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DEL SACRO CUORE
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Quaresima
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QUARESIMA

Tempo di grazia, di purificazione, di ascolto della parola di Dio; un incontro che può trasformare la nostra vita: quaresima tempo di conversione, che ci chiama ogni anno, a rinnovarci nella nostra fede. Lo scritto ci presenta una traccia spirituale per ritrovarci nel silenzio con Dio e con noi stessi. Solo se sapremo trovare un po’ tempo, momenti di sosta, per… fermarci.

La Quaresima è tempo di riflessione intensa sulla Parola di Dio per promuovere una fioritura in noi dello spirito cristiano che ha un termine di paragone

- in natura: nel ritorno della Primavera;

- nella fede: nell’incontro con la Pasqua del Signore.

Ci proponiamo di operarlo questo rinnovamento in un punto fondamentale, costitutivo del nostro essere cristiano: la fede.

La Sacra Scrittura tesse l’elogio più alto della fede.

· In Genesi., cap. 15, è narrato un momento critico della vita di Abramo. Dio gli dice: “Non temere Abram. Io sono il tuo scudo. La tua ricompensa sarà molto grande”. Rispose Abram: bella promessa! Ma la realtà sembra vanificarla. Infatti “io sto per andarmene senza discendenza e un mio domestico sarà l’erede”.Non costui sarà tuo erede – rispose il Signore – ma uno nato da te”. Poi, con uno squarcio fantastico di inventiva, Dio condusse Abram fuori dalla tende e “Guarda il cielo – gli disse – e provati a contare le stelle! Così numerosa sarà la tua discendenza”. Abram credette al Signore – commenta la Bibbia – che glielo accreditò come giustizia. Cioè come disposizione di spirito infinitamente gradita a Dio e gratificante per Abram.

· In Luca, cap. 1, è riferito l’episodio della visita di Maria alla cugina Elisabetta. Il grido festoso e ispirato di questa donna si conclude con l’ammirazione e l’esaltazione della fede di Maria: “Beata te che hai creduto!”(Luca 1, 35).

· Nel Vangelo di Giovanni non è escluso che il cammino di fede possa essere profondamente travagliato. Dice infatti Gesù a Tommaso: “Perché mi hai veduto, hai creduto. Beati quelli che, pur non avendo visto crederanno” (Gv. 20,29).

Comunque, a parte le difficoltà che a volte ci possono accompagnare nella nostra adesione a Dio il Vangelo stesso pone ripetutamente sulle labbra di Gesù la dichiarazione che sarà la fede ad immetterci nella certezza della vita eterna.

Vogliamo dunque in questa quaresima che ci aspetta, ravvivare la fiamma e lo splendore della nostra fede.

Lo facciamo nei confronti di quella realtà che è la più grande, dopo la realtà delle tre persone divine: noi stessi raccolti dalla sapienza e dall’amore di Dio nella creatura più bella, più radiosa, più cara al cuore di Dio: la Chiesa.

Lo facciamo sotto la guida della “Lumen Gentium”, esattamente il Cap. 1° che ha per titolo “il mistero della Chiesa” e ne traccia le dimensioni divine.

Una prima esposizione ci pone di fronte all’azione specifica del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Potremmo definirla una concorrenza di preoccupazione amorosa.

“L’Eterno Padre, dice il testo del Concilio, decise di elevare gli uomini alla partecipazione della sua vita….Per questo li ha chiamati e raccolti nella Chiesa del suo Cristo”.

Il Figlio, per adempiere la volontà del Padre ne ha inaugurato sulla terra le origini. Le ha dato una norma di vita e di comportamento con la sua parola e il suo esempio. L’ha purificata, ricreata, resa degna della santità del Padre con l’offerta integrale di se stesso. Ogni volta che il sacrificio della croce viene celebrato sui nostri altari, viene rinnovata la nostra redenzione, mentre il pane consacrato rappresenta ed effettua l’unità di tutti i credenti.

Il giorno di Pentecoste fu inviato lo Spirito santo a santificare la Chiesa. La sua azione di guida e di aiuto è stata significata da Gesù stesso nella figura della sorgente d’acqua zampillante il cui getto, perenne e inarrestabile raggiunge la soglia della vita eterna”.

Questo è il testo, riassunto, dei nn. 2 e 3 della Costituzione dogmatica sulla Chiesa del Concilio Vaticano II°. Quali riflessioni ci suggerisce, ai fini di rendere sempre più integrale e luminoso lo sguardo della nostra fede?

Anzitutto vogliamo fare un riscontro tra l’insegnamento del Concilio e i testi della Sacra Scrittura per rilevare l’unità dell’insegnamento della fede.

· Ripetutamente nella Scrittura la Chiesa è presentata come proprietà originale di Dio, radunata per iniziativa della sua elezione. Cfr. ad esempio, 1a Cor. 1,2; 1, 9: 6, 9-11; 1aTess.1,1; 1,4; Ef. 1,4-5; ecc.

· La lettera agli Efesini, in particolare sottolinea le preoccupazioni straordinarie dell’amore di Cristo per la sua Chiesa (amore di Cristo proposto come modello dell’amore che lo sposo cristiano deve avere per la sua sposa); cfr. Ef. 5,25-27.

· L’azione dello Spirito Santo è descritto ripetutamente come componente essenziale del nostro vivere cristiano, della nostra crescita spirituale e della nostra salvezza. Così con lo Spirito siamo stati segnati per il giorno della redenzione (Ef. 4,30); lo Spirito di Dio abita in noi e da lui siamo guidati sui passi del nostro cammino di fede (Rom. 8,9) e all’incontro con la tenerezza paterna di Dio (Rom. 8,15). Però, dice l’Apostolo “Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito” (Gal. 5,25) Allora veramente noi diverremo gloria della Chiesa di Dio, e l’esempio del nostro vivere quotidiano si farà rivelazione piena del fascino e della potenza dell’amore di Dio che vuole salvi tutti gli uomini.

La preoccupazione amorosa della Trinità ha donato agli uomini la Chiesa e l’ha arricchita d’ogni bene di sapienza soprannaturale e di grazia perché essa sia strumento efficace della loro elevazione e della loro salvezza.

Ma gli uomini non devono cercare la Chiesa… nella stratosfera. Dio l’ha posta al loro fianco, l’ha inserita nelle vicende della loro vita terrena. Fatti membri della Chiesa con il Battesimo, essi la esperimentano vicina, con la sua guida e il suo aiuto, sulle strade stesse della loro città secolare, e, a passo per passo, essa dice loro come devono vivere gli avvenimenti, gli interessi, le preoccupazioni, le stesse sofferenze, sopraffazioni, ingiustizie di quaggiù perché divengano capaci della conquista del cielo.

Sorprendiamoci qualche volta ad ammirare, benedire, lodare …. l’attenzione, la preoccupazione, la provvidenza dell’amore di Dio che ci ha donato la Chiesa per fasciarci della sua volontà di salvezza fin dai primi vagiti della nostra vita terrena. Questo potrebbe essere un ottimo momento di fede, da collocare, ad esempio, nel tempo della nostra preghiera quaresimale.

Così tutto nella nostra vita si sentirebbe a servizio della filialità e dell’amore. E mentre gli uomini si agitano e le vicende del mondo che ci circonda si accavallano con l’aspetto minaccioso dei marosi in tempesta… Il nostro cuore non teme: “Molti saranno i dolori dell’empio – cantava il salmista -, ma la grazia circonda chi confida nel Signore” (Salmo 31,10).

Noi ci sentiamo come figli nelle braccia del Padre, il cui passato è stato purificato dalla sua misericordia, il cui presente si aggrappa alla certezza della sua provvidenza onnipotente, mentre l’avvenire non ci fa paura perché viviamo nella forte speranza che il suo amore sostenga la nostra debolezza e nulla ci possa separare gravemente dalla sua carità.

La vita di Gesù è allora il nostro modello nell’essere figli e nell’essere persone che amano gli altri.

Domandiamo al Signore la Grazia che una nuova ondata di amore verso il prossimo pervada non solamente noi, ma anche questo povero mondo.

(dagli scritti di p. Albino, Bologna 15.03.1991)

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