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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
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Parola incarnata
Posted by Lucia Capriotti

La meditazione della Parola di Dio fa parte dell’impegno quotidiano di preghiera dei membri della Compagnia Missionaria del Sacro Cuore.

Gesù avverte, nei Vangeli: “Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più” (Mc 4,24), quindi occorre ascoltare con cuore aperto, ampio, grande; e ancora dice: “Ascoltatemi tutti e comprendete bene” (Mc 7,14).

Non si tratta di una semplice lettura, ma di un ascolto che fa ardere il cuore e motiva la vita, esperienza vissuta dai discepoli delusi e arrabbiati che incontrano il Risorto sulla via di Emmaus.

“La Parola di Dio si è fatta carne e ha posto la sua dimora tra noi” afferma il Vangelo di Giovanni (1,14). Il Concilio Vaticano II, nella costituzione Dei Verbum afferma che Dio “mandò suo Figlio, cioè il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinché dimorasse tra gli uomini e spiegasse loro i segreti di Dio” (DV 4) e questa “Rivelazione comprende eventi e parole intimamente connessi”(DV 2). Insomma non solo le parole di Gesù sono Parola di Dio, ma tutta la sua vita. Gesù di Nazaret è, appunto, la Parola di Dio per l’umanità. Ed egli stesso, in più occasioni, fa riferimento a vari libri dell’Antico Testamento, dicendo che parlano di lui e che in lui arriva a compimento tutto ciò che è annunciato nelle Scritture. Inoltre, dopo la Risurrezione, Gesù incarica i discepoli di portare l’annuncio della salvezza – la Parola di Dio - a tutte le creature. È ciò che uomini e donne, discepoli del Risorto, fanno dopo la pentecoste. Questo annuncio e la vita che ad esso si conforma e la progressiva comprensione che ne ha la comunità dei credenti sono la Parola di Dio che ci è comunicata nei Vangeli e negli altri libri del Nuovo Testamento.

Cristo maestro pantocrator, Duomo di Cefalù

Gli stessi Vangeli non sono la registrazione perfetta delle parole e della vita di Gesù. Sono l’annuncio dell’esperienza vissuta dai discepoli, l’annuncio di ciò che essi hanno compreso alla luce della Risurrezione, sotto l’azione illuminante e sapiente dello Spirito ricevuto a pentecoste. Ma dalla lettura attenta dei Vangeli scopriamo anche che non sono stati redatti – così come li abbiamo - dagli autori a cui sono attribuiti, ma piuttosto dalle comunità cristiane che hanno ascoltato, vissuto e compreso l’annuncio degli apostoli; comunità che a quegli evangelizzatori facevano riferimento. Questo significa che le parole della Sacra Scrittura non si identificano letteralmente con la Parola di Dio, ma la Parola di Dio è contenuta, come nascosta, nelle parole umane. Si tratta sempre del mistero dell’incarnazione. Il Verbo di Dio si è umiliato, svuotato, spogliato, impoverito assumendo il limite, la fragilità, la povertà della carne umana nel seno di Maria, ma anche rivelandosi nella povertà e fragilità e limitatezza delle parole umane. Come l’incarnazione del Verbo nel seno di Maria è opera dello Spirito Santo, così il rivelarsi del Verbo nelle parole umane è opera dello Spirito Santo. L’apostolo Paolo insegna che solo lo Spirito può farci riconoscere Gesù come il Signore (1Cor 12,3: “Nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l'azione dello Spirito Santo”) e solo lo Spirito può farci comprendere la Parola di Dio nelle parole umane della Scrittura (2Cor 3,5-6: “Non che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, il quale anche ci ha resi capaci di essere ministri di una nuova alleanza, non della lettera, ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito invece dà vita”). Se lo Spirito è l’autore vero, che ha ispirato gli autori materiali, della Scrittura, solo lo Spirito può farci comprendere la Parola di Dio in essa contenuta.

Ne consegue che ascoltare la Parola di Dio (da qualunque libro della Bibbia)

· NON È sentire il racconto di fatti - a volte edificanti, altre volte incomprensibili o fiabeschi o addirittura scandalosi - accaduti molto tempo fa;

· NON È ascoltare regole morali più o meno convincenti, ancora adatte ai nostri tempi o antiquate;

· NON È ascoltare insegnamenti usciti dalla mente di Dio e quindi anche affascinanti, ma… “lui è Dio e la nostra realtà umana è un’altra cosa”;

· NON È cercare di capire intellettualmente gli insegnamenti della Bibbia e poi, se li abbiamo capiti, sforzarci di applicarli alla vita… se non costa troppo;

· NON È assolutizzare il significato letterale della Scrittura;

· NON È intenderla o interpretarla secondo idee, gusti, emozioni, ideologie o finalità personali.

La meditazione della Parola è, allora, non un esercizio intellettuale, ma esperienza di incontro e di comunione con il Signore vivente. È vera preghiera, opera dello Spirito, che va vissuta necessariamente in modo personale e comunitario, per accogliere ciò che la Parola dice alla comunità e alla persona. C’è una verità oggettiva eterna, immutabile, che la Parola rivela all’umanità di tutti i tempi. Ma c’è una luce che emana da quella Parola per guidare e dare forma alla vita della persona, nelle diverse circostanze, e alla vita delle comunità nel corso della storia.

Gesù dice che la sua Parola non passerà. È Parola eterna, ma è vivente, quindi non è statica. Non è scritta su pietra morta, ma nei cuori abitati dallo Spirito, capace di illuminare sempre nuovamente la vita nei vari corsi della storia, nei cambiamenti delle culture.

S. Gregorio Magno (sec. VI), monaco appassionato della Sacra Scrittura e poi papa, insegna che la Scrittura cresce con la comunità che la ascolta, la medita, la rumina, la comprende vivendola. Sì, non esiste una comprensione intellettuale della Scrittura e quindi un’applicazione obbediente. Solo vivendola, cioè nell’obbedienza, si comprende la Scrittura. E solo dall’ascolto comunitario, ecclesiale, può sgorgare un ascolto personale che può dare illuminazioni diverse ai credenti. La vita dei santi ne è la testimonianza. L’unica verità rivelata nella Scrittura si incarna e si manifesta in forme diverse nella vita di ciascuno. Dice ancora S. Paolo ai Corinzi (2Cor 3,3): “È noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma su tavole di cuori umani”.

Occorre, dunque, accogliere con fede la comprensione che oggi la Chiesa ha della Parola e che ci offre. È indispensabile alla vita di ciascuno la meditazione e la comprensione personale della Parola e la meditazione fatta in comunità, nei nostri gruppi e nei gruppi ecclesiali. È utile l’aiuto che ci può venire dagli studiosi della Sacra Scrittura. Certamente le comprensioni personali di questi studiosi devono incoraggiarci, aiutarci, spronarci allo studio per una comprensione personale, sempre nell’invocazione e nell’obbedienza allo Spirito, nel confronto con l’insegnamento della Chiesa. Sappiamo che nessuno di noi e nessun biblista o teologo ha la pienezza e l’esclusiva dello Spirito.

Poiché la verità della Parola di Dio non si identifica con le parole della Scrittura e la Scrittura non può essere presa alla lettera, tanto meno si può prendere come “verità”, come “Parola di Dio” le varie comprensioni personali, nostre o dei vari studiosi. Credo che sia importante anche per noi, nell’ascolto e nell’annuncio della Parola, usare un accorgimento tipico dei maestri ebrei, che quando spiegano o insegnano la Scrittura dicono: “Se così si può dire…”. Perché, sempre secondo questi maestri, la povertà della Scrittura contiene la Parola viva di Dio e quindi ha… 70 significati… +1! Non possiamo mai assolutizzare un significato colto da una persona. Ci troveremmo nel fondamentalismo e nell’estremismo che rimproveriamo ad altri. Lo Spirito ci dia fame e sete della Parola e un cuore grande per amarla e comprenderla, ascoltandola. Sempre di nuovo.

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