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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 13 / 11 / 2018
    CONSIGLIO CENTRALE
    28 gennaio - 2 febbraio 2019, a Bologna... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSEJO CENTRAL
    28 de enero - 2 de febrero 2019, en Bolonia... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSELHO CENTRAL
    28 de janeiro - 2 de fevereiro de 2019, em Bolonha... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La Presidente in Guinea Bissau
    Martina visiterà il gruppo della Guinea dal 6 dicembre 2018 al 9 gennaio 2019. La accompagniamo con... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    A Presidente em Guiné Bissau
    A Martina visitará o grupo da Guiné, de 6 de dezembro 2018 a 9 de janeiro 2019. Acompanhamo-la com... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La presidenta en Guinea Bissau
    Martina visitará el grupo de Guinea desde el 6 de diciembre 2018 al 9 de enero 2019. La acompañamo... Continua
in te, signore, la mia speranza!
 
Nel giorno del nostro ritiro mensile, il 20 dicembre 2014, abbiamo vissuto la cerimonia dell’entrata nell’Orientamento di Marizol. E’ una giovane che ha trascorso con noi un periodo di tempo ed ha partecipato ai nostri ritiri con assiduità. Ha 18 anni, frequenta la scuola superiore. Abita poco distante da noi e per questo può passare i fini settimana con noi. E’ stato un giorno bello: il sabato mattina abbiamo avuto, come al solito, una meditazione tenuta da p. Jaquité (che ci sta accompagnando da un certo tempo) aiutandoci ad approfondire il brano biblico della chiamata di Samuele (1Sam c.3). Molto arricchente per tutte, ma in particolare per me, perché questo brano ha avuto molta importanza nella mia vocazione e decisione per seguire il progetto di Dio nella Compagnia Missionaria. Durante la mattinata abbiamo avuto un bel momento nell’Adorazione eucaristica. Nel pomeriggio c’è stata l’Eucaristia con la cerimonia di entrata di Marizol che, pubblicamente, ha chiesto di iniziare il periodo di orientamento nella CM. Abbiamo vissuto un grande momento di gratitudine al Signore per le meraviglie che sta operando in questa terra e in questo gruppo. Marizol l’ha vissuto in modo particolare sentendosi accolta dal nostro gruppo e da tutta la CM, soprattutto dal gruppo di Porto con cui siamo entrate in contatto via Skype, cantando insieme: Canterò al Signore per tutto quello che ha fatto per me. E’ stato un momento di grande gioia per tutte noi. Il sabato precedente abbiamo fatto visita al parroco di Marisol, p. Joao Martelli ed abbiamo avuto con lui una conversazione importante e insieme l’opportunità di farci conoscere come CM. Siamo poi andate a casa di Marizol, dove abbiamo incontrato i suoi genitori e alcuni fratelli e nipoti che ci hanno accolto con molto affetto e simpatia. Una famiglia cristiana, simpatica e numerosa. La cosa interessante è che i genitori hanno accolto molto bene la decisione della figlia, senza mai opporsi alla scelta della sua vocazione. E’ stato davvero bello cogliere questa disponibilità ad affidare la figlia ad una nuova famiglia, la Compagnia Missionaria del sacro Cuore. Hanno lasciato trasparire tutta la loro gioia. Bello!!! Che Dio li benedica! Anno della vita consacrata Stiamo vivendo come Chiesa universale l’anno dedicato alla vita consacrata. Per rimanere in sintonia con tutti i consacrati, l’apposita Commissione della Guinea Bissau ha aperto l’anno con una celebrazione eucaristica nella cattedrale, il 6 dicembre 2014, celebrata dal vescovo ausiliare, Dom José Lampra Cà. Molti consacrati, provenienti da varie parti della Guinea, hanno partecipato alla celebrazione segnata da gioia ed entusiasmo tanto da permetterci di vivere insieme questo evento così significativo. In questa terra che tanto ha bisogno di missionarie/i per vivere con questo popolo dove l’evangelizzazione è un campo urgente, dobbiamo tener conto delle parole di S. Paolo: “Guai a me se non annuncio il Vangelo”. Così anche il nostro papa Francesco, nella Evangelii Gaudium: “Dobbiamo essere una chiesa in uscita”. Vogliamo unirci a tutte le nostre sorelle di ideale per vivere in profondità l’essere consacrate CM; insieme nel cammino verso la terra promessa. Che il Cuore di Gesù ci conceda di camminare con Lui sempre più solide nella fede, fiduciose nella Divina Provvidenza. E che non ci manchi mai il dono della fortezza e della sapienza divina. In comunione fraterna, vi abbraccio.
vita nuova in cristo
 
Il 10 gennaio 2015 abbiamo organizzato un incontro sul tema: “Vita nuova in Cristo”. Vi hanno partecipato 28 giovani, dai 15 ai 17 anni, che frequentano i gruppi di catechesi di Justina, Alzira, Glòria, e Mara. Di buon mattino siamo partiti, con lo zaino in spalla, a bordo di un bus con meta la Compagnia Missionaria del gruppo di Porto. L’accoglienza, organizzata da Amelia, ci ha scaldato lo stomaco con una deliziosa e abbondante colazione. I giovani sono sempre molto attivi e dopo una breve sosta, si sono messi a giocare nel bellissimo giardino che adorna la nostra casa di Porto. Nella vita di ciascuno ci deve essere un tempo per ogni cosa come afferma il Qoèlet. In seguito siamo stati invitati a passare nella sala previamente organizzata e Lùcia Correia ha dato inizio all’incontro con un PowerPoint sulla chiamata che Dio rivolge a ciascuno in particolare. Intanto che il tempo volava, abbiamo diviso i giovani in tre gruppi, affidati a Alzira, Teresa Castro e a me. Nel lavoro di gruppo abbiamo riflettuto sulla vocazione alla vita consacrata e matrimoniale: ambedue sono vocazioni al servizio. Finalmente il punto più alto: l’incontro con il Signore nell’Adorazione. Ciascuno ha manifestato a Gesù quello che teneva nel cuore, con momenti di silenzio, canti e preghiere. Il tutto per circa mezz’ora. Era la prima volta che questi giovani scoprivano che cos’è l’Adorazione eucaristica. Prima di pranzo abbiamo cantato un canto che Teresa Castro ci ha insegnato: “Ho un nome bello… con cui Dio mi ha chiamato”. Intorno alla mensa ciascuno ha condiviso quello che aveva portato e anche la CM di Porto ci aveva preparato un buono e delizioso primo piatto. Saziati con l’incontro personale con Gesù e con il cibo condiviso, ci siamo diretti verso l’Oceano Atlantico, che ci ha offerto una brezza soave come se fosse estate. Così abbiamo usufruito di questo dono contemplando la natura, conversando e con altri passatempi piacevoli. Il sole stava tramontando e così siamo andati a consumare la merenda al parco della città di Porto. E poi, di nuovo con lo zaino in spalla, siamo ritornati a casa… E’ stata una giornata davvero piena! Rendo grazie a Dio per il dono di questi giovani. La semente è stata lanciata, ora il Signore la farà crescere secondo il suo insondabile disegno d’amore. Vi lascio, in comunione.
sosta contemplativa del cuore trafitto di cristo
 
“La nostra spiritualità scaturisce dalla contemplazione di Cristo nel mistero del suo Cuore trafitto, segno di amore totale per il Padre e per gli uomini, sorgente di vita ecclesiale, strumento di universale comunione”(Statuto missionarie n. 5). Il testo dello Statuto si richiama alla pagina del Vangelo di Giovanni che narra l’avvenimento: “Era il giorno della preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato ( era infatti un giorno solenne quel sabato) chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe la primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, no gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua” (cfr. Gv. 19, 31-34). Il brano rappresenta la contemplazione più alta di tutto il Vangelo di Giovanni: esso conclude il racconto della passione e ci dice fino a qual punto è arrivato l’amore di Dio. Ma ci dice anche che Cristo immolato è l’agnello della nuova Pasqua, attraverso il quale scende a noi la misericordia redentrice del Padre. Ecco perché tutti gli uomini, che pure in qualche maniera sono stati la causa della morte di Cristo, “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”. Solo in Lui, infatti, c’è la promessa della benevolenza infinita di Dio e la salvezza. Nella contemplazione si succedono una serie di atteggiamenti: - Si tende l’orecchio per ascoltare, - Si guarda con attenzione e ammirazione, - Si rilevano i particolari, - Si lascia spazio alla sensibilità - Si va con la memoria ai ricordi del passato… E’ sotto lo stimolo e la luce dello Spirito, che la nostra vita, per essere veramente vissuta sulle orme dell’esempio e dell’insegnamento di Gesù, deve assumere determinati atteggiamenti, deve correggere determinate abitudini. Guidati da queste parole vengo a voi con questo scritto e con la gioia del mercante di cui nel vangelo di Mt. 13, 45 – 46: “ Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra”. La perla preziosa è l’immagine che unisco a questa lettera. E’ di Cristo crocifisso dal costato squarciato. Non ho la pretesa che sia miracolosa. Ma mi auguro di cuore che ci aiuti a vivere tutta la grazie e tutto l’impegno della nostra comune vocazione. Conservatela dove volete, e dove potete. Però vorrei che fosse di facile incontro con il vostro sguardo: una, due… più volte nella giornata perché la contemplazione dell’amore di Cristo fosse stimolo indeclinabile a seguirne l’esempio. Per quanto ce lo consentono i nostri limiti e le nostre fragilità, vogliamo camminare sulla stessa strada di Gesù, viverne i sentimenti, imitarne la misura dell’amore. Cristo crocifisso, dal costato squarciato sembra dirci: “Ecco, vi ho dato l’esempio ( fin dove può giungere la testimonianza della donazione), perché come ho fatto io, facciate anche voi” (cfr. Gv 13, 15). Così la “contemplazione” crea la necessità della generosità. “ La parola del Signore è diventata per me motivo di obbrobrio e di scherno”, protestava amaramente il profeta Geremia. E continuava:” Non penserò più a Dio, non parlerò più in suo nome: Ma nel mio cuore c’era un fuoco ardente; mi sforzavo di contenerlo, m non riuscivo” ( Ger.20,8 – 9 ). Il tempo della quaresima, che ormai è alle porte, quest’anno ci può impegnare in una generosa revisione di vita per rendere la nostra appartenenza alla Compagnia Missionaria sempre più vicina alla pienezza delle aspettative di Dio. Maria ci conduca per mano a un rinnovamento pieno nell’amore. (p. Albino Elegante, 1 marzo 1987)                                                                                                                
50 anni di consacrazione: un possibile tempo di santità
 
Ho inaugurato il mio cinquantesimo di consacrazione ponendomi delle domande: Che cosa è successo col passare degli anni nella mia vita personale? Che esperienza si è andata delineando in me? A 16 anni mi sono messa al seguito del Signore. Ho trovato qualche difficoltà di adattamento ma, sorretta dalla novità di vita, non è stato nemmeno molto difficile. Dopo la consacrazione, mi sono inserita prima nel campo sanitario poi nell’ambito parrocchiale e nella scuola. In tutti questi ambienti ero stimolata a visualizzare la risposta alla mia vocazione. E’ stata come una seconda chiamata, che non era propriamente un’altra rispetto alla prima, ma era il ritrovamento della prima e unica vocazione ad un livello di maturità maggiore, passando attraverso il crogiolo di piccole e grandi difficoltà distese negli anni. Infatti lo svolgersi dell’esistenza, con tutti i suoi risvolti, permette di scendere dalla superficie delle cose alla loro profondità. Entrando nella CM, ho scelto la vita fraterna, che vuole dire disponibilità per i vari servizi dell’Istituto. Mi sono trovata così a vivere in cinque gruppi CM, inseriti in contesti diversi, che mi hanno dato modo di conoscere tante persone e situazioni che hanno segnato la mia crescita. Vivendo con la gente mi è capitato di scoprire delle persone vere, con una fede viva, appassionate della Parola di Dio, gioiose nel dedicarsi ai poveri. Erano un dono per la comunità, ma personalmente le ho avvertite come un ammonimento che mi umiliava e feriva. Ho impiegato un po’ di tempo a capire che l’orgoglio era molto di più di quanto volevo ammettere, per non dire che in qualche circostanza è stato la molla di alcuni impegni. Questa potatura mi ha aiutata a costruire relazioni umane e mi ha disposta a valorizzare di più la limpidezza di alcune persone che con una parola, un silenzio, un sorriso e perché no, un richiamo, mi hanno fatto capire in quale direzione andare, quale lettura delle cose fare, quale salto di qualità la mia vocazione si aspettava Diverse ma unite E che dire della vita all’interno dei gruppi CM? Quando si vive gomito a gomito, bisogna escludere logiche individuali di impostare un cammino, per proseguire tutte insieme. Non si può “tagliarsi fuori” perché si commette un errore che condiziona il futuro. Infatti, quando ho lasciato spazio al mio individualismo, sono entrata in una pericolosa condizione di solitudine e ho mancato di carità, mostrando indifferenza nei confronti delle altre poiché non sostenevo in modo costruttivo il cammino di ciascuna ed il lavoro comunitario. Ancora una volta la sconfitta mi ha fatto rimbalzare al “si” pronunciato nel giorno della consacrazione perché è questa l’elemento fondante delle relazioni all’interno della nostra famiglia. Siamo nell’anno dedicato ai consacrati che coincide per caso col mio cinquantesimo di consacrazione. Questi due anniversari mi sollecitano non solo a guardare i decenni passati ma ad acquisire una maggior coscienza di me stessa. Mi trovo quotidianamente a valutare le cose che faccio. Mi domando se la mia relazione con Dio è scandita dall’orario di preghiera che il gruppo si è dato o se cerco il colloquio anche quando il tempo è poco; se sono fedele a questo appuntamento col Signore anche quando lo sento un po’ lontano o ho la sensazione che stia zitto o che finga di non ascoltarmi. Tengo molto all’adorazione, a conclusione della giornata, perché è un invito a verificare quanto la mia vita è centrata sull’Eucarestia e se l’adorazione diventa il luogo vivente di quell’atto fondante che si chiama consegna di sé, comunione. Mi trovo spesso a verificare se la mia disponibilità di servizio è una cosa seria o se inseguo le mie idee e i miei progetti. Imploro il Signore di aiutarmi a costruire relazioni vive nonostante le delusioni e le fatiche. Allo Spirito Santo chiedo di darmi il coraggio di lasciar fuori dai miei pensieri, dalle mie parole e scelte ciò che non sta dentro il perimetro della carità. In profondità tra chiamata e progetto L’esperienza mi dice che dietro le pieghe delle fatiche e anche delle tentazioni, ci sta una grande grazia che può aprire le porte alla maturità. Mi son chiesta: Come procedere? Ho incominciato col chiarirmi la differenza tra chiamata e progetto. Sono due parole che ricorrono spesso nei documenti che parlano della vita consacrata. La chiamata è un cammino che non è determinato da me, ma viene da Dio, sia per i passi da compiere, sia per le circostanze dentro le quali lo si deve esperimentare giorno per giorno. Il progetto invece si riferisce a quella impostazione dell’esistenza che deriva da qualcosa che io stessa decido. Qui si nasconde la prima e grande purificazione a cui sono chiamata. Il gruppo italiano ha da poco fatto un’Assemblea per guardare in faccia la nostra realtà. Quando si tratta di andare al dunque scivolo sulle parole “dove”, “come” espletare un servizio. La sincerità dice che questi avverbi nascondono l’insidia di adottare un atteggiamento che non è più “dare carta bianca” al Signore, perché obbediscono ad una logica che ha per obiettivo il mio modo di ragionare e non quello di Dio. Perciò la prima purificazione per una fedeltà alla chiamata è sgombrare dal cuore e dalla mente l’imbroglio delle sicurezze e inamovibilità a cui sono aggrappata, per riscoprire la freschezza ed il coraggio della prima risposta. La maturità è rinvenibile solo nella fedeltà che è il “si” alla seconda chiamata. C’è anche una seconda purificazione che dovrei affrontare, che è quella di superare la paura di non farcela. La mia vita è passata attraverso fasi diverse. A volte, guardando la mia situazione spirituale, ho la percezione che la vita sia appesa a un filo e di non riuscire a vedere abbastanza per poterne costatare la solidità. Come un filo di nylon talmente sottile e trasparente da farmi perdere il senso della sicurezza. Meno male che in questi giorni recitando l’Angelus mi si è stagliata davanti la figura di Maria che si è trovata nella stessa situazione di poca chiarezza, ma le parole dell’angelo: “nulla è impossibile a Dio” l’hanno spinta a proseguire. Mi sento anche nei panni di quell’alpinista che, preso dalle vertigini, non aveva più il coraggio di guardare verso il basso, ma di seguire con lo sguardo la parete a cui era aggrappato, sotto pena di staccarsi e di non potere più avanzare. Perciò, per superare la paura di non farcela, non mi resta che scoprire e credere nelle parole del vangelo: ”questo è possibile a Dio”. Sono parole che esigono un affidamento, richiedono di sciogliere le ancore delle certezze per abitare col Lui. Lo stesso concetto è riportato dallo Statuto quando dice che la fedeltà alla vocazione esige una spogliazione interiore, chiede di lasciar cadere le infondate ambizioni, di coltivare l’ umiltà; suggerisce di chiedere al Signore che i sentimenti del suo cuore diventino i nostri; sollecita ad aprirci alla speranza per riscoprire con verità ben maggiore di prima ciò che abbiamo sempre pensato di essere e di vivere. Come si vede sono piccole tappe ma che dispongono a passi semplici e straordinari. Ascoltare la voce che ci abita Mi piace concludere questa mia riflessione con alcuni riferimenti biblici che mi hanno accompagnato in questo ultimo anno. Il salmo 102: “Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome”. Sosto sul riferimento “tutto quanto è in me”: corpo, psiche, sentimenti, pensieri e scelte. Tutto. La trovo una preghiera giusta per l’età della giovinezza, della maturità e della terza età. Al capitolo 40 del libro delle “consolazioni” di Isaia si legge: “Dio non si affatica né si stanca. Egli da forza allo stanco e moltiplica il vigore allo spossato”. Più avanti riferendosi agli uomini dice: “Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano e cadono, ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi”. Queste parole di Isaia mi fanno venire alla mente quelle di Gesù: “Venite a me, voi tutti, che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 11,28). L’accento di queste frasi bibliche sta sull’affidamento a Dio in ogni età e sull’affermazione dell’effettiva presenza del Signore nella mia vita. Mi auguro di poter sentire questa voce che mi abita e di gustarne l’indicibile sicurezza e tenerezza.
il mio cammino professionale
 
Dopo 28 anni di lavoro professionale…l’agosto scorso sono andata in pensione! Ho giubilato…La parola giubilo significa un’esplosione di gioia! Ora la interpreto come la stupenda esperienza che ho vissuto come infermiera, in mezzo ai fratelli, con profonda gioia… nonostante come qualsiasi lavoro, oltre alla gratificazione, abbia comportato sacrificio, difficoltà… “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta…”. Fin dall’inizio ancora quando studiavo e facevo pratica, la Vergine Maria è sempre stata presente. Ricordo, quando ero ancora studentessa e stavo nel collegio delle infermiere, c’era una bellissima immagine di Maria nella nostra sala. Mi sentii accolta e protetta per sempre da Lei come Madre e compagna. Da allora ho sempre portato con me una sua piccola immagine nei miei posti di lavoro e quando ho avuto un mio ufficio nell’Università Cattolica vi ho messo un’immagine più grande – che mi aveva regalato una mia amica – sulla parete perché guardasse e custodisse tutto e lì siamo state insieme lavorando quasi dieci anni. Successivamente ho portato con me questa immagine quando abbiamo iniziato il Centro di Salute Mentale dell’Università Cattolica, dove ho lavorato fino all’agosto scorso. Maria, Madre, Guida e Custode mi ha sempre avvolto con il suo amore e la sua protezione ovunque sono stata. Quante volte, impotente, ho lasciato nelle sue mani e nel suo cuore soprattutto i miei ammalati più gravi e più in difficoltà! Ho lavorato in vari reparti: intensivo, medicina, chirurgia, chemioterapia, gastroenterologia sia in ospedale che in ambulatorio. Tuttavia il settore dove ho lavorato di più è stato quello della salute mentale e drogati dove facevo parte di un’equipe di alta qualità professionale, umana e cristiana. Qui ha acquisito ancora più valore il mio lavoro professionale insieme alla mia testimonianza di fede e di consacrata CM. Avrei ancora molto da raccontare: episodi, testimonianze, aneddoti…dato che la vita è piena di vicissitudini. Credo di poter riassumere la mia vita professionale di questi anni come un pellegrinaggio “insieme con Maria, con la sua gioia e gratitudine”. Gioia e gratitudine perché, nonostante i miei limiti personali, posso dire che “guardando la piccolezza della sua serva, il Signore ha fatto in me, finora, meraviglie” e continuerà a farle nella mia vita. E questo dà alla mia anima pace, speranza e gioia. Per il mio modo di essere, io sono molto riservata e di basso profilo, senza grandi abilità sociali, però sento e tocco con mano che Dio ha messo dentro di me una grande capacità di affetto per le persone ed esse rimangono in me. Ora tutto questo non è frutto di causalità perché nessuno rimane in me senza nome, anzi ognuno è parte della mia vita, entra nella mia storia e, in senso buono, nel mio cuore e nella mia preghiera.             In questi anni, con la forza e la luce della spiritualità C.M. come consacrata in mezzo a questo “mio mondo” che il Signore mi ha donato e mi dona, vedo che si sono creati vincoli di comunione. Il servizio professionale si è unito all’accoglienza semplice per donare ai miei fratelli la realtà di quella comunione che Dio regala loro nel Cuore di Gesù. Questo l’ho sperimentato con il passare degli anni. La professione non l’ho vissuta solo come un lavoro, ma come un cammino di comunione con i fratelli che incontravo giorno dopo giorno soprattutto malati, medici, infermieri. Il mio impegno costante è stato quello di fare quello che mi competeva come un servizio professionale, ma cercando di portarli tutti nel mio cuore, all’Eucaristia, nella mia preghiera e nell’offerta al Cuore di Gesù e di Maria, nella comunione con Dio. La grande passione che ha suscitato la mia vocazione è stata la scoperta dell’Amore di Dio e quindi poter amare …con parole CM: la comunione. Ho studiato come infermiera perché lì, in mezzo ai sofferenti, ho incontrato l’Amore di Dio che chiamava me, piccola creatura, a vivere da consacrata a Lui… all’unico amore. Così sono passati gli anni e lavorando giorno dopo giorno, in diverse occasioni ho trovato persone che mi hanno ringraziato per averle aiutate a non pensare al suicidio, grazie all’affetto e all’attenzione che avevano ridato loro speranza. Anche alcuni medici, psichiatri, psicologi mi chiedevano con tanta semplicità e fiducia una preghiera per le loro situazioni personali…Altri che venivano a cercarmi, dopo anni, per salutarmi e ringraziarmi. E proprio nel mio ultimo giorno di lavoro, mentre stavo condividendo con alcuni miei colleghi un pezzo di torta prima di lasciarci definitivamente, mi avvisano che una signora (senza dirmi chi era) voleva parlare con me. La segretaria, per aiutarmi mi dice: “Le dico che sei occupata”. In un primo momento mi parve che avesse ragione dato che ormai non lavoravo più lì. Poi ho pensato che forse la signora aveva bisogno e che l’avrei ancora potuta aiutare e così l’ho accolta. Era Gloria, una delle mie prime pazienti, circa 20 anni fa, che era lì per un incontro con lo psicologo e desiderava salutarmi. Che abbraccio, che gioia, quanti ricordi, lotte, sofferenze e quanto affetto! E’ stato per me come il simbolo del mio lasciare per sempre il lavoro professionale. Come missionaria CM, in questo cammino in mezzo ai fratelli, mediante la mia professione di infermiera, tento di riassumere la presenza di Dio nel mio lavoro con queste immagini: Maria: in questa immagine che mi ha ricevuto come alunna, simbolo di una presenza piena di tenerezza che mai mi ha abbandonata, mia cara Madre, Guida e Custode. Il Cuore trafitto di Cristo: immagine che mi è giunta quando ho conosciuto la CM e che mi diceva: “ Ora puoi, sotto la protezione di Maria, approfondire e vivere la comunione con me portando tutti i tuoi fratelli nel mio cuore. Così ho potuto camminare e continuo a camminare nella comunione, mediante la mia offerta quotidiana. I miei fratelli malati, rappresentati nel saluto di Gloria nel mio ultimo giorno di lavoro: fratelli che sono passati nella mia vita, giorno dopo giorno, non come anonimi, anzi l’affetto, la forza della comunione ha dato loro spazio nel mio umile cuore e da lì nel Cuore che ha dato loro forza per lottare…il Cuore di Cristo. Ora vedo che tutto questo l’ho vissuto nell’intimità, nel silenzio, nella semplicità e nell’opacità e routine che caratterizza la vita quotidiana. Tuttavia mi rendo conto soprattutto che l’ho vissuto nella convinzione piena di speranza, arricchita dall’Eucaristia, l’adorazione, la preghiera, la comunione con la mia cara CM. Di conseguenza nessuno dei miei passi, azioni, impegni, scelte…erano solamente qualcosa di mio, ma che tutto si andava realizzando nella comunione con il Signore, per mezzo di Maria, insieme con Maria. E’ il Signore che mi ha chiamato con Lui sempre…e che mi ha abbracciato con il suo amore infinito chiamandomi nella Compagnia Missionaria. E’ il Signore di ogni cammino!
essere di dio, essere donne
 
15 agosto 2014 In questo periodo in Cile possiamo respirare un poco perché abbiamo due settimane di vacanze invernali, anche se è soprattutto per le scuole e gli studenti. Tuttavia alcuni di noi possono approfittare di questo periodo per la formazione. Si organizzano le “scuole della fede” e giustamente la diocesi di san Bernardo ha scelto, tra gli altri, il tema dell’amore umano. Condivido con voi alcuni aspetti che hanno destato la mia attenzione in riferimento al nostro modo di essere nel mondo. La domanda cosa significa essere uomo o donna ci rimanda ai primi capitoli della Genesi per riflettere sulle parole creatrici del testo biblico: “e Dio disse…” e “Dio vide che era cosa buona”. E più avanti la Scrittura dice: Dio disse facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza…(Gn 1,26). Nella parola facciamo Dio si rivela a noi come unità di persone, cioè l’unità trinitaria. Ed è questo Dio trinitario colui che crea, plasma il suo Essere come uomo e donna. Con che delicatezza è stato capace di imprimerci il suo essere divino che ci rende a somiglianza di Dio.! Ma in che cosa consiste l’essere immagine di Dio? Quando Dio stava creando disponeva la natura e gli esseri viventi in modo da godere il più bel giardino abitabile…e Dio vide che era cosa buona. Tuttavia l’essere umano non rimane in questo ordine di cose, in questo ambito abitabile, anche se è qualcuno con una sua singolarità, con una sua libertà, capace di stabilire una relazione con il suo simile. E’ immagine di Dio e questa impresa è nelle mani del suo creatore, è immagine di Dio in quanto è persona. A partire da questa condizione di essere umano, è una persona con una sua interiorità, è capace di leggersi dentro come uomo e come donna, con una corporeità diversificata e quindi diversa in tutto il creato. La Genesi dice che l’uomo esclama, esulta:”Questa volta è osso delle mie ossa, carne della mia carne”(v. 23). Quando arriva la donna cambia tutto, l’uomo si riempie di gioia. Ora non è più solo e nella donna è capace di vedere se stesso, è capace di riconoscere in lei la sua compagnia, il suo aiuto perfetto. E’ proprio come uomo e donna, che portano impressa nei loro corpi l’immagine di Dio, unica e irrepetibile. A partire da queste verità, che molte volte abbiamo studiato, mi viene spontaneo ringraziare il nostro Dio per quanto ci ha dato: per la nostra condizione di persone con tutta la nostra capacità di amare, di pensare, di interiorità, con un mondo di sentimenti, con la nostra capacità di relazione, di incontrarci gli uni gli altri, con l’anelito al Trascendente, con la nostra necessità di Dio. Ringrazio soprattutto per il nostro essere donne, con tutto quello che significa: per come viviamo la nostra più profonda sensibilità, la tenerezza, il potere di generare, la delicatezza, la bellezza, tutta la dimensione dei significati che portiamo nel nostro corpo. In questo corpo che è capace di amare fino a dare la vita per un’altra vita che si ama profondamente più che la vita propria. Per questo Dio non ha avuto dubbio nello scegliere una così degna abitazione, nel grembo di una donna. Una donna bella, forte, piena di amore per accoglierlo. E, con lei, un uomo, un compagno, un padre. E in questa dimensione la nostra condizione di uomini e donne è elevata al massimo nel mistero dell’Incarnazione. Allora, come non aver cura della dignità dell’essere donna e riflettere un poco la divinità del nostro creatore nelle nostre relazioni personali, nel modo come noi comunichiamo, quando preghiamo, quando insegniamo e quando lavoriamo per il Regno di Dio. E siamo donne consacrate nella CM quando guardiamo alla vita con lo sguardo che ha avuto Gesù, o meglio con gli occhi di Maria di cui condividiamo la stessa condizione, essere donne. Riconoscerci donne e ricche dei tanti doni che Dio ha voluto condividere con noi. Mi dà gioia il pensarci così: figlie, madri, nonne, singole, sposate o consacrate. Ognuna è chiamata a comunicare la vita. E, cercando e ricercando, mi sono imbattuta in questa preghiera di mons. Carlos Oviedo Cavada che mi pare esprima bene quello che sentiamo. Vi invito a fare nostra questa preghiera: Padre buono, mediante il tuo amato Figlio Nostro Signor Gesù Cristo, noi abbiamo sperimentato l’amore immenso che tu nutri per noi. Tramite Lui sappiamo Elizabeth (a destra) con Teresa e Margarita che tu ci nutri con più affetto che agli uccelli e che ci vedi più belli dei fiori. Ti lodiamo per la dignità del nostro corpo, perché è la migliore opera delle tue mani, uno strumento per trasmettere la vita e per esprimere il nostro amore impegnato. Ti benediciamo per il Corpo e il Sangue di Gesù da cui riceviamo la forza e l’amore. Ti rendiamo grazie perché a contatto con il suo corpo i ciechi recuperano la vista, i lebbrosi sono guariti, i paralitici si rialzano in piedi, i peccatori ricevono il perdono. Chiediamo il tuo aiuto e la tua compagnia perché sappiamo vivere nel nostro corpo con la maestosa dignità di figli tuoi, fratelli di Gesù Cristo e tempio dello Spirito Santo. Fa che l’amore abiti nei nostri cuori, che ci sia trasparenza nel nostro sguardo, purezza nelle nostre parole e azioni e rispetto per ogni essere umano. Maria, madre del bell’amore, aiutaci a dare testimonianza del vangelo nel nostro mondo. Amen
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