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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
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Ricordo di Marta Bartolozzi
Posted by Compagnia Missionaria

Sappiamo del dono della risurrezione

Omelia nella celebrazione a Monguelfo

Fratelli sappiamo” così inizia il capitolo 5 della seconda lettera ai Corinzi, ma cosa sappiamo? Che questo corpo, nostra abitazione sulla terra, verrà “disfatto” e “riceveremo un’abitazione presso Dio, una dimora eterna non costruita da mani d’uomo”.

Sono parole molto forti ma nello stesso tempo, molto chiare. Innanzitutto si parla di come il mio corpo verrà disfatto, non distrutto, si disfa proprio come accade con le lenzuola del letto che viene disfatto, ma il letto non viene distrutto e pensavo alle tante lenzuola che sono passate per le mani di MARTA che con pazienza, nel nascondimento della lavanderia, quelle lenzuola che poi ha risistemato perchè altri potessero riposare tra lenzuola pulite e profumate...

“Fratelli sappiamo” si, san Paolo mi ricorda che credere, avere e vivere il dono della fede significa sapere, “sapere” del dono della Resurrezione. Un “sapere” che non è tanto un sapere cui si arriva con l’intelligenza ma grazie all’incontro con Gesù, il Risorto. Io “so” di Gesù e “so” del Gesù vivo che ancora oggi posso incontrare Risorto nel dono della sua presenza nella vita che ho ricevuto, nella vita che incontro negli altri e nel dono della sua presenza “nascosta” nel tabernacolo... tutte piccole cose che anche MARTA ha cercato di seguire. Questo sapere Dio lo ha scritto nei nostri cuori ed è interessante sapere che proprio oggi, 16 ottobre, mentre salutiamo MARTA la Chiesa ricorda la memoria di santa Magherita Maria Alaquoque che si è impegnata a diffondere la devozione al Sacro Cuore che anche MARTA ha fatto sua e di cui si è fatta missionaria entrando e vivendo nella “Compagnia Missionaria del Sacro Cuore”.

Se rileggo il testo di san Paolo mi è molto chiaro come questo cammino terreno, questa mia tenda (la vita), sono chiamato a disfarla e poi ecco che “riceveremo un’abitazione presso Dio, una dimora eterna non costruita da mani d’uomo”. Questo è quello che celebriamo qui, non la morte che nessun cristiano celebra, ma la vita che entra nelle mani di Dio...presso Dio!!

Così con questa certezza con fiducia “camminiamo nella fede, non ancora in visione”. Non solo ma ci sforziamo “sia dimorando nel corpo che esulando da esso”, ecco qui gli sforzi di MARTA, che ha dimorato con tutta se stessa nel corpo ma ha pure esulato da esso, cioè ha vissuto momenti profondi dello Spirito che solo il buon Dio conosce e saprà ricompensare... sono quelle che san Paolo chiama le “opere compiute finchè era nel corpo”.

Si, mentre sperimento la mia povertà e i miei tanti limiti qui su questo cammino terreno (cose di cui ho spesso parlato con MARTA), e lo riconosco dalla fragilità del peccato che mi tocca costantemente, Dio lavora in me per portarmi a ciò che non finisce, come afferma un bel salmo (salmo 41-42) che dice: Dio manda la sua luce e la sua verità e mi guida, mi conduce alla santa montagna.

Giungiamo così al Vangelo dove Marta si mette in cammino verso Gesù per portargli da una parte la sua fatica e dolore per la perdita del fratello e dall’altra il suo “IO SO” che dice la sua certezza nel dono della Resurrezione, certezza di cui abbisogniamo ogni giorno.

Colgo allora quella Marta del vangelo che va incontro a Gesù e gli parla a cuore aperto con la certezza in lui... “se tu fossi stato qui, ma anche ora so”. Marta nel vangelo non tiene però per sè il messaggio ma lo porta subito a Maria perchè anche lei sia ricca della gioia della vita, la vita eterna... ecco la chiamata a me e a tutti noi: Il Maestro è qui e ti chiama.

Questo invito della Marta del Vangelo sia la nostra forza per continuare a camminare verso il bene di Gesù e trasmetterlo a chi incontriamo sul nostro cammino.

Monguelfo, 16 ottobre  2017

Don Giorgio Carli

Rendiamo grazie a Dio per averci donato Marta

Così è stata ricordata nella celebrazione eucaristica di commiato a  Bologna

Benvenuti a questa celebrazione che ci vede raccolti intorno alle spoglie di Marta per darle l’ultimo saluto e consegnarla, nella preghiera, all’amore salvifico di Dio Padre; Lei che tanto ha amato il Signore da donargli la sua vita.

Marta è nata a Vaiano (FI), il 13 maggio 1938 e ha concluso il suo cammino terreno il 13 ottobre 2017 nel centenario delle apparizioni di Fatima. La Vergine del Rosario di Fatima della quale Marta era devota anche perché aveva vissuto per cinque anni in Portogallo, nel giorno della Sua festa l’ha accolta nella gioia eterna del paradiso. È entrata nella Compagnia Missionaria il 6 agosto 1961, giorno della trasfigurazione del Signore, certamente è stata attratta dalla Sua luce. Ha emesso i primi voti nel 1965. Due anni fa ha celebrato, assieme ad Elisabetta Todde che l’ha preceduta di poco tempo in paradiso, il 50° di consacrazione.

Marta ha segnato la vita della Compagnia Missionaria: è stata Vice-Presidente dell’Istituto per sei anni e dal 1983 al 1995 e stata Presidente della CM che tanto ha amato. Assieme a tutte noi missionarie e a P. Albino Elegante, Fondatore della Compagnia Missionaria, è prodigata per la revisione e riformulazione dello Statuto della CM stessa. Per il suo particolare interessamento, per la sua passione verso la CM, famiglia in cui il Signore l’aveva posta, il 10 giugno 1994 Solennità del Sacro Cuore di Gesù, la Compagnia Missionaria venne elevata ad Istituto secolare di Diritto Pontificio.

Per diversi anni Marta è stata responsabile della formazione; ha collaborato nelle missioni parrocchiali; per otto anni ha lavorato nella nostra agenzia turistica; l’ultimo periodo l’ha dedicato al lavoro nella nostra casa per ferie, prima ad Asiago poi a Monguelfo, e ha concluso i suoi giorni nel vicino ospedale di Brunico.

A lei siamo molto riconoscenti per il grande bene fatto con sapienza, entusiasmo e intensa dedizione. Grazie ancora per il bell’esempio di fede, di preghiera, di amore al Cuore di Cristo e di impegno nell’edificazione della fraternità, e del bene sociale. Nella celebrazione Eucaristica rendiamo grazie a Dio per averci donato Marta, per il suo servizio alla causa del regno di Dio. La Madonna la consegni all’Amato del suo cuore, affinché continui in eterno quel cantico di amore che l’ha legata per tutta la vita al suo Signore.

Luisa Chierici

Oggi siamo qui per celebrare il mistero della vita

Omelia nella celebrazione a Bologna

Carissime sorelle della Compagnia Missionaria del S. Cuore,

cari fratelli e sorelle,

oggi stiamo salutando la nostra sorella Marta che ci è molto cara.

1. Lo facciamo nella fede del Signore Risorto: quella stessa fede che ha dato forza e coraggio di vita anche a Marta. Quella fede che le ha fatto e ci fa sperimentare la vita come una “carezza” dell’amore di Dio, nonostante le fatiche, i momenti di buio, le lacrime.

È in questa fede che, pur in maniere differenti, abbiamo pensato di fare della nostra vita un dono. È la migliore risposta all’amore di Dio che in Gesù ha donato la vita per amore per renderci luminosi, vivaci, brillanti, riverbero della Sua luce.

2. Oggi siamo qui per celebrare il mistero della vita che una volta donata diventa eterna: “se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui… la morte non ha più potere su di Lui” ripetiamo con Paolo.

3. Siamo qui per continuare a chiedere il coraggio dell’unione intima con Gesù e la sua Parola di vita. “Intimamente uniti a Lui” chiede Paolo. Intimità dice molto più di familiarità. Dice relazione unica, sponsale, capace di generare vita, novità. È questo che rigenera l’uomo vecchio che ci fa restare attaccati alla paura di perderci donandoci.

4. Siamo qui per rendere grazie al Signore del suo amore che avvolge la vita ma anche per ringraziare il Signore dei segni d’amore divino trapelati dalle parole e dai gesti di Marta. La nostra umanità, anche nella sua parte più fragile, se consegnata all’amore di Dio diventa annuncio del suo amore. Noi possiamo diventare parole che raccontano la vittoria della vita sulla morte, dell’alba sulla notte.

Il buio che avvolgeva Maria di Magdala, dentro e fuori, si è dissolto con il semplice sussurro del nome: “Maria!”. Maria è riportata alla bellezza, forza, ricchezza, calore, degli incontri con il “suo Signore”, che gli era stato tolto, portato via, nascosto.

5. Oggi siamo chiamati tutti a tornare all’origine della nostra personale vita salvata e per questo donata. Abbiamo bisogno di farlo. Ogni giorno. Solo così possiamo continuare a essere piccolo segno di speranza, nel quotidiano, per i fratelli e le sorelle con cui viviamo, speriamo, amiamo, piangiamo, gioiamo.

La vita di ogni battezzato – la nostra vita – ha un senso se portata davanti all’altro, chiunque esso sia, perché la sua vita cresca. È il Vangelo di Gesù Cristo. È la sua sapienza. È il mandato che ci è stato dato: “Va’ dai miei fratelli” si sente dire Maria di Magdala, ci sentiamo ripetere oggi.

Dai fratelli non per dire parole altisonanti, piene di chissà quale sapienza umana. Parole vere nella loro genuina semplicità:

- non siamo lasciati soli, orfani, perché abbiamo un padre…

- non siamo lasciati a consumarci per trovare vita, ci è stata donata…

- non siamo lasciati da soli, ma fratelli e sorelle tra fratelli e sorelle…

- non siamo sconosciuti, abbandonati alle nostre domande, ma accompagnati e riconosciuti in quanto siamo.

6. Il volto così spesso sorridente di Marta – questo è il mio più bel ricordo di lei – mi fa credere che davvero si è sentita chiamata nella maniera giusta, quella che scalda il cuore e che per questo asciuga le lacrime e rende ritrovato quello che sembrava perduto.

7. Questo oggi mi sento di chiedere con forza, per me, per tutti noi: “Maestro” la tua voce mi faccia tornare a sentire la forza della tua presenza che mi fa godere della vita donata fino alla fine per amore;

Maestro” la tua voce mi faccia tornare a sentire la forza della tua presenza per guardare agli avvenimenti come possibilità di futuro;

Maestro” la tua voce mi faccia tornare a sentire la forza della tua presenza che mi fa camminare con speranza ogni giorno;

Maestro” la tua voce mi faccia tornare a sentire per sempre amato.

Oliviero Cattani

Provinciale scj - ITS

Lettera del Superiore Generale dei Sacerdoti del Sacro Cuore

Gentile Martina,

abbiamo avuto la notizia della morte di Marta Bartolozzi. Con questo scritto voglio unirmi alla vostra famiglia per esprimere a nome di tutta la Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù il nostro ricordo fatto di preghiera e di ringraziamento per tutto quello che Marta è stata per voi e per la Chiesa.

Nei lunghi anni di presidenza della Compagnia Missionaria ha offerto tutta la sua competenza per la causa della diffusione di una spiritualità che ispirandosi al Cuore trafitto di Cristo promuovesse presenze capaci di plasmare, perfezionare e santificare il mondo.

Io personalmente, insieme a tutto il Consiglio generale, ho avuto modo di conoscere personal­ mente Marta nella settimana che abbiamo vissuto a Monguelfo nell'aprile scorso. E’ stato un tempo ricco dove abbiamo apprezzato l'attenzione con cui siamo stati accolti, e accompagnati in quelle giornate. Abbiamo condiviso la celebrazione eucaristica e i tempi di adorazione, abbiamo goduto di tutto quello che ci è stato preparato.

Quando una persona cara ci lascia vengono alla mente le cose più normali ed essenziali. È bello che alla conclusione di un percorso fatto di disponibilità e servizio, si possano recuperare le realtà positive. Questo riandare velocemente al bello di una vita ci aiuta ad intuire che siamo già intrecciati con l'eternità, che Marta ha incontrato definitivamente, e in pienezza.

Come Gesù, chi muore in Dio si sa accolto dalle braccia del Padre che, nello Spirito, colma le distanze e fa nascere l'eterna comunione della vita. Nella luce della risurrezione di Gesù possiamo intuire qualcosa di ciò che sarà la risurrezione della carne. L'anticipazione della risurrezione finale la troviamo in ogni cosa bella, in ogni gesto lieto, in ogni segno di gioia che raggiunge il corpo e le cose.

Le donne vere diventano discepole autentiche del Signore, brani del Vangelo, narrazioni dell'amore di Dio per tutta l'umanità. La vostra famiglia può dire meglio di me tutto quello che Marta è stata, tuttavia mi piace pensare con voi che ogni sorella e fratello sempre ci lascia un patrimonio di cose importanti da custodire e valorizzare.

Il Cuore di Gesù sostenga il cammino di bene di tutte voi.

P. Heiner Wilmer, scj

Le "perle" di Marta

Quest’anno Nilde ed io, insieme alle sorelle missionarie del nostro gruppo, ai familiares e ai tanti amici di S. Antonio Abate, abbiamo festeggiato il nostro 25° anno di consacrazione nella CM, in un meraviglioso scenario della costiera sorrentina. Ho pensato a Marta, ho pregato per lei con immensa gratitudine. Ne ho sentito la presenza, ma anche l’assenza. Sapevo che era molto malata e da giorni pensavo a lei, avrei voluto che fosse lì con noi  a gustare la bellezza di quella giornata di sole, il profumo dei giardini, il luccichio del mare. Marta aveva una forte dimensione contemplativa soprattutto dinanzi alle bellezze naturali. In uno dei nostri incontri a Caserta ci siamo fermate a lungo ai piedi della grande cascata del Parco della Reggia. Mi disse che lo scroscio delle cascate le creavano sempre una forte emozione come segni di quel “Fiume d’acqua viva che sgorga dal Costato aperto del Cristo” Ora che è passata alla Casa del Padre si affollano i ricordi con gratitudine per quanto mi ha dato accompagnandomi da sorella e amica nel mio cammino formativo di base. Nilde è stata la mia compagna in questo cammino. Gli incontri avvenivano quasi sempre nella casa di mio fratello a Roma a due passi da Villa Borghese dove nella tarda mattinata o nel primo pomeriggio si andava a passeggiare lungo i bei viali alberati. Marta, come dicevo, aveva il gusto del bello e amava tuffarsi nella natura. Era un momento di fresca allegria dopo una mattinata intensa di studio, riflessioni, preghiera:Come formatrice Marta era molto esigente con sé stessa e con le sorelle a lei affidate. Fin dai primi incontri ci trasmetteva le esigenze di un cammino che una solida formazione richiede. Lei stessa ce ne dava una concreta testimonianza preparando con cura il materiale su cui lavorare,sobbarcandosi i due giorni di lavoro con noi, anche dopo faticosi viaggi all’estero e i tanti impegni come Presidente. Mi ha sempre meravigliato la sorprendente generosità e la serietà con cui si spendeva senza risparmio di forze. Con la sua testimonianza ci richiamava alle esigenze di una formazione che dura tutta la vita, per fare del Cuore di Cristo il centro, il fondamento della propria vita, all’importanza della preghiera e della preghiera profonda,della Parola, dello studio e degli aggiornamenti continui per avere gli strumenti di discernimento necessari nella storia presente. Marta era una instancabile “cercatrice” di libri, articoli, saggi, meditazioni, non solo di carattere spirituale, ma culturale in senso ampio. Non c’era nulla di ciò che è umano che non le suscitasse interesse, dagli studi teologici alla lettura dei testimoni del nostro tempo, dalla psicologia per conoscersi e fare verità in se stessi, ai temi etici e sociali. Aveva la capacità di fare unità, armonizzare tutti questi aspetti diversi. Cercatrice di “perle” perché anche noi imparassimo ad essere per tutta la vita “cercatrici” come lo scriba del Vangelo e a comprare tutto il campo per scoprire il “tesoro”. Un’esigenza della nostra consacrazione in secolarità. La secolarità su cui insisteva tanto (qualcuna avrebbe potuto pensare con qualche esagerazione), non era mai formale; voleva dire amore, gusto e conoscenza della storia in cui si vive, per essere - come si può - sale e lievito, capacità di scoprire quella ricchezza di umanità sempre presente nella vita.

Io venivo da una storia di sensibilità e di impegno sociale, ma Marta sapeva dare a questa mia personale sensibilità un’ottica diversa, quella appunto della fede per cogliere nella Parola la chiave di lettura del progetto di Dio sull’umanità. Mi sentivo capita e mi lasciavo correggere.

Dopo i momenti forti della mattinata, c’era l’ora del pranzo sempre gustoso quando i cibi li aveva preparati Nilde, qualche volta anche io! Questi erano momenti di fresca amicizia, di familiarità gioiosa. Nel tempo, non subito, ho scoperto quanto fosse forte in Marta il suo bisogno di amicizia, che immediatamente non appariva, forse perché coperto dal forte senso di responsabilità con cui viveva il servizio a lei richiesto. Nei momenti in cui si sentiva più libera dal ruolo, emergeva e allora si creava uno spazio di comunione nel quale ci sentivamo davvero sorelle e amiche. Negli anni successivi ho potuto rivivere con lei questa esperienza amicale tutte le volte che ci si incontrava. Si parlava tra noi col cuore e con sincerità.

Ci sarebbe ancora tanto da dire di Marta. Vorrei chiudere con un Grazie.

Grazie, Marta, mi sento molto grata e debitrice per quanto hai dato a me e a tutta la nostra famiglia. Il Signore saprà ricompensarti col giusto premio. Posso solo dirti: come sei stata presente nella mia vita passata, lo sei ancora e…lo sarai sempre.

Marinella Martucci

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