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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 13 / 11 / 2018
    CONSIGLIO CENTRALE
    28 gennaio - 2 febbraio 2019, a Bologna... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSEJO CENTRAL
    28 de enero - 2 de febrero 2019, en Bolonia... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    CONSELHO CENTRAL
    28 de janeiro - 2 de fevereiro de 2019, em Bolonha... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La Presidente in Guinea Bissau
    Martina visiterà il gruppo della Guinea dal 6 dicembre 2018 al 9 gennaio 2019. La accompagniamo con... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    A Presidente em Guiné Bissau
    A Martina visitará o grupo da Guiné, de 6 de dezembro 2018 a 9 de janeiro 2019. Acompanhamo-la com... Continua
  • 13 / 11 / 2018
    La presidenta en Guinea Bissau
    Martina visitará el grupo de Guinea desde el 6 de diciembre 2018 al 9 de enero 2019. La acompañamo... Continua
gesù mite e umile di cuore
 
La contemplazione del Cuore di Gesù, lo sguardo di fede, fugace ma intenso di desiderio, che rivolgiamo di frequente alla sua immagine, lentamente ci conducono a farci copia dei suoi sentimenti e della sua disponibilità. Nella fedeltà quotidiana all’impegno di preghiera, questa disponibilità si allarga e si consolida. Al punto da renderci “adulti” in Cristo, testimoni limpidi ed entusiasti delle disposizioni del suo cuore, particolarmente di quelle che sono più efficaci di ammirazione e di grazia: l’amore misericordioso, la giustizia, lo zelo, la volontà di pace…. E’ la nostra missione: fare del Cuore di Cristo, il cuore nostro e il cuore del mondo. Qualunque sia il posto dove viviamo, qualunque attività che rientra nei doveri della nostra quotidianità, in famiglia, nel lavoro, nell’ambiente ecclesiale o sociale… noi dobbiamo presentarci impregnati dello spirito del Cuore di Gesù e tutti, indistintamente tutti, devono coglierne il fascino nella costanza della nostra visione di fede, nell’apertura all’ottimismo e alla speranza, nella disponibilità all’accoglienza, nella “caparbietà” serena a risolvere tutto nella giustizia e nella carità. La liturgia della Chiesa ha scelto questa pagina come brano evangelico proprio della solennità del Sacro Cuore dell’anno A. Rileggiamola insieme: “In quel tempo Gesù disse: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenute nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Si, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”. (Mat. 11, 25-30). Indubbiamente il Vangelo di Matteo ci pone di fronte a un brano molto originale, in cui meritano attenzione per “le cose che sono state dette” e “come” sono dette. Ne rileviamo in particolare, due: - l’esclamazione di giubilo e di benedizione al Padre per lo stile con cui Egli conduce il cammino della redenzione del mondo; - l’invito a seguire il suo esempio di mitezza e di umiltà. E questo, nonostante che Egli abbia appena affermato di essere maestro “assoluto” e “necessario” per l’addentramento dell’uomo nella conoscenza del mistero di Dio. Potremo concludere che, prima dell’intelligenza, preme a Gesù il nostro cuore. E’ lì che Egli vuole, soprattutto, collocare l’amore e la pace di Dio. L’esclamazione di giubilo di Gesù Ci colpisce la confidenza con cui Gesù si rivolge al Padre. Capovolge la mentalità e l’uso, fino allora seguiti dal popolo Ebreo, che aveva relegato la grandezza e l’onnipotenza di Dio in un mondo tutto suo, inaccessibile ai limiti umani. Al punto che il pio israelita non si permetteva nemmeno di pronunciare il nome di Dio. Gesù, con il suo esempio, abbatte le barriere della inaccessibilità dell’uomo a Dio e ci insegna che Dio è il Padre buono e misericordioso, sempre aperto all’accoglienza. Il Padre che soprattutto ama e vuole essere amato. Il Padre a cui piace immensamente il nostro linguaggio e il nostro atteggiamento filiale. Del resto è Lui stesso che ci instrada su questo rapporto di semplicità. Gesù lo benedice perché rivela le cose della sapienza di Dio. I misteri del suo amore non sono appannaggio riservato ai dotti, ai grandi della terra, ma dono di amore e di infinita benevolenza per i piccoli. Così i piccoli, nel criterio di Dio, diventano il prototipo di coloro che Egli ama. E Gesù dice ai “grandi” che devono convertirsi e farsi nello spirito come loro. Diversamente non troveranno posto nel regno dei cieli… Imparate da me! “Imparate da me che sono mite ed umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime”. Con queste parole Gesù si proclama “maestro di vita”. Maestro di tutti, perché tutti hanno incontrato e incontrano sulla strada della vita il volto sfigurato della fatica e della tribolazione, perché tutti fanno esperienza quotidiana della ingenita debolezza che li spinge sotto la schiavitù del peccato e della morte (cfr. Rom. 5,12). Gesù, come il Padre, vuole far giungere a tutti i tribolati il suo amore che solleva e che salva. Ma è strana, per la mentalità umana, la strada che Egli sceglie per farsi nostro sollievo: “Imparate da me che sono mite ed umile di cuore”. Con due aggettivi Gesù caratterizza il suo comportamento e ci assicura che, se lo imiteremo, troveremo un profondo beneficio di spirito. La mitezza: è il comportamento che dona un fascino straordinario alla persona di Gesù. La sua bontà, la sua accoglienza, la sua disponibilità a tutti, la capacità illimitata di comprendere, di perdonare, di aiutare, di soccorrere ogni sorta di calamità…. Fa accorrere a lui le moltitudini persuase che in lui “è Dio stesso che ha visitato il suo popolo” (Lc.7,16). La via della mitezza è un obbligo irrinunciabile per chi segue i passi di Gesù. Egli è stato molto esplicito nel suo insegnamento: il nostro volto presenterà al mondo l’autenticità del suo volto, solo se ci manterremo sulla linea della sua bontà… La mitezza, per espandersi in tutte le sue esigenze ha bisogno assoluto di sbocciare e mantenersi nel terreno dell’umiltà . Per questo Gesù, pur dichiarandosi guida necessaria a Dio, non trasborda mai nell’insofferenza dei limiti e delle debolezze umane. Ne condivide volentieri il peso e dove è necessario si mostra medico paziente e generoso che sa rimetterci fino… al sacrificio stesso della vita, senza mai darsi l’aria di chi vive su un gradino superiore. Anzi! La sera dell’ultima Cena, racconta l’Evangelista Giovanni, nel mezzo del pasto “Gesù si alzò da tavola, depose le vesti, si cinse di un asciugatoio e, versata dell’acqua in un catino, cominciò a lavare i piedi dei discepoli”. Il gesto di Gesù, sul piano sociale era un gesto rivoluzionario che rovesciava i comportamenti abituali, i normali rapporti tra maestro e discepoli, tra padrone e servi. Sul piano della fede era addirittura un gesto sconvolgente, assolutamente impensabile: Dio che si inginocchiava davanti all’uomo. Certo l’atto compiuto da Gesù suscitò meraviglia e gli apostoli sorpresi, si saranno domandati che cosa intendeva significare la novità di quell’atteggiamento. Gesù stava per consegnare alla sua Chiesa il testamento di umiltà e di servizio che aveva contraddistinto tutti i momenti della sua vita e che, se accolto e seguito, avrebbe inserito i suoi seguaci nello stile specifico di Dio e, come Dio, li avrebbe fatti beati. Il mio augurio per la solennità del Sacro Cuore Oso auspicare che l’imitazione di Gesù “mite e umile di cuore” divenga la nostra beatitudine e il modo semplice, trasparente con cui soprattutto vogliamo esprimere la nostra donazione e il nostro servizio al carisma che lo Spirito santo ha posto nelle mani della nostra Famiglia. Ci conduca a questa grazia l'imminente Solennità della festa del Sacro Cuore di Gesù. ( dagli scritti di p. Albino Elegante - Solennità del Sacro Cuore 1996)
piccola grande donna
 
Ricordo di Lucia Di Bonito, familiaris di Bologna Febbraio 1984: Camilla e io animiamo la missione popolare a Poggetto di S. Pietro in Casale, “due passi” a nord-est di Pieve di Cento. In un incontro serale, mi trovo per la prima volta davanti ai volti sorridenti e comunicativi di due napoletani trapiantati in terra bolognese, Lucia e Mimmo, e ascolto con piacere gli interventi vivaci e carichi di fede di lei. È simpatia a prima vista, per me, ma per loro io non sono nuova. Mi dicono di avermi vista alla missione di Pieve di Cento, l’anno precedente. Anche in quell’occasione, pur non essendo della parrocchia, hanno partecipato e hanno conosciuto la missionaria Annamaria. Scopro due persone innamorate della vita. Non hanno figli e qualche anno prima hanno scelto di dare famiglia e amore a due sorelline gemelle che vengono date loro in affido. Nel loro cuore alberga il desiderio di arrivare all’adozione. Novembre 1991: nuova missione a Poggetto e ritrovo Lucia e Mimmo, ma stavolta portano il peso di una sofferenza. Le due ragazzine sono state loro tolte, per incomprensioni con i servizi sociali. Condividere con loro questo dolore e la speranza che coltivano fa crescere e rende sempre più salda la nostra amicizia. Nel 1993, alcuni amici, incontrati in altre missioni popolari in diocesi di Bologna, chiedono di fare il percorso formativo per diventare familiares della Compagnia Missionaria. Mi sembra che sia una proposta adatta anche per Lucia e Mimmo. Ne parlo con loro che accettano con entusiasmo. L’amicizia si avvia a diventare appartenenza alla stessa famiglia. Diventano familiares effettivi e cresce la passione di Lucia per l’annuncio della Parola di Dio, che approfondisce sempre di più con vari strumenti e corsi. E matura la disponibilità a partecipare alle missioni popolari. La prima volta a Cittadella (PD), nel 1994. Un’esperienza che per lei è un dono grande e entusiasmante. E anche per noi. Ormai ci lega un’amicizia che sa di fraternità, di condivisione di un carisma e della stessa passione per l’annuncio del Vangelo, di complicità e grande affetto. E programmiamo anche la sua partecipazione alla missione di Viareggio, nel maggio 1995, invece non ci sarà, perché deve sottoporsi a un intervento per asportare un tumore al seno. Quando vado a trovarla in ospedale, mi dice con un sorriso, indicando l’immagine del Crocifisso dal cuore trafitto: “Sai? Adesso assomiglio un po’ a Lui: ho il costato ferito come il Suo. E sono serena”. La situazione è grave, ma Lucia affronta serenamente cicli e cicli di terapie con tutto ciò che comportano… e un anno dopo, con gratitudine straripante, è alla missione di Olmo e S. Luca (PD). Quindi in settembre è a Maserà (PD), in novembre a Bologna, nelle parrocchie di S. Paolo Maggiore e di S. Girolamo. E a gennaio 1997 è a S. Antonio Abate, nella parrocchia del Buon Consiglio. Vent’anni fa. C’è ancora chi la ricorda. Ed è naturale: non si dimentica uno scricciolo di donna che avvicina le persone con un sorriso semplice e disarmante e parla di Dio con un entusiasmo coinvolgente. Facilmente viene scambiata per una ragazzina. È l’ultima missione, perché poi si inserisce nella scuola, per l’insegnamento della religione. Ancora di più in questo lavoro Lucia esprime tutte le sue qualità, anche quelle inaspettate. Colleghi, bambini, genitori, sono conquistati. E anche in curia diocesana imparano a stimare la sua competenza, la sua passione, la sua fede, le sue capacità didattiche. Si lancia a scrivere libri per la scuola… ed esplode anche la sua vena poetica: nella poesia fiorisce tutta la profondità del cuore e della mente, della vita di questa piccola grande donna. Intanto le bambine, che considerano sempre “figlie”, crescono e a diciotto anni decidono di tornare a incontrare “mamma e papà”. Ormai sono grandi, autonome e non vanno a vivere con loro, ma riprendono i rapporti, si incontrano spesso. Trovano lavoro, si fidanzano, formano le loro famiglie e “mamma e papà” vivono lo gioie e le preoccupazioni di tutti i genitori. Ci sentiamo di tanto in tanto. Da quando vivo a s. Antonio Abate le occasioni per incontrarci diminuiscono, ma quando vado a Bologna qualche volta riusciamo a vederci, oppure ci troviamo a qualche incontro di familiares. Nel 2007 viviamo insieme un indimenticabile pellegrinaggio in Terra Santa. Gennaio 2015. Mentre sono in viaggio, in auto, ricevo una telefonata di Lucia: è fuori di sé dalla gioia. Il 31 dicembre, dopo aver partecipato con Mimmo alla celebrazione dei vespri con Papa Francesco, in piazza S. Pietro riesce ad avvicinarsi alle transenne del corridoio dove passa il Papa. Lei ha in mano un libretto delle sue poesie rilegato artigianalmente e riesce, naturalmente, a farsi notare dal Papa. Lui si avvicina, le pone la mano sulla testa, la benedice e lei le regala il suo libro, che lui accetta sorpreso. “Sono sicura, mi dice, che mi abbia scambiato per una bambina: avevo una giacca bianca e cuffia di lana bianca”. Piccola e vivacissima: una bambina a sessant’anni… passati. E sogna di poterlo incontrare ancora. Poi sento Mimmo: tanto è stato l’entusiasmo di lei di poter incontrare il Papa che è fuggita via di corsa per infilarsi verso le transenne e lui l’ha persa di vista. Si sono ritrovati in albergo. Anche lui è entusiasta di questa esperienza. Ci sentiamo ancora e sempre ricorda con gioia questo incontro sorprendente, poi un giorno ricevo un suo sms che è come un pugno nello stomaco: Lucia mi comunica che ha la leucemia, mentre sta vivendo con gratitudine il ventesimo anniversario dalla sconfitta del tumore. Le telefono: mi chiede di pregare, è preoccupata, ma fiduciosa, pronta a ricominciare la lotta. Siamo in tanti ad accompagnarla e sostenerla con la preghiera. Tutta la Compagnia Missionaria prega con lei e per lei e per Mimmo. In novembre le sue condizioni diventano gravissime a causa di una polmonite, ma pian piano riesce a riprendersi e si susseguono le terapie… Intanto nasce il bambino di una delle “figlie” e questa gioia infinita, la festa del battesimo le danno una forza straordinaria per continuare a combattere contro il male. In maggio sono a Bologna e con Luisa andiamo a trovarla a casa. Un incontro bellissimo: sono tutti e due felici di essere a casa, strafelici di essere nonni e contempliamo le foto del bambino. Ci comunicano la loro carica di attesa e di speranza perché si prevede la possibilità di un trapianto di midollo. Lucia ha intatta tutta la sua carica di vitalità, racconta le tribolazioni vissute e parla delle terapie e fatiche che dovrà ancora affrontare, ma sempre con il suo sorriso, manifesta tutta la sua fede e la sua consapevolezza di essere nel Cuore di Dio, insieme con Mimmo, le ragazze e le loro famiglie. È stata dal parrucchiere e ha proprio un aspetto “ragazzino”. Ci lasciamo con un lungo abbraccio. Non sappiamo che è l’ultimo. Continuiamo a sentirci al telefono fino a pochi giorni prima del trapianto… poi all’improvviso mi giunge la notizia che è in coma, poi viene comunque praticato il trapianto… ma non ci saranno più segnali di miglioramento. Alla fine di settembre sono di nuovo a Bologna e vado a trovarla in ospedale, in terapia intensiva, con Mimmo. Intubata, respira a fatica. Incosciente? Chissà? Mimmo la chiama e le parla con tenerezza, la accarezza, e lei socchiude gli occhi e quando lui si sposta dall’altra parte del letto e le parla ancora, lei gira gli occhi da quella parte. La chiamo e la accarezzo anch’io e lei socchiude ancora con fatica gli occhi. Quando fu operata al seno mi disse che si sentiva somigliante al Signore crocifisso. Ora ho in cuore le parole del profeta Isaia: “era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca”. Ha vissuto d’amore, per amore e ora davvero è assimilata al sacrificio di Cristo e credo che, pur in questo stato di semicoscienza, ne sia consapevole. Io da una parte e Mimmo dall’altra, la prendiamo per le mani e iniziamo a pregare il Padre nostro e lei ha un sussulto, come un forte rantolo e quasi solleva la testa, con gli occhi semiaperti. Così quando iniziamo a recitare l’Ave Maria. L’infermiere presente dice che forse è una reazione inconscia al fastidio del tubo che ha in gola. Però, per tutto il tempo che stiamo con lei, non ha più queste reazioni. A me sembra che sia come un tentativo di parlare… per pregare con noi. Porto in cuore questa immagine di Lucia trasformata in olocausto. Il 18 ottobre è entrata nella vita, là dove non ci sono più né lutto né lacrime, ma solo gioia e luce. E, secondo la sua volontà, nella sua chiesa di Poggetto, per il saluto finale la sua famiglia e i tanti amici hanno partecipato a una celebrazione pasquale e l’hanno salutata con il suono delle campane a festa, come il mattino della risurrezione. Con te, Lucia carissima, ringraziamo il Signore per il dono della tua vita e della tua luminosa e crocifissa fede.  ____________________ Getzemani So di dover affrontare il trapianto  so già  di dover soffrire. Mi ritrovo a vivere il tuo Getzemani, combattere la paura la difficoltà di non farcela, mi ricordo di te e del tuo profondo dolore, quel dolore con il quale  mi hai salvato. Hai detto a tutti noi piccole creature, che ci sarai vicino compagno delle nostre sofferenze. Così mio grande e amato Signore ho  te e come te chiedo nel mio cuore di  non dover bere il calice, ma Signore non la mia volontà , ma la tua. Sono  certa che non sarò  sola  a sostenermi non ci sarà solo il Padre ma anche Te mio Signore amato, Solo affidandomi a te riuscirò ad unire il mio Getzemani  al tuo per i peccatori e per il bene di questo mondo Lucia Di Bonito
acconsentire all'armonia e alla bellezza
 
Dal 19 giugno al 28 luglio 2017 con Santina siamo state in Indonesia dove la CM è presente nell’Isola di Java a Jakarta con Mudji e, a Bandung, con Susi; quindi nell’isola di Sumatra a Palembang con Ludo, Lucy e Antonia. Un altro viaggio…altri sogni! Scrivere per ricordare con gratitudine. Nella nostra lettera del 1 giugno 2017 Martina ed io comunicavamo la data della nostra partenza per l’Indonesia e alcune tappe importanti che stabilivano il programma da svolgere. Dicevamo che questa “comunicazione stimolava tutti quanti alla preghiera e ci avrebbe aiutato in maniera concreta a crescere nel “Noi CM”. Al termine di questo viaggio possiamo dire che realmente è stato così. Prima di descrivere alcuni momenti vissuti con le missionarie indonesiane mi piace iniziare con un ringraziamento rivolto a quanti ci hanno accompagnato, pensato e ricordato nella preghiera: grazie, obrigada, gracias, terima kasih,veramente abbiamo sentito la presenza concreta di tutti. Siamo ancora “fresche” del viaggio e i ricordi scaturiscono spontaneamente, si tratta solamente di ordinarli e forse alcuni maturarli meglio. Jakarta: il soggiorno a Jakarta al nostro arrivo (e alla fine della nostra visita) è stato caratterizzato da giornate vissute nella semplicità di un quotidiano tranquillo, sereno, nella casetta di Mudji. Per diversi motivi non avendo potuto andare a Yogyakarta per l’incontro della Famiglia dehoniana, ci siamo programmate altri incontri con Mudji e Susi. Insieme abbiamo potuto riflettere su alcune prospettive concrete e altri temi inerenti alla nostra spiritualità. Jakarta è stata anche lo spazio dove incontrare i numerosi amici conosciuti in questi anni. Calorosa accoglienza reciproca, ascolto paziente, gioia del ritrovarci: sono quelle espressioni, quei gesti stimolanti che perseverano, che ci presentano anche sfide su come continuare e coltivare i nuovi germogli che crescono e vogliono farlo con noi, scoprendo un cammino di vita coinvolgente, che promette ed offre la gioia di Cristo … Incorporazione perpetua di Lucy e Susi Vicino a Bandung in un luogo molto bello, Pratista, abbiamo partecipato agli esercizi spirituali. Nei due giorni che li hanno preceduti, abbiamo scelto di fare un incontro nostro, tutte insieme. Abbiamo cercato di dialogare tra di noi, attente a cogliere le espressioni personali piú profonde… una ricchezza che ci ha aiutato anche a fare il punto sulle diverse tematiche che abbiamo preso in considerazione, tutto in continuità con il lavoro di accompagnamento formativo di Santina. Da molti anni lei ha questo importante compito per cui, a noi ed a lei sta a cuore questa realtá in crescita, ma soprattutto le persone che la incarnano: le indonesiane che fanno parte della nostra famiglia CM. Gli Esercizi Spirituali sono stati predicati da Padre Rudyanto OSC (Ordine Santa Croce) con un approfondimento sulla vita di S. Teresa del Bambino Gesù di Lisieux e di S. Francesco Saverio, unitamente al valore dei voti nella prospettiva del Padre Nostro: “Sia fatta la tua volontà”. In un clima di silenzio e di adorazione e nella contemplazione della bellezza della natura, ci siamo sentite avvolte dalla tenerezza di Dio. In Indonesia la cura dei giardini è superlativa (non manca l’acqua) e questo luogo attorniato dalle montagne, pur se piuttosto umido, ci ha aiutato a lodare il Signore per la sua armonia e bellezza. In quel contesto c’è stata la cerimonia della lavanda dei piedi tra di noi: un momento davvero importante e di grande emozione. Alla fine degli esercizi abbiamo celebrato la cerimonia dell’Incorporazione Perpetua di Lucy e Susi. In un clima intimo e con una liturgia semplice e solenne, nella gioia del “si”, il Signore ha donato alla CM e alla chiesa indonesiana queste due donne speciali, donne consacrate per stare nel mondo, come “fermento” nella massa. Abbiamo partecipato ad un momento unico di forte commozione e di profonda lode per questi due virgulti che stanno fiorendo. Erano presenti anche la mamma, il fratello, la cognata ed il nipote di Susi, i soli che sono riusciti a raggiungerla, pur essendo la sua famiglia non molto distante da questo luogo. Con questa cerimonia il gruppo delle cinque indonesiane ha completato il suo iter formativo e possiamo affermare che esse sono a pieno titolo membri della CM. È un traguardo che stupisce e meraviglia se pensiamo a come si è realizzata questa meta di formazione in un Paese tanto lontano dall’Italia. Dobbiamo ringraziare il Signore per questa tappa importante che ci fa cogliere tutta la benevolenza di Dio. Abbiamo sentito P. Albino molto vicino ed anche Francesca Righi e Anna Santi dal cielo. Abbiamo anche percepito la preghiera di tutte voi che ci ha dato coraggio e fortezza. Un grazie sentito, riconoscente, lo dobbiamo sia a Santina che ad Anna Maria che, per molti anni hanno seguito con cura e tanto sacrificio questo piccolo gruppo, germogliato per la gratuità di Dio in terra lontana, un gruppo davvero convinto della propria vocazione e missione CM in Indonesia. Palembang Dal 7 al 16 luglio sono stata a Palembang. Mudji mi ha accompagnata e si è fermata con me solo alcuni giorni perché ha dovuto rientrare a Jakarta per lavoro. Il 13 luglio Santina è tornata da Flores direttamente a Palembang in compagnia di Antonia. Il 16 Santina e io siamo ritornate a Jakarta insieme come da programma. Palembang è il primo luogo dell’Indonesia dove sono approdati i Padri Dehoniani nel 1926. La loro presenza in questa città e nell’Isola di Sumatra è ancora molto forte e radicata nel tempo. Ho potuto partecipare a due eventi: uno di animazione vocazionale rivolto agli adolescenti della Diocesi dove mi sono incontrata con il Vescovo; l’altro era l’incontro degli appartenenti alla Famiglia Dehoniana, dove si promuovono iniziative con lo scopo di realizzare un’intercomunicazione, come scambio di esperienze di vita tra le diverse espressioni dell’unica spiritualità dehoniana: sono momenti, occasioni per esprimere relazioni positive, aperte ed accoglienti della diversità delle forme e modalitá, nell’unità della medesima spiritualitá. La presenza accogliente dei Padri Dehoniani L’accoglienza dei Padri Dehoniani è stata una splendida fraterna conferma della loro stima. A Palembang ci siamo sentite davvero in famiglia e, nella loro casa, abbiamo realizzato i vari incontri sia personali che di gruppo ed abbiamo potuto incontrare alcune giovani che si stanno interessando alla nostra Famiglia. A seguire, Santina ed io abbiamo attuato l’incontro con Ludo, Antonia e Lucy. Siamo contente perché tutte loro sono molto impegnate sia nel lavoro professionale che in parrocchia e inserite nel tessuto sociale di questo luogo. Abbiamo anche avuto modo di fare una visita a casa di Antonia e di sua sorella. Loro hanno inserito la loro casa in una Organizzazione approvata dallo Stato, dove gestiscono l’accoglienza di alcuni bambini, incluso un disabile. Abbiamo anche avuto la possibilità di visitare alcuni luoghi dehoniani e di incontrare molte persone che avevano già conosciuto Santina. In questi luoghi è tenuta in grande considerazione la cura della natura. Ogni casa dove sono stata, ha il suo giardino ben curato, con bellissimi fiori e non mancano pesci e uccelli a rendere magico l’ambiente. Fanno sognare. Anche le persone esprimono calma e serenitá. Le relazioni sono improntate a gentilezza e delicatezza, secondo un codice tradizionale preciso. Ringrazio Il Signore per questi incontri e per tutto quello che ho ricevuto in quei giorni. Il viaggio a Flores di Santina con Antonia Flores, come dicevamo nella nostra comunicazione, è un’isola che dista circa 2100 chilometri da Jakarta. Era il viaggio che sognavamo da tempo ma difficile da concretizzare per vari motivi. Uno di questi era la lontananza da Jakarta e anche la difficoltà a raggiungere le varie località intermedie per mancanza di voli diretti. Ci avevano anche avvisato che talvolta il brutto tempo può causare ritardi in tutto e fare brutti scherzi! Antonia è nata in quest’isola dove tuttora vive parte della sua famiglia. Il viaggio che faceva parte dei nostri sogni, ci appariva sempre come un “sogno proibito”! Ci spingeva a compierlo anche il desiderio di “uscire”, di andare al di lá della realtà CM indonesiana che già avevamo concretizzato in questi anni, un modo per aprirci al nuovo, per vedere una diversa Animazione giovanile e missionaria possibile in altri luoghi. Questa volta, dopo gli esercizi spirituali ed aver valutato la nostra realtà CM indonesiana, abbiamo capito che era arrivato il tempo “favorevole” e che potevamo concretizzare questo obiettivo. Antonia, che conosce bene l’isola, ha fatto del suo meglio per organizzare le tappe da farsi. Inoltre l’isola di Flores ci sembrava un terreno fertile, favorevole all’accoglienza e alla semina della nostra spiritualità. Siamo in una delle isole più cattoliche dell’Indonesia. Qui hanno messo le radici un buon numero di Istituti religiosi, anche di fondazione italiana, attirati dalle vocazioni in continua crescita. Perché la nostra accoglienza risultasse più facile, abbiamo prima comunicato la nostra presenza sull’isola al Vescovo della diocesi di Ruteng, dove saremmo approdate. In questo viaggio a Flores non sono mancate avventure, disagi, contrattempi, ma comunque è stata un’esperienza positiva per tanti aspetti. Comunque di tutto questo ne parlerà Antonia nel suo articolo! Famiglia Dehoniana Indonesiana Proprio verso fine luglio era programmato l’incontro a Jogyakarta della Famiglia Dehoniana Indonesiana ed eravamo desiderose di partecipare. Non ci è stato possibile perché dovevamo andare a Jakarta, ad incontrarci con Mudji e Susi l’ultimo fine settimana 22-23 luglio. Con loro ci sarebbero state anche altre persone per un possibile discernimento vocazionale. Abbiamo tentato con Lucy, ma nemmeno lei poteva, a causa del suo lavoro. Abbiamo comunque avuto provvidenzialmente un fuori programma con Padre Sugino ed alcuni padri dehoniani di passaggio a Jakarta. Abbiamo passato alcune ore insieme visitando alcuni luoghi della città con loro e pranzando insieme. È stato un momento bello perché abbiamo conosciuto alcuni dehoniani di altri paesi: Camerun, Brasile, Cile, Argentina, Spagna. Santina e Mudji ne conoscevano vari. Loro erano convocati a Yogyakarta, al Seminario Teologico della Congregazione, sul tema “Carisma e devozioni. Verso una identità dehoniana inculturata” dal 20 al 25 luglio. Ringraziamo per questa bella occasione di incontro fraterno. Sguardo al futuro La CM indonesiana in questo momento appare “come un piccolo gregge all’interno di una chiesa locale giovane e fiorente”. Parole queste che ci erano state dette anni fa dal Vescovo di Jakarta quando eravamo andate a presentarci come Istituto Secolare, parole di speranza che, in questi anni, ci hanno fatto guardare al futuro con ottimismo, con fede. In questo momento vogliamo riconoscere il cammino che questo gruppo ha compiuto, non senza le sue difficoltà. Adesso, attraverso fatti concreti si trova a gestire la sua maturità, la sua capacità di organizzazione. La cerimonia di incorporazione perpetua di Susi e Lucy è stata un momento molto significativo e semplice. Questo evento segna in un certo senso un’apertura nuova, un guardare avanti per continuare una tappa diversa che apre l’orizzonte a nuove prospettive, che promuove germogli nuovi di altre probabili vocazioni. Sì, credo che sia l’inizio di una tappa che apre il cuore ad un clima di speranza e di creatività nuova. E’ come riaprire le porte verso l’orizzonte che presenta un nuovo cammino, una seconda tappa. E’ su questo cammino che la CM indonesiana ha vissuto e sta vivendo. Anche le ragazze che abbiamo conosciuto e che vogliono conoscere la CM attraverso un percorso di discernimento, costituiscono in questo momento una grande speranza e anche una sfida da accogliere e maturare nella luce della fede. Sono vie nuove che si aprono e richiedono ancora ascolto, pazienza, discernimento. Mi viene spontaneo ripensare a questa visita richiamando alla mente alcuni passi del vangelo: il seminatore che uscì a seminare, la vigna del Signore, il chicco di grano che muore per dare frutto…C’è un tempo per seminare e un tempo per raccogliere. L’ultima domenica a Jakarta Martina, Mudji , Susi ed io siamo andate in centro per la celebrazione eucaristica nella Cattedrale. Proprio lì di fronte è stata costruita la più grande moschea di Jakarta. I due edifici sono separati dalla strada principale che riceve il grande traffico della città. Nei miei viaggi in Indonesia ho sempre portato un sogno dentro me: poter entrare, almeno una volta, in una moschea. Non c’ero mai riuscita! Dato che eravamo in anticipo per la messa, a Susi è venuta l’idea di attraversare la strada per vedere se si poteva entrare nella moschea. Ci siamo avvicinate all’edificio e, dopo vari tentativi e tanta burocrazia, finalmente ci hanno permesso di entrare: scalze, con i nostri sandali in mano, in silenzio, ci siamo così avviate verso l’interno … ma di questo ve ne parlerò un’altra volta!
incorporazione perpetua
 
La chiave giusta che apre alla vita Dal 29 giugno al 4 luglio 2017 il nostro gruppo CM Indonesia , insieme a Martina e Santina si è riunito a Pratista – Bandung per fare gli esercizi spirituali accompagnate da p. Rudiyanto Subagio OSC. Il tema che avevamo scelto era la missione riflettendo su due figure dei nostri patroni: S. Teresina del Bambino Gesù e S. Francesco Saverio.E’ stata un’esperienza molto profonda e fraterna. Per me e Susi una grande occasione per prepararci alla nostra incorporazione perpetua avvenuta alla conclusione degli esercizi spirituali.  Questo avvenimento per me ha segnato e rinnovato il mio camino di consacrazione e di offerta a Dio e al prossimo. E’ stato un momento importante in cui ho potuto concretizzare ancora nella mia vita alcuni valori che mi accompagnano nel mio cammino di consacrazione. La possibilità di distaccarmi alcuni giorni dal mio solito  quotidiano, dal trambusto della vita di tutti i giorni è stato veramente una grande grazia. Ho potuto così: Ø rinnovare la mia vita spirituale, e conoscere di più Dio… Ø conoscere di più me stessa e le persone che mi sono accanto Ø ritrovare forza ,rinnovamento e ristoro per continuare il cammino… Io credo che le riflessioni fatte e lo stare insieme nella preghiera silenziosa, nell’ ascolto  della Parola e nell’ascolto reciproco mi hanno messo in grado di riprendere quota e di guardare avanti con fiducia e coraggio. Nella messa di apertura il Padre ci ha detto che nel cammino della nostra vita, dobbiamo sempre avere una chiave per entrare attraverso una porta. Questa porta si apre se si utilizza la chiave giusta. Io ho capito che la chiave della mia vita è la fede e se farò  in questo modo Dio sarà sempre  al mio fianco. Mi hanno colpito due domande di riflessione che ci sono state date: · “Quale significato ha per me il Fiat voluntas Tua?” Sento che devo continuare a coltivare dentro di me la risposta dell’Eccomi, del dono e del’offerta in spirito di amore e sacrificio. Devo filtrare attraverso l’Eccomi ogni mia risposta, ogni mia azione, e anche la mia missione quotidiana sia nell’ambiente di lavoro sia in altri impegni che svolgo. · Il significato dei voti per me? L’Eccomi ritorna come risposta, come una pronta donazione  della mia vita legata alla croce di ogni giorno, di ogni momento. Ho capito che con l’incorporazione perpetua la lotta non è finita e le difficoltà non svaniscono. Allora guardiamo alla Madonna, alla sua vita perchè da lei possiamo prendere il coraggio di avanzare verso l’altare   per rinnovare a Dio il nostro sì con fiducia e speranza. Ave Maria  piena di grazia il Signore è con te… Palembang 12 agosto 2017 Lucia Ekawati Sentirmi piccola davanti a Lui: bellissimo! Il tempo passa così veloce! … non mi sembra vero di avere camminato tanto e di essere giunta così al giorno dell’incorporazione perpetua: il 4 luglio 2017, a Bandung. Il corso degli esercizi spirituali, orientato da Padre Rudiyanto  OSC (Ordine Santa Croce), mi ha rinvigorita e ben preparata a questo passo. Anche i momenti di riflessione con le mie sorelle, la loro preghiera, il clima di silenzio che si è creato…tutto ha contribuito ad incoraggiami a donare per sempre la mia vita a Cristo e ai fratelli. Nelle mie riflessioni personali ho scoperto con gioia alcuni aspetti della personalità di Cristo che hanno inciso sulla mia vita. Il primo lo colgo in Filippesi 2, 1-11: “Se dunque vi è qualche consolazione in Cristo, se vi è qualche conforto, frutto della carità, se vi è qualche comunione di spirito, se vi è qualche tenerezza di affetto e qualche compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. Non fate nulla per rivalità o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso, cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri… Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù, il quale, pur essendo di condizione divina, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso, assumendo la condizione di servo, divenendo simile agli uomini. Riconosciuto come uomo nell’aspetto, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto terra e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, nella gloria di Dio Padre”. Riconosco che, come creatura umana, anch’io ho momenti non sempre sereni e facili. Sono spesso in atteggiamento di attesa di gratificazione da parte di quanti lavorano con me sia nella scuola che nella parrocchia. Eccomi allora a riflettere sulla persona di Gesù: Lui non è venuto nel mondo per ricercare la lode, il riconoscimento degli uomini, ma per amarli e farli sentire amati, soprattutto quelli che più avevano bisogno di aiuto materiale e spirituale. Ha voluto liberarci dal peccato e farci rivivere quella vita piena a noi destinata fin dalla creazione. È venuto nel mondo per aprire la strada vera che conduce al Padre, così che tutti quanti credono in Lui abbiano la salvezza e la vita eterna. Sulla terra Gesù ha fatto molti miracoli in nome del Padre suo. Ha fatto tutto questo non per promuovere se stesso o per dare spettacolo, ma per rendere il Suo nome sempre più conosciuto e lodato, per adempiere al piano di Dio. Non è venuto per essere servito ma per servire. Nonostante sia stato maltrattato, considerato come un qualsiasi criminale, umiliato e condannato, Gesù ha continuato con perseveranza il suo cammino per compiere il progetto del Padre su di lui. Matteo 11, 25-30: «In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». In questo giorno della mia incorporazione perpetua mi piace riflettere su questo passo della Scrittura, perché mi è di aiuto, quando nel mio quotidiano incontro molte difficoltà a comunicare con il mio ambiente, quando la routine diventa noiosa, pesante, quando sento l’aridità nella preghiera e la fatica nel lavoro. In tali situazioni cerco di essere fedele alla mia promessa guardando alla vita di Gesù: meditare, riflettere e seguire Gesù, coerente con la sua obbedienza al Padre! Alle volte questa parola: "giogo" mi mette paura, perché mi fa pensare che forse c’è in arrivo qualche altro problema nella mia vita. Però allora alzo il mio sguardo verso Cristo e mi ritorna la tranquillità perché penso che, se così fosse, sarà Lui ad aiutarmi a portare il peso. Anzi mi darà forza per accettare il “giogo” con serenità, giustizia e nella verità. Sono certa che Lui mi accompagnerà con la sua gioia e la sua bontà. Devo lasciare che Dio viva nel mio cuore in modo da sentire più leggero e confortevole il peso che sta passando nella mia vita quotidiana perché Dio non mi darà un giogo superiore alle mie capacità. Gesù è diventato la mia fonte di ispirazione per imparare sempre con umiltà: a riconoscere che tutti i miei successi non sono dovuti alla mia capacità e alla mia grandezza ma sono tutti da attribuire alla grazia di Dio; a imparare da Gesù a ringraziare sempre e per tutto nei momenti belli e nei momenti difficili. Come Gesù che è stato obbediente al Padre, voglio anch’io essere obbediente ascoltando costantemente la voce di Dio. E’ su questa certezza che voglio continuare il mio cammino! Termino la mia riflessione con questa piccola preghiera che mi viene dal profondo del cuore: Padre, ho riconosciuto il tuo amore nelle piccole cose del quotidiano: Nei piccoli petali di una rosa, molto belli nel colore e nel loro fragrante profumo Nel piccolo passero che cinguetta e vola libero Nell’amore di un bambino che mi fai incontrare per ricordarmi come tu mi vuoi Nella piccola fede che può portarmi verso un grande cambiamento passo dopo passo Nei piccoli sentieri che possono portare a destinazioni significative Nella piccola preghiera che mi sale dal cuore “dato” come gratitudine e benedizione E… le sorprese che scopro nel mio vissuto rivedendo la mia infanzia e… avere un Padre in paradiso... Ti prego ora, qui, di accettare tutto il mio amore in questo mio passo in avanti perché è il tuo grande amore per me che mi dà il coraggio di procedere. Tengo lo sguardo su di Lui, Tuo Figlio, ragione del mio esistere e della mia gioia. Padre, grazie per tutti i doni che mi hai dato fino ad oggi. Molti altri ne hai in serbo per la tua figlia amata. Maria, Madre e compagna di vita, grazie per tutto il Tuo Amore! Bandung – Indonesia 13 agosto 2017 Susi
pergilah aku mengutus kamu - “ vai, io ti invio”
 
Con questa frase nel cuore siamo partite ( io e Santina) per l’isola di Flores ( Indonesia) e precisamente per la città di Ruteng. Sì, ci sentivamo mandate per una missione! Il 7 luglio alle ore 5,30 siamo uscite dalla casa di Mudji per dirigerci verso l’aeroporto “Soekarno” di Jakarta. Con noi c’erano anche Martina e Mudji che andavano a Palembang per incontrarsi con Ludo e Lucy. Consegnati i bagagli al check-in siamo uscite di nuovo per salutare Martina e Mudji e ci siamo augurate un reciproco buon viaggio. A un certo punto il mio sguardo si è fermato su una ragazza. Ciò che mi aveva colpito di lei era il suo aspetto europeo e mi sono detta: “forse è un’italiana”. Immediatamente l’ho salutata con un “ciao”,al quale lei ha risposto: “Ciao!”. Allora mi sono detta: “Questa è un’ italiana!” Ho chiamato Santina che camminava un poco più avanti a me per farle conoscere la giovane. Santina si è fermata, si sono salutate e hanno scambiato alcune notizie su di lei, su di noi…In realtà era una ragazza italiana che si trovava all’aeroporto di Jakarta per problemi di Visto…Nulla di particolare, che può capitare a chiunque viaggia all’estero. Un semplice incontro che per me ha assunto un aspetto positivo, un buon presagio per la nostra missione. Alle 21,15 puntualmente l’aereo è partito da Jakarta per Kupang dove siamo arrivate alla sera. Questa era la prima tappa della nostra missione. All’aeroporto “Eltari” di Kupang abbiamo trovato Fratel Dismas che ci ha portato nella sua comunità per trascorrervi la notte, in attesa di proseguire il giorno dopo per la città di Ruteng, destinazione finale della nostra missione. Così è stato. Il giorno dopo,con un piccolo aereo, siamo finalmente arrivate all’aeroporto “Fra Sales Lega” di Ruteng. Anche qui ci stava aspettando qualcuno, Fratel Felix, francescano, che ci ha offerto di ospitarci nella sua comunità. Questi incontri ci hanno incoraggiato e tranquillizzato. Mi hanno fatto pensare che non sarebbero mancati altri buoni samaritani sul nostro cammino. In questa comunità cattolica di Ruteng abbiamo cominciato a seminare il carisma CM, presentando in sintesi la realtà della nostra Famiglia. Dall’espressione di meraviglia mista a perplessità di chi ci ascoltava, ho subito capito che stavamo comunicando loro qualcosa di molto nuovo riguardo alla consacrazione nella Chiesa. Credo fosse la prima volta che sentivano parlare di istituto secolare. Questo non ha impedito ai presenti, parroco e giovani, di farci molte domande, sia sui voti che sul nostro modo di essere testimoni in mezzo alla gente, nel quotidiano, sul nostro lavoro, come e dove vivono le missionarie indonesiane… quante missionarie ci sono, in quali nazioni, e molto altro, a cui abbiamo risposto con semplicità e chiarezza. Il nostro viaggio è continuato con la visita alla comunità di Suor Adelina della Congregazione di Maria di Galeazza, una fondazione italiana. La comunità è formata da aspiranti e da diverse novizie che ci hanno accolto gioiosamente, parlando anche un poco italiano. In attesa che arrivasse suor Adelina, impegnata in quel momento in parrocchia, le ragazze si sono unite a noi e ci hanno offerto un buon caffè “italiano”. Mi sono sembrate entusiaste di conoscere la CM e la realtà degli Istituti Secolari, che appariva loro come una grande novità. L’arrivo di Suor Adelina è stato davvero gioioso ed entusiasmante. Mi sono sentita felice nel vedere l’abbraccio tra Santina e la suora. Sembrava si conoscessero da sempre, mentre in realtà era la prima volta che si incontravano personalmente, sapendo l’una dell’esistenza dell’altra, da conoscenze comuni. Ecco due persone piene di gioia che finalmente si trovano. Mi è venuto spontaneo pensare all’’incontro di Maria con la cugina Elisabetta. Davvero! Un incontro che mi ha emozionato per la festa e la condivisione che c’è stata! La gioia e l’accoglienza di questa comunità ha ravvivato il nostro coraggio per continuare il programma di animazione che ci aveva spinto ad “uscire” da Jakarta. Tuttavia non è stato così facile. Per esempio, in una parrocchia dove eravamo ospitate non ci è stato possibile fare nulla di concreto proprio a causa di una certa chiusura, diffidenza (?) a conoscere dal vivo la nostra identità di consacrate di istituto secolare. Era una novità forse “troppo audace” per la chiesa locale, ma non solo, anche le giovani erano perplesse per l’assenza di una divisa, per non essere riconoscibili da tutti come “suore”. Una novità che faceva paura? Penso proprio di sì ma dobbiamo lasciare che i tempi maturino. Ho provato ad uscire e a piedi mi sono avviata verso un piccolo santuario della Madonna situato poco lontano dalla casa dove eravamo ospitate. Sulla strada ho incontrato un gruppo di ragazze che tornavano da scuola. Le ho fermate e ci siamo presentate. Poco più in là un gruppetto di donne stavano chiacchierando tra loro. Ho preso coraggio e mi sono avvicinata. Anche a loro ho potuto dire chi ero e ho consegnato loro il depliant dove è presentata la CM. Ho ringraziato il Signore per questi “piccoli” incontri che mi hanno fatto ricordare le cinque vergini prudenti del Vangelo. Ho cercato di interpretare questi eventi con occhi di fede che sempre portano al cuore gioia e sicurezza. In tutto quello che abbiamo fatto, abbiamo sentito che c’erano due maniere di guardarci: una di attento ascolto, l’altra quasi di rifiuto, di paura, di incomprensione… Il giorno dopo abbiamo avuto l’incontro con il Vescovo di Ruteng, Monsignor Hubertus Leteng, che ci ha accolte con gentilezza e ci ha ascoltato. Anche lui però ha avuto un’espressione di meraviglia ed era un po’ sorpreso che non avessimo alcun segno esteriore o un distintivo che ci definisse consacrate, anche se di istituto secolare! Per lui, per la cultura locale, non è ammissibile appartenere ad una congregazione o ad un istituto senza avere una divisa, un segno che ci distingua dalla gente comune. Al pomeriggio siamo andate a fare animazione in una delle parrocchie di Ruteng. Il parroco, padre Gabriele Harim, ci ha accolte con entusiasmo e questo ci ha dato coraggio e gioia. All’incontro programmato hanno partecipato una ventina di giovani: ragazze e ragazzi. Ho dato a Santina l’opportunità di aprire lei l’incontro, di farsi conoscere. Poi ho preso la parola io presentando la CM. Avevamo con noi un Powerpoint su cui abbiamo presentato la figura del Fondatore, Pe. Albino Elegante scj, la spiritualità che ci caratterizza e che nasce dal Cuore di Gesù, la nostra missione, i vari gruppi CM sparsi nel mondo. I ragazzi hanno seguito tutto con molta attenzione, curiosi di sapere, di conoscere qualcosa di nuovo nella Chiesa e della Chiesa. Al termine dell’esposizione, diversi di loro hanno posto domande: sugli istituti secolari, sul cammino formativo nella CM, sui voti, sulla difficoltà di non avere una divisa per essere capiti dalla loro cultura e tanto altro ancora. Ho cercato di rispondere il meglio possibile, ma ho notato che il nostro discorso suscitava ancora un senso di meraviglia e di curiosità sugli IS., ma mancavano loro esempi concreti di vita di consacrate secolari. Credo che questa sensazione si può capire bene se si tiene presente che a Ruteng ci sono oltre 55 istituti e congregazioni religiose, per cui non è facile presentare e far capire che esiste “altro” di diverso da queste realtà. Eravamo quasi alla fine del nostro incontro. Fuori c’era un clima freddo e pioveva. Né io né Santina abbiamo pensato di portarci un maglione, un ombrello per ripararci. Il nostro programma finisce qui. Siamo pronte per ritornare in città. Rientrate in parrocchia ci aspetta una sorpresa che ci fa divertire e rilassare. P. Felix ci avvisa che l’indomani mattina ci accompagna all’aeroporto un’ ambulanza, perché in città non ha trovato altri mezzi disponibili. Ma la cosa divertente è che questa ambulanza appartiene ad una clinica qui vicino, gestita da suore e serve solamente per urgenze delle partorienti del luogo. Lasciamo immaginare la nostra reazione!!! Decidiamo di pregare, affinché durante la notte o nella mattina seguente non avvengano parti urgenti che potrebbero togliere a noi questa esperienza originale!!! E soprattutto ci farebbero perdere l’aereo! Concludendo, la mattina seguente senza altri problemi ripartiamo per Kupang dove ancora una volta ad aspettarci c’è p. Dismas che ringrazio di cuore per la disponibilità e l’accoglienza che ci ha riservato. E’ da qui che domattina riprenderemo il viaggio verso Palembang. Sull’aereo di ritorno rivolgo così la mia preghiera al Signore per questa missione compiuta: “Benedetto sei tu Signore. Abbiamo accolto il tuo invito di uscire in missione per “accendere e lanciare il fuoco” del tuo amore. Siamo partite nel tuo nome. Benedici tutte le persone che abbiamo incontrato sul nostro cammino. O mio Dio, ti offriamo tutti gli eventi che abbiamo sperimentato, le persone che abbiamo incontrato in questo viaggio di animazione…in unione a Gesù per mezzo di Maria, in spirito di amore e per l’avvento del tuo Regno nel mondo. Amen”. Un grazie di cuore anche alla nostra Presidente Martina Cecini e al Consiglio che hanno affidato a Santina e a me questo compito missionario. Un grazie a Santina, amica e vicina compagna di questa esperienza, grazie di tutto e di cuore per il tuo aiuto! Grazie a tutte le mie sorelle indonesiane e a tutti coloro che ci hanno accompagnato con la preghiera. Il Sacro Cuore di Gesù benedica la CM e tutto il mondo!
come ho conosciuto la compagnia missionaria del sacro cuore
 
Siamo nell’anno 2002. Una sera nella mia parrocchia di Sant’Antonio ci siamo trovate per le prove di canto. Faceva parte del coro anche una mia grande amica: Mudji. Improvvisamente mi ha rivolto l’invito a partecipare agli esercizi spirituali che si sarebbero svolti nel mese di luglio, durante le vacanze della scuola. In quell’anno, io insegnavo ancora alla scuola elementare gestita dalle suore del Buon Pastore a Jakarta. A tale proposta  ho risposto con queste domande spontanee e alquanto concrete: “in che posto si faranno e quanto si paga?”. Sì, perché una volta che sai quanto costa e dove si terranno gli incontri hai le idee più chiare per dire accetto oppure no. In realtà ho risposto che prima di tutto ci avrei pensato . Sapevo che Mudji fin da quando era studente presso l'Università “Atma Jaya” di Jakarta era molto attiva nella nostra parrocchia; la vedevo impegnata in tante iniziative concrete, ma non sapevo degli esercizi spirituali in programma. Ho parlato quindi con la mia famiglia e finalmente decisi di partecipare a questi incontri che si sarebbero svolti a Palembang. In queste giornate di preghiera e profonda riflessione ci guidava p. H. Wardjito scj. In quei giorni era presente oltre alle aspiranti missionarie anche la presidente della CM di Bologna Francesca Righi e Orielda Tomasi. Ho avuto così modo di informarmi e approfondire di più la realtà della CM: missionarie e familiares. L'interesse per la CM dentro di me ha cominciato ad emergere in quel momento. Ho espresso subito il desiderio di unirmi al loro gruppo come amica dato che per la mia età ( avevo più di 45 anni) non potevo essere accettata come missionaria. Con l’andare del tempo poi sono stata incoraggiata a prepararmi per essere familiaris. Dopo aver pensato e consultato un sacerdote, ho finalmente accettato l'invito. Fare un cammino insieme per aiutarci a vivere la spiritualità della CM. Il gruppo al quale mi sento unita è composto ora da cinque membri della CM come missionarie. Ogni mese si incontrano per il ritiro e una volta all’anno per gli esercizi spirituali. Non è possibile programmare altri incontri perché la distanze tra loro è molta. Mudji ed io abitiamo a Jakarta e le altre tre a Palembang. Susi vive a Bandung e ogni mese deve venire a Jakarta per incontrarsi con Mudji che abita in questa città. Le altre tre: Ludo, Antonia e Lucy abitano a Palembang e si ritrovano tra loro con lo stesso ritmo delle altre. Per gli esercizi spirituali ci si ritrova tutte insieme una volta all’anno , in un luogo diverso che si stabilisce volta per volta. Questa è una buona occasione per conoscersi tra loro e diventa anche un momento di vera fraternità. Ho sempre ammirato Mudji perché ha avuto il coraggio fin dall’inizio di prendere la decisione di entrare nella CM e per questo ha dovuto andare in Italia a Bologna per conoscere da vicino questo Istituto, perché qui in Indonesia non c’era; senza sapere la lingua e senza conoscere nessuno…parlava solo un po’ d’inglese! Dopo due anni trascorsi a Bologna Mudji è ritornata in Indonesia per continuare il suo cammino formativo. Poco alla volta ha fatto conoscere anche ad altre la sua scelta e si sono unite altre ragazze e amici per condividere con lei questo cammino spirituale che aveva intrapreso. E’stato bello e interessante conoscere questa nuova realtà, diversa da un Istituto religioso...conoscere e approfondire la spiritualità del Sacro Cuore di Gesù, sapere che per fare tutto questo non era necessario entrare in un convento come fanno gli altri istituti religiosi. E’ invece una presenza nel mondo, dove i membri continuano il loro lavoro, la loro vita di parrocchia e altro. Dove le persone possono vivere da sole o in famiglia, oppure vivere in gruppo insieme…Mudji rispondeva così a ogni domanda che le ponevamo. Ho capito pure che questa era una scelta che non dava tanta sicurezza e garanzia come lo stare in una congregazione religiosa. Ogni membro deve lavorare per sostenersi e compiere così la sua missione. All’inizio diverse persone erano interessate a questo cammino. Però non tutte hanno perseverato. Capita che, alle volte nelle persone, c’è la fatica di capire questo nuovo modo di vivere una consacrazione, una spiritualità. Qui in Indonesia sono poco conosciuti gli Istituti secolari, per cui non è facile cominciare questo cammino e tante cose non si possono forzare. Io ho continuato a coltivare il sogno di diventare familiaris ma il tempo è passato e sono rimasta sola. Tuttavia continuo con la mia amicizia a stare unita a Mudji, Susi, Antonia, Ludo, Lucy. Con Mudji mi trovo spesso perché siamo della stessa città e della stessa parrocchia . Però mi trovo bene con tutte e cinque, mi trattano come una di loro, tenendomi informata sulle varie iniziative che vive la CM sia in Indonesia che altrove. Ogni volta che la CM propone qualche iniziativa di preghiera e di impegno mi coinvolgono nel loro programma. Cerco di valorizzare tutta questa attenzione nei miei confronti e ogni volta che posso partecipo agli esercizi spirituali una volta all’anno per rinnovare insieme a loro la mia vita spirituale. Allo stesso modo mi faccio sempre presente quando c’è qualche visita dall’Italia, sia della Presidente che di altre missionarie come Anna Maria, Santina…. Anche quest’anno ho potuto partecipare agli esercizi spirituali a Pratista insieme a loro, a Martina e Santina. Per me è stato un momento di grande grazia e di rinnovata amicizia . Presento questo articolo, che Santina mi ha sollecitato, per partecipare al 60° anniversario della nascita della CM. Speriamo che la benedizione di Dio non manchi su ciascuna di noi ; faccia crescere soprattutto la CM in Indonesia, secondo le aspettative del suo Fondatore p. Albino Elegante SCJ, che non ho conosciuto personalmente, però mi sono sempre sentita in comunione attraverso la nostra corrispondenza. Grazie a tutti!
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