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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEIA GERAL ORDINÁRIA DA COMPANHIA MISSIONÁRIA DO CORAÇÃO DE JESUS
    Realizar-se-á no CENÁCULO MARIANO em Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna – Italia ... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASAMBLEA GENERAL ORDINARIA DE LA COMPAÑÍA MISIONERA DEL SAGRADO CORAZÓN
    a realizarse en el CENÁCULO MARIANO en Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bolonia - Italia DE... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DELLA COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
    si terrà al CENACOLO MARIANO a Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna - Italia DAL 19 AL ... Continua
pellegrinaggio... o semplicemente un viaggio?
 
La nostra vita è costellata di date che tracciano il cammino della nostra storia personale. Alcune di queste passano inosservate, altre hanno il potere di segnare profondamente il nostro vissuto, richiamano l’attenzione e provocano interrogativi, anche dopo diversi anni, per rivedere con spirito critico e gioioso il percorso fatto. E’ come un cammino interiore che conduce nel profondo dove piano piano rivedi la tua vita passata presente e futura. È allora che nasce spontaneamente un GRAZIE a Dio, alla vita, al mondo e riprendi il tuo pellegrinare con più slancio, entusiasmo e gratitudine. Quest’anno (2018) Leonia, Luisa ed io abbiamo ricordato il nostro cinquantesimo di consacrazione. Una data che pur trovandoci lontane e in luoghi diversi, ci ha fatto sentire unite, in comunione, anche se per motivi diversi, ciascuna l’ha vissuto a modo suo. Da tempo riflettevo su questo evento e il solo pensiero mi poneva l’interrogativo di capire: come, quando e dove poter celebrare il mio ringraziamento a Dio e alla vita. Quando ci sono queste ricorrenze è proprio in questo modo che si risponde: il primo pensiero che emerge è quello della gratitudine per tutto quanto si è ricevuto, ci è stato donato. Viene spontaneo pregare come il salmista: “Che cosa renderò al Signore per tutti i benefici che mi ha fatto?” (Salmo 116). La risposta a questi interrogativi è maturata lentamente e in questo modo: fare un viaggio in America Latina, precisamente in Argentina e Cile, luoghi dove molti anni fa è iniziata la CM. Volevo vivere questo cinquantesimo quasi fosse una sorta di pellegrinaggio, per rivisitare luoghi, persone, racconti e sogni che hanno costituito parte della mia vita. In sintesi: “fare memoria” per lodare il Signore. Così è iniziato il mio pellegrinaggio – viaggio, aperta a raccogliere, ricordare, ascoltare, rivivere, spigolare insieme il passato, ma anche scoprire con sapienza e meraviglia i nuovi germogli del presente, attraverso la condivisione vissuta nella comunione, semplicità e fraternità. E questa è stata la caratteristica del mio viaggio in Argentina e Cile. Spigolando qua e làIl 6 ottobre 2018 parto da Bologna con “Air France” via Parigi con destinazione Buenos Aires – Resistencia (Chaco) Argentina. Un lungo volo ma tranquillo, senza tanti problemi. Arrivata all’aeroporto di Resistencia ho incontrato Graciela e la sorella Mirta che mi stavano aspettando. I giorni trascorsi a Resistencia mi hanno dato la possibilità di condividere un po’ di vita con Graciela, la mamma e la sua famiglia, con Rosa, Ana Maria Benegas, Silvia, Andrea, familiares e amici. Ana Maria, dopo alcuni giorni, si è resa disponibile per portarmi in macchina fino a General San Martin, per salutare p. Guillermo Exner SCJ e la comunità dei padri dehoniani. Qui rivedo “vecchi” compagni di teologia e si fa memoria insieme… Incontro il gruppo di familiares e amici animato dall’entusiasmo di Noemi… La celebrazione eucaristica celebrata da p. Guillermo dà ampio respiro alla preghiera dei fedeli: p. Albino e la CM, i 50 anni della mia consacrazione, la chiesa universale... c’è anche un ricordo per tutti i presenti. Una preghiera particolare viene espressa per Rosanna e Annalisa, riconoscendo che la loro missione e testimonianza a Pampa dell’Indio hanno creato un terreno fertile per la crescita della CM in Argentina. Peccato, che per mancanza di tempo non abbia potuto andare anche a Pampa dell’Indio… Comunque l’accoglienza, l’ambiente, il clima di semplicità e allegria mi hanno fatto sentire a casa, in casa, La benedizione solenne e l’accoglienza affettuosa di p. Guillermo mi ha ricordato la presenza vicina di p. Albino… E sale a Dio il nostro grazie. Al termine dell’Eucaristia si programma un piccolo incontro con tutti i partecipanti: lì ci siamo presentati e abbiamo condiviso il motivo della nostra scelta alla CM. Storie diverse, segnate da date che si intrecciano e fanno emergere oltre alla storia di ciascuna anche la storia della CM. Un percorso semplice costellato da vicende personali, tutte significative e importanti perché portano l’impronta della mano dello Spirito che chiama dove e come lui vuole. A poca distanza dalla città di Resistencia c’è una località chiamata “Tirol”. La famiglia di Graciela ha una casetta che ha ristrutturato e resa abitabile per trascorrere i fine settimana. Un piccolo paradiso, lontano dalla città e dal frastuono. Con le missionarie abbiamo trascorso una domenica e naturalmente non poteva mancare un bel “asado”, la famosa grigliata argentina, preparato da Ana Maria Benegas, cuoca improvvisata e specializzata. Una giornata di festa, di allegria e comunione. Abbiamo trovato spazio anche per un incontro – intervista, per ascoltarci e scoprire ancora una volta i prodigi che il Signore ha operato nella nostra vita. Osservo i volti che ho davanti e ascolto questa porzione della CM argentina, e mi sorprende, mi meraviglia la loro capacità di ”guardare lontano” e di… sognare. Dopo alcuni giorni riprendo il viaggio in pullman con destinazione Santa Fé. Ripenso all’incontro di ieri a Resistencia, quando con Andrea siamo andate a salutare p. Virginio Bressanelli, Vescovo emerito SCJ, amico della CM. Mi ha colpito la sua fede, semplicità, apertura, soprattutto il suo ricordo di missionarie da lui conosciute e il suo interesse per le varie realtà della CM. Ci siamo lasciati con la promessa di ricordarci nella preghiera. Questo tipo di incontri fanno crescere nella fede e aprono il cuore alla speranza… A Santa Fè mi aspettano Kuky, Lety, Marta e alcune amiche. Piccolo germoglio della CM, dove con tanta fede, preghiera e semplicità riesce a crescere a far trasparire e comunicare una grande disponibilità all’accoglienza. Grazie di cuore! Riprendo il viaggio di nuovo in pullman fino a Carlos Paz – Cordoba. Irma mi aspetta all’autostazione. Sarò ospite nella casa di Susana una delle prime familiaris dell’Argentina. E’ nella pace e tranquillità di questa casa, dove si respira “preghiera e gratuità”, che continuo a scrivere i miei appunti di viaggio… La domenica con alcuni padri dehoniani, amici e simpatizzanti familiares ci troviamo a casa di Alicia, amica della CM, per vivere insieme un momento di preghiera e di adorazione silenziosa, ricordando anche il mio cinquantesimo. Non potrà mancare anche in questa circostanza il famoso “asado”. Gracias! Domenica 21 ottobre: dall’Argentina al Cile!L’aereo sta sorvolando la Cordigliera delle Ande la catena montuosa che segna il confine naturale che separa l’Argentina dal Cile…Un annuncio del pilota attira l’attenzione di tutti i passeggeri: “stiamo passando sopra la più grande e lunga catena montuosa del mondo”. E’ il momento in cui i passeggeri anche i più assopiti si svegliano e, velocemente, chi possiede il cellulare lo posiziona all’oblò per scattare l’immancabile foto storica alle montagne imbiancate di neve. Uno spettacolo da sogno! All’aeroporto di Santiago del Cile mi aspettano Teresa Pozo e Roxana nostra amica. Insieme andiamo a San Bernardo cittadina poco lontana da Santiago. E qui mi fermerò nella casa abitata da Margarita ed Ely, fino al mio ritorno in Italia. Anche la permanenza a S. Bernardo è stata molto semplice, serena e positiva. E’ un luogo famigliare perché l’ho percorso in lungo e in largo per vari anni, quando venivo per la formazione. Ogni via ha un ricordo, un volto, un sogno. Con Margarita ci siamo divertite a cercare e rivisitare le case, dove abbiamo trascorso i primi anni della presenza CM in Cile. Per ritrovarle abbiamo camminato come fosse un pellegrinaggio… L’attuale casa è la quinta che ci ospita e ci accoglie… Sempre con Margarita visitiamo anche “Casa Davi”, una modesta struttura per ragazze madri dove Cesarina aveva fatto volontariato negli anni della sua presenza in Cile. Il ricordo di Cesarina è ancora vivo e presente anche attraverso una sua foto esposta alla parete, con altre persone che hanno contribuito al mantenimento di quest’opera. Al mattino Ely, al ritorno dalla Messa, mi portava il giornale; un gesto attento e cordiale, perché potessi aggiornarmi un po’sulle notizie del paese e del mondo. Tra i vari commenti una frase attira la mia attenzione .“Un pais sin memoria està condenado a ser un pais sin historia”. Nella piccola biblioteca della sala dove mi trovo il mio sguardo si sofferma sul libro della nostra storia CM: “60 anni di storia sulle strade del mondo” preparato da Lùcia Correia. Rifletto su quanto sia importante la memoria per la storia passata, soprattutto per il suo futuro. Il futuro non esiste se si perde la memoria del passato, perché il futuro ha bisogno della memoria. Credo che questo primo libro della storia CM (anche se deve essere completato in diverse parti) sia un piccolo segno di garanzia per noi, per il nostro passato, ma soprattutto per il nostro futuro...Partecipo all’incontro mensile del gruppo dei familiares. Rivedo volti conosciuti come quello di Luisa Rubio sempre allegra e disponibile ed altri volti per me nuovi. Germogli che crescono e perseverano nella fatica, nella fede, nella comunione tra di loro e con la chiesa, quella cilena, che in questo momento così delicato prega e soffre in silenzio… Ho trascorso gli ultimi giorni a Puente Alto, cittadina dove vive Teresa Pozo. Giornate semplici vissute con la sua famiglia e amici in un clima di festa, di amicizia e di fraternità. A tutte la mia gratitudine per la disponibilità e testimonianza! Ritornare in America Latina dopo 13 anni ha significato rivisitare in parte il percorso della mia vita, scoprire gesti e speranze nuove, limiti, sogni… vedere cambiamenti in me e negli altri, nelle persone e luoghi visitati. Camminando per il centro di S. Bernardo, si possono ascoltare diverse musiche. Ogni negozio propone la sua per attirare l’attenzione di chi sta passando. Ascolto e canticchio un canto latinoamericano da me conosciuto, che in questo momento riassume non solo i miei sentimenti, ma anche i cambiamenti che ho scoperto, che fanno parte della dinamica storica: “Cambia todo cambia… cambia lo superficial cambia también lo profundo, cambia el modo de pensar, cambia todo en este mundo…”. Cambia ciò che è superficiale, anche ciò che è profondo. Cambia il modo di pensare cambia tutto in questo mondo. Ma non cambia il mio amore per quanto lontano mi trovi, né il ricordo né il dolore della mia terra della mia gente… “Cambia, todo cambia, cambia todo cambia…”. Rileggo questi appunti, incontro parole che si ripetono: accoglienza, fraternità, disponibilità, semplicità, allegria, comunione, condivisione, preghiera… le voglio lasciare così, perché costituiscono parte di uno stile di vita CM… che è cresciuta su queste fondamenta e vuole continuare a crescere. E’ la storia che continua… E allora mi viene spontaneo dire ancora: Grazie a Dio, a Colui che mi ha chiamata a questa missione, “grazie alla vita che mi ha dato tanto mi ha dato il passo dei miei piedi stanchi, con loro ho attraversato città pozze di fango, lunghe spiagge vuote, valli e poi alte montagne e la tua casa e la tua strada e il tuo cortile… Gracias a la vida…”. Qualcuno dirà: e il Brasile? Per ora lo porto nel cuore… continuare a sognare non è proibito!Arrivo all’aeroporto di Bologna il 3 novembre, stanca ma con la gioia nel cuore. Trovo Paola che mi aspetta. Un grazie anche per questo gesto di attenzione e fraternità!
essere tutta di dio
 
INTERVISTA A TERESA POZO Teresa missionaria cilena: per conoscerci un po’ di più presentati: la tua vita,  famiglia, la tua cultura, l’ambiente in cui sei cresciuta…Mia mamma mi raccontava che aveva scelto per me il nome di Teresa, perché ero nata il 15 ottobre, giorno di santa Teresa D’Avila. Ho sempre pensato e ancora penso che questo gesto è stato molto bello, un primo segno di predilezione del Signore nei miei confronti. Sono nata e cresciuta in una famiglia semplice, molto cattolica, originari di Puente Alto ( cittadina vicina a Santiago , capitale del Cile). Mio papà lavorava come operaio in una fabbrica, mia mamma casalinga con tre figli: un fratello, io e una sorella. Mio fratello il maggiore, ora è deceduto. Io sono la seconda con una differenza di dieci anni da Sonia mia sorella minore. Ringrazio di cuore il Signore per aver ricevuto il dono della fede e questo lo devo in modo speciale a mia mamma per avermi trasmesso il suo amore alla Vergine, alla recita del rosario. Ricordo ancora con profonda devozione i pellegrinaggi che facevamo nel mese dedicato a Maria … Ho studiato a Puente Alto poi a Santiago all’Università Cattolica. Ho scelto la professione di infermiera per poter essere a “servizio”degli altri, anche perché ammiravo e ancora ammiro molto una zia, anche lei infermiera. Da tre anni sono pensionata. Ho dedicato questi ultimi anni ad assistere la mia mamma, morta il 20 ottobre 2017. Ringrazio molto il buon Dio per aver potuto accompagnarla da vicino in tutto questo tempo, fino alla sua partenza per il cielo. Chiamata, discernimento, decisione: tre parole che guidano ogni vocazione, anche la tuaSono tre parole che, senza rendermi conto, sono state presenti nella mia scelta. La prima inquietudine il Signore me l’aveva messa nel mio cuore, attraversodomande e interrogativi sul senso della vita, ecc. Queste, sono state la spinta, la porta per chiedere aiuto, per discernere quanto stavo vivendo e scoprire poi che era il Signore che stava “bussando alla porta del mio cuore”, con una chiamata speciale e concreta. Devo confessare che, al momento mi ero spaventata e cercavo di allontanare l’idea... poi, poco a poco mi sono arresa … In questo tempo mi sono state di aiuto le circostanze che stavo vivendo. Stavo studiando di infermiera e questa professione mi portava a contatto con tanta sofferenza, con la morte … Tutto questo mi aveva impressionato molto … in questo contesto ho capito che la vita era un dono di Dio e che anch’io dovevo donarla in qualche forma e dovevo vivere ogni giorno con profondo senso di responsabilità e di impegno … Come fare questo? Mi sembrò possibile solamente una forma: consacrarmi a Dio. Non capivo molto di quanto mi stava succedendo, però sentivo solamente una grande necessità di amare e di consacrarmi all’Amore. Come è nata la tua vocazione?Come ho già detto prima, stavo studiando e frequentando il Corsi di infermiera all’Università Cattolica di Santiago già da tre anni. Per raggiungere l’Università che era molto lontana da casa, dovevo fare lunghi viaggi in pullman e quindi alzarmi molto presto. Una mattina, si sedette accanto a me un giovane. Durante il viaggio osservai che, dopo qualche minuto prese un libretto nero dalla sua cartella e cominciò a leggere. Mi resi conto che stava pregando … in quel momento sentii una grande voglia di chiedergli cosa stava leggendo e lo feci (mi meravigliò questa mia curiosità perché di carattere sono molto timida). Lui mi rispose che stava pregando, che apparteneva a un movimento di giovani cattolici e se ero interessata a saperne di più, mi avrebbe spiegato meglio in un altro momento. Mi chiese quindi l’indirizzo di casa mia. A un certo punto del viaggio, mi resi conto che ero arrivata a destinazione, al posto di lavoro (ricordo ancora quel giorno: dovevo fare pratica in un consultorio) per cui scesi dal pullman in fretta. La giornata passò rapida per il molto lavoro che dovetti affrontare e la preoccupazione per lo studio. Mi dimenticai totalmente di questo incontro, però il giovane no. Arrivò a casa mia nel pomeriggio insieme a sua sorella per spiegarmi come fare per entrare a far parte di questi gruppi giovanili che frequentava. Lo considerai un vero apostolo! Ricordo ancora il suo sorriso ed entusiasmo nel parlarmi della fede, di Dio … io l’ascoltavo affascinata. Fu così che cominciai a frequentare i loro incontri. In questo ambiente di fede è nata la mia vocazione, in un gruppo di vita cristiana. In tutto questo ha avuto molta importanza anche la mia professione di infermiera. In mezzo a tanti malati sono riuscita a trovare la risposta di Dio alle mie inquietudini. Così passarono due anni, fin tanto che presi la decisione di consacrarmi in un Istituto dove rimasi per 8 anni. In seguito lasciai questo Istituto perché avevo capito che non era qui il mio posto e il Signore (così ho sentito e capito) mi portò direttamente a conoscere la Compagnia Missionaria, dove ora mi trovo e sono contenta. La cosa più bella è stato scoprire l’immenso amore di Dio per me, sua piccola figlia, piena di limiti, però molto amata. Questo amore si risvegliò in maniera molto forte in me e l’unica cosa che volevo era rispondere a Lui con la mia vita e imparare ad amare. Perché nella Compagnia Missionaria?Come ho raccontato uscita dal primo Istituto mi sono messa a lavorare come infermiera sempre con l’inquietudine dentro di me di voler incontrare la maniera e il posto giusto per vivere una vita tutta di Dio … non sapevo come e dove. Dopo circa un anno, con l’aiuto di una suora ho conosciuto Cecilia Benoit ( oggi fa parte anche lei della Compagnia Missionaria). Cecilia mi parlò in maniera molto semplice perché anche lei conosceva ben poco di questo Istituto. Sapeva però che in marzo (1987)sarebbe venuta in Cile la Presidente dell’ Istituto. Cecilia mi suggerì che nel frattempo, se mi interessava capire qualcosa di più, potevo partecipare al gruppo che stava nascendo in San Bernardo, cittadina vicino a Santiago. Tutto questo avvenne mi pare nel mese di novembre. La spiegazione che mi era stata data da Cecilia era molto vaga e direi anche poco attraente … però rimasi e cominciai a partecipare al gruppo (eravamo in cinque). La Presidente della Compagnia Missionaria in quel tempo era Marta Bartolozzi; l’incontro con lei è stato moto bello. Lei parlava solo italiano e noi castigliano, ma ci siamo capite ugualmente. Sicuramente lo Spirito Santo era vicino a noi, in abbondanza. Io credo e sono sicura che in realtà, devo la mia vocazione a Marta. La sua accoglienza, le sue parole, la sua capacità di valorizzare la mia storia personale, la sua fiducia in me, mi diedero le ali per azzardarmi a continuare la storia di amore che Dio in quel momento e ancora adesso sta scrivendo in me, nella CM. Insieme a questa straordinaria accoglienza, mi aveva attratto anche la spiritualità dell’Istituto e la sua presenza in mezzo al mondo. Sentivo chiaro che avevo incontrato il luogo per vivere la mia consacrazione appartenendo a Dio e ai fratelli in mezzo al mondo, nella mia famiglia, nella mia professione. Ringrazio ancora il Signore per questo meraviglioso invito che mi ha fatto e continua a farmi nella CM. Hai lavorato professionalmente come infermiera: quali valori o aspetti più arricchenti hai vissuto? Ho lavorato 30 anni in questa professione: due anni in ospedale e 28 anni nella Sanità pubblica nell’Università Cattolica. Ho sempre sentito che mi accompagnava la presenza di Maria Santissima. A Lei ho consacrato tutto il mio lavoro, le mie mani perché Maria lavorasse accanto a me. In sintesi: è stata un’esperienza molto ricca; l’ambiente è sempre stato rispettoso nelle scelte che facevo e con il tempo la mia presenza è stata colta come un valore per chi lavorava al mio fianco. La cosa che mi ha arricchito di più in questa professione è stato il contatto con le persone che si realizzava in situazioni di carenza e fragilità. Sono riuscita a costruire legami molto gratificanti con i miei ammalati e loro mi hanno dato la possibilità di servirli come fratelli in Cristo, specialmente i più bisognosi. Insieme abbiamo condiviso la nostra vita. Nel mio lavoro ho potuto vivere la mia consacrazione secondo la spiritualità CM. E questo avveniva attraverso piccoli gesti concreti della nostra vita diaria, dal semplice saluto all’attenzione personale per alcune terapie, all’educazione, accompagnamento ecc. Inoltre avevo la possibilità di pregare e offrire la vita dei miei ammalati e colleghi di lavoro a Dio, in forma permanente. In mezzo a tanto dolore sentivo la responsabilità di pregare e offrire per loro. Il mio lavoro infermieristico è stato svolto soprattutto in reparti dove si accoglievano persone soggette a dipendenze: psicologiche, psiquiatriche, droga e salute mentale. Ho partecipato e assunto la parte direttiva del Centro Medico negli ultimi 6 anni di lavoro. E’ stato molto faticoso, però con molta pazienza ho capito che era proprio lì, in mezzo agli ammalati e ai vari funzionari, che si faceva presente la misericordia di Dio. Il viaggio di Papa Francesco in Cile e Perù dell’anno scorso … nonostante le varie sfide incontrate è stato definito “un viaggio della speranza e profezia”. Secondo te, quali segni di speranza, germogli di novità sono cresciuti, dopo questo avvenimento? La visita di un Papa è sempre un regalo e una speranza! Il suo motto è stato “Vi lascio la pace”. La sua presenza è stata molto positiva nonostante le polemiche sorte dovute alla situazione della Chiesa cilena in relazione agli abusi, tema che ancora non è sufficientemente affrontato da parte della gerarchia ecclesiastica. Però la polemica ha portato frutti, perché adesso si sta riflettendo direttamente con Papa Francesco il quale ha assunto in prima persona la situazione, per cercare di trovare la maniera migliore di sanare questo problema nella Chiesa, così da farla crescere … e poter diventare un luogo di speranza per tutti. Tutti i vescovi cileni sono stati convocati a Roma per incontrarsi con il Papa. Tutti hanno dato le dimissioni affinché il Papa potesse nominare con libertà il Vescovo di ogni diocesi. Di fronte alla dolorosa realtà degli abusi sessuali su minori, abusi di coscienza e di potere siamo chiamati - così scrive in una lettera Papa Francesco al popolo cileno - a lavorare per cambiare questa cultura dell’ abuso in una cultura del rispetto della vita e della dignità di ogni persona. Il Papa ha già accettato la rinuncia di cinque Vescovi, ed ha ricevuto a Roma tre dei principali laici che hanno subito questi abusi e in seguito ha ricevuto anche un gruppo di sacerdoti e altri laici. Due inviati del Papa sono tornati in Cile per continuare il compito di verificare i vari casi e ascoltare altre denuncie. In questo momento il Papa, la Chiesa accoglie, ascolta, ringrazia per la buona disposizione con la quale stiamo accompagnando questa situazione e allo stesso tempo continua ad informarci ed a renderci partecipe del delicato lavoro che sta facendo per trovare la soluzione migliore a questa situazione che tanto ci fa soffrire . La Chiesa popolo di Dio continua il suo pellegrinaggio con preoccupazione ma con tanta speranza e buona disposizione. Si prega molto per la nostra chiesa cilena in ogni parrocchia, comunità e famiglia. Amiamo la nostra Chiesa e vogliamo che i fratelli che si sono allontanati a causa di questo problema ritornino e possano incontrare una Chiesa Madre, aperta alla speranza, all’accoglienza, centrata nell’unica persona che è Cammino, Verità e Vita: Gesù. Il popolo continua pregando e rimanendo fedele a Gesù Cristo. Questi sono i principali segni di speranza: la presenza fedele del popolo e il lavoro della base che continua preoccupata per i giovani e le famiglie. Nel mese di ottobre si vivranno due eventi in linea tra di loro: il Sinodo dei vescovi e la giornata missionaria mondiale. I temi che verranno affrontati rivolgeranno l’attenzione alla realtà giovanile. Nella tua cultura cilena come vedi il futuro dei giovani cileni?Come in tutte le parti del mondo il lavoro con i giovani chiede molta energia. L’ambiente in cui vivono e i pochi valori che li circondano sono molti forti e influenzabili. In Cile, in particolare si continua riflettendo e lavorando. Speriamo che questo lavoro sia ogni volta più profondo e sia svolto con impegno per offrire ai giovani cammini nuovi di crescita personale e di crescita nella fede. Gli sforzi si fanno soprattutto nelle comunità locali però ci accorgiamo che ancora c’è bisogno di persone che aiutino, persone che abbiano apertura di cuore che sappiano accogliere e che preghino. Speriamo pure in un profondo rinnovamento nella gerarchia della nostra Chiesa, per rinnovarci anche in una autentica e attiva opzione della realtà giovanile. Il tuo messaggio per i giovani …Ho scoperto la mia vocazione quando ero giovane, avevo 21 o 22 anni. E’ importante avere il cuore aperto quando sentiamo interrogativi che ci rendono inquieti, che ci interpellano sul senso della vita, sul cammino che ci aspetta. Non dobbiamo avere paura, avere timore a concretizzare i sogni che abbiamo dentro nel nostro cuore. Chiediamo aiuto a Dio e Lui si prenderà carico di tutto il resto. La mia esperienza mi dice che è il Signore che chiama, in maniera forte e Lui rimane fedele a questa chiamata perché fatta con amore. E’ una chiamata che ci rende felici in qualunque posto Dio ci voglia. La chiamata può essere diversa (consacrazione, matrimonio …) però è sempre una chiamata verso la pienezza in Dio.Concludo dicendo grazie a Dio per il dono della vita e della consacrazione nella Compagnia Missionaria.
racconto di una conversione
 
Festività dell’EPIFANIAScrivo perché, mentre leggevo un saggio sui profeti di Israele, riflettendo su me stessa mi sono accorta che la memoria della mia vita spirituale si sta rarefacendo. Da qui il bisogno di fissare un’esperienza che, credo, valga non per me sola, ma come dono di Dio per tutti gli uomini e donne assetati di Bene. Cagliari 1964 Buon Compleanno!A te, Bambina mia, affinché ti sia di guida e aiuto per vivere santamente. MamminaA Maria Grazia per il suo dodicesimo anno. È la dedica sul libricino, sopravvissuto ai miei tanti traslochi e che conservo accanto al mio letto, «TUTTO PER GESU’», libricino che mia mamma mi aveva spedito per i mie dodici anni quando ero in Collegio a Savona, come aspirante presso le Suore di Santa Maria Giuseppa Rossello. L’iniziazione al mistero di CristoL’iniziazione cristiana nella mia vita è iniziata nel cuore di mia madre, confermata nella scelta del nome: Maria Grazia, perché aveva voluto consacrarmi alla Madonna delle Grazie in Bologna. Rileggendo da adulta, anziana meglio, i racconti che mia mamma mi ha fatto, capisco di condividere uno speciale privilegio: come Samuele, come il Battista, come… (le bibliste completino l’elenco), come Geremia, “consacrata a Dio nel grembo materno”. Vocazione all’amore che mia madre “si è portata nel grembo finché Dio non si è piegato sulle sue pregherie”.Sopra il letto dei mie genitori c’era un quadro in rilievo col Sacro Cuore, e un Crocifisso. Le mie prime immagini sacre che hanno nutrito la mia fede “affettiva”. Non ho mai visto in quelle immagini, come oggi alcuni dicono, il segno sanguinario di una religione crudele. Era il “mio Gesù”: nella manina del Sacro Cuore mia mamma mi faceva trovare al mattino una ciambella di pastafrolla, ma le mie preferenze, soprattutto quando potevo stare nel letto dei miei genitori perché avevo la febbre, non erano per l’immagine consolatoria e generosa del Sacro Cuore, quanto per il piccolo crocifisso di metallo che mi teneva compagnia. Cosa che neppure i soldati hanno fatto, sono riuscita a spezzare le ginocchia al povero Gesù crocifisso, rimasto nella casa paterna con quelle sue gambe ballerine, che bisognava sempre mettere a posto, e che io da bambina avevo rotto. Ma quello è stato “il primo amore per Gesù”. Poveretto! Dovevo essere molto piccola, sono immagini legate ai miei primi ricordi: Gesù e il mal d’orecchie!Questo affetto mi portava a essere molto preoccupata per la salute di Gesù, e quando mia mamma mi accompagnava a visitarlo nell’immagine della deposizione (dovevano essere i famosi sepolcri quaresimali), volevo lasciare le mie scarpette rosse al povero Gesù, tutto nudo e al freddo.I primi anni della mia infanzia sono trascorsi in questa vicinanza col mistero di Cristo. Le lezioni di catechismo, fatte prima privatamente, perché mia mamma voleva essere sicura su ciò che mi avrebbero insegnato, e poi in parrocchia in preparazione alla Prima Comunione. Forse ho un intelletto scarso, ma l’insegnamento che ci davano, sul catechismo da studiare a memoria, era per me uno stimolo profondissimo a cercare l’infinito: la mia vita aveva un significato, ci insegnavano, conoscere, amare e servire Dio! Sì, le mie prime domande sull’esistenza, sull’essere dell’uomo e sull’essere di Dio, nascevano in quella testolina di sei anni, liberavano il mio pensiero in spazi e tempi infiniti. La nostra testa è proprio strana. Per alcuni quegli anni sono stati vissuti come l’oscurantismo del pensiero. Per me sono stati l’aprirsi del pensiero!Una fede da bambina, ma forte, viva, vitale nell’ascolto della messa domenicale, nutrita dell’eucaristia, con lo sguardo all’esempio dei Santi, San Domenico e Santa Caterina da Siena. Diventare santa, come loro, è il desiderio che nasceva partecipando al gruppo dei Rosarianti nella Chiesa di San Domenico a Cagliari.Non certo l’unico desiderio, iniziava la pubertà e l’adolescenza: insieme ai desideri di santità c’era posto per i cantanti, per le vanità, le ambizioni, il desiderio di studio e il “ballo del mattone” (una canzone di Rita Pavone, idolo delle ragazzine degli anni ’60). Il “primo battito del cuore: sono fritta”Il 1964, l’anno in cui mia mamma mi ha regalato il libricino «TUTTO PER GESU’», l’ho trascorso a Savona in collegio. Non era una scelta vocazionale, mia mamma voleva per me una profonda educazione cristiana, qualsiasi fosse stata la mia scelta, ma anche darmi una possibilità di studiare, infatti i miei non avevano i mezzi per farmi fare le scuole superiori. Avevamo una vita di piccole suorine: messa quotidiana, preghiera a pranzo e a cena, pranzi e cene in silenzio nell’ascolto delle letture sacre (di cui non ricordo un bel niente, se non un racconto ambientato in Africa e dai colori romanzeschi), preghiere serali, silenzio allo spegnersi della luce, e insieme gli impegni di un’alunna di seconda media.Eppure di quell’anno (conclusosi a maggio perché non avevo la vocazione) mi sono rimasti incisi profondamente due momenti: L’immagine di una suora, piccola, piegata, con le grandi ceste di roba da lavare. Forse era la responsabile della lavanderia, ma per me era la suora: semplice, radiosa, umile. La cerimonia della “prima professione”: noi ragazzine assistevamo dal coro della Chiesa; dall’alto vedevo queste sposine accostarsi all’altare. Lì, per la prima volta, ho sentito il colpo al cuore dell’innamoramento! Inutile dire che non era la mia vocazione, ho cominciato a diventare insofferente della disciplina, a voler affermare la mia personalità. «Se resto qui, mi faccio suora. Sono “fritta”». Un mese dopo ero nuovamente a casa dai miei. Le domande esistenziali senza rispostaSono iniziati gli anni degli interrogativi, senza risposta. Non coi Focolarini, non nelle Eucarestie della domenica, non nelle questioni poste ai confessori.Nessuno mi aveva mai parlato della dottrina sociale della Chiesa, né del Concilio Vaticano II, anche se avevo assistito ai primi cambiamenti, dalla messa in latino alla messa con le chitarre. Non mi bastava più sentirmi ripetere che la fede viene messa alla prova, che è la croce, che il Signore si siede a tavola con noi quando ti capitano le disgrazie più terribili. Un mistero della croce senza la luce della Risurrezione, senza l’intelligenza e l’amore per l’uomo (fatto per i beni ultimi, cioè senza pene). Pover uomo che, davanti alle ingiustizie, non doveva preoccuparsi dei beni penultimi, ma si doveva rallegrare come partecipe della croce di Cristo.Il mio povero Gesù dalle gambe spezzate era relegato ormai alla mia infanzia. In questi interrogativi di “senso” sono approdata alla contestazione sessantottina.Né esauriva la mia tensione la vita politica dei giovani contestatori, di cui coglievo l’incoerenza, pur condividendo il bisogno di una vita di giustizia. Ho iniziato a occuparmi delle religioni orientali, delle pratiche dell’Hatha Yoga, di tecniche di meditazione. Pensavo, non può il mio cervellino accogliere l’infinito, devo rovesciarmi, essere accolta dall’infinito: così potrò percepirlo, quando tange i miei confini. Poi mi soccorreva la memoria del salmo: Vedete e gustate quanto è buono il Signore; il Signore si fa trovare da chi lo cerca con cuore sincero. “Vedere”, “gustare”: sono verbi che rimandano ai nostri sensi: non vuol dire chiudere Dio nel mio cervellino, ma la possibilità di assaggiare la sua presenza. Se lo cerco con sincerità si fa trovare. Era la risposta ai miei interrogativi: ore di sedute in posizione del loto per incontrare il divino. Per fortuna abbiamo l’illuminazione elettrica. A me non è capitata la fortuna del Budda!E proprio in quegli anni, quando cercavo lontano ciò che mi era vicino, ero svegliata la notte da un sogno ricorrente: la Chiesa dei miei dodici anni. Ho combattuto con tutte le mie forze questi richiami. Era stato l’indottrinamento ricevuto da piccola. Era l’oppio dei popoli. «Prega, Maria Grazia, Prega!». Nel sonno una voce mi sollecitava, e mi dicevo «Chi prego? Io non credo in niente». E sempre nel sonno, ma in un sonno vigile, una voce rispondeva forte «Osanna al Signore, re degli eserciti», mentre il mio essere si metteva in ginocchio.Ricordo quel sonno/sogno/visione come momento della mia conversione, misteriosa, profonda. Si imponeva come un imperativo nella mia vita. Era quella la strada.A vent’anni ho incontrato Santa Teresa D’Avila e San Giovanni della Croce. Ho bevuto le loro biografie e le loro opere cui sono continuamente tornata: mi rivelavano ciò che cercavo assetata. Il ritorno nel grembo della ChiesaNelle letture di Santa Teresa e di S. Giovanni della Croce maturava la mia sete di eucaristia, il bisogno di essere Chiesa. Ma come, la Chiesa colpevole di persecuzioni, corruzioni, avarizia. La mia testa non riusciva a conciliare. Fede e Chiesa? Ma no, non devono necessariamente andare insieme. La sete dell’Eucaristia si faceva esigenza prepotente nella mia vita di giovane donna, ora incinta di quattro mesi. A Torrazzetta, nel pavese, seguo un corso di meditazione buddista nella casa per ritiri “Oasi Mistica”. Ci accoglievano due Suore Francescane di Clausura, Sr. Mariangela e Sr. Ancilla, che in quegli anni del dopo concilio si aprivano ad esperienze di accoglienza fuori dalle mura del convento. Seguivo in modo ligio tutti i dettami per le meditazioni: il Signore si fa trovare da chi lo cerca con cuore sincero, ero lì per quello, cercare il Signore.Mi ero accorta che gli esercizi di meditazione mi riuscivano più facilmente in cappella, lì il cuore si raccoglieva in silenzio senza fatica.ETERNA E’ LA SUA MISERICORDIAETERNA E’ LA SUA MISERICORDIAETERNA E’ LA SUA MISERICORDIAETERNA E’ LA SUA MISERICORDIALe suore avevano iniziato la preghiera della liturgia, il versetto del salmo penetrava nel cuore e lacrime scioglievano la mia durezza…Lì ho scelto Cristo e la Chiesa!Nel ’90, a 38 anni, Gesù, che già si era manifestato nella mia infanzia e nella mia prima adolescenza, non tenendo conto del rifiuto, mi ha ancora chiamato a sé, gettandosi alle spalle tutto il mio passato.E io ho detto SI’, per sempre!
venite e vedete
 
Vi descrivo ciò che ho vissuto in questo periodo (fine 2018 e inizio 2019), sin dalla mia andata per gli esercizi spirituali nella casa del noviziato dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gurue. Erano presenti tutte le missionarie del Mozambico. Orientava il ritiro il vescovo ausiliario di Nampula D. Ernesto Maguengue. Abbiamo cominciato la sera del mercoledì 29 dicembre fino al primo gennaio del 2019.Sono partita con un obiettivo: ritirarmi nel deserto, riposare con Gesù, assaporare la sua Parola, lasciarlo regnare in me. Veramente, sono rimasta contenta di aver accettato l’invito di Gesù di uscire e andargli incontro, stare con lui, dialogare, ascoltare, contemplare, credere, amare, testimoniare e fare la sua volontà. Nel giorno 1 di gennaio di quest’anno, ho avuto l’opportunità di concludere gli esercizi spirituali con una grande festa alla Vergine Santa Maria e con la mia incorporazione perpetua nella Compagnia Missionaria. Mi sono commossa, nel momento della mia donazione a Dio e alla Chiesa, con la formula della incorporazione perpetua e con l’impegno della mia vita al servizio del Vangelo.Erano presenti: sacerdoti dehoniani e diocesani, suore, novizi, seminaristi, il diacono, le nostre ragazze che sono nel periodo di formazione, il gruppo corale della parrocchia, i miei genitori, i vari parenti, gli anziani della mia comunità di Lusa e due vescovi: Monsignor Francesco Lerma, della mia diocesi del Gurue e Monsignor Ernesto Maguengue. D. Ernesto dirigendomi la parola mi ha esortata ad avere coscienza della mia condizione di missionaria consacrata nel mondo e a vivere con gioia il Vangelo, la mia appartenenza a Dio e alla Compagnia Missionaria del Sacro Cuore.Esprimo, piena di gioia, animata dallo Spirito Santo che mi guida, il mio profondo sentimento di gratitudine per l’incorporazione perpetua e che per grazia di Dio vivo come passo indispensabile in questo cammino di configurazione a Cristo al servizio dei fratelli e sorelle e della Chiesa. Grazie Gesù, per i benefici che mi hai concesso e per la mia permanenza nel cammino della Compagnia Missionaria.Ringrazio con profondo affetto la Presidente e il suo Consiglio, le formatrici, le responsabili e tutte le missionarie dell’istituto per l’affetto, il sorriso, l’accoglienza che sempre mi hanno dato, per avermi condotto alla ricchezza di questa vita di consacrazione nella Chiesa e nel Mondo e per sorreggermi nelle mie debolezze. Grazie Vergine Maria che mi accompagni in questo cammino di offerta “fate tutto ciò che Lui vi dirà”.
chi abbraccia la fede...
 
Chi abbraccia la fede, non cammina da sola.(Cf:Mt. 14,22-33). Aver fiducia in Gesù è la nostra maggior ricchezza. Lui è il segno per eccellenza dell’amore di Padre. Legate a lui, incontreremo mezzi capaci di trasformare il nostro carisma e la nostra spiritualità CM nella realtà concreta al servizio della chiesa e dei fratelli. Questa citazione mi aiuta a capire che la nostra testimonianza di vita come missionarie CM non ha frontiere.Gesù ci chiama a espletare un determinato servizio e assumere liberamente una missione! Chi dice “si” alla sua chiamata si impegna a spendere la vita perché gli altri abbiano più vita! E’ importante scoprire quale è il nostro impegno come CM, nella società! La vocazione ci orienta al servizio, a essere costruttori di un regno di giustizia e di pace: nella famiglia, nella comunità e nella società, in generale.Come missionaria Mozambicana, residente a Nampula ho avuto l’opportunità di ravvivare la mia fede e vocazione conoscendo un po’ di più le origini della CM, in Italia. La mia permanenza è stata di quasi due mesi, dal 6 Dicembre ‘18 al 29 Gennaio del 2019. E’ stato un tempo molto fecondo, infatti ho potuto conoscere le radici della CM. L’impegno missionario nelle comunità di Bologna, Monguelfo, e Napoli. Questa volta non mi è stato possibile visitare la comunità di Brugherio. La certezza che Gesù non si allontana mai da noi, ci incoraggia nella Missione, ci toglie dalla riva e ci fa avanzare per una donazione totale al servizio le une delle altre, nonostante i condizionamenti dovuti alla salute e alla età. Sono rimasta abbastanza colpita dal lavoro portato avanti a Monguelfo da parte di Fiora, Cecilia e di tutta la sua Equipe di collaboratori. Mi è piaciuta l’esperienza vissuta più da vicino, è una realtà che esige fede, disponibilità e molto amore al servizio. Ho avuto l’opportunità di passare lì il Natale e il fine anno. La casa era piena di famiglie, giovani e bambini di tutte le parti del mondo, con diversità di cultura, ma tutti si sentivano bene, si vedeva sul viso delle persone la gioia di stare in un luogo di riposo e di festa, dove si sentivano ben accolte. Lì ho capito che la gioia e la felicità degli altri ci riempiono di grande valore e stima in quello che Dio opera in noi, a servizio degli altri, però esige da noi molta semplicità, apertura, umiltà e molto esercizio di ascolto perché Dio operi in tutto e in tutti. Come una missione profetica che Lui affida a ciascuna delle missionarie della CM; in luogo si incontrino.L’esperienza vissuta più da vicino, in Bologna, mi ha commossa vedere quanto passano rapidamente le nostre forze e la salute, E’ una comunità nella quale la maggior parte delle missionarie ha un’età avanzata e alcune hanno molto bisogno dell’aiuto delle altre. Come dice la sacra scrittura accoglietevi gli uni gli altri con amore fraterno. Ho scoperto un tesoro grande nella comunità di Sant’Antonio Abate –Napoli.Mi sembrava una comunità molto piccola formata da appena due persone: Lucia Capriotti e Luisa Chierici, ma in fondo esiste una grande ricchezza che è il gruppo delle missionarie che vivono in famiglia, dei familiares e degli amici della CM. Ho avuto l’opportunità d’incontrare anche Marinella Martucci che è la responsabile del gruppo misto, missionarie di vita fraterna e missionarie di vita in famiglia. E’ un gruppo ben formato e solido. Tutti lavorano e condividono per la formazione della personalità umana e cristiana. Ho apprezzato molto il gesto di accoglienza e con fraternizzazione che hanno fatto per me. E’ una comunità con un forte senso di coinvolgimento pastorale: la condivisione della Parola di Dio nei vari gruppi a livello parrocchiale ed extra, nella catechesi e nella comunione fraterna con tutti coloro che le circonda. Congratulazioni Lucia e Luisa perché avete una buona capacità di accogliere tutto il gruppo CM di Napoli. L’esperienza che ho vissuto durante la mia permanenza in Italia, mi chiama ad una disponibilità e donazione a Dio, al servizio dei fratelli, che deve essere con una fede viva e sicura, con radici profonde per poter vivere bene la vocazione e la missione, infatti la risposta alla chiamata è un esercizio di fede e di amore.Ringrazio il Signore per il dono della vita e della vocazione nella CM e gli chiedo che aiuti ognuna di noi a vivere con amore e fede la missione che lui stesso ci affidato nei diversi punti dove ci troviamo. Per finire preghiamo per le vocazioni per la CM.“Signore della Messe, Pastore del Gregge, fa risuonare nelle nostre orecchie il tuo forte e soave invito:” Vieni e seguimi!” Effondi su di noi il Tuo Spirito, perché ci dia sapienza per vedere la strada e generosità per seguire la tua voce! Signore che la messe non si perda per mancanza di Operai! Risveglia le nostre comunità alla Missione. Insegna la nostra vita a essere servizio! Fortifica coloro che vogliono dedicarsi al Regno nella vita consacrata(…)Signore della Messe e Pastore del Gregge, chiamaci a servire il tuo popolo. Maria, Madre della Chiesa, modello dei servitori del Vangelo, aiutaci a rispondere: “SI” – Amen.”(Cf. Preghiera dell’anno per le vocazioni)
un grande viaggio... a piccoli passi
 
E’ cosi che definisco il mio viaggio fatto in Mozambico dal 11 gennaio al 16 febbraio. E’ una frase detta non so da chi ma è vero, anche un grande viaggio comincia con un piccolo passo. La motivazione del viaggio, visto che sono ancora l’amministratrice centrale, e ovvio che riguardi aspetti economici, problemi di natura contabile e amministrativi, gestione di case e attività, ma questo aspetto del mio lavoro lo lascio da parte, già la dovrò relazionare al CC. Il ViaggioRicordo un'altra storia che dice: “ il viaggio può essere lo stesso, ma il racconto è diverso a seconda della persona che lo racconta, quindi condivido con voi alla mia maniera questi piccoli passi che hanno fatto parte di questo cammino.La partenza da Bologna, comincia già con imprevisti, a causa di scioperi il mio volo che doveva andare a Francoforte è cancellato e vengo dirottata prima a Lisbona, e poi a Luanda in Angola, e poi a Johannesburg in Sud Africa e dopo una lunga attesa tocco finalmente terra mozambicana dove mi accoglie l’abbraccio caloroso di Leonia, Giannina e Irene e la temperatura di 40 gradi. Si ancora una volta sono in Africa. La permanenza Nei nostri gruppi CM l’accoglienza che ricevo è molto fraterna, i miei giorni passano condividendo il loro quotidiano, vissuto in realtà molto diverse. A Maputo il mio impegno principale è a fianco di Julieta, che sta assumendo la direzione della scuola ”Nossa Senhora das Vitorias”. Visito Alice sempre molto cara, che convive con i limiti della sua malattia, sempre molto presente alla vita della CM, e riesce sempre a non farci mancare i suoi dolci . Ritaglio un pomeriggio di relax con Pe. Carlos dehoniano che mi porta ad attraversare il nuovo ponte che congiunge la città all’altra parte della baia, e non manca un giretto in vespa con fratel Meoni. I giorni passano mi aspetta un altro viaggio in aereo per spostarmi a Nampula, viaggio con Helena che si trova in visita alla sua famiglia. All’arrivo a riceverci c’e Anna Maria, e dopo alcuni giorni sono di nuovo in viaggio con lei( Super autista) per Invinha... In questi due gruppi rivedo con piacere le sorelle mozambicane che già sono state in Italia, Helena, Gabriela Dalaina e Isabel e mi ritrovo anche con Bina che non vedo da tempo. Conosco poi tutta la schiera delle giovani in formazione e in discernimento vocazionale. Una realtà che da speranza ma anche molto impegnativa, da accompagnare con cura, come germogli da coltivare perche poi diano fiori e frutti se il Signore vorrà. Oltre alla realtà CM, soprattutto al Gurue incontro le persone con cui ho camminato insieme: il gruppo donne “Mulher vida e paz”, mi fa una festa davvero emozionante, e non è di meno anche l’incontro con gli operai del Centro Polivalente. Davanti a tutto questo io dico loro che la mia allegria è cominciata a Maputo toccando terra mozambicana, è aumentata arrivando in Zambezia ma ha raggiunto il massimo arrivando a Invinha.Dove sono passata ho incontrato anche i padri dehoniani e diocesani di vecchi data e quindi anche con loro viviamo l’allegria di rincontrarci e raccontarci i ricordi comuni. E’ bello sentire che le relazioni costruite con le persone si mantengono nonostante le distanze, e sono proprio quelle che ci rallegrano il cuore e danno leggerezza ai nostri piccoli passi. Il ritorno La domanda che la gente che mi conosce mi rivolge è sempre la stessa “sei tornata per rimanere?”E qui mi viene in mente un’altra frase “resta se puoi, se è necessario parti” E si ci resterei ma… Restare e partire dinamiche che fanno parte del camino della vita.Quindi eccomi di nuovo in partenza, nella valigia ho messo il riso e i fagioli, dono delle donne, coltivato nei loro campi. Il volo Johannesburg/ Monaco è lungo occorre tutta la notte per sorvolare l’Africa. Come non pensare a chi su questa terra immensa è in cammino, fuggendo da situazioni invivibili e rischiando la vita per raggiungere un'altra terra che li accolga, e a chi come me dopo tutta l’accoglienza ricevuta percorre questo stesso cammino comodamente in aereo per arrivare dove loro non saranno certo i benvenuti, anzi troveranno muri, rifiuti e addirittura porti chiusi.A Monaco di Baviera i controlli sono serrati e non riesco a prendere l’aereo previsto, devo attendere altre ore, in compenso l’aereo successivo parte a mezzogiorno e visto che è una giornata limpida e serena godo lo spettacolo delle Alpi innevate, si sono in Europa, in Italia, all’aeroporto Paola mi aspetta, si sono a Bologna.
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