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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
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Una settimana speciale
Posted by Leonia Barbato

Carissimi, vi aggiorno su quanto ho vissuto in questo ultimo periodo, inizio di gennaio, dopo la mia partenza per Matola, periferia industriale di Maputo, dove si trova il Seminario Filosofico di Sant’Agostino. Lí noi missionarie presenti in Mozambico, abbiamo trascorso insieme alcuni giorni per fare gli esercizi spirituali. 
Abbiamo iniziato la sera del 3 gennaio e ci siamo lasciate il 12, per rientrare nelle nostre realtà di lavoro e di formazione. Abbiamo inserito 3 giorni di Assemblea dei gruppi per trattare e condividere problemi, dinamiche, progetti ed economia. Il resto del soggiorno in Seminario lo abbiamo trascorso in un clima molto bello di ascolto, riflessione, silenzio e preghiera. Il Seminario é un insieme di edifici dove vivono per 11 mesi l’anno circa 120 giovani in preparazione al sacerdozio. Dopo questo periodo, passano al Seminario Teologico Maggiore di Maputo dove li aspettano 4 anni di teologia, ultimo gradino prima del sacerdozio. Di fronte al cancello d’ingresso ci accoglie la statua del patrono Sant’Agostino, in pietra bianca. La chiesa è subito lì, seminascosta, in mezzo ad alberi frondosi che riparano dal sole cocente e dalla pioggia che, in questo periodo estivo, si rovescia sulla terra soprattutto la notte con uno scrosciare insistente sulle foglie della pera abacate (avocado) e del canho che sta maturando e scarica i suoi frutti gialli e tondi per terra, come palline da ping-pong. Il vasto giardino dá un senso di pace con le sue macchie verdi e rosse degli alberi di acacia. Dove non ci sono aiuole verdi di erba selvatica, c’é la sabbia rossa.

Il predicatore é Dom João Carlos Nuñes, giovane vicario arcivescovile della diocesi di Maputo. É una persona molto interessante, semplice, dai tratti gentili. Ci mette a nostro agio raccontandoci qualcosa di sé, per farci comprendere che la vita può riservare tante sorprese, che siamo tutti molto diversi proprio per le nostre origini e culture familiari. Suo padre era un portoghese con la famiglia in Portogallo ma, dovendo vivere in Mozambico, si è preso come compagna una cinese, sua madre.

Fino a 17 anni, ha vissuto come tutti gli adolescenti birboni, rubacchiando, facendo marachelle; lo ricorda sempre che ha anche rubato una moto. “Era um bandido, eu!” dice, a significare che la sua vita non è trascorsa sulla falsariga di quei ragazzini tutti casa e chiesa, anzi, lui proveniva da un’educazione senza Dio. Racconta che si è sempre sentito diverso dagli altri ragazzi cristiani, che conoscevano tutte le preghiere a memoria, che sapevano come ci si doveva comportare in chiesa. Lo fermavano in tempo quando lui voleva andare a fare la comunione come gli altri, mentre non era ancora battezzato. Quindi anche lui si chiede spesso come ha avuto inizio la sua conversione che, a suo parere, è dipesa molto dalle relazioni che aveva con i ragazzi cristiani della sua età, che lo conducevano nel percorso cristiano spiegandogli passo passo cosa stava vivendo con loro.

Ci è molto piaciuto il suo modo di essere compagno nostro in quei giorni, con il suo bagaglio di storia personale vissuta anche nella sofferenza per la sua provenienza, per la diversa cultura e per il colore della pelle. Ciononostante non porta giudizi o recriminazioni verso le persone, piuttosto riconosce che il Signore si è servito di ciascuno di loro per portarlo al grande passo del sacerdozio e per questo nutre profonda gratitudine.

La sua meditazione sulla “comunicazione” è supportata da esempi concreti vissuti nella ricerca continua di farcela a creare una “rete” di relazioni interpersonali positive con i vicini e i meno vicini. Per vivere in profondità la comunione che esprimiamo nel “Noi C.M.”, ha lavorato su parole-chiave come “accogliere, comprendere, accettare” gli altri, dove le diversità aprono ad orizzonti nuovi, rendono capaci di scoprire altre dinamiche di condivisione, di vita, di relazione. Non temiamo di “metterci in discussione”: “chi sono io? Chi sei tu?...l’altro? chi siamo noi?”. Cogliamo la forza dei talenti personali!, ai quali aggiungere sentimenti, emozioni, desideri... io ho dei talenti, l’altro non ha i miei, ma ne ha di suoi e mi completano... la stima delle diversità, nonché la chiara convinzione che ciascuno di noi ha in sé la “grazia” e il “peccato”. Fuggono veloci gli esempi di vita e la mente, che sta traducendo in italiano, non memorizza tutto e molto si perde. Peccato!

Mi piace ora ricordare la parte che mi ha coinvolto di più e cioè quando Dom João Carlos ci ha parlato con competenza della nostra spiritualità e secolarità. Lui lavora molto in internet, pertanto ha consultato tutti i documenti che ha trovato e in particolare sulla nostra spiritualità che ha origini dehoniane. Ha consultato il n. 18 dei documenti scj, dove sono riportate le tre parole-chiave dei dehoniani e anche nostre, che Padre Albino ci ha lasciato come modalità di vita interiore in relazione all’ “amore che si fa comunione”: “A.O.R., A come Adorazione, O come Oblazione, R come Riparazione”. Ci ha anche detto. “Descupla! Scusate!, ma è anche colpa vostra se poche giovani vi seguono, perché non portate “fuori” tutta la ricchezza della vostra spiritualità! L’avete lì a vostra disposizione, la gustate voi, la vivete voi, ma dovete imparare a comunicarla”. È vero. Inoltre abbiamo anche il vantaggio della secolarità, mezzi e modi per lavorare anche in rete, e ce lo sottolinea, come farebbe un fratello con una sorella un po’ reticente, intimidita dalla grandezza della proposta.

Ho vissuto bene ogni giorno di questo ritiro, nella gioia di ritrovare sottolineature conosciute ma proposte in modo nuovo, vivo, concreto, con quegli esempi personali che a volte possono costare perché evidenziano povertà, bisogno di aiuto, eppure tanto efficaci. Mi sono riconosciuta povera e peccatrice ma nella gioia di appartenere ad un Dio tanto sublime, misericordioso, ricco di bene e “rivolto” alla mia persona nella benevolenza, nell’amore che solo Lui può donare. La gioia di sapersi amati fa esplodere nel bene tutta l’energia di cui siamo capaci. Voglio portarmela a lungo nel quotidiano. Infine abbiamo vissuto due momenti importanti: venerdì 8 gennaio, Dalaina ha rinnovati i voti temporanei nelle mani della sua responsabile Mariolina Lambo, durante la celebrazione eucaristica vespertina nella Cappella del Seminario. Abbiamo fatto festa naturalmente, con canti in lingua e applausi di gioia, concludendo il tempo del silenzio con una buona cena. Sabato 9 gennaio dalle 10,30 in poi abbiamo preso parte alla santa Messa per la rinnovazione dei voti di incorporazione perpetua di tre nostre sorelle mozambicane: Julieta Carlos Mendez, Helena Enoque Matine e Amélia Gabriela Sitoe.

In quei momenti io personalmente vivo una maternità felice, vedo la C.M. andare avanti verso il futuro con volti nuovi, lodo il Signore perché il seme che ha posto nel cuore di Padre Albino, quel 25 dicembre 1957, ha fatto germogliare altre piante di buon grano. Che il Signore le conservi e le faccia crescere in questa giovane Chiesa africana. La santa Messa è stata ben preparata da Anna Maria Berta con formulari curati e precisi, ma anche con la guida di Avelino, valente maestro di musica e danza, nonché amico da anni, che è capace di far danzare le giovani addette, durante la liturgia, con una grazia unica, adatta alla sacralità del momento. La celebrazione ha avuto il suo momento forte nell’offerta di sé, a Dio e alla Chiesa, di ciascuna missionaria con la formulazione del proprio impegno di vita a servizio del Vangelo. C’erano presenti amici e giovani delle parrocchie di provenienza delle missionarie, i parenti con le loro famiglie e, a celebrare, i relativi parroci, con Dom João Carlos Nuñes a presiedere. Egli ha rivolto alle missionarie festeggiate parole di forte presa di coscienza della propria condizione di laiche consacrate nel mondo, di incoraggiamento a vivere nella semplicità evangelica l’appartenenza a Dio e alla C.M.; ha ricordato passo passo quale impegno esse offrano alla Chiesa e all’uomo di oggi in nome del Vangelo, nelle scelte dell’Istituto e nella linea della spiritualità che ha la sua radice profonda nell’incarnazione di Gesú: “Ecce venio...ecce ancilla...”.

Concludo così, con alcune tracce, alcuni pensieri, momenti intensi di condivisione e appartenenza... non è il tutto di una settimana speciale, ma è il desiderio di dirvi che è stata un tempo di grazia. Anche se rimane il “molto” da comunicare, spero che la parte migliore vi giunga in seguito, ad opera delle altre missionarie.

In comunione. 

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