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L'eccomi di Maria nel quotidiano
Posted by Lucia Capriotti

«Ecco la serva del Signore» (Lc 1, 38)

È una risposta personale. Maria accoglie nella sua persona l’intervento di Dio nella storia umana. Non si tratta, dunque, solo di una storia tra Dio e lei.

Sempre, quando Dio entra nella vita di una persona lo fa per il bene dell’umanità. Perciò la risposta della persona interpellata da Dio è risposta personale, ma non individuale. È una risposta per l’umanità, a nome dell’umanità. Un ”no” ferirebbe e impoverirebbe tutta l’umanità. Un “sì”, come quello di Maria, è a beneficio di tutta l’umanità. Il “sì” di Gesù ha redento l’umanità, che essendo prima solidale nel peccato, è poi diventata solidale nella salvezza. Gesù, solidale con tutta l’umanità peccatrice, ha offerto la sua obbedienza per tutti e lui, primogenito, ci ha resi tutti suoi fratelli nella grazia. Da questa fede scaturisce la spiritualità della riparazione trasmessaci da p. Dehon, che essenzialmente significa dire “Eccomi” al posto di chi non risponde o rifiuta.

Maria si definisce serva. Il suo modo, però, di ascoltare e rispondere al messaggero di Dio non è da schiava, da persona sottomessa e costretta a subire, ma è piuttosto un modo che esprime una obbedienza fiduciosa e amorosa, un’attesa che si compia il progetto in cui Dio la coinvolge. È figlia. Figlia si Sion, perché così si percepisce il popolo che il Signore ha scelto come primogenito, secondo la parola dei profeti e dei salmi. E la figlia di Sion è anche la sposa che Dio ama. La sposa che gioisce per lo sposo, come lo sposo gioisce per lei.

«Nessuno ti chiamerà più Abbandonata,

né la tua terra sarà più detta Devastata,

ma sarai chiamata Mia Gioia

e la tua terra Sposata,

perché il Signore troverà in te la sua delizia

e la tua terra avrà uno sposo.

Come gioisce lo sposo per la sposa,

così il tuo Dio gioirà per te» (Is 62, 4-5).

«Rallégrati, figlia di Sion,

grida di gioia, Israele,

esulta e acclama con tutto il cuore,

figlia di Gerusalemme!

Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te

è un salvatore potente.

Gioirà per te,

ti rinnoverà con il suo amore,

esulterà per te con grida di gioia» (Sof 3, 14.17)

L’eccomi di Maria è risposta di sposa, di figlia/serva. A servizio del progetto di Dio, Maria è a servizio dell’umanità che Dio vuole salvare anche con la sua collaborazione, rendendola madre del Salvatore. Il suo eccomi è obbedienza a Dio per l’umanità e a nome dell’umanità, che lei rappresenta.

Maria ci testimonia la solidarietà umana. In lei Dio prende la carne dell’umanità, diventa carnalmente solidale con l’umanità e così diventa possibile la salvezza per tutti coloro che hanno la stessa carne e lo stesso sangue.

«Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe» (Eb 2,14)

L’eccomi di Maria non è solo una parola, ma si esprime in diversi atteggiamenti, che devono diventare nostri per dare concretezza al nostro eccomi, personale ed ecclesiale.

Silenzio. Solo il silenzio permette l’ascolto, la contemplazione, la sapienza.

Ascolto di Dio e dell’umanità. Nell’ascoltare e accogliere il progetto del Padre, Maria ascolta anche la storia di Elisabetta e se ne rende partecipe; va in fretta a condividere la gioia di un progetto d’amore che le unisce in modo sublime e che le rende capaci di una vera lode al Signore. Nel cantico che sgorga dal cuore e dalle labbra di Maria in casa di Elisabetta, ella esprime tutta la sua capacità di ascolto della storia di Israele e dell’umanità; un ascolto così profondo e illuminato dalla Parola che le permette di riconoscere quella storia come il luogo dell’agire di Dio, un agire sorprendente e assolutamente diverso da quello umano e per questo illuminato dalla sua misericordia.

Contemplazione, cioè l’attitudine a osservare la storia, il vivere quotidiano, alla luce della memoria di ciò che Dio ha operato e opera nella sua vita e nella vita del popolo; l’attitudine a conservare nel cuore ciò che vede e ascolta, anche quando non può immediatamente comprendere, nella certezza della fede che Dio è all’opera.

Nei Vangeli stupisce il silenzio contemplativo e orante di Maria dalla culla alla croce e dopo la risurrezione fino alla Pentecoste.

Il silenzio, l’ascolto, la contemplazione conducono Maria al servizio. Un servizio vissuto nella libertà dell’amore. Un servizio che, infine, conduce alla pienezza della gioia.

Tutto questo Maria lo vive in un semplice e povero quotidiano, segnato da fatiche e tribolazioni, attese e speranze, gioie e angosce, persino persecuzione e morte. Da Nazaret a Betlemme, da Betlemme in Egitto, dall’Egitto a Nazaret a Gerusalemme a Cana, fino al Golgota e infine in casa del discepolo amato: Maria è sempre la donna dell’eccomi, la serva del Signore e dell’umanità. Per questo è la Madre del Salvatore che ha vinto la morte, la Donna che vince il maligno, la Sposa del gran Re, la Regina. Perché per i discepoli del Signore regnare è servire. Esattamente come lo è stato per il Maestro e Signore.

Il cammino dell’eccomi di Maria è lo stesso su cui devono incamminarsi i discepoli del Signore. Noi Chiesa. Noi Compagnia Missionaria. Noi umanità bisognosa di salvezza e chiamata a collaborare all’opera della redenzione.

L’ascolto della Parola ci mette alla scuola dello Spirito e ci permette di avere i pensieri e i sentimenti di Cristo.

«1Anch'io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l'eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

16Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo» (1Cor 2,1-5.16).

« 5 Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù:
6 egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio,
ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
9 Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome,
10 perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra,
11 e ogni lingua proclami: "Gesù Cristo è Signore!", a gloria di Dio Padre»
(Fil 2,5-11).

Come per Maria, dall’ascolto obbediente scaturisce il servizio concreto, fattivo, responsabile, intraprendente. Non è Dio che ordina a Maria di andare da Elisabetta, ma quando ci si pone a servizio di Dio, inevitabilmente, necessariamente ci si pone a servizio dell’umanità, delle persone concrete.

Chiediamoci, però, cosa intendiamo per servizio. Guardiamo ancora Maria. Possiamo giustamente pensare che abbia svolto servizi domestici in casa di Elisabetta, che l’abbia aiutata a preparare l’occorrente per il nascituro, che le sia stata vicina nel parto. Ma il Vangelo di Luca, che mette in evidenza la “fretta” di Maria nel partire per la Giudea, non parla di tutto questo, non si preoccupa di dire quale aiuto ella abbia dato alla sua parente. Pone in piena luce, invece, un servizio straordinario, quello che solo lei poteva fare: condividere il dono dello Spirito di cui era colma e annunciare le grandi opere del Signore. Il servizio per eccellenza che non disdegna tutti gli altri servizi, anzi li illumina di senso.

Così a Cana, la sapienza della Madre di Gesù, che le viene dalla Parola e dallo Spirito, non solo le apre gli occhi su una necessità materiale (la mancanza di vino nella festa di nozze) ma la guida a intuire in suo Figlio la presenza del vero sposo che dona la gioia del vero vino nuovo. Si fa così strumento che apre la via alla prima rivelazione e manifestazione di Gesù e fa sbocciare la fede dei discepoli.

In circostanze squisitamente umane come la nascita di un figlio e una festa di nozze, Maria vive in tutta semplicità, ma con grande senso di responsabilità e di concretezza, il suo servizio sapiente. Umile, ma non banale. Da lei impariamo che non c’è luogo o circostanza del nostro vivere quotidiano dove non sia possibile essere a servizio non solo delle necessità umane, ma del progetto di salvezza di Dio.

L’obbedienza al servizio esprime la consapevolezza della solidarietà umana, perché l’ascolto della Parola ci rende abili ad ascoltare i bisogni umani, quelli veri, più profondi, non quelli indotti dalle mode, dalla mondanità, dal consumismo, dalle dipendenze, dalle ideologie. L'ascolto della Parola ci educa a vedere e ascoltare con gli occhi e con il cuore di Dio. Allora la solidarietà umana non sarà solo un impegno morale, ma semplicemente la percezione di una realtà nella quale siamo immersi e che ci realizza come persone e come figli del Padre.

L’ascolto e il servizio, in tutte le circostanze della vita, ci immergono nella gioia, anche faticosa, di riconoscerci sempre più persone, cioè relazione, salvandoci dalla solitudine amara e vuota di pensarci o volerci singoli individui. L’ascolto e il servizio ci fanno crescere nella gratitudine di saperci uniti nella stessa carne, in quanto umanità, e nello stesso Spirito, in quanto Chiesa.

ECCOMI è la parola e l’atteggiamento che esprimono una relazione di amore. È risposta di amore.

L’ECCOMI di Maria è l’eco perfetta dell’ECCOMI di Dio all’umanità e di Gesù al Padre e a noi.

L’ECCOMI di Dio al mondo passa attraverso il mio e nostro ECCOMI, perché Dio è una carne sola con me, con noi.

Lucia Capriotti

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