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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 15 / 03 / 2019
    FESTA DELL\'ECCOMI
    A S. Antonio Abate (Italia) il 24 marzo; a Funchal (Madeira) il 27 marzo; in Guinea Bissau il 30 mar... Continua
  • 15 / 03 / 2019
    FESTAS DO EIS-ME AQUI
    Em Santo António Abate (Itália) , 24 de março; en Funchal (Madeira), 27 de março; na Guiné, 3... Continua
  • 15 / 03 / 2019
    FIESTAS AQUI ESTOY
    En San Antonio Abad (Italia) el 24 de marzo; en Funchal (Madeira) el 27 de marzo; en Guinea Bissau e... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSEJO CENTRAL
    8 - 10 de mayo 2019, en Bolonia... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSELHO CENTRAL
    8 - 10 de maio de 2019, em Bolonha... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSIGLIO CENTRALE
    8 - 10 maggio 2019, a Bologna... Continua
l'agnello mistico
 
Fabrice Hadjadj, trentotto anni, francese, nato da genitori ebrei di origini tunisine e convinzioni maoiste, ama presentarsi come un «ebreo di nome arabo e di confessione cattolica». Al cattolicesimo è approdato dopo una giovinezza trascorsa tra l’ammirazione degli ideali rivoluzionari della Comune di Parigi e l’immersione nella lettura dei grandi nichilisti del Novecento. Ha scelto di battezzarsi e diventare cattolico alla soglia dei trent’anni e se gli domandi perché l’ha fatto replica divertito: «Sono io che mi chiedo: perché non l’ho fatto prima?». Fabrice Hadjadj insegna in un liceo e nel seminario diocesano di Tolone, ma è soprattutto un filosofo, una specie di Nietzsche cattolico, autore di una decina di libri in forma di saggi e drammi teatrali. È sposato e ha tre figlie. Il suo percorso ci parla del modo meraviglioso come Dio ci conduce e testimonia di una Europa che, nonostante le sue stravaganze, ha ancora linfa sufficiente per fare scaturire personalità cristiane significative. [img2bcx] Cristo immolato Nella tradizione, il Cristo è simbolizzato da differenti specie di animali: pesce, leone, montone, capro, aquila, pellicano, gallina, ed anche dal serpente (quello di bronzo che Mosè alza nel deserto), o ancora dal verme di terra…Il Verbo fatto uomo ricapitola in lui sia la fauna sia tutto il cosmo. (Uomini e bestie tu salvi, Signore, dice un versetto del salmo 36, principio ancora inconcepibile di un’ecologia soprannaturale). Ma, tra tutte le specie di questo zoo mistico, l’agnello è sempre l’animale prediletto. Per il suo candore, per la sua grazia, per la sua età e la sua docilità, lui rappresenta meglio degli altri la vittima innocente. La sua immagine si trova già nelle catacombe. Possiamo dire che ha la stessa età della Croce. Sul legno del supplizio, i primi crocifissi sospendono un agnello, non un uomo…E, la porta dei tabernacoli, ancora oggi, è abitualmente ornata da un agnello attraversato da una croce simile ad una lancia. Questa preminenza simbolica dell’agnello viene dalle Scritture sante e si vede confermata dalla liturgia della Chiesa. Nella Genesi, è senza dubbio la prima offerta gradita a Dio: Abele presentò a sua volta primogeniti del suo gregge e il loro grasso (Gen. 4, 4). Nell’Esodo, è l’animale della Pasqua che gli Ebrei devono mangiare: il suo sangue sugli stipiti e sull’architrave delle case li proteggerà dal passaggio dell’angelo sterminatore. In Isaia e in Geremia, è la metafora del Messia sofferente: Il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello (Is. 53, 6-7) – E io, come agnello mansueto che viene portato al macello…(Ger. 11, 19). Anche il Battista designa Gesù come l’Agnello di Dio… (Gv. 1,29 e 36). Questo stesso vangelo dice ancora, al momento del colpo di lancia: Non gli sarà spezzato alcun osso (Gv. 19, 36), prescrizione dell’Esodo riguardo all’agnello pasquale (12,46). È una citazione cruciale, giacché fa della Passione il compimento della Pasqua giudaica, e del Crocifisso il vero Agnello. San Paolo può dire ai Corinzi: Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! (1Cor. 5,7). Infine, nel Apocalisse, la vittima sofferente diviene vittima trionfante: L’Agnello, che è stato immolato, è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione (Ap. 5,12). Il legame diretto con l’agnello mangiato durante la cena pasquale fa di lui il simbolo per eccellenza dell’Eucaristia: parla allo stesso tempo del sacrificio e della comunione, ma parla anche della triplice dimensione di memoriale, di viatico e di anticipazione della gloria futura. Proprio prima di consumarla, il prete presenta l’ostia usando le parole di Giovanni Battista: Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! E la riforma liturgica aggiunge queste parole sublimi: Beati qui ad coenam Agni vocati sunt, “Beati quelli che sono chiamati alla cena dell’Agnello”. Vediamo dunque l’Agnello Mistico in piedi sulla tovaglia bianca dell’altare l’arteria forata e il suo sangue che scaturisce e cade nel calice d’oro. Il rosso del sangue è rafforzato dal rosso dell’altare. Intorno, gli angeli agitano il turibolo, otto sono in ginocchio a mani giunte, quattro tengono le Arma Christi. Da destra a sinistra, il primo tiene gli steli di canna e la colonna della flagellazione; il secondo il flagello e, sopra un’asta, la spugna imbevuta di aceto; il terzo la lancia e i chiodi; il quarto la corona di spine e la Croce sormontata dall’iscrizione in ebraico, greco e latino: Gesù Nazareno, re dei Giudei. Nessuna arma, nessun attrezzo, nessuna macchina è più efficace di questi stessi strumenti. Loro sono i gioielli insuperabili della tecnica. Sono gli strumenti della Salvezza. [img3bcx] La fontana della vita Centriamo adesso la nostra attenzione sulla striscia scura che spezza a metà la parte bassa del Retablo aperto. Essa ci conduce alla fine dell’Apocalisse. Il suo ultimo capitolo comincia con queste parole: L’angelo mi mostrò poi un fiume d’acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello (Ap. 22, 1). Qui il fiume è una fontana. Questa fontana irriga tutta la Gerusalemme celeste. È il principio ecologico della sua flora trasfigurata. Questo stesso messaggio è scritto sul bordo di marmo della fontana: Ecco la sorgente dell’acqua viva che scaturisce dal trono di Dio e dell’Agnello. Quest’ultimo nome è rivelatore: questa fontana esce da una piaga. La sorgente profonda è nel cuore di Cristo, Agnello immolato, aperto dal colpo di lancia del soldato. Anche questo, Giovanni l’ha visto. Prima ancora che nella Città celeste, l’angelo gli fa vedere il fiume di vita sul Golgota; lì Giovanni ha visto scorrere il sangue e l’acqua (Gv. 19, 33-35). La Chiesa esce così dal fianco di Cristo come Eva è uscita dal fianco di Adamo. Il sangue e l’acqua corrispondono ai due principali sacramenti che la generano. «Dal fianco di Cristo scaturisce l’acqua che lava e il sangue che riscatta. Per questo il sangue si rapporta al sacramento dell’Eucaristia, e l’acqua a quello del Battesimo» (Santo Tommaso d’Aquino). Il catino della fontana è ottagonale. Sono numerosi i Battisteri che hanno questa forma. Il numero otto rimanda alle beatitudini (Mt. 5, 3-10): Beati i poveri…Beati i perseguitati…Ci ricorda che il peso della gloria si dirige di preferenza verso la Croce. Ma ci ricorda anche che il peso della Croce sbocca nella gloria: è questa la cifra della Risurrezione. La Risurrezione di Cristo è avvenuta in una domenica, primo giorno della settimana. Ma questa domenica si può comprendere come il giorno dopo il settimo giorno: questo ottavo giorno dove la settimana esce dai binari, dove tutta la Creazione varcherà il muro del tempo per entrare nello splendore dell’Eterno. Possiamo dire che la prospettiva di questo catino ottagonale comanda tutta la composizione del pannello. Se la fontana irriga il Paradiso, non è certo per dei canali tracciati a righello, ma in una forma veramente pittorica. Questa si allarga alla forma ottagonale degli angeli intorno all’altare e poi ancora ai quattro gruppi dei beati. La sua freschezza si irradia per omotetìa, come un fiore che si apre. Come la colomba irradia con grande splendore nella parte superiore, la fontana irradia discretamente nella parte inferiore. Questa si situa nell’asse verticale della divinità [guardare tutto il polittico]. Quest’asse parte dal cielo per arrivare alla terra, dalla presenza di Dio in lui stesso alla presenza di Dio nei sacramenti. Comincia con il Signore in maestà, continua con la colomba dello Spirito, incontra il candore eucaristico dell’Agnello, finisce su questo catino battesimale allo stesso tempo limpido e oscuro. Se a partire da esso tutto sembra aprirsi, tutto in esso sembra anche riassorbirsi. Esso conduce agli elementi i più materiali. All’acqua e alla creta dell’origine. Origine della Genesi e origine dell’opera stessa. La terra e l’acqua forniscono i materiali alla pittura. Ma essi costituiscono anche i suoi due limiti formali: l’informe e la trasparenza. Siamo allora alla sorgente simbolica e reale, allo stesso tempo, dell’arte e della vita. E il pittore ci invita a bere a questa sorgente. Non vedete proprio in basso questo rivolo oscuro che ci chiama? L’asse della divinità finisce in una canalizzazione. Essa vuole riversarsi sopra l’altare, al di fuori del quadro. Vuole anche discendere fino allo spettatore. A tal punto da fare di questo spettatore un attore e che questo ascolti, per finire, alcune delle ultime parole dell’Apocalisse: Lo Spirito e la Sposa dicono:”Vieni!”. E chi ascolta, ripeta: “Vieni!”. Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda gratuitamente l’acqua della vita (Ap. 22, 17).
cristo risorto e vivente!
 
È ancora buio e le donne al sepolcro. La debolezza delle donne piange di inutili nostalgie e unge di inutili profumate carezze i corpi amati anche quando sono morti. La forza virile può smuovere i macigni e può chiuderli, i sepolcri, e cercare strategie di difesa nelle sale a porte blindate che il soffio del Vento basterà, solo, a violare. “Gesù il nazareno non è qui, è risuscitato! Non cercate tra i morti Colui che è vivo!” Luce bianca esplosa dalla tenebra di morte vinta dalla sua preda. Per sempre. Cristo risorto e vivente! La tua luce bianca squarci ancora la nostra tenebra apra gli occhi, infiammi il cuore, renda ali alla fragile speranza e fecondità al povero amore. Anche gridando la nostra sete di luce neppure sapendo ciò che facciamo sappiamo solo uscire nella notte. Canti la tua Parola per noi come il gallo che annuncia il nuovo sole del perdono senza tramonto. E forse rischieremo di fare della nostra vita la Memoria di te donato -ciò che ho fatto io anche voi fate - nel pane spezzato e nel sangue sparso e nelle ginocchia piegate a lavare piedi sporchi di terra e sangue. E ci sarà dato di riconoscerti, noi povera Maddalena chiamata per nome - Maria! - tua Chiesa sposa finalmente ritrovata, nel giardino, e dissetata di nuovo amore rigenerata debole messaggera di luce.
riconciliazione
 
Carissimi, ho ancora nel cuore e negli occhi il viaggio che ho compiuto in Mozambico e in Portogallo, dove ho incontrato i gruppi per una tappa formativa e verifica del cammino dei gruppi. Ringrazio il Signore per ciò che ho potuto vivere e grazie a tutti coloro che hanno accompagnato questo mio viaggio. Ritornare in Mozambico è sempre un po' ritornare a casa e incontrare molti volti conosciuti ed è per me rendere grazie per tutto ciò che ho ricevuto da questo popolo. Il viaggio in Mozambico è stato segnato, oltre che dall'incontro con la porzione di Compagnia Missionaria che si trova in questa terra, dalla prima emissione dei voti di Julieta e l'entrata in orientamento di tre giovani. Sono segni di speranza che dobbiamo accogliere con gioia e responsabilità. Ci siamo impegnati, quest'anno, a vivere l'anno della Riconsiliazione, rispondendo all'esortazione di S. Paolo: "Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio" (2Cor 5,20). La Quaresima ci fa fare questo cammino di conversione per poterci, in Dio, riconciliare con noi stessi e con le realtà dove si srotola la nostra vita quotidiana. Riconciliazione che parte dall'amore appassionato di Gesù per tutti noi, un amore senza logica e senza calcolo, che lo porterà a pronunciare sulla croce: "Tutto è compiuto", e il suo fianco trafitto è il sigillo di questo amore.[img2bdx] In un mondo dove tutto ha un profitto, dove non c'è spazio per la gratuità, Gesù ci insegna a non fare nessun tipo di conti e rendiconti, c'è solo spazio all'amore senza calcolo. Per capire questo mistero di dono e riconciliazione, è necessario entrare nello stesso cammino di Gesù. per fare questo è vitale accostarci al Vangelo, come luogo di preghiera e di ricerca di luce; è questa Parola che ci fa scoprire la concretezza del dono di Gesù e di come dobbiamo incarnare questo amore che si deve rendere concreto ogni giorno e che solo un cuore "in pace" può realizzare. Il triduo pasquale diventa per noi scuola dove siamo chiamati a comprendere il mistero del dono: nel gesto della lavanda dei piedi (giovedì santo) siamo invitati a metterci quel grmbiule, di cui si è cinto Gesù, per far sì che il dono diventi servizio; nel volgere lo sguardo a colui che hanno trafitto (venerdì santo), riconosciamo la nostra pochezza e il nostro peccato; nel silenzio e nell'attesa del sabato santo, la speranza ci faccia strada, quella speranza che diventa certezza perché "sperare è attendere con illimitata fiducia qualcosa che non si conosce, ma da parte di Colui del quale si conosce l'amore" (M. Delbrel); il servizio, il perdono, la speranza ci fanno strada per incontrare il Risorto nel giorno di Pasqua. Buona Pasqua a tutti e che Colui che è vivo ci doni ogni benedizione. In comunione Anna Maria [img3bsx]IL CATINO DI ACQUA SPORCA Se dovessi scegliere una reliquia della tua passione prenderei proprio quel catino colmo di acqua sporca. Girare il mondo con quel recipiente e ad ogni piede cingermi dell'asciugatoio e curvarmi giù in basso, non alzando mai la testa oltre il polpaccio per non distinguere i nemici dagli amici e lavare i piedi del vagabondo, dell'ateo, del drogato, del carcerato, dell'omicida, di chi non mi saluta più, di quel compagno per cui non prego mai, in silenzio, finsché tutti abbiamo capito nel mio il tuo Amore. (Madeleine Delbrel)
noi familiares
 
Il giorno 14 del mese di marzo, io Emilio Elefante unitamente a mia moglie Rosa Russo, dopo tre anni di cammino per la formazione spirituale nella contemplazione di Cristo nel mistero del suo Cuore Trafitto, siamo diventati Familiares effettivi della Compagnia Missionaria del Sacro Cuore. Con noi altre due coppie: Benedetto Afeltra e Lucia Muoio, Aniello Catapano e Consiglia D’Antuono. Sinceramente ci sentivamo emozionati nell’aver raggiunto un traguardo così importante della nostra vita cristiana. In mattinata c’è stato l’incontro di preghiera con i Familiares di Sant’Antonio Abate e quelli di San Giorgio a Cremano: padre Antonio Carapellese ci ha illustrato la riconciliazione con Dio. Il pranzo si è consumato nei locali messi a disposizione delle Suore dei Sacri Cuori, con noi nuovi Familiares c’era buona parte dei Familiares di Sant’Antonio Abate, nonché con le missionarie Bianca e Luisa. Nel pomeriggio, nella Parrocchia del Buon Buonconsiglio, è stata celebrata da padre Antonio la Santa Messa. Accostandoci all’altare, abbiamo provato la stessa sensazione come quella avvenuta nella stessa Parrocchia nel giorno del nostro matrimonio, nel lontano 12.06.1980, dove sentivamo in mezzo a noi la presenza di Dio. Il momento forte lo abbiamo sentito quando il sacerdote ci ha fatto la domanda “ Che cosa desiderate?” E noi abbiamo subito dato la risposta che tanto desideravamo: “”diventare Familiares effettivi della Compagnia Missionaria del Sacro Cuore! ! !” Subito dopo la cerimonia, ci siamo recati nuovamente nei locali delle Suore per festeggiare l’evento e gioire insieme agli altri Familiares di S. Antonio Abate con il taglio della torta gentilmente offerto da Pia Del Sorbo e con i dolci amorevolmente fatti con le proprie mani e offerti da Lucia Santarpia. Un grazie di cuore a chi ci ha fatto incamminare in questa esperienza e particolarmente a Pia Del Sorbo, quale responsabile del gruppo, che con il suo insegnamento ci ha illustrato il cammino da intraprendere nella formazione umana e cristiana. Un grazie ancora a Clemente Stazu e sua moglie Rosa De Conte; a Giuseppe De Gregorio con la moglie Anna Amabile; a Gennaro Mercurio con la moglie Lucia Santarpia e a Domenico De Riso; anche loro hanno dato il loro contributo ai nostri incontri di preghiera e di formazione per illustrarci la spiritualità della Compagnia Missionaria del S. Cuore di Gesù.
visita della presidente
 
Il mese di gennaio 2010 è stato pieno di avvenimenti significativi per i nostri gruppi del Mozambico che normalmente si riuniscono insieme in questo periodo. Anna Maria ci ha visitate ed è stata con noi dall’8 gennaio al 9 febbraio. Siamo state insieme a Namaacha, dall’8 al 17 per gli incontri, il Corso di Formazione e alcuni giorni di preghiera. Il 19 partenza per Nampula fino al 29 gennaio e gli ultimi giorni a Maputo insieme al gruppo di Maputo. Un poco di storia La nostra presenza in Mozambico ha compiuto 40 anni nel 2008 e da quell’anno è iniziato un nuovo movimento vocazionale che ci ha sorprese per la sua vivacità ed intensità. L’incontro del luglio 2008 a Gurue con la presenza di tutte le missionarie nei luoghi degli inizi Mozambicani – Milevane, Namarroi e Gurue - é stata una specie di reincontro che ha permesso il rinascere di qualcosa di inatteso. In quei giorni abbiamo conosciuto due giovani; Dalaina e Natalia che, a dicembre 2008 sono venute ad abitare con noi a Nampula e con loro e altre giovani stiamo vivendo questa nuova primavera in terra mozambicana. Nel 2009 varie giovani si sono avvicinate per conoscerci ed altre le abbiamo incontrate andando a Gurue – Invinha dove, alcuni sacerdoti diocesani, con un buon entusiasmo per la Compagnia Missionaria, ci hanno fatto conoscere alcune giovani interessate al nostro tipo di vita. A dicembre 2009 altre giovani, dopo un periodo di discernimento, sono venute a vivere con noi a Nampula e sono Rosa e Ana Rita. Questo movimento ci sorprende e ci stimola ad un continuo discernimento e disponibilità. Ciascuna di noi per la sua parte si è impegnata in vari modi per favorire questa nuova primavera, ma soprattutto, crediamo che il Buon Dio ci ha mostrato la Sua Misericordia e la Sua Benevolenza. La presenza di Anna Maria In questo contesto abbiamo avuto la visita di Anna Maria che ha vissuto con noi un periodo di tempo condividendo questa nostra storia. Da ricordare che Anna Maria ha vissuto in Mozambico dal 1993 al 2002 e questo l’ aiuta ad accompagnare con maggiore sensibilitá e preparazione questo nostro cammino. Dall’8 gennaio al 9 febbraio 2010 ha vissuto con noi prima a Maputo e poi a Nampula e poi nuovamente a Maputo. La sua presenza e le sue parole ci hanno stimolate e confermate nella via intrapresa. Gli incontri ed il Corso di Formazione Permanente sul nostro Statuto e Regolamento di Vita e sulla Carta Programmatica di questo sessennio, ci hanno aiutate a cogliere meglio alcuni aspetti della nostra vocazione secolare ed il nostro carisma. In vari momenti abbiamo sentito fortemente la presenza dello Spirito che è sempre donatore di Vita. Anche il Corso-Ritiro a Nampula, tenuto da Anna Maria e preparato in particolar modo da Mariolina con tutto il gruppo di Nampula, é stato importante per far capire alle giovani cosa significhi appartenere ad un Istituto Secolare e conoscere meglio la storia della Compagnia Missionaria. [img2bcx] A Nampula dal 20 al 24 gennaio alcune giovani hanno partecipato a questo incontro: Dalaina, Natalia e Laina che, con l’entrata in orientamento, hanno iniziato formalmente la formazione nella Compagnia Missionaria e Rosa, Ana Rita e Dolvina che hanno partecipato all’incontro - ritiro assieme e che, speriamo possano continuare a prepararsi per iniziare anche loro, il prossimo anno, la formazione. P. Riccardo Regonesi, dehoniano, ci ha accompagnate ed ha collaborato in piena sintonia assieme a P. Elia Ciscato e P. Augusto, anche loro dehoniani. Anna Maria é poi ritornata a Maputo e dal 29 gennaio al 9 febbraio ha potuto condividere con il gruppo di Maputo vari momenti e “matar saudades” con i tanti amici ed amiche che ha in Mozambico. L’ultima domenica nel pomeriggio è stato bello incontrarci con gli Amici della Compagnia Missionaria di Maputo e vivere un tempo di riflessione guidato da Anna Maria e condiviso da tutte noi.
fecondità mozambicana
 
Namaacha é un luogo che dista circa 70 km da Maputo e che si trova al confine con lo Suazilandia in una zona montagnosa con un clima un poco più fresco rispetto a Maputo dove in questo periodo si arriva vicino ai 40 gradi. Ci ha accolto la comunitá delle suore del Preziosissimo Sangue. Eravamo presenti tutte: del gruppo di Maputo – Giannina, Irene, Alice, Lisetta e Julieta; del gruppo di Nampula: Mariolina, Gina, Martina, Gabriela e Helena e la nostra presidente Anna Maria Berta. Abbiamo dedicato i primi giorni ai nostri incontri ed al Corso di Formazione sullo Statuto e poi alcuni giorni di preghiera aiutate da P. José da Cruz Moluta – Rettore del Seminario Filosofico S. Agostinho di Matola- Maputo. Il giorno 15 gennaio hanno rinnovato i voti Gabriela e Helena con una bella celebrazione eucaristica la sera. Il 16 gennaio la festa di Julieta con la prima emissione dei voti nella Compagnia Missionaria. Un momento veramente bello preparato con molta cura. È stata preziosa la collaborazione della comunitá che ci ospitava e che contava con un numero notevole di novizie e postulanti. I canti ben preparati assieme ad alcune danze. Il canto piú importante era l’eccomi cantato dalla sola Julieta logicamente in portoghese: “Eccomi, eccomi, Signore io vengo, eccomi, eccomi, si faccia in me la tua volontá” “Eis-me aqui, eis-me aqui, Senhor, eu venho, eis-me aqui, Eis-me aqui, faça-se em mim a tua vontade” È stato davvero il momento culminante della bella celebrazione che ha coronato un sogno preparato per anni. Il gruppo di Maputo ha accompagnato con grande responsabilità ogni cosa e davvero si è sentito un clima di comunione palpabile. Si, con Julieta abbiamo vissuto questa festa e ci siamo sentite tutte in cammino insieme ed alla sequela del Maestro, di Colui che guida i nostri passi con Amore. Anche la collaborazione della comunitá delle Suore del Preziosissimo Sangue è stata davvero preziosa perché la liturgia ed i canti e le danze insieme a loro ci hanno fatto vivere una bella esperienza di fraternità. Per Julieta poi è stato un dono importante perché il suo sogno giovanile aveva radici nell’esperienza positiva, vissuta nella sua terra natale, dove aveva conosciuto alcune suore missionarie, a Chicumbane – Xai Xai. La benevolenza del Signore ha fatto si che, per varie circostanze, questa cerimonia fosse un momento molto significativo ed incisivo per la stessa Julieta e per tutte noi. Volto mozambicano Un dato da ricordare è che il volto mozambicano della Compagnia Missionaria inizia nel 1993 con la prima emissione dei voti di Alice e Gina, missionarie di vita in famiglia. Seguono altre vicende vocazionali con alcune giovani che si avvicinano alla nostra famiglia. Ed ora la situazione attuale aumenta il volto mozambicano dell'Istituto. Cosí ora abbiamo il gruppo di Maputo con tre missionarie di vita comunitaria: Irene, Giannina e Lisetta italiane e due di vita in famiglia, Alice e Julieta mozambicane. Il gruppo Centro Nord comprende 4 missionarie di vita fraterna: Mariolina e Martina italiane e Helena e Gabriela mozambicane. Fa parte del gruppo anche Gina che vive in famiglia a Quelimane. Ogni tanto ci fa bene ricordare meglio la composizione dei nostri gruppi anche per renderci conto che ora siamo 50% italiane – europee e 50% mozambicane – africane. É un dato semplice ma significativo che dimostra una tendenza che nei prossimi anni, a Dio piacendo, porterá la CM ad assumere un volto tipicamente africano e mozambicano. E questo è bene averlo presente per continuare a prepararci e ad aprirci ai cambiamenti che avverranno nei prossimi anni. Prepararsi a questo cambiamento vuol dire assumere un atteggiamento attento alle cose nuove che ci aspettano. Gratitudine Il sentimento di gratitudine che sale dal cuore non è rivolto solo a Dio ma anche a tante persone, ed in particolare a tante missionarie che ci seguono con la loro offerta e preghiera. In particolare vogliamo ringraziare P. Albino Elegante, il nostro fondatore che accompagna con grande interesse quanto stiamo vivendo. E poi sarebbero tanti i nomi che vorremmo scrivere ...di tante missionarie, familiares, amici/che che da molti anni vivono in comunione profonda con noi questa nostra presenza missionaria. Con tutti i membri della Compagnia Missionaria continuano ad offrire ed a vivere quella Parola che dice: “Venite, vi farò pescatori di uomini/donne”.
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
Via A. Guidotti 53, 40134 - Bologna - Italia - Telefono: +39 051 64 46 472

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