Logo
COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEIA GERAL ORDINÁRIA DA COMPANHIA MISSIONÁRIA DO CORAÇÃO DE JESUS
    Realizar-se-á no CENÁCULO MARIANO em Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna – Italia ... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASAMBLEA GENERAL ORDINARIA DE LA COMPAÑÍA MISIONERA DEL SAGRADO CORAZÓN
    a realizarse en el CENÁCULO MARIANO en Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bolonia - Italia DE... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DELLA COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
    si terrà al CENACOLO MARIANO a Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna - Italia DAL 19 AL ... Continua
a linli sinhor = eccomi, signore
 
Il 26 dicembre 2009, Ivone ed Antonieta sono state ammesse all’incorporazione perpetua nella CM. Questo avvenimento, come riferisce il Regolamento di Vita, «segna una tappa importante sia per la missionaria che per l’Istituto in quanto si crea un vincolo permanente e di reciproca responsabilità da ambedue le parti» (n. 40). Tutte e due ci comunicano come hanno vissuto quest’avvenimento personale, ecclesiale e di CM. È con grande gioia che vi comunico quanto abbiamo sentito e vissuto nel giorno della nostra incorporazione perpetua. Come dice S. Paolo: “l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rom. 5,5). Con queste parole io vorrei esprimere i nostri sentimenti di gioia e di riconoscenza per l’amore di Dio per ciascuna di noi. In questo giorno abbiamo sentito la stessa gioia della nostra prima emissione dei voti. È stato un giorno molto bello. La celebrazione è avvenuta nella nostra parrocchia di S. Giovanni Battista di Brá; erano presenti molte persone amiche, i nostri figliocci e figliocce [ciascuna di loro ha tantissimi figliocci e figliocce!], e i nostri familiari. La messa è stata celebrata dal nostro carissimo Vescovo, D. José Câmnate, e da parecchi altri sacerdoti tra i quali P. Dionisio [che ha accompagnato i loro primi passi]. In questa celebrazione il nostro Vescovo ha parlato molto chiaramente degli Istituti secolari. Dopo la messa c’è stato il pranzo e l’animazione tramite un gruppo culturale (madjuandade) che ci ha rallegrato con le sue danze e i suoi canti. È stato un giorno molto bello non solo per noi ma per tutta la comunità di S. Paolo. Voglio ringraziare tutta la Compagnia Missionaria per avere accettato la nostra domanda permettendo così l’esistenza di laiche consacrate nella nostra terra della Guinea-Bissau. Come ha detto il nostro Vescovo questa è stata una data storica; sentiamo la responsabilità di presentare questa realtà nuova che le persone (e gli stessi sacerdoti) ancora non capiscono molto bene nella sua identità e specificità. Come ho già riferito, durante l’omelia il Vescovo ha parlato con molta chiarezza degli Istituti Secolari, della vocazione di una laica consacrata. Ciascuna di noi è un dono per la Chiesa della Guinea e un dono per la Compagnia Missionaria. Vogliamo ringraziare Dio per quanto ha fatto e continua a fare per ciascuna di noi. Vogliamo anche ringraziare Lúcia per quanto ha fatto per la nostra formazione; ringraziare Cecilia per accettare condividere la nostra vita; ringraziare Teresa che ci ha aiutato e continua ad aiutare parecchio. Che il Signore via conceda tutte le grazie di cui avete bisogno. Vogliamo anche ringraziare i nostri genitori per averci permesso di fare la nostra scelta con libertà. E ringraziare tutte le Missionarie per averci accompagnato con le loro preghiere. In comunione Ivone Gomes [img2bdx] Ecco, il momento di dare tutto a Dio e al servizio della sua Santa Chiesa è arrivato. 26 dicembre 2009, la data della mia incorporazione perpetua e di quella di Ivone. La Messa è stata celebrata nella Parrocchia di S. Giovanni Battista di Brá, alle dieci del mattino. È stato D. José che ha presieduto alla Eucaristia; era presente anche P. Dionisio e molti altri sacerdoti, suore, amici, parenti e figliocci. Questi ultimi ci sono organizzati benissimo, preparando un pranzo solo per loro. Dopo l’Eucaristia c’è stato un momento di fraternità ,con il pranzo e tanta allegria. Prima della nostra incorporazione abbiamo fatto un’incontro di formazione e di preparazione con Lúcia, la nostra formatrice. Sono stati momenti molto importanti e che ci hanno segnato in profondità. È stato un giorno significativo e importante nella mia vita. Ho sentito il calore umano delle persone e ho capito che Dio era presente nella mia vita in un modo tutto speciale a punto di darmi la forza, il coraggio e la gioia di manifestare il mio sì a Lui per sempre nella CM. Ho trovato la pace dentro di me. Ho trovato il mio posto. Quando Lúcia è arrivata, nella seconda quindicina di dicembre, avevamo molto lavoro nella Scuola, voti da dare e pagelle da compilare e consegnare, ma tutto questo non mi ha turbato. Ero contenta e serena. Con l’aiuto di Lúcia ho preparato il mio cuore per ricevere Gesù perché il cuore è il più bello regalo che Lui vuole ricevere. Il cuore è stato il luogo dove è avvenuta la vera festa di Natale e della mia Incorporazione Perpetua. La gioia era immensa e non sapevo neanche come esprimerla. Allora ripeteva per me stessa durante il giorno le parole “Incorporazione perpetua… Incorporazione Perpetua…” Lúcia ha fatto molto per la mia formazione e per la mia crescita umana e spirituale. Carissima Lúcia: A mi na gardiciu pa tudo ki ku bu fasi pa mi. N contenti maniera ku bu kumpannham na formaçon tè dia di nha Incorporação Perpétua. Alegria garandi suma és ka tem! Muito obrigado. Un grazie a tutte le persone che lungo la mia vita e la mia formazione mi hanno aiutato a crescere nella dimensione umana e spirituale. Un abbraccio “garandi suma polom” Antonieta N’Dequi
festa del sacro cuore di gesu'
 
"Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia". Ez 34, 15-16 CHI CI SEPARERA' DALL'AMORE DI CRISTO? Rm 8,35
il gemello e l'amato
 
Il Vangelo di Giovanni, pur citando in alcune occasioni i “Dodici”, non ci fornisce i nomi di tutti, ma solo di sette di essi: Andrea, Simon Pietro, Filippo, Natanaele, Tommaso, Giuda Iscariota e l’altro Giuda; a questi si devono aggiungere i due figli di Zebedeo, di cui però non compaiono i nomi. Non sappiamo se appartenessero ai Dodici altri tre discepoli “innominati”: uno segue per primo Gesù insieme con Andrea, altri due fanno parte del gruppo a cui appare Gesù risorto, sul lago, nell’ultimo capitolo. Forse uno dei due è quello dell’inizio? Il nome di Simon Pietro – comprese le poche volte in cui è chiamato solo Simone o solo Pietro – ricorre quasi 40 volte: evidentemente è colui, tra i discepoli, su cui l’evangelista vuole attirare di più l’attenzione. Dopo di lui, Giuda Iscariota viene nominato otto volte in quattro scene. Quindi Tommaso sette volte in quattro scene. Dal capitolo 13 in poi compare il più misterioso e affascinante, dopo Gesù, dei personaggi del quarto Vangelo: di lui non si fa mai il nome, ma viene presentato per sei volte come “il discepolo che Gesù amava” e per due volte come “l’altro discepolo”, di cui una volta si specifica “colui che Gesù amava”. Presente in quattro scene decisive, la prima volta nell’ultima cena, per tre volte è in compagnia di Simon Pietro. Sembra dunque possibile – anche se non detto esplicitamente – considerarlo uno dei Dodici. Di lui si afferma solennemente, in due circostanze (Gv 19,35 e 21,24), che è testimone verace di ciò che ha visto e che ha scritto allo scopo di suscitare la fede in coloro che ascoltano. Pare dunque si possa ritenere che, se non proprio da questo discepolo – identificato dalla tradizione in Giovanni apostolo - il quarto Vangelo sia stato redatto dalla comunità che ha raccolto la sua testimonianza e ha creduto. La sete di Tommaso[img2bdx] Due particolari, mi pare, avvicinano il misterioso discepolo amato e Tommaso: per tutti e due è difficile rintracciare il nome proprio; tutti e due hanno un rapporto unico con il Costato di Gesù. Se consideriamo il valore che ha il simbolismo nel Vangelo di Giovanni, il nome di Tommaso suscita più di un interrogativo: il termine aramaico significa gemello; indica dunque una condizione; quasi per timore che non fosse abbastanza chiaro questo significato, per tre volte viene tradotto anche in greco: Didimo – gemello, appunto. L’autore è tanto interessato al significato naturale di questa condizione di gemello o offre piuttosto un simbolo? una indicazione significativa per chi ascolta o legge? gemello di chi? Il gemello è uno che non è solo, ha una particolare vicinanza, somiglianza, legame fraterno con uno o più altri. Quando Gesù decide di recarsi in Giudea, perché l’amico Lazzaro è morto, i discepoli hanno qualche perplessità, perché là volevano lapidarlo. "Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: "Andiamo anche noi a morire con lui!". (Gv 11,16) Nei discorsi dell’ultima cena, Gesù afferma anche: “Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via". Gli disse Tommaso: "Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?". (Gv 14,3-5) Notiamo la forte aspirazione di Tommaso a stare con Gesù, a condividerne “il posto” e addirittura il destino di morte. Anche se poi, come gli altri, Tommaso perde il contatto con Gesù durante la passione e la morte e anche dopo. "Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: "Abbiamo visto il Signore!". Ma egli disse loro: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo". (Gv 20,24-25) È come se venisse meno il suo essere “gemello”. Stranamente per un “gemello”, è come isolato. Ma il suo desiderio di contatto con Gesù non è svanito, anzi è come acuito ed esasperato dalla gelosia per l’esperienza degli altri che a lui è mancata. Il grido di Tommaso, che vuole vedere e toccare il Maestro amato, richiama il desiderio della sposa del Cantico che cerca lo sposo perduto, e il gesto di Maria di Magdala, nel giardino del sepolcro, che vuole stringere a sé il Risorto. Gesù stesso aveva voluto suscitare nel cuore dei discepoli il necessario desiderio di rimanere con lui, di dimorare nel suo amore, per avere la vita e la sua stessa gioia (cf Gv 15,1-11), preannunciando anche il dolore del distacco e la ritrovata gioia del definitivo incontro. La certezza di questo incontro è la sete del cuore di Tommaso: non era stata anche la sete di Gesù sulla croce? Per realizzare questo “essere nello stesso posto” con i suoi amici, cioè nella casa del Padre, nel cuore del Padre, Gesù è morto; i segni nelle sue mani, la ferita nel fianco sono il grido, la certa testimonianza di questo amore: là anelano gli occhi e le mani, il cuore di Tommaso. "Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: "Pace a voi!". Poi disse a Tommaso: "Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!". Gli rispose Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!". Gesù gli disse: "Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!". (Gv 20, 26-29) Sembra che a Gesù non sia dispiaciuta la pretesa di Tommaso, perché pur facendogli attendere l’ottavo giorno – il giorno dell’incontro! –, quando si manifesta ai discepoli, si affretta a soddisfare il suo desiderio. Anche Gesù vuole che Tommaso non solo veda, ma penetri nell’amore: “Metti la mano nel mio fianco”! Ma ormai è la fede che gli permette di toccare il Risorto: “Mio Signore e mio Dio!” Poiché vede, Tommaso può credere, così sono beati quelli che per la sua testimonianza certa possono credere, pur senza aver visto. E credendo possono riconoscere nel Cuore trafitto di Gesù la Via dell’amore che conduce al Padre, unica Casa e Riposo per tutti. Forse in Tommaso ci viene indicato il destino di tutti noi discepoli: diventare – toccati dall’amore e illuminati dalla fede - gemelli di Gesù, figli nel Figlio e condividere con Lui l’amore nel seno del Padre. Testimoniare l’amore[img3bdx] “Il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato” (Gv 1,18) “Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola nel seno di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: "Signore, chi è?". (Gv 13, 23-25) Il seno è termine normalmente riferito alla madre, indica l’utero, là dove il figlio viene generato e formato nell’amore. Il seno del Padre è il luogo della generazione eterna del Figlio amato, là dove il Figlio conosce il Padre nella tenerezza dell’amore. “Io e il Padre siamo uno” (Gv 10,30). All’inizio del Vangelo di Giovanni viene anche dichiarata qual è la missione del Figlio: “A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12). E i discepoli che diventano figli contemplano la sua gloria (cf Gv 1,14), cioè la manifestazione di Dio che è Amore. E allora il discepolo amato dal Figlio, come il Figlio è amato dal Padre (cf Gv 15,9-10), è “naturalmente” nel seno di Gesù, durante la cena, rivelazione celebrazione e profezia della vita generata e donata nella libertà dell’amore. E può avvicinarsi dalla stanza della vita – il seno – alla stanza dell’amore – il petto-cuore – per cominciare a intuire almeno la via dell’amore sino alla fine (cf Gv 13,1) intrapresa dal Maestro e Fratello, tradito dall’amico. "Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco tua madre!". E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé [...] Venuti (i soldati) da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con la lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto. (Gv 19,25-27.33-37)) Mentre sta per dare la vita, consegnando il suo stesso spirito, per rendere i discepoli figli dello stesso suo Padre, Gesù consegna al discepolo amato la stessa sua madre, Donna e Sposa nuova, chiamata ad essere madre di figli redenti, fratelli del Figlio. Con la madre, l’amato può contemplare la gloria dell’Unigenito trafitto che, dal Costato aperto, offre il sangue e lo Spirito per generare una moltitudine di fratelli. “Volgere lo sguardo a colui che hanno trafitto” è dunque condizione, origine e culmine della fede che rigenera a vita eterna i figli del peccato e della morte. La missione del Figlio si compie ed è resa feconda nella risurrezione, che consacra come testimonianza inequivocabile dell’amore e fonte eterna di salvezza i segni dei chiodi e il Costato aperto. Per questo il Crocifisso Risorto li offre alla contemplazione dei discepoli tutti, perché ciò che è stato dato come primizia all’amato sia consegnato a tutti, finché ci saranno figli dell’uomo sulla terra. Comprendiamo dunque il desiderio ardente di Tommaso, generosamente esaudito da Gesù, e l’invito insistentemente ripetuto dal discepolo amato ad accogliere la testimonianza di chi – egli stesso, il gemello e gli altri – ha udito, visto e toccato la manifestazione dell’amore divino nel Figlio, perché ognuno raggiunga la pienezza della gioia promessa (cf 1Gv 1, 1-4) . A chi accoglie questa testimonianza nella fede è dato di “vedere e toccare” l’amore ed esserne ogni giorno di nuovo rigenerato. Ognuno può sperimentare, pur nelle contraddizioni e nelle debolezze e nel peccato, di essere l’amato, come il Figlio del Padre e come il discepolo. Ed è inviato come testimone della sorprendente misericordia ricevuta che chiede di essere condivisa.
psicología y religión
 
Comienza un nuevo año y también nuestras experiencias como grupo en formación. En esta oportunidad quisiera aprovechar esta instancia para compartirles alguna información que pude recibir en un breve taller, realizado en enero del presente año “Aportes desde la psicología de la religiosidad”. La verdad es que mi asistencia a éste fue un poco por cumplir con la formación habitual como profesores de Religión, pero resulto ser muy interesante para mi sorpresa y espero que lo sea también para ustedes. Sabiendo que la Psicología como ciencia tiene elementos para el estudio del comportamiento religioso, esta no es absoluta frente al fenómeno religioso. Sabemos que hay un espacio en el que no siempre hay una explicación. No se puede explicar que de padres agnósticos surja un hijo religioso practicante. Y así otros ejemplos, que desde nuestra fe podemos hablar de Gracia, de Don, es el actuar de Dios que hace al Ser humano responder desde la fe. Considerando esta realidad vamos a decir que se identifican dos factores que intervienen en el desarrollo del comportamiento religioso: Los estructurales; allí se encuentra el Gobierno, M.C.S., entorno cultural, globalización.Experiencias o microsociales; allí se encuentran la familia, grupo de pares, redes afectivas, unidades educativas. Estos dos factores debieran incidir en el desarrollo de la fe y el comportamiento religioso. Sin embargo sabemos que de estos dos factores incidirá el factor de las experiencias donde la importancia de la familia y las redes afectivas gatillan el desarrollo de la fe, casi siempre y fuertemente. Y es a partir de esta premisa que se desarrollo el taller muy dinámicamente, pero lo que creo fue relevante y me llevo a la reflexión son algunos datos estadísticos de una encuesta realizada a los jóvenes de la Universidad Católica de Chile llamada “Jóvenes, cultura y religión”, realizada el año 2007 a 2.190 estudiantes que correspondes a un 55,8% de la población total de estudiantes. Una de las interrogantes relevante que se les pregunta a los jóvenes fue: ¿Cómo te declaras en términos religiosos? Frente a esta pregunta el 80% de ellos se declara creyente, lo que nos da cuenta de la importancia que puede tener la religión para ellos. Cuando observamos que muchas veces la práctica de los jóvenes y su medio no nos hablan de este ser religioso y trascendente. Luego otra pregunta que nos va delimitando la muestra es la siguiente: ¿Cómo te declaras frente a una identidad religiosa? Respecto de esta pregunta hay un 55,4% de jóvenes que se declara católico. Aún cuando veamos que es un porcentaje considerable, sabemos que no todos llegan a esta universidad por que su carácter confesional sino por el prestigio de la institución. Lo que nos habla de un grupo bastante amplio de católicos, de creyentes que se identifican con principios, valores e instituciones que de alguna manera dan respuesta a su necesidad religiosa. ¿Cuál de las siguientes alternativas expresa mejor tu espiritualidad u orientación religiosa? Allí el 58% se inclinaba por “creer en Dios a su manera” y sólo el 33% afirmaba “creer en Dios y participar en la Iglesia. Creo que esta afirmación de creer en Dios a su manera es un tendencia que va de acuerdo a como se va desarrollando los comportamientos sociales, que va hacia la individualización, acompañado por la comunicación a través de los aparatos tecnológicos, lo que es nuestra realidad de cada día. De igual forma de este grupo menor que declara a participar en la Iglesia es un reflejo de nuestra realidad de Parroquias y creo que si hiciéramos esta pregunta hoy el número seria mucho menor. Por último me parecía relevante la siguiente pregunta: ¿Tiene sentido la vida? Esta creo que es una pregunta clave y que antecede cualquier otra interrogante. A esta los estudiantes respondieron en más de un 80% que “si tiene sentido la vida”, un 12% dice”no se si tiene sentido la vida” y aproximadamente un 8% afirmo que “la vida no tiene sentido”. Esta última afirmación corresponde justamente a los estudiantes que se identifican con el mundo agnóstico y ateo. Entonces podríamos concluir que cuanto más identificados con lo trascendente más sentido tiene esta problemática a la que se plantea el Ser humano, el de la vida y su sentido. Lo que coincide además con el 80% de los jóvenes que se declara creyente .De ahí que el valor agregado de la fe, propicie en los jóvenes una forma de mirar la vida, de pararse ante ella con un propósito, un fin, para algunos amar, servir, ser felices, realizarse, alcanzar sus sueños. En otras palabras hacer realidad el Reino del que Jesús nos hablaba, donde imperan esos valores tan humanos y a la vez muestran al ser humano tan semejante a su creador. Hasta aquí, sólo una pequeña referencia que nos permite apreciar lo importante que es el aspecto trascendente en el joven y lo vinculante que pueda ser lo religioso. Siento que es un hecho esperanzador y desafiante, toda esa población joven que se declara creyente, cuando muchas veces nos encontramos con ambientes cada vez más ausentes de Dios, con jóvenes en el colegio, tan apáticos a todo lo que hable de Dios, los sacramentos y que decir de la Iglesia. O bien por otro lado con jóvenes de la Pastoral tan entusiasmados una época y luego desaparecen. Cómo hacernos cargo además de aquellos que están fuera de este estudio, o mejor cómo hacer que las familias, Entes fundamentales, cómo veíamos en el comienzo, en la educación de la persona y de la fe puedan retomar su labor educadora y que no dejen esta labor a la escuela o ha terceras personas. En fin es complejo el tema y creo que es una problemática que afecta a todas las sociedades, pero no por ello dejar de hacer intentos de mostrarles a Jesús que es camino, la verdad y el que da sentido a nuestras vidas. Es un desafío que nos invita a prepararnos, a ponernos en camino como sociedad latinoamericana y como Compañía Misionera para acompañar a los jóvenes desde donde nos toque compartir con ellos. Y me recuerdo de las palabras del Cardenal Raúl Silva H, este profeta de nuestro país; “Pido y ruego que escuchen a los jóvenes y se les responda como ellos se merecen, La juventud es nuestra fuerza más hermosa”. Que este llamado urgente sea el que nos recuerde nuestra tarea y misión en este momento. Pág consulta: [url1]http://www.mideuc.cl/estudiojovenes/resultados.html[/url1][des]www.mideuc.cl/estudiojovenes/resultados.html[/des]
reconciliação
 
Caríssimos, Tenho ainda no coração e nos olhos a viagem que realizei a Moçambique e a Portugal onde encontrei os grupos para uma etapa formativa e para a verificação do caminho dos grupos. Agradeço ao Senhor por tudo quanto me permitiu viver e agradeço também a todos aqueles que acompanharam esta minha viagem. Voltar a Moçambique é sempre um pouco voltar a casa e encontrar muitos rostos conhecidos e, para mim, é oportunidade para dar graças por tudo aquilo que recebi deste povo. A viagem a Moçambique foi marcada, para além do encontro com a porção de CM que vive nesta terra, pela primeira emissão dos votos de Julieta e a entrada no período de Orientação de três jovens. Neste Vinculum publicamos o seu testemunho. Quisemos reservar uma página a quem está na primeira fase formativa, publicando as suas fotografias, para conhecer estes novos rostos e poder acompanhar cada uma com a nossa oração e a nossa acção de graças. São sinais de esperança que devemos acolher com alegria e com responsabilidade. Este ano, empenhámo-nos a viver o ano da reconciliação, respondendo à exortação de S. Paulo: “Em nome de Cristo, suplicamos: reconciliai-vos com Deus”(2Cor. 5,20). A Quaresma propôe-nos este caminho de conversão para podermos, em Deus, reconciliar-nos connosco mesmos e com as realidades onde se desenrola a nossa vida quotidiana. Reconciliação que parte do amor apaixonado de Jesus por cada um de nós, um amor sem lógica e sem cálculo que o levará a pronunciar sobre a cruz: “Tudo está realizado” e cujo lado trespassado é o selo deste amor. Num mundo onde tudo se faz para tirar proveito, onde não há espaço para a gratuidade, Jesus ensina-nos a não fazer qualquer tipo de contas e de balanço, mas a deixar espaço unicamente ao amor sem cálculo. Para compreender este mistério de dom e de reconciliação, é necessário entrar no mesmo caminho de Jesus. Para fazer isto é vital um contacto com o Evangelho, como lugar de oração e de busca de luz; é esta Palavra que nos faz descobrir a consistência do dom de Jesus e do modo como devemos incarnar este amor que deve tornar-se concreto em cada dia e que só um coração em “paz” pode realizar. O tríduo pascal torna-se para nós uma escola onde somos chamados a compreender o mistério do dom: no gesto de lavar os pés aos discípulos (quinta-feira santa) somos chamados a colocar a mesma toalha à cintura, como Jesus, transformando o nosso dom em serviço; ao olhar para Aquele que trespassaram (sexta-feira santa), reconhecemos a nossa insuficiência e o nosso pecado; no silêncio e na expectativa do sábado santo, a esperança abre-nos um caminho, uma esperança que se torna certeza, pois “esperar é aguardar com ilimitada confiança algo que não conhecemos, mas que vem da parte d’Aquele do qual conhecemos o amor” (M. Delbrel); o serviço, o perdão, a esperança abrem-nos o caminho para encontrar o ressuscitado no dia de Páscoa. Boa Páscoa a todos e que Aquele que está vivo nos cumule das suas bênçãos. Em comunhão
fecundidade moçambicana
 
Namaacha é um lugar que dista cerca de 70 km do Maputo e que se encontra perto da fronteira com a Suazilândia, numa zona montanhosa, com um clima um pouco mais fresco do que o Maputo onde, neste período, se chega perto dos 40 graus. Acolheu-nos a comunidade das Irmãs do Preciosíssimo Sangue. Estávamos todas presente: do grupo do Maputo – Giannina, Irene, Alice, Lisetta e Julieta; do grupo de Nampula: Mariolina, Martina, Gabriela e Helena; e vinda da Itália Anna Maria. Dedicámos os primeiros dias aos nossos encontros e ao Curso de Formação Permanente; em seguida, alguns dias de oração guiados pelo P. José da Cruz Moluta, Reitor do Seminário Filosófico S. Agostinho de Matola – Maputo. Na tarde do dia 15 de Janeiro, Gabriela e Helena renovaram os votos numa bonita celebração eucarística. Dia 16 de Janeiro, a festa de Julieta, com a primeira emissão dos votos na Companhia Missionária. Um momento verdadeiramente lindo, preparado com muito cuidado. Foi preciosa a colaboração da comunidade que nos hospedava e que contava um bom número de noviças e postulantes. Os cantos e as danças muito bem preparadas. O canto mais importante era o “eis-me aqui” que Julieta cantava como solista. “Eis-me aqui, eis-me aqui, Senhor, eu venho, eis-me aqui, Eis-me aqui, faça-se em mim a Tua vontade” Foi realmente o momento culminate da lindíssima celebração que coroou um sonho preparado durante anos. O grupo do Maputo acompanhou tudo com grande responsabilidade e sentiu-se verdadeiramente um clima de comunhão palpável. Sim, com Julieta vivemos esta festa e sentimo-nos todas em caminho seguindo o Mestre, Aquele que guia os nossos passos com amor. Também a colaboração da comunidade das Irmãs do Preciosíssimo Sangue foi verdadeiramente preciosa porque a liturgia, com os cantos e as danças, realizada com a sua colaboração fez-nos viver uma bonita experiência de fraternidade. Para Julieta foi um dom muito importante porque o seu sonho juvenil tinha raízes na experiência vivida na sua terra natal, onde tinha conhecido algumas irmãs missionárias, em Chicumbane – Xai Xai. A benevolência do Senhor fez que, por um conjunto de circunstâncias, esta cerimónia fosse um momento muito significativo e incisivo para a própria Julieta e para todas nós. Rosto moçambicano Um dado que quero recordar é que o rosto moçambicano da CM inicia em 1993 com a primeira emissão dos votos de Alice e Gina, missionárias de vida em família. Seguem-se outras experiências vocacionais com algumas jovens que se aproximam da nossa família. E agora a situação actual pôe em maior evidência o rosto moçambicano da CM. No grupo do Maputo temos três missionárias de vida fraterna: Irene, Giannina e Lisetta e duas de vida em família: Alice e Julieta, ambas moçambicanas. O grupo Centro-Norte compreende 4 missionárias de vida fraterna: Mariolina e Martina, italianas, e Helena e Gabriela, moçambicanas. Faz parte também deste grupo, Gina, que vive em família em Quelimane. De vez em quando, faz-nos bem recordar melhor a composição dos nossos grupos também para nos darmos conta que agoram somos 50% italianas – europeias e 50% moçambicanas – africanas. É um dado simples mas significativo que demostra uma tendência que nos próximos anos, se Deus quiser, levará a CM a assumir um rosto tipicamente africano e moçambicano. E isto é bom tê-lo presente para continuar a preparar-nos e a abrir-nos às mudanças que acontecerão nos próximos anos. Preparar-se para esta mudança quer dizer assumir uma atitude atenta às coisas novas que nos esperam. Gratidão O sentimento de gratidão que sobe do coração não se dirige apenas a Deus mas também a muitas pessoas, e em particular a muitas missionárias que nos seguem com a sua oferta e oração. Em especial queremos agradecer a P. Albino, o nosso fundador que acompanha com grande interesse quanto estamos a viver. E depois seriam tantos os nomes que desejaríamos escrever!...de muitas missionárias, familiares, amigos/as que há muitos anos vivem em comunhão profunda connosco esta nossa presença missionária. Com todos os membros da Companhia Missionária continuamos a oferecer e a viver esta Palavra que diz: “Vinde, farei de vós pescadores de homens/mulheres”. Em comunhão.
1 . 2 . 3 . 4 . 5 . 6 . 7 . 8 . 9 . 10 . 11 . 12 . 13 . 14 . 15 . 16 . 17 . 18 . 19 . 20 . 21 . 22 . 23 . 24 . 25 . 26 . 27 . 28 . 29 . 30 . 31 . 32 . 33 . 34 . 35 . 36 . 37 . 38 . 39 . 40 . 41 . 42
Logo
COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
Via A. Guidotti 53, 40134 - Bologna - Italia - Telefono: +39 051 64 46 472

Follow us on Facebook