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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEIA GERAL ORDINÁRIA DA COMPANHIA MISSIONÁRIA DO CORAÇÃO DE JESUS
    Realizar-se-á no CENÁCULO MARIANO em Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna – Italia ... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASAMBLEA GENERAL ORDINARIA DE LA COMPAÑÍA MISIONERA DEL SAGRADO CORAZÓN
    a realizarse en el CENÁCULO MARIANO en Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bolonia - Italia DE... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DELLA COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
    si terrà al CENACOLO MARIANO a Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna - Italia DAL 19 AL ... Continua
nella biblioteca del centro culturale di napipine
 
La mia preparazione come supervisora nella biblioteca è iniziata l’anno scorso. Frequentavo la scuola media superiore di Napipine e tutti i giorni ero là per leggere, scrivere, fare ricerche. Tante volte mi ero seduta al lato di Lurdes, l’allora supervisora, per imparare da lei come accogliere il pubblico e per capire gli impegni che quell’incarico comportava. Osservavo con attenzione il modo come lei accoglieva le persone: ascolto, ritiro della tessera di ognuno degli utenti, il registro con i fogli numerati, nome, attività richiesta, lettura e utilizzo del computer… Quando è arrivato il mio momento di prestare questo servizio comunitario di intervento civico e sociale, Anna Maria mi ha affidato questo impegno-missione e mi ha dato alcune indicazioni su come agire. L’orario di apertura è dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 11.30 e dalle 14.00 alle 17.00. Mi trovo bene a contatto con gli studenti ed ho una buona relazione con tutti loro. Infatti sanno come usare, rispettare l’ambiente di una biblioteca e collaborare quando è necessario. Riconosco che questo spazio è molto importante per l’esito accademico di coloro che lo utilizzano perché offre loro buone condizioni di lavoro. Normalmente funziona bene. Tuttavia a volte ci sono dei problemi e reclami perché mancano libri, soprattutto quelli più ricercati. Preso atto di questo disagio, abbiamo avviato un lavoro di elencazione dei libri più richiesti e per i quali non abbiamo risposta. Questa elencazione sarà inviata alla ONLUS insieme ad una relazione di fine anno con la speranza di trovare una risposta più efficace per i nostri studenti che frequentano la biblioteca. I nostri undici collaboratori sono distribuiti, dal lunedì al venerdì, in due turni, mattino e pomeriggio. Hanno assunto in modo responsabile il loro lavoro e sanno utilizzare bene il tempo anche per i loro studi universitari e s’impegnano a collaborare nello studio e uso dei computers con gli utenti che hanno maggiori difficoltà. Frequentano la biblioteca, oltre agli studenti iscritti, anche le giovani in accompagnamento vocazionale della Compagnia Missionaria. Durante questo anno ho approfittato per approfondire le mie conoscenze attraverso la lettura. Il prossimo anno mi piacerebbe riprendere gli studi. L’esperienza di lavoro in biblioteca sarà per me un valore aggiunto per il prosieguo degli studi. Il mio amico Cecilio, conosciuto da molto tempo dalle missionarie CM, ci ha aiutato molto a risolvere vari problemi dei computers. Ringrazio Dio per la sua chiamata Desidero anche condividere con voi il mio primo passo nella Compagnia Missionaria. Con l’aiuto di Dio, e delle missionarie Mariolina, Helena, Martina e Anna Maria, dopo un periodo di preparazione umana e cristiana, il 14 giugno di quest’anno ho iniziato il periodo di Orientamento. E’ stato un avvenimento meraviglioso che mi ha fatto esultare di gioia per essermi decisa a seguire Gesù. Gabriella mi ha accolto nella CM: mi ha consegnato la Bibbia perché mi sia lampada ai miei passi, luce per il mio cammino e perché mi insegni a vivere con sapienza e fedeltà il mio battesimo; il libro di preghiere come alimento quotidiano della spiritualità CM; un’immagine della Madonna delle origini perché io sappia ricorrere sempre a lei come Madre, Guida e Custode. Il messaggio che Helena ha letto, la presenza dei monaci di Rex e delle missionarie di Nampula mi hanno fatto sentire amicizia e comunione.
ben-haja inhambane!
 
Abbiamo accolto con gioia l’invito, da parte del diacono Ananias, a partecipare alla fiera vocazionale, organizzata dalla commissione diocesana di Inhmbane il 13 settembre 2014. E’ stato un momento solenne, un incontro fraterno dove è stato possibile uno scambio di esperienze riguardo alla dinamica diocesana della pastorale vocazionale. Di Maputo, abbiamo partecipato Irene ed io e da Nampula, Gabriela. Siamo partite venerdì 12 settembre, molto presto perché ci aspettava un lungo e stancante viaggio ma, nonostante le difficoltà, abbiamo affrontato il tutto con coraggio e serenità. Siamo arrivate a Inhambane alla sera e precisamente al Centro di promozione umana di Giùa, gestito dai Missionari della Consolata, dove siamo state ospitate per due giorni. La mattina del sabato già si vedevano arrivare persone dal sud della regione e dal centro di quella diocesi che venivano a partecipare a questa fiera vocazionale. All’inizio c’è stata una bella riflessione riguardo alla vocazione e alla preghiera. Subito dopo, 21 Congregazioni/Istituti hanno presentato il loro carisma ed hanno risposto alle domande dei circa 300 partecipanti in ricerca vocazionale di età diverse. In seguito c’è stata la presentazione del carisma e missione di ciascun Istituto, cioè la propria dimensione essenziale. Riguardo alla Compagnia Missionaria, Gabriela ha comunicato chi siamo, Irene invece ha parlato della nostra spiritualità ed io ho presentato la nostra missione. Essendo la nostra vocazione secolare una novità in Mozambico, soprattutto in quella regione, la nostra presentazione ha suscitato un grande interesse nei giovani presenti e anche in alcuni istituti religiosi. Un altro momento importante è stato il pranzo, preparato con tanto amore per tutti noi partecipanti, dove abbiamo avuto la possibilità di scambiarci impressioni con diverse giovani che, un po’ timidamente, ci avvicinavano e presentavano i loro dubbi …Giovani molto aperte e desiderose di conoscere e imparare. E’ stata davvero una magnifica esperienza! Mi ha rafforzata nel mio desiderio di continuare il cammino con la Compagnia Missionaria e mi ha fatto realmente scoprire un altro orizzonte della vita cristiana. Ben-Haja Inhambane!
una settimana speciale
 
Carissimi, vi aggiorno su quanto ho vissuto in questo ultimo periodo, inizio di gennaio, dopo la mia partenza per Matola, periferia industriale di Maputo, dove si trova il Seminario Filosofico di Sant’Agostino. Lí noi missionarie presenti in Mozambico, abbiamo trascorso insieme alcuni giorni per fare gli esercizi spirituali.  Abbiamo iniziato la sera del 3 gennaio e ci siamo lasciate il 12, per rientrare nelle nostre realtà di lavoro e di formazione. Abbiamo inserito 3 giorni di Assemblea dei gruppi per trattare e condividere problemi, dinamiche, progetti ed economia. Il resto del soggiorno in Seminario lo abbiamo trascorso in un clima molto bello di ascolto, riflessione, silenzio e preghiera. Il Seminario é un insieme di edifici dove vivono per 11 mesi l’anno circa 120 giovani in preparazione al sacerdozio. Dopo questo periodo, passano al Seminario Teologico Maggiore di Maputo dove li aspettano 4 anni di teologia, ultimo gradino prima del sacerdozio. Di fronte al cancello d’ingresso ci accoglie la statua del patrono Sant’Agostino, in pietra bianca. La chiesa è subito lì, seminascosta, in mezzo ad alberi frondosi che riparano dal sole cocente e dalla pioggia che, in questo periodo estivo, si rovescia sulla terra soprattutto la notte con uno scrosciare insistente sulle foglie della pera abacate (avocado) e del canho che sta maturando e scarica i suoi frutti gialli e tondi per terra, come palline da ping-pong. Il vasto giardino dá un senso di pace con le sue macchie verdi e rosse degli alberi di acacia. Dove non ci sono aiuole verdi di erba selvatica, c’é la sabbia rossa. Il predicatore é Dom João Carlos Nuñes, giovane vicario arcivescovile della diocesi di Maputo. É una persona molto interessante, semplice, dai tratti gentili. Ci mette a nostro agio raccontandoci qualcosa di sé, per farci comprendere che la vita può riservare tante sorprese, che siamo tutti molto diversi proprio per le nostre origini e culture familiari. Suo padre era un portoghese con la famiglia in Portogallo ma, dovendo vivere in Mozambico, si è preso come compagna una cinese, sua madre. Fino a 17 anni, ha vissuto come tutti gli adolescenti birboni, rubacchiando, facendo marachelle; lo ricorda sempre che ha anche rubato una moto. “Era um bandido, eu!” dice, a significare che la sua vita non è trascorsa sulla falsariga di quei ragazzini tutti casa e chiesa, anzi, lui proveniva da un’educazione senza Dio. Racconta che si è sempre sentito diverso dagli altri ragazzi cristiani, che conoscevano tutte le preghiere a memoria, che sapevano come ci si doveva comportare in chiesa. Lo fermavano in tempo quando lui voleva andare a fare la comunione come gli altri, mentre non era ancora battezzato. Quindi anche lui si chiede spesso come ha avuto inizio la sua conversione che, a suo parere, è dipesa molto dalle relazioni che aveva con i ragazzi cristiani della sua età, che lo conducevano nel percorso cristiano spiegandogli passo passo cosa stava vivendo con loro. Ci è molto piaciuto il suo modo di essere compagno nostro in quei giorni, con il suo bagaglio di storia personale vissuta anche nella sofferenza per la sua provenienza, per la diversa cultura e per il colore della pelle. Ciononostante non porta giudizi o recriminazioni verso le persone, piuttosto riconosce che il Signore si è servito di ciascuno di loro per portarlo al grande passo del sacerdozio e per questo nutre profonda gratitudine. La sua meditazione sulla “comunicazione” è supportata da esempi concreti vissuti nella ricerca continua di farcela a creare una “rete” di relazioni interpersonali positive con i vicini e i meno vicini. Per vivere in profondità la comunione che esprimiamo nel “Noi C.M.”, ha lavorato su parole-chiave come “accogliere, comprendere, accettare” gli altri, dove le diversità aprono ad orizzonti nuovi, rendono capaci di scoprire altre dinamiche di condivisione, di vita, di relazione. Non temiamo di “metterci in discussione”: “chi sono io? Chi sei tu?...l’altro? chi siamo noi?”. Cogliamo la forza dei talenti personali!, ai quali aggiungere sentimenti, emozioni, desideri... io ho dei talenti, l’altro non ha i miei, ma ne ha di suoi e mi completano... la stima delle diversità, nonché la chiara convinzione che ciascuno di noi ha in sé la “grazia” e il “peccato”. Fuggono veloci gli esempi di vita e la mente, che sta traducendo in italiano, non memorizza tutto e molto si perde. Peccato! Mi piace ora ricordare la parte che mi ha coinvolto di più e cioè quando Dom João Carlos ci ha parlato con competenza della nostra spiritualità e secolarità. Lui lavora molto in internet, pertanto ha consultato tutti i documenti che ha trovato e in particolare sulla nostra spiritualità che ha origini dehoniane. Ha consultato il n. 18 dei documenti scj, dove sono riportate le tre parole-chiave dei dehoniani e anche nostre, che Padre Albino ci ha lasciato come modalità di vita interiore in relazione all’ “amore che si fa comunione”: “A.O.R., A come Adorazione, O come Oblazione, R come Riparazione”. Ci ha anche detto. “Descupla! Scusate!, ma è anche colpa vostra se poche giovani vi seguono, perché non portate “fuori” tutta la ricchezza della vostra spiritualità! L’avete lì a vostra disposizione, la gustate voi, la vivete voi, ma dovete imparare a comunicarla”. È vero. Inoltre abbiamo anche il vantaggio della secolarità, mezzi e modi per lavorare anche in rete, e ce lo sottolinea, come farebbe un fratello con una sorella un po’ reticente, intimidita dalla grandezza della proposta. Ho vissuto bene ogni giorno di questo ritiro, nella gioia di ritrovare sottolineature conosciute ma proposte in modo nuovo, vivo, concreto, con quegli esempi personali che a volte possono costare perché evidenziano povertà, bisogno di aiuto, eppure tanto efficaci. Mi sono riconosciuta povera e peccatrice ma nella gioia di appartenere ad un Dio tanto sublime, misericordioso, ricco di bene e “rivolto” alla mia persona nella benevolenza, nell’amore che solo Lui può donare. La gioia di sapersi amati fa esplodere nel bene tutta l’energia di cui siamo capaci. Voglio portarmela a lungo nel quotidiano. Infine abbiamo vissuto due momenti importanti: venerdì 8 gennaio, Dalaina ha rinnovati i voti temporanei nelle mani della sua responsabile Mariolina Lambo, durante la celebrazione eucaristica vespertina nella Cappella del Seminario. Abbiamo fatto festa naturalmente, con canti in lingua e applausi di gioia, concludendo il tempo del silenzio con una buona cena. Sabato 9 gennaio dalle 10,30 in poi abbiamo preso parte alla santa Messa per la rinnovazione dei voti di incorporazione perpetua di tre nostre sorelle mozambicane: Julieta Carlos Mendez, Helena Enoque Matine e Amélia Gabriela Sitoe. In quei momenti io personalmente vivo una maternità felice, vedo la C.M. andare avanti verso il futuro con volti nuovi, lodo il Signore perché il seme che ha posto nel cuore di Padre Albino, quel 25 dicembre 1957, ha fatto germogliare altre piante di buon grano. Che il Signore le conservi e le faccia crescere in questa giovane Chiesa africana. La santa Messa è stata ben preparata da Anna Maria Berta con formulari curati e precisi, ma anche con la guida di Avelino, valente maestro di musica e danza, nonché amico da anni, che è capace di far danzare le giovani addette, durante la liturgia, con una grazia unica, adatta alla sacralità del momento. La celebrazione ha avuto il suo momento forte nell’offerta di sé, a Dio e alla Chiesa, di ciascuna missionaria con la formulazione del proprio impegno di vita a servizio del Vangelo. C’erano presenti amici e giovani delle parrocchie di provenienza delle missionarie, i parenti con le loro famiglie e, a celebrare, i relativi parroci, con Dom João Carlos Nuñes a presiedere. Egli ha rivolto alle missionarie festeggiate parole di forte presa di coscienza della propria condizione di laiche consacrate nel mondo, di incoraggiamento a vivere nella semplicità evangelica l’appartenenza a Dio e alla C.M.; ha ricordato passo passo quale impegno esse offrano alla Chiesa e all’uomo di oggi in nome del Vangelo, nelle scelte dell’Istituto e nella linea della spiritualità che ha la sua radice profonda nell’incarnazione di Gesú: “Ecce venio...ecce ancilla...”. Concludo così, con alcune tracce, alcuni pensieri, momenti intensi di condivisione e appartenenza... non è il tutto di una settimana speciale, ma è il desiderio di dirvi che è stata un tempo di grazia. Anche se rimane il “molto” da comunicare, spero che la parte migliore vi giunga in seguito, ad opera delle altre missionarie. In comunione. 
dio è amore
 
Quando verso la metà del 2002 parlai per la prima volta con Giannina della mia vocazione; non avrei mai immaginato che sarei arrivata a questa tappa: l’incorporazione perpetua. Chi l’avrebbe detto! Il mio cammino come mamma, impiegata pubblica, le mie relazioni familiari e le amicizie mi facevano dubitare sulla possibilità che un giorno si sarebbe realizzato un antico sogno che in quel periodo non me ne resi neanche conto. Di fatto Dio mi aveva riservato due progetti: il primo quello di essere madre; il secondo quello di consacrarmi alla vita missionaria. Chi potrà comprendere i disegni di Dio? A causa della mia condizione, i miei figli e il resto della mia famiglia sono venuti a conoscenza della mia vocazione solo quando li ho invitati a partecipare alla festa per la mia incorporazione perpetua. Il 10 gennaio u.s. è stato preceduto dalla preparazione mediante un ritiro animato dal vescovo ausiliare di Maputo, Dom Joao Carlos, un giovane (non ha ancora 50 anni) molto creativo che cerca di unire la Parola di Dio con la realtà vissuta nelle nostre famiglie, nei gruppi e comunità. Il luogo del ritiro: il seminario filosofico Sant’Agostino, un ambiente molto calmo, dove si respira aria pura,con molte piante e alberi da frutta. Così, con queste condizioni molto favorevoli, abbiamo vissuto il nostro ritiro, rivisto la nostra vita, i nostri comportamenti come persone e come missionarie. E, finalmente il giorno della festa. Sono arrivati a sant’Agostino i miei figli, i fratelli e, non potevano mancare, i parenti più vicini e amici che ci accompagnano in tutti i momenti della vita. Le esclamazioni erano: perché non ci hai mai detto niente riguardo alla tua scelta? Tuttavia mi ha colpito molto il vedere come tutti si sono impegnati per la preparazione della mia festa. La parrocchia di Gabriela ha animato la Messa con canti e danze liturgiche ben preparati. Il gruppo degli Amici CM ha contribuito molto nella preparazione delle vivande per la festa. In quel giorno abbiamo vissuto un vero clima di comunione con le nostre famiglie. Per loro non c’era distinzione, eravamo tutte figlie, ci salutavamo tutti allo stesso modo e ciascuna famiglia aveva portato regali per noi tre. Così abbiamo sperimentato una vera unione fraterna. Una certa tensione non mi ha permesso di assaporare fino in fondo i momenti liturgici davvero intensi. Oggi dico: come vorrei tornare a vivere quei momenti indimenticabili della mia vita. Abbiamo vissuto momenti belli e ne siamo uscite più arricchite e soprattutto più motivate nel vivere l’impegno che Gesù ci chiede: essere sale della terra e luce del mondo. Dio ci benedica e ci conceda la sua grazia.
festa dell'eccomi, sapore di maputo
 
Sono quasi le 17,30, le sedie sono state riposte nel garage, il proiettore e il PC sono nella mia stanza, il nostro “soggiorno” all’aperto è vuoto. Sono tornati tutti a casa loro. Affacciata sulla scala della cucina guardo giù e penso a Chica, Gulugulu, Julieta M., che alle 14 erano già qui a dare una mano, ce ne fosse stato bisogno; a Luisa, Tomàs, Julia con il figlioletto, Marta, Claudina; ad Ana Maria, che ha lasciato a casa Zeferino con i tre figli. Infine a Maria Elisa, la nuova del gruppo. Vengono tutti dalla periferia e si sono messi in strada già alle 12,45, chi con l’auto, chi con il chapa, per arrivare puntuali alle 14,30. Rivedo Alice, che con Julieta M. fa parte del nostro gruppo, e che è arrivata un po’ dopo, a causa della sua malattia. Le sue gambe perdono le forze e anche oggi per lei è una conquista essere presente all’incontro spingendo il suo carrellino. E poi Irene e io - manca Giannina, in Italia per ragioni di salute delle sue sorelle - che abbiamo fatto la prima accoglienza preparando, per la grande, umile e povera Festa dell’Eccomi, un panettone italiano con dolciumi e bevande fresche e dissetanti. Al finire della giornata si vede tutto con occhiali rosa: il vento sottile, il calore sopportabile…, il proiettore di prima esperienza, il percorso formativo e informativo sulla nascita della C.M., la nostra spiritualità, le nostre icone, le letture scelte… e la nostra personale capacità di comunicare, che in Irene ha radici lontane e profonde, mentre per me si tratta di gestire le poche centinaia di parole, che ad oggi conosco, per spiegare concetti e esperienze attinenti al tema. Con i Power Point a disposizione è stato tutto molto più semplice, le immagini parlavano da sé; la nostra storia si è dipanata dal lontano 1957, con la foto delle prime otto missionarie, belle, giovane, radiose, fino a noi, di oggi, presenti nei vari gruppi dei 4 continenti. Abbiamo concentrato la forza del messaggio sulle due letture classiche: quella della lettera agli Ebrei e quella del vangelo secondo San Luca. È stato un viaggio meraviglioso, tra le figure di Gesù, che va incontro alla volontà amante e salvifica del Padre proprio al momento del suo ingresso nel mondo e quella di Maria, avvolta nel mistero del nulla umano che, con il suo “Eccomi!”, inizia con il Figlio nel grembo a far conoscere, in primis nella sua famiglia, la misericordia di Dio Padre. Con l’esplosione del “Magnificat”, Maria racconta la storia del suo Popolo Israele, lodando la grandezza dell’operare di Dio. Le nostre due icone hanno esse stesse il linguaggio dell’ascolto e del dialogo, dell’offerta di sé per un progetto senza confini e dell’affidarsi a Colui che ama personalmente ogni sua creatura. Abbiamo consegnato agli Amici un promemoria di preghiere quotidiane in preparazione ai tempi liturgici forti, una coroncina per “rimanere con” Maria lungo il giorno, per strada, nel compimento dei nostri impegni, in casa, per tenere il nostro cuore in costante “connessione” con Lei, che è nostra Madre, Guida e Custode. È stata un segno gradito anche la consegna dell’immagine di Maria, quella delle origini, che abbiamo a Bologna, accompagnata dalla breve preghiera di offerta. È con commozione che ho spiegato agli Amici come quella statua sia per noi una “presenza”, che andiamo ad incontrare al nostro rientro dalle missioni, nei momenti in cui il suo Cuore di mamma ci può sostenere e consolare, a dirle grazie per la sua vicinanza. A Lei abbiamo affidato persone, eventi, forti di una fede coraggiosa, la sua fede, il suo “Eccomi”, che va oltre il momento presente. È stata proprio una bella, semplice, gioiosa festa. Comunicare è una ricchezza… solo poche righe e alcune foto, segno del NOI CM che ha messo radici anche in Mozambico. Un abbraccio,
una ford, un lungo viaggio, un sogno realizzato
 
Di questi tempi i viaggi sono per molte persone un modo di conoscere, rilassarsi, distrarsi e così via, in molti casi una necessità. Con Mariolina decidiamo di comperare ed andare a prendere la nuova macchina (una jeep marca Ford, grigia con canopy) a Maputo e viaggiare fino a Nampula e di farci appunto un viaggio per conoscere una parte del Mozambico che ci é sconosciuta. Il motivo principale é il risparmio ma il vero motivo é conoscere e capire. Personalmente, in questi ultimi tempi, sono meno propensa a fare viaggi lunghi per vari motivi e, per questo viaggio avevo le mie riserve vedendo l’alto numero di incidenti sulla strada che dovevamo percorrere ed i molti chilometri: circa 2000. Varie persone a cui abbiamo detto che facevamo il viaggio da sole ci hanno detto che eravamo pazze. Bisogna sapere che Mariolina ed io abbiamo 64 anni e non abbiamo un fisico al cento per cento (Mariolina ha fatto un grave incidente l’anno scorso di cui ci sono ancora alcune conseguenze ed io ho il mio problema ai piedi). A Maputo aspettiamo i vari documenti della macchina e ci troviamo proprio nel momento in cui entrano in vigore le nuove targhe concordate da tutti i paesi dell’Africa Australe. L’attesa é di quindici giorni in più del previsto. Questo dà la possibilità a Lisetta (che voleva venire a Nampula per riposarsi un poco e stare con noi) di aggregarsi a noi per questo viaggio. Lisetta ha 70 anni! Prima di procedere nel nostro viaggio proviamo la macchina (che ci viene consegnata il 26 aprile ma della quale dobbiamo ancora completare la documentazione) andando a Manhiça, località a circa 70 km da Maputo. Cogliamo l’occasione per una visita alla famiglia di Helena (che vive con noi a Nampula). Ad aspettarci c’é la sorella con i suoi figli e la mamma. Ci accolgono con grande affetto e ci fanno una grande festa. Hanno preparato per Helena varie cose che porteremo a Nampula. Concordiamo insieme a Mariolina che é bene fare il viaggio di giorno, (c’è anche il problema degli assalti) e che ce la prenderemo con calma dedicando almeno tre giorni a questo lungo viaggio. Si parte il pomeriggio di giovedì (28 aprile 2011) per arrivare a Xai – Xai (che dista circa 300 km da Maputo) da D. Lucio Muandula ( amico e vescovo di quella Diocesi) che ci ospita per una notte. Questo primo tratto di strada é molto trafficato. Andiamo con calma. La macchina é davvero confortevole e si guida senza fatica. In questo primo tratto ci accompagna un prete mozambicano, P. Atanasio (parroco dell’Isola del Mozambico) che rimarrà a Xai- Xai per alcuni giorni. D. Lucio ci accoglie con grande simpatia. Nota importante: arriviamo all’imbrunire e, pur con indicazioni precise, sbagliamo strada almeno tre volte prima di arrivare alla casa della Diocesi. Comunque grande festa e dialogo vivace e molto animato. Qui conosciamo Veronica volontaria proveniente dell’Argentina che lavora alla Caritas Diocesana di Xai – Xai e due suore sempre dell’Argentina, giunte da poco tempo in Mozambico e che collaboreranno nella pastorale diocesana. Da notare che i missionari/e Latino Americani stanno aumentando la loro presenza nelle diocesi mozambicane proporzionalmente alla diminuzione di missionari/e Europei. Il mattino dopo alle 6 ci ritroviamo per la celebrazione Eucaristica (D. Lucio ci aiuta a riflettere sulle letture pasquali con la sua solita profondità e competenza) e la colazione. Ripartiamo verso le 7 e 30 da Xai – Xai. Anche D. Lucio e P. Atanasio partono per una missione lontana della diocesi per visitare le comunità e per i battesimi e rimarranno fuori circa 3 giorni. Ci seguono a distanza con molta attenzione ed affetto mandando continuamente messaggi e telefonando per sapere se il nostro viaggio procede bene. Un dato importante: il Mozambico ha una lunghezza di costa di circa 3000 km e in ugual [img2bdx]misura di strada nazionale. La strada principale che collega tutto il Mozambico è stato un sogno che si è realizzato grazie a vari intervenienti ed attualmente questa rete stradale è abbastanza buona eccetto in alcuni tratti. In effetti viaggiamo bene da Xai Xai (Provincia di Gaza) a Morrumbene (altri 300 km circa) (Provincia di Inhambane) ci fermiamo per mangiare qualcosa. Subito troviamo un luogo dove ci dicono che oggi non si cucina ma la soluzione alternativa viene subito: comperare una decina di panini e una specie di frittelle di fagioli tipici di questi lati e che conosciamo perché ce li cucina Helena sapendo che ci piacciono; ci prendiamo alcune bibite mangiando i nostri panini con “bagias”. Il luogo ha un nome particolare: “Fala Certo Sitoe e Filhos” (parla sinceramente Sitoe e figli). Gabriela che vive con noi a Nampula ha il cognome di Sitoe ed è oriunda di questa zona e pensando a lei ci facciamo raccontare la storia di questo nome. Una storia simpatica. Da Morrumbene a Muxungue che dovrà essere la nostra prossima meta dovremo fare circa 400 km) La parte sud del Mozambico é più sviluppata turisticamente ed ogni tanto ritroviamo dei luoghi tipici africani di ristoro, o delle scritte che indicano dei piccoli villaggi turistici sul mare. Uno dei più noti è Vilanculus. E, fino a questa località appunto, la strada è piuttosto bella e scorrevole senza però quel traffico che pensavamo di trovare. Difatti le strade sono ancora abbastanza prive di automezzi che forse sono più presenti nei fine settimana. Dopo Vilanculus abbiamo un tratto di strada piuttosto mal messa con alcuni buchi da scansare ed altri tratti meno impegnativi ma tutto sommato nell’insieme non ci si può lamentare. La strada nazionale prosegue fino al “Rio Save” che divide il sud dal centro del Mozambico. All’altezza del ponte sul fiume Save paghiamo il pedaggio di 20 meticais (neanche mezzo euro) e attraversiamo il ponte con calma e solennità. Sulla riva opposta dove inizia la Provincia di Sofala (zona centro del Mozambico) troviamo due militari che normalmente fanno la verifica della merce come se entrassimo in un altro Paese! Ci stupiamo di questo fatto che ci pare piuttosto offensivo per la gente del centro e che non avviene nella riva opposta per entrare nel Sud del Mozambico. Comunque a noi é riservato un trattamento diverso vista la nostra età e il fatto che ci caratterizzano come missionarie. Proseguiamo verso nord, verso la missione di Muxungue retta da una comunità Comboniana previamente avvisata del nostro arrivo. La missione si trova all’entrata della cittadina omonima e dopo un piccolo errore (un poco prima c’é una comunità anglicana che scambiamo con quella comboniana) entriamo nella missione dove vivono quattro missionari di diverse etá e nazionalità: 1 messicano, 1 italiano, 1 portoghese, 1 polacco. Il padre messicano é il responsabile e si chiama P. Luís. Un tipo accogliente. Ceniamo, pernottiamo e facciamo colazione e di nuovo ripartiamo avendo come meta Quelimane che dista circa 600 km. Siamo al sabato giorno 30 aprile ed il primo incrocio importante é quello di Inchope dove si diramano varie strade in direzioni diverse: a ovest verso Chimoio, Tete, Malawi, Zimbabwe; a est c’é la strada che porta a Beira. La strada che prosegue verso nord é quella che porta alla Gorongosa che é una grande foresta piuttosto famosa e che si snoda per una lunghezza di più di 100 km. É per questa strada che passiamo. La natura é rigogliosa ed in lontananza si vedono grandi montagne. Sulla strada vediamo venditori di miele (famoso per la sua bontà e qualità). In certi punti si vende carne di gazzella affumicata (la comperiamo e ce ne mangiamo un poco durante il viaggio, il resto la offriamo a Gina che é molto contenta di questa carne prelibata e piuttosto rara). La strada é più bella anche perché la Riserva della Gorongosa offre molte attrattive turistiche. Noi proseguiamo a buon ritmo e, come il giorno prima ci abbuffiamo di banane, mandarini, pane a cui si aggiunge oggi la carne di gazzella; senza fermarci troppo per il pranzo ma mangiando in macchina con il cambio di guida che rigorosamente al mattino é di Martina più sveglia in quelle ore e il pomeriggio é di Mariolina più vivace nell’arco di questo tempo. Passando da Gorongosa ci ricordiamo della Dr Anna Cattane che ci parlava di questa zona come la più bella del Mozambico. Cerchiamo disperatamente caffè e lo troviamo solo a Caia dove fanno l’espresso come si deve. Caia si trova sulla riva del fiume Zambesi dal lato della Provincia di Sofala. A questa altezza é stato costruito recentemente (2009)[img3bcx] il ponte che collega il Centro ed il Nord del Mozambico. Dall’altro lato c’é la cittadina di Chimuara che si trova nella Provincia della Zambezia. Per il pedaggio paghiamo 100 meticais pari a poco più di due euro. È lungo quasi 3 chilometri ed unisce le due sponde del fiume Zambesi. C’é un libro interessante che parla di questo e di cui consiglio la lettura per capirne l’importanza (Um Rio uma Ponte uma Nação di Francisco Pereira – Editora Missanga Ideias & Projectos). È valsa la pena di vedere questo famoso ponte. Dal lato di Chimuara visitiamo il Lodge “Cocoa” proprietá di amici di Lisetta e miei: Marlene e Rogerio. Un luogo molto bello con vista sul fiume e sul ponte. Qui parliamo con i lavoratori per capire un poco come vivono questo tipo di presenza e ci sorprende il loro impegno pur nell’assenza dei proprietari, le presenze di turisti sono costanti ed in aumento. Un luogo particolare ma adatto a persone con una buona disponibilità finanziaria. Proseguiamo poi per luoghi conosciuti, Mopeia e Morrumbala ci ricordano gli amici Cappuccini di Bari, Fortunato, Bruno, Francesco, Prosperino... ed arriviamo presto a Licoari e Nicoadala e finalmente a Quelimane. Pernottiamo nella nostra casa e davvero ci rilassiamo per avere forze per affrontare il viaggio fino a Nampula il giorno seguente. Gina Santana con le sue sorelle, come di solito, ci preparano cose buone da mangiare e possiamo riposarci meglio dopo aver fatto una buona doccia. Alle 7,30 di domenica 1 maggio ripartiamo da Quelimane ed affrontiamo questo ultimo tratto di circa 550 km. A Nicoadala comperaimo il “matago” tipico di queste zone. È riso lavorato in un certo modo e di cui Helena ed altri amici vanno ghiotti. A Mocuba cerchiamo di salutare alcuni amici Cappuccini ma non li troviamo perché é domenica e sono in visita alle comunità. Qui troviamo un lungo corteo per la festa dei lavoratori, variopinto e piuttosto numeroso. Purtroppo facciamo un calcolo sbagliato e partiamo senza disel sufficiente fino al prossimo luogo di rifornimento. Arrivate a Mugeba troviamo un tratto di strada pessima che non é stata ancora asfaltata ma non é neanche la strada fuoripista. È una strada in rifacimento con ghiaia e polvere a non finire. Un tratto di circa 40 km che ci pare lunghissimo e che ci fa continuamente diminuire la marcia con maggior dispendio di disel. Decidiamo di puntare fino a Ile per fare rifornimento facendo così 80 km in più. In compenso vediamo luoghi che ci sono cari e che abbiamo percorso varie volte in tempi anteriori. Notiamo come le strade ed i ponti sono migliorati in questo tratto di strada. Troviamo sulla strada vari gruppi con persone che stanno facendo festa per i battesimi o i matrimoni. Comperiamo i soliti mandarini che in questo tratto costano meno ed anche dei pomodori. Arriviamo a Molocue dove ci fermiamo per salutare i padri dehoniani che non ci sono perché é il periodo in cui si va nelle comunità per i battesimi ed i matrimoni e si ritorna piuttosto tardi. Troviamo però Maria una volontaria portoghese che ci accoglie e che già conosciamo. L’ultimo tratto fino a Nampula richiede molta pazienza per la presenza di molti ubriachi sulla strada soprattutto nell’ultimo tratto ma, grazie a Dio arriviamo bene. Sono le 18,30 quando varchiamo il portone della nostra casa fra le grida festanti delle giovani che ci accolgono con gioia.
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
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