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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
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Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 15 / 03 / 2019
    FESTA DELL\'ECCOMI
    A S. Antonio Abate (Italia) il 24 marzo; a Funchal (Madeira) il 27 marzo; in Guinea Bissau il 30 mar... Continua
  • 15 / 03 / 2019
    FESTAS DO EIS-ME AQUI
    Em Santo António Abate (Itália) , 24 de março; en Funchal (Madeira), 27 de março; na Guiné, 3... Continua
  • 15 / 03 / 2019
    FIESTAS AQUI ESTOY
    En San Antonio Abad (Italia) el 24 de marzo; en Funchal (Madeira) el 27 de marzo; en Guinea Bissau e... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSEJO CENTRAL
    8 - 10 de mayo 2019, en Bolonia... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSELHO CENTRAL
    8 - 10 de maio de 2019, em Bolonha... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSIGLIO CENTRALE
    8 - 10 maggio 2019, a Bologna... Continua
festa dell'eccomi
 
Nella gioia del Vangelo Il 30 marzo scorso per tutta la Compagnia Missionaria del sud si è svolto, come da programma, l’incontro di comunione. È un incontro che per tre volte all’anno vede uniti tutti i membri della CM, missionarie e familiares. In questa occasione abbiamo celebrato la Festa dell’Eccomi sul tema: “ECCOMI” PER UN RINNOVATO IMPEGNO MISSIONARIO NELLO SPIRITO DELL’EVANGELII GAUDIUM. L’incontro ha avuto un colore e un sapore inusuale rispetto a quelli svolti in precedenza: è stato presieduto dal nostro caro arcivescovo don Franco Alfano. Abbiamo avuto la gioia di avere tra noi anche la presidente dalla CM Martina Cecini e alcune consigliere. La loro presenza è stata molto importante e ha dato un imput forte per la crescita di ciascuno sul senso di appartenenza facendoci sentire un solo corpo. A questo appuntamento hanno preso parte non solo gli appartenenti all’Istituto, missionarie e familiares, ma anche tanti amici. Ci siamo ritrovati al mattino verso le 9,00 a Betania, sede della Compagnia Missionaria e con grande gioia abbiamo accolto il nostro Arcivescovo. La sua riflessione ha posto all’attenzione di ciascuno il primo capitolo dell’esortazione apostolica “Evangelii gaudium” di Papa Francesco. Don Franco ci ha accompagnato nella preghiera del mattino con il suo spirito di pastore, suscitando in noi il ricordo consapevole che il Signore ci guiderà sempre. Dalla condivisione è emerso il desiderio di prendere l’iniziativa, di sporcarsi le mani, di attivarsi per cercare un linguaggio nuovo per essere ovunque segno di testimonianza autentica. L’auspicio è che questo linguaggio non sia solo un fiume di parole ma sia sempre accompagnato da gesti concreti, gesti di carità evangelica. Il discorso del nostro amato Pastore, nella lettura e commento dell’”Evangelii gaudium” è stato fortemente esortativo e stimolante e ci ha fatto prendere ulteriormente consapevolezza del nostro battesimo e di come siamo chiamati a camminare nella santità prendendo sempre più coscienza e rispettando i doveri assunti, per noi, dai genitori. Tutto questo ha senso se tutto si concretizza in una vita di comunione, accoglienza, condivisione, responsabilità, sincerità, nell’umiltà e nella libertà interiore. Tutto ciò richiede una seria formazione che non va fatta in modo privatistico o meglio individualistico bensì come comunità, a partire da ogni persona (corpo e spirito), nucleo familiare, comunità di famiglie e così via. È stato un incontro edificante svolto nella chiarezza e nella semplicità. Le parole del nostro Pastore hanno toccato nella profondità ciascuno di noi. Come siamo soliti dalle nostre parti, abbiamo poi dato vita, in modo concreto, alla “comunione” e alla “condivisione” con il pranzo a sacco consumato insieme al nostro Pastore e alla Presidente della CM. Rosa De Conte,familiaris di S. Antonio Abate Presenti per simpatia E’ per un sentire comune – appunto per una simpatia -, che da alcuni anni ci presentiamo a questi incontri a Bologna, ospiti interessati ai temi e ai progetti della Compagnia Missionaria; e ogni volta ne usciamo contenti di esserci stati, sia per il clima che vi respiriamo di cordialità e di serenità, tale da farci dimenticare che appunto, siamo semplici spettatori incuriositi, venuti per prendere qualche strumento di riflessione che ci aiuti nel nostro cammino di coppia e di fedeli, sia per la qualità degli interventi sempre puntuali e illuminanti. Più volte siamo stati affascinati dai relatori scelti e dalla loro esposizione, così come dai temi proposti, incentivi per tutti e non solo per gli “addetti ai lavori”. Quest’anno la sapiente e competente guida di Padre Mauro Pizzighini ci ha permesso di approfondire il messaggio contenuto nella “Evangeli Gaudium”, grazie al modo semplice ed efficace di tradurre pensieri e parole di Papa Francesco, riguardo al senso della “missione” ma anche di leggere le analogie tra questo richiamo e la prospettiva deoniana dettata dal suo fondatore padre Dehon. E allora l’ECCOMI ha assunto un significato comprensibile che ci ha avvicinato ancora di più alle nostre amiche della Compagnia Missionaria e siamo usciti dall’incontro con la sensazione di aver colto una bella e valida occasione da rielaborare nella nostra famiglia. Grazie a tutte per questa occasione e alla prossima. Oscar e Loredana Aria di famiglia Sono Giusy e mi relaziono con la Compagnia Missionaria ormai da vari decenni. Anche quest’anno, il 22 marzo, ho accolto l’invitato all’incontro che annualmente si celebra a Bologna e che viene esteso anche agli amici laici della Compagnia Missionaria. Io mi reputo tra questi. Nel recente passato mi è stato difficile esserci, ma quest’anno, credo proprio per volontà del Signore , nonostante gli impegni inderogabili che avevo, si sono create le condizioni favorevoli alla mia presenza. E’ stata per me una giornata particolarmente piacevole anche per il fatto che conoscevo parecchie delle missionarie, frequentando l’istituto da vari anni. L’incontro con persone già conosciute mi ha portato un’ immensa gioia; il mio cuore era contento, spensierato ( non sono una che sa dimostrare i sentimenti, sono avara tengo tutto dentro di me). Ho però avuto modo di arricchirmi, facendo nuove conoscenze sia di missionarie, che di laici. La cosa che colpisce sempre e comunque, frequentando la Compagnia missionaria, è il respirare sempre aria di famiglia. Ti senti sempre in famiglia, credo che questa sensazione non l’ho solo io, ma sia condivisa con gli altri laici che la frequentano. A mio giudizio, questa è una delle cose che la contraddistingue, ossia la semplicità, il mettere a proprio agio, il sapersi relazionare con l’altro chiunque esso sia senza distinzione alcuna. Certo stiamo vivendo un epoca particolarmente difficile noi Cristiani e per di più cattolici, è un epoca non semplice per evangelizzare. Credo che questo si percepisca adesso, ma proviene da un lungo periodo, in cui il cristiano ha fatto fatica ad essere “lievito”, non sempre si è saputo passare all’altro un messaggio evangelico convinto ed ora siamo a corto di giovani forze. Fare incontri cosi, a mio giudizio, sono molto, ma molto utili, aiutano a riflettere e non poco, Dicono che la gente non si impegna ma aiutiamoli a riflettere sul perché dell’essere cristiani, dell’essere discepoli del Signore. La gente ha sete di verità ed in particolare in questo periodo dove si è creata una grande confusione. Credo che se tutti riuscissimo a procedere verso il Centro, cioè verso Cristo, di sicuro saremo sempre più vicini fra di noi, e le difficoltà nelle varie forme di convivenza sarebbero affievolite. Noi esseri umani dovremmo avere il coraggio di mettere da parte l’orgoglio, non vergognarsi di essere servi ossia a servizio “servi per amore”. Dovremmo avere il coraggio di testimoniare con le opere, sono quelle che rimangono impresse, anche se a volte non sempre capite, ma purtroppo la nostra realtà umana, mette in secondo piano quella divina (spirituale), ma il nostro Dio conosce benissimo i nostri limiti.
aiuto
 
"Ciao, Aiuto!". Capitava di sentire questo saluto, se si era in strada con Ausilia, durante le missioni popolari. Quasi sempre lei animava gli incontri con i bambini della scuola elementare e, per iniziare, si presentava: "Mi chiamo Ausilia". E poiché spesso i bimbi restavano un po' sorpresi di questo nome e qualcuno sorrideva, lei spiegava: "Sapete, il mio nome - Ausilia - significa aiuto. Allora, quando mi incontrate, se non vi ricordate il nome, mi potete chiamare aiuto". Amava il suo nome, Ausilia, ed era devotissima della sua protettrice, Maria Ausiliatrice. Sentiva che quel nome era un impegno. E lo svolgeva creando relazioni. La Scrittura dice che la solitudine non è un bene per la persona, che ha bisogno di aiuto per vivere, cioè di relazione. E credo che sia questo l'impegno che Ausilia ha vissuto come missione: creare relazioni per aiutare le persone a entrare in relazione soprattutto con Gesù Cristo. Con la semplicità di una ragazzina, raccontava che, giovanissima, aveva incontrato Gesù e si era sentita guardata dai suoi "occhi azzurri" - chissà perché azzurri? -, guardata e chiamata. E lo aveva seguito, nella Compagnia Missionaria del Sacro Cuore. Come per tutti, anche per Ausilia, la via della sequela, della consacrazione e della missione non è stata un'autostrada, ma un sentiero, affascinante ma faticoso, entusiasmante e difficile. Lei, che si chiamava aiuto era anche fragile, ma sapeva chiedere aiuto! Lo dava e lo chiedeva. Davvero la relazione è stata la sua grande missione. Una relazione fatta di sorrisi, di saluti, di grandi abbracci. A volte, a me, sembrava indiscreta. Ma lei non capiva: come era possibile che - terminata una missione parrocchiale, stanche, quando la tensione dei giorni precedenti crollava e non si vedeva l'ora di arrivare a casa - sul treno pieno di gente, a sera tarda, non si dovesse più evangelizzare? Non si era missionarie anche lì, con tutta quella gente? E lei, lungo il corridoio o negli scompartimenti, a salutare le persone con il Vangelo in mano; si presentava come missionaria e cominciava a parlare di Gesù. Soprattutto se c'erano giovani. E a volte, anche da questi incontri oltre che dalle missioni, nascevano amicizie durature, che lei coltivava per accompagnare il cammino di fede di persone che aveva fatto incontrare con il Signore. L'annuncio del Vangelo è stato la passione di Ausilia. Passione, perché era il senso della sua vita missionaria, perché lo sentiva un dovere imprescindibile, perché le costava una grande fatica, soprattutto per la sua fragile salute, perché doveva mescolare la sua semplicità - che sapeva di ingenuità - con la scaltrezza che pure non le mancava, anche se non era la sua prima qualità. La prendevo un po' in giro - abbiamo vissuto e lavorato insieme tanti anni ed eravamo amiche - dicendo che era "senza peccato originale", cioè senza malizia, e che il Signore era costretto a inviare ogni giorno un esercito di Angeli Custodi a proteggerla, perché la sua ansia di evangelizzare tutti, spesso, la induceva a comportamenti… "imprudenti". Era la mattina del 7 novembre 1982: il primo giorno della mia prima missione. Fui affidata ad Ausilia per iniziare con lei l'esperienza della visita alle famiglie. Pioveva abbastanza forte, faceva freddo. Eravamo incamminate, strette sotto l'ombrello, su una strada deserta, che attraversava la campagna, verso le prime case della frazione collinare, in provincia di Treviso, che dovevamo visitare. Da un viottolo laterale, circa cinquanta metri davanti a noi, si immette sulla strada un uomo di mezza età, in tuta da lavoro, senza ombrello, quindi di buon passo, a testa bassa, si inoltra sulla strada, precedendoci. Ausilia grida: "Buongiorno!". Sono sbalordita. Quel signore, volta appena la testa e fa appena un cenno, come un mezzo saluto, e continua quasi di corsa la sua strada. E Ausilia: "Piove, eh?". E lui fa ancora un piccolo cenno con la testa e va avanti sotto la pioggia. Ma lei non smette: "Chissà se pioverà tutta la giornata?". Non capisco: è assurdo che possa continuare a importunare con frasi inutili un poveretto che sta piuttosto distante da noi e che sta quasi correndo senza ombrello sotto la pioggia. Quello fa ancora solo un piccolo cenno e va avanti. Ma lei non si dà per vinta e grida: "Ci vediamo questa sera?". No, non è possibile che si possa gridare una proposta simile a uno sconosciuto, su una strada deserta! Sono letteralmente sconvolta e anche spaventata: penso a ciò che mi è stato insegnato fin da piccola, di non salutare e non fermarmi con gli sconosciuti; e anche a tutte le volte, diventata grande, che ho dovuto allontanarmi e difendermi da sconosciuti che volevano "salutarmi". Questo è essere missionaria? Ho il batticuore, mentre quell'uomo, naturalmente, si ferma, sotto la pioggia, si volta e… fa qualche possa indietro, verso di noi. Lei ha ottenuto quello che voleva: "Stasera viene all'incontro?". Ormai gli siamo vicine, ci guarda - non so se più scocciato o sorpreso - e dopo qualche istante di un silenzio che mi toglie il fiato: "Ah… siete quelle della chiesa?". Respiro e ringrazio tutti gli Angeli Custodi che ci accompagnano. Mentre Ausilia comincia a parlare della missione, lui dice che sta andando al lavoro, saluta e riprende di corsa la sua strada. Quando racconto alle atre missionarie ciò che è successo, esprimendo tutto il mio stupore e anche la disapprovazione per un comportamento così indiscreto e imprudente, cercano subito di tranquillizzarmi raccontandomi un'avventura, capitata qualche anno prima, che dovrebbe "spiegarmi" Ausilia. Si sta svolgendo la missione in una parrocchia di città e Ausilia, una sera, viene accompagnata dal parroco nella casa dove deve tenere l'incontro sul Vangelo. È un po' lontano dalla casa parrocchiale dove le missionarie sono ospitate. Il parroco chiede ai presenti se qualcuno è disponibile a riaccompagnare la missionaria. Un signore maturo si offre e il parroco se ne va. Al termine dell'incontro, molto partecipato, quel signore, che lei non conosce, accogliendola in auto, le dice che, prima di accompagnarla a casa, desidera farle fare un giro panoramico per mostrale, alla luce della luna - sono le undici di sera - la città e il mare dall'alto. Lei tranquillamente accetta, e ricomincia a parlare del Vangelo e degli argomenti di cui si era dialogato all'incontro. Lui si inoltra su una strada isolata, buia. Lei continua a parlare del Signore. Arrivano su una radura deserta, sulla collina, si ferma e spegne l'auto, mentre lei ancora parla. "Signorina, ma lei non ha paura?". "Io…?... Io no: c'è lei!". Lui accende l'auto e riparte e, mentre lei parla ancora di Dio, raggiungono la canonica. Sposato con una donna di grande fede, poche volte andava in chiesa quel signore e non era molto interessato alle cose di Dio, ma piuttosto sensibile al fascino femminile e, per sua ammissione, era andato all'incontro della missione perché "c'erano delle donne a predicare". Dopo quella sera, continua a partecipare agli incontri della missione, si appassiona al Vangelo, riprende e approfondisce il suo cammino di fede, si inserisce nelle attività parrocchiali, frequenta corsi di teologia, in alcune occasioni collabora, da solo o con la moglie, alle nostre missioni popolari, in giro per l'Italia. Già da tempo hanno raggiunto la Casa del Padre, dove ora Ausilia li ha raggiunti: chissà che abbracci! Quante persone ricordo che Ausilia ha aiutato a incontrare e seguire il Signore! Giovani e adulti, incontrati nelle circostanze più diverse e nei modi più impensati! Anche nel periodo della sua ultima malattia, tante persone chiedevano notizie di lei: la gran parte erano persone che non frequentavano la chiesa, che lei aveva incontrato e fermato per strada, dicendo che era una missionaria, che stava andando a messa e che il Signore ama tutti, è vicino a tutti… e le persone avevano cominciato a confidare problemi personali ad una sconosciuta che si faceva vicina con un sorriso invitante, con la carezza immensa delle sue grandi mani… E così lei arrivava tardi a messa…. ma non era presente Gesù nelle persone che incontrava? Grazie, Ausilia, missionaria di strada, allergica a orari e programmi, capace di "guardare negli occhi le persone, di sollevare sempre il discorso verso l'alto" di essere vicina, di regalare sorrisi, anche quando il tuo cuore sanguinava, come il Cuore di Colui che ti ha amato e scelta e al quale hai risposto "Eccomi", nella convinzione che " il suo amore è per sempre" e che "sono belli sui monti i piedi di chi annuncia la pace". Erano queste le parole della Scrittura che risuonavano più spesso sulle tue labbra.
i suoi abbracci
 
In questi giorni in cui si fa memoria dei propri cari, delle persone a cui si è voluto bene, delle persone che sono state importanti per te e per la tua vita, il pensiero corre ad Ausilia, che da poco ci ha lasciato.L'ho conosciuta poco dopo il suo arrivo a Brugherio, aveva deciso di far parte del Centro di Ascolto della Caritas, di cui facevo parte anch’ io e mi ha colpito subito per la sua franchezza, per come parlava di Gesù senza timore, per il suo viso sempre sorridente, ma anche per quella sua dolce timidezza .Da allora non c'è stata volta in cui ci incontravamo per le vie di Brugherio, oppure ad una preghiera, ad una funzione, che non ci abbracciassimo come se non ci vedessimo da molto tempo, mi avvolgeva in uno di quei suoi abbracci unici e calorosi che mi facevano sempre sentire speciale.Aveva un modo tutto particolare di salutarti e dopo mi sentivo sempre serena, con la sicurezza che lei c'era, che era un'amica. Ricordo con piacere i suoi racconti di quando era bambina: la sua mamma preparava sempre un piatto di minestra in più per il povero che poteva venire a chiedere da mangiare; con un insegnamento così non poteva che crescere e diventare la donna che è diventata: aperta al prossimo, sempre pronta ad aiutare e a dare testimonianza di Gesù .Ricordo una frase che lei diceva spesso e che io stessa ora uso di frequente, non senza un pensiero a lei ogni volta che la dico: i poveri sono poveri. Quel suo intendere che spesso la povertà non è fatta solo di carenza economica, ma anche di solitudine, di povertà sociale, culturale, spirituale. Lei li capiva, parlava loro di Gesù, li abbracciava e con quell'abbraccio passava tanto di lei.Quando mi capitava di incontrarla per strada spesso stava chiacchierando con qualcuno, non esitava a fermarsi anche a parlare con gruppi di ragazzi che normalmente tutti evitiamo perché ne abbiamo un po' paura, lei no, lei doveva parlare anche con loro, sicura che tutti sono figli di Dio e che in ognuno c'è del buono.L'ultima volta che ho visto Ausilia, è un giorno che mi ricordo bene: ero molto triste per alcuni accadimenti e stavo prendendo delle decisioni che mi stavano facendo soffrire, ero da sola nei locali dell'oratorio dopo l'attività dei compiti e dovevo ancora pulire, lei mi ha abbracciato, mi ha ascoltato e poi si è messa a lavare il pavimento, mentre io pulivo i banchi, ha condiviso il mio dolore e mi ha rasserenato. Questo è quello che mi ha lasciato un grande ricordo, pieno di significati e vorrei dirle: Ausilia veglia ancora su di me, su di noi, da lassù.Sono sicura che, proprio perché tu ne hai dispensati tanti, ora tu sia in quell'unico abbraccio a cui tendevi, l'abbraccio amorevole e misericordioso di Dio.
di te si dicono cose stupende ... anna santi
 
Di te si dicono cose stupende, gloriosa città di Dio (sal 87,3) A pochi mesi di distanza dalla tua morte  mi ritrovo a scrivere per ricordare un po’ della tua vita vissuta insieme nella Compagnia Missionaria. Qui davanti a me su quella scrivania, che un giorno era tua, ho messo la tua foto. Il tuo sorriso provoca in me commozione quasi al punto di interrompere il ricordo, ma la parola di Dio scuote il mio torpore, mi richiama alla realtà della fede, della vita, quella Vera: “Donna perché piangi… perché cerchi tra i morti "colei" che vive? E allora il fare memoria con te apre un nuovo orizzonte splendente di luci e di colori che hanno illuminato il tuo cammino di fede tra noi. Quando i ricordi sono belli e sono tanti ci si chiede da dove cominciare e come fare a raccontare quanto si è vissuto insieme? Mi hai insegnato che nella vita ogni giorno si deve ricominciare e soprattutto andare all’essenziale!!! Comincio così dal tuo nome. Qui in casa da sempre sei stata conosciuta e chiamata con nomi diversi:Marianna, Anna, Anna della fattoressa, Annina, Anna Santi…tutti nomi che ti appartenevano e portavano in sé una carica di affetto e di tenerezza per te. E ogni volta che ti si chiamava rispondevi : “che”?? con quella cadenza originale solo tua, che ricordava e sottolineava la tua origine toscana, alla quale ci tenevi tanto. La tua vita si è specchiata nell’icona di Marta e Maria. Avevi fatto del quotidiano il tuo “luogo teologico”, a tempo pieno. Non svolgevi compiti grandiosi ne progettavi azioni spettacolari. Hai percorso un cammino in ambienti normali con un cuore semplice e umile, sempre impegnata a dare il meglio di te stessa. Nei tuoi impegni non usavi la risposta del “pressapoco” ma davi il meglio di te stessa attraverso una donazione profonda che trasmetteva a chi ti stava vicino, il profilo esatto del nostro carisma fondato sull’Ecce Venio e Ecce Ancilla. Amavi la semplicità in tutto, anche nel tuo modo di pregare. Ti piaceva paragonare la tua vita spirituale, la tua ricerca di Dio a quella di Santa Teresa di Gesù Bambino della quale nutrivi una profonda devozione. La tua maniera di pregare aveva sempre un’apertura universale perché sapeva cogliere i problemi che emergevano da ogni angolo del mondo. Come non ricordare la tua fedeltà alla preghiera, in modo particolare alla recita del rosario, alla revisione di vita, la partecipazione attiva alla dinamica del tuo gruppo! Una sorella veramente innamorata della Compagnia Missionaria. La tua persona viveva con intensità ogni avvenimento che succedeva nella nostra Famiglia: quando si partiva quando si arrivava, nei momenti gioiosi e altri di sofferenza… Sempre pronta ad ascoltare tutti. Il tuo sguardo vispo attento e anche un po’ furbo aveva la capacità di superare brillantemente ogni discussione o blocchi che si potevano creare nelle relazioni tra noi. Più volte mi ripetevi: “un po’ di buono c’è in tutti”. Ricordo le nostre avventure nelle “Case per Ferie” a Lorenzago poi a Danta, … l’inizio di un lavoro dove nessuna di noi due era preparata a responsabilità tanto alte. Quanto lavoro, quante risate, quanti amici: il tutto svolto in un clima di gioia e di festa. Tessere rapporti per te era una cosa normale, semplice che ti veniva bene, senza tanta fatica. Ti eri fatto una cerchia di amici che ti hanno voluto bene e ti hanno seguito fino ad oggi. Molti di loro li avrai ritrovati in cielo e sono certa che da lassù continuerete a fare festa. Lo stare insieme, condividere parte della storia della nostra famiglia ha costruito e reso feconda la nostra amicizia fondata sulla stima e affetto reciproco, ingredienti che ci hanno permesso di camminare sempre… in sintonia! Grazie Anna per la tua saggezza e soprattutto per come hai vissuto il tempo della tua malattia. Senza tanti diplomi o studi vari ci hai dato una bella lezione di vita da meditare. 
saluto ad anna
 
La sera del 25 maggio 2013 Anna Santi lasciava serenamente questo mondo ed è tornata alla casa del Padre. Pubblichiamo il saluto che Anna Maria ha letto durante il funerale e nome di tutte. A nome di P. Albino e di tutta la Compagnia Missionaria ti salutiamo carissima Anna, Dirti grazie è poco per tutto quello che abbiamo ricevuto in questi 55 anni di vita nella CM. Parlare di te Anna è semplice. Semplice perché la tua vita l’hai vissuta nella semplicità nel servizio umile, in una normalità, fatta di piccole cose ma che hanno reso grande la tua vita. Chiunque sia passato da via Guidotti ha potuto assaporare la dolcezza dell’accoglienza che sapevi darci. Hai accompagnato ciascuna di noi nelle varie missioni e apostolato. Pur rimanendo sempre qui a Bologna conoscevi tutte le realtà della CM. Sapevi raggiungere tutte, con un biglietto, con un saluto ma soprattutto ci hai sempre accolto, consolato, stimolato. Sei stata, per molte di noi, rifugio nei momenti di difficoltà, ci hai educato al lavoro… ci hai insegnato a mettere il grembiule del servizio, accanto a te c’era sempre qualcosa da fare… edificante sempre la tua puntualità alla preghiera, senza indugi e facili indulgenze. Cara Anna, sì, ci mancherai… ma siamo certe che continuerai a chiamarci con i diminutivi che solo tu potevi pronunciare ed ora ci raccomanderai davanti al tuo e nostro Signore che hai amato e servito. Questa capacità di accoglienza non l’hai esercitata solo con noi missionarie e familiares, ma con chiunque ha varcato la porta di via Guidotti, da chi era di passaggio ai fornitori, l’elettricista… l’idraulico… i muratori… e ti interessavi delle loro famiglie e loroti portavano a conoscere i loro figli e ti preoccupavi… e oggi sono qui anche loro a darti il saluto. I poveri che bussavano alla porta quando non hai potuto più ascoltarli si sono sentiti un po’ orfani. Nel tuo cuore c’è un posto particolare per la tua unica nipote Carla, per suo marito e per il piccolo Filippo. Ora sarai accanto a loro e la tua preghiera li proteggerà. Grazie Anna anche per come hai vissuto, soprattutto in questo ultimo periodo, la malattia, serenamente senza averci mai fatto mancare il tuo sorriso. La Vergine Maria che ogni giorno hai pregato ti accolga e ti accompagni in paradiso!
ricordo di anna
 
Il ricordo di Anna è così intenso e vario che ciascuna di noi può fare emergere alcuni aspetti senza annullare tanti altri.  Pensando a lei ritorno agli anni novanta e alla condivisione della casa che ambedue amavamo. Io arrivavo da Lisbona e da una casa di cui ero veramente il cuore; potevo esserlo anche nella grande casa di Via Guidotti? In quegli anni Anna era ancora abbastanza attiva e aveva in mano tutta l’organizzazione della casa e la cucina era ancora il suo piccolo regno. Passavamo tutte da lì quando si usciva e quando si entrava per fare un saluto, una confidenza, per dire dove andavamo. In quegli anni Centro e gruppo centro era una realtà unica e, appena arrivata, mi sono trovata ad essere anche la Responsabile del gruppo. Oltre a tutti gli incarichi quello che veramente desideravo era di essere il cuore della casa e, penso che sono riuscita ad esserlo, non in concorrenza con Anna ma in profonda sintonia e comunione con lei. C’è stata tra di noi una intesa profonda anche nel modo di gestire la casa, i suoi spazi e l’accoglienza che questa permetteva. Rimanere e tessere Sono due verbi che mi trovo a mormorare quando penso ad Anna. C’era in lei la «vocazione a rimanere»; infatti è l’unica missionaria di vita fraterna che ha fatto sempre parte dello stesso gruppo – quello di Via Guidotti. Ma questo non era indisponibilità al cambiamento o chiusura; no, faceva parte della sua vocazione specifica dentro alla grande vocazione CM. «Rimanere» per costruire uno spazio di accoglienza e di convergenza, per dei servizi umili ma importanti nel seno di una famiglia, rimanere per essere di contrappeso alla diaspora, all’andare e venire che ha sempre caratterizzato la vita di Via Guidotti. L’accoglienza la faceva prima di tutto all’interno del gruppo e della CM (penso al suo rapporto con tutte le missionarie più giovani, anche quelle che erano lontane) ma la estendeva a tanti altri. E allora, viene l’altro verbo: «tessere». Aveva infatti una incredibile capacità di tessere dei rapporti che formavano un tessuto largo, vario e consistente. La gente che frequentava la Casa per ferie, che viaggiava con l’ITER (anche lei è stata una viaggiatrice abituale), le studenti che si ospitavano in casa nostra, la gente di Vaiano, i lavoratori e gli operai che lungo gli anni hanno servito la nostra casa, i familiari delle missionarie, i poveri…Non erano rapporti superficiali; ho potuto costatare che per alcuni Anna è stata un punto di riferimento fondamentale come lo poteva essere una madre. Negli anni in cui ha lasciato il lavoro della cucina e ha preso quello del telefono questa vasta rete di rapporti ha continuato e si è ancora di più rafforzata. E il suo piccolo studio era punto di passaggio obbligato per tutte/i quanti entravano e uscivano di casa. Tutto ci parlava dello spessore di una presenza che sapeva «rimanere e tessere»; rimanere con tranquillità al suo posto e tessere «guardando lontano», come ci invitava P. Albino. Fiducia in Dio e nella CM Il nostro Statuto ha scolpito in Anna alcuni atteggiamenti fondamentali; per esempio quello di «rimanere al proprio posto, con serenità di spirito e di volto, anche quando è necessario molto sacrificio, il sapere vedere ciò che deve essere fatto per prevenire la preoccupazione e la fatica altrui», quello di accettare «con serenità la povertà dei nostri limiti personali, familiari, comunitari e sociali, per servire Dio e i fratelli secondo le possibilità ricevute». Tutto questo l’a aperta «alla beatitudine evangelica di coloro che soprattutto in Dio ripongono le risorse del loro coraggio e della loro speranza» (cfr. St. 57). L’anzianità e la malattia sono state compagna di viaggio negli ultimi anni della vita di Anna. Ma anche in questo periodo non l’ha abbandonata la beatitudine della fiducia e della speranza. Fiducia in Dio, certamente, ma anche fiducia nell’Istituto di cui si sentiva parte integrante. Quando il gruppo di Via Guidotti, per motivi di ristrutturazione della casa, ha dovuto andare in diaspora, anche a lei è toccato andare fuori casa: è stata ricoverata a Villa Iris, una casa di riposo a Casalecchio di Reno. Sappiamo che non si è mai sentita buttata fuori casa, che non si à mai lamentata, che ha accettato questa situazione di passaggio, comprendendone le motivazioni e fidandoci delle sue sorelle. Fidarci di Dio è fidarci anche delle mediazioni che Lui ci offri nel nostro cammino. Anna, che come abbiamo detto sopra, è sempre vissuta in Via Guidotti, è morta anche in questa casa; è precisamente la prima missionaria a morire in questa casa. Trovo questo profondamente simbolico! In due momenti in quel giorno ci siamo radunate/i intorno al suo letto. Sapevamo che forse l’ora del passaggio era arrivata. Nel primo c’era anche P. Bruno Scapin che l’a accompagnata in questi ultimi anni e P. Albino al fianco del suo letto; noi disposte intorno come una corona di affetto e di intercessione…e poi più tarde, quando alla fine dell’adorazione, Anna Maria ci chiamò e siamo corse tutte. E tutte l’abbiamo accompagnato in quel suo passaggio, in quel suo esodo. Drammatico e semplice, allo stesso tempo. Quella sua camera, con la grande finestra sul parco, era il mio ufficio negli anni novanta. Uno spazio carico di vita, denso di vissuti CM che, con questa morte, diventa spazio sacro, richiamandoci ad una vita vissuta in pienezza e in radicale adesione al Dio-Amore che ci conduce, come singole e come Famiglia. In questo periodo assembleare, alla camera di Anna, come ancora viene chiamata, sono state destinate Mudji e Antonieta. Credo che Anna sarà stata molto soddisfatta di queste ospiti.
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
Via A. Guidotti 53, 40134 - Bologna - Italia - Telefono: +39 051 64 46 472

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