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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 13 / 11 / 2018
    CONSIGLIO CENTRALE
    28 gennaio - 2 febbraio 2019, a Bologna... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSEJO CENTRAL
    28 de enero - 2 de febrero 2019, en Bolonia... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSELHO CENTRAL
    28 de janeiro - 2 de fevereiro de 2019, em Bolonha... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La Presidente in Guinea Bissau
    Martina visiterà il gruppo della Guinea dal 6 dicembre 2018 al 9 gennaio 2019. La accompagniamo con... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    A Presidente em Guiné Bissau
    A Martina visitará o grupo da Guiné, de 6 de dezembro 2018 a 9 de janeiro 2019. Acompanhamo-la com... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La presidenta en Guinea Bissau
    Martina visitará el grupo de Guinea desde el 6 de diciembre 2018 al 9 de enero 2019. La acompañamo... Continua
un sogno... una realtà
 
Carissime/i, al mio rientro in Portogallo dalla Guiné-Bissau, dopo sei anni di missione, voglio benedire il Signore che  mi ha concesso di far parte di questo popolo e di condividerne le difficoltà e le speranze in un futuro migliore che sembra tardare… In alcuni momenti non  si intravvede nemmeno una piccola luce in fondo al tunnel, a causa dalla instabilità che è una costante e che blocca lo sviluppo in questa piccola nazione della Costa Africana. La mia collaborazione nella segreteria della scuola mi ha dato l’opportunità di intessere relazioni positive con i genitori degli alunni, inoltre ho potuto percepire meglio la realtà e le difficoltà delle loro famiglie. Venendo in segreteria i genitori coglievano l’occasione per aprirsi alla confidenza e per condividere la loro vita come se ci conoscessimo già da molto tempo. Il terreno dove sorge la scuola di S. Paulo, e dove abitiamo noi, é pure luogo di accoglienza, dove le persone cercano ogni giorno aiuti per i molti problemi che le preoccupano e dove, di sabato e di domenica, si riuniscono alcune centinaia di persone, tra adulti, giovani e bambini, che prendono parte alla catechesi e alla messa festiva. Celebriamo l’Eucaristia sotto gli alberi di cajù, grandi alberi frondosi, che offrono l’ombra dei loro rami ricchi di foglie e riparano tutte le persone dai raggi cocenti del sole. Rivedo ancora i piccoli attaccati alle gonne delle mamme, che cercano di trattenere, perché i loro passi non sono come quelli degli adulti, e i bambini, che vanno a scuola a piedi scalzi sul sentiero di terra battuta sotto un sole accecante, tipico del continente africano. Ho lasciato per ultimi, tanto mi sembra passato molto tempo, uomini e donne che, con il sorriso sulle labbra vanno al loro duro lavoro, il viso grondante di sudore, per guadagnare a fine giornata qualche cosa da mangiare insieme alla loro famiglia. La mia esperienza in questa terra non è stata frutto di casualità. Qui, tra questa gente io ho imparato sia a staccarmi da molte cose, sia a vivere nella semplicità. Possedere tanto poco ha riempito il mio cuore e mi ha dato ali per librarmi verso l’infinito. Il cinguettare dei passeri, il sorriso e le fragorose risate dei bambini mi hanno dato la forza, nel mio silenzio, di lodare con loro il Signore e mettere la mia vita nelle Sue mani. La semplicità di ciò che mi circondava, mi ha aiutato a entrare in me, a spogliarmi di tante cose che sono solo di inciampo nel cammino di una vita missionaria. Se puoi andare in missione e lasciare un po’ di profumo, va’, ma non trattenerti! Non ti fermare! Cammina! Altri ti aspettano e il Regno di Dio deve essere annunciato anche attraverso il tuo lavoro e ancora per ciò che tu sei e non solo per ciò che annunci. La tua vita parla molto più delle tue parole. Né i venti né le piogge potranno distoglierti dalla tua decisione di partire un giorno per questa avventura, di andare incontro ad un popolo che ti sta aspettando, di andare incontro ai bambini che giocano e si divertono con quel minimo di cui dispongono: potrà essere una lattina vuota, con cui costruire un camioncino; intelligenti e saggi sanno vivere con poco o quasi niente, ma non perderanno il sorriso di felicità che hanno stampato in volto. Lodo il mio Signore che mi ha dato la possibilità di fare questa esperienza e di vivere questi anni inserita in un’altra cultura, con tante tradizioni, con svariatissime etnie, tra gli odori, il caldo soffocante, le montagne di immondizie, le strade non transitabili nei giorni di pioggia che rallenta gli spostamenti e, sia che tu sia a piedi o in macchina, ti ci vogliono molte ore prima che tu arrivi a destinazione. Ma la pazienza è una costante, adottare la rassegnazione e andare avanti... Andare avanti per costruire un mondo più umano e solidale è l’urgenza dei nostri tempi nel pianeta Terra. Posso affermare che, per andare in missione, non servono molte cose, soltanto un grande distacco e spogliamento, portare con sé unicamente il minimo indispensabile, ovvero, solo e soltanto l’Amore. Mosse unicamente dall’Amore, come ci chiede Papa Francesco, potremo diffondere nel mondo il Regno di Dio, forti dell’azione trasformatrice del suo Spirito. Canterò al Signore per tutto quanto ha fatto per me.
guardare lontano
 
Missionarietà è intesa come il contesto dentro il quale si respira e ci si muove. Dentro questa sensibilità missionaria globale si sviluppa e si concretizza anche la dimensione missionaria ad gentes. C'è stato fin dall'inizio della Compagnia Missionaria lo zelo e il fervore per questo aspetto di partire per altre terre, e il motto "Guardare lontano" guidava i primi passi delle missionarie. Il Mozambico è stato per noi la prima esperienza di missione ad gentes. Un'esperienza che ha segnato profondamente non solo le missionarie che l'hanno vissuta in prima persona, ma anche l'intero Istituto... E da allora questa dimensione ad gentes è sempre stata ben caratterizzata e ben presente. Attraverso questo servizio di collaborazione alle giovani chiese e alle terre dove l'evangelizzazione e la promozione umana sono più urgenti, si esprime e si realizza uno degli aspetti specifici della nostra missione di amore e di servizio. La nostra presenza missionaria è stata orientata da queste scelte: * l'inserimento di tipo professionale, in strutture sociali ed ecclesiali, promuovendo i valori di giustizia, unità, speranza, pace e solidarietà; * la condivisione della vita della gente, con semplicità, rispetto e cercando di vivere la solidarietà con i poveri; * la partecipazione, insieme ad altri laici, a progetti di organismi di volontariato internazionale; * i vivi legami di comunione con la Chiesa locale, partecipando attivamente alla sua vita e alle sue iniziative.
creare i colori giusti
 
 Esperienza di volontariato con l'Associazione "Guardare lontano" “Viaggiare significa mettersi in strada, in cammino, significa lasciare casa per raggiungere un luogo che chiamerai casa, solo così ovunque si poggeranno i tuoi piedi non ti sentirai fuori posto. Anche percorrere ogni giorno la stessa strada che da casa ci porta al lavoro, a scuola, all’università o a casa di un amico, può divenire un viaggio. Lo spessore del viaggio non lo danno i chilometri che percorri o i luoghi che visiti ma la gente che incontri. Ecco perché ogni giorno, su quella strada che conosciamo a memoria, possiamo sperimentare la bellezza e la profondità del viaggiare, perché ovunque possiamo fare degli incontri, se siamo disposti a viverli.” Alex Zappalà – Viaggi dentro. L’esperienza di volontariato estivo quest’anno ha avuto come punto di arrivo la Guinea Bissau e più precisamente la scuola San Paolo, mentre le partenze sono state da luoghi diversi… Sant’Antonio Abate, Bussolengo e Bologna da dove il gruppetto è partito. Biglietto aereo, certificato vaccino febbre gialla, visto, due bagagli a testa, di cui uno pieno zeppo di materiale scolastico, profilassi per la malaria e anche un percorso formativo per prepararsi al viaggio unito ad un programma comune che aveva come obiettivo principale collaborare alla tinteggiatura della scuola San Paolo condividendo la vita della comunità che ci accoglieva. Tutti aspetti importanti per affrontare nel migliore dei modi un viaggio... poi inizia il viaggio vero e proprio dove è necessario mettersi in gioco fino in fondo con i propri punti di forza ma anche con i propri limiti per lasciarsi incontrare dalla realtà. Personalmente è stato un ritornare in un luogo già conosciuto che solo a pensarlo richiamava persone e volti amici… poi il “mettersi in strada, in cammino” richiede di incontrare nuovamente le persone e la realtà… sperimentando lo stupore davanti alla vita e alla realtà che cresce e si trasforma ma anche dispiacere per ciò che non la promuove. Il viaggio inizia… e con esso si comincia a sperimentare la bellezza e la fatica dell’incontro con un clima e una cultura differenti, sperimenti che la prima difficoltà arriva dal medicinale per la profilassi della malaria e poi anche dal clima… la soluzione al medicinale arriva da una pianta naturale usata dal popolo e trattata da suore brasiliane con sapienza e pazienza, la stessa pazienza necessaria per far si che il corpo si adatti ad un clima umido al novanta percento. Noi italiani partiamo in quinta… c’è il materiale per il lavoro da comprare, il lavoro da organizzare e la vita comune da predisporre insieme, ma capisci quasi subito che quando ti dicono: «La prima settimana è necessaria per l’adattamento» sono parole verissime e allora inizi un po’ a scalare le marce, ad andare più piano. Allora partiamo con ordine… saliamo sul fuori strada per andare a comprare il materiale, fare la spesa e la sensazione è stupenda quando puoi viaggiare su una strada asfaltata quasi nuova, poi dopo un po’ inizi a danzare… la strada asfaltata non c’è più e la schiena lo sente subito. Che bello trovare il materiale che ci serve, entrare nel supermercato e trovare tante cose a cui siamo abituati… ma ti accorgi in breve tempo, facendo due calcoli tra il cambio moneta e lo stipendio mensile delle persone che quello che noi stiamo facendo per la maggioranza delle persone non è possibile… lo capisci anche osservando che non c’è fila o confusione in questi posti, confusione che incontri invece al mercato. Eccoci allora in gioco… in “un luogo che chiamerai casa”, a stretto contatto con il “colore”, i pennelli, l’acqua ragia, la preghiera, i pasti, la nostra umanità… un luogo che è diventato casa con l’impegno e la fatica di tutti… del gruppetto italiano, delle missionarie presenti a San Paolo e degli amici guineani che hanno collaborato in questa esperienza. Ci è voluto tempo per creare i colori giusti, a volte è stato necessario mettere colori scuri per ottenere l’azzurro… colore predominante nelle strutture della scuola, come ci è voluto tempo per dipingere quei muri e farli diventare colorati… così è successo anche nell’imparare a conoscerci dal vero con le nostre qualità ma anche con i nostri limiti… così è della vita quando siamo disposti a viverla fino in fondo!
musica, colori, odori e affetti
 
La mia esperienza africana Il 23 aprile è iniziata la mia avventura in terra mozambicana. E’ così che ho conosciuto un’altra realtà africana che ha lasciato dentro di me meravigliose orme di colori, odori e anche affetti. Una realtà come quella della nostra presenza CM ad Invinha, dove abbiamo una casa che attualmente è abitata da 10 giovani della Zambesia, che frequentano il liceo, una giovane di Nampula, che sta facendo un’esperienza di discernimento per una vita di consacrazione nella CM, una giovane professoressa Melita, che è nel periodo di orientamento, due giovani che frequentano l’università, Alefa e Joana che sono nel Biennio di formazione ed Isabel che ha fatto la sua prima emissione dei voti il 13 agosto. Questo è stato un giorno molto speciale per la nostra Famiglia CM. E’ stata una bella cerimonia e un’opportunità per me per incontrare altre missionarie: Irene e Giannina da Maputo, Anna Maria, Helena e Gabriela da Nampula. Il mio primo impatto con questo posto è stato visuale nel vedere una bellissima terra rossa , le sue verdi e fertili valle , belle montagne, il suo cielo azzurro e l’aria limpida. Le notti con il cielo stellato!!! La musica accompagna tutte le manifestazioni della vita diaria. Il risveglio è alla 5 del mattino con una soave melodia di un flauto e se per caso non ti svegli allora si aggiunge un rumoroso e simpatico suono di tamburello; poi la preghiera delle lodi con inno, salmi e benedetto tutto cantati. Il sottofondo di un suono fatto da una o due delle giovani di casa che ritmicamente macinano il grano, il cernere dei cereali…la preghiera della sera con i vespri cantati, adorazione, lettura della parola di Dio e la Messa con canti ritmici e armoniosi. I sapori della verdura e frutta fresca prodotta dal nostro orto… Un aspetto che mi ha molto impressionato è il grande amore per l’Eucaristia che hanno i Ministri straordinari delle varie comunità della zona. Vivono lontani e devono percorrere molti chilometri per andare in Parrocchia a prendere l’Eucaristia . Partono all’alba per tornare alle loro comunità con il grande tesoro e ogni domenica celebrano la Parola, perché la messa viene celebrata solamente due volte all’anno. Porto nel mio cuore e nella mia preghiera ogni giovane che ho conosciuto in questi mesi. Saranno il futuro della CM se dentro di loro si consoliderà la vocazione per la nostra famiglia oppure, se sceglieranno un’altra strada, avranno davanti un buon futuro per le loro famiglie e per la società. Ringrazio Mariolina per la sua accoglienza sempre amabile e vicina. Mi sono sentita a casa. Ringrazio anche ciascuna di Nampula che mi ha ricevuto e mi hanno salutato prima del mio rientro in Italia.
un sogno realizzato
 
Albina è una missionaria portoghese, del gruppo di Porto. Ha 53 anni. Da sempre vive nella sua famiglia. Sarta di professione, in parrocchia fa la catechista, partecipa al coro e al gruppo biblico. Si interessa e dà il suo appoggio, con altre persone, ai senzatetto. Da molto tempo aveva un sogno: andare in Africa… La decisione Era l’agosto 2008. Stavo faccendo, con tutto il gruppo del Portogallo, gli esercizi spirituali annuali, quando in cappella, nel momento dell’adorazione, mi è venuta al pensiero una domanda: perché non andare il prossimo anno a fare un’esperienza in Africa? Perché non realizzare questo vecchio e accarezzato sogno, sempre rimandato? Infatti, questo desiderio era cresciuto con me da quando ero piccola. Quest'idea non mi ha mai lasciata e andava prendendo sempre più consistenza, sentivo crescere in me una grande determinazione interiore che mi aiutava a portare avanti questo progetto; infatti, tutte le volte che sembrava sorgere un’ostacolo, immediatamente si presentava la soluzione. Questo era per me come un segno di Dio, mi diceva che il progetto era Suo e non soltanto mio. E' quindi arrivato il momento di comunicare al gruppo quanto andavo maturando e di sentire il parere delle mie sorelle. Tutto il gruppo mi ha dato il suo appoggio. Il più difficille era comunicarlo alla mia famiglia…ma Dio mi ha dato la sapienza e la fortezza e io ho sentito che questa volta niente mi avrebbe fatto deviare dalla mia decisione. Il desiderio più antico era quello di andare in Mozambico…era anche il primo spazio missionario della Compagnia Missionaria…ma a un certo punto ho preso coscienza che dovevo essere aperta alle necessità dell’Istituto. Questa apertura è stata molto importante, giacché nel frattempo mi è arrivata del Consiglio Centrale la proposta di cambiare il Mozambico con la Guinea Bissau. Qui sembrava esserci più bisogno perché Cecilia era venuta in Europa per partecipare alla Consulta delle responsalili di gruppo e per passare un periodo di vacanze e io ho accettato volontieri questo cambiamento; l’importante era potere servire ed essere utile. Ho fatto di tutto L’11 luglio sono arrivata in Guinea. Teresa, Antonieta e Ivone erano in aeroporto ad aspettarmi…e vi lascio immaginare i saluti e gli abbracci, la gioia dell’incontro. Era più di mezzanotte. In aeroporto c’era abbastanza luce…ma uscendo fuori ci trovammo immerse in grande oscurità che si trasformò in buio fitto nella misura in cui ci avviavamo verso casa. Mancanza di luce pubblica e mancanza di luce nelle case…il primo colpo che mi ha fatto prendere coscienza che eravamo già in Africa. Mi sono sentita subito a casa, le missionarie mi hanno accolto veramente bene, e mi hanno fatto vedere il lavoro quotidiano di ognuna. Ho cercato di fare il mio meglio collaborando qua e là, secondo le necessità. Ma il mio principale impegno è stato la collaborazione con Ivone che gestice un “atelier” di cucito. Questo lavoro mi è molto piaciuto e l’ho trovato molto importante perché oltre al cucito c’è tutta una dimensione di promozione della donna veramente utile e importante. Insieme a Teresa ho aiutato nel lavoro relativo alla scuola, tipo amministrazione e segreteria…veramente ho fatto di tutto un poco, perché le cose da fare erano tante e non si poteva stare soltanto a guardare. Devo ringraziare veramente Dio che mi ha dato una buona salute…devo dire che non ho sentito particolari difficoltà con l’adattamento. Il contatto con le persone era buono, con i bambini era ancora meglio…io non avevo un contatto diretto con loro, che erano affidati particolarmente ai giovani che in quel perdiodo facevano volontariato…ma i bambini sono sempre tanti in quella casa! Ho trovato una Chiesa molto giovane…molti giovani già con delle responsabilità nei gruppi a cui appartengono. L’Eucaristia è sempre una festa con le danze e le offerte tipiche del popolo africano. L’ora della partenza Il giorno della mia partenza, il 31 agosto, è arrivato e devo dire che avevo già non poche “saudades” (= nostalgia)! Non parto sola: porto con me tante cose! In una realtà dove le carenze sono a tutti i livelli, emerge il valore della solidarietà. Presso quel popolo c’è sempre posto per chi ha bisogno, che sia uno della famiglia o no. Ringrazio il gruppo che mi ha accolta con tanto affetto. Ringrazio il Cuore di Cristo che ha fatto di me uno strumento nelle sue mani. Adesso posso dire parafrasando il vecchio Simeone: “Già posso morire perché i miei occhi hanno visto l’Africa”.
vita quotidiana dei miei studenti
 
Ho raccontato altre volte un po’ di storia della nostra presenza a Maputo e di questa Nazione, dove anche noi abbiamo avuto la nostra minuscola, quasi invisibile, parte, condividendo il cammino del dopoguerra e costruendo per i  loro figli una scuola. Oggi apro una finestra sul quotidiano dei miei studenti. Innanzitutto vi dico subito che le ragazze e i ragazzi, al primo incontro, paiono somigliarsi, per cui non mi é stato facile nei primi tempi distinguere Magda da Ana, Anira da Daimira, e tantomeno Nelson da Abdul, Sergio da Tomás e cosí via. Oggi li conosco tutti e ricordo anche i primi, quelli del 1990, che oggi, dopo 24 anni, ancora tornano a farsi vedere, a iscrivere i figli a scuola. Vengono a vedermi, a chiedere aiuto, a raccontarsi. Io ci sono sempre, li ascolto e quando se ne tornano a casa una parte di me è con loro.. Conosco nonne, cugini, genitori, i nuovi orfani che vivono storie tristi, storie di ferite, le nuove famiglie... Sono tanti, mai troppi. Essi sono diventati i “figli” che amo e seguo anche quando formano la loro nuova famiglia, quando nasce un figlio, se si ammalano, se perdono il lavoro, se vanno a vivere lontano, se prendono una brutta strada... Le loro famiglie di periferia. Nella nostra scuola passiamo insieme anni, gli anni dell’adolescenza, dei sogni, delle speranze. I ragazzi e le ragazze arrivano dopo le primarie a 11/12 anni e vanno via a 16 anni, se sono studiosi, a 18/20 anni se hanno avuto problemi. Essi provengono da famiglie con un basso livello di formazione, che peró stanno migliorando il tenore di vita con la tenacia e il lavoro. Alcuni genitori hanno perfino ripreso a studiare sia per avere piú opportunitá di lavoro, che per aiutare i figli a scuola. La mamma di Meríta, Esthér, sta frequentando la 7°, Meríta é in 6ª e gli altri fratellini, 3 maschietti, sono in 1ª, 2ª e 3ª elementare. A casa c’é la presenza rassicurante di nonna Marta. Il papá di Felizberto, Cesár, che aveva frequentato da noi fino alla 10ª classe - ricordo la sua passione per lo studio -, quest’anno é riuscito ad iscriversi alla 11ª classe grazie alla collaborazione di sua moglie Catarina e della Tia Agostinha. In due anni potrebbe accedere all’Universitá. Voleva fare ingegneria meccanica, ma potrebbe anche fare informatica. Di notte lavora, fa il “guarda” , il guardiano di un albergo di Maputo. I ragazzi e le ragazze piú poveri, tipo Antonio, Vánia, Vanessa, Adérito e altri che non sto a nominare, sono spesso anche quelli che rendono poco e male a scuola. I loro genitori sono fuori casa per lavoro dal mattino presto a sera tardi, prendono poco, non hanno mai tempo per i figli e non sempre c’é una nonna di supporto. Questi ragazzi che vivono nella lontana periferia, sono molto sacrificati: si alzano alle 4 del mattino per uscire di casa alle 5. Devono prendere il primo chapa delle 5 e mezza per essere a scuola puntuali. Si inizia alle 7. Antonio ad esempio non ha l’acqua in casa e il suo primo lavoro é di fare rifornimento al mattino appena sveglio. Pure Vánia aiuta fin dall’alba, andando a raccogliere la legna per accendere il fuoco, scaldare l’acqua per la doccia per sé, mamma e papá. Solo dopo escono a prendere il chapa, lei per andare a scuola in cittá, i genitori per andare al lavoro. Non c’é l’abitudine di fare colazione, né di prendere con sé una merenda. Quando arrivano a scuola sono assonnati fino verso le 8 e mezza, quando squilla la campana di pausa e comprano qualcosa da mangiare. Patrice, Samuel, Cristina, Melissa, Tiago e Evander vengono da Matola, territorio molto vasto, dove le famiglie piú povere hanno l’opportunitá di costruirsi una casetta un pezzo per volta. Da qualche anno si stanno spostando lí tutte le piú grandi imprese e sta diventando la zona industriale di Maputo. Con tre chapa raggiungono Maputo Per raggiungere la cittá, dove ci sono i servizi, scuole, ospedali, uffici governativi, si usa il mezzo di trasporto “chapa”, il piú economico, l’unico mezzo pubblico, un VW a 9 posti, che puó arrivare a 20 posti a sedere, perché al suo interno vengono fissate delle panche. Qualcuno viaggia anche in piedi, curvo, pur di entrare nel chapa e non dover aspettare il successivo, che non si sa se ci sará e a che ora. Chi é piú mattiniero sale davanti, accanto all’autista e divide quello spazio con un altro viaggiatore. É il posto migliore. Si aspetta che ci siano tutti, si parte solo quando il chapa é pieno, ma pieno davvero, con qualcuno seduto sulle ginocchia. L’altro mezzo a disposizione del popolo é un autocarro aperto dietro, dove una trentina di persone stipate fitte e con il loro carico di merce da vendere in cittá, viaggiano in piedi, aggrappati gli uni agli altri. Lo spazio é quello, viene sfruttato al massimo e vi succede di tutto: chi viene derubato, chi deve fare da “aggancio” al vicino che non sa dove tenersi per non cadere, con disagio del sesso debole, che deve sopportare cose spiacevoli. Il percorso dura anche piú di un’ora a causa dell’ingorgo del traffico, su un percorso che si potrebbe fare in metá tempo. La strada sconnessa e piena di buche viene percorsa come una gimcana per evitarle. Si sopportano scossoni e spinte soprattutto in curva o nei sorpassi. Arrivati a destinazione della tratta, c’é il cambio di chapa e si riparte. A volte ci vuole molto piú tempo, a coprire lo stesso percorso, soprattutto quando c’é molto traffico e si fanno code interminabili. Le vie che portano al centro cittá sono poche. Dal Nord, dal Gurue, entrano in Maputo file di auto, camion carichi di lavoratori e di studenti, che partono alle 3 del mattino da Quelimane per arrivare in tempo in cittá e fare le loro commissioni. C’é un’unica arteria supertrafficata, dove si immettono dalle vie interne chapa, camion, auto, carretti spinti a mano, piccoli taxi, gente in bicicletta, che formano una fiumana di mezzi e di persone. Ultimamente la gente ha avuto grossi problemi di sicurezza sulla strada a causa della guida sconsiderata degli autisti dei chapa. Essi vanno a velocitá elevata, non si curano di semafori, né di codice della strada. Fanno dei sorpassi che ricordano piú le giostre dove ci divertivamo da piccoli, che il senso di responsabilitá per le persone che portano. Ti tagliano la strada, superano indifferentemente da sinistra o da destra, si fermano improvvisamente per scaricare le persone e farne salire altre senza un minimo di attenzione per chi sta dietro o di lato. É vero che le buche nell’asfalto sono pericolose, ti possono far saltare l’asse, bucare le ruote, far sbandare il mezzo che finisce addosso agli altri veicoli. Ma quelli corrono, perché a fine giornata devono aver fatto un certo incasso per avere un buon margine. La gente é scontenta, gli incidenti causano anche morti, ma quale altra alternativa? Per questo tutti se ne servono, altro mezzo pubblico non c’é. Avevano provato a far girare dei mezzi piú grandi, con posti normali, piú comodi. Il costo del servizio andava al di lá delle possibilitá della gente, per cui é fallito il progetto. Non parliamo poi di come si viaggia quando piove! Basta un giorno intero, o una notte di pioggia e le strade diventano impraticabili. L’acqua cresce, copre le strade, fa un unico canale d’acqua e la terra rossa si fa poltiglia che si attacca alle ruote. La gente é costretta ad uscire di casa con i pantaloni arrotolati, le ciabatte di plastica ai piedi o scalzi, l’ombrello é inutile e si portano il cambio per quando arriveranno al lavoro o a scuola. Nelle viuzze tra le abitazioni l’acqua copre tutto ed entra in casa. Ci sono buche e avvallamenti anche di mezzo metro, provocati dallo spostamento della terra rossa sabbiosa che viene portata via dalla pioggia. Nessun mezzo si arrischia a passare lá dentro. Se succede che si impantana deve aspettare che venga il giorno buono per essere tirato fuori. Il carro attrezzi? Non siamo in Italia, mi dicono gli amici. Qui é cosí.
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
Via A. Guidotti 53, 40134 - Bologna - Italia - Telefono: +39 051 64 46 472

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