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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
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Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEIA GERAL ORDINÁRIA DA COMPANHIA MISSIONÁRIA DO CORAÇÃO DE JESUS
    Realizar-se-á no CENÁCULO MARIANO em Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna – Italia ... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASAMBLEA GENERAL ORDINARIA DE LA COMPAÑÍA MISIONERA DEL SAGRADO CORAZÓN
    a realizarse en el CENÁCULO MARIANO en Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bolonia - Italia DE... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DELLA COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
    si terrà al CENACOLO MARIANO a Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna - Italia DAL 19 AL ... Continua
un nuovo stile di vita per essere oggi segno e profezia
 
A P. Albino Alle Missionarie Ai Familiares Carissime/i Sono passati alcuni mesi dalla nostra Assemblea e dalla celebrazione del giubileo CM. Siamo nella fase del “dopo” … dopo il 50°… dopo … l’Assemblea …dopo… Questo tempo del “dopo” si carica di grandi aspettative ed è bene che sia così, diversamente si rischia di lasciare cadere, o peggio, dimenticare gli stimoli che derivano da questi avvenimenti. Il dopo Assemblea si deve tradurre in “adesso” e il cammino che stiamo percorrendo è proprio questo “adesso”. Con il materiale elaborato in preparazione all’Assemblea, il lavoro attuale dei gruppi e con ciò che è emerso dall’Assemblea stessa, si è tentato di rispondere all’adesso che ci viene posto come imperativo. Abbiamo scelto come titolo di questa lettera: UN NUOVO STILE DI VITA, PER ESSERE OGGI SEGNO E PROFEZIA Ci pare che il titolo esprima già il nostro obbiettivo. Un nuovo stile di vita che nasce da un’esperienza consolidata ma che ha bisogno sempre d’attualizzazione. Ricercare un nuovo stile di vita perché chiamate/i a confrontarci ai cambiamenti del mondo che evolve rapidamente. Nuovo stile non tanto per un gusto di novità, ma perché chiamate a ritradurre e riproporre in questo tempo i valori evangelici immutabili. Francesca in uno dei suoi articoli così scriveva: “…consapevoli dei grandi doni che abbiamo ricevuto, dobbiamo saper accettare la fatica di tradurli in ‘lingua e dialetto locali’: la nostra spiritualità e la ricchezza della vita consacrata ci sono state date per gli altri, e quindi vanno ‘ridette’ secondo la lingua e secondo il vocabolario di oggi…”. Questo nuovo stile di vita per ridire, con nuovi linguaggi, la verità di sempre, con la saggezza di saper valorizzare l’antico e il nuovo: “Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”.(Mt 13-53) Per operare saggiamente e per armonizzare l’antico e il nuovo è necessario andare alla radice della nostra identità. Un’identità che riscopriamo nella spiritualità, nella secolarità e nella missione. Solo così riusciremo a trovare cammini per un nuovo stile di vita ed essere segno e profezia oggi. Allargare la tenda Vi proponiamo due testi biblici che ci possono aiutare in questa ricerca. Il primo lo incontriamo in Isaia 54,2 e il secondo nel Libro di Rut. Iniziamo da Isaia dove possiamo cogliere un suggestivo invito ad aprirci al nuovo: “Allarga lo spazio della tua tenda, stendi i teli della tua dimora senza risparmio, allunga le cordicelle, rinforza i tuoi paletti”. Isaia ci invita a fare spazio, ad allagare la tenda senza misura, ad allungare le corde e a rafforzare i paletti. Due azioni importanti. Aggiungere tele e corde e fissare i paletti. La tenda non si può allargare se non si hanno corde e teli da aggiungere, e non rimane solida e sicura se non ci sono paletti ben saldi. Isaia ci mette nello spirito giusto. Ci richiama a non chiuderci ma ad allargare la nostra tenda, il nostro cuore e la nostra mente; e ci invita a rafforzare ciò che da sempre dà solidità al nostro cammino. Apertura e cambiamento per rispondere alle sfide che il mondo lancia continuamente, per essere segno e profezia. Con la prudenza e la sapienza di non perdere mai di vista la “solidità dei paletti” che vediamo nella chiarezza della nostra identità. Apertura e solidità, capacità di guardare al nuovo e piedi saldamente per terra. Quindi fedeltà alla storia ma necessariamente dobbiamo vivere una fedeltà anche al futuro che passa e si disegna nella concretezza del presente. Ripartire e riprogettarsi L’altra icona è quella di Rut e di Noemi. Due donne che possono aiutarci in questo cammino. Un’anziana e una giovane che con coraggio ripartono in una povertà estrema, sono vedove e senza figli. Ritornano a Betlemme, alla radice, all’antico. Sono nella desolazione. Noemi dirà alle altre donne “Chiamatemi Mara perché grande è la mia desolazione”. Devono muoversi dalla precarietà concreta che stavano vivendo, e proprio da qui hanno avuto il coraggio di ripartire; il coraggio di riprogettarsi insieme, unendo la saggezza dell’anziana Noemi e la forza e l’audacia della giovane Rut. E’ necessaria l’audacia di entrambe per percorrere il solco del vecchio e progettare cammini nuovi. Un’audacia resa necessaria dalla contingenza, ma gli occhi di entrambe hanno saputo vedere il nuovo che stava nascendo, pur nella precarietà. Anche noi possiamo ripartire e riprogettarci, valorizzando tutte le forze e le potenzialità che ciascuna porta con sè per riscoprire insieme un nuovo stile di vita che ci porti ad essere oggi segno e profezia. Abbiamo consegnato alla storia 50 anni di vita della CM; ora siamo chiamate a costruire con il coraggio di abbandonare (come hanno fatto Rut e Noemi) ciò che non è essenziale e appesantisce il cammino personale e di Istituto. Abbiamo bisogno di un vero cammino di riconciliazione e di rinnovamento. Con questo spirito affrontiamo questo tempo che sarà fecondo nella misura in cui ciascuna/o mette la sua parte e diventa in prima persona costruttrice/costruttore della nostra famiglia C M. Alcune domande ci possono aiutare lungo questo percorso e possono esprimere quanto pretendiamo con questa lettera programmatica: Di che cosa ha bisogno oggi la nostra famiglia per meglio vivere e incarnare il nostro specifico? Qual’è la volontà di Dio su tutta la CM? Per risponde a queste domande siamo chiamate a ripercorrere il cammino della nostra vita e vocazione tramite la spiritualità, la secolarità consacrata e la missione. 1 - IN CAMMINO VERSO IL “NOI” CM Rileggendo le risposte dei gruppi emerge con molta forza l’importanza che ha per noi la nostra spiritualità; si sente che siamo profondamente convinte della validità e del significato che questa può avere per il mondo in quanto risponde alle sue aspettattive più profonde e ci aiuta a vivere in modo specifico e qualificante la nostra testimonianza (cfr. RdV 6). Sarà poi partendo dalla spiritualità che riusciremo a trovare cammini per vivere in pienezza la nostra vocazione. Una vocazione che richiede sempre di più, aggiornamento, studio, preghiera perché diventi “carne” in noi. Parlare quindi, della spiritualità significa guardare a ciò che qualifica tutta nostra esistenza. Infatti la spiritualità ci aiuta a coniugare continuamente il nostro essere e il nostro agire. La chiarezza della mia identità, del mio essere mi pone immediatamente in un agire qualificato. Solo così riusciremo ad intrecciare la nostra spiritualità nella rete complessa e, a volte, contraddittoria della realtà che ci circonda. Questa spiritualità non è il luogo dove incontro “quiete e pacificazione”, ma diventa per noi il luogo della sana inquietudine, perché è una spiritualità incarnata che mi rimanda continuamente all’oggi, al qui e adesso; ci invita ad una continua revisione personale e d’Istituto; ci stimola continuamente a fare scelte, ci invita ad abbandonare tutto quello che non ci rende segno e testimonianza; ci pone in una ricerca continua del nostro “luogo teologico” (Paolo VI) non solo per portare Dio all’umanità ma per incontrarlo nel suo mistero d’incarnazione. Per vivere tutto questo è necessario lasciarci educare dallo Spirito come ci ricorda il n. 9 del nostro Statuto: “…aiutate efficacemente dallo Spirito Santo che educa il cuore degli uomini e lo mantiene nuovo nell’amore…”. Ora, lasciarci educare significa obbedire allo Spirito e camminare “secondo lo Spirito…” come ci ricorda anche San Paolo (Gal 5,16). Siamo allora chiamate/i ad incarnare la nostra spiritualità. Ma che cosa significa proprio questo? Significa anzitutto fare diventare l’Ecce venio e l’Ecce Ancilla centro e stile di vita (cfr. RdV 7). Significa quindi fare il cammino dell’Esodo, cioè di spogliazione di purificazione e di abbandono. E questo cammino va fatto non solo in modo personale ma anche come Istituto. È importante che siamo capaci di dire e di comprendere cosa significa dire: “Eccomi…”, “Ecce venio” avendo come soggetto tutta la Compagnia Missionaria. Molte volte siamo veramente capaci e generose/i nel dire il nostro personale “ecce venio” anche in situazioni molto difficili. Costa di più dire l’Ecce venio come CM. Ma non ci può essere un’oblazione senza l’altra. L’ecce venio detto come Istituto si unisce inseparabilmente alla nostra offerta personale. L’ecce venio dell’Istituto ci chiama ad una ricerca fatta insieme; ora non sempre le scelte fatte concordano con la nostra sensibilità e la nostra visione. Questa ricerca ci chiama ad un “NOI” CM e ci chiede di accogliere il cammino fatto; di riconciliarci con un passato; di riconoscere e accompagnare i cambiamenti che si sono attuati; di sentire, nella propria pelle, tutte le espressioni e le realtà della CM di oggi. Accoglierle così come sono anche se non condivise pienamente, cercando di cogliere il positivo e la bellezza di una diversità. Un “NOI” CM che ci impegna a un riprogettarsi continuamente. Guardiamo ancora a Rut e Noemi. Rut la moabita la straniera, fa una professione di fede forte. Dichiara a Noemi che il Dio d’Israele sarà anche il suo Dio. Ma Rut ha un’esperienza di un Dio fallimentare. La famiglia di Noemi non è stata protetta dal loro Dio. Lascia la sua terra per fame, Noemi rimane vedova e muoiono anche i figli senza lasciare discendenza. Ritorna a Betlemme a mani vuote, con un grembo sterile e con una nuora straniera. Rut per amore alla suocera inizia, insieme a lei, un nuovo cammino. È da questa situazione limite che nascerà il nuovo che scaturisce dall’amore di Dio e sarà un progetto che abbraccerà sia la giovane Rut che l’anziana Noemi. Quando nasce il figlio di Rut questo viene messo sulle ginocchia di Noemi e le donne dicono: “è nato un figlio a Noemi”. Crediamo di vedere un “NOI” realizzato nelle vicende di queste donne. Loro formano un’unica realtà: la gioia di una è la gioia dell’altra, ciò che realizza una è orgoglio per l’altra. Il cammino fatto insieme è vitale e fecondo per tutti. Nella comunione e nella ricerca insieme possiamo attuare cambiamenti significativi nell’ottica del ”NOI” CM . Come e dove iniziare questo cammino? Pensiamo che il primo passo è il gruppo di appartenenza. E’ necessario ripartire dai gruppi. “Le missionarie sono costituite in gruppi aperti a tutte tre le modalità di vita senza distinzione alcuna. Nel gruppo esse hanno la possibilità di vivere assieme momenti di preghiera, fraternità, verifica, formazione, condivisione”.(St.21) Guardiamo insieme queste parole del nostro Statuto. Preghiera Il n. 64 dello statuto parla della preghiera come “mistero vitale”. Questo mistero di vita che ci viene dalla preghiera, tutte ne facciamo esperienza, ma come CM siamo chiamate anche ad avere momenti insieme. E’ necessario riqualificare i momenti di preghiera vissuti insieme. In particolare il ritiro mensile, sia un luogo di vera esperienza di Dio che rivitalizza il gruppo e ciascun componente, perché insieme ci si confronta con la Parola e ci si ritrova intorno all’Eucaristia. Una preghiera che ci apre le une alle altre e al mondo per capire come porci nelle realtà a cui siamo chiamate. L’esperienza della preghiera fatta insieme ci aiuta a mantenerci in comunione abituale con Cristo come dice il n. 67 dello Statuto: “Anche se immerse in un'intensa attività, dovremo saper trovare spazi e tempi sufficienti di preghiera che ci aiutino a rimanere in una disposizione abituale di comunione con Cristo, per lasciarci coinvolgere nel suo mistero d’amore e di oblazione”. Madaleine Delbrêl parlando della preghiera vissuta negli impegni quotidiani dice: “La vita è piena di piccoli vuoti che la preghiera può trasformare in profonde sorgenti”. Questo è un prezioso suggerimento ma che non si può improvvisare, nasce da una intensa preghiera personale e di gruppo. Il nostro ritrovarci dovrebbe educarci a questo. Riscopriamo il senso dell’adorazione come atto pubblico fatto in nome e per la chiesa (RdV 62) e come dice P. Dehon: “Portare il mondo a Cristo nell’adorazione! Portare Cristo al mondo nell’apostolato”. Fraternità E’ una dimensione a cui dobbiamo guardare con attenzione. E’ necessario recuperare il senso profondo della fraternità. Siamo famiglia di fede, unite da un’ideale di consacrazione condividendo la stessa spiritualità. Non è il sangue che ci lega ma la persona di Gesù, e il desiderio di seguirlo nel dono totale. Il nostro ritrovarci dovrebbe essere il luogo privilegiato per vivere ciò che dice il salmo 132: “Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme! …Là il Signore dona la benedizione e la vita per sempre”. Ma questo star bene tra noi non ci deve chiudere ma aprire, spronare, incoraggiare per la missione a cui ciascuna è chiamata. Ritrovare e rivivere l’icona di Betania, non solo per chi viene da fuori, ma anche tra di noi. Possiamo trasmettere il clima di Betania se in primo luogo ci impegniamo a viverlo tra noi. Il gruppo diventa così il luogo dove ci educhiamo costantemente alle relazioni. Lazzaro, Marta e Maria vivevano tra loro ciò che poi offrivano all’amico Gesù. Recuperiamo anche noi alcune delicatezze che abbiamo dimenticato e trattiamoci con rispetto. Dare il buon esempio non è passato di moda. Edifichiamoci, nella carità, le une alle altre. Guardiamoci con occhi nuovi. Verifica Al gruppo non deve mancare mai il “coraggio” della verifica. Significa guardare con onestà la propria situazione personale e di gruppo. La verifica deve avere come obbiettivo la crescita personale e quella di gruppo. Questa verifica è necessaria non solo per le cose che si fanno, ma essenzialmente COME incarniamo la nostra spiritualità nel quotidiano. Una parola anche alla verifica personale. Riportiamo ciò che è scritto nella relazione finale dell’ultima Assemblea: “Si è sottolineata e ribadita l’importanza della verifica personale come mezzo che aiuta a vivere la nostra consacrazione secondo il nostro specifico. L’esperienza comunque dice che, in questo aspetto, dobbiamo ancora camminare molto, perché risulta che non tutte le missionarie si verificano o ritengono necessario questo mezzo per una loro crescita. E’ importante comunque ricordare che la prassi della verifica non è da considerarsi facoltativa, ma rientra nei doveri che riguardano la nostra consacrazione nella Compagnia Missionaria. Lo Statuto e il RdV ne tracciano molto chiaramente e concretamente le modalità e i contenuti”. (Atti VII Ass. p.44). Ci pare di poter affermare che senza verifica si frena lo slancio missionario e lo spirito di comunione. Il coraggio della verifica ci aiuta a non chiuderci e a non cadere in personalismi che non ci fanno crescere. Inoltre questo coraggio ci pone sempre in un atteggiamento di apertura al cambiamento per rivitalizzare il nostro essere nella CM . Formazione Sempre nella CM si è data molta importanza alla formazione, a tutti i livelli. Manteniamoci nella convinzione che abbiamo sempre bisogno di crescere e necessitiamo di formazione continua. L’Istituto offre una dinamica formativa a livello generale; ma anche il gruppo o area geografica deve diventare luogo e promozione formativa. In un aggiornamento continuo con uno sguardo attento alle realtà concrete dove si vive. Conoscere il cammino della chiesa locale e individuare quegli ambiti formativi adatti anche per noi, in cammino con il popolo di Dio in cui siamo. Tenersi aggiornati sugli avvenimenti socio-politici del territorio, ma anche con uno sguardo mondiale. Educarci ad una lettura “critica” di ciò che i mass-media ci propongono. Sentire le sorti del mondo in prima persona. Condivisione La condivisione è la conseguenza di ciò che abbiamo detto fin ora. La parola stessa ha una valenza forte dividere-con mettere sullo stesso tavolo, nulla mi appartiene in forma definitiva… E’ un mettere insieme i doni, e non solo i materiali ma soprattutto ciò che è vita ed esperienza. Ricordiamo che se ciò che riceviamo dalla provvidenza la teniamo nascosto in dispensa, marcisce. Tutto ci viene dato per il beneficio di tutti. "Il fratello aiutato dal fratello è come una città inespugnabile" (Pro.18,19). C’è un altro aspetto a cui dobbiamo educarci per condividere ed è l’ascolto. Un ascolto attento e rispettoso. Raccogliendo alcuni suggerimenti che ci sono arrivati dei gruppi possiamo farci reciprocamente alcune consegne:  dare sempre il primato a Dio;  crescere ed educarci ad una interiorità solida, che irrobustisce le nostre opzioni fondamentali;  lasciarci interpellare dalla Parola;  attenzioni agli avvenimenti sociali;  non lasciaci prendere dallo scoraggiamento;  tutte siamo protagoniste e chiamate a costruire la storia;  riscoprire la fecondità che ancora c’è in noi. Pensiamo che il lavoro che si sta avviando per la revisione dello statuto può essere vissuto in questa prospettiva e essere un mezzo importante per acquisire il “NOI” CM. 2 - “NOI” CM DAVANTI ALL’OGGI DEL MONDO Siamo davanti a un mondo complesso, a un mondo che cambia a un ritmo molto accelerato, a un mondo globalizzato e diversificato allo stesso tempo; un mondo attraversato da fratture molto profonde. Questo mondo ora ci disturba ora ci appassiona. E sempre ci sfida. Se ci fermiamo un po’, possiamo renderci conto che non siamo poi così sprovvedute come, a volte, ci sembra davanti a questa situazione del nostro mondo e della sua/e cultura/e. Non siamo noi eredi, già come battezzate e poi come consacrate in secolarità, di una spiritualità marcata fortemente dal mistero dell’incarnazione? E la fedeltà all’incarnazione non ci porta ad amare con passione questo mondo, a seminarci nei suoi solchi, a vivere, con naturalità e semplicità, dimensioni di nascondimento, di ferialità, di fedeltà al quotidiano, di immersione nei movimenti che si stanno formando e che ci possono traghettare, assieme ai nostri fratelli e sorelle, a nuove sponde e a nuovi orizzonti? Non fa parte di questa spiritualità dell’incarnazione il sapere “abitare stabilmente la complessità”, senza smarrirci, avendo con noi la ricchezza della Parola – luce ai nostri passi; la forza dei sacramenti e della preghiera – acqua viva per il nostro cammino; la “dolcezza” della nostra fraternità, rugiada nei momenti di amarezza e di stanchezza; il plusvalore del nostro essere corpo. con la Chiesa e con la CM, questo “noi” che vogliamo riscoprire e valorizzare e che può rafforzare il nostro senso di identità e la nostra coesione, dandoci ali per continuare a camminare con questo mondo, e al suo interno, per spingerlo affinché sia capace di proporre ancora “sogni” e mete grandi? Inoltre, abbiamo tra le nostre mani il dono della nostra vita consacrata che, di per sé, è un potente, anche se discreto, segno profetico. Forse abbiamo bisogno di appropriarci di più e con più consapevolezza della forza di questo nostro essere consacrate con tutta la sua carica escatologica. “Ma come viviamo la nostra consacrazione?” - si chiedeva un gruppo. Con quale rigore e con quale qualità evangelica? – aggiungiamo noi. E’ bene non dimenticare queste domande e che ce le portiamo nella nostra ricerca personale, soprattutto le riportiamo in quel luogo sacro del confronto con la responsabile e con il gruppo. L’apertura fondamentale e positiva davanti al mondo, lo sappiamo, non ci dispensa di esercitare giorno dopo giorno, ed in ogni circostanza, un vero e sapiente discernimento. Che cosa vuol dire per noi, oggi e in ogni luogo dove ci troviamo, il mandato del nostro Statuto ad evangelizzare e a impegnarci nella promozione umana? (cfr. St. n.12). Quali sono le cose nuove che ci interpellano – personalmente, ma soprattutto come “Noi” CM? Se i segni dei tempi emergono sempre in ambienti di frontiere della vita e della storia è importante che ci chiediamo dove stiamo noi. Che frontiere abitiamo? Che attenzione stiamo dando a quello che si sta elaborando in queste frontiere? Pensiamo che la CONSULTA DEL 2009 dovrà essere spazio di condivisione di quanto i gruppi hanno elaborato a questo riguardo. A partire dalla realtà concreta di ogni gruppo e del suo vissuto chiederci: che cosa ci sta domandando il Signore a noi gruppo, a noi CM in questo preciso momento storico ed ecclesiale. Verso la fine dell’anno 2008 sarà inviato ad ogni gruppo il tema più preciso e il testo che avvierà questa ricerca, ma anticipiamo fin da adesso la tematica generale perché si possa individuare il percorso che ci aspetta. Vogliamo fermarci su un altro aspetto che abbiamo rilevato dalle risposte dei gruppi quasi in modo corale: l’animazione vocazionale. La sentiamo davvero una questione vitale. Volevamo inquadrarla in un ambito più ampio che chiameremo la scelta dei giovani come luogo della nostra missione. Anche in questo caso per un servizio non solo alla CM, ma alla Chiesa e al Mondo. Pensiamo non forzare la metafora dicendo che loro sono proprio una di queste frontiere dove siamo chiamate ad abitare. Almeno alcune di noi, in modo preferenziale e stabilmente. È intenzione del Consiglio fare questa scelta per i prossimi anni. La facciamo con trepidazione – perché anche questo è un mondo nuovo, uno spazio culturale abbastanza sconosciuto per molte di noi e non facile – ma anche mosse da tanta speranza. Da quella speranza che è dono di Dio e di cui avvertiamo la sete nella gente, anche nei giovani, che ci stanno intorno. “Suscitare la fede e la speranza nei cuori è il primo servizio in favore degli altri per aiutarli a liberarsi dalla povertà più grande che è il fare a meno di Dio” – diceva un gruppo. Vogliamo poi “ributtarci” in questo “pianeta” giovanile con audacia, competenza e creatività. Forse dobbiamo crescere in tutti questi ambiti e soprattutto in quello della competenza. C’è da affrontare una cultura, dei linguaggi che ci sono, a volte, un po’ sconosciuti e che esigono delle mediazioni in cui non sempre siamo troppo competenti. Possiamo abbinare alla nostra preparazione per entrare nel mondo giovanile quello della nostra competenza (o non competenza) nel mondo della comunicazione. La prima non potrà fare a meno della seconda. Vedremo in seguito quali iniziative, come Istituto; possiamo mettere in atto per attrezzarci meglio a questa specifica missione. Ma, tutti i gruppi e i Coordinamenti sono, da questo momento invitati a dare concretezza nella loro programmazione a questa priorità. Ci sembra che tutto il lavoro, le iniziative, la conversione a questa priorità, i risultati conseguiti possono diventare patrimonio comune di “NOI” CM nella Consulta del 2011. 3 - CON UN NUOVO E CREATIVO SLANCIO Ci sembra di avvertire, al nostro interno, il desiderio di una dinamica più creativa e più leggera. Anche tra noi capita spesso di incontrare volti e cuori appesantiti da un impegno, da preoccupazioni varie, da una sottile mancanza di fiducia nel futuro. Bene, tutto questo non si vince soltanto con forza di volontà, con impegni che si aggiungono ai molti che già ci caricano. Ci sembra che solo lo stile di vita contemplativo dell’esistenza può restituire all’anima e all’azione la loro leggerezza, senza togliere alla prima il senso della responsabilità e alla seconda la sua efficacia. Prima che un lavoro faticoso o un compito da assolvere la vita cristiana, e l’evangelizzazione che da essa scaturisce è la partecipazione al ritmo segreto della danza della sapienza. Nella frammentarietà e nella sovrapposizione dei nostri impegni, anche quelli all’interno della CM, nella frenetica successione delle situazioni, dei volti, delle storie che intessono la nostra vita, nella sensazione di disorientamento e di stanchezza che, a volta, ci può afferrare, possiamo sentire dirette a noi oggi le parole di Gesù: «Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore» (Mt. 11,28-30). Se tanti cristiani hanno vissuto senza pesantezza l’ascesi, la fatica, le persecuzioni, ciò è stato perché al cuore della loro vocazione stava questa promessa di leggerezza. Sappiamo che c’è una leggerezza il cui prezzo è il vuoto; ma noi vogliamo la leggerezza dell’amore, quella che sa “prendersi cura” e sa convivere con i legami vari che intessono una vita veramente umana. Questa leggerezza non si conquista con le sole forze umane; ma si può preparare il cuore per riceverle e implorarla, come un dono, da Colui che ha promesso di tornare un giorno sulle nubi del cielo (Mt.26,64) per portare tutti nel suo Regno, attraverso una mistica e armoniosa danza cosmica. Attuare la leggerezza di questa danza non può essere un invito rivolto soltanto al Consiglio; deve essere invece sentito da ogni membro della nostra famiglia, da ogni gruppo e del “NOI” CM che vogliamo diventare con più consapevolezza e più convinzione. Crediamo che questa è una prospettiva, un orizzonte che può avere delle conseguenze positive sia all’interno del nostro Istituto sia nella nostra relazione con il mondo. Raccogliamo ancora una volta una serie di espressioni venute dei gruppi e che riconsegniamo a tutte:  ritessere relazioni rivitalizzanti tra di noi  osare con audacia  un nuovo vigore  inventare spazi per stare insieme  rinnovare e inventare dinamiche vitali  creare luoghi concreti d’incontro Anche questo può affinare quello stile con cui ci vogliamo proporre al mondo e che ci può rendere profetiche, non da un profetismo clamoroso e straordinario ma vissuto nell’ordinarietà dei nostri giorni e delle nostre mille occupazioni quotidiane con l’atteggiamento dell’ascolto, della disponibilità, del rispetto, essendo sempre, con tutti e ovunque ponte d’incontro e forza unitiva (cfr. St. n.8). Lasciamo ad ogni gruppo e ad ogni area geografica la libertà e la creatività di dare corpo a questo slancio. Ma volevamo dare due o tre indicazioni che ci possono aiutare a convergere come “NOI” CM e a creare una vera tradizione familiare. Volevamo che la giornata del 25 marzo, Solennità dell’Annunciazione del Signore e la Solennità del Sacro Cuore diventassero davvero festa di Famiglia. Sappiamo che la nostra realtà non sempre ci permette di celebrare queste feste nel suo giorno proprio. Però scegliamo la giornata più prossima e viviamo insieme questi momenti di festa. Siano anche momento di apertura agli amici che stanno crescendo intorno alla CM e di proposta ad altri della ricchezza della nostra spiritualità e della nostra storia. Il nostro desiderio è che ci fosse una salutare emulazione tra tutti i gruppi per vedere quale è capace di mettere in atto la festa più bella, più creativa, più densa di significato, più aperta ai nuovi linguaggi, più inculturata. Proponiamo anche che ogni gruppo, almeno una volta all’anno, realizzi una iniziativa di carattere vocazionale: una giornata di riflessione, un ritiro, un pellegrinaggio, una festa…? La forma la lasciamo, ancora una volta, alla creatività e all’audacia dei gruppi. Quello che ci pare importante è che questi tre momenti:  25 marzo  Sacro Cuore  Giornata vocazionale diventino una tradizione viva e vivificante nel corpo del nostro Istituto. È stata affermata durante l’Assemblea l’importanza di una doppia fedeltà: al passato e al futuro. Crediamo che quanto stiamo proponendo sia una risposta a questa doppia fedeltà. Abbiamo nelle nostre mani una ricchezza enorme: la recente celebrazione del 50ª della CM ce lo ha mostrato con evidenza. Siamo chiamate non solo a custodire questa ricchezza ma a farla crescere e a consegnarla ad altre mani. Certamente, già lo stiamo facendo. Ma forse, si può mettere un po’ più di entusiasmo, di generosità e di creatività. Nel salmo 85 (v.13b) incontriamo con un bel auspicio che dice così: «La nostra terra darà il suo frutto». Un gruppo terminava il suo lavoro proprio con questo auspicio. Noi lo parafrasiamo dicendo: “La Compagnia Missionaria darà il suo frutto”. Prepariamoci, con umile fiducia, per questo raccolto. Ci accompagni lo sguardo materno di Maria nostra Madre, Guida e Custode. Il Cuore di Cristo, fonte di speranza, ci benedica! In comunione La Presidente e il suo Consiglio Bologna, 6 agosto 2008 Festa della Trasfigurazione del Signore AVVENIMENTI IN QUESTO SESSENNIO: 2009 luglio Consulta delle Responsabili di Gruppo; 2010 gennaio Assemblea Ordinaria (elettiva) dei Familiares; 2010 (data da definire) Incontro Responsabili di Formazione; 2011 luglio Consulta delle Responsabili di Gruppo; 2013 luglio VIII Assemblea Generale Ordinaria.
dall'assemblea mondiale degli istituti secolari, 2008
 
L’Assemblea mondiale degli Istituti secolari che si è svolta a Guadalajara in Messico, dal 19 al 23 novembre 2008, ed ha riunito i Responsabili e delegati di 81 Istituti secolari dei circa 160 facenti parte effettiva della Conferenza mondiale. Il clima di mondialità si respirava non solo nella diversità delle lingue e caratteristiche peculiari, ma nella particolarità delle testimonianze ed esperienze. Si viveva in maniera molto forte l’ideale comune e il desiderio di cogliere in pienezza il soffio della Spirito Santo che, nella novità, porta ad un sempre più qualificato ed incisivo apporto degli Istituti Secolari nella Chiesa e nel mondo. È emersa per tutti la sottolineatura della esigenza di una vita spirituale intensa ed autentica capace di riscoprire i semi del Verbo presenti nel mondo globalizzato e nei segni dei tempi, per attuare quel dialogo con il mondo che, nell’umiltà, ci renda capaci di ascoltare e porci a servizio degli uomini e delle attese dei nostri giorni.“Siamo venuti da diversi Paesi- ha detto la Presidente della CMIS Ewa Kusz all’inizio dell’Assemblea – carichi di diverse esperienze culturali, sociali e politiche, ma anche religiose e spirituali e siamo qui per collaborare insieme, per dirci di noi, dei nostri Istituti per mettere insieme le attese e le difficoltà più grandi di questi difficili anni della storia dell’uomo; insieme cerchiamo di individuare le prospettive per il prossimo quadriennio di attività della Conferenza Mondiale... Due grandi eventi hanno segnato gli ultimi quattro anni della Chiesa universale: la morte di Giovanni Paolo II e la elezione di Benedetto XVI. Cadeva il 60mo anniversario della Provida Mater Ecclesia e Primo Feliciter: certamente i documenti più importanti della nostra storia. Abbiamo vissuto queste memorie come preziose occasioni per rafforzare la consapevolezza della nostra identità mediante una rinnovata riflessione 60 anni dopo la nostra ufficiale nascita. Anche nella società è cambiato molto sia nei nostri Paesi che nei Continenti. E’ di questi giorni la esplosione della crisi legata al modello di sviluppo basato sulla finanza più che sulla economia della produzione reale. La difficoltà ambientale e climatica, i grandi cambiamenti in parte percepiti e molto ignorati ci interpellano oggi in modo inquietante. Diventa sempre più difficile immaginare un futuro per i giovani che ci appaiono maggiormente disorientati e statici nella loro apatìa da esclusione dai momenti decisionali. Sono come assenti e ricacciati in una area di disimpegno alienante. Tutti coloro che investono in progetti e alimentano speranze sembrano doversi difendere da accuse di dispersione e inutilità. Dunque in una società in cui il modello di sviluppo sembra offuscarsi progressivamente, noi, i nostri istituti, viviamo l’esperienza lacerante della condivisione e della testimonianza di una speranza “certa” perché garantita dalla Redenzione.” Con la relazione sulla attività del Consiglio esecutivo da parte della Presidente sono iniziati i lavori della Assemblea, svolti soprattutto in gruppi linguistici su tracce di approfondimento predisposte da alcuni Membri incaricati o consiglieri. Il senso degli Istituti secolari nella Chiesa e nel mondo, oggi E’ stato il tema del primo tempo dei lavori di gruppo ed è stato introdotto da Fernando Martin Herraez. Sono stati ripresi alcuni spunti emersi nel Congresso del 2007 riconoscendo luci ed ombre che hanno accompagnato il cammino degli Istituti e l’esigenza di una fedeltà creativa capace di rinnovare il nostro impegno condiviso nella comune vocazione, che è dono dello Spirito: la secolarità consacrata. La nostra vocazione si presenta come provvidenziale e si situa nel cuore della Chiesa e del mondo nella prospettiva della sua missione di portare Cristo agli uomini, ma esige discernimento costante per essere un vero laboratorio di dialogo con il mondo, aprendoci al radicalismo assoluto dell’amore di Dio, nella disponibilità costante per un’incarnazione più profonda nel mondo. La tensione degli Istituti secolari porta a relazioni nuove della Chiesa con il mondo: relazioni di fiducia e amore, incarnazione e presenza, dialogo e trasformazione dal di dentro delle realtà temporali. “Non siamo piante da serra né fiori artificiali,” la nostra vocazione si esercita nel mondo, in mezzo agli uomini, prolungando il mistero dell’Incarnazione- suo fondamento teologico- e discernendo i segni dei tempi per essere laboratorio di dialogo. L’opera di salvezza ci porta ad essere non in contrapposizione con la storia degli uomini, ma dentro ed attraverso di essa. Queste tematiche sono state approfondite nei gruppi di studio sottolineando l’esigenza di una costante vivacità vocazionale che, ravvivandone l’identità, porta ad una crescente incisività. La specificità degli Istituti Secolari nella Chiesa e nel mondo Questa tematica è stata esposta da diversi membri che hanno sottolineato alcuni aspetti particolarmente significativi partendo dalla povertà che spinge ad una spiritualità comune a tutti i battezzati che vivono, lavorano e soffrono in questo mondo. “Il dono più grande che possiamo fare alla Chiesa in quanto consacrati secolari- tra l’altro ha detto Giorgio Mazzola dell’Istituto Cristo Re- è quello di mostrare una vita comune, che, senza perdere nulla della propria umanità, ma anzi esaltandola, si consegna in modo radicale al Vangelo” Katharina Brumann, dell’Istituto Caritas Christi, ha invece sottolineato la specificità della discrezione nel vivere in una fraternità responsabile con le altre persone, dando a Dio tutti gli ambiti della vita e darli in modo “celato”. “Siamo chiamati alla santità nel rapporto con le persone, con le autorità e con le strutture. Viviamo sotto lo sguardo del Padre che vede nel segreto perciò è essenziale avvicinarsi alla Verità, coltivando il mondo e pregando la vita” Viene suggerito di trovare nuovi spazi, proporre nuove iniziative per essere messaggeri dell’amore di Dio nel mondo contemporaneo, secondo le diverse esigenze dei Paesi, dei luoghi e dei bisogni degli uomini con i quali viviamo. Trovare anche nuovi mezzi per vivere il nostro impegno politico, migliorando la nostra qualità ed elaborando nuove offerte di formazione, costituendo una rete di scambio di esperienze religiose e professionali, allargando i nostri criteri e cooperando con tutte le forme di vita anche con un programmi di crescita per l’inculturazione. Padre Robert Daviaud, dell’Istituto Prado, dopo aver parlato della specificità del suo Istituto e dell’importanza della testimonianza, ha sottolineato alcune sfide che si presentano oggi agli Istituti secolari. Una grande sfida è l’atto di fede. In nessun Paese, oggi il cristianesimo è “protetto” per cui è sempre più necessario allargare le nostre conoscenze su Gesù Cristo ed accogliere, far posto nella nostra vita a Maria, come discepola e madre. Cercare di accorgerci degli sguardi di Dio per essere persone di fede e di speranza anche nel buio delle nostre possibili notti spirituali. Altra sfida è la coerenza. Non soffermarci solo sul vaso d’argilla che è il nostro essere, ma anche sul tesoro che portiamo lasciandoci trasformare all’interno ed all’esterno dallo Spirito Santo e rivedendo costantemente la qualità del nostro incontro con le persone, con i giovani, con le realtà. Infine curare molto la dignità personale della propria vocazione, avere un traguardo e la certezza che Dio è con noi, è Padre buono che ci trasforma in pane buono da spezzare ai fratelli. Helena Paludo del Seara ha sottolineato l’importanza della contemplazione nella nostra vita per imparare a guardare tutto con gli occhi di Dio. Condividere ed amare in un clima di fraternità che ci renda persone di pace nella semplicità del quotidiano. La fedeltà alla Chiesa ed alle sue direttive deve caratterizzare la nostra specificità che tende a vivere, ogni giorno, in ogni voto l’aspetto valoriale ed oblativo. La disumanizzazione della società ci sfida a sottolineare l’importanza della relazione fraterna e l’animazione umana del mondo, nella ricerca del bene comune e nella testimonianza di un’antropologia cristiana in una società multiculturale e multireligosa; specializzarsi nel discernimento per trovare soluzioni idonee e proposte da condividere con tutti gli altri uomini. Gli Istituti Secolari esperienza di Incarnazione Il secondo tempo dei gruppi di studio ha avuto questo tema ed è stato introdotto da Marisa Parato. Alcuni interrogativi hanno guidato i lavori dopo aver approfondito il senso dell’oggi degli Istituti secolari, inseriti nello scenario del mondo del nostro tempo, per scoprirne il volto nell’ottica del piano di Dio. Chi siamo oggi, perché siamo, come e dove stiamo come persone e come gruppi, verso quali lidi siamo chiamati e verso quali approdi siamo spinti dalle vicende della storia e in profondità dal vento dello Spirito di Dio che, come dice S: Paolo, ci spinge ardendo in noi. Siamo una piccola realtà, un piccolo seme con una grande potenzialità atto a far nascere un albero. Molti rischi possono però minacciare il nostro essere e, tra questi, si segnalano la mediocrità, l’imborghesimento, la mentalità consumistica, l’individualismo, la mancanza di seria, profonda e continua formazione ed un sincretismo filosofico-teologico che potrebbe danneggiare anche il movimento ecumenico. La storia, il tempo ci incalzano e richiedono risposte nuove e significative capaci di una cultura diversa che dia senso alla vita.La lettura della storia e il discernimento del come e del dove il Signore sta chiamando gli Istituti secolari come forza nuova di santificazione nel mondo e nella Chiesa, ci impegnano allo stare insieme ed al costante interrogarci per essere quelle antenne pulite che captano le nuove esigenze e le orientano a Dio. La riscoperta della significatività di una identità coerente porta ad una novità di vita creativa e feconda. L’impegno ad una presenza vigile nei dibattiti culturali, sociali ed umani dei nostri Paesi nelle sfide di oggi, potrebbe promuovere un eventuale Osservatorio che aiuti nel discernimento al quale per vocazione siamo chiamati anche attraverso la ricerca di piste operative condivise e condividibili per una più efficace presenza nell’oggi della storia. I lavori di gruppo hanno sottolineato soprattutto l’esigenza di lavorare in rete aiutandosi come Istituti nella ricerca della Verità e del cammino al quale lo Spirito invita, rimanendo fedeli alla vocazione e presenti alle sfide ed alle discussioni culturali e sociali. Il confronto tra Istituti rende più forti ed incisivi nella rilettura dell’oggi alla luce del Vangelo. Particolare rilievo è stato dato alla collaborazione con le Conferenze nazionali ed alla esigenza di un maggiore impegno per l’elaborazione comune e lo scambio di esperienze. I rapporti personali con le Conferenze nazionali degli Stati Europei fanno presagire la possibilità di incontri a livello europeo auspicando un serio lavoro comune ed un fruttuoso scambio. Significato e caratteristiche di impegno per la CMIS a 36 anni della sua costituzione Il dottor Tresalti durante i lavori dell’Assemblea ha fatto una relazione affrontando questo aspetto. Abbiamo avuto la gioia, con la sua memoria storica, di ringraziare e benedire tanti nostri fratelli e sorelle che nel coraggioso entusiasmo della novità vocazionale hanno lavorato, sofferto e amato fino in fondo la Chiesa ed il mondo. Trattandosi di una Assemblea elettiva al termine gli aventi diritto hanno votato il nuovo consiglio della CMIS che risulta così composto per i prossimi quattro anni: Fernando Martin Herraez , Presidente; Eva Kusz, Giorgio Mazzola, Marisa Parato, Naoko Ozawa, Crisina Ventura, Adalia de Oliveira Tavares, Robert Daviaud, Claire Nantel, Nadege Vedie e Gerald Lacroix. I ringraziamenti più vivi per quanti hanno lavorato in questi anni e gli auguri più cari per i nuovi eletti hanno felicemente concluso i lavori dell’Assemblea. Un grazie specialissimo agli Istituti messicani che hanno organizzato l’incontro ed a Marcella, preziosa ed attenta segretaria.
attesa fiduciosa
 
Le Beatitudini La liberazione dell’innocente é causa di gioia per tutta la comunità ed apre un orizzonte di speranza per tante altre persone. Il mattino del 9 gennaio 2009, alla vigília dei nostri Esercizi Spirituali, si sono riuniti, nella casa delle Suore Vincenziane, i due gruppi del Mozambico: Centro Nord (Nampula e Quelimane) e Maputo. Abbiamo parlato della dinamica dei due gruppi e ciascuna di noi ha presentato le varie attività svolte durante l’anno 2008 e le prospettive per l’anno in corso. Alla fine di tutto Lucia Maistro, delegata del Consiglio Centrale, ha comunicato vari aspetti che sempre riduceva come se non facesse niente, il che non era vero. Difatti, sempre le persone umili non fanno nulla, ma il popolo è quello che ne dà testimonianza. Il giorno 12 hanno avuto inizio gli Esercizi Spirituali orientati da Padre Rafael Sapato – Diocesano – Rettore del Seminario Teologico S. Pio X°. Il tema: “Le Beatitudini ”. Il primo giorno ci há invitate a riposare nel Signore e faceva notare che le persone consacrate: sacerdoti, religiosi, laici sono persone ricercate a causa del Vangelo e per questo hanno bisogno di tempi di riposo e di riflessione. Si accolgono tante persone, ci occupiamo e preoccupiamo con molte attività che ci impegnano e per questo abbiamo bisogno di fermarci per dialogare con Dio e con noi stesse. Il Vangelo ci dà il modello delle due sorelle Marta e Maria ed io mi domando dove mi trovo; molte volte al posto di Marta, occupata, con tante cose nella testa e mi concedo poco tempo per fermarmi ad acoltare il Maestro come Maria. Questa è la realtà per me e per molte altre persone che preferiscono essere come Marta. Amica, amico… é questo il tempo di lasciare il protagonismo e di essere discepoli di Cristo, lasciare i maestri della terra che ci conducono alla perdizione, per seguire il Maestro Divino che è la nostra felicità. In seguito è stato affrontato il tema delle Beatitudini, viste non come un desiderio di felicità o una promessa ma di una felicità che è un fatto, una costatazione. Un fatto che è una novità anche quando non é proclamato; la persona è felice adesso. I cristiani si rendono conto di essere felici perché in Gesù siamo felici ora, per quello che si realizza che avviene. Poiché alcuni ritengono che la felicità è nel potere, altri la vivono come conformismo. Ma coloro che vivono le Beatitudini accolgono quello che sono e quello che hanno. Parlando della felicità di Gesù, non temono l’esclusione, la sofferenza perché è necessario entrare ed avere alcune condizioni di partenza. Il futuro ci sta dinanzi. Avere il futuro dinanzi a noi a causa di quello che avverrà è una felicità riposta nel domani; la speranza e la certezza di quello che verrà. Abbiamo una situazione penosa e di angustia ma questa situazione è illuminata da quello che avverrà (l’umanità quando non vede l’invisibile pensa che siamo angustiati)…Il presente deve riunire certe condizioni. Per entrare nelle Beatitudicni è necessario riunire certe condizioni e non solo aprire la propria anima ed essere misericordioso. Il regno di Dio è vicino come dice il Vangelo: è una felicità che non desidera possedere o conformarsi. Le Beatitudini sono annuncio di felicità in Gesù Cristo, la felicita dei poveri, quelli che a molti di noi scomodano. “Cantate al Signore un cantico nuovo per le meraviglie che egli ha operato” Ringrazio il Signore per questa data indimenticabile del 17 gennaio 2009. Alle 10 nella Cappella del Seminario S. Pio X° dove Gabriela ed io abbiamo emesso per la prima volta i voti nella Compagnia Missionaria. Alla presenza di D. Francisco Chimoio, Arcivescovo di Maputo, e di vari Sacerdoti, fratelli, sorelle, familiari ed amici ci siamo offerte totalmente al Signore lodandolo per questo momento di grazia. Prima di iniziare l’Eucaristia Irene, ha fatto una introduzione presentando brevemente la storia della CM e facendo percepire ai presenti il senso di questa festa. Ha anche presentato brevemente noi due: Gabriela ed Helena ed il modo come ciascuna si è avvicinata alla nostra famiglia. Il canto di introduzione “Semente a crescer em planta verde” ha voluto far percepire che il seme lanciato nella terra cresce e si riproduce moltiplicandosi. Questo per affermare che il seme della CM è stato lanciato e non è stato soffocato dalle spine ma sta dando buoni frutti. A conclusione della prima parte della messa, la Liturgia della Parola, é iniziato il rito della prima emissione dei voti. Lucia Maistro ci ha chiamate e Mariolina ci ha accompagnate all’altare mentre l’assemblea cantava assieme a noi “Senhor tu me chamaste e eu disse Sim…” e, alla fine di questa parte l’Arcivescovo ha fatto l’omelia nella quale ci ha dato vari consigli, dicendo che il cammino che abbiamo iniziato sarà un percorso lungo, che avremmo trovato momenti di gioia, ostacoli, difficoltà ma che la cosa più importante è quella di sapere accogliere ogni circostanza e viverla con grande fiducia e in un clima di preghiera, contemplando il Cuore Trafitto di Cristo, apprendendo da Lui a vivere la vita di amore con Dio, con i fratelli e le sorelle. Con l’emisione dei voti di povertà, castità e obbedienza siamo entrate in una nuova famíglia dove l’ amore vuole essere ilo criterio assoluto di vida e di relazione. Consegna degli anelli e della croce: l’anello come segno di alleanza con Dio, tu sei mia, ti ho scelto e ti ho consacrata; la Croce come símbolo della morte di Gesù in croce per mio amore, di tutti noi che nella croce siamo salvi dal peccato. La croce ci insegna ad amare senza limiti perchè il Suo amore è senza misura. Nella seconda parte della festa abbiamo condiviso il pranzo ed il convivio fraterno. Anche qui abbiamo avuto vari consigli ed uno tra i tanti che mi ha commosso è stato questo: mentre il gruppo dei nostri familiari ci consegnavano i doni, cantavano e danzavano dicendoci: “Helena e Gabriela avete scelto Cristo che dovrete seguire, se un giorno lo lascerete potrete deludere la gente, e Cristo vi lascerebbe nell’ultimo giorno”. Il salmo 136 (135) canta la gratitudine e riconosce i doni del Signore nella storia di Israele e nel contesto nel quale viviamo; anche a livello della nostra storia personale ci rendiamo conto di una grande verità di cui ringraziare continuamente e riconosciamo che tanti avvenimenti: alti e bassi, lotte, conquiste, perdite, sofferenze, gioie sono doni preziosi ricevuti dall’Alto. Siamo invitati a vivere la nossa storia personale e familiare come storia di salvezza. Dato che in ogni esperienza positiva o negativa, Dio ci ha lasciato un messaggio della sua Presenza. Lui abita nella nostra vita, e tutta la realtà è luogo della presenza amorosa di Dio. Lodare, ringraziare, riconoscere sono atteggiamenti che sgorgano da un cuore attento e disponibile, e sono questi gli atteggiamenti che aiutano ad aprire il cuore, ad avere un atteggiamento disponibile e distaccato, uno spirito di gratitudine e di semplicità. Saper ringraziare ci rende umili come nelle Beatitudini. Alcuni passaggi nei nostri Esercizi Spirituali ci hanno aiutate a riconoscere il nostro posto. Le Beatitudini sono un insegnamento per tutta l’umanità. “Felici i puri di cuore perché vedranno Dio… Felici i poveri in spirito perché… Felici coloro che hanno fame e sete di giustizia perchè saranno saziati. Amica, amico, fratello, sorella lasciamoci lavorare dalla Parola di Dio e, come per la natura, rendiamoci disponibili ad essere innestati nella Parola. Contemplare la creazione, la liberazione dalla schiavitù dall’Egitto, l’alimento Divino, i poveri, sono queste realtà che provocano spontaneamente la gratitudine e la lode al Signore per le sue meraviglie.
a s. bernardo 20° della cm in cile
 
Al momento del mio arrivo a San Bernardo sono stata accolta da Luisa Rubio che gentilmente mi ha accompagnato fino alla Sede della Compagnia Missionaria. Qui sono stata accolta, con la stessa attenzione, da Margarita Castillo e altre appartenenti alla CM, che in quel momento si trovavano in casa. Sono andata a questa cerimonia con mia figlia e sono stata molto contenta sia per la sua presenza, sia per il clima di festa e di comunione che abbiamo condiviso insieme alla CM. E’ stato veramente bello stare con questo gruppo nel quale si sente molta unione e molto affetto. Inoltre mi ha commosso il fatto di aver potuto partecipare alla Messa ed essere state scelte per portare il pane e il vino all’offertorio: veramente un gesto che ho considerato come una benedizione di Dio per la mia famiglia. Dopo la cerimonia abbiamo condiviso con i presenti la festa, in un clima veramente sereno e di comunione. Per me è stato bello, piacevole, conoscere le missionarie e i familiares di San Bernardo. Bello è stato anche condividere insieme la lettura dei saluti e auguri che erano arrivati dall’Italia e dagli altri paesi, per questo anniversario. Condividere con Margarita Castillo, che già avevamo conosciuto in un’altra occasione a Concepcion, stare nella sede della CM, vedere tutte le foto esposte nei vari pannelli è stato veramente emozionante. Sono rientrata a Concepcion molto contenta per tutto quanto il Signore mi aveva donato: conoscere la realtà CM di San Bernardo, ma anche l’accoglienza fattaci da Margarita, dove ho potuto gustare la sua umiltà, il suo affetto, tutto ha creato un clima di familiarità nel farci sentire come a casa nostra. Voglio anche sottolineare il servizio e l’affetto che ci ha dimostrato Luisa Rubio per averci aspettate con tanta pazienza al nostro arrivo. Per me sono stati esempi CM di grande disponibilità e serenità. Che Dio benedica tutta la CM di San Bernardo …e un grande grazie a tutti i membri della Compagnia Missionaria.
con coraggio e speranza
 
L ’amore del Cristo infatti ci possiede…” 2 Cor. 5 ,14 L’America Latina, terra fertile e generosa, vuole ed ha bisogno di essere ripercorsa con i passi di Gesù, ricevere il suo amore e la sua salvezza. Noi, Missionarie CM, sentiamo che ci spinge e ci incalza l’Amore di Cristo. Amore che ci ha tanto amato al punto di sceglierci in maniera unica e prediletta per vivere consacrate a Lui nella CM.. E’ un Amore che si vuole regalare attraverso la nostra vita ordinaria e semplice in mezzo al mondo. Gesù oggi si fa “dipendente” dai suoi discepoli e missionari ( Documento di Aparecida della V Conferenza Episcopale dell’America Latina e del Caraibi : “Discepoli e Missionari di Gesù Cristo perché i nostri popoli in Lui abbiano la vita “ Io sono il cammino, la Verità e la Vita” ( Giov. 16,4 ; maggio 2007 ), per darci questa vita nuova ed eterna che nasce dal suo Cuore Trafitto per amore. Uscire a camminare ogni giorno sulle orme di Gesù, come una “creatura nuova in Gesù Cristo”, come ci ricorda San Paolo ( 2 Cor. 5, 17 – 18 ): Se uno è in Cristo è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove. Tutto questo, però, viene da Dio che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione”. …uscire a camminare la vita con un cuore rinnovato, purificato dall’amore, mi sembra sia il grande anelito delle Missionarie di queste terre…camminare la vita diaria con il cuore aperto, allargato (vedi Lettera Programmatica), aperto per accogliere il nostro popolo affinché s’incontri con l’Amore Redentore di Gesù. Un anelito che ha preso ancora più vigore e si è riacceso negli Esercizi Spirituali che abbiamo vissuto insieme Cile e Argentina nel febbraio 2009, nella città di Cordoba, Argentina, nella Casa di Ritiro delle suore di “Betania del S: Cuore”. La nostra Lettera Programmatica sottolinea molto il fatto di allargare il cuore e la comunione, il Noi CM per poter vivere con fedeltà gioiosa e creativa la nostra missione nella Chiesa e nel mondo… Un cuore grande che accoglie tutti senza distinzione…un cuore limpido che lascia posto all’amore di Dio, per amare come Gesù ama…un cuore fraterno che sente di essere amato e appoggiato dai suoi fratelli… un cuore grato per i doni ricevuti ogni giorno…e di conseguenza un cuore Missionario che si vuole donare interamente! Questo è un bellissimo e tremendo ideale…che richiede un grande e delicato lavoro personale e comunitario…è così che insieme abbiamo cercato un motto, una frase che ci illumini il cammino, che ci ricordi che “ camminiamo insieme” che siamo “Noi CM”. In comunione e oblazione Segni di amore al servizio della riconciliazione. "Con coraggio e speranza” Ho messo come titolo a questa semplice riflessione : “Con coraggio e speranza” perché senza dubbio ne abbiamo bisogno, ma anche perché mi è rimasto impresso nella mente e nel cuore che: possiamo crescere in questo coraggio e speranza solamente nella misura in cui rimaniamo in comunione. Comunione di preghiera e offerta quotidiana. Questa è la comunione che come CM: Argentina e Cile abbiamo vissuto fin dall’inizio nella Compagnia Missionaria, che si rinforza ancora negli incontri, nella preghiera, nell’oblazione quotidiana, nell’affetto reciproco…nel grande desiderio di “camminare insieme”, per le vie delle nostre città, giorno dopo giorno, con il cuore grato : per la nostra famiglia CM e per la missione che questa ci ha affidato.
ritiro e incontro dei due gruppi cm di cile e argentina
 
Con grande gioia abbiamo partecipato al ritiro annuale a Còrdoba (Argentina) sia come missionarie argentine che cilene, insieme ad altre persone amiche della Compagnia Missionaria, che stanno facendo passi avanti per diventare familiares in Argentina. Ci ha accompagnato p. Guillerno Exner s.c.j. ed ha predicato Maria Elena Curuchet, laica e nostra amica. In tutti eravamo 19 persone. Al termine del ritiro, abbiamo fatto un lavoro insieme tra missionarie del Cile e dell’Argentina. A partire dal materiale di riflessione che avevamo raccolto nel ritiro, che aveva come obiettivo quello della ricerca di come essere “segno e profezia”, ci siamo dati un programma da vivere quest’anno sia come missionarie che come familiares e amici CM, che è il seguente: “In comunione e oblazione, segno di amore a servizio della Riconciliazione, con coraggio e fiducia”. Ci siamo ispirate ad una lista di parole che ci avevano toccato in profondità nei giorni del ritiro, incentrati sulla “Lettera Programmatica”, che chiamiamo “L’ABC di un nuovo stile di vita”. Ci siamo impegnate a preparare per la festa del 25 marzo e del Sacro Cuore di Gesù un materiale semplice per pregare sia in Argentina che in Cile nei giorni precedenti a queste Feste a noi care come CM. Il materiale per il 25 marzo lo preparerà il Cile e quello per il Sacro Cuore di Gesù noi argentine. Quando lo avremo preparato, lo condivideremo con tutti i gruppi. Nell’incontro tra i nostri due gruppi abbiamo condiviso il nostro cammino e tentato di capire come si può configurare nel presente e nel futuro uno spazio CM in America Latina. E’ stato molto positivo e incoraggiante per tutte. Gruppo Argentina: nuove vocazioni Attualmente sono tre le interessate a fare un cammino dentro la CM come missionarie. Hanno già iniziato a fare un serio discernimento e sono decise ad entrare nel nostro Istituto. Silvia 35 anni e Andrea 34 sono di Resistencia. Silvia ha partecipato durante tutto quest’anno agli incontri di gruppo degli amici e durante il ritiro annuale di quest’anno ci ha manifestato la sua inquietudine al riguardo. Ella lavora in una clinica, nel settore amministrativo. Andrea lavora come ausiliare in un laboratorio di analisi biochimiche. La terza è Natalia, insegnante, di Cordoba. E’ rientrata da poco da un’esperienza di lavoro nel sud dell’Argentina. Da vari anni ella partecipa al nostro ritiro annuale. Ha chiesto ad Irma di poter iniziare il cammino dentro la CM. Siamo molto contente e grate al Signore per queste nuove sorelle che, speriamo, diventino nel futuro parte effettiva del nostro Istituto. Qui a Resistencia, come sapete c’è Rosa che sta facendo il secondo anno del Biennio di formazione, accompagnata da Irma come responsabile della formazione in Argentina, Come gruppo in Argentina abbiamo fissato le date dei nostri incontri di quest’anno e ve le comunichiamo perché ci possiate accompagnare con la preghiera, certe che in ogni incontro sentiamo che tutta la Compagnia Missionaria si fa presente in una vera comunione di spirito. Le date sono: 13-15 giugno a Resistencia; ottobre 10-12 a Santa Fe. Il ritiro annuale del 2010 sarà dall’8 al 14 febbraio ad Alta Gracia – Còrdoba. Rimaniamo sempre in comunione
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