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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
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Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 13 / 11 / 2018
    CONSIGLIO CENTRALE
    28 gennaio - 2 febbraio 2019, a Bologna... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSEJO CENTRAL
    28 de enero - 2 de febrero 2019, en Bolonia... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSELHO CENTRAL
    28 de janeiro - 2 de fevereiro de 2019, em Bolonha... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La Presidente in Guinea Bissau
    Martina visiterà il gruppo della Guinea dal 6 dicembre 2018 al 9 gennaio 2019. La accompagniamo con... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    A Presidente em Guiné Bissau
    A Martina visitará o grupo da Guiné, de 6 de dezembro 2018 a 9 de janeiro 2019. Acompanhamo-la com... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La presidenta en Guinea Bissau
    Martina visitará el grupo de Guinea desde el 6 de diciembre 2018 al 9 de enero 2019. La acompañamo... Continua
la parola di dio nelle missioni popolari
 
Lo Statuto della Compagnia Missionaria, nel capitolo che presenta la missione e le sue varie espressioni, parla anche dell’«annuncio della Parola di Dio mediante catechesi, incontri di carattere formativo e di spiritualità, corsi di missioni parrocchiali» (St 16). La prima esperienza di missione parrocchiale, animata da un gruppo di missionarie con il fondatore p. Elegante, risale al maggio 1966. Da allora, numerose missionarie hanno partecipato a questa attività; anche p. Elegante ha continuato per anni a svolgerla intensamente, poi saltuariamente, per sopravvenuti impegni. In questi anni, il servizio di evangelizzazione è stato svolto, in massima parte, nella forma delle missioni popolari, ma non mancano altre espressioni: settimane bibliche e vocazionali, esercizi spirituali al popolo, tridui e novene; tutto questo è stato un grande dono anche per la nostra Famiglia, oltre che per le comunità in cui abbiamo operato. Il servizio di evangelizzazione itinerante è sempre stato un dono soprattutto perché impegna le missionarie in un cammino di comunione con le comunità in cui sono chiamate a operare, di ascolto della realtà ecclesiale e sociale in fermento e in continuo cambiamento, di attenzione a offrire ciò che realmente la chiesa del dopo-concilio attende e ciò di cui la società del post-moderno ha bisogno. Si è trattato e si tratta di camminare con la gente, di farsi compagne di strada offrendo, nei modi più adatti, quella ricchezza di cui il mondo ha fame e sete, senza averne consapevolezza. La ricchezza che abbiamo sempre considerato indispensabile condividere con la gente è la Parola di Dio. Anche negli anni ‘60-‘70, fino a metà degli anni ’80, quando spesso, da parte dei vari gruppi anche ecclesiali, ci si chiedeva di trattare problemi di carattere sociale, psicologico, politico, magari “usando marginalmente” la Parola di Dio per sostenere la propria ragione, da una parte e dall’altra, abbiamo sempre mantenuto fede alla centralità della Parola. Nella faticosa ed entusiasmante ricerca di metodi adatti, abbiamo sempre ricordato che è la povertà e la debolezza dell’annuncio che offre luce ai problemi umani, sociali ed ecclesiali, che tocca le coscienze e trasforma la vita, che converte i singoli e germina società nuove, che compone le contese e costruisce la pace. Dopo queste premesse di carattere generale, possiamo considerare alcuni aspetti specifici del nostro metodo di evangelizzazione, che comunque, in questi anni è andato modificandosi. • Nella visita alle famiglie: quasi sempre, quando la parrocchia accetta la proposta, offriamo alle famiglie il Vangelo; naturalmente, là dove è possibile e nel momento che sembra, di volta in volta, opportuno, durante l’incontro con la famiglia, si proclama la Parola, cui segue un eventuale commento e preghiera insieme. • Nella liturgia: l’omelia è sempre direttamente attinente alla Parola del giorno[img2bdx] • Nelle altre forme di preghiera: nell’adorazione eucaristica o della croce, nella via crucis, nelle processioni, è dalla proclamazione e dall’ascolto contemplato della Parola che scaturisce la preghiera personale e comunitaria • Nei centri di ascolto della Parola di Dio: fino a qualche anno fa, la Parola proclamata era il punto di partenza per le varie catechesi sul battesimo, sulla riconciliazione, sull’eucaristia; oggi proponiamo la lectio divina • Negli incontri di categorie (ragazzi, coppie, anziani, vari gruppi parrocchiali…): anche in questi casi la catechesi sui diversi argomenti, attinenti allo stato di vita o agli impegni dei gruppi, prendeva sempre spunto dalla proclamazione della Parola In questi ultimi anni, osservando anche le esperienze di altri gruppi di evangelizzazione e ascoltando sempre più attentamente la realtà socio-ecclesiale, abbiamo dovuto considerare come la catechesi è, molto spesso, uno stadio troppo avanzato per la gran parte della gente che incontriamo, anche per persone credenti e praticanti. La catechesi presuppone l’annuncio. E purtroppo l’annuncio è carente, ancora, dopo più di 40 dal concilio. La nostra gente, credente o meno, praticante o meno, ha spesso una certa conoscenza di regole morali cristiane, a volte piuttosto confuse, ma nella maggioranza non ha fatto esperienza di ascolto profondo della Parola, mentre è Gesù, Verbo del Padre, che conquista le menti e le coscienze, che conforta, che illumina, che alimenta e disseta i cuori sfiduciati e inariditi. È l’ascolto della Parola che rivela l’amore misericordioso, sorprendente, di Dio trinità, che ama l’umanità fino all’estremo dono di sé. È la Parola che permette la contemplazione dell’Amore Crocifisso e lo rivela come unica gioia e vera vita. Abbiamo, dunque, cominciato a offrire, nei centri di ascolto, la lectio divina, anziché la catechesi, scegliendo, soprattutto, i brani evangelici che presentano incontri di persone con Gesù; questi permettono di “entrare” più facilmente nell’esperienza che narrano, di immedesimarsi con il personaggio o i personaggi che fanno esperienza dell’amore di Dio in Gesù. I centri di ascolto, in genere, sono composti da un numero limitato di partecipanti, ma anche quando sono piuttosto numerosi, l’ascolto della lettura meditata è sempre molto attento, in un profondo clima di preghiera, dopo aver invocato il dono dello Spirito. Il momento più commovente, però, risulta quasi sempre quello della condivisione: la partecipazione cambia da gruppo a gruppo, ma si fa esperienza di come la Parola susciti stupore, incontro con Dio, desiderio di verifica e di maggiore adesione all’amore che si riceve; come la Parola illumini e consoli; come, anche, apra all’accoglienza e alla riconciliazione. Spesso, coloro che hanno partecipato la prima sera, sentono l’impegno di condividere con altri l’esperienza vissuta, anche se non è facile, e di fatto non sempre si riesce, e fare in modo che altri partecipino. Di solito, comunque, sono proprio quelli che frequentano poco la chiesa o addirittura non hanno fede, che vivono l’esperienza della lectio con sorprendente profitto. Anche per i più fedeli praticanti la lectio divina è un metodo di incontro con la Parola poco conosciuto, ma molto efficace. [img3bcx] La missione popolare, perché abbia un minimo di efficacia, cioè sia il primo passo per un cammino rinnovato, necessita di un’adeguata preparazione, che riguarda diversi aspetti: la conoscenza della realtà parrocchiale e della realtà sociale da parte del gruppo missionario; l’organizzazione tecnica dell’iniziativa missionaria; la preparazione del “terreno” perché possa ricevere l’annuncio (avvisare e sensibilizzare le famiglie e le singole persone); sensibilizzazione della comunità alla preghiera per la missione. L’aspetto fondamentale della preparazione concerne la formazione dei laici impegnati, cioè di quelli che si rendono disponibili ad essere evangelizzatori, insieme con l’équipe missionaria: sono questi che poi resteranno come evangelizzatori permanenti della comunità, insieme a quelli che, eventualmente, l’esperienza della missione suscita. Questi evangelizzatori collaborano con l’équipe missionaria a visitare le famiglie e, a volte, a tenere i centri di ascolto. Altri collaboratori semplicemente accompagnano i missionari oppure si limitano a sensibilizzare in precedenza le famiglie, perché accolgano la visita delle missionarie… Questi collaboratori, qualunque sia il loro impegno concreto, fanno un cammino di formazione con la missionaria che segue la preparazione della missione. Il cammino formativo è sempre incentrato sull’ascolto meditato, contemplato e pregato della Parola di Dio. L’esperienza della lectio divina è offerta anzitutto a questi collaboratori. Possiamo testimoniare quanto essa risulti feconda. L’incontro diretto con la Parola di Dio, in gruppo, con la guida della missionaria, risulta molto efficace anche nei gruppi giovanili, che poi, spesso, continuano l’esperienza dopo la missione. Non sono poche le persone, uomini e donne, che si appassionano alla lettura della Parola e continuano anche da soli. Soprattutto imparano a pregare con la Parola. Nella maggior parte delle parrocchie che hanno vissuto la missione, i centri di ascolto della Parola continuano a ritrovarsi in Avvento e Quaresima, avendo per guida quei laici che avevano vissuto in prima persona l’esperienza dell’evangelizzazione.
benedizione
 
Carissimi, un caro saluto di benedizione! l’anno scorso come CM ci ha accompagnato la riflessione sul tema della riconciliazione. Abbiamo sentito la necessità di riconciliarci, non solo con Dio, ma anche tra noi, riconciliaci con la nostra storia, sia personale che di Istituto. C’è stato l’impegno di tutti i membri CM e non sono mancate occasioni per vivere momenti celebrativi. Quest’anno ci stiamo impegnando a vivere l’anno della benedizione. In un cuore riconciliato nascono parole di benedizione. Desideriamo benedire Dio per tutti i benefici che ogni giorno ci mette sul nostro cammino; invocare la benedizione su di noi e su chi ci sta accanto, sulle persone con cui ci relazioniamo, che conosciamo o che incrociamo casualmente sul nostro cammino. Nel libro della Genesi così si legge: Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione”. (Gen.12,2). Anche noi, come Abramo desideriamo essere gli uni per gli altri fonte di benedizione. Questo ci impegna non solo ad essere benedizione per gli altri ma anche a riconoscere l’altro come colui che è benedizione per me. Credo che in questa ottica possiamo migliorare le nostre relazioni, la maniera di trattarci. In questo spirito riusciremo a guardarci con occhi novi, capaci di scoprire l’impronta di Dio in chi ci sta accanto. Auguro a tutti di poter essere questo segno della benevolenza di Dio. Ci viene in aiuto anche il tempo santo della Quaresima, tempo in cui siamo chiamati a prendere seriamente il cammino di conversione, purificare il nostro sguardo e non lasciarci guidare da pregiudizi ma guardarci come ci sta guardando Dio. Ci viene in aiuto il Papa attraverso il messaggio per la quaresima di quest’anno: “Per intraprendere seriamente il cammino verso la Pasqua e prepararci a celebrare la Risurrezione del Signore - la festa più gioiosa e solenne di tutto l’Anno liturgico - che cosa può esserci di più adatto che lasciarci condurre dalla Parola di Dio? Per questo la Chiesa, nei testi evangelici delle domeniche di Quaresima, ci guida ad un incontro particolarmente intenso con il Signore, facendoci ripercorrere le tappe del cammino dell’iniziazione cristiana: per i catecumeni, nella prospettiva di ricevere il Sacramento della rinascita, per chi è battezzato, in vista di nuovi e decisivi passi nella sequela di Cristo e nel dono più pieno a Lui. (n.2 messaggio Quaresima 2011 Benedetto XVI). E’ l’augurio che faccio a me e a ciascuno, di poter fare “decisivi passi nella sequela…” sequela che passa attraverso il cammino dell’incarnazione, vissuta nella quotidianità nei luoghi di sempre, ma con rinnovato impegno a scorgere e seminare la presenza del Risorto. Con l’impegno di “benedire” e con passi decisivi incamminiamoci verso la Pasqua e con Gesù, nella cena inchiniamoci per la lavanda dei piedi; al calvario, volgiamo lo sguardo al Trafitto…; e con le donne prepariamo gli oli e con loro andiamo alla tomba vuota e accogliamo l’annuncio: “non è qui è risorto!”. Vi benedica il Signore e vi protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di voi e vi sia propizio. Il Signore rivolga su di voi il suo volto e vi conceda pace.
dal mozambico
 
Carissimo P. Albino, come stai? Ti penso e spero bene nonostante le fatiche e gli acciacchi dell’età. Abbiamo avuto la presenza di Anna Maria ed abbiamo avuto un buon corso di esercizi spirituali. Abbiamo lavorato bene insieme e dobbiamo ringraziare il Signore che ci accompagna con la sua benedizione. Qui stiamo bene. Abbiamo quest’anno 7 giovani: 3 in Orientamento – Dalaina, Natalia e Laina; 4 in accompagnamento – Anarita, Adelaide, Isabel, Lurdes. Abbiamo diviso i compiti ed ora quelle in orientamento vivono insieme a me e a Gabriela nella nostra abitazione CM. Le ragazze in accompagnamento vivono con Helena e con Mariolina nello spazio del Centro Culturale Napipine – Biblioteca. Abbiamo pensato bene dividere il gruppo per migliorare il lavoro formativo. Periodicamente ci ritroviamo noi quattro: Gabriela ed io, Mariolina e Helena per coordinarci insieme. L’impegno non manca e ciascuna sta cercando di fare la sua parte. Ti chiedo di continuare a sostenerci con la preghiera. Anch’io mi affido a Maria nostra Madre e al Signore perché possiamo far crescere queste persone dentro il carisma della CM. Ti mando un caro saluto e ti auguro ogni bene. Sempre in comunione.
la benedizione
 
Il Dio di Abramo ci chiami per un cammino di sogno e di promessa e ci provveda nei crocevia. Il Dio di Sara ci insegni l'amore per una vita senza orizzonti e una speranza per i giorni senza aurora. Il Dio di Giacobbe ci riveli il punto imprevedibile dell'incontro e i segni della lotta e della ricerca. Il Dio di Mosè ci parli faccia a faccia nello specchio della storia e nei segni dei tempi perché lo vediamo come se vedessimo l'invisibile. Il Dio di Giosuè ci spinga a confidare in tutti i nuovi inizi e ad assumere la decisione di guida. Il Dio di Samuele ci trovi disponibili ad ascoltare la sua voce e a non disattendere il grido del popolo. Il Dio di Noemi e di Rut ci conceda di "spigolare" in questo mondo e incontrare cammini nuovi e mai pensati. Il Dio di Elia ci accolga nella soavità della brezza e del silenzio per non confonderlo con uno spettacolo. Il Dio di Raab accetti il fiore della nostra accoglienza risparmi i nostri e la nostra casa e ci iscriva nella stirpe regale del suo Unto. Il Dio di David ci conceda il dono del pentimento e il coraggio del perdono e della lode. Il Dio di Maria di Nazaret ci conceda di vivere il quotidiano nel sì rinnovato nell'"ecce ancilla" L'Emmanule, il Dio con noi, ci conceda di rinnovare il nostro "ecce venio" per seminare i semi del Regno nel mondo. Amen!
pensando a teresa giordani
 
Pensare a Teresa G. mi rimanda al suo gruppo di appartenenza, il gruppo di vita in famiglia di Bologna. Un gruppo particolarmente provato ma, un gruppo con una grande qualità di vita e di pensiero. Un gruppo che purtroppo si sta estinguendo pian piano ma che lascia alla CM una grande eredità da valorizzare e da mettere in luce. Teresa G., soprattutto a partire dagli anni del mio secondo ritorno in Mozambico nel 2003, mi é stata particolarmente vicina nella preghiera e nell’offerta missionaria. E questa vicinanza si traduceva in gesti molto semplici ma molto significativi. Un incontro, un biglietto, una visita e, la certezza di una vicinanza profonda che non aveva bisogno di tante parole ma che si traduceva davvero in quella comunione di spirito che unisce profondamente le persone e le fa camminare insieme anche se a mille miglia di distanza. Un sentire che si sta camminando insieme e si stanno perseguendo gli stessi obiettivi. Una missionarietà vissuta nell’offerta del quotidiano, nella preghiera e nell’accompagnare la vita delle missionarie che vivono sul campo come se si fosse insieme nello stesso luogo. Ed, in questi ultimi anni, ogni volta che rientravo in Italia, avevo modo di incontrarmi con lei e di condividere il nostro vissuto. Teresa mi assicurava la sua preghiera per le persone in formazione e per le nuove giovani che iniziavano il loro cammino nella CM. Questo per me era una grande forza e davvero coglievo questo anelito missionario profondo in lei. Cercavo queste occasioni di incontro per parlargli delle persone in cammino formativo e per essere sostenuta dalla sua preghiera e sentivo che davvero c’era questo legame di fede e di amore. Nei giorni della sua “agonia” abbiamo pregato molto per lei nel nostro gruppo di Nampula ed anche le giovani l’hanno conosciuta attraverso i miei racconti. Per le persone dell’Africa é importante il legame con le persone che ci precedono nel Regno dei Cieli. Loro fanno un tutt’uno con noi. Ricordo in questo momento anche sua sorella Maria e mi unisco alla famiglia per ringraziare il Signore per la loro testimonianza di fede. In comunione.
l'eredità di teresa
 
La consacrazione è una pienezza Teresa Giordani è entrata nella CM quando aveva 36 anni, nel 1957, anno della nascita del nostro Istituto. Era già insegnante di scuola elementare. Ha fatto la sua consacrazione a Dio nella CM quattro anni dopo, nel 1961. A proposito della sua consacrazione ho sentito raccontare una storia che ho sempre custodito nello scrigno della mia memoria come qualcosa di prezioso e di significativo. Torniamo alla scuola: alcuni giorni dopo la cerimonia della consacrazione, con l’anello al dito, una delle sue piccole scolare, senza dire niente, le ha preso la mano e l’ha baciata. Teresa raccontava sempre questo fatto emozionata. Quale intuizione ha avuto quella bambina per riuscire a captare il mistero che era avvenuto nella vita della giovane donna, sua maestra? Sono tornata parecchie volte a questo fatto quando cercavo di capire che cos’era la nostra consacrazione, che cosa significava in se stessa e come poteva irradiare, al di qua o al di là del nostro operare. E mi vengono al pensiero alcune parole di Paolo VI (26/9/70) quando dice: «La consacrazione vostra non sarà soltanto un impegno, sarà un aiuto, sarà un sostegno, sarà un amore, sarà una beatitudine, a cui potrete sempre ricorrere; una pienezza, che compenserà ogni rinuncia e che vi abiliterà a quel meraviglioso paradosso della carità: dare, dare agli altri, dare al prossimo per avere in Cristo».Questa nostra consacrazione che, lo sappiamo, si radica nella consacrazione battesimale, ne radicalizza gli impegni e la esprime più perfettamente (cfr. P.C. n. 5), ha una sua consistenza propria, ha un valore in sé stessa, ci segna ontologicamente. È l’ intima e segreta struttura portante del nostro essere e del nostro agire. È la nostra ricchezza profonda e nascosta, che le persone in mezzo alle quali viviamo non sanno spiegare e spesso non possono neppure sospettare (cfr. Paolo VI, 20/)/72). È, davvero, un amore, una beatitudine, una pienezza. La consapevolezza della consacrazione, così capita e vissuta, è una delle eredità che io custodisco di Teresa (così come, ad esempio, di Antonietta Biavati). Qualcosa di profondamente spirituale ma non evanescente, qualcosa che si toccava come la più solida delle realtà. Quando ci lamentiamo che oggi la consacrazione in sé stessa non è più percepita come un valore, parliamo degli altri o di noi stesse? Crediamo che la nostra è «una forma di consacrazione nuova e originale», frutto della creatività dello Spirito Santo che ci ha seminato nei solchi della storia e nella discreta trama del tempo? O la lasciamo appassire e scolorire prima che dia i frutti che doveva dare? O passiamo immediatamente al tempo operativo del fare o delle faccende, senza il tempo ontologico dell’essere che è spazio interiore, regno personale, tesoro dove si custodiscono le possibilità nascoste e imprevedibili di ciascuno/a di noi, il suo regno segreto? E senza approdare al tempo contemplativo che non è evasione ma spazio per vivere il dialogo di amore col Dio che rimane per noi un mistero vitale (cfr. St. n. 64) e che ci porta a scoprire l’amore stesso di Dio operante nella storia e a fare nostre le inquietudini dei nostri compagni/e di viaggio e la loro sete di speranza e di salvezza (cfr. St. n. 65), che altro non è che sete di VITA, di vita eterna, una vita in cui niente si perde e a niente si rinuncia, ma tutto si ricupera nella luce di Dio? La capacità di iniziare cose nuove Nel 1981, quando ha iniziato la sua nuova esperienza di lavoro – insegnare in uno degli Ospedali di Bologna – Teresa aveva 60 anni. Non era più la giovane consacrata di un tempo ma, nonostante la sua apparenza tranquilla, per niente irrequieta, non aveva perso la sua capacità di sognare e di iniziare cose nuove. Conservava quella agilità che scaturiva della sua coscienza di donna consacrata; consacrata proprio per una missione di «amore e di servizio nella Chiesa e nel mondo» (St. n.12), una missione le cui concretizzazioni bisognava continuare a cercare e a discernere, dato che il tempo era di cambiamenti, di grandi cambiamenti. Davanti a vite semplici, segnate soprattutto dalla quotidianità, come è stata quella di Teresa, tutto sembra normale, ovvio, previsto. Ma, in realtà, non è proprio così, come possiamo notare, per contrasto, davanti alle resistenze di tante persone (anche tra di noi) a un cambiamento di gruppo, a un nuovo lavoro, ad una iniziativa che ci porti a un ambiente diverso da quello che frequentiamo abitualmente. C’è bisogno di essere scolpite da una serie di virtù che ci rendono agili e che fanno nascere atteggiamenti di pronta risposta a quello che la vita suggerisce e Dio ci chiede. Un’ anziana forte e serena Avere visto invecchiare Teresa, lo considero un regalo che Dio mi ha fatto. L’ho vista pian piano diventare meno agile nel suo corpo, ridurre i suoi movimenti, ma mai cadere in lamentele. Quando le chiedevo come stava, lei diceva la verità: aveva dei dolori, dolori forti. Ho intuito, più di una volta, che per non lasciare sua sorella Maria, si privava di alcune terapie che potevano alleviarla. Ma predominava sempre in lei l’accettazione serena e umoristica (che è già stata ricordata da altre missionarie). Il nostro RdV dice ad un certo punto così: «Vivremo la malattia, l’anzianità ed ogni altra situazione di disagio con senso di fortezza, di non pretesa e come offerta oblativa per la redenzione del mondo». Mi ricordo che quando abbiamo scritto e approvato il RdV, alcune di noi consideravano queste parole molto dure, anche se le dobbiamo leggere in contrappunto con altre espressioni e esigenze che raccomandano la delicatezza, la comunione attiva e la carità con le missionarie ammalate o anziane (cfr. St. e RdV n. 76). È stato così che Tersa ha vissuto i grandi cambiamenti dei suoi ultimi anni: lasciare la sua casa e andare con sua sorella in una casa di riposo; lasciare questa (che doveva essere ristrutturata) e cercarne un’altra. E il successivo stadio con la catena di malattia e di fragilità che è seguita. Nessun vittimismo, nessuna amarezza; a volte la trepidazione di un essere fragile davanti alle convulsioni della vita (penso al momento delicato che è stato la ricerca della seconda casa di riposo). Ma fino alla fine ha prevalso il suo sguardo decentrato da sé e posato su gli altri, attento e fiducioso su tutta la nostra Famiglia CM. Nonostante l’ambiente pesante che caratterizza tutte le Case di riposo, quando andavo a vistarla, tornavo a casa sempre con dentro una gran leggerezza, grata per l’esempio di questa missionaria della prima ora, che non viveva la sterile nostalgia di chi guarda indietro e si pone a fare una «lamentazione su un tempo passato, su una qualche gloriosa età dell’oro», cosa che come dice l’arcivescovo di Westminster (cfr. Regno 7/2009), «non è un canto cristiano». «Non è il canto della fede, ma della disperazione, perché la nostra fede ci offre la visione non di ciò che è stato, ma di ciò che sarà» (Ibid). Proprio per questo, come raccontava Santina nell’articolo scritto su “Vinculum” di ottobre 2010, Teresa poteva consegnare il suo lavoro incompiuto e, con fiducia nel Signore che viene dal Futuro e nelle missionarie di oggi, dire:«Adesso, andate avanti voi…». Per finire, soltanto un rapido accenno alla capacità di Teresa d’intessere delle relazioni. Il parroco lo ha ricordato nella messa del funerale quando ha detto che la Messa delle 8.00, alla domenica, era la più bella, già che contava con l’animazione di un gruppo di circa 30 persone, animate da Teresa. Relazioni semplici, ma che duravano nel tempo tanto che alla Messa del funerale si trovava la madre di un suo scolaro! Relazioni che Tersa ha continuato a tessere fino alla fine. Terminata la Messa del funerale una signora, piangendo, si è avvicinata ad Anna Maria e le ha chiesto il testo che lei aveva letto salutando Teresa. E le ha detto: «Io lavoro a “Villa Emma” e la relazione che ho stabilito con Teresa è stata profonda e molto importante per la mia vita». Da notare che il tempo che Teresa ha vissuto in quella Casa è stato meno di due anni! Grazie, Teresa! Aiutami e aiutaci a seguire le orme dei tuoi passi: a vivere con fortezza, con dolcezza, con giovialità tutte le età della nostra vita, anche la terza e la quarta, con tutto quello che le dovrà caratterizzare. E aiutaci ad essere sempre sentinelle nel territorio dove viviamo per leggere i segni dei tempi e fare crescere le sementi del Regno, con la consapevolezza che oggi uno di questi segni è proprio l’appello della relazionalità; l’appello a costruire reti di relazioni semplici, concrete, vitali, esistenziali. Non sarà questo un appello che si coniuga bene con la spiritualità di comunione che ci caratterizza o ci dovrebbe caratterizzare? Reti di comunione che impediscano l’isolamento (di noi stesse e degli altri), sapendo che i sogni buoni possono nascere soltanto in un contesto di solidarietà e di comunione.
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
Via A. Guidotti 53, 40134 - Bologna - Italia - Telefono: +39 051 64 46 472

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