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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
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Scuola di autenticità cristiana
Posted by P. Albino Elegante
E’ la S. Messa. Chi ne ha tracciato, nel corso dei tempi, l’impostazione e lo sviluppo è stato ispirato e condotto dallo Spirito Santo. Il cui compito è proprio questo: donare alla nostra fede la strada sicura che conduce a salvezza. Naturalmente nostra e dei nostri fratelli, per i quali, in ogni circostanza noi dobbiamo essere richiamo e guida a Dio.
Lo saremo in modo assolutamente positivo per due circostanze che abbiamo modo di incontrare quotidianamente nella partecipazione alla S. Messa di cui lo Statuto della C.M. fa un obbligo preciso a ogni membro dell’Istituto, qualunque sia la modalità con cui ha dato la sua adesione alla Compagnia Missionaria.
Porteremo alla S. Messa un profondo spirito di fede: “Ogni celebrazione liturgica - ci ha detto il Concilio Vaticano II° - in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo corpo che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa ne uguaglia l’efficacia” (Costituzione su la Sacra Liturgia, n. 7).
Ad ottenere questa piena efficacia – continua il Vaticano II° - è necessario che i fedeli si accostino alla sacra liturgia con disposizioni d’animo retto, conformino la loro mente alle parole e alle opere e cooperino con la grazia divina per non riceverla invano. Perciò i sacri pastori devono vigilare affinché nell’azione liturgica i fedeli vi prendano parte e diano la loro collaborazione… consapevolmente, attivamente e fruttuosamente".(n. 11).


Le forme della collaborazione dei fedeli

Quelle domandate normalmente ai fedeli sono due:
1) Leggere il primo (e quando c’è) il secondo brano Scritturale;
2) Partecipare alla processione offertoriale con cui viene portato all’altare il pane e il vino che alla Consacrazione diverranno il corpo e il sangue di Cristo.
Tutte e due queste forme di collaborazione sono, a mio parere, forme di “primo piano”.
Soffermiamoci un momento a sottolineare la grandiosità di questi atti che la mediocrità del nostro linguaggio osa definire “complementari” della sostanza divina della S. Messa.

La lettura della Parola di Dio. Normalmente, come già specificato, della prima (e seconda) lettura della messa domenicale e delle solennità. Dovremmo sentirci profondamente commossi di prestare la nostra voce a Dio e di essere scelti/e a ripetere ai nostri fratelli e sorelle quanto è realizzazione del cammino che porta a salvezza. Naturalmente al nostro annuncio uniremo il segno luminoso della testimonianza. Quanti sono presenti alla celebrazione eucaristica in cui ci è dato l’incarico di una, o più letture, dovrebbero poter notare nel corso della settimana, e possibilmente oltre, che quanto il buon Dio ha proposto a tutta l’Assemblea è divenuto impegno abituale del nostro comportamento. Così la S. Messa ci è di forte stimolo, anche a motivo dell’esempio, a vivere e mostrare la pienezza della realtà cristiana in tutti i casi, anche i più ordinari, della nostra vita
Il Concilio Vaticano II° da molta importanza a quanto può essere fatto a integrazione dell’azione sacerdotale, a una liturgia che parla attraverso la vita di tutti i giorni. Al n. 48 della Costituzione liturgica dice . “La Chiesa volge attente premure affinché i fedeli non assistano come estranei e muti spettatori a questo mistero di fede (la santa Messa), ma comprendendolo bene per mezzo dei riti e delle preghiere partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente, e attivamente…offrendo l’ostia immacolata, non soltanto per le mani del sacerdote, ma insieme con lui...".

Il dono delle offerte. Portare all’altare, a nome di tutta l’Assemblea, il pane e il vino che permetteranno al sacerdote di dare compimento alla celebrazione della Santa Messa trasformandoli, in virtù della sua particolare consacrazione, nel corpo e nel sangue di Cristo, l’abbiamo già definito “azione di primo piano”: Peccato! Che non sia molto in uso, e in vari casi sia ritenuta “azione da… ragazzi”, che vanno all’altare senza nessuna attenzione e preoccupazione per la sacralità dell’atto. E’impensabile poi il suo compimento oltre la celebrazione della Messa della domenica o di altra particolarissima circostanza.
Che dirò alle missionarie, soprattutto a quelle di vita di famiglia, che, andando alla celebrazione della santa Messa, si trovano quotidianamente di fronte a questa situazione? Dirò loro: mettete in moto il vostro cuore e con il cuore accompagnate quanto il sacerdote compie nell’offerta del pane (l’ostia) e del vino. Mi pare che l’atto possa essere ritenuto un “significato rinnovato quotidianamente” dell’ offerta che voi pure un giorno avete fatto a Dio di tutto voi stesse. Implorate dalla sua misericordia che vi mantenga nell’interezza di fedeltà e nella perseveranza della gioia di quel giorno.
Ma c’è da sperare che anche nelle vostre parrocchie, almeno nelle Messe principali della domenica, sia fatta la processione offertoriale con cui l’Assemblea esprime la sua parteci-pazione al sacrificio dell’altare. Se l’una o l’altra di voi sarà invitata a parteciparvi non si rifiuti, non avanzi mille scuse per sottrarsi a un esempio di fede e di fattiva collaborazione. Ricordi la sua particolare situazione di vita e si faccia serena testimonianza di particolare amore a Dio e ai fratelli. Dio gliene renderà merito. Credo che lascerà la chiesa con il cuore che le canterà di gioia: oggi tu hai rinnovato in Cristo e con Cristo la tua offerta d’amore..


Concludendo

Ringraziamo insieme il Signore per avere seminato nel nostro cammino una circostanza di grazia che può e vuole mantenerci nella disposizione abituale dell’offerta fresca e integrale della nostra consacrazione e ricordiamo che qui troveremo anticipatamente il nostro paradiso perché come ricordava S. Paolo agli anziani della chiesa di Efeso quanto era gia stato assicurato dalla parola di Gesù. VI E’ PIÙ GIOIA NEL DARE CHE NEL RICEVERE (At.20,35)
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