisbona inserita nella pastorale della Chiesa Locale, ma il mio cuore è del mondo e nel mondo: “Si cerca cuori uguali al Suo…”, diceva Padre Leon Dehon, cuori come il Cuore di Cristo che è stato trafitto per tutta l’umanità! Faccio questo cammino con il mio gruppo CM di Porto e il gruppo familiares CM di Lisbona. E ringrazio il Signore che, tramite la mia famiglia, la Chiesa, la CM, il mondo, continua a scrivere in me questa STORIA DI AMORE, per vivere l’Oblazione a Dio per i fratelli, secondo lo Statuto della Compagnia Missionaria del Sacro Cuore. 
questo è il mio posto
 
Intervista a Giannina Cereda Uno sguardo alla tua vita: presentati … la tua famiglia … le tue prime esperienze … l’ambiente dove hai vissuto … il tuo lavoro … ecc. Mi chiamo Giannina Cereda di anni 80 di cui 55 nella CM. Sono nata a Concorezzo (Mi). La mia famiglia composta di mamma e papa e otto fratelli, io sono la quarta. Situazione familiare semplice e umile, solo il papà lavorava in una ditta dove si faceva l’olio non commestibile. In quel tempo non avevamo la possibilità di studiare, finita la quinta classe si cercava un lavoro. Io sono entrata in una fabbrica di tessitura a 13 anni. Ho imparato a far funzionare le macchine che facevano l’elastico e il grogrè; ne avevo 50 da guardare, sono rimasta 14 anni. Era un lavoro semplice ma che esigeva molta attenzione. Facevo i turni dalle ore 6 alle 14, e dalle 14 alle 22. Frequentavo la parrocchia, l’oratorio, la catechesi e attività varie. Alla domenica avevo la responsabilità della Buona Stampa, si andava nelle famiglie a portare le riviste o i giornali, quelli che le famiglie avevano già prenotato. Avevo formato un gruppo di giovani che mi aiutavano dopo la messa a fare questo lavoro. Anch’io andavo, suonavo i campanelli mi accoglievano e alcune volte mi offrivano qualche cosa, e intanto si chiacchierava e si dialogava, ci confidavano qualche loro preoccupazione, difficoltà del momento e cosi via. Era bello quando ti confidavano i loro problemi dopo li vedevi sorridere e ti ringraziavano. Poi mi riunivo con le giovani per sentire se avevano incontrato qualche difficoltà. Come è nata la tua vocazione: come è nata? Perché nella Compagnia Missionaria? La tua partenza per il Mozambico e rientro in Italia … Il desiderio di una consacrazione la vivevo dentro di me da molto tempo , ma era un segreto mio. Avevo un gruppo di amiche con le quali lavoravo sia nella parrocchia che all’oratorio. Partecipavamo agli incontri di formazione dell’Azione cattolica e tutti gli anni nel tempo delle vacanze si frequentava un corso di Esercizi Spirituali. Alcune di queste amiche presero la loro decisione e chi da una parte e chi dall’altra entravano in convento e si realizzavano. La mia non decisione era che non volevo la divisa e il velo. Dopo un certo tempo andai a trovarle nelle loro case e a vederle tutte contente e gioiose chiedevo se era vero quello che vedevo. Mi invitarono a fare questa esperienza, avevano capito che ero interessata a questa vita ma non sapevano la mia difficoltà. Dopo queste visite dicevo sempre di no, non è questo il mio posto. Una domenica mentre stavo facendo il lavoro della buona stampa, si sono presentate due signorine che mi invitavano ad andare con loro nelle famiglie per far conoscere la loro rivista. Mentre andavamo da una casa e all’altra si dialogava per una conoscenza reciproca. Ci siamo presentate e loro erano due missionarie che abitavano a Bologna. Da li è nata una certa curiosità nel sapere che cosa facevano. Siamo state assieme fino a mezzogiorno, prima di lasciarci mi hanno invitata a Bologna, per saperne di più. Subito ho detto di no, perché per me Bologna sembrava alla fine del mondo. Ma dentro di me era nato qualcosa. Abbiamo incominciato a scriverci ed ho dialogato con il mio direttore spirituale. Poi è arrivato il giorno nel quale mi sono decisa a prendere il treno e ad andare a Bologna. Ricordo che quando sono arrivata sul cancello della casa ed ancora non conoscevo niente, mi sono detta, questo è il mio posto. Li ho sentito la voce del Signore che mi dava forza e serenità. Non è stato facile comunicarlo anche alla mia famiglia che sarei andata a Bologna in un Istituto Secolare. Ancora non si conosceva chi erano che cosa facevano … un po’ alla volta si sono convinti e, prima di decidere il posto ho portato l miei genitori a Bologna per vedere il luogo. Anche loro, dopo aver parlato con i responsabili mi hanno detto “è questo quello che hai scelto, vai” e da lì ho cominciato la mia preparazione. Da quando ho conosciuto le missionarie e la mia partenza definitiva per Bologna è passato un anno. Entrata nella Compagnia Missionaria ho ripreso in mano i libri dopo 13 anni … poi ho fatto un Corso di Economia Domestica e Cucina. Nel frattempo, lavoravo in casa, in segreteria per la spedizione del nostro giornalino. Portavo nel mio cuore il desiderio di fare un’esperienza in missione. Passavano gli anni e l’Africa era sempre lontana. Poi mi sono convinta che anche stando in casa compiendo le attività giornaliere ero missionaria ugualmente. Un bel giorno, parlando con la Presidente, ho detto. “Quest’anno compio 50 anni o parto ora o non ci vado più”. Lei mi ha guardata e mi ha detto: “Scrivi la domanda”. Così è stato. La mia partenza per il Mozambico è avvenuta il 6 maggio 1990. Sono arrivata a Maputo (la capitale) quando c’era ancora la guerra; girando per la città si vedevano molti negozi ma tutti vuoti. Tante persone anziane che chiedevano qualche cosa, in particolare, da mangiare. Quando si arriva in missione normalmente si impiega un po’ di tempo per conoscere l’ambiente ed il contesto di vita. Dopo ho iniziato a lavorare nella Caritas Parrocchiale “Nossa Senhora das Vitorias” facendo visita agli ammalati ed alle famiglie assieme ad altri collaboratori. Dopo sono stata invitata ad un incontro della Caritas Diocesana dove mi hanno fatto tre proposte: lavorare con gli ammalati, con le famiglie povere e con i ragazzi di strada. Con la Caritas Parrocchiale abbiamo deciso di dedicarci ai ragazzi di strada. La prima cosa che abbiamo preparato nel giardino della parrocchia sono state due grandi stufe di argilla per preparare un pasto al giorno per questi ragazzi. I collaboratori che conoscevano la situazione di povertà hanno individuato i ragazzi da accogliere. Si è iniziato con circa 80 ragazzi che pian piano sono diventati un centinaio e più. Questa distribuzione era fatta dal lunedì al venerdì perché il sabato e la domenica gli ambienti erano occupati dalle persone che frequentavano la catechesi e la preparazione delle celebrazioni domenicali. Questa attività è durata per alcuni anni. Insieme agli altri collaboratori si è pensato di offrire ai ragazzi che frequentavano la mensa, dei corsi di alfabetizzazione e scolarizzazione dalla sesta all’ottava classe. Con la fine della guerra molte famiglie e ragazzi sono potuti rientrare nelle loro terre di origine e non c’era più l’esigenza di continuare la mensa ma era diventata più urgente una preparazione culturale. Il luogo dove svolgevamo queste attività iniziava a diventare piccolo e stretto per cui si è cercato un terreno per costruire una Scuola Comunitaria. Si è iniziata la costruzione nel 1995 e, con l’aiuto della Provvidenza e di tante persone generose si è riuscite a inaugurare la Scuola nel 1997 ed iniziare le lezioni dalla sesta alla nona. In seguito si è arrivate fino alla dodicesima classe (il nostro Liceo). Si sono utilizzati gli spazi della scuola anche per corsi di Inglese e computer. Si sono messe a disposizione della parrocchia nei fine settimana le sale per catechesi, incontri formativi e per le riunioni del Consiglio Pastorale ecc. Dopo quasi trent’anni di Africa sono ritornata in Italia. Mi hanno richiamata per collaborare a fare assistenza ad una missionaria anziana con problemi di memoria e per collaborare nel lavoro a Monguelfo. Quando si ritorna dalle missioni dopo tanti anni, è difficile trovare un inserimento nel nuovo ambiente, se poi c’è l’età avanzata e qualche problema di salute … Io ho dato la mia disponibilità a Dio e alla CM ma è limitata perché sto sentendo che le mie forze sono diminuite con qualche acciacco in più. Attualmente quali sono le sfide che ti sembrano più importanti per la tua vita e per la vita della CM? Dove vedi fragilità e dove potenzialità? In questo periodo sento fortemente il desiderio di una formazione permanente umana e spirituale che alimenti la mia e la nostra vita. La preghiera rimane sempre un punto importante. Rimane la nostalgia per le liturgie africane e il desiderio di continuare a coltivare alcune relazioni con le persone. Vedo la fragilità nel partecipare agli incontri o nel coltivare relazioni in questo periodo della pandemia che limita molto. Le potenzialità le vedo nella vivacità dei gruppi CM nei vari Paesi del Sud del Mondo e nella Organizzazione di Volontariato Guardare Lontano che sta aiutando tante situazioni di persone in difficoltà. Parliamo molto di comunione e missione. Come declineresti concretamente questi aspetti importanti per noi membri CM. Non è facile vivere concretamente la nostra comunione per vari motivi ma siamo chiamate anche dal nostro Statuto a continuare a costruire e ricostruire con il perdono reciproco la comunione perché la missione parte per primo dalla comunione tra di noi. E’ importante mantenere la fiducia e la speranza che solo con la comunione in Dio e, come dice Papa Francesco, se crediamo che siamo continuamente perdonati (misericordiati), siamo chiamate ad essere misericordiose tra di noi. Chiesa in uscita e periferie esistenziali … pandemia …: come possiamo declinare concretamente i suggerimenti che ci vengono dal Magistero di Papa Francesco? La mia vita missionaria in Africa – Mozambico, a Maputo è stata contrassegnata da un servizio alle persone delle periferie esistenziali ed a una chiesa uscita e questo è stato un grande dono per me e per noi della CM. La continuità di quel servizio è passato ora nelle mani delle mozambicane che danno continuità a ciò che abbiamo iniziato. Dove trovi la forza per continuare questa tua missione? Nella preghiera. Il nostro Statuto al n. 64 dice che: “la preghiera è un dialogo di amore con Dio … e resta un mistero vitale che ci interpella”. Il n. 67 dice che: “anche se siamo immerse in una intensa attività dobbiamo saper trovare spazi di preghiera che ci aiutano a rimanere in comunione con Cristo”. Nella comunione. E’ un altro valore da vivere assieme per essere portatrici di solidarietà, condivisione in mezzo ai fratelli e alle sorelle. Voglio dire il mio grazie al Signore per la chiamata alla vita di consacrazione nella CM.
consacrate secolari dalla radice dehoniana
 
La contemplazione di Cristo nel mistero del suo Cuore trafitto, segno di amore totale per gli uomini e strumento di redenzione universale, è stata per il p. Leone Dehon la fonte da cui è promanata l’Opera da lui fondata con l’intento primario della devozione al sacro Cuore di Gesù e della Riparazione. Questa spiritualità cristocentrica si diffuse molto intensamente soprattutto negli anni ’50, ad opera di p. Albino Elegante scj, allora direttore del movimento dehoniani “Apostolato della Riparazione”. Preso atto dell’esigenza di alcune aderenti di consacrarsi a Cristo restando nel mondo, p. Albino Elegante diede inizio alla Compagnia Missionaria del S. Cuore nel Natale 1957, a Bologna. Il 25 marzo 1958, il Card. Giacomo Lercaro, allora Arcivescovo di Bologna, eresse la Compagnia Missionaria del S. Cuore in Pia Unione, approvandone lo Statuto ad experimentum. Dopo una lunga esperienza di vita e di confronto, la Pia Unione venne eretta in istituto Secolare di diritto diocesano l’8 settembre 1983, da Sua Ecc.za Mons. Enrico Manfredini, allora Arcivescovo di Bologna. È stato infine elevato al grado di diritto pontificio il 10 giugno 1994. Nel corso degli anni l’Istituto si è sviluppato e diffuso, oltre che in diverse diocesi italiane, anche in Portogallo, Mozambico, Cile, Argentina, Guinea Bissau, Indonesia. La sede centrale dell’Istituto è a Bologna, in via A. Guidotti 53 Le missionarie sono donne consacrate, attraverso i voti di castità, povertà, obbedienza, per realizzare una somiglianza più integrale all’oblazione di Cristo, alla sua assoluta disponibilità per amore al Padre e agli uomini, così da diventare strada a Dio per i fratelli. In quanto appartenenti a un istituto secolare, nella consacrazione mantengono la condizione di membri laici del popolo di Dio, vivendo in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. “La peculiarità di tale vocazione sta nell’anelito all’affermazione simultanea di due caratteristiche: - la piena consacrazione della vita secondo i consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, - la piena responsabilità di una presenza e azione trasformatrice al di dentro del mondo per plasmarlo, perfezionarlo, santificarlo” (Paolo VI)
una vita... un cammino
 
Intervista a Albina Pinho Bina puoi presentarti ,  raccontaci  la tua vita..la tua storia? Sono nata nel mese di marzo del 1956, in un piccolo paesino chiamato Santo Tirso del comune di Porto (Portogallo) in una famiglia con sette figli. Mi sento benedetta per essere nata in una famiglia umile, semplice e cristiana, molto impegnata nel lavoro e nelle cose più semplici della vita quotidiana. Il lavoro nei campi era l’occupazione giornaliera de miei genitori e dei fratelli maggiori. Da qui veniva il sostegno per la casa e per tutto quanto era necessario per vivere. Dopo aver terminato il quarto anno di scuola elementare chiesi ai miei genitori di imparare a cucire. Loro mi diedero il permesso e così cominciai un percorso di vita diverso da quello dei miei fratelli e da quanto era normale svolgere in quel tempo. Eravamo negli anni sessanta. Sono stata educata in una famiglia cattolica praticante e i miei genitori, pur avendo tanto lavoro, accettavano con molta disponibilità di collaborare alle attività della parrocchia. Avevo diciotto anni quando, avendo ormai un po’di preparazione nell’ambito del cucito, riuscii a trovare lavoro in un fabbrica di confezioni, vicino a casa mia. Questo mi diede la possibilità di apprendere altre cose e di entrare meglio in questo campo ormai già industrializzato. Dopo sei anni cambiai di nuovo inserendomi in un'altra industria dove mi affidarono la responsabilità di insegnare il lavoro a sessanta donne. Questo fu un incarico molto serio e impegnativo perché dovetti affrontare diverse sfide come: difendere le mie colleghe quando i responsabili del settore esigevano una forte produzione e il poco tempo a disposizione non lo consentiva, richiedere un salario giusto, uguale per tutti, pagare onestamente le ore straordinarie, ecc. Sono stati due anni di grande impegno e fatica, soprattutto per chi come me, non aveva grande esperienza del mercato di lavoro, ma è stato anche un tempo in cui ho conosciuto meglio come i lavoratori venivano sfruttati, soprattutto in questo settore che aveva come unico obiettivo il lucro. Dopo due anni mi sono licenziata e rimasi a casa per cinque mesi. Ripresi poi il lavoro in un laboratorio di alta moda, lavorando per venti anni. Questo ambiente è stato molto importante per me perché ho imparato molte cose nuove. Inoltre, in poco tempo da laboratorio si trasformò in fabbrica sviluppandosi sempre più. L’obiettivo era quello di entrare nel mercato internazionale con il miglior prodotto nel campo classico. Tutto questo si è riusciti a realizzarlo attraverso una equipe, collaborando e aiutandosi in maniera molto positiva. Il mio lavoro consisteva nel realizzare modelli per presentarli poi come collezioni. Un lavoro che esigeva molto, però sono sempre riuscita a dare risposte giuste attraverso l’esperienza che avevo e anche perfezionando quanto già sapevo; mi piaceva molto! Anche il clima tra noi era molto buono sia nelle relazioni con le colleghe sia con chi ci guidava. La responsabilità cresceva ma mi dicevo: responsabilità ed impegno stanno bene insieme! E’ stato un periodo intenso e ho trovato tempo anche per studiare un po’alla sera dopo il lavoro. Dopo venti anni presi la decisione di continuare a lavorare in proprio rimanendo a casa mia, anche perché mio padre cominciava ad avere problemi di salute e di età. In seguito hai scelto la CM. Come ha reagito la tua famiglia? Questa avventura così svariata e allo stesso tempo impegnativa mi portò a riflettere sulla mia vita: cosa fare, cosa scegliere? A livello vocazionale sentivo l’esigenza di una scelta diversa dalle solite: matrimonio, il convento, non avevo chiaro cosa scegliere. In quel periodo della mia vita avevo trascorso alcuni anni senza svolgere attività nella parrocchia. Ripresi quindi i contatti: mi inserii nel coro e nella catechesi dove conobbi Laura, missionaria del gruppo di Porto. Un giorno, mi invitò a casa della Compagnia Missionaria dove conobbi Lucia Correia e Teresa Castro. Subito dal primo contatto con loro mi sono sentita a mio agio, come fossi a casa mia. Nonostante questa impressione e in seguito pur frequentandole non capivo bene ancora cosa fosse la CM, l’Istituto secolare…Ricordo che ci volle del tempo prima di scoprire che, forse era questo il luogo che cercavo per la mia vita futura. In seguito, ho cominciato a partecipare ai loro ritiri, a capire di più la loro realtà soprattutto cosa voleva dire laica consacrata dentro il mondo, tutte cose a me nuove. Il tempo passava e questo accresceva in me la volontà di donarmi a una vita di servizio nella chiesa e nel mondo. Capivo che questo era quanto cercavo. Dio mi veniva incontro come un Padre provvidente, presentandomi diversi cammini. Nel frattempo, scoprivo anche alcuni segni che rafforzavano la mia decisione: la devozione al Sacro Cuore di Gesù che mia mamma aveva trasmesso a tutta la nostra famiglia, il gruppo della CM che mi faceva sentire in casa, lo stile di vita sobrio che vivevano, sapere che c’erano missionarie anche in Africa. Questo era il sogno che avevo fin da piccola e che ancora desideravo realizzare. La vita è piena di sfide, una dovevo assolutamente affrontare: comunicare alla mia famiglia la decisione che stavo per prendere. Non fu facile, soprattutto far capire loro che la mia scelta non era il convento, ma un modo nuovo di vivere la consacrazione nel mondo. Sono stati momenti di prova che il Signore ha permesso e mi hanno aiutato ad assumere meglio la mia vocazione. Man mano che il tempo passava, la mia famiglia comprese meglio e accettò serenamente questa mia scelta di vivere in famiglia la mia consacrazione. E questo mi diede coraggio per continuare il cammino. Quando hai cominciato la tua avventura in Africa: Guinea Bissau…Mozambico… La chiamata di partire per la missione è stata sempre presente nel mio cuore. Nel 1989, la CM mi fece la proposta di partire per il Mozambico. Un sogno che come dicevo, avevo fin da bambina! La mia prima reazione fu quella di ringraziare il Signore, esultavo di gioia! Però mi chiedevo: come farò a comunicarlo alla mia famiglia? Ma Dio aveva preparato per me un progetto ben diverso. Passò solamente un mese dalla proposta, quando il Signore chiamò nel suo regno la mia mamma. Allora la mia vita cambiò direzione perché dovetti rinunciare per aiutare mio padre e mio fratello che aveva appena diciotto anni. Così la porta appena aperta si era chiusa e rimase dentro di me la sofferenza di aspettare altri ventidue anni prima di partire! La mia vita cambiò e all’improvviso diventò complicata: gestire la casa, il lavoro professionale, la parrocchia, il gruppo…E dentro di me la domanda: come superare questa perdita della mamma? In questo periodo ci sono stati anche momenti di crescita spirituale, di impegno, donazione, gratuità, spirito di servizio…tutto era diventato un atto di continua donazione. Il salmo 23 diventò il mio sostegno diario; nelle parole incontravo la forza per ricominciare ogni giorno: “Il Signore è il mio pastore niente mi manca…”. L’età di mio padre avanzava e la sua salute cominciava a diventare fragile, precaria, aveva bisogno di assistenza, di attenzione. Fu allora che lasciai il lavoro e questo mi permise di accompagnarlo da vicino fino agli ultimi anni della sua vita. La prima esperienza missionaria risale al 2009: quarantacinque giorni in Guinea Bissau La mia famiglia che conosceva bene i miei sogni, mi sostituì nei lavori di casa in questo periodo per darmi la possibilità di fare questa piccola esperienza. Nel 2010 trascorsi trenta giorni in Mozambico. In questo stesso anno morì mio padre, 21 anni dopo la morte di mia mamma. Nel 2011 inizia la mia presenza più prolungata in Africa. Dopo aver dialogato con i miei fratelli ( Luigi il più giovane non era ancora sposato), tutti furono d’accordo per collaborare in quanto fosse necessario pur di aiutarmi a realizzare il mio sogno. Ringrazio Dio per il dono della mia famiglia la quale dopo aver capito la mia scelta di vita è stata sempre al mio fianco per appoggiarmi. Destino: Guinea Bissau: Sono partita con una stretta al cuore perché lasciavo dietro di me cinquantacinque anni di vita tessuta da piccoli ritagli, uniti tra loro, che davano un colore nuovo al mio essere consacrata nella CM al servizio della chiesa e del mondo. Anni di crescita umana e spirituale, dove ho imparato a contemplare la bellezza della cose semplici della vita, recuperare la felicità e la speranza, valori che ho sempre sentito dentro di me. E’ così il 25 luglio 2011 arrivo in terra africana, precisamente in Guinea Bissau e questa volta per un tempo più lungo. Ricordo che un’aria calda mi ha avvolto al momento in cui scendevo dall’aereo e mi ha fatto prendere subito coscienza che non solo il clima era ben diverso del mio abituale, ma anche la cultura, gli usi e i costumi sarebbero stati diversi dall’Europa. L’accoglienza che mi fecero le missionarie del gruppo della Guinea ( composto da Teresa Castro, Antonieta e Ivone consacrate e da Nhamo in formazione) facilitò il mio inserimento nel gruppo. Era anche la mia prima esperienza in un gruppo di vita fraterna ( la mia scelta nella CM è di vita in famiglia). Mi sono sentita subito a casa, mi adattai molto bene, non ebbi problemi di salute. Considerai tutto una grande grazia che il Signore mi concedeva e un segno per la mia permanenza e continuità in questa terra. Mi presentavo con un unico progetto: essere a servizio del gruppo in tutto quanto avesse bisogno, totalmente disponibile. E così avvenne: collaboravo nella gestione della casa e nella segreteria della “Scuola di S. Paolo”. In Guinea Bissau ho trovato un paese molto povero, mancava di tutto, ma un popolo molto solidale che non dimenticherò mai. La natura incantevole, gli uccelli bellissimi che venivano a dissetarsi nel giardino della nostra casa, con il loro cinguettio mi aiutavano a lodare il Creatore per le Sue creature. Ci tengo a sottolineare che anche la relazione con gli alunni della scuola, i professori ed educatori è stata un’esperienza gratificante. Nella comunità cristiana collaboravo nella catechesi, liturgia…nella celebrazione domenicale che avveniva nel cortile. In poco tempo ho capito la sofferenza di questo popolo, le difficoltà che incontrava a vivere con tante precarietà. L’aspetto che più mi colpiva ed era molto carente riguardava la poca efficienza nel campo della salute; anche l’Ospedale centrale non aveva a disposizione mezzi o strutture per dare più sicurezza e assistenza alla gente. Tuttavia, anche per questa esperienza sono grata al Dio della mia vita, per tutto quanto mi ha dato da vivere in questa bellissima terra, per la sua Bontà, Tenerezza e Misericordia. Sono stati sei anni ricchi di avvenimenti belli e meno belli, (come ogni vita ,dove ci sono rose e anche spine) che mi hanno aiutato a vedere la vita in altra forma a dare valore alle piccole cose, soprattutto a capire che non è necessario possedere molto per essere felici e sentirsi realizzati. Ci vuole solamente un cuore per amare e lasciarsi amare come ha fatto Gesù. Alla fine del 2017, dopo sei anni di Guinea Bissau, sono rientrata in Portogallo. Nel 2018 e dopo aver trascorso un po’ di tempo con la mia famiglia, mi sono messa ancora disponibile per la CM: in Africa oppure dove fosse più necessario. Mi fu proposto Invinha, in Mozambico… Com’è il tuo lavoro, la missione che svolgi oggi? Ho accettato la proposta di andare ad Invinha - Guruè, nord del Mozambico ed è qui che ora mi ritrovo a scrivere un po’ di storia della mia vita e a ricostruire il percorso dei cammini fatti fino ad oggi. Sono arrivata il giorno 14 di maggio del 2018, in un luogo di grande bellezza naturale. Un posto poco abitato, un ambiente calmo con un panorama spettacolare, circondato da una cordigliera di montagne…e dove soprattutto lo sguardo aiutato dalla meraviglia e dalla contemplazione, può andare anche oltre! Le varie tonalità del verde della vegetazione e la pianura delle piantagioni di té incantano! Il mio impegno in casa: non so bene come definirlo: con l’aiuto di Dalaina e Isabel, svolgiamo i lavori di casa, dei campi ( machamba), faccio un po’ di tutto, collaborando con le altre. Con noi vivono 11 ragazze che stanno facendo un cammino di discernimento. A noi consacrate è affidato il compito e la responsabilità di creare un ambiente familiare e formativo, facendo conoscere, attraverso la nostra vita, la nostra vocazione missionaria di consacrate al servizio della chiesa e del mondo. In questo ambiente africano, la consacrazione secolare non è ben capita dalle persone che ci conoscono, ma per quanto dipende da noi cerchiamo ogni occasione per chiarire lo stile della nostra vita, di camminare con questo popolo semplice e sofferente, quasi dimenticato e abbandonato alla sua sorte. Lodo il Signore, che sempre mi accompagna con la sua forza e la luce del suo Spirito. Ho la certezza che è Lui che conduce la mia vita, e a Lui va la mia gratitudine per dire come Maria il mio SI’, continuando con la mia fedeltà il progetto della mia vita. Una vita…un cammino…
trasparenza e libertà
 
Intervista a Maria da Gloria Neto Uno sguardo alla tua vita: presentati... la tua famiglia… le tue prime esperienze... l’ambiente portoghese dove hai vissuto… il tuo primo lavoro…ecc. Sono nata in un piccolo paese di campagna, nel comune di Santo Tirso appartenente alla città di Porto (Portogallo). Sono cresciuta in una famiglia abbastanza povera, che riusciva ad alimentarsi, curarsi e vestirsi attraverso il piccolo salario di mio papà, però questo ci aiutava a vivere. Ero la più grande dei miei fratelli perciò dovevo aiutarli e inoltre dovevo anche aiutare nei lavori di casa. Ho imparato a leggere e scrivere le prime parole in una piccolissima scuola di paese, seguita da un’eccellente e giovane maestra. Dopo avere terminato le scuole elementari, sono entrata immediatamente, con appena dodici anni, nel mondo del lavoro. Ho ripreso a studiare solamente quindici anni dopo! Come già detto, con appena dodici anni ho cominciato a lavorare in una fabbrica dove si confezionavano camicie da uomo. Il mio compito era quello di chiudere i bottoni alle camicie. Un lavoro molto facile e adatto ad una bambina, ma che procurava ferite alle dita. Nonostante questo era un tipo di lavoro che mi piaceva molto. Mi sentivo bene. Ero orgogliosa di potere in questa maniera aiutare la mia famiglia. Mi faceva provare il gusto della condivisione. Il mio primo salario era di “diciassette scudi e cinquanta centesimi” che oggi in euro corrisponderebbero a otto centesimi! Tutto questo mi faceva sentire felice perché facevo parte del mondo del lavoro, il mondo degli adulti. Mi ha aiutato a crescere nella maturità umana e a sentirmi responsabile di tutto quello che facevo. La tua vocazione: come è nata? Perché nella Compagnia Missionaria? Ricordi persone significative o fatti che ti hanno aiutata a fare questa scelta? La mia vocazione è nata in maniera molto delicata, soave...avevo appena quattordici anni, ero molto giovane, quando ho cominciato a partecipare alle attività nella mia parrocchia come catechista e a leggere la parola di Dio.. Ho sempre avuto una buona vita di preghiera, mi piaceva leggere e meditare la Parola di Dio. Con frequenza mi ritrovavo a riflettere e a interrogarmi su quale poteva essere il cammino della mia vita. Nonostante questi interrogativi, ho avuto e vissuto la mia gioventù come qualsiasi giovane del mio tempo, innamorandomi, partecipando a feste, lavorando... A un certo momento mi è capitato di leggere con “occhi nuovi”il secondo capitolo del Vangelo di Giovanni: “Le nozze di Cana”dove Maria rivolgendosi ai discepoli di suo Figlio raccomanda loro di:”fare quello che Lui gli dirà”. In quel momento anch’io feci a me stessa in maniera più incisiva la stessa domanda : che cosa Gesù mi sta dicendo? Che cosa vuole da me? Pensai di farmi suora Benedettina di clausura, ma molto presto scoprii che non era lì che il Signore mi chiamava. Il mio posto era quello di rimanere nel mondo. Sì volevo qualcosa di simile, ma ancora non sapevo dove e come. Un giorno, il mio parroco Padre Mario, professore nella scuola media a Paços de Ferreira (collega di Serafina) invitò la missionaria CM a fare un incontro con alcune ragazze catechiste della parrocchia. Serafina accettò, eravamo in poche: solo quattro ragazze. Dopo questo incontro si programmò una “tre giorni” nella casa della Compagnia Missionaria di Rua Miguel Bombarda a Porto. A questo incontro partecipai io e Justina, anche lei ora missionaria della CM. E’ stato in questo incontro che per la prima volta ho conosciuto la Compagnia Missionaria. Pur non avendo capito bene cosa voleva dire Istituto Secolare e vocazione secolare l’esperienza rimase nel mio cuore. Dopo circa quattro anni, cercando dentro di me di chiarire cosa fare della mia vita, mi arrivò un altro invito aspettato da tempo: partecipare ad un ritiro organizzato dalla Compagnia Missionaria. Era quello che aspettavo! Ricordo che questo incontro aveva la finalità di rivedere lo Statuto dell’Istituto: partecipai in silenzio. Però è stato un momento molto importante perché fu proprio in questo incontro che capii che questo era il luogo dove volevo e desideravo realizzare la mia vita. La Compagnia Missionaria fin dal primo momento in cui l’ho conosciuta mi ha lasciata libera di vedere, sentire, provare se veramente questo era il posto che desideravo, e libera anche di non continuare, nel caso capissi che questa scelta non era per me. E’ stata proprio questa trasparenza e libertà che mi ha permesso di comprendere veramente che era qui il mio posto! Dei tanti Istituti che ho conosciuto credo che la mia carissima Compagnia Missionaria sia l’Istituto che ti lascia libera nel prendere decisioni. Per questo l’amo! A un certo punto hai deciso di partire per il Mozambico: perché? Racconta… Il ritorno… E’ stato faticoso l’inserimento? Paure, dubbi, gioie…? Ho sempre desiderato partire per l’Africa, precisamente per il Mozambico. Non so esattamente spiegare il perché; era un qualcosa di profondo che sbocciava nel mio cuore. Sentivo dentro di me il desiderio di condividere il Vangelo con altri fratelli nella fede. Dopo gli anni di formazione sono partita con gioia. Non sapevo ciò che mi aspettava, ma avevo la certezza che avrei incontrato qualcosa di nuovo che mi avrebbe dato cento volte di più di quanto potevo offrire. La separazione dalla famiglia è stata una vera sofferenza, però il desiderio di partire, superava tutto. E’ stato veramente un vero dolore per i miei genitori e mi mettevano in discussione dicendo: perché tu e non altre? Io non rispondevo loro, rimanevo in silenzio. Lasciavo il posto a Dio. La Compagnia Missionaria in Mozambico mi accolse con una grande tenerezza, mi sentii subito in casa, nel mio paese. Ricordo con gioia il modo con cui sono stata accolta dal gruppo di Maputo allora composto da: Anna Maria, Giannina, Elvira, Isabel, Emilia e Alice. Dopo ho condiviso il mio cammino con Edvige, una gioia offertami da Dio, una persona che mi ha molto aiutato, perché in seguito abbiamo vissuto insieme. Anche Gina, Santana, Mariolina e Irene, sono state altre gioie per il mio cammino...e tante altre. Il Mozambico è stato una terra di calore umano, di vita, amore e passione. Un tempo fecondo in tutti i sensi. Il mio inserimento è stato molto semplice e naturale. Non ho avuto grande difficoltà, sono stata abbastanza serena. La maggior difficoltà l’ho sentita quando da Quelimane abbiamo dovuto trasferirci al Gurue, ma è stata una difficoltà passeggera. E’ stato un tempo d’oro. In Mozambico ho lavorato la maggior parte del tempo in una scuola dei padri dehoniani al Gurue, e in attività parrocchiali. Ambedue spazi di crescita umana e spirituale, come pure la permanenza di un anno in Quelimane, città che è rimasta nel mio cuore. Sono poi rientrata in Portogallo dopo tre anni per problemi di salute. Pur piacendomi il clima questo però, non era favorevole per la mia bronchite. La tua vita oggi: lavoro... inserimento nell’ambiente, nella parrocchia. Come vivi il tuo quotidiano, la tua appartenenza a un Istituto Secolare? Attualmente la mia vita ha questa impostazione. La mia professione è quella di cuciniera in un Centro Sociale della parrocchia di Sanfins de Ferreira che si trova a un chilometro da casa, per cui posso fare ogni giorno una bella camminata a piedi. E’ un centro diurno che accoglie persone anziane e gestisce anche un asilo nido per bambini da zero a tre anni e dà un sostegno a casi domiciliari. In tutto sono circa un centinaio di persone che vengono assistite. Lavoro in queste attività da dieci anni. Condivido questo lavoro con sedici colleghe tutte sposate. In parrocchia collaboro nella pastorale con l’annuncio della Parola di Dio, attraverso la catechesi agli adolescenti e giovani, visito gli ammalati, leggo la parola di Dio nelle varie liturgie e cerco di essere una testimonianza viva con la mia vita. Vivo con la mia famiglia formata da mia madre che ha 78 anni, un fratello di 47 anni e un giovane nipote. Partecipo pienamente della vita famigliare in tutte le varie situazioni diarie: piccoli gesti, condivisione dei problemi di malattia, momenti di allegria, difficoltà e sofferenze. Di tutto faccio una preghiera continua. Tutto quello che faccio è vita della Compagnia Missionaria, perché io sono Compagnia Missionaria e questa è la mia vita. Cerco di rispondere alle necessità dell’Istituto con quello che ho e posso, sia nella gioia che nella sofferenza. Sento che la CM è il centro della mia vita, è stato per mezzo di questa famiglia che mi sono avvicinata di più a Dio. Molto di quanto sono oggi lo devo alla Compagnia Missionaria. Sento che la mia vita scorre con serenità e pace, dono il tempo necessario a ogni cosa, senza dimenticare in tutto questo di trovare anche il tempo per un meritato riposo. Dove trovi la forza per continuare questa tua missione? La forza sgorga dalla Contemplazione del Cuore trafitto di Gesù, dalla Compagnia Missionaria, dalla vita sacramentale, dalla preghiera e amicizia. Anche la tua vita è un intreccio di avventure … con una parola come la definiresti? OFFERTA
per grazia di dio
 
Intervista a Lidia Ferreira Uno sguardo ampio, reale, sincero, fanno da guida a questa testimonianza di Lidia, missionaria portoghese che racconta in maniera semplice aspetti della sua vita con concretezza, si sofferma sul passato riscoprendo quei valori umani e spirituali che l’hanno guidata e... guarda meravigliata alla sua vita attuale, ancora attiva e vivace nonostante l’anzianità che avanza. Sono Lidia, faccio parte del Gruppo CM di Porto (Portogallo), sono di vita in famiglia e vivo con un fratello. Sono nata nella prima metà del secolo scorso, sono già ottantenne e, per questo, posso dire che sono dell’ “Antico Testamento”. E’ un cammino lungo non vi pare? Avrei tante cose da raccontare della mia vita... una parte la lascio per raccontarvela una prossima volta. “Felice il popolo che il Signore ha scelto come sua eredità” – E’ il ritornello del salmo responsoriale della messa di oggi, e che prendo in considerazione per fare le seguenti riflessioni. Dalla mia famiglia non ho ricevuto nessuna eredità economica; mi è stato donato invece una eredità grandissima di valori: umani, morali, sociali, spirituali. Mi sono stati trasmessi senza moralismi ma con esempi e attitudine di vita, come: donare, condividere, aiutare senza distinzione, chiunque fosse e avesse bisogno, di giorno o di notte, in estate o in inverno. Fin da bambina sono stata educata e abituata a questi gesti, a dare quanto potevo, assumere impegni, essere fedele alla parola data essere competente nel mio lavoro, rispettare gli altri... “Per grazia di Dio sono quello che sono” 1Cor, 15 – dalla messa di oggi. La mia famiglia era veramente cristiana, non solo in parrocchia, ma soprattutto con la vita. Sempre presente nell’ambiente parrocchiale, per preparare l’altare, per aiutare nel catechismo, nella partecipazione ad organizzazioni varie come: l’Apostolato della preghiera, la Congregazione mariana, la Conferenza di San Vincenzo, assistenza a poveri e ammalati, … Io vivevo e crescevo in questo ambiente. Da giovane sono entrata nell’Azione Cattolica dove ho potuto approfondire la mia fede ed essere così più cosciente di quanto stavo vivendo...Ho assunto impegni anche a livello diocesano. Il mio primo impegno di lavoro è stato quello di insegnante delle elementari. In quel periodo mio papà era abbastanza malato ed eravamo in cinque fratelli. Mia sorella maggiore lavorava nel negozio di merceria di uno zio ma non guadagnava nulla. Io sono stata la prima a cominciare a studiare, però dovevo aiutare finanziariamente la mia famiglia a vivere. Ricordo che nel secondo anno di lavoro ho cominciato a fare un po’ di tutto: insegnavo e davo anche ripetizioni, al pomeriggio lavoravo part-time in un ufficio...Più tardi, ho lasciato l’insegnamento per lavorare in un Organismo dello Stato che a quei tempi era legato alla Presidenza della Repubblica. Alla sera però riuscivo a dare lezioni perché avevo già ottenuto il baccalaureato in Storia studiando nel tempo libero. Ricordo che a livello politico erano tempi difficili... Nonostante questo, riuscivo anche a fare promozione umana a diverse persone, senza per questo essere retribuita economicamente... Di questa esperienza conservo buoni ricordi. Più tardi mi sono inserita ancora nell’insegnamento pubblico, ho assunto impegni massimi a livello di responsabilità scolastica... ho insegnato al seminario “P. Dehon”, ho aiutato nella impostazione del segretariato della Liturgia, dove tuttora collaboro. Avevo diverse responsabilità in parrocchia e dovevo occuparmi anche dei lavori di casa. Quando rimasi senza i miei genitori dovetti cambiare casa il che, mi aggiunse altre responsabilità dato che mio fratello era stato dimesso da poco dal sanatorio e ancora non poteva lavorare. La tua vocazione: come è nata? Fin dai tempi dell’Azione Cattolica mi sentivo attratta per una vita di donazione a Dio. Quando potevo partecipavo a Corsi di formazione umana – spirituale, a settimane di spiritualità organizzate dai Padri Carmelitani scalzi. A un certo punto, le attività in parrocchia non mi stavano aiutando, sentivo che continuando così avrei potuto commettere un errore nella mia vita. Decisi allora di trascorrere un giorno al convento dei padri Carmelitani. Così ci sono andata, senza portare nulla con me; volevo solo capire cosa Dio voleva da me. Ritornai a casa cosciente che dovevo integrarmi in un gruppo, senza lasciare la parrocchia. Decisi quindi di parlare con il mio Direttore spirituale, P. Fernando Ribeiro, SCJ. Lui mi presentò diversi gruppi da me già conosciuti, ma che nel mio cuore li rifiutavo perché non mi convincevano... Finalmente mi parlò anche di un gruppo: la Compagnia Missionaria del S. Cuore, di cui non avevo sentito parlare né conoscevo personalmente, ma accettai ugualmente... forse questa decisione era opera dello Spirito Santo. Come ho già detto prima la mia famiglia apparteneva all’Apostolato della preghiera, legata alla spiritualità del Cuore di Gesù. Ricordo che in casa avevamo un grande quadro e un piccolo oratorio con la sua immagine che ancora si conserva. La tua vita attuale? In Parrocchia sono responsabile di un gruppo che appoggia i missionari dehoniani e collaboro nel segretariato Diocesano della Liturgia. Dopo l’incidente che ho avuto non posso fare altro perché le difficoltà vanno aumentando, oltre all’età che avanza. Ogni giorno cerco di mettere in pratica l’eredità che ho ricevuto e dare la mia testimonianza di persona cristiana... In questa mia forma di vita cerco di concretizzare, anche se con i miei limiti, deficienze e sbagli, il nostro Statuto e Regolamento di vita. Trovo la forza per continuare la mia missione nella preghiera, nella frequenza ai sacramenti, nella Liturgia delle ore, negli incontri mensili dell’Istituto... Sento che la mia vita ha delle fondamenta: Dio...Fede o meglio: io credo veramente che la mia vita è condotta dallo SPIRITO SANTO.
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
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