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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
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Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEIA GERAL ORDINÁRIA DA COMPANHIA MISSIONÁRIA DO CORAÇÃO DE JESUS
    Realizar-se-á no CENÁCULO MARIANO em Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna – Italia ... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASAMBLEA GENERAL ORDINARIA DE LA COMPAÑÍA MISIONERA DEL SAGRADO CORAZÓN
    a realizarse en el CENÁCULO MARIANO en Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bolonia - Italia DE... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DELLA COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
    si terrà al CENACOLO MARIANO a Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna - Italia DAL 19 AL ... Continua
dio mi ha chiamata
 
“Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano” (1Cor 2,9). Quando guardo la storia della mia vita, sento che sono un mistero di Dio e riconosco i suoi segni nelle meraviglie che ha operato in me. Dio mi ha sempre accompagnato e collocato sul mio cammino persone che mi hanno amato e si sono prese cura di me. Ho avuto l’opportunità di stare con mia madre durante la mia infanzia e di non separaci mai l’una dall’altra. A 11 anni ho avuto la gioia di andare con mia madre a far visita a mia zia Sadia, sorella di mio padre, a Bafatà. A 12 anni ho iniziato la catechesi nella parrocchia di S. Giovanni Battista. Mi piaceva molto l’accoglienza del catechista per ciascuno del nostro gruppo, le storie che ci raccontava e la condivisione delle cose più significative avvenute durante la settimana nella famiglia e nella scuola. Ciò che mi piaceva di più era ascoltare dalla sua bocca quando ci guardava e diceva: “ Noi siamo a immagine somiglianza di Dio”. Sono stati molto importanti i momenti di preghiera: rimanevamo in silenzio e pregavamo. Il mio battesimo, a 16 anni, è stato un momento molto significativo: lì ho sperimentato la presenza di Dio che ha cambiato la mia vita. L’inizio della formazione CM è stato un altro momento speciale per me. L’accoglienza, la volontà di crescere, l’atteggiamento di ascolto di questa famiglia mi ha dato molta gioia ed è stato uno stimolo per progredire nel mio cammino. Ho scoperto che il valore della comunione proposto nel cap. IX del nostro Statuto è fondamentale per essere una missionaria del S. Cuore. Trascrivo alcune espressioni che mi toccano di più: “la vostra carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene…La vita di comunione, prima che altrove, deve concretizzarsi all’interno della CM…abbiate in voi gli stessi sentimenti…” All’avvicinarsi del giorno tanto importante della mia consacrazione a Dio, 31 dicembre 2015, sento la grande responsabilità di portare l’annuncio del Vangelo a tutti i miei fratelli mediante la parola, la testimonianza, la valorizzazione dell’altro cercando di vedere in Lui il volto di Cristo. Il ritiro che ho fatto dal 27 al 31 dicembre mi ha aiutato a riflettere, ad ascoltare e ad accogliere con gioia la Parola di Dio e del nostro Statuto. La mia gioia è grande, sento che Dio è con me e mi spinge a “guardare lontano”. Ringrazio anzitutto Dio che mi ha chiamata per una “ missione di servizio nella Chiesa e nel mondo”; mia mamma che sempre mi ha incoraggiato; le mie formatrici (inizialmente Lùcia Correia e, attualmente Antonieta); tutti i membri della CM della Guinea Bissau; p. Domingos (ofm) che ci ha animato, quest’anno, i ritiri mensili e quello annuale; le persone che hanno pregato perché il progetto di Dio si realizzasse in me. Maria, madre del Verbo incarnato e mia dolce madre, in ginocchio, ti chiedo che tu diriga sempre i miei passi in un cammino di fedeltà e di comunione perché la mia vita si trasformi in un perenne servizio d’amore.
dopo molto silenzio eccomi a voi !
 
Sono già passati più due anni dal mio rientro in Mozambico. E sono passati in fretta, ma vorrei comunicare un po’ il cammino che mi ha riportato in questa terra. Il vantaggio di questo nuovo cammino per me è stato il fatto di conoscere già la realtà, la lingua… Negli anni ‘90 ho vissuto quasi 10 anni in Mozambico. Poi c’è stato lo stacco di 12 ed eccomi di nuovo qui. Quando Martina e il Consiglio mi hanno fatto la proposta, ho accettato con disponibilità e gioia. Subito ho cercato di disporre il mio cuore a questo rientro che vivevo con una certa preoccupazione. Avevo timore di lasciarmi prendere da una nostalgia che non mi avrebbe aiutato. La nostalgia ti può giocare brutti scherzi e ti può rendere cieca, ti fa ricercare tutto quello che avevi lasciato e restare delusa se non lo incontri. Ho chiesto al Signore che mi aiutasse a tornare in Mozambico con occhi nuovi che non ricercassero luoghi “antichi” che portavano il mio marchio, ma occhi che sapessero vedere il bello che è nato senza di me. Devo ringraziare il Signore perché mi ha concesso questa grazia e il cuore l’ho sentito libero di iniziare un cammino veramente nuovo, con il mio bagaglio di esperienza e conoscenza. A questo proposito mi piace ricordare Isaia (43,19): “Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa”. Finalmente a Namarroi! Il nostro cammino “Ad gentes” è iniziato con l’arrivo delle prime missionarie a Milevane nel 1968 e l’anno successivo si è formato un’altro gruppo a Namarroi. Namarroi ha sempre suscitato in me una certa emozione per vari motivi: qui la CM ha lavorato con molta soddisfazione e nel campo dell’evangelizzazione e nel campo socio sanitario; ha sofferto con il popolo gli eventi della guerra civile; le stesse missionarie allontanate e messe in carcere con la proibizione di rientrare a Namarroi… Nella mia permanenza in Mozambico negli anni ‘90 varie volte avevo programmato di andare a Namarroi, ma di fatto, a causa di situazioni contingenti o della strada (mancavano ponti) o piogge torrenziali, non sono mai riuscita ad arrivarci. A poco meno di un mese dal mio rientro in Mozambico, ecco che mi ritrovo a guidare verso Namarroi. Un viaggio che faccio con Dalaina. Con lei dovevamo incontrate le famiglie delle ragazze che avrebbero iniziato a vivere con noi a Invinha. Dopo circa due ore di strada, eccoci a Namarroi, una piccola cittadina con una strada principale dove si affacciano uffici, negozietti, l’ospedale… Noi ci avviamo subito alla missione. Ed eccomi, con un carico notevole di emozione, nel grande cortile della missione di S. Tiago in Namarroi. Mi sono guardata intorno e mi è apparso un luogo conosciuto e riconosco alcuni scorci visti nelle innumerevoli foto che lungo gli anni ci sono giunte. Il mio sguardo è andato subito a quella che era stata la nostra abitazione. Conservata bene ed ora abitata dai Padri diocesani che portano avanti la parrocchia. Alle spalle della casa una bella collina verde ma che ha assunto, durante la guerra civile, un triste ricordo. Dall’alto venivano uccisi e gettati dall’altro lato della collina molti innocenti. Mi hanno detto che ora tutti gli anni si sale in preghiera per ricordare questi martiri. Nella missione ci siamo fermate poco, il tempo di salutare il parroco, le suore spagnole arrivate da alcuni mesi e, ripartite per il nostro itinerario, incontriamo alcune famiglie le cui figlie inizieranno il cammino con noi. Un dialogo semplice e facilitato con la traduzione in Lomwe di Dalaina. E poi verso casa. Dopo qualche giorno ci sono ritornata con Lisetta e ho chiesto di visitare dove avevano abitato le missionarie, dopo che erano uscite dalla missione. Delle casette di allora, ci sono solo alcuni pezzi di muro, ma io ho avvertito ancora una carica di presenza nostra. Lì la CM ha fatto la scelta di vicinanza alla gente, ha vissuto la sua incarnazione accanto al popolo con momenti di gioia ma anche condividendo sofferenze e precarietà. Rientrando da questo secondo viaggio, molti pensieri mi hanno riempito la mente, mi ha invaso un senso profondo di gratitudine ed anche una reale consapevolezza che lì si sono messe le radici di quello che oggi siamo in Mozambico. Ora io mi ritrovo a cogliere i frutti che non ho seminato… ma è vero che: “chi semina e chi raccoglie, gioiranno insieme” (Gv 4). Ho pregato per tutte le missionarie che sono passate da Milevane e Namarroi, dove hanno lavorato gioito e sofferto. Ora, dopo molti anni, alcune giovani di Namarroi stanno facendo il cammino con noi. Tutto questo lo sento come una continuità e un frutto che sta maturando ma che ha radici profonde e solide. A Nampula In questi due anni ho vissuto a Nampula, in questa realtà CM in formazione. Le ragazze in cammino erano 9 (1 nel Biennio 2 nell’Orientamento e 6 in discernimento) Altre in discernimento sono ad Invinha – Gurué. Quest’anno il cammino sarà diverso, arricchito da 7 giovani che sono entrate nel periodo di Orientamento al termine degli esercizi spirituali. Gli esercizi sono stati un momento molto forte: eravamo in 20 e li abbiamo fatti a Milevane, proprio dove le prime missionarie hanno iniziato la presenza in Mozambico (Lisetta, Teresa Castro e Ilda Candelaria) . L’ho visto come un segno: dove tutto ha avuto inizio, ora si riparte con una realtà nuova e la presenza di Lisetta è stata un segno di unità e continuità. La celebrazione è stata molto semplice, ma sentita e partecipata e la gioia, espressa con canti e danze, ha arricchito e fatto sentire profondamente la nostra la liturgia. Sono ragazze giovani (dai 18 ai 23 anni) che hanno completato la 12a classe (tranne una) e quest’anno tutte faranno un anno di servizio nella biblioteca, in parrocchia e in altri settori. Preghiera e vita insieme ci aiuteranno a camminare in questa sfida formativa che ritengo una grazia, ma anche una grande responsabilità da parte di tutta la CM. E’ necessaria molta preghiera perché il Cuore di Cristo ci indichi il cammino. In questo anno della Misericordia è provvidenziale per tutte noi, nell’ottica dell’amore e della comunione, riscoprire la ricchezza della nostra spiritualità e mi piace ricordare le tre parole che Papa Francesco ha lasciato ai consacrati riuniti a Roma per il Giubileo: PROFEZIA, PROSSIMITA’, SPERANZA. “… Profezia. E’ il vostro specifico. Ma quale profezia attendono da voi la Chiesa e il mondo? Siete anzitutto chiamati a proclamare, con la vostra vita prima ancora che con le parole, la realtà di Dio: dire Dio… . Prossimità. Dio, in Gesù, si è fatto vicino ad ogni uomo e ogni donna Essere, come Gesù, vicini alla gente; condividere le loro gioie e i loro dolori; mostrare, con il nostro amore, il volto paterno di Dio e la carezza materna della Chiesa... Speranza. Testimoniando Dio e il suo amore misericordioso, con la grazia di Cristo potete infondere speranza in questa nostra umanità segnata da diversi motivi di ansia e di timore e tentata a volte di scoraggiamento...E potete alimentare la speranza anche nella Chiesa. La testimonianza carismatica e profetica della vita dei consacrati, nella varietà delle sue forme, può aiutare a riconoscerci tutti più uniti e favorire la piena comunione”. Papa Francesco (Roma 1 febbraio 2016) Concludendo, ripeto una frase che non ricordo dove l’ho letta ma la sento molto significativa: “Il consacrato/a è colui/colei che sa vedere quello che altri non sanno vedere”. Volgendo il nostro sguardo a Colui che hanno trafitto, chiediamo la grazia di vedere là dove il mondo è cieco. Sempre in comunione e conto sulla vostra preghiera. Annamaria Berta 
la gioia di un cammino
 
Mi sembrava di vivere un sogno quando ho avuto la grande sorpresa che eravamo ammesse  al periodo di Orientamento e che avremmo partecipato insieme alle altre missionarie agli esercizi spirituali. E’ la prima volta che faccio questa esperienza nella Compagnia Missionaria. Il 17 gennaio 2016 siamo andate a Milevane ed è stato molto bello ritrovarci insieme con tutte le missionarie: contemplare la natura, vivere insieme i momenti di preghiera…Tutto è stato molto importante per me. Il ritiro è cominciato il 9 gennaio nel primo pomeriggio ed è terminato il 14 nel pomeriggio. E’ stato importante arrivare qui il 7 gennaio dopo un lungo discernimento. Ero desiderosa di entrare nell’Orientamento. Il giorno 15 gennaio c’è stata una bella celebrazione vissuta nella semplicità e nella familiarità. Anzitutto voglio ringraziare Dio per il dono della vita che mi concede ogni giorno. Grazie anche a p. Marcello Matté, dehoniano, che ha animato questi esercizi spirituali. E’ stato molto simpatico e mi è piaciuto molto il tema che ha trattato: “Beati voi…”. Voglio ringraziare la Presidente della CM, Martina che ci ha aiutato molto con la sua preghiera e chiedo che continui a pregare per noi. Un grazie a Serafina. Mi ricordo sempre di lei quando parlo delle “Beatitudini”. Un grazie particolare a Mariolina che ci ha accompagnate fin dal gennaio 2013, quando accettò la nostra richiesta di iniziare un cammino nella CM, ad Anna Maria, che sempre ci ha aiutato nella formazione e a cui riconosco buone qualità come formatrice. Le missionarie Helena e Gabriela che ci hanno sempre accompagnato giorno per giorno e chiedo loro di pregare per me. Sappiamo che il periodo formativo richiede grande impegno e per questo chiedo a tutta la CM, missionarie, familiares e amici che preghino per noi. Sono certa che anche p. Albino ci sta accompagnando in questo cammino. Natália Baptista Joaquim Carissime missionarie, vi saluto con grande gioia. Ringrazio tutte coloro che hanno partecipato agli esercizi spirituali a Milevane. Io sono arrivata lì il 7 gennaio per partecipare a questo evento. Sono rimasta molto contenta per questa esperienza e ho imparato molte cose. In questi giorni ho capito ancora meglio che siamo chiamate da Dio per testimoniare Gesù che è morto e risorto per noi. Ho compreso di più l’importanza della preghiera che deve far parte della nostra vita per alimentare la nostra vocazione. Ho vissuto con gioia, ogni giorno, la preghiera personale, il silenzio, la meditazione…cercavo di incontrare Gesù. Questi momenti di preghiera silenziosa sono stati per me una scoperta gioiosa e mi sono resa conto che non può mai mancare nella mia vita questo contatto con Dio, a partire dal cuore. Anche i momenti vissuti insieme con tutto il gruppo mi hanno aiutato a prepararmi bene all’entrata nel periodo di Orientamento. Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato ad arrivare fino qui e anche p. Marcello che, dall’Italia, è venuto da noi per animare i nostri esercizi spirituali. Sono contenta del passo che ho fatto nel mio cammino di consegna a Dio nella CM. Angelina Alberto Mutipo
incontro internazionale della vita consacrata
 
L’incontro svolto a Roma, dal 28 gennaio al 2 febbraio 2016, in occasione della chiusura dell’Anno della Vita Consacrata è stato un’esperienza molto intensa di fraternità e di riflessione sul nostro Essere consacrati nell’oggi della storia. Ho partecipato insieme a Luisa e Lucia Maistro; eravamo circa 5.000 consacrati venuti da tutte le parti del mondo, rappresentanti di tutte le espressioni diverse della vita consacrata. La Congregazione della Vita Consacrata pubblicherà le relazioni presentate al Convegno come i vari interventi di Papa Francesco. Voglio qui condividere alcune idee forza che mi hanno particolarmente colpita. Tre parole che hanno segnato i principali interventi: Conoscere – Abitare – Contemplare. Tre parole che interagiscono tra loro. Non si può vivere l’una senza che ci sia anche l’altra. Le tre parole si devono vivere nella vita quotidiana contemporaneamente. Conoscere: imparare, incarnare il proprio carisma e conoscere il mondo di oggi, la realtà del nostro tempo, la nostra storia, l’uomo e la donna, con le loro ferite, gioie e sogni. Dice Papa Francesco: ”Conoscere e abbracciare il mondo per abitarlo fraternalmente”. Abitare: essere protagonisti della storia manifestando con la vita la nostra sequela a Cristo. Abitare la casa comune, dice il Papa, stare veramente presente ( con tutto il nostro essere ), senza fuggire, nè essere attaccati al passato o ansiosi per il futuro. Abitare in salita, cercando l’altro,“per proteggere i più deboli della terra”EG 209 – 210. Gurdare i volti dei nostri fratelli, i loro occhi, i loro gesti particolari, che ci parlano e molto. Rompere con l’individualismo che possiamo assorbire attraverso la cultura che ci circonda e in cui viviamo. Contemplare: ascolto attento della volontà di Dio, lasciandoci guardare da Lui e imparare a guardare come Lui, incontrandolo ogni giorno nella sua Parola, per farci a nostra volta Parola di Dio, nel quotidiano di ogni giorno. Questo richiede molta umiltà. Contemplare significa imparare ad Amare. Questo ci aiuta a discernere con l’aiuto di Dio e insieme agli altri il cammino da seguire. E’ stato molto bello e importante ricevere il mandato di esperti in Comunione e in Umanità, essenziali per essere donne consacrate. I nostri gruppi devono far vedere la testimonianza di una comunità umana in comunione di amore, solamente così si farà missionaria. In particolare, Papa Francesco nell’udienza del 1 febbraio ci ha esortato a sradicare la critica dai nostri gruppi o comunità; secondo Lui questi sono atti terroristici, bombe che distruggono. Ha insistito molto nel dirci di cercare invece cammini di dialogo e di perdono. Ci ha chiesto poi di diventare profeti ( insieme e essere persone di speranza. ( Sicuramente queste parole si possono incontrare nel sito web del Vaticano ). Quest’anno della Misericordia è un’invito a lasciarci trasformare dall’Amore misericordioso del Padre per dare una testiminianza missionaria di donne di comunione, donne allegre, donne materne, sorelle e amiche, capaci di riscoprire nelle altre missionarie e persone che ci circondono, la bellezza di Dio. Che Maria nostra Madre, donna dell’Eccomi ci guidi e ci sostenga.
sono venuto perché abbiano la vita
 
Oggi desidero condividere con voi la bella esperienza che ho vissuto il 15 gennaio 2016 con un gruppo di adolescenti a Sobrosa – Paredes. Le catechiste – Carolina, Fernanda e Eugenia – mi avevano invitato per trattare il tema: “Vita data, donata”. Sono rimasta contenta, quasi al termine dell’anno per la Vita Consacrata, pieno di benedizioni del Signore, di avere l’opportunità di testimoniare che “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù e che “Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia” (EV n.1). Ho parlato loro della linfa che ci anima e che sgorga dall’abbondanza dell’amore di Dio, della testimonianza di papa Francesco, della confluenza di tante grazie ricevute: Sinodo dei Vescovi, apertura della Porta Santa – Giubileo della Misericordia e della Settimana di studi sulla Vita consacrata sul tema: “Misericordia e Vita Consacrata”, a Fatima in questo mese di febbraio. Davvero la Chiesa non si stanca di offrirci i mezzi per accogliere l’abbondanza della vita che Gesù ci offre: “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza (Gv 10,10). E’ stata davvero un’esperienza meravigliosa il poter condividere con questi adolescenti la mia gioia di essere donna consacrata che vive il quotidiano dentro le situazioni del mondo. Mi hanno rivolto molte domande e si sono presi l’impegno di aiutarsi tra loro e aiutare anche le famiglie a crescere a immagine di Gesù. Ho assicurato la mia preghiera per tutte le catechiste, gli adolescenti e le loro famiglie. Un abbraccio a tutte le missionarie, familiares e amici, con molto affetto
intervista a dolores e franco
 
- Raccontateci un po’ della vostra vita: come vi siete conosciuti…cosa fate…la vostra famiglia… l’essere genitori oggi. Narrateci un po’ di storia della vostra vita di coppia e in coppia... Siamo sposati da 36 anni e ci conosciamo da 38 . Ci siamo incontrati in viale Gambaro nella Casa del Missionario per caso, io (Dolores) frequentavo il gruppo già da qualche tempo e io (Franco) ero andato li su richiesta di mio cugino che andava a trovare un amico conosciuto in marina durante il militare. Era un incontro di un gruppo di persone di Genova che si vedevano periodicamente con una missionaria che arrivava da Bologna. Ci siamo sposati dopo due anni, nel 79. Avevamo 24 anni... tanti sogni tante idee tante speranze. Sognavamo di partire per un paese del terzo mondo, abbiamo cercato la strada e dopo due anni siamo partiti come volontari di una organizzazione non governativa per una zona indigena del Venezuela. Prima di partire abbiamo fatto un corso a Verona di due mesi dove abbiamo imparato qualcosa dello Spagnolo ed alcune nozioni sulla Storia dell'America Latina, la Cultura, la Chiesa, la Società e la politica. Questa esperienza è stata molto importante per la nostra vita di coppia. In Venezuela abbiamo fatto due esperienze bellissime: Con gli indios cercando di condividere giorno per giorno esperienze, conoscenze, vita, con una cultura molto lontana dalla nostra. Il secondo periodo lo abbiamo vissuto in un territorio dove la gente, molto povera, viveva della coltivazione di vecchie piantagioni di caffè. Qui abbiamo vissuto veramente come a casa. Io Dolores, lavoravo con le donne utilizzando la medicina naturale e coltivando un orto comunitario. Io Franco lavoravo con i giovani in un progetto di apicoltura. Aspettavamo Emanuele, il nostro primogenito e questo ci faceva ancora più dentro la realtà di coraggio, di voglia di riscatto, di indipendenza del popolo latinoamericano. Siamo tornati in Italia tre anni dopo; Emanuele aveva 6 mesi. L'impatto con la realtà italiana: società, economia, Chiesa è stato molto duro. Ci siamo presto resi conto che avevamo vissuto un tempo privilegiato: avevamo visto all'opera l'azione dello Spirito Santo ed ora eravamo ripiombati nel vuoto della Società e della Chiesa italiana. Una testimonianza per tutte: in Venezuela avevamo incontrato delle Piccole Sorelle del Vangelo ispirate alla spiritualità di Charles de Foucauld, era un piccolo gruppo che viveva in una cittadina vicino a Caracas in una zona popolare e si mantenevano, come tutte le donne del posto, facendo servizio come domestiche nelle case dei ricchi della zona, una sorella ci ha raccontato che tra i tanti lavori le è capitato di fare servizio in un istituto di suore, per un po' è riuscita a nascondere la sua identità ma poi alcune suore più giovani l'hanno riconosciuta; ha dovuto licenziarsi e si rammaricava di non essere riuscita a far capire alle suore l'importanza: non di essere dalla parte dei poveri ma di essere realmente poveri... Questo accadeva trenta anni prima dell'era di Papa Francesco ma, del resto, già un altro ci aveva provato, senza successo, 2000 anni prima. Ci siamo buttati nella vita italiana: lavoro, asilo per Emanuele, è nata Raffaella unica Settentrionale della famiglia. In tutto questo percorso, per noi molto difficile, un grande aiuto ci è giunto dalla Compagnia Missionaria dove siamo entrati formalmente dopo la nascita di Raffaella nonostante frequentassimo comunque sempre tutti gli incontri. Abbiamo cercato di testimoniare la nostra fede nella quotidianità della vita. Come genitori abbiamo pensato che fosse importante che i figli crescessero, liberi e consapevoli, questo significa che abbiamo sempre cercato di spiegare il perché delle cose e l'importanza di pensare con la propria testa, oggi possiamo dire che sono dei bravi ragazzi non fanno esattamente quello che abbiamo fatto noi, non seguono la C M, non sono assidui frequentatori della chiesa, non sono neanche tanto impegnati politicamente, lavorano e questo oggi è molto e sono responsabili. Abbiamo la coscienza tranquilla di aver fatto tutto il possibile per una loro crescita equilibrata e serena. - Il vostro incontro con la Compagnia Missionaria. Come e’ avvenuto, quali motivazioni vi hanno stimolato a scegliere questa nuova avventura… C’e’ stato un incontro, un contatto che ricordate con particolare affetto e che ha inciso e continua ad essere importante per la vostra decisone ? La nostra partecipazione alla Compagnia Missionaria è stata stimolata dalla possibilità di incontro e di dialogo con le persone, in particolare ci ha colpito in modo positivo la personalità di Giuseppina Martucci e di Padre Albino che incontravamo con regolarità una volta al mese. Per me Dolores quello che mi ha colpito di Giuseppina è il sentirmi accolta e capita, ad esempio la prima volta che ci siamo incontrate, nel salutarci Giuseppina mi ha detto: “che strano mi sembra di conoscerti da sempre” ed io le ho risposto che anche per me era la stressa cosa. Gli incontri con padre Albino sono stati fondamentali per la nostra crescita, anche se a volte non condividevamo tutto il suo pensiero e la nostra posizione era un po' come quella di figli che, pur non essendo sempre d'accordo col Padre, non ne mettono mai in discussione l'autorevolezza. A Lui dobbiamo la scoperta che Dio è amore e questo è un calore che ci ha avvolto e ci avvolge ancora diventando “energia” essenziale nel nostro vivere il quotidiano. - Papa Francesco parla di “Chiesa in uscita” e di “periferie esistenziali”. Secondo voi come possiamo declinare concretamente queste stimolazioni con una presenza nel territorio, nella parrocchia, nelle realtà sociali, insomma, in che modo possiamo stare in mezzo alla gente del nostro tempo? L'ostacolo fondamentale che preclude ogni via di comprensione tra gli uomini di chiesa e le persone comuni che bene o male cercano di portare avanti la loro esistenza è il clericalismo in tutte le sue forme sia in quelle conclamate ed evidenti di coloro che ostentano l'abito, sia in quelle striscianti di chi comunque si pone su un gradino di superiorità morale e spirituale e chiude ogni possibilità di dialogo e di comprensione. Gli uomini sono amati da Dio in quanto uomini non perché abbiano una particolare capacità o predisposizione, la Chiesa ha perso la capacità di annunciare questa verità fondamentale, che è il senso dell'incarnazione. Il messaggio che oggi passa nel mondo è quello di una Chiesa recinto che chiama a raccolta gli uomini affinché entrino nei suoi confini e si comportino in modo da sostenere il recinto, in contrapposizione con altri che sono negativi e da combattere. Non basta uscire ed andare occorre uscire ed andare incontro agli altri senza timore di venirne contaminati e trasformati. Per fare questo occorre riflettere molto sulla figura di Gesù sul carattere liberante del Suo messaggio, sul senso autentico della buna notizia di un Dio che Ama e non condanna. Le persone crescono se acquisiscono consapevolezza di sé, importanza del loro ruolo, anche se è marginale, e credono nella possibilità di essere liberi di fronte alle scelte della loro vita e fiduciosi in un Padre che li ama, questo è il senso della misericordia di Dio. - Il recente sinodo sulla famiglia, l’annuncio del giubileo sulla misericordia…sono eventi – prospettive “nuove” che la chiesa ci fa vivere e che dovrebbero incidere e far crescere la nostra vita cristiana ed ecclesiale. Quali cammini di conversione individuate e credete incisivi? Da dove si deve cominciare? Il recente Sinodo sulla famiglia alla fine non ha dato delle risposte certe, forse non le poteva dare, chi nella Chiesa è ancorato ad una visione di una famiglia tradizionale, non è disposto a comprendere le ragioni di chi si trova in una situazione di divisione e di dolore. Chi invece ha come fondamento della Verità della fede la misericordia è in parte confortato dalla possibilità di attingere alla grande misericordia di Dio anche nelle situazioni familiari più degradate. Siamo all'inizio dell'anno della Misericordia, secondo noi questo anno sarà fruttuoso se porterà una riflessione ed una conversione all'interno della vita ecclesiale, una conversione dei cuori e della vita pratica dei credenti. - Quale messaggio vorreste comunicare ai nostri lettori? Vorremmo comunicare un messaggio di fiducia e di speranza sulle parole che Gesù rivolge a chi lo ascolta “Coraggio Io ho già vinto il mondo” Non dice: “coraggio vinceremo” ma ho vinto e lo dice dalla croce, dal massimo della sconfitta. Questo è un messaggio che fa appello alla nostra fede e mette a nudo tutte le nostre paure e certezze, qui ci viene chiesto di fidarci di Lui dal punto più basso della sua esistenza. Vorremmo concludere con l'espressione di don Luigi Verdi, altra persona importante nella nostra vita: “ E' questo il tempo di non sprecare più fatica per il recupero di un cristianesimo bigotto, polemico e triste, è questo il tempo di tornare ad un cristianesimo che abbia lo sguardo dei piccoli e dei poveri, un cristianesimo che nasca dalla follia, dalla fame, dall'innamoramento, che porti con sé la seduzione della verità tenera e della bellezza. La verità è fatta per gente che cammina pensosa, spesso solitaria, che porta sempre nel cuore le stigmate o le ferite della sua vita, perché non c'è nessuna verità e nessuna bellezza a poco prezzo.” ( L. Verdi, La Chiesa della tenerezza).
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
Via A. Guidotti 53, 40134 - Bologna - Italia - Telefono: +39 051 64 46 472

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