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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 27 / 05 / 2020
    SOLENNITA' DEL SACRO CUORE DI GESU'
    Venerdì 19 giugno 2020... Continua
  • 27 / 05 / 2020
    SOLENIDADE DO SAGRADO CORAÇÃO DE JESUS
    Sexta-feira 19 de junho de 2020... Continua
  • 27 / 05 / 2020
    SOLEMNIDAD DEL SAGRADO CORAZÓN DE JESÚS
    Viernes 19 de junio de 2020... Continua
29 anni in missione
 
La “Fondazione Aldeia da Paz” – Collegio per bambini e giovani - si trova nella frazione “Agua de Pena”, Concelho de Machixo, Madeira, a 23 km di Funchal, Portogallo. Nel 1990 il Vescovo di Funchal, D. Teodoro de Faria, invitò Gastão Fernandes, Familiaris della CM, a dirigere la “Liga dos Amigos”, a raccogliere fondi per costruire la “Fondazione Aldeia da Paz”, un progetto di assistenza a giovani e a famiglie di Madeira che vivevano nella precarietà. Celestina, missionaria, ed io João Carlos, familiaris CM, facevamo parte della Direzione. Il 31.7.1994 hanno cominciato ad entrare nell’”Aldeia da Paz” i primi ragazzi dai 5 ai 12 anni. L’obiettivo del progetto è quello di garantire la loro educazione, così da rendere sicura la continuità degli studi oppure dare la possibilità di imparare una professione, così da poter vivere con una certa indipendenza la loro vita. Quando questi ragazzi raggiungono i 18 anni possono continuare a studiare oppure ritornano alle loro famiglie. La “Liga dos amigos” ha continuato a coordinare il progetto che si inaugurò nel 2000. Quando il Sig. Gastão morì, io ho continuato a far parte della Direzione e ad aiutare il progetto. L’11.01.2019 il vescovo di Funchal, D. Antonio Carrilho, mi ha invitato ad assumere, come Presidente, la Direzione del progetto. La Casa ha la capacità di ospitare 36 giovani; al momento il progetto è stato programmato per 18 giovani solo maschi. Per accompagnare questi ragazzi, è stata costituita una equipe specializzata e preparata per questo lavoro. I giovani presenti frequentano la scuola pubblica come qualsiasi altro giovane e si stanno così preparando per ottenere un futuro migliore. La Direzione dell’“Aldeia da Paz” è responsabile di tutta l’organizzazione amministrativa, del materiale necessario e delle risorse umane. E’ anche responsabile per la parte finanziaria: l’80% proviene dalla Previdenza sociale e l’altro 20% da varie donazioni. Questo Progetto ha molte potenzialità. La casa è situata in un terreno con 47.000 m2. Oltre il Convitto per i giovani c’è anche la Casa Comunitaria per ospitare 12 persone, che sta aspettando di essere occupata. Stiamo riflettendo e studiando come utilizzare il terreno a disposizione per progetti di agricoltura e altro… Ho accettato questo compito con spirito di missione e servizio con il proposito di essere “un umile lavoratore nella vigna del Signore”. Chiedo a tutta la CM di pregare affinché questo progetto offra un luogo dove i giovani si preparano al loro futuro e la comunità possa partecipare con semplice spirito di servizio.
la gioia di vivere
 
93 anni con il sorriso e una grande bontà! Oggi mi sono decisa a scrivere per comunicare alcuni fatti che sono come dei fili che hanno tessuto e continuano a tessere la storia della vita della nostra cara Madalena Saldanha, Familiaris. Nell’attesa della sua “4ª giovinezza” non ha potuto partecipare ai nostri Incontri e Ritiri, ma è sempre attenta a tutto ... Sono andata a trovarla a casa sua, non puoi immaginare la gioia nel vedermi! Tutta la sua persona trasmetteva gioia, il sorriso trasparente e perfino i suoi occhi sorridevano luccicando dall’emozione! Dopo averle consegnato un po’ di frutta mi disse: “Grazie di cuore, la dividerò con mia figlia che è molto ammalata. Ha un problema alle mani e i medici non hanno ancora diagnosticato l’origine di questa malattia”. E continuò dicendo: “Mia figlia sta peggio di me”. Madalena è una persona molto cara ed è veramente una madre molto affettuosa. Mi ha fatto vedere tutto il lavoro che faceva quando andava a lavorare al Palazzo Episcopale, dove era molto conosciuta e benvoluta. Ha un libro che p. Tolentino Mendonça – poeta e scrrittore – oggi vescovo a Roma, le aveva offerto con l’autografo. Puoi immaginare la sua gioia! Siccome era una brava sarta, faceva lavori anche per il vescovo e così guadagnava un po’ di soldi. Ma quello che più mi ha meravigliato è la sua capacità di saper riutilizzare vasetti di vetro (4 vasetti: uno grande, due medi e uno piccolo). Oltre ad essere una buona sarta sa ricamare usando una varietà di punti, su tovaglie e tovaglioli ... Attualmente occupa diverse ore del giorno lavorando a crochè, per preparare piccoli ritagli che servono per coprire questi vasetti, in varie tonalità di colori. E’ da sottolineare il senso di appartenenza alla CM. Le piace molto leggere Vinculum, la liturgia delle ore, le varie preghiere … La sua casa è una vera “Betania”. Le persone che entrano sentono molto il “Profumo” dell’amore del Cuore di Gesù e di Maria. La sua casa è piena di fiori e come diceva il “Conego Fiel” in una omelia.”Possiamo dire che le decorazioni sono la grande gioia della Risurrezione di Gesù”. Credo che Madalena Saldanho si stia lasciando affascinare dalle meraviglie del Signore vivendo la sua “4ª giovinezza” con molta gioia e con queste occupazioni per tenere occupata la sua mente. “Se Dio vuole in luglio compirà 94 anni”. Prima di lasciarla le ho fatto una domanda:”Signora Madalena le piacerebbe partecipare ai nostri esercizi spirituali? Lei mi ha risposto così: “Se qualcuno di voi viene a prendermi parteciperei con molto piacere”. Alla fine ha concluso il nostro incontro con queste parole:”Io, grazie a Dio, vivo la mia vita in maniera semplice, normale”. Veramente Madalena è una donna piena di tenerezza, di gioia e di pace.
condividere la vita
 
Quando vogliamo organizzare delle vacanze, si comincia a pensare dove andare e quali cose pratiche risolvere prima di vivere i giorni tanto sognati. Pur facendo così, alle volte, capitano difficoltà, secondo quanto dice il proverbio: “l’uomo propone e Dio dispone”! E’ quanto mi è successo in questo periodo in cui si avvicinavano le vacanze. Mi sono trovata a gestire situazioni urgenti e diverse da quanto pensavo: la malattia di una missionaria che viveva con me, il cambiamento della casa e, di conseguenza, la preoccupazione di cercarne un’altra dove abitare. Esperienze diverse che mi hanno coinvolta emotivamente e fisicamente, e mi hanno stimolata a offrire tutti questi avvenimenti “in unione a Gesù per mezzo di Maria in spirito di Amore...”. Con la nostra preghiera di offerta mi metto all’opera in vista del trasloco. Mi rendo conto della quantità di cose che sono andate accumulandosi: inizio a riordinare i libri, gli oggetti liturgici e tante altre cose... In ogni cosa che prendo in mano ci sono più di 25 anni della CM. Vedo foto dove sono andati fissandosi altri tempi, in cui tutto stava fiorendo (i tempi in cui si cominciavano i primi passi della CM in Cile), (quando si stavano formando) Familiares e Missionarie. In ogni cosa c’è contenuta tutta la storia! Così continuo in questo lavoro, e considero come Dio, sempre, si fa presente per visitarci e parlarci in mezzo a questa realtà inaspettata. Ascoltando Radio Maria, che mi accompagna con il suo programma di musica e di riflessioni, mi ha colpito soprattutto il tema sull’Eucaristia presentato da un Padre francescano cappuccino. Spiegava agli ascoltatori il senso delle parole della consacrazione nella Messa: “ prendete e mangiate questo è il mio corpo”. Parole che includono tutta la persona di Gesù, non solo si riferiscono alla sua carne, ma a tutta la sua persona, tutta la sua vita è il corpo. “Prendete e bevete questo è il mio sangue”, il sangue come sapienza della vita, il senso del sacrificio della sua vita. Il padre diceva che a partire quindi da Lui, nello stesso modo, anche noi ci uniamo al ministero del sacerdozio comune, ci offriamo a Gesù; in queste parole, “questo è il mio corpo”, offriamo tutto quello che siamo capaci di servire, di amare ecc. “Questo è il mio sangue”: con questa frase vengono espresse le mie difficoltà, la mia infermità, il senso del martirio che qualcuno di noi sta vivendo. Quello che più mi ha colpito di questa riflessione e l’affermazione che RIMARRA’ SOLAMENTE CIO’ CHE SI E’ OFFERTO. Questa realtà mi invitava a riflettere su questo sacramento per eccellenza che è la realtà della presenza di Gesù in mezzo al suo popolo proprio attraverso questa offerta: “Prendete, mangiate, bevete”. E’ il nostro Dio che rimane con noi. Il Padre ha continuato la riflessione dicendo che celebrando l’Eucaristia noi offriamo insieme al sacerdote il Sacrificio. E durante il giorno diventiamo noi stesse vittima offerta e Lui; è il Sacerdote che offre la nostra vita. E’ la vita tutta che si offre, ed è per noi un onore il voler offrire la nostra vita nonostante le nostra piccolezza e i nostri limiti. Allora il poco o il molto, tutta la realtà della nostra vita, se è offerta così com’è al Cuore di Gesù, ha la sua importanza. “E’ soprattutto nell’Eucaristia che ci facciamo “OFFERTA” insieme a Cristo ed impariamo ad assumere il suo programma di vita, specialmente la sua totale donazione al Padre e agli uomini”. ((RdV n 7). Questa riflessione mi ha aiutato a dare un senso nuovo ad ogni Messa, a ringraziare per avere la possibilità di ricevere Gesù, che mi invita a fare un’offerta della mia vita unita a tutta la vita dei fratelli. Così con questi sentimenti ho continuato a vivere, ad accettare il cambio di rotta delle vacanze che avevo sognato di fare in maniera diversa; vacanze invece che ho fatto in compagnia della radio e condividendo il lavoro con altre mani generose che si sono unite alle mie per aiutarmi.
pensieri extra-vaganti
 
Consegnarsi Consegnata: vorrei vivere consegnata, fino in fondo. Non posso guardare al Crocifisso e tenere qualcosa per me. Ma c’è una paura nel cuore, la paura della vulnerabilità. Guardare l’altro, e lasciarsi guardare, spalanca il nostro mistero, apre a noi il mistero di chi guardiamo con occhi amici. E poi le difese si alzano. Vorrei fare il secondo miglio col mio fratello, anche mille miglia, sulla parola del Signore. Ma non riesco a sfondare il mio limite, le mie chiusure. È paura? È prudenza? Vorrei sentirmi consegnata, tutta proprietà di Dio. Lui non ha messo un confine nel suo Amore, ci ha consegnato se stesso nel Figlio, ci ha consegnato la sua vita di relazione nello Spirito. Non ha nulla tenuto per sé. Ha dato TUTTO. Come rispondere, che cosa rendere al Signore per quanto mi ha dato? ECCOMI: Consegnata a Dio nella CM, Nella Chiesa, Nell’umanità tutta, Consegnata in quel noi che dice Padre nostro! ECCOMI: Posso entrare in quella libertà dei figli, nell’obbedienza, sicura che incontrerò il mio Signore. “Ho sete” Il salmo 63, voce degli assetati, dei cercatori di Dio, la cui anima è terra deserta e arida … A volte è facile sentirci nei panni del salmista, altre volte le labbra pregano e il cuore è lontano. Per chiedere l’acqua, come la Samaritana, dobbiamo incontrare il Cristo. E pensavo, come pregava Gesù questo salmo? «Padre, ho sete di te, di tornare a te, anch’io peno in questo mio esilio!», ma forse anche così «Padre, ho sete che la tua volontà sia compiuta fino in fondo, ho sete dell’uomo, di ogni uomo che tu, Padre, hai affidato alle mie mani, Maria Grazia, ho sete di te!». Non so se i miei pensieri extra-vaganti sono ortodossi, ma ridà spirito alle parole sapermi chiamata per nome da un Dio che ha sete di me. Sì Signore, ho solo una brocca per attingere, il mio cuore, la mia vita: ecco, è per la tua sete. “Ascolta Israele” “Samuele! Samuele!” “Maria Grazia, Maria Grazia!” Come mi piacerebbe, Rabbunì, non lasciar cadere neanche una tua parola! Ascolto, spesso distratta, ma quando l’ascolto si fa vivo me ne sento avvolta, travolta. Non è una parola che posso tradurre, è una parola che mi pervade, è linfa che scorre nella mia vita, è parola che mi diventa acqua e cibo. È parola viva, ma non ci capisco niente. Eppure non potrei farne a meno. Mi domando, Signore, non vorrai mica che studi alla Gregoriana per capirti? Per ora so questo: io ti ascolto come una bambina seduta sulle ginocchia di suo Padre. E le parole che tu mi hai detto, e hanno cambiato la mia vita, non hanno avuto bisogno di traduttori, di esegeti, di teologia o ermeneutica, mi hanno penetrato il cuore così, come le ho trovate scritte, e in lingua italiana, perché non conosco né l’ebraico, né l’aramaico. Né ho mai percorso le strade della Palestina. Signore, come a Giacobbe, mi hai preparato una scala, e lì salirò finché tu vorrai darmi la tua benedizione, a costo di soffrire di sciatalgia per tutta la vita: Cammina alla mia presenza Sta in silenzio davanti al Signore e spera in lui Rabbunì Signore! Eterna è la sua misericordia Padre Spirito paraclito Maria E poi parole immagini: L’emorroissa Talitha kum! Ragazzina, alzati! Il paralitico calato dal tettuccio Zaccheo, piccolo, che ti spia da una pianta di sicomoro Il gesto d’amore del profumo di nardo, l’unzione regale che ti ha offerto una donna E ancora nella mia infanzia due imperativi: Lasciate che i bambini vengano a me Traffica i talenti che Io ti ho dato E oggi il tuo cuore trafitto: ECCO, SIGNORE, IO VENGO PER FARE LA TUA VOLONTA’
amico evangelizzatore
 
Un uomo sorridente, affabile, attento alle persone, con la passione per l’annuncio del Vangelo. Annibale Bonanni (primo a sinistra nella foto), marito innamorato di Giorgia, padre e nonno entusiasta, bancario in pensione di Bologna, appartenente al Rinnovamento nello Spirito. Avendo conosciuto la missionaria Rosanna, d’accordo con Giorgia e sostenuto dalla sua preghiera, cominciò a dare generosamente la sua collaborazione alle missioni popolari nella missione di S. Vendemiano (TV) nel 1992. Tredici missioni, fino al 1999. Il 17 febbraio scorso, a 84 anni, ha concluso il suo cammino terreno per entrare nella pienezza della Vita in cui ha creduto e che ha annunciato. Ringraziamo il Signore per il dono di questo amico che ci ha regalato affetto, stima, sostegno, collaborazione e soprattutto la sua serena e forte testimonianza di fede. Quella testimonianza umile e luminosa che offriva alle persone che avvicinava nelle missioni e che trovava radice e solidità nella preghiera, soprattutto nell’ascolto della Parola e nell’adorazione eucaristica. Il nostro grazie anche a Giorgia e a tutta la sua famiglia che non hanno temuto di condividere con noi e con tanti fratelli l’affetto, la simpatia e la ricchezza interiore di Annibale. E grazie a te, caro amico. Come servo fedele, sei ora nella gioia del tuo Signore.
nuove case... nuove storie... nuove esperienze
 
E’ quasi un anno che ho cambiato casa. Dove vivo ora è un edificio a tre piani con 21 stanze e a questo indirizzo: Jalan Bangau No. 42 Palembang. E’ un edificio grande che appartiene alla Fondazione Xaverius di Palembang ed è vicinissima al mio lavoro. La finalità di questa casa è quella di ospitare ragazze e donne che lavorano come dipendenti della Fondazione Xaverius e non hanno un luogo dove vivere. Queste persone occupano le stanze del primo e secondo piano, mentre il terzo piano è riservato per altri che non fanno parte della Fondazione. Ogni piano ha la sua cucina. Insomma è un tipo di pensionato nel quale io ho la responsabilità della gestione. In questo momento ci sono 10 persone provenienti da varie isole, tribù e lingue indonesiane. Alcune di loro lavorano come insegnanti, lavoro d’ufficio nella parte amministrativa e altre studiano. Sabato 14 luglio 2018 la casa è stata inaugurata e benedetta dal presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione Xaverius. Erano presenti tutti i presidenti delle scuole di Palembang, la nostra “comunità di base” Santa Rosa e la vicina comunità del seminario. Un momento molto importante è stata l’apertura, quando Padre Priyo SCJ, direttore della Fondazione, mi ha raccomandato di svolgere questo lavoro con responsabilità e ha comunicato ai presenti il mio compito. Padre Koro e tutti i partecipanti hanno accolto la notizia con gioia e hanno concordato. Abitare una nuova casa, occupare un posto nuovo porta sempre con sé una certa novità nella propria vita, insieme all’incertezza di fronte a qualcosa di estraneo. Significa cioè che devi aggiustare la tua vita, la tua situazione a quel posto. Questo è quello che ho vissuto e sentito quando ho cominciato a vivere in questa nuova casa . Il tempo è trascorso in fretta e oggi mi pare di aver già svolto un sacco di cose. Ecco alcuni aspetti concreti e pratici che ho dovuto affrontare: Y Pensare alle strutture domestiche Y Decidere quali spazi lasciare liberi per renderla piu comoda Y Piantare fiori nel cortile per renderla più accogliente Y Controllare l’acqua e l’elettricità in modo che l’utilizzo venga fatto con responsabilità, così che la spesa sia meno costosa Y Fare attenzione alle persone che abitano la casa Y Tenere in ordine tutto cio che fa parte della casa, in modo da rendere la permanenza serena e comoda. Il programma giornaliero per ora è questo: dal lunedi al sabato tutte lavoriamo, al pomeriggio o verso sera torniamo a casa. Le ragazze sanno che sono una missionaria CM. Se ci sono attività nella “comunità di base” Santa Rosa, che è il quartiere dove abitiamo, anche noi partecipiamo. Alle volte ci troviamo anche per pregare… Vivere insieme così in tante, e diverse tra noi, non è sempre così comodo e facile come quando si vive da sola nella propria casa. I nostri giorni poi non sono sempre uguali, a volte devo sentire lamentele, ascoltare urla improvvise quando per esempio viene a mancare l’elettricità o non c’è più acqua … Il momento della giornata che più mi piace è la sera. Perche? Perchè di sera dopo il lavoro ci ritroviamo tutte. Difficilmente usciamo, quindi possiamo avere il tempo a nostra disposizione per condividere il nostro vissuto, soprattutto quanto ci ha fatto bene e quanto ci ha infastidito nella giornata trascorsa; condividiamo la stanchezza e anche un po’ di nostalgia. E’ uno spazio che in maniera spontanea diventa quasi una valutazione del nostro quotidiano; ci comunichiamo anche le piccole cose che sono successe al lavoro. Queste ore diventano preziose per tutte, perché a volte la fretta che abbiamo non ci permette di trovare tempo per guardarci in faccia. Sono momenti che ci aiutano anche a conoscerci meglio. Cerchiamo inoltre, di vivere insieme anche le feste. Se c’e un compleanno, collaboriamo tra noi, condividiamo con gioia la festa e la gioia di stare insieme. Non manca la creatività come l’altra notte quando alle ore 24 siamo andate a svegliare Mareta perché era il suo compleanno! Una bella sorpresa per la festeggiata. Da parte mia cerco di dare il meglio di me stessa, di essere attenta a quanto le giovani hanno bisogno. Mi sento come una mamma che fa di tutto per vederle serene, per il loro bene. Grazie .
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
Via A. Guidotti 53, 40134 - Bologna - Italia - Telefono: +39 051 64 46 472

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