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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 13 / 11 / 2018
    CONSIGLIO CENTRALE
    28 gennaio - 2 febbraio 2019, a Bologna... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSEJO CENTRAL
    28 de enero - 2 de febrero 2019, en Bolonia... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSELHO CENTRAL
    28 de janeiro - 2 de fevereiro de 2019, em Bolonha... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La Presidente in Guinea Bissau
    Martina visiterà il gruppo della Guinea dal 6 dicembre 2018 al 9 gennaio 2019. La accompagniamo con... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    A Presidente em Guiné Bissau
    A Martina visitará o grupo da Guiné, de 6 de dezembro 2018 a 9 de janeiro 2019. Acompanhamo-la com... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La presidenta en Guinea Bissau
    Martina visitará el grupo de Guinea desde el 6 de diciembre 2018 al 9 de enero 2019. La acompañamo... Continua
il sorriso di dio
 
Mi chiamo Rosy. Attualmente vivo a Conegliano Veneto in provincia di Treviso. Da anni faccio parte della Croce Rossa e sono nel percorso formativo per diventare missionaria CM. Il mio percorso di vita, a volte molto ripido, mi ha sempre portato a guardare oltre. C’è un incontro che costantemente ha risuonato in me, quello con don Tonino Bello e ciò che lui diceva: “C’è sempre un asciugatoio che manca, una brocca che è vuota d’acqua, un catino che non si trova”. Sono parole che in un certo senso hanno guidato le scelte del mio vivere. Ecco l’entrare a far parte della Croce Rossa, inizialmente nel settore emergenza, per poi operare anche nel sociale, ad incontrare i più poveri. Un primo progetto a cui ho partecipato (Punto Caldo) era rivolto ai Senza Fissa Dimora, coloro che sono chiamati “il rifiuto della società”. Proprio così: rifiuto della società. Usciamo tre volte a settimana per portare vivande calde, viveri e ciò di cui hanno bisogno, in luoghi da loro raggiungibili e non sempre in situazioni semplici. Ho toccato con mano che esiste una realtà diversa da quella che molte volte si vede attraverso i mass media e non solo, una realtà spesso nascosta. Molte volte mi sono chiesta cosa facessero durante le loro giornate, il perché sono finiti in quella situazione, qual è il loro passato…. Più mi ponevo domande è più mi rendevo conto che c’era ancora “una brocca da riempire”. Ho capito che in strada non si muore di fame, qualcosa in un modo o nell’altro la si recupera, ma si muore di solitudine, di indifferenza… In quegli incontri dovevo essere io a portare aiuto….ma ero io a ricevere… tutto ciò di cui il mio cuore aveva bisogno per nutrirsi. Ma non solo. Molte volte mi sono resa conto di avere difficoltà ad accettare il fatto che oggi esistano situazioni del genere. Ma a cosa serve chiederselo? Non basta per risollevare queste persone dalla sofferenza. La risposta è stata: si può fare ancora qualcosa. Ma cosa? E soprattutto in un territorio dove le istituzioni sono completamente assenti, non interessate a queste problematiche umane, dove queste persone pur essendo un numero elevato non esistono e sono viste come una malattia… Sono tante le porte trovate chiuse. Ho cominciato a riflettere su ciò con un piccolo gruppo del quale oggi sono responsabile. Abbiamo iniziato a sognare alla grande con l’idea di realizzare un dormitorio. Progetto, contatti e altro per renderci conto che i costi erano elevatissimi, che avevamo bisogno di una struttura adeguata e che nessuno poteva darci una mano. Troppo rischioso per il territorio che si è sempre tirato indietro. Abbiamo continuato a lavorare pensando a qualcosa di diverso e alla fine il nostro progetto è diventato “Progetto docce”. Forse un po’ poco per aiutarli ma è una piccola goccia nell’oceano. Abbiamo scelto un modo diverso, forse non comune, ma con la certezza di poter ridare non solo dignità alle persone ma soprattutto di offrire uno spazio per creare un rapporto umano, una relazione, fatta di ascolto, condivisione, per farli sentire importanti. Ecco lo scopo: far spalancare la porta della solitudine, dar voce ai loro bisogni e provare a guardare con i loro occhi. La mia vita burrascosa mi ha portato sempre a credere nella “provvidenza”, soprattutto quando si lavora per il bene comune. Il mio percorso mi porta a conoscere una nuova realtà lavorativa in una casa di riposo: dalla disabilità alla fragilità dell’anziano. Una realtà che cammina con l’uomo, accanto all’uomo. Sappiamo bene che non sempre è così…soprattutto nella società odierna. Ho trovato in essa dei dirigenti capaci di ascolto, capaci di guardare le necessità del territorio, che mi offrono la possibilità di poter usufruire di alcuni locali della casa di riposo. Ed ecco che la provvidenza si fa presente… Ciò che stavamo cercando ci viene gratuitamente dato… Questo ci ha permesso di poter dar vita a questa realtà. Essendo l’inizio e soprattutto senza tante risorse disponibili, incontriamo settimanalmente questi nostri amici… Condividono con noi le loro storie di vita, i loro sogni spesso infranti, le loro speranze…. Sì, speranze perché sono queste che sostengono il cammino di ognuno di noi. Sono consapevole che è molto poco ciò che facciamo e che c’è tanto ancora da fare, ma so che il grande amore che ci mettiamo rende ciò straordinario: è straordinario vederli contenti, vedere che si fidano e in un certo senso si affidano a noi……E’ semplicemente straordinario vedere il sorriso di Dio sui loro volti.
fatica e entusiasmo
 
“Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”(Mt.25,40) Per raggiungere il villaggio di Pasang Surut ( isola di Sumatra) si deve scegliere tra due possibilità: percorrendo il fiume con un barcone oppure a piedi per terra ferma naturalmente ambedue i percorsi con diversi disagi. Con il tempo delle piogge poi, la strada rimane fangosa e scivolosa per cui non rimane che scegliere il percorso via fiume. E’ una località situata sulle rive del fiume, gli abitanti quasi tutti contadini, coltivano il riso, base del loro alimento quotidiano , dalla palma di cocco l’olio e anche la gomma da un altro albero In questo posto c’è una parrocchia affidata ai Padri dehoniani e una comunità di suore “Charitas”, indonesiane, che gestiscono una clinica. Ho conosciuto questo posto per la prima volta nel 2005 quando con Antonia e p. Sugino SCJ siamo venuti per una giornata di animazione missionaria. Venerdì 6 febbraio ci sono ritornata per svolgere un programma lavoro nelle scuole, insieme ad una mia collega Margaretha e a p. Fridho SCJ. supervisore delle strutture scolastiche. Partiamo da Palembang ben preparate e pronte ad accogliere i vari disagi del cammino, ma anche con tanta fiducia ed entusiasmo. Con noi viaggia una ragazzina di 14 anni, molto bella , dal viso dolce. Il nostro compito è quello di accompagnarla dalle suore e lasciarla con loro. Conosco la sua storia attraverso i giornali che hanno parlato del suo caso e da notizie che mi vengono date durante il cammino. La presenza di questa ragazza seduta in macchina accanto a noi,mi obbliga a pensare per tutto il viaggio al valore della vita, alla famiglia, al mondo in cui viviamo. Una giovane vita la sua, già tanto provata , offesa, sfruttata..Di famiglia cattolica, la ragazza ha sperimentato in diversi momenti della sua vita la violenza e la precarietà della sua propria famiglia. Non accolta dal padre e dalla madre viene affidata al nonno che la inserisce nell’ambiente della prostituzione…La ragazza scappa di casa e per un tempo vive insieme ad altre persone povere, sotto un ponte della sua città. Le persone che inizialmente cercano di proteggerla, in breve si rivelano pure loro sfruttatori e la vendono ad altri …Passa così da un’esperienza all’altra vivendo nella più triste realtà di giochi proibiti e in ambienti inadatti alla sua età e destinati a rubarle il dono più grande: la vita. Finalmente incontra una persona che la prende a cuore e la incoraggia ad andare dalla polizia. Da qui nasce finalmente un cammino di recupero e accompagnamento attraverso l’inserimento in un progetto organizzativo, che ha lo scopo di aiutare bambini con seri problemi familiari. Una giovane vita con un percorso segnato dalla croce… a solo 14 anni!!! Con questi pensieri che vanno e vengono nella mia testa, non mi sono resa conto del tempo trascorso in viaggio e così siamo arrivati a Pasang Surut. P. Edi e p. Sukadi SCJ ci accolgono nella casa parrocchiale. Dopo cena veniamo ospitate dalle suore “Charitas”. Ci accoglie un ambiente molto semplice e fraterno che ci fa provare la pace e la gioia di stare insieme. Un clima sereno che sembra lenire e sanare le ferite provate e sentite in me ripercorrendo il percorso di vita di questa giovane. Veramente l’accoglienza, la bontà e il rispetto per gli altri ti rendono più comprensiva e più buona! Il giorno dopo nella cappella delle suore alle ore 5.30, Padre Fridho SCJ celebra l’ eucaristia e in seguito dopo colazione incominciamo a svolgere il nostro programma scolastico. Avendo il pomeriggio libero siamo andati a pescare. E’ stato molto bello vedere sorridere questa ragazza, contenta di poter partecipare a tutto questo con tanta semplicità, gioia e serenità. Insieme, abbiamo poi preparato la cena e gustato il nostro pesce, cucinato molte bene. Veramente buono!!!. Alle Ore 19.00 ci siamo incontrate ancora in parrocchia per terminare il nostro lavoro di programmazione verso le ore 23.00, stanca, con tanto sonno…ma felice di tutto. Il mattino dopo alle ore 7 pronti per il rientro a Palembang. La ragazza rimarrà qui per cominciare il suo percorso verso una nuova vita. Nel mio cuore provo un sentimento di “ perdita” nel lasciare non solo Pasang Surut, ma soprattutto questa ragazza che ha vissuto con noi questa esperienza di due giorni. Decidiamo di lasciare alle suore un aiuto economico per sostenerle in questo percorso. Compiamo questo gesto non come un obbligo ;vogliamo solamente che sia piccolo contributo che faccia sentire la nostra voglia di condivisione e di vicinanza. Un piccolo gesto che aiuterà a far germogliare qualcosa di grande e di positivo per la vita di questa ragazza. Considero importante aver condiviso con voi questa esperienza. So di aver donato un po’ del mio tempo a voi che mi leggerete, di avervi aperto il cuore in questo momento in cui ho vissuto questa forte esperienza. I problemi e le difficoltà se condivise con gli altri ,si vivono e si affrontano meglio. Grazie!
il mio cammino professionale
 
Dopo 28 anni di lavoro professionale…l’agosto scorso sono andata in pensione! Ho giubilato…La parola giubilo significa un’esplosione di gioia! Ora la interpreto come la stupenda esperienza che ho vissuto come infermiera, in mezzo ai fratelli, con profonda gioia… nonostante come qualsiasi lavoro, oltre alla gratificazione, abbia comportato sacrificio, difficoltà… “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta…”. Fin dall’inizio ancora quando studiavo e facevo pratica, la Vergine Maria è sempre stata presente. Ricordo, quando ero ancora studentessa e stavo nel collegio delle infermiere, c’era una bellissima immagine di Maria nella nostra sala. Mi sentii accolta e protetta per sempre da Lei come Madre e compagna. Da allora ho sempre portato con me una sua piccola immagine nei miei posti di lavoro e quando ho avuto un mio ufficio nell’Università Cattolica vi ho messo un’immagine più grande – che mi aveva regalato una mia amica – sulla parete perché guardasse e custodisse tutto e lì siamo state insieme lavorando quasi dieci anni. Successivamente ho portato con me questa immagine quando abbiamo iniziato il Centro di Salute Mentale dell’Università Cattolica, dove ho lavorato fino all’agosto scorso. Maria, Madre, Guida e Custode mi ha sempre avvolto con il suo amore e la sua protezione ovunque sono stata. Quante volte, impotente, ho lasciato nelle sue mani e nel suo cuore soprattutto i miei ammalati più gravi e più in difficoltà! Ho lavorato in vari reparti: intensivo, medicina, chirurgia, chemioterapia, gastroenterologia sia in ospedale che in ambulatorio. Tuttavia il settore dove ho lavorato di più è stato quello della salute mentale e drogati dove facevo parte di un’equipe di alta qualità professionale, umana e cristiana. Qui ha acquisito ancora più valore il mio lavoro professionale insieme alla mia testimonianza di fede e di consacrata CM. Avrei ancora molto da raccontare: episodi, testimonianze, aneddoti…dato che la vita è piena di vicissitudini. Credo di poter riassumere la mia vita professionale di questi anni come un pellegrinaggio “insieme con Maria, con la sua gioia e gratitudine”. Gioia e gratitudine perché, nonostante i miei limiti personali, posso dire che “guardando la piccolezza della sua serva, il Signore ha fatto in me, finora, meraviglie” e continuerà a farle nella mia vita. E questo dà alla mia anima pace, speranza e gioia. Per il mio modo di essere, io sono molto riservata e di basso profilo, senza grandi abilità sociali, però sento e tocco con mano che Dio ha messo dentro di me una grande capacità di affetto per le persone ed esse rimangono in me. Ora tutto questo non è frutto di causalità perché nessuno rimane in me senza nome, anzi ognuno è parte della mia vita, entra nella mia storia e, in senso buono, nel mio cuore e nella mia preghiera.             In questi anni, con la forza e la luce della spiritualità C.M. come consacrata in mezzo a questo “mio mondo” che il Signore mi ha donato e mi dona, vedo che si sono creati vincoli di comunione. Il servizio professionale si è unito all’accoglienza semplice per donare ai miei fratelli la realtà di quella comunione che Dio regala loro nel Cuore di Gesù. Questo l’ho sperimentato con il passare degli anni. La professione non l’ho vissuta solo come un lavoro, ma come un cammino di comunione con i fratelli che incontravo giorno dopo giorno soprattutto malati, medici, infermieri. Il mio impegno costante è stato quello di fare quello che mi competeva come un servizio professionale, ma cercando di portarli tutti nel mio cuore, all’Eucaristia, nella mia preghiera e nell’offerta al Cuore di Gesù e di Maria, nella comunione con Dio. La grande passione che ha suscitato la mia vocazione è stata la scoperta dell’Amore di Dio e quindi poter amare …con parole CM: la comunione. Ho studiato come infermiera perché lì, in mezzo ai sofferenti, ho incontrato l’Amore di Dio che chiamava me, piccola creatura, a vivere da consacrata a Lui… all’unico amore. Così sono passati gli anni e lavorando giorno dopo giorno, in diverse occasioni ho trovato persone che mi hanno ringraziato per averle aiutate a non pensare al suicidio, grazie all’affetto e all’attenzione che avevano ridato loro speranza. Anche alcuni medici, psichiatri, psicologi mi chiedevano con tanta semplicità e fiducia una preghiera per le loro situazioni personali…Altri che venivano a cercarmi, dopo anni, per salutarmi e ringraziarmi. E proprio nel mio ultimo giorno di lavoro, mentre stavo condividendo con alcuni miei colleghi un pezzo di torta prima di lasciarci definitivamente, mi avvisano che una signora (senza dirmi chi era) voleva parlare con me. La segretaria, per aiutarmi mi dice: “Le dico che sei occupata”. In un primo momento mi parve che avesse ragione dato che ormai non lavoravo più lì. Poi ho pensato che forse la signora aveva bisogno e che l’avrei ancora potuta aiutare e così l’ho accolta. Era Gloria, una delle mie prime pazienti, circa 20 anni fa, che era lì per un incontro con lo psicologo e desiderava salutarmi. Che abbraccio, che gioia, quanti ricordi, lotte, sofferenze e quanto affetto! E’ stato per me come il simbolo del mio lasciare per sempre il lavoro professionale. Come missionaria CM, in questo cammino in mezzo ai fratelli, mediante la mia professione di infermiera, tento di riassumere la presenza di Dio nel mio lavoro con queste immagini: Maria: in questa immagine che mi ha ricevuto come alunna, simbolo di una presenza piena di tenerezza che mai mi ha abbandonata, mia cara Madre, Guida e Custode. Il Cuore trafitto di Cristo: immagine che mi è giunta quando ho conosciuto la CM e che mi diceva: “ Ora puoi, sotto la protezione di Maria, approfondire e vivere la comunione con me portando tutti i tuoi fratelli nel mio cuore. Così ho potuto camminare e continuo a camminare nella comunione, mediante la mia offerta quotidiana. I miei fratelli malati, rappresentati nel saluto di Gloria nel mio ultimo giorno di lavoro: fratelli che sono passati nella mia vita, giorno dopo giorno, non come anonimi, anzi l’affetto, la forza della comunione ha dato loro spazio nel mio umile cuore e da lì nel Cuore che ha dato loro forza per lottare…il Cuore di Cristo. Ora vedo che tutto questo l’ho vissuto nell’intimità, nel silenzio, nella semplicità e nell’opacità e routine che caratterizza la vita quotidiana. Tuttavia mi rendo conto soprattutto che l’ho vissuto nella convinzione piena di speranza, arricchita dall’Eucaristia, l’adorazione, la preghiera, la comunione con la mia cara CM. Di conseguenza nessuno dei miei passi, azioni, impegni, scelte…erano solamente qualcosa di mio, ma che tutto si andava realizzando nella comunione con il Signore, per mezzo di Maria, insieme con Maria. E’ il Signore che mi ha chiamato con Lui sempre…e che mi ha abbracciato con il suo amore infinito chiamandomi nella Compagnia Missionaria. E’ il Signore di ogni cammino!
disabile tra disabili
 
Missionaria nel mio Paese A S. Paolo (Bissau), abbiamo iniziato con la Scuola elementare e l’alfabetizzazione degli adulti. Oggi abbiamo la 6ª classe, ma, per garantire la qualità dell’insegnamento, non abbiamo intenzione di andare oltre nei prossimi anni, nonostante le continue domande degli incaricati dell’educazione che fanno pressione in questo senso. Abbiamo iniziato anche con la scuola di cucito…il numero non è sempre stato molto elevato anche perché alla fine, molte donne non hanno i soldi per comperarsi la macchina di cucire. Ma, come può vedere, ancora oggi, continuiamo questa attività. Abbiamo iniziato subito anche la pastorale, soprattutto la catechesi e la liturgia: Messa o celebrazione della Parola il sabato, in collegamento con la parrocchia della Madonna di Fatima. Solo recentemente siamo passate alla parrocchia di Brá. Le persone non riescono a capire bene chi siamo. Molte volte ci chiamano “irmãs” (=suore), ma mostrano di volerci molto bene: non ci chiedono molti aiuti materiali, perché all’inizio, abbiamo spiegato la nostra condizione, cioè che tentiamo di vivere del proprio lavoro, mettendo tutto insieme, e le persone possono vedere effettivamente come viviamo. Ma, diverse persone, anche mussulmane, vicine di casa, ci aiutano materialmente con diverse cose (riso, galline, manioca…), come è avvenuto adesso per la nostra festa di incorporazione perpetua. Il sogno Sto finendo il 4º anno di Economia all’Università Lusofona. Questo corso mi è piaciuto molto perché è abbastanza collegato con la Sociologia, ramo che mi interessa in modo particolare. Abbiamo pensato che era bene fare questo corso anche per aiutare nel futuro la gestione e amministrazione delle nostre istituzioni (scuola, residenza, attività pastorale di carattere sociale, ecc.). Antonieta sta concludendo la Laurea in Lingua Portoghese. Questa specialità la può aiutare naturalmente nel suo campo particolare, quello dell’educazione. Penso che posso aiutare le donne (tutte le donne) di S. Paolo a organizzarsi in cooperativa per potere produrre meglio, avere alcuni soldi disponibili e poi vendere i loro prodotti di cucito. Ma, soprattutto sogno il giorno in cui sarò “una disabile tra disabili”. Mi spiego meglio: io conosco diverse disabili che si lasciano abbattere per questa loro situazione. Ma, pensando bene, la disabilità fisica non è un problema speciale. Quello che bisogna fare è mantenere una buona testa e un buon cuore! Tutto il resto si può superare. Per questo io voglio costituire un’ associazione di donne disabili, per poterci organizzare e lavorare insieme. Ho già alcune persone che condividono questo mio sogno e che sono disposte ad aiutarmi….anche Lúcia mi incoraggia moralmente, come ha fatto quando è stata con noi, durante la festa dell’incorporazione perpetua. Sa, noi abbiamo bisogno di sognare per potere fare certe cose, anche se non riusciamo a realizzare tutto quello che abbiamo sognato! [img2bcx] Nell'albero della Chiesa Vorrei lasciare una parola di incoraggiamento a tutti /e missionari/e guineani/e: abbiate fiducia nel Signore e manifestate questa fiducia davanti al popolo della Guinea. Il popolo ha bisogno di molta formazione, di capire chi è il missionario (uomo o donna) e di potere vivere i valori del Vangelo nella sua vita di ogni giorno. C’è molta ignoranza religiosa nelle popolazioni con le quali siamo in contatto e c’è bisogno di aiutarle con la nostra vita e la nostra parola. Mi piacerebbe anche lasciare un’ultima parola a tutti i membri della nostra Chiesa di Guinea (missionari e laici): perché capiscano la ricchezza che è per la Chiesa la nostra vocazione di laiche consacrate. È un carisma che arricchisce spiritualmente la nostra Chiesa-Famiglia e che è riconosciuto non solo dalla Chiesa universale ma anche dal nostro pastore, il Vescovo D. José Câmnate, come ha evidenziato bene nell’omelia della nostra incorporazione perpetua. Nel grande albero che è la Chiesa, noi siamo uno dei suoi rami. Grazie a Dio che vuole servirsi anche di noi per la diffusione del suo Regno nel nostro Paese!
combattenti per il progresso
 
Nell’anno 2011, Ivone, del gruppo di Bissau, ha conseguito la Laurea in Economia. Attualmente lavora nell’amministrazione della Radio “Sol Mansi”(=La levata del Sole), una radio cattolica che è nata da una radio comunitaria, ma che ora copre tutto il Paese. Per noi, avere un corso universitario, assume un senso profondo. Ha come obbiettivo quello di aprire le porte del nostro pensiero e dello spirito critico; è un passo molto importante per la nostra Guinea dove c’è ancora quasi tutto da costruire. Siamo pioniere che aprono cammini ai nostri fratelli; è una sfida lanciata a noi e al nostro Paese. Perché ho scelto questo titolo? Nel nostro Paese abbiamo avuto un gran numero di combattenti per la libertà della Patria, ma quello di cui abbiamo veramente bisogno in questo momento è di avere “combattenti per il progresso”. Con parecchie difficoltà, ma stiamo riuscendo a raggiungere i nostri obbiettivi, pur attraverso tanti ostacoli. Oggi siamo preparate per costruire il nostro Paese. Come ben sappiamo la Guinea-Bissau è un Paese dove tante cose sono ancora da costruire, tante strutture sono da organizzare e dove regna una cultura del “Machundade” (=maschilismo). Come guineane stiamo cercando il “successo”: l’ambizione, al contrario di quanto possa apparire, non è nociva dal momento che questa non mira soltanto a migliorare la nostra vita individuale, ma anche a migliorare il Paese che ci ha visto nascere, già che non ci sono successi individuali e collettivi durevoli in un Paese attraversato da continue crisi. La nostra Guinea ha una gloriosa storia, ma questa storia è stata costruita tramite il sacrificio individuale e collettivo, a costo della vita di migliaia di guineani. Oggi non è questo tipo di sacrificio che ci viene richiesto: l’unica esigenza è quella di “imparare sempre”, come diceva Amílcar Cabral e mettere questo sapere al servizio della Nazione. È importante ricordare un altro motto che Amílcar Cabral ci ha lasciato e che ha permesso il successo della lotta di Liberazione Nazionale: “Unità e lotta”. Infatti, senza unità è molto chiaro che una nazione non può svilupparsi. Dobbiamo poi mettere da parte tutte le differenze, a volte artificiali, che ci dividono e ci impediscono di lottare insieme a favore dello sviluppo e della eccellenza. Siamo formati nel “saper fare” e nel “saper essere”, cosa molto importante per noi e per il nostro Paese. La nostra felicità la troviamo nell’interazione con l’altro, nell’utilizzo che si dà al sapere, nella formazione dei costruttori di questo Paese, formazione che va al di là dell’accademismo, formazione in direzione al futuro, che tutti noi siamo chiamati a costruire nella pace e nella comunione. Penso che per la Compagnia Missionaria, è una grazia e un dono allo stesso tempo, la formazione qualificata dei suoi membri; questo ci permetterà un inserimento significativo “a modo di lievito”, dentro la nostra Chiesa e la nostra società. Per il mio Paese penso che siamo una forza in più per partecipare allo sviluppo. Il nostro caro fondatore della Libertà della Patria diceva che c’è bisogno di “gente con la testa”, “gente che sa pensare con rapidità”. Questo è il momento propizio per ringraziare tutti coloro che sono intervenuti nel mia/nostra formazione. Ringrazio Dio per tutte le meraviglie che Lui ha fatto per noi; ringrazio in modo speciale la Compagnia Missionaria, nella persona della sua vice-presidente, Maria Lúcia Amado Correia, che ha saputo “pensare” che vale la pena studiare, perché solo così si possono aprire degli orizzonti; ringrazio il mio gruppo CM della Guinea-Bissau che ha saputo studiare con me (accompagnandomi all’università di giorno o alla sera, secondo gli orari); ringrazio mia madre che ha saputo rispettare, accettare e accompagnare la mia scelta di vita. Ringrazio i miei colleghi di studio per il lavoro fatto insieme…Vale veramente la pena aiutarci mutuamente. Un ringraziamento ai nostri professori che ci hanno trasmesso le loro conoscenze. Un grazie speciale a tutti quanti hanno collaborato perché potessimo raggiungere i nostri obbiettivi.
una tappa terminata
 
Nell’anno 2011, Antonieta, del gruppo di Bissau, ha conseguito la Laurea in Lingua Portoghese. Attualmente continua come prima ad essere la direttrice della Scuola di San Paolo, affidata alla Compagnia Missionaria, e insegna nel Liceo di un quartiere periferico della capitale. Ho iniziato la mia carriera di docente dall’inizio della Scuola di San Paolo, quando ancora frequentavo l’ultimo anno di liceo. Dopo ho frequentato la Scuola Normale Superiore Tchico Té (formazione dei professori) dove ho ottenuto il Baccalaureato in Lingua Portoghese. Mi è sempre piaciuto molto insegnare e lavorare con i bambini e i ragazzi, ma sentivo la necessità di continuare la mia formazione, sia in ordine alla mia crescita personale e all’acquisizione di conoscenze, sia anche per la mia qualificazione professionale, dato che quasi dall’inizio mi è stato affidato l’incarico di direttrice della Scuola di San Paolo, scuola diocesana creata nel 1994, da P. Dionisio Ferraro missionario del PIME, che ha sempre scommesso su l’Educazione per lo sviluppo della Guinea. Così, nel 2006, mi sono iscritta alla Scuola Superiore di Educazione per conseguire la laurea in lingua portoghese. Allo stesso tempo ho continuato ad insegnare nel Liceo statale Jorge Ampa Cumelerbo e a esercitare l’incarico di direttrice della nostra Scuola di San Paolo. Ho trovato moltissime difficoltà, soprattutto nel 3º anno del corso, cosa che mi ha portato a ripetere per ben due volte la cattedra di lingua portoghese, cambiando di professore ogni anno. Finalmente ho avuto la fortuna e la grazia di seguire il corso con la Dottoressa Leonor Santos, eccellente professoressa, con la quale mi sono sentita in sintonia dal primo giorno e che mi ha aiutato a superare il “quasi blocco” che mi impediva di proseguire liberamente. A partire da questo momento è nato in me il gusto per la lettura e ho scoperto che per imparare bene una lingua c’è bisogno di coltivare l’abitudine e il gusto per la lettura e lo scritto. Nel quarto anno, 2010/2011, ho avuto la stessa professoressa e così ho continuato a fare dei buoni progressi fino a concludere con esito tutte le altre discipline. Il giorno 31 ottobre c’è stata la cerimonia della consegna dei Diplomi di Corso agli alunni finalisti. È stata molta bella questa tappa, importante e significativa, per ciascuno di noi. Io e i miei colleghi eravamo felici e raggianti di gioia; avevamo dimenticato tutte le fatiche e tutto lo “stress” che avevamo patito per raggiungere questa tappa. È stata Bina ad accompagnarmi alla cerimonia della consegna dei Diplomi, realizzata nell’auditorio del Hotel Azalai, uno dei più moderni della Capitale. Davvero questa è stata una tappa molto significativa per me e per la mia carriera professionale. Sento che sto progredendo e crescendo nell’esperienza e nel piacere d’insegnare. Tutto quello che ho imparato nella Scuola Superiore di Educazione mi aiuterà ad essere una professoressa che ama sempre più la sua professione e questo mi dà molta soddisfazione. La Guinea-Bissau ha bisogno di persone qualificate e ben formate, capaci di dare un valido contributo allo sviluppo del nostro paese. Come membro di un Istituto Secolare, sento che questo corso mi aiuta a realizzare meglio quanto ci viene suggerito dai nostri documenti CM, quando parlano del «lavoro professionale, compiuto con competenza…» (St.15) e che «il lavoro sarà da noi assunto come strumento per collaborare alla creazione e al piano di salvezza di Dio» (R.dV. 15). Ringrazio il Signore, ringrazio tutta la Compagnia Missionaria del Sacro Cuore, in modo particolare il mio gruppo CM della Guinae-Bissau, che mi ha aiutato e mi ha dato l’incentivo e la forza per andare avanti. È stato per me un grande aiuto. Non mi ha lasciata camminare da sola, ma ha camminato con me. Mi ha accompagnato, con animo ed entusiasmo, affinché io potessi arrivare alla fine di questa tappa importante della mia vita professionale e di laica consacrata nella CM. Auguri di un 2012 pieno di gioia e delle Benedizioni di Dio.
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
Via A. Guidotti 53, 40134 - Bologna - Italia - Telefono: +39 051 64 46 472

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