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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEIA GERAL ORDINÁRIA DA COMPANHIA MISSIONÁRIA DO CORAÇÃO DE JESUS
    Realizar-se-á no CENÁCULO MARIANO em Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna – Italia ... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASAMBLEA GENERAL ORDINARIA DE LA COMPAÑÍA MISIONERA DEL SAGRADO CORAZÓN
    a realizarse en el CENÁCULO MARIANO en Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bolonia - Italia DE... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DELLA COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
    si terrà al CENACOLO MARIANO a Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna - Italia DAL 19 AL ... Continua
uno spazio fraterno e di rinnovamento
 
Ogni Consulta CM, a cui fino ad oggi ho partecipato, è stata sempre uno spazio di re-incontro, di crescita e rinnovamento. E questo perché anzitutto ogni Consulta provoca ogni gruppo a prepararsi con la riflessione e la preghiera. In secondo luogo, il confrontarci ci porta a vedere in che modo ciascuna di noi sta incarnando il Sogno di Dio nel quotidiano. In terzo luogo, lo spazio formativo che abbiamo vissuto durante la Consulta ci ha messo in questione ed esige una risposta. Spesso mi domando: Come e quanto offriamo il nostro carisma ai nostri fratelli oggi? In che modo la nostra fedeltà sia a livello personale che di gruppo incide in tutto quello che siamo e condividiamo? E fino ad oggi, con l’aiuto del Signore, ho scoperto in crescendo che è molto quello che la nostra vita consacrata può offrire. La Consulta è stata molto valida perché abbiamo avuto il tempo per ascoltare ciascuna Responsabile che ha presentato la vita del proprio gruppo, scoprendo così le ricchezze, ma anche le sfide presenti in ogni gruppo e come si vivono. Ci ha aiutato molto, per crescere nella comunione e nella comprensione reciproca. La relazione di Maria Rosa Zamboni è stata molto positiva. E’ un materiale che richiede riflessione e preghiera in ogni gruppo, La presenza di p.Albino Elegante ci ha riempito di gioia perché con la sua semplicità in ogni omelia ci ha ricordato gli aspetti essenziali del nostro carisma, invitandoci ad un vero rinnovamento. La vita di gruppo come tema centrale mi ha convinto ancora di più che è essenziale che nel proprio gruppo si vivano quei valori che chiediamo agli altri di incarnare e che la fedeltà al carisma deve essere testimonianza viva dell’amore, della comunione e dell’oblazione. Niente di quello che facciamo, per molto che sia, avrà forza ed efficacia se non lo viviamo anzitutto nel gruppo e non ci lasciamo vincere dallo scoraggiamento, anzi cerchiamo di essere sempre pronte a ricominciare ogni volta che manchiamo, fiduciose nella Grazia che solo Lui ci dà. Abbiamo bisogno di approfondire la relazione di Maria Rosa Zamboni e di convertire il nostro cuore a quei valori da lei indicati: condividere i beni dello spirito; il senso di appartenenza; l’amore e il valore dell’ascolto; il dialogo vissuto con attenzione e stima. Un aspetto segnalato da Maria Rosa e che sento importante riscoprire come valore è quello della fragilità, perché l’avevo sempre considerato come difficoltà da superare e non come risorsa da cui partire per amarci e fare insieme un cammino di aiuto reciproco per superarla con la pazienza e la carità, così che diventi strumento di redenzione. Nelle conclusioni è emersa la proposta di indire all’interno del nostro Istituto un anno della Riconciliazione e un anno della Benedizione. Mi pare molto opportuno che lo facciamo perché sanando le ferite mediante la riconciliazione potremo diventare tutte una benedizione per gli altri, perché la nostra vita riconciliata sarà una testimonianza di quell’Amore e di quella gioia di cui il mondo ha tanto bisogno. Ringrazio il Signore che mi ha permesso di condividere questa esperienza e Gli chiedo l’aiuto perché possiamo trasmetterla con fedeltà ai nostri gruppi per incarnarne tutta la sua ricchezza .
risorse formative
 
Già nell’articolo precedente, apparso su Vinculum, avevo accennato quanto la formazione, all’interno della nostra famiglia, sia parte integrante di tutto un cammino che coinvolge diverse realtà! In questo secondo scritto desidero soffermarmi maggiormente sui “nostri luoghi formativi”e sulle nostre risorse formative che ci toccano un po’ tutte. Riprendo i 3 luoghi formativi che più ci sono propri: 1. la responsabile di formazione 2. la responsabile di gruppo 3. il gruppo stesso Su ognuna di queste realtà i nostri documenti parlano in modo chiaro e danno orientamenti precisi su come queste diverse realtà si devono integrare e devono interagire nel miglior modo possibile per offrire alla formanda linee chiare e dei cammini precisi che portino davvero ad un ‘assunzione sempre più autentica della vocazione dentro la CM. Nell’esortazione apostolica del 25 marzo del 1996 Giovanni Paolo II così scriveva: “Lo Spirito Santo, artefice mirabile della varietà dei carismi, ha suscitato nel nostro tempo nuove espressioni di vita consacrata, quasi a voler corrispondere, secondo un provvidenziale disegno, alle nuove necessità che la Chiesa oggi incontra nell'adempimento della sua missione nel mondo. Il pensiero va innanzitutto agli Istituti Secolari, i cui membri intendono vivere la consacrazione a Dio nel mondo attraverso la professione dei consigli evangelici nel contesto delle strutture temporali, per essere così lievito di sapienza e testimoni di grazia all'interno della vita culturale, economica e politica. Attraverso la sintesi, che è loro specifica, di secolarità e consacrazione, essi intendono immettere nella società le energie nuove del Regno di Cristo, cercando di trasfigurare il mondo dal di dentro con la forza delle Beatitudini. In questo modo, mentre la totale appartenenza a Dio li rende pienamente consacrati al suo servizio, la loro attività nelle normali condizioni laicali contribuisce, sotto l'azione dello Spirito, all'animazione evangelica delle realtà secolari. Gli Istituti Secolari contribuiscono così ad assicurare alla Chiesa, secondo la specifica indole di ciascuno, una presenza incisiva nella società.” A partire da questo il nostro Regolamento di vita al numero 28 dice: “La natura della nostra vocazione richiede di fare sintesi tra consacrazione secolare e missione nel mondo secondo il carisma della CM. Questo esige un continuo cammino di maturazione e presuppone una buona capacità di autoformazione. L’aspirante è chiamata ad impegnarsi in un’attiva collaborazione con la Responsabile di formazione e ad entrare progres-sivamente nella vita e nella dinamica del proprio gruppo, inteso come luogo di crescita, di comunione, di condivisione e di stimolo alla missione”. Appare evidente allora come e quanto tutta la realtà dell’istituto venga coinvolta dentro questa realtà formativa perché di fatto bisogna ribadirlo siamo sempre in formazione un po’ tutte. Riporto di seguito una piccola parte di un intervento tenuto da Ernesto Margherini , consacrato secolare e formatore che così dice: “NON POSSIAMO DEMANDARE AD ALTRI responsabilità che il Padrone della vigna chiede a noi in quanto Istituto! Le “risorse” formative perciò vanno r i t r o v a t e all’interno dell’Istituto stesso. E vanno formate!!! E talvolta formatori che siano professori e dottori potrebbero risultare i meno adeguati …. se non ci mettono il “cuore…. e se usassimo davvero il cuore molte cose prenderebbero tutt’altro corso!!! In campo formativo oggi esistono molti stimoli: dai libri ai convegni, alle conferenze, ai corsi di formazione, scuole di formazione. …. Abbiamo un’ampia possibilità di scelta e non dobbiamo inventare altro. Occorre utilizzare e valorizzare anche quello che le nostre realtà locali ci offrono. Dobbiamo essere consapevoli che l’impegno nel mondo è qualcosa di “impegnativo”: non tutti abbiamo la possibilità di assumerci degli impegni di formazione a lungo termine. Tutti gli Istituti Secolari hanno l’esigenza di avere un formatore per la formazione. Ed allora? Allora dovrebbe sorgere spontanea l’esigenza per il formatore che non può assumersi questo impegno strutturato formativo, di documentarsi comunque, di leggere, di informarsi, di partecipare a convegni, congressi, giornate di studio, al fine di acquisire conoscenze utili , per acquisire cioè un “sapere” che torni utile. Ritengo che sia un “dovere” che ci assumiamo anche nei confronti della scelta di vita …. Una scelta di vita nella secolarità, quindi nel mondo, usando le cose buone che il mondo ci offre, ed uscendo un po’ di più dalle sagrestie spesso buie, anguste e talvolta ammuffite delle nostre parrocchie o dei nostri punti stabili di riferimento …. Anche la nostra Presidente nell’ultima lettera programmatica scrive: “…Sempre nella CM si è data molta importanza alla formazione, a tutti i livelli. Manteniamoci nella convinzione che abbiamo sempre bisogno di crescere e necessitiamo di formazione continua. L’Istituto offre una dinamica formativa a livello generale; ma anche il gruppo o area geografica deve diventare luogo e promozione formativa. In un aggiornamento continuo con uno sguardo attento alle realtà concrete dove si vive. Conoscere il cammino della chiesa locale e individuare quegli ambiti formativi adatti anche per noi, in cammino con il popolo di Dio in cui siamo. Tenersi aggiornati sugli avvenimenti socio-politici del territorio, ma anche con uno sguardo mondiale. Educarci ad una lettura “critica” di ciò che i mass-media ci propongono. Sentire le sorti del mondo in prima persona.” La formatrice e/o il formatore di un istituto “Un Istituto Secolare attraverso il formatore - specie per coloro che sono alla prima formazione - deve porre un’attenzione tutta particolare alla formazione affinché possa contribuire alla crescita umana e divina attraverso un PIANO FORMATIVO  pensato  pregato  condiviso  da attuare tutti insieme. E’ un impegno, questo, che tende a formarci costantemente nelle cose umane e divine”. Allora quel termine Formatore volutamente usato finora al singolare diviene patrimonio di tutti. TUTTI diveniamo così all’interno di una realtà FORMATORI. Siamo “tutti tralci di un’unica vite”. La formazione dunque si gioca su due versanti: Comunitaria e personale. E’ imprescindibile pertanto sia una formazione a livello comunitario che una autoformazione. I cammini formativi che propongono gli Istituti di appartenenza “rispondono”, per così dire, ad esigenze comuni, esigenze cioè che devono divenire patrimonio comune di tutti, per tutti, all’interno dell’Istituto. Ma non ci si può fermare o a c c o n t e n t a r s i di ciò. I cammini formativi comunitari sono la base comune su cui ciascuno, individualmente, deve fare poi il suo personale cammino.”(Ernesto Margherini) Il nostro Piano Formativo traccia un percorso pensato per tutto il tempo in cui una missionaria aderisce al cammino vocazionale della CM; si dà molta importanza a quello che è il cammino iniziale nelle sue diverse fasi per dare una sempre più una precisa identità alla giovane che si sente chiamata a questo itinerario vocazionale. C’è da dire comunque, e da ribadire,che nel nostro Piano Formativo si parla in modo chiaro anche della formazione permanente per ribadire che la formazione non ha mai fine! La Responsabile di gruppo Riporto qui di seguito quanto troviamo scritto nel nostro Piano Formativo di Base ai numeri 57 e 58: “Per un buon risultato nel campo della formazione non basta soltanto il lavoro diretto della Responsabile di formazione, anche se essa rimane il punto di riferimento principale, soprattutto nel periodo iniziale. E’ importante e indispensabile anche la collaborazione che il gruppo è chiamato a dare in questo campo. Esso, però, sarà attento, accogliente e stimolante verso le aspiranti nella misura in cui anche la Responsabile di gruppo cercherà di mettere in atto un’adeguata mediazione a questo riguardo. La Responsabile di gruppo e la Responsabile di formazione sono chiamate a collaborare e a confrontarsi tutte le volte che lo riterranno opportuno per seguire una linea unitaria di intervento là dove ce ne fosse bisogno. La Responsabile di gruppo e si impegnerà inoltre a sensibilizzare il gruppo sulla corresponsabilità che ha nel campo formativo, a valorizzare quelle occasioni e quei momenti che riterrà più significativi per rendersi personalmente attenta ad ogni singola aspirante per stabilire con ognuna un rapporto vivo e , per questo possibile, aperto e profondo". Al di là delle mie povere parole in questo momento desidero dare risalto a ciò che i nostri documenti ci sottolineano e meglio di ogni altra parola ci aiutano a farci comprendere quanto sia importante un lavoro di sinergia. Il gruppo Riporto ancora ciò che il Piano Formativo di Base ci suggerisce a questo proposito: «Con la consacrazione a Dio nella CM la missionaria “si immette in una nuova famiglia dove l’amore vuol essere il criterio assoluto di vita e di relazione” (St. 72). L’amore che si fa “comunione prima che altrove deve concretizzarsi all’interno della CM”. E in essa “il gruppo è la prima cellula della comunione fraterna” (St. 73). Da qui l’importanza che la missionaria fin dall’inizio sia aiutata a considerare il gruppo come luogo di preghiera, d’incontro, de verifica, di crescita, di formazione, e a sviluppare in sé alcune doti come: l’ascolto, l’accoglienza, la comprensione, il dialogo, la corresponsabilità… perché i rapporti vicendevoli siano in sintonia con il carisma della comunione. La partecipazione attiva e fedele alla vita di gruppo, oltre che essere un’espressione essenziale della vita di comunione e di vita ecclesiale, costituisce anche una forza in ordine alla missione che ognuna svolge nel mondo. La missionaria che si sente chiamata a vivere in un nucleo di vita fraterna s’impegnerà ad accettare i membri così come sono e dovrà formarsi anche ad una capacità di serena convivenza, di collaborazione, di condivisione dei propri beni e di piena e disponibilità alle esigenze e attività dell’Istituto.» Mi sembra che queste realtà che ho voluto richiamare alla nostra attenzione, facendo riferimento ai nostri preziosi documenti, ci aiutino oggi più che mai a porre attenzione a ciò che non deve essere dimenticato in tutto il nostro iter formativo…forse non ho detto niente di nuovo ho semplicemente voluto ricordare i luoghi formativi che più ci caratterizzano.
ricerca e... impegno
 
E’ trascorso poco tempo da quando sono rientrata qui a Villa san Giuseppe a Monguelfo, dopo aver partecipato al Corso di formazione Permanente a Bologna dal 30/04 sera al 03/05/09 pranzo. Mi pongo in ascolto del vissuto di quei preziosi giorni trascorsi a Borgonuovo di Sasso Marconi sulle ridenti colline bolognesi. Mi sento spinta a lasciar emergere, affiorare dal mio essere il vissuto di questi giorni: un forte senso di gratitudine gioiosa al Dio Amore per aver potuto fare questo Corso; per i doni e luci ricevuti; per aver assaporato la gioia di essere stata chiamata nella Compagnia Missionaria del S. Cuore, in questa nostra Famiglia scaturita dal Cuore di Cristo per essere una piccola espressione della tenerezza di Dio amore all’interno di questo nostro mondo. Ci siamo ritrovate soltanto in 13 missionarie e p. Albino Elegante s.c.j. nostro Fondatore, per un corso di formazione permanente un po’ fuori dai canoni usuali: niente tema, se non lavoro personale e di gruppo sui nostro documenti: Statuto e Reg. di Vita; nessun relatore da ascoltare, ma disponibilità ad ascoltarci, quella sì, indispensabile; un metodo com-prensibile solo vivendolo passo passo e quindi impossibile spiegarlo antece-dentemente; animatrice del Corso Anna Maria, nostra Presidente, aiutata dalla vice Lucia Correia… Probabilmente tutte queste caratteristiche messe insieme hanno favorito alcune resistenze e la spinta ad una certa diserzione. Noi, piccolo gregge, abbandonata l’attesa che ci fossero altre missionarie, ci siamo accolte reciprocamente, felici di essere insieme e disponibili a buttarci in un “lavoro” a tappe, senza però conoscerle anticipatamente, ma solo una per volta. Ascolto “fino”e accoglienza reciproca Assaporiamo subito, con quella semplicità e scioltezza che ci caratterizza, la freschezza e quel clima di famiglia che facilmente emerge quando siamo insieme, al di là dei valori e limiti di ognuna di noi. Prima di entrare nel primo lavoro di gruppo, ci viene consigliato da Anna Maria di porci in atteggiamento di “fine ascolto” per poter cogliere non solo la ricchezza di quanto ci saremmo comunicate, ma anche le notevoli sfumature che, nella diversità riconosciuta e accolta, emergono più facilmente. Una buona spinta a porci in atteggiamento positivo e vitale, ce l’ha data anche il nostro p.Albino ormai novantenne, nelle sue omelie vibranti, chiare, succinte, pregne della Parola di Dio durante le quali ha ripetutamente ribadito il pressante invito a rinnovarci nel concreto della vita; a lasciarci illuminare e nutrire dal nostro carisma CM che scaturisce dal Cuore Trafitto di Cristo; a vivere da figlie di un Padre misericordioso, che ci ha tanto amato da donare suo Figlio per noi. Sperimentiamo presto che la condivisione in gruppo si fa subito vitale e vitalizzante, perché ognuna mette in atto un ascolto “fino”, cioè puro, libero da pre-comprensioni e da pre-giudizi, che favorisce lo sgorgare genuino di quanto ognuna lascia emergere dalla sua sorgente interiore. Passaggio dopo passaggio, scanditi da tempi ben precisi, siamo state condotte a fare un’immersione totale nello Statuto e Regolamento di Vita per cogliervi, alla luce di alcune parole chiave, tutta la bellezza, la ricchezza, la luce per il nostro cammino di consacrate. Ma fermarsi lì avrebbe significato rinunciare alla meta del percorso. I successivi “passaggi” ci hanno portato a cogliere chiaramente quanto ci abitano i contenuti di Statuto e RdV; quanto illuminano, nutrono, guidano la nostra vita di missionarie ad intra e ad extra della nostra famiglia CM; se ci sentiamo motivate ad approfondirli in tutte le loro dimensioni, senza sconti. Quest’ultima parte del nostro lavoro è rimasta là nel nostro intimo, affidata alla nostra coscienza, al nostro impegno sotto la guida preziosa dello Spirito santo (cfr St 7) per colmare le lacune che abbiamo scoperto, sia a livello di assimilazione che di vita, lacune che possono impoverirci e renderci sbiadite, scontate e sterili nel concreto della vita. Alla luce delle parole chiave Questo nostro lavoro, intenso e metodico, aveva come obiettivo quello di aiutarci a conoscere e sperimentare la dinamica dell’Orizzonte teorico di riferimento. Una dinamica finalizzata ad evidenziare i nuclei di comunione nella condivisione del nostro carisma e quelli della missione alla luce dei segni dei tempi, nella prospettiva di un agire ad essi corrispondente. Siamo state guidate, in questa ricerca, da sette parole chiave che in certo modo comprendono e riassumono tutto il nostro progetto di vita CM. E nella sintesi dei nostri lavori sono emerse delle autentiche perle vitali stralciate dal nostro Statuto: Dio è mistero di amore trinitario; è sposo e sorgente di comunione; Cristo dal Cuore trafitto è segno di amore totale per tutti; Cristo offerto al Padre, in docilità allo Spirito, come oblazione viva, santa e gradita a Dio… Uomo – Donna: Nel Cuore trafitto di Cristo c’è il segno di un amore che, nel dono di sé, ricrea l’uomo e la donna a immagine di Dio; la nostra spiritualità risponde alle attese più profonde dell’uomo e della donna di oggi; siamo chiamate ad essere donne disponibili a Dio e ai fratelli secondo lo stile dell’Ecce venio e dell’Ecce ancilla; donne esperte di comunione, capaci di ascolto, accoglienza, disponibilità, dolcez-za, perdono, comprensione… Mondo: la vita d’amore…ci rende cooperatrici della Sua opera di redenzione all’interno del mondo; i consigli evangelici rendono pro-fetico il nostro servizio al mondo; nel mondo e dal di dentro del mondo, siamo chiamate ad essere sale, luce, lievito; il lavoro…vera vocazione a trasformare il mondo in spirito di servizio e di amore fraterno… Chiesa: nel mondo e dal di dentro del mondo partecipiamo alla missione evangelizzatrice della Chiesa, per vivificare con la forza del vangelo l’ambiente in cui viviamo; la contemplazione del mistero del Cuore trafitto di Cristo è sorgente di vita ecclesiale…; l’Adorazione eucaristica è com-piuta a nome della Chiesa e per la Chiesa…. Società: vivificare con la forza del Vangelo l’ambiente in cui viviamo; sono per noi luoghi teologici: il lavoro, il territorio, la parrocchia…; nel nostro ambiente di vita quotidiana siamo chiamate a vivere serenità, dolcezza, sem-plicità e a farci carico delle povertà del nostro tempo… Missione: nasce e si alimenta al Cuore trafitto di Cristo; la qualificano: comunione, oblazione, semplicità, solidarietà-condivisio-ne, missionarietà; vissuta nella fatica di tutti, in solidarietà con i fratelli più poveri; per elevare e risanare la dignità della persona e rendere più umana la famiglia degli uomini e delle donne… Istituto: la CM è per noi una nuova famiglia dove amore e comunione sono il criterio di vita e di relazione; la missione di evangelizzazione e di promozione umana, la spiritualità costituiscono la base della comunione tra i membri; necessità di conoscere e di appropriarci del carisma CM e del progetto dell’Istituto; il gruppo è la prima cellula della comunione fraterna; partecipazione attiva e costante alle iniziative della Compagnia Missionaria…. Un corso ricco, fecondo, aperto al futuro Una conferma chiara e vitalizzante della validità del “percorso” sopra indicato si è fatta evidente soprattutto durante la valutazione finale, tramite comunicazioni spontanee e sincere: stupore per l’importanza delle parole chiave; bella la condivisione del nostro lavoro; capacità di cogliere Dio che passa nella nostra realtà di vita; gratitudine per il coraggio di aver messo in cantiere questo Corso; sono caduti prevenzione e interrogativi al riguardo; positivo il metodo, le parole chiave, la comunicazione; a livello di comunione è il Corso che più ci ha coinvolte tutte. Anche le fatiche, le croci, oltre alle gioie condivise, sono state sorgente di arricchimento e di stimolo al cambia-mento; scoperta della bellezza della nostra famiglia CM. La lettura trasversale dello Statuto, alla luce delle parole chiave, è un’esperienza da fare, è impossibile descriverla teoricamente. Ora tale esperienza va continuata. Pur sperimentando la fatica di metterci insieme, ne vale la pena perché ognuna ha tanto da donare e da ricevere. Il confrontarci insieme alla luce dello Statuto che, come la Bibbia, è sempre nuovo e ci dà luce per rispondere agli appelli che ci vengono dalla nostra realtà di vita e di missione, è sempre un’esperienza che ci rigenera e ci rimotiva. Il commento che, al termine del Corso Anna Maria, la nostra Presidente CM, ha fatto riguardo alla Lettera Programmatica di questo sessennio, soprattutto della prima parte, ha in certo modo arricchito, completato e stimolato ancor più il nostro lavoro e la presa di coscienza che ne era emersa. L’invito ad allargare la tenda (cfr Is. 54,2) e al coraggio di ripartire e di progettarci insieme come Rut e Noemi (Rut) in adesione piena al nostro Statuto e RdV, è stato un ulteriore n appello a lavorare sui nostri documenti CM per acquisire un’identità più solida e in vista di una missione più feconda. La ricerca rimane aperta e consegnata alla nostra responsabilità personale; alla nostra esigenza di camminare insieme alle sorelle CM; al fatto che il nostro Statuto non è un’opzione, ma un dono che, insieme alla Parola di Dio, siamo chiamate ad assimilare senza scarti e senza sconti.. Rimangono due domande importanti: come dare continuità a questo lavoro a livello di Istituto? A livello personale come intendiamo programmarci per cogliere, assimilare e vivere lo specifico CM a partire dallo Statuto e Regolamento di vita? La risposta dipende da ognuna di noi.
dal cuore di cristo al nostro cuore
 
La solennità del Sacro Cuore che la Chiesa ci propone, ogni anno, nel mese di giugno, ci offre l’opportunità di fermarci davanti all’icona del Cuore Trafitto e di tentare di penetrarla con lo sguardo della fede e della saggezza scaturita da un’abituale e costante contemplazione. Infatti la nostra spiritualità, come dice lo Statuto della Compagnia Missionaria, «scaturisce dalla contemplazione di Cristo nel mistero del suo Cuore Trafitto…» (nº5). Ma cos’è una spiritualità? Tra tante altre cose possiamo dire che la spiritualità è la realizzazione della fede; che è costituita dalle linee di forza che ci fanno camminare; la possiamo paragonare anche al flusso delle onde che danno una certa forma, che plasmano e levigano chi vi s’immerge. La spiritualità ci porta a vivere la nostra fede, a realizzarla nel quotidiano, non in modo generico, ma dandoci uno sguardo proprio, specifico, una sensibilità e una tonalità propria che impregna tutto il nostro essere e il nostro operare; tale e quale come lo stile che impregna tutta l’opera di un artista. «La contemplazione del Cuore Trafitto ci fa scoprire la rilevanza che la nostra spiritualità ha per il mondo in quanto risponde alle attese più profonde dell’uomo e della donna di oggi», leggiamo ancora in un altro dei nostri documenti (RdV nº5). Mentre contempliamo ogni giorno il Cuore di Cristo che ci indica non solo e innanzitutto come dobbiamo amare, ma come siamo stati e siamo amati; che ci parla della possibilità di un mondo trasfigurato dall’accoglienza dell’Amore donato e dallo Spirito che tutto può vivificare, diventiamo consapevoli che questa spiritualità, centrata nel Cuore del Figlio di Dio, è veramente rilevante per il nostro mondo. Un mondo che in questi ultimi due secoli, in una corsa progressivamente folle, ha scisso l’intelligenza dall’amore, la ragione dalla passione, la mente dal cuore. Tornare al cuore Parlare del cuore non è facile. Molte volte si può correre il rischio di essere fraintesi, di far scadere il discorso in una sbiadita letteratura sentimentalista o meramente psicologica. Ma c’è nella tradizione cristiana – sia occidentale e ancora più in quella orientale – un solco molto fecondo che, utilizzando questa metafora del cuore, ha dato vita ad una “theologia et philosophia cordis”, che ha le sue radici nel ricco humus biblico e patristico e che ci può venire in aiuto di fronte all’urgenza ineludibile di riaffermare il primato della persona su ogni forma di astrazione e di una persona unificata. L’antropologia cristiana – soprattutto quella orientale – è un costante invito a ripensare all’unità di fondo della natura umana, la relazione sostanziale tra corpo, anima e spirito; un’antropologia tesa alla piena realizzazione della persona e della sua umanità, fino alla “divinizzazione”, alla trasfigurazione di questa umanità in tempio di gloria. La filosofia, la teologia, ma direi anche il comune lavorio del pensare dovrebbero aiutarci ad avere una visione dell’interezza di tutto il nostro “essere persone in relazione”, permettendoci di captare il legame tra il pensiero e l’enigma dell’esistenza, la conoscenza logica e quella simbolica, ossia non perdere il contatto con la radice vivente e vissuta della conoscenza. Guardando intorno a noi ci rendiamo conto che alla perdita progressiva di una visione d’insieme del senso, di una conoscenza sapienziale e relazionale, è corrisposta una naturale “perdita del centro”, una caduta del significato dell’interiorità, dell’”intelligenza del cuore”. E con questo, la persona umana – uomo e donna – è diventata sempre più povera e profondamente smarrita, nonostante l’insistente e quasi ossessiva esibizione della sua forza, del suo potere, della sua presunzione egocentrica, del suo dominio tecnologico. Una persona sempre più fragile, che vive sospesa tra l’incapacità di affrontare il presente e l’ansia del futuro. Per raggiungere una rinnovata istanza antropologica che abbia al centro la persona, nell’interezza di tutto il suo essere personale in relazione, ci pare che la metafora che meglio risponde è quella del “cuore”. «Metafora e reale corporeità vivente, identità pulsante, il cuore è la voce silenziosa, il centro misterioso della persona, il suono e il ritmo che raggiungono l’anima. La sua profondità è un “appello amoroso” che cela e insieme disvela l’enigma e la bellezza insondabile dell’animo umano» . Essere di casa nel Cuore di Cristo Chi contempla, giorno dopo giorno, il Costato Trafitto, che “suggella l’ineffabile mistero dell’amore divino”, non può non sentire e non accettare l’invito di Cristo ad entrare nel suo Cuore o a lasciare che sia Lui a venire ad abitare nel nostro cuore. Infatti, Lui stesso ci dice: “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20). Ed entrare nel suo Cuore o lasciare che sia Lui a venire in noi non è irrilevante sia per la nostra vita sia per il mondo a cui siamo, per missione, inviati. Questo duplice movimento ci fa avere accesso alla sua intimità, ci fa esperire una relazione e una relazione che ci propone una dimensione inaudita e impensabile – quella della reciprocità. Esperienza che lavora il nostro proprio cuore e lo fa diventare davvero il centro della nostra persona, lo matura e lo rende capace di aprirsi a quanti ne hanno bisogno. E la dimensione della relazionalità è oggi un segno dei tempi e una emergenza che dobbiamo sapere cogliere e a cui dobbiamo rispondere con arte e competenza. È importante sapere “avvicinarsi” a chi cammina per le nostre strade, a volte delusi e stanchi, come i discepoli di Emmaus (cfr. Lc.24,13-35), camminare e discorrere con loro, cioè entrare in relazione. C’è anche la promessa del “cenare insieme” che ci fa pregustare il banchetto del Regno e ci attrezza per vivere una dimensione di convivialità di cui il mondo mi sembra veramente assetato: una convivialità gustata che ci dà la forza di giocarci in favore di una società meno istituzionalizzata e in cui si vivono rapporti responsabili e responsabilizzanti. Entrare nel Cuore di Cristo vuol dire lasciarsi purificare dall’Acqua e dal Sangue che da esso scaturiscono, quale fonte inesauribile e vitale. Ora, il cuore, nucleo più intimo e segreto della persona, questo punto di congiunzione dell’umano con il divino dove “è nascosta la bellezza incorruttibile dello spirito, la bellezza autentica” è anche, secondo la grande tradizione biblica e spirituale cristiana, la sede del bene ma anche del male, dell’amore ma anche dell’odio e di tante perversioni. In tale senso il cuore è anche il centro della libertà, nel quale si gioca continuamente la possibilità della propria salvezza o della propria caduta, del fallimento della vita. Il cuore, quale profondità abissale della persona, ha bisogno sempre di intraprendere una profonda opera di purificazione e di trasfigurazione fino ad arrivare alla perfetta bellezza del cuore purificato. Tutti i grandi maestri spirituali hanno parlato dell’arte di purificare il cuore , proponendo un cammino ascetico che ci porti alla “libertà nella creatività” e ci apra all’accoglienza dell’amore come grazia donante. Ma, davanti all’icona giovannea del Cuore Trafitto dove “uscì sangue e acqua”(Gv.19,34) – ci sembra di scorgere come una scorciatoia che l’amore di Dio, svelato e testimoniato dal suo Unigenito, ci apre. Per purificare il nostro cuore, per renderlo integro e capace di comprendere che “l’amore è la più profonda espressione della personalità” basta lasciarsi immergere in questa acqua e in questo sangue che scaturiscono dal suo fianco squarciato. Non è una scorciatoia di facilità ma di radicale consegna che ci può portare alla paradossale esperienza che hanno fatto “quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello” (Ap. 7,14). Sorgente generatrice di sapienza Abbiamo detto sopra che una delle malattie della nostra cultura è causata dalla scissione tra l’intelligenza e l’amore, tra la ragione e la passione, tra la mente e il cuore. Ci pare che imparare a frequentare il nostro cuore e il Cuore del Maestro possa tracciare una via alla ricomposizione di questi aspetti che fanno sì che la vita sia più ricca e più piena. Infatti, frequentare di più il nostro cuore può avere conseguenze importanti sul piano filosofico, teologico e esistenziale, in quanto il cuore può tornare ad essere sorgente generatrice di sapienza che scaturisce dall’incontro con il tessuto della vita, con la radice vivente e vissuta della conoscenza, dalla quale è stata separata. Nel cuore, luogo dell’interiorità della persona, organo e simbolo della sua unità viva e creatrice, che conserva l’energia di tutte le forze dell’anima e del corpo, convergono, nella loro tensione antinomica, l’ardimento dell’intelletto e la più intensa tensione ascetica, ragione e passione, comprensione e stupore, fondazione di significato e luce di una “conoscenza che diviene amore”. Non una conoscenza astratta, ma una sapienza che nasce dall’amore, dal cuore purificato, dalla grazia che arde come fiamma dentro di noi, come roveto ardente che brucia senza consumarsi. Se già il nostro cuore purificato può essere come un roveto ardente, tanto più lo è il Cuore di Cristo. “Fornace ardenti di carità” – recitano le litanie del Sacro Cuore. E allora, accostarsi a questo Cuore, entrare in esso, vuol dire lasciarsi toccare dal Fuoco che riscalda, che illumina, che permette la trasfigurazione luminosa della persona. Vuol dire fare esperienza in noi della “divinoumanità” di cui parla la teologia ortodossa; vuol dire lasciarci riempire interamente da questa luce, da questo fuoco che offre a noi e al mondo vie di risurrezione; vuol dire accogliere e far crescere il germe della trasfigurazione divina del mondo che l’Incarnazione del Verbo ha seminato nei solchi della nostra terra. Per superare la modernità dal di dentro, occorre una spiritualità di trasfigurazione, una spiritualità pasquale, una spiritualità di risur-rezione. Occorrono persone trasfigurate, luminose, gioiose, appassionate. Persone chiamate a testimoniare, senza troppa ansia e troppo assillo questo che, a mio parere, può essere una via regia di evangelizzazione.
con i giovani di s. arnoldus jassen
 
Avevamo programmato nel novembre 2008 di fare un incontro per giovani in ricerca della loro vocazione. Per prima cosa abbiamo cercato di concretizzare una data: 26 marzo 2009. Però, a causa di tanti motivi e anche parlando con padre Wardjito, si è pensato di farlo più avanti, anche per avere tempo per prepararlo bene. Così ci siamo accordate per il 19 aprile 2009, dividendo tra di noi l’impegno della preparazione. La domenica 22 marzo 2009 Lucy, Anet ed io siamo andate alla parrocchia di San Arnoldus per incontrare Yohanes, la responsabile della commissione dei giovani della parrocchia. Anet, incaricata dei primi contatti aveva già preso un appuntamento con lei. Così siamo partite verso le 9.30 da Giacarta. Prima però, io sono andata da padre Wardjito per farmi firmare la lettera di presentazione da portare al parroco di Bekasi, località fuori Giacarta, ma sempre parte dell’Archidiocesi. Dopo un viaggio in pulmino di circa un’ora siamo arrivati a destinazione. Qui ci siamo incontrate con quattro giovani : Yohanes, Yustinus, Merti e Lucy. Ci hanno accolte bene, abbiamo potuto parlare con libertà ed entusiasmo e programmare insieme quello che si desiderava fare. Dopo siamo andati dal parroco per riferire quanto programmato ma non c’era, perché stava celebrando una messa battesimale. Però siamo state fortunate lo stesso perché c’era padre Victor, SVD, moderatore per la commissione dei giovani della parrocchia. A lui abbiamo riferito la nostra programmazione, che ha accolto in maniera entusiasta e positiva . Ci ha pure detto che, sperava per quel giorno, non ci fossero programmate altre attività,così i giovani avrebbero potuto partecipare al nostro incontro. Volevamo anche parlare con il parroco, ma non è stato possibile perché la messa era appena cominciata e c’erano circa 120 persone da battezzare. Così ci siamo decise a consegnare la lettera a padre Victor chiedendo a lui di darla al parroco. Dopo aver ringraziato ciascuno per la premura avuta nei nostri confronti siamo andate in pace. Abbiamo ringraziato anche Dio, perché anche se eravamo ancora all’inizio tutto era andato bene. Dopo siamo andate a prenotare il pranzo che avremmo fatto insieme il 19 aprile. Lo abbiamo prenotato per circa 50 persone; questo pranzo ci è stato offerto da padre Wardjito. Ormai stanche e con fame, abbiamo quindi cercato un piccolo locale per poter fare il nostro pranzo. Subito dopo siamo quindi ripartite per Giacarta e tornate insieme a casa mia per riposare e parlare ancora del nostro programma. Ci siamo quindi divisi alcuni compiti: Lucy avrebbe telefonato a padre Anselmus parroco di Bekasi, Anet manteneva il contatto con Yohanes ed io avrei preparato il materiale da portare all’incontro. Al pomeriggio abbiamo recitato i vespri insieme per ringraziare il Signore per la sua benedizione su questa giornata. Abbiamo poi mangiato insieme “baso” = misto di verdura spaghettini , palline di carne… e subito dopo Anet e Lucy sono tornate a casa loro. Nei giorni successivi ci siamo date da fare per preparare le cose che avevamo bisogno di portare: il depliant e il cartellone. Yudha un nostro amico, ci ha dato un valido aiuto per preparare i cartelloni due dei quali già pronti e molto belli. Per i depliant invece, per vari motivi, non siamo riuscite e prepararli Susi e ibu Surtinah dovevano prepararsi per dare la loro testimonianza. Mudji avrebbe parlato con loro per comunicare questo impegno. Il giorno atteso Finalmente è arrivato il giorno dell’incontro tanto atteso. Ci siamo date appuntamento al terminale del bus a Kampung Melayu. Verso le 9.15 ci incontriamo tutte; eravamo in sei: Anet, Lucy, Susi e le due simpatizzanti familiares Ibu Surtinah e Ibu Ida ed io. Prima di deciderci sul mezzo da prendere discutiamo un po’, i pareri sono diversi: una dice di prendere il bus patas 9A perché diretto e ci porta al terminale di Bekasi, vicino alla parrocchia; un’altra fa la proposta di prendere il treno, un’altra di prendere il pulmino M26 secondo quanto avevamo stabilito in questi giorni… Dopo un po’ di dibattito, si decide di prendere il pulmino M26. Si fa un buon viaggio e si arriva alla parrocchia verso le 10.30. Arriviamo quando la messa è appena finita. Intanto che aspettiamo, Yohanes, Susi ed io entriamo in chiesa per pregare. Qui ci siamo incontrati con padre Wardjito e insieme siamo andati a casa dei padri perché il nostro incontro era lì. Yohanes ci comunica che padre Victor aveva messo a disposizione l’aula della parrocchia per noi, però nello stesso giorno essendoci un seminario sulla figura di san Paolo con più partecipanti, abbiamo dovuto cambiare ambiente Padre Victor ci chiede scusa per questo inconveniente. Secondo me questa parrocchia è molto vivace, ha tante attività e programmazioni, quasi ogni domenica. In quel giorno praticamente c’erano quattro iniziative e tutte le sale erano piene. La presentazione di padre Wardjito Alle 11.00 è cominciato l’incontro, Yohanes ha rivolto una parola di benvenuto a tutti noi presenti. Padre Wardjito ha chiesto a Wening di animare l’inizio dell’incontro con il canto: “Hari Ini Kurasa Bahagia” (Oggi mi sento felice) che viene cantato tutti insieme. Subito dopo il Padre ha continuato l’incontro con una preghiera. In seguito si è fatta la presentazione di ciascuno: il nome, cosa si fa (lavoro), il gruppo di appartenenza. E’ stato molto interessante; tra i partecipanti c’erano giovani che lavorano e alcuni che ancora studiano alla scuola superiore, c’era anche una signora. Padre Wardjito ha cominciato spiegando la situazione degli Istituti Secolari in Indonesia . Sono pochissimi e si possono contare sulle dita. Tra questi sono presenti: IS Ragi Kristus (lievito di Cristo) Bandungan Giava centrale, ALI a Sumatra del nord, ALMA fondata da padre Jansen e la Compagnia Missionaria del Sacro Cuore. Mentre nella diocesi di Jakarta ci sono più di 20 ordini o congregazioni sacerdotali e circa 48 Istituti di vita religiosa. A livello diocesano ci sono più di 450.000 fedeli sparsi in 61 parrocchie. Tanti carismi : la grazia di Dio Nella nostra Chiesa ci sono tanti ordini o congregazioni di vita religiosa: questo significa che Dio opera sempre nel nostro mondo e ci dà la sua grazia per mezzo di tanti carismi. Questa è la nostra ricchezza. Le persone hanno scelto questa chiamata a vivere il loro essere cristiani, seguendo l’ insegnamento di Gesù: . Mediante questa vita religiosa, ciascuno ha voluto realizzare in maniera più concreta la grazia ricevuta nel battesimo. Padre Wardjito ha parlato anche della figura di Santa Faustina che meditava la misericordia di Dio nel Cuore di Gesù. Da questo Cuore sono scaturite l’acqua e il sangue che si possono vedere dai raggi colorati che il Cristo effonde dalle mani. Mentre, nella devozione di Santa Margherita Maria Alacoque al Sacro Cuore di Gesù, possiamo vedere l’immagine del Sacro Cuore con il fuoco acceso. Questo è il simbolo del Cuore bruciato dall’Amore infinito che ama l’umanità intera. Tutte e due le devozioni partono dalla stessa fonte cioè Gv 19,37. In seguito, padre Wardjito ci ha invitato a rinnovare le nostre promesse battesimali per ricordarci della nostra vocazione cristiana.. E’ una vocazione alla vita che porta una novità nella nostra vita. Siamo fragili, ma nel Signore diventiamo forti. Tutto è possibile nel Signore, perchè Lui ha messo nel nostro cuore il suo Spirito (Ez 36). Quindi, questo Spirito diventa anima e sostegno per la nostra vita. Mentre p. Wardjito chiudeva la sua riflessione, la campana della Chiesa ha cominciato a suonare, allora ci ha invitato a recitare il Regina Caeli. Presentazione della CM Poi abbiamo continuato noi a parlare della Compagnia Missionaria. Mudji ha presentato la storia, la spiritualità, il carisma, le tappe, le condizioni per entrare nella CM. E’ stato bello e interessante perché avevamo i cartelloni, quindi, i presenti hanno potuto seguire bene la descrizione e vedere anche le nostre foto. Sono poi emerse alcune domande: sui voti, sull’aspetto economico, volevano sapere se venivamo chiamate suore, sulla possibilità di altre chiamate... Mudji ha risposto a queste domande. Terminata questa sessione, Mudji ha dato la parola a Susi per fare la sua testimonianza. Ecco quanto ha comunicato Susi: “Nell’ anno 2003, ho conosciuto per la prima volta la CM ,in quel tempo ero a Palembang, Sumatra del Sud. Sono venuta a sapere notizie della CM tramite alcuni padri dehoniani. Da qui, ho deciso di conoscere più da vicino questa realtà per cui ho cominciato a partecipare ad alcuni programmi fatti dalla CM. All’inizio, non capivo precisamente cosa fosse un Istituto Secolare che è la caratteristica della CM. Finalmente poco a poco, ho incominciato a entrare nello spirito dell’ Istituto Secolare, capire soprattutto che è formato da laici che consacrano la loro vita al Signore e ai fratelli mediante la testimonianza del loro vivere quotidiano, come semplici laici. E nello stesso tempo si vivono i consigli evangelici. La diversità dai religiosi è che ogni membro di Istituto Secolare vive inserito nel suo ambiente, nel mondo, con la consacrazione e senza l’obbligo di vivere insieme nella comunità o in convento. Io vivo da sola a Bandung, ma partecipo a tutti programmi CM insieme con le sorelle che sono a Jakarta. La mia vita quotidiana normalmente trascorre come qualsiasi laica in genere. Svolgo la professione di insegnante, in una scuola privata (non cattolica) e lavoro come tutti, senza ricercare nessun privilegio. I miei colleghi e i miei studenti sono musulmani quasi al 90%, quindi penso che non sia necessario parlare loro della mia scelta. Voglio condividere la mia felicità vissuta durante il cammino nella CM: La fraternità : Il fatto di accogliere tante sorelle nuove, mi ha aiutato a essere aperta nel modo di pensare. Ho imparato ad avere il coraggio di esprimere le mie difficoltà alle altre, di saper organizzarmi sia il tempo che ho a disposizione che amministrare la parte economica che riguarda la mia vita . La libertà: ho acquistato piena libertà nella mia vita. Vivo in libertà nel senso che in ogni mia attività mi sento accompagnata dall’ Amore cioè Cristo stesso, per esempio: mi sento libera dalle persone o da qualcuno in particolare e dalle cose. Nel seguire la CM anch’io incontro alcune sfide: * Ad esempio quando mi viene fatta la domanda:“Perché non ti sei ancora sposata” ? Per rispondere di solito guardolla persona che mi fa la domanda. Se è un cattolico, rispondo:” perché io ho fatto questa scelta di non sposarmi”; ma se è un musulmano, invece rispondo sorridendo. La forza che mi aiuta ad andare avanti e mi sostiene è la preghiera e il silenzio, soprattutto il silenzio del cuore. Quando alle volte sento l’ aridità nella preghiera a causa della routine quotidiana, mi ritiro dal frastuono, da quanto può essere troppo rumoroso e comincio a riflettere sulla mia vita davanti al Santissimo Sacramento, in adorazione. Questa è la mia esperienza che posso condividere con voi. Il Signore ci benedica. Amen.” Dopo aver ascoltato la testimonianza di Susi, Mudji ha invitato Ibu Surtinah e Lucy a dare la loro. Tutte e due hanno detto che sono contente della scelta fatta, nonostante, a volte s’incontrino difficoltà e sfide. Il tempo è trascorso veloce…infine dopo tanta comunicazione, la fame si è fatta sentire. Kus uno dei giovani presenti si è alzato per pregare. Abbiamo mangiato cibo giapponese. Durante il pran-zo Lucy ha continuato a pa-rlare con Lucy , una ragazza di Lampung che conosceva padre Haryoto, SCJ. Sembra interessata alla CM.. Dopo pranzo abbiamo concluso il nostro incontro scam-biandoci gli indirizzi e-mail e il numero di cellulare. Una ragazza di nome Villi ci ha detto che vuole conoscere meglio i Familiares. Ho chiesto il suo numero di cellulare e indirizzo e-mail, le ho promesso di invitarla al nostro ritiro mensile. Conclusione: ringraziare e salutare Così è finito tutto, il tempo di ringraziare tutti quanti e di salutare. Come piccolo ricordo del nostro incontro abbiamo consegnato 2 tazze del 50º CM, una per Yohanes che ha lavorato tanto per noi e un’ altra per il parroco. Dopo aver terminato questo evento, siamo entrate nella chiesa e davanti al tabernacolo abbiamo reso grazie a Dio che ci ha permesso di realizzare questo programma. Ibu Surtinah e Ibu Ida sono tornate a casa prima di noi. Susi è ripartita direttamente a Bandung prendendo il pulman. Lucy, Anet e Mudji hanno presso il pulmino 05 e M26. Anet e Lucy sono andate a messa nella parrocchia di sant’Antonio di Padova ed io sono tornata direttamente a casa. Ringraziamo ancora Dio per averci dato la possibilità di fare questa bella esperienza. Grazie anche a tutti coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione.
statuto
 
Capitolo I IL NOSTRO ISTITUTO "Uno dei soldati colpì il fianco di Gesù con la lancia e subito ne usci sangue ed acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza é vera ed egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate" (Gv.19,34-35) 1. La Compagnia Missionaria del Sacro Cuore é un Istituto Secolare de Diritto Pontificio che trova nella spiritualità d'amore e di oblazione, colta dalla Sacra Scrittura ed espressa in modo culminante dal mistero del Cuore trafitto di Cristo, l'alimento della sua vita interiore e della sua missione. L'Istituto si regge a norma del diritto comune e del presente Statuto. 2. Noi missionarie, scelte da Dio, vogliamo scegliere Dio come pienezza delle aspirazioni della nostra vita. Il presente statuto traccia lo stile e le modalità della nostra donazione, le cui componenti essenziali sono: Spiritualità d'amore e di oblazione che ci rende incarnazione viva di Cristo e ci porta a fare "comunione" con tutti nell'autenticità della nostra fede; contemplazione che si ispira all'esempio di Maria per aderire sempre più alla persona di Cristo, al mistero del Cuore ed annunciare il suo amore; vita di consacrazione mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, vissuti in ordine alla carità evangelica e professati in mezzo alle realtà del nostro ambiente e del nostro tempo; missione particolare dell'istituto di amore e di servizio nella Chiesa e nel mondo: 3. Il nostro istituto contempla anche un ramo di membri in senso ampio, d'ambo i sessi, che partecipano alla spiritualità e alla missione della CM ma non assumono alcun obbligo sociale di voti. Sono Chiamati "Familiares" ed hanno un loro specifico statuto. 4. Fin dalle origini della CM, Maria viene considerata "direttrice generale e perpetua" perché abbia a regnare nella nostra famiglia quale madre, guida e custode. Sono stati inoltre scelti come santi protettori: san Giuseppe, sposo di Maria e modello di coraggio e di fiducia in Dio nella vita quotidiana; san Giovanni evangelista e santa Teresa del Bambino Gesù, maestri del nostro cammino nella via dell'amore; san Paolo apostolo e san Francesco Saverio, quali guide alla nostra missione di annuncio evangelico. Capitolo II LA NOSTRA FISIONOMIA La Spiritualità della Compagnia Missionaria "Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione é col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose scriviamo perché la nostra gioia sia perfetta". (1 Gio.1,3-4) "Nell'Ecce venio di Cristo e nell'Ecce ancilla di Maria é compendiata tutta la nostra vocazione e il nostro fine, il nostro dovere e le nostre promesse" (P.Dehon) 5. La nostra spiritualità scaturisce dalla contemplazione di Cristo nel mistero del suo Cuore trafitto (cfr.Gv.19,37), segno di amore per gli uomini, sorgente di vita ecclesiale, strumento di universale redenzione. 6. Come missionarie del Sacro Cuore, siamo chiamate a vivere la vita di amore sino a farci comunione con Dio e con i fratelli, secondo il modello che Cristo ci ha lasciato, e ad imitazione della prima comunità cristiana (cfr.At.2,42) 7. Questo ideale lo vivremo soprattutto in un'intensa e operosa unione a Cristo. Con lui e assieme a tutta l'umanità, ci offriremo al Padre, in docilità allo Spirito, come oblazione viva, santa e gradita a Dio (cfr.Rom12,1), nell'accoglienza umile e serena della sua volontà in qualunque forma si manifesti. Come Gesù e la Madonna ci manterremo aperte al "sì" (cfr.Eb.10,5-9; Lc.1,38) e disponibili al "servizio" per amore (cfr. Gv.13,12-17). 8. Fare comunione con i fratelli significa soprattutto "perdersi" per ritrovarsi in Cristo e farsi con Lui ascolto, disponibilità, dolcezza, rispetto, ponte di incontro, forza unitiva....con le sorelle e i fratelli di ideale, con i familiari e con tutti gli uomini. 9. Pertanto, aiutate efficacemente dallo Spirito Santo che educa il cuore degli uomini e lo mantiene nuovo nell'amore, ci sentiremo impegnate a presentarci in tutto e sempre dalla carità, segno visibile della presenza di Dio che é amore (cfr. 1Gv.4,8). L'amore dominerà quindi tutte le espressioni della nostra vita e apparirà evidente nella testimonianza, espressa mediante la vivacità della donazione, il sorriso, la semplicità, l'accoglienza di tutti gli uomini come fratelli. 10. La vita d'amore così vissuta farà di noi un complemento reale dell'immolazione di Cristo e ci renderà cooperatrici di redenzione all'interno del mondo. Per questa finalità valorizzeremo tutta la nostra vita con le sue gioie e speranze, con il suo peso di lavoro, di fatica e di prova, in comunione con le sofferenze e la morte di Cristo (cfr.Col.1,24). La missione della Compagnia Missionaria "Lo Spirito del Signore é sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunciare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore" (Lc.4,18-19). "Gesù Cristo é stabile principio e centro permanente della missione che Dio stesso ha affidato all'uomo" (RH n.11). 11. La nostra missione, come la spiritualità, nasce e si alimenta al Cuore di Cristo. Il costato trafitto è come un epilogo che riassume ed insieme suggella tutto l'ineffabile mistero dell'amore divino, che si é donato nel Cristo e che nella sua efficacia, perdura perenne nella Chiesa. 12. Chiamate da Dio a collaborare al piano di redenzione del Padre, ci impegniamo a svolgere la nostra missione di amore e di servizio nella Chiesa e nel mondo mediante la nostra vita di consacrate secolari attraverso l'evangelizzazione e la promozione umana. 13. La prima espressione del nostro annuncio evangelico é quella di vivificare con la forza del Vangelo, nello spirito che ci é proprio, l'ambiente in cui viviamo, perché ogni uomo ritrovi se stesso in Cristo. 14. Un'altra fondamentale collaborazione al disegno di Dio è per noi l'attività per la promozione e la liberazione dell'uomo, incrementando all'interno delle strutture temporali, i valori di giustizia, di unità, di speranza, di pace, di solidarietà (cfr.EN nº70). 15. Anche mediante il lavoro professionale, compiuto con competenza e secondo la nostra spiritualità, partecipiamo alla missione della CM. Sull'esempio della vita di Gesù a Nazaret, che ha voluto essere "lui stesso provato in ogni cosa a somiglianza di noi, escluso il peccato" (Eb.4,15), saremo cooperatrici della salvezza di Dio al mondo. 16. La nostra missione si esprime anche attraverso: l'annuncio della Parola di Dio mediante la catechesi, incontri di carattere formativo e di spiritualità, corsi di missioni parrocchiali, preferendo luoghi e persone meno favoriti; il servizio di collaborazione alle giovani chiese e alle terre (Africa, America latina...) che sono campo di missione e dove l'evangelizzazione e la promozione umana sono più urgenti; l'attenzione e il servizio ai fratelli più poveri, agli ammalati, agli emarginati condividendo, se possibile, la stessa situazione di vita; l'animazione cristiana del tempo libero, usando mezzi e iniziative adatte alle esigenze dei tempi. 17. La missione sarà attuata secondo le possibilità e la situazione di vita di ciascuna di noi, dopo aver verificato nella preghiera e nel colloqui con le responsabili dell'istituto le indicazioni che vengono dallo Spirito, anche attraverso gli appelli più urgenti della realtà concreta in cui siamo inserite. Iniziative missionarie che coinvolgono la responsabilità e l'impegno di più missionarie associate o di un intero gruppo saranno sempre assunte e svolte in piena intesa con l'Ordinario del Luogo. 18. La disposizione con cui vivremo la nostra missione sarà di continua comunione con il Padre e con il figlio suo Gesù Cristo, nella grazia dello Spirito Santo, con tutta la chiesa, le sorelle e i fratelli di ideale. Ci lasceremo guidare da Maria perché, ovunque ci troviamo e lavoriamo, possiamo essere testimoni credibili della missione salvifica di Cristo. Capitolo III I MEMBRI DELL'ISTITUTO "Io non sono più del mondo; essi invece sono del mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola come noi" (Gv.17,11). "A voi è affidata questa esaltante missione: essere modello di instancabile impulso alla nuova relazione che la Chiesa cerca di incarnare davanti al mondo e al servizio del mondo" (Paolo VI agli I.S. 2.2.1972). 19. Le missionarie vivono nelle condizioni ordinarie del mondo, assumendo le varie situazioni esistenziali: famiglia, gruppo, lavoro, apostolato come realtà teologiche della propria vita. 20. Ciascuna missionaria, secondo le proprie attitudini e circostanze, é chiamata a vivere la consacrazione totale de se stessa, nella fedeltà alla fisionomia della CM, in una presenza attiva e attenta al mondo. 21. Nel nostra Istituto sono previste tre modalità di vita: da sole, in famiglia, in gruppi di vita fraterna. Tali modalità ritenute costitutive della sua identità e vitalità. Le missionarie sono costituite in gruppi aperti a tutte tre le modalità di vita senza distinzione alcuna. Nel gruppo esse hanno la possibilità di vivere assieme momenti di preghiera, fraternità, verifica, formazione, condivisione. Appartengono alla modalità di vita fraterna coloro che sono chiamate a vivere abitualmente insieme e si rendono maggiormente disponibili alle iniziative e alle esigenze dell'istituto. 22. Le missionarie dei gruppi di vita fraterna, per ripetere con la loro vita l’esempio della Chiesa primitiva e manifestare la fisionomia della CM, cercheremo di: a) vivere tra loro un efficace rapporto di comunione che si esprime in attenzione e solidarietà reciproca per tutte le esigenze della vita quotidiana; b) farsi realmente presenti nell’ambiente in cui vivono, per sentirsene responsabili e dare il proprio contributo di testimonianza e di azione come lo richiede la consacrazione nel mondo. ‘E compito dell’Istituto aiutare i singoli membri ad acquisire: • un’accurata formazione, • un profondo senso della vocazione secolare consacrata, • una solida vita spirituale secondo la fisionomia specifica della CM, • una viva sollecitudine apostolica, • una buona preparazione teologica e scritturistica. Così potranno diventare fermento di Cristo nel mondo. Capitolo IV L’AMMISSIONE NELLA COMPAGNIA MISSIONARIA "In Lui ci ha eletti prima della fondazione del mondo, affiche fossimo santi ed immacolati dinanzi a Lui nell'amore" (Ef.1,4). 24. La CM é una famiglia spirituale aperta a coloro che, chiamate da Dio e guidate dallo Spirito santo, chiedono liberamente di consacrarsi a Dio secondo la sua spiritualità e la sua missione. 25. Le missionarie del Sacro Cuore, convinte che fedeltà e vitalità vanno di pari passo, devono mantenersi coscienti della responsabilità di dare testimonianza gioiosa della scelta fatta. 26. La disponibilità alla vita di comunione e di oblazione é un dono dello Spirito Santo. Ed é la condizione principale, irrinunciabile per entrare nella CM. Altri requisiti si affiancano alla scelta di Dio e la confermano: consapevolezza della chiamata del Signore e volontà di rispondergli in ogni momento della vita; desiderio di una totale consacrazione in un Istituto secolare e in particolare nella CM; spirito apostolico per attuare con la testimonianza e azione l'impegno di evangelizzazione e promozione umana; una psiche equilibrata e salda, indispensabile per superare le prove, particolarmente quelle derivanti dalla solitudine e capace di organizzare responsabilmente la propria vita; un'età capace di decisione in ordine agli impegni della propria vocazione, ogni caso non inferiore ai 18 anni compiuti, che l'aspirante non sia legata con vincoli sacri ad un altro Istituto né da vincolo matrimoniale. 27. Se l'aspirante, dopo aver fatto un periodo di verifica, è decisa ad iniziare il cammino della CM e risponde ai requisiti richiesti, presenta la domanda di ammissione al periodo di Orientamento, tenendo conto del parere di tutte le consacrate del gruppo. Capitolo V LA FORMAZIONE DEI MEMBRI "Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un sapiente architetto io ho posto il fonda-mento: un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova che è Cristo Gesù" (1Cor 3,10-11) "Gli Istituti secolari non potranno assolvere un compito così impo-rtante se i loro membri non riceve-ranno una formazione nelle di-scipline divine e umane, tali da diventare realmente fermento nel mondo per il vigore e l'incremento del corpo di Cristo" (PC. 11). 28. La vocazione di totale consacrazione nel mondo per l'edificazione del Regno, esige un impegno verso la perfezione dell'amore che ha come fondamento e meta il Cristo: "...finché non sia formato Cristo in voi" (Gal.4,19). Ogni missionaria è chiamata, fin dall'inizio, con l'aiuto dell'istituto, ad assumere e a gestire con fedeltà e responsabilità la sua formazione, per rispondere con sempre più efficacia alla missione per la quale Dio l'ha scelta nella CM. 29. La formazione ha come obbiettivo lo sviluppo integrale e unitario della persona secondo le sue capacità e condizioni di vita. Perciò le Responsabili della formazione di base avranno cura di aiutare le interessate a scoprire, potenziare, armonizzare i valori umani e soprannaturali mediante un'educazione costante: all'accettazione serena di se stesse e della propria realtà esistenziale ; a vivere il lavoro di ogni tipo di presenza nella società come mezzi per santificare il mondo dal di dentro, secondo lo spirito della CM; ad un'intensa vita di fede e di comunione con Dio e con i fratelli; al senso ecclesiale e alla missione propria della CM. 30. La preparazione di un'aspirante alla prima emissione dei voti nella CM comprende due periodi distinti: l'Orientamento e il Biennio di Formazione. a) L'Orientamento ha normalmente la durata di un anno, ma può anche essere prolungato Per un altro anno, se fosse necessario, ed ha come scopo quello di aiutare l'aspirante a capire con una certa chiarezza la sua vocazione nella CM. In questo periodo iniziale anche l'istituto e soprattutto la Responsabile della formazione sono chiamati a conoscere l'aspirante e la sua disponibilità a condurre la propria vita secondo lo stile della CM. b) Il biennio di formazione ha la finalità di aiutare l'aspirante a vivere alla sequela di Cristo nell’ordinarietà della vita quotidiana e secondo la grazia specifica della CM. La durata di tale periodo può essere prorogata ma per non più di un anno, qualora nell'interessata non vi sia stata un'assimilazione sufficiente della formazione. Al termine del biennio l'aspirante emette i voti ed é chiamata "missionaria". 31. É compito della Presidente col voto deliberativo del suo Consiglio ammettere le aspiranti al biennio di formazione e alla prima emissione dei voti, previa consultazione della Responsabile della formazione e della Responsabile locale con il suo gruppo. 32. Anche dopo la prima emissione dei voti siamo chiamate a vivere in stato di formazione permanente, per rispondere in modo sempre rinnovato alla nostra consacrazione nel mondo. 33. La CM organizza periodicamente corsi specifici di formazione e di approfondimento della spiritualità. Le missionarie parteciperanno a questi corsi al fine di ravvivare la loro vocazione e per rafforzare il loro senso di appartenenza alla CM. La non partecipazione deve essere motivata da serie ragioni, che saranno sempre verificate con la Responsabile di gruppo. 34. Le Responsabile della formazione sono chiamate ad adempiere la loro missione con competenza e responsabilità, abbinando ad una buona solidità spirituale, la più larga testimonianza di equilibrio, di discernimento, di capacità di ascolto e comprensione delle persone, cosi da essere nella vita modello di ciò che presentano con la parola. 35. Le Responsabili della formazione sono nominate dalla Presidente con il voto deliberativo del Consiglio Cen-trale tra le missionarie di incorporazione definitiva. Durano in carica un triennio, ma possono essere riconfermate per assicurare al loro lavoro il contributo efficace dell'esperienza e della preparazione. 36. L'opera di coloro che hanno la responsabilità della formazione sarà sostenuta e integrata dalla premura di tutte le missionarie. Ciascuna in ogni momento, sentirà il dovere di essere la "parola viva" dello Spirito e degli ideali della CM. Capitolo VI L'INCORPORAZIONE NELLA COMPAGNIA MISSIONARIA "Non ritengo tuttavia la mia vita meritevole di nulla, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di rendere testimonianza al messaggio della grazia di Dio" (Atti 20.24). 37. L'incorporazione nella CM inizia con la prima emissione dei voti di povertà, castità, obbedienza. Per tale atto tutta la vita della missionaria è posta al servizio di Dio e "ciò costituisce una speciale consacrazione che le sue profonde radici nella consacrazione battesimale, e ne è espressione più perfetta (PC nº5). 38. Nella CM i voti rimangono sempre annuali. Essi sono accettati dalla Presidente o da una sua delegata. 39. Durante i primi cinque anni l'incorporazione all'istituto è temporanea. La missionaria esprime annualmente con domanda scritta alla propria Responsabile la volontà di rinnovare i voti. In questo periodo continuerà il lavoro della sua for-mazione e si impegnerà ad attuare in sé gli ideali della CM fino a divenire un'espressione viva, carica di entusiasmo nella missione a cui Dio la chiama. 40. In occasione della sesta emissione dei voti, la missionaria chiederà alla Presidente di essere ammessa alla incorporazione definitiva nell'istituto. Essa così ne sarà membro in senso pieno, rinnoverà i voti ogni anno, senza essere tenuta per questo a presentare domanda alla Responsabile di gruppo. 41. Con la prima emissione dei voti si ha diritto alla voce attiva per le elezioni fatte nell'istituto. Occorre invece l'incorporazione definitiva per essere nominate a rivestire e seguenti incarichi: Presidente, Consigliere Centrali, Responsabili di formazione e Amministratrice Centrale. 42. Spetta alla Presidente col voto consultivo del suo Consiglio ammettere le missionarie alla rinnovazione durante il primo periodo e col voto deliberativo ammettere alla incorporazione definitiva, tenendo conto del parere espresso dalla Responsabile locale, previa consultazione del gruppo interessato. Capitolo VII LA NOSTRA VITA DI CONSACRAZIONE 43. La nostra vita di consacrazione a Dio nella CM mediante i consigli evangelici di castità, povertà, obbedienza, è una risposta alla chiamata di Dio perché realizziamo una somiglianza più integrale all'oblazione di Cristo, alla sua assoluta disponibilità per amore al Padre e agli uomini. 44. L'accogliere questa grazia e il mantenerci nella dis-posizione di unità e di coraggio per esprimerla sempre, ci rende strada a Dio per i fratelli, "un segno che può e deve attirare efficacemente tutti i membri della Chiesa a compiere con slancio i doveri della vita cristiana" (LG nº44). 45. Esprimiamo così il dono di noi stesse a Dio e ai fratelli: nel periodo di incorporazione temporanea "Dio di amore, con gratitudine per il dono che mi hai fatto legandomi a te come speciale proprietà, emetto (rinnovo) i miei voti annuali di castità, povertà, obbedienza, secondo lo Statuto della CM. Fa' di me un'oblazione perfetta a lode della tua gloria e rendimi disponibile ad una comunione di amore con te e con i fratelli. Maria, madre della Chiesa, mi sia modello e guida perché la mia vita diventi un perenne servizio di amore". nel periodo della incorporazione definitiva "Padre dell'amore e della vita che, per mezzo del tuo Spirito, mi hai chiamata a seguire Cristo da vicino per una missione di amore e di servizio nella Chiesa e nel mondo, con piena libertà e totale dedizione mi consacro a te, rinnovando per un anno i voti di castità, povertà, obbedienza secondo lo Statuto della CM. Concedimi, Padre, la tua grazia perché la mia offerta ti sia gradita, e, ad imitazione di Gesù Cristo, per l'intercessione di Maria, tutta la mia vita sia vissuta in comunione con te e con i fratelli". La castità consacrata nel celibato "Ti farò mia sposa per sempre, nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell'amore, ti fidan-zerò a me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore" (Os.2,21-22). "La vostra castità dice al mondo che si può amare con disinteresse e con l'inesauribilità che attinge al cuore di Dio e ci si può dedicare gioiosamente a tutti senza legarsi a nessuno, e avendo cura soprat-tutto dei più abbandonati" (Paolo VI agli I.S. 20.09.1972). 46. La vita di castità consacrata è un "insigne dono della grazia" (PC nº12) che non a tutti è dato (cfr.Mt.19,11). Come il Figlio di Dio scelse uno stato di vita verginale per darsi al Padre e agli uomini con un amore senza riserve, anche noi ci obblighiamo con voto a vivere la castità perfetta nel celibato per il Regno. 47. Il Celibato consacrato è una vita d'amore riempita dll'unico amore di Cristo. È vissuto nella fedeltà solo se c'è assiduità con il Signore attraverso il dialogo nella preghiera, l'ascolto della Parola e la collaborazone fedele agli appelli dello Spirito. 48. Per riferire la nostra esistenza a Cristo e realizzarci nella piena disponibilità a tutti i fratelli, siamo chiamate: a) ad essere di Dio in tutte le espressioni della nostra personalià: l'intelligenza, la volontà, la forza affetiva, il comportamento, l'apostolato, il lavoro, tutto ricercherà sinceramente Dio e il bene dei fratelli; b) a vivere in un'espressione abituale di serenità, di semplicità e di dolcezza per costruire una cordiale comunione di vita prima di tutto nell'ambiente della nostra vita quotidiana; c) a trasformare la vita di castità consacrata in apertura e attenzione creativa ai bisogni dei fratelli. La vita di castità vissuta nella sequela di Cristo e in un crescendo di disponibilità si fa così segno e testimonianza di quella pace e di quella gioia che sono doni di Dio. 49. Coscienti che "noi portiamo questo tesoro in vasi di creta" (Cor.4,7), cureremo anche una serena padronanza di noi stesse mediante una costante purifacazione del nostro modo interiore: pensieri, affetti, desideri.... (cfr.Mc.7,20-21). Dobbiamo inoltre essere attente a quanto può assicurare il nostro equilibrio fisico e psichico: il riposo, la distensione, l'uso di quei mezzi che ci aiutano a mantenere il cuore aperto per tutte le opere di Dio e solidale con tutti i problemi degli uomini (cfr.GS nº1). 50. La nostra donazione trova sostegno anche nel sentire la CM come luogo dove ci si accoglie e ci si aiuta reciprocamente, nel rispetto dela personalità e del cammino di cscuna, nell'attenzione affetuosa e discreta, nella fedeltà alla preghiera le une per le altre. 51. Maria, nella castità più perfetta, è divenuta la porta di Dio disceso tra gli uomini. Ci affideremo tutti i giorni all'amore e alla guida di questa tenera madre per poter, come lei, fare di noi stesse un dono gioioso di Dio agli uomini. La povertà evangelica "Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà" (2 Cor. 8,9). "La vostra povertà dice al mondo che si può vivere tra i beni temporali e si può usare dei mezzi della civiltà e del progresso, senza farsi schiavi di nessuno di essi" (Paolo VI agli I.S. 20.09.1972) 52. La povertà liberamente abbracciata, secondo le dete-rminazioni e lo spirito dello Statuto, ci aiuta a vivere nel distacco affettivo ed effettivo dai beni materiali, immettendoci nell'opera di grazia del nostro Signore Gesù Cristo, il quale "venne per servire e non per essere servito" (Mt.20,28) e riservò ai "poveri in spirito" la prima beatitudine del suo Regno (cfr. Mt.5,2). Pertanto la povertà, abbracciata e vissuta in autenticità, è un alimento impareggiabile della vita di fede e di amore. 53. Con il voto di povertà, pur conservando la proprietà e la gestione dei beni personali, ci obblighiamo all'uso degli stesi in maniera limitata, curando in tutto uno stile di vita sobria; dipendente, determinando con la Responsabile di gruppo i criteri di tale sobrietà e verificando periodicamente con la stessa la nostra fedeltà, secondo quanto stabilito nel regolamento di vita. Le missionarie che vivono in gruppi di vita fraterna, per promuovere la pienezza della comunione fraterna e sull'esempio della Prima comunità cristiana, esprimono la povertà anche mettendo in comune il guadagno del loro lavoro. 54. Le spese "straordinarie", definite tali da Consiglio Centrale, possono essere compiute in aderenza al voto di povertà, solo con il consenso della Presidente o, in caso urgente, dalla Responsabile locale che, però, appena possibile informerà la Presidente. 55. Anche l'Istituto, per sostenere spiritualmente i suoi membri e offrire una testimonianza comunitaria di povertà, cercherà di evitare il superfluo nella sua vita interna e l'inutile grandiosità nelle realizzazioni di servizio. 56. La nostra povertà, vissuta alla sequela di Cristo, ci chiede uno stile di vita veramente povero nei desideri e nelle manifestazioni concrete, in ciò che è apertamente controllabile e in ciò che solo Dio sa cogliere. Anche la vita di povertà è voluta e attuata per servire l'amore. Perciò in spirito di povertà e per favorire la carità: a) ci manterremo nella fatica di tutti, evitando l'evasione dagli obblighi comuni e ogni forma di privilegio. Questo ci chiede di svolgere anzitutto con onestà, dedizione e competenza il lavoro e le mansioni affidateci; b) vivremo la solidarietà con i fratelli più poveri. L'aver scelto di essere più vicini a Cristo, venuto per evangelizzare i poveri, ci chiede di accogliere nella nostra vita il grido delle loro necessità e di calarci nella semplicità e nell'indigenza della loro situazione; c) condivideremo, a cominciare da chi ci è più vicino: il nostro tempo, le possibilità dell'intelligenza, la capacità di amare e di farsi amare, la gioia dell'amicizia e gli stessi beni materiali. 57. Il rimanere al proprio posto, con serenità di spirito e di volto, anche quando è necessario molto sacrificio, il saper vedere ciò che deve essere fatto per prevenire la preoccupazione e fatica altrui, è un buon esercizio di povertà materiale e spirituale. Accetteremo con serenità la povertà dei nostri limiti personali, familiari, comunitari e sociali, per servire Dio e i fratelli secondo le possibilità ricevuto (Cfr.Mt.25,14-30). Così vivremo aperte alla beatitudine evangelica di coloro che soprattutto in Dio ripongono le risorse del loro coraggio e della loro speranza. L'obbedienza evangelica "Pur essendo figlio, imparò l'obbedienza dalle cose che patì e reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono" (Eb.5,8-9). "La vostra obbedienza dice al mondo che si può essere felici pur senza fermarsi in una comoda scelta personale ma restando pienamente disponibili alla volontà di Dio, come appare dalla vita quotidiana, dai segni dei tempi e dalle esigenze di salvezza del mondo d'oggi" (Paolo VI agli I.S. 20.09.1972). 58. La totale disponibilità a Dio, e ai fratelli nella vita d'amore trova per la missionaria un'attenzione piena nell'esercizio dell'obbedienza. Come l'obbedienza di Cristo, così la nostra obbedienza è comunione con la volontà del Padre e attua il "sacrificio spirituale" di noi stesse nelle condizioni ordinarie della vita. Così ripetiamo l'oblazione del Verbo che entrando nel mondo disse al Padre: "Ecce venio" ela risposta di Maria dinanzi al progetto di Dio: “ecce Ancilla”. Questa disposizione ci aiuterà ad immergerci nella pienezza del mistero di Cristo il quale “umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil.2,8) 59. Con il voto di obbedienza nella CM ci vincoliamo ad obbedire alle Responsabili dell’Istituto, con spirito di iniziativa e di responsabilità personale, quando ci danno comandi espliciti nell’ambito dello Statuto richiamandoci alla consacrazione. Le Responsabili faranno uso di tale facoltà secondo il dinamismo della carità di Cristo e nel pieno rispetto del progetto che Dio Amore ha su ciascuna missionaria e sull’intero Istituto. 60. La nostra obbedienza ci aiuterà ad acquisire un’attenzione costante per ricercare umilmente la volontà di Dio che si manifesta: a) nella sua Parola, nelle ispirazioni dello Spirito, nella voce del Magistero della Chiesa; b) nel lavoro, negli avvenimenti, negli appelli che ci vengono dalla nostra situazione di vita, nei segni dei tempi; c) nelle norme del nostro Statuto e nelle direttive delle responsabili. 61. Ricercheremo la volontà di Dio anche insieme alla Responsabile di gruppo, per verificare periodicamente la nostra vita di obbedienza ed essere aiutate a realizzare le nostre scelte concrete secondo il progetto di Dio, in particolare quando si tratta di scelte che comportano un sensibile cambiamento nelle nostre attività. Tale verifica sarà attuata in corresponsabilità e caratterizzata da un dialogo leale, umile e sempre aperto alla fiducia reciproca. Rientra nell'esercizio dell'obbedienza esprimere anche le possibilità che si incontrano nel vivere gli impegni della consacrazione secondo le linee contenute nello Statuto. 62. La pratica dell'obbedienza a volte ci potrà domandare un profondo sacrificio di noi stesse. Ma questo ci farà un complemento reale dell'immolazione di Cristo il quale "imparò mediante la sofferenza, che cosa significhi obbedire" (Eb.5,8). Per questo è necessario, alla luce del mistero Pasquale di morte e di risurrezione, saper trovare sempre ciò che rinnova il pieno significato della nostra consacrazione a Dio, ad imitazione di Cristo che è venuto per servire e dare la vita per i fratelli. 63. Anche l'incontro tra noi missionarie ha un ruolo importante nell'educazione all'obbedienza, così come alla castità e alla povertà. La ricerca comune nella preghiera, nel dialogo fraterno, nell'ascolto e nell'apertura serena e sincera le une alle altre, favorisce la scoperta e l'accettazione del piano d'amore di Dio su ciascuna, sul gruppo, sull'intera famiglia a servizio della Chiesa. Capitolo VIII LA NOSTRA PREGHIERA "Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che sia conveniente domandare, lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio" (Rom.8,26-27). "Ecco la generazione che cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe" (Sal.24,6). 64. La preghiera, dialogo di amore con Dio, resta per noi un mistero vitale che ci interpella. Consapevoli che nell'assiduità alla preghiera (cfr.1,14), si alimenta la fecondità alla vita di consacrazione e la fecondità della vita della nostra missione, ci abbandoniamo alla guida dello Spirito Santo perché ci conduca ad una comunione sempre più viva con il Padre e con i Fratelli. 65. La nostra preghiera dovrà anche scaturite dal senso profondo della nostra missione di amore e di servizio nella Chiesa e nel mondo. Sarà essa ad aiutarci a scoprire l'amore operante di Dio nella storia a fare nostre le inquietudini degli uomini e la loro sete di speranza. 66. Nel compimento coscienzioso e sereno dell'attività temporale e apostolica, la contemplazione sarà un atteggiamento dominante nella vita di chi ha dato l'adesione alla CM. 67. Anche se immerse in un'intensa attività, dovremo saper trovare spazi e tempi sufficienti di preghiera che ci aiutino a rimanere in una disposizione abituale di comunione con Cristo, per lasciarci coinvolgere nel suo mistero di amore e di oblazione. 68. I momenti privilegiati della nostra preghiera sono: a) la partecipazione al Sacrificio Eucaristico che ha una potenza unica per rafforzarci nell'amore. In Cristo Eucaristia "segno di unità, vincolo di carità", costruiamo la comunione con Dio e con i fratelli; b) l'adorazione di Gesù Eucaristia per contemplarlo nella gratuità del suo amore, per unirci alla sua oblazione e pregarlo a nome di tutti gli uomini; c) la meditazione della Parola di Dio e la recita delle ore liturgiche: in particolare Lodi e Vespri; d) uno spazio di tempo vissuto in comunione con Maria per esprimere il nostro amore e rinnovarle la nostra consacrazione. 69. La nostra preghiera comprende anche tempi più prolungati quali il ritiro mensile, gli esercizi spirituali annuali, partecipando possibilmente a quelli organizzati dall'istituto, per una ripresa interiore e per un'esperienza di fraternità e condivisione. 70. Una particolare importanza daremo al sacramento della Riconciliazione a cui ci accosteremo con frequenza, come momento di incontro con l'amore misericordioso di Dio che ci rigenera a creature nuove capaci di comu-nione, di amicizia, di gratuità e di dono. 71. Perché la nostra preghiera diventi contemplazione continua di Dio, presente nel nostro intimo e nelle nostre situazioni ordinarie di vita, ci educheremo al silenzio interiore e all'ascolto, come condizione indispensabile per un vero incontro di amore. Ci é di guida Maria che consumò la sua missione nel silenzio di Nazareth (cfr. Lc 2,52) e attuò la dimensione sociale del suo servizio a Dio nell'ordinarietà della sua vita quotidiana. Capitolo IX LA COMUNIONE FRATERNA NELLA COMPAGNIA MISSIONARIA "Vivendo secondo la verità della carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di Lui, che é il capo, Cristo, dal quale tutto il copro, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità" (Ef. 4,15-16). "La carità non abbia finzioni... amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda... Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, premurosi nell'ospitalità... Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un'idea troppo alta di voi stessi. Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti" (Rom,12,9-18). 72. La consacrazione a Dio nella CM, con l'emissione dei voti di castità, povertà, obbedienza, ci immette in una nuova famiglia dove l'amore vuole essere il criterio assoluto di vita e di relazione. L'unione del Padre, del Figlio nello Spirito Santo costituice il modello e la fonte della nostra vita di comunione. 73. Costruiremo la comunione solo se unite a Cristo e alla fonte inesauribile del suo Cuore. Da qui scaturiscono le espressioni concrete della vita di comunione che sono: ascolto, accoglienza, comprensione, perdono, dialogo, corresponsabilità nei confronti di tutti gli uomini, ma in particolare di coloro con cui si svolge il nostro rapporto quotidiano. 74. La vita di comunione, prima che altrove, deve concretizzarsi all'interno della CM. Il gruppo é la prima cellula della comunione fraterna. I rapporti vicendevoli, per essere nell'autentica esigenza del Signore e nella grazia nella comune vocazione, devono intonarsi alle norme che San Paolo ha tracciato per la prima comunità di Roma (cfr.Rom 12,9-18). La nostra comunione si stenderá oltre ai confini del gruppo di appartenenza, per una condivisione dei beni spirituali e materiali con gli altri gruppi della CM. 75. Qualora venissimo a conoscenza di una situazione a cui una sorella non puó far fronte da sola, sia nel campo dello spirito che della vita materiale, ci impegneremo ad offrire tutto il nostro contributo di comprensione e di solidarietá concreta. 76. La nostra carità si farà disponibilità e serenità di rap-porto soprattutto con la missionaria ammalata. Con tatto e pazienza bisognerá aiutare la missionaria colpita da qualche infermità a mantenersi fiduciosa e a sentirsi, nella propria sofferenza offerta in unione all'oblazione di Cristo, piú che mai inserita nella sua vocazione. 77. Consapevoli che questa vita di comunione non è priva di tensioni, di rotture, di difficoltà, dovute all'egoismo e alla debolezza umana, dobbiamo sentire una continua esigenza di conversione, alimentata dal sacramento della Riconciliazione e dal perdono scambievole (cfr. Col.3,1). 78. Maria che ha vissuto intensamente il dono dell'unione con Dio e con i Fratelli, si fa "modello ispiratore" (Paolo VI) della nostra vita fraterna. Con lei che "serbó fedelmente la sua unione col Figlio fino alla croce" (LG nº58) vivremo gli impegni della comunione anche quando essi richiedono l'immolazione di noi stesse. Capitolo X USCITA E DIMISSIONE DALLA COMPAGNIA MISSIONARIA "Anche noi dunque, circondati da un cosi gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede" (Eb.12,1-2). 79. La nostra consacrazione mediante i consigli evangelici nella CM comporta il dono totale e per sempre di noi stesse a Dio e ai fratelli. Qualora però una missionaria sentisse di non essere chiamata a continuare il cammino scelto, dopo serio discernimento, fa domanda alla Presidente di lasciare l'Istituto. Se la missionaria è di incorporazione temporanea, la Presidente col voto deliberativo del suo Consiglio può autorizzare per un motivo grave a lasciare la CM anche prima della scadenza annuale dei voti. Se invece é di incorporazione definitiva, la Presidente, col voto deliberativo del suo Consiglio, inoltra in ogni caso la domanda dell'interessata alla Sede Apostolica. Ricevuto l'indulto di lasciare l'Istituto, cessano per la missionaria tutti i vincoli, i diritti e gli obblighi derivanti dall'incorporazione stessa. 80. La decisione verrà presa dopo preghiera assidua, profonda riflessione e dialogo paziente tra l'interessata e le Responsabili dell'Istituto, perché sia espressione di un disegno di Dio che orienta altrove le capacità di bene della missionaria. 81. La dimissione di una missionaria durante l'incorporazione temporanea o dopo l'incorporazione definitiva avverrà per le cause e secondo la procedura previste dal diritto comune (cfr.CIC can.729 e quelli ivi indicati). 82. Qualora uscisse o fosse dimessa dall'Istituto una missionaria che si dedica a tempo pieno al suo servizio, la CM l'aiuterà a ricercare una conveniente sistemazione di vita. Anche dopo l'uscita o dimissione, sia la missionaria che la CM si sentiranno impegnate a conservare serenità di rapporti e reciproca carità. Capitolo XI RESPONSABILI E LORO SERVIZIO "Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio perché come ho fatto io facciate anche voi. In verità in verità vi dico: un servo non è più del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati, se le metterete in partica" (Gio.13,14-17). 83. Ogni missionaria deve sentirsi partecipe della vita intera della CM. Spetta però in modo in modo particolare alle Responsabili riconoscere e convogliare nella testimoninza specifica e diversi doni che lo Spirito distribuisce come vuole. 84. Alla Vergine Santissima è stata affidata la CM. Coloro che sono chiamate ad assumere la guida, si lascino condurre da Maria, sicure che potranno obbedire con lei allo Spirito Santo e mostrare a tutti e in tutto Gesù. 85. Il corpo direttivo della CM è costituito da - l'Assemblea Generale - la Presidente e il suo Consiglio - le Responsabili locali. L'Assemblea Generale 86. L'Assemblea Generale è la massima autorità collegiale. È convocata: a) ordinariamente: ogni sei anni e in caso di vacanza dell'ufficio della Presidente - per eleggere la Presidente, i membri del Consiglio Centrale e l'Amministratrice Centrale; - per esaminare e possibilmente risolvere, nella luce di Dio, i problemi di maggior rilievo circa la vitalità, lo sviluppo e la missione della CM in armonia con gli insegnamenti della Chiesa e con le esigenze della realtà storica in cui l'Istituto opera; b) straordinariamente: quando ragioni gravi ed urgenti, a giudizio della Presidente e del suo Consiglio. 87. La convocazione dell'Assemblea Generale sia ordinaria che strordinaria, con determinazione esatta del luogo e della data di celebrazione, è fatta dalla Presidente e, in sua mancanza dalla Vice, con voto deliberativo del suo Consiglio. La Presidente potrà indicare quanto, a suo parere, sarebbe opportuno compiere dalle singole missionarie e dai gruppi come preparazione spirituale all'assemblea. All'azione degli uomini infatti mancherebbe il meglio senza l'assistenza di Dio. 88. Partecipano di diritto all'Assemblea Generale: il padre Fondatore della CM la Presidente e membri del Consiglio Centrale, l'Amministratrice Centrale le Responsabili di gruppo in base a quanto stabilito dal Regolamento di vita. Per elezione vi partecipano coloro che vengono scelte secondo le norme esposte nel Regolamento di vita. Le partecipanti elette non devono essere di numero inferiore alle partecipanti di diritto. Chi ha convocato l'Assemblea, ne dirigerà lo svolgimento fino alla elezione della nuova Presidente. 89. Nella votazione per le elezioni della Presidente è richiesta la maggioranza assoluta nei primi tre scrutini. Se questa non è stata raggiunta, si passa al ballottaggio, ossia si limitano i voti alle due candidate che nel terzo scrutinio ne hanno raccolto un numero maggiore. Durante questa operazione le due parti in causa hanno solo voce passiva. Se il quarto scrutinio si risolvesse con parità di voti, risulterà eletta la candidata più anziana di consacrazione e, se anche questa fosse pari, la più anziana di età. Per l'elezione invece dei membri del Consiglio Centrale e dell’Amministratrice Centrale, occorre la maggioranza assoluta nei primi due scrutini, nel terzo basta la relativa. A parità di voti, prevale l'anzianità di consacrazione e poi di età. 90. Nella votazione per l'approvazione delle decisioni dell'Assemblea è necessaria la maggioranza assoluta dei voti validi, dirimibili dalla Presidente in caso di parità al terzo scrutinio. 91. L'Assemblea Generale può apportare modifiche al Regolamento di vita in ragione di tempi e di esigenze mutate, sempre in conformità con lo Statuto. Tali modifiche avranno valore se decise con la maggioranza qualificata dei due terzi dei voti. Pur avendo cura di rimanere fedeli allo Spirito di origine per il bene della Chiesa e per la stessa famiglia, qualora fosse necessario introdurre dei cambiamenti nello Statuto, occorre la maggioranza di almeno due terzi e la ratifica della sede Apostolica che l'ha approvato. La Presidente e il suo Consiglio 92. La Presidente rappresenta ufficialmente la CM, ne garantisce l'unità di indirizzo e si impegna nel servizio di animazione e di presenza ai gruppi. La Presidente viene eletta dall'Assemblea Generale a norma dello Statuto. Tale ufficio richiede una buona esperienza di vita nella CM. Sarà chiamata a questo incarico la missionaria che, per la sua formazione e per le sue doti, dá affidamento di una direzione saggia, attiva e santificatrice. Essa deve essere di incorporazione definitiva già da un certo tempo ed aver compiuto 35 anni di età. Compito precipuo della Presidente è quello di animazione dell'Istituto e di promuovere iniziative atte ad accrescere la fedeltà al Vangelo, alla Chiesa, alla CM. A lei inoltre spetta di visitare i gruppi, di persone o a mezzo delegata. 93. Nel compimento della sua missione, la Presidente è aiutata dal Consiglio Centrale composto da quattro Consigliere elette dall'Assemblea Generale. La prima eletta fungerà da Vice. Ella ha il compito di collaborare più direttamente con la Presidente. Nel caso che la Presidente venisse in qualsiasi modo a mancare, la Vice assumerà la direzione della CM a tutti gli effetti e convocherà l'Assemblea Generale perché entro un anno si proceda alla elezione della nuova Presidente. 94. Perché il loro servizio di animazione e di presenza ai gruppi si svolga con assiduità ed efficacia, è opportuno che la Presidente e la Vice siano o possano rendersi disponibili a tempo pieno. Le altre Consigliere devono essere in grado di dare il proprio contributo di lavoro, richiesto dalla responsabilità del loro incarico. 95. I membri del Consiglio collaboreranno con la Presidente all'animazione e al governo della CM con senso di responsabilità e con spirito di servizio. Hanno voto deliberativo nei seguenti casi: ammettere le aspiranti al Biennio di Formazione e alla prima emissione dei voti; le missionarie all'incorporazione definitiva; nominare le Responsabili di formazione; procedere alla costituzione di un gruppo; convocare l'Assemblea Generale, sia ordinaria che straordinaria; sostituire, dopo aver consultato tutti i gruppi CM, un membro del Consiglio Centrale o l'Amministratrice Centrale, fino alla sucessiva Assemblea elettiva, quando o per malattia o per altre gravi ragioni non potessero compiere il loro mandato; convocare la consulta delle Responsabili; autorizzare il passaggio di una missionaria da una all'altra modalità di vita; a lasciare l'Istituto secondo quanto stabilito al nº79 del presente Statuto; autorizzare l'Amministratrice Centrale ad atti di acquisto e di alienazione circa i beni mobili e immobili dell'Istituto, e a stipulare contratti, debiti, prestiti o altre obbligazioni. 96. La Presidente e i membri del Consiglio Centrale durano in carica sei anni. Possono essere rieletti solo per un secondo periodo di eguale durata. Le Responsabili locali 97. È compito della Presidente, con il voto deliberativo del suo Consiglio, procedere alla costituzione di un gruppo. L’animazione e il governo di un gruppo sono affidati ad una Responsabile scelta tra le missionarie del Gruppo ed è eletta dalle stesse missionarie. La conferma +e fatta dalla Presidente col voto consultivo del suo consiglio. L’incarico ha durata di u triennio, ma può venire rinnovato per un uguale periodo. 98. La Responsabile di gruppo è chiamata ad essere soprattutto strumento di comunione e di autenticità, mediante una serena disponibilità alla comprensione e al servizio per favorire la crescita e l’unità del gruppo. Svolge il suo impegno in collaborazione con tutte le missionarie del gruppo stesso. Quando si devono prendere decisioni che riguardano il gruppo e quando si tratta di ammettere nuove aspiranti all’Orientamento o di valutare il cammino di chi è già in formazione, la Responsabile di gruppo è tenuta a chiedere il parere delle missionarie di incorporazione definitiva. 99. Per rendere più operante la comunione fraterna e per una presa di coscienza dei problemi del gruppo, di ciò che vive, delle iniziative da attuare, la Responsabile promuoverà periodicamente “incontri di famiglia” a cui partecipano missionarie e aspiranti. Le Amministratrici dei beni nella CM 100. L'Istituto ha la capacità di possedere e amministrare beni immobili e mobili, a norma del diritto comune e del presente Statuto. I beni materiali nella CM sono una necessità: - per il mantenimento e lo sviluppo dell'Istituto, - per il compimento della sua missione. Però nel possesso e nell'uso degli stessi dovrà essere evitata ogni forma di attaccamento, di ricercatezza, di superfluo, secondo lo stile di sobrietà proprio della CM. 101. Le missionarie nell'Istituto hanno la responsabilità di amministrare i beni sono: l'Amministratrice Centrale e le Amministratrici locali. Tutte devono considerarsi "incaricate" di trattare ciò che è della CM. Svolgendo il loro compito attraverso un'amministrazione prudente, ordinata, attenta ai valori della giustizia, della povertà evangelica e della carità che si fa solidarietà concreta verso i poveri (cfr. St.nº56b). Tutti gli atti relativi all'acquisto, al possesso e all'amministrazione dei beni materiali, devono essere compiuti nel rispetto delle leggi civili, ecclesiastiche e proprie dell'Istituto. 102. L'Amministratrice Centrale opera secondo le direttive della Presidente e del suo Consiglio e collabora con loro anche per promuovere tra i gruppi la condivisione dei beni per un'autentica comunione fraterna. Annualmente, e ad ogni richiesta, presenterà il bilancio generale e la relazione del lavoro compiuto: il Consiglio Centrale farà le sue osservazioni e procederà o meno all'approvazione. 103. È compito dell'Assemblea Generale ordinaria eleggere l'Amministratrice Centrale secondo i criteri di attitudine, di capacità, e soprattutto di preparazione per tale incarico. Il suo mandato dura sei anni e può essere rinnovato per una seconda volta, dato che l'esperienza e le conoscenze hanno un particolare rilievo nello svolgimento della sua attività. Essa sarà chiamata a partecipare alle sedute consiliari in cui vengono trattati problemi inerenti al suo ufficio e in tal caso ha diritto di voto. 104. L'amministrazione dei beni del gruppo è affidata all'Amministratrice locale. L'elezione è fatta dal gruppo delle missionarie, è confermata dalla Responsabile di gruppo ed è comunicata alla Presidente. Essa svolge il suo compito con il consenso della Responsabile e in collaborazione con il gruppo, favorendo espressioni concrete di povertà all'interno del gruppo stesso e nell'ambiente dove le missionarie sono inserite. Ogni semestre invierà all'Amministratrice Centrale il bilancio, dopo che questo è stato approvato e corredato dagli eventuali rilievi dal gruppo stesso. L'incarico dell'Amministratrice locale è triennale ma può essere rinnovato per un secondo triennio. 105. La via tracciata dal presente Statuto, approvato dalla Sede Apostolica, è quella che ci indica la risposta che dobbiamo dare alla vocazione che abbiamo accolto. Per questo la vogliamo seguire con fedeltà, generosità e gioia. “Perdete tutto ma non perdete la carità" (P. Albino)
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
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