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DEL SACRO CUORE
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Amore e oblazione
Posted by P. Albino Elegante

Le parole chiave della nostra spiritualità

Parole chiave della nostra spiritualità. Sono parole che ci immettono nello spirito ed esprimono il contenuto di vita della nostra spiritualità. Sono parole che ci indicano quali pensieri, quali sentimenti, quali atteggiamenti devono essere specifici del nostro mondo interiore ed esteriore per poterci calare veramente nel “proprium” del nostro carisma.

Nello studio di queste parole chiave, partiremo prevalentemente dalla contemplazione di Gesù dal fianco squarciato. Però questo avvenimento è l’epilogo di tutta una vita donata agli uomini, alla loro introduzione, all’ammaestramento e alla crescita nello stile di vita di Dio. Pertanto, per immedesimarci pienamente dei sentimenti e delle disposizioni del Cuore di Gesù, scenderemo dal Calvario alle strade della Palestina per accostarci al Gesù del Vangelo e cogliere gli inviti, gli esempi, le precisazioni che sono di assoluta importanza per il traguardo della salvezza. Ad esempio:

- Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, ed io vi ristorerò … imparate da me che

sono mite ed umile di cuore e troverete tranquillità per il vostro spirito ( Mt 11, 28 – 29).

- “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo mio” (Gv 14, 6 ).

- “Tutto quello che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Questa è tutta la Legge e i Profeti (= il compendio dell’insegnamento biblico”) (Mt 7,12).

Per tutto questo, e altro secondo cui si concretizza la pratica e la testimonianza della nostra fede, Gesù si è lasciato aprire il Cuore. Nella mia ferita, Egli sembra dirci, potete leggere tutta la profondità del mio dono a voi. Ma “voi non avete ancora combattuto fino al sangue” (Ebr 12,4).

Le “parole chiave” hanno anche un’importanza straordinaria per renderci operatori della salvezza di Dio, secondo le linee del nostro carisma, nell’ambiente della nostra vita quotidiana. Il nostro apostolato può essere anche diretto. Normalmente però è indiretto è un richiamo a Dio attraverso le modalità secondo cui impostiamo e conduciamo la nostra vita. Guardiamo al vangelo. Guardiamo “come” Gesù educa i suoi apostoli. Con le parole certamente. Soprattutto però con l’esempio della vita. Gli apostoli vivono con Gesù, vedono come Lui reagisce in determinate situazioni, come parla, come si comporta. Ecco perché più tardi l’apostolo Pietro potrà affermare:

“Non è per essere andati dietro a favole artificiosamente inventate che vi abbiamo parlato della grandezza di Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari” (2 Pt 1,16).

Noi certamente non siamo della elevatezza di Cristo. Però il compito specifico dei membri degli Istituti Secolari è di essere “fermento di Dio” in mezzo agli uomini.

“Parola chiave”: La vita di amore. La specifichiamo così:

Anzitutto è il Cuore di Gesù che ci dona la possibilità di riamarlo intensamente e (oso dire) con capacità divina.

L’acqua che sgorga dal suo costato ferito è simbolo della vita, dello Spirito, dei Sacramenti (secondo la tradizione patristica). Ma anche del nostro amore che ricambia il suo amore. Gesù l’aveva preannunciato: “Chi ha sete venga a me e beva, chi crede in me, come dice la Scrittura, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno” (Gv 7, 37-38). E l’evangelista commenta: “Questo Egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui” (Gv 7, 7-39). Dunque il Cuore ferito di Cristo, nel segno dell’acqua, ci dona lo Spirito e nello Spirito la capacità di riamarlo con l’impetuosità di un fiume in piena, cioè potentemente, quasi divinamente.

Imploriamo il Cuore di Gesù con le parole della Samaritana: “Dacci di quest’acqua” (cfr. Gv 4,14). Dacci un supplemento di Spirito Santo. Tu che hai detto agli apostoli: “Riceverete forza dallo Spirito Santo…e mi sarete testimoni (cfr. At 1,8). Anche noi per la vocazione che ci hai dato, vogliamo essere tuoi testimoni, e vogliamo esserlo secondo le linee del nostro carisma:

“Contrassegnati in tutto e sempre dalla carità, segno visibile della presenza di Dio che è Amore" (Statuto Missionarie N° 9).

Ma non è tutto. Raccogliendo l’invito di Gesù: “Rimanete in me ed io in voi”… “Rimanete nel mio amore, come io rimango nell’amore del Padre mio”(Gv. 14,5ss), dobbiamo spingere la nostra devozione al Cuore di Gesù a un vero “cuore a cuore” con Lui. Allora il mistero del Cuore trafitto si fa respiro, alimento, anima della nostra vita.

La seconda “parola chiave”: La vita di oblazione

Facciamo una precisazione, forse inutile per noi. La parola “oblazione” deriva dal latino e corrisponde alla parola italiana “offerta”. E’ un termine ormai classico nel discorso della devozione al Sacro Cuore. E, probabilmente, “immutabile”.

Un passo delle Costituzioni S.C.J. ci dice la ragione e specifica le dimensioni della vita di oblazione.

“Coinvolti nel peccato, ma partecipi della grazia redentrice, con il servizio dei nostri diversi compiti, vogliamo essere in comunione con Cristo, presente nella vita del mondo, e in solidarietà con Lui e con tutta l’umanità e tutto il creato, offrirci al Padre, come un’oblazione vivente, santa, a Lui gradita” (cfr. Rom 12,1 ).

Dunque l’espressione base della nostra oblazione: “il servizio dei nostri diversi compiti”. Ciascuno, dove è stato posto dalla Provvidenza e nella mansione che gli è specifica, si donerà al proprio impegno con serietà, esattezza, competenza, in unione a Cristo e a tutti i fratelli che lavorano e soffrono …

P. Dehon stimola l’aspetto affettivo della nostra oblazione. Dopo aver sottolineato la logicità di una risposta con queste parole: “Come il Cuore di Gesù ha voluto versare il suo sangue fino all’ultima goccia e accordare a tutti gli uomini il frutto della sua passione e della sua morte … così vuole essere amato e onorato da tutti. Particolarmente da coloro che si professano suoi amici … conclude, usando la terminologia del suo tempo, Gesù richiede da noi una vita di abnegazione, di rinuncia alla nostra volontà, alle nostre personali inclinazioni e l’abbandono completo di tutto il nostro essere” (cfr . Dir. Spir. I, 14-15). Oggi diremmo: Gesù ci vuole aperti alla magnanimità dell’offerta. Tutto per Lui, con Lui, e in Lui, in un unico sacrificio e in una sola oblazione.

Il campo della nostra oblazione è estesissimo. Va dalla capacità di donare un valore oblativo alle grandi occasioni di accettazione, di rinuncia, di sacrificio ... che incontriamo sul nostro cammino, alla magnanimità nello scoprire, nell’accogliere, nel valorizzare le piccole rinuncie, difficoltà, contrasti, sofferenze della vita quotidiana.

Riportiamo una pagina del Card. Martini, vorrei proporre un’espressione di oblazione quasi inedita alla nostra attenzione. Eppure il Card. Martini la definisce – mi pare con piena esattezza – “il cuore del Vangelo”. Si tratta di un particolare momento del sacrificio di Cristo sul Calvario. Il Card. lo chiama il momento delle “tentazioni di Gesù sulla croce”:

Le <tentazioni> di Gesù sulla croce: Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio e suo eletto. Anche i soldati lo schernivano e gli si accostarono per porgergli dell’aceto e dicevano: Se tu sei il re dei Giudei salva te stesso. C’era anche una scritta sopra il suo capo. Questo è il re dei Giudei. Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi (Lc. 23,35-59).

Gesù si trova in un momento drammatico. Se ascoltasse i suoi interlocutori e scendesse dalla croce, tutti gli crederebbero. Ma se scende dalla croce, come mostrerà l’immagine di un Dio che accetta la morte per amore dell’uomo? Darà, è vero, l’immagine di un Dio potente, un Dio del successo, un Dio di cui ci si può servire per nutrire le proprie ambizioni, però non mostrerà più l’immagine, inedita in tutta la storia delle religioni - e che l’uomo da solo non riesce mai a immaginare - , del Dio che serve, che dona la sua vita per l’uomo, che lo ama fino a spogliarsi di tutto per suo amore, e ad accettare l’annientamento di sé. E’ proprio questa idea di un Dio dominatore, esigente, impaziente, che vuole dall’uomo il proprio vantaggio, che Gesù è venuto a negare. Il Vangelo porta l’immagine di un Dio che è misericordia, che si svuota di sé per amore dell’uomo. A noi, un Dio così, appare sempre un po’ incredibile e sorge un moto di diffidenza, perché è difficile per l’uomo accettarlo: un po’ come Pietro che non voleva accettare che il Maestro morisse per lui, che gli lavasse i piedi. Eppure, è questa immagine rivoluzionaria dell’amore di Dio, così incredibile, che Gesù porta fino in fondo, sul suo corpo, sulla sua carne, sulla croce. Ed è quella da cui gli altri tentano di distoglierlo: salva te stesso, serviti della tua potenza, mostra la tua capacità di dominare. Gesù invece, è venuto a mostrare la capacità di servire. Non contempleremo mai abbastanza questa scena.

Qui, siamo proprio nel cuore del Vangelo e, grazie a Dio, abbiamo modo di contemplarla sempre, perché questa è l’Eucarestia, il Cristo fatto pane, fatto nutrimento: questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue dato per voi. Fate questo in memoria di Me. Naturalmente ne segue tutta una diversa concezione della vita: anche noi dobbiamo essere persone che sanno spogliarsi, dimenticarsi per gli altri. Forse resistiamo sempre un po’ a questo concetto di Dio proprio perché, se lo accettiamo, deve cambiare il nostro modo di essere e di vivere.” (Martini: L’evangelizzatore in S. Luca).

Voglia il buon Dio che cominciamo a muoverci così e preghiamo “O divino fuoco, o Divino amore, o dolce Ospite dell’anima mia, arrendimi e purificami; sono povero, sono nudo, sono freddo; ma mi abbandono a Te. Lava irriga, sana, piega… Compi nel mio spirito ciò che compisti nel caos primitivo della materia: sii principio di ordine, di luce, di vita …”.

(Dagli scritti di p. Albino)

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