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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 15 / 03 / 2019
    FESTA DELL\'ECCOMI
    A S. Antonio Abate (Italia) il 24 marzo; a Funchal (Madeira) il 27 marzo; in Guinea Bissau il 30 mar... Continua
  • 15 / 03 / 2019
    FESTAS DO EIS-ME AQUI
    Em Santo António Abate (Itália) , 24 de março; en Funchal (Madeira), 27 de março; na Guiné, 3... Continua
  • 15 / 03 / 2019
    FIESTAS AQUI ESTOY
    En San Antonio Abad (Italia) el 24 de marzo; en Funchal (Madeira) el 27 de marzo; en Guinea Bissau e... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSEJO CENTRAL
    8 - 10 de mayo 2019, en Bolonia... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSELHO CENTRAL
    8 - 10 de maio de 2019, em Bolonha... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSIGLIO CENTRALE
    8 - 10 maggio 2019, a Bologna... Continua
freschezza della gioventù
 
L’11 novembre 2018 sono entrate nel Biennio di formazione: Angelina, Argentina, Ilda e nel periodo di orientamento Bete e Olga. Abbiamo celebrato questo evento con gli amici della CM, il giorno della chiusura dell’anno sociale. P. Aderito scj, amico di sempre, ha celebrato l’Eucarestia. Questi momenti sono sempre pieni di gioia e per noi sono anche una grande responsabilità. Le testimonianze scritte qui di seguito sono semplici ma manifestano la freschezza della gioventù che si sta donando e mostrando il desiderio di andare avanti. Chiedo molta preghiera perché tutto possa continuare come desidera il Cuore di Gesù. In questo percorso formativo ho fiducia in Maria che è madre guida e custode. Accompagnateci con la vostra preghiera. Anna Maria Berta   Sono entrata nel Biennio di Formazione il giorno 11novembre 2018.  Per me è stato molto bello dare ancora un passo in più nella Compagnia Missionaria. Sono contenta di vivere in gruppo camminando verso la consacrazione.Ho conosciuto la CM nel 2012, quando vivevo nel convitto degli studenti e frequentavo la parrocchia di Namarroi. Ho cominciato il cammino nella CM nell’anno 2013, quando cominciava il gruppo di Invinha; non mancarono le difficoltà perché la casa era ancora in costruzione, ma ne è valsa la pena perché ho imparato molto. Nel 2014 sono passata nel gruppo di Nampula e l’anno successivo sono entrata nel periodo dell’orientamento. Mi è piaciuta molto la formazione oltre che la formatrice Anna Maria; è stato molto importante per me anche l’accompagnamento di altre missionarie. Ringrazio tutte quelle persone che mi hanno aiutata ad arrivare fino a questa tappa del Biennio. Angelina Alberto Mutipo Sono Argentina Fernando Saraua, nata a Regone-Namarroi; ho iniziato il Biennio di formazione l’11 Novembre 2018.Celebriamo questo giorno con molta gioia ed entusiasmo. E’ stato molto importante per me dare più un passo nel mio percorso. E’ stato un giorno diverso: ascoltando, sapendo e credendo che in verità da ora in poi starò nella tappa del Biennio di formazione. Ho acclamato con grande gioia e ho lodato Dio, il Padre, per avermi scelta e accompagnata.Chiedo a Dio che continui sempre ad accompagnarmi nel mio cammino, che mi aiuti ad affrontare le difficoltà, e a vivere nella fede e nella gioia. Ringrazio Dio per essere riuscita ad affrontare tutti gli ostacoli e stare decisa ad avanzare. Chiedo che mi dia il desiderio di contemplare sempre il mistero del suo Cuore trafitto segno dell’amore totale al Padre e che mi conceda la grazia di scegliere Dio come pienezza della mia vita. Argentina Fernando Saraua Mi chiamo Ilda Manuel Antonio, sono di Alto Molocue-Mutala della Zambesia. Dopo il cammino fatto nel periodo dell’orientamento, sono felice per la mia entrata nel Biennio di Formazione. In questo percorso conoscerò meglio e di più la spiritualità della CM e Gesù, nel mistero del suo Cuore Trafitto che è segno di amore totale per il Padre e per gli uomini e le donne.Sono felice di stare in questo percorso, della chiamata e di stare in questa famiglia in cui mi sento di essere proprio in famiglia. Sono molto contenta di appartenere a Cristo, di essere testimone viva, secondo i suoi insegnamenti, e sono disposta di assumere con responsabilità il mio crescere nella Compagnia Missionaria, per l’avvento del Regno di Dio. Sono sicura che in questa tappa formativa apprenderò molte cose su Gesù, sul vivere i suoi insegnamenti nell’amore, nell’umiltà, nella semplicità nell’onestà con Cristo, vivere nella preghiera e seguirei cammini de Dio. Ringrazio Dio per il dono della vita, per il grande Amore che Lui ha per me e voglio chiedergli anche che aumenti la mia fede, che lo Spirito illumini il mio Cuore e che Maria mi guidi nei momenti di gioia e di tristezza e mi protegga nelle difficoltà.Grazie Gesù per il grande amore che mi dai. Ilda Manuel António Io, Bete Vasco Neves, figlia di Vasco Neves e di Lidia Capena, nata il 24 aprile 1996 nella provincia della Zambesia, distretto di Gurue, ho 5 fratelli e sorelle; ho conosciuto la CM nel 2015 quando frequentavo la decima classe a Invinha.E’ stato in questo anno che ho bussato alla porta della CM, nella comunità di Invinha, e che ho cominciato a partecipare agli incontri quindicinali di discernimento spirituali. Nel 2016 sono entrata a far parte del gruppo della CM a Invinha, dove sono stata accolta da: Mariolina, Lisetta e Dalaina insieme ad altre giovani che là abitavano. Ho vissuto 2 anni nei quali mi sono sentita molto felice e gioiosa di conoscere più da vicino la CM e ho acquisito più forza per continuare questo percorso. Con la chiamata che sempre ho sentito e sento, nel 2018 ho continuato la mia esperienza a Nampula. L’11 Novembre2018 è stato un giorno di grande gioia per me perché ufficialmente ho cominciato il periodo di Orientamento.Questo passo mi lascia serena e com la sicurezza che il Cuore di Gesù mi accompagnerà. Voglio chiedere a Maria che continui a essere Madre, Guida e Custode e che indichi il cammino e mi illumini in questo mio cammino. Bete Vasco Neves Ciao! Mi chiamo Olga Alcino, sono di Nampula, sono nata il 10 giugno 1994, figlia di Alcino Francesco e Maria Lúcia Domingos, ho 3 sorelle(2 degli stessi genitori e una che è sorella solo da parte di padre) con me siamo 4 sorelle, sono figlia di genitori separati. Chi mi ha presentato alla Compagnia Missionaria è stato il responsabile della comunità parrocchiale. Il primo contatto è stato con Anna Maria che mi ha parlato della CM: mi ha parlato della storia e mi ha dato un libretto da leggere. Mi piacque…e nel 2017 sono entrata nel gruppo di Invinha per conoscere maggiormente la CM e anche per farmi conoscere. E’ stata una bella esperienza; mi è piaciuto relazionarmi con le altre giovani, in nuovo ambiente, ho appreso a leggere la Bibbia e questo è stato molto bello. Nel 2018 sono tornata nel gruppo di Nampula e nell’11 di Novembre ho iniziato il periodo di orientamento. E’ stato un giorno di gioia e felicità. Nel profondo del mio cuore sento che Dio mi chiama per camminare in questa famiglia CM.Voglio seguire Gesù Cristo come le missionarie della CM seguono. Questo è stato il motivo che mi ha fatto lasciare la famiglia di sangue e stare qui,Ringrazio il Signore Gesù e sua Madre Maria Santissima che mi ha accompagnato e illuminato nel mio cammino attraverso l’ascolto, la preghiera .Grazie, Signore Gesù. Olga Alcino  
esempio di offerta e donazione
 
RICORDO DI EMA LUZ MENDOZA, familiaris di S. Bernardo, Cile Il 21 gennaio scorso all’età di 93 anni è deceduta a S. Bernardo del Cile Ema Luz Mendoza Oyanedel, Emita, per gli amici. La sua vita è stata veramente un esempio di offerta e donazione al Signore. Da 26 anni faceva parte del gruppo dei familiares. Nel marzo 2000 sostituì la responsabile del gruppo Kenia Montano quando questa morì. Un servizio che svolse con impegno e serietà fino alla fine di quell’anno. Aveva una grande ammirazione e stima per p. Albino e Santina che aveva conosciuto personalmente e che cercava di rimanere in contatto attraverso una frequente corrispondenza. Per nessun motivo mancava alle nostre riunioni, era molto fedele e ligia in questo. Aveva un forte senso di appartenenza alla CM. I funerali si sono svolti a S. Bernardo nella parrocchia di S. Clemente, con la partecipazione oltre che dei familiari e amici anche di una rappresentanza CM. Chi era presente ha definito la Messa”commovente”. Il parroco, che la conosceva bene, ha tracciato il percorso della sua vita presentando aspetti concreti: è stata maestra alle elementari e anche maestra di religione. In seguito è stata scelta come direttrice del collegio dove insegnava. Ha partecipato per diversi anni al coro dei professori; le piaceva dipingere soprattutto paesaggi e fiori e scrivere poesie. Questi hobby l’aiutavano ad aver uno sguardo positivo e creativo anche sul mondo. Un suo grande apostolato era anche quello di recitare il Rosario, specialmente con i suoi colleghi, maestri in pensione, gli ammalati e altre persone. E’ deceduta assistita dalla figlia con la quale viveva da tempo. Ringraziamo il Signore per la sua vita di fede, di testimonianza fedele, di servizio e di presenza convinta e discreta nella CM. Preghiamo per lei e per la sua famiglia e chiediamole che dal cielo continui a vegliare su di noi.
dal sogno alla realtà
 
Fraternità accogliente A volte è bello risvegliarsi dai sogni, perché la realtà è migliore degli incubi. A volte. In genere, si dice che i sogni sono migliori della realtà e nei sogni avvengono anche i miracoli. Senza scomodare i miracoli, dovremo pur dare conto che la Provvidenza ha chiuso porta e spalancato portoni, ci ha lasciati cadere a terra, ma ci ha risollevati. E non abbiamo idea di cosa ha in mente ancora per il futuro. La carambola è cominciata nel 2013. A quei tempi, l’idea di una “fraternità accogliente” (ci siamo sempre qualificati genericamente così; ci daremo un nome quando finalmente avremo una dimora stabile), in cerca di un ubi consistar, dopo ricerche frustranti e al di fuori di queste, si era vista offrire una quanto mai allettante possibilità in quel di Pian di Venola. Per più di un anno abbiamo creduto nel sogno, destreggiandoci fra resistenze interne ed esterne. La cosa certa sembrava allora la dimora. Quella incerta, il gruppo. Anche all’interno della CM – per quanto ne so – cominciava già allora a girare l’interrogativo se aderire o no al progetto della fraternità accogliente, che prospettava una convivenza di vocazioni diverse: religiosi/e, consacrati/e, laici e laiche. Ricordo un’espressione di Dolores durante uno degli incontri “bilaterali” fra dehoniani (ITS e ITM) e CM in vista di progetti comuni: «Sarebbe una follia se la CM si sottraesse». Quando poi il gruppo si è costituito, è arrivato il primo sbarramento. Stavamo partendo – il nostro piccolo drappello – per ritirarci qualche giorno a Sottosoglio quando, mentre stavo entrando in macchina per partire, arriva la telefonata che mi chiede: «È vero che hanno venduto Pian di Venola?». Tramortisco. Risulterà vero, ma dalla proprietà (la Fondazione Opera Pia Da Via Bargellini, è bene che i nomi si sappiano) né dalla curia una sola telefonata per darci la notizia come diretti interessati o per dirci: «Il progetto finisce qui». Atteggiamento molto ecclesiastico e poco ecclesiale, che ci fa barcollare ma non mollare. Con l’autorizzazione delle autorità coinvolte, ripartiamo con la ricerca. Ci viene indicata la canonica della parrocchia di San Vitalino (Longara), che stava per essere lasciata da don Francesco Ondedei chiamato ad altro incarico. I parroci della zona (don Marco Bonfiglioli e don Franco Fiorini) danno il consenso. Date le dimensioni della canonica saremmo stati un po’ stretti, ma il sogno riparte. Verso la fine di novembre don Franco ci consegna le chiavi. Nel frattempo si era fatta avanti la diocesi di Pisa chiedendo una presenza nella casa di accoglienza per detenuti in misura alternativa per la quale era pronto un progetto. Proprio nel giorno in cui il p. provinciale dei dehoniani, p. Oliviero, si stava recando a Calci per vedere i luoghi e soprattutto incontrare le persone (ora Calci è una bella realtà avviata) arriva a me un messaggio nel quale don Franco mi chiede di restituirgli le chiavi perché non intende più dare ospitalità al nostro progetto. Dalla curia nessuna contromisura. Atteggiamento molto ecclesiastico e poco ecclesiale. Il 10 dicembre il vescovo Matteo Zuppi entra in Bologna. Dopo 30 anni di apnea si ricomincia a respirare. Per il lunedì 14 dicembre sera ci era stato dato appuntamento dal padre Provinciale dehoniano sostanzialmente per comunicarci che, dopo il nuovo voltafaccia, la Provincia ritirava il suo consenso, per quanto esplorativo, al progetto. Il nostro piccolo gruppetto, bastonato, si incontra la domenica sera per concordare la linea da tenere nell’incontro con il Provinciale. Concludiamo di chiedere coralmente un tempo supplementare, confidando che con il nuovo vescovo si potessero aprire vedute più ampie. Andando a letto, abbiamo tutti, non solo io credo, l’impressione di trovarci a percorrere l’ultimo tratto di un binario morto. La mattina del lunedì 14 vado come mio solito alla Casa della Carità per il mio turno di aiuto all’alzata. E mentre stavo per venire via – il cuore sempre morto – sr. Silvia (ma questo non si deve sapere) mi ferma e mi dice: «Ho saputo che don Franco non intende ospitarvi a San Vitalino. Perché non chiedete se si possa destinare al vostro progetto la Casa del Contadino per la quale la Parrocchia di Corticella sta da tempo cercando una destinazione?». Non credo ai miei orecchi e faccio fatica a credere al mio cuore. Chiedo un appuntamento urgente con il parroco don Luciano Bortolazzi, che me lo accorda per la sera stessa, prima che io andassi a celebrare la messa alla Casa della Carità. Don Luciano si mostra da subito aperto alla richiesta e paventa la possibilità di parlarne la sera stessa al Consiglio pastorale. Proprio mentre noi avremmo incontrato il Provinciale. Telefono subito a p. Oliviero per dirgli che sì, sappiamo bene qual è l’orientamento attuale del Direttivo, ma metti all’ordine del giorno del nostro incontro una proposta dell’ultima ora che solo stasera potrò illustrarti. All’incontro della sera, dopo una discussione indimenticabile, p. Oliviero accettò di darci e darsi un po’ di tempo per esplorare la fattibilità della soluzione Corticella. Così il 23 febbraio successivo (2016) il Consiglio pastorale e il Consiglio affari economici della parrocchia di Corticella consegnarono al parroco il parere favorevole alla destinazione della Casa del contadino al progetto della fraternità accogliente e della casa di accoglienza per detenuti in misura alternativa. Qualche mese dopo, il vescovo, il parroco, la Provincia ITS e il CEIS (che avrà l’incarico della conduzione della casa di accoglienza per detenuti) firmano un protocollo di intesa che dà il via alla progettazione architettonica affidata allo Studio Moretti. Come l’altra volta, ora che sembrava consolidarsi la prospettiva della struttura ad andare in crisi è il gruppo. Nella settimana di Sottosoglio dell’estate 2016 la famiglia Pierotti si ritira e noi ci si trova di nuovo scossi. Nell’estate 2016, dunque, comincia la lunga lavorazione per la ristrutturazione radicale della Casa del Contadino. Si sarebbe voluto consegnare la casa ristrutturata alla diocesi in occasione del Congresso eucaristico diocesano (2017) e invece tutto giace ancora incompiuto. Nel luglio 2018 si è provveduto alla fase destruens, ma al momento (fine gennaio 2019) la fase costruens non è ancora iniziata, anzi non è ancora partita la gara di appalto per l’assegnazione della commessa. Vedendo il succedersi sfibrante delle continue proroghe dei lavori, a maggio 2018 abbiamo chiesto, io e p. Maurizio, al p. Provinciale, p. Oliviero, di sondare la possibilità di una residenza temporanea per la fraternità o almeno un suo nucleo in qualche canonica della città. Il vescovo ci indirizzò a mons. Silvagni, il quale ci invitò a chiedere se don Marco Grossi, parroco di Santa Caterina al Pilastro e Sant’Andrea a Quarto Superiore, potesse metterci temporaneamente a disposizione la canonica di Quarto. Ci siamo recati da lui in gruppo nel giugno 2018 e lo abbiamo trovato benevolmente disponibile. Le condizioni della canonica, che avrebbero richiesto un intervento non soltanto di profonda pulizia, ci scoraggiarono dal raccogliere la disponibilità, visto che, in prospettiva, si sarebbe trattato comunque di un alloggio temporaneo. Abbiamo perciò sondato, a settembre, la disponibilità della comunità di Via Nosadella a ospitarci secondo certe condizioni di autonomia, ma la comunità di Nosadella non ne vedeva la fattibilità. Ora che il gruppo si era di nuovo consolidato e rafforzato, con il consenso dato dalla CM a Mariolina di inserirsi nel progetto, la coperta si scopriva dalla parte della struttura di residenza. E qui la provvidenza ha scoperto un’altra carta. Don Vittorio Zanata, parroco a San Donnino, stava per lasciare la canonica per la cessazione del suo mandato. La parrocchia di San Donnino veniva affidata alla cura pastorale di don Marco Grossi e così siamo tornati da lui con un’altra proposta: abitare temporaneamente nella canonica di San Donnino. Anche questa volta lo abbiamo trovato benevolmente disponibile. Così, con il consenso del vescovo, del parroco e del Provinciale p. Enzo Brena, che nel frattempo aveva assunto l’incarico, abbiamo incominciato ad organizzare la nostra convivenza temporanea a San Donnino. L’accoglienza che la comunità parrocchiale ci ha riservato e la simpatia con la quale ci sta accompagnando è superiore a ogni nostro merito e ogni nostro operato. Credo fermamente che sia un segno della provvidenza. Ad ogni porta che si è chiusa, un portone si è aperto. Ci siamo installati – all’insegna della precarietà – a San Donnino, dove condividiamo la vita quotidiana e domestica, restando dediti ciascuno (Elvira, Marcello, Mariolina e Maurizio; Francesco al momento deve dedicarsi alla madre ammalata) ai propri impegni. Condividere la vita quotidiana vuol dire pensare all’andamento della casa senza assumere collaboratori e nel contempo non trascurare l’inserimento nel territorio; è sorta così un’espressione spontanea di fraternità semplice. Ciascuno si è messo in gioco e ha messo a disposizione quello che sapeva già fare, ma anche attento ad apprendere dall’altro quello che sapeva fare all’incirca. È venuta fuori così una gara di solidarietà nel prevenire quello di cui l’altro avrebbe potuto aver bisogno, ma anche di comunicazione profonda e di messa in comune del nostro “essere”. La nostra attenzione non tanto ai nostri bisogni, ma soprattutto alla condivisione del nostro essere e saper fare ci ha portato a testimoniare la gioia del vivere insieme. Ogni giorno condividiamo con la comunità parrocchiale l’eucaristia del mattino, le lodi e l’adorazione la sera; la domenica proponiamo i vespri. I pochi che vivono insieme a San Donnino sono solo una minoranza-rappresentanza del gruppo più ampio, al quale partecipano (al momento) Flavia, Giuseppe, Mimma, Silvano, Martina, Serafina, Alessandro, Lorenzo. Abbiamo sempre tenuto a custodire come una specialità della nostra fraternità accoglierci secondo le modalità di adesione che sono possibili a ciascuno. Non c’è una o due sole modalità rigide di appartenenza; ciascuno partecipa per quanto gli è consentito dalle circostanze e dalle responsabilità che ciascuno si è assunto verso altri. È fondamentale che ognuno si sappia accolto e si senta invitato a dare il suo apporto perché insieme si possa crescere nella fraternità. I membri del gruppo sanno che lì è casa di tutti, tutti hanno la chiave e possono venire e sostare quando vogliono. Ogni giovedì ci troviamo tutti insieme per pregare, cenare e incontrarci intorno alla Parola di Dio o ai problemi di vita quotidiana. L’andamento a pendolo della nostra avventura ci ha portati a pagare ora il prezzo forse più alto: p. Enzo Franchini, che ha ispirato, alimentato e sostenuto (e credo lo faccia ancora) il nostro progetto e percorso non se l’è sentita di affrontare un trasferimento, tanto più se temporaneo, alla sua età e nelle sue condizioni e ha chiesto di essere inserito nella comunità di Bolognano. A Santo Stefano è stato con noi a San Donnino tutto il giorno e ci ha ancora una volta profondamente ispirati. Sono curioso di vedere quale sarà la prossima mossa della Provvidenza, perché sono fiducioso che, per quanto ci chiede, di più ci dà. Marcello
incontro al pozzo
 
Entro nel silenzio: del corpo (cerco una posizione in cui stare comoda, ma concentrata e ferma), della mente, del cuore, della bocca.Prendo consapevolezza della presenza di Dio, che vuole parlarmi e invoco lo Spirito Santo.Leggo attentamente il brano. Gv 4,5-30 Alcuni spunti per meditare. Il pozzo: per gli ebrei simbolo della Parola di Dio; luogo di incontro: al pozzo Mosè incontra la futura sposa Zippora e Il servo di Abramo trova Rebecca come sposa per Isacco. Era circa mezzogiorno…. “Dammi da bere”… “Se tu conoscessi il dono di Dio… acqua viva”: l’ora del caldo, la stessa ora della crocifissione; anche sulla croce Gesù chiederà da bere. È la sua sete (desiderio ardente e vitale) di dissetare noi con la sua acqua: lo Spirito Santo. Sei mariti… nessun marito: gli idoli a cui consegniamo la vita sono sempre insufficienti a dissetarci, a colmare la sete di amore e di vita (il numero sei, per gli ebrei, dice una mancanza, insufficienza); il vero sposo che colma il cuore umano è Gesù, che al pozzo ha atteso la donna di Samaria, l’umanità peccatrice, eretica, adultera nei confronti dell’unico Sposo. Dove si adora Dio?... “Credimi, donna…”: l’umanità di Gesù è il vero, nuovo e unico tempio in cui è possibile incontrare Dio, lo Sposo. Gesù la chiama “donna”, che vuol dire “sposa”; nel Vangelo di Giovanni Gesù chiama “donna” sua madre (la prima, vera, fedele sposa di Dio), la samaritana e Maria di Magdala al sepolcro, (simbolo dell’umanità cercata dallo sposo fino nella profondità della morte e ritrovata nella risurrezione). I discepoli si meravigliarono…: i maestri della Legge non insegnavano alle donne e non parlavano con le donne in pubblico, e questa è una samaritana, cioè eretica e nemica dei giudei. La donna lasciò la sua anfora… “Venite e vedere”… Andavano da lui: l’anfora ormai non serve più, il suo cuore è dissetato e liberato dalla schiavitù degli idoli, infatti non teme di raccontare la sua esperienza e riconoscere i suoi errori; proprio dalla sua testimonianza, anche se alimentata da una fede ancora in ricerca, altri sono attirati a Gesù. È peccatrice perdonata. È finalmente sposa amata. È discepola-missionaria. Preghiera della sete Mezzogiorno.L’ora della solitudine e dell’arsura, sotto il sole cocente.C’è un pozzo.Non proprio vicino,ma che io sappia è l’unico.Con la mia sete e la mia brocca vado in cercadi un’acqua che possa lenire la mia sete.Sorprendente.Tu, straniero, mi chiedi da bere.Quando la gola arde, e anche il cuore,quasi sempre ti vedo straniero, Signore.In più assetato, anche tu, in un deserto di assetatiin un lungo mezzogiornolungo da questo monte all’altrodove ti disseterò di aceto…e sarà notte.“Se tu conoscessi il dono di Dio…”Credevo di conoscerlosu questo monte, nella mia casa, nella mia fedeal pozzo che io sonoma la sete…che acqua puoi darmi tu assetato?E io ho la brocca, io attingo, io cerco, io lotto.E sempre torno al pozzo, e sempre sete,e sempre solitudine e gola arsa e cuore vuoto.Non mi inganni anche tu, uomo,promettendomi un’altra acqua?Quale che non conosca?E perché serve un marito per avere l’acqua?Ma chi sei tu, profeta?Come sai delle cisterne screpolatealle quali ho creduto di saziarmi e mi hanno prosciugata?Tu solo, profeta straniero,- straniero per me è l’amore –chiedi l’acqua del mio pozzoe mi offri la tua sorgente…e cade la brocca dalle mie mani,diventata inutile la superba brocca ormai,nel cuore una fontana gorgogliache non posso contenere.Non temo più di incrociare sguardi di uomini,-mentre alle spalle sento il sorriso del tuo cuore dissetatodalla mia sete saziata -,sguardi affamati e deridentio sguardi sorpresi e sospettosicome quelli dei tuoi discepoliforse disturbati e un po’ gelosi che tu parli con una donna.Comprenderanno quando nel nuovo giardinocercherai la donna, un tempo anche lei straniera ora sposa,per colmarla della tua gioia nuova eternaperché la condivida,-lei dal cuore finalmente saziatolei degli apostoli apostola-,con i tuoi fratelli?Ormai saziata, io stessa sorgente,liberata dalla vergogna della mia sete umiliata,corro dai miei fratelli.Conosco la loro sete segreta.“Ho trovato uno che mi ha detto tutto quello che ho fatto”.E dunque non sei più stranierotu che conosci me donname umanità assetatavenduta a comprata dalla sete del cuore e del corpodella mente e dei sensi.Non sei più stranierotu che mi conosci senza fame e senza disprezzo,assetato di dissetarminon padrone ma sposo,saziato da una volontà d’amoreche è puro donoche non afferra ma liberache arderà ancora di setedel nostro aceto,finché sgorghi dal tuo cuorela sorgente che per sempre sempre di nuovo guariscecon un’onda che ristora e infiammatua Madre e le donneil discepolo amato e quelli in fuga e raggiuntie me donna un tempo stranieraora sposa discepola-missionaria.
uno spazio di riflessione, preghiera, amicizia
 
Larissa e Pedro sono una coppia di giovani brasiliani che si trovano in Portogallo per fare il dottorato in ingegneria ambientale. Come mi hanno raccontato, ci siamo conosciuti nella nostra parrocchia di “sant’Antonio das Antas”, in una cena di solidarietà. Nel frattempo li abbiamo invitati a partecipare ai nostri incontri di Amici. Ci è sempre piaciuta la loro presenza semplice e direi gioiosa. Nel momento di pensare a un percorso più serio e più sistematico con alcuni di questi amici, fu facile pensare includerli in un nuovo gruppo. Stiamo seguendo la proposta fatta per i Laici Dehoniani. Il gruppo è ancora piccolo, ma si sta consolidando … e è bene poter contare su gente giovane alla quale non solo offriamo la nostra esperienza di credenti, ma anche chiediamo  una presenza mediatrice in ambienti nuovi e in mezzo a gente con la quale, per la nostra età, non abbiamo un accesso immediato. Lúcia Correia Abbiamo conosciuto Lucia e Teresa in una cena della chiesa  “das Antas”. Siamo stati invitati a partecipare a un incontro. Il primo incontro è stato sugli emigranti e rifugiati, tema di riflessione chiesto da Papa Francesco. Questo incontro fu molto speciale, arricchente e pieno di riflessioni. Siamo stati ampliamente impressionati per l’importanza del discutere, riflettere e soprattutto condividere. Condividere esperienze riflettere sulle azioni umane e ricercare nel dialogo come possiamo migliorare. Dio considera la persona come il suo capolavoro e ciascuno di noi come suo figlio. Il suo amore è cosi grande che ha inviato Gesù per noi e, allo stesso tempo, è cosi delicato che ci lascia il libero arbitrio. Realmente viviamo in una società e in un sistema molte volte difficili in cui c’è individualismo, eccessiva valorizzazione delle cose materiali e sempre più mancanza di momenti di riflessione. Questi incontri per noi, giustamente, marcano la differenza nella nostra vita. Attualmente abbiamo formato un gruppo più piccolo di persone che s’incontrano con maggior frequenza il cui tema è presentato a turno da una coppia. Questa dinamica è stata molto interessante infatti l’arricchimento che si ottiene nel preparare l’incontro è enorme. Mi piace ringraziare tutti coloro che ne fanno parte e dire che molte volte quello che manca nella nostra vita è questa saggezza e intelligenza. Possiamo affermare per esperienza fatta che questi incontri ci rendono migliori, che sono di sostegno e fondamento nell’affrontare le difficoltà della vita e che vogliamo seminare nel quotidiano ciò che apprendiamo. “Il giorno dopo Giovanni si trovava li con due dei suoi discepoli e fissando lo sguardo su Gesù disse: «Ecco l’agnello di Dio». E i due discepoli udirono e seguirono Gesù” (Gv 1, 35-37). Oggi parlare di Dio, parlare con Dio e seguire Gesù può essere un po’ difficile. Come possiamo parlare con Lui? Solo nella preghiera? In questi incontri abbiamo capito che Dio è presente in ogni luogo e in ogni semplice gesto. L’incontro si distingue per la diversità delle persone di età ed esperienze diverse che portano nelle difficoltà quotidiane la vita e gli insegnamenti del mondo cristiano. In uno degli incontri ci è stato chiesto di riflettere e trasmettere al gruppo ciò che stava descritto nell’itinerario formativo per Laici Dehoniani. Con la preparazione di questo incontro abbiamo capito ancora di più, come è bella e attuale la parola di Dio. Uno dei temi di questo incontro è stato “Se Dio ci chiedesse che cosa desideriamo, che risposta gli diremmo?”. Questa domanda non è determinata dalla curiosità degli esseri umani , ma dalla ricerca, dal cercare di capire chi è Gesù e chi è il Padre  che ha fatto venire fino a noi il suo figlio , Gesù è pienezza, è perfezione. Dove vive Gesù, devono vivere tutti. Chi cerca trova in Gesù la risposta, Lui è la pienezza della Rivelazione. Larissa e Pedro
la cm nel mondo
 
Ciao Santina, io sto bene. Sono contenta del mio lavoro, degli amici che vivono con me in questa nuova casa, della responsabilità che mi hanno affidato (tipo di pensionato di cui ho gestione e coordinamento). Al momento siamo 9 persone: molte contente di stare insieme, raccontarci le nostre storie, condividere tutto e anche poter pregare insieme…Anche la mia famiglia è in buone condizioni di salute,solo papà ha problemi di pressione alta e quindi deve stare controllato e riposare molto. Papà ha già 74 anni. Per favore prega perché stia bene.Santina grazie per la tua attenzione e preghiera per mio nipote: si chiama Valentino. Lui sta bene, ha fatto il test per entrare nel seminario. Dobbiamo accompagnarlo con la nostra preghiera anche per lo studio che dovrà continuare; la notizia verrà data il prossimo mese di marzo. Qui a Palembang stiamo tutte bene. Come sai Antonia, Ludovika ed io ci incontriamo ogni mese per il ritiro e per stare insieme. Antonia e Ludovika stanno bene, impegnate con il lavoro e varie attività. Grazie per le notizie che ci hai dato delle sorelle di Bologna . Preghiamo per tutte voi... Ricordo Lisetta, i momenti che ho passato con lei quando ero in Italia…mi diceva sempre “non vuoi fermati con noi un po’ di più…” hehehe! Spero stia sempre meglio di salute. Giannina come stai?? Come va la tua salute? Voglio imparare ancora a preparare gli spaghetti alla carbonara!!!Ti rivedo a Bologna seduta in sala pranzo, mentre leggevi e raccontavi le tue esperienze. E dicevi che con gli altri bisogna sempre, sempre imparare ad essere pazienti nell’ascolto. Sono contenta che stai abbastanza bene. Cesarina l’ho sempre nel mio cuore... ciao Cesarina, mi ricordo sempre di te nelle mie preghiere. Grazie mille Cesarina della tua testimonianza, del tuo voler bene alla CM indonesiana. Edvige, anche per te la mia preghiera, spero che tu sia sempre in salute…ti ho visto in whatsapp, nel video dove ti fanno festa per il tuo arrivo in Mozambico! Sei stata accolta con gioia, con canti, regali e le galline...che bello... Edvige quando vieni a visitare l’Indonesia?Santina non sei vecchia sei ancora giovane, mi manchi in tanti momenti! Prego sempre per te perché il Signore ti faccia stare bene in salute. Più avanti ti aspettiamo in Indonesia… attendo con ansia la tua venuta…. Grazie. Sì, ti saluterò tutti i tuoi amici SCJ. Comunicherò anche ad Antonia e Ludovika e alle altre di Jakarta le notizie che mi hai mandato. Grazie di tutto Santina... Preghiamo sempre per la comunità CM sparsa nel mondo, specialmente per chi nella CM è ammalato o anziano…e preghiamo pure per la nostra prossima Assemblea. Un abbraccio.  Lucy Ekawati Palembang Indonesia 18 febbraio 2019
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