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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
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Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEIA GERAL ORDINÁRIA DA COMPANHIA MISSIONÁRIA DO CORAÇÃO DE JESUS
    Realizar-se-á no CENÁCULO MARIANO em Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna – Italia ... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASAMBLEA GENERAL ORDINARIA DE LA COMPAÑÍA MISIONERA DEL SAGRADO CORAZÓN
    a realizarse en el CENÁCULO MARIANO en Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bolonia - Italia DE... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DELLA COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
    si terrà al CENACOLO MARIANO a Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna - Italia DAL 19 AL ... Continua
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anche voi pietre vive
 
Riprendiamo il discorso “La nostra Messa”, iniziato nel numero precedente di “Vinculum” (cf. Vinculum n:3, ottobre 2008, pag. 3-6), con il vivo desiderio di avere nella Messa, particolarmente la Messa domenicale, lo stimolo impareggiabile per vivere in piena donazione la nostra vocazione cristiana e CM. Mi introduco ricordando sull’argomento un passo della 1ªLetterea di Pietro: “Stringendovi a Lui (Cristo),pietra viva rigettata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio,anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio. Voi (infatti) siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale,…il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le (sue) opere meravigliose…Voi che un tempo eravate non popolo, ora invece siete il popolo di Dio”(1Pt 2, 4-10). Popolo di Dio della chiesa bolognese! Quando mons. Giacomo Lercaro fece il suo ingresso a Bologna, come nuovo vescovo della diocesi, c’era il pieno di gente in piazza Maggiore ad accoglierlo. Ma personalmente mi fece particolare impressione il saluto con cui egli si rivolse alla folla dall’alto del sagrato di S. Petronio: “Popolo di Dio della Chiesa Bolognese!”. Non avevo mai sentito un saluto espresso con parole del genere. Eppure era destinato a diventare comune nel linguaggio del Concilio Vaticano II°, che risuscitava nei suoi insegnamenti la grandezza e lo splendore del linguaggio patristico. E’ noto infatti a tutti, ad esempio, quanto insegnava S. Agostino ai fedeli di Ippona. “Per voi sono vescovo, ma con voi sono cristiano. Il primo (l’essere vescovo) è un termine di servizio e di responsabilità. Il secondo (l’essere cristiano) è un termine di grandezza e di gloria. La spiegazione di P. Duci e di S. Paolo P. Francesco Duci in un incontro di formazione, tenuto a Trento ai componenti laici della Famiglia Dehoniana, dà la spiegazione dell’affermazione di S. Agostino con quanto rilevato, per l’intera Chiesa, dal Concilio Vaticano II°. “Questo - egli dice - ebbe il merito di aver riscoperto, con vero entusiasmo la comune novità di grazia derivante dalla incorporazione a Cristo: il sacerdozio comune. attestato dalla Sacra Scrittura e a tutti partecipato dal Battesimo, la missione di annunciare il Vangelo affidata a ogni battezzato, ecc. Tutto il resto che ci differenzia, nella grazia e nelle funzioni, è rigorosamente successivo, e non può intaccare l’insuperabile eguaglianza di tutti i battezzati. Il mistero della Trinità è la vera misura della grandezza cristiana e questa è stata data gratuitamente fin dal giorno in cui siamo stati battezzati. L’apostolo Paolo esprime lo stesso pensiero, ma usando parole e immagini che forse sono più incisive. Scrivendo ai Galati egli afferma: “Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo” (Gal 3,27) L’affermazione fatta precedentemente nella stessa lettera: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20) ci permette di dare il suo vero senso all’immagine del vestito: non si tratta di una relazione tra battezzati e Cristo che rimane esterna, ma di una presa di possesso totale per la quale Cristo e il battezzato diventano una realtà sola. Tant’è vero che conseguentemente tutte le differenze umane cadono perché in Cristo tutto è pienamente unito: “Non c’è più Giudeo né Greco; non c’è più schiavo né libero; non c’é più uomo né donna, poiché tutti siete uno in Cristo Gesù (Gal 3,28). La preghiera sulle offerte della Messa del 7 ottobre La Madonna ci ha fatto un bel regalo nel giorno in cui la cristianità ha celebrato la memoria di una forma di devozione mariana tra le più popolari: la recita del S. Rosario. Nella messa del giorno mi ha particolarmente colpito, in relazione di quanto affermato finora, la preghiera che il sacerdote ha recitato sulle “offerte” che l’Assemblea aveva portato all’altare e che la consacrazione avrebbe trasformato nel corpo e nel sangue di Cristo. Ascoltiamone il testo. E’ intensamente espressivo di quanto sta per essere computo e da chi. “O Padre rendici degni del sacrificio eucaristico che si sta effettuando e fa che compiamo con sincera fede i misteri del tuo Figlio per raccogliere tutti i frutti della redenzione”. Sminuzziamo e studiamo le singole espressioni della preghiera per afferrarne tutto l’insegnamento, in relazione a quanto appreso dalla dottrina del Concilio Vaticano II°. 1) Rileviamo anzitutto l’uso del plurale. Il sacerdote sottolinea la sua presenza e la sua funzione ministeriale (=di servizio). Ma, con la sua, rileva la presenza e l’azione offerente di tutta l’assemblea. 2) E’ nominato espressamente il “sacrificio eucaristico”. Non si tratta dunque di una azione qualunque, di una presenza senza particolare significato, ma di una presenza ben qualificata. Lo afferma pure l’espressione “Celebriamo i misteri del tuo Figlio”. 3) Viene anche sottolineata la finalità della presenza del sacerdote e dell’assemblea. E’ una finalità fondamentale per il compimento salvifico della pratica cristiana: “Cogliere i frutti della redenzione”. La celebrazione fatta con fede ce li assicura. Il “come”? che ci poniamo Come raggiungere e vivere abitualmente in tutta la sua estensione di grazia il richiamo dell’insegnamento Conciliare? Dobbiamo infatti fare i conti con la nostra povertà e le mille fatuità e seduzioni che ci circondano e ci distraggono. Ricordiamo la vesticciola candida che nel battesimo ci ha significato la benevolenza di Dio e la nostra assunzione gratuita nella sua santità e nella sua sfera di vita. Ricordiamola perché ci dice che ancor oggi l’attenzione e la disponibilità di Dio è sempre protesa a donarci l’aiuto necessario per mantenerci nella pienezza del nostro rinnovamento battesimale. Dobbiamo solo sollecitarlo questo aiuto con la preghiera. Rispolveriamo, al riguardo, un brano del vangelo di Luca: “Gesù disse ai suoi discepoli: Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; e se quegli dall’interno gli risponde: Non mi importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli, vi dico che se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza. Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il vostro Padre celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!” (Lc 11,5-13) Peccato che queste parole tanto luminose noi facilmente le dimentichiamo nel turbinio della nostra fretta e delle nostre meschine preoccupazioni! La parabola invece ci insegna l’insistenza del nostro ancorarci a Dio. Questo è il principio fondamentale di tutta la dottrina evangelica sulla preghiera. Principio sgorgato dal Cuore di Gesù stesso e che egli ha reso visibile agli occhi di tutti con i suoi lunghi, lunghissimi intrattenimenti con il Padre. Quasi, quasi non gli bastavano le ore delle notte per dire al Padre il suo affetto e per consultare la sua volontà. La preghiera che sa insistere con perseveranza, fino all’importunità, se necessario, diviene una forza rivoluzionaria che sgretola lentamente quanto sa di insediamento umano e pone in evidente azione l’agire e il comportarsi di Dio. L’esortazione di P. Ornelas P. Ornelas, Superiore Generale S.C.J, nella lettere scritta ai “Carissimi Amici della Famiglia Dehoniana”, in occasione della festa del S. Cuore augura che nel nostro apporto orante a Gesù, nella nostra insistenza nel chiedere che ci inserisca profondamente nella sua vita e nella sua testimonianza, teniamo sempre presente di doverlo essere come CM, cioè nella preminenza dell’amore. Testualmente egli dice. “A tutti auguriamo che facendo sempre più nostra l’eredità di P. Dehon, posiamo assumere l’amore come elemento di vera trasformazione per noi e per gli altri. Così potremo vivere una vita serena, gioiosa e disponibile all’azione di Dio che nel cuore trafitto del Figlio si è rivelato come Amore”. E così sia oggi e sempre!
statuto dei familiares
 
CAPITOLO 1° LA COMPAGNIA MISSIONARIA DEL S. CUORE "Vi sono (nella Chiesa) diversità di carismi . Però tutti sono distribuiti dal medesimo Spirito. Egli li dona - a ciascuno come vuole; - solo e sempre per l'utilità comune". (cfr. 1 Cor 12, 4-11) "E' sempre l'unico ed identico Spirito il principio dinamico della varietà e della unità nella Chiesa di Dio. Il fedele laico (obbediente all'azione di salvezza dello Spirito) . . . deve vivere in un continuo scambio con gli altri, con un vivo senso di fraternità, nella gioia di una eguale dignità e nell'impegno di far fruttificare insieme l'immenso tesoro ricevuto in eredità". (CFL n. 20) 1. La Compagnia Missionaria del S. Cuore é un Istituto Secolare che trova nella spiritualità di amore e di oblazione, colta dalla S. Scrittura ed espressa in modo culminante dal mistero del Cuore trafitto di Cristo, l'alimento della sua vita interiore e della sua missione. 2. Questa spiritualità costituisce il carisma "specifico" della Compagnia Missionaria, il carisma cioé che, attraverso p. Dehon, le é stato donato dallo Spirito e che la fa esistere nella Chiesa con uno stile proprio. 3. La Compagnia Missionaria del S. Cuore é composta: - dalle Missionarie chiamate al servizio della spiritualità di amore e di oblazione e alla consacrazione totale di se stesse a Dio, mediante i voti di povertà, castità e obbedienza; - dai Familiares che si impegnano con una specifica promessa a vivere la spiritualità e la missione dell'Istituto. 4. I Familiares pertanto sono coloro che, accogliendo l'invito di Dio, danno alla propria vita lo stile di pensiero e di azione della Compagnia Missionaria del S. Cuore, secondo il carisma che le é specifico. 5. Il presente Statuto traccia le linee del programma di vita dei Familiares, perché il dono della vocazione all'amore e all'offerta di se stessi con il Cuore di Cristo sia autentico ed efficace. 6. La Compagnia Missionaria é aperta alle aspirazioni ed ai problemi di tutti gli uomini. Si propone, però, di vivere particolarmente unita ai Gruppi ecclesiali che si ispirano all'eredità di p. Dehon e di dare il suo contributo per la vita, l'espansione e la fecondità di tutta la Famiglia Dehoniana. CAPITOLO 2° IL NOSTRO PROGRAMMA DI VITA a) La Spiritualità "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io ho amato voi, anche voi amatevi gli uni gli altri (Gv 13, 34). Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici".(Gv 15, 13) "Straordinari o semplici e umili, i carismi sono grazie dello Spirito Santo che hanno, direttamente o indirettamente, una utilità ecclesiale, ordinati come sono all'edificazione della Chiesa, al bene degli uomini e alle necessità del mondo".(CFL n. 24) 7. La nostra spiritualità nasce e si alimenta nella contemplazione del Cuore di Gesù. Attraverso la ferita del costato Egli ci fa dono del suo Spirito e, nell'effusione dell'acqua e del sangue, ci purifica dal peccato e ci rinnova nella carità. Noi vogliamo essergli profondamente riconoscenti realizzando il dono di noi stessi nell'impegno quotidiano a vivere la sua totale disponibilità al Padre e agli uomini. Le esigenze dell'imitazione del Cuore di Gesù si concretizzano soprattutto in due disposizioni di spirito e di vita: - l'amore che si fa "comunione", che ci fonde nell'unità; - l'oblazione, ossia l'offerta di quanto siamo e possiamo perché tutto diventi testimonianza di amore e "con Cristo e in Cristo" contribuisca alla salvezza di tutti gli uomini. 8. La vita di amore, vissuta intensamente sino a farci "comunione" con Dio e con i fratelli, rappresenta il culmine di quanto ha fatto e detto Gesù. Qui si compie pienamente il nostro impegno spirituale. 9. Alla scuola del Cuore di Gesù impariamo anzitutto a realizzare la "comunione" con Dio mediante: - l'impegno ad accogliere e coltivare la vita di grazia e l'attenzione a tutte le circostanze per testimoniarla ai fratelli; - l'accettazione umile e generosa della sua volontà nell'ordinarietà della nostra giornata e nelle circostanze particolarmente difficili o dolorose che la vita presenta. Il "sì" di Gesù e di Maria, espressione della totalità del loro servizio, costituisce l'atteggiamento caratterizzante l'amore che vuole farsi "comunione". 10. Questa vivace e operosa "comunione" con Dio diviene la premessa necessaria della nostra "comunione" con i fratelli. "Questo é il comandamento che abbiamo ricevuto da Lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello" (1 Gv 4, 21). 11. Fare "comunione" con i fratelli significa "perdersi" per ritrovarsi nel Cuore di Cristo e farsi con Lui ascolto, disponibilità, dolcezza, rispetto, accoglienza, forza unitiva . . . con tutti. 12. Il nostro cammino di carità - parte da chi ci sta a fianco, o condivide il nostro stesso ideale di vita; - ma abbraccia e si mantiene carico di attenzione, di benevolenza, di aiuto. . . per tutti gli uomini, specialmente i più bisognosi. 13. Pertanto, aiutati efficacemente dallo Spirito Santo che educa il cuore degli uomini e lo mantiene "nuovo" nell'amore, ci sentiremo impegnati a presentarci contrassegnati in tutto e sempre dalla carità, segno visibile della presenza di Dio che é amore. 14. La pratica della carità, in tutta l'estensione delle sue esigenze, ci domanderà a volte una grande capacità di sacrificio. Allora, soprattutto, chiederemo con insistenza al Cuore di Gesù la fedeltà al nostro impegno di vocazione per essere continuazione e complemento della sua immolazione. 15. La nostra vita, dunque, sarà tutta protesa all'offerta di noi stessi e della nostra attività, in unione alla santità ed ai sentimenti del Cuore di Gesù. I rapporti di famiglia e di lavoro, i contatti con le persone, le vicende liete e tristi, le tante cose minutissime di cui si compone la nostra giornata . . . tutto può e deve divenire un sacrificio di amore dove, più che la vastità dell'offerta, Dio gradisce l'intensità dell'affetto. Anche agli occhi dei fratelli essa acquista efficacia di grazia nella disponibilità paziente, nella semplicità e nel sorriso. b) La Missione Disse Gesù agli apostoli: "Mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e fino agli estremi confini della terra".(Atti 1,8) " I Laici sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall'interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo mediante l'esercizio della loro funzione propria e sotto la guida dello spirito evangelico . . . rendendo così visibile Cristo agli altri, principalmente con la testimonianza di vita".(LG n. 31) "La comunione ecclesiale é un grande dono dello Spirito Santo che i fedeli laici sono chiamati ad accogliere con gratitudine e vivere con profondo senso di responsabilità. Ciò si attua concretamente mediante la loro partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa al cui servizio, ciascuno a suo modo, pone il proprio carisma e le proprie capacità".(CFL n .20) 16. La nostra missione, come la spiritualità, trova alimento e sprone nella contemplazione del Cuore di Gesù. Il Costato trafitto ci manifesta la dimensione e il prezzo dell'amore di Dio, che si é donato a noi in Cristo, e perdura nella Chiesa. Egli ci domanda con insistenza adesione e collaborazione. 17. Così noi consacriamo tutte le nostre capacità e possibilità al servizio della Chiesa e del mondo, impegnandoci nell'evangelizzazione e nella promozione umana, secondo il carisma della Compagnia Missionaria del S. Cuore. Per questo promuoviamo quanto aiuta l'uomo ad incontrare Cristo ed a elevare il livello morale e sociale della sua vita. 18. Vogliamo anche fare gran conto del senso della famiglia, della competenza professionale, della giustizia e di tutte le virtù che riguardano i rapporti sociali, perché, ovunque ci troviamo e lavoriamo, possiamo essere testimoni credibili della missione salvifica di Cristo e "scrivere la legge divina nella vita della città terrena" (GS n. 43). 19. Consapevoli che l'uomo é per sua natura sociale e che piacque a Dio riunire tutti i credenti per farli suo Popolo (cfr. 1 Pt 2, 5ss) e un unico corpo in Cristo (cfr. 1 Cor 12,12), coltiveremo un forte spirito comunitario. Ci inseriremo come forze attive e vivificatrici nelle espressioni apostoliche della nostra parrocchia, della nostra diocesi e negli organismi civili che curano e promuovono il bene sociale. Soprattutto ci sentiremo chiamati a rendere presente ed operosa la Chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze in cui essa non può diventare sale della terra, se non per mezzo nostro (cfr. LG n. 33). 20. La disposizione con cui vivremo la nostra missione sarà di continua comunione con il Padre e con il Figlio suo Gesù Cristo, nella grazia dello Spirito Santo, con tutta la Chiesa, le sorelle ed i fratelli di ideale. Ci lasceremo guidare da Maria perché, ovunque ci troviamo e lavoriamo, possiamo essere testimoni credibili della missione salvifica di Cristo. CAPITOLO 3° LA NOSTRA PREGHIERA "Gli apostoli ritornarono a Gerusalemme (dopo l'ascensione di Gesù al cielo) ed erano assidui e concordi nella preghiera con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù, e con i fratelli di lui".(At 1, 12-14) "Il rapporto con Dio é elemento costitutivo dello stesso "essere" ed "esistere" dell'uomo: é in Dio che noi "viviamo, ci muoviamo ed esistiamo".(CFL n. 39) 21. Noi Familiares vogliamo presentare ai fratelli uno stile di vita che sia espressione evidente della nostra cordiale amicizia con il Signore Gesù. Il suo Cuore ferito é l'immagine viva che ci manifesta tutto l'amore e la misericordia che egli ha avuto per noi. Ma l'amore domanda amore. Così tutta la nostra vita si trasformerà in offerta di amore: le premure per la famiglia, la fatica del lavoro, la distensione del tempo libero, l'azione di apostolato . . . Tutto deve entrare nella ricerca di una cordiale "vita a due", come consigliava San Paolo ai cristiani di Colossi: "Tutto quello che fate, in parole e opere, fatelo tutto nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie a Dio Padre per mezzo di lui" (Col 3,17). 22. Un aiuto sicuramente efficace per costruire e mantenerci nell'amicizia con il Signore Gesù ci é dato dalla preghiera. Gradualmente essa ci addentra nelle disposizioni e nei sentimenti del Cuore di Gesù e favorisce un'operosa "comunione" con Lui, in docilità allo Spirito Santo. Ci può essere di stimolo, al riguardo, l'affermazione con cui Gesù ha sancito l'assoluta dipendenza del nostro sforzo dall' azione gratuita della sua grazia: "Io sono la vite e voi siete i tralci. Chi rimane in me ed io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla". (Gv 15,5) 23. I momenti di preghiera particolarmente efficaci per la nostra crescita cristiana, nelle linee che lo Spirito ha tracciato al nostro Istituto, sono: * la S. Messa. Qui "troviamo il Cuore di Gesù vivente, amante, ferito, presente come l'Agnello immolato e offerto al Padre" (p. Dehon). Noi siamo fortemente stimolati ad unirci alla sua offerta e al suo sacrificio donando all'ordinarietà della nostra vita il valore della sua santità e della sua potenza redentrice. * la meditazione della Parola di Dio; una breve sosta quotidiana per la riflessione e la lettura pregata su una pagina del Vangelo, al fine di cogliere nell'insegnamento e nell'esempio di Cristo un indirizzo sempre più conforme allo stile di Dio e alle finalità che Egli ha proposto alla nostra Famiglia; * l'adorazione di Gesù Eucaristia, la fede che si é fatta amicizia, diventa un forte richiamo ad una sosta quotidiana davanti al Tabernacolo: - per portare a Gesù la nostra lode, il nostro ringraziamento . . . - per aprirgli il nostro cuore, dargli il nostro affetto, esprimergli i nostri desideri, parlargli delle nostre difficoltà . . . - farci intercessori per i problemi che travagliano la Chiesa, la nostra famiglia, il mondo intero . . . - per imparare ad offrirci al Padre con Cristo e come Cristo. Se non é possibile andare materialmente in chiesa, e fare un quarto d'ora di Adorazione di presenza, é bene che l'Adorazione sia fatta almento in spirito, trovando nel cuore della giornata uno spazio di tempo per questo scopo. 24. Nel determinare il proprio impegno di preghiera e nell'aderirvi quotidianamente con libertà, ma anche responsabilmente, ciascuno sceglierà tra le espressioni indicate, quelle che sono più confacenti alla sua situazione di vita e al compito di essere, in mezzo ai fratelli, testimonianza di Dio e della spiritualità dell'Istituto. 25. Una particolare importanza daremo al sacramento della Riconciliazione a cui ci accosteremo con frequenza, come momento di incontro con l'amore misericordioso di Dio. Nel sangue di Cristo, Egli ci purifica, ci santifica, ci rigenera a creature nuove capaci di comunione, di amicizia, di gratuità e di dono. 26. L'apertura alla preghiera sarà favorita, oltre che dalla volontà di donazione all'amore del Cuore di Gesù, anche dalla consapevolezza dell'urgenza della nostra missione nella Chiesa e nel mondo. Essa ci aiuterà a scoprire l'amore di Dio operante nella storia e a riempirci il cuore della inquietitudine degli uomini e della loro sete di speranza e di salvezza. 27. Modello perfetto di unità tra le attività temporali e la vita di preghiera, é la Vergine Maria. "Mentre viveva sulla terra una vita comune a tutti, piena di sollecitudini familiari e di lavoro, ella era sempre intimamente unita al Figlio suo e cooperava in modo tutto singolare all'opera del Salvatore" (A A n. 4). CAPITOLO 4° AMMISSIONE E FORMAZIONE "Tutti gli appartenenti al Popolo di Dio, in virtù del Battesimo e della Confermazione, sono chiamati indistintamente, a collaborare alla missione salvifica della Chiesa e alla sua testimonianza di santità".(LG n. 33) "In un mondo secolarizzato, le varie forme aggregative possono rappresentare per tanti un aiuto prezioso per una vita cristiana coerente alle esigenze del Vangelo e per un impegno missionario e apostolico".(CFL n. 29) 28. L'ammissione di nuovi Familiares é un fattore determinante per la vita della Compagnia Missionaria del S. Cuore e per lo svolgimento sereno ed efficace della sua missione nella Chiesa e nel mondo. Pertanto tutti si sentiranno in dovere di prodigarsi per l'incremento dell'Istituto. 29. I requisiti necessari per l'accettazione tra i Familiares della Compagnia Missionaria del S. Cuore sono: a) l'impostazione sinceramente cristiana del pensiero e della pratica di vita; b) la volontà di conoscere e valorizzare la spiritualità dell'Istituto per dare maggiore specificità C.M. alla propria fisionomia cristiana e per rendere più efficace, nella comunione fraterna, il lavoro di apostolato; c) una psiche sana ed equilibrata; d) l'età normalmente non superiore ai 60 anni. 30. L'inizio del cammino di formazione é segnato ufficialmente da una breve funzione religiosa, le cui determinazioni particolari sono lasciate alla creatività e agli usi locali. Durante tale funzione, l'aspirante esprimerà la sua volontà di adesione con la seguente formula: "Con l'accettazione fiduciosa del progetto di amore che Dio vuole evidenziare nella mia vita, alla scuola del Cuore di Gesù, io . . . . . . . . . . . condotto per mano da Maria, do la mia adesione al periodo di formazione dei Familiares della Compagnia Missionaria del S. Cuore per vivere ogni momento della mia giornata in comunione di amore e di offerta con il Cuore di Gesù. Mi impegno anche a mantenermi in comunione con tutti i membri dell'Istituto per essere con loro testimone di serenità, nella pace e nella speranza. Questa é la mia volontà. Si degni il Cuore di Gesù di accogliermi e benedirmi. Amen!" 31. Il periodo di formazione degli aspiranti, normalmente ha la durata di due anni. Durante questo periodo l'aspirante frequenterà gli incontri che gli saranno segnalati, ai fini di maturare la propria personalità, sia sul piano umano che su quello cristiano, e per inserirsi gradualmente nella specificità del carisma e della missione della Compagnia Missionaria del S. Cuore. 32. Se l'aspirante é sacerdote, il periodo di formazione l'aiuterà a rendere più vivace la luce del carisma che gli fu dato per l'imposizione delle mani del vescovo (cfr. 2 Tim 1,6). Comunque anche per il sacerdote resta necessaria la conoscenza di quanto l'Istituto propone di vivere e testimoniare per rendere più caratteristica la sua fisionomia e più ricco di grazia il suo servizio di fede. 33. La preparazione degli aspiranti é affidata ai "Responsabili della formazione". Essi vengono scelti dal Consiglio Centrale dei Familiares, in ragione della preparazione e della disponibilità necessarie per lo svolgimento di tale lavoro. Se occorrerà, il Consiglio Centrale dei Familiares potrà sollecitare la collaborazione delle Missionarie. I Responsabili della Formazione durano in carica tre anni, ma possono essere rieletti più volte per assicurare al loro lavoro il contributo della esperienza e della preparazione. 34. Trascorso il periodo di preparazione, l'aspirante presenterà al Consiglio di Gruppo la domanda per l'ammissione definitiva. Il Consiglio di Gruppo, sentito il parere del Responsabile della formazione, l'accetterà o meno e, dopo averla corredata del proprio parere, la inoltrerà al Consiglio Centrale dei Familiares. Gli aspiranti che abitualmente, o quasi, sono assenti, anche per giusto motivo, dagli incontri di formazione, non possono essere accolti definitivamente tra i Familiares. 35. La domanda di ammissione definitiva deve essere corredata del: - certificato di nascita; - certificato di battesimo e di confermazione; - stato di famiglia. 36. L'accettazione degli aspiranti, a Familiares, non é legata ad una particolare data, ma é bene che venga fatta, possibilmente, in una circostanza significativa della vita della Compagnia Missionaria del S. Cuore, con la presenza del Responsabile Centrale, o di un suo delegato, dei Familiares del Gruppo e di coloro che gli aspiranti crederanno opportuno invitare. Si compirà secondo il Cerimoniale proprio dei Familiares, con la recita della seguente formula: "O Dio, Padre di misericordia, ti lodo e ti ringrazio per il dono che la tua bontà oggi mi vuole elargire. In comunione di offerta con il tuo Figlio e con tutta la Chiesa, guidato da Maria madre, guida e custode della nostra Famiglia, io . . . . . . . . . . . . . . . do la mia adesione come Familiaris alla Compagnia Missionaria per vivere totalmente donato al Cuore di Gesù e ripetere in mezzo ai fratelli la sua piena disponibilità all'amore e all'oblazione. Mi impegno anche a condividere, secondo le mie possibilità, la missione di grazia e di salvezza che lo Spirito ha donato alla nostra Famiglia. Amen!" 37. I Familiares rinnovano la promessa ogni anno per mantenersi nella freschezza e nell'entusiasmo della loro donazione. La circostanza, verrà preparata da una giornata di ritiro spirituale. 38. La rinnovazione della promessa sarà fatta secondo le modalità descritte nel Cerimoniale dei Familiares, usando la seguente formula: "Mio Dio, ti lodo e ti ringrazio perché, in comunione di offerta con Cristo e con tutta la Chiesa, io . . . . . . . sono chiamato oggi a rinnovare la mia adesione come Familiaris alla Compagnia Missionaria del S. Cuore. Mantienimi discepolo fedele del Cuore di Gesù perché possa continuare a vivere la sua disponibilità all'amore e all'oblazione nella mia famiglia, nel posto di lavoro, nei contatti occasionali o di amicizia . . . e, nel servizio di bene che il tuo Spirito sollecita all'Istituto. Maria, madre, guida e custode della Compagnia Missionaria del S. Cuore, prega per noi! Amen!" 39. Se qualcuno desidera ritirarsi dai Familiares della Compagnia Missionaria del S. Cuore, lo può fare liberamente, anche senza aspettare la circostanza della rinnovazione annuale della promessa. Sarà sufficiente che ne dia comunicazione scritta al Responsabile del suo Gruppo che informerà, quanto prima, il Responsabile Centrale dei Familiares. Non é richiesta nessun'altra formalità per lasciare i Familiares C.M., né sussiste, per chi si é ritirato, alcun vincolo di coscienza per quanto promesso e fatto precedentemente. 40. Anche se ha concluso il periodo di preparazione e é entrato nell'Istituto, il Familiaris dovrà sentirsi nella necessità di continuare, in modo sistematico e permanente, la propria formazione umana e cristiana. Nella misura del possibile, frequenterà: * i corsi di S. Scrittura, di teologia, di catechesi . . . per "laici" organizzati nella propria diocesi o altrove; *gli incontri di preghiera, di formazione, di spiritualità . . . promossi periodicamente dall' Istituto, a livello locale e nazionale. Coglierà con attenzione ogni altra occasione capace di aggiornarlo sui problemi della Chiesa e della società civile, ai fini di crescere nella sua maturità cristiana e C.M. e rendersi, in modo sempre più autentico, strumento di grazia e di salvezza. CAPITOLO 5° LA VITA DI GRUPPO La prima comunità cristiana "era assidua nell'ascoltare l'insegnamento degli Apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere . . . Chi aveva proprietà e sostanze ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno". (At 2, 42-45) "La vita di comunione ecclesiale diventa un segno per il mondo e una forza attrattiva che conduce a credere in Cristo: "Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Gv. 17,21). In tal modo la comunione si apre alla missione, si fa essa stessa missione".(CFL n. 31) 41. I Familiares sono raccolti in Gruppi, in ragione della loro dislocazione geografica. Questo motivo di carattere pratico si eleva, nella fede, a collaborazione all'azione salvifica di Cristo: "Padre, ti prego, che essi siano "uno" come noi siamo "uno" . . . Così il mondo crederà che tu mi hai mandato" (cfr. Gv 17,21). Secondo la dottrina del Concilio Vaticano II°, la vita di Gruppo assume anche una luminosa significazione della realtà della Chiesa: "Essa é un "segno" della comunione e della unità della Chiesa in Cristo". (A A n° 18). 42. Dunque accettare, amare, contribuire operosamente alla vita del Gruppo significa, per noi Familiares, inserire la nostra vita e la nostra attività nella vita e nell'attività di Dio, di colui che, nella diversità delle Persone, é "uno" nella sostanza e vuole proiettata in tutte le realtà della terra l'immagine della sua unità (cfr LG nn. 1-4). 43. Alla ricchezza del significato teologico, la vita di Gruppo unisce un impareggiabile aiuto di ordine morale. Il trovarsi insieme per pregare, ascoltare la parola di Dio, scambiarsi idee, esperienze, difficoltà . . . stimola la generosità, mantiene la vivacità della testimonianza e del servizio . . . Soprattutto assicura l'appoggio della grazia, secondo la promessa fatta da Gesù: "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt 18,20). La vita di Gruppo favorisce la crescita umana, intellettuale e spirituale dei suoi membri. L'esempio di volontà e di coraggio di chi sa affrontare quanto é necessario per farsi fermento di Cristo, diviene stimolo per tutti. Così una buona preparazione teologica e biblica, una conoscenza aggiornata dei principali problemi della Chiesa e del mondo . . . non appaiono più una meta impossibile, ma traguardo necessario per mantenersi nel solco della missione liberatrice e vivificante di Cristo. 44. Lo "spirito di corpo" costituisce un impegno irrinunciabile per noi Familiares, anche per realizzare, con la nostra presenza, una espressione sensibile della spiritualità che ci é specifica: l'amore vissuto al punto da divenire "comunione" con Dio e con i fratelli. Pertanto la ricerca e la salvaguardia dell'unità ci porterà: - a una partecipazione dinamica e creativa alla vita e all'attività del nostro Gruppo; - a mantenerci in "comunione" vivace con tutti gli altri Gruppi: informazione, proposte, collaborazione, incontri . . . ; - a condividere, nella misura del possibile, le attività promosse dall'Istituto. 45. Ogni Gruppo é animato dal Responsabile con la collaborazione del Segretario e dell'Amministratore. L'elezione del Responsabile, del Segretario e dell' Amministratore, viene fatta dai Familiares del Gruppo, a mezzo votazione. Mentre per il Responsabile é necessaria la maggioranza assoluta o, dopo due scrutini inefficaci, quella relativa, per il Segretario e per l'Amministratore basterà la maggioranza relativa. L'elezione del Responsabile del Gruppo dovrà essere convalidata dal Responsabile Centrale con voto consultivo del suo Consiglio. Il Consiglio di Gruppo é composto da tutti gli appartenenti al Gruppo stesso. 46. L'incarico del Responsabile e dei suoi collaboratori ha la durata di tre anni, ma può essere rinnovato per lo stesso periodo. Però é opportuno l'avvicendamento nell'animazione del Gruppo per una condivisione delle responsabilità, ma anche come concreta espressione di apprezzamento dei doni che lo Spirito ha affidato a ogni Familiaris. 47. Compito del Responsabile é soprattutto l'animazione e la vitalità del Gruppo: - organizzando gli incontri mensili e svolgendo, nell'occasione, gli argomenti di studio e di riflessione proposti dal Responsabile Centrale per quell'anno sociale; - stimolando l'impegno degli appartenenti al Gruppo perché siano coerenti alle esigenze della loro vocazione. A questo riguardo, il Responsabile deve trascinare gli altri con il suo esempio e, ove occorra, prendere le necessarie iniziative; - inviando, a conclusione dell'anno sociale, relazione scritta al Consiglio Centrale dei Familiares, del cammino del Gruppo e dello svolgimento degli argomenti proposti. I membri che, senza giusto motivo, mancassero abitualmente a detti incontri, o li eludessero con una certa facilità, non saranno ammessi, dal Consiglio di Gruppo, alla rinnovazione annuale della Promessa. 48. Il Segretario redigerà il verbale dei Consigli di Gruppo e la relazione degli incontri mensili. Prenderà nota, in brevi notizie di cronaca, di tutto quello che interessa l'attività del Gruppo e delle circostanze straordinarie della vita dei singoli Familiares. 49. L'Amministratore curerà l'economia del Gruppo. E' bene, infatti, che ogni Gruppo abbia la propria cassa dove ognuno é chiamato a versare periodicamente, secondo le sue possibilità, un contributo per: - far fronte alle necessità finanziarie per la vitalità del Gruppo e per partecipare concretamente alle possibili varie iniziative di solidarietà ed apostoliche da esso promosse; - alimentare la cassa centrale per l'animazione ed il governo dei Familiares. L'Amministratore terrà la registrazione aggiornata di tutti i movimenti economici del Gruppo. A conclusione dell'anno sociale presenterà al Gruppo la situazione economica e terrà conto degli eventuali rilievi. Poi invierà copia del bilancio all'Amministratore Centrale. CAPITOLO 6° IL SERVIZIO DEL CORPO DIRETTIVO CENTRALE "Se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io facciate anche voi. In verità, in verità vi dico: un servo non é più grande del padrone, né un apostolo é più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati, se le metterete in pratica"(Gv 13, 14-17). 50. Gesù, il "Signore" e il "Maestro" che sta in mezzo ai suoi discepoli come "colui che serve", é la norma e il modello di chi ha la responsabilità dei Familiares della Compagnia Missionaria del S. Cuore. 51. Accanto all'insegnamento evangelico, c'é il ricordo storico: nel suo nascere l'Istituto é stato posto nelle mani di Maria, nominata "Direttrice generale e perpetua". Coloro che, nel tempo, saranno preposti alla guida della Compagnia Missionaria del S. Cuore dovranno considerarsi i "sostituti" di Maria ed esprimerne, in ogni parola e atteggiamento, lo spirito e la virtù. 52. Il servizio di animazione e di governo ordinario sarà accompagnato da intensa preghiera, ma lo saranno soprattutto le circostanze straordinarie, così che tutto sia deciso nella sapienza dello Spirito Santo, secondo il Cuore di Gesù. 53. Il servizio direttivo centrale dei Familiares é composto: - dalla Assemblea Generale; - dal Responsabile Centrale e suo Consiglio. 54. L'Assemblea Generale é convocata: a) ordinariamente ogni cinque anni, con il compito di: - eleggere il/la Responsabile Centrale ed il suo Consiglio; - esaminare e possibilmente risolvere, sotto la guida dello Spirito Santo e con l'aiuto di Maria, i problemi più importanti relativi alla identità, allo sviluppo, alla missione dei Familiares, in armonia con gli insegnamenti della Chiesa e con le esigenze della realtà storica in cui si vive. b) straordinariamente: quando lo esigono ragioni urgenti, secondo il parere del Responsabile Centrale e del suo Consiglio espresso con voto deliberativo. 55. La convocazione dell'Assemblea Generale, sia ordinaria che straordinaria, con determinazione del luogo e della data di celebrazione, é fatta dal Responsabile Centrale e, in sua mancanza dal vice Responsabile, con il voto deliberativo del suo Consiglio. Nella lettera di convocazione é bene che vengano indicate alcune linee di preparazione spirituale all'Assemblea, perché possa essere ripetuto "Abbiamo deciso lo Spirito Santo e noi" (Atti 15, 28). 56. Nell' allegato n. 1 del presente Statuto sono esposte le norme che regolano la convocazione, la partecipazione e la celebrazione dell'Assemblea Generale, sia ordinaria che straordinaria. Esse, nella misura del possibile, saranno seguite con fedeltà. 57. Quanto é stato determinato da una Assemblea Generale resta in vigore fino alla celebrazione della successiva Assemblea Generale e oltre, se da questa non é espressamente revocato. 58. Le decisioni dell'Assemblea Generale, animeranno l'attività direttiva del Responsabile Centrale e suo Consiglio. 59. Il Responsabile Centrale rappresenta il perno d'unione di tutti i Familiares. Anno per anno, insieme al suo Consiglio, il Responsabile Centrale preparerà un programma di riflessione e di studio a cui si atterranno tutti i Gruppi dei Familiares, adattando modalità di vita, di preghiera, di servizio alla mentalità ed ai costumi della propria terra. L'essenziale per tutti infatti é di progredire nelle esigenze della comune vocazione, quali che siano le espressioni esterne che la caratterizzano. 60. Il compito del Responsabile Centrale é l'animazione dei Gruppi, il collegamento con essi e lo stimolo al loro incremento numerico. Per questo egli avrà cura di: - studiare e suggerire le iniziative più adatte a tali scopi; - coltivare i rapporti di corrispondenza, soprattutto quando, a chiusura dell'anno sociale, i Responsabili locali gli manderanno la relazione del lavoro svolto e della situazione del loro Gruppo; - fare tutto il possibile per visitare di persona, o a mezzo Consigliere, i singoli Gruppi, almeno una volta nel decorso del suo mandato. 61. Annualmente, nella circostanza che sarà ritenuta migliore, il Responsabile Centrale e il suo Consiglio si uniranno, in seduta plenaria, con il Consiglio Centrale delle Missionarie, per studiare le reciproche modalità di rapporto e per programmare insieme il calendario di vita e di attività. 62. Nel disimpegno del suo mandato, il Responsabile Centrale é aiutato dal suo Consiglio, composto da due Consiglieri eletti dalla Assemblea Generale. Egli terrà in massimo conto i loro suggerimenti, ed ogni possibile diversità di vedute sarà sciolta nel dialogo paziente ed aperto. 63. Il primo Consigliere fungerà da Vice Responsabile. Egli prenderà nota diligente di quanto viene trattato in Consiglio e porterà sollecitamente a conoscenza dei Responsabili locali, di quanto il Consiglio Centrale ha deciso di comunicare loro. Nel caso che, per qualsiasi motivo, il Responsabile Centrale venisse a mancare, o diventasse inabile all'espletamento del suo incarico, il Vice ne assumerà il compito a tutti gli effetti. Se sarà il caso, convocherà anche l'Assemblea Generale Straordinaria perché provveda alla elezione di un nuovo Responsabile Centrale. 64. Il secondo Consigliere abbina alla sua carica l'impegno amministrativo dell'intero corpo dei Familiares. Egli eserciterà questa missione con senso di responsabilità ed avrà cura di raggiungere una buona competenza per tutti i problemi economici che possono occorrere. Agirà sempre in piena sintonia con il Responsabile ed il suo Consiglio, vietandosi ogni espressione amministrativa indipendente. Si terrà in contatto con l'Amministratore di ogni Gruppo. Annualmente presenterà il bilancio generale e la relazione del lavoro compiuto. Il Consiglio Centrale dei Familiares, se é necessario farà i suoi rilievi e procederà o meno, alla sua approvazione. In occasione della celebrazione dell'Assemblea Generale, relazionerà sull'attività Amministrativa relativa al quinquennio e sarà l'Assemblea stessa a deciderne l'approvazione. Il Responsabile Centrale e i suoi Consiglieri restano in carica cinque anni, e possono essere rieletti solo per un periodo di egual durata. 65. Le linee strutturali e di ordinamento presentate dallo Statuto hanno la finalità di aiutare i Familiares a vivere e svilupparsi nell'indirizzo di spirito della Compagnia Missionaria del S. Cuore. Ricordando che nella stessa linea di grazia vivono le Missionarie CM, i Sacerdoti del S. Cuore, i Gruppi e i Movimenti laicali che si ispirano agli ideali spirituali di p. Dehon, favoriranno e daranno l'adesione a tutto ciò che é espressione di studio comune, di collaborazione, di crescita "insieme". E' la "comunione" infatti che testimonia il nostro inserimento totale nella fede cristiana e provoca irresistibilmente l'avvicinarsi degli uomini alla salvezza di Dio (cfr. Gv 17, 21). 66. La via tracciata dal presente Statuto é quella che ci indica la risposta che dobbiamo dare alla vocazione che abbiamo accolto. Per questo la vogliamo seguire con fedeltà, generosità e gioia. "Perdete tutto piuttosto che perdere la carità" (P. Albino Elegante) ALLEGATO N. 1 N.B. L'esposto, per praticità, é tutto al maschile, ma ha valore, in piena parità anche per il femminile. 1. Lo Statuto dei Familiares della Compagnia Missionaria del S. Cuore, ai nn. 54, 55, determina il tempo e le persone competenti per la convocazione dell'Assemblea Generale. Qui vengono esposte le norme che ne regolano: - la convocazione, - la partecipazione, - la celebrazione, - le elezioni. 2. Perché l'Assemblea Generale raggiunga gli obiettivi per cui é stata convocata, deve essere preceduta da una seria preparazione circa gli argomenti che saranno trattati. Per questo motivo é necessario che essa sia convocata almeno un anno prima della sua celebrazione. Così i Familiares possono far oggetto di studio e di preghiera quanto sarà argomento da discutere e determinare. Allora chi parteciperà all'Assemblea, porterà, con il proprio, il contributo di pensiero di tutti i componenti del suo Gruppo. 3. Partecipano all'Assemblea: * di diritto - p. Albino Elegante, fondatore della C.M. - il Responsabile Centrale e i membri del suo Consiglio, - i Responsabili di Gruppo, - La Presidente delle Missionarie C.M. * per elezione La partecipazione all'Assemblea, con diritto di voto, é riservata ai Familiares. La loro elezione viene fatta secondo le norme sotto esposte, mantenendosi però "aperti" alle necessarie eccezioni, in considerazione della particolare situazione di vita dei Familiares (problemi di famiglia, di lavoro . . .): - i Gruppi che hanno fino a sei membri eleggono due delegati e tre sostituti. Il primo sostituto prende il posto del Responsabile di Gruppo, il secondo e il terzo dei delegati, nel caso che l'uno o l'altro non possa partecipare. - I Gruppi che hanno dodici o più membri eleggono tre delegati e quattro sostituti. Risultano eletti, come delegati e sostituti all'Assemblea, i Familiares che hanno ottenuto la maggioranza assoluta nel primo o nel secondo scrutinio, oppure la maggioranza relativa nel terzo. A parità di voti, nel terzo scrutinio, risulta eletto il più anziano di appartenenza, o, se questa fosse pari, il più anziano di età. I partecipanti eletti non devono essere inferiori di numero ai partecipanti di diritto. Chi partecipa all'Assemblea come uditore (es. aspiranti . . .) potrà esprimere il proprio parere, ma non ha diritto di voto. La stessa norma vale per la partecipazione all'Assemblea di un "esperto" al di fuori della C.M. 4. Queste saranno le modalità secondo cui sarà celebrata l'Assemblea: - Verifica, da parte del Responsabile Centrale, della presenza o meno dei partecipanti dell'Assemblea per diritto e per elezione. - Con votazione a maggioranza relativa, o in altra maniera accettata da tutti i presenti, l'Assemblea passa alla scelta di due scrutatori, dei segretari e del moderatore. - Il compito degli scrutatori é di vigilare perché le votazioni si svolgano regolarmente e di presentarne i risultati al Responsabile Centrale perché li proclami all'Assemblea. - I segretari invece mettono per iscritto la sintesi degli interventi, le conclusioni concordate, i risultati delle votazioni. All'apertura di ogni nuova seduta, leggono il verbale di quanto è stato trattato e concluso nella seduta precedente. L'intero testo dei verbali, firmato dal Responsabile Centrale e dai segretari, passa agli atti dell'Assemblea. - Il moderatore ha il compito di guidare la discussione perché gli interventi si susseguano in modo ordinato, siano aderenti al tema trattato e soprattutto perché il dialogo si svolga serenamente nel rispetto e nell'ascolto dell'opinione di ogni membro. Al moderatore compete anche sintetizzare i contenuti e i suggerimenti che emergono in Assemblea. - Chi ha convocato l'Assemblea presiederà alla sua celebrazione fino all'eventuale elezione del nuovo Responsabile Centrale. 5. Prima di procedere alla elezione del Responsabile Centrale e dei membri del suo Consiglio, ciascuno si impegnerà ad essere strumento docile della provvidenza di Dio, ripetendo a voce intelligibile la preghiera degli Atti degli Apostoli per la prima elezione apostolica: "Signore Gesù, tu che leggi nel cuore di ciascuno, mostraci chi hai scelto" (Atti 1,24). Se é scelto, come Responsabile Centrale, un Familiaris fuori dall'Assemblea, prima di continuare il lavoro dell'Assemblea, é necessario che l'eletto notifichi la sua accettazione. Il Familiaris che ha accettato diventa membro dell'Assemblea, (senza che per questo venga escluso chi precedentemente rivestiva la sua carica), e ne dirigerà i lavori, appena potrà farsi presente. Anche i membri del Consiglio Centrale, se scelti fuori dall'Assemblea, diventano membri di diritto della stessa. 6. Nella votazione per l'elezione del Responsabile Centrale é richiesta la maggioranza assoluta nei primi tre scrutini. Se questa non viene raggiunta, si passa al ballottaggio, ossia si limitano i voti ai due candidati che nel terzo scrutinio ne hanno raccolto un numero maggiore. Durante questa operazione le due parti in causa hanno solo voce passiva. Se il quarto scrutinio si risolvesse con parità di voti, risulterà eletto il candidato più anziano di adesione ai Familiares o, in caso di parità, il più anziano di età. Per l'elezione invece dei membri del Consiglio Centrale, occorre la maggioranza assoluta nei primi due scrutini, nel terzo basta la relativa. A parità di voti, prevale l'anzianità di adesione ai Familiares e poi di età. 7. Le votazioni riguardanti le mozioni assembleari avvengono secondo le modalità che stabilisce l'Assemblea. Prevale il parere che ha raccolto la maggioranza assoluta di voti, oppure, se dopo due scrutini, i suffragi risultano uguali, il Responsabile Centrale può dirimere la parità con il suo voto. 8. Le direttive assembleari devono essere tenute nella massima considerazione. Si possono ripetere, anche per queste, le parole del primo Concilio della Chiesa, quello di Gerusalemme: "Abbiamo deciso lo Spirito Santo e noi . . ." (At 15,28).
anche voi pietre vive
 
Riprendiamo il discorso “La nostra Messa”, iniziato nel numero precedente di “Vinculum” (cf. Vinculum n:3, ottobre 2008, pag. 3-6), con il vivo desiderio di avere nella Messa, particolarmente la Messa domenicale, lo stimolo impareggiabile per vivere in piena donazione la nostra vocazione cristiana e CM. Mi introduco ricordando sull’argomento un passo della 1ªLetterea di Pietro: “Stringendovi a Lui (Cristo),pietra viva rigettata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio,anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio. Voi (infatti) siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale,…il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le (sue) opere meravigliose…Voi che un tempo eravate non popolo, ora invece siete il popolo di Dio”(1Pt 2, 4-10). Popolo di Dio della chiesa bolognese! Quando mons. Giacomo Lercaro fece il suo ingresso a Bologna, come nuovo vescovo della diocesi, c’era il pieno di gente in piazza Maggiore ad accoglierlo. Ma personalmente mi fece particolare impressione il saluto con cui egli si rivolse alla folla dall’alto del sagrato di S. Petronio: “Popolo di Dio della Chiesa Bolognese!”. Non avevo mai sentito un saluto espresso con parole del genere. Eppure era destinato a diventare comune nel linguaggio del Concilio Vaticano II°, che risuscitava nei suoi insegnamenti la grandezza e lo splendore del linguaggio patristico. E’ noto infatti a tutti, ad esempio, quanto insegnava S. Agostino ai fedeli di Ippona. “Per voi sono vescovo, ma con voi sono cristiano. Il primo (l’essere vescovo) è un termine di servizio e di responsabilità. Il secondo (l’essere cristiano) è un termine di grandezza e di gloria. La spiegazione di P. Duci e di S. Paolo P. Francesco Duci in un incontro di formazione, tenuto a Trento ai componenti laici della Famiglia Dehoniana, dà la spiegazione dell’affermazione di S. Agostino con quanto rilevato, per l’intera Chiesa, dal Concilio Vaticano II°. “Questo - egli dice - ebbe il merito di aver riscoperto, con vero entusiasmo la comune novità di grazia derivante dalla incorporazione a Cristo: il sacerdozio comune. attestato dalla Sacra Scrittura e a tutti partecipato dal Battesimo, la missione di annunciare il Vangelo affidata a ogni battezzato, ecc. Tutto il resto che ci differenzia, nella grazia e nelle funzioni, è rigorosamente successivo, e non può intaccare l’insuperabile eguaglianza di tutti i battezzati. Il mistero della Trinità è la vera misura della grandezza cristiana e questa è stata data gratuitamente fin dal giorno in cui siamo stati battezzati. L’apostolo Paolo esprime lo stesso pensiero, ma usando parole e immagini che forse sono più incisive. Scrivendo ai Galati egli afferma: “Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo” (Gal 3,27) L’affermazione fatta precedentemente nella stessa lettera: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20) ci permette di dare il suo vero senso all’immagine del vestito: non si tratta di una relazione tra battezzati e Cristo che rimane esterna, ma di una presa di possesso totale per la quale Cristo e il battezzato diventano una realtà sola. Tant’è vero che conseguentemente tutte le differenze umane cadono perché in Cristo tutto è pienamente unito: “Non c’è più Giudeo né Greco; non c’è più schiavo né libero; non c’é più uomo né donna, poiché tutti siete uno in Cristo Gesù (Gal 3,28). La preghiera sulle offerte della Messa del 7 ottobre La Madonna ci ha fatto un bel regalo nel giorno in cui la cristianità ha celebrato la memoria di una forma di devozione mariana tra le più popolari: la recita del S. Rosario. Nella messa del giorno mi ha particolarmente colpito, in relazione di quanto affermato finora, la preghiera che il sacerdote ha recitato sulle “offerte” che l’Assemblea aveva portato all’altare e che la consacrazione avrebbe trasformato nel corpo e nel sangue di Cristo. Ascoltiamone il testo. E’ intensamente espressivo di quanto sta per essere computo e da chi. “O Padre rendici degni del sacrificio eucaristico che si sta effettuando e fa che compiamo con sincera fede i misteri del tuo Figlio per raccogliere tutti i frutti della redenzione”. Sminuzziamo e studiamo le singole espressioni della preghiera per afferrarne tutto l’insegnamento, in relazione a quanto appreso dalla dottrina del Concilio Vaticano II°. 1) Rileviamo anzitutto l’uso del plurale. Il sacerdote sottolinea la sua presenza e la sua funzione ministeriale (=di servizio). Ma, con la sua, rileva la presenza e l’azione offerente di tutta l’assemblea. 2) E’ nominato espressamente il “sacrificio eucaristico”. Non si tratta dunque di una azione qualunque, di una presenza senza particolare significato, ma di una presenza ben qualificata. Lo afferma pure l’espressione “Celebriamo i misteri del tuo Figlio”. 3) Viene anche sottolineata la finalità della presenza del sacerdote e dell’assemblea. E’ una finalità fondamentale per il compimento salvifico della pratica cristiana: “Cogliere i frutti della redenzione”. La celebrazione fatta con fede ce li assicura. Il “come”? che ci poniamo Come raggiungere e vivere abitualmente in tutta la sua estensione di grazia il richiamo dell’insegnamento Conciliare? Dobbiamo infatti fare i conti con la nostra povertà e le mille fatuità e seduzioni che ci circondano e ci distraggono. Ricordiamo la vesticciola candida che nel battesimo ci ha significato la benevolenza di Dio e la nostra assunzione gratuita nella sua santità e nella sua sfera di vita. Ricordiamola perché ci dice che ancor oggi l’attenzione e la disponibilità di Dio è sempre protesa a donarci l’aiuto necessario per mantenerci nella pienezza del nostro rinnovamento battesimale. Dobbiamo solo sollecitarlo questo aiuto con la preghiera. Rispolveriamo, al riguardo, un brano del vangelo di Luca: “Gesù disse ai suoi discepoli: Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; e se quegli dall’interno gli risponde: Non mi importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli, vi dico che se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza. Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il vostro Padre celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!” (Lc 11,5-13) Peccato che queste parole tanto luminose noi facilmente le dimentichiamo nel turbinio della nostra fretta e delle nostre meschine preoccupazioni! La parabola invece ci insegna l’insistenza del nostro ancorarci a Dio. Questo è il principio fondamentale di tutta la dottrina evangelica sulla preghiera. Principio sgorgato dal Cuore di Gesù stesso e che egli ha reso visibile agli occhi di tutti con i suoi lunghi, lunghissimi intrattenimenti con il Padre. Quasi, quasi non gli bastavano le ore delle notte per dire al Padre il suo affetto e per consultare la sua volontà. La preghiera che sa insistere con perseveranza, fino all’importunità, se necessario, diviene una forza rivoluzionaria che sgretola lentamente quanto sa di insediamento umano e pone in evidente azione l’agire e il comportarsi di Dio. L’esortazione di P. Ornelas P. Ornelas, Superiore Generale S.C.J, nella lettere scritta ai “Carissimi Amici della Famiglia Dehoniana”, in occasione della festa del S. Cuore augura che nel nostro apporto orante a Gesù, nella nostra insistenza nel chiedere che ci inserisca profondamente nella sua vita e nella sua testimonianza, teniamo sempre presente di doverlo essere come CM, cioè nella preminenza dell’amore. Testualmente egli dice. “A tutti auguriamo che facendo sempre più nostra l’eredità di P. Dehon, posiamo assumere l’amore come elemento di vera trasformazione per noi e per gli altri. Così potremo vivere una vita serena, gioiosa e disponibile all’azione di Dio che nel cuore trafitto del Figlio si è rivelato come Amore”. E così sia oggi e sempre! P. Albino Elegante
regolamento di vita
 
Capitolo I IL NOSTRO ISTITUTO 1 La Compagnia Missionaria del Sacro Cuore é stata fondata il 25 di dicembre 1957 a Bologna da Padre Albino Elegante scj. Egli ha ricevu¬to la grazia e la missione di arricchire la Chiesa di un Istituto Seco-lare che si ispira al carisma evangelico di P.Dehon. Per noi missionarie la spiritualità d'amore e di oblazione (Ebr.10,5-9), che scaturisce da tale carisma, caratterizza la nostra consacra¬zione secolare e la nostra missione nel mondo. 2 La nostra identità é espressa chiaramente nelle componenti del n.2 dello Statuto. Condizione fondamentale per incarnare nel concreto della vita é assumere in modo fedele e generoso lo statuto nella sua globalitá e specificità. 3 Le missionarie e i familiares sono chiamati a coltivare il senso di appartenenza all'unica famiglia CM condividendo lo stesso carisma e la stessa missione, nel rispetto della reciproca autonomia. Per una comunione sempre più operosa creeranno momenti di incontro, di scambio e di formazione soprattutto nella stessa area geografica. 4 Per mantenerci nel carisma specifico, daremo, particolare atten¬zione alle seguenti ricorrenze: * la solennità del Sacro Cuore, che rappresenta il centro e la sor¬gente della nostra spiritualità; * le feste della Madonna, che é per noi madre, guida e custode; * le feste dei santi protettori, quali modelli della nostra vocazione; * la nascita di P.Dehon: 14 marzo 1843; * Le date che hanno segnato la crescita storica dell'Istituto: - 25 dicembre 1957, nascita della CM e suo affidamento a Maria; - 25 marzo 1958, solennità dell'Annunciazione del Signore: ap¬provazione ad experimentum; - 8 settembre 1983, festa della Natività della B.V.M.: approva¬zione definitiva come Istituto secolare. - 10 giugno 1994, solennità del Sacro Cuore: Approvazione pontificia. Coglieremo tali ricorrenze come circostanze di grazia che solleci¬tano la nostra riconoscenza e ci stimolano a vivere in pienezza la nostra spiritualità e missione.   Capitolo II LA NOSTRA FISIONOMIA La spiritualità 5 La contemplazione del Cuore Trafitto ci fa scoprire la rilevanza che la nostra spiritualità ha per il mondo in quanto risponde alle attese più profonde dell'uomo e della donna di oggi. Perciò cerchiamo di: * alimentare la contemplazione del cuore trafitto di Cristo co¬gliendo nella scrittura e nella Tradizione le ricchezze e le com¬ponenti dell'amore in esso rivelato; * radicarci nella carità di Dio educando il nostro cuore a vivere gli stessi sentimenti di Cristo: il dono totale de sé, la gratuità, la misericordia, la pazienza, il perdono, la tenerezza verso i piccoli e i poveri. 6 La vita di amore, cercata e voluta fino a "farci comunione" con Dio e con i fratelli, determina e qualifica la nostra testimonianza carat¬teristica nella chiesa e nel mondo. 7 La comunione con Dio ci porta al dono integrale di noi stesse alla sua volontà. Per questo l'Ecce venio di Gesù e l'ecce ancilla di Maria costituiscono il centro e lo stile della nostra vita. È soprat¬tutto nell'Eucaristia che ci facciamo "offerta" insieme a Cristo ed impariamo ad assumere il suo programma di vita, specialmente la sua totale donazione al Padre e agli uomini. 8 Siamo chiamate a percorrere l'itinerario di comunione con i fratelli, partendo da chi abitualmente ci sta a fianco nel nostro quotidiano, per ricreare o rafforzare un tessuto di comunione tra tutti i membri CM, in famiglia, nel gruppo, nel mondo del lavoro, nel territorio, nella chiesa locale; a suggerire e provocare spazi di comunione dentro le coscienze e dentro le situazioni concrete. 9 Per vivere "contrassegnate in tutto e sempre dalla carità" è fonda¬mentale: * invocare quotidianamente lo Spirito Santo come verità che ci insegna, guida, richiama, riporta nell'alveo dell'amore; come forza che "viene in aiuto alla nostra debolezza"; * curare una formazione integrale perché i frutti dell'amore si pos¬sono manifestare nella nostra vita. 10 Come San Giovanni, vediamo nel Cuore Trafitto di Cristo il segno di un amore che, nel dono di sé, ricrea l'uomo e la donna a immagi¬ne di Dio. Siamo chiamate ad inserirci in questo movimento dell'amore redentore mediante: * l'unione con Cristo e la solidarietà con tutta l'umanità e il creato, offrendoci al Padre come oblazione viva, santa e a lui gradita (Rom.12,1) in tutte le espressioni della nostra vita: il lavoro, le relazioni con le persone, le circostanze liete o tristi...; * la "preghiera di oblazione" recitata ogni mattina e la nostra pic¬cola preghiera di offerta ripetuta durante la giornata. La missione 11 Il Cuore trafitto di Cristo costituisce la sorgente a cui, noi missionarie, attingiamo grazia e stile di vita per attuare la nostra missione nelle realtà comuni a tutti. Qualificano la nostra missione: la co¬munione, l'oblazione, la semplicità, la solidarietà-condi-visione, la missionarietà. 12 La missione di evangelizzazione e promozione umana, la spiritualità e la testimonianza di vita, costituiscono la base della comunione tra i membri CM. Un altro elemento fondante la nostra missione di laiche consacrate sono i consigli evangelici vissuti con radicali, che danno stabilità e consistenza alla nostra adesione al progetto di Dio e rendono pro-fetico il nostro servizio al mondo. 13 Nel mondo e dal di dentro del mondo noi partecipiamo della mis¬sione evangelizzatrice della Chiesa, Le immagini evangeliche del sale, della luce e del lievito ci dicono che il nostro inserimento pro¬fondo e la nostra partecipazione piena nel luogo di lavoro, nel terri¬torio, nella parrocchia... sono destinati alla diffusione del Vangelo che salva (cfr.CFL nº 15). è soprattutto in questi "luoghi teologici" che si esprime la nostra fisionomia secolare. 14 Seguendo la via tracciata da Cristo, vogliamo ovunque elevare la dignità della persona; immettere nel lavoro quotidiano un più profondo significato; contribuire a rendere più umana la fami¬glia degli uomini e la sua storia (cfr.CLF nº 36). A tale fine cureremo anche la nostra crescita nei valori umani: la competenza professionale, il senso civico, l'integrità morale, lo spirito di giustizia, la serenità, la fortezza d'animo (Cfr. nº44). Coltiveremo inoltre una conoscenza approfondita della dottrina sociale della chiesa per un'azione specifica in questo campo. 15 Il lavoro sarà da noi assunto come strumento per collaborare alla creazione e al piano di salvezza di Dio e lo vivremo come: * vera vocazione a trasformare il mondo in spirito di servizio e di amore fraterno e ad umanizzare le sue strutture; * luogo di testimonianza e di promozione di giustizia; * espressione privilegiata della nostra oblazione che ci rende "un complemento reale dell'immolazione di Cristo" (St.10). 16 Noi missionarie sentiamo come impegno di famiglia CM anche le espressioni della missione elencate al nº16 dello Statuto. Esse sono accolte e , nella misura del possibile, sostenute da ognuna di noi. È compito del Consiglio Centrale accompagnare con attenzione tutte le espressioni della missione perché siano vissute con serenità, competenza, nel rispetto della giustizia e secondo il nostro stile CM. 17 Le diverse modalità di attuare l'unica missione costituiscono per tutti i membri CM una ricchezza e un complemento reciproco. Ci lasceremo guidare dalla virtù della saggezza per discernere quando è opportuna una presentazione della nostra identità e quan¬do invece risulta più efficace il valore del riserbo per essere lievito della massa e sale della terra. È bene che ci educhiamo anche a rispettare il riserbo di quelle missionarie che intendono mantenerlo. 18 .............................................   Capitolo III I MEMBRI DELL'ISTITUTO 19 .............................................. 20 ............................................. 21 I gruppi nella CM possono essere composti: - da missionarie che vivono in famiglia o da sole; - da missionarie di vita fraterna; - da missionarie di tutte e tre le modalità. In questo caso il grup¬po è detto "misto". È importante per ciascuna discernere, fin dall'inizio, a quale modali¬tà di vita è chiamata. L'eventuale scelta di una missionaria a cam¬biare modalità dovrà essere ben motivata e fatta dopo profonda ri¬flessione, preghiera e dialogo con la responsabile. Chiarita la sua decisione, farà esplicita domanda alla presidente alla quale compete, con il n voto deliberativo del Consiglio Centrale, autorizzare il pas¬saggio. Ogni gruppo, per alimentare la comunione, che unisce i membri tra loro, e per mantenere vivo il senso della missione, è bene che: * coltivi una chiara identità; * si dia una dinamica che coinvolga la fedeltà creativa di ciascun membro. È importante che i rispettivi membri tendano ad un sereno equili¬brio tra la propria missione e una partecipazione fraterna e respon¬sabile alla vita del gruppo stesso. 22 .................................. 23 La natura della nostra consacrazione secolare esige una formazione adeguata per maturare scelte autentiche e durature. Perché assu¬miamo con responsabilità personale l'impegno formativo che ci fa: * accogliere tutte le possibilità di crescita che l'istituto e il gruppo mettono a disposizione; * coltivare una costante auto-formazione che ci aiuti a maturare armoniosamente come donne e come consacrate nella CM e nel mondo. Le Responsabili di formazione e di gruppo devono farsi promotrici di tale formazione specifica e globale, affinché ogni missionaria uti¬lizzi tutti i mezzi possibili per questo obbiettivo.   Capitolo IV L'AMMISSIONE NELLA CM 24 L'ammissione nella CM è un fatto determinante per la vita e la fe¬condità apostolica dell'istituto. È Cristo che chiama alla vita di consacrazione e lo Spirito conduce le persone dove possono corrispondere, con un'offerta intesa e se¬rena, alle esigenze della vocazione ricevuta. 25 Il vivere gioiosamente il nostro carisma è il primo requisito per la vitalità dell'istituto. Riteniamo, perciò, importante prodigarci per l'animazione vocazionale mediante: * la testimonianza nel vivere e nel presentare l'identità CM in tutte le sue componenti costitutive; * la preghiera frequente, sia a livello personale che di gruppo: daremo particolare importanza al giovedì come giornata dedi¬cata alle vocazioni; * la presenza in mezzo ai giovani con iniziative appropriate e il coraggio della proposta. 26 È essenziale per l'ammissione alla CM un serio discernimento da parte delle Responsabili e del rispettivo gruppo per scoprire se l'aspirante ha solide motivazioni e rivela una buona consapevolezza circa: * la realtà e l'impostazione di vita della CM e la disponibilità a fa¬rla propria in tutte le sue espressioni; * le esigenze della consacrazione secolare; * una buona maturità spirituale; * la disponibilità alla comunione e alla condivisione della vita del gruppo in tutte le sue espressioni; * la "passione" per il mondo e l'impegno a riordinare la realtà se¬condo il disegno di Dio. Il limite massimo di età per entrare nella CM non dovrà superare i 45 anni. Eventuali eccezioni saranno valutate dal Consiglio Centrale. 27 Per una conoscenza dell'aspirante è utile un accompagnamento iniziale sia da parte della Responsabile di gruppo che di formazione. È bene che l'aspirante partecipi per un periodo di tempo alla vita del gruppo interessato che per sua natura è una realtà vocazionale. Esso si farà attento a ricercare quelle modalità che consentono di vivere l'accompagnamento in maniera corresponsabile. A chi si sente chiamata alla vita fraterna, si richiede anche una serena capacità di adattamento a tutte le esigenze richieste dal vive¬re insieme, dopo averle sperimentate per un certo tempo. La domanda di ammissione, in cui l'aspirante dichiara anche la sua disponibilità ad aderire al piano di formazione della CM, sarà pre¬sentata alla Responsabile di locale e corredata dei seguenti certifi¬cati: * certificati di nascita * " di battesimo * " di buona condotta morale, rilasciato dal parroco o da altra persona degna di fede * certificato di stato libero (o di vedovanza) * " degli studi fatti e con eventuali diplomi. La Responsabile che, dopo un serio discernimento con il suo gruppo e con la Responsabile di formazione, tenuto conto del loro parere, ammette le aspiranti al periodo di Orientamento. Essa è tenuta poi ad informare la Presidente e il suo Consiglio dell'avvenuta ammissione perché possano, fin dall'inizio, accompagnare il cammino.   Capitolo V LA FORMAZIONE NELLA CM 28 La natura della nostra vocazione richiede di fare sintesi tra consa¬crazione secolare e missione nel mondo secondo il carisma CM. Questo esige un continuo cammino di maturazione e presuppone una buona capacità di autoformazione. L'aspirante è chiamata ad impegnarsi in un'attiva collaborazione con la Responsabile di formazione e entrare progressivamente nella vita e nella dinamica del proprio gruppo, inteso come luogo di crescita, di comunione, di condivisione e di stimolo alla missione. 29 L'obbiettivo principale della formazione nella CM è la crescita glo¬bale dell'aspirante e l'assimilazione del progetto dell'Istinto. Pertanto l'iter formativo sarà ordinato a far sì che essa: * coltivi la vita di fede e di grazia; * assimili la spiritualità CM e la incarni nella vita; * curi una solida maturità umana manifestata nella fermezza d'animo, nelle capacità di accettare la solitudine e nello stabilire rapporti positivi con gli altri; * conosca e approfondisca le esigenze della secolarità consacrata, e riveli la disponibilità a viverle con serenità e fiducia nel suo quotidiano; * prenda coscienza che, consacrandosi nella CM, tutta la sua vita è donata alla chiesa e partecipa della sua missione universale, mediante la missione stessa dell'istituto. La formazione sarà attuata secondo il Piano formativo della CM, tenendo conto delle necessità dei tempi, dei luoghi e delle persone. 30 le tappe formative che precedono la prima emissione dei voti sono l'Orientamento e il Biennio di formazione. a) L'Orientamento é un periodo più o meno lungo, tenuto conto anche delle realtà secolare, perché l'aspirante acceda al Biennio con sufficiente chiarezza e solide motivazioni. b) Il passaggio al Biennio di formazione come pure alla prima emissione dei voti deve essere richiesto dall'aspirante tre mesi prima con domanda autografa alla Responsabile del gruppo stesso. 31 La responsabile di gruppo è tenuta a consultare le consacrate del suo gruppo in ordine al cammino e all'ammissione delle aspiranti ai vari periodi di formazione. In tale occasione deve essere presente anche la Responsabile di formazione. È importante che le missionarie si pronuncino con carità e verità, rispetto e senso di responsabilità per il bene delle aspiranti della CM e della Chiesa. La Responsabile del gruppo in¬vierà alla Presidente e al suo Consiglio il risultato di tale consultazione assieme alla domanda delle interessate. Il passaggio ai diversi periodi di formazione, normalmente, è preceduto da un corso di Esercizi spirituali e avviene secondo il cerimo¬niale della CM. La Responsabile locale presiede la funzione dell'Orientamento; la Responsabile di formazione quella del Biennio; La Presidente o una sua delegata quella della prima emis¬sione dei voti: 32 La formazione è un valore che alimenta la fedeltà alla nostra identità del Cuore di Cristo sollecita la nostra donazione e ci stimola a crescere umanamente e nella fede; qualifica il nostro impegno per tutti i problemi in cui vive e si agita la realtà che ci circonda; ci conduce ad una risposta profetica agli appelli sempre nuovi della storia... Così che in tutto ci facciamo collaboratrici effettive del Regno di Dio secondo i sentimenti e i criteri di bontà, di giustizia, di pace... del Cuore di Gesù. Per questo la formazione è un valore che deve essere presente in tutta la nostra vita. 33 La partecipazione attiva e costante alle iniziative della CM nasce da un forte senso di appartenenza alla nostra famiglia dalla volontà di crescere assieme nell'adesione alla nostra vocazione. Perciò siamo tenute a partecipare ai momenti formativi sia a livello di gruppo che di Istituto. Tra le iniziative della CM sono da privilegiare i Corsi di Formazione di base e permanente, gli Esercizi spirituali e i momenti di condivi¬sione di vita. 34 Le missionarie incaricate della formazione sono chiamate a vivere questa specifica responsabilità in spirito di servizio e in fedeltà alla loro vocazione. Per questa missione sono particolarmente utili: * capacità umane d'intuito e di accoglienza, * una profonda esperienza di Dio nella preghiera, * conoscenza e assimilazione del carisma CM, * forte senso di appartenenza culturale sia in campo umano che teologica, * disponibilità di tempo per gli incontri personali e di gruppo con le persone in formazione. Per una maggiore efficacia del lavoro formativo, è bene che si crei¬no, tra l'incaricata della formazione, la Responsabile locale ed il gruppo stesso una cordiale collaborazione e un leale confronto per una linea unitaria de intervento. Annualmente ciascuna Responsabile di formazione invia una relazione alla Presidente e al suo Consiglio dove presenta il cammino delle persone in formazione; il programma formativo svolto; il modo con cui la Responsabile stessa ha vissuto il suo servizio. Quando ci sono domande do ammissione ai rispettivi periodi di formazione, tale relazione verrà presentata in coincidenza con esse. 35 Per il confronto, l'approfondimento e l'indirizzo unitario le Responsabili di formazione fanno parte di un'apposita Commissione che, insieme alla Presidente, si riunisce periodicamente per verificare i programmi e per vivere insieme momenti formativi. Data l'importanza della formazione per la vita della CM, è bene che la Presidente, nella misura del possibile, partecipi agli incontri della suddetta Commissione. Per un Buon funzionamento di questo organo le Responsabili di formazione eleggono tra loro una coordinatrice che organizza e dirige gli incontri. stessi. 36 Il gruppo che ha al suo interno membri in formazione è chiamato anzitutto a dare una testimonianza gioiosa e fedele alla proprio voca-zione e dell'impegno a vivere la consacrazione nel mondo; a darsi una dinamica adeguata a questo fine; a conoscere i programmi for¬mativi svolti; a partecipare almeno ad un incontro annuale con la Responsabile di Formazione per valutare il cammino delle aspiranti e come il gruppo ha vissuto la corresponsabilità formativa.   Capitolo VI L'INCORPORAZIONE NELLA CM 37 Con la consacrazione secolare nella CM la missionaria entra in una forma stabile tutta la propria vita. Seguendo Cristo più da vicino, secondo le linee di vita tracciate dallo Spirito e dal RdV, nella spiritualità che si ispira alla contemplazione del suo Cuore trafitto, la missionaria vuole essere di Dio e non del mondo, ma dentro al mondo per consacrarlo a Dio secondo la dinamica dell'incarnazione. Data l'importanza di questo passo, sia per la persona che per l'istituto, è necessario un serio discernimento da ambedue le parti. 38 La rinnovazione annuale dei voti costituisce un momento impor¬tante perché aiuta la missionaria a mantenersi nella freschezza della sua risposta al dono di Dio; a ravvivare la sua fedeltà e a rinvigorire le motivazioni che stanno alla radice della sua consacrazione. Per questo, in preparazione alla rinnovazione dei voti, ognuna farà anche una seria revisione di vita col proprio gruppo per verificare il cammino fatto e per aiutarci reciprocamente a vivere con più au-tenticità la vocazione nella CM. La rinnovazione annuale dei voti può essere anticipata senza limiti di tempo, ma non potrà essere posticipata oltre due mesi della sca¬denza dell'ultima rinnovazione. La cerimonia avverrà, normalmente, in occasione degli Esercizi Spirituali annuali organizzati dall'Istituto, durante la celebrazione eucaristica, alla presenza di una responsabile o di una sua delegata. L'atto si documenta sul libretto personale di incorporazione. Ogni Responsabile di gruppo invia annualmente alla Presidente una breve relazione in cui comunica i nominativi delle missionarie del proprio gruppo che hanno rinnovato i voti. 39 La formazione verrà continuata in forma sistematica soprattutto nei tre anni che seguono la prima emissione dei voti. In questo periodo la missionaria sarà ancora seguita regolarmente dalla Responsabile di Formazione. Durante gli anni di incorporazione temporanea, tre mesi prima della scadenza dei voti, ciascuna missionaria esporrà alla Responsabile di gruppo, con domanda autografa, la volontà di rinnovare i voti. La Responsabile di gruppo, a sua volta, invierà alla Presidente una relazione che terrà conto del parere della Responsabile di for¬mazione e di tutte le missionarie di incorporazione definitiva del gruppo. 40 L'incorporazione definitiva nella CM viene fatta alla presenza della Presidente o di una sua delegata. Essa segna una tappa importante sia per la missionaria che per l'Istituto in quanto si crea un vincolo permanente e di reciproca responsabilità da ambedue le parti. La missionaria si preparerà a questo momento dando particolare attenzione alla sua formazione soprattutto nell'ultimo anno di incorporazione temporanea, per fare il passaggio con la necessaria chiarezza e solidamente motivata. Dopo essere stata incorporata definitivamente nell'Istituto (cfr.St.42), la missionaria è chiama a "vivere in stato di formazione permanente", avvalendosi anche di tutto ciò che a livello sociale ed ecclesiale può aiutarla a rispondere in modo sempre rinnovato alla consacrazione nel mondo secondo il carisma specifico. L'Istituto a sua volta si fa garante della formazione permanente sia organizzando corsi o giornate di studio, a cui le missionarie sono tenute a partecipare, sia sensibilizzando i rispettivi gruppi e i singoli membri a curare una dinamica formativa che aiuti a valorizzare an¬che quanto offre l'Istituto stesso. 41 ................................................... 42 ...................................................   Capitolo VII LA NOSTRA VITA DI CONSACRAZIONE 43 La consacrazione mediante i consigli evangelici "è espressione della nostra indivisa appartenenza a Cristo e alla Chiesa; della tensione permanente e radicale verso la santità; del nostro essere presenti nel mondo per servirlo, per configurarlo secondo Dio, per santificarlo dal di dentro" (Paolo VI). Tutta la nostra di consacrate sarà permeata dalla grazia specifica del nostro carisma CM secondo le modalità e lo stile indicati dallo Statuto. Per vivere con fedeltà profetica la consacrazione, assumeremo con senso di responsabilità la verifica periodica con la nostra Responsabile. 44 .................................................. 45 Ci può essere di molto aiuto il fare spesso oggetto di preghiera, di riflessione e di verifica la formula stessa della nostra consacrazione. La castità consacrata nel celibato 46 La castità consacrata ci indentifica a Cristo; ci rende testimoni del Dio-Amore nel mondo; ci fa segno dei valori del Regno; ci rende capaci di relazioni nuove con i fratelli. Vivere il voto di castità per noi missionarie significa accogliere l'amore sponsale di Cristo con la promessa di: * rinunciare all'amore coniugale; * vivere la continenza totale e permanente; * praticare la virtù della castità conforme allo stato del celibe con¬sacrato. 47 La scelta del Celibato per il Regno è accoglienza di un patto d'amore che tende ad invadere tutta la profondità della nostra esi¬stenza. Siamo consapevoli che possiamo viverlo solo poggiamdoci sull'amore fedele di Colui che ci ha chiamate, sulla forza che ci viene dal suo Spirito, sulla fedeltà convinta al carisma CM. 48 La castità consacrata per noi missionarie é ben più che l'integrità fisica o la continenza. Essa fa in modo che tutte le dimensioni della nostra persona siano unificate e tutte le energie siano protese verso Dio e verso i fratelli. Questo, però, non è mai un dato acquisito, ma un cammino progressivo secondo le linee indicate al n. 48 dello Statuto. 49 La vocazione alla castità consacrata è anzitutto un dono dello Spirito santo (1Cor. 7,7) per il servizio dei fratelli, ma richiede anche un continuo lavoro personale. Perciò dobbiamo avvalerci di ogni mezzo che ci aiuti a: * crescere in un sereno dominio di noi stesse mediante un'educa¬zione costante delle proprie tendenze istintive ed emotive, la purificazione dall'egoismo e la crescita della libertà interiore; * coltivare una visione serena della nostra sessualità e di quella altrui; * maturare uno stile interiore ed esteriore, frutto anche di buona integrazione della propria affettività, che ha come caratteristiche: la comunione, la gioia, la sobrietà, la prudenza; * "non trascurate i mezzi naturali che giovano alla sanità mentale e fisica" (PC12). Questo presuppone una corretta comprensione della nostra corporeità quale tramite indispensabile per la testimonianza del carisma che il Signore ci ha donato; * accettare la solitudine del cuore come una componente necessaria della persona umana e come luogo dove la castità consacrata assume più significato, diventa creativa, profonda, oblativa. Tutto questo eviterà che la solitudine diventi isolamento e quindi contro testimonianza al carisma di amore e di comunione. 50 L'immagine di Betania ci stimola a creare nei nostri gruppi un clima di comunione che favorisce l'accoglienza rispettosa e fraterna, la stima le une per le altre, la prontezza al perdono scambievole, la preghiera come espressione di sollecitazione e umile servizio dell'amore. 51 ................................................... La povertà evangelica 52 Gesù che "da ricco che era si é fatto povero" (2Cor.8,9) è il model¬lo della nostra povertà. La contemplazione del suo Cuore ci stimola alla ricerca di espressioni concrete di povertà, vissute nel clima gioioso delle beatitudini come * l'appoggio fiducioso alla Provvidenza di Dio e la capacità di cercare anzitutto il suo Regno (cfr.Lc. 12,31), rinunciando alla pretesa do costruire da sole il nostro avvenire; * il distacco affettivo ed effettivo dei beni per conservarci al nostro inserimento nel mondo sulla scia di tutti gli altri; * la disponibilità al servizio per farci, come Gesù, dono, gratuità solidarietà verso tutti. 53 Il vincolo del voto di povertà, ci impegna ad usare i beni temporali in modo limitato e dipendente. A - Uso limitato per noi significa: a) determinare i criteri della propria sobrietà perché ogni scelta sia coerente con la povertà evangelica; b) considerarci "amministratrici" dei beni che abbiamo e che acquistiamo; imparare a distinguere il "necessario" dal "superfluo"; compiere scelte coraggiose facendoci carico delle povertà del nostro tempo. B - Uso dipendente che ci porta a: a) verificare normalmente ogni sei mesi con la propria responsabile se il nostro stile di vita è conforme alla povertà, disponibili ad accogliere se le eventuali indicazioni per una maggior fedeltà e coerenza. b) Tenere presente anche il linguaggio delle cifre, con riferimento al seguente schema: - Resoconto delle spese che rientrano nella cifra indicativa, concordata con la Responsabile per le necessità della vita quotidiana, il contributo alla famiglia e al proprio gruppo, viaggi, aggiornamento, solidarietà con i poveri, regali.... - Richiesta dell'autorizzazione per l'uso di somme che riguardano prestiti, debiti, spese che superano la cifra indicativa concordata. - Deposito previdenza per il proprio avvenire, secondo uno stile di sobrietà. - Amministrazione dei beni patrimoniali: verificare se vengono gestiti secondo giustizia e in adesione allo stile della povertà evangelica e della solidarietà concreta. c) I membri dei gruppi di vita fraterna si sentiranno impegnati a far sì che il rispettivo gruppo abbia una propria autonomia economica. Il Centro CM supplirà a quelle spese a cui il gruppo o nucleo non potesse provvedere. Ogni semestre il nucleo di vita fraterna farà insieme la verifica del bilancio comunitario partecipando con senso di responsabilità alle scelte economiche del gruppo stesso. A partire dalla prima emissione dei voti, ogni missionaria si im¬pegna a versare normalmente all'amministratrice del suo gruppo una percentuale delle sue entrate come contributo alle spese ge¬nerali dell'Istituto. Questo vuol essere un segno reale di parteci¬pazione a ciò che concerne l'animazione, il collegamento con i membri, l'aiuto all'uno o all'altro gruppo o singola missionaria che si trovino in situazione di necessità. L'Assemblea Generale definisce di volta in volta la percentuale minima, lasciando libertà ai singoli gruppi di maggiorarla. 54 È compito del Consiglio Centrale, dopo aver avuto le indicazioni dalle singole nazioni dove è presente la CM, stabilire i limiti oltre i quali sia per la singola missionaria che per i gruppi, una spesa, un debito, un prestito diventano straordinari e perciò occorre l'autorizzazione della Presidente. Naturalmente tale cifra varia da paese a paese. 55 L'Istituto, in particolare tramite il Consiglio Centrale, è chiamato a vigilare e a fare scelte conformi a quella sobrietà semplice e solidale che deve caratterizzare tutte le missionarie, in piena adesione alla vocazione secolare e allo spirito che gli è proprio. 56 Il senso più profondo della nostra povertà si esprime nella totale dipendenza da Dio e nella piena libertà nei confronti della nostra stessa vita e delle cose. Di conseguenza il voto di povertà ci chiede: a) vivere il lavoro come un sevizio che ci accomuna ai fratelli, facendoci condividere la loro fatica, la stanchezza, le incertezze... Nello spirito di fede il lavoro deve essere visto come il "luogo teologico" dove concretizziamo quotidianamente la nostra oblazione e missione; b) crescere nella prontezza ad accogliere le nuove povertà e a condividere con chi ne è colpito; contribuire a cambiare i "meccanismi" che producono l'emarginazione e la fame di tanti popoli; c) perfezionare e spendere tutti i nostri talenti per il regno: al primo o all'ultimo posto, in posizioni di sponsabilità o di na¬scondimento, mettendo a servizio degli altri, tempo, energie, cultura e ogni altro bene con gratuità e spirito oblativo; d) vivere nello spirito delle beatitudini evangeliche anche i limiti derivanti da malattie o da invecchiamento. In spirito di comunione e per crescere in uno stile di vita veramente povero, ci comunicheremo reciprocamente le esperienze concrete nel campo della povertà. 57 Gli atteggiamenti esplicitati nello Statuto nº57 non si possono im¬provvisare nella nostra vita. Nascono da un autentico stile di pover¬tà evangelica e si consolidano nel profondo di ognuna di noi dove libertà e responsabilità, fede e abbandono in Dio prendono corpo e danno significato al nostro esistere e operare. L'obbedienza evangelica 58 L'obbedienza al Padre, che Cristo ha vissuto "fino alla morte" (Fil.2,8), costituisce la sorgente e il modello a cui noi missionarie ci ispiriamo per vivere la vita di comunione e alimenta la nostra ca-pacità oblativa. Come Cristo anche noi, obbedire significa essere protese verso il Padre, in una libera e amorosa docilità alla sua volontà. 59 ......................................................... 60 La Parola di Dio e lo Statuto costituiscono l'itinerario di vita a cui noi missionarie ci riferiremo continuamente, per una fedeltà sempre nuovo alla volontà di Dio. Come laiche consacrate CM siamo chiamate a: * assumere l'obbedienza con Spirito di iniziativa e di responsabili¬tà personale, senza facili deleghe e senza autonomie troppo soggettive; * accettare nella fede le indicazioni e le direttive delle Responsabili dell'Istituto in ordine alla realizzazione della nostra vocazione; * coltivare un vero senso ecclesiale che si esprime anche nell'ascolto e attuazione di quanto dice il Magistero o propone la nostra Chiesa locale; * vivere l'obbedienza a Dio nel quotidiano e in particolare il lavoro, inteso come partecipazione al progetto di Dio e come luogo di comunione con chi ne condividiamo la fatica e la re¬sponsabilità; * Educarci ad un attento ascolto del mondo per cogliervi il significato profondo degli avvenimenti e per ricondurlo a Dio. 61 Con le Responsabili cammineremo di pari passo nella ricerca umile e attenta del piano di Dio su di noi. Nel dialogo leale e sempre aperto alla fiducia, verificheremo periodicamente con la Responsabile: * la nostra disponibilità a "vivere nell'accoglienza umile e serena della volontà di Dio in qualunque modo i manifesti" (St.7); * gli impegni del lavoro, apostolici e sociali, perché siano vissuti in conformità alla spiritualità e alla missione CM; * le decisioni e i progetti che possono trasformare la nostra situa¬zione di vita: cambiare lavoro, residenza, accettare o rifiutare ruoli di una certa responsabilità...; * il nostro senso di appartenenza al gruppo e all'Istituto e come lo concretizziamo. 62 Un'obbedienza veramente evangelica ci richiede molta fede e molto amore e ci immerge nel mistero pasquale di Cristo che è morte e risurrezione. Contemplando intensamente il Cuore trafitto di Cristo troveremo la luce e la forza per vivere con fortezza e serenità le oc¬casione in cui l'obbedire si coniuga con una immolazione e oblazione generosa di noi stesse. 63 "Il fratello aiutato dal fratello è come una città inespugnabile" (Pro.18,19). Noi missionarie scopriamo la volontà di Dio anche nella revisione di vita e nel dialogo aperto e fraterno con i membri del gruppo di appartenenza. In questa ricerca avremo a cuore soprattutto l'edificazione del corpo di Cristo secondo il piano di Dio su ciascuna e sull'intera famiglia CM.   Capitolo VIII LA NOSTRA PREGHIERA 64 Noi missionarie, pur in un ritmo di vita fortemente impegnato, tenderemo a un atteggiamento costante di comunione con Dio, per mantenerci nell'equilibrio e nell'autenticità della nostra vocazione. Di qui impariamo ad attuare, in progressiva crescita, il dono di noi stesse a Lui e ai fratelli. 65 Per vivere in pienezza, come missionarie CM, ci lasceremo trasformare dallo Spirito santo perché tutto in noi sia preghiera. Questo atteggiamento ci aiuterà a scoprire con meraviglia la presenza amante di Dio nella storia e nel nostro quotidiano e a considerare ogni realtà del mondo come sorgente di ispirazione per una preghiera oblativa e missionaria. 66 ................................................... 67 .................................................... 68 Per alimentare l'unità tra contemplazione e vita, ci abitueremo a vedere le persone, il mondo, la storia, la nostra vita quotidiana con gli occhi e il cuore di Dio e a leggerli con amore. Assumeremo con convinzione e senso di responsabilità, le espressioni di preghiera indicate nel nº 68 dello Statuto. Daremo particolare attenzione all'Adorazione Eucaristica, scuola privilegiata di vita e di servizio alla chiesa come dice P.Dehon: "l'Adorazione non è per noi un fatto privatistico, individualistico; è compiuta a nome della Chiesa e per la Chiesa". Qualora non ci fosse possibile fare l'Adorazione eucaristica di pre¬senza, è bene che ci sia almeno l'impegno dell'adorazione in spirito, trovando nel cuore della giornata uno spazio di tempo per questo scopo. Chi per particolari circostanze o normali condizioni di vita, non riuscisse a vivere abitualmente le espressioni di preghiera indicate nello Statuto, si verifichi con la responsabile perché possa vivere serenamente e responsabilmente la sua vocazione. Dobbiamo dedicare anche un tempo conveniente alla lettura di quanto ci aiuterà a crescere nel cammino di consacrazione nel mondo. 69 Rientra nella dinamica di ogni gruppo organizzare il ritiro mensile per vivere insieme momenti di riflessione, di preghiera, di fraternità... (cfr.St.21) a cui è indispensabile che ciascuna partecipi con as-siduità e spirito di condivisione. Gli Esercizi spirituali annuali organizzati dalla CM costituiscono un appuntamento importante per ognuna di noi sia per un rinnovamento interiore personale che un cammino di comunione con l'Istituto. Chi, per motivi seri, non potesse partecipare al ritiro mensile con il proprio gruppo o agli esercizi spirituali annuali organizzati dall'Istituto è tenuto a verificarsi con la propria Responsabile e a farli altrove appena possibile. 70 Ci educheremo a celebrare frequentemente il sacramento della Riconciliazione, perché l'esperienza rigenerante della misericordia di Dio ci renda più aperte al perdono reciproco e alla comunione attiva con tutti i fratelli; più disposte a verificare la nostra vita an¬che in ordine ad una maggior efficacia della nostra missione nel mondo. È per noi importante avvalersi anche di una saggia direzione spirituale per un serio confronto su come viviamo il progetto di vita CM a cui abbiamo liberamente aderito. 71 La ricerca dell'intimità con Dio nella vita secolare comporta il bisogno vitale di un silenzio di tutto l'essere. La fede, la speranza, l'amore di Dio e la disponibilità ai doni dello Spirito, come pure l'amore fraterno aperto al mistero degli altri, implicano il silenzio e l'ascolto. Alla scuola di Maria di Nazaret impariamo il vero senso della preghiera, della vita e del dono di noi stesse nella semplicità del quotidiano, prima ancora che nelle grandi occasioni. Ci sarà di aiuto recitare ogni giorno la preghiera di consacrazione alla Madonna. Capitolo IX LA COMUNIONE FRATERNA NELLA CM 72 La consacrazione a Dio nella CM affida alle nostre mani e la nostro cuore il carisma d'amore che si fa comunione. Nella Chiesa e nel mondo ci sentiamo chiamate a dare il primato all'amore e di conseguenza: * ad inserirci di più nel dinamismo e nello stile della vita trinitaria per accogliere in noi il dono della comunione; * a trovare la nostra realizzazione di donne e di consacrate nel dono progressivo do noi stesse nella vita dell'amore oblativo; * a "perdere tutto ma non perdere la carità", secondo la consegna del nostro Fondatore. 73 Vivremmo le espressioni concrete della vita di comunione, che lo Statuto rende normative per noi, attingendo lo Spirito dal Cuore di Cristo e collaborando attivamente con Lui per diventare donne esperte di comunione, artefici e testimoni di quel progetto di amore che è l'essenza della nostra spiritualità. 74 La comunione all'interno dei nostri gruppi CM si fa concreta nella misura in cui viviamo e cresciamo nel senso di appartenenza ad un unico carisma e ad un'unica missione. San Paolo ci insegna l'arte della comunione fraterna: * l'accoglienza reciproca; * il rapporto sincero dove il sospetto è già una sconfitta, mentre l'amore è speranza viva di quello che l'altra può diventare; * la preghiera le une per le altre; * l'attrattiva per le cose umili; * la convergenza sui valori essenziali e il rispetto per la libertà e la personalità di ognuna (cfr.Rom.12,9-18). Per la comunione dei gruppi fra loro e con tutta la CM utilizzeremo i mezzi che l'Istituto ci offre e che la nostra creatività ci suggerisce e ci avvarremo della mediazione del Consiglio Centrale per una comunione concreta dei beni materiali. 75 Con le sorelle più fragili e in difficoltà la nostra comunione si fa più esigente e deve tradursi in ascolto profondo di quello che l'altra sta vivendo; in aiuto discreto e generoso; in gesti concreti di solidarietà. 76 Vivremo la malattia, l'anzianità ed ogni altra situazione di disagio con senso di fortezza, di non pretesa e come offerta oblativa per la redenzione del mondo. Tuttavia, la comunione fraterna ci porta a circondare di carità le missionarie malate o anziane, venendo incontro alle loro necessità. Mediante loro il Signore ci sollecita ad un autentico abbandono, ci ricorda la fragilità della nostra condizione e ci fa memoria che nei più deboli egli vuole essere particolarmente riconosciuto e servito. 77 Il carisma dell'amore che si fa comunione è dono che ci supera continuamente. Convinte che lo portiamo "come tesoro in vasi di creta", ci impegnamo a: * rinvigorire il dono della conversione mediante a il sacramento della Riconciliazione; * una periodica revisione di vita circa il nostro modo concreto di vivere la comunione fraterna, tenendo conto della diversità di temperamenti, età e provenienza; * scambiarci il perdono reciproco ogni volta che abbiamo coscienza di aver ferito o disatteso lo spirito di fraterna comunione nei rapporti interpersonali. 78 Da Maria, modello della nostra vita fraterna, vogliamo imparare a conformare il nostro cuore al suo: cuore forte e vigilante nel prevenire, nell'accogliere e nel conservare nei nostri gruppi il "vino buono" della comunione.   Capitolo X USCITA E DIMISSIONE 79 La persona, rispondendo alla chiamata di Dio, entra e rimane nella CM in vista di un'adesione definitiva al suo progetto di vita voluto dal Signore e riconosciuto dalla Chiesa. Ma può accadere che l'una o l'altra aspirante o missionaria non intendano proseguire in tale cammino. A) Per quanto riguarda l'uscita dall'Istituto di una missionaria di incorporazione temporanea, la procedura é indicata al nº79 dello Statuto. B) Quando si tratta di una missionaria di incorporazione definitiva che vuole lasciare la CM, la procedura é la seguente: a) se esce alla cadenza annuale dei voti non é tenuta a chiedere particolari dispense. Basta che lo comunichi alla Presidente; b) se invece, per motivi gravi, volesse lasciare l'Istituto prima dello scadere dei voti è tenuta a chiedere la dispensa, tramite la Presidente, alla sede Apostolica per riceverne l'indulto. C) Per l'aspirante che é nel periodo di Orientamento o nel Biennio di Formazione vigerá quanto segue: a) se dopo matura riflessione con la Responsabile di Formazione e quella del suo gruppo, l'aspirante non volesse più continuare il cammino nella CM, cesserà il suo rapporto con l'Istituto dopo aver avvisato la Responsabile di gruppo che ne darà comunicazione al Consiglio Centrale; b) nel caso in cui l'aspirante non sia ritenuta idonea a prosegui¬re nella CM. * se si trova nell'Orientamento può essere dimessa dalla Responsabile di gruppo, dopo aver consultato la Responsabile di formazione e le consacrate del gruppo stesso; * se si é nel Biennio la dimette la Presidente con il voto deli¬berativo del suo Consiglio. 80 ...................................................... 81 Durante il periodo di incorporazione temporanea può avvenire che una missionaria sia ritenuta non idonea alla vocazione CM. In tal caso: a) una volta giunta alla scadenza annuale dei voti, può non essere ammessa alla rinnovazione degli stessi dalla Presidente con il voto deliberativo del Consiglio. Di conseguenza l'interessata rimane libera di ogni vincolo con l'Istituto; b) prima della scadenza dei voti, una missionaria può essere dimessa solo per motivi gravi, imputabili e comprovati anche giuridi¬camente e occorre la dispensa della sede Apostolica. 82 Nel caso che esca o sia dimessa una missionaria che è dedicata a tempo pieno al suo servizio, le Responsabili dovranno attuare nei suoi confronti "l'equità e la carità evangelica" e accompagnarla fra¬ternamente finché non abbia trovato una nuova sistemazione di vita. La missionaria da parte sua è tenuta a non esigere risarcimenti per servizi o attività svolti all'interno dell'Istituto (CJC.can.702/1-2). È molto importante che, anche dopo l'uscita o la dimissione, i rapporti rimangano liberi e cordiali sia da parte dell'interessata che della CM.   Capitolo XI RESPONSABILI E LORO SERVIZIO 83 La ricerca della volontà di Dio, nella fedeltà al Carisma e alla mis¬sione CM, accomuna missionarie e Responsabili in un ruolo di me¬diazione che richiede loro di essere donne di fede e le impegna in un servizio di comunione e di governo in conformità all'indole pro¬pria della CM. Per questo chiamate a: * amare il colloquio con Dio e a cercare in Lui la forza per supe¬rare le difficoltà inerenti al loro incarico; * mantenersi abitualmente disponibili a tutte, ma particolarmente a chi ha maggiormente bisogno di essere aiutata nel suo cammino; * "perfezionare le qualità necessarie al ruolo che è stato loro affidato perché, oltre ad avere capacità di ascolto, disponibilità, comprensione, apertura, intuizione, discernimento, esse devono sapere animare, guidare con chiarezza di visione e con fermezza" (Doc. I.S.nº263); * vigilare perché anche le scelte economiche si vivano in armonia e in modo trasparente. 84 È importante per ogni Responsabile coltivare la consapevolezza che "Maria è la direttrice generale e perpetua dell'Istituto" e invocarla spesso quale madre, guida e custode della CM. 85 Oltre al corpo direttivo della CM indicato nello Statuto nº85, è prevista anche la Consulta delle Responsabili di Gruppo. Essa é un organo consultivo e di comunione tra le Responsabili e il Consiglio Centrale. Si raduna ogni due anni nel sessennio che va da un'Assemblea ordinaria all'altra. La Consulta costituisce un'occasione molto importante per: * offrire al Consiglio Centrale la possibilità di una ricerca e di una verifica, con le Responsabili di gruppo, del cammino di tutto l'Istituto; * favorire una comunione più ampia e più specifica a tutti i gruppi, tramite le loro Responsabili, di quanto emerso nella Consulta stessa per una maggior vitalità della nostra famiglia CM. Se una Responsabile di gruppo non potesse partecipare alla Consulta per ragioni gravi, dovrà essere sostituta da una delegata eletta dal gruppo stesso. L'Assemblea generale 86 L'assemblea generale é un momento privilegiato della manifestazio¬ne dello Spirito santo nella vita della CM. Essa riflette, nell'ambito dell'Istituto, quanto avvenne a Gerusalemme per l'elezione di Mattia (cfr.At.1) e la Celebrazione del primo Concilio (cfr.At.15). Come allora, è necessario lavorare con lo Spirito santo perché tutto abbia compimento nell'amore dl Signore Gesù e nella comunione dei cuori. 87 La convocazione dell'Assemblea dovrà essere fatta almeno un anno prima della sua celebrazione. Perché raggiunga gli obbiettivi per cui é stata convocata, é bene che sia preceduta da una seria prepara¬zione spirituale e relativa ai problemi e ai temi inerenti allo sviluppo e alla missione della CM. 88 Partecipano di diritto all'Assemblea: a) di diritto Oltre ai membri già previsti al nº88 dello Statuto: * le Responsabili di gruppo con più di cinque consacrate * una Responsabile di formazione eletta dalla commissione di cui al nº35 del presente RdV * il Responsabile Centrale dei Familiares. b) per elezione Coloro che risultano designate secondo le seguenti norme: * i gruppi che hanno fino a cinque consacrate eleggono una de¬legata e una sostituta; * i gruppi che hanno da sei a otto consacrate eleggono una de¬legata e due sostitute. La prima sostituta prende il posto della Responsabile di gruppo, la seconda della delegata, nel caso che l'una o l'altra non possa partecipare; * i gruppi che hanno più di otto consacrate eleggono due delegate e tre sostitute; * le delegate e le sostitute possono essere scelte sia tra le missionarie di incorporazione definitiva che temporanea; * risultano elette, come delegate e sostitute all'Assemblea, le missionarie che hanno ottenuto la maggioranza assoluta nel primo o nel secondo scrutinio, oppure la maggioranza relativa nel terzo. A parità di voti, nel terzo scrutinio, risulta eletta la più anziana di consacrazione o, se anche questa fosse pari, la più anziana di età. c) Può partecipare all'assemblea, senza diritto di voto, secondo il parere della Presidente e del suo Consiglio, l'una o l'altra persona esperta ritenuta idonea ad aiutare le partecipanti ad esami¬nare alcune questioni importanti per la vita dell'Istituto. L'esperto, che può essere sia membro CM che esterno all'Istituto stesso, parteciperà all'Assemblea solo per il tempo necessario per trattare il tema di sua competenza. d) Dopo la verifica della presenza o meno dei partecipanti, l'Assemblea passa alla scelta di due scrutatrici, delle segretarie e di due moderatrici con votazione a maggioranza relativa o in altra maniera accettata da tutti i presenti. * il compito delle scrutatrici è di vigilare perché le votazioni si svolgano regolarmente e di presentare i risultati alla Presidente perché li proclami all'Assemblea. * Le segretarie invece mettono per iscritto la sintesi degli interventi, le conclusioni concordate e i risultati delle votazioni. All'apertura di ogni nuova seduta leggono il verbale di quanto è stato trattato e concluso nella seduta precedente. L'intero testo dei verbali, firmato dalla Presidente e dalle segretarie stesse, passa agli atti dell'Assemblea. * Le moderatrici hanno il compito di guidare la discussione perché gli interventi si susseguano in modo ordinato, siano aderenti al tema trattato e soprattutto perché il dialogo si svolga serenamente nel rispetto e nell'ascolto delll'opinione di ogni membro. Alla moderatrice compete anche sintetizzare i contenuti e i suggerimenti che emergono in Assemblea, in ordine alla trattazione dei veri temi e questioni. * Per un buon funzionamento dell'Assemblea può essere utile anche un Consiglio di Presidenza costituito da: Presidente e le due moderatrici. 89 La Presidente e i membri del Consiglio Centrale e l'Amministratrice Centrale dovranno essere eletti tra le missionarie di incorporazione definitiva. Prima di procedere alla loro elezione, ciascuna si impegnerà ad essere strumento docile della Provvidenza di Dio, ripetendo a voce intelligibile la preghiera degli Atti degli Apostoli per la prima elezione Apostolica: "Signore Gesù, tu che leggi nel cuore di ciascuno, mostraci chi hai scelto" (At.1,24). Durante le elezioni, se è scelto un membro fuori dall'Assemblea, prima di continuare il lavoro, è necessario che l'eletta notifichi la sua accettazione. La missionaria che ha accettato diventa membro dell'Assemblea, senza che per questo sia esclusa che precedentemente rivestiva la sua carica. 90 Le votazioni riguardano le mozioni assembleari avvengono, normalmente, per scrutinio segreto, ameno che l'Assemblea stessa all'unanimità decida diversamente. Le decisioni prese da un'Assemblea rimangono in vigore fino a che una successiva Assemblea non determini diversamente. Le direttive Assembleari devono essere tenute nella massima considerazione. Si possono ripetere anche per queste le parole del primo Concilio della Chiesa, Quello di Gerusalemme: "Abbiamo deciso lo Spirito Santo e noi..." (At.15,28). 91 ................................................... La Presidente e il suo Consiglio 92 La Presidente ha il compito di animare con l'esempio, la parola e opportune iniziative, la vita spirituale ed Apostolica dell'Istituto, curando al di sopra di tutto la comunione dei cuori, delle forze e degli ideali, perché questa é la grazia specifica della CM. Per questo é chiamata a: a) trattare e possibilmente risolvere con l'aiuto del suo Consiglio e a norma dello Statuto, i problemi generali e particolari dell'Istituto; b) incontrarsi personalmente o per mezzo di altri membri del Consiglio Centrale almeno annualmente con ogni gruppo, per una verifica della vita e della missione del gruppo stesso; c) riunirsi periodicamente con l'apposita Commissione per la formazione come é indicato al nº35 del RdV; d) mantenere un regolare contatto con le Responsabili di gruppo per un confronto e un aiuto inerente allo svolgimento della loro missione di animazione e di servizio al gruppo; e) vigilare sull'amministrazione dei beni dell'Istituto affidati all'Amministratrice centrale. f) assumersi l'incarico della Rappresentanza Legale o affidarlo ad un'altra missionaria. 93 La Presidente svolge il suo servizio di animazione e di guida dell'Istituto con la collaborazione del Consiglio composto da quattro Consigliere. Per la vitalità stessa della CM, è bene che nel Consiglio siano rappresentate le due modalità di vita e, nella misura del possibile, le realtà dell'Istituto. 94 Sia per il buon funzionamento del Consiglio Centrale che per la vitalità dell'Istituto, indipendentemente che la Presidente e la vice siano a tempo pieno, é bene che: * si instauri una vera collegialità e fattiva partecipazione tra tutte le Consigliere e la Presidente; * si crei una segreteria che collabori direttamente col Centro CM. 95 ..................................................... 96 È auspicabile che nell'eleggere la Presidente e i membri del Consiglio si favorisca l'avvicendamento delle persone per il bene delle stesse e per la vitalità della CM. Le Responsabili di gruppo 97 Quando si costituisce un gruppo è bene darne conoscenza anche al Vescovo diocesano per un'esplicita comunione ecclesiale e per far conoscere l'esistenza del nostro Istituto. Normalmente la Responsabile di gruppo è scelte tra le missionarie di incorporazione definitiva. Ma, eccezionalmente può anche essere eletta tra coloro che hanno almeno tre anni di incorporazione tempo¬ranea. Per l'elezione occorre la maggioranza assoluta nei primi tre scrutini. Se questa non é stata raggiunta, si passa al ballottaggio, ossia si limitano i voti alle due candidate che nel terzo scrutinio ne hanno raccolto un numero maggiore.... (cfr.St.nº89) 98 La Responsabile di gruppo è chiamata a vivere con coerenza il suo mandato, mettendosi al servizio del bene delle persone e anteponendolo al proprio interesse. Oltre a quanto già espresso nello Statuto, i suoi compiti particolari sono: a) avere una sollecita e rispettosa premura per tutte le espressioni di vita spirituale e materiale di ciascuna missionaria; b) organizzare il ritiro mensile e altre iniziative di carattere forma¬tivo, di aggiornamento, di fraternità; c) stimolare le missionarie ad essere fedeli alla verifica periodica, rendendosi disponibile e curare l'accoglienza, la discrezione e il discernimento; d) curare il rapporto con l'amministratrice del gruppo e del nucleo per una buona impostazione economica ed amministrativa del gruppo stesso; e) avere a cuore l'animazione vocazionale e missionaria, cercando di sensibilizzare tutto il gruppo a questo scopo; f) collaborare con attenzione e discrezione con la responsabile di formazione nel suo delicato compito; g) tenersi in contatto con la Presidente e inviarle una relazione an¬nuale sulla vita e il cammino del gruppo; h) partecipare alla consulta delle responsabili; i) avvertire la Presidente quando una missionaria è colta dalla morte e diramare la notizia, anche perché ogni gruppo provveda a far celebrare almeno una Messa di suffragio. La Responsabile avrà cura che vengano raccolte le notizie biografiche della mis¬sionaria defunta, perché le sue virtù e la sua donazione possano indicare alla CM nuove vie d'amore. 99 ..................................................... Le Amministratrici dei beni nella CM 100 Anche l'Amministrazione dei beni materiali deve essere impostata e svolta sulle linee dell'amore. Per questo è opportuno tener presente che: * il Vangelo, quale norma fondamentale della vita di consacrazione, dà un preciso insegnamento anche sul valore e sull'uso dei beni materiali (cfr.St.52); * la CM ha diritto di acquistare, possedere e amministrare il necessario al suo sostentamento e alla realizzazione della sua missione nella Chiesa. Ma deve evitare tutte le espressioni che sanno più di lusso che di necessità, che esprimono la potenza e la sicurezza del denaro anziché l'umile accettazione della comune legge del lavoro corroborata dalla fiducia nella Provvidenza di Dio. 101 ...................................................... 102 È compito dell'Amministratrice Centrale amministrare i beni materiali dell'Istituto, mobili e immobili, in collaborazione e secondo le direttive della Provvidenza e del Consiglio. Oltre a quanto indicato ai nn.101 e 102 dello Statuto, i suoi compiti sono: a) fare acquisti e stipulazione di obbligazioni, previo consenso della Presidente e del Consiglio; b) vigilare e accompagnare le amministrazioni delle attività dell'Istituto; c) ricevere i bilanci dei gruppi e i rispettivi contributi che essi ver¬sano periodicamente all'Istituto; d) aiutare le Amministratrici locali a esercitare con competenza e puntualità il loro servizio, stimolandole a fare scelte economiche per il bene dei gruppi e della CM nella sua globalità; e) promuovere periodicamente incontri con le Amministratrici locali per studiare linee economico-amministrative, che tengono conto delle diverse e della comunione. 103 L’amministratrice si avvarrà della collaborazione di consulenti in campo amministrativo e legale. Si costituirà anche un’équipe di lavoro formata da missionarie competenti che collaborino con l’amministratrice nella gestione dei beni dell’Istituto. 104 L'amministratrice dei beni si diversifica secondo l'identità dei gruppi. Di conseguenza sono differenti anche i compiti della rispettiva amministratrice. a) Per una buona dinamica, è bene che ogni gruppo misto o costi¬tuto solo da missionarie di vita in famiglia, una sua cassa comune dove ognuna versa un contributo stabilito dal gruppo stesso. Tale cassa permette di fare fronte alle spese ordinarie della vita di gruppo come: incontri, ritiri, viaggi dei membri a servizio dell'Istituto, attuazione di progetti di solidarietà, contribuire alla manutenzione della casa del gruppo... b) Nel gruppo misto o composto solo da missionarie di vita in famiglia, l'Amministrice locale ha il compito di gestire i beni della cassa comune e di presentare ogni sei mesi il bilancio all'Amministratrice centrale dopo averlo verificato con la responsabile del proprio gruppo. c) Il nucleo di vita fraterna, dentro al gruppo misto, ha una sua propria cassa la cui gestione spetta al nucleo stesso che si sceglierà al suo interno un'incaricata di tale amministrazione. I bilanci vengono inviati ogni semestre all'Amministratrice centrale dopo che sono stati verificati con la Responsabile e col nucleo ma senza che venga no presentati a tutto il gruppo. d) In gruppo di vita fraterna la gestione dei beni é affidata ad un'amministratrice scelta dal gruppo stesso. Essa ha il compito di gestire i beni materiali del gruppo e di presentare semestral-mente all'Amministratrice centrale il bilancio, dopo averlo verificato insieme alla Responsabile e al gruppo; e) se il gruppo dispone di una casa di proprietà della CM, l'Amministratrice locale in collaborazione con quella centrale, si impegna a gestire correttamente questo bene. Si può scegliere di intestare a persone fisiche telefono, acqua, luce, gas.., anche per rispettare la nostra identità di Istituto secolare. Sia i gruppi che nuclei di vita fraterna devono provvedere d'accordo con l'Amministratrice centrale a che le missionarie usufruiscano di una discreta garanzia per il proprio avvenire, a tenore delle norme della previdenza sociale. L'obbligo sarà assolto direttamente dal gruppo in cui la missionaria opera, e dove questo non è possibile, dal Centro CM. È bene, inoltre, per le persone non coperte, fare l'assicurazione infortuni. Conclusione 105 Noi missionarie del Sacro Cuore acceteremo il Regolamento di vita con creatività e senso di responsabilità personale. "Nella tua volontà è la mia gioia; mai dimenticherò la tua Parola" (Sal.119). Maria, madre, guida e custode della Compagnia Missionaria del Sacro Cuore diriga i nostri passi in un cammino di fedeltà e di comunione.
per diffondere l'amore
 
25 giugno 2004 60 anni di sacerdozio di p. Elegante Dice la Scrittura che il valore di una vita non si calcola dal numero degli anni, ma dai suoi frutti, dall’intensità con cui è vissuta. È vero che non c’è merito nel vivere a lungo, ma c’è nel vivere compiendo il bene. In p. Albino, una lunga vita e i buoni frutti stanno insieme e fanno sgorgare, dal suo e dal nostro cuore, gratitudine e gioia e speranza. L’inizio di una lunga storia 60 anni di sacerdozio, compiuti il 25 giugno, sono una bella cifra; scritta in crema al limone su una deliziosa torta alla panna suscita una simpatica allegria e calorosi complimenti, ma rischierebbe di restare… vuota. Si riempie, invece, e suscita grata commozione, quando si va a guardare dentro: il contenuto di questi anni. Anni pieni, anzitutto, della grazia e della misericordia di Dio. Quel magrissimo ragazzo ventiquattrenne, vestito in talare e cinto del cordone nero”dehoniano”, fotografato nel giorno dell’ordinazione sacerdotale, il 25 giugno 1944, sapeva di essere oggetto dell’amore di predilezione di Dio, che lo aveva chiamato, ancora bambino, alla vita consacrata e al sacerdozio per diffondere il regno del S. Cuore di Gesù nelle anime e nelle società. Dopo sessant’anni, l’anziano sacerdote che celebra l’eucaristia nella cappella della Compagnia Missionaria del S. Cuore a Bologna, rende lode e ringraziamento a Dio Amore per le sorprendenti manifestazioni e gli innumerevoli frutti che hanno dato volto e fecondità a quella grazia. Dopo l’ordinazione, in quel lontano e dolorosamente memorabile 1944, il novello sacerdote, quasi inseguito dai furori della guerra, raggiunse la sua famiglia nel paese natale, a Caldogno (VI) e si sentì dire da sua madre che era diventato “trasparente”. Celebrò la sua prima messa al paese e vi restò per un anno, bloccato dall’interruzione della ferrovia bombardata. Chissà: forse la Provvidenza si servì di quella ferrovia interrotta per riconsegnare prolungatamente all’affetto della famiglia quel giovane che, per rispondere alla chiamata divina, aveva lasciato, ancora bambino, secondo l’uso di quel tempo, papà e mamma, fratello e sorella, piangendo calde lacrime per lunghe notti. Certamente, quando tornò tra i suoi confratelli, a Bologna, aveva perso la trasparenza… quella “fisica” causata dalla giovane fame quasi mai saziata, durante gli ultimi anni che gli studenti dehoniani avevano vissuto da sfollati a Castiglione dei Pepoli, sull’Appennino bolognese. Trasparenza di Dio Un’altra “trasparenza” p. Albino, che allora si chiamava p. Giuseppe (era uso, prima del Concilio Vaticano II, che i religiosi sostituissero al nome di battesimo il cosiddetto “nome di religione”; dopo il Concilio, molti hanno scelto di riprendere il nome di battesimo) si sforzò di non perdere, anzi certamente cercò di coltivare: la trasparenza dell’agire di Dio nella sua persona. La missione che le fu affidata dai superiori esigeva questa trasparenza in modo speciale. Fu nominato direttore nazionale dell’Apostolato della Riparazione, associazione composta di laici e sacerdoti che si impegnava a vivere, testimoniare e diffondere la spiritualità di amore e riparazione in comunione con il Cuore di Cristo, secondo l’insegnamento di p. Dehon. Proprio all’interno di questa associazione è maturata l’esigenza di una nuova forma di vita consacrata concretizzatasi nella Compagnia Missionaria del S. Cuore, fondata da p. Albino a Bologna nel Natale 1957. Manifestare al mondo, con la parola e con la testimonianza, l’amore di Dio che si rivela in modo eminente nel Cuore trafitto di Cristo crocifisso e impegnare, per questo, la totalità della vita con la professione dei consigli evangelici di castità, povertà, obbedienza; diffondere e vivificare con l’annuncio e la testimonianza di questo amore ogni realtà umana, ogni ambiente dove uomini e donne vivono, lavorano, sperano, soffrono… perché ogni persona ritrovi se stessa in Cristo e realizzi la propria vita secondo il progetto di bene del Creatore: questo il sogno che Dio ha affidato a p. Albino e alle donne che hanno voluto, con lui, rispondere “Ecce venio, Ecce ancilla” ( Eccomi, io vengo, Eccomi sono la serva del Signore). Il cammino, iniziato con tanto entusiasmo e tante speranze, ha richiesto ascolto e impegno, ricerca e fatica per comprendere i sentieri di Dio: vivere la piena consacrazione per una missione di evangelizzazione e promozione umana, ma restando laiche all’interno del popolo di Dio, facendosi compagne di cammino con i fedeli laici che, dal Concilio Vaticano II, andavano e vanno ancora scoprendo e assumendo responsabilmente la vocazione alla santità e la missione ecclesiale; vivere come laiche consacrate in gruppi di vita fraterna o da sole o nella famiglia di origine; incarnare la spiritualità di amore e di oblazione, di obbedienza e di servizio, di immolazione e di comunione, in una missione espressa nell’evangelizzazione diretta e nel lavoro professionale o casalingo, nel volontariato e nell’impegno socio-politico, nella missione ad gentes, accolta e voluta fin dai primi anni sotto la spinta del motto “guardare lontano”. Famiglia in crescita E mentre la Compagnia Missionaria, arricchitasi fin dai primi anni di consacrate portoghesi, nella seconda metà degli anni ’60 andava intraprendendo vie nuove, aprendosi alle esigenze ecclesiali del dopo-concilio, p. Albino doveva sempre più farsi attento al soffio sorprendente dello Spirito, che non lascia mai nulla parcheggiato nelle aree dello scontato e del ripetitivo: le missionarie studiavano teologia con gli studenti dehoniani, si preparavano a partire per il Mozambico, cominciavano ad impegnarsi nell’animazione del tempo libero con la gestione stagionale di una casa per ferie e con l’ITER, in diretta collaborazione con p. Albino offrivano alle parrocchie il servizio di evangelizzazione nella forma delle missioni popolari. Sempre con un unico scopo: offrire al mondo la testimonianza dell’amore di Dio, anche con i segni dell’accoglienza, della disponibilità, del sorriso, della condivisione, della festa… Cominciava intanto a bussare alla porta un’altra realtà, che p. Albino accolse, coltivò, cercando di darle, nel volgere del tempo, una fisionomia sempre più chiara: i familiares, laici uomini e donne che assumono la spiritualità e partecipano alla missione della Compagnia Missionaria senza i voti di consacrazione. Nell’apertura allo Spirito, nonostante gli ostacoli dei limiti e fragilità umane, nel dialogo a volte faticoso, nell’impegno a camminare con la Chiesa e a farsi compagni di strada dell’umanità, nell’accoglienza e condivisione di gioie, speranze, delusioni e tribolazioni, nell’offerta quotidiana della vita, la Compagnia Missionaria è cresciuta e si è diffusa ormai in quattro continenti, costringendo il fondatore e viaggiare molto, a imparare diverse lingue e… a prendere molta confidenza con computer e posta elettronica: degno figlio di p. Dehon che apprezzava molto e si serviva con gioia dei mezzi sempre nuovi che il progresso offriva tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. P. Elegante ormai ha intrapreso la via del XXI secolo e pare la percorra con una certa disinvoltura. Gratitudine nella comunione Tutta la Compagnia Missionaria ha festeggiato con gioia e gratitudine i sessant’anni di sacerdozio di p. Elegante. Un grosso album ha raccolto auguri e testimonianze scritti per l’occasione da missionarie e familiares dei vari gruppi sparsi nel mondo. Ma soprattutto ogni membro della famiglia era presente, anche se fisicamente lontano, alla celebrazione eucaristica tenutasi in via Guidotti a Bologna, sabato 26 giugno. Un alberello di ulivo rendeva in qualche modo visibile la presenza di tutti: ai rami erano attaccati biglietti con i nomi di ciascuno dei membri viventi e, sulla terra, erano appoggiati i nomi di quella parte di Compagnia Missionaria che ha già raggiunto la meta. Una forte e commovente esperienza di comunione, e, nella gratitudine profonda, anche un momento di verifica e di riconferma della vocazione ad essere testimonianza luminosa, serena, coraggiosa dell’amore che Dio ha riversato in noi: questi, in sintesi, i sentimenti e il desiderio espressi da p. Albino durante la celebrazione, in riferimento a se stesso e ai membri della Compagnia Missionaria. Qualche settimana prima, c’era stata un’anteprima della festa, a S. Antonio Abate, dove p. Elegante aveva incontrato un gruppo di giovani e, successivamente, familiares e missionarie; in due momenti si era dato spazio ai ricordi, alla testimonianza, alla preghiera, alla celebrazione eucaristica, alla festa condivisa, nella gioia e nella gratitudine a Dio Amore per i doni della sua grazia, ma anche a p. Albino per la generosità della risposta e a quanti – anzitutto i genitori Giovanni e Maria e tutti i suoi formatori – lo hanno educato alla fede e guidato sulle vie di Dio.
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