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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEIA GERAL ORDINÁRIA DA COMPANHIA MISSIONÁRIA DO CORAÇÃO DE JESUS
    Realizar-se-á no CENÁCULO MARIANO em Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna – Italia ... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASAMBLEA GENERAL ORDINARIA DE LA COMPAÑÍA MISIONERA DEL SAGRADO CORAZÓN
    a realizarse en el CENÁCULO MARIANO en Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bolonia - Italia DE... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DELLA COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
    si terrà al CENACOLO MARIANO a Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna - Italia DAL 19 AL ... Continua
l'eredità di teresa
 
La consacrazione è una pienezza Teresa Giordani è entrata nella CM quando aveva 36 anni, nel 1957, anno della nascita del nostro Istituto. Era già insegnante di scuola elementare. Ha fatto la sua consacrazione a Dio nella CM quattro anni dopo, nel 1961. A proposito della sua consacrazione ho sentito raccontare una storia che ho sempre custodito nello scrigno della mia memoria come qualcosa di prezioso e di significativo. Torniamo alla scuola: alcuni giorni dopo la cerimonia della consacrazione, con l’anello al dito, una delle sue piccole scolare, senza dire niente, le ha preso la mano e l’ha baciata. Teresa raccontava sempre questo fatto emozionata. Quale intuizione ha avuto quella bambina per riuscire a captare il mistero che era avvenuto nella vita della giovane donna, sua maestra? Sono tornata parecchie volte a questo fatto quando cercavo di capire che cos’era la nostra consacrazione, che cosa significava in se stessa e come poteva irradiare, al di qua o al di là del nostro operare. E mi vengono al pensiero alcune parole di Paolo VI (26/9/70) quando dice: «La consacrazione vostra non sarà soltanto un impegno, sarà un aiuto, sarà un sostegno, sarà un amore, sarà una beatitudine, a cui potrete sempre ricorrere; una pienezza, che compenserà ogni rinuncia e che vi abiliterà a quel meraviglioso paradosso della carità: dare, dare agli altri, dare al prossimo per avere in Cristo».Questa nostra consacrazione che, lo sappiamo, si radica nella consacrazione battesimale, ne radicalizza gli impegni e la esprime più perfettamente (cfr. P.C. n. 5), ha una sua consistenza propria, ha un valore in sé stessa, ci segna ontologicamente. È l’ intima e segreta struttura portante del nostro essere e del nostro agire. È la nostra ricchezza profonda e nascosta, che le persone in mezzo alle quali viviamo non sanno spiegare e spesso non possono neppure sospettare (cfr. Paolo VI, 20/)/72). È, davvero, un amore, una beatitudine, una pienezza. La consapevolezza della consacrazione, così capita e vissuta, è una delle eredità che io custodisco di Teresa (così come, ad esempio, di Antonietta Biavati). Qualcosa di profondamente spirituale ma non evanescente, qualcosa che si toccava come la più solida delle realtà. Quando ci lamentiamo che oggi la consacrazione in sé stessa non è più percepita come un valore, parliamo degli altri o di noi stesse? Crediamo che la nostra è «una forma di consacrazione nuova e originale», frutto della creatività dello Spirito Santo che ci ha seminato nei solchi della storia e nella discreta trama del tempo? O la lasciamo appassire e scolorire prima che dia i frutti che doveva dare? O passiamo immediatamente al tempo operativo del fare o delle faccende, senza il tempo ontologico dell’essere che è spazio interiore, regno personale, tesoro dove si custodiscono le possibilità nascoste e imprevedibili di ciascuno/a di noi, il suo regno segreto? E senza approdare al tempo contemplativo che non è evasione ma spazio per vivere il dialogo di amore col Dio che rimane per noi un mistero vitale (cfr. St. n. 64) e che ci porta a scoprire l’amore stesso di Dio operante nella storia e a fare nostre le inquietudini dei nostri compagni/e di viaggio e la loro sete di speranza e di salvezza (cfr. St. n. 65), che altro non è che sete di VITA, di vita eterna, una vita in cui niente si perde e a niente si rinuncia, ma tutto si ricupera nella luce di Dio? La capacità di iniziare cose nuove Nel 1981, quando ha iniziato la sua nuova esperienza di lavoro – insegnare in uno degli Ospedali di Bologna – Teresa aveva 60 anni. Non era più la giovane consacrata di un tempo ma, nonostante la sua apparenza tranquilla, per niente irrequieta, non aveva perso la sua capacità di sognare e di iniziare cose nuove. Conservava quella agilità che scaturiva della sua coscienza di donna consacrata; consacrata proprio per una missione di «amore e di servizio nella Chiesa e nel mondo» (St. n.12), una missione le cui concretizzazioni bisognava continuare a cercare e a discernere, dato che il tempo era di cambiamenti, di grandi cambiamenti. Davanti a vite semplici, segnate soprattutto dalla quotidianità, come è stata quella di Teresa, tutto sembra normale, ovvio, previsto. Ma, in realtà, non è proprio così, come possiamo notare, per contrasto, davanti alle resistenze di tante persone (anche tra di noi) a un cambiamento di gruppo, a un nuovo lavoro, ad una iniziativa che ci porti a un ambiente diverso da quello che frequentiamo abitualmente. C’è bisogno di essere scolpite da una serie di virtù che ci rendono agili e che fanno nascere atteggiamenti di pronta risposta a quello che la vita suggerisce e Dio ci chiede. Un’ anziana forte e serena Avere visto invecchiare Teresa, lo considero un regalo che Dio mi ha fatto. L’ho vista pian piano diventare meno agile nel suo corpo, ridurre i suoi movimenti, ma mai cadere in lamentele. Quando le chiedevo come stava, lei diceva la verità: aveva dei dolori, dolori forti. Ho intuito, più di una volta, che per non lasciare sua sorella Maria, si privava di alcune terapie che potevano alleviarla. Ma predominava sempre in lei l’accettazione serena e umoristica (che è già stata ricordata da altre missionarie). Il nostro RdV dice ad un certo punto così: «Vivremo la malattia, l’anzianità ed ogni altra situazione di disagio con senso di fortezza, di non pretesa e come offerta oblativa per la redenzione del mondo». Mi ricordo che quando abbiamo scritto e approvato il RdV, alcune di noi consideravano queste parole molto dure, anche se le dobbiamo leggere in contrappunto con altre espressioni e esigenze che raccomandano la delicatezza, la comunione attiva e la carità con le missionarie ammalate o anziane (cfr. St. e RdV n. 76). È stato così che Tersa ha vissuto i grandi cambiamenti dei suoi ultimi anni: lasciare la sua casa e andare con sua sorella in una casa di riposo; lasciare questa (che doveva essere ristrutturata) e cercarne un’altra. E il successivo stadio con la catena di malattia e di fragilità che è seguita. Nessun vittimismo, nessuna amarezza; a volte la trepidazione di un essere fragile davanti alle convulsioni della vita (penso al momento delicato che è stato la ricerca della seconda casa di riposo). Ma fino alla fine ha prevalso il suo sguardo decentrato da sé e posato su gli altri, attento e fiducioso su tutta la nostra Famiglia CM. Nonostante l’ambiente pesante che caratterizza tutte le Case di riposo, quando andavo a vistarla, tornavo a casa sempre con dentro una gran leggerezza, grata per l’esempio di questa missionaria della prima ora, che non viveva la sterile nostalgia di chi guarda indietro e si pone a fare una «lamentazione su un tempo passato, su una qualche gloriosa età dell’oro», cosa che come dice l’arcivescovo di Westminster (cfr. Regno 7/2009), «non è un canto cristiano». «Non è il canto della fede, ma della disperazione, perché la nostra fede ci offre la visione non di ciò che è stato, ma di ciò che sarà» (Ibid). Proprio per questo, come raccontava Santina nell’articolo scritto su “Vinculum” di ottobre 2010, Teresa poteva consegnare il suo lavoro incompiuto e, con fiducia nel Signore che viene dal Futuro e nelle missionarie di oggi, dire:«Adesso, andate avanti voi…». Per finire, soltanto un rapido accenno alla capacità di Teresa d’intessere delle relazioni. Il parroco lo ha ricordato nella messa del funerale quando ha detto che la Messa delle 8.00, alla domenica, era la più bella, già che contava con l’animazione di un gruppo di circa 30 persone, animate da Teresa. Relazioni semplici, ma che duravano nel tempo tanto che alla Messa del funerale si trovava la madre di un suo scolaro! Relazioni che Tersa ha continuato a tessere fino alla fine. Terminata la Messa del funerale una signora, piangendo, si è avvicinata ad Anna Maria e le ha chiesto il testo che lei aveva letto salutando Teresa. E le ha detto: «Io lavoro a “Villa Emma” e la relazione che ho stabilito con Teresa è stata profonda e molto importante per la mia vita». Da notare che il tempo che Teresa ha vissuto in quella Casa è stato meno di due anni! Grazie, Teresa! Aiutami e aiutaci a seguire le orme dei tuoi passi: a vivere con fortezza, con dolcezza, con giovialità tutte le età della nostra vita, anche la terza e la quarta, con tutto quello che le dovrà caratterizzare. E aiutaci ad essere sempre sentinelle nel territorio dove viviamo per leggere i segni dei tempi e fare crescere le sementi del Regno, con la consapevolezza che oggi uno di questi segni è proprio l’appello della relazionalità; l’appello a costruire reti di relazioni semplici, concrete, vitali, esistenziali. Non sarà questo un appello che si coniuga bene con la spiritualità di comunione che ci caratterizza o ci dovrebbe caratterizzare? Reti di comunione che impediscano l’isolamento (di noi stesse e degli altri), sapendo che i sogni buoni possono nascere soltanto in un contesto di solidarietà e di comunione.
insieme a vitorchiano
 
Al termine del corso di esercizi fatto ad Assisi in agosto, è sorta l’idea di ritrovarsi il 31 ottobre e il primo di novembre a Vitorchiano (VT) in una casa dei Padri Dehoniani per cercare insieme qualche altro elemento che ci aiuti a fare un salto di qualità verso una riconciliazione con noi stesse, col gruppo di appartenenza e con l’Istituto. Relazione di Anna Maria Anna Maria ha espresso tutta la sua gratitudine al Coordinamento italiano per aver promosso questo incontro. Sono presenti buona parte delle Missionarie e dei Familiares: 28 in tutti. Qual è l’obiettivo di questo ritrovarci? Il desiderio di cercare insieme qualcosa che vitalizzi la nostra scelta e ci aiuti a camminare insieme per essere veramente l’anima del mondo. L’anno della riconciliazione con noi stesse, col gruppo di appartenenza e con l’Istituto si proponeva di aiutarci a riprogettare la CM verso il futuro. Per approfondire quest’ultima idea, Anna Maria è partita dal passo biblico: Nm 12,1-16. Aronne e Maria rivolgono al fratello Mosè due rimproveri. Il primo, Mosè ha sposato una donna che non appartiene al suo clan. Col secondo contestano la sua funzione di portavoce del Signore. Maria e Aronne rivendicano la loro qualità di profeti e la stessa preferenza nel ricevere le comunicazioni di Dio. Il Signore incontra i due nella tenda del convegno e giudica la loro pretesa un peccato contro l’autorità di Mosè. Maria è punita con la lebbra che la costringe a star fuori dall’accampamento per sette giorni; Aronne continua a presiedere al culto, ma Dio non comunica con lui “ a faccia a faccia” come fa con Mosè, ma attraverso visioni e sogni. Dio vuole riabilitare l’autorità di Mosè dalla contestazione, sottolineando che la sua particolare vicinanza a Dio lo investe della potenza del suo spirito abilitandolo non solo ad insegnare, ma anche ad operare prodigi in mezzo al suo popolo. Questo brano evidenzia : -che c’è un conflitto - il luogo dove si affronta il conflitto è la sala del convegno, cioè davanti a Dio - la punizione e l’attesa del popolo per ripartire insieme fanno capire a Maria e ad Aronne che devono occupare il posto che Dio ha stabilito per ciascuno, se non vogliono ricadere nella peste. Anche tra di noi ci sono delle situazioni che rallentano il passo come quando si sente dire :”ai miei tempi..”, oppure si coglie qualche sospetto, paura, pregiudizio, ecc. Qual è il luogo dove si può sciogliere il malessere che sentiamo? Il gruppo di appartenenza è la nostra sala del convegno: “dove due o più persone sono unite in mio nome, io sono in mezzo a loro”. In questo anno della riconciliazione ogni gruppo si è riservato degli spazi, dei tempi per un confronto, per dare un nome alle nostre divisioni, per lasciarci inondare dallo Spirito. E’affinando la capacità di ascolto e allenandoci all’umiltà che ci apriamo ad un’ accoglienza senza riserve e alla pluralità dell’unità dell’”Ecce venio” come Istituto. Questo è il nuovo stile da portare avanti con fedeltà, perché ci abilita ad esercitare la profezia dentro la CM e ci proietta in avanti verso mete inedite. Anna Maria ha concluso il suo intervento con la lettura di due brani (Cor. 5, 14-21 e 3,17-21) dove Paolo giustifica le forti esigenze che nutre verso i Corinti. La carità cristiana si alimenta al momento fontale della croce: in virtù dell’unità a Cristo, la sua morte è la nostra e la sua vita è la nostra. “ Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove” Questa novità si chiama riconciliazione. Risonanze dei presenti • Chiedo che si approfondisca meglio che cosa vuol dire fedeltà al passato, al presente e al futuro. Risposta. La CM non è un museo di persone statiche, ma è una realtà di persone vive che si evolvono, studiano, si aggiornano, tentano di decifrare il contenuto della spiritualità. In tutte c’è un’apertura alla novità di uno stile, di un linguaggio che sia aderente ai tempi che cambiano o alla cultura dove nasce un nuovo gruppo CM. Questo percorso non nasce di punto in bianco, ma è legato a un passato (che non si può ripetere), lo si costruisce passo dopo passo ed è proiettato al futuro. • Questo continuo aggiustamento costituisce la croce quotidiana, ma è anche una breccia di novità per il futuro perché è ricerca insieme di dove la CM si deve collocare nel piano di Dio. • Incontri come questo dove ci è data la possibilità non solo di ascoltarci, ma anche di esprimerci, favoriscono la riconciliazione. • La riconciliazione richiede la fatica di superare l’io per far spazio al noi. L’appartenenza ad un gruppo non ci autorizza a fare quello che ci passa per la mente, ma richiede dialogo, ascolto , preghiera e ricerca compatta per aderire al disegno di Dio. • La spinta della riconciliazione non parte da noi, ma da Dio. Ne segue che uno, più è in comunione con Dio, più getta ponti di riconciliazione con i fratelli. • La lebbra colpisce Maria e la costringe a star fuori dall’accampamento per sette giorni cioè quel tempo sufficiente per ravvedersi e rientrare nel gruppo in modo positivo. • Preparando la storia del gruppo,richiesta dal CC, ho rispolverato un aspetto che davo per scontato: la nostra famiglia non è composta solo da Missionarie, ma anche da Familiares. La riconciliazione richiede di tener presente questa composizione e di educarci a potare ciò che non favorisce la comunione nella diversità. Momento di preghiera Dopo cena ci siamo ritrovate per una mezz’ora di preghiera. • Canto di apertura • Un solista ha letto una preghiera eucaristica • Lettura del brano di Zaccheo, seguito da una pausa di silenzio-riflessione • Canto delle litanie dei Santi • Lettura dei nomi dei defunti della CM. Due solisti si sono alternati nella lettura e dopo tre nomi ripetevamo insieme un ritornello • Un canto mariano ha concluso questo momento. [img2bcx] Altri spunti di riflessione Il secondo giorno, dopo le lodi, Anna Maria ha fatto un breve intervento offrendoci questi spunti di riflessione: La parola di Dio quando è letta insieme illumina tutti, ma in modo diverso. La lettura breve delle lodi è stato un invito a guardare il futuro con speranza. Abbiamo una sola vita da vivere. Senza divagazioni puntiamo sull’obiettivo finale: condividere i doni dello Spirito per proiettarci nel solco tracciato da Dio per la CM. S. Paolo (Rom 2 ,9-18 e RdV n. 74) ci fornisce delle spinte potenti per superare il rispetto umano e per favorire una vita fraterna con ripercussioni inedite per il futuro della CM: Accoglienza e stima reciproca, rapporto sincero superando il sospetto e dando fiducia all’altro anche se è l’ultima vocazione arrivata, preghiera le une per le altre, attrattiva per le cose umili, convergenza sui valori essenziali e il rispetto per la libertà e la personalità di ognuna. Risonanze dei presenti • La fragilità è la via scelta da Dio per rivelarsi all’uomo. La nostra famiglia è composta da persone fragili. Addirittura quando una sorella apre bocca per comunicare sappiamo già dove va a parare. Eppure ogni volta che ci ritroviamo avvertiamo che siamo una famiglia e quando ritorniamo ai nostri gruppi sentiamo di aver dentro una carica nuova. • Tutte siamo attirate da personaggi famosi, ma la vera riconciliazione esige di stimare e preferire gli ultimi perché è proprio in loro che Dio semina con larghezza i suoi doni. • La via della riconciliazione implica due tappe: guarigione delle ferite del passato e condivisione della parola di Dio. Attraverso l’oblazione delle sofferenze, Dio scrive una storia sacra. • La riconciliazione è mettere insieme i cocci della nostra esistenza per ricominciare. Non basta guardare con dispiacere il mucchio dei cocci, occorre costruire ciò che è rotto. La riconciliazione è la fatica di superare la chiusura; è il coraggio di fare il primo passo per comunicare; è spogliarsi dalla tentazione di sentirci dalla parte di chi ha ragione; insomma è qualcosa che si acquista lentamente perché si tratta di ricostruire stima e fiducia. • Alla riconciliazione si arriva con cuore ferito o frantumato. Perché? Una relazione si interrompe quando l’altro ferisce l’immagine che io ho di me. Addirittura si aguzza l’ingegno per incastrare l’altro dentro lo schema che conferma l’immagine che io ho di me. Questa è una maschera. La riconciliazione è rompere questa maschera per guardarmi come sono e per accogliere la parte di verità che l’altro mi rivela colpendo la maschera. In altre parole la riconciliazione scatta quando termino di scansare i colpi ed impugno la lanterna dell’umiltà per scoprire la verità. Conclusione Dopo alcune comunicazioni, Anna Maria ha riportato al centro del nostro ritrovarci la Parola di Dio. Ha letto il brano di Michea 6,6-8 dove Dio interroga il suo popolo e gli chiede ironicamente di formulare le sue accuse. “Popolo mio, che cosa ti ho fatto, in che cosa ti ho stancato? Rispondimi!”. Davanti alle esigenze di Dio il popolo smarrito e pentito risponde che non sa come placare la sua ira. E’ cosciente che gli atti di culto esterni non riparano il male compiuto. Dio sbaracca questo modo obsoleto di ragionare e inietta nel popolo un sapore evangelico nell’affrontare la vita, invitandolo a praticare la giustizia, a camminare umilmente con Lui e ad amare con tenerezza. E’ evidente che Dio non condanna, ma perdona. Ritorna il tema della riconciliazione vista come “rivoluzione” che contagia ogni atteggiamento obbligandoci a tramutarlo da negativo in positivo, facendo perciò un salto di qualità. Prima di concludere queste due giornate, Anna Maria ha consegnato a tutti i partecipanti un libretto: “Tu sei una benedizione” del benedettino Anselm Grün, Queriniana e lo ha consegnato invitandoci singolarmente a vivere la giustizia, l’amore e l’umiltà.
buon natale!
 
Quante volte in questo tempo, questo semplice augurio, lo diremo a tante persone e altrettante volte lo riceveremo. Un saluto e un augurio che spesso lo diciamo distrattamente o per formalità dettata dal momento che si vive. Ma se ci pensiamo bene questo semplice augurio racchiude un significato profondo. Con il “Buon Natale” desideriamo che il giorno (25 dicembre) si passi bene in famiglia in serenità… e tutto questo è molto bello, ma questo semplice augurio può avere anche una forza e una carica spirituale. Nell’ augurare: “Buon Natale” vogliamo allargare gli orizzonti affinché non sia solo quel giorno buono ma sia l’augurio di vivere tutto l’anno buono, vissuto facendo cose buone, dicendo cose buone, amando il buono che è intorno a noi, amando la storia che siamo chiamati a vivere e costruire, amando con passione questo mondo con le sue gioie e contraddizioni. Così il “Buon Natale” non si ferma al 25 dicembre e alle feste di questo periodo, ma si estende nella concretezza della vita dove, come il Verbo, anche noi siamo chiamati all’incarnazione. Un’incarnazione non solo spirituale ma concreta, come è stata concreta l’incarnazione del Figlio di Dio : “Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo…” (Eb 10,5-7). “Ecco io vengo” è questo il buon natale che ci dobbiamo augurare che diventa invito a ripetere con Lui “Ecco io vengo” così ci uniamo alla sua offerta per fare della nostra vita un’oblazione a servizio del Regno. Questa offerta ci rende capaci di portare dentro, nel profondo della nostra esistenza tutte le realtà con cui veniamo a contatto e ci fa scoprire e semi del Verbo che sono stati sparsi in tutte le realtà terrene, a noi il compito di saperli riconoscere. La liturgia ci invita ad attendere…, un’attesa carica di speranza e che ci invita all’accoglienza fatta di gesti concreti ed il presepe ne è un esempio: Gesù ha accolto l’invito del Padre e ha detto “Ecco io vengo” e “il Verbo si fece carne”; Maria ha accolto l’annuncio dell’Angelo en ha detto “eccomi” e nel suo grembo prende forma il Verbo; Giuseppe ha accolto il mistero in cui si è trovato coinvolto ed è stato il custode facendo il papà e lo sposo; i pastori hanno accolto l’annuncio dell’angelo e si sono messi in cammino. Anche la nostra attesa sia operosa e concreta per poter accogliere e il Principe della pace e a nostra volta essere segno e testimonianza di questo amore. Questa poesia che ho trovato mi sembra molto significativa per vivere il nostro natale nella concretezza della vita. IL PRESEPE SIAMO NOI Il nostro corpo presepe vivente, nei luoghi dove siamo chiamati a vivere e lavorare. Le nostre gambe come quelle degli animali che hanno visitato la grotta "quella notte". Il nostro ventre come quello di Maria che ha accolto e fatto crescere Gesù. Le nostre braccia come quelle di Giuseppe che l'hanno cullato, sollevato, abbracciato e lavorato per lui. La nostra voce come quella degli angeli per lodare il Verbo che si è fatto carne. I nostri occhi come quelli stupiti di tutti coloro che la Notte Santa l'hanno visto nella mangiatoia. Le nostre orecchie come quelle dei pastori che hanno ascoltato attoniti il canto divino proveniente dal cielo. La nostra intelligenza come quella dei Magi che hanno seguito la stella fino alla Sua casa Il nostro cuore come la mangiatoia che ha accolto l'Eterno che si è fatto piccolo e povero come uno di noi. Auguro a tutti di vivere un Buon Natale e nella notte santa ringraziamo insieme il Dio Bambino per il dono della Compagnia Missionaria. In comunione
un aereo cm
 
Carissimi ogni volta che mi alzo in volo dall’aeroporto di Bologna cerco sempre, con lo sguardo, il colle della Guardia dove troneggia il santuario della Madonna di San Luca. Uno sguardo accompagnato da una preghiera affidando l’impegno che mi attende e raccomandando chi lascio. E’ sempre rassicurante questa presenza di Maria. E con Lei continua la mia preghiera per i compagni di viaggio e l’equipaggio che è a nostro servizio. E in volo, nella preghiera, inizio a pensare alle persone che incontrerò e al lavoro che mi attende. Sì anche l’aereo può diventare la cappella per incontrare e presentare quei volti sconosciuti, a me, ma non al Signore, e dietro ai quali si celano tante storie intrecciate di gioie e tribolazioni. E allora ogni volto mi diventa familiare perché anche loro figli dello stesso Padre. Ma raggiunta la meta (unico punto in comune a tutti) sconosciuti come prima e si prendono mille direzione diverse. Alcune volte fantastico e penso ad un aereo con a bordo tutti i membri della Compagnia Missionaria. Infatti tutti abbiamo la stessa meta e desiderio: vivere e incarnare ogni giorno, nella ferialità, la preziosità della nostra spiritualità nella vita di amore fino a farci comunione. L’aereo ha uno spazio limitato ma sufficiente per tutti coloro che sono a bordo. In questo spazio c’è un posto ben identificato per tutti, nessuno resta senza collocazione. Ad ogni posto c’è una cintura di sicurezza che serve per tutto il viaggio soprattutto nei momenti critici e di turbolenza. Ma sull’aereo non possiamo mettere radici ed il momento più bello è scendere dall’aereo per andare in mille direzioni, con quel anelito missionario necessario per essere segno e profezia, dove il Signore ci ha posto. In questo esempio semplice intravvedo il “Noi CM” chiamati a vivere nella comunione ma proiettati alla missione, ancorati al Cuore di Cristo, unica nostra sicurezza. Consapevoli di partecipare alla grande missione della Chiesa. Il Papa Benedetto XVI ha intitolato il suo messaggio per la giornata Missionaria Mondiale: La costruzione della comunione ecclesiale è la chiave della missione. E il suo messaggio “…la celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale, offre alle Comunità diocesane e parrocchiali, agli Istituti di Vita Consacrata, ai Movimenti Ecclesiali, all’intero Popolo di Dio, l’occasione per rinnovare l’impegno di annunciare il Vangelo e dare alle attività pastorali un più ampio respiro missionario…” Il nostro Statuto ci invita a vivificare con la forza del Vangelo e con lo Spirito che ci è proprio l’ambiente in cui viviamo (cfr St. 12-13). Mi permetto di trascrivere un brano di M. Delbrel che mi pare ci aiuti a cogliere la bellezza e l’impegno di portare il Vangelo a tutti. “La Parola di Dio non la si porta in capo al mondo in una valigetta: la si porta in sé, la si porta su di sé. Non la si pone in un angolo di se stessi, nella propria memoria, come ben sistemata sul ripiano di un armadio. La si lascia andare sino al fondo di sé, fino a quel cardine su cui fa perno tutto il nostro essere. Non si può essere missionari senza aver fatto in sé questa accoglienza franca, larga, cordiale alla Parola di Dio, al Vangelo. Questa Parola, la sua tendenza vivente, è di farsi carne, di farsi carne in noi. E quando siamo abitati da lei diventiamo atti ad essere missionari... …Una volta che abbiamo conosciuto la parola di Dio non abbiamo il diritto di non riceverla; una volta che l’abbiamo ricevuta non abbiamo il diritto di non lasciarla incarnare in noi; una volta che si è incarnata in noi non abbiamo il diritto di conservarla per noi; noi apparteniamo, da quel momento, a coloro che l’attendono”. Al termine do ogni viaggio quando ci avviciniamo a Bologna ricerco ancora con lo sguardo il colle della Guardia per dire grazie perché Maria è stata nel concreto madre, guida e custode per me e per tutti noi. In comunione Annamaria
sono pronta... per tutta la vita!
 
Prima di tutto devo ringraziare il Signore per tutto quello che ha fatto e compiuto su di me. Ho sentito la Sua presenza nel percorso di tutta la mia vita, anche nelle cose che alle volte sembrano banali e ordinarie. Per questo ho scelto la frase del Salmo 62,2 “Solo in Dio riposa l’anima mia; da lui la mia salvezza”. Da quando ho fatto i primi voti, ho sempre fissato il mio sguardo verso questo traguardo, perché per me questa era una scelta di tutta la vita nonostante, nel mio percorso, siano emerse tante prove e difficoltà, ma ho vissuto anche momenti di gioia e di allegria. Ogni anno quando rinnovavo i miei voti, pensavo sempre a questo momento che mi avvicinava all’incorporazione perpetua, soprattutto nell’ ultima rinnovazione del 2009. Da quel momento il mio cuore e pensiero erano pieni di sogni… cosa succederà il prossimo anno? Ho scritto in seguito la domanda al Centro ed è stata accettata. Però, prima di scrivere la domanda sono andata da padre Henslok S.C.J. mio direttore spirituale,volevo sentire i suoi consigli e il suo parere..cosa significava fare l’incorporazione perpetua? Ero anche molto contenta perché in quel periodo avevo l’occasione di essere vicina al padre Henslok. Egli mi incoraggiava e dava sostegno al mio cammino e a quanto avevo più bisogno. In più mi garantiva di pregare sempre per me. Poi sono andata da padre Wardjito e padre Sugino. Questi contatti sono stati come regali spirituali assai preziosi che accompagnano il mio cammino. Ho cominciato poi a pensare come organizzare la giornata della mia incorporazione perpetua: quando…? dove…? come…? Dopo un lungo pensare, con l’arrivo e il confronto di Santina in aprile del 2009, ho deciso la data: domenica, 12 settembre 2010. In quel mese abbiamo anche deciso di fare il corso di formazione dall’ 8 all’ 11 settembre. Ho scelto quindi la data del 12 settembre perché quasi tutte noi ci saremmo incontrate per il corso di formazione e quindi si evitava così di fare altri viaggi avanti e indietro per incontrarci. Si doveva fare in modo di evitare ulteriori spese dato che i viaggi costano cari. Ne ho parlato con le altre sorelle e tutte siamo state d’accordo per questa data. Sono andata quindi dal mio parroco per comunicargli questa notizia e chiedere il permesso di usare la Chiesa e il salone per la festa. Grazie a Dio, tutto ok: il Suo aiuto viene sempre al momento giusto. Gli esercizi annuali di luglio mi hanno aiutato come preparazione spirituale, quindi li ho vissuti con entusiasmo. Anche il tema degli esercizi è stato molto bello: ”Viviamo la spiritualità umana come nuovo habitus per raggiungere la pace, la serenità nella vita di oggi”. Conoscerci cioè come persona per capire e vivere in maniera profonda la spiritualità. P. Santo come guida ci ha dato anche spazio per i colloqui personali. Tutte noi abbiamo approfittato di questa possibilità. Dopo gli esercizi ho cominciato a organizzare le cose che avrebbero dovuto servire per questo avvenimento: scegliere il gruppo del coro, preparare il libretto per la messa, cercare il catering, comprare i regalini, pensare agli inviti, ecc. Sono stata molto fortunata perché in quel periodo da luglio e settembre c’erano qui anche Anna Maria e Santina. Quindi se avevo dubbi o qualcosa da chiedere lo facevo subito e potevo così risolvere rapidamente tutto. Il Corso di Formazione Quest’anno il corso di formazione lo abbiamo fatto a casa delle suore del Buon Pastore vicino a casa mia. Siccome però in quella casa c’era una sola camera abbiamo quindi deciso di lasciarla per Anna Maria e Santina, mentre le altre sarebbero venute a dormire a casa mia o da Anet. Il tema era “Come vivere i tre voti nella vita quotidiana”; padre H. Wardjito, SCJ, e Anna Maria ci hanno aiutato a riflettere su questo tema. Oltre ai momenti di preghiera, avevamo ogni giorno altri tre appuntamenti: al mattino incontro con padre Wardjito, al pomeriggio con Anna Maria, e poi alla sera incontro personale insieme a Santina ed Anna Maria. Si cominciava sempre la giornata con la messa presieduta da padre Wardjito nella cappella delle suore. Il venerdì, abbiamo dovuto recarci a casa delle suore a piedi perché quel giorno era la festa dell’Idul Fitri (fine del Ramadan) per i mussulmani. La gente aveva invaso tutte le strade per pregare, quindi autobus, macchine e altri mezzi non potevano passare. Dappertutto c’era gente vestite a festa, pieni di gioia e allegria perché avevano potuto finire il digiuno di un mese intero. Adesso era tempo di festa. Ricordavo anch’io la mia famiglia, il mio paese perché anche loro festeggiavano alla stessa maniera…. Il sabato è stato un momento di festa per noi perché quel giorno abbiamo vissuto due momenti importanti per la nostra famiglia: Orientamento di Ina e rinnovazione dei voti di Antonia. Tutte e due le celebrazioni sono state presiedute da padre Wardjito. C’erano anche padre Purwanto, padre Frans de Sales, padri dehoniani, alcuni amici come Ibu Surtinah, Ibu Lucy e suo marito, Riena giornalista della rivista Fiat dei S.C.J. La festa è stata semplice ma solenne, grazie Dio tutto è andato bene. Per completare la festa Ina ed Antonia ci hanno offerto il pranzo” hoka-hoka bento”. Abbiamo vissuto un bel clima di fraternità. A conclusione del corso abbiamo fatto il programma per l’anno che avevamo davanti e alcune valutazioni sul futuro: esercizi spirituali, il corso di formazione, il ritiro mensile, ecc. La Presidente ha comunicato al gruppo che Antonia avrebbe avuto il compito di coordinatrice del gruppo CM in Indonesia. Sostituire cioè Mudji che da tanti anni ha svolto questo impegno. Antonia ha accettato questo mandato e noi abbiamo augurato ad Antonia di compiere la sua missione, con entusiasmo e serenità. Noi siamo pronte ad aiutarla per il bene della nostra famiglia! Nel pomeriggio abbiamo portato la nostra roba a casa mia, mentre Anna Maria e Santina sono rimaste ancora nella casa delle suore fino al mattino seguente quando io e Susi siamo andate a prenderle per venire a casa mia. Domenica 12 settembre 2010 Mi sono svegliata come gli altri giorni verso le 4.20 e ho fatto il mio caffè e la doccia. Mi sentivo diversa degli altri giorni, il cuore mi batteva forte. Ho cercato di calmarmi. Susi ed io siamo andiate a prendere Anna Maria e Santina a casa delle suore. Volevamo anche incontrare le suore per ringraziarle, ma in quel momento nessuna di loro era in casa perché erano andate tutte a messa. Allora prendiamo un taxi e ..... torniamo a casa mia. Passano le ore, il mio cuore batte sempre più. Verso le 9.30 vado in parrocchia prima delle altre perché devo vedere se tutto è a posto: soprattutto la chiesa e la sala. Sono fortunata perché ci sono state tante persone che mi hanno aiutato nella preparazione. L’altare è bellissimo adornato con fiori rossi bianchi e gialli, e c’è anche una Bibbia grande aperta alla destra dell’altare. La messa è cominciata alle 11 presieduta da padre Andreas Madya Superiore Provinciale dei S.C.J., insieme concelebrano anche padre Wardjito, padre Sapto e padre Paulus il mio parroco. Sono molto commossa. Entriamo dal fondo della chiesa in processione con i celebranti, al mio fianco Anna Maria e Santina camminiamo pian piano verso l’altare mentre il coro canta “Datanglah Roh Mahakudus...” (Vieni Spirito Santo). Il mio cuore che prima batteva forte, pian piano si sta calmando..... mi sento tranquilla. La messa inizia… poi arriva il momento dove Anna Maria mi chiama per rispondere alle domande del cerimoniale. Leggo la formula dell’incorporazione perpetua e la firmo, accanto all’altare. Mi sento molto tranquilla e commossa soprattutto quando Anna Maria mi abbraccia e mi dice sottovoce “per tutta la vita”. Un altro momento che mi è piaciuto è stato alla fine della Messa quando tutte noi siamo andate insieme a pregare davanti alla statua di Maria “La consacrazione alla Madonna”. Alla fine della messa tutta la gente presente mi ha salutato e fatto gli auguri, come usiamo qui da noi. La festa è continuata con il pranzo insieme Il significato di questa festa per me: un punto di partenza per entrare sempre di più nella dinamica vocazionale, per vivere come donna consacrata dentro la Compagnia Missionaria, con senso di autoresponsabilità, e soprattutto una scelta che diventa un modo per rispondere all’Amore di Dio nella mia vita. Perché sento che la mia vita è una continuità dell'amore di Dio dall’inizio fino ad oggi. Lui mi accompagna con fedeltà e mi indica la strada da percorrere. Sono convinta che Lui mi ha chiamata e vuole completare in me la sua opera. Egli ha un buon progetto per la mia vita e nella mia vita. Da parte mia ci sto e provo ad essere disponibile... In questa occasione vorrei fare una lista di ringraziamenti: primo al Signore Gesù, poi a padre Albino, ad Anna Maria e al suo Consiglio, a Santina che è la mia formatrice e mi sta a fianco…, ai padri dehoniani, al mio parroco, alla mia famiglia, mio zio e alla sua famiglia, a tutte le missionarie, i familiares, ai miei amici Ibu Lucy e la sua famiglia, mba Yuliana e tutte le sacrestane della mia parrocchia, Ibu Lusia Soetanto letttrice della Parola, Ibu Theresia Supardi e le altre signore che hanno preparato i fiori dell’altare, Ibu Tati Samalo, il gruppo del coro “Bintang Kejora”, i chierichetti, i bimbi che hanno portato i doni all’offertorio , a Yohana Rosari Alamanda come “receptionist”, Mas Donny, gli amici presenti e gli amici che non hanno potuto venire ma sono stati presenti con le loro preghiere e gli auguri. A tutti voi buoni samaritani per me. Grazie mille, Dio ricompensi tutti per la vostra gentilezza. Pregate sempre per me perché possa sempre essere fedele… per tutta la mia vita! “Amo il Signore perché ascolta il grido della mia preghiera. Verso di me ha teso l’orecchio nel giorno in cui lo invocavo. Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato? Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore. Adempirò i miei voti al Signore, davanti a tutto il suo popolo. Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi fedeli. Sì, io sono il tuo servo, Signore, io sono tuo servo, figlio della tua ancella; hai spezzato le mie catene. A te offrirò sacrifici di lode e invocherò il nome del Signore.” Amen. Salmo 116,1-2;12-17
la bellezza e la gioia di incontrarci
 
Dalla fine di maggio fino al 22 giugno, Orielda e Lucia Maistro, hanno visitato e incontrate le nostre missionarie e familiares presenti in Cile e Argentina Il nostro viaggio ha avuto come prima tappa il Cile dove siamo rimaste 8 giorni: lì abbiamo incontrate le nostre due missionarie (Teresa e Margherita) e diverse familiares che da anni stanno facendo un cammino con noi. Un tempo sicuramente breve per poter vedere e conoscere altre realtà, ma certamente proficuo che ci ha permesso di condividere la vita di tutti i giorni nella semplicità e nell’accoglienza reciproca. Il Cile nel febbraio scorso è stato colpito, per l’ennesima volta, da un forte terremoto che ha lasciato nel cuore di tutti i sopravissuti molta, molta paura; un paura che si sente ancora oggi anche perché le scosse continuano senza tregua anche se di breve intensità. L’argomento del giorno, quando ci si incontrava con le persone, era appunto il terremoto: i danni causati, le conseguenze, la case perse, le persone morte…insomma una vita da costruire e dobbiamo dire che ciò che ci ha colpito è stata la grande capacità di questo popolo di reagire; riprendere in mano la situazione e ricostruire quanto possibile! Le nostre missionarie non hanno avuto grossi danni se non qualche piccola lesione ai muri, ma la paura di quella notte è stata davvero incalcolabile. La zona più colpita è a Concepción che abbiamo avuto la fortuna di visitare, città dove vivono i nostri familiares che grazie a Dio stanno tutti bene, qualcuno di loro ha avuto grossi danni alla casa rimasta inagibile per un bel po’ di tempo…ora piano piano tutta sta tornando alla normalità! La vita è ripresa quasi subito…ci siamo rese conto, visitando l’epicentro, della gravità e dell’intensità del terremoto. La gente si è fatta forza anche con diversi aiuti arrivati da molti paesi, ma la ricostruzione è ripartita subito! Il popolo cileno si è davvero dato da fare anche se l’entità del terremoto ha provocato in molte persone panico e paura che ha portato la popolazione a saccheggiare negozi interi, saccheggi a volte davvero inspiegabili per la violenza con cui sono avvenuti! Lì abbiamo colto davvero una grande solidarietà, famiglie intere disposte a farsi in 4 per aiutare altre famiglie. Siamo state insieme alle nostre missionarie soprattutto nei 2 fine settimana; con loro abbiamo fatto il punto della situazione: verificato il cammino guardando un po’ in avanti e cercando di programmare il futuro tenendo come punti di riferimenti il carisma che ci è proprio e la nostra spiritualità! Così anche con i familiares, che in Cile sono davvero un bel gruppo, ci siamo incontrate, abbiamo pregato insieme, condiviso momenti di semplice fraternità vivendo lo spirito che ci è proprio della comunione. Gli incontri carichi davvero di ascolto, di preghiera, del senso di appartenenza alla stessa famiglia, ci ha permesso di toccare con mano la bellezza e la gioia di incontrarci. Non possiamo dimenticare la realtà di casa DAVI (casa di accoglienza di ragazze madri) presenti a San Bernardo vicino alla sede della Compagnia Missionaria, dove Cesarina, quando è stata in Cile per alcuni anni, ha lavorato molto. Ancora oggi Cesarina è la più nominata lì dentro per il tanto lavoro che ha fatto per le ragazze accolte in questa realtà. Siamo state 2 volte a casa DAVI e abbiamo sempre colto uno spirito di famiglia, una realtà certamente da sostenere e da apprezzare per il notevole lavoro che fa a favore della vita.
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