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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
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Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 13 / 11 / 2018
    CONSIGLIO CENTRALE
    28 gennaio - 2 febbraio 2019, a Bologna... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSEJO CENTRAL
    28 de enero - 2 de febrero 2019, en Bolonia... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSELHO CENTRAL
    28 de janeiro - 2 de fevereiro de 2019, em Bolonha... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La Presidente in Guinea Bissau
    Martina visiterà il gruppo della Guinea dal 6 dicembre 2018 al 9 gennaio 2019. La accompagniamo con... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    A Presidente em Guiné Bissau
    A Martina visitará o grupo da Guiné, de 6 de dezembro 2018 a 9 de janeiro 2019. Acompanhamo-la com... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La presidenta en Guinea Bissau
    Martina visitará el grupo de Guinea desde el 6 de diciembre 2018 al 9 de enero 2019. La acompañamo... Continua
a linli sinhor = eccomi, signore
 
Il 26 dicembre 2009, Ivone ed Antonieta sono state ammesse all’incorporazione perpetua nella CM. Questo avvenimento, come riferisce il Regolamento di Vita, «segna una tappa importante sia per la missionaria che per l’Istituto in quanto si crea un vincolo permanente e di reciproca responsabilità da ambedue le parti» (n. 40). Tutte e due ci comunicano come hanno vissuto quest’avvenimento personale, ecclesiale e di CM. È con grande gioia che vi comunico quanto abbiamo sentito e vissuto nel giorno della nostra incorporazione perpetua. Come dice S. Paolo: “l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rom. 5,5). Con queste parole io vorrei esprimere i nostri sentimenti di gioia e di riconoscenza per l’amore di Dio per ciascuna di noi. In questo giorno abbiamo sentito la stessa gioia della nostra prima emissione dei voti. È stato un giorno molto bello. La celebrazione è avvenuta nella nostra parrocchia di S. Giovanni Battista di Brá; erano presenti molte persone amiche, i nostri figliocci e figliocce [ciascuna di loro ha tantissimi figliocci e figliocce!], e i nostri familiari. La messa è stata celebrata dal nostro carissimo Vescovo, D. José Câmnate, e da parecchi altri sacerdoti tra i quali P. Dionisio [che ha accompagnato i loro primi passi]. In questa celebrazione il nostro Vescovo ha parlato molto chiaramente degli Istituti secolari. Dopo la messa c’è stato il pranzo e l’animazione tramite un gruppo culturale (madjuandade) che ci ha rallegrato con le sue danze e i suoi canti. È stato un giorno molto bello non solo per noi ma per tutta la comunità di S. Paolo. Voglio ringraziare tutta la Compagnia Missionaria per avere accettato la nostra domanda permettendo così l’esistenza di laiche consacrate nella nostra terra della Guinea-Bissau. Come ha detto il nostro Vescovo questa è stata una data storica; sentiamo la responsabilità di presentare questa realtà nuova che le persone (e gli stessi sacerdoti) ancora non capiscono molto bene nella sua identità e specificità. Come ho già riferito, durante l’omelia il Vescovo ha parlato con molta chiarezza degli Istituti Secolari, della vocazione di una laica consacrata. Ciascuna di noi è un dono per la Chiesa della Guinea e un dono per la Compagnia Missionaria. Vogliamo ringraziare Dio per quanto ha fatto e continua a fare per ciascuna di noi. Vogliamo anche ringraziare Lúcia per quanto ha fatto per la nostra formazione; ringraziare Cecilia per accettare condividere la nostra vita; ringraziare Teresa che ci ha aiutato e continua ad aiutare parecchio. Che il Signore via conceda tutte le grazie di cui avete bisogno. Vogliamo anche ringraziare i nostri genitori per averci permesso di fare la nostra scelta con libertà. E ringraziare tutte le Missionarie per averci accompagnato con le loro preghiere. In comunione Ivone Gomes [img2bdx] Ecco, il momento di dare tutto a Dio e al servizio della sua Santa Chiesa è arrivato. 26 dicembre 2009, la data della mia incorporazione perpetua e di quella di Ivone. La Messa è stata celebrata nella Parrocchia di S. Giovanni Battista di Brá, alle dieci del mattino. È stato D. José che ha presieduto alla Eucaristia; era presente anche P. Dionisio e molti altri sacerdoti, suore, amici, parenti e figliocci. Questi ultimi ci sono organizzati benissimo, preparando un pranzo solo per loro. Dopo l’Eucaristia c’è stato un momento di fraternità ,con il pranzo e tanta allegria. Prima della nostra incorporazione abbiamo fatto un’incontro di formazione e di preparazione con Lúcia, la nostra formatrice. Sono stati momenti molto importanti e che ci hanno segnato in profondità. È stato un giorno significativo e importante nella mia vita. Ho sentito il calore umano delle persone e ho capito che Dio era presente nella mia vita in un modo tutto speciale a punto di darmi la forza, il coraggio e la gioia di manifestare il mio sì a Lui per sempre nella CM. Ho trovato la pace dentro di me. Ho trovato il mio posto. Quando Lúcia è arrivata, nella seconda quindicina di dicembre, avevamo molto lavoro nella Scuola, voti da dare e pagelle da compilare e consegnare, ma tutto questo non mi ha turbato. Ero contenta e serena. Con l’aiuto di Lúcia ho preparato il mio cuore per ricevere Gesù perché il cuore è il più bello regalo che Lui vuole ricevere. Il cuore è stato il luogo dove è avvenuta la vera festa di Natale e della mia Incorporazione Perpetua. La gioia era immensa e non sapevo neanche come esprimerla. Allora ripeteva per me stessa durante il giorno le parole “Incorporazione perpetua… Incorporazione Perpetua…” Lúcia ha fatto molto per la mia formazione e per la mia crescita umana e spirituale. Carissima Lúcia: A mi na gardiciu pa tudo ki ku bu fasi pa mi. N contenti maniera ku bu kumpannham na formaçon tè dia di nha Incorporação Perpétua. Alegria garandi suma és ka tem! Muito obrigado. Un grazie a tutte le persone che lungo la mia vita e la mia formazione mi hanno aiutato a crescere nella dimensione umana e spirituale. Un abbraccio “garandi suma polom” Antonieta N’Dequi
ascolto comunicazione comunione
 
Cari amici, voglio comunicare un po’ con voi. Consideriamo la comunicazione un valore importante e ci aiuta a crescere nella comunione, facilmente però ci lasciamo prendere da mille cose, relegandola così all’ultimo posto. Lo statuto della Compagnia Missionaria al n. 6 dice così: “Siamo chiamate a vivere la vita di amore fino a farci comunione con Dio e con i fratelli, secondo il modello che Cristo ci ha lasciato…”. Al mio arrivo qui a Maputo mi ero ripromessa di osservare con occhi attenti e di comunicare periodicamente invece è già passato più di un anno senza che lo abbia fatto, ho osservato, ma non ho comunicato. Ora che mi sono decisa a farlo non so da dove incominciare. Piccole cose Le giornate sono fatte di tante piccole cose che mi sembra non abbiano interesse per essere raccontate. Sì, sono tante e piccole che se ci sono non te ne accorgi, e se non ci sono se ne sente la mancanza. La nostra vita è fatta di esse. Le grandi capitano raramente, forse mai. Cerco allora di coglierle come piccole perle perché diano colore e valore alla mia vita e a quella di chi mi sta accanto. Al mio arrivo non mi sono inserita in alcun ambito professionale, ho voluto alleggerire un po’ le missionarie già presenti qui che erano sovraccariche di lavoro e così mi sono resa disponibile per la casa e per l’accoglienza. L’accoglienza è un valore importante nella cultura africana. [img2bdx]Collaboro nel Progetto Armadinho, nelle adozioni a distanza. Il lavoro non è stato facile per difficoltà tecniche: infatti i primi due computer, messi a mia disposizione, sono giá a riposo ed il quarto, che doveva essere il definitivo, ho dovuto mandarlo in Italia perché non ha mai lavorato bene ed era ancora in garanzia e cosí si fa un periodo di vacanze in Italia. Infine ci sono anche gli occhi che non fanno giudizio e mi condizionano; vorrei essere efficiente, ma devo cercare l’equilibrio tra il desiderio e la realtà. Guardando alla vita di Gesù e di Maria a Nazareth, la vedo fatta da piccole cose; Gesù durante trent' anni e Maria per tutta la vita, mostrandoci che tutti i servizi sono importanti. Ho un piccolo impegno in parrochia: faccio parte della commissione per l`autonomia della comunità Cristiana “Dizimo”. Ogni cristiano o ogni famiglia si compromette a versare mensilmente una parte dei proventi, dando alla comunità la possibilità di far fronte alle spese legate al culto, alle necessità dei poveri ed a quelle della missione. È un’iniziativa interessante e le persone stanno rispondendo bene. Dopo aver ascoltato e osservato per più di un anno, devo dire che l`ascolto e l`osservazione delle persone e del territorio non devono finire mai: primo non conosceremo mai abbastanza la realtà dell’altro, secondo perché non finirà mai la necessità dell’altro di essere ascoltato e accolto, e terzo perché finirebbe il nostro interesse ed il nostro amore per loro. Non sono mancati alcuni momenti di festa. Ho conosciuto tre giovani mozambicane che stavano facendo un cammino di formazione nella Compagnia Missionaria. Due di loro hanno pronunciato i primi voti a gennaio ed una terza lo farà tra non molto. Oggi, in Mozambico la CM è costituita da cinque missionarie italiane e da cinque mozambicane. Tra non molto queste ultime saranno in maggioranza. Ho conosciuto la sede del gruppo di Nampula ed il Centro Culturale Napipine. Altro momento forte è stata la partecipazione alla Consacrazione Episcopale di don Elio Greselin. Don Elio è italiano e missionario dehoniano. Lo incontrai al mio arrivo in Mozambico nel lontano 1968. Ho fatto anche un giro veloce in Zambésia dove ho vissuto ventiquattro anni. È stato un viaggio lungo e faticoso, perché l’ho fatto con i mezzi pubblici che non sono molto comodi. Questi sono sempre stipati e tuttavia si riesce a far entrare sempre qualcuno in più. La fatica è stata ripagata dall’incontro con tante persone amiche.[img3bcx] Voglia di cambiamento Qualche parola sulla situazione socio-politica anche se so di non essere la persona più adatta per farlo. Ho vissuto varie fasi storiche di questo Paese con il popolo mozambicano. Quando sono arrivata nel 1968 c’era ancora il colonialismo portoghese; in quel periodo i mozambicani dovevano occuparsi dei lavori più umili ed erano sottopagati e l’accesso alla scuola era difficile per loro. È seguita l’euforia dell’Indipendenza che ha avuto vita molto breve a causa della guerra civile che è stata molto dura. Finalmente è arrivata la pace diciassette anni orsono. Il Mozambico era tra i Paesi più poveri del mondo. C’era bisogno di ricostruirlo e di ricostruire il cuore delle persone distrutto dalla violenza. Oggi si può dire che il Mozambico è cresciuto. È diminuito il tasso di analfabetismo, sono aumentate le infrastrutture ed è il Paese dove ci sono più donne al governo. C’è pace e si vive un clima di apparente democrazia. Dico apparente, perché si parla liberamente, esistono vari partiti e vengono indette elezioni che si dicono libere e trasparenti, ma il colore è sempre lo stesso. Le persone si lamentano, ma nulla cambia. Durante gli ultimi mesi si è sognato un cambiamento. Le ultime elezione sono state il giorno 28 di ottobre e mentre scrivo non si conoscono ancora i risultati finali, tuttavia si intuisce che nulla cambierà. C’è stata una maggiore affluenza ai seggi, ma molte delle persone che si lamentano non hanno votato e dicono che non vale la pena perché tutto continuerà come prima. Certo il potere è in mano al governo, le risorse economiche pure ed anche i mezzi di comunicazione ed è ovvio che vincano gli stessi che hanno in mano tutto. Si andrà avanti così per altri cinque anni. Pare che tra i giovani stia crescendo una certa coscienza politica. Personalmente però sono convinta che finché ci saranno i signori della Guerra, quelli che hanno combattuto contro il Colonialismo prima ed in quella civile poi, sarà difficile che le cose cambino. La speranza è sempre l’ultima a morire e finché c`é vita c’é speranza, dice il proverbio, ma io dico che finché c’é speranza c’é vita come dice la Parola di Dio. So che molti di voi forse eravate preoccupati ed un po’ lo ero anch’io, perché nella mia precedente permanenza in Zambézia avevo sempre la malaria. Devo dirvi che finora mi ha ignorato e ne sono contenta. So anche che mi state accompagnando con la preghiera e con l’amicizia e vi ringrazio di cuore e vi assicuro che anch’io vi ricordo. Spero di essere riuscita a comunicare qualcosa che vi interessa e che questa chiacchierata contribuisca ad alimentare e farci crescere nella comunione. Vi mando un grosso abbraccio.
incontro tra istituti secolari che fanno riferimento al sacro cuore di gesù
 
Domenica 16 novembre 2008 ha avuto luogo a Milano un incontro tra Istituti Secolari che fanno riferimento al Cuore di Gesù. E’ stato un confronto aperto, in una atmosfera veramente fraterna che ha permesso di mettere in comune esperienze, ma anche problemi e difficoltà. Abbiamo iniziato scambiandoci informazioni su come ogni Istituto vive la spiritualità del S. Cuore e abbiamo notato con piacevole sorpresa che l‘aspetto della riparazione è vivo e presente nella spiritualità di ogni Istituto anche se con termini diversi: volgere lo sguardo al Cuore trafitto e contemplarlo rimanda alla realtà secolare che viviamo e che dobbiamo vivificare e trasformare anche con la riparazione. La giornata, che ha avuto luogo presso la sede della Compagnia Missionaria, aveva come tema “La spiritualità del S.Cuore, quale sfida per l’oggi?” I lavori sono stati avviati dalla riflessione di P. Francesco Duci scj, qui riassunta: La devozione al Sacro Cuore, quale sfida per il mondo di oggi? Il titolo parla di sfida al mondo e penso che ad essere sfidata o diffidata non è proprio la devozione al S. Cuore, ma l’intera fede cristiana. Sfida sproporzionata in fatto di armi: è come tra il piccolo Davide e il gigante Golia. Il guanto della sfida è già stato raccolto dalla Chiesa cattolica: è la sfida di tutto il cristianesimo di fronte al mondo e la risposta è il dialogo aperto. La prima consegna del Concilio Vaticano II è stata quella di polarizzare ogni evangelizzazione sul Vangelo. Forse l’errore è stato di abbandonare le devozioni a se stesse, di lasciarle camminare ai bordi della strada cristiana, quando non anche contromano. E’ la cosiddetta “religione” che pensa di dover mettere sempre in atto qualcosa da fare per onorare Dio. Ora bisogna rigirarsi di 360 gradi, rimettersi nella giusta prospettiva di chi va a ricevere ciò che Dio ha deciso di donarci e ad ascoltare ciò che Dio ha deciso di dirci. “Piacque a Dio…rivelare Se stesso e manifestare il mistero della sua volontà..” (Dei Verbum n. 2) Dio si è mosso verso di noi con l’intento di rivelare e donare se stesso. Ecco il mistero formidabile da far conoscere e desiderare, questa è la missione della Chiesa; la nostra predicazione deve portare il Vangelo, deve parlare di Dio e la devozione al S. Cuore più che laboratorio di sentimenti e di affetti o officina di pratiche, deve essere luogo di evangelizzazione. Ciò che fa difficoltà all’uomo di oggi, non è il vangelo, ma è Dio. L’uomo sta abituandosi a vivere anche senza Dio. Sono molteplici le cause che stanno all’origine di questo impressionante fenomeno e la parte di umanità che ancora crede in Dio, non può disinteressarsene. La sfida è questa e riguarda Dio! Si pensa che basti pronunciare la parola “Dio” per sapere Chi egli sia. Invece sul suo conto ci si fa una infinità di immagini: un Dio buono, ma enigmatico, un Dio dominatore, onnipotente che tutto dispone a suo beneplacito, un Dio preoccupato della sua legge, severamente applicata. Ma Dio è proprio così? Questa è la sfida, che il mondo di oggi lancia alla Chiesa, alla sua predicazione, alla sua fede e alla sua devozione. Forse è proprio il momento più opportuno perché il cristianesimo presenti di nuovo e più consapevolmente l’immagine del Dio vero. Un Dio ha voluto farsi uomo, per sempre, per tutti, per ognuno! L'Incarnazione e la Risurrezione L’attenzione di questo millennio trascorso si è polarizzata sulla croce e sul peccato umano che l’ha provocata e questo a parziale scapito delle due estremità del mistero di Cristo: l’incarnazione (e non il natale!) e la risurrezione, l’una vista come avvio alla croce, l’altra come un miracolo postumo. La teologia odierna sta riscoprendo la centralità della risurrezione e auspichiamo che avvenga anche una riscoperta di valore per l’incarnazione. Un Dio che avanza verso l’umanità, confondendosi con essa, che assume la condizione di vita dell’uomo, il peso del nostro stesso destino di morte; un Dio che accetta la storia, la accoglie sinceramente per amore; un Dio con noi e come noi; un Dio che non ci costringe con la sua evidenza. Forse un Dio così non lo abbiamo sempre annunciato con la nostra parola, ma speriamo un pò di più con la vita. Questa è la sfida! La devozione al S. Cuore dovrebbe farsi carico di divulgare questo lieto annuncio attraverso la suggestiva immagine del S. Cuore e le belle pratiche di pietà che la caratterizzano. Essa è in grado di parlarci di Dio fatto uomo, e non soltanto di un Dio uomo? Di presentare quel cuore d’uomo per quello che veramente è: Cuore di Dio fatto uomo, Cuore trafitto da indicibile passione, quella passione che condivide con tutti gli uomini. Infatti l’immagine del S. Cuore fa memoria non soltanto della passione, ma anche dell’incarnazione e della risurrezione. Ciò che il Cuore di Gesù ha da dirci oggi di più urgente non riguarda lui, ma il Padre suo, proprio come nella sua vita pubblica: “Chi ha visto me ha visto il Padre mio” (Gv 14,9); “Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione” (Col 1,15); Gesù Cristo ha rivelato Dio soprattutto con la sua morte e la sua risurrezione” (cfr Dei Verbum, 4). [img2bdx] La Carne e il Cuore Carne – è’ la parola usata dal prologo di Giovanni per indicare l’evento dell’umanizzarsi del Verbo di Dio: “si fece… divenne carne” Attenzione a non stemperare il verbo con un generico assunse, rivestì. Carne indica l’intera realtà umana (corpo, spirito, mente, coscienza, volontà, cuore, affettività, esperienza, storia, relazione. Dio ha vissuto autenticamente da uomo, senza sconti né facilitazioni. Mistero bellissimo, che non è rivelato soltanto dalla parola “carne”, ma anche dalla parola: Cuore che costituisce il cardine della nostra devozione. Occorre recuperare la densità antropologica di questa parola biblica. Il cuore è la profondità interiore, è la conoscenza e l’ esperienza di sé, è il luogo in cui l’essere umano esercita la sua libertà nei confronti di Dio e degli altri. Cuore dice l’essere umano nella sua specifica interiorità. Fa parte della sfida non limitarsi a ricordare i sentimenti di Gesù (mitezza, tenerezza, ecc..). A scongiurare questo basta guardare all’immagine del S. Cuore: si tratta del cuore trafitto di un crocifisso. Tutto ci ricorda la sua storia, la sua vita, la passione che ha accettato di subire da parte degli uomini come dimostrazione del suo amore. Forse la devozione si è un po’ troppo attestata sul fronte degli affetti (affetti di Gesù verso di noi, affetti nostri verso Gesù). C’è uno scarto troppo largo tra devozione e Vangelo, troppa distanza. La devozione viene ad aggiungere di suo un numero di pratiche di pietà caratteristiche, oltre naturalmente a un linguaggio affettivo, che riesce ad aggregare un certo numero di persone che in questo linguaggio si sentono a casa loro. La devozione deve essere un collante che alla professione di fede sa integrare gli affetti, l’elemento emozionale. Consigli Non sfrondare la devozione, ma arricchirla di profondità contemplativa. Il mondo della devozione al S.Cuore. è l’amore. L’amore non si accontenta: questa sfida è con noi stessi. Se Dio ha scelto di farsi uomo, anche noi dobbiamo intraprendere questa strada di abbandono progressivo di noi stessi, per darci anima e corpo al servizio dei fratelli. Anche questa è una sfida con noi stessi. Nel mondo di oggi è spesso difficile parlare dell’amore di Dio, ma cerchiamo di farlo: il silenzio è un grande servizio negato. L’amore di Dio non consiste in un sentimento, ma in un dono: Dio dona suo Figlio (cfr.Gv 3,16). L’amore di Dio non è tanto un sentire, ma un impegno attivo. E’ seguito un vivace dibattito di cui riportiamo soltanto gli interventi più ricorrenti che sottolineano l’importanza di: parlare di spiritualità del S. Cuore più che di devozione, una spiritualità forte, incarnata, secolare. Occorre mutare atteggiamenti, avere il coraggio di svestirsi di tutto ciò che è scontato, cambiare respiro. sottolineare la risurrezione perché siamo stati salvati dalla morte e giustificati dalla risurrezione: questa la speranza, questa è la spiritualità del S. Cuore. Si risorge ogni giorno nel nostro quotidiano, nella ferialità del primo giorno dopo il sabato. cogliere alcuni passaggi fondamentali: quale immagine di Dio proponiamo, che volto mostriamo ai nostri fratelli, gli atteggiamenti e i linguaggi che usiamo dicono accoglienza dell’altro? recuperare il senso di tutto quanto detto che dobbiamo continuare a declinare nella nostra vita. Non è tanto questione di linguaggio, ma di vita. essere donne di speranza, in questo mondo e in questa Chiesa. La fedeltà è importante, ma occorre anche un respiro nuovo. Al termine della giornata tutti i presenti hanno sottolineato la gioia e l’importanza di questo ritrovarsi insieme. Siamo Istituti Secolari con un carisma in parte comune, incentrato sulla spiritualità del S. Cuore che si diversifica poi nei diversi Istituti e assume modalità carismatiche diverse, quasi comune ricchezza che, partita dal Cuore di Gesù, ha poi diversificato le strade. L’esperienza è stata certamente positiva e ci ha spronato ad approfondire lo studio della nostra spiritualità e a rivedere i nostri cammini formativi in questa luce.
buon natale !
 
È Natale, Signore. O è già subito Pasqua? Il legno del presepio è duro, come il legno della croce. Il freddo ti punge quasi corona di spine. L'odio dei potenti ti spia e ti teme. Fuga affannosa nella notte. Sangue innocente di coetanei, presagio del tuo sangue. Lamento di madri desolate, eco del pianto di tua Madre. Quanti segni di morte, Signore, in questa tua nascita. Comincia così il tuo cammino tra noi, la tua ostinata decisione di essere Dio, non di sembrarlo. Le pietre non diverranno pane. Non ti lancerai dalla dorata cima del tempio. Non conquisterai i regni dell'uomo. Costruirai la tua vita di ogni giorno raccogliendo con cura meticolosa, con paziente amore, tutto quello che noi scartiamo: gli stracci della nostra povertà, le piaghe del nostro dolore, i pesi che non sappiamo portare; le infamie che non vogliamo riconoscere. Grazie, Signore, per questa ostinazione, per questo sparire, per questo ritrarti, che schiude un libero spazio per la mia libera decisione di amarti. Dio che ti nascondi, Dio che non sembri Dio, Dio degli stracci e delle piaghe, Dio dei pesi e delle infamie, io ti amo. Non so come dirtelo, ho paura di dirtelo, perché talvolta mi spavento e ritiro la parola; eppure sento che devo dirtelo: io ti amo. In questa possibilità di amarti, che la tua povertà mi schiude, divento veramente uomo. Amo gli stracci, le piaghe, i pesi di ogni fratello. Piango le infamie di tutto il mondo. Scopro di essere uomo, non di sembrarlo. Il tuo Natale è il mio natale. Nella gioia di questo nascere, nello stupore di poterti amare, nel dono immenso di vivere insieme, io accetto, io voglio, io chiedo che anche per me, Signore, sia subito Pasqua.
eterna e' la tua misericordia
 
Nella Messa di ringraziamento, celebrata il giorno del suo 90° compleanno, con missionarie, familiares, amici, così p. Albino ha detto grazie: Per il dono della vita fisica - Eterna è la tua misericordia Per avermi fatto nascere in un famiglia povera, quindi senza programmi di successi terreni - Eterna è la tua misericordia Per la vocazione al sacerdozio - Eterna è la tua misericordia Ordinato sacerdote: per avermi fatto scegliere l’umile, ma entusiasmante lavoro della diffusione dell’Apostolato della Riparazione - Eterna è la tua misericordia Così è stata preparata la nascita della Compagnia Missionaria - Eterna è la tua misericordia Per il dono di amore e di riparazione che la CM ha donato e continua a donare al Cuore di Gesù nell’offerta della quotidianità e dei momenti difficili e dolorosi del proprio cammino - Eterna è la tua misericordia Per l’attività apostolica che la CM ha svolto in Italia e all’estero, particolarmente (in Italia) con “le missioni al popolo” e (in terra di missione) con iniziative varie - Eterna è la tua misericordia Per tutte le missionarie che hanno avuto incarichi di direzione della CM e per quelle che, anche al momento presente, portano il peso di una donazione generosa alla vita dell’Istituto nell’una o nell’altra attività - Eterna è la tua misericordia Per il dono delle nuove vocazioni che il Signore sta per fare alla nostra Famiglia e che sono promessa di aria di primavera per la CM. - Eterna è la tua misericordia Per il sacrificio dei lunghi viaggi, della permanenza faticosa, le difficoltà della lingua per chi svolge il compito della formazione di queste aspiranti alla vita CM. - Eterna è la tua misericordia Perché il Signore ha voluto benedirmi nonostante le mie resistenze, le mie debolezze, i miei peccati…- Eterna è la tua misericordia Perché il numero degli anni (da oggi 90) non ostacola, per particolare benevolenza del Signore la continuazione del lavoro per il mio Istituto e per la CM - Eterna è la tua misericordia Infine per la gioia che mi dona l’attenzione, la cordialità, l’aiuto che ricevo dai miei Confratelli in supplenza di tutto ciò che mi è stato rubato dagli acciacchi dell’età - Eterna è la tua misericordia Ed ora cantiamo insieme nella riconoscenza e nella gioia: Grazie, Signore, rendiamo grazie a te che regni nei secoli eterni.
gli auguri del superiore generale
 
Carissimo P. Albino, Con grande gioia, voglio associarmi alla celebrazione dei suoi 90 anni di vita che occorre domani, e dei 65 di ministero sacerdotale trascorsi pochi mesi fa. Con lei, benedico il Signore per gli abbondanti doni con cui lo ha colmato e che lei ha saputo mettere al servizio di tanti fratelli e sorelle, come sacerdote e religioso dehoniano, lungo tutti questi anni. A nome mio personale e della Congregazione, voglio esprimerle, con tutto il cuore, un fraterno ringraziamento, per il dono che lei è stato per noi, suoi confratelli, tramite la sua fede, la sua presenza fraterna e il suo servizio dedicato al Regno di Dio. Mi è ugualmente molto grato lodare il Signore per averla portato a condividere l'eredità spirituale che orienta la nostra vita come Dehoniani, dando origine alla Compagnia Missionaria del Sacro Cuore, sorelle, con noi, nel servizio al Vangelo, con le quali io stesso ho potuto condividere l'entusiasmo e la dedicazione alla missione, sia in Mozambico che in Portogallo. Chiedo al Signore, nella bontà del suo Cuore, che le conceda di continuare a servirLo, con la gioia e la bontà che Lei porta con tanta eleganza, non soltanto nel nome, e di benedire i semi di Vangelo che ha lanciato nel cuore di tanti fratelli e sorelle, lungo la sua vita. Fraternamente, nel Cuore del Signore, Roma, 14 Novembre 2009 P. José Ornelas Carvalho Superiore Generale SCJ
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
Via A. Guidotti 53, 40134 - Bologna - Italia - Telefono: +39 051 64 46 472

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