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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 14 / 05 / 2021
    SOLENNITA\' DEL SACRO CUORE DI GESU\'
    Venerdì 11 giugno 2021... Continua
  • 14 / 05 / 2021
    SOLENIDADE DO SAGRADO CORAÇÃO DE JESUS
    Sexta-feira 11 de junho de 2021... Continua
  • 14 / 05 / 2021
    SOLEMNIDAD DEL SAGRADO CORAZÓN DE JESÚS
    Viernes 11 de junio de 2021... Continua
veglia per la libertà
 
Omelia di Sabato 20 luglio Compagnia Missionaria, questa vostra assemblea sia una veglia in onore del Signore a favore di tutta la Chiesa. Sia una veglia per la vostra libertà. Il pane azzimo sia il segno del vostro cammino: pane preparato senza indugio nella fretta di rispondere all'invito del Signore che libera. il pane azzimo è il pane della comunione e della missione, pane da consumare insieme per mantenersi in cammino, mantenersi nella missione. La comunione è la sorgente e l'approdo. La missione incoraggia la speranza. Non rompe la canna incrinata e non spegne la fiamma smorta. Il Vangelo non è tornado che sradica, ma vento che soffia perché l'aria sia respirabile. il Vangelo non è tsunami che distrugge e dal quale fuggire, ma fiume d'acqua viva che risana e porta vita a chi si affaccia sulle sue rive.  Questa è la missione: condurre tutti alla comunione, tutti guarire, per tutti avere cuore accogliente e misericordioso. Anche per se stessi, per non impedire al Cuore accogliente e misericordioso di portarci a una piena comunione con lui.
le relazioni...
 
 della Presidente e del suo consiglio.....  dell'amministratrice centrale....  della rappresentante delle formatrici....  della Responsabile centrale dei familiares...  della presidente dell'Associazione Guardare Lontano  ... e i segretari lavorano.... mentre le delegate si concentrano nell'ascolto
n. 2- giugno
 
la grazia delle origini
 
“La nostra spiritualità scaturisce dalla contemplazione di Cristo nel mistero del suo Cuore trafitto (cfr. Gv. 19,37), segno di amore totale per il Padre e per gli uomini, sorgente di vita ecclesiale, strumento di universale redenzione” (Statuto CM n. 5). “…Fa o Signore, che il nostro impegno nel mondo non ci ostacoli nel cammino verso il tuo Figlio, ma la sapienza… ci guidi alla comunione con il Cristo”. Per ciascuno di noi la vita di adesione alla CM, scrive le pagine di una storia: pagine che partono dalla grazia delle origini e si arricchiscono di tutto quanto la Chiesa, illuminata dallo Spirito, scopre continuamente nel tesoro della sua fede. Ora, anche per la Compagnia Missionaria. l’impegno è quello della strada: camminare, secondo le indicazioni che ci vengono dai “segni dei tempi”, senza però mai dimenticare la grazia delle origini, perché questa rappresenta il servizio specifico che noi siamo chiamati a rendere alla Chiesa. Questo è per ciascuno di noi l’ ”unico necessario”. Dunque, camminare, avanzare, mantenendo fede, anzi sviluppandola maggiormente, immergendoci sempre più profondamente nel carisma specifico che Dio ci ha affidato, nello scopo originario, caratteristico della CM, perché in questo è riassunto il servizio che siamo chiamati a rendere alla Chiesa. Guardiano quindi anche con profonda simpatia alla nuova stesura dello Statuto. E’ espressione del cammino della CM in continuità con la grazia delle origini. Abbiamo bisogno però dell’aiuto dello Spirito Santo perché: “Nessuno può dire il Signore è Gesù, se non sotto l’azione dello Spirito” (1Cor 12,3). E’ lo Spirito che accende nei nostri cuori il sigillo indelebile dell’amore di Dio e dei fratelli. E’ lui che ci aiuta a penetrare nella grazia della fede e ne abbiamo molto bisogno per illuminare il nostro modo di pensare e di agire affinché sia secondo Dio. Questa fede deve comandare tutta la nostra vita (1Cor 2,13-16), perché tutto quello che sentiamo, pensiamo, viviamo sia secondo il criterio di Dio e del suo Vangelo. Ma in concreto: - Dinanzi alla prove della vita, ad esempio, di qualunque genere, come ci comportiamo? Leggevo su un cartoncino questo messaggio: “Fasciamo i nostri ostacoli di silenzio e di preghiera”. Di qualunque ostacolo si tratti. Ma per questo occorre molta fede, perché significa ripetere l’atteggiamento di Cristo che, dinanzi allo stesso Pilato, ricoperto di accuse, taceva, parla solo quando nota che il suo silenzio avrebbe compromesso la verità: “Tu non avresti nessun potere se non ti fosse dato dall’alto…” Ma per quanto riguarda se stesso non dice una parola. - Nella vita di carità che è l’essenza della nostra fede, perché dinanzi a Dio poco importa che io partecipi alla Messa o canti il vespro, se tutto questo non lo so calare in una profonda vita di carità. L’apostolo Paolo, a questo proposito, ci dice: “ Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca; ma piuttosto, parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano. E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il giorno della redenzione” (Ef 29,30). Contristo lo Spirito quando non vivo nella carità. L’apostolo passa ad indicarci le espressioni concrete di vita che sono secondo lo stile di Dio. “Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi ” (Ef 4,31-32). Ognuno di noi deve compiere il cammino senza distaccarsi mai dalla grazia delle origini. E questa grazia è illuminata proprio da quanto ci dice l’apostolo Paolo: “La vita che vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato, e ha dato se stesso per me” (Gal 2,20). L’espressione più evocatrice dell’amore di Cristo per il Padre e per noi è: il suo costato aperto e il cuore ferito. “…avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine” (Gv 13,1). La manifestazione più alta di questo amore di Cristo è proprio il cuore trafitto, cioè Cristo non ha risparmiato veramente nulla, ha dato tutto. La grazia delle origini, per noi, sta proprio nella capacità di guardare a questo cuore ferito, espressione suprema dell’amore. La grazia delle origini è tutta qui, e ogni membro CM vive veramente in conformità a quanto Dio vuole nella misura in cui è capace di contemplare questo cuore trafitto. Le conseguenze Dalla contemplazione del cuore di Cristo nasce la riconoscenza, la lode, Dio non ci ha amato per scherzo, ha dato veramente tutto. “Ci ha amati fino alla fine”. Io che ho la vocazione all’amore, devo alimentare la fiamma dell’amore proprio nella contemplazione del cuore ferito di Cristo. Sarà proprio questa contemplazione a provocare in noi: *Il dono di noi stessi. Guardando in faccia questo cuore ferito io mi arrendo in ogni aspetto del mio essere. Mi restituisco a lui in tutto ciò che sono, perché lui mi renda strumento di pace. Tento di ritirare il mio senso di possesso e supplico che sia lui a possedermi e a vivere in me e attraverso me. *Abbandono le preoccupazioni ed affanni: cresco nella certezza che se la mia fede e la mia speranza in lui sono vere, non vi è motivo di ansietà e tensioni. *Abbandono tutte le difese del mio cuore, dei miei sentimenti. IL mio cuore non ama più con il suo proprio amore. E’ lui che ama in me”. *L’impegno a fare qualcosa per corrispondere a questo amore. Questo fare qualcosa una volta era inteso come “riparazione”. Oggi ci si esprime in termini diversi, ma il contenuto è lo stesso. Non perdiamoci in distinzioni inutili. Anzi questo fare qualcosa deve portarci a: a) Un impegno personale che consiste: - nell’apertura allo Spirito che ci guida sul cammino di Dio, proprio per vivere lo spirito di fede. E questo spirito di fede consiste nel pensare ed amare con gli stessi sentimenti di Cristo. Questo avverrà in noi se ci lasceremo guidare dallo Spirito. E ciò che possiamo fare oggi non lo rimandiamo a domani. Facciamo il bene ogni volta che ci si presenta l’occasione, non perdiamo il passaggio di Dio. - Nella vita di unione. La preghiera di offerta “Mio Dio ti offro la mia giornata, questo mio gesto… in unione a Gesù per mezzo di Maria in spirito di amore”. Valorizziamo il più possibile questo piccolo mezzo che ci può aiutare moltissimo nel nostro cammino di amore. - Nella vita di offerta: “Nell’Ecce venio di Cristo e nell’Ecce ancilla di Maria è compendiata tutta la nostra vocazione e il nostro fine, il nostro dovere, le nostre promesse” (P. Dehon). Ora questo vale anche per tutti i membri CM. Il cuore ferito di Cristo provoca la mia offerta quale risposta d’amore. E quale offerta? Tutta la mia giornata come il Signore me la offre, soprattutto i momenti difficili che ci capitano: in famiglia, in gruppo, sul lavoro… Sono diamanti che non dovremmo sciupare mai. Cerchiamo di essere attenti a scoprire tra le foglie morte del nostro cammino la perla preziosa dell’offerta e dell’accettazione serena della volontà di Dio. b) Impegno apostolico: la contemplazione del cuore ferito dovrebbe farci diventare anche più uomini e più donne, cioè capaci di vedere e contemplare quei tanti nostri fratelli, spesso vicini, dal cuore ferito: ferito per le calamità naturali (terremoti), ferito dalla disoccupazione, senza casa e con la disperazione nel cuore; fratelli feriti dalla droga, dall’emarginazione, dalla malattia, dalla solitudine… Io credo che se ci abituassimo a contemplare il Cristo Uomo, ferito dalla nostra cattiveria, ci sentiremmo più invogliati ad essere uomini e donne in senso pieno in mezzo ai fratelli che soffrono. Dunque la contemplazione del Cuore di Cristo deve portarci ad avere espressioni di profonda umanità, di comprensione, di solidarietà, di amore, di misericordia… Noi vogliamo essere degli apostoli verso questi fratelli e far capire loro che l’amore di Cristo merita qualche piccolo sforzo anche da parte nostra. E nell’esercizio della nostra attività, apostolato, impegno, lavoro… la preferenza nostra vada per i poveri e gli umili proprio come ha fatto Cristo, che ha privilegiato chi era povero, ferito a causa della malattia, del disordine, dell’ingiustizia… E noi, per essere sulle orme di Cristo, siamo chiamati a fare altrettanto. (Riflessione tolta dagli scritti di p. Albino)
la roccia della sorgente
 
Entro nel silenzio: del corpo (cerco una posizione in cui stare comoda, ma concentrata e ferma), della mente, del cuore, della bocca.Prendo consapevolezza della presenza di Dio, che vuole parlarmi e invoco lo Spirito Santo.Leggo attentamente il brano. Gv 7, 37-39 Alcuni spunti per meditare. Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa - Quando Israele, dopo 40 anni nel deserto, giunge alla Terra Promessa, cessa il dono quotidiano della manna e il popolo comincia a mangiare i frutti della terra. Ogni anno, in settembre, al termine della stagione dei frutti, Israele celebra la festa delle Capanne: una settimana di festa per ricordare il viaggio nel deserto, culminato nella Terra dove scorre latte e miele, e il miracolo dell’acqua che Dio fece scaturire dalla roccia: l’acqua, elemento fondamentale per la vita dell’umanità e di tutta la creazione. E proprio perché essenziale alla vita, nella Scrittura l’acqua è simbolo dello Spirito di Dio. «Ogni giorno della settimana delle Capanne si riempiva una coppa d’oro, attingendo dalla piscina di Siloe, e la si portava in processione cantando “Attingete con gioia acqua alle sorgenti della salvezza” (Is 12,3). La folla in festa agitava il lulab (un mazzetto di rami di palma, salice e mirto e un frutto di cedro) e entrava per la porta della fonte, cantando l’Hallel a ricordo della liberazione d’Egitto (Salmi 113-118). Entrati nel tempio, il sacerdote saliva all’altare e spargeva l’acqua al suolo […] L’ultimo giorno della settimana il sommo sacerdote la versava oltre le mura di Gerusalemme, come segno della benedizione che da Israele si riversava su tutti i popoli, secondo la promessa fatta ad Abramo (Gen 12,3). […] Durante la festa si leggeva Ez 47, che parla della sorgente che esce dal tempio e diventa un grande fiume di acqua vivificante […] Il tempio era visto in relazione alla roccia che Dio spaccò, facendo scaturire acque come dall’abisso […] si leggeva pure Zc 13, con la promessa che in Gerusalemme sarebbe zampillata una sorgente per lavare peccato e impurità» (FAUSTI S., Una comunità legge il Vangelo di Giovanni I, pp. 183-184) La sete – C’è una sete della gola e del corpo, una sete di acqua che, se non soddisfatta, uccide. C’è una sete della mente e del cuore: sete di vita, di conoscenza, di senso, di amore, di gioia, di pace. Anche questa sete chiede assolutamente di essere soddisfatta, pena l’inaridimento della vita, la disperazione, la morte interiore… che può condurre anche alla morte fisica, per tante strade. Per la sete del corpo, il Creatore fa sgorgare acqua dalle rocce montuose e fa scorrere fiumi e fa piovere acqua dal cielo. Per la sete del cuore ci offre un’altra acqua, più preziosa. Divina. Che mai asciuga, ma che diventa sorgente gorgogliante nella vita stessa di chi se ne disseta. Dal suo grembo sgorgheranno fiumi - Nel giorno della grande festa, mentre il popolo va al Tempio a ricevere l’acqua, perché secondo la profezia di Ezechiele, l’acqua sgorga dal Tempio di Dio che è in Gerusalemme, Gesù si rivela come il nuovo Tempio. Già alla donna di Samaria aveva detto che ormai non è più il tempio di Gerusalemme o il monte Garizim il luogo dove adorare Dio, perché Dio vuole essere adorato in Spirito e Verità. Gesù è la Verità. Lui è il vero, unico e indistruttibile Tempio, non costruito in 46 anni, ma distrutto dagli uomini e risorto il terzo giorno. La condizione per riconoscere il vero tempio, la vera roccia da cui sgorga l’acqua che disseta in eterno è la fede. Chi crede è chiamato e invitato da Gesù a bere da lui, dal suo grembo, dal suo Cuore. Sulla croce quel Cuore sarà aperto dalla lancia del soldato e ne sgorgheranno sangue e acqua. La nuova roccia da cui sgorgherà la sorgente della vita è il Cuore di Cristo Crocifisso. Ma, ascoltando attentamente ciò che Gesù grida, ci accorgiamo che, forse, il grembo-cuore di cui Egli parla non è solo il suo Cuore. Forse ci sta gridando che il cuore stesso di chi crede e beve da Lui diventa sorgente da cui sgorgano fiumi di acqua viva. Aveva detto la stessa cosa alla donna di Samaria. Gesù, ritto in piedi, grida. Ci fa davvero sussultare questo grido. È il grido dell’Amore. Il grido di chi conosce la nostra sete e la facilità con cui ci lasciamo distrarre e incantare da false fontane o da cisterne screpolate da cui raccogliere solo un po’ di fango. L’Amore grida, perché lui ha ciò di cui abbiamo disperato bisogno per non morire… di nulla. Grida perché vuole assolutamente che quei fiumi che sgorgano dal suo Cuore, anche attraverso chi crede e beve, si moltiplichino e diffondano a dissetare e salvare il mondo intero. Lo Spirito Santo – Cristo è la roccia. Lo Spirito è l’acqua. I discepoli che ascoltano il grido di Gesù nel giorno della festa, non possono ancora comprenderlo a pieno. Lo comprenderanno quando Egli sarà glorificato, cioè quando si rivelerà pienamente sulla Croce. Cristo Crocifisso è la gloria di Dio. È la rivelazione piena e insuperabile di Dio che è Amore. È la rivelazione piena e insuperabile del senso e della sete della vita umana. Da Lui sgorgherà la vera acqua, quella che sola può dissetarci, che può rigenerarci alla vita piena, la vita divina. Lo Spirito Santo. Il Dono. Per offrirci questo Dono, questa Acqua, Gesù sacrifica se stesso sulla croce. Lo Spirito che lo ha generato come uomo nel grembo di Maria, lo Spirito che riposa su di Lui dal momento del battesimo al Giordano, lo Spirito che lo unisce indissolubilmente al Padre per l’eternità, lo Spirito che respira nel suo Cuore e che dà potenza di vita alla sua Parola e gli ha fatto operare meraviglie, quello Spirito sgorga dal suo grembo. Quello Spirito ci dona per sempre, perché tutto ciò che l’Amore ha operato in Lui, avvenga anche in noi. E come Gesù, anche noi possiamo diventare fontane che dissetano l’umanità assetata di vita. Ma solo se ci avvicineremo al Crocifisso, l’Umiliato, l’Assetato, dal Cuore trafitto, e lo contempleremo con gli occhi e il cuore colmi di fede, potremo “riconoscerlo” come Dio Amore, unica sorgente di vita. E saremo dissetati di Spirito Santo. FRANCESCO VANNI, Santa Caterina da Siena beve il sangue dal costato di Cristo, 1594
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Via A. Guidotti 53, 40134 - Bologna - Italia - Telefono: +39 051 64 46 472

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