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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
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La roccia della sorgente
Posted by Lucia Capriotti
Entro nel silenzio: del corpo (cerco una posizione in cui stare comoda, ma concentrata e ferma), della mente, del cuore, della bocca.
Prendo consapevolezza della presenza di Dio, che vuole parlarmi e invoco lo Spirito Santo.
Leggo attentamente il brano. Gv 7, 37-39
Alcuni spunti per meditare.

Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa - Quando Israele, dopo 40 anni nel deserto, giunge alla Terra Promessa, cessa il dono quotidiano della manna e il popolo comincia a mangiare i frutti della terra. Ogni anno, in settembre, al termine della stagione dei frutti, Israele celebra la festa delle Capanne: una settimana di festa per ricordare il viaggio nel deserto, culminato nella Terra dove scorre latte e miele, e il miracolo dell’acqua che Dio fece scaturire dalla roccia: l’acqua, elemento fondamentale per la vita dell’umanità e di tutta la creazione. E proprio perché essenziale alla vita, nella Scrittura l’acqua è simbolo dello Spirito di Dio.

«Ogni giorno della settimana delle Capanne si riempiva una coppa d’oro, attingendo dalla piscina di Siloe, e la si portava in processione cantando “Attingete con gioia acqua alle sorgenti della salvezza” (Is 12,3). La folla in festa agitava il lulab (un mazzetto di rami di palma, salice e mirto e un frutto di cedro) e entrava per la porta della fonte, cantando l’Hallel a ricordo della liberazione d’Egitto (Salmi 113-118). Entrati nel tempio, il sacerdote saliva all’altare e spargeva l’acqua al suolo […] L’ultimo giorno della settimana il sommo sacerdote la versava oltre le mura di Gerusalemme, come segno della benedizione che da Israele si riversava su tutti i popoli, secondo la promessa fatta ad Abramo (Gen 12,3). […] Durante la festa si leggeva Ez 47, che parla della sorgente che esce dal tempio e diventa un grande fiume di acqua vivificante […] Il tempio era visto in relazione alla roccia che Dio spaccò, facendo scaturire acque come dall’abisso […] si leggeva pure Zc 13, con la promessa che in Gerusalemme sarebbe zampillata una sorgente per lavare peccato e impurità» (FAUSTI S., Una comunità legge il Vangelo di Giovanni I, pp. 183-184)

La sete – C’è una sete della gola e del corpo, una sete di acqua che, se non soddisfatta, uccide. C’è una sete della mente e del cuore: sete di vita, di conoscenza, di senso, di amore, di gioia, di pace. Anche questa sete chiede assolutamente di essere soddisfatta, pena l’inaridimento della vita, la disperazione, la morte interiore… che può condurre anche alla morte fisica, per tante strade.

Per la sete del corpo, il Creatore fa sgorgare acqua dalle rocce montuose e fa scorrere fiumi e fa piovere acqua dal cielo. Per la sete del cuore ci offre un’altra acqua, più preziosa. Divina. Che mai asciuga, ma che diventa sorgente gorgogliante nella vita stessa di chi se ne disseta.

Dal suo grembo sgorgheranno fiumi - Nel giorno della grande festa, mentre il popolo va al Tempio a ricevere l’acqua, perché secondo la profezia di Ezechiele, l’acqua sgorga dal Tempio di Dio che è in Gerusalemme, Gesù si rivela come il nuovo Tempio. Già alla donna di Samaria aveva detto che ormai non è più il tempio di Gerusalemme o il monte Garizim il luogo dove adorare Dio, perché Dio vuole essere adorato in Spirito e Verità. Gesù è la Verità. Lui è il vero, unico e indistruttibile Tempio, non costruito in 46 anni, ma distrutto dagli uomini e risorto il terzo giorno.

La condizione per riconoscere il vero tempio, la vera roccia da cui sgorga l’acqua che disseta in eterno è la fede. Chi crede è chiamato e invitato da Gesù a bere da lui, dal suo grembo, dal suo Cuore. Sulla croce quel Cuore sarà aperto dalla lancia del soldato e ne sgorgheranno sangue e acqua. La nuova roccia da cui sgorgherà la sorgente della vita è il Cuore di Cristo Crocifisso.

Ma, ascoltando attentamente ciò che Gesù grida, ci accorgiamo che, forse, il grembo-cuore di cui Egli parla non è solo il suo Cuore. Forse ci sta gridando che il cuore stesso di chi crede e beve da Lui diventa sorgente da cui sgorgano fiumi di acqua viva. Aveva detto la stessa cosa alla donna di Samaria.

Gesù, ritto in piedi, grida. Ci fa davvero sussultare questo grido. È il grido dell’Amore. Il grido di chi conosce la nostra sete e la facilità con cui ci lasciamo distrarre e incantare da false fontane o da cisterne screpolate da cui raccogliere solo un po’ di fango. L’Amore grida, perché lui ha ciò di cui abbiamo disperato bisogno per non morire… di nulla. Grida perché vuole assolutamente che quei fiumi che sgorgano dal suo Cuore, anche attraverso chi crede e beve, si moltiplichino e diffondano a dissetare e salvare il mondo intero.

Lo Spirito Santo – Cristo è la roccia. Lo Spirito è l’acqua.
I discepoli che ascoltano il grido di Gesù nel giorno della festa, non possono ancora comprenderlo a pieno. Lo comprenderanno quando Egli sarà glorificato, cioè quando si rivelerà pienamente sulla Croce. Cristo Crocifisso è la gloria di Dio. È la rivelazione piena e insuperabile di Dio che è Amore. È la rivelazione piena e insuperabile del senso e della sete della vita umana. Da Lui sgorgherà la vera acqua, quella che sola può dissetarci, che può rigenerarci alla vita piena, la vita divina. Lo Spirito Santo. Il Dono. Per offrirci questo Dono, questa Acqua, Gesù sacrifica se stesso sulla croce. Lo Spirito che lo ha generato come uomo nel grembo di Maria, lo Spirito che riposa su di Lui dal momento del battesimo al Giordano, lo Spirito che lo unisce indissolubilmente al Padre per l’eternità, lo Spirito che respira nel suo Cuore e che dà potenza di vita alla sua Parola e gli ha fatto operare meraviglie, quello Spirito sgorga dal suo grembo. Quello Spirito ci dona per sempre, perché tutto ciò che l’Amore ha operato in Lui, avvenga anche in noi. E come Gesù, anche noi possiamo diventare fontane che dissetano l’umanità assetata di vita.

Ma solo se ci avvicineremo al Crocifisso, l’Umiliato, l’Assetato, dal Cuore trafitto, e lo contempleremo con gli occhi e il cuore colmi di fede, potremo “riconoscerlo” come Dio Amore, unica sorgente di vita. E saremo dissetati di Spirito Santo.

FRANCESCO VANNI, Santa Caterina da Siena beve il sangue dal costato di Cristo, 1594

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