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Mal d’Albania
Posted by Romina Pannone

Quando a me e al mio gruppo fu proposto di partecipare ad un campo in Albania ero molto entusiasta, pensavo a come sarebbe stato bello incontrare ragazzi e giovani albanesi, conoscerci e trascorrere con loro un po’ di tempo in allegria e spensieratezza.
Il giorno della partenza si avvicinava e dubbi e incertezze si facevano spazio dentro di me. Perplessità circa la convivenza che mi aspettava con persone che non avevo mai visto (partirono con noi infatti altri ragazzi di Cosenza e Barletta e Napoli), circa la mia capacità di incontrare e di relazionarmi con il popolo albanese (a parte la diversa lingua) che tutti descrivono orgoglioso e diffidente.
Era per me un’esperienza completamente nuova e quindi non avendo la minima idea di quello che mi aspettava le ansie furono vanificate dalle curiosità, aspettative e tante speranze.
Una volta arrivata li tutto è cominciato e proseguito come una musica divertente, ritmata che mi teneva in continuo movimento senza farmi stancare.. ogni cosa, persona, luogo era sincronizzato, neanche una nota stonata. Senza accorgercene, con immensa naturalezza eravamo noi i musicisti, guidati dal migliore maestro d’orchestra…il Signore.
I bambini sono stati meravigliosi,è vero tutti i bimbi lo sono, ma loro lo erano in un modo particolare. Erano poveri eppure spesso ci regalavano un cioccolatino, un giocattolino perché lo portassimo a casa per ricordarci di loro. Aspettavano con ansia il nostro arrivo, ogni mattino erano già li pronti, chissà da quanto tempo, ad accoglierci con i loro sorrisi stampati su quei visini magri ma dolcissimi. Neanche il tempo di scendere dal pulmino che ci accompagnava e subito Ardian mi chiamava per nome, Gentian mi stringeva la mano,Violza mi baciava,Violeta mi abbracciava…ognuno era speciale a suo modo.
L’esperienza è stata arricchita da qualche pomeriggio in giro per conoscere meglio l’Albania, terra davvero ospitale. Tra le nostre visite, una in particolare è stata significativa per approfondire la conoscenza di uno dei regimi più orrendi della storia, il comunismo autarchico di Enver Hohxa che si accani per anni sui cattolici e su una popolazione che avrebbe meritato pace e democrazia e invece è stata percossa e ammazzata: la visita alle Clarisse di Scutari. Vivono nella palazzina della Sigurimi, la spietata polizia segreta comunista, dove la gente veniva torturata, dove vennero ammazzati vescovi, sacerdoti, suore, laici. Le Clarisse pregano perché quella violenza non si ripeta più.
Ci hanno guidati nelle stanze delle torture, nelle celle dove i prigionieri morivano, dove vivevano le ultime ore prima di essere uccisi. L’unico pensiero che attraversava la mente ascoltando le loro parole era che non c’è amore e fede più grande di quanti hanno perso la vita per non aver voluto rinnegare Dio.
Testimonianza di gran fede l’abbiamo avuta una domenica quando con padre Mario siamo andati a Rjoll, un villaggio di 12famiglie, in montagna. La strada per arrivarci era ardua ma ne è valsa la pena…un posto incontaminato, stupendo ma quello che più di tutto ci ha fatto riflettere è stato trovare poche donne e bambini che erano li da ore. Attendono due settimane per partecipare alla S.Messa, vivono nella estrema semplicità, lontano dalla città, senza alcuna comodità moderna eppure sono felici, lodano e ringraziano il Signore per quello che dona loro ogni giorno.

Sicuramente ciò che ha contribuito a rendere quest’esperienza stupenda è stato poterla condividere con alcuni dei miei più cari ed intimi amici, amici da una vita, e altre persone conosciute in questo viaggio che si sono rivelate fin dal primo momento meravigliose e con le quali si è instaurato un rapporto di autentica amicizia.
Chiunque fa un viaggio in Africa racconta di essersi ammalato del “mal d’Africa”, io vi posso assicurare di essere affetta dal “mal d’Albania”. La cura? Riuscire a trasmettere a tutte le persone che incontro tutta la ricchezza accumulata, attraverso la mia vita quotidiana.
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