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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
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Incontro tra Istituti Secolari che fanno riferimento al sacro Cuore di Gesù
Posted by Compagnia Missionaria
Domenica 16 novembre 2008 ha avuto luogo a Milano un incontro tra Istituti Secolari che fanno riferimento al Cuore di Gesù.
E’ stato un confronto aperto, in una atmosfera veramente fraterna che ha permesso di mettere in comune esperienze, ma anche problemi e difficoltà.
Abbiamo iniziato scambiandoci informazioni su come ogni Istituto vive la spiritualità del S. Cuore e abbiamo notato con piacevole sorpresa che l‘aspetto della riparazione è vivo e presente nella spiritualità di ogni Istituto anche se con termini diversi: volgere lo sguardo al Cuore trafitto e contemplarlo rimanda alla realtà secolare che viviamo e che dobbiamo vivificare e trasformare anche con la riparazione.
La giornata, che ha avuto luogo presso la sede della Compagnia Missionaria, aveva come tema “La spiritualità del S.Cuore, quale sfida per l’oggi?” I lavori sono stati avviati dalla riflessione di P. Francesco Duci scj, qui riassunta:

La devozione al Sacro Cuore, quale sfida per il mondo di oggi?
Il titolo parla di sfida al mondo e penso che ad essere sfidata o diffidata non è proprio la devozione al S. Cuore, ma l’intera fede cristiana.
Sfida sproporzionata in fatto di armi: è come tra il piccolo Davide e il gigante Golia. Il guanto della sfida è già stato raccolto dalla Chiesa cattolica: è la sfida di tutto il cristianesimo di fronte al mondo e la risposta è il dialogo aperto.
La prima consegna del Concilio Vaticano II è stata quella di polarizzare ogni evangelizzazione sul Vangelo. Forse l’errore è stato di abbandonare le devozioni a se stesse, di lasciarle camminare ai bordi della strada cristiana, quando non anche contromano. E’ la cosiddetta “religione” che pensa di dover mettere sempre in atto qualcosa da fare per onorare Dio.
Ora bisogna rigirarsi di 360 gradi, rimettersi nella giusta prospettiva di chi va a ricevere ciò che Dio ha deciso di donarci e ad ascoltare ciò che Dio ha deciso di dirci.
Piacque a Dio…rivelare Se stesso e manifestare il mistero della sua volontà..” (Dei Verbum n. 2) Dio si è mosso verso di noi con l’intento di rivelare e donare se stesso.
Ecco il mistero formidabile da far conoscere e desiderare, questa è la missione della Chiesa; la nostra predicazione deve portare il Vangelo, deve parlare di Dio e la devozione al S. Cuore più che laboratorio di sentimenti e di affetti o officina di pratiche, deve essere luogo di evangelizzazione.
Ciò che fa difficoltà all’uomo di oggi, non è il vangelo, ma è Dio. L’uomo sta abituandosi a vivere anche senza Dio. Sono molteplici le cause che stanno all’origine di questo impressionante fenomeno e la parte di umanità che ancora crede in Dio, non può disinteressarsene. La sfida è questa e riguarda Dio!
Si pensa che basti pronunciare la parola “Dio” per sapere Chi egli sia. Invece sul suo conto ci si fa una infinità di immagini: un Dio buono, ma enigmatico, un Dio dominatore, onnipotente che tutto dispone a suo beneplacito, un Dio preoccupato della sua legge, severamente applicata.
Ma Dio è proprio così? Questa è la sfida, che il mondo di oggi lancia alla Chiesa, alla sua predicazione, alla sua fede e alla sua devozione. Forse è proprio il momento più opportuno perché il cristianesimo presenti di nuovo e più consapevolmente l’immagine del Dio vero. Un Dio ha voluto farsi uomo, per sempre, per tutti, per ognuno!


L'Incarnazione e la Risurrezione
L’attenzione di questo millennio trascorso si è polarizzata sulla croce e sul peccato umano che l’ha provocata e questo a parziale scapito delle due estremità del mistero di Cristo: l’incarnazione (e non il natale!) e la risurrezione, l’una vista come avvio alla croce, l’altra come un miracolo postumo.

La teologia odierna sta riscoprendo la centralità della risurrezione e auspichiamo che avvenga anche una riscoperta di valore per l’incarnazione.
Un Dio che avanza verso l’umanità, confondendosi con essa, che assume la condizione di vita dell’uomo, il peso del nostro stesso destino di morte; un Dio che accetta la storia, la accoglie sinceramente per amore; un Dio con noi e come noi; un Dio che non ci costringe con la sua evidenza. Forse un Dio così non lo abbiamo sempre annunciato con la nostra parola, ma speriamo un pò di più con la vita. Questa è la sfida!
La devozione al S. Cuore dovrebbe farsi carico di divulgare questo lieto annuncio attraverso la suggestiva immagine del S. Cuore e le belle pratiche di pietà che la caratterizzano. Essa è in grado di parlarci di Dio fatto uomo, e non soltanto di un Dio uomo? Di presentare quel cuore d’uomo per quello che veramente è: Cuore di Dio fatto uomo, Cuore trafitto da indicibile passione, quella passione che condivide con tutti gli uomini. Infatti l’immagine del S. Cuore fa memoria non soltanto della passione, ma anche dell’incarnazione e della risurrezione.
Ciò che il Cuore di Gesù ha da dirci oggi di più urgente non riguarda lui, ma il Padre suo, proprio come nella sua vita pubblica:
Chi ha visto me ha visto il Padre mio” (Gv 14,9); “Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione” (Col 1,15); Gesù Cristo ha rivelato Dio soprattutto con la sua morte e la sua risurrezione” (cfr Dei Verbum, 4).


La Carne e il Cuore
Carne – è’ la parola usata dal prologo di Giovanni per indicare l’evento dell’umanizzarsi del Verbo di Dio: “si fece… divenne carne” Attenzione a non stemperare il verbo con un generico assunse, rivestì. Carne indica l’intera realtà umana (corpo, spirito, mente, coscienza, volontà, cuore, affettività, esperienza, storia, relazione. Dio ha vissuto autenticamente da uomo, senza sconti né facilitazioni.
Mistero bellissimo, che non è rivelato soltanto dalla parola “carne”, ma anche dalla parola:

Cuore che costituisce il cardine della nostra devozione. Occorre recuperare la densità antropologica di questa parola biblica.
Il cuore è la profondità interiore, è la conoscenza e l’ esperienza di sé, è il luogo in cui l’essere umano esercita la sua libertà nei confronti di Dio e degli altri. Cuore dice l’essere umano nella sua specifica interiorità.
Fa parte della sfida non limitarsi a ricordare i sentimenti di Gesù (mitezza, tenerezza, ecc..). A scongiurare questo basta guardare all’immagine del S. Cuore: si tratta del cuore trafitto di un crocifisso. Tutto ci ricorda la sua storia, la sua vita, la passione che ha accettato di subire da parte degli uomini come dimostrazione del suo amore.
Forse la devozione si è un po’ troppo attestata sul fronte degli affetti (affetti di Gesù verso di noi, affetti nostri verso Gesù). C’è uno scarto troppo largo tra devozione e Vangelo, troppa distanza.
La devozione viene ad aggiungere di suo un numero di pratiche di pietà caratteristiche, oltre naturalmente a un linguaggio affettivo, che riesce ad aggregare un certo numero di persone che in questo linguaggio si sentono a casa loro.
La devozione deve essere un collante che alla professione di fede sa integrare gli affetti, l’elemento emozionale.

Consigli
  • Non sfrondare la devozione, ma arricchirla di profondità contemplativa.

  • Il mondo della devozione al S.Cuore. è l’amore. L’amore non si accontenta: questa sfida è con noi stessi.

  • Se Dio ha scelto di farsi uomo, anche noi dobbiamo intraprendere questa strada di abbandono progressivo di noi stessi, per darci anima e corpo al servizio dei fratelli. Anche questa è una sfida con noi stessi. Nel mondo di oggi è spesso difficile parlare dell’amore di Dio, ma cerchiamo di farlo: il silenzio è un grande servizio negato
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  • L’amore di Dio non consiste in un sentimento, ma in un dono: Dio dona suo Figlio (cfr.Gv 3,16). L’amore di Dio non è tanto un sentire, ma un impegno attivo.



  • E’ seguito un vivace dibattito di cui riportiamo soltanto gli interventi più ricorrenti che sottolineano l’importanza di:
  • parlare di spiritualità del S. Cuore più che di devozione, una spiritualità forte, incarnata, secolare. Occorre mutare atteggiamenti, avere il coraggio di svestirsi di tutto ciò che è scontato, cambiare respiro.

  • sottolineare la risurrezione perché siamo stati salvati dalla morte e giustificati dalla risurrezione: questa la speranza, questa è la spiritualità del S. Cuore. Si risorge ogni giorno nel nostro quotidiano, nella ferialità del primo giorno dopo il sabato
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  • cogliere alcuni passaggi fondamentali: quale immagine di Dio proponiamo, che volto mostriamo ai nostri fratelli, gli atteggiamenti e i linguaggi che usiamo dicono accoglienza dell’altro?

  • recuperare il senso di tutto quanto detto che dobbiamo continuare a declinare nella nostra vita. Non è tanto questione di linguaggio, ma di vita.

  • essere donne di speranza, in questo mondo e in questa Chiesa. La fedeltà è importante, ma occorre anche un respiro nuovo
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    Al termine della giornata tutti i presenti hanno sottolineato la gioia e l’importanza di questo ritrovarsi insieme. Siamo Istituti Secolari con un carisma in parte comune, incentrato sulla spiritualità del S. Cuore che si diversifica poi nei diversi Istituti e assume modalità carismatiche diverse, quasi comune ricchezza che, partita dal Cuore di Gesù, ha poi diversificato le strade.
    L’esperienza è stata certamente positiva e ci ha spronato ad approfondire lo studio della nostra spiritualità e a rivedere i nostri cammini formativi in questa luce.
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