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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 13 / 11 / 2018
    CONSIGLIO CENTRALE
    28 gennaio - 2 febbraio 2019, a Bologna... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSEJO CENTRAL
    28 de enero - 2 de febrero 2019, en Bolonia... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSELHO CENTRAL
    28 de janeiro - 2 de fevereiro de 2019, em Bolonha... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La Presidente in Guinea Bissau
    Martina visiterà il gruppo della Guinea dal 6 dicembre 2018 al 9 gennaio 2019. La accompagniamo con... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    A Presidente em Guiné Bissau
    A Martina visitará o grupo da Guiné, de 6 de dezembro 2018 a 9 de janeiro 2019. Acompanhamo-la com... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La presidenta en Guinea Bissau
    Martina visitará el grupo de Guinea desde el 6 de diciembre 2018 al 9 de enero 2019. La acompañamo... Continua
i gruppi in italia
 
BOLOGNA SEDE CENTRALE via Alessandro Guidotti, 53 - 40134 Bologna tel. 0516446472    cm.centro@libero.it Presidente: Martina Cecini cell. 3455034772 ; mrtcnn46@yahoo.it  ;  martina.cecini@gmail.comMISSIONARIE GRUPPO CENTRO - MISTO Fraternità:via Alessandro Guidotti, 53 - 40134 Bologna tel. 0516446412 agnese.peroni@alice.it edicm@libero.it santinapi@libero.itpaolaberto15@gmail.commariolmz@yahoo.itlicherilisetta@yahoo.it FAMILIARIS Annarita Fanti via Gioberti 26 - 40026 Imola (BO) tel. 054222758 fantiannarita@gmail.com CAMPANIA MISSIONARIE GRUPPO MISTO Fraternità:via Casa Russo 31 - 80057 S. Antonio Abate (NA)3338702773 - 3937428921  marinella.martucci@live.itchierici.luisa@libero.itbetaniacm@libero.it   FAMILIARES S. ANTONIO ABATE Referente: Gennaro Mercuriovia Volta, 19 - 80057 S. Antonio Abate (NA) tel. 0818734321gennaro_mercurio@libero.it  FAMILIARES S. GIORGIO A CREMANO Referente: Gaetano PunzoVia G. Matteotti 7 - 80046 S. Giorgio a Cremano (NA)gaetapun@tin.itgaetapun@gmail.com tel. 0817764657     LOMBARDIA - LIGURIA MISSIONARIE GRUPPO MISTO Fraternità:via S. Caterina 53 - 20047 Brugherio (MB)tel. 039882510 - 0392182889orieldacm@virgilio.itmaistro.lucia@libero.it FAMILIARES Referente: Piera Rissotto via Torti 424 Sc. C - 16132 Genova tel. 010508725 rissotto_pierina@tiscali.it MONGUELFO (BZ)   MISSIONARIE DI VITA FRATERNA Villa S. Giuseppe Via del Sole, 1 - 39035 Monguelfo-Tesido (BZ) Telefono e fax: 0474 946006ceciliabenoitcm@yahoo.com missio14@fioravillasgiuseppe.191.it
betania
 
NUOVA SEDE DELLA COMPAGNIA MISSIONARIA A S. ANTONIO ABATE Noi missionarie - Bianca , Lucia e Luisa - da dieci anni siamo presenti a S. Antonio Abate. Abitiamo presso il Santuario Gesù Bambino, accolte dai Padri Dehoniani con i quali collaboriamo nella pastorale, ma lavoriamo anche in altre parrocchie e non mancano nostre iniziative. Da un po’ di tempo avvertivamo la mancanza di un luogo “nostro”, che individuasse in questo territorio la nostra presenza di donne laiche consacrate appartenenti alla Compagnia Missionaria del Sacro Cuore. Per rispondere a questa esigenza abbiamo pensato ad una sede, dove poter realizzare, in comunione con la chiesa locale, attività nostre, dando una immagine più chiara della nostra identità. Nel nostro ambiente inoltre c’è un particolare bisogno di formazione in tutti gli ambiti. Crediamo che una sede nostra ci permetta di svolgere questo servizio in modo più libero e creativo. Un nome evocativo Grazie all’indicazione della nostra cara amica Rosetta Todisco, abbiamo affittato due stanze molto belle in via Nocera 158160, a pochi passi dal Santuario. Dopo le peripezie per i vari contratti di affitto, luce e acqua… e dopo aver sistemato l’ambiente, la sera dell’1 dicembre 2011, in clima di preghiera e di festa, p. Fausto, rettore del Santuario, ci ha portato la benedizione del Signore e, con la presenza di numerosi amici, abbiamo inaugurato la nuova sede col nome di Betania. Abbiamo voluto questo nome proprio in riferimento ai brani del Vangelo che ci parlano della casa di Betania, dove Gesù andava volentieri per trascorrervi momenti di riposo e di gioiosa amicizia, confortato dal premuroso servizio di Marta, dall’ascolto attento e contemplativo di Maria e dalla sincera e fidata amicizia di Lazzaro che Egli risusciterà dai morti. Betania ci ricorda ancora che Maria prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo. E’ un forte ed entusiasmante impegno per noi far sì che la nostra sede sia un’autentica Betania proprio come ci diceva p. Albino nei primi tempi della Compagnia Missionaria: “La nostra casa dovrebbe essere come una Betania”, un luogo dove Gesù possa abitare volentieri e trovare una calorosa accoglienza, carità e spirito di servizio; un luogo anche di accoglienza reciproca, di fraternità, di ascolto della Parola e di preghiera, dove si celebra l’amore del Signore Gesù e si contempla il mistero del Suo Cuore Trafitto per amore; dove si impara lo stile del servizio e della condivisione nell’umile e nella gioiosa testimonianza di fede nel Risorto. [img2bcx] Alcune icone Abbiamo voluto arricchire le pareti dell’ambiente con alcune immagini significative che esprimano a chi entra lo spirito che anima questa casa. Colpisce subito la grande icona della Madonna della tenerezza, di Vladimir. Fa parte della nostra spiritualità rendere onore a Maria, come insegna la Chiesa: a lei ci consacriamo ogni giorno perché abbia a regnare nella nostra famiglia, ne prenda possesso, perché sia il piccolo regno del suo Cuore e del cuore di Gesù. Al centro, però, c’è l’immagine del Crocifisso dal cuore trafitto, con gli angeli che ne raccolgono il sangue, molto venerata nella nostra Famiglia. Non poteva mancare un’icona molto significativa della cena di Betania, narrata nel capitolo 12 del Vangelo di Giovanni. Quando già avevamo chiesto in affitto questo ambiente, abbiamo scoperto che proprio lì era stata ospitata e venerata la piccola statua di Gesù Bambino, dalle due devote che poi, con l’aiuto della gente e di un sacerdote, settant’anni fa costruirono il Santuario. Purtroppo questa cara immagine è stata rubata, con grande sofferenza della popolazione, che le era molto affezionata. Quando p. Aldo, dehoniano della comunità del Santuario, molto amico delle fondatrici, ci ha dato questa notizia, ci è sembrato un segno della Provvidenza e abbiamo collocato nella nostra sede una copia della più antica fotografia del Gesù Bambino di S. Antonio Abate e, recuperando una cara tradizione, il 25 di ogni mese, proponiamo un incontro di preghiera. Luogo di formazione Ora si tratta di dare incremento ad attività formative e anche ricreative che siano di aiuto per la crescita umana e cristiana delle persone che avremo l’opportunità di incontrare. Il nostro programma comprende già la Lectio settimanale sulla Parola della domenica, un ritiro mensile, incontri di formazione al volontariato internazionale. [img3bdx] Uno spazio rilevante lo daremo al tema raccomandato dai Vescovi italiani sull’emergenza dell’educazione che per noi risuona come appello fondamentale davvero urgente per tutti. Occorre promuovere una diffusa responsabilità del laicato, perché germini la sensibilità ad assumere compiti educativi nella Chiesa e nella società: “ laici missionari che portino il primo annuncio del Vangelo nelle case e tra gli immigrati; accompagnatori dei genitori che chiedono per i figli il battesimo o i sacramenti dell’iniziazione; catechisti per il catecumenato dei giovani e degli adulti; formatori degli educatori e dei docenti; evangelizzatori di strada, nel mondo della devianza, del carcere e delle varie forme di povertà. […] Avvertiamo infine la necessità di educare alla cittadinanza responsabile. L’attuale dinamica sociale appare segnata da una forte tendenza individualistica che svaluta la dimensione sociale, fino a ridurla a una costrizione necessaria e a un prezzo da pagare per ottenere un risultato vantaggioso per il proprio interesse. Nella visione cristiana l’uomo non si realizza da solo, ma grazie alla collaborazione con gli altri e ricercando il bene comune. Per questo appare necessaria una seria educazione alla socialità e alla cittadinanza, mediante un’ampia diffusione dei principi della dottrina sociale della Chiesa, anche rilanciando le scuole di formazione all’impegno sociale e politico. Una cura particolare andrà riservata al servizio civile e alle esperienze di volontariato in Italia e all’estero. Si dovrà sostenere la crescita di una nuova generazione di laici cristiani, capaci di impegnarsi a livello politico con competenza e rigore morale” Mi piace citare anche un e un brano tolto dal messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la giornata della pace de 1° gennaio 2012: “L’educazione, è l’avventura più affascinante e difficile della vita. Educare – dal latino educere – significa condurre fuori da se stessi per introdurre alla realtà, verso una pienezza che fa crescere la persona. Tale processo si nutre dell’incontro di due libertà, quella dell’adulto e quella del giovane. Esso richiede la responsabilità del discepolo, che deve essere aperto a lasciarsi guidare alla conoscenza della realtà, e quella dell’educatore, che deve essere disposto a donare se stesso. Per questo sono più che mai necessari autentici testimoni, e non meri dispensatori di regole e di informazioni; testimoni che sappiano vedere più lontano degli altri, perché la loro vita abbraccia spazi più ampi. Il testimone è colui che vive per primo il cammino che propone”. E’in questa linea che intendiamo impegnarci per dare con semplicità e amore il meglio di noi stesse a servizio del regno di Dio.
cammino di libertà
 
Tutta la Scrittura è testimonianza di un lungo cammino educativo, che la Chiesa ripropone nel corso dell’anno liturgico, con particolare intensità nella quaresima che culmina con il Triduo Pasquale. Ogni anno, perché il cammino educativo dura quanto dura la vita, per culminare nella pienezza di vita e libertà che sarà la pasqua eterna. E perché sia veramente un cammino di crescita, deve essere saldamente attaccato alla radice che è il battesimo. Il dono fondamentale, dal quale non si può prescindere, senza il quale non si è cristiani, è purtroppo spesso emarginato dalla nostra coscienza. Il tempo di Natale si conclude con la festa del battesimo di Gesù, ricevuto al Giordano, mentre il Padre lo proclama Figlio amato, sua gioia (cf Mc 1,7-11). La prima domenica di quaresima ci fa contemplare Gesù nel deserto, che lotta con il tentatore, dopo il battesimo (Cf Mc 1,12-15). La seconda domenica ci conduce con Gesù sul monte della trasfigurazione, profezia di quel battesimo che si compirà nella sua morte e risurrezione (cf Mc 9,2-10). Gesù, il Figlio a immagine del quale l’umanità è stata creata, l’Unigenito di Dio fatto figlio dell’uomo, percorre la via che fu del primogenito Israele. La via che l’umanità di ogni tempo deve percorrere: la via della libertà e della vita. L’inevitabile e necessario deserto… Liberato dalla schiavitù a cui era sottomesso da altri, attraverso il battesimo nel Mar Rosso, Israele nel deserto è chiamato ad assumere la dignità di un popolo libero, per questo deve confrontarsi con la sua schiavitù interiore, con il suo cuore idolatra che non si fida di quel Dio che lo ha scelto come figlio, che si prende cura di lui in ogni cosa e che vuole condurlo su ali d’aquila a un’alleanza sponsale. Nel deserto, Dio educa gli schiavi - che credono di dover sfuggire unicamente ad una schiavitù materiale esteriore - a diventare, in mezzo alle paure, alle fatiche e alle tentazioni di ogni giorno, un popolo capace di credere nella forza della sua libertà, capace di relazione libera e amante con il suo Dio, che vuole essere il suo sposo; capace di crescere in un rapporto tra persone improntato alla verità, alla dignità, al rispetto, alla giustizia e alla pace. È il cammino nel quale la Chiesa ci chiama ad impegnarci con la pratica della quaresima, un percorso educativo attraverso l’ascolto della Parola di Dio e l’esercizio del digiuno e della carità. Un cammino di liberazione e di illuminazione, un cammino che faccia crescere nella consapevolezza di essere battezzati e quindi morti e risorti con Cristo, testimoni di vita eterna nel mondo e nella storia. …per una scelta di libera fedeltà Come nel libro dell’Esodo, anche nel Vangelo, il deserto è luogo ambivalente, immagine della vita umana. Là il Figlio di Dio fatto uomo viene condotto da quello stesso Spirito che ha reso possibile la sua entrata nella carne umana e che lo ha consacrato Messia nel Giordano. Il deserto, luogo del nulla, della fame e della sete, costringe a riconoscere il proprio limite e il desiderio insopprimibile di Colui che solo può sfamare di amore e dissetare di vita. Ma nel deserto, dove lo Spirito è compagno di vita e guida, Gesù, come Israele e come ogni persona, deve fare i conti con la perfidia del nemico che della stessa fame di amore e sete di vita si serve per infondere il sospetto su Dio Padre: guai ignorare o sottovalutare questo pericolo, sarebbe il modo più semplice per restarne vittima, per precipitare nel deserto della morte. La fedeltà del Figlio al Padre, la consegna docile e fiduciosa al suo progetto di vita e di salvezza, trasforma il deserto in segno e profezia della fedeltà del Padre ai suoi figli. Come nel primo Eden, gli angeli che riconoscevano nel volto umano l’immagine del Creatore, servono nell’uomo Gesù il Figlio di Dio; le bestie selvatiche, che tanti volti e nomi assumono in ogni cuore umano, si convertono in opportune compagne e nuove energie di vita. Il silenzio e il digiuno – non solo dal cibo, ma soprattutto dall’egoismo, dal vizio e dalle abitudini negative – permettono al cristiano di sperimentare quel deserto che fa riscoprire la verità di se stesso e di Dio, apre il cuore all’ascolto della Parola che salva, rinnova la fedeltà all’alleanza d’amore, rinvigorisce la testimonianza di vita che il mondo attende. Il monte, luogo della rivelazione e dell’alleanza Se il deserto è il luogo in cui ci si manifesta la verità di noi stessi, il monte è il luogo in cui Dio si manifesta e si rivela nostro interlocutore amante e sposo, unico salvatore. Come Mosè ed Elia, chiamati a salire il Sinai, per un incontro faccia a faccia, bocca a bocca con Dio, così Gesù sale il Tabor per rivelare a tre discepoli la sua relazione di Figlio dell’uomo con il Padre. Come al momento del battesimo, il cuore del Padre esplode in una sublime e tenerissima dichiarazione d’amore verso il Figlio, che diventa solenne parola rivolta ai discepoli (cf Mc 9,2-10). Per loro questo incontro rivelazione è talmente ineffabile che, per trasformarlo in Vangelo, devono usare poveri segni umani che osano indicare il divino. Anzitutto la luce di cui è vestito il Signore: nessun lavandaio potrebbe rendere una veste così bianca! In mezzo a questa luce, Mosè -amico di Dio, legislatore liberatore e mediatore dell’alleanza- ed Elia –profeta di fuoco, solo fedelissimo adoratore del Dio vivente in mezzo agli idolatri- conversano con Gesù: in lui trovano senso e pieno compimento la Legge, le Profezie e tutto ciò che Dio, attraverso di loro, ha operato nei secoli per il suo popolo Israele e per l’umanità. Lo stupore e lo spavento si mescolano nel cuore dei discepoli ebbri di bellezza, mentre la nube – che sembra contraddire la luce - li copre con la sua ombra, come copriva il Santuario e come aveva coperto la piccolezza di Maria di Nazaret. Alla debolezza e povertà umana dei discepoli amati, ma peccatori, è dato di entrare in una ineffabile intimità con lo Splendore accecante e con il Silenzio che si fa Parola: “Questi è il Figlio mio, l’amato. Ascoltatelo!”. Il Padre prepara la fragile fede dei discepoli alla definitiva alleanza d’amore che si compirà in modo assolutamente inatteso e paradossale su un altro monte. Là il Figlio dell’uomo sarà innalzato – sulla croce – per la salvezza di quanti, morsi dal peccato e destinati alla morte, volgeranno a lui lo sguardo della fede; come il serpente era stato profeticamente innalzato e offerto da Mosè allo sguardo pentito e fiducioso di coloro che erano stati avvelenati dall’incredulità e dalla nostalgia della schiavitù. La purificazione del tempio Il cammino nel deserto era stato per Israele esperienza di purificazione e di educazione all’amore, ma la fragilità umana richiede continuamente l’impegno educativo e l’esperienza della purificazione, resi necessari dalle esigenze dell’amore. La misericordia di Dio non può assomigliare alle nostre ipocrite scusanti, che vogliono solo coprire e nascondere il male. La Misericordia fa venire alla luce il male e lo purifica e dona la forza di percorre le via del bene, oltre i nostri effimeri desideri e i nostri poveri sforzi. Il comportamento di Gesù che caccia i venditori dal tempio, la violenza dei suoi gesti e il suo grido, ci sbalordiscono e forse ci scandalizzano, come scandalizzarono i suoi connazionali e i responsabili del tempio. Ma è l’amore per il Padre e per il popolo che il Padre ama, a guidarlo. Il tempio è casa dove il Padre rivela e offre il suo amore, che non è in vendita e non c’è moneta che possa acquistarlo. Non si fa mercato della casa di Dio! Egli stesso, Gesù, è il Tempio di Dio, di cui gli uomini faranno mercato, Tempio che sarà distrutto dall’odio, ma che l’amore del Padre farà risorgere, perché il suo sangue versato per amore sia purificazione e sigillo di un’alleanza eterna. Fecondità del chicco di grano sepolto “Vogliamo vedere Gesù”: desiderio di incontro, bisogno di aiuto, sete di luce o semplice curiosità. Dai giorni in cui Gesù di Nazaret percorreva le strade della sua terra, nel corso dei secoli, fino ad oggi, uomini e donne di ogni popolo e di ogni religione, a cominciare dai cristiani, hanno espresso ed esprimono questa richiesta, come fecero a Gerusalemme alcuni greci, rivolgendosi ad Andrea. E la risposta di Gesù sembra un enigma. Vedere solo la sua figura fisica è inutile, non serve a conoscerlo, a vederlo per ciò che realmente è. Occorre vederlo e conoscerlo glorificato, vederlo e conoscerlo come lo vede e conosce il Padre. Con la gloria che gli viene dal Padre. Altrimenti è un vedere vuoto, senza valore e senza peso. Occorre vederlo come chicco di grano che muore, viene sepolto e per questo produce molto frutto, che è la vita nuova ed eterna di una moltitudine di fratelli. Occorre vederlo quando viene innalzato sulla croce, perché con la forza di un amore inaudito attragga a sé tutti coloro che “volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” (Gv 19, 37). A costoro sarà dato di riconoscere nell’ora della croce l’ora della glorificazione del Figlio, che a sua volta glorifica il Padre: ai credenti è dato di vedere nel Crocifisso il “peso” dell’amore di Dio per l’umanità, è dato di riconoscere nel Condannato il sigillo della Verità di Dio, nell’Abbandonato la luce del Figlio. L’ora della Pasqua di Gesù diventa l’ora della Pasqua di ogni discepolo credente che, al culmine di un cammino di purificazione, liberazione e educazione all’amore, può passare dalla morte alla vita, imparando a perdere con Gesù la vita per produrre con Lui un frutto di vita eterna.
una tappa terminata
 
Nell’anno 2011, Antonieta, del gruppo di Bissau, ha conseguito la Laurea in Lingua Portoghese. Attualmente continua come prima ad essere la direttrice della Scuola di San Paolo, affidata alla Compagnia Missionaria, e insegna nel Liceo di un quartiere periferico della capitale. Ho iniziato la mia carriera di docente dall’inizio della Scuola di San Paolo, quando ancora frequentavo l’ultimo anno di liceo. Dopo ho frequentato la Scuola Normale Superiore Tchico Té (formazione dei professori) dove ho ottenuto il Baccalaureato in Lingua Portoghese. Mi è sempre piaciuto molto insegnare e lavorare con i bambini e i ragazzi, ma sentivo la necessità di continuare la mia formazione, sia in ordine alla mia crescita personale e all’acquisizione di conoscenze, sia anche per la mia qualificazione professionale, dato che quasi dall’inizio mi è stato affidato l’incarico di direttrice della Scuola di San Paolo, scuola diocesana creata nel 1994, da P. Dionisio Ferraro missionario del PIME, che ha sempre scommesso su l’Educazione per lo sviluppo della Guinea. Così, nel 2006, mi sono iscritta alla Scuola Superiore di Educazione per conseguire la laurea in lingua portoghese. Allo stesso tempo ho continuato ad insegnare nel Liceo statale Jorge Ampa Cumelerbo e a esercitare l’incarico di direttrice della nostra Scuola di San Paolo. Ho trovato moltissime difficoltà, soprattutto nel 3º anno del corso, cosa che mi ha portato a ripetere per ben due volte la cattedra di lingua portoghese, cambiando di professore ogni anno. Finalmente ho avuto la fortuna e la grazia di seguire il corso con la Dottoressa Leonor Santos, eccellente professoressa, con la quale mi sono sentita in sintonia dal primo giorno e che mi ha aiutato a superare il “quasi blocco” che mi impediva di proseguire liberamente. A partire da questo momento è nato in me il gusto per la lettura e ho scoperto che per imparare bene una lingua c’è bisogno di coltivare l’abitudine e il gusto per la lettura e lo scritto. Nel quarto anno, 2010/2011, ho avuto la stessa professoressa e così ho continuato a fare dei buoni progressi fino a concludere con esito tutte le altre discipline. Il giorno 31 ottobre c’è stata la cerimonia della consegna dei Diplomi di Corso agli alunni finalisti. È stata molta bella questa tappa, importante e significativa, per ciascuno di noi. Io e i miei colleghi eravamo felici e raggianti di gioia; avevamo dimenticato tutte le fatiche e tutto lo “stress” che avevamo patito per raggiungere questa tappa. È stata Bina ad accompagnarmi alla cerimonia della consegna dei Diplomi, realizzata nell’auditorio del Hotel Azalai, uno dei più moderni della Capitale. Davvero questa è stata una tappa molto significativa per me e per la mia carriera professionale. Sento che sto progredendo e crescendo nell’esperienza e nel piacere d’insegnare. Tutto quello che ho imparato nella Scuola Superiore di Educazione mi aiuterà ad essere una professoressa che ama sempre più la sua professione e questo mi dà molta soddisfazione. La Guinea-Bissau ha bisogno di persone qualificate e ben formate, capaci di dare un valido contributo allo sviluppo del nostro paese. Come membro di un Istituto Secolare, sento che questo corso mi aiuta a realizzare meglio quanto ci viene suggerito dai nostri documenti CM, quando parlano del «lavoro professionale, compiuto con competenza…» (St.15) e che «il lavoro sarà da noi assunto come strumento per collaborare alla creazione e al piano di salvezza di Dio» (R.dV. 15). Ringrazio il Signore, ringrazio tutta la Compagnia Missionaria del Sacro Cuore, in modo particolare il mio gruppo CM della Guinae-Bissau, che mi ha aiutato e mi ha dato l’incentivo e la forza per andare avanti. È stato per me un grande aiuto. Non mi ha lasciata camminare da sola, ma ha camminato con me. Mi ha accompagnato, con animo ed entusiasmo, affinché io potessi arrivare alla fine di questa tappa importante della mia vita professionale e di laica consacrata nella CM. Auguri di un 2012 pieno di gioia e delle Benedizioni di Dio.
auguri di un santo natale!
 
Carissime Missionarie e carissimi Familiares, per noi della Compagnia Missionaria il Natale, oltre ad essere il grande dono dell’Incarnazione del Verbo di Dio, ha il sapore di gratitudine per il dono della nostra famiglia nata nella notte di Natale del 1957. Siamo giunti a quota 54! Una storia da raccontare (e c’è molto da raccontare) ma anche uno stimolo per guardare al futuro ed impegnarci a continuare a costruire come protagonisti la nostra storia futura. In questo cammino, da protagonisti, prendiamo la strada verso Betlemme per contemplare, con i pastori, il Dio che si è fatto Bambino, e con occhi stupiti contempliamo: Gesù, umile e indifeso, è Re dei Re, il Principe della pace e DIO CON NOI; Maria che, nella sua fierezza di donna, consegna al mondo il Salvatore; Giuseppe, uomo giusto, che veglia e custodisce sul grande progetto di Dio per l’umanità; i pastori, coinvolti come testimoni, diventano annunciatori di gioia. Se da bambini nessuno di noi è stato indifferente al fascino del Natale, da grandi siamo chiamati, non solo allo stupore e meraviglia, ma alla contemplazione orante con un cuore pieno di gratitudine e di gioia perché questo “Dio che si fa bambino” ci chiama a vivere il nostro “eccomi” nella Compagnia Missionaria in comunione con La Chiesa nel mondo. Auguri a tutti di pace e di gioia! Il Principe della pace vi doni ogni Benedizione.
un nuovo natale
 
Sono a Bologna in via Guidotti nella sede centrale della Compagnia Missionaria, perché impedito a movimenti normali per un improvviso malessere alla gamba destra. Devo stare in carrozzina e muovermi con questo aiuto. Alle missionarie che mi ospitano ho presentato un cartoncino di cui avevo curato la stampa nel passato. E’ di insegnamento e di conforto. Mi serviva per la corrispondenza. Rappresenta un ammalato, lui pure in carrozzina, che viene spinto dai suoi amici. Sotto la figura c’è una scritta che dice: “ Ero ammalato, non potevo muovermi. Ma voi mi avete messo in carrozzella. E circondato di affetto e attenzione. Vi ricordo che a queste persone, Gesù ha promesso la ricompensa del cielo”. E’ questa ora la mia situazione! Sto leggendo un libro molto interessante perché insegna la costruzione di una vita buona e bella nei confronti di coloro con cui condividiamo la nostra quotidianità o incontriamo sulla strada del nostro cammino . Ci insegna che se questo non è intonato a una sincera stima e a un profondo rispetto non è sinceramente cristiano. Detto libro ha delle espressioni sconvolgenti per insegnarci la strada di un autentico amore. Ad esempio: "E’ perduta la giornata in cui non riusciamo ad essere amanti dei nostri fratelli". E ancora : “Non si vive veramente se non il tempo in cui si ama”. Questo è il tempo del Santo Natale in cui il Figlio di Dio ci appare concretizzato nell’amore. Egli si presenta a noi nella dimensione di un tenero bimbo che sa solo balbettare, piangere e sorridere. Sorridere a tutti indistintamente anche a coloro che hanno l’abitudine di spargere sugli altri cattiveria o malanimo. Quale scuola di umiltà e di grazia ci mostra la sua incarnazione! Egli, pur potendo, non si è presentato a noi in forma trionfalistica, ma nella forma più povera e più umile per richiamarci anche noi alla bontà. Non è esagerato allora augurare ai nostri lettori un Natale con una visita al presepio colma di buona volontà, nella disposizione a stabilire con tutti: fratelli piccoli e grandi, amici e nemici, un rapporto di amore e di rispetto. Perchè sarà l’amore e il rispetto che ci farà grati a Dio e agli uomini e ci condurrà al termine di una stabile pace. “Quanto farete al più piccolo dei miei fratelli, - ci insegna Gesù - lo considererò fatto a me”. Buon Natale a tutti. Con affetto
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
Via A. Guidotti 53, 40134 - Bologna - Italia - Telefono: +39 051 64 46 472

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