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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEIA GERAL ORDINÁRIA DA COMPANHIA MISSIONÁRIA DO CORAÇÃO DE JESUS
    Realizar-se-á no CENÁCULO MARIANO em Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna – Italia ... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASAMBLEA GENERAL ORDINARIA DE LA COMPAÑÍA MISIONERA DEL SAGRADO CORAZÓN
    a realizarse en el CENÁCULO MARIANO en Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bolonia - Italia DE... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DELLA COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
    si terrà al CENACOLO MARIANO a Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna - Italia DAL 19 AL ... Continua
una ford, un lungo viaggio, un sogno realizzato
 
Di questi tempi i viaggi sono per molte persone un modo di conoscere, rilassarsi, distrarsi e così via, in molti casi una necessità. Con Mariolina decidiamo di comperare ed andare a prendere la nuova macchina (una jeep marca Ford, grigia con canopy) a Maputo e viaggiare fino a Nampula e di farci appunto un viaggio per conoscere una parte del Mozambico che ci é sconosciuta. Il motivo principale é il risparmio ma il vero motivo é conoscere e capire. Personalmente, in questi ultimi tempi, sono meno propensa a fare viaggi lunghi per vari motivi e, per questo viaggio avevo le mie riserve vedendo l’alto numero di incidenti sulla strada che dovevamo percorrere ed i molti chilometri: circa 2000. Varie persone a cui abbiamo detto che facevamo il viaggio da sole ci hanno detto che eravamo pazze. Bisogna sapere che Mariolina ed io abbiamo 64 anni e non abbiamo un fisico al cento per cento (Mariolina ha fatto un grave incidente l’anno scorso di cui ci sono ancora alcune conseguenze ed io ho il mio problema ai piedi). A Maputo aspettiamo i vari documenti della macchina e ci troviamo proprio nel momento in cui entrano in vigore le nuove targhe concordate da tutti i paesi dell’Africa Australe. L’attesa é di quindici giorni in più del previsto. Questo dà la possibilità a Lisetta (che voleva venire a Nampula per riposarsi un poco e stare con noi) di aggregarsi a noi per questo viaggio. Lisetta ha 70 anni! Prima di procedere nel nostro viaggio proviamo la macchina (che ci viene consegnata il 26 aprile ma della quale dobbiamo ancora completare la documentazione) andando a Manhiça, località a circa 70 km da Maputo. Cogliamo l’occasione per una visita alla famiglia di Helena (che vive con noi a Nampula). Ad aspettarci c’é la sorella con i suoi figli e la mamma. Ci accolgono con grande affetto e ci fanno una grande festa. Hanno preparato per Helena varie cose che porteremo a Nampula. Concordiamo insieme a Mariolina che é bene fare il viaggio di giorno, (c’è anche il problema degli assalti) e che ce la prenderemo con calma dedicando almeno tre giorni a questo lungo viaggio. Si parte il pomeriggio di giovedì (28 aprile 2011) per arrivare a Xai – Xai (che dista circa 300 km da Maputo) da D. Lucio Muandula ( amico e vescovo di quella Diocesi) che ci ospita per una notte. Questo primo tratto di strada é molto trafficato. Andiamo con calma. La macchina é davvero confortevole e si guida senza fatica. In questo primo tratto ci accompagna un prete mozambicano, P. Atanasio (parroco dell’Isola del Mozambico) che rimarrà a Xai- Xai per alcuni giorni. D. Lucio ci accoglie con grande simpatia. Nota importante: arriviamo all’imbrunire e, pur con indicazioni precise, sbagliamo strada almeno tre volte prima di arrivare alla casa della Diocesi. Comunque grande festa e dialogo vivace e molto animato. Qui conosciamo Veronica volontaria proveniente dell’Argentina che lavora alla Caritas Diocesana di Xai – Xai e due suore sempre dell’Argentina, giunte da poco tempo in Mozambico e che collaboreranno nella pastorale diocesana. Da notare che i missionari/e Latino Americani stanno aumentando la loro presenza nelle diocesi mozambicane proporzionalmente alla diminuzione di missionari/e Europei. Il mattino dopo alle 6 ci ritroviamo per la celebrazione Eucaristica (D. Lucio ci aiuta a riflettere sulle letture pasquali con la sua solita profondità e competenza) e la colazione. Ripartiamo verso le 7 e 30 da Xai – Xai. Anche D. Lucio e P. Atanasio partono per una missione lontana della diocesi per visitare le comunità e per i battesimi e rimarranno fuori circa 3 giorni. Ci seguono a distanza con molta attenzione ed affetto mandando continuamente messaggi e telefonando per sapere se il nostro viaggio procede bene. Un dato importante: il Mozambico ha una lunghezza di costa di circa 3000 km e in ugual [img2bdx]misura di strada nazionale. La strada principale che collega tutto il Mozambico è stato un sogno che si è realizzato grazie a vari intervenienti ed attualmente questa rete stradale è abbastanza buona eccetto in alcuni tratti. In effetti viaggiamo bene da Xai Xai (Provincia di Gaza) a Morrumbene (altri 300 km circa) (Provincia di Inhambane) ci fermiamo per mangiare qualcosa. Subito troviamo un luogo dove ci dicono che oggi non si cucina ma la soluzione alternativa viene subito: comperare una decina di panini e una specie di frittelle di fagioli tipici di questi lati e che conosciamo perché ce li cucina Helena sapendo che ci piacciono; ci prendiamo alcune bibite mangiando i nostri panini con “bagias”. Il luogo ha un nome particolare: “Fala Certo Sitoe e Filhos” (parla sinceramente Sitoe e figli). Gabriela che vive con noi a Nampula ha il cognome di Sitoe ed è oriunda di questa zona e pensando a lei ci facciamo raccontare la storia di questo nome. Una storia simpatica. Da Morrumbene a Muxungue che dovrà essere la nostra prossima meta dovremo fare circa 400 km) La parte sud del Mozambico é più sviluppata turisticamente ed ogni tanto ritroviamo dei luoghi tipici africani di ristoro, o delle scritte che indicano dei piccoli villaggi turistici sul mare. Uno dei più noti è Vilanculus. E, fino a questa località appunto, la strada è piuttosto bella e scorrevole senza però quel traffico che pensavamo di trovare. Difatti le strade sono ancora abbastanza prive di automezzi che forse sono più presenti nei fine settimana. Dopo Vilanculus abbiamo un tratto di strada piuttosto mal messa con alcuni buchi da scansare ed altri tratti meno impegnativi ma tutto sommato nell’insieme non ci si può lamentare. La strada nazionale prosegue fino al “Rio Save” che divide il sud dal centro del Mozambico. All’altezza del ponte sul fiume Save paghiamo il pedaggio di 20 meticais (neanche mezzo euro) e attraversiamo il ponte con calma e solennità. Sulla riva opposta dove inizia la Provincia di Sofala (zona centro del Mozambico) troviamo due militari che normalmente fanno la verifica della merce come se entrassimo in un altro Paese! Ci stupiamo di questo fatto che ci pare piuttosto offensivo per la gente del centro e che non avviene nella riva opposta per entrare nel Sud del Mozambico. Comunque a noi é riservato un trattamento diverso vista la nostra età e il fatto che ci caratterizzano come missionarie. Proseguiamo verso nord, verso la missione di Muxungue retta da una comunità Comboniana previamente avvisata del nostro arrivo. La missione si trova all’entrata della cittadina omonima e dopo un piccolo errore (un poco prima c’é una comunità anglicana che scambiamo con quella comboniana) entriamo nella missione dove vivono quattro missionari di diverse etá e nazionalità: 1 messicano, 1 italiano, 1 portoghese, 1 polacco. Il padre messicano é il responsabile e si chiama P. Luís. Un tipo accogliente. Ceniamo, pernottiamo e facciamo colazione e di nuovo ripartiamo avendo come meta Quelimane che dista circa 600 km. Siamo al sabato giorno 30 aprile ed il primo incrocio importante é quello di Inchope dove si diramano varie strade in direzioni diverse: a ovest verso Chimoio, Tete, Malawi, Zimbabwe; a est c’é la strada che porta a Beira. La strada che prosegue verso nord é quella che porta alla Gorongosa che é una grande foresta piuttosto famosa e che si snoda per una lunghezza di più di 100 km. É per questa strada che passiamo. La natura é rigogliosa ed in lontananza si vedono grandi montagne. Sulla strada vediamo venditori di miele (famoso per la sua bontà e qualità). In certi punti si vende carne di gazzella affumicata (la comperiamo e ce ne mangiamo un poco durante il viaggio, il resto la offriamo a Gina che é molto contenta di questa carne prelibata e piuttosto rara). La strada é più bella anche perché la Riserva della Gorongosa offre molte attrattive turistiche. Noi proseguiamo a buon ritmo e, come il giorno prima ci abbuffiamo di banane, mandarini, pane a cui si aggiunge oggi la carne di gazzella; senza fermarci troppo per il pranzo ma mangiando in macchina con il cambio di guida che rigorosamente al mattino é di Martina più sveglia in quelle ore e il pomeriggio é di Mariolina più vivace nell’arco di questo tempo. Passando da Gorongosa ci ricordiamo della Dr Anna Cattane che ci parlava di questa zona come la più bella del Mozambico. Cerchiamo disperatamente caffè e lo troviamo solo a Caia dove fanno l’espresso come si deve. Caia si trova sulla riva del fiume Zambesi dal lato della Provincia di Sofala. A questa altezza é stato costruito recentemente (2009)[img3bcx] il ponte che collega il Centro ed il Nord del Mozambico. Dall’altro lato c’é la cittadina di Chimuara che si trova nella Provincia della Zambezia. Per il pedaggio paghiamo 100 meticais pari a poco più di due euro. È lungo quasi 3 chilometri ed unisce le due sponde del fiume Zambesi. C’é un libro interessante che parla di questo e di cui consiglio la lettura per capirne l’importanza (Um Rio uma Ponte uma Nação di Francisco Pereira – Editora Missanga Ideias & Projectos). È valsa la pena di vedere questo famoso ponte. Dal lato di Chimuara visitiamo il Lodge “Cocoa” proprietá di amici di Lisetta e miei: Marlene e Rogerio. Un luogo molto bello con vista sul fiume e sul ponte. Qui parliamo con i lavoratori per capire un poco come vivono questo tipo di presenza e ci sorprende il loro impegno pur nell’assenza dei proprietari, le presenze di turisti sono costanti ed in aumento. Un luogo particolare ma adatto a persone con una buona disponibilità finanziaria. Proseguiamo poi per luoghi conosciuti, Mopeia e Morrumbala ci ricordano gli amici Cappuccini di Bari, Fortunato, Bruno, Francesco, Prosperino... ed arriviamo presto a Licoari e Nicoadala e finalmente a Quelimane. Pernottiamo nella nostra casa e davvero ci rilassiamo per avere forze per affrontare il viaggio fino a Nampula il giorno seguente. Gina Santana con le sue sorelle, come di solito, ci preparano cose buone da mangiare e possiamo riposarci meglio dopo aver fatto una buona doccia. Alle 7,30 di domenica 1 maggio ripartiamo da Quelimane ed affrontiamo questo ultimo tratto di circa 550 km. A Nicoadala comperaimo il “matago” tipico di queste zone. È riso lavorato in un certo modo e di cui Helena ed altri amici vanno ghiotti. A Mocuba cerchiamo di salutare alcuni amici Cappuccini ma non li troviamo perché é domenica e sono in visita alle comunità. Qui troviamo un lungo corteo per la festa dei lavoratori, variopinto e piuttosto numeroso. Purtroppo facciamo un calcolo sbagliato e partiamo senza disel sufficiente fino al prossimo luogo di rifornimento. Arrivate a Mugeba troviamo un tratto di strada pessima che non é stata ancora asfaltata ma non é neanche la strada fuoripista. È una strada in rifacimento con ghiaia e polvere a non finire. Un tratto di circa 40 km che ci pare lunghissimo e che ci fa continuamente diminuire la marcia con maggior dispendio di disel. Decidiamo di puntare fino a Ile per fare rifornimento facendo così 80 km in più. In compenso vediamo luoghi che ci sono cari e che abbiamo percorso varie volte in tempi anteriori. Notiamo come le strade ed i ponti sono migliorati in questo tratto di strada. Troviamo sulla strada vari gruppi con persone che stanno facendo festa per i battesimi o i matrimoni. Comperiamo i soliti mandarini che in questo tratto costano meno ed anche dei pomodori. Arriviamo a Molocue dove ci fermiamo per salutare i padri dehoniani che non ci sono perché é il periodo in cui si va nelle comunità per i battesimi ed i matrimoni e si ritorna piuttosto tardi. Troviamo però Maria una volontaria portoghese che ci accoglie e che già conosciamo. L’ultimo tratto fino a Nampula richiede molta pazienza per la presenza di molti ubriachi sulla strada soprattutto nell’ultimo tratto ma, grazie a Dio arriviamo bene. Sono le 18,30 quando varchiamo il portone della nostra casa fra le grida festanti delle giovani che ci accolgono con gioia.
responsabilità
 
Ritiro-Incontro mese di luglio del 2010 Il giorno 26 luglio del 2010 iniziamo il nostro ritiro e i nostri incontri con p. Aderito Gomes Barbosa. Questo ritiro lo abbiamo realizzato nella casa dei Monaci. Il tema era il Santo Cura d’Ars. P. Aderito e “mana” [nome affettuoso di sorella] Gabriela ci hanno aiutato a riflettere su questo tema. Il Cura d’Ars è stato un padre semplice, onesto, santo; pregava molto, aveva fiducia in Dio e amore per le persone. P. Aderito ci ha parlato anche della sua infanzia e gioventù. I genitori erano contadini e hanno insegnato al figlio a conoscere e ad amare la vita e il lavoro e ad amare i poveri. Il Curato d’Ars aveva un amico sacerdote che lo ha aiutato ad essere uomo di riconciliazione e lo ha aiutato a trovare e a fare trovare Dio nei Sacramenti. Parlando della sua vita sacerdotale: il 13 agosto 1815 è stato ordinato sacerdote a Grenoble e ha iniziato una vita sacerdotale austera e semplice, ad avere un cuore di pastore, vivendo con altri sacerdoti nella casa di Ecuely. Dopo è nominato parroco di una piccola parrocchia a Ars dove le persone erano lontane dalla Chiesa. Al suo arrivo, prima di iniziare la sua grande missione ha fatto questa preghiera: “Mio Dio, concedimi la conversione della mia parrocchia, accetto di soffrire tutto quello che vorrai, per tutto il tempo della mia vita…” . Ritiro – Incontro mese di dicembre 2010 Nel mese di dicembre abbiamo avuto un altro ritiro con la Presidente della CM – Anna Maria – che è iniziato il 21 dicembre. Si è realizzato nella casa dei Monaci. Mi è piaciuto molto perché i temi erano molto importanti e parlavano delle nostre paure, dei cambiamenti della vita che è la nostra conversione, del coraggio di uscire da sè stesse, della responsabilità. Del tempo come Kairos e come Kronos. Esercizi spirituali annuali – anno 2011 È stato predicato da p. Constantino Bugio ed è stato un corso di esercizi meravigliosi; ho imparato molte cose sia della parte spirituale che sociale. Il tema dei salmi di benedizione della vita è stato molto bello. Inoltre avere vissuto tutto in un clima di silenzio è stato molto utile perché aiuta a vivere in un clima di fraternità e è molto fecondo. Oltre a tante altre cose di cui ci ha parlato p. Constantino, a me quello che più mi ha colpito è stato il tema della responsabilità. E partendo da questi esercizi il mio sogno è di crescere in questo aspetto, avere la capacità di pensare di più alle conseguenze di quello che si fa prima o dopo a certo lavoro o azione. Non posso dimenticare il luogo dove abbiamo vissuto questi giorni, il Centro Catechetico di Anchilo con la presenza dei Preti Comboniani che ci hanno accolto con amore e gioia; il contesto di silenzio è stato molto importante per lasciare entrare il Cristo nel mio cuore e dialogare con Lui. Così penso di vivere i doni che ho ricevuto in mezzo all’amore delle mie sorelle con un buon comportamento ed essere fedele al progetto che Dio ha per me.
sono felice...
 
... per tutta la mia vita!!!! Prima di tutto voglio ringraziare il Signore perché Lui ha fatto grandi cose per me. Per questo ho scelto la frase del salmo 27 (26): “Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore?” Con i voti di molta felicità e desiderio di fedeltà a Dio, saluto tutti i fratelli e le sorelle della Compagnia Missionaria. Da poco tempo che sono nella CM, un anno soltanto di esperienza, ma questo non vuole dire che non abbia sperimentato quanto è bello donarsi o consegnarsi a Dio e al servizio dei fratelli e delle sorelle, appartenendo a questa famiglia di persone consacrate. Dall’inizio, dalla prima conoscenza, mi sono sentita accolta come sorella e figlia; sono stata accolta secondo il mio desiderio di camminare e vivere come la fidanzata che spera il fidanzato, per essere una missionaria del Sacro Cuore. Il corso di formazione che abbiamo fatto a dicembre 2010, con Anna Maria, mi ha aiutata a comprendere la storia della Chiesa e le caratteristiche degli Istituti secolari; a comprendere l’ “Ecce Ancilla” e l’”Ecce venio”…anch’io dico devo dire: eccomi Signore, per fare la Tua volontà. Il corso di esercizi annuale nel gennaio 2011 mi ha aiutata come preparazione alla riconciliazione personale e alla comunione; tutto questo scaturisce dall’ascolto della parola di Gesù Cristo e dalla nostra capacità di silenzio. Il clima di comunicazione e di condivisione è stato molto bello. Dopo l’esposizione del tema da parte di p. Constantino, abbiamo la fortuna di potere contare con l’aiuto dell’Anna Maria che ci aiutava a chiarire i nostri dubbi e ci aiutava a risolvere di immediato le nostre difficoltà di partecipanti più giovani. Finito gli esercizi siamo andate a fare una passeggiata all’isola di Mozambico. Siamo state aiutate da Mariolina, Anna Maria e Martina per risolvere il problema di entrare nella fortezza e per organizzare il pranzo. La visita alla fortezza è stata fatta con una persona preparata, una guida che ci ha aiutato a conoscere l’anno della costruzione (1558) e molte altre informazioni. Il pranzo è stato ottimo.
non sapevo quello che mi aspettava
 
Quello di cui parlerò di seguito, è successo tanto tempo fa, 10 anni or sono, quando io avevo soltanto otto anni di età e mi trovavo a giocare con le bambole di creta. Ero sempre molto occupata, mi piaceva stare sempre a fare qualcosa e allora facevo bambole e pentole di creta. Con il passare del tempo ho cominciato a cambiare ed è sorta in me la voglia di pensare e di conoscere altri mondi. Allora sono andata dai miei genitori e con umiltà ho chiesto: “Perché le bambine della mia età possono uscire di casa e andare a giocare ed io non posso?” Mio padre mi ha detto: “Non preoccuparti, io so il perché; quando tu sarai grande andrai lontano da qui”. Gli anni sono passati ma io ho custodito le parole di mio padre nel mio cuore. Verso la fine del 2008 quello che mio padre aveva detto si è realizzato. Dio mi ha chiamato a lavorare nel sua “machamba” [campo], nella sua vigna, nell’Istituto Secolare Compagnia Missionaria del S. Cuore. È stato nella CM che ho iniziato il mio percorso di accompagnamento e all’inizio del 2010 ho cominciato la tappa dell’ orientamento. Mio padre quando ha sentito questo è rimasto molto ammirato perché io sono la più giovani di tutte le sorelle di casa; avevo18 anni. Incontro con la Presidente della CM – Anna Maria La presenza di Anna Maria a Nampula è stata una grande gioia; il 20 dicembre 2010 abbiamo iniziato il nostro incontro che si è svolto in un clima fraterno. In questo incontro abbiamo parlato delle paure e delle certezze che proviamo nella nostra vita. Questo incontro mi ha aiutato molto sia nella parte spirituale che nella dimensione umana. Infatti la vita può essere paragonata alla radio… per sentirla bene è necessario sintonizzarsi con essa… nel stesso modo è necessario fermarci per sentire la voce di Dio e sintonizzarci con Lui. Abbiamo vissuto questo incontro nei Fratelli Monaci. Anna Maria, Gabriella e Martina ci hanno aiutato quando avevamo difficoltà a capire bene i temi della riflessione. Abbiamo capito bene che è necessario crescere e chiedere a Dio l’aiuto per vivere per sempre fedeli a Lui. Esercizi spirituali di gennaio 2011 Il luogo dove abbiamo vissuto questi esercizi è stato in Anchilo, nel Centro Catechetico, diretto dai Padri Comboniani. Questi ci hanno accolti con grande amore, gioia e semplicità. I nostri esercizi avevano come tema: I salmi della benedizione – salmi come benedizione della vita. In questa occasione voglio fare una lista di ringraziamenti, prima di tutto al Signore, dopo a P. Constantino Bugaio – Comboniano e alle sorelle della CM e a Anna Maria che ci ha aiutato a capire meglio i temi.
una realtà completamente nuova
 
Sono nata l’1 marzo 1972 a Bissau, figlia di João Dinis Gomes (già morto) e di Marta Gomes (per fortuna ancora in vita) e residente nello stesso quartiere. Ho sette fratelli e ho fatto i miei primi studi a Bissau; ma i problemi che sono sorti quando avevo quattro anni, mi hanno portato a Canchungo, dove viveva allora una mia zia. Così è stato a Canchungo che ho frequentato la scuola dalla 2ª alla 5ª elementare. Tutto è iniziato con un’iniezione anti-malarica sbagliata nell’ospedale centrale di Bissau. Il risultato è stato questo: la paralisi della gamba. Per tentare di risolvere questo problema, i miei genitori mi hanno mandata a Canchungo, dove c’erano medici cinesi e dove abitava una mia zia. Sono stata lì durante alcuni anni, ma per sfortuna, non sono riuscita ad ottenere nessun risultato positivo. Più tardi, già di nuovo a Bissau, sono stata operata dal Dr. Ernesto nel Centro di Riabilitazione Motrice (a Klelé). Dopo l’operazione il medico mi ha consigliato di usare “l’apparecchio” specifico per questi casi, ma l’ho usato soltanto un anno perché crea difficoltà nel camminare ed è troppo caldo. Attualmente lo uso ogni tanto, perché il non usarlo può portare a problemi gravi nel futuro, per ex. alla colonna vertebrale. Ma, alla fine della Laurea in Economia, andrò in Portogallo, per verificare meglio lo stato in cui mi trovo e, eventualmente, trovare un apparecchio più perfetto e più leggero. La mia formazione cristiana Sono figlia di genitori cristiani. Mio padre è stato battezzato da piccolo e mia madre già da adulta. Ho iniziato il catechismo a Canchungo, ma il battesimo l’ho ricevuto nel 1987 nella cappella di Bissau Novo, in quel tempo appartenente alla parrocchia di Bandim. Qui ho ricevuto anche la Cresima. Dopo ho cominciato a far parte del gruppo vocazionale della Parrocchia di Fatima, dove era parroco il p. Dionisio Ferraro. Ci incontravamo ogni sabato e a me piaceva molto pregare. Sono stata in questo gruppo durante diversi anni e, ad un certo punto, p. Dionisio ha iniziato a farmi una proposta vocazionale e a parlarmi della consacrazione laicale. Lo stesso padre animava anche un Gruppo di laici (l’Assemblea di S. Pietro) ed io ho partecipato anche a diversi incontri di questo gruppo. Ma, dopo un certo tempo, nel 1994, io e altre quattro ragazze (tra le quali c’era anche Antonieta N’Dequi) abbiamo iniziato a formare un gruppo che voleva essere di laiche consacrate; avevamo riunioni ogni sabato, sempre orientate dallo stesso p. Dionisio. Il 30 novembre 1994, siamo venute ad abitare a S. Paolo, non ancora nella residenza attuale (che allora non esisteva), ma in una casa in affitto. Lì abbiamo vissuto tre o quattro anni, sempre accompagnate nella formazione da p. Dionisio. Anche Suor Aidmé, allora segretaria nella Curia diocesana, ci ha aiutato un poco, parlando con un gruppo di laiche consacrate di Zinguinchor in Senegal. Io ed Antonieta siamo anche andate a trovarle a Zinguinchor e a parlare con loro, ma la lingua francese si è rivelata un grande ostacolo; non ci permetteva una formazione in comune e neanche un rapporto semplice. Per tutto questo abbiamo deciso di rinunciare a questo progetto. L'incontro con la Compagnia Missionaria Chi ci ha portato a conoscere la Compagnia Missionaria è stata Simonetta, una volontaria italiana della Caritas. Lei è di Bologna, dove sta il Centro della Compagnia Missionaria e, naturalmente, conosceva alcune laiche consacrate di questo Istituto. Ha parlato loro del nostro piccolo gruppo guineano e in certo modo le ha provocate a venire a conoscerci. È così che è venuta per prima Lúcia credo nel 1997. È stata ospite a Casa Verona (Bissau), dove viveva anche Simonetta, ed è stata presentata a P. Dionisio. Dopo di lei, è venuta più volte anche Anna Maria Berta. E così si è potuto iniziare finalmente la nostra formazione in portoghese. Dopo un certo tempo la Compagnia Missionaria ci ha chiesto che cosa volevamo essere: membri effettivi della stessa o soltanto laiche consacrate senza appartenere all’Istituto, ma ricevendo un aiuto nella formazione. Noi abbiamo risposto che volevamo appartenere alla Compagnia Missionaria, già che eravamo poche e senza la formazione necessaria per potere essere “autonome”, e creando una realtà completamente nuova. E continuo a pensare che abbiamo fatto molto bene. Ho pensato anche all’ipotesi del matrimonio e ho avuto anche un fidanzato, ma la cosa non è riuscita. Io avevo certe esigenze nel modo di concepire la mia futura maternità e questo non è stato capito bene dalla famiglia del mio ragazzo. Di conseguenza, dopo un certo tempo, tutto è finito tra di noi. Dopo di che, non ho avuto più dubbi. Ho scelto questa vita di consacrazione, con le esigenze che comporta, e sono molto felice di averlo fatto.
disabile tra disabili
 
Missionaria nel mio Paese A S. Paolo (Bissau), abbiamo iniziato con la Scuola elementare e l’alfabetizzazione degli adulti. Oggi abbiamo la 6ª classe, ma, per garantire la qualità dell’insegnamento, non abbiamo intenzione di andare oltre nei prossimi anni, nonostante le continue domande degli incaricati dell’educazione che fanno pressione in questo senso. Abbiamo iniziato anche con la scuola di cucito…il numero non è sempre stato molto elevato anche perché alla fine, molte donne non hanno i soldi per comperarsi la macchina di cucire. Ma, come può vedere, ancora oggi, continuiamo questa attività. Abbiamo iniziato subito anche la pastorale, soprattutto la catechesi e la liturgia: Messa o celebrazione della Parola il sabato, in collegamento con la parrocchia della Madonna di Fatima. Solo recentemente siamo passate alla parrocchia di Brá. Le persone non riescono a capire bene chi siamo. Molte volte ci chiamano “irmãs” (=suore), ma mostrano di volerci molto bene: non ci chiedono molti aiuti materiali, perché all’inizio, abbiamo spiegato la nostra condizione, cioè che tentiamo di vivere del proprio lavoro, mettendo tutto insieme, e le persone possono vedere effettivamente come viviamo. Ma, diverse persone, anche mussulmane, vicine di casa, ci aiutano materialmente con diverse cose (riso, galline, manioca…), come è avvenuto adesso per la nostra festa di incorporazione perpetua. Il sogno Sto finendo il 4º anno di Economia all’Università Lusofona. Questo corso mi è piaciuto molto perché è abbastanza collegato con la Sociologia, ramo che mi interessa in modo particolare. Abbiamo pensato che era bene fare questo corso anche per aiutare nel futuro la gestione e amministrazione delle nostre istituzioni (scuola, residenza, attività pastorale di carattere sociale, ecc.). Antonieta sta concludendo la Laurea in Lingua Portoghese. Questa specialità la può aiutare naturalmente nel suo campo particolare, quello dell’educazione. Penso che posso aiutare le donne (tutte le donne) di S. Paolo a organizzarsi in cooperativa per potere produrre meglio, avere alcuni soldi disponibili e poi vendere i loro prodotti di cucito. Ma, soprattutto sogno il giorno in cui sarò “una disabile tra disabili”. Mi spiego meglio: io conosco diverse disabili che si lasciano abbattere per questa loro situazione. Ma, pensando bene, la disabilità fisica non è un problema speciale. Quello che bisogna fare è mantenere una buona testa e un buon cuore! Tutto il resto si può superare. Per questo io voglio costituire un’ associazione di donne disabili, per poterci organizzare e lavorare insieme. Ho già alcune persone che condividono questo mio sogno e che sono disposte ad aiutarmi….anche Lúcia mi incoraggia moralmente, come ha fatto quando è stata con noi, durante la festa dell’incorporazione perpetua. Sa, noi abbiamo bisogno di sognare per potere fare certe cose, anche se non riusciamo a realizzare tutto quello che abbiamo sognato! [img2bcx] Nell'albero della Chiesa Vorrei lasciare una parola di incoraggiamento a tutti /e missionari/e guineani/e: abbiate fiducia nel Signore e manifestate questa fiducia davanti al popolo della Guinea. Il popolo ha bisogno di molta formazione, di capire chi è il missionario (uomo o donna) e di potere vivere i valori del Vangelo nella sua vita di ogni giorno. C’è molta ignoranza religiosa nelle popolazioni con le quali siamo in contatto e c’è bisogno di aiutarle con la nostra vita e la nostra parola. Mi piacerebbe anche lasciare un’ultima parola a tutti i membri della nostra Chiesa di Guinea (missionari e laici): perché capiscano la ricchezza che è per la Chiesa la nostra vocazione di laiche consacrate. È un carisma che arricchisce spiritualmente la nostra Chiesa-Famiglia e che è riconosciuto non solo dalla Chiesa universale ma anche dal nostro pastore, il Vescovo D. José Câmnate, come ha evidenziato bene nell’omelia della nostra incorporazione perpetua. Nel grande albero che è la Chiesa, noi siamo uno dei suoi rami. Grazie a Dio che vuole servirsi anche di noi per la diffusione del suo Regno nel nostro Paese!
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
Via A. Guidotti 53, 40134 - Bologna - Italia - Telefono: +39 051 64 46 472

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