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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 27 / 05 / 2020
    SOLENNITA' DEL SACRO CUORE DI GESU'
    Venerdì 19 giugno 2020... Continua
  • 27 / 05 / 2020
    SOLENIDADE DO SAGRADO CORAÇÃO DE JESUS
    Sexta-feira 19 de junho de 2020... Continua
  • 27 / 05 / 2020
    SOLEMNIDAD DEL SAGRADO CORAZÓN DE JESÚS
    Viernes 19 de junio de 2020... Continua
cercare insieme cammini possibili
 
Convegno Internazionale della Vita Consacrata Ho partecipato a Roma, dal 3 al 6 maggio, al convegno internazionale “Consecratio et consecratio per evangelica consilia… riflessioni, questioni aperte, cammini possibili” organizzato dalla Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di vita apostolica, presso la Pontificia Università Antonianum. A partire da un’attenta e critica lettura dell’effettiva realtà presente oggi nella Chiesa il Dicastero ha avviato una riflessione sui diversi significati che vengono attribuiti alle espressioni “consacrazione” e “vita consacrata”. Il desiderio era quello di coinvolgere i membri delle diverse forme di vita consacrata, delle associazioni di laici e dei movimenti nella riflessione intorno ad alcune quaestiones individuate in un Seminario sulla stessa tematica, che ha visto la partecipazione di teologi, canonisti ed altri esperti. “Rappresentiamo un popolo numeroso nella Chiesa e cerchiamo insieme di permettere che il vino nuovo di Gesù rinnovi gli otri della vita consacrata, affinché sperimentiamo la gioia del Vangelo e aiutiamo il Signore a donarlo a tanti altri che si avvicinano a noi. Se da una parte la Chiesa ci assicura che tutte le forme di consacrazione vera sono un dono dello Spirito Santo per la vita di tutto il corpo ecclesiale, dall’altra abbiamo bisogno di criteri autentici per discernere quello che sta succedendo”, così il cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione, ha accolto più di 600 partecipanti, giunti da tutto il mondo. “Nelle circostanze attuali, prendere coscienza più chiara della consacrazione battesimale che ci ha generati figli di Dio e costituiti fratelli e sorelle nella passione, morte e resurrezione del Signore – ha continuato il cardinale -, ci potrà anche aiutare a capire meglio il senso della consacrazione in maniere diverse ma complementari all’interno del popolo di Dio”. La prima relazione è stata quella della teologa suor Nuria Calduch, che ha offerto una visione d’insieme sulla consacrazione sottolineando le dimensioni profetica e sapienziale della vita consacrata. Si è poi soffermata sui passaggi del Vangelo nei quali si riflettono le dimensioni essenziali della vita consacrata: consacrazione, vocazione e vita in comune. Subito dopo, l’intervento a due voci di mons. José Rodríguez Carballo, arcivescovo segretario e suor Carmen Ros Nortes, sottosegretario, ha offerto una sintesi del cammino percorso finora e tracciato gli obiettivi del convegno. “La consacrazione – ha affermato Mons. Carballo – non è statica, non è un atto escludente, ma un processo integratore di differenze. Dietro ogni espressione utilizzata per definire la vita consacrata c’è una ricchezza teologica e carismatica da non perdere. Se la vita consacrata è un mosaico di carismi, questi non possono essere definiti, ma ‘raccontati’, ‘narrati'”. Suor Ros Nortes, ha sottolineato l’importanza di portare avanti nuove riflessioni, “per non rimanere fermi a schemi vecchi o inappropriati, ma per comprendere meglio qual è il nostro oggi come consacrati nella Chiesa e nel mondo”. Papa Francesco, in udienza all’aula Nervi, ai Partecipanti al Convegno internazionale degli Istituti di Vita Consacrata - maggio 2018, ha indicato i criteri autentici che guidano nel discernimento: … “Mi sono domandato: quali sono le cose che lo Spirito vuole si mantengano forti nella vita consacrata? … Queste sono colonne che rimangono, che sono permanenti nella vita consacrata: la preghiera, la povertà e la pazienza. … La preghiera è tornare sempre alla prima chiamata … ritornare a quella Persona che mi ha chiamato … è tornare dal Signore che mi ha invitato a esserGli vicino. Tornare da Lui che mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “Vieni. Lascia tutto e vieni”. … E la preghiera è quello che fa che io lavori per quel Signore, non per i miei interessi o per l’istituzione nella quale lavoro. … La preghiera, nella vita consacrata, è l’aria che ci fa respirare quella chiamata, rinnovare quella chiamata. … Non si può vivere la vita consacrata, non si può discernere ciò che sta accadendo senza parlare con il Signore. … La povertà è la madre, è il muro di contenimento della vita consacrata. … Senza povertà non c’è fecondità nella vita consacrata. Ed è “muro”, ti difende. Ti difende dallo spirito della mondanità … il diavolo entra dalle tasche. … Povertà secondo le regole, le costituzioni di ogni congregazione. … Ci sono tre scalini per passare dalla consacrazione religiosa alla mondanità religiosa. … Primo: i soldi, cioè la mancanza di povertà. Secondo: la vanità, che va dall’estremo di farsi “pavone” a piccole cose di vanità. E terzo: la superbia, l’orgoglio. E da lì, tutti i vizi. … La pazienza. … Entrare in pazienza è un atteggiamento di ogni consacrazione, che va dalle piccole cose della vita comunitaria o della vita di consacrazione, che ognuno ha, in questa varietà che fa lo Spirito Santo … Dalle piccole cose, dalle piccole tolleranze, dai piccoli gesti di sorriso quando ho voglia di dire delle parolacce …, fino al sacrificio di sé stessi, della vita. … E anche pazienza davanti ai problemi comuni della vita consacrata: pensiamo alla scarsità di vocazioni. … Manca la pazienza e finiamo con l’“ars bene moriendi”. Posso domandarmi: … accade nel mio cuore? La mia pazienza è finita e vado avanti sopravvivendo? Senza pazienza non si può essere magnanimi, non si può seguire il Signore: ci stanchiamo. Lo seguiamo fino a un certo punto e alla prima o alla seconda prova, ciao. … Questa “ars bene moriendi”, è l’eutanasia spirituale di un cuore consacrato che non ce la fa più, non ha il coraggio di seguire il Signore. E non chiama … … State attenti su queste tre “p”: la preghiera, la povertà e la pazienza. State attenti. E credo che piaceranno al Signore scelte – mi permetto la parola che non mi piace – scelte radicali in questo senso. Siano personali, siano comunitarie. Ma scommettere su questo. … E vi auguro fecondità. Mai si sa per quali vie passa la mia fecondità, ma se tu preghi, se sei povero, se sei paziente, stai sicuro che sarai fecondo”. L’incontro è continuato in tempi di confronto tra tutti i partecipanti e in lavori specifici per le distinte realtà Ordo virginum, Istituti religiosi, Società di vita apostolica, Istituti secolari, Nuovi istituti e nuove forme, Associazioni e Movimenti. I lavori di gruppo sono stati uno spazio importante di incontro tra le persone e la condivisione di riflessioni ed esperienze sulla consacrazione, sul carisma, sulla fraternità e missione. Spazio di confronto dove riconoscere gli elementi comuni di sequela Christi, lo specifico di ogni realtà, la necessità di avviare cammini di rinnovamento per una cultura della formazione permanente, di integrazione tra culture differenti e avviare processi di dialogo tra le radici di fondazione e l’oggi. A conclusione di questi tre giorni, il cardinale João Braz de Aviz, ha indicato che: “Dobbiamo continuare a camminare insieme, in modo sinodale, perché lo Spirito Santo parla solo dove c’è armonia di vita fraterna”. La riflessione sul tema della “consacrazione”, iniziata in questi giorni, deve essere ulteriormente sviluppata, prima di tutto dalla prospettiva teologica, tenendo conto degli insegnamenti del Vaticano II e del Magistero; tutto questo è fatto meglio in comunione con altri Dicasteri. Da parte sua, mons. José Rodríguez Carballo, Arcivescovo Segretario, ha affermato: “La consacrazione è una realtà dinamica, in itinere… È una identità in relazione, perché il carisma ha un aspetto relazionale. Possiamo essere l’aurora della Chiesa – come ieri ci ha detto il Papa – se camminiamo insieme, in comunione con la Chiesa e in comunione con il mondo”. Sono stati giorni intensi ma belli, si è respirato un’aria nuova… il desiderio di un rinnovamento che sappiamo essere difficile perché passa per la vita di ciascuno, ma che si è visto nei modi di condurre, nelle riflessioni aperte, nell’accoglienza della diversità e nel creare fraternità.
in formazione... sempre!
 
A partire dal 23 al 29 luglio 2018, abbiamo avuto l’incontro delle Responsabili di formazione, nel “Colégio do Sardão”, a Vila Nova di Gaia, Porto, Portogallo. Nel pomeriggio inoltrato del 23, siamo arrivate “da mille strade diverse” al luogo dell’incontro e il 24 abbiamo iniziato i lavori con la presentazione personale, in modo creativo, usando la dinamica della “tela di ragno”. Lì, in cerchio, ci siamo messe a lanciare il gomitolo l’una all’altra, gesto semplice che stava a significare un’unione, una comunione e l’appartenenza alla CM e che ha contribuito anche a tessere legami di conoscenza, di accoglienza reciproca, fatti di ascolto, di attenzione… Hanno preso parte al nostro incontro: la Presidente Martina Cecini, la Vice-presidente Serafina Ribeiro e le responsabili della formazione: Teresa Pozo del Cile, Antonieta N’Dequi della Guinea-Bissau, Justina Carneiro del Portogallo, Santina Pirovano dell’Italia e Lucy Ekawati dell’Indonesia, che ha partecipato a questo incontro come invitata. Per vari motivi Irma Pedrotti dell’Argentina e Orielda Tomasi dell’Italia non hanno partecipato personalmente all’incontro, ma hanno, nel contempo, fatto arrivare le relazioni sulla propria realtà formativa. Martina, nella sua introduzione, ha presentato un breve riassunto sul percorso storico degli incontri delle formatrici fino al 2015. Abbiamo dedicato il primo giorno di lavoro alla lettura delle relazioni di formazione, giá preparate prima, fatta da ciascuna Responsabile. Il dialogo che ne é seguito ci ha aiutato a conoscere di più e meglio: le giovani in formazione, il contesto formativo dei 4 continenti (Africa, Asia, America Latina ed Europa), i vantaggi della pianificazione e programmazione degli incontri, l’importanza del gruppo che cura la formazione, l’imparzialità e la fraternità tra tutte le missionarie, dalle più esperte alle più nuove… Nei giorni 25 e 26, al mattino, è venuto a lavorare con noi padre João de Deus, che ci ha presentato il tema dell’Affettività, suddiviso in due parti: l’Affettività e la conoscenza; Affettività e relazione; Affettività e comunione. Ha alternato ciascuna conferenza con dinamiche di gruppo e plenarie. I contenuti delle sue relazioni, ci sono stati presentati con competenza e rigore scientifico e spiegati attraverso la sua personale testimonianza e la sua esperienza come psicologo. A questa parte dell’incontro hanno partecipato anche due missionarie del gruppo di Porto: Margarida da Silva Vieira e Teresa Castro. Nelle celebrazioni eucaristiche di questi due giorni Padre João ha cercato nelle sue omelie di collegare e fare sintesi tra i contenuti presentati e la Parola di Dio. Personalmente mi sono sentita interpellata a visitare, aver cura con impegno e tenerezza di questa vigna della mia affettività perché sia ogni volta di più un canale di comunione e di amore gratuito: Agape. Sì, l’affettività è un dono ed un impegno che compete a ciascuna, per conoscere, aver cura, accogliere, contemplare, purificare, manifestare…perché sia manifestazione di perdono, di compassione, di tenerezza, di affetto, di bontà, di libertà… Il 26 pomeriggio abbiamo proseguito i lavori tra di noi. Justina ci ha presentato i vantaggi della pianificazione e programmazione degli incontri di formazione, nel senso di realizzare le finalità in ogni tappa della formazione stessa. Ha sottolineato anche la necessità di essere flessibili davanti a situazioni che eventualmente sorgessero in modo imprevisto. Ha aggiunto anche la necessità di scambiarci tra di noi il materiale della formazione. Mi è stato chiesto d fare un piccolo accenno sui giovani, partendo dalla mia personale esperienza di lavoro con loro a livello sia professionale che pastorale, e la presentazione di alcuni passi dei discorsi dei papi Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Abbiamo riflettuto sulla necessità di imparare a condurre i giovani con serietà; a far loro proposte coraggiose; a credere in se stessi, a dir loro che solo Gesù è e sarà sempre la risposta ai grandi desideri… Abbiamo visto l’importanza di sensibilizzare le persone degli ambienti in cui siamo inserite per accompagnare la XV ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI – a tema “i giovani, la fede ed il discernimento vocazionale” in programma dal 3 al 28 ottobre 2018. Ci siamo interrogate sul valore della verifica e del confronto con le responsabili di gruppo, in particolare su ciò che si riferisce al discernimento e alle opzioni relative al progetto comunitario e personale: “il fratello aiutato dal fratello è come una città fortificata”. Ci si sono presentate talvolta situazioni di missionarie che incontrano difficoltà nel conciliare l’assistenza ai loro familiari malati e la partecipazione alle iniziative della CM. Questo argomento deve essere presentato con chiarezza nella formazione di base e deve essere verificato, caso per caso con la responsabile, per il bene della stessa missionaria e per aiutarla nella sua effettiva partecipazione alla vita del gruppo di appartenenza… Martina ci ha parlato di inculturazione della formazione nei diversi contesti culturali, sociali ed ecclesiali e Anna Maria Berta ci ha presentato uno studio esaustivo sul voto di povertà nelle diverse versioni dello Statuto, fino all’attuale. Ha dato spazio anche al tema del testamento, all’aspetto economico ed amministrativo. Nei nostri incontri, la Liturgia è stata preparata e celebrata in spagnolo, italiano e portoghese. Il 28 siamo andate a Fatima a rendere grazie a Maria e ad affidarle la nostra missione. Una coppia di amici, Fernanda ed Enrico, si sono messi a nostra disposizione con le loro auto ed hanno trascorso con noi la giornata. È stato un gesto di gratuità, di amicizia che ci ha consentito di stare insieme, pregare, conoscerci meglio e stringere legami di comunione…Mai dimenticheremo ciò che hanno fatto per noi. La mattina del 29 abbiamo concluso i lavori e, la sera, insieme con Fernanda ed Enrico, siamo andati alla parrocchia di Carvalhosa, alla messa celebrata da padre Pedro, dehoniano. Il Collegio dove abbiamo fatto gli incontri era magnifico: silenzio, fiori, tanti fiori, un giardino, un boschetto… e l’accoglienza di Sr. Gorete e di Margarida è stata eccellente, ci siamo sentite veramente a casa. Abbiamo vissuto tanti piccoli gesti fatti di affetto, di condivisione di sogni e di difficoltà, di sorrisi, di ascolto attento, di offerta di ricordini che ciascuna ha portato dalla sua terra, di complicità nella missione, del già e non ancora, nel nostro processo di crescita e nella fatica di “darci alla luce”, di rinascere e di crescere. Siamo partite in diaspora, con la missione di continuare ad avere cura della nostra formazione – “darci alla luce”, rinascere, crescere…SEMPRE; di servirci degli strumenti che abbiamo ricevuto e che ci possono aiutare a vivere la nostra affettività con un’energia che umanizza, che genera comunione, fraternità; di trasmettere ai nostri gruppi i doni che abbiamo ricevuto e di migliorare il nostro servizio di formatrici… Ciò che comunico dice molto di ciò che è stato trattato e che abbiamo vissuto; lascio spazio aperto alla possibilità di provocare un dialogo con le altre partecipanti, che potrà essere molto fecondo, informativo e formativo. 
tempo di incontro
 
Se mi dovessero chiedere come è andato l’incontro delle Responsabili di Formazione 2018, mi viene spontaneamente una risposta molto semplice, che è però molto significativa: tempo di incontro. Si ci siamo incontrate nuovamente tutte insieme ed abbiamo condiviso e sfruttato al meglio il tempo che avevamo a disposizione. Anzi ancora di più, abbiamo lavorato portando nel nostro cuore questa responsabilità dell’incontro, dell’essere “noi”, della comunione nella formazione delle persone nei distinti paesi e continenti. Il nostro essere missione e comunione è stato il terreno del nostro incontro. Così è stato il tema svolto dell’ “Affettività” presentato da padre Joao de Deus Costa Jorge, diocesano e l’attenzione delicata delle suore Dorotee del Collegio Sardão eravamo ospitate. Anche il nostro pellegrinaggio al Santuario di Fatima insieme a una coppia amica e la speciale partecipazione di Teresa Gonçalves ed Elvira che ci hanno raggiunto da Lisbona ... tutto ci ha parlato di incontro. Per ultimo, l’incontro gioioso e la partecipazione alla prima messa di un sacerdote dehoniano p. Pedro Gomes, amico delle missionarie portoghesi. Un vero incontro con Gesù e la comunità, per far crescere in noi la Vita e vita in abbondanza. Bello ed emozionante è stato anche l’arrivo a Porto dove abbiamo potuto conoscere la nuova casa della CM, qui siamo state ospitate sia all’arrivo che alla partenza. Ringrazio in particolare Lucia Correia e Teresa Castro, insieme anche ad Antonietta per la calorosa accoglienza. Casa di incontro, terra di incontro, cuori di incontro... tutto questo per dire che è la manifestazione del dono della comunione nelle piccole e grandi cose e nelle esperienze vissute. Tempo di incontro per “Vivere la comunione e la missione con un cuore accogliente e misericordioso”.
insieme per capire il significato della nostra vita
 
La vita è bella, la vita è semplice, la vita è strana, la vita è difficile, la vita è piena di sfide, la vita non è mai perfetta, la vita è breve, la vita è gratis, la vita è un problema, la vita è forte, la vita è dolce, la vita è una lotta, la vita è vigilanza, la vita è una possibilità, la vita è creativa, la vita è preziosa, la vita è esperienza, la vita è avventura, la vita è un sogno, la vita è un gioco, la vita è una promessa, la vita è speciale, la vita... Incontrarsi insieme con una grande famiglia, la tua famiglia, quando il desiderio si fa realtà come lo è stato per me, diventa quasi impossibile descrivere le emozioni che si vivono. Mi è stata data l’opportunità di poter partecipare nell’incontro internazionale delle responsabili di formazione CM dove ho potuto conoscere meglio le sorelle che lavorano in vari paesi con culture e lingue diverse e vivere insieme una bella esperienza di comunione e formazione. Questo incontro a Porto (Portogallo) ha rinnovato me stessa, la mia vita. Anche se i giorni sono stati pochi per poterci conoscere in maniera più profonda (il problema della lingua non è stato un problema semplice per me!) ci siamo sentite unite, accolte nella fratellanza del mistero del Cuore trafitto di Cristo. La riflessione “Sull’affettività” che ci ha proposto P. João de Deus Costa Jorge, diocesano mi ha stimolato a impegnarmi di più nelle relazioni, mi ha fatto capire l’importanza di costruire relazioni sane e armoniose per poter vivere insieme, per stare bene con me stessa. A volte costruiamo relazioni solo con una certa persona. Relazioni come queste spesso causano conflitti e ferite interiori perché sono relazioni esclusive, che a volte causano divisione nella convivenza, uno si sente escluso, mentre l’altro ha un posto speciale. I nostri gruppi sono formati da una varietà di persone, con caratteri diversi, ma siamo unite nell’amore divino. Ognuna di noi cerca di mettersi davanti all’altra con un sincero atteggiamento di cuore nel condividere la vita, per comprendersi e aiutarsi a vicenda. Ho capito che vivere insieme, se c’è questa apertura all’altro, l’amore si sviluppa in noi stessi, l’amore per Dio, per gli altri. E’ in questo modo che cresce anche una sana condivisione tra noi dei doni che abbiamo ricevuto. Cresce la voglia di comunicare e di condividere: la gioia che sentiamo, il tempo per stare insieme, le nostre esperienze di fede, l’apostolato, i fallimenti e i nostri limiti. Dobbiamo imparare ad accettare e ad amare le differenze come una ricchezza. Imparare le une dalle altre ad essere un mezzo per costruire la forza di unità. Superare le varie fragilità nel vivere insieme; un ideale richiede un atteggiamento illimitato di perdono. Questa espressione di amore incondizionato rende ogni persona un essere amato e prezioso, anche nelle debolezze. Se riusciamo a fare questo la nostra “vita insieme” avrà un significato: diventerà una manifestazione del vero amore di Dio sia tra noi, nei gruppi, sia tra coloro che ci circondano. Prego per questo e ringrazio tutte per avermi dato la possibilità di partecipare. 
profeti nella storia e voce credibile nella chiesa
 
Dall'Assemblea Nazionale delle Responsabili della CIIS Premessa · Con questa Assemblea apriamo un nuovo triennio della CIIS. · Rinnoviamo quindi impegno e obiettivi: - l’impegno di camminare insieme come Istituti nella Chiesa, cercando tutte le sinergie per aiutarci nel discernimento di come stare nel mondo oggi, in questo grande cambiamento d’epoca, nella modalità specifica della secolarità consacrata. - L’obiettivo di sostenere, rispettando l’autonomia di ciascun Istituto, il cammino, soprattutto in quegli ambiti che sono trasversali a tutti gli Istituti, come ad esempio, la formazione dei formatori, l’età anziana, il tempo della fragilità, la formazione su temi specifici, ecc. - La necessità di esprimere nella Chiesa le istanze del mondo, nell’attenzione ai segni dei tempi, con l’atteggiamento umile di chi ascolta e non presume di sé. · Per dare forma all’impegno e rimettere a tema gli obiettivi, siamo partiti ascoltando quanto emerso nell’assemblea del maggio scorso, a partire: - dalla relazione di fine mandato di Marisa; - dal contributo alla riflessione di Daniela L. - dal dibattito. · Innanzitutto, l’Assemblea ha più volte richiamato l’importanza di continuare nella riflessione circa la modalità tipica della nostra presenza nel mondo, in particolare, “come” essere presenti nella realtà attuale, con la freschezza delle origini e, contemporaneamente, con la necessità di tradurre il carisma nell’oggi, custodendone il nucleo essenziale e rinnovandone i modi per attuarlo, secondo le esigenze del tempo. Programmazione Assemblee o Per rispondere alle sollecitazioni emerse è parso indispensabile prendere seriamente in considerazione quanto Papa Francesco ci ricorda: “Siamo in un cambiamento d’epoca”. o Quindi un primo passaggio (Assemblea novembre 2019) è proprio quello di mettere a tema le ricadute che le caratteristiche di questo cambiamento d’epoca hanno sul vivere collettivo ed individuale. o In questa prospettiva, è fondamentale rimettere all’ordine del giorno il tema del discernimento. Non si tratta di aggiungere ulteriori analisi del contesto, ma di imparare ad attraversare le domande che esso pone, individuando criteri ed atteggiamenti che possano aiutare a discernere come stare e quali scelte compiere nella storia complessa di oggi, a partire dalla nostra vita quotidiana. o Quando si parla di discernimento, si pensa immediatamente all’agire personale, ma, oggi, è indispensabile, prima di tutto, mettere in atto un discernimento storico, cioè cercare di capire i caratteri della situazione, di valutarli alla luce della fede, al fine di cogliere il senso profondo degli avvenimenti. Si tratta, quindi, di operare un discernimento storico che coinvolge, subito dopo, il discernimento comunitario e quello personale: non si tratta, banalmente, di un “prima” e di un “dopo” di carattere cronologico, quanto, piuttosto, di un metodo che deve diventare abituale, proprio per poter assumere in modo autentico e profetico la responsabilità del vivere la nostra consacrazione secolare. o È dalla comprensione/interpretazione della realtà che discende la capacità/libertà di mettersi in gioco. o Un secondo passaggio (assemblea di maggio 2020) potrebbe affrontare, quindi, il tema del discernimento, nelle diverse sue forme, in particolare il discernimento storico e il discernimento comunitario: innanzitutto, vedere e comprendere il contesto, alla luce del cambiamento d’epoca, per cogliere come esso interpella la nostra vocazione e quali priorità indica. o I mutamenti continui (in particolare il continuo mutamento culturale), per essere letti ed interpretati, chiedono una puntuale preparazione. o Il tema della formazione potrebbe costituire un terzo passaggio (autunno 2020): ü Sarebbe importante definire “che cosa è formazione oggi” se: o la formazione è dare/prendere forma; o la formazione non è solo trasmissione di conoscenze; o la formazione è contenuto e insieme relazione (che si instaura nel trasferire il contenuto medesimo), tra chi educa (l’autorità nelle diverse accezioni) e chi accoglie la proposta educativa: o oggi siamo in presenza di un certo indebolimento della figura dell’autorità: quali conseguenze nel rapporto educativo. o Ci troviamo in un contesto in cui la formazione spesso subisce la pretesa psicologica di essere assoluta, rischiando così di rendere marginale la dimensione spirituale della vita cristiana. ü Sarebbe importante comprendere quale formazione offrire in un contesto in cui: o La fede cristiana appare estranea alla società in cui viviamo; o Non sembrano più possibili criteri condivisi circa ciò che è “vita buona”; o Sembrano prevalere criteri unicamente soggettivi che rispondono esclusivamente ad esigenze individuali……benessere; o Viene continuamente rimosso il concetto di bene comune; o Tempo di pluralismo e di relativizzazione; o La nostra esperienza personale di fede è connotata dalla solitudine; o Il contesto ci pone sfide inedite; o La nostra è una fede esposta all’incertezza causata dai continui mutamenti, in una situazione in cui non vi è il sostegno di una comunità “stabile”, nella consapevolezza che ciò, talora, può produrre la tentazione di cercare protezione e riparo in un concetto di comunità diverso da quello di chi vive condizioni di diaspora. ü Quale metodo formativo: o Il metodo deve favorire la lettura critica del vissuto, la quale non si accontenta del “racconto” di quanto accade nella vita quotidiana di ciascuna, ma che, attraverso contenuti adeguati, che alimentano la fede, consenta una rielaborazione dell’esperienza nella prospettiva evangelica. ü Rimettere a tema l’autoformazione: o Premesso che non esiste formazione oggettiva che non diventi anche autoformazione, sarebbe importante chiedersi quali possibilità, oggi, per un’autentica autoformazione. o Tutto questo ci conduce ad una domanda fondamentale: Quale profezia nel cambiamento d’epoca? Che cosa è chiesto agli IS? Quarto passaggio (assemblea maggio 21) o Un quinto passaggio (Assemblea ottobre 2021) potrebbe riguardare l’attualità della nostra vocazione Buone ragioni per proporre la nostra vocazione ai giovani. Come? o Assemblea elettiva maggio 2022 Altri aspetti: v Aggancio con altre realtà ecclesiali per condividere pensieri, interventi, idee; v Prosecuzione del lavoro Osservatorio: coinvolgimento altre realtà, territorio, su proposte culturali e sociali; v Lavoro insieme con CIIS diocesane e regionali: quali modalità? Convegni territoriali in collaborazione? v Congresso e Assemblea CMIS importanza della partecipazione. Carmela Tascone (Rivista Incontro n.1 - 2020)
incontro internazionale delle neo-consacrate
 
Getterò la semente che ho raccolto Sono arrivata in Italia dal Mozambico per la prima volta il 12 novembre scorso, dopo aver fatto sosta a Maputo. Mi sento veramente contenta di vivere più  da vicino la cultura italiana: il modo di vivere, accogliere, pregare,  cucinare… tutto molto diverso dalla cultura del mio Paese. Voglio farvi partecipi dei momenti salienti della mia esperienza in Italia. Mai dimenticherò la celebrazione del 60º Anniversario dalla fondazione della CM, realizzata a Bologna, via Guidotti 53, il 27 dicembre 2017. Ha dato il via alla giornata il messaggio della Presidente, seguito dalla presentazione, da parte di Lúcia Correia e Lucia Capriotti, di due pubblicazioni:  “60 anni di storia sulle strade del mondo” e  “Gettare tutto nelle Fondamenta – Lettere dal 1948 al 1957 - P. Albino”. Il trovarsi insieme, il pranzo, la celebrazione eucaristica presieduta dal Vicario generale della diocesi di Bologna, mi hanno aiutato a vivere e ad accogliere in modo nuovo e profondo la grazia del progetto iniziato dal nostro fondatore. Sottolineo anche alcuni aspetti che mi hanno colpito di più nell’incontro con le neo-consacrate: il messaggio della nostra Presidente; le dinamiche che ci ha presentato Santina e che ci inseriranno in un percorso ricco di segni; la benedizione che ci siamo donate l’una all’altra, i momenti di condivisione, la scelta delle parole-chiave più significative, il breve cammino fino all’aiuola del giardino della casa, nel luogo dove fu piantato il rosaio nell’ultimo incontro delle neo-consacrate nel 2012, l’acqua con cui ciascuna di noi ha annaffiato il roseto, come segno di  “Gettare tutto nelle fondamenta”.               Lúcia Correia, con semplicità ci ha spiegato e aiutato a riflettere con maggior intensità  sulla storia della CM, mentre Lucia Capriotti ci ha parlato della spiritualità e ci ha consegnato alcune domande per fare la nostra riflessione personale. Sono riconoscente a queste sagge missionarie che ci hanno trasmesso la ricchezza della nostra storia e della nostra spiritualità. Ho avuto la bella occasione di rinnovare i miei voti annuali insieme con Elisabeth e Nhamo, nella nostra cappella di Bologna, durante la celebrazione eucaristica presieduta da P. Marcello, dehoniano, il 30 dicembre… data indimenticabile che ci incita a continuare a rendere grazie a Dio per le nostre vite, messe al servizio del suo Regno, come sequela di Cristo. Il 1º gennaio 2018, noi neo-consacrate insieme con Lúcia Correia, siamo andate a Monguelfo, nella nostra Casa per Ferie, che si trova in un luogo di montagna, bello e ricco di pace, meta di turisti. L’accoglienza delle missionarie che compiono là il loro servizio, la semplicità, la gioia anche nelle difficoltà, sono una testimonianza nascosta come il sale e il lievito. Ci siamo sentite subito motivate a dare una mano per far fermentare insieme i valori della civiltà dell’amore. Il loro modo di prestare servizio agli ospiti mi ha fatto pensare alla Marta del Vangelo, che ha servito Gesù a suo modo, senza risparmiarsi.          E infine, tornate a Bologna, il 5 e 6 gennaio abbiamo preso parte all’incontro di animazione missionaria tenuto nella nostra parrocchia tenuta dai frati Cappuccini. È stato un incontro interculturale con giovani di diversi continenti: Europa (Italia); Africa (Guiné-Bissau, CaboVerde, Etiopia e Mozambico); America Latina (Argentina e Chile). Sale dal mio cuore una lode al Signore per quanto ho vissuto e ricevuto da ciascuno di loro.  Getterò la semente che ho raccolto. Questa è una sfida che faccio mia, per abbracciare la missione che mi attende.                                                                                                                                                        Dalaina Armando  Un viaggio meravigliosoPermettetemi di condividere con voi i momenti più salienti di questo bel viaggio e i momenti più belli che ho vissuto in Italia, culla del nostro istituto. Sono partita dal Mozambico per Bologna il 20 dicembre scorso. Il viaggio è stato bello, mi è piaciuto, anche se mi sentivo a disagio in aereo, perché si parlava solo inglese. Arrivata ad Addis Abeba, ho ammirato dall’alto il bel panorama della città. Allo stesso tempo sentivo già l’ansia e la paura di perdermi, per cui mi sono subito preoccupata di trovare il “cancello” del mio volo per Roma. A gesti e mostrando il biglietto ci sono riuscita e lì, nella sala d’attesa, ho conosciuto due suore che andavano anche loro a Roma. Provai a dialogare con loro e riuscimmo a capirci, nonostante non parlassero portoghese. Con loro mi sono sentita tranquilla ed ho proseguito il mio viaggio serena. All’arrivo all’aeroporto di Roma, così grande e così bello, mi sono rallegrata, ma già mi stavo preoccupando di come raggiungere la sala di imbarco per Bologna. L’agitazione era alle stelle ma, con la voce dello Spirito Santo che mi guidava, andai avanti, con il biglietto in mano e, di nuovo a gesti, ho raggiunto felicemente la mia meta dove mi attendeva un piccolo problema.  Subito all’entrata mi chiesero, in italiano, di mostrare loro i documenti che convalidavano il mio soggiorno a Bologna. Ho capito cosa chiedevano e, sapendo che non avevo la dichiarazione con me, sono scoppiata in lacrime. Subito però ho avvertito che il Signore era accanto a me e mi sono fatta coraggio tentando di spiegare, in portoghese e con i gesti, che non avevo con me la dichiarazione… ma il mio interlocutore non capiva un bel niente. Per superare la difficoltà, ho pensato bene di mostrare il mio biglietto di viaggio di andata e ritorno, dove era indicato tutto il mio percorso.  Finalmente timbrarono il mio passaporto e mi indicarono la sala di imbarco e il percorso da seguire per raggiungerla. Seguendo frecce e lettere indicative, eccomi giunta al mio cancello di imbarco, ma lì non c’era ancora nessuno. Mi venne il dubbio se fossi nel luogo giusto. Allora andai nella sala attigua e chiesi a gesti e mostrando il biglietto all’agente di servizio, che mi dicesse con esattezza il numero del cancello di imbarco. Lui subito si informò all’ufficio partenze e mi disse che c’era stato un cambiamento. Stressata, avvertii che i nervi stavano per saltare. Allora dissi un’Ave Maria alla Madonna e mi diressi, senza grande fatica, verso la mia sala, dove incontrai molte persone in attesa come me. Mi sedetti, feci un profondo respiro con grande calma. Ci imbarcammo, partimmo...! Arrivata a destinazione vidi Martina che mi stava aspettando e la gioia e la soddisfazione furono immense. Io, da sola, ce l’avevo fatta! Entrando in casa, provai una grande gioia: sentire e vedere il coro di benvenuto delle missionarie che mi aspettavano. Avvertii un’accoglienza calorosa, anche se ero molto stanca. Il giorno dopo iniziammo la scelta dei canti e le prove per la festa dei 60 anni dalla fondazione della CM, che fu un grande successo. Prendere parte a questa festa, che coincideva con l’anniversario della mia prima emissione dei voti, fu per me una vera grazia, ma anche una sfida che mi spronava ad essere continuatrice di questa opera iniziata dal padre fondatore con le prime missionarie.   Dopo questa festa speciale, ci furono gli incontri formativi per le neo-consacrate, in cui abbiamo rivisitato la storia dei 60 anni della CM e la sua spiritualità. Nel contesto abbiamo avuto come punti forti la costruzione dell’identità, che non dev’essere una realtà statica, ma dinamica. Per dare continuità a questa identità, siamo chiamate a fare discernimento sia personale che comunitario all’interno dell’istituto, aprirci al nuovo, alla profezia… Un altro punto focale è l’ecce venio di Gesù e la sua “oblazione”, la sua offerta: Cristo imparò ad obbedire soffrendo. L’ ecce ancilla di Maria è pure il centro della nostra attenzione tutti i giorni della nostra vita, in obbedienza alla volontà di Dio e agli uomini.  Terminati gli incontri si celebrò l’eucaristia per la festa della rinnovazione dei voti di Dalaina, Nhamo e Elisabeth, presieduta da padre Marcello scj. Nei giorni successivi andammo a Monguelfo, nella casa per ferie; bello il paesaggio con le sue montagne coperte da un’abbondante neve, che io non avevo mai visto. Rimasi positivamente meravigliata soprattutto del lavoro che fanno le missionarie che vivono lì: far da mangiare e dare da dormire a molta gente. Rientrate a Bologna fummo invitate a fare l’animazione missionaria nella nostra parrocchia, insieme con i Frati Minori Cappuccini, nei giorni 5 e 6 gennaio, solennità dell’Epifania. Fu un momento molto ricco per la varietà di cultura dei presenti, provenienti da paesi e continenti diversi: Africa (Mozambico, Guinea-Bissau e Capo Verde), America Latina (Argentina e Cile), Italia, e altri. Tutto fu molto bello! Bologna è una bella città! Sono riconoscente a tutte le missionarie che hanno contribuito perché io facessi questo viaggio e vivessi questa meravigliosa esperienza. Isabel Rodrigues Mio Dio, stai sempre accanto a me! Il Signore mi é stato compagno nel mio viaggio in Italia. Ho lasciato Guiné-Bissau il 19  dicembre scorso. Il giorno dopo, giunta all’aeroporto di Lisbona con qualche ritardo, ho incontrato Lúcia Correia e Serafina Ribeiro che mi aspettavano, preoccupate perché sono arrivata quasi all’orario della partenza. Che grande gioia quando ci siamo viste! Poi, insieme, abbiamo proseguito in volo fino a Bologna. Il 27 dicembre abbiamo celebrato il 60º anniversario dalla fondazione della Compagnia Missionaria. Mi é piaciuta molto questa giornata di festa. Tra le iniziative, un particolare rilievo é stato dato alla presentazione del libro “60 ANNI DI STORIA SULLE STRADE DEL MONDO”, frutto del lavoro realizzato da Lúcia Correia. Nel pomeriggio è seguita la celebrazione eucaristica. Dal 23 al 30 dicembre si é tenuto “l’incontro delle giovani consacrate” e con la presenza di altre missionarie. L’incontro ha avuto il suo incipit con una dinamica che ha incluso una preghera di benedizione le une per le altre. E’ stato per me uno dei momenti piú significativi.  Il 30 dicembre ho rinnovato i voti durante la celebrazione eucaristica, nella cappella di via Guidotti, insieme con Dalaina del Mozambico e Elisabetta del Chile. Questa opportunitá di rinnovare insieme i voti ha rinsaldato la comunione che giá ci unisce… per me é stato un momento di grazia profonda. Dal 1º al 4 gennaio 2018 siamo state a Monguelfo nella Casa per Ferie da noi gestita. Lúcia Correia é stata con noi nuove consacrate tutto il tempo. Eravamo Andrea e Silvia dell’Argentina; Elizabeth del Cile; Dalaina e Isabel del Mozambico e io della Guiné. Monguelfo é un paese molto bello… circondato da montagne… Bello, molto bello veder cadere tanta neve in quei giorni. A Monguelfo vanno molte persone sia per riposare che per contemplare le meraviglie di Dio tra quelle montagne. Ho visto come le missionarie che vi lavorano prestano il loro servizio con gioia, con amore e dolcezza verso tutti gli ospiti che arrivano lassú. Nei giorni seguenti, 5 e 6 gennaio, rientrate a Bologna, abbiamo preso parte insieme con Martina e Serafina ad un incontro missionario nella nostra ‘Parroccha di San Giuseppe, sposo di Maria’. Abbiamo dato le nostre testimonianze, abbiamo condiviso le nostre diverse culture, abbiamo animato gli incontri e le celebrazioni eucaristiche con canti delle nostre terre, in lingua originale. Siamo state accolte con simpatia dai giovani presenti, che hanno scambiato con noi, nella gioia, le loro riflessioni sulla Parola di Dio, e le loro esperienze personali. Noi tre, Dalaina, Isabel e io, abbiamo partecipato ad alcuni incontri di formazione umana e spirituale, tenuti da Serafina. Mi sono piaciuti molto. Li ho trovati utili. Posso concludere dicendo che la mia permanenza a Bologna e tutto ció che ho vissuto in Italia, sono stati per me un tempo di grazia.  Obrigada, Senhor. Grazie, Signore! Nhamo F. Abna Rendiamo grazie Rendiamo grazie per questa grande celebrazione e questo incontro e lo facciamo fin dal suo inizio: dalla partenza dai nostri paesi di origine fino all’arrivo in Italia accolte festosamente dalle nostre sorelle giovani e da tutta la Famiglia. Rendiamo grazie per la testimonianza di vita e di disponibilità che ci è stata donata da ogni missionaria con le quali abbiamo condiviso questi giorni e per tutto quanto si è organizzato: la festa dei 60 anni di fondazione della CM, la Giornata Missionaria dell’Epifania in parrocchia, il tempo liturgico del Natale nelle varie comunità, la visita alla nostra Casa per Ferie di Villa San Giuseppe, a Monguelfo ecc. Rendiamo grazie soprattutto a Dio per questa famiglia CM, regalo per ciascuna di noi e per tutta la Chiesa. Testimonianza di ElizabethCome prima cosa voglio sottolineare l’incontro personale, concreto, con questa famiglia. Ne avevo sentito parlare attraverso i vari racconti di chi l’aveva conosciuta personalmente, avevo sentito i vari nomi delle missionarie, alcune conosciute attraverso i vari articoli che leggevo in Vinculum, la loro partecipazione come parte della storia CM. Tutto questo è stato bello ma molto diverso da quello che può essere un incontro da vicino, personale e reale. Tutto è stato importante, fin dalla preparazione della celebrazione dei 60 anni CM, dove siamo state chiamate a collaborare ai vari preparativi, alla liturgia con la presentazione dei vari doni portati dai nostri paesi. E’ stato importante ascoltare Lùcia Correia e Lucia Capriotti che ci hanno presentato la nostra storia e i ricordi di p. Albino, la testimonianza delle “prime missionarie” della CM. Con emozione, abbiamo visto che nonostante la differenza delle lingue, riuscivamo a capirci, ad afferrare il messaggio dell’azione dello Spirito Santo nella storia della CM, che ci veniva proposto con entusiasmo e convinzione dalla due relatrici. Poter essere presente in questo momento così speciale e significativo è stato molto importante per il mio cammino di formazione.La seconda parte di questo incontro soprattutto nei giorni: 28 – 29 – 30 dicembre sono stati veramente intensi; abbiamo condiviso il programma con alcuni membri del Consiglio Centrale: Martina, Serafina, Lucia Capriotti che insieme a Lùcia Correia ci hanno aiutato nella rflessione. Personalmente mi ha impressionato la preparazione che c’è stata per queste giornate, la profondità dei temi svolti e le domande di riflessione proposte: “Qual è il punto di convergenza della CM? Qual è l’irradiazione della CM per me, per la Chiesa? Come vivo l’Ecce Venio e l’Ecce Ancilla? Quali sono le dimensioni dell’Ecce Venio e Ecce Ancilla?... Queste sono alcune domande che mi interpellano profondamente e che mi impegnano nel cammino dell’identità e della formazione CM. Un altro aspetto molto importante di questo incontro è stata la partecipazione di altre missionarie da altre nazioni, ciascuna con differenti culture, lingue e personalità. Nonostante queste diversità siamo riuscite a capirci! Inoltre abbiamo visto che tutte abbiamo condiviso la stessa realtà di far parte della CM, ciascuna con le sue differenze, il voler proseguire crescendo nella nostra formazione e sentire in noi la responsabilità di condividere ed estendere ad altri tutto quanto abbiamo ricevuto e maturato in questa esperienza.Per ultimo, il primo di gennaio siamo partite tutte insieme per Monguelfo. Qui ci aspettava Fiora e le altre. Abbiamo trascorso giorni bellissimi godendo il panorama delle montagne e della neve! La Villa San Giuseppe, dove vivono le missionarie è aperta a tanta gente, è comoda, grande e soprattutto accogliente. E’ bello vedere le famiglie con i loro piccoli godere di questo spazio, di questo bel clima e sentirsi come a casa loro. Noi abbiamo cercato di dare nel nostro piccolo un po’ di collaborazione: preparando i tavoli per gli ospiti e raccogliendo alla fine i piatti...piccoli gesti che ci hanno permesso di sentirci unite alle missionarie che qui lavorano. Questa è stata un’esperienza che conservo nel mio cuore perchè mi ha permesso di conoscere da vicino il lavoro di questa attività. Ringrazio di cuore per l’accoglienza che ci è stata riservata nei quattro giorni che abbiamo trascorso lassù. Testimonianza di AndreaDopo diversi giorni dalla nostra esperienza in Italia, ora riguardo e valuto da lontano tutto quanto abbiamo vissuto in questa esperienza di condivisione e di comunione e rifletto anche sul tempo di preghiera degli Esercizi spirituali che abbiamo da poco terminato noi della CM Latinoamericana. Adesso è il momento in cui ciascuna di noi deve assumere l’impegno di continuare a coltivare la terra, di pregare per i sogni che ogni missionaria o familiares porta in cuore: sono come semente che il Signore continuarà a mettere nei nostri cuori...Quanto è importante il vissuto della comunione nella Compagnia Missionaria! In questi giorni ho avuto un sogno: noi accogliavamo in visita le nostre sorelle indonesiane, una presenza piena di gioia che rallegrava il nostro stare insieme... Come è importante la testimonianza, ci stimola alla sfida di pensare ad una pastorale vocazionale!Che la mia vita e quella di ciascuna di noi sia come l’acqua fresca che fa vivere e dissetare il roseto che Dio ha piantato. Testimonianza di Silvia“La consacrazione a Dio nella CM...ci immette in una nuova famiglia dove l’amore vuole essere il criterio assoluto di vita e di relazione.” (Statuto n. 72)“Vivremo le espressioni concrete della vita di comunione...attingendo lo Spirito dal Cuore di Cristo...per diventare donne esperte di comunione...”( RdV n. 73) Ogni giorno che abbiamo vissuto nella Casa di Bologna, a Monguelfo, nella comunità parrocchiale e le varie attività svolte, sia all’interno della CM come fuori di essa, possiamo ora contemplare, vedere e dire grazie dal profondo del nostro cuore per questa Famiglia, per la vita di fede e di amore di ciascuna missionaria, per la passione che si sente , si vede nel voler incarnare il carisma, la spiritualità...e anche cogliendo uno sguardo rivolto al futuro cercando nuovi cammini che il Signore ci ha già mostrato e ci mostrerà in questi 60 anni di vita CM.E’ scoprire che ciò che è scritto nello Statuto si sta incarnando e diventa vita per ciascuna. Una vita che traspare nei gesti , nelle piccole cose come: l’accoglienza, la dolcezza nel trattare chi ci sta accanto, il voler sempre dare il meglio di se stessa per far sì che l’altra si trovi bene...anche le prove di canto e danze che abbiamo fatto hanno dato il loro messaggio...una preparazione efficace perchè tutto doveva dare il suo buon risultato , così è avvenuto con le varie riunioni stabilite per poter svolgere bene qualsiasi attività in programma... la preoccupazione per chi non stava molto bene di salute...la complicità di qualcuna...tutto ha aiutato a sentirci come in una “fraternità” che sa trascendere la difficoltà delle lingue diverse, dalla cultura e l’età...Grazie Signore perchè ci hai chiamate, chiami e continuerai a chiamare quelle che tu vorrai ...amando la nostra piccolezza e affidando alle nostre mani il dono dell’amore che si fa comunione.Incontriamo e rinforziamo questa unità in ogni Eucaristia. La CM dell’America Latina
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
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