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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffusa in varie regioni d'Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All'istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà castità, obbedienza, ma loro abbandonate la loro condizione di membri la povertà di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole.
News
  • 14 / 05 / 2021
    SOLENNITA\' DEL SACRO CUORE DI GESU\'
    Venerdì 11 giugno 2021... Continua
  • 14 / 05 / 2021
    SOLENIDADE DO SAGRADO CORAÇÃO DE JESUS
    Sexta-feira 11 de junho de 2021... Continua
  • 14 / 05 / 2021
    SOLEMNIDAD DEL SAGRADO CORAZÓN DE JESÚS
    Viernes 11 de junio de 2021... Continua
racconto di una conversione
 
Festività dell’EPIFANIAScrivo perché, mentre leggevo un saggio sui profeti di Israele, riflettendo su me stessa mi sono accorta che la memoria della mia vita spirituale si sta rarefacendo. Da qui il bisogno di fissare un’esperienza che, credo, valga non per me sola, ma come dono di Dio per tutti gli uomini e donne assetati di Bene. Cagliari 1964 Buon Compleanno!A te, Bambina mia, affinché ti sia di guida e aiuto per vivere santamente. MamminaA Maria Grazia per il suo dodicesimo anno. È la dedica sul libricino, sopravvissuto ai miei tanti traslochi e che conservo accanto al mio letto, «TUTTO PER GESU’», libricino che mia mamma mi aveva spedito per i mie dodici anni quando ero in Collegio a Savona, come aspirante presso le Suore di Santa Maria Giuseppa Rossello. L’iniziazione al mistero di CristoL’iniziazione cristiana nella mia vita è iniziata nel cuore di mia madre, confermata nella scelta del nome: Maria Grazia, perché aveva voluto consacrarmi alla Madonna delle Grazie in Bologna. Rileggendo da adulta, anziana meglio, i racconti che mia mamma mi ha fatto, capisco di condividere uno speciale privilegio: come Samuele, come il Battista, come… (le bibliste completino l’elenco), come Geremia, “consacrata a Dio nel grembo materno”. Vocazione all’amore che mia madre “si è portata nel grembo finché Dio non si è piegato sulle sue pregherie”.Sopra il letto dei mie genitori c’era un quadro in rilievo col Sacro Cuore, e un Crocifisso. Le mie prime immagini sacre che hanno nutrito la mia fede “affettiva”. Non ho mai visto in quelle immagini, come oggi alcuni dicono, il segno sanguinario di una religione crudele. Era il “mio Gesù”: nella manina del Sacro Cuore mia mamma mi faceva trovare al mattino una ciambella di pastafrolla, ma le mie preferenze, soprattutto quando potevo stare nel letto dei miei genitori perché avevo la febbre, non erano per l’immagine consolatoria e generosa del Sacro Cuore, quanto per il piccolo crocifisso di metallo che mi teneva compagnia. Cosa che neppure i soldati hanno fatto, sono riuscita a spezzare le ginocchia al povero Gesù crocifisso, rimasto nella casa paterna con quelle sue gambe ballerine, che bisognava sempre mettere a posto, e che io da bambina avevo rotto. Ma quello è stato “il primo amore per Gesù”. Poveretto! Dovevo essere molto piccola, sono immagini legate ai miei primi ricordi: Gesù e il mal d’orecchie!Questo affetto mi portava a essere molto preoccupata per la salute di Gesù, e quando mia mamma mi accompagnava a visitarlo nell’immagine della deposizione (dovevano essere i famosi sepolcri quaresimali), volevo lasciare le mie scarpette rosse al povero Gesù, tutto nudo e al freddo.I primi anni della mia infanzia sono trascorsi in questa vicinanza col mistero di Cristo. Le lezioni di catechismo, fatte prima privatamente, perché mia mamma voleva essere sicura su ciò che mi avrebbero insegnato, e poi in parrocchia in preparazione alla Prima Comunione. Forse ho un intelletto scarso, ma l’insegnamento che ci davano, sul catechismo da studiare a memoria, era per me uno stimolo profondissimo a cercare l’infinito: la mia vita aveva un significato, ci insegnavano, conoscere, amare e servire Dio! Sì, le mie prime domande sull’esistenza, sull’essere dell’uomo e sull’essere di Dio, nascevano in quella testolina di sei anni, liberavano il mio pensiero in spazi e tempi infiniti. La nostra testa è proprio strana. Per alcuni quegli anni sono stati vissuti come l’oscurantismo del pensiero. Per me sono stati l’aprirsi del pensiero!Una fede da bambina, ma forte, viva, vitale nell’ascolto della messa domenicale, nutrita dell’eucaristia, con lo sguardo all’esempio dei Santi, San Domenico e Santa Caterina da Siena. Diventare santa, come loro, è il desiderio che nasceva partecipando al gruppo dei Rosarianti nella Chiesa di San Domenico a Cagliari.Non certo l’unico desiderio, iniziava la pubertà e l’adolescenza: insieme ai desideri di santità c’era posto per i cantanti, per le vanità, le ambizioni, il desiderio di studio e il “ballo del mattone” (una canzone di Rita Pavone, idolo delle ragazzine degli anni ’60). Il “primo battito del cuore: sono fritta”Il 1964, l’anno in cui mia mamma mi ha regalato il libricino «TUTTO PER GESU’», l’ho trascorso a Savona in collegio. Non era una scelta vocazionale, mia mamma voleva per me una profonda educazione cristiana, qualsiasi fosse stata la mia scelta, ma anche darmi una possibilità di studiare, infatti i miei non avevano i mezzi per farmi fare le scuole superiori. Avevamo una vita di piccole suorine: messa quotidiana, preghiera a pranzo e a cena, pranzi e cene in silenzio nell’ascolto delle letture sacre (di cui non ricordo un bel niente, se non un racconto ambientato in Africa e dai colori romanzeschi), preghiere serali, silenzio allo spegnersi della luce, e insieme gli impegni di un’alunna di seconda media.Eppure di quell’anno (conclusosi a maggio perché non avevo la vocazione) mi sono rimasti incisi profondamente due momenti: L’immagine di una suora, piccola, piegata, con le grandi ceste di roba da lavare. Forse era la responsabile della lavanderia, ma per me era la suora: semplice, radiosa, umile. La cerimonia della “prima professione”: noi ragazzine assistevamo dal coro della Chiesa; dall’alto vedevo queste sposine accostarsi all’altare. Lì, per la prima volta, ho sentito il colpo al cuore dell’innamoramento! Inutile dire che non era la mia vocazione, ho cominciato a diventare insofferente della disciplina, a voler affermare la mia personalità. «Se resto qui, mi faccio suora. Sono “fritta”». Un mese dopo ero nuovamente a casa dai miei. Le domande esistenziali senza rispostaSono iniziati gli anni degli interrogativi, senza risposta. Non coi Focolarini, non nelle Eucarestie della domenica, non nelle questioni poste ai confessori.Nessuno mi aveva mai parlato della dottrina sociale della Chiesa, né del Concilio Vaticano II, anche se avevo assistito ai primi cambiamenti, dalla messa in latino alla messa con le chitarre. Non mi bastava più sentirmi ripetere che la fede viene messa alla prova, che è la croce, che il Signore si siede a tavola con noi quando ti capitano le disgrazie più terribili. Un mistero della croce senza la luce della Risurrezione, senza l’intelligenza e l’amore per l’uomo (fatto per i beni ultimi, cioè senza pene). Pover uomo che, davanti alle ingiustizie, non doveva preoccuparsi dei beni penultimi, ma si doveva rallegrare come partecipe della croce di Cristo.Il mio povero Gesù dalle gambe spezzate era relegato ormai alla mia infanzia. In questi interrogativi di “senso” sono approdata alla contestazione sessantottina.Né esauriva la mia tensione la vita politica dei giovani contestatori, di cui coglievo l’incoerenza, pur condividendo il bisogno di una vita di giustizia. Ho iniziato a occuparmi delle religioni orientali, delle pratiche dell’Hatha Yoga, di tecniche di meditazione. Pensavo, non può il mio cervellino accogliere l’infinito, devo rovesciarmi, essere accolta dall’infinito: così potrò percepirlo, quando tange i miei confini. Poi mi soccorreva la memoria del salmo: Vedete e gustate quanto è buono il Signore; il Signore si fa trovare da chi lo cerca con cuore sincero. “Vedere”, “gustare”: sono verbi che rimandano ai nostri sensi: non vuol dire chiudere Dio nel mio cervellino, ma la possibilità di assaggiare la sua presenza. Se lo cerco con sincerità si fa trovare. Era la risposta ai miei interrogativi: ore di sedute in posizione del loto per incontrare il divino. Per fortuna abbiamo l’illuminazione elettrica. A me non è capitata la fortuna del Budda!E proprio in quegli anni, quando cercavo lontano ciò che mi era vicino, ero svegliata la notte da un sogno ricorrente: la Chiesa dei miei dodici anni. Ho combattuto con tutte le mie forze questi richiami. Era stato l’indottrinamento ricevuto da piccola. Era l’oppio dei popoli. «Prega, Maria Grazia, Prega!». Nel sonno una voce mi sollecitava, e mi dicevo «Chi prego? Io non credo in niente». E sempre nel sonno, ma in un sonno vigile, una voce rispondeva forte «Osanna al Signore, re degli eserciti», mentre il mio essere si metteva in ginocchio.Ricordo quel sonno/sogno/visione come momento della mia conversione, misteriosa, profonda. Si imponeva come un imperativo nella mia vita. Era quella la strada.A vent’anni ho incontrato Santa Teresa D’Avila e San Giovanni della Croce. Ho bevuto le loro biografie e le loro opere cui sono continuamente tornata: mi rivelavano ciò che cercavo assetata. Il ritorno nel grembo della ChiesaNelle letture di Santa Teresa e di S. Giovanni della Croce maturava la mia sete di eucaristia, il bisogno di essere Chiesa. Ma come, la Chiesa colpevole di persecuzioni, corruzioni, avarizia. La mia testa non riusciva a conciliare. Fede e Chiesa? Ma no, non devono necessariamente andare insieme. La sete dell’Eucaristia si faceva esigenza prepotente nella mia vita di giovane donna, ora incinta di quattro mesi. A Torrazzetta, nel pavese, seguo un corso di meditazione buddista nella casa per ritiri “Oasi Mistica”. Ci accoglievano due Suore Francescane di Clausura, Sr. Mariangela e Sr. Ancilla, che in quegli anni del dopo concilio si aprivano ad esperienze di accoglienza fuori dalle mura del convento. Seguivo in modo ligio tutti i dettami per le meditazioni: il Signore si fa trovare da chi lo cerca con cuore sincero, ero lì per quello, cercare il Signore.Mi ero accorta che gli esercizi di meditazione mi riuscivano più facilmente in cappella, lì il cuore si raccoglieva in silenzio senza fatica.ETERNA E’ LA SUA MISERICORDIAETERNA E’ LA SUA MISERICORDIAETERNA E’ LA SUA MISERICORDIAETERNA E’ LA SUA MISERICORDIALe suore avevano iniziato la preghiera della liturgia, il versetto del salmo penetrava nel cuore e lacrime scioglievano la mia durezza…Lì ho scelto Cristo e la Chiesa!Nel ’90, a 38 anni, Gesù, che già si era manifestato nella mia infanzia e nella mia prima adolescenza, non tenendo conto del rifiuto, mi ha ancora chiamato a sé, gettandosi alle spalle tutto il mio passato.E io ho detto SI’, per sempre!
venite e vedete
 
Vi descrivo ciò che ho vissuto in questo periodo (fine 2018 e inizio 2019), sin dalla mia andata per gli esercizi spirituali nella casa del noviziato dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gurue. Erano presenti tutte le missionarie del Mozambico. Orientava il ritiro il vescovo ausiliario di Nampula D. Ernesto Maguengue. Abbiamo cominciato la sera del mercoledì 29 dicembre fino al primo gennaio del 2019.Sono partita con un obiettivo: ritirarmi nel deserto, riposare con Gesù, assaporare la sua Parola, lasciarlo regnare in me. Veramente, sono rimasta contenta di aver accettato l’invito di Gesù di uscire e andargli incontro, stare con lui, dialogare, ascoltare, contemplare, credere, amare, testimoniare e fare la sua volontà. Nel giorno 1 di gennaio di quest’anno, ho avuto l’opportunità di concludere gli esercizi spirituali con una grande festa alla Vergine Santa Maria e con la mia incorporazione perpetua nella Compagnia Missionaria. Mi sono commossa, nel momento della mia donazione a Dio e alla Chiesa, con la formula della incorporazione perpetua e con l’impegno della mia vita al servizio del Vangelo.Erano presenti: sacerdoti dehoniani e diocesani, suore, novizi, seminaristi, il diacono, le nostre ragazze che sono nel periodo di formazione, il gruppo corale della parrocchia, i miei genitori, i vari parenti, gli anziani della mia comunità di Lusa e due vescovi: Monsignor Francesco Lerma, della mia diocesi del Gurue e Monsignor Ernesto Maguengue. D. Ernesto dirigendomi la parola mi ha esortata ad avere coscienza della mia condizione di missionaria consacrata nel mondo e a vivere con gioia il Vangelo, la mia appartenenza a Dio e alla Compagnia Missionaria del Sacro Cuore.Esprimo, piena di gioia, animata dallo Spirito Santo che mi guida, il mio profondo sentimento di gratitudine per l’incorporazione perpetua e che per grazia di Dio vivo come passo indispensabile in questo cammino di configurazione a Cristo al servizio dei fratelli e sorelle e della Chiesa. Grazie Gesù, per i benefici che mi hai concesso e per la mia permanenza nel cammino della Compagnia Missionaria.Ringrazio con profondo affetto la Presidente e il suo Consiglio, le formatrici, le responsabili e tutte le missionarie dell’istituto per l’affetto, il sorriso, l’accoglienza che sempre mi hanno dato, per avermi condotto alla ricchezza di questa vita di consacrazione nella Chiesa e nel Mondo e per sorreggermi nelle mie debolezze. Grazie Vergine Maria che mi accompagni in questo cammino di offerta “fate tutto ciò che Lui vi dirà”.
chi abbraccia la fede...
 
Chi abbraccia la fede, non cammina da sola.(Cf:Mt. 14,22-33). Aver fiducia in Gesù è la nostra maggior ricchezza. Lui è il segno per eccellenza dell’amore di Padre. Legate a lui, incontreremo mezzi capaci di trasformare il nostro carisma e la nostra spiritualità CM nella realtà concreta al servizio della chiesa e dei fratelli. Questa citazione mi aiuta a capire che la nostra testimonianza di vita come missionarie CM non ha frontiere.Gesù ci chiama a espletare un determinato servizio e assumere liberamente una missione! Chi dice “si” alla sua chiamata si impegna a spendere la vita perché gli altri abbiano più vita! E’ importante scoprire quale è il nostro impegno come CM, nella società! La vocazione ci orienta al servizio, a essere costruttori di un regno di giustizia e di pace: nella famiglia, nella comunità e nella società, in generale.Come missionaria Mozambicana, residente a Nampula ho avuto l’opportunità di ravvivare la mia fede e vocazione conoscendo un po’ di più le origini della CM, in Italia. La mia permanenza è stata di quasi due mesi, dal 6 Dicembre ‘18 al 29 Gennaio del 2019. E’ stato un tempo molto fecondo, infatti ho potuto conoscere le radici della CM. L’impegno missionario nelle comunità di Bologna, Monguelfo, e Napoli. Questa volta non mi è stato possibile visitare la comunità di Brugherio. La certezza che Gesù non si allontana mai da noi, ci incoraggia nella Missione, ci toglie dalla riva e ci fa avanzare per una donazione totale al servizio le une delle altre, nonostante i condizionamenti dovuti alla salute e alla età. Sono rimasta abbastanza colpita dal lavoro portato avanti a Monguelfo da parte di Fiora, Cecilia e di tutta la sua Equipe di collaboratori. Mi è piaciuta l’esperienza vissuta più da vicino, è una realtà che esige fede, disponibilità e molto amore al servizio. Ho avuto l’opportunità di passare lì il Natale e il fine anno. La casa era piena di famiglie, giovani e bambini di tutte le parti del mondo, con diversità di cultura, ma tutti si sentivano bene, si vedeva sul viso delle persone la gioia di stare in un luogo di riposo e di festa, dove si sentivano ben accolte. Lì ho capito che la gioia e la felicità degli altri ci riempiono di grande valore e stima in quello che Dio opera in noi, a servizio degli altri, però esige da noi molta semplicità, apertura, umiltà e molto esercizio di ascolto perché Dio operi in tutto e in tutti. Come una missione profetica che Lui affida a ciascuna delle missionarie della CM; in luogo si incontrino.L’esperienza vissuta più da vicino, in Bologna, mi ha commossa vedere quanto passano rapidamente le nostre forze e la salute, E’ una comunità nella quale la maggior parte delle missionarie ha un’età avanzata e alcune hanno molto bisogno dell’aiuto delle altre. Come dice la sacra scrittura accoglietevi gli uni gli altri con amore fraterno. Ho scoperto un tesoro grande nella comunità di Sant’Antonio Abate –Napoli.Mi sembrava una comunità molto piccola formata da appena due persone: Lucia Capriotti e Luisa Chierici, ma in fondo esiste una grande ricchezza che è il gruppo delle missionarie che vivono in famiglia, dei familiares e degli amici della CM. Ho avuto l’opportunità d’incontrare anche Marinella Martucci che è la responsabile del gruppo misto, missionarie di vita fraterna e missionarie di vita in famiglia. E’ un gruppo ben formato e solido. Tutti lavorano e condividono per la formazione della personalità umana e cristiana. Ho apprezzato molto il gesto di accoglienza e con fraternizzazione che hanno fatto per me. E’ una comunità con un forte senso di coinvolgimento pastorale: la condivisione della Parola di Dio nei vari gruppi a livello parrocchiale ed extra, nella catechesi e nella comunione fraterna con tutti coloro che le circonda. Congratulazioni Lucia e Luisa perché avete una buona capacità di accogliere tutto il gruppo CM di Napoli. L’esperienza che ho vissuto durante la mia permanenza in Italia, mi chiama ad una disponibilità e donazione a Dio, al servizio dei fratelli, che deve essere con una fede viva e sicura, con radici profonde per poter vivere bene la vocazione e la missione, infatti la risposta alla chiamata è un esercizio di fede e di amore.Ringrazio il Signore per il dono della vita e della vocazione nella CM e gli chiedo che aiuti ognuna di noi a vivere con amore e fede la missione che lui stesso ci affidato nei diversi punti dove ci troviamo. Per finire preghiamo per le vocazioni per la CM.“Signore della Messe, Pastore del Gregge, fa risuonare nelle nostre orecchie il tuo forte e soave invito:” Vieni e seguimi!” Effondi su di noi il Tuo Spirito, perché ci dia sapienza per vedere la strada e generosità per seguire la tua voce! Signore che la messe non si perda per mancanza di Operai! Risveglia le nostre comunità alla Missione. Insegna la nostra vita a essere servizio! Fortifica coloro che vogliono dedicarsi al Regno nella vita consacrata(…)Signore della Messe e Pastore del Gregge, chiamaci a servire il tuo popolo. Maria, Madre della Chiesa, modello dei servitori del Vangelo, aiutaci a rispondere: “SI” – Amen.”(Cf. Preghiera dell’anno per le vocazioni)
un grande viaggio... a piccoli passi
 
E’ cosi che definisco il mio viaggio fatto in Mozambico dal 11 gennaio al 16 febbraio. E’ una frase detta non so da chi ma è vero, anche un grande viaggio comincia con un piccolo passo. La motivazione del viaggio, visto che sono ancora l’amministratrice centrale, e ovvio che riguardi aspetti economici, problemi di natura contabile e amministrativi, gestione di case e attività, ma questo aspetto del mio lavoro lo lascio da parte, già la dovrò relazionare al CC. Il ViaggioRicordo un'altra storia che dice: “ il viaggio può essere lo stesso, ma il racconto è diverso a seconda della persona che lo racconta, quindi condivido con voi alla mia maniera questi piccoli passi che hanno fatto parte di questo cammino.La partenza da Bologna, comincia già con imprevisti, a causa di scioperi il mio volo che doveva andare a Francoforte è cancellato e vengo dirottata prima a Lisbona, e poi a Luanda in Angola, e poi a Johannesburg in Sud Africa e dopo una lunga attesa tocco finalmente terra mozambicana dove mi accoglie l’abbraccio caloroso di Leonia, Giannina e Irene e la temperatura di 40 gradi. Si ancora una volta sono in Africa. La permanenza Nei nostri gruppi CM l’accoglienza che ricevo è molto fraterna, i miei giorni passano condividendo il loro quotidiano, vissuto in realtà molto diverse. A Maputo il mio impegno principale è a fianco di Julieta, che sta assumendo la direzione della scuola ”Nossa Senhora das Vitorias”. Visito Alice sempre molto cara, che convive con i limiti della sua malattia, sempre molto presente alla vita della CM, e riesce sempre a non farci mancare i suoi dolci . Ritaglio un pomeriggio di relax con Pe. Carlos dehoniano che mi porta ad attraversare il nuovo ponte che congiunge la città all’altra parte della baia, e non manca un giretto in vespa con fratel Meoni. I giorni passano mi aspetta un altro viaggio in aereo per spostarmi a Nampula, viaggio con Helena che si trova in visita alla sua famiglia. All’arrivo a riceverci c’e Anna Maria, e dopo alcuni giorni sono di nuovo in viaggio con lei( Super autista) per Invinha... In questi due gruppi rivedo con piacere le sorelle mozambicane che già sono state in Italia, Helena, Gabriela Dalaina e Isabel e mi ritrovo anche con Bina che non vedo da tempo. Conosco poi tutta la schiera delle giovani in formazione e in discernimento vocazionale. Una realtà che da speranza ma anche molto impegnativa, da accompagnare con cura, come germogli da coltivare perche poi diano fiori e frutti se il Signore vorrà. Oltre alla realtà CM, soprattutto al Gurue incontro le persone con cui ho camminato insieme: il gruppo donne “Mulher vida e paz”, mi fa una festa davvero emozionante, e non è di meno anche l’incontro con gli operai del Centro Polivalente. Davanti a tutto questo io dico loro che la mia allegria è cominciata a Maputo toccando terra mozambicana, è aumentata arrivando in Zambezia ma ha raggiunto il massimo arrivando a Invinha.Dove sono passata ho incontrato anche i padri dehoniani e diocesani di vecchi data e quindi anche con loro viviamo l’allegria di rincontrarci e raccontarci i ricordi comuni. E’ bello sentire che le relazioni costruite con le persone si mantengono nonostante le distanze, e sono proprio quelle che ci rallegrano il cuore e danno leggerezza ai nostri piccoli passi. Il ritorno La domanda che la gente che mi conosce mi rivolge è sempre la stessa “sei tornata per rimanere?”E qui mi viene in mente un’altra frase “resta se puoi, se è necessario parti” E si ci resterei ma… Restare e partire dinamiche che fanno parte del camino della vita.Quindi eccomi di nuovo in partenza, nella valigia ho messo il riso e i fagioli, dono delle donne, coltivato nei loro campi. Il volo Johannesburg/ Monaco è lungo occorre tutta la notte per sorvolare l’Africa. Come non pensare a chi su questa terra immensa è in cammino, fuggendo da situazioni invivibili e rischiando la vita per raggiungere un'altra terra che li accolga, e a chi come me dopo tutta l’accoglienza ricevuta percorre questo stesso cammino comodamente in aereo per arrivare dove loro non saranno certo i benvenuti, anzi troveranno muri, rifiuti e addirittura porti chiusi.A Monaco di Baviera i controlli sono serrati e non riesco a prendere l’aereo previsto, devo attendere altre ore, in compenso l’aereo successivo parte a mezzogiorno e visto che è una giornata limpida e serena godo lo spettacolo delle Alpi innevate, si sono in Europa, in Italia, all’aeroporto Paola mi aspetta, si sono a Bologna.
tempo di ascolto
 
Carissime/i, ho pensato di iniziare questa lettera con una introduzione che ci interpella e ci chiama ad aprire il cuore. “Chiediamo anche noi la grazia di un cuore docile all’ascolto. Vorrei dire ai giovani, a nome di tutti noi adulti: scusateci se spesso non vi abbiamo dato ascolto; se, anziché aprirvi il cuore, vi abbiamo riempito le orecchie. Come Chiesa di Gesù desideriamo metterci in vostro ascolto con amore, certi di due cose: che la vostra vita è preziosa per Dio, perché Dio è giovane e ama i giovani; e che la vostra vita è preziosa anche per noi, anzi necessaria per andare avanti” (Omelia conclusiva Sinodo Giovani – 28-10-18 Papa Francesco). Siamo coinvolte/i in questo nuovo atteggiamento di ascolto non solo dei giovani ma anche di tutte le persone che ci circondano. Ci sentiamo in cammino e riconosciamo che abbiamo bisogno di aprirci ad un ascolto più attento e disponibile all’altro/a. Riconosciamo che la riflessione ecclesiale in atto ci porta ad una conversione sempre più attenta e ci consegna una modalità da vivere con un atteggiamento aperto al confronto sincero con la Parola: “Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto” (Eb 4,12-13).  Non solo: ci chiede anche un serio confronto con gli altri e le altre in un clima di apertura creativa. Questo non è facile nel concreto delle nostre relazioni ma ci sentiamo chiamate a realizzare il Vangelo dell’ascolto per cogliere ciò che il Signore, nella sua misericordia, ci concede di sperimentare di bene, di bello e di buono. Penso che ciascuna ed in tutti i gruppi CM si stia riflettendo e portando avanti il dialogo sul lavoro in preparazione alla nostra Assemblea 2019. Un lavoro che ci impegna prima di tutto a livello personale per poi convergere e confrontare nel gruppo quanto lo Spirito ci suggerisce per il bene della nostra famiglia, della chiesa e del mondo. Chiedo questo impegno a ciascuna perché ognuna di noi è portatrice di qualcosa di importante per il bene della CM. Questo ultimo numero di Vinculum vi giunge tra il mese di ottobre dedicato alla missionarietà e l’approssimarsi dell’Avvento e del Natale. Camminare nella fede ci chiede, di essere dinamiche e flessibili, per cogliere le nuove sfide e le nuove possibilità, che la vita e la Parola di ogni giorno ci indicano attraverso un serio discernimento delle nostre scelte personali e di CM. Colgo l’occasione per augurarvi di vivere il prossimo tempo di Avvento in atteggiamento di ascolto.  Maria è diventata la Madre di Dio perché ha vissuto il suo “si” con l’ apertura continua ai passaggi di Dio nella sua vita. Con questa disponibilità del cuore che sa cogliere ogni occasione di bene e sa valorizzare ogni incontro e soprattutto l’incontro con Colui che viene nel mistero di Gesù piccolo e povero, vivo in mezzo a noi e nelle nostre persone sempre bisognose di Lui e dell’amore comprensivo degli altri/e Mi affido alle vostre preghiere per la mia prossima visita in Guinea Bissau. Che il Signore mi e ci doni di ascoltare con il cuore sempre. In comunione. Martina
in formazione... sempre!
 
A partire dal 23 al 29 luglio 2018, abbiamo avuto l’incontro delle Responsabili di formazione, nel “Colégio do Sardão”, a Vila Nova di Gaia, Porto, Portogallo. Nel pomeriggio inoltrato del 23, siamo arrivate “da mille strade diverse” al luogo dell’incontro e il 24 abbiamo iniziato i lavori con la presentazione personale, in modo creativo, usando la dinamica della “tela di ragno”. Lì, in cerchio, ci siamo messe a lanciare il gomitolo l’una all’altra, gesto semplice che stava a significare un’unione, una comunione e l’appartenenza alla CM e che ha contribuito anche a tessere legami di conoscenza, di accoglienza reciproca, fatti di ascolto, di attenzione… Hanno preso parte al nostro incontro: la Presidente Martina Cecini, la Vice-presidente Serafina Ribeiro e le responsabili della formazione: Teresa Pozo del Cile, Antonieta N’Dequi della Guinea-Bissau, Justina Carneiro del Portogallo, Santina Pirovano dell’Italia e Lucy Ekawati dell’Indonesia, che ha partecipato a questo incontro come invitata. Per vari motivi Irma Pedrotti dell’Argentina e Orielda Tomasi dell’Italia non hanno partecipato personalmente all’incontro, ma hanno, nel contempo, fatto arrivare le relazioni sulla propria realtà formativa. Martina, nella sua introduzione, ha presentato un breve riassunto sul percorso storico degli incontri delle formatrici fino al 2015. Abbiamo dedicato il primo giorno di lavoro alla lettura delle relazioni di formazione, giá preparate prima, fatta da ciascuna Responsabile. Il dialogo che ne é seguito ci ha aiutato a conoscere di più e meglio: le giovani in formazione, il contesto formativo dei 4 continenti (Africa, Asia, America Latina ed Europa), i vantaggi della pianificazione e programmazione degli incontri, l’importanza del gruppo che cura la formazione, l’imparzialità e la fraternità tra tutte le missionarie, dalle più esperte alle più nuove… Nei giorni 25 e 26, al mattino, è venuto a lavorare con noi padre João de Deus, che ci ha presentato il tema dell’Affettività, suddiviso in due parti: l’Affettività e la conoscenza; Affettività e relazione; Affettività e comunione. Ha alternato ciascuna conferenza con dinamiche di gruppo e plenarie. I contenuti delle sue relazioni, ci sono stati presentati con competenza e rigore scientifico e spiegati attraverso la sua personale testimonianza e la sua esperienza come psicologo. A questa parte dell’incontro hanno partecipato anche due missionarie del gruppo di Porto: Margarida da Silva Vieira e Teresa Castro. Nelle celebrazioni eucaristiche di questi due giorni Padre João ha cercato nelle sue omelie di collegare e fare sintesi tra i contenuti presentati e la Parola di Dio. Personalmente mi sono sentita interpellata a visitare, aver cura con impegno e tenerezza di questa vigna della mia affettività perché sia ogni volta di più un canale di comunione e di amore gratuito: Agape. Sì, l’affettività è un dono ed un impegno che compete a ciascuna, per conoscere, aver cura, accogliere, contemplare, purificare, manifestare…perché sia manifestazione di perdono, di compassione, di tenerezza, di affetto, di bontà, di libertà… Il 26 pomeriggio abbiamo proseguito i lavori tra di noi. Justina ci ha presentato i vantaggi della pianificazione e programmazione degli incontri di formazione, nel senso di realizzare le finalità in ogni tappa della formazione stessa. Ha sottolineato anche la necessità di essere flessibili davanti a situazioni che eventualmente sorgessero in modo imprevisto. Ha aggiunto anche la necessità di scambiarci tra di noi il materiale della formazione. Mi è stato chiesto d fare un piccolo accenno sui giovani, partendo dalla mia personale esperienza di lavoro con loro a livello sia professionale che pastorale, e la presentazione di alcuni passi dei discorsi dei papi Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Abbiamo riflettuto sulla necessità di imparare a condurre i giovani con serietà; a far loro proposte coraggiose; a credere in se stessi, a dir loro che solo Gesù è e sarà sempre la risposta ai grandi desideri… Abbiamo visto l’importanza di sensibilizzare le persone degli ambienti in cui siamo inserite per accompagnare la XV ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI – a tema “i giovani, la fede ed il discernimento vocazionale” in programma dal 3 al 28 ottobre 2018. Ci siamo interrogate sul valore della verifica e del confronto con le responsabili di gruppo, in particolare su ciò che si riferisce al discernimento e alle opzioni relative al progetto comunitario e personale: “il fratello aiutato dal fratello è come una città fortificata”. Ci si sono presentate talvolta situazioni di missionarie che incontrano difficoltà nel conciliare l’assistenza ai loro familiari malati e la partecipazione alle iniziative della CM. Questo argomento deve essere presentato con chiarezza nella formazione di base e deve essere verificato, caso per caso con la responsabile, per il bene della stessa missionaria e per aiutarla nella sua effettiva partecipazione alla vita del gruppo di appartenenza… Martina ci ha parlato di inculturazione della formazione nei diversi contesti culturali, sociali ed ecclesiali e Anna Maria Berta ci ha presentato uno studio esaustivo sul voto di povertà nelle diverse versioni dello Statuto, fino all’attuale. Ha dato spazio anche al tema del testamento, all’aspetto economico ed amministrativo. Nei nostri incontri, la Liturgia è stata preparata e celebrata in spagnolo, italiano e portoghese. Il 28 siamo andate a Fatima a rendere grazie a Maria e ad affidarle la nostra missione. Una coppia di amici, Fernanda ed Enrico, si sono messi a nostra disposizione con le loro auto ed hanno trascorso con noi la giornata. È stato un gesto di gratuità, di amicizia che ci ha consentito di stare insieme, pregare, conoscerci meglio e stringere legami di comunione…Mai dimenticheremo ciò che hanno fatto per noi. La mattina del 29 abbiamo concluso i lavori e, la sera, insieme con Fernanda ed Enrico, siamo andati alla parrocchia di Carvalhosa, alla messa celebrata da padre Pedro, dehoniano. Il Collegio dove abbiamo fatto gli incontri era magnifico: silenzio, fiori, tanti fiori, un giardino, un boschetto… e l’accoglienza di Sr. Gorete e di Margarida è stata eccellente, ci siamo sentite veramente a casa. Abbiamo vissuto tanti piccoli gesti fatti di affetto, di condivisione di sogni e di difficoltà, di sorrisi, di ascolto attento, di offerta di ricordini che ciascuna ha portato dalla sua terra, di complicità nella missione, del già e non ancora, nel nostro processo di crescita e nella fatica di “darci alla luce”, di rinascere e di crescere. Siamo partite in diaspora, con la missione di continuare ad avere cura della nostra formazione – “darci alla luce”, rinascere, crescere…SEMPRE; di servirci degli strumenti che abbiamo ricevuto e che ci possono aiutare a vivere la nostra affettività con un’energia che umanizza, che genera comunione, fraternità; di trasmettere ai nostri gruppi i doni che abbiamo ricevuto e di migliorare il nostro servizio di formatrici… Ciò che comunico dice molto di ciò che è stato trattato e che abbiamo vissuto; lascio spazio aperto alla possibilità di provocare un dialogo con le altre partecipanti, che potrà essere molto fecondo, informativo e formativo. 
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