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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
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Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffusa in varie regioni d'Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.
News
  • 14 / 05 / 2021
    SOLENNITA\' DEL SACRO CUORE DI GESU\'
    Venerdì 11 giugno 2021... Continua
  • 14 / 05 / 2021
    SOLENIDADE DO SAGRADO CORAÇÃO DE JESUS
    Sexta-feira 11 de junho de 2021... Continua
  • 14 / 05 / 2021
    SOLEMNIDAD DEL SAGRADO CORAZÓN DE JESÚS
    Viernes 11 de junio de 2021... Continua
parola incarnata
 
La meditazione della Parola di Dio fa parte dell’impegno quotidiano di preghiera dei membri della Compagnia Missionaria del Sacro Cuore. Gesù avverte, nei Vangeli: “Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più” (Mc 4,24), quindi occorre ascoltare con cuore aperto, ampio, grande; e ancora dice: “Ascoltatemi tutti e comprendete bene” (Mc 7,14). Non si tratta di una semplice lettura, ma di un ascolto che fa ardere il cuore e motiva la vita, esperienza vissuta dai discepoli delusi e arrabbiati che incontrano il Risorto sulla via di Emmaus. “La Parola di Dio si è fatta carne e ha posto la sua dimora tra noi” afferma il Vangelo di Giovanni (1,14). Il Concilio Vaticano II, nella costituzione Dei Verbum afferma che Dio “mandò suo Figlio, cioè il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinché dimorasse tra gli uomini e spiegasse loro i segreti di Dio” (DV 4) e questa “Rivelazione comprende eventi e parole intimamente connessi”(DV 2). Insomma non solo le parole di Gesù sono Parola di Dio, ma tutta la sua vita. Gesù di Nazaret è, appunto, la Parola di Dio per l’umanità. Ed egli stesso, in più occasioni, fa riferimento a vari libri dell’Antico Testamento, dicendo che parlano di lui e che in lui arriva a compimento tutto ciò che è annunciato nelle Scritture. Inoltre, dopo la Risurrezione, Gesù incarica i discepoli di portare l’annuncio della salvezza – la Parola di Dio - a tutte le creature. È ciò che uomini e donne, discepoli del Risorto, fanno dopo la pentecoste. Questo annuncio e la vita che ad esso si conforma e la progressiva comprensione che ne ha la comunità dei credenti sono la Parola di Dio che ci è comunicata nei Vangeli e negli altri libri del Nuovo Testamento. Cristo maestro pantocrator, Duomo di Cefalù Gli stessi Vangeli non sono la registrazione perfetta delle parole e della vita di Gesù. Sono l’annuncio dell’esperienza vissuta dai discepoli, l’annuncio di ciò che essi hanno compreso alla luce della Risurrezione, sotto l’azione illuminante e sapiente dello Spirito ricevuto a pentecoste. Ma dalla lettura attenta dei Vangeli scopriamo anche che non sono stati redatti – così come li abbiamo - dagli autori a cui sono attribuiti, ma piuttosto dalle comunità cristiane che hanno ascoltato, vissuto e compreso l’annuncio degli apostoli; comunità che a quegli evangelizzatori facevano riferimento. Questo significa che le parole della Sacra Scrittura non si identificano letteralmente con la Parola di Dio, ma la Parola di Dio è contenuta, come nascosta, nelle parole umane. Si tratta sempre del mistero dell’incarnazione. Il Verbo di Dio si è umiliato, svuotato, spogliato, impoverito assumendo il limite, la fragilità, la povertà della carne umana nel seno di Maria, ma anche rivelandosi nella povertà e fragilità e limitatezza delle parole umane. Come l’incarnazione del Verbo nel seno di Maria è opera dello Spirito Santo, così il rivelarsi del Verbo nelle parole umane è opera dello Spirito Santo. L’apostolo Paolo insegna che solo lo Spirito può farci riconoscere Gesù come il Signore (1Cor 12,3: “Nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l'azione dello Spirito Santo”) e solo lo Spirito può farci comprendere la Parola di Dio nelle parole umane della Scrittura (2Cor 3,5-6: “Non che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, il quale anche ci ha resi capaci di essere ministri di una nuova alleanza, non della lettera, ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito invece dà vita”). Se lo Spirito è l’autore vero, che ha ispirato gli autori materiali, della Scrittura, solo lo Spirito può farci comprendere la Parola di Dio in essa contenuta. Ne consegue che ascoltare la Parola di Dio (da qualunque libro della Bibbia) · NON È sentire il racconto di fatti - a volte edificanti, altre volte incomprensibili o fiabeschi o addirittura scandalosi - accaduti molto tempo fa; · NON È ascoltare regole morali più o meno convincenti, ancora adatte ai nostri tempi o antiquate; · NON È ascoltare insegnamenti usciti dalla mente di Dio e quindi anche affascinanti, ma… “lui è Dio e la nostra realtà umana è un’altra cosa”; · NON È cercare di capire intellettualmente gli insegnamenti della Bibbia e poi, se li abbiamo capiti, sforzarci di applicarli alla vita… se non costa troppo; · NON È assolutizzare il significato letterale della Scrittura; · NON È intenderla o interpretarla secondo idee, gusti, emozioni, ideologie o finalità personali. La meditazione della Parola è, allora, non un esercizio intellettuale, ma esperienza di incontro e di comunione con il Signore vivente. È vera preghiera, opera dello Spirito, che va vissuta necessariamente in modo personale e comunitario, per accogliere ciò che la Parola dice alla comunità e alla persona. C’è una verità oggettiva eterna, immutabile, che la Parola rivela all’umanità di tutti i tempi. Ma c’è una luce che emana da quella Parola per guidare e dare forma alla vita della persona, nelle diverse circostanze, e alla vita delle comunità nel corso della storia. Gesù dice che la sua Parola non passerà. È Parola eterna, ma è vivente, quindi non è statica. Non è scritta su pietra morta, ma nei cuori abitati dallo Spirito, capace di illuminare sempre nuovamente la vita nei vari corsi della storia, nei cambiamenti delle culture. S. Gregorio Magno (sec. VI), monaco appassionato della Sacra Scrittura e poi papa, insegna che la Scrittura cresce con la comunità che la ascolta, la medita, la rumina, la comprende vivendola. Sì, non esiste una comprensione intellettuale della Scrittura e quindi un’applicazione obbediente. Solo vivendola, cioè nell’obbedienza, si comprende la Scrittura. E solo dall’ascolto comunitario, ecclesiale, può sgorgare un ascolto personale che può dare illuminazioni diverse ai credenti. La vita dei santi ne è la testimonianza. L’unica verità rivelata nella Scrittura si incarna e si manifesta in forme diverse nella vita di ciascuno. Dice ancora S. Paolo ai Corinzi (2Cor 3,3): “È noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma su tavole di cuori umani”. Occorre, dunque, accogliere con fede la comprensione che oggi la Chiesa ha della Parola e che ci offre. È indispensabile alla vita di ciascuno la meditazione e la comprensione personale della Parola e la meditazione fatta in comunità, nei nostri gruppi e nei gruppi ecclesiali. È utile l’aiuto che ci può venire dagli studiosi della Sacra Scrittura. Certamente le comprensioni personali di questi studiosi devono incoraggiarci, aiutarci, spronarci allo studio per una comprensione personale, sempre nell’invocazione e nell’obbedienza allo Spirito, nel confronto con l’insegnamento della Chiesa. Sappiamo che nessuno di noi e nessun biblista o teologo ha la pienezza e l’esclusiva dello Spirito. Poiché la verità della Parola di Dio non si identifica con le parole della Scrittura e la Scrittura non può essere presa alla lettera, tanto meno si può prendere come “verità”, come “Parola di Dio” le varie comprensioni personali, nostre o dei vari studiosi. Credo che sia importante anche per noi, nell’ascolto e nell’annuncio della Parola, usare un accorgimento tipico dei maestri ebrei, che quando spiegano o insegnano la Scrittura dicono: “Se così si può dire…”. Perché, sempre secondo questi maestri, la povertà della Scrittura contiene la Parola viva di Dio e quindi ha… 70 significati… +1! Non possiamo mai assolutizzare un significato colto da una persona. Ci troveremmo nel fondamentalismo e nell’estremismo che rimproveriamo ad altri. Lo Spirito ci dia fame e sete della Parola e un cuore grande per amarla e comprenderla, ascoltandola. Sempre di nuovo.
mille motivi per ringraziare
 
50° CM in Portogallo 25° consacrazione di Gloria Era maggio, un sole splendente. Mese del centenario delle apparizioni di Fatima. Cinquantesimo anniversario dell’amata Compagnia Missionaria nella terra de Portogallo. Terra della Vergine Santa. Venticinquesimo anno della mia offerta al Signore, nello spirito dello Statuto della Compagnia Missionaria. Ho più di mille motivi per ringraziare e lodare il Signore della Vita, per fare festa: siamo in pieno tempo pasquale, nel giorno dedicato al Buon Pastore. Alla mia gioia si è unita tutta la comunità di Safins de Ferreira e il gruppo C.M. di Porto. Sì, nella mia terra di Sanfins abbiamo celebrato il Cinquantesimo della Compagnia Missionaria e il venticinquesimo della mia consacrazione. Un evento per me unico. Non so che dire a riguardo, se non sottolineare la presenza di Teresa Castro, Laura Gonçalves e Justina Carneiro, le quali, sabato, avevano animato l’incontro con gli adolescenti, i giovani, i bambini, presentando la Compagnia Missionaria e la vocazione in generale. A fine serata, dopo l’Eucaristia vespertina, abbiamo fatto l’Adorazione Eucaristica, che ha un posto molto importante nel nostro Statuto. La domenica, giorno dedicato a Gesù Buon Pastore, Padre Giacomo ha presieduto alla Celebrazione Eucaristica e Lùcia ha presentato in breve la Compagnia Missionaria. Il gruppo corale ha animato con cura e semplicità la Santa Messa. Con tutta la comunità ho condiviso la torta e del buon vino di Porto. Con gli amici più intimi, la C.M. e la mia famiglia di origine, abbiamo condiviso un pranzetto semplice, ma molto gustoso. Questo, nel Centro Sociale di Carvalhosa, di cui Padre Giacomo è pure parroco. Tutto è andato come volevamo, con semplicità e gioia. Sì, sono riconoscente al Signore per il dono della C.M., perché senza di essa oggi non sarei una consacrata secolare. Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla. Come 25 anni fa cantammo questo salmo per la mia consacrazione, senza aver fatto nulla di speciale, abbiamo cantato lo stesso ora, nella celebrazione eucaristica. Il mio Pastore mi ha condotta sempre su cammini sicuri. E so che continuerà a farlo. “il Signore è il mio Pastore, niente mi manca” “ la mia anima dà gloria al mio Dio”. In comunione. Glória Neto
giugno
 
meraviglia e gratitudine
 
In occasione del 50° anno di presenza della Compagnia Missionaria del sacro Cuore in Portogallo, sono stata invitata dalla Responsabile di gruppo a partecipare al “corso di formazione permanente”, uno dei momenti celebrativi della ricorrenza. Il motivo dell’invito: in passato ho fatto parte anch’io per due anni del gruppo di Porto. Il tema del corso era: “Fare Memoria”. Di fatto è stato proprio un ripercorrere la storia della CM in Portogallo per contemplare l’azione di Dio nel nostro vissuto, riviverne i valori, la ricchezza di grazia e di vitalità di cui essa è portatrice. Con gioia, entusiasmo e anche un po’ di trepidazione il 24/2, accompagnata a Roma da Lucia e Rosetta, sono partita per Porto per portare la mia testimonianza storica. Più volte mi sono chiesta come me la caverò con la lingua, visto che da più di trent’anni non la parlo più. Invece ce l’ho fatta, tra un po’ di portoghese, un po’ di italiano e un po’ di fantasia ci siamo capite benissimo … La prima avventura: arrivo con due ore di ritardo a Porto per un motivo tecnico dell’aereo. Maria Teresa Castro, venuta ad accogliermi all’aeroporto, mi aspettava pazientemente. L’incontro è stato molto bello e vivace. In mezzo a tanti altri passeggeri ci siamo abbracciate calorosamente e rumorosamente … La gente ci guardava un po’ sorpresa, ma noi eravamo felici di ritrovarci e di parlarci. Dopo la ricerca e il ritrovamento degli appunti e della cartellina che M. Teresa, nelle ore di attesa, aveva lasciato su una qualche panchina, siamo partite per Rua Miguel Bombarda. Lùcia ci aspettava per il pranzo: baccalà al forno, squisito! Dopo un po’ di riposo siamo uscite per una passeggiata e per partecipare alla S. Messa. L’impatto con Porto. Già alcune missionarie italiane mi avevano detto che non avrei trovato la città di un tempo … ma una città trasformata, bellissima, moderna, con tante luci e tanti negozi nuovi, strade belle larghe e pulite, autobus e metrò funzionanti, piazze, giardini e tanti fiori… Veramente mi sono commossa nel rivedere la bella città di Porto con il suo imponente e romantico fiume Douro, così maestosa e così rifiorita. Il mio pensiero è andato hai ricordi di un tempo, non per sognare o per rimpiangere, bensì per rivivere tutta la ricchezza di grazia e di bellezza di cui la storia di vita è sempre portatrice e per gioire delle novità incontrate. In questo clima abbiamo iniziato il nostro corso di formazione permanente incentrato proprio sul “fare memoria” della storia della Compagnia Missionaria in questa terra benedetta. Lùcia Correa, responsabile di gruppo, ci ha introdotte nel tema in modo lungimirante e ricco di provocazioni interessanti e significative. Abbiamo poi ricordato gli inizi della CM a Porto leggendo una pagina molto significativa della cronaca scritta da P. Albino, Fondatore della Compagnia Missionaria. Da parte mia ho dato la mia testimonianza raccontando la mia storia di vita nel gruppo di Porto a partire dal mio arrivo, 2 novembre 1972 alla mia partenza 24 giugno 1974, e alcuni aspetti del- l’esperienza vissuta in quel viaggio. Cinquant’anni di vita La ricorrenza del 50° di presenza della CM in Portogallo è un evento che suscita stupore, meraviglia e ci porta alla lode e al ringraziamento per i doni concessi dalla Provvidenza. Possiamo celebrarlo perché il Signore Dio, a cui abbiamo consacrato la nostra vita, per sua grazia ci è stato fedele, ci ha prese per mano e ci ha condotte per le sue vie. Vie ben delineate nello Statuto della CM e che costituiscono il nostro modo di incarnare il Vangelo nella chiesa e nel mondo, come di fatto ci definiamo: “una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...”. Per raccontare la mia storia mi piace ripercorrere in parte le linee che Papa Francesco ha evidenziato nella lettera Apostolica ai consacrati, nell’anno della vita consacrata: “Guardare il passato con gratitudine - Vivere il presente con passione - abbracciare il futuro con speranza”. Guardare il passato con gratitudine: «Il primo obiettivo è “guardare il passato con gratitudine”. Ogni Istituto viene da una ricca storia carismatica. Alle sue origini è presente l’azione di Dio che, nel suo Spirito, chiama alcune persone alla Sua sequela (cfr. la parola di Dio dall’inizio a Gesù e da Gesù a noi, St. 1ss.) e a tradurre il Vangelo in una particolare forma di vita; a leggere con gli occhi della fede i segni dei tempi; a rispondere con creatività alle necessità della Chiesa. L’esperienza degli inizi è poi cresciuta e si è sviluppata, coinvolgendo altri membri in nuovi contesti geografici e culturali, dando vita a modi nuovi di attuare il carisma, a nuove iniziative ed espressioni di carità apostolica. È come il seme che diventa albero espandendo i suoi rami. Sarà opportuno che ogni famiglia carismatica ricordi i suoi inizi e il suo sviluppo storico per ringraziare Dio che ha offerto alla Chiesa così tanti doni che la rendono bella e attrezzata per ogni opera buona (cfr Lumen gentium, 12). Raccontare la propria storia (continua il documento del Papa) è indispensabile per tenere viva l’identità, così come per rinsaldare l’unità della famiglia e il senso di appartenenza dei suoi membri. … È un modo anche per prendere coscienza di come è stato vissuto il carisma lungo la nostra storia, quale creatività ha sprigionato, quali difficoltà ha dovuto affrontare e come sono state superate. Si potranno scoprire incoerenze … forse anche l’oblio di alcuni aspetti essenziali del carisma. Tutto è istruttivo e insieme diventa appello alla conversione. Narrare la propria storia … è un’occasione anche per confessare con umiltà e insieme con grande confidenza in Dio Amore (cfr 1 Gv 4,8) la propria fragilità e per viverla come esperienza dell’amore misericordioso del Signore» (cf Lett. Ap. vita consacrata). La mia storia È proprio quello che mi è stato chiesto venendo qui: fare memoria del passato per testimoniare oggi la ricchezza e anche le fragilità vissute nella fraternità di Porto come momento di grazia. Partii in nave dal porto di Napoli assieme a Mariolina Lambo il 28 ottobre 1972. Tutte e due eravamo orientate all’Africa ma come era abitudine allora, si faceva una sosta in Portogallo per imparare la lingua e poi procedere per il Mozambico. Arrivammo a Lisbona il giorno dei Santi 1 novembre 1972, attese al porto da fratel Giuseppe Meoni e da p. Aldo Marchesini. Dopo i primi festosi abbracci, ci recammo alla chiesa di Loreto. Il giorno seguente vennero a prenderci in macchina Ilda e Martina per andare Porto dove aveva sede la CM. Arrivammo verso sera in Rua Miguel Bombarda accolte molto calorosamente dalle sorelle presenti. Come primo momento andammo nella cappellina per l’affidamento alla Madonna. Quella sera si fece festa… Rimasi subito colpita dalla spontaneità libera e gioiosa che regnava in casa nostra, mi sentii a mio agio. Dentro di me c’erano forti attese, positive, belle, un desiderio intenso di conoscere quel mondo nuovo dove la Provvidenza mi aveva chiamata. Eravamo in un periodo storico molto diverso da quello attuale … (il tempo della dittatura e delle colonie). Fu molto forte per me l’impatto con la cultura portoghese ma anche attraente. Si trattava di un mondo tutto nuovo rispetto a quello che avevo lasciato e riguardo al bagaglio culturale che portavo con me. Sapevo che si parlava portoghese ma la novità della lingua, mentre mi faceva impressione, mi divertiva il sentir parlare e non capire nulla, mi faceva stare a disagio il fatto di dover starmene buona, buona e in silenzio perché analfabeta. Per fortuna il portoghese è una lingua latina come l’italiano. In poco tempo riuscii, a capire sostanzialmente i discorsi e in seguito imparai anche a parlarlo. La vita della nostra fraternità mi piaceva molto e mi consolavo quando ritrovavo attuati gli stessi modi e gli stessi valori tipici della CM che già facevano parte della nostra identità come la preghiera fatta secondo lo stile ecclesiale ma anche tipicamente nostro CM. Lo spirito di fraternità si esprimeva nella gioia di stare assieme, nella condivisione dei servizi e dei ruoli, nello spirito della festa e nell’entusiasmo missionario. Si sperimentava una maggior vicinanza e semplicità nel rapporto con la responsabile di gruppo, era un camminare assieme condividendo fraternamente la vita quotidiana, le responsabilità, la missione… nell’ impegno profondo e intenso a vivere e a testimoniare la spiritualità del S. Cuore secondo lo Statuto della CM. Dentro una nuova cultura L’inserimento nell’ambiente per noi era essenziale, dedicandoci a varie iniziative, in particolare nella parrocchia di Boavista, nel Bairro de Francos, e nella parrocchia della Vittoria. Seguivamo anche la pastorale del carcere mediante incontri e momenti di preghiera. Orientavamo incontri del Vangelo, le missioni nelle parrocchie di periferia con altri Istituti maschili e femminili presenti in Diocesi. Questo non è tutto ma lo ricordiamo per capire come il passato possa stimolare e ravvivare il desiderio di dedicarci oggi e sempre all’evangelizzazione. Mi piace sottolineare ancora la presenza di altri valori come la ricchezza della cultura - della storia e dell’arte del Paese – della lingua - il fascino del poema epico “I Lusiadi” del grande poeta portoghese Luìs Vaz de Camões. La ricchezza dell’ambiente, le coltivazioni, le vigne e vini doc con cantine famose e visitabili, gratificanti mediante l’assaggio di un vino eccellente e inebriante. I costumi della gente: musiche, danze popolari come il Fado … La cucina tipica speciale...L’originalità del popolo portoghese: intelligente e sveglio, colto, intraprendente, accogliente e solidale … sono solo alcuni aspetti per evidenziare quanta grazia e bellezza esiste in questo popolo e come il farne memoria ci arricchisce tutt’ora di vita e di spiritualità. La formazione costituiva uno dei punti cardini e più sentiti tra noi. Per le nuove aderenti c’era il percorso già stabilito dalla CM. Più carente invece era la formazione permanente. Cercavamo di approfittare di quello che veniva offerto: abbiamo frequentato diversi corsi al Mondo Migliore e conferenza o percorsi formativi in Parrocchia. Per la mia esperienza è stato significativo e importante il dialogo aperto tra noi missionarie, con la gente e con la responsabile di gruppo, Ilda Candelaria. Abbiamo fatto tanti dialoghi e ricerche di nuovi progetti assieme. Ricordo con nostalgia il viaggio nell’Algarve per conoscere alcune realtà ecclesiali. Avremmo voluto aprire un piccolo gruppo in quel luogo ma rimase solo un sogno. A questi eventi belli sono seguiti momenti di difficoltà … Nel mese di giugno del 1974 tornai in Italia per le ferie e in Italia rimasi come missionaria dedita, anzitutto e con gioia, all’annuncio del Vangelo. Il corso di formazione permanente è continuato anche nei due giorni successivi sul “capitolo III della Storia della CM in Portogallo” scritto da M. Lùcia Correa. Ci siamo interrogate anche su come dare oggi la nostra testimonianza nel “Vivere il presente con passione” e “Abbracciare il futuro con speranza.” Si può sintetizzare la riflessione affermando che occorre vivere una piena disponibilità all’” Eccomi” perché come dice S. Paolo: Sappiamo in chi abbiamo posto la nostra speranza (cf 2Tim. 1, 12b). A metà del mio soggiorno ho avuto la possibilità di fare un pellegrinaggio a Fatima in questo centesimo anno delle apparizioni della Madonna. Vi ho portati tutti nella mia preghiera. Ringrazio la Provvidenza per un dono cosi grande. Da Porto a Madeira Madeira: un sogno che ho portato in cuore per tanti anni. Finalmente si è realizzato. Sono arrivata all’aeroporto di Funchal venerdì 3 marzo alle 11,35 locali. Per chi arriva in aereo guardando l’isola dall’alto rimane strabiliato per la bellezza che intravvede: le case bianche e belle, sembrano tutte nuove, di forma regolare quasi uguali almeno in altezza, con i tetti rossi e in mezzo al verde e ad alberi fioriti, ti appaiono come adagiate su colline fatte a triangolo che formano la bella città di Funchal.Teresa Freitas mi stava aspettando. Con la sua macchina siamo arrivate alla nostra sede dove momentaneamente abita anche lei e lì mi sono sistemata. I giorni trascorsi a Madeira sono stati molto semplici e intessuti di relazioni fraterne con le missionarie, i familiares e amici. Abbiamo fatto visita a Paixão nella sua bella casa tra le montagne dell’Isola, abbastanza distante da Funchal. Dopo un lauto pranzo siamo rientrate in città da cui sono ripartita con Celestina alla volta di un altro luogo su in alto alto con strade belle, ma arrampicate sui monti in luoghi proibitivi, almeno per me. Celestina mi ha fatto vivere un’avventura unica, mi ha portata dove io non avrei mai scelto di andare. In compenso ho potuto vedere un panorama incantevole e visitare la sua casa di montagna dove è nata e dove ha vissuto i primi anni della sua vita. La prima domenica di quaresima abbiamo partecipato al ritiro degli operatori pastorali della Diocesi, presso i Dehoniani, con le meditazioni tenute dal Vescovo don Antonio Braga Dehoniano. Il Lunedi 6/3 ci siamo trovate tra noi missionarie e familiares per una giornata intensa di riflessione e dialogo sempre sulla storia della CM in Portogallo. Non possiamo dimenticare che le prime Missionarie portoghesi arrivate in Italia, provenivano proprio dall’isola di Madeira e sono state loro le pioniere degli inizi della CM in Portogallo e anche in Africa. Furono infatti le prime a partire per il Mozambico. Guardare lontano è un motto della CM. E sentiamo che ci appartiene. La CM a Madeira è costituita da un piccolo nucleo di missionarie e familiares ma, come dice la Lettera Programmatica di questo sessennio: Davanti all’oggi della storia, scolpite dallo Statuto e sospinte dallo Spirito dei primi tempi della nostra Famiglia, ci siamo avventurate in vari Continenti della terra, con la nostra ricchezza e la nostra fragilità, per portare l’annuncio di Cristo e dedicarci alla promozione umana. Vorrei raccontare ancora tante cose della vita e delle care sorelle incontrate, tutte preziose e originali una ad una, ma mi fermo qui per dire di nuovo grazie per questa stupenda esperienza. Luisa Chierici
realizzata
 
Realizzata Intervista a Maria Justina Carneiro Raccontaci un po’ di te, della tua famiglia, della tua parrocchia…, la storia della tua vocazione…come hai conosciuto la Compagnia Missionaria… A dodici anni ero già impegnata nella catechesi e partecipavo a vari iniziative parrocchiali…avevo e ho una famiglia che amo e mi sento amata. Sentivo però che questo non mi bastava, non mi sentivo realizzata. Un giorno, il mio parroco (p. Mario Barbosa), mi fece un invito per partecipare a un incontro di giovani che si realizzava a Porto. Era l’agosto del 1983. Un incontro che iniziava il venerdì sera e terminava la domenica. Una vera avventura per me, perché era la prima volta che mi allontanavo da casa. Avevo 22 anni. A questo incontro andai insieme a Gloria( in seguito anche lei sarebbe  poi diventata  missionaria). Quando arrivammo a Porto, accompagnate da Serafina, io mi sentivo emozionata e vivevo dentro  me  una grande aspettativa per sapere cosa sarebbe successo, dato che venivamo da un ambiente rurale ed era la prima volta che partecipavamo  a questo tipo di attività. A sera, mentre contemplavamo dalla nostra casa di rua Miguel Bombarda, il paesaggio e poco lontano la torre dos “Clerigos” dissi a Gloria: “questa sarà la prima ed ultima volta che mi vedranno ancora qui!”: A poche ore di assenza da casa mia già mi sentivo triste e con “saudade”= nostalgia della mia famiglia!!!Durante la notte dormii poco anche perché fui invasa dalle tante zanzare che c’erano. Cercavo di prenderle quando mi accorsi che invece avevo svegliato Gloria ,  mia compagna   di camera. Il giorno seguente partecipammo all’incontro guidato da Padre Antonio Augusto SCJ. Due cose mi colpirono molto: la veglia di preghiera il sabato sera, prolungata fino a tarda ora della notte e la gioia e serenità delle missionarie che vivevano lì nella casa. Soprattutto Teresa Castro. Questo è stato quanto il Signore aveva preparato per me per farmi pensare.  Sì, Teresa è stata la missionaria che più mi aveva impressionato positivamente. Alla domenica l’incontro si concluse con una “chiave d’oro”: la celebrazione dell’Eucarestia!!! Io, che  poche ore prima avevo detto che non sarei più tornata in questo gruppo… mi successe che durante l’Eucarestia, che quel giorno proclamava la parabola dei talenti , mi sentii subito identificata con colui che era andato a sotterrare il talento… Venne il momento di andare a pranzo ed io con tutte queste emozioni sono scoppiata in lacrime. Tutti i presenti mi guardavano sorpresi, perché erano abituati a vedermi sempre allegra e serena, mentre in questo momento avevano  davanti a loro  una persona che piangeva a dirotto, come fosse la Maddalena! Nel vedere che alcuni dei presenti mi volevano consolare, p. Antonio Augusto fece cenno di lasciarmi sola nel mio “dolore”. E fu così, perché egli aveva già capito quale era il motivo e aveva  già programmato in cuor suo  di dialogare con me… Una cosa avevo capito: Dio mi chiamava a vivere qualcosa di più di quanto già facevo. Dopo due anni di ricerca, ho sentito che Dio mi chiamava a vivere la consacrazione secolare nella Compagnia Missionaria. Così l’8 dicembre del 1985 sono entrata in questo Istituto.. Adesso rendo grazie a Dio per avermi chiamata a vivere questo stile di vita, perché qui mi sento realizzata e mi sento al mio posto. Il tuo gruppo di appartenenza: faccelo conoscere un po’ di più… Il mio gruppo mi è  molto caro. Le missionarie che lo compongono pur nella diversità,sono un tesoro! Con loro io cammino nella fede, nella comunione, nella preghiera, nella gioia, nella semplicità, nell’amicizia, nella docilità allo Spirito nel servizio, nell’offerta  e nella donazione. Sento che per tutto questo ci vogliamo bene e ci rispettiamo una con l’altra. Riassumendo: il mio gruppo mi piace. Siamo donne normali e questo non vuol dire che siano tutte rose; abbiamo momenti di armonia e  momenti di difficoltà, comuni della vita quotidiana di tutti. Come ricordi il tuo inserimento…il tuo inizio? E’ stato un periodo di alti e bassi. Sapevo che in fondo era quello che  volevo, ma mia madre aveva programmato un’altra cosa per me: il matrimonio. Ma è stata la certezza  di sentire  che Dio mi chiamava a seguirlo più da vicino , e questo  mi ha dato sempre la forza per lottare con tutte le mie forze per superare le varie difficoltà che incontravo. Durante il giorno lavoravo e a sera ho cominciato anche a studiare. Inoltre ero impegnata in parrocchia, nella formazione, studio e lavoro e anche dovevo accudire alla casa. Nonostante tutto questo, è stato però un periodo molto bello anche se esigente. Ho sentito la presenza di Dio soprattutto nei momenti di prova. Ho sentito che Dio non ci abbandona e mi ha dato sempre la forza attraverso la preghiera, la meditazione della parola, le persone che mi ha messo vicino nel mio cammino. Lui era lì. Momenti che riassumo in quella frase di quella poesia: “Orme sulla sabbia” dove dice: “E proprio in questi momenti, di difficoltà, che io sono con te e ti porto sulle mie spalle…” Ricordo il giorno che feci la mia prima consacrazione. Mi chiesero come mi sentivo ed io  risposi:”sono la sposa più felice del mondo!”. Con l’aiuto di Dio ancora oggi sento che posso ripetere: “sono la sposa più felice del mondo. Perché tutto posso in Colui che mi conforta. Il sogno di Papa Francesco: una Chiesa “in uscita”. Come gruppo CM come vivete la missionarietà  nel contesto portoghese e ad “Gentes”? Come gruppo viviamo la missionarietà in famiglia assistendo i malati e anziani, e appoggiamo anche le missionarie più fragili, sia per problemi di salute sia per altre situazioni delicate. Siamo presenti nella parrocchia, nell’animazione vocazionale. Diamo la nostra collaborazione anche alla missione “ad Gentes”: Bina è in Guinea Bissau ( Africa) , Serafina presta il suo servizio nel Consiglio Centrale della Compagnia Missionaria in Italia ed Elvira anche lei è in Italia. Vedo il nostro gruppo aperto e sensibile a questa realtà missionaria. Oltre a queste presenze , devo dire che altre missionarie portoghesi hanno fatto la loro esperienza in terra di missione come il Mozambico, Brasile, Guinea Bissau… La tua esperienza con i giovani…qual è il tuo attuale impegno in questa realtà ?Cosa si aspettano i giovani da noi consacrate? Nella mia esperienza ho sempre camminato di pari passo con i giovani della parrocchia, soprattutto nell’animazione vocazionale. In questo momento per  problema di salute ho chiesto al mio parroco di potermi staccare per un periodo  da questo impegno, almeno fin tanto che mi ristabilisca bene. Intanto offro questa mia sofferenza fisica per questa intenzione. Per l’esperienza che ho credo che i giovani oggi aspettino da noi consacrate accoglienza, ascolto,  disponibilità,rispetto comprensione, gioia, serenità…e per finire essere portatrici della misericordia di Dio che è Amore. Nella Compagnia Missionaria si parla molto di comunione e missione, aspetti della nostra spiritualità. Come declineresti concretamente questi valori importanti per noi membri della Compagnia Missionaria?   “La nostra missione, come la spiritualità, nasce e si alimenta  al Cuore di Cristo. Il costato trafitto è come un epilogo che riassume ed insieme suggella tutto l’ineffabile mistero dell’amore divino, che si è donato nel Cristo e che nella sua efficacia, perdura perenne nella Chiesa”.(Statuto n. 11). Per prima cosa dobbiamo dare il primato all’Amato. Solo così possiamo vivere la vita di amore a Dio e con i fratelli. Essere portatrici dell’amore di Cristo con noi stesse e con quanti ci stanno vicini. Siamo chiamate ad essere portatrici dell’amore misericordioso, portatrici di pace, di gioia, di serenità, onestà, di responsabilità, di rispetto mutuo, di accoglienza…perché la testimonianza trascina e le parole invece si perdono nel nulla, le porta via il vento. Qual è l’augurio per tutti noi in questo anno appena terminato, della misericordia? Abbiamo vissuto  un anno dedicato alla misericordia:  mi auguro che sia stato certamente per tutti  noi un tempo misericordioso, prima di tutto con noi stessi, ma anche per il nostro prossimo: famiglia, gruppo, per  tutti quelli che vivono accanto a noi. Ma mi auguro che questo atteggiamento di misericordia, non sia stato vissuto solamente per quest’anno, ma che sia un inizio,  come un “aperitivo”, per continuare a crescere nella misericordia, per essere sempre più simili al nostro Maestro. Rendo grazie a Dio per la mia famiglia naturale e spirituale e per essere chiamata a seguire Cristo da vicino nella Compagnia Missionaria. Termino con questo messaggio a me tanto caro: Solamente Dio è…ma tu puoi… Solo Dio può dare  la fede, ma tu puoi dare la tua testimonianza. Solo Dio può dare speranza, ma tu puoi comunicare speranza ai tuoi fratelli. Solo Dio può dare amore, ma tu puoi insegnare agli altri ad amare. Solo Dio può fare forza, ma tu puoi donare coraggio a uno scoraggiato. Solo Dio è il cammino, ma tu puoi indicare questo cammino agli altri. Solo Dio è luce, ma tu puoi fare brillare questa luce agli occhi degli altri. Solo Dio è Vita, ma tu puoi comunicare agli altri il desiderio di vivere. Solo Dio può fare ciò che sembra impossibile, ma tu puoi fare il possibile. Solo Dio basta a se stesso, ma Lui preferisce aver bisogno di te… a cura di Santina Pirovano
pane… spezzato
 
Una  breve riflessione di una mattinata un po’ diversa dal solito. E’ quanto abbiamo vissuto della festa dell”Eccomi” svoltasi a Bologna ,nella nostra casa di Via Guidotti 53, il 25 marzo festa dell’Annunciazione. E’ un appuntamento ormai consolidato, vissuto come famiglia, al quale NOI CM rispondiamo in diversi modi e altrettanti stili, a secondo della realtà dei continenti e delle città, dove siamo presenti. La nostra casa di Bologna è considerata Centro CM. Alcuni giorni prima ci arrivavano echi sulle date e iniziative che altri gruppi CM avevano stabilito per questo avvenimento: dal Portogallo, Mozambico, Indonesia, Cile, Argentina… Queste notizie ci sembravano piccole luci , fari luminosi che pian piano si accendevano per illuminare le strade del mondo, ma avevano anche il potere di farci sentire in comunione di cuori e di ideale, cancellare le distanze tra noi, accogliere risposte concrete al “Noi CM”. Così succede ogni anno quando i gruppi, missionarie, familiares e amici ricordano e celebrano insieme il Si di Gesù e di Maria:” Ecce Venio – Ecce Ancilla”. E’ una adesione quasi unanime fatta di riflessione, preghiera e ricordi condivisi tra noi e che abbiamo voluto chiamare semplicemente: “Festa dell’”Eccomi”. E’ diventata uno spazio di accoglienza per vivere e condividere insieme la spiritualità, il carisma, il senso missionario , l’amicizia. Anche questa volta ci siamo ritrovati: missionarie, alcuni amici, e una buona rappresentanza di Padri dehoniani. Quest’anno noi missionarie di Bologna abbiamo creduto opportuno riflettere sul tema che la nostra chiesa ha stabilito per l’Anno del Congresso Eucaristico Diocesano ( dal 13 novembre 2016 all’8 ottobre 2017): “Voi stessi date loro da mangiare”. Ci ha aiutato nella riflessione p. Marco Bernardoni SCJ. P. Marco nella sua introduzione ha riassunto bene la motivazione: Un’idea felice che onora il respiro ecclesiale della Compagnia Missionaria del Sacro cuore, il suo desiderio ovunque si trovi, di mettersi al passo e al servizio della Chiesa locale. Il tema è stato presentato con entusiasmo e convinzione. Oltre a farci riflettere ci ha suggerito alcune indicazioni per continuare con fedeltà in questo cammino e ci ha soprattutto provocato a “ trovare la spiritualità adeguata a questo passaggio di epoca Si tratta,dunque,di intuire le direzioni verso quali lo Spirito spinge la Chiesa”. Le risonanze e interventi dei presenti hanno arricchito la riflessione. Ci sembra di aver trovato risposte adatte anche per rispondere all’obiettivo che si vuole raggiungere in questo anno del Congresso Eucaristico presentato dal nostro Vescovo Matteo:”…Gesù ci insegna a rispondere alla fame di tanti. Per farlo non dobbiamo cercare capacità particolari o possibilità straordinarie, che non avremo mai, ma solo offrire il poco che abbiamo e condividerlo, affidarlo al suo amore perché tutti siano saziati, noi e il prossimo”. Una mattinata trascorsa nell’ascolto della Parola, nella condivisione, nella semplicità, nell’amicizia. Il depliant che avevamo preparato come invito alla festa diceva: “Desideriamo condividere con ciascuno/a di voi una mattinata di amicizia, riflessione e gioiosa convivialità”. Nel nostro piccolo possiamo dire che ci siamo riuscite, perché il poco che avevamo lo abbiamo condiviso. Al termine dell’incontro abbiamo voluto concretizzare attraverso un simbolo la continuità di questa condivisione, anche fuori dal nostro ambiente: a ogni partecipante è stato consegnato un piccolo pane, non come semplice ricordo, ma come “segno concreto” da spezzare e condividere una parte, con chi ci è vicino. Pane per un cammino insieme! Santina Pirovano
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
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