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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 15 / 03 / 2019
    FESTA DELL\'ECCOMI
    A S. Antonio Abate (Italia) il 24 marzo; a Funchal (Madeira) il 27 marzo; in Guinea Bissau il 30 mar... Continua
  • 15 / 03 / 2019
    FESTAS DO EIS-ME AQUI
    Em Santo António Abate (Itália) , 24 de março; en Funchal (Madeira), 27 de março; na Guiné, 3... Continua
  • 15 / 03 / 2019
    FIESTAS AQUI ESTOY
    En San Antonio Abad (Italia) el 24 de marzo; en Funchal (Madeira) el 27 de marzo; en Guinea Bissau e... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSEJO CENTRAL
    8 - 10 de mayo 2019, en Bolonia... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSELHO CENTRAL
    8 - 10 de maio de 2019, em Bolonha... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSIGLIO CENTRALE
    8 - 10 maggio 2019, a Bologna... Continua
consacrate secolari dalla radice dehoniana
 
La contemplazione di Cristo nel mistero del suo Cuore trafitto, segno di amore totale per gli uomini e strumento di redenzione universale, è stata per il p. Leone Dehon la fonte da cui è promanata l’Opera da lui fondata con l’intento primario della devozione al sacro Cuore di Gesù e della Riparazione. Questa spiritualità cristocentrica si diffuse molto intensamente soprattutto negli anni ’50, ad opera di p. Albino Elegante scj, allora direttore del movimento dehoniani “Apostolato della Riparazione”. Preso atto dell’esigenza di alcune aderenti di consacrarsi a Cristo restando nel mondo, p. Albino Elegante diede inizio alla Compagnia Missionaria del S. Cuore nel Natale 1957, a Bologna. Il 25 marzo 1958, il Card. Giacomo Lercaro, allora Arcivescovo di Bologna, eresse la Compagnia Missionaria del S. Cuore in Pia Unione, approvandone lo Statuto ad experimentum. Dopo una lunga esperienza di vita e di confronto, la Pia Unione venne eretta in istituto Secolare di diritto diocesano l’8 settembre 1983, da Sua Ecc.za Mons. Enrico Manfredini, allora Arcivescovo di Bologna. È stato infine elevato al grado di diritto pontificio il 10 giugno 1994. Nel corso degli anni l’Istituto si è sviluppato e diffuso, oltre che in diverse diocesi italiane, anche in Portogallo, Mozambico, Cile, Argentina, Guinea Bissau, Indonesia. La sede centrale dell’Istituto è a Bologna, in via A. Guidotti 53 Le missionarie sono donne consacrate, attraverso i voti di castità, povertà, obbedienza, per realizzare una somiglianza più integrale all’oblazione di Cristo, alla sua assoluta disponibilità per amore al Padre e agli uomini, così da diventare strada a Dio per i fratelli. In quanto appartenenti a un istituto secolare, nella consacrazione mantengono la condizione di membri laici del popolo di Dio, vivendo in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. “La peculiarità di tale vocazione sta nell’anelito all’affermazione simultanea di due caratteristiche: - la piena consacrazione della vita secondo i consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, - la piena responsabilità di una presenza e azione trasformatrice al di dentro del mondo per plasmarlo, perfezionarlo, santificarlo” (Paolo VI)
trasparenza e libertà
 
Intervista a Maria da Gloria Neto Uno sguardo alla tua vita: presentati... la tua famiglia… le tue prime esperienze... l’ambiente portoghese dove hai vissuto… il tuo primo lavoro…ecc. Sono nata in un piccolo paese di campagna, nel comune di Santo Tirso appartenente alla città di Porto (Portogallo). Sono cresciuta in una famiglia abbastanza povera, che riusciva ad alimentarsi, curarsi e vestirsi attraverso il piccolo salario di mio papà, però questo ci aiutava a vivere. Ero la più grande dei miei fratelli perciò dovevo aiutarli e inoltre dovevo anche aiutare nei lavori di casa. Ho imparato a leggere e scrivere le prime parole in una piccolissima scuola di paese, seguita da un’eccellente e giovane maestra. Dopo avere terminato le scuole elementari, sono entrata immediatamente, con appena dodici anni, nel mondo del lavoro. Ho ripreso a studiare solamente quindici anni dopo! Come già detto, con appena dodici anni ho cominciato a lavorare in una fabbrica dove si confezionavano camicie da uomo. Il mio compito era quello di chiudere i bottoni alle camicie. Un lavoro molto facile e adatto ad una bambina, ma che procurava ferite alle dita. Nonostante questo era un tipo di lavoro che mi piaceva molto. Mi sentivo bene. Ero orgogliosa di potere in questa maniera aiutare la mia famiglia. Mi faceva provare il gusto della condivisione. Il mio primo salario era di “diciassette scudi e cinquanta centesimi” che oggi in euro corrisponderebbero a otto centesimi! Tutto questo mi faceva sentire felice perché facevo parte del mondo del lavoro, il mondo degli adulti. Mi ha aiutato a crescere nella maturità umana e a sentirmi responsabile di tutto quello che facevo. La tua vocazione: come è nata? Perché nella Compagnia Missionaria? Ricordi persone significative o fatti che ti hanno aiutata a fare questa scelta? La mia vocazione è nata in maniera molto delicata, soave...avevo appena quattordici anni, ero molto giovane, quando ho cominciato a partecipare alle attività nella mia parrocchia come catechista e a leggere la parola di Dio.. Ho sempre avuto una buona vita di preghiera, mi piaceva leggere e meditare la Parola di Dio. Con frequenza mi ritrovavo a riflettere e a interrogarmi su quale poteva essere il cammino della mia vita. Nonostante questi interrogativi, ho avuto e vissuto la mia gioventù come qualsiasi giovane del mio tempo, innamorandomi, partecipando a feste, lavorando... A un certo momento mi è capitato di leggere con “occhi nuovi”il secondo capitolo del Vangelo di Giovanni: “Le nozze di Cana”dove Maria rivolgendosi ai discepoli di suo Figlio raccomanda loro di:”fare quello che Lui gli dirà”. In quel momento anch’io feci a me stessa in maniera più incisiva la stessa domanda : che cosa Gesù mi sta dicendo? Che cosa vuole da me? Pensai di farmi suora Benedettina di clausura, ma molto presto scoprii che non era lì che il Signore mi chiamava. Il mio posto era quello di rimanere nel mondo. Sì volevo qualcosa di simile, ma ancora non sapevo dove e come. Un giorno, il mio parroco Padre Mario, professore nella scuola media a Paços de Ferreira (collega di Serafina) invitò la missionaria CM a fare un incontro con alcune ragazze catechiste della parrocchia. Serafina accettò, eravamo in poche: solo quattro ragazze. Dopo questo incontro si programmò una “tre giorni” nella casa della Compagnia Missionaria di Rua Miguel Bombarda a Porto. A questo incontro partecipai io e Justina, anche lei ora missionaria della CM. E’ stato in questo incontro che per la prima volta ho conosciuto la Compagnia Missionaria. Pur non avendo capito bene cosa voleva dire Istituto Secolare e vocazione secolare l’esperienza rimase nel mio cuore. Dopo circa quattro anni, cercando dentro di me di chiarire cosa fare della mia vita, mi arrivò un altro invito aspettato da tempo: partecipare ad un ritiro organizzato dalla Compagnia Missionaria. Era quello che aspettavo! Ricordo che questo incontro aveva la finalità di rivedere lo Statuto dell’Istituto: partecipai in silenzio. Però è stato un momento molto importante perché fu proprio in questo incontro che capii che questo era il luogo dove volevo e desideravo realizzare la mia vita. La Compagnia Missionaria fin dal primo momento in cui l’ho conosciuta mi ha lasciata libera di vedere, sentire, provare se veramente questo era il posto che desideravo, e libera anche di non continuare, nel caso capissi che questa scelta non era per me. E’ stata proprio questa trasparenza e libertà che mi ha permesso di comprendere veramente che era qui il mio posto! Dei tanti Istituti che ho conosciuto credo che la mia carissima Compagnia Missionaria sia l’Istituto che ti lascia libera nel prendere decisioni. Per questo l’amo! A un certo punto hai deciso di partire per il Mozambico: perché? Racconta… Il ritorno… E’ stato faticoso l’inserimento? Paure, dubbi, gioie…? Ho sempre desiderato partire per l’Africa, precisamente per il Mozambico. Non so esattamente spiegare il perché; era un qualcosa di profondo che sbocciava nel mio cuore. Sentivo dentro di me il desiderio di condividere il Vangelo con altri fratelli nella fede. Dopo gli anni di formazione sono partita con gioia. Non sapevo ciò che mi aspettava, ma avevo la certezza che avrei incontrato qualcosa di nuovo che mi avrebbe dato cento volte di più di quanto potevo offrire. La separazione dalla famiglia è stata una vera sofferenza, però il desiderio di partire, superava tutto. E’ stato veramente un vero dolore per i miei genitori e mi mettevano in discussione dicendo: perché tu e non altre? Io non rispondevo loro, rimanevo in silenzio. Lasciavo il posto a Dio. La Compagnia Missionaria in Mozambico mi accolse con una grande tenerezza, mi sentii subito in casa, nel mio paese. Ricordo con gioia il modo con cui sono stata accolta dal gruppo di Maputo allora composto da: Anna Maria, Giannina, Elvira, Isabel, Emilia e Alice. Dopo ho condiviso il mio cammino con Edvige, una gioia offertami da Dio, una persona che mi ha molto aiutato, perché in seguito abbiamo vissuto insieme. Anche Gina, Santana, Mariolina e Irene, sono state altre gioie per il mio cammino...e tante altre. Il Mozambico è stato una terra di calore umano, di vita, amore e passione. Un tempo fecondo in tutti i sensi. Il mio inserimento è stato molto semplice e naturale. Non ho avuto grande difficoltà, sono stata abbastanza serena. La maggior difficoltà l’ho sentita quando da Quelimane abbiamo dovuto trasferirci al Gurue, ma è stata una difficoltà passeggera. E’ stato un tempo d’oro. In Mozambico ho lavorato la maggior parte del tempo in una scuola dei padri dehoniani al Gurue, e in attività parrocchiali. Ambedue spazi di crescita umana e spirituale, come pure la permanenza di un anno in Quelimane, città che è rimasta nel mio cuore. Sono poi rientrata in Portogallo dopo tre anni per problemi di salute. Pur piacendomi il clima questo però, non era favorevole per la mia bronchite. La tua vita oggi: lavoro... inserimento nell’ambiente, nella parrocchia. Come vivi il tuo quotidiano, la tua appartenenza a un Istituto Secolare? Attualmente la mia vita ha questa impostazione. La mia professione è quella di cuciniera in un Centro Sociale della parrocchia di Sanfins de Ferreira che si trova a un chilometro da casa, per cui posso fare ogni giorno una bella camminata a piedi. E’ un centro diurno che accoglie persone anziane e gestisce anche un asilo nido per bambini da zero a tre anni e dà un sostegno a casi domiciliari. In tutto sono circa un centinaio di persone che vengono assistite. Lavoro in queste attività da dieci anni. Condivido questo lavoro con sedici colleghe tutte sposate. In parrocchia collaboro nella pastorale con l’annuncio della Parola di Dio, attraverso la catechesi agli adolescenti e giovani, visito gli ammalati, leggo la parola di Dio nelle varie liturgie e cerco di essere una testimonianza viva con la mia vita. Vivo con la mia famiglia formata da mia madre che ha 78 anni, un fratello di 47 anni e un giovane nipote. Partecipo pienamente della vita famigliare in tutte le varie situazioni diarie: piccoli gesti, condivisione dei problemi di malattia, momenti di allegria, difficoltà e sofferenze. Di tutto faccio una preghiera continua. Tutto quello che faccio è vita della Compagnia Missionaria, perché io sono Compagnia Missionaria e questa è la mia vita. Cerco di rispondere alle necessità dell’Istituto con quello che ho e posso, sia nella gioia che nella sofferenza. Sento che la CM è il centro della mia vita, è stato per mezzo di questa famiglia che mi sono avvicinata di più a Dio. Molto di quanto sono oggi lo devo alla Compagnia Missionaria. Sento che la mia vita scorre con serenità e pace, dono il tempo necessario a ogni cosa, senza dimenticare in tutto questo di trovare anche il tempo per un meritato riposo. Dove trovi la forza per continuare questa tua missione? La forza sgorga dalla Contemplazione del Cuore trafitto di Gesù, dalla Compagnia Missionaria, dalla vita sacramentale, dalla preghiera e amicizia. Anche la tua vita è un intreccio di avventure … con una parola come la definiresti? OFFERTA
per grazia di dio
 
Intervista a Lidia Ferreira Uno sguardo ampio, reale, sincero, fanno da guida a questa testimonianza di Lidia, missionaria portoghese che racconta in maniera semplice aspetti della sua vita con concretezza, si sofferma sul passato riscoprendo quei valori umani e spirituali che l’hanno guidata e... guarda meravigliata alla sua vita attuale, ancora attiva e vivace nonostante l’anzianità che avanza. Sono Lidia, faccio parte del Gruppo CM di Porto (Portogallo), sono di vita in famiglia e vivo con un fratello. Sono nata nella prima metà del secolo scorso, sono già ottantenne e, per questo, posso dire che sono dell’ “Antico Testamento”. E’ un cammino lungo non vi pare? Avrei tante cose da raccontare della mia vita... una parte la lascio per raccontarvela una prossima volta. “Felice il popolo che il Signore ha scelto come sua eredità” – E’ il ritornello del salmo responsoriale della messa di oggi, e che prendo in considerazione per fare le seguenti riflessioni. Dalla mia famiglia non ho ricevuto nessuna eredità economica; mi è stato donato invece una eredità grandissima di valori: umani, morali, sociali, spirituali. Mi sono stati trasmessi senza moralismi ma con esempi e attitudine di vita, come: donare, condividere, aiutare senza distinzione, chiunque fosse e avesse bisogno, di giorno o di notte, in estate o in inverno. Fin da bambina sono stata educata e abituata a questi gesti, a dare quanto potevo, assumere impegni, essere fedele alla parola data essere competente nel mio lavoro, rispettare gli altri... “Per grazia di Dio sono quello che sono” 1Cor, 15 – dalla messa di oggi. La mia famiglia era veramente cristiana, non solo in parrocchia, ma soprattutto con la vita. Sempre presente nell’ambiente parrocchiale, per preparare l’altare, per aiutare nel catechismo, nella partecipazione ad organizzazioni varie come: l’Apostolato della preghiera, la Congregazione mariana, la Conferenza di San Vincenzo, assistenza a poveri e ammalati, … Io vivevo e crescevo in questo ambiente. Da giovane sono entrata nell’Azione Cattolica dove ho potuto approfondire la mia fede ed essere così più cosciente di quanto stavo vivendo...Ho assunto impegni anche a livello diocesano. Il mio primo impegno di lavoro è stato quello di insegnante delle elementari. In quel periodo mio papà era abbastanza malato ed eravamo in cinque fratelli. Mia sorella maggiore lavorava nel negozio di merceria di uno zio ma non guadagnava nulla. Io sono stata la prima a cominciare a studiare, però dovevo aiutare finanziariamente la mia famiglia a vivere. Ricordo che nel secondo anno di lavoro ho cominciato a fare un po’ di tutto: insegnavo e davo anche ripetizioni, al pomeriggio lavoravo part-time in un ufficio...Più tardi, ho lasciato l’insegnamento per lavorare in un Organismo dello Stato che a quei tempi era legato alla Presidenza della Repubblica. Alla sera però riuscivo a dare lezioni perché avevo già ottenuto il baccalaureato in Storia studiando nel tempo libero. Ricordo che a livello politico erano tempi difficili... Nonostante questo, riuscivo anche a fare promozione umana a diverse persone, senza per questo essere retribuita economicamente... Di questa esperienza conservo buoni ricordi. Più tardi mi sono inserita ancora nell’insegnamento pubblico, ho assunto impegni massimi a livello di responsabilità scolastica... ho insegnato al seminario “P. Dehon”, ho aiutato nella impostazione del segretariato della Liturgia, dove tuttora collaboro. Avevo diverse responsabilità in parrocchia e dovevo occuparmi anche dei lavori di casa. Quando rimasi senza i miei genitori dovetti cambiare casa il che, mi aggiunse altre responsabilità dato che mio fratello era stato dimesso da poco dal sanatorio e ancora non poteva lavorare. La tua vocazione: come è nata? Fin dai tempi dell’Azione Cattolica mi sentivo attratta per una vita di donazione a Dio. Quando potevo partecipavo a Corsi di formazione umana – spirituale, a settimane di spiritualità organizzate dai Padri Carmelitani scalzi. A un certo punto, le attività in parrocchia non mi stavano aiutando, sentivo che continuando così avrei potuto commettere un errore nella mia vita. Decisi allora di trascorrere un giorno al convento dei padri Carmelitani. Così ci sono andata, senza portare nulla con me; volevo solo capire cosa Dio voleva da me. Ritornai a casa cosciente che dovevo integrarmi in un gruppo, senza lasciare la parrocchia. Decisi quindi di parlare con il mio Direttore spirituale, P. Fernando Ribeiro, SCJ. Lui mi presentò diversi gruppi da me già conosciuti, ma che nel mio cuore li rifiutavo perché non mi convincevano... Finalmente mi parlò anche di un gruppo: la Compagnia Missionaria del S. Cuore, di cui non avevo sentito parlare né conoscevo personalmente, ma accettai ugualmente... forse questa decisione era opera dello Spirito Santo. Come ho già detto prima la mia famiglia apparteneva all’Apostolato della preghiera, legata alla spiritualità del Cuore di Gesù. Ricordo che in casa avevamo un grande quadro e un piccolo oratorio con la sua immagine che ancora si conserva. La tua vita attuale? In Parrocchia sono responsabile di un gruppo che appoggia i missionari dehoniani e collaboro nel segretariato Diocesano della Liturgia. Dopo l’incidente che ho avuto non posso fare altro perché le difficoltà vanno aumentando, oltre all’età che avanza. Ogni giorno cerco di mettere in pratica l’eredità che ho ricevuto e dare la mia testimonianza di persona cristiana... In questa mia forma di vita cerco di concretizzare, anche se con i miei limiti, deficienze e sbagli, il nostro Statuto e Regolamento di vita. Trovo la forza per continuare la mia missione nella preghiera, nella frequenza ai sacramenti, nella Liturgia delle ore, negli incontri mensili dell’Istituto... Sento che la mia vita ha delle fondamenta: Dio...Fede o meglio: io credo veramente che la mia vita è condotta dallo SPIRITO SANTO.
pellegrinaggio... o semplicemente un viaggio?
 
La nostra vita è costellata di date che tracciano il cammino della nostra storia personale. Alcune di queste passano inosservate, altre hanno il potere di segnare profondamente il nostro vissuto, richiamano l’attenzione e provocano interrogativi, anche dopo diversi anni, per rivedere con spirito critico e gioioso il percorso fatto. E’ come un cammino interiore che conduce nel profondo dove piano piano rivedi la tua vita passata presente e futura. È allora che nasce spontaneamente un GRAZIE a Dio, alla vita, al mondo e riprendi il tuo pellegrinare con più slancio, entusiasmo e gratitudine. Quest’anno (2018) Leonia, Luisa ed io abbiamo ricordato il nostro cinquantesimo di consacrazione. Una data che pur trovandoci lontane e in luoghi diversi, ci ha fatto sentire unite, in comunione, anche se per motivi diversi, ciascuna l’ha vissuto a modo suo. Da tempo riflettevo su questo evento e il solo pensiero mi poneva l’interrogativo di capire: come, quando e dove poter celebrare il mio ringraziamento a Dio e alla vita. Quando ci sono queste ricorrenze è proprio in questo modo che si risponde: il primo pensiero che emerge è quello della gratitudine per tutto quanto si è ricevuto, ci è stato donato. Viene spontaneo pregare come il salmista: “Che cosa renderò al Signore per tutti i benefici che mi ha fatto?” (Salmo 116). La risposta a questi interrogativi è maturata lentamente e in questo modo: fare un viaggio in America Latina, precisamente in Argentina e Cile, luoghi dove molti anni fa è iniziata la CM. Volevo vivere questo cinquantesimo quasi fosse una sorta di pellegrinaggio, per rivisitare luoghi, persone, racconti e sogni che hanno costituito parte della mia vita. In sintesi: “fare memoria” per lodare il Signore. Così è iniziato il mio pellegrinaggio – viaggio, aperta a raccogliere, ricordare, ascoltare, rivivere, spigolare insieme il passato, ma anche scoprire con sapienza e meraviglia i nuovi germogli del presente, attraverso la condivisione vissuta nella comunione, semplicità e fraternità. E questa è stata la caratteristica del mio viaggio in Argentina e Cile. Spigolando qua e làIl 6 ottobre 2018 parto da Bologna con “Air France” via Parigi con destinazione Buenos Aires – Resistencia (Chaco) Argentina. Un lungo volo ma tranquillo, senza tanti problemi. Arrivata all’aeroporto di Resistencia ho incontrato Graciela e la sorella Mirta che mi stavano aspettando. I giorni trascorsi a Resistencia mi hanno dato la possibilità di condividere un po’ di vita con Graciela, la mamma e la sua famiglia, con Rosa, Ana Maria Benegas, Silvia, Andrea, familiares e amici. Ana Maria, dopo alcuni giorni, si è resa disponibile per portarmi in macchina fino a General San Martin, per salutare p. Guillermo Exner SCJ e la comunità dei padri dehoniani. Qui rivedo “vecchi” compagni di teologia e si fa memoria insieme… Incontro il gruppo di familiares e amici animato dall’entusiasmo di Noemi… La celebrazione eucaristica celebrata da p. Guillermo dà ampio respiro alla preghiera dei fedeli: p. Albino e la CM, i 50 anni della mia consacrazione, la chiesa universale... c’è anche un ricordo per tutti i presenti. Una preghiera particolare viene espressa per Rosanna e Annalisa, riconoscendo che la loro missione e testimonianza a Pampa dell’Indio hanno creato un terreno fertile per la crescita della CM in Argentina. Peccato, che per mancanza di tempo non abbia potuto andare anche a Pampa dell’Indio… Comunque l’accoglienza, l’ambiente, il clima di semplicità e allegria mi hanno fatto sentire a casa, in casa, La benedizione solenne e l’accoglienza affettuosa di p. Guillermo mi ha ricordato la presenza vicina di p. Albino… E sale a Dio il nostro grazie. Al termine dell’Eucaristia si programma un piccolo incontro con tutti i partecipanti: lì ci siamo presentati e abbiamo condiviso il motivo della nostra scelta alla CM. Storie diverse, segnate da date che si intrecciano e fanno emergere oltre alla storia di ciascuna anche la storia della CM. Un percorso semplice costellato da vicende personali, tutte significative e importanti perché portano l’impronta della mano dello Spirito che chiama dove e come lui vuole. A poca distanza dalla città di Resistencia c’è una località chiamata “Tirol”. La famiglia di Graciela ha una casetta che ha ristrutturato e resa abitabile per trascorrere i fine settimana. Un piccolo paradiso, lontano dalla città e dal frastuono. Con le missionarie abbiamo trascorso una domenica e naturalmente non poteva mancare un bel “asado”, la famosa grigliata argentina, preparato da Ana Maria Benegas, cuoca improvvisata e specializzata. Una giornata di festa, di allegria e comunione. Abbiamo trovato spazio anche per un incontro – intervista, per ascoltarci e scoprire ancora una volta i prodigi che il Signore ha operato nella nostra vita. Osservo i volti che ho davanti e ascolto questa porzione della CM argentina, e mi sorprende, mi meraviglia la loro capacità di ”guardare lontano” e di… sognare. Dopo alcuni giorni riprendo il viaggio in pullman con destinazione Santa Fé. Ripenso all’incontro di ieri a Resistencia, quando con Andrea siamo andate a salutare p. Virginio Bressanelli, Vescovo emerito SCJ, amico della CM. Mi ha colpito la sua fede, semplicità, apertura, soprattutto il suo ricordo di missionarie da lui conosciute e il suo interesse per le varie realtà della CM. Ci siamo lasciati con la promessa di ricordarci nella preghiera. Questo tipo di incontri fanno crescere nella fede e aprono il cuore alla speranza… A Santa Fè mi aspettano Kuky, Lety, Marta e alcune amiche. Piccolo germoglio della CM, dove con tanta fede, preghiera e semplicità riesce a crescere a far trasparire e comunicare una grande disponibilità all’accoglienza. Grazie di cuore! Riprendo il viaggio di nuovo in pullman fino a Carlos Paz – Cordoba. Irma mi aspetta all’autostazione. Sarò ospite nella casa di Susana una delle prime familiaris dell’Argentina. E’ nella pace e tranquillità di questa casa, dove si respira “preghiera e gratuità”, che continuo a scrivere i miei appunti di viaggio… La domenica con alcuni padri dehoniani, amici e simpatizzanti familiares ci troviamo a casa di Alicia, amica della CM, per vivere insieme un momento di preghiera e di adorazione silenziosa, ricordando anche il mio cinquantesimo. Non potrà mancare anche in questa circostanza il famoso “asado”. Gracias! Domenica 21 ottobre: dall’Argentina al Cile!L’aereo sta sorvolando la Cordigliera delle Ande la catena montuosa che segna il confine naturale che separa l’Argentina dal Cile…Un annuncio del pilota attira l’attenzione di tutti i passeggeri: “stiamo passando sopra la più grande e lunga catena montuosa del mondo”. E’ il momento in cui i passeggeri anche i più assopiti si svegliano e, velocemente, chi possiede il cellulare lo posiziona all’oblò per scattare l’immancabile foto storica alle montagne imbiancate di neve. Uno spettacolo da sogno! All’aeroporto di Santiago del Cile mi aspettano Teresa Pozo e Roxana nostra amica. Insieme andiamo a San Bernardo cittadina poco lontana da Santiago. E qui mi fermerò nella casa abitata da Margarita ed Ely, fino al mio ritorno in Italia. Anche la permanenza a S. Bernardo è stata molto semplice, serena e positiva. E’ un luogo famigliare perché l’ho percorso in lungo e in largo per vari anni, quando venivo per la formazione. Ogni via ha un ricordo, un volto, un sogno. Con Margarita ci siamo divertite a cercare e rivisitare le case, dove abbiamo trascorso i primi anni della presenza CM in Cile. Per ritrovarle abbiamo camminato come fosse un pellegrinaggio… L’attuale casa è la quinta che ci ospita e ci accoglie… Sempre con Margarita visitiamo anche “Casa Davi”, una modesta struttura per ragazze madri dove Cesarina aveva fatto volontariato negli anni della sua presenza in Cile. Il ricordo di Cesarina è ancora vivo e presente anche attraverso una sua foto esposta alla parete, con altre persone che hanno contribuito al mantenimento di quest’opera. Al mattino Ely, al ritorno dalla Messa, mi portava il giornale; un gesto attento e cordiale, perché potessi aggiornarmi un po’sulle notizie del paese e del mondo. Tra i vari commenti una frase attira la mia attenzione .“Un pais sin memoria està condenado a ser un pais sin historia”. Nella piccola biblioteca della sala dove mi trovo il mio sguardo si sofferma sul libro della nostra storia CM: “60 anni di storia sulle strade del mondo” preparato da Lùcia Correia. Rifletto su quanto sia importante la memoria per la storia passata, soprattutto per il suo futuro. Il futuro non esiste se si perde la memoria del passato, perché il futuro ha bisogno della memoria. Credo che questo primo libro della storia CM (anche se deve essere completato in diverse parti) sia un piccolo segno di garanzia per noi, per il nostro passato, ma soprattutto per il nostro futuro...Partecipo all’incontro mensile del gruppo dei familiares. Rivedo volti conosciuti come quello di Luisa Rubio sempre allegra e disponibile ed altri volti per me nuovi. Germogli che crescono e perseverano nella fatica, nella fede, nella comunione tra di loro e con la chiesa, quella cilena, che in questo momento così delicato prega e soffre in silenzio… Ho trascorso gli ultimi giorni a Puente Alto, cittadina dove vive Teresa Pozo. Giornate semplici vissute con la sua famiglia e amici in un clima di festa, di amicizia e di fraternità. A tutte la mia gratitudine per la disponibilità e testimonianza! Ritornare in America Latina dopo 13 anni ha significato rivisitare in parte il percorso della mia vita, scoprire gesti e speranze nuove, limiti, sogni… vedere cambiamenti in me e negli altri, nelle persone e luoghi visitati. Camminando per il centro di S. Bernardo, si possono ascoltare diverse musiche. Ogni negozio propone la sua per attirare l’attenzione di chi sta passando. Ascolto e canticchio un canto latinoamericano da me conosciuto, che in questo momento riassume non solo i miei sentimenti, ma anche i cambiamenti che ho scoperto, che fanno parte della dinamica storica: “Cambia todo cambia… cambia lo superficial cambia también lo profundo, cambia el modo de pensar, cambia todo en este mundo…”. Cambia ciò che è superficiale, anche ciò che è profondo. Cambia il modo di pensare cambia tutto in questo mondo. Ma non cambia il mio amore per quanto lontano mi trovi, né il ricordo né il dolore della mia terra della mia gente… “Cambia, todo cambia, cambia todo cambia…”. Rileggo questi appunti, incontro parole che si ripetono: accoglienza, fraternità, disponibilità, semplicità, allegria, comunione, condivisione, preghiera… le voglio lasciare così, perché costituiscono parte di uno stile di vita CM… che è cresciuta su queste fondamenta e vuole continuare a crescere. E’ la storia che continua… E allora mi viene spontaneo dire ancora: Grazie a Dio, a Colui che mi ha chiamata a questa missione, “grazie alla vita che mi ha dato tanto mi ha dato il passo dei miei piedi stanchi, con loro ho attraversato città pozze di fango, lunghe spiagge vuote, valli e poi alte montagne e la tua casa e la tua strada e il tuo cortile… Gracias a la vida…”. Qualcuno dirà: e il Brasile? Per ora lo porto nel cuore… continuare a sognare non è proibito!Arrivo all’aeroporto di Bologna il 3 novembre, stanca ma con la gioia nel cuore. Trovo Paola che mi aspetta. Un grazie anche per questo gesto di attenzione e fraternità!
essere tutta di dio
 
INTERVISTA A TERESA POZO Teresa missionaria cilena: per conoscerci un po’ di più presentati: la tua vita,  famiglia, la tua cultura, l’ambiente in cui sei cresciuta…Mia mamma mi raccontava che aveva scelto per me il nome di Teresa, perché ero nata il 15 ottobre, giorno di santa Teresa D’Avila. Ho sempre pensato e ancora penso che questo gesto è stato molto bello, un primo segno di predilezione del Signore nei miei confronti. Sono nata e cresciuta in una famiglia semplice, molto cattolica, originari di Puente Alto ( cittadina vicina a Santiago , capitale del Cile). Mio papà lavorava come operaio in una fabbrica, mia mamma casalinga con tre figli: un fratello, io e una sorella. Mio fratello il maggiore, ora è deceduto. Io sono la seconda con una differenza di dieci anni da Sonia mia sorella minore. Ringrazio di cuore il Signore per aver ricevuto il dono della fede e questo lo devo in modo speciale a mia mamma per avermi trasmesso il suo amore alla Vergine, alla recita del rosario. Ricordo ancora con profonda devozione i pellegrinaggi che facevamo nel mese dedicato a Maria … Ho studiato a Puente Alto poi a Santiago all’Università Cattolica. Ho scelto la professione di infermiera per poter essere a “servizio”degli altri, anche perché ammiravo e ancora ammiro molto una zia, anche lei infermiera. Da tre anni sono pensionata. Ho dedicato questi ultimi anni ad assistere la mia mamma, morta il 20 ottobre 2017. Ringrazio molto il buon Dio per aver potuto accompagnarla da vicino in tutto questo tempo, fino alla sua partenza per il cielo. Chiamata, discernimento, decisione: tre parole che guidano ogni vocazione, anche la tuaSono tre parole che, senza rendermi conto, sono state presenti nella mia scelta. La prima inquietudine il Signore me l’aveva messa nel mio cuore, attraversodomande e interrogativi sul senso della vita, ecc. Queste, sono state la spinta, la porta per chiedere aiuto, per discernere quanto stavo vivendo e scoprire poi che era il Signore che stava “bussando alla porta del mio cuore”, con una chiamata speciale e concreta. Devo confessare che, al momento mi ero spaventata e cercavo di allontanare l’idea... poi, poco a poco mi sono arresa … In questo tempo mi sono state di aiuto le circostanze che stavo vivendo. Stavo studiando di infermiera e questa professione mi portava a contatto con tanta sofferenza, con la morte … Tutto questo mi aveva impressionato molto … in questo contesto ho capito che la vita era un dono di Dio e che anch’io dovevo donarla in qualche forma e dovevo vivere ogni giorno con profondo senso di responsabilità e di impegno … Come fare questo? Mi sembrò possibile solamente una forma: consacrarmi a Dio. Non capivo molto di quanto mi stava succedendo, però sentivo solamente una grande necessità di amare e di consacrarmi all’Amore. Come è nata la tua vocazione?Come ho già detto prima, stavo studiando e frequentando il Corsi di infermiera all’Università Cattolica di Santiago già da tre anni. Per raggiungere l’Università che era molto lontana da casa, dovevo fare lunghi viaggi in pullman e quindi alzarmi molto presto. Una mattina, si sedette accanto a me un giovane. Durante il viaggio osservai che, dopo qualche minuto prese un libretto nero dalla sua cartella e cominciò a leggere. Mi resi conto che stava pregando … in quel momento sentii una grande voglia di chiedergli cosa stava leggendo e lo feci (mi meravigliò questa mia curiosità perché di carattere sono molto timida). Lui mi rispose che stava pregando, che apparteneva a un movimento di giovani cattolici e se ero interessata a saperne di più, mi avrebbe spiegato meglio in un altro momento. Mi chiese quindi l’indirizzo di casa mia. A un certo punto del viaggio, mi resi conto che ero arrivata a destinazione, al posto di lavoro (ricordo ancora quel giorno: dovevo fare pratica in un consultorio) per cui scesi dal pullman in fretta. La giornata passò rapida per il molto lavoro che dovetti affrontare e la preoccupazione per lo studio. Mi dimenticai totalmente di questo incontro, però il giovane no. Arrivò a casa mia nel pomeriggio insieme a sua sorella per spiegarmi come fare per entrare a far parte di questi gruppi giovanili che frequentava. Lo considerai un vero apostolo! Ricordo ancora il suo sorriso ed entusiasmo nel parlarmi della fede, di Dio … io l’ascoltavo affascinata. Fu così che cominciai a frequentare i loro incontri. In questo ambiente di fede è nata la mia vocazione, in un gruppo di vita cristiana. In tutto questo ha avuto molta importanza anche la mia professione di infermiera. In mezzo a tanti malati sono riuscita a trovare la risposta di Dio alle mie inquietudini. Così passarono due anni, fin tanto che presi la decisione di consacrarmi in un Istituto dove rimasi per 8 anni. In seguito lasciai questo Istituto perché avevo capito che non era qui il mio posto e il Signore (così ho sentito e capito) mi portò direttamente a conoscere la Compagnia Missionaria, dove ora mi trovo e sono contenta. La cosa più bella è stato scoprire l’immenso amore di Dio per me, sua piccola figlia, piena di limiti, però molto amata. Questo amore si risvegliò in maniera molto forte in me e l’unica cosa che volevo era rispondere a Lui con la mia vita e imparare ad amare. Perché nella Compagnia Missionaria?Come ho raccontato uscita dal primo Istituto mi sono messa a lavorare come infermiera sempre con l’inquietudine dentro di me di voler incontrare la maniera e il posto giusto per vivere una vita tutta di Dio … non sapevo come e dove. Dopo circa un anno, con l’aiuto di una suora ho conosciuto Cecilia Benoit ( oggi fa parte anche lei della Compagnia Missionaria). Cecilia mi parlò in maniera molto semplice perché anche lei conosceva ben poco di questo Istituto. Sapeva però che in marzo (1987)sarebbe venuta in Cile la Presidente dell’ Istituto. Cecilia mi suggerì che nel frattempo, se mi interessava capire qualcosa di più, potevo partecipare al gruppo che stava nascendo in San Bernardo, cittadina vicino a Santiago. Tutto questo avvenne mi pare nel mese di novembre. La spiegazione che mi era stata data da Cecilia era molto vaga e direi anche poco attraente … però rimasi e cominciai a partecipare al gruppo (eravamo in cinque). La Presidente della Compagnia Missionaria in quel tempo era Marta Bartolozzi; l’incontro con lei è stato moto bello. Lei parlava solo italiano e noi castigliano, ma ci siamo capite ugualmente. Sicuramente lo Spirito Santo era vicino a noi, in abbondanza. Io credo e sono sicura che in realtà, devo la mia vocazione a Marta. La sua accoglienza, le sue parole, la sua capacità di valorizzare la mia storia personale, la sua fiducia in me, mi diedero le ali per azzardarmi a continuare la storia di amore che Dio in quel momento e ancora adesso sta scrivendo in me, nella CM. Insieme a questa straordinaria accoglienza, mi aveva attratto anche la spiritualità dell’Istituto e la sua presenza in mezzo al mondo. Sentivo chiaro che avevo incontrato il luogo per vivere la mia consacrazione appartenendo a Dio e ai fratelli in mezzo al mondo, nella mia famiglia, nella mia professione. Ringrazio ancora il Signore per questo meraviglioso invito che mi ha fatto e continua a farmi nella CM. Hai lavorato professionalmente come infermiera: quali valori o aspetti più arricchenti hai vissuto? Ho lavorato 30 anni in questa professione: due anni in ospedale e 28 anni nella Sanità pubblica nell’Università Cattolica. Ho sempre sentito che mi accompagnava la presenza di Maria Santissima. A Lei ho consacrato tutto il mio lavoro, le mie mani perché Maria lavorasse accanto a me. In sintesi: è stata un’esperienza molto ricca; l’ambiente è sempre stato rispettoso nelle scelte che facevo e con il tempo la mia presenza è stata colta come un valore per chi lavorava al mio fianco. La cosa che mi ha arricchito di più in questa professione è stato il contatto con le persone che si realizzava in situazioni di carenza e fragilità. Sono riuscita a costruire legami molto gratificanti con i miei ammalati e loro mi hanno dato la possibilità di servirli come fratelli in Cristo, specialmente i più bisognosi. Insieme abbiamo condiviso la nostra vita. Nel mio lavoro ho potuto vivere la mia consacrazione secondo la spiritualità CM. E questo avveniva attraverso piccoli gesti concreti della nostra vita diaria, dal semplice saluto all’attenzione personale per alcune terapie, all’educazione, accompagnamento ecc. Inoltre avevo la possibilità di pregare e offrire la vita dei miei ammalati e colleghi di lavoro a Dio, in forma permanente. In mezzo a tanto dolore sentivo la responsabilità di pregare e offrire per loro. Il mio lavoro infermieristico è stato svolto soprattutto in reparti dove si accoglievano persone soggette a dipendenze: psicologiche, psiquiatriche, droga e salute mentale. Ho partecipato e assunto la parte direttiva del Centro Medico negli ultimi 6 anni di lavoro. E’ stato molto faticoso, però con molta pazienza ho capito che era proprio lì, in mezzo agli ammalati e ai vari funzionari, che si faceva presente la misericordia di Dio. Il viaggio di Papa Francesco in Cile e Perù dell’anno scorso … nonostante le varie sfide incontrate è stato definito “un viaggio della speranza e profezia”. Secondo te, quali segni di speranza, germogli di novità sono cresciuti, dopo questo avvenimento? La visita di un Papa è sempre un regalo e una speranza! Il suo motto è stato “Vi lascio la pace”. La sua presenza è stata molto positiva nonostante le polemiche sorte dovute alla situazione della Chiesa cilena in relazione agli abusi, tema che ancora non è sufficientemente affrontato da parte della gerarchia ecclesiastica. Però la polemica ha portato frutti, perché adesso si sta riflettendo direttamente con Papa Francesco il quale ha assunto in prima persona la situazione, per cercare di trovare la maniera migliore di sanare questo problema nella Chiesa, così da farla crescere … e poter diventare un luogo di speranza per tutti. Tutti i vescovi cileni sono stati convocati a Roma per incontrarsi con il Papa. Tutti hanno dato le dimissioni affinché il Papa potesse nominare con libertà il Vescovo di ogni diocesi. Di fronte alla dolorosa realtà degli abusi sessuali su minori, abusi di coscienza e di potere siamo chiamati - così scrive in una lettera Papa Francesco al popolo cileno - a lavorare per cambiare questa cultura dell’ abuso in una cultura del rispetto della vita e della dignità di ogni persona. Il Papa ha già accettato la rinuncia di cinque Vescovi, ed ha ricevuto a Roma tre dei principali laici che hanno subito questi abusi e in seguito ha ricevuto anche un gruppo di sacerdoti e altri laici. Due inviati del Papa sono tornati in Cile per continuare il compito di verificare i vari casi e ascoltare altre denuncie. In questo momento il Papa, la Chiesa accoglie, ascolta, ringrazia per la buona disposizione con la quale stiamo accompagnando questa situazione e allo stesso tempo continua ad informarci ed a renderci partecipe del delicato lavoro che sta facendo per trovare la soluzione migliore a questa situazione che tanto ci fa soffrire . La Chiesa popolo di Dio continua il suo pellegrinaggio con preoccupazione ma con tanta speranza e buona disposizione. Si prega molto per la nostra chiesa cilena in ogni parrocchia, comunità e famiglia. Amiamo la nostra Chiesa e vogliamo che i fratelli che si sono allontanati a causa di questo problema ritornino e possano incontrare una Chiesa Madre, aperta alla speranza, all’accoglienza, centrata nell’unica persona che è Cammino, Verità e Vita: Gesù. Il popolo continua pregando e rimanendo fedele a Gesù Cristo. Questi sono i principali segni di speranza: la presenza fedele del popolo e il lavoro della base che continua preoccupata per i giovani e le famiglie. Nel mese di ottobre si vivranno due eventi in linea tra di loro: il Sinodo dei vescovi e la giornata missionaria mondiale. I temi che verranno affrontati rivolgeranno l’attenzione alla realtà giovanile. Nella tua cultura cilena come vedi il futuro dei giovani cileni?Come in tutte le parti del mondo il lavoro con i giovani chiede molta energia. L’ambiente in cui vivono e i pochi valori che li circondano sono molti forti e influenzabili. In Cile, in particolare si continua riflettendo e lavorando. Speriamo che questo lavoro sia ogni volta più profondo e sia svolto con impegno per offrire ai giovani cammini nuovi di crescita personale e di crescita nella fede. Gli sforzi si fanno soprattutto nelle comunità locali però ci accorgiamo che ancora c’è bisogno di persone che aiutino, persone che abbiano apertura di cuore che sappiano accogliere e che preghino. Speriamo pure in un profondo rinnovamento nella gerarchia della nostra Chiesa, per rinnovarci anche in una autentica e attiva opzione della realtà giovanile. Il tuo messaggio per i giovani …Ho scoperto la mia vocazione quando ero giovane, avevo 21 o 22 anni. E’ importante avere il cuore aperto quando sentiamo interrogativi che ci rendono inquieti, che ci interpellano sul senso della vita, sul cammino che ci aspetta. Non dobbiamo avere paura, avere timore a concretizzare i sogni che abbiamo dentro nel nostro cuore. Chiediamo aiuto a Dio e Lui si prenderà carico di tutto il resto. La mia esperienza mi dice che è il Signore che chiama, in maniera forte e Lui rimane fedele a questa chiamata perché fatta con amore. E’ una chiamata che ci rende felici in qualunque posto Dio ci voglia. La chiamata può essere diversa (consacrazione, matrimonio …) però è sempre una chiamata verso la pienezza in Dio.Concludo dicendo grazie a Dio per il dono della vita e della consacrazione nella Compagnia Missionaria.
racconto di una conversione
 
Festività dell’EPIFANIAScrivo perché, mentre leggevo un saggio sui profeti di Israele, riflettendo su me stessa mi sono accorta che la memoria della mia vita spirituale si sta rarefacendo. Da qui il bisogno di fissare un’esperienza che, credo, valga non per me sola, ma come dono di Dio per tutti gli uomini e donne assetati di Bene. Cagliari 1964 Buon Compleanno!A te, Bambina mia, affinché ti sia di guida e aiuto per vivere santamente. MamminaA Maria Grazia per il suo dodicesimo anno. È la dedica sul libricino, sopravvissuto ai miei tanti traslochi e che conservo accanto al mio letto, «TUTTO PER GESU’», libricino che mia mamma mi aveva spedito per i mie dodici anni quando ero in Collegio a Savona, come aspirante presso le Suore di Santa Maria Giuseppa Rossello. L’iniziazione al mistero di CristoL’iniziazione cristiana nella mia vita è iniziata nel cuore di mia madre, confermata nella scelta del nome: Maria Grazia, perché aveva voluto consacrarmi alla Madonna delle Grazie in Bologna. Rileggendo da adulta, anziana meglio, i racconti che mia mamma mi ha fatto, capisco di condividere uno speciale privilegio: come Samuele, come il Battista, come… (le bibliste completino l’elenco), come Geremia, “consacrata a Dio nel grembo materno”. Vocazione all’amore che mia madre “si è portata nel grembo finché Dio non si è piegato sulle sue pregherie”.Sopra il letto dei mie genitori c’era un quadro in rilievo col Sacro Cuore, e un Crocifisso. Le mie prime immagini sacre che hanno nutrito la mia fede “affettiva”. Non ho mai visto in quelle immagini, come oggi alcuni dicono, il segno sanguinario di una religione crudele. Era il “mio Gesù”: nella manina del Sacro Cuore mia mamma mi faceva trovare al mattino una ciambella di pastafrolla, ma le mie preferenze, soprattutto quando potevo stare nel letto dei miei genitori perché avevo la febbre, non erano per l’immagine consolatoria e generosa del Sacro Cuore, quanto per il piccolo crocifisso di metallo che mi teneva compagnia. Cosa che neppure i soldati hanno fatto, sono riuscita a spezzare le ginocchia al povero Gesù crocifisso, rimasto nella casa paterna con quelle sue gambe ballerine, che bisognava sempre mettere a posto, e che io da bambina avevo rotto. Ma quello è stato “il primo amore per Gesù”. Poveretto! Dovevo essere molto piccola, sono immagini legate ai miei primi ricordi: Gesù e il mal d’orecchie!Questo affetto mi portava a essere molto preoccupata per la salute di Gesù, e quando mia mamma mi accompagnava a visitarlo nell’immagine della deposizione (dovevano essere i famosi sepolcri quaresimali), volevo lasciare le mie scarpette rosse al povero Gesù, tutto nudo e al freddo.I primi anni della mia infanzia sono trascorsi in questa vicinanza col mistero di Cristo. Le lezioni di catechismo, fatte prima privatamente, perché mia mamma voleva essere sicura su ciò che mi avrebbero insegnato, e poi in parrocchia in preparazione alla Prima Comunione. Forse ho un intelletto scarso, ma l’insegnamento che ci davano, sul catechismo da studiare a memoria, era per me uno stimolo profondissimo a cercare l’infinito: la mia vita aveva un significato, ci insegnavano, conoscere, amare e servire Dio! Sì, le mie prime domande sull’esistenza, sull’essere dell’uomo e sull’essere di Dio, nascevano in quella testolina di sei anni, liberavano il mio pensiero in spazi e tempi infiniti. La nostra testa è proprio strana. Per alcuni quegli anni sono stati vissuti come l’oscurantismo del pensiero. Per me sono stati l’aprirsi del pensiero!Una fede da bambina, ma forte, viva, vitale nell’ascolto della messa domenicale, nutrita dell’eucaristia, con lo sguardo all’esempio dei Santi, San Domenico e Santa Caterina da Siena. Diventare santa, come loro, è il desiderio che nasceva partecipando al gruppo dei Rosarianti nella Chiesa di San Domenico a Cagliari.Non certo l’unico desiderio, iniziava la pubertà e l’adolescenza: insieme ai desideri di santità c’era posto per i cantanti, per le vanità, le ambizioni, il desiderio di studio e il “ballo del mattone” (una canzone di Rita Pavone, idolo delle ragazzine degli anni ’60). Il “primo battito del cuore: sono fritta”Il 1964, l’anno in cui mia mamma mi ha regalato il libricino «TUTTO PER GESU’», l’ho trascorso a Savona in collegio. Non era una scelta vocazionale, mia mamma voleva per me una profonda educazione cristiana, qualsiasi fosse stata la mia scelta, ma anche darmi una possibilità di studiare, infatti i miei non avevano i mezzi per farmi fare le scuole superiori. Avevamo una vita di piccole suorine: messa quotidiana, preghiera a pranzo e a cena, pranzi e cene in silenzio nell’ascolto delle letture sacre (di cui non ricordo un bel niente, se non un racconto ambientato in Africa e dai colori romanzeschi), preghiere serali, silenzio allo spegnersi della luce, e insieme gli impegni di un’alunna di seconda media.Eppure di quell’anno (conclusosi a maggio perché non avevo la vocazione) mi sono rimasti incisi profondamente due momenti: L’immagine di una suora, piccola, piegata, con le grandi ceste di roba da lavare. Forse era la responsabile della lavanderia, ma per me era la suora: semplice, radiosa, umile. La cerimonia della “prima professione”: noi ragazzine assistevamo dal coro della Chiesa; dall’alto vedevo queste sposine accostarsi all’altare. Lì, per la prima volta, ho sentito il colpo al cuore dell’innamoramento! Inutile dire che non era la mia vocazione, ho cominciato a diventare insofferente della disciplina, a voler affermare la mia personalità. «Se resto qui, mi faccio suora. Sono “fritta”». Un mese dopo ero nuovamente a casa dai miei. Le domande esistenziali senza rispostaSono iniziati gli anni degli interrogativi, senza risposta. Non coi Focolarini, non nelle Eucarestie della domenica, non nelle questioni poste ai confessori.Nessuno mi aveva mai parlato della dottrina sociale della Chiesa, né del Concilio Vaticano II, anche se avevo assistito ai primi cambiamenti, dalla messa in latino alla messa con le chitarre. Non mi bastava più sentirmi ripetere che la fede viene messa alla prova, che è la croce, che il Signore si siede a tavola con noi quando ti capitano le disgrazie più terribili. Un mistero della croce senza la luce della Risurrezione, senza l’intelligenza e l’amore per l’uomo (fatto per i beni ultimi, cioè senza pene). Pover uomo che, davanti alle ingiustizie, non doveva preoccuparsi dei beni penultimi, ma si doveva rallegrare come partecipe della croce di Cristo.Il mio povero Gesù dalle gambe spezzate era relegato ormai alla mia infanzia. In questi interrogativi di “senso” sono approdata alla contestazione sessantottina.Né esauriva la mia tensione la vita politica dei giovani contestatori, di cui coglievo l’incoerenza, pur condividendo il bisogno di una vita di giustizia. Ho iniziato a occuparmi delle religioni orientali, delle pratiche dell’Hatha Yoga, di tecniche di meditazione. Pensavo, non può il mio cervellino accogliere l’infinito, devo rovesciarmi, essere accolta dall’infinito: così potrò percepirlo, quando tange i miei confini. Poi mi soccorreva la memoria del salmo: Vedete e gustate quanto è buono il Signore; il Signore si fa trovare da chi lo cerca con cuore sincero. “Vedere”, “gustare”: sono verbi che rimandano ai nostri sensi: non vuol dire chiudere Dio nel mio cervellino, ma la possibilità di assaggiare la sua presenza. Se lo cerco con sincerità si fa trovare. Era la risposta ai miei interrogativi: ore di sedute in posizione del loto per incontrare il divino. Per fortuna abbiamo l’illuminazione elettrica. A me non è capitata la fortuna del Budda!E proprio in quegli anni, quando cercavo lontano ciò che mi era vicino, ero svegliata la notte da un sogno ricorrente: la Chiesa dei miei dodici anni. Ho combattuto con tutte le mie forze questi richiami. Era stato l’indottrinamento ricevuto da piccola. Era l’oppio dei popoli. «Prega, Maria Grazia, Prega!». Nel sonno una voce mi sollecitava, e mi dicevo «Chi prego? Io non credo in niente». E sempre nel sonno, ma in un sonno vigile, una voce rispondeva forte «Osanna al Signore, re degli eserciti», mentre il mio essere si metteva in ginocchio.Ricordo quel sonno/sogno/visione come momento della mia conversione, misteriosa, profonda. Si imponeva come un imperativo nella mia vita. Era quella la strada.A vent’anni ho incontrato Santa Teresa D’Avila e San Giovanni della Croce. Ho bevuto le loro biografie e le loro opere cui sono continuamente tornata: mi rivelavano ciò che cercavo assetata. Il ritorno nel grembo della ChiesaNelle letture di Santa Teresa e di S. Giovanni della Croce maturava la mia sete di eucaristia, il bisogno di essere Chiesa. Ma come, la Chiesa colpevole di persecuzioni, corruzioni, avarizia. La mia testa non riusciva a conciliare. Fede e Chiesa? Ma no, non devono necessariamente andare insieme. La sete dell’Eucaristia si faceva esigenza prepotente nella mia vita di giovane donna, ora incinta di quattro mesi. A Torrazzetta, nel pavese, seguo un corso di meditazione buddista nella casa per ritiri “Oasi Mistica”. Ci accoglievano due Suore Francescane di Clausura, Sr. Mariangela e Sr. Ancilla, che in quegli anni del dopo concilio si aprivano ad esperienze di accoglienza fuori dalle mura del convento. Seguivo in modo ligio tutti i dettami per le meditazioni: il Signore si fa trovare da chi lo cerca con cuore sincero, ero lì per quello, cercare il Signore.Mi ero accorta che gli esercizi di meditazione mi riuscivano più facilmente in cappella, lì il cuore si raccoglieva in silenzio senza fatica.ETERNA E’ LA SUA MISERICORDIAETERNA E’ LA SUA MISERICORDIAETERNA E’ LA SUA MISERICORDIAETERNA E’ LA SUA MISERICORDIALe suore avevano iniziato la preghiera della liturgia, il versetto del salmo penetrava nel cuore e lacrime scioglievano la mia durezza…Lì ho scelto Cristo e la Chiesa!Nel ’90, a 38 anni, Gesù, che già si era manifestato nella mia infanzia e nella mia prima adolescenza, non tenendo conto del rifiuto, mi ha ancora chiamato a sé, gettandosi alle spalle tutto il mio passato.E io ho detto SI’, per sempre!
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