Logo
COMPAGNIA MISSIONARIA
DEL SACRO CUORE
una vita nel cuore del mondo al servizio del Regno...
Compagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia MissionariaCompagnia Missionaria
Compagnia Missionaria del Sacro Cuore
 La COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE è un istituto secolare, che ha la sede centrale a Bologna, ma è diffuso in varie regioni d’Italia, in Portogallo, in Mozambico, in Guinea Bissau, in Cile, in Argentina, in Indonesia.  All’istituto appartengono missionarie e familiares Le missionarie sono donne consacrate mediante i voti di povertà, castità, obbedienza, ma mantengono la loro condizione di membri laici del popolo di Dio. Vivono in gruppi di vita fraterna o nella famiglia di origine o da sole. I familiares sono donne e uomini, sposati e non, che condividono la spiritualità e la missione dell’istituto, senza l’obbligo dei voti.
News
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEIA GERAL ORDINÁRIA DA COMPANHIA MISSIONÁRIA DO CORAÇÃO DE JESUS
    Realizar-se-á no CENÁCULO MARIANO em Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna – Italia ... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASAMBLEA GENERAL ORDINARIA DE LA COMPAÑÍA MISIONERA DEL SAGRADO CORAZÓN
    a realizarse en el CENÁCULO MARIANO en Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bolonia - Italia DE... Continua
  • 21 / 06 / 2019
    IX ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DELLA COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
    si terrà al CENACOLO MARIANO a Borgonuovo di Pontecchio Marconi – Bologna - Italia DAL 19 AL ... Continua
uscita delle famiglie nell'ottava di pasqua
 
Domenica in Albis 2008 Dopo alcuni mesi di cammino insieme, come "gruppo sposi" presso il Santuario di Gesù Bambino, a S. Antonio Abate, abbiamo deciso di vivere una giornata di fraternità, riflessione, preghiera, svago. E abbiamo voluto invitare altre famiglie che fossero interessate a condividere l'esperienza. E siamo partiti in... 80, diretti al santuario del Getsemani di Capaccio (SA). Qui, mentre bimbi e ragazzi si divertivano nel parco, gli adulti hanno vissuto un tempo di riflessione e scambio. E' seguito un ricchissimo e vario pranzo al sacco, veramente condiviso nella gioia. Nel pomeriggio, celebrazione della S. Messa e passeggiata alla vicina chiesa della Madonna del Granato, in posizione panoramica, dove piccoli e grandi si sono divertiti a osservare i voli dei numerosi deltaplano.
a napoli: marechiaro e parco virgiliano
 
2 giugno 2008 La conclusione del cammino annuale del "gruppo sposi", che si incontra presso il Santuario di Gesù Bambino, si è svolta presso il Centro dei Padri Dehoniani a Napoli, in via Marechiaro, una tra le zone più suggestive della città. Anche stavolta sono state invitate altre famiglie, che hanno partecipato numerose. Mentre i bambini, accompagnati da alcune animatrici, scendevano alla spiaggetta della "fenestrella", gli adulti partecipavano a un incontro di riflessione e scambio, cui seguiva un pranzo al sacco rallegrato da canti tradizionali napoletani accompagnati dalla chitarra. Dopo la celebrazione eucaristica, la giornata si è conclusa con la passeggiata al vicino Parco Virgiliano a Capo Posillipo, in splendida posizione panoramica sul meraviglioso golfo di Napoli.
roma, giubileo paolino 2009
 
11 gennaio 2009 Il "gruppo sposi", con altre famiglie, si è recato in pellegrinaggio a Roma per il giubileo paolino. La giornata è iniziata con la visita all'abazia delle Tre Fontane e alle chiese limitrofe della Scala Coeli -sulla prigione di S. Paolo- e della chiesa del martirio di S. Paolo: all'interno si trovano le tre fontane che la tradizione vuole sgorgate dai punti dove è rotolata la testa del l'Apostolo decapitato, e il ceppo della decapitazione. Quindi il gruppo si è recato alla Basilica di S. Paolo fuori le mura, dove ha potuto sostare in preghiera sulla tomba dell'Apostolo, avvicinarsi al sacramento della riconciliazione e partecipare alla S. Messa. Dopo il pranzo nel pensionato S. Paolo, vicino alla Basilica, si è trasferito all'Appia Antica, per visitare: la Basilica di S. Sebastiano, dove è custodita la tomba del Martire e anche la stupenda opera del Bernini "Salvator mundi"; le catacombe di S. Callisto; la chiesa del Quo Vadis, costruita sul luogo dove S. Pietro, fuggendo dalla persecuzione di Nerone, incontrò il Cristo che gli disse di essere diretto a Roma per essere nuovamente crocifisso: l'Apostolo tornò sui suoi passi.
eccomi…
 
Campo vocazionale itinerante alle Cinque Terre: da Levanto a Portovenere 3-10 agosto 2008 proposto dai dehoniani del nord-Italia, a cui ha partecipato Orielda della Compagnia Missionaria Parole chiave della nostra spiritualità Si parte! Siamo anche quest’anno un bel gruppetto pronto ad avventurarsi in quest’esperienza di cammino e di condivisone…ci attendono giorni caldi, ma soprattutto ci attendono i posti incantevoli che andremo a visitare, ci attendono momenti di fraternità, di preghiera di meditazione…pronti con lo zaino in spalla, sacco a pelo, scarpe comode; il nostro appuntamento è come al solito allo Studentato a Bologna. La partenza non è delle migliori soprattutto per il nostro p.Giogio che con la sua voglia matta di camminare si vede costretto a rinunciare (almeno per i primi giorni) a causa di un investimento avuto proprio la mattina del sabato antecedente la partenza a Milano…che dire: proprio non ci voleva, ma con gli imprevisti della vita siamo un po’ abituati a lottare e a perseverare nei nostri obiettivi e così il nostro mitico p.Giorgio, dopo aver passato una “bella mattinata” al pronto soccorso di Milano, si avventura con il gruppetto dei milanesi verso Bologna. Ad accoglierci allo studentato, mentre si arriva un po’ alla volta, c’è l’immancabile Antonio scj, oggi diacono, è stato il nostro tour operator durante tutta la settimana. Dunque si parte: prima meta Levanto, posto incantevole, come tutti quelli che abbiamo avuto la gioia di vedere…lì a Levanto inizia la nostra avventura; il tema pensato per il campo è stato: Eccomi…io vengo o Dio per fare la tua volontà! In questa frase è racchiuso la perla preziosa della spiritualità dehoniana, quella radice a cui dehoniani, noi membri della Compagnia Missionaria e tutti coloro che si ispirano alla fonte di p.Dehon, troviamo nutrimento e significato. Ogni giorno del campo è stato pensato sviluppando gli aspetti fondamentali racchiusi nella nostra spiritualità che sono: 1 Il CUORE DI CRISTO 2 L’ECCE VENIO 3. IL CUORE TRAFITTO 4. OBLAZIONE 5. SINT UNUM 6. LA RIPARAZIONE 7. L’ADORAZIONE EUCARISTICA Le nostre giornate sono sempre state scandite da momenti di riflessione sul tema del giorno; ore di cammino, meditazione personale e momenti di preghiera comune; naturalmente a tutto questo non sono mancati i momenti di fraternità, di amicizia, di scambio, la voglia di stare insieme e di divertirsi. Le bellissime camminate ci hanno permesso di gustare i paesaggi e i magnifici posti della terra ligure…davvero incantevoli; il sole di agosto ha reso ancora più magnifico il nostro cammino permettendoci di ammirare quanto di bello esiste attorno a noi! Riporto qui alcuni testi di riflessione personale che ci sono stati proposti durante la settimana che ci hanno aiutato ad entrare sempre un po’ di più in quel meraviglioso tesoro ricevuto dalle mani di Dio : il Cuore di Cristo “Più che con l’intelligenza tu pensi con il cuore. Con il cuore guardi gli uomini e le cose. Osservi tutto con il cuore! I rapporti con i tuoi vicini dipendono dal tuo cuore. Sai difendere con tutta l’intelligenza e tutte le forze quanto il tuo cuore desidera. Il tuo cuore sceglie gli uomini e le cose con i quali vivere. Il tuo cuore sceglie le idee, la politica, il sistema per i quali vuoi combattere. Il cuore oscura o illumina la ragione. La regola sicura per il cuore è l’amore. Se il tuo cuore è colmo di egoismo e di diffidenza, non troverà mai un cammino di pace.(Phil Bosmans)” La vocazione e la spiritualità del Cuore di Cristo L’altra grande questione fondamentale che ha accompagnato la nostra settimana è appunto il tema della chiamata, per dirla in un altro termine il tema della vocazione intesa come ricerca di quel progetto che Dio ha pensato per ciascuno di noi…una chiamata nella chiamata per vivere secondo la spiritualità del Cuore di Cristo. “Non ogni modo di vivere porta alla sorgente della vera gioia per la propria vita. Non ogni cosa che promette felicità vi conduce. Non vi si giunge quasi automaticamente, per evoluzione spontanea. Per potersi predisporre ad un incontro vero con se stessi, con gli altri e con Dio, sorgente di ogni vera gioia, è necessario a poco a poco educarsi al senso e al gusto delle realtà essenziali della vita. La tua ricerca vocazionale non fa passi avanti fino a che, in rapporto alla tua età, dopo vari tentativi, tu non ritrovi le “realtà veramente essenziali” per la tua vita, per ogni vita umana. Capita a tutti, prima o poi, di perdersi nell’accessorio e nel secondario, di faticare a distinguere e scegliere quello che veramente vale rispetto a ciò che attira di più, che soddisfa i sensi o l’intelligenza logica o la curiosità. La società attuale propone come necessari, attraverso vari bisogni indotti, tanti beni di consumo che in realtà sono periferici, talora fuorvianti rispetto a ciò che è costitutivo. Facendo così, suscita una sete quasi insaziabile. Fa’ centrare prevalentemente sull’avere, anziché sull’essere. Ci si costruisce allora in modo unidimensionale, spesso sulla facciata, sull’apparire, anziché nel cuore di sé. (…) Le strade che portano al proprio essenziale sono varie. Possono essere la riflessione, il contatto con persone veramente adulte in umanità e nella fede, certe prove della vita che mettono a nudo ciò che davvero conta, ecc. E’ importante che ciascuno, quanto prima, scopra esistenzialmente il proprio essenziale. Ne guadagna la propria crescita personale, soprattutto la ricerca vocazionale. Frutto della scoperta del proprio essenziale sono l’unificazione di sé attorno ad alcun valori centrali, l’autoaccettazione gioiosa, il gusto scriteriato dell’avventura e del rischio, il senso della provvisorietà di tante cose secondo la dinamica del provvisorio, la fiducia nella vita come chi conosce e possiede un tesoro, la gioia di vivere, pur entro le immancabili prove. (…) La vocazione resta nel suo nucleo costitutivo un mistero: gratuità totale da parte di Dio e sua priorità nella realtà vocazionale. Impegno totale nel rischio della fede da parte dell’uomo. L’essenziale di una vocazione non è particolarmente sapere dove si va; è andare sotto la guida di Dio. L’atteggiamento della disponibilità avvia, sostiene, e fa maturare ogni vocazione cristiana. Ogni cristiano che costruisce liberamente il suo avvenire prendendo le sue responsabilità di uomo, in riferimento continuo alla volontà di Dio, manifestata nel presente, si mette nelle condizioni più sicure per non sbagliare strada. Ogni vocazione nella Chiesa è una continua riconversione delle nostre viste sulle viste di Dio, un ricercare ciò che abbiamo già trovato, un chiedere ciò che abbiamo già ricevuto, un dialogo mai finito dell’uomo con Dio.”(Giuseppe Sovernigo) L’amore di Dio Proprio p.Dehon aveva detto: “Vi lascio il più meraviglioso dei tesori: il Cuore di Cristo”…ed è stato proprio questo Cuore ad accompagnare il nostro cammino, a farci intravedere fin dove arriva la potenza dell’amore di Dio; a farci gustare come è bello che i fratelli stiano insieme; a farci contemplare la bellezza della natura come segni visibili della creazione; a permetterci di sperimentare la fatica del cammino per arrivare alle mete prefissate gioiosi e soddisfatti; a godere nel sentirci uniti verso un’unica direzione; è stata l’esperienza del Cuore di Cristo a farci sentire che la comunione e l’unità sono realtà possibili da vivere! La settimana è passata talmente veloce che non ci siamo resi conto del lungo cammino che abbiamo fatto…anche quest’anno, dunque, abbiamo potuto sperimentare che pur provenendo da esperienze diverse, pur non conoscendoci tutti, ci siamo sentiti uniti da grandi desideri che sono stati gli ingredienti portanti della nostra bella esperienza: cammino, fraternità e amicizia, desiderio di fare esperienza di Cristo, voglia di divertirsi e di svagarsi, ricaricarsi per ripartire alla grande…ci è stata offerta la possibilità di vivere un tempo forte di incontro con noi stessi, con gli altri e con Dio…abbiamo sperimentato la nostra reale capacità di metterci in gioco sempre e comunque!! Un grazie ai giovani con cui ho condiviso questa bella settimana, un grazie ad Antonio che con arte ha preparato questo itinerario e a p.Giorgio che dopo una partenza un po’ provata ha recuperato alla grande…nella vita mai disperare…anche quando le partenze sembrano complicate poi alla fine tutto si aggiusta!!
dal cuore di cristo al nostro cuore
 
La solennità del Sacro Cuore che la Chiesa ci propone, ogni anno, nel mese di giugno, ci offre l’opportunità di fermarci davanti all’icona del Cuore Trafitto e di tentare di penetrarla con lo sguardo della fede e della saggezza scaturita da un’abituale e costante contemplazione. Infatti la nostra spiritualità, come dice lo Statuto della Compagnia Missionaria, «scaturisce dalla contemplazione di Cristo nel mistero del suo Cuore Trafitto…» (nº5). Ma cos’è una spiritualità? Tra tante altre cose possiamo dire che la spiritualità è la realizzazione della fede; che è costituita dalle linee di forza che ci fanno camminare; la possiamo paragonare anche al flusso delle onde che danno una certa forma, che plasmano e levigano chi vi s’immerge. La spiritualità ci porta a vivere la nostra fede, a realizzarla nel quotidiano, non in modo generico, ma dandoci uno sguardo proprio, specifico, una sensibilità e una tonalità propria che impregna tutto il nostro essere e il nostro operare; tale e quale come lo stile che impregna tutta l’opera di un artista. «La contemplazione del Cuore Trafitto ci fa scoprire la rilevanza che la nostra spiritualità ha per il mondo in quanto risponde alle attese più profonde dell’uomo e della donna di oggi», leggiamo ancora in un altro dei nostri documenti (RdV nº5). Mentre contempliamo ogni giorno il Cuore di Cristo che ci indica non solo e innanzitutto come dobbiamo amare, ma come siamo stati e siamo amati; che ci parla della possibilità di un mondo trasfigurato dall’accoglienza dell’Amore donato e dallo Spirito che tutto può vivificare, diventiamo consapevoli che questa spiritualità, centrata nel Cuore del Figlio di Dio, è veramente rilevante per il nostro mondo. Un mondo che in questi ultimi due secoli, in una corsa progressivamente folle, ha scisso l’intelligenza dall’amore, la ragione dalla passione, la mente dal cuore. Tornare al cuore Parlare del cuore non è facile. Molte volte si può correre il rischio di essere fraintesi, di far scadere il discorso in una sbiadita letteratura sentimentalista o meramente psicologica. Ma c’è nella tradizione cristiana – sia occidentale e ancora più in quella orientale – un solco molto fecondo che, utilizzando questa metafora del cuore, ha dato vita ad una “theologia et philosophia cordis”, che ha le sue radici nel ricco humus biblico e patristico e che ci può venire in aiuto di fronte all’urgenza ineludibile di riaffermare il primato della persona su ogni forma di astrazione e di una persona unificata. L’antropologia cristiana – soprattutto quella orientale – è un costante invito a ripensare all’unità di fondo della natura umana, la relazione sostanziale tra corpo, anima e spirito; un’antropologia tesa alla piena realizzazione della persona e della sua umanità, fino alla “divinizzazione”, alla trasfigurazione di questa umanità in tempio di gloria. La filosofia, la teologia, ma direi anche il comune lavorio del pensare dovrebbero aiutarci ad avere una visione dell’interezza di tutto il nostro “essere persone in relazione”, permettendoci di captare il legame tra il pensiero e l’enigma dell’esistenza, la conoscenza logica e quella simbolica, ossia non perdere il contatto con la radice vivente e vissuta della conoscenza. Guardando intorno a noi ci rendiamo conto che alla perdita progressiva di una visione d’insieme del senso, di una conoscenza sapienziale e relazionale, è corrisposta una naturale “perdita del centro”, una caduta del significato dell’interiorità, dell’”intelligenza del cuore”. E con questo, la persona umana – uomo e donna – è diventata sempre più povera e profondamente smarrita, nonostante l’insistente e quasi ossessiva esibizione della sua forza, del suo potere, della sua presunzione egocentrica, del suo dominio tecnologico. Una persona sempre più fragile, che vive sospesa tra l’incapacità di affrontare il presente e l’ansia del futuro. Per raggiungere una rinnovata istanza antropologica che abbia al centro la persona, nell’interezza di tutto il suo essere personale in relazione, ci pare che la metafora che meglio risponde è quella del “cuore”. «Metafora e reale corporeità vivente, identità pulsante, il cuore è la voce silenziosa, il centro misterioso della persona, il suono e il ritmo che raggiungono l’anima. La sua profondità è un “appello amoroso” che cela e insieme disvela l’enigma e la bellezza insondabile dell’animo umano» . Essere di casa nel Cuore di Cristo Chi contempla, giorno dopo giorno, il Costato Trafitto, che “suggella l’ineffabile mistero dell’amore divino”, non può non sentire e non accettare l’invito di Cristo ad entrare nel suo Cuore o a lasciare che sia Lui a venire ad abitare nel nostro cuore. Infatti, Lui stesso ci dice: “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20). Ed entrare nel suo Cuore o lasciare che sia Lui a venire in noi non è irrilevante sia per la nostra vita sia per il mondo a cui siamo, per missione, inviati. Questo duplice movimento ci fa avere accesso alla sua intimità, ci fa esperire una relazione e una relazione che ci propone una dimensione inaudita e impensabile – quella della reciprocità. Esperienza che lavora il nostro proprio cuore e lo fa diventare davvero il centro della nostra persona, lo matura e lo rende capace di aprirsi a quanti ne hanno bisogno. E la dimensione della relazionalità è oggi un segno dei tempi e una emergenza che dobbiamo sapere cogliere e a cui dobbiamo rispondere con arte e competenza. È importante sapere “avvicinarsi” a chi cammina per le nostre strade, a volte delusi e stanchi, come i discepoli di Emmaus (cfr. Lc.24,13-35), camminare e discorrere con loro, cioè entrare in relazione. C’è anche la promessa del “cenare insieme” che ci fa pregustare il banchetto del Regno e ci attrezza per vivere una dimensione di convivialità di cui il mondo mi sembra veramente assetato: una convivialità gustata che ci dà la forza di giocarci in favore di una società meno istituzionalizzata e in cui si vivono rapporti responsabili e responsabilizzanti. Entrare nel Cuore di Cristo vuol dire lasciarsi purificare dall’Acqua e dal Sangue che da esso scaturiscono, quale fonte inesauribile e vitale. Ora, il cuore, nucleo più intimo e segreto della persona, questo punto di congiunzione dell’umano con il divino dove “è nascosta la bellezza incorruttibile dello spirito, la bellezza autentica” è anche, secondo la grande tradizione biblica e spirituale cristiana, la sede del bene ma anche del male, dell’amore ma anche dell’odio e di tante perversioni. In tale senso il cuore è anche il centro della libertà, nel quale si gioca continuamente la possibilità della propria salvezza o della propria caduta, del fallimento della vita. Il cuore, quale profondità abissale della persona, ha bisogno sempre di intraprendere una profonda opera di purificazione e di trasfigurazione fino ad arrivare alla perfetta bellezza del cuore purificato. Tutti i grandi maestri spirituali hanno parlato dell’arte di purificare il cuore , proponendo un cammino ascetico che ci porti alla “libertà nella creatività” e ci apra all’accoglienza dell’amore come grazia donante. Ma, davanti all’icona giovannea del Cuore Trafitto dove “uscì sangue e acqua”(Gv.19,34) – ci sembra di scorgere come una scorciatoia che l’amore di Dio, svelato e testimoniato dal suo Unigenito, ci apre. Per purificare il nostro cuore, per renderlo integro e capace di comprendere che “l’amore è la più profonda espressione della personalità” basta lasciarsi immergere in questa acqua e in questo sangue che scaturiscono dal suo fianco squarciato. Non è una scorciatoia di facilità ma di radicale consegna che ci può portare alla paradossale esperienza che hanno fatto “quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello” (Ap. 7,14). Sorgente generatrice di sapienza Abbiamo detto sopra che una delle malattie della nostra cultura è causata dalla scissione tra l’intelligenza e l’amore, tra la ragione e la passione, tra la mente e il cuore. Ci pare che imparare a frequentare il nostro cuore e il Cuore del Maestro possa tracciare una via alla ricomposizione di questi aspetti che fanno sì che la vita sia più ricca e più piena. Infatti, frequentare di più il nostro cuore può avere conseguenze importanti sul piano filosofico, teologico e esistenziale, in quanto il cuore può tornare ad essere sorgente generatrice di sapienza che scaturisce dall’incontro con il tessuto della vita, con la radice vivente e vissuta della conoscenza, dalla quale è stata separata. Nel cuore, luogo dell’interiorità della persona, organo e simbolo della sua unità viva e creatrice, che conserva l’energia di tutte le forze dell’anima e del corpo, convergono, nella loro tensione antinomica, l’ardimento dell’intelletto e la più intensa tensione ascetica, ragione e passione, comprensione e stupore, fondazione di significato e luce di una “conoscenza che diviene amore”. Non una conoscenza astratta, ma una sapienza che nasce dall’amore, dal cuore purificato, dalla grazia che arde come fiamma dentro di noi, come roveto ardente che brucia senza consumarsi. Se già il nostro cuore purificato può essere come un roveto ardente, tanto più lo è il Cuore di Cristo. “Fornace ardenti di carità” – recitano le litanie del Sacro Cuore. E allora, accostarsi a questo Cuore, entrare in esso, vuol dire lasciarsi toccare dal Fuoco che riscalda, che illumina, che permette la trasfigurazione luminosa della persona. Vuol dire fare esperienza in noi della “divinoumanità” di cui parla la teologia ortodossa; vuol dire lasciarci riempire interamente da questa luce, da questo fuoco che offre a noi e al mondo vie di risurrezione; vuol dire accogliere e far crescere il germe della trasfigurazione divina del mondo che l’Incarnazione del Verbo ha seminato nei solchi della nostra terra. Per superare la modernità dal di dentro, occorre una spiritualità di trasfigurazione, una spiritualità pasquale, una spiritualità di risur-rezione. Occorrono persone trasfigurate, luminose, gioiose, appassionate. Persone chiamate a testimoniare, senza troppa ansia e troppo assillo questo che, a mio parere, può essere una via regia di evangelizzazione.
concepcion
 
FAMILIARES Referente:Ximena Nunez Canas Pintor Cicarelli 8806 Villa Acero Hualpen [email]ximenu@vtr.net[/email][des]ximenu@vtr.net[/des]
1 . 2 . 3 . 4 . 5 . 6 . 7 . 8 . 9 . 10 . 11 . 12 . 13 . 14 . 15 . 16 . 17 . 18 . 19 . 20 . 21 . 22 . 23 . 24 . 25 . 26 . 27 . 28 . 29 . 30 . 31 . 32 . 33 . 34 . 35 . 36 . 37 . 38 . 39 . 40 . 41 . 42
Logo
COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE
Via A. Guidotti 53, 40134 - Bologna - Italia - Telefono: +39 051 64 46 472

Follow us on Facebook