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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 15 / 03 / 2019
    FESTA DELL\'ECCOMI
    A S. Antonio Abate (Italia) il 24 marzo; a Funchal (Madeira) il 27 marzo; in Guinea Bissau il 30 mar... Continua
  • 15 / 03 / 2019
    FESTAS DO EIS-ME AQUI
    Em Santo António Abate (Itália) , 24 de março; en Funchal (Madeira), 27 de março; na Guiné, 3... Continua
  • 15 / 03 / 2019
    FIESTAS AQUI ESTOY
    En San Antonio Abad (Italia) el 24 de marzo; en Funchal (Madeira) el 27 de marzo; en Guinea Bissau e... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSEJO CENTRAL
    8 - 10 de mayo 2019, en Bolonia... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSELHO CENTRAL
    8 - 10 de maio de 2019, em Bolonha... Continua
  • 11 / 03 / 2019
    CONSIGLIO CENTRALE
    8 - 10 maggio 2019, a Bologna... Continua
pane… spezzato
 
Una  breve riflessione di una mattinata un po’ diversa dal solito. E’ quanto abbiamo vissuto della festa dell”Eccomi” svoltasi a Bologna ,nella nostra casa di Via Guidotti 53, il 25 marzo festa dell’Annunciazione. E’ un appuntamento ormai consolidato, vissuto come famiglia, al quale NOI CM rispondiamo in diversi modi e altrettanti stili, a secondo della realtà dei continenti e delle città, dove siamo presenti. La nostra casa di Bologna è considerata Centro CM. Alcuni giorni prima ci arrivavano echi sulle date e iniziative che altri gruppi CM avevano stabilito per questo avvenimento: dal Portogallo, Mozambico, Indonesia, Cile, Argentina… Queste notizie ci sembravano piccole luci , fari luminosi che pian piano si accendevano per illuminare le strade del mondo, ma avevano anche il potere di farci sentire in comunione di cuori e di ideale, cancellare le distanze tra noi, accogliere risposte concrete al “Noi CM”. Così succede ogni anno quando i gruppi, missionarie, familiares e amici ricordano e celebrano insieme il Si di Gesù e di Maria:” Ecce Venio – Ecce Ancilla”. E’ una adesione quasi unanime fatta di riflessione, preghiera e ricordi condivisi tra noi e che abbiamo voluto chiamare semplicemente: “Festa dell’”Eccomi”. E’ diventata uno spazio di accoglienza per vivere e condividere insieme la spiritualità, il carisma, il senso missionario , l’amicizia. Anche questa volta ci siamo ritrovati: missionarie, alcuni amici, e una buona rappresentanza di Padri dehoniani. Quest’anno noi missionarie di Bologna abbiamo creduto opportuno riflettere sul tema che la nostra chiesa ha stabilito per l’Anno del Congresso Eucaristico Diocesano ( dal 13 novembre 2016 all’8 ottobre 2017): “Voi stessi date loro da mangiare”. Ci ha aiutato nella riflessione p. Marco Bernardoni SCJ. P. Marco nella sua introduzione ha riassunto bene la motivazione: Un’idea felice che onora il respiro ecclesiale della Compagnia Missionaria del Sacro cuore, il suo desiderio ovunque si trovi, di mettersi al passo e al servizio della Chiesa locale. Il tema è stato presentato con entusiasmo e convinzione. Oltre a farci riflettere ci ha suggerito alcune indicazioni per continuare con fedeltà in questo cammino e ci ha soprattutto provocato a “ trovare la spiritualità adeguata a questo passaggio di epoca Si tratta,dunque,di intuire le direzioni verso quali lo Spirito spinge la Chiesa”. Le risonanze e interventi dei presenti hanno arricchito la riflessione. Ci sembra di aver trovato risposte adatte anche per rispondere all’obiettivo che si vuole raggiungere in questo anno del Congresso Eucaristico presentato dal nostro Vescovo Matteo:”…Gesù ci insegna a rispondere alla fame di tanti. Per farlo non dobbiamo cercare capacità particolari o possibilità straordinarie, che non avremo mai, ma solo offrire il poco che abbiamo e condividerlo, affidarlo al suo amore perché tutti siano saziati, noi e il prossimo”. Una mattinata trascorsa nell’ascolto della Parola, nella condivisione, nella semplicità, nell’amicizia. Il depliant che avevamo preparato come invito alla festa diceva: “Desideriamo condividere con ciascuno/a di voi una mattinata di amicizia, riflessione e gioiosa convivialità”. Nel nostro piccolo possiamo dire che ci siamo riuscite, perché il poco che avevamo lo abbiamo condiviso. Al termine dell’incontro abbiamo voluto concretizzare attraverso un simbolo la continuità di questa condivisione, anche fuori dal nostro ambiente: a ogni partecipante è stato consegnato un piccolo pane, non come semplice ricordo, ma come “segno concreto” da spezzare e condividere una parte, con chi ci è vicino. Pane per un cammino insieme! Santina Pirovano
effondere l’amore
 
Sabato 11 Marzo come gruppo CM Lombardia Liguria ( familiares e missionarie), abbiamo vissuto  con un gruppo di amici la festa dell'Eccomi. E' stato bello preparare insieme questo evento ed è stato bello presentarci così come siamo: laiche/i che vivono diverse realtà condividendo la spiritualità che li rende famiglia all'interno della Compagnia Missionaria del Sacro Cuore. Abbiamo voluto presentare con dei power point e due video le nostre realtà: i familiares, le missionarie, come entrambi viviamo l'Eccomi e la missione là dove il Signore ci chiama. Non abbiamo offerto una conferenza bella e arricchente tenuta da qualche padre come solitamente avviene; abbiamo voluto inviare il messaggio che chiunque è chiamato a fare della sua vita un Eccomi. Nell'immaginario collettivo le missionarie o i missionari, sono eroi che lasciato tutto.: casa, lavoro , affetti..., si trasferiscono in Paesi poveri per aiutare e portare Cristo a poveretti bisognosi di tutto, salvo poi, scoprire che Cristo lo si incontra lì e che quello che si porta è proprio poco rispetto a quello che si riceve. Si pensa di non essere in grado di appartenere a questa schiera di eroi e si fa quel che si può raccogliendo soldi per qualche progetto, visitando l'amica missionaria e raccontare poi in che stato di indigenza l'ha portata a vivere la sua scelta ( o il suo sì), tutto in perfetta buona fede ; non vorrei essere fraintesa. Quello, però, che mi è sembrato un messaggio bellissimo e forte , è stata la conclusione di un'intervista di Anna Maria Berta che abbiamo presentato come video, in cui dice: “ [...]la donna africana va aiutata ma va soprattutto amata”. Questa è la chiave giusta per vivere la missione: AMARE. Vuol dire diffondere ed effondere l'amore come un olio profumato. Andare incontro all'altro con le nostre fragilità e le nostre paure e accogliere le sue fragilità e le sue paure. Maria con il sui SI ha vinto le sue e ha contribuito a cambiare il mondo. Il messaggio è ,quindi , che ognuno di noi: missionarie, familiares, cristiani, uomini e donne di buona volontà, è chiamato a dire il suo SI' dove la vita lo pone, sia l'Africa, L'America Latina ,L'Asia, una città della Liguria o un piccolo paese del Piemonte. Ovunque “ dobbiamo imparare a penetrare le cose e trovarci Dio” ( Master Ekard) ed a accoglierlo, aggiungo io; l'Africa ci viene incontro e noi ne abbiamo paura, vediamo un nemico e ci chiudiamo a riccio e non ci accorgiamo che questo atteggiamento ci porta alla morte. Noi realizziamo la nostra umanità quando sappiamo entrare in relazione, quando si esce da se stessi per vivere in comunione con Dio, con gli altri, con l'ambiente( cfr LS 240). Chiedo scusa, mi sono fatta prendere la mano dalle mie riflessioni e forse sono uscita dal “seminato” però credo sia stato bello presentare i nostri Pawr point con l'intento di cui sopra. Subito non c'è stata una grande risonanza ma nel momento conviviale che è seguito, parlando a tu per tu con alcune persone si è proprio giunti a questo: il Signore chiama tutti e alla nostra risposta generosa segue la scoperta che il regno di Dio è anche nell 'infinitamente piccolo delle cose che ci circondano e che non vi sono eroi irraggiungibili e mediocri scontenti. Termino con: C'è una buona notizia e una cattiva. La prima è che anche in un mondo dominato da titanici centri di potere finanziario, costruire il bene comune e accrescere la possibilità di decidere veramente delle nostre vite è ancora possibile. La seconda è che non possiamo farlo mettendo semplicemente una croce su una scheda e poi tornare a guardare le TV. ( Noam Chomsky) Maria Dolores Biggio.
a monguelfo l'amore di dio mi invade
 
Il mio lungo silenzio può apparire di “morte”, ma non è così. Come sapete continuo a vivere, con grande sofferenza, il fatto della sparizione dal luglio 2015 di mia sorella Isabel. L’abbiamo cercata costantemente, ma non sappiamo come e dove trovarla. Questa situazione mi ha impedito di dare la mia collaborazione nella nostra Casa per Ferie a Monguelfo, attività che risale quasi alle origini della CM e che considero come una grande missione e nella quale mi piace collaborare. Nel 1989 lasciai la mia bella “Isola dei fiori” (Madeira) e l’immenso Oceano Atlantico per andare a Siusi, piccolo villaggio sulle Dolomiti per dare lì il mio contributo di lavoro in questa espressione della nostro missione e me ne innamorai immediatamente. Nonostante la difficoltà della lingua, non sapevo niente di italiano, mi sono adattata con molta facilità e, durante i quattro anni trascorsi lì, ho sentito che vivevo, con molta gioia, la mia vocazione di consacrata secolare. Posso affermare che mi ha subito affascinata la simpatia delle missionarie e delle persone in generale, la grandiosità degli immensi prati verdi e delle montagne che sembravano raggiungere il cielo. Da allora ho scoperto che il lavoro nella Casa per Ferie è davvero un grande campo di azione missionaria. Sono rimasta incantata! La missione in quell’attività era ed è come sentire l’infinito dentro e fuori di me stessa. Lì c’è tempo per tutto: Eucaristia, adorazione, comunicazione con gli ospiti, fare passeggiate, contemplare la natura e far proprio il servizio affidatoci a secondo delle varie esigenze. Quando tutto è ben organizzato, ci sentiamo in armonia. Tante volte ho detto al mio gruppo di Funchal che, quando do la mia collaborazione a Villa San Giuseppe, Monguelfo, sento che l’amore di Dio mi invade. Non trovo parole per descrivere la felicità che provo in questo campo di missione. Siamo consapevoli che la nostra vita non è esente da tensioni, conflitti, difficoltà e, perché “l’amore domini tutte le espressioni della nostra vita e appaia evidente nella testimonianza espressa mediante la vivacità della donazione, il sorriso, la semplicità, l’accoglienza…” (Statuto CM n.9), bisogna saper perdonare e essere misericordiose come è misericordioso il Padre nostro. Tutte le volte che do la mia disponibilità al servizio nella Casa per Ferie, mi sento nella famiglia CM e, per questo, non mi limito a quei servizi che mi sono affidati, anzi, spontaneamente mi offro per altri servizi e, a volte, prendo l’iniziativa di curare anche i fiori e l’orto…Sono consapevole che lì non sono un’impiegata, ma una missionaria in missione che cerca di fare tutto con amore e gioia e, come ho detto sopra, c’è tempo per tutto, anche per la siesta. Ringrazio per le preghiere che avete fatto per me e per la mia famiglia. Riconosco che Dio ha fatto in me cose grandi e credo che solo la grazia può trasportare le montagne. Per tutto cantiamo: Magnificat!
50 anni di consacrazione
 
La mia  storia di consacrazione a Dio nella Compagnia Missionaria del Sacro Cuore di Gesù, è iniziata il 29 settembre 1965,con la prima emissione dei voti di castità, povertà e obbedienza, a Bologna nella sede centrale dell’Istituto. In quel giorno, mentre mi avvicinavo all’altare per pronunciare il mio SI, mi uscirono spontaneamente dal cuore queste parole: “Prendi, Signore tutta la mia vita, dammi il tuo amore e la tua grazia e mi basta”. Lo Statuto della Compagnia Missionaria al N° 2 dice: “scelte da Dio, scegliamo Dio, come unico bene della nostra vita. Queste parole, hanno rimosso dal mio cuore, timori, paure, incertezze ect., convinta veramente che era Dio che mi era venuto incontro, mi aveva chiamata, cercata e incoraggiata a seguire Gesù; Lui voleva essere il mio unico sposo. Si, sebbene sperimentavo tutta la mia limitatezza, fragilità e incapacità, ebbi la forza di andare avanti certa che c’era Gesù con me. Sono passati 50 anni, e non mi sembra vero, perché è come se fosse ieri; il tempo è volato, anche perché ho lasciato dietro a me ogni dubbio ed ogni paura e mi sono fidata di Lui. In questi 50 anni, Dio è sempre stato con me, non mi ha lasciata sola, non mi ha fatto mancare nulla. In particolare: - la sua grazia, Lui, ha posto nel mio cuore il desiderio della preghiera, di una profonda comunione con Lui, cuore a cuore e gioiosamente quella comunitaria. La forza della preghiera mi ha sempre fatto desiderare il bene, anche quando non era facile, ma la sua grazia in me ha lavorato rendendomi capace di discernere ciò che era gradito a Dio, ai fratelli e sorelle. - Inoltre, ho fatto forte esperienza della fedeltà di Dio. Mi ha reso forte e capace di stare con Lui, di non venire meno agli impregni presi. SI, Dio è fedele e la sua fedeltà è la mia forza, il mio coraggio, entusiasmo e audacia. - Altra grazia molto bella e particolarissima è stata ed è la sua misericordia, cioè sentirmi sempre amata e accolta con tutta me stessa, e dandomi la forza di ricominciare ogni volta che la mia fragilità mi si imponeva e mi si impone. In questi 50 anni di vita consacrata, ho avuto grazie particolari di cui, per dare gloria a Dio, voglio fare memoria, perché Lui ha fatto tutto in me; io nella mia povertà non potrei nulla. Non posso non fare memoria della presenza di Padre Elegante nella mia vita. Lui è stato lo strumento che mi ha guidata, aiutata a vivere in Dio, con Dio e per Dio, aprendomi orizzonti perché il regno di Dio si estendesse a tutti. Inoltre un ricordo va anche alla mia famiglia naturale, che sebbene erano contrari alla mia scelta, dopo erano orgogliosi di me e mi hanno sostenuta sempre, aiutata e voluta bene. Il mio ricordo va anche ad ogni sorella della Compagnia Missionaria che con amore, tenerezza e rispetto mi sono state vicine e aiutata nel mio cammino. Non posso no ricordare i sacerdoti che ho incontrato nel mio cammino, e quanto bene ho ricevuto da tutti. Quando c’era l’occasione e potevo recarmi nelle loro parrocchie per testimoniare la mia gioia missionaria e ricordare che tutti mediante il Battesimo si è missionari, era per me e per tutti loro motivo di grande gioia e gli inviti si ripetevano, (in particolare quando mi recavo in Sardegna per un periodo di riposo e per stare con i miei). I miei giorni erano sempre pochi per rispondere alle esigenze di tutti, ma nella misura del possibile mi rendevo disponibile. Inoltre a tante altre, tantissime persone va il mio grazie, e in particolare alla comunità di origine: Atzara: ad Atzara ho ricevuto il Battesimo, il sacramento della confermazione, e sono cresciuta nelle file dell’Azione cattolica, ed ho ricevuto tantissimo. Tutti ad Atzara, mi ricordano, mi hanno voluta molto bene e continuano a volermi bene, ho sempre sentito tutti molto vicini con la preghiera e l’aiuto anche materiale per la mia attività missionaria. Dopo la prima emissione dei voti, ebbi un bellissimo dono datomi da Dio, ma offertomi dal Padre Fondatore: lui mi chiese se volevo andare in missione, in Mozambico. Era questo il mio forte desiderio, cioè consacrami a Dio per aiutare tutti, i vicini e i lontani. La missione è un grande dono, ma è una bellissima rosa con tante spine, che non si può fare a meno di amare: si ama, si ama tanto, perché i fratelli e le sorelle a cui sono stata inviata mi hanno accolto con cuore grande, aperto e generoso. In tutti ho trovato una grande sete di Dio, aspettano e amano tanto i missionari e le missionarie. SI, rendo grazie al mio Dio per quanto ho vissuto in terra Mozambicana, per la gente che ho incontrato, curato, i bimbi che sono nati, i lebbrosi che ho avvicinato, i tubercolotici che ho curato; i catechisti con i quali ho lavorato, le comunità cristiane con le quali ho pregato e sofferto con loro. A distanza di tempo, tanta gente è ancora presente nel mio cuore e nella mia preghiera, la missione non finisce mai. Ora che vivo a Bologna sto facendo una raccolta di “perle” per me sono perle, mentre non è così per tutti. Cioè mi trovo con la fragilità che è propria della mia età, ma che mi aiuta a vivere in stato di missione. Spesso mi trovo a percorrere strade su cui ho camminato, e questo in Italia, in Portogallo e in Mozambico. Sento vivo in me la forza dello Spirito che mi sospinge, mi fa sognare e desiderare, ed io voglio accogliere con tutta sincerità lo Spirito Santo, perché mi aiuti sempre a dare il primato a Dio e ogni giorno fargli quello spazio necessario perché possa operare in me. Maria, Madre, Guida e Custode della Compagnia Missionaria, è per me il modello che mi aiuta a riconoscere l’azione di Dio e dargli tutto lo spazio nella mia vita. Anch’io con Maria esclamo: l’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore! Ecco ho raccontato in breve ciò che Dio ha operato in me durante questi 50 anni, e voglio rendergli grazie e lodarlo per tutta la mia vita. Elisabetta Todde In questa tappa della mia lunga vita che segna il mio 50mo di consacrazione, mi porto dentro stupore, gioia e lode al Dio Amore per avermi creata, voluta, amata, chiamata alla sequela di Cristo Gesù nella Compagnia Missionaria del S. Cuore; per avermi portata, ri-generata, inviata… per un servizio umile, nascosto, da me offerto e vissuto come sacrificio d’amore e di riparazione perché il  Regno di Dio raggiunga tutti i cuori. Durante questo anno ho pensato e penso spesso ai miei 50 anni di consacrazione. E ogni volta mi sale dal cuore un inno di benedizione a Dio Trinità perché in tutta la mia vita mi ha riempita dei suoi immensi doni; mi ha ricolmata della sua grazia; ha avuto pietà, da sempre, della mia pochezza, fragilità, meschinità. Sì, il 50mo della mia consacrazione è soprattutto rivelazione dell’amore fedele, paziente e misericordioso del Padre che, nel suo Figlio dal cuore trafitto, mi ha amato fino alla fine. Per questo sento che l’essere stata chiamata come missionaria del s. Cuore è il dono più prezioso che abbia ricevuto nella mia vita. Un dono che sento vivo e vitale in me, nel concreto del mio vivere quotidiano. Un quotidiano che cerco di vivere in docilità filiale, in solidarietà fraterna, in dimensione oblativa e con uno sguardo continuo, ampio e attento al mondo con le sue gioie, speranze, conflitti, grida di aiuto… Solo così, portando in me la Parola di Dio e vivendo con questa attenzione – apertura – servizio …, sento che la mia vita ha un senso e mi genera dentro una profonda pace e serena gioia, frutto dello Spirito Santo, invocato quotidianamente. Una pace e serena gioia che rimangono anche nelle situazioni di conflitto, di fatica, di incomprensioni… che inevitabilmente segnano il cammino di tutti. Sì, sono profondamente grata al Padre, al Figlio dal Cuore Trafitto e allo Spirito Santo per come hanno “segnato” la mia vita; a Maria che mi è sempre stata madre, guida e custode sapiente. E il mio grazie profondo e affettuoso va anche a tutta la Compagnia Missionaria, che ho sempre sentito come la “mia” preziosa e cara famiglia nella Chiesa; a p. Albino che, obbedendo alla voce dello Spirito Santo, ha dato origine con coraggio, fede e concretezza alla CM. Sento importante infine dire il mio grazie anche a tutte le persone che Dio Amore ha messo sul mio cammino, a partire dalla mia amata famiglia di origine e a tutta la Famiglia Dehoniana . Sì, grazie per come ogni persona, a suo modo, anche chi certe volte non mi ha compresa, mi ha aiutato a crescere come donna e come missionaria CM. E, se per tutto quello che è stato dico un grazie pieno di gioia e gratitudine, per quello che sarà dico un sì nell’abbandono pieno alle mani del Padre perché “Lui è mia roccia e mia salvezza, mia difesa: non potrò vacillare” (Sal 62). Marta Bartolozzi
il sorriso di p. albino
 
15 marzo: festa dell’ECCOMI e commemorazione di P. Elegante a S. Antonio Abate. Un giovane, figlio dei familiares  Gennaro e Lucia, offre il suo ricordo Da bambino, di volta in volta, mi ritrovavo a trascorrere delle domeniche a seguito dei miei genitori, i quali si incontravano con delle persone per meditare sulla vita di un certo Gesù. Non capivo cosa realmente facessero, ma vedevo in loro e nei loro amici tanta felicità e gioia, la stessa che provavo io nel giocare con gli altri bambini che in quelle circostanze incontravo. Gli incontri si tenevano regolarmente con cadenza, se non erro mensile, ma durante l’anno si verificava un evento particolare i cui preparativi iniziavano anzitempo: l’arrivo di Padre Albino. Sapevo che si trattasse del fondatore del gruppo e percepivo che la sua presenza fosse importante e sentita da tutti, poiché era proprio grazie al suo lavoro che questi amici potessero incontrarsi e pregare … ed io giocare! Fondatore è un termine che trasmette un’immagine di forza, coraggio ed impeto. Non nascondo che sentivo anche un po’ di turbamento alla notizia che all’incontro successivo padre Albino sarebbe stato presente. Arrivato il giorno tanto atteso, vedevi venirti incontro un uomo dalla corporatura minuta, occhi dolcissimi protetti da occhiali tondi, capelli bianchi e grandi orecchie. Insomma, del mito tanto temuto nessuna traccia. Ma qualcosa di particolare c’era ed era talmente palese che non è possibile non ricordare: il sorriso. Quest’uomo dall’accento “strano”, nonostante la tanta timidezza che avessi nell’incontrarlo, finanche a nascondermi dietro le gambe di mamma, mi donava un sorriso coinvolgente tale da far scomparire qualsiasi broncio. E allora, forse qualche potere ce l’ha… sa farti felice! Crescendo riesci a valutare le cose in un’ottica diversa e ad ampliare il raggio d’azione delle tue analisi sulla base delle esperienze vissute ed in virtù dell’educazione ricevuta. Oggi, posso affermare che la forza di padre Albino era proprio nel suo sorriso. Viene da chiedersi come sia possibile munirsi di quel sorriso. Cerchi, invano, una risposta nel mondo materiale, d'altronde, in tale contesto, è impossibile trovarla! La tua ricerca termina solamente in Cristo, nell’amore di Cristo. È l’incontro con Lui a donarti il vero amore, lasciandoti l’onere di trasmetterlo al prossimo. Il coraggio di Padre Albino è stato quello di rendersi disponibile a Cristo. Egli ha messo la sua vita al servizio della chiamata e ha dato esecuzione al progetto che Dio ha disegnato per lui. L’impeto mostrato nella sua evangelizzazione in terre così lontane è il frutto della vicinanza con Dio, fidandosi di Dio egli ha superato limiti impervi. Le difficoltà, infatti, nella sua opera non sono affatto mancate ma, sostenuto dal Cuore di Gesù, è riuscito ad attuare le sue idee. Grazie P. Albino, grazie per la Compagnia Missionaria, per le Missionarie e i Familiares. Grazie per aver contribuito indirettamente alla mia formazione umana e spirituale. Salvatore Mercurio
50 anni di consacrazione: un possibile tempo di santità
 
Ho inaugurato il mio cinquantesimo di consacrazione ponendomi delle domande: Che cosa è successo col passare degli anni nella mia vita personale? Che esperienza si è andata delineando in me? A 16 anni mi sono messa al seguito del Signore. Ho trovato qualche difficoltà di adattamento ma, sorretta dalla novità di vita, non è stato nemmeno molto difficile. Dopo la consacrazione, mi sono inserita prima nel campo sanitario poi nell’ambito parrocchiale e nella scuola. In tutti questi ambienti ero stimolata a visualizzare la risposta alla mia vocazione. E’ stata come una seconda chiamata, che non era propriamente un’altra rispetto alla prima, ma era il ritrovamento della prima e unica vocazione ad un livello di maturità maggiore, passando attraverso il crogiolo di piccole e grandi difficoltà distese negli anni. Infatti lo svolgersi dell’esistenza, con tutti i suoi risvolti, permette di scendere dalla superficie delle cose alla loro profondità. Entrando nella CM, ho scelto la vita fraterna, che vuole dire disponibilità per i vari servizi dell’Istituto. Mi sono trovata così a vivere in cinque gruppi CM, inseriti in contesti diversi, che mi hanno dato modo di conoscere tante persone e situazioni che hanno segnato la mia crescita. Vivendo con la gente mi è capitato di scoprire delle persone vere, con una fede viva, appassionate della Parola di Dio, gioiose nel dedicarsi ai poveri. Erano un dono per la comunità, ma personalmente le ho avvertite come un ammonimento che mi umiliava e feriva. Ho impiegato un po’ di tempo a capire che l’orgoglio era molto di più di quanto volevo ammettere, per non dire che in qualche circostanza è stato la molla di alcuni impegni. Questa potatura mi ha aiutata a costruire relazioni umane e mi ha disposta a valorizzare di più la limpidezza di alcune persone che con una parola, un silenzio, un sorriso e perché no, un richiamo, mi hanno fatto capire in quale direzione andare, quale lettura delle cose fare, quale salto di qualità la mia vocazione si aspettava Diverse ma unite E che dire della vita all’interno dei gruppi CM? Quando si vive gomito a gomito, bisogna escludere logiche individuali di impostare un cammino, per proseguire tutte insieme. Non si può “tagliarsi fuori” perché si commette un errore che condiziona il futuro. Infatti, quando ho lasciato spazio al mio individualismo, sono entrata in una pericolosa condizione di solitudine e ho mancato di carità, mostrando indifferenza nei confronti delle altre poiché non sostenevo in modo costruttivo il cammino di ciascuna ed il lavoro comunitario. Ancora una volta la sconfitta mi ha fatto rimbalzare al “si” pronunciato nel giorno della consacrazione perché è questa l’elemento fondante delle relazioni all’interno della nostra famiglia. Siamo nell’anno dedicato ai consacrati che coincide per caso col mio cinquantesimo di consacrazione. Questi due anniversari mi sollecitano non solo a guardare i decenni passati ma ad acquisire una maggior coscienza di me stessa. Mi trovo quotidianamente a valutare le cose che faccio. Mi domando se la mia relazione con Dio è scandita dall’orario di preghiera che il gruppo si è dato o se cerco il colloquio anche quando il tempo è poco; se sono fedele a questo appuntamento col Signore anche quando lo sento un po’ lontano o ho la sensazione che stia zitto o che finga di non ascoltarmi. Tengo molto all’adorazione, a conclusione della giornata, perché è un invito a verificare quanto la mia vita è centrata sull’Eucarestia e se l’adorazione diventa il luogo vivente di quell’atto fondante che si chiama consegna di sé, comunione. Mi trovo spesso a verificare se la mia disponibilità di servizio è una cosa seria o se inseguo le mie idee e i miei progetti. Imploro il Signore di aiutarmi a costruire relazioni vive nonostante le delusioni e le fatiche. Allo Spirito Santo chiedo di darmi il coraggio di lasciar fuori dai miei pensieri, dalle mie parole e scelte ciò che non sta dentro il perimetro della carità. In profondità tra chiamata e progetto L’esperienza mi dice che dietro le pieghe delle fatiche e anche delle tentazioni, ci sta una grande grazia che può aprire le porte alla maturità. Mi son chiesta: Come procedere? Ho incominciato col chiarirmi la differenza tra chiamata e progetto. Sono due parole che ricorrono spesso nei documenti che parlano della vita consacrata. La chiamata è un cammino che non è determinato da me, ma viene da Dio, sia per i passi da compiere, sia per le circostanze dentro le quali lo si deve esperimentare giorno per giorno. Il progetto invece si riferisce a quella impostazione dell’esistenza che deriva da qualcosa che io stessa decido. Qui si nasconde la prima e grande purificazione a cui sono chiamata. Il gruppo italiano ha da poco fatto un’Assemblea per guardare in faccia la nostra realtà. Quando si tratta di andare al dunque scivolo sulle parole “dove”, “come” espletare un servizio. La sincerità dice che questi avverbi nascondono l’insidia di adottare un atteggiamento che non è più “dare carta bianca” al Signore, perché obbediscono ad una logica che ha per obiettivo il mio modo di ragionare e non quello di Dio. Perciò la prima purificazione per una fedeltà alla chiamata è sgombrare dal cuore e dalla mente l’imbroglio delle sicurezze e inamovibilità a cui sono aggrappata, per riscoprire la freschezza ed il coraggio della prima risposta. La maturità è rinvenibile solo nella fedeltà che è il “si” alla seconda chiamata. C’è anche una seconda purificazione che dovrei affrontare, che è quella di superare la paura di non farcela. La mia vita è passata attraverso fasi diverse. A volte, guardando la mia situazione spirituale, ho la percezione che la vita sia appesa a un filo e di non riuscire a vedere abbastanza per poterne costatare la solidità. Come un filo di nylon talmente sottile e trasparente da farmi perdere il senso della sicurezza. Meno male che in questi giorni recitando l’Angelus mi si è stagliata davanti la figura di Maria che si è trovata nella stessa situazione di poca chiarezza, ma le parole dell’angelo: “nulla è impossibile a Dio” l’hanno spinta a proseguire. Mi sento anche nei panni di quell’alpinista che, preso dalle vertigini, non aveva più il coraggio di guardare verso il basso, ma di seguire con lo sguardo la parete a cui era aggrappato, sotto pena di staccarsi e di non potere più avanzare. Perciò, per superare la paura di non farcela, non mi resta che scoprire e credere nelle parole del vangelo: ”questo è possibile a Dio”. Sono parole che esigono un affidamento, richiedono di sciogliere le ancore delle certezze per abitare col Lui. Lo stesso concetto è riportato dallo Statuto quando dice che la fedeltà alla vocazione esige una spogliazione interiore, chiede di lasciar cadere le infondate ambizioni, di coltivare l’ umiltà; suggerisce di chiedere al Signore che i sentimenti del suo cuore diventino i nostri; sollecita ad aprirci alla speranza per riscoprire con verità ben maggiore di prima ciò che abbiamo sempre pensato di essere e di vivere. Come si vede sono piccole tappe ma che dispongono a passi semplici e straordinari. Ascoltare la voce che ci abita Mi piace concludere questa mia riflessione con alcuni riferimenti biblici che mi hanno accompagnato in questo ultimo anno. Il salmo 102: “Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome”. Sosto sul riferimento “tutto quanto è in me”: corpo, psiche, sentimenti, pensieri e scelte. Tutto. La trovo una preghiera giusta per l’età della giovinezza, della maturità e della terza età. Al capitolo 40 del libro delle “consolazioni” di Isaia si legge: “Dio non si affatica né si stanca. Egli da forza allo stanco e moltiplica il vigore allo spossato”. Più avanti riferendosi agli uomini dice: “Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano e cadono, ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi”. Queste parole di Isaia mi fanno venire alla mente quelle di Gesù: “Venite a me, voi tutti, che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 11,28). L’accento di queste frasi bibliche sta sull’affidamento a Dio in ogni età e sull’affermazione dell’effettiva presenza del Signore nella mia vita. Mi auguro di poter sentire questa voce che mi abita e di gustarne l’indicibile sicurezza e tenerezza.
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COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
Via A. Guidotti 53, 40134 - Bologna - Italia - Telefono: +39 051 64 46 472

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