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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 15 / 03 / 2019
    FESTA DELL\'ECCOMI
    A S. Antonio Abate (Italia) il 24 marzo; a Funchal (Madeira) il 27 marzo; in Guinea Bissau il 30 mar... Continua
  • 15 / 03 / 2019
    FESTAS DO EIS-ME AQUI
    Em Santo António Abate (Itália) , 24 de março; en Funchal (Madeira), 27 de março; na Guiné, 3... Continua
  • 15 / 03 / 2019
    FIESTAS AQUI ESTOY
    En San Antonio Abad (Italia) el 24 de marzo; en Funchal (Madeira) el 27 de marzo; en Guinea Bissau e... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSEJO CENTRAL
    8 - 10 de mayo 2019, en Bolonia... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSELHO CENTRAL
    8 - 10 de maio de 2019, em Bolonha... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSIGLIO CENTRALE
    8 - 10 maggio 2019, a Bologna... Continua
anna santi... la mia grande madre
 
 Ho difficoltà ad  esprimere i miei sentimenti per la mancanza di Anna Santi, perché i ricordi sono tanti, belli e indimenticabili. Dopo aver ricevuto la telefonata da Anna Maria e Santina che mi comunicavano la notizia del ritorno alla casa del Padre di Anna Santi (quella notte ero da Susi a Bandung), ho pianto e non sono riuscita più a dormire…una grande tristezza ha invaso il mio cuore.… mi veniva alla mente e al pensiero la sua figura… Anna Santi… Anche se era notte ho preso il mio cellulare e ho cominciato a mandare sms ad Antonia, Lucy, Ludo, Ibu Surtinah e padre Wardjito. Susi non l’ho svegliata perché ho pensato di darle la notizia direttamente al mattino. Adesso sono molto triste, perché avevo desiderato, di potere incontrarmi con lei nel prossimo mese di luglio. Sognavo già questo incontro!!! Ma ora tutto è finito….non potrò vedere più la carissima Anna Santi. Prego allora per lei, sicuramente adesso è più tranquilla e felicissima perché ha raggiunto la fine del suo cammino ed abita nella casa del Padre Celeste preparata da Gesù. Durante la mia permanenza in Italia anni fa, quando per la prima volta arrivavo a Bologna nel 1999 è stata la prima occasione per conoscere Anna Santi. La rivedo alla finestra della sala da pranzo quando io arrivavo nel cortile di Via Guidotti. Sono rimasta molto impressionata dal suo sorriso, pieno di accoglienza e tenerezza. Ho sentito subito che mi sarei sentita “a casa mia” anche se pian piano avrei dovuto adattarmi. Sono stata fortunata perché c’era lei ed era così diventata il mio punto di riferimento, una maestra per tante cose: mi aiutava ad imparare la lingua italiana con pazienza, mi ascoltava quando tentavo di leggere il giornale e non capivo nulla. Lei correggeva i miei compiti del corso di italiano, le lettere che scrivevo, le mie riflessioni per gli incontri di formazione. Mi era anche maestra in cucina, soprattutto quando il turno toccava a me; era sempre disponibile ad aiutarmi nel darmi suggerimenti per cucinare questo o quello. E’ stata anche una bella amica per chiacchierare! Mi ricordo ancora che molto spesso mi chiamava per dirmi: “Mudji, vai in farmacia per me…!”Ed io andavo, felice di farle un piccolo servizio. Veramente Anna Santi era un bel modello di persona consacrata che ha potuto trasmettere il nostro carisma in modo semplice ma efficace….E’ stata un punto di incontro, di riferimento per tutti, per i tanti amici che si era creata, da tutti i paesi….una donna di preghiera: pregava per tutti, per le missione, per la chiesa, per il mondo. Le piaceva scrivere anche molto bigliettini di saluto per le missionarie che erano lontane…. Parlava sempre in positivo, sapeva dire bene di tutti…Questo è solo la mia piccola testimonianza ma ci sarebbero tante cose da dire sulla persona di Anna Santi. Le mie parole sono limitate per esprimere tutto: lei era la mia grande madre!!! Anna Santi ti voglio sempre bene e prega per tutte noi perché anche noi possiamo imparare dalla tua vita; prega perché la nostra famiglia cresca, prega specialmente per la nostra prossima Assemblea. Anna Santi, un giorno ci incontremmo…. Un bacione dalla tua bambina
festa dell'eccomi
 
Per noi della Compagnia Missionaria è sempre stato importante celebrare la solennità del’Annunciazione del Signore, data a noi cara perché il 25 marzo del 1958 l’allora cardinale Giacomo Lercaro ci dava la prima approvazione dello Statuto, e soprattutto perché il si di Gesù e di Maria costituiscono nella nostra spiritualità il centro e lo stile della nostra vita. Qui a Bologna sta diventando ormai tradizionale, organizzare in occasione di questa “GIORNATA DELL’ECCOMI, un Convegno o meglio una giornata da vivere insieme in fraternità e amicizia tra noi missionarie, familiares, famiglia dehoniana, amici e conoscenti che da tanti anni ci seguono. Quest’anno ci siamo ritrovati il 24 marzo presso l’Auditorium del Villaggio del Fanciullo. La giornata è primaverile e comincia con gli arrivi, volti conosciuti, abbracci esclamazioni e sorrisi, il clima festoso che ci caratterizza quando ci ritroviamo, ci sono arrivi da Grottammare, da S.Antonio Abate, da Milano, da Monguelfo, Conegliano, Bologna e anche da Via Guidotti; a casa rimangono solo Anna e Padre Albino, affidati alle cure di Cecilia. Anna Maria ci da il benvenuto “ufficiale” e passa la parola a padre Luca Zottoli scj a cui questa volta è affidata la riflessione della mattinata sul tema “Venga il tuo Regno”. Facendo una sintesi cosi a caldo di tutta la ricchezza della riflessione gli spunti che emergono sono veramente interessanti e numerosi P. Luca introduce sottolineando che questo Regno è la passione, il chiodo fisso, il pallino di Gesù; e se nel cuore del Vangelo c’è la preghiera del Padre nostro, nel Padre nostro il cuore è “ venga il tuo regno”. Il regno è qualcosa che si attende, che non esiste in maniera completa, attendere questo regno caratterizza la nostra vita, allo stesso tempo il regno di Dio è presente, “è qui e adesso”, è operante, dinamico; e i suoi destinatari sono i piccoli, i poveri i peccatori. Un altro aspetto da tener presente parlando del regno e che non va inteso come lo pensiamo noi, con le nostre categorie umane, allora proviamo a sostituire la parola “regno” con “Dio regna”. Come Dio regna? Servendo, donando la vita, sconfiggendo la morte. Quando Dio regna? Quando la donna peccatrice è perdonata, quando Zaccheo si converte, quando il paralitico cammina. Quando ognuno di noi dice si all’offerta che Dio ci fa. Gesù si inserisce in un contesto che attendeva l’avvento del regno di Dio, un regno che risollevasse anche le sorti del Paese sotto l’occupazione romana. Il regno arriva ed è Gesù stesso, a differenza degli altri rabbi e maestri che erano scelti da chi li voleva seguire, è Lui che sceglie e chiama. “Eccomi” è a partire dal presupposto che Dio ci chiama. Il cuore del messaggio del regno è la rivelazione che Dio è Abba = papà, la parola è stata inventata da Gesù, in una cultura del sacro che separava nettamente il sacro dal profano il punto centrale, il punto forza è il rapporto con il Padre. La parabola più scomoda sul regno di Dio è quella di Matteo 20, 1-16: gli operai mandati nella vigna. E’ una delle parabole che ci sconvolge salutarmente, e ci fa capire che Dio non è come lo vogliamo noi, per Dio ci sono i figli, che per lui sono tutti i primi. Dio regna non rispondendo al male con il male, ma assumendolo su di se che è l’unica maniera di vincerlo, la morte è più forte della vita, ma più forte della morte è l’Amore che restituisce la vita in modo più forte, più piena. L’amore di una persona che è stata dentro il male ci dà la possibilità di ripartire in qualsiasi situazione ci troviamo, e questa possibilità parte sempre da Lui e non da noi, Lui entra a porte chiuse. Dio Regna, e noi ce ne accorgiamo vedendone gli effetti che concretamente sono le persone che cambiano. Gli apostoli da persone paurose e timide che erano sono diventati tutti martiri. La riflessione presentata è veramente un valido strumento da approfondire e calare nella nostra vita. Come suggerimento veniamo invitati a riprendere fra le mani l’Evangeli Nuntiandi di Paolo VI, ancora una valido testo per riflettere sulla centralità del Regno di Dio. Ci avviamo poi nella cappella dello Studentato per partecipare all’Eucarestia, momento centrale di questa nostra giornata, momento privilegiato che rafforza la comunione con Dio e fra noi che siamo presenti qui, con la CM sparsa per il mondo, e quella che ci accompagna dal cielo. Il pranzo insieme è un altro momento festoso vissuto con semplicità, ed è anche il momento per scambiarci più notizie, aggiornarci, ricordare persone conosciute e fatti che abbiamo vissuto insieme. Discorsi a volte seri a volte più scherzosi mentre gustiamo quello che ci viene servito, e essendo a Bologna, non possono mancare …le lasagne al forno! Nel pomeriggio ascoltiamo l’intervento di P. Marcello scj che con un linguaggio simpatico e sciolto partendo dal 4 novembre 1912 fa un escursione dei 100 anni della presenza dei Dehoniani nella città di Bologna. Sono varie le iniziative che quest’anno celebreranno questo centenario, ed è bello che anche questa nostra iniziativa CM è segnalata e trova spazio in questo centenario. Arrivando al 1957 la parola viene passata a Lucia Correia che continua con la storia di questo ramo CM nato da quell’unico albero, che ha le sue radici nel carisma di Padre Dehon che si alimenta e cresce bevendo dalla stessa sorgente della spiritualità del Cuore trafitto di Cristo. Anche Giannina, ritornata in questi giorni dal Mozambico, si inserisce con una testimonianza concreta sulla sua e nostra presenza in Mozambico. Cosi arriviamo alle partenze e saluti finali che riportano ciascuno a casa, al ritorno nelle nostre realtà quotidiane, dove siamo chiamati a rispondere concretamente “ECCOMI” . Come tutte le esperienze che si vivono l’importante è come si vive il dopo. E penso che l’esserci fermati insieme, l’esserci ricaricati, e rafforzati nella comunione fraterna, ci aiuterà senz’altro a camminare con più forza e entusiasmo sulla strada…. verso il Regno
betania
 
NUOVA SEDE DELLA COMPAGNIA MISSIONARIA A S. ANTONIO ABATE Noi missionarie - Bianca , Lucia e Luisa - da dieci anni siamo presenti a S. Antonio Abate. Abitiamo presso il Santuario Gesù Bambino, accolte dai Padri Dehoniani con i quali collaboriamo nella pastorale, ma lavoriamo anche in altre parrocchie e non mancano nostre iniziative. Da un po’ di tempo avvertivamo la mancanza di un luogo “nostro”, che individuasse in questo territorio la nostra presenza di donne laiche consacrate appartenenti alla Compagnia Missionaria del Sacro Cuore. Per rispondere a questa esigenza abbiamo pensato ad una sede, dove poter realizzare, in comunione con la chiesa locale, attività nostre, dando una immagine più chiara della nostra identità. Nel nostro ambiente inoltre c’è un particolare bisogno di formazione in tutti gli ambiti. Crediamo che una sede nostra ci permetta di svolgere questo servizio in modo più libero e creativo. Un nome evocativo Grazie all’indicazione della nostra cara amica Rosetta Todisco, abbiamo affittato due stanze molto belle in via Nocera 158160, a pochi passi dal Santuario. Dopo le peripezie per i vari contratti di affitto, luce e acqua… e dopo aver sistemato l’ambiente, la sera dell’1 dicembre 2011, in clima di preghiera e di festa, p. Fausto, rettore del Santuario, ci ha portato la benedizione del Signore e, con la presenza di numerosi amici, abbiamo inaugurato la nuova sede col nome di Betania. Abbiamo voluto questo nome proprio in riferimento ai brani del Vangelo che ci parlano della casa di Betania, dove Gesù andava volentieri per trascorrervi momenti di riposo e di gioiosa amicizia, confortato dal premuroso servizio di Marta, dall’ascolto attento e contemplativo di Maria e dalla sincera e fidata amicizia di Lazzaro che Egli risusciterà dai morti. Betania ci ricorda ancora che Maria prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo. E’ un forte ed entusiasmante impegno per noi far sì che la nostra sede sia un’autentica Betania proprio come ci diceva p. Albino nei primi tempi della Compagnia Missionaria: “La nostra casa dovrebbe essere come una Betania”, un luogo dove Gesù possa abitare volentieri e trovare una calorosa accoglienza, carità e spirito di servizio; un luogo anche di accoglienza reciproca, di fraternità, di ascolto della Parola e di preghiera, dove si celebra l’amore del Signore Gesù e si contempla il mistero del Suo Cuore Trafitto per amore; dove si impara lo stile del servizio e della condivisione nell’umile e nella gioiosa testimonianza di fede nel Risorto. [img2bcx] Alcune icone Abbiamo voluto arricchire le pareti dell’ambiente con alcune immagini significative che esprimano a chi entra lo spirito che anima questa casa. Colpisce subito la grande icona della Madonna della tenerezza, di Vladimir. Fa parte della nostra spiritualità rendere onore a Maria, come insegna la Chiesa: a lei ci consacriamo ogni giorno perché abbia a regnare nella nostra famiglia, ne prenda possesso, perché sia il piccolo regno del suo Cuore e del cuore di Gesù. Al centro, però, c’è l’immagine del Crocifisso dal cuore trafitto, con gli angeli che ne raccolgono il sangue, molto venerata nella nostra Famiglia. Non poteva mancare un’icona molto significativa della cena di Betania, narrata nel capitolo 12 del Vangelo di Giovanni. Quando già avevamo chiesto in affitto questo ambiente, abbiamo scoperto che proprio lì era stata ospitata e venerata la piccola statua di Gesù Bambino, dalle due devote che poi, con l’aiuto della gente e di un sacerdote, settant’anni fa costruirono il Santuario. Purtroppo questa cara immagine è stata rubata, con grande sofferenza della popolazione, che le era molto affezionata. Quando p. Aldo, dehoniano della comunità del Santuario, molto amico delle fondatrici, ci ha dato questa notizia, ci è sembrato un segno della Provvidenza e abbiamo collocato nella nostra sede una copia della più antica fotografia del Gesù Bambino di S. Antonio Abate e, recuperando una cara tradizione, il 25 di ogni mese, proponiamo un incontro di preghiera. Luogo di formazione Ora si tratta di dare incremento ad attività formative e anche ricreative che siano di aiuto per la crescita umana e cristiana delle persone che avremo l’opportunità di incontrare. Il nostro programma comprende già la Lectio settimanale sulla Parola della domenica, un ritiro mensile, incontri di formazione al volontariato internazionale. [img3bdx] Uno spazio rilevante lo daremo al tema raccomandato dai Vescovi italiani sull’emergenza dell’educazione che per noi risuona come appello fondamentale davvero urgente per tutti. Occorre promuovere una diffusa responsabilità del laicato, perché germini la sensibilità ad assumere compiti educativi nella Chiesa e nella società: “ laici missionari che portino il primo annuncio del Vangelo nelle case e tra gli immigrati; accompagnatori dei genitori che chiedono per i figli il battesimo o i sacramenti dell’iniziazione; catechisti per il catecumenato dei giovani e degli adulti; formatori degli educatori e dei docenti; evangelizzatori di strada, nel mondo della devianza, del carcere e delle varie forme di povertà. […] Avvertiamo infine la necessità di educare alla cittadinanza responsabile. L’attuale dinamica sociale appare segnata da una forte tendenza individualistica che svaluta la dimensione sociale, fino a ridurla a una costrizione necessaria e a un prezzo da pagare per ottenere un risultato vantaggioso per il proprio interesse. Nella visione cristiana l’uomo non si realizza da solo, ma grazie alla collaborazione con gli altri e ricercando il bene comune. Per questo appare necessaria una seria educazione alla socialità e alla cittadinanza, mediante un’ampia diffusione dei principi della dottrina sociale della Chiesa, anche rilanciando le scuole di formazione all’impegno sociale e politico. Una cura particolare andrà riservata al servizio civile e alle esperienze di volontariato in Italia e all’estero. Si dovrà sostenere la crescita di una nuova generazione di laici cristiani, capaci di impegnarsi a livello politico con competenza e rigore morale” Mi piace citare anche un e un brano tolto dal messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la giornata della pace de 1° gennaio 2012: “L’educazione, è l’avventura più affascinante e difficile della vita. Educare – dal latino educere – significa condurre fuori da se stessi per introdurre alla realtà, verso una pienezza che fa crescere la persona. Tale processo si nutre dell’incontro di due libertà, quella dell’adulto e quella del giovane. Esso richiede la responsabilità del discepolo, che deve essere aperto a lasciarsi guidare alla conoscenza della realtà, e quella dell’educatore, che deve essere disposto a donare se stesso. Per questo sono più che mai necessari autentici testimoni, e non meri dispensatori di regole e di informazioni; testimoni che sappiano vedere più lontano degli altri, perché la loro vita abbraccia spazi più ampi. Il testimone è colui che vive per primo il cammino che propone”. E’in questa linea che intendiamo impegnarci per dare con semplicità e amore il meglio di noi stesse a servizio del regno di Dio.
tu sei il più bello...
 
Raccontare dieci anni di vita è un esercizio interessante, bello, mi chiede di ricordare, di fare memoria di un incontro che ha cambiato la mia vita. Sfoglio l’album delle foto datato 1 ottobre 2000, prima emissione dei voti, …quanti ricordi, quanti volti conosciuti con cui ho condiviso un tratto di strada, un pezzo di vita. Nell’ultima pagina trovo una copia della nostra rivista, In Dialogo dicembre 2000, rileggo le testimonianze degli amici e anche la mia per l’occasione, nel cuore mi nasce un senso profondo di gratitudine, di commozione per un dono grande e bello. Il titolo di una testimonianza diceva: «Una meta e un inizio», sì, è proprio così, la prima emissione dei voti è una meta importante che apre ad un inizio, non si ritorna indietro, ma il cammino prosegue. Come nel matrimonio così anche nella consacrazione, dopo il sì, inizia un tempo di conoscenza, di relazione che è diverso da quanto vissuto prima, ti chiede di fare un passaggio, di maturare un cammino a due, ossia ti chiede di vivere concretamente e quotidianamente quanto promesso quel giorno: la consegna a Dio della vita attraverso i voti di castità, povertà, obbedienza, per vivere una missione di amore e di servizio nella Chiesa e nel mondo, secondo il carisma della Compagnia Missionaria. Se ripenso ai primi tempi riconosco che sono stati accompagnati da un supplemento di Grazia, che il Signore dona attraverso la sua alleanza. Poi i riflettori si spengono, il supplemento di grazia finisce e proprio qui si ritorna a ripetere i piccoli sì quotidiani, ad esercitare la fiducia in Lui nonostante certe cose non si comprendano e ad allenare l’orecchio perché «Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino» (Sal 119,105). Tutto normale, è il mistero di Nazaret dove si impara a seguire il Maestro, dove ti accorgi che non è proprio tutto come l’avevi pensato, ma lo Sposo ti chiede di fidarti, di non dare nulla per scontato, tanto meno l’amore; a volte ti chiede di fare un salto nel buio, se ti fidi e salti – a parte qualche vertigine iniziale poi – fai esperienza di Lui e della sua fedeltà, perché Lui è e continua ad essere «il più bello tra i figli dell’uomo, sulle sue labbra è diffusa la grazia» (Sal 45,3). Ho detto sì a uno così, ad un «Tu sei il più bello…» personale, che ha sedotto la mia vita sino a lasciare il tanto desiderato fidanzato per seguire Lui – il Signore Gesù – da vicino nella via della castità, povertà, obbedienza. Lungo questi anni ci sono stati momenti in cui ho dovuto ridire il mio sì facendo memoria della “sua” chiamata, ascoltando quella voce che ripeteva alla mia vita: «Ti farò mia sposa per sempre, ti faro mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell’amore e nella benevolenza, ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore» (Os 2,21-22); e benedicendo il Signore perché lui aveva scelto me: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi» (Gv 15,16). Sì, è lui che mi ha scelto e questo – soprattutto nei momenti di difficoltà dove nasce dentro la domanda: «ma allora ho sbagliato? – mette al sicuro da tutti i dubbi di coscienza che questa non sia la mia vocazione. È beato quel versetto dove sta scritto che io sono quella che sono non perché mi sono costruita, ma perché Dio mi ha costruito: mi mette al sicuro da tutti i tentennamenti, da tutti i sensi di colpa, da tutte le paure di aver invaso un campo non mio. Nel cammino quotidiano diventa, allora, necessario riconoscere quella Voce, affinare l’orecchio e allenarlo all’ascolto di quella Parola, che per me, è necessaria. È lungo questo sentiero che ho incontrato la mia povertà, il mio limite e il mio peccato, su questa strada ho sperimentato altre voci, suoni di sirene ammalianti che mettevano al centro me, i miei desideri e i miei progetti. Quando al centro della vita non c’è il Signore ma l’io succede che si perde la strada di casa, il senso delle cose e tutto diventa pesante, privo di gioia, ma colui che chiama è fedele, è «un Dio geloso» (Es 20,5) della sua creatura, di ciò che appartiene a lui e viene dato ad altri idoli. Allora succede che il primo a muoversi è Colui che è geloso: «Perciò, ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore» (Os 2,16). È un versetto molto bello, ma allo stesso tempo tremendo, perché il condurre nel deserto non vuol dire andare in un’oasi con l’acqua e gli alberi, ma andare nel deserto significa perdere tutto, cioè tutto ciò che è speranza umana, la convinzione di essere padrona della mia vita e di pensare che tutto quello che ho, mi viene dalle mie capacità. In questi momenti si sperimenta una morte, sembra che tutto sia finito, avviene – che piaccia o no – una purificazione del cuore, ma proprio qui dalla morte nasce la vita, a questo punto lo Sposo può riparlare al cuore ed essere ascoltato, non perché non c’è altra possibilità, bensì perché ti riporta alla situazione iniziale, al tempo del fidanzamento dove hai fatto scelte impensate, hai preso direzioni diverse, dove hai risposto sì al suo progetto d’amore, perché quell’amore riempiva la tua vita. «Quanto è prezioso il tuo amore, o Dio! Si rifugiano gli uomini all’ombra delle tue ali, si saziano dell’abbondanza della tua casa: tu li disseti al torrente delle tue delizie. È in te la sorgente della vita, alla tua luce vediamo la luce» (Sal 36,8-10).
ultimo saluto della presidente a teresa giordani
 
Teresa Giordani, una delle prime otto missionarie ha raggiunto la casa del Padre il 17 ottobre 2010. Era nata il 15 ottobre 1921. La nostra Presidente così l'ha salutata alla messa del funerale, il 20 ottobre 2010, nella chiesa di Maria Madre della Chiesa in Bologna che, fino ad alcuni anni fa, è stata la parrocchia di Teresa A nome di p. Albino Elegante e a nome di tutta la Compagnia Missionaria rivolgo questo saluto a Teresa. Teresa Giordani è stata tra le prime 8 missionarie che hanno dato inizio alla Compagnia Missionaria. Un Istituto secolare e missionario. All‘interno dell’istituto ha ricoperto ruoli di responsabilità e ha sempre, fino quando ha potuto, contribuito al cammino di tutta la nostra famiglia. Così scriveva Teresa alcuni anni fa: “Ripenso in questo momento al cammino fatto dalla CM per rispondere alle esigenze della Chiesa di oggi, per vivere la propria consacrazione secolare in modo sempre più rispondente ai segni dei tempi e vedo in questo cammino l’azione dello Spirito Santo che ci accompagna. Ma ciò che maggiormente mi conforta è il pensiero che l’essenza della nostra vocazione è la SPIRITUALITÀ D’AMORE, per cui in qualsiasi momento e in qualsiasi circostanza posso rispondere alla chiamata iniziale. E allora, l’entusiasmo dei primi tempi trova motivo per essere continuamente rinfrescato. Voglio ringraziare il Signore che si è degnato scegliermi, nonostante la mia povertà; che non si è mai stancato di me; che ha costellato il mio cammino di un continuo aiuto gratuito… grazie anche a Maria Santissima di cui ho sentito continuamente la materna assistenza e la prego affinché continui a mostrarsi Madre, Guida e Custode…” (Vinculum n. 4 – ottobre 1983). Teresa ha svolto al sua professione di insegnate con passione e grande professionalità. Gli ultimi anni di lavoro ha insegnato nella scuola interna all’ospedale Maggiore, esperienza che lei ha sempre ricordato come uno dei momenti più significativi della sua professione. Così scriveva sulla sua esperienza: “Sono due anni che insegno presso la scuola dell’Ospedale Maggiore, e mi convinco sempre di più che sia stato il Signore a disporre le cose in modo che potessi avvicinare tanti bambini ammalati, per portare loro un po’ di gioia. Sono infatti parecchi i bambini che mi dicono: -a me piace poco andare a scuola, ma qui vengo volentieri perché un po’ si scrive, un po’ si lavora e un po’ si gioca e il tempo passa in fretta”. E di fronte alla notizia della morte di un bambina così scriveva: “Seppi che Samanta era morta. Provai un dolore immenso che ancora oggi è vivo nel mio cuore e pensai alla sua mamma, povera mamma! Le scrissi una lunga lettera esprimendo le parole che mi suggeriva il grande dispiacere che io stessa provavo…” E concludeva: “Ho voluto comunicarti alcuni motivi di gioia e di dolore di cui è intessuto il mio lavoro. Le vicende di questi bambini sono diventate parte della mia vita e la gioia più grande è quella di poter aprire un piccolo squarcio di azzurro, nell’atmosfera greve che circonda l’ospedale” (Vinculum n. 2 – marzo 1983). Teresa in mezzo a noi ha sempre dato una testimonianza di serenità, di dedizione, di capacità di accogliere ciò che capitava con quello sguardo di fede che l’ha aiutava a vedere il lato positivo e alcune volte anche comico della situazione. Non ha mai perso la sua autoironia, la battuta e soprattutto il suo sorriso. La preoccupazione non era mai per se. Ricordo quando, l’anno scorso, era ricoverata all’ospedale alla domanda: “come stai Teresa?” la sua risposta era: “benino come Dio vuole”, e subito aggiungeva: “sono preoccupata per Maria che è da sola…” Aveva questa capacità di dimenticarsi di sé e il suo sguardo era oltre a sé. Teresa è sempre stata una presenza discreta mai invadente, una presenza significativa per tutte noi, sentiremo la mancanza di quella sapienza che sapeva vivere e trasmettere. In questo ultimo tempo, quando ancora parlava, mi ha regalato ancora una perla della sua vita. Dicevo a Teresa che stava vivendo un momento difficile e dove l’offerta al Cuore di Cristo stava diventando particolarmente faticosa, Teresa mi ha guardato e con un fil di voce mi ha detto “sì è faticoso ma necessario” e con lei ho ripetuto la preghiera di offerta: o mio Dio ti offro la mia vita in unione a Gesù per mezzo di Maria in spirito di amore per l’avvento del tuo Regno nel mondo. Ha rinnovato così il sì, ancora una volta, a Dio Signore della vita. Alla famiglia di Teresa desidero esprime la gratitudine di tutte noi per la testimonianza di dedizione che avete avuto per la Zia. Ciao Teresa, siamo certe che dal cielo, insieme alle altre missionarie e familiares che sono già lassù, continuerai a cantare le lodi del Signore e proteggerai noi, tua sorella Maria e tutta la tua famiglia.
ricordi di teresa
 
“ Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà la sue vesti, li metterà a tavola e passerà a servirli” ( Lc. 12,37). Tra questi servi sono certa che ci sei tu Teresa (nella foto la seconda da destra), che in vita hai servito gli altri , in famiglia, nella parrocchia, nella scuola, nella CM , ma soprattutto sei stata vicina a tua sorella Maria. Adesso il Signore è pronto a servire te perché Lui è venuto per servire i suoi discepoli che si sono distinti per la loro disponibilità al servizio. Lui che è venuto a prenderti due giorni dopo il l tuo ottantanovesimo compleanno!!!. Ci sono relazioni nella nostra vita che perdurano nel tempo, che rimangono stabili, al di là della vicinanza, dei possibili incontri, delle distanze o dei fatti che succedono. Sono perle preziose che custodiamo gelosamente nello scrigno dei ricordi della nostra vita. E’ qui che si conservano le cose più care, che ogni tanto apriamo per fare memoria, dove affiorano i ricordi più preziosi e belli che abbiamo vissuto e che al solo ricordo, fanno rinnovare l’entusiasmo del nostro cammino. Teresa Giordani è stata per me una di queste perle. Tenterò di svolgere il delicato compito di ripercorrere un po’ il cammino di una persona, quando questa ormai non c’è più. Teresa Giordani. Così usavamo chiamarla nella nostra Famiglia per distinguerla da altre “Terese“ che abbiamo nell’Istituto. Con Teresa ho percorso un pezzo importante della mia – nostra vita e di conseguenza della vita della CM. Attenzione, affetto, stima e amicizia sono doni che ha riversato nel mio cammino e nella storia della CM. Schietta nella sua maniera di essere, dolce nei suoi rimproveri. E, sempre con quel sottile umorismo che sapeva sdrammatizzare situazioni, alle volte complicate. Quando ci si incontrava erano momenti di festa, in cui sempre si faceva un po’ il ripasso della storia della CM. Il passato, presente e futuro si alternavano, spontaneamente, senza nessuna forzatura. Teresa era una sorella con la quale provavi gusto a parlare della CM. Aveva un senso si appartenenza molto marcato, soprattutto uno sguardo positivo, perché il suo parlare non aveva l’impronta di amarezze o delusioni, ma sempre un fondo di speranza di chi sa dare sapore alla vita, anche quando questa poteva non essere sempre facile. Ricordo Teresa… nei primi anni del mio cammino nella CM.. Era il tempo in cui con Luisa Chierici stavamo studiando in casa per prepararci al diploma di terza media. Teresa era la nostra “maestra di geografia”, ma soprattutto sentivamo in lei una vera sorella attenta e paziente per stare al nostro passo, alle volte un po’ troppo lento nell’apprendimento… Ricordo Teresa…Con la prima Assemblea della Compagnia Missionaria celebrata nell’anno 1972 ci siamo ritrovate a lavorare nel primo Consiglio Centrale insieme a p. Albino Elegante, Giuseppina Martucci, Leonia Barbato, Antonietta Biavati e Giancarlo Grandi. Egle Matteuzzi come Amministratrice Centrale. Anni di transizione, anni non sempre facili da gestire… Eravamo un bel gruppo, ma io ero giovane, la più giovane del gruppo e inizialmente mi sentivo un po’ timida e in soggezione con questi personaggi ancora poco conosciuti…Fin dall’inizio, mi aveva colpito in Teresa, la sua capacità di ascolto e il suo equilibrio negli interventi sapienti e saggi, per mantenere la comunione. Teresa faceva salti mortali per non mancare ai nostri incontri, cercava così di equilibrare i suoi impegni di scuola, di parrocchia, ma soprattutto di assicurare la sua presenza e assistenza alla sorella Maria. Ricordo… Altri momenti di crescita insieme sono stati, in seguito, la partecipazione agli “Incontri di comunione”, di spiritualità a Terzolas (Trento), di formazione insieme alle sorelle del gruppo di vita in famiglia di Bologna: Egle, Nilva, Antonietta, Giuseppina Martinelli… P. Albino Elegante guidava questi incontri ed è forse grazie anche a questi momenti che in Teresa è cresciuta una profonda stima e affetto per p.Albino. Quando ci lasciavamo dopo ogni nostro incontro, immancabilmente mi diceva: salutami il Padre, così chiamava p. Albino. Con lui aveva un rapporto molto bello. Gli ultimi anni della sua vita Teresa li ha trascorsi con la sorella Maria in una “Casa di riposo per anziani”, la prima in Via Nosadella a Bologna, vicino a Via Guidotti. Qui era contenta perché vicina a casa nostra e questo facilitava anche il contatto tra noi. La vedevo spesso e i nostri incontri erano sempre per lei una bella festa. Un giorno mi ha telefonato perché voleva che andassi da lei, doveva parlarmi. Aveva da consegnarmi una busta per Anna Maria la Presidente. Dentro conteneva i suoi ultimi suggerimenti che riguardavano la revisione del nostro Statuto. “Mi dispiace - mi disse - è tutto quanto ho potuto fare. Non riesco più a scrivere, adesso andate avanti voi…”. Il tono della voce così deciso mi aveva molto impressionato. Ho ricevuto quella busta come consegna di una storia quasi sacra che per lei non finiva lì, ma sapeva che sarebbe continuata ancora da tutti noi. Era il suo ultimo contributo che non era riuscita ad ultimare per l’artrosi alle mani e quindi difficoltà a scrivere. Una testimonianza molto bella l’abbiamo raccolta recentemente nella seconda Casa di riposo, dove Teresa, sempre con la sorella Maria, aveva dovuto spostarsi a causa dei lavori di riforma della prima Casa di riposo. Alcune settimane prima di morire, una domenica, io, Anna Maria, Ludo e Lucy siamo andate a trovarla. Mentre eravamo accanto al suo letto è arrivata una signora. Ci siamo presentate. La signora ha ricordato Teresa così: sono la mamma di un alunno di Teresa. Mio figlio era ricoverato all’ospedale maggiore di Bologna. Teresa in quel periodo insegnava ai bambini ammalati. I maestri di mio figlio mi dicevano sempre che il bambino non sapeva scrivere, soprattutto dicevano, scrive storto! Teresa l’ha preso a cuore, con la sua pazienza e attenzione è riuscita a fargli scrivere bene. Mio figlio oggi scrive diritto. Sono qui per ringraziarla! Al suo funerale Don Francesco il parroco, nell’omelia così ha parlato di lei: Teresa è tornata oggi nella sua parrocchia di Santa Maria Madre della Chiesa (e aggiungo io: la stessa di Giancarlo Grandi: due persone “GRANDI” della CM). La presenza di Teresa in parrocchia è stata molto significativa soprattutto perché sempre presente per animare la messa delle 8, la messa più organizzata e partecipata… Le cose da raccontare sono tante ma i miei ricordi si fermano qui. Chi ha conosciuto Teresa Giordani può raccontare tante cose, basterebbe aprire il cuore di ciascuno per far emergere un po’ della sua vita che è anche la nostra. Carissima Teresa, adesso sei entrata in una vita radicalmente nuova e abitata dalla presenza di Dio. In questa vita nuova hai certamente incontrato le nostre sorelle e fratelli della CM, la comunità che ora vive in cielo. Un gruppo che sta diventando sempre più numeroso… Insieme a te e a loro oggi vogliamo pregare la Consacrazione a Maria: “O Maria, Madre di Dio e Madre nostra la Compagna Missionaria del Sacro Cuore si consacra oggi a te perché…Teresa, sii tu intermediaria perché il nostro coro si unisca unanime in questa preghiera e ottenga da Maria la sua protezione materna oggi e sempre. Santina [img2bcx] Carissima Teresa, quando mi è giunta la notizia della tua morte, ho sentito un fremito nel mio cuore e subito ti ho affidata al Signore, al Suo amore misericordioso, poi mi sono soffermata a pensare a te, alla tua vita, alle tue scelte di vita così ben orientate verso ciò che è essenziale, con semplicità, con gioia, senza appesantire nulla, ma solo abbandonata al Signore, sempre. Teresa cara, lasciami fare memoria dei bei tempi in cui facevi lezione a me e a Santina. Com’era bello studiare con te, lavoravamo seriamente, ma con quanta gioia nel cuore e con quante folli risate… Ricordo ancora quando, in confessione, p. Moro mi scambiò per te e mi chiese: “ Dimmi Teresa le fai ancora le tue teresate?...” E così, ebbi la soddisfazione di sapere che facevi le “teresate” anche se non so ancora cosa fossero. Come ci divertimmo quando a lezione raccontai questo fatto e quanti ricami ci facemmo su … Teresa, ora davvero ti penso davanti a Dio, nella gloria degli Angeli e dei Santi. Per te ora è tutto chiaro e tutto è paradiso… Mentre ti ricordo nella preghiera, gioisco della tua gioia e non posso non dirti: brava Teresa, ti ammiro perché tu il Signore l’hai amato sul serio e sul serio hai servito gli altri, i tuoi bimbi, tua sorella, con gioia, con passione, con amore, spendendo tutta te stessa proprio come ha fatto Gesù. Sei stata per me, per tutte noi, un bell’esempio di carità. Il sorriso costante ti coronava il volto rendendoti amabile a accattivante – trasparente della bellezza di Dio. Mi sentivo bene con te. La tua presenza liberante mi metteva a mio agio. Sapevi scorgere il lato positivo in ogni persona e in ogni avvenimento e sapevi usare una saggia ironia specie nelle circostanze difficili e dolorose. Dio ti ha abitata- e tu hai posto in Lui la tua dimora, ora vivi con lui per sempre. Grazie Teresa, sei stata grande perché hai saputo essere te stessa: umile, sapiente, generosa, vera… Per me rimani un faro di luce che mi indica la via da seguire: Gesù Cristo perché Lui è la via la verità e la vita che conduce alla salvezza. Ti voglio bene Teresa e tu dal cielo guarda verso di noi e portaci nel tuo canto di lode al Signore. Luisa
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
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