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COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEIA GERAL ORDINÁRIA DA COMPANHIA MISSIONÁRIA DO CORAÇÃO DE JESUS
    Realizar-se-á no CENÁCULO MARIANO em Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna – Italia ... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASAMBLEA GENERAL ORDINARIA DE LA COMPAÑÍA MISIONERA DEL SAGRADO CORAZÓN
    a realizarse en el CENÁCULO MARIANO en Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bolonia - Italia DE... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DELLA COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
    si terrà al CENACOLO MARIANO a Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna - Italia DAL 19 AL ... Continua
eterna e' la tua misericordia
 
Nella Messa di ringraziamento, celebrata il giorno del suo 90° compleanno, con missionarie, familiares, amici, così p. Albino ha detto grazie: Per il dono della vita fisica - Eterna è la tua misericordia Per avermi fatto nascere in un famiglia povera, quindi senza programmi di successi terreni - Eterna è la tua misericordia Per la vocazione al sacerdozio - Eterna è la tua misericordia Ordinato sacerdote: per avermi fatto scegliere l’umile, ma entusiasmante lavoro della diffusione dell’Apostolato della Riparazione - Eterna è la tua misericordia Così è stata preparata la nascita della Compagnia Missionaria - Eterna è la tua misericordia Per il dono di amore e di riparazione che la CM ha donato e continua a donare al Cuore di Gesù nell’offerta della quotidianità e dei momenti difficili e dolorosi del proprio cammino - Eterna è la tua misericordia Per l’attività apostolica che la CM ha svolto in Italia e all’estero, particolarmente (in Italia) con “le missioni al popolo” e (in terra di missione) con iniziative varie - Eterna è la tua misericordia Per tutte le missionarie che hanno avuto incarichi di direzione della CM e per quelle che, anche al momento presente, portano il peso di una donazione generosa alla vita dell’Istituto nell’una o nell’altra attività - Eterna è la tua misericordia Per il dono delle nuove vocazioni che il Signore sta per fare alla nostra Famiglia e che sono promessa di aria di primavera per la CM. - Eterna è la tua misericordia Per il sacrificio dei lunghi viaggi, della permanenza faticosa, le difficoltà della lingua per chi svolge il compito della formazione di queste aspiranti alla vita CM. - Eterna è la tua misericordia Perché il Signore ha voluto benedirmi nonostante le mie resistenze, le mie debolezze, i miei peccati…- Eterna è la tua misericordia Perché il numero degli anni (da oggi 90) non ostacola, per particolare benevolenza del Signore la continuazione del lavoro per il mio Istituto e per la CM - Eterna è la tua misericordia Infine per la gioia che mi dona l’attenzione, la cordialità, l’aiuto che ricevo dai miei Confratelli in supplenza di tutto ciò che mi è stato rubato dagli acciacchi dell’età - Eterna è la tua misericordia Ed ora cantiamo insieme nella riconoscenza e nella gioia: Grazie, Signore, rendiamo grazie a te che regni nei secoli eterni.
gli auguri del superiore generale
 
Carissimo P. Albino, Con grande gioia, voglio associarmi alla celebrazione dei suoi 90 anni di vita che occorre domani, e dei 65 di ministero sacerdotale trascorsi pochi mesi fa. Con lei, benedico il Signore per gli abbondanti doni con cui lo ha colmato e che lei ha saputo mettere al servizio di tanti fratelli e sorelle, come sacerdote e religioso dehoniano, lungo tutti questi anni. A nome mio personale e della Congregazione, voglio esprimerle, con tutto il cuore, un fraterno ringraziamento, per il dono che lei è stato per noi, suoi confratelli, tramite la sua fede, la sua presenza fraterna e il suo servizio dedicato al Regno di Dio. Mi è ugualmente molto grato lodare il Signore per averla portato a condividere l'eredità spirituale che orienta la nostra vita come Dehoniani, dando origine alla Compagnia Missionaria del Sacro Cuore, sorelle, con noi, nel servizio al Vangelo, con le quali io stesso ho potuto condividere l'entusiasmo e la dedicazione alla missione, sia in Mozambico che in Portogallo. Chiedo al Signore, nella bontà del suo Cuore, che le conceda di continuare a servirLo, con la gioia e la bontà che Lei porta con tanta eleganza, non soltanto nel nome, e di benedire i semi di Vangelo che ha lanciato nel cuore di tanti fratelli e sorelle, lungo la sua vita. Fraternamente, nel Cuore del Signore, Roma, 14 Novembre 2009 P. José Ornelas Carvalho Superiore Generale SCJ
gli auguri del superiore provinciale
 
Carissimo p. Albino, mi piacerebbe esserti accanto in questo momento per vivere con te, con la comunità, con la CM - intensamente - la tua festa di compleanno. Non potendo, affido a queste righe i sentimenti di augurio, di affetto, di gratitudine, miei e della nostra Provincia religiosa. Perché i tuoi 90 anni sono una tappa importante nella vita di un fratello, una tappa anche per la comunità e la Provincia. 90 anni: tempo lungo e intenso; tempo della Provvidenza che ha agito in te e attraverso di te; tempo della tua risposta che ha coinvolto altre risposte. Davvero una tappa importante per te: Rileggere la tua vita, con serenità, semplicità, saggezza… individuando i fili di fedeltà che hanno legato i tuoi molti anni, il percorso che essi hanno segnato e segnano. Per trovarvi cosa? Certo tante cose belle compiute: tante risposte date a Dio con generosità di cuore fin dalla prima giovinezza (il dono di te stesso nella vita religiosa e sacerdotale nel nostro istituto); tante intuizioni còlte e realizzate (prima fra tutte la Compagnia Missionaria); tanti momenti di intimità profonda con il Dio creatore e datore di bene (nella celebrazione dell’Eucaristia, nella preghiera, nell’adorazione…); l’assunzione di responsabilità nelle scelte quotidiane; la consapevolezza di una misericordia tanto spesso ricevuta e donata (anche nel sacramento)… Tutto logicamente insieme a risposte insufficienti, a limiti e povertà. La tua vita: il luogo dove la bontà di Dio si è espressa. Poi l’azione della Provvidenza… Quando uno raggiunge un’alta vetta, guarda in giù, al percorso fatto, e si meraviglia lui stesso che tutto sia avvenuto. Chissà quante volte hai potuto gioire di quello che la Provvidenza faceva attorno a te e attraverso di te. Poi lo specifico della CM. Non sono capace di farne sintesi, né mi sento idoneo a ricordarne i passaggi del suo sviluppo. Altri in questa occasione sapranno farlo e sarà bello ascoltarli… 90 anni per te: sono l’età bella in cui la memoria della propria storia si carica, con grande libertà, di tutto ciò che si è vissuto: tutto si assume, tutto si riconosce, a tutto si dà il nome… trattenendo ciò che è particolarmente prezioso ed essenziale, lasciando cadere ciò che è marginale e caduco … Tutto si mette nell’amore fedele del Signore, nel suo Cuore amante e perennemente accogliente! So che lo stai facendo e te ne ringrazio. Stai rileggendo la tua vita in fiducia e abbandono, senza più l’ansia di doverti mettere in gioco, di realizzarti ulteriormente, di darti da fare per altro; perché ormai è solo tempo di contemplare, di ringraziare, di intercedere, di stare davanti al Regno che viene in forma più evidente… Ti auguro di vivere la certezza più grande: quella di saperti amato e di lasciarti amare! Il senso vero della vita - l’unico in fondo - è la fedeltà di Dio, una fedeltà incomprensibile e inimmaginabile… una fedeltà che continui ad accogliere con riconoscenza e grande pacificazione. 90 anni per noi! Tempo del ricordo e della gratitudine anche per la tua comunità, per la nostra Provincia religiosa. Penso che i tuoi ricordi siano affollati di volti, di nomi, di fratelli e sorelle, che ti hanno camminato accanto, sostenuto, seguito. Sono 90 anni percorsi in comunità, in comunione. Un’interazione reciproca comunitaria che ti ha fatto crescere e ci ha fatti crescere; tutti abbiamo beneficiato dalla tua presenza e tu hai beneficiato della presenza di tutti noi. Quindi cammino tuo e nostro, che è bello leggere e capire, cogliendone tutto il bene avvenuto, per lodare e gioire. Vengono in mente tanti momenti di comunione, di fraternità, di discernimento, di missione, di condivisione, di perdono e ripresa… Tutto in quella grande comunità che è la Chiesa e nelle nostre piccole e concrete comunità. E Dio ha guidato. Grazie anzitutto a lui. E grazie a te per i 90 anni donati e per la tua presenza di ora. Grazie e auguri vivissimi, carissimo p. Albino. Che tu possa sentire la presenza intensa del Signore Gesù che ti ha chiamato, che ti ha amato e ti ama, ti tiene nelle mani e sopratutto nel suo Cuore. E -come dico spesso- ricordati che … il meglio deve ancora venire! Un forte, fraterno abbraccio in Corde Jesu p. Tullio Benini, scj superiore provinciale IS
incontro tra istituti secolari che fanno riferimento al sacro cuore di gesù
 
Domenica 16 novembre 2008 ha avuto luogo a Milano un incontro tra Istituti Secolari che fanno riferimento al Cuore di Gesù. E’ stato un confronto aperto, in una atmosfera veramente fraterna che ha permesso di mettere in comune esperienze, ma anche problemi e difficoltà. Abbiamo iniziato scambiandoci informazioni su come ogni Istituto vive la spiritualità del S. Cuore e abbiamo notato con piacevole sorpresa che l‘aspetto della riparazione è vivo e presente nella spiritualità di ogni Istituto anche se con termini diversi: volgere lo sguardo al Cuore trafitto e contemplarlo rimanda alla realtà secolare che viviamo e che dobbiamo vivificare e trasformare anche con la riparazione. La giornata, che ha avuto luogo presso la sede della Compagnia Missionaria, aveva come tema “La spiritualità del S.Cuore, quale sfida per l’oggi?” I lavori sono stati avviati dalla riflessione di P. Francesco Duci scj, qui riassunta: La devozione al Sacro Cuore, quale sfida per il mondo di oggi? Il titolo parla di sfida al mondo e penso che ad essere sfidata o diffidata non è proprio la devozione al S. Cuore, ma l’intera fede cristiana. Sfida sproporzionata in fatto di armi: è come tra il piccolo Davide e il gigante Golia. Il guanto della sfida è già stato raccolto dalla Chiesa cattolica: è la sfida di tutto il cristianesimo di fronte al mondo e la risposta è il dialogo aperto. La prima consegna del Concilio Vaticano II è stata quella di polarizzare ogni evangelizzazione sul Vangelo. Forse l’errore è stato di abbandonare le devozioni a se stesse, di lasciarle camminare ai bordi della strada cristiana, quando non anche contromano. E’ la cosiddetta “religione” che pensa di dover mettere sempre in atto qualcosa da fare per onorare Dio. Ora bisogna rigirarsi di 360 gradi, rimettersi nella giusta prospettiva di chi va a ricevere ciò che Dio ha deciso di donarci e ad ascoltare ciò che Dio ha deciso di dirci. “Piacque a Dio…rivelare Se stesso e manifestare il mistero della sua volontà..” (Dei Verbum n. 2) Dio si è mosso verso di noi con l’intento di rivelare e donare se stesso. Ecco il mistero formidabile da far conoscere e desiderare, questa è la missione della Chiesa; la nostra predicazione deve portare il Vangelo, deve parlare di Dio e la devozione al S. Cuore più che laboratorio di sentimenti e di affetti o officina di pratiche, deve essere luogo di evangelizzazione. Ciò che fa difficoltà all’uomo di oggi, non è il vangelo, ma è Dio. L’uomo sta abituandosi a vivere anche senza Dio. Sono molteplici le cause che stanno all’origine di questo impressionante fenomeno e la parte di umanità che ancora crede in Dio, non può disinteressarsene. La sfida è questa e riguarda Dio! Si pensa che basti pronunciare la parola “Dio” per sapere Chi egli sia. Invece sul suo conto ci si fa una infinità di immagini: un Dio buono, ma enigmatico, un Dio dominatore, onnipotente che tutto dispone a suo beneplacito, un Dio preoccupato della sua legge, severamente applicata. Ma Dio è proprio così? Questa è la sfida, che il mondo di oggi lancia alla Chiesa, alla sua predicazione, alla sua fede e alla sua devozione. Forse è proprio il momento più opportuno perché il cristianesimo presenti di nuovo e più consapevolmente l’immagine del Dio vero. Un Dio ha voluto farsi uomo, per sempre, per tutti, per ognuno! L'Incarnazione e la Risurrezione L’attenzione di questo millennio trascorso si è polarizzata sulla croce e sul peccato umano che l’ha provocata e questo a parziale scapito delle due estremità del mistero di Cristo: l’incarnazione (e non il natale!) e la risurrezione, l’una vista come avvio alla croce, l’altra come un miracolo postumo. La teologia odierna sta riscoprendo la centralità della risurrezione e auspichiamo che avvenga anche una riscoperta di valore per l’incarnazione. Un Dio che avanza verso l’umanità, confondendosi con essa, che assume la condizione di vita dell’uomo, il peso del nostro stesso destino di morte; un Dio che accetta la storia, la accoglie sinceramente per amore; un Dio con noi e come noi; un Dio che non ci costringe con la sua evidenza. Forse un Dio così non lo abbiamo sempre annunciato con la nostra parola, ma speriamo un pò di più con la vita. Questa è la sfida! La devozione al S. Cuore dovrebbe farsi carico di divulgare questo lieto annuncio attraverso la suggestiva immagine del S. Cuore e le belle pratiche di pietà che la caratterizzano. Essa è in grado di parlarci di Dio fatto uomo, e non soltanto di un Dio uomo? Di presentare quel cuore d’uomo per quello che veramente è: Cuore di Dio fatto uomo, Cuore trafitto da indicibile passione, quella passione che condivide con tutti gli uomini. Infatti l’immagine del S. Cuore fa memoria non soltanto della passione, ma anche dell’incarnazione e della risurrezione. Ciò che il Cuore di Gesù ha da dirci oggi di più urgente non riguarda lui, ma il Padre suo, proprio come nella sua vita pubblica: “Chi ha visto me ha visto il Padre mio” (Gv 14,9); “Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione” (Col 1,15); Gesù Cristo ha rivelato Dio soprattutto con la sua morte e la sua risurrezione” (cfr Dei Verbum, 4). [img2bdx] La Carne e il Cuore Carne – è’ la parola usata dal prologo di Giovanni per indicare l’evento dell’umanizzarsi del Verbo di Dio: “si fece… divenne carne” Attenzione a non stemperare il verbo con un generico assunse, rivestì. Carne indica l’intera realtà umana (corpo, spirito, mente, coscienza, volontà, cuore, affettività, esperienza, storia, relazione. Dio ha vissuto autenticamente da uomo, senza sconti né facilitazioni. Mistero bellissimo, che non è rivelato soltanto dalla parola “carne”, ma anche dalla parola: Cuore che costituisce il cardine della nostra devozione. Occorre recuperare la densità antropologica di questa parola biblica. Il cuore è la profondità interiore, è la conoscenza e l’ esperienza di sé, è il luogo in cui l’essere umano esercita la sua libertà nei confronti di Dio e degli altri. Cuore dice l’essere umano nella sua specifica interiorità. Fa parte della sfida non limitarsi a ricordare i sentimenti di Gesù (mitezza, tenerezza, ecc..). A scongiurare questo basta guardare all’immagine del S. Cuore: si tratta del cuore trafitto di un crocifisso. Tutto ci ricorda la sua storia, la sua vita, la passione che ha accettato di subire da parte degli uomini come dimostrazione del suo amore. Forse la devozione si è un po’ troppo attestata sul fronte degli affetti (affetti di Gesù verso di noi, affetti nostri verso Gesù). C’è uno scarto troppo largo tra devozione e Vangelo, troppa distanza. La devozione viene ad aggiungere di suo un numero di pratiche di pietà caratteristiche, oltre naturalmente a un linguaggio affettivo, che riesce ad aggregare un certo numero di persone che in questo linguaggio si sentono a casa loro. La devozione deve essere un collante che alla professione di fede sa integrare gli affetti, l’elemento emozionale. Consigli Non sfrondare la devozione, ma arricchirla di profondità contemplativa. Il mondo della devozione al S.Cuore. è l’amore. L’amore non si accontenta: questa sfida è con noi stessi. Se Dio ha scelto di farsi uomo, anche noi dobbiamo intraprendere questa strada di abbandono progressivo di noi stessi, per darci anima e corpo al servizio dei fratelli. Anche questa è una sfida con noi stessi. Nel mondo di oggi è spesso difficile parlare dell’amore di Dio, ma cerchiamo di farlo: il silenzio è un grande servizio negato. L’amore di Dio non consiste in un sentimento, ma in un dono: Dio dona suo Figlio (cfr.Gv 3,16). L’amore di Dio non è tanto un sentire, ma un impegno attivo. E’ seguito un vivace dibattito di cui riportiamo soltanto gli interventi più ricorrenti che sottolineano l’importanza di: parlare di spiritualità del S. Cuore più che di devozione, una spiritualità forte, incarnata, secolare. Occorre mutare atteggiamenti, avere il coraggio di svestirsi di tutto ciò che è scontato, cambiare respiro. sottolineare la risurrezione perché siamo stati salvati dalla morte e giustificati dalla risurrezione: questa la speranza, questa è la spiritualità del S. Cuore. Si risorge ogni giorno nel nostro quotidiano, nella ferialità del primo giorno dopo il sabato. cogliere alcuni passaggi fondamentali: quale immagine di Dio proponiamo, che volto mostriamo ai nostri fratelli, gli atteggiamenti e i linguaggi che usiamo dicono accoglienza dell’altro? recuperare il senso di tutto quanto detto che dobbiamo continuare a declinare nella nostra vita. Non è tanto questione di linguaggio, ma di vita. essere donne di speranza, in questo mondo e in questa Chiesa. La fedeltà è importante, ma occorre anche un respiro nuovo. Al termine della giornata tutti i presenti hanno sottolineato la gioia e l’importanza di questo ritrovarsi insieme. Siamo Istituti Secolari con un carisma in parte comune, incentrato sulla spiritualità del S. Cuore che si diversifica poi nei diversi Istituti e assume modalità carismatiche diverse, quasi comune ricchezza che, partita dal Cuore di Gesù, ha poi diversificato le strade. L’esperienza è stata certamente positiva e ci ha spronato ad approfondire lo studio della nostra spiritualità e a rivedere i nostri cammini formativi in questa luce.
ascolto comunicazione comunione
 
Cari amici, voglio comunicare un po’ con voi. Consideriamo la comunicazione un valore importante e ci aiuta a crescere nella comunione, facilmente però ci lasciamo prendere da mille cose, relegandola così all’ultimo posto. Lo statuto della Compagnia Missionaria al n. 6 dice così: “Siamo chiamate a vivere la vita di amore fino a farci comunione con Dio e con i fratelli, secondo il modello che Cristo ci ha lasciato…”. Al mio arrivo qui a Maputo mi ero ripromessa di osservare con occhi attenti e di comunicare periodicamente invece è già passato più di un anno senza che lo abbia fatto, ho osservato, ma non ho comunicato. Ora che mi sono decisa a farlo non so da dove incominciare. Piccole cose Le giornate sono fatte di tante piccole cose che mi sembra non abbiano interesse per essere raccontate. Sì, sono tante e piccole che se ci sono non te ne accorgi, e se non ci sono se ne sente la mancanza. La nostra vita è fatta di esse. Le grandi capitano raramente, forse mai. Cerco allora di coglierle come piccole perle perché diano colore e valore alla mia vita e a quella di chi mi sta accanto. Al mio arrivo non mi sono inserita in alcun ambito professionale, ho voluto alleggerire un po’ le missionarie già presenti qui che erano sovraccariche di lavoro e così mi sono resa disponibile per la casa e per l’accoglienza. L’accoglienza è un valore importante nella cultura africana. [img2bdx]Collaboro nel Progetto Armadinho, nelle adozioni a distanza. Il lavoro non è stato facile per difficoltà tecniche: infatti i primi due computer, messi a mia disposizione, sono giá a riposo ed il quarto, che doveva essere il definitivo, ho dovuto mandarlo in Italia perché non ha mai lavorato bene ed era ancora in garanzia e cosí si fa un periodo di vacanze in Italia. Infine ci sono anche gli occhi che non fanno giudizio e mi condizionano; vorrei essere efficiente, ma devo cercare l’equilibrio tra il desiderio e la realtà. Guardando alla vita di Gesù e di Maria a Nazareth, la vedo fatta da piccole cose; Gesù durante trent' anni e Maria per tutta la vita, mostrandoci che tutti i servizi sono importanti. Ho un piccolo impegno in parrochia: faccio parte della commissione per l`autonomia della comunità Cristiana “Dizimo”. Ogni cristiano o ogni famiglia si compromette a versare mensilmente una parte dei proventi, dando alla comunità la possibilità di far fronte alle spese legate al culto, alle necessità dei poveri ed a quelle della missione. È un’iniziativa interessante e le persone stanno rispondendo bene. Dopo aver ascoltato e osservato per più di un anno, devo dire che l`ascolto e l`osservazione delle persone e del territorio non devono finire mai: primo non conosceremo mai abbastanza la realtà dell’altro, secondo perché non finirà mai la necessità dell’altro di essere ascoltato e accolto, e terzo perché finirebbe il nostro interesse ed il nostro amore per loro. Non sono mancati alcuni momenti di festa. Ho conosciuto tre giovani mozambicane che stavano facendo un cammino di formazione nella Compagnia Missionaria. Due di loro hanno pronunciato i primi voti a gennaio ed una terza lo farà tra non molto. Oggi, in Mozambico la CM è costituita da cinque missionarie italiane e da cinque mozambicane. Tra non molto queste ultime saranno in maggioranza. Ho conosciuto la sede del gruppo di Nampula ed il Centro Culturale Napipine. Altro momento forte è stata la partecipazione alla Consacrazione Episcopale di don Elio Greselin. Don Elio è italiano e missionario dehoniano. Lo incontrai al mio arrivo in Mozambico nel lontano 1968. Ho fatto anche un giro veloce in Zambésia dove ho vissuto ventiquattro anni. È stato un viaggio lungo e faticoso, perché l’ho fatto con i mezzi pubblici che non sono molto comodi. Questi sono sempre stipati e tuttavia si riesce a far entrare sempre qualcuno in più. La fatica è stata ripagata dall’incontro con tante persone amiche.[img3bcx] Voglia di cambiamento Qualche parola sulla situazione socio-politica anche se so di non essere la persona più adatta per farlo. Ho vissuto varie fasi storiche di questo Paese con il popolo mozambicano. Quando sono arrivata nel 1968 c’era ancora il colonialismo portoghese; in quel periodo i mozambicani dovevano occuparsi dei lavori più umili ed erano sottopagati e l’accesso alla scuola era difficile per loro. È seguita l’euforia dell’Indipendenza che ha avuto vita molto breve a causa della guerra civile che è stata molto dura. Finalmente è arrivata la pace diciassette anni orsono. Il Mozambico era tra i Paesi più poveri del mondo. C’era bisogno di ricostruirlo e di ricostruire il cuore delle persone distrutto dalla violenza. Oggi si può dire che il Mozambico è cresciuto. È diminuito il tasso di analfabetismo, sono aumentate le infrastrutture ed è il Paese dove ci sono più donne al governo. C’è pace e si vive un clima di apparente democrazia. Dico apparente, perché si parla liberamente, esistono vari partiti e vengono indette elezioni che si dicono libere e trasparenti, ma il colore è sempre lo stesso. Le persone si lamentano, ma nulla cambia. Durante gli ultimi mesi si è sognato un cambiamento. Le ultime elezione sono state il giorno 28 di ottobre e mentre scrivo non si conoscono ancora i risultati finali, tuttavia si intuisce che nulla cambierà. C’è stata una maggiore affluenza ai seggi, ma molte delle persone che si lamentano non hanno votato e dicono che non vale la pena perché tutto continuerà come prima. Certo il potere è in mano al governo, le risorse economiche pure ed anche i mezzi di comunicazione ed è ovvio che vincano gli stessi che hanno in mano tutto. Si andrà avanti così per altri cinque anni. Pare che tra i giovani stia crescendo una certa coscienza politica. Personalmente però sono convinta che finché ci saranno i signori della Guerra, quelli che hanno combattuto contro il Colonialismo prima ed in quella civile poi, sarà difficile che le cose cambino. La speranza è sempre l’ultima a morire e finché c`é vita c’é speranza, dice il proverbio, ma io dico che finché c’é speranza c’é vita come dice la Parola di Dio. So che molti di voi forse eravate preoccupati ed un po’ lo ero anch’io, perché nella mia precedente permanenza in Zambézia avevo sempre la malaria. Devo dirvi che finora mi ha ignorato e ne sono contenta. So anche che mi state accompagnando con la preghiera e con l’amicizia e vi ringrazio di cuore e vi assicuro che anch’io vi ricordo. Spero di essere riuscita a comunicare qualcosa che vi interessa e che questa chiacchierata contribuisca ad alimentare e farci crescere nella comunione. Vi mando un grosso abbraccio.
cristo risorto e vivente!
 
È ancora buio e le donne al sepolcro. La debolezza delle donne piange di inutili nostalgie e unge di inutili profumate carezze i corpi amati anche quando sono morti. La forza virile può smuovere i macigni e può chiuderli, i sepolcri, e cercare strategie di difesa nelle sale a porte blindate che il soffio del Vento basterà, solo, a violare. “Gesù il nazareno non è qui, è risuscitato! Non cercate tra i morti Colui che è vivo!” Luce bianca esplosa dalla tenebra di morte vinta dalla sua preda. Per sempre. Cristo risorto e vivente! La tua luce bianca squarci ancora la nostra tenebra apra gli occhi, infiammi il cuore, renda ali alla fragile speranza e fecondità al povero amore. Anche gridando la nostra sete di luce neppure sapendo ciò che facciamo sappiamo solo uscire nella notte. Canti la tua Parola per noi come il gallo che annuncia il nuovo sole del perdono senza tramonto. E forse rischieremo di fare della nostra vita la Memoria di te donato -ciò che ho fatto io anche voi fate - nel pane spezzato e nel sangue sparso e nelle ginocchia piegate a lavare piedi sporchi di terra e sangue. E ci sarà dato di riconoscerti, noi povera Maddalena chiamata per nome - Maria! - tua Chiesa sposa finalmente ritrovata, nel giardino, e dissetata di nuovo amore rigenerata debole messaggera di luce.
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